Bio Iannozzi - La pagina personale di Giuseppe Iannozzi - do ut des



© - Tutti i contenuti di questo blog possono essere riprodotti
previo consenso scritto dell'Autore.
Tutte le violazioni saranno perseguite a termini di Legge.


un po' di pazienza!

Gli Editori e/o Autori
che desiderano inviare copie promozionali dei loro Lavori
affinché vengano recensiti sulle pagine di Bio Iannozzi
possono contattare tramite e-mail l'Autore di questo blog.

In Evidenza


Francesco Guccini - Icaro   Jurij Druznikov   Jerusalem - Frediani Andrea   I silenzi di Joe - Fabio Della Seta   Ivo Mej - Moro rapito!   Laura Costantini e Laura Falcone - Roma 1944




Free Tibet

Free Tibet


Mónica e Pénelope Cruz lesbiche per amore

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, gennaio 17, 2008






Penélope e Mónica lesbiche

per amore del fratellino Eduardo


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 


Penélope, Mónica e Eduardo Cruz, una famiglia molto ma molto unita, non c’è che dire. Proprio Eduardo infatti, cantautore fallito, ha voluto le due sorelle come protagoniste del suo nuovo videoclip, quello che accompagna il singolo “Cosas que contar”.  
 
Il disco di Eduardo Cruz non ha sfondato. Non ha talento il ragazzo. Però ha idee da vendere, e così ha ingaggiato le sue due belle sorelle ed ha realizzato, almeno su pellicola, il sogno erotico di tanti e tanti maschietti: due sorelle lesbiche che non perdono tempo in convenevoli e che ci danno sotto senza mezzi termini.
 
Se Eduardo Cruz avesse chiesto a qualcun altro di fare il video porno, probabilmente avrebbe fatto un buco nell’acqua. Ma lui, furbacchione, l’ha chiesto alle sorelline, che alla fine – mi pare evidente – non hanno saputo dirgli proprio di no. Per amore del fratellino incapace, Penélope e Mónica sono diventate lesbiche! Pénelope aveva annunciato che si sarebbe data al porno sul finire di novembre: “Diventerò una pornostar in un film”. Quasi nessun giornalista l’aveva presa troppo sul serio, tanto più che indicava chiaramente che avrebbe recitato con la sorellina Mónica. Il video adesso c’è e accompagna la canzone di Eduardo, che pur valendo meno di niente può però vantare un videoclip che ha già mandato in visibilio tanti e tanti maschietti.
 
Nel video si vede Eduardo in macchina con un impresario che lo incoraggia: “E' una buona occasione per te”. I due amiconi arrivano alla casa di produzione “Sweet Films”, che non lascia dubbi circa la sua natura. Eduardo scopre, non troppo sorpreso, che lì si producono e si doppiano film hard. Nella sala di doppiaggio ci sono due ragazze, Mónica e Pénelope tutte prese dal loro difficile lavoro: ansimano e ripetono parole il cui significato è inequivocabile. Nel frattempo Pénelope si fa la manicure e Monica gusta un lecca-lecca rosso. Ed ecco che Eduardo imbraccia una chitarra ed inizia a cantare “Cosas que contar”, che diventa la colonna sonora del filmetto pornografico. All’improvviso tutti e tre vengono catapultati dentro il film a luci rosse. Eduardo suona a bordo piscina mentre passano davanti i protagonisti e le protagoniste della pellicola; le due sorelle stanno accanto al fratellino, entrambe in costume da bagno, di un bel rosso sexy, e tutt’e due si danno da fare con in mano chitarre elettriche. A fine video, Mónica e Pénelope rimangono in lingerie nera e si baciano come fossero fidanzate.


Eduardo with with Mónica e Pénelope Cruz, Cosas que contar







Leggi il nuovo

JuJol.com

JuJol - cultura e spettacolo

JuJol.com - cultura e spettacolo

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 08:21 | segnalazioni, amore, riflessioni, donne, televisione, cronaca, sesso, video, cantanti, al femminile, prima pagina, societĂ , curiositĂ , attrici, ultime notizie, vm 18, videonotizie, bellezza femminile, notizieflash, amorevole, last news, jujolcom, dalla parte delle bambine | clicca per commentare commenti (14)



Werther e gli altri

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, novembre 21, 2007





Werther e gli altri
 


 
di Giuseppe iannozzi
 
 


 
Werther
 
 
ad Angelika Karamella,
perché mi ha asportato
dal suo tenero cuoricino
 
 
Tu non m’ami più
Solitario nel traffico delle strade
il mattino chiude i suoi occhi su me
Non servono i semafori a fermare
la frana dell’anima mia
né il gatto nero a farmi sperare
in un domani un po’ migliore
L’erba grassa cresce alta e verde
- un incubo cosmico alieno
di quando questa terra era
di folli vertigini di fuoco
e freddi siderali all’improvviso
 
Cancellato dalla tua memoria
vago in cerca d’un riparo
o almeno d’un vuoto dove vivere in oblio
per quel tempo che la vita m’ha riservato
Ma sta un poeta a un tavolo
seduto a guardare il cielo
quasi tra le nuvole potesse scorgere
il mistero della creazione:
s’inebria per ogni pecorella
che il vento commuove,
poi un raggio di sole lo prende in fronte
et allora abbassa lo sguardo sul caffè ormai freddo,
sospira ma sotto i baffi se la ride
 
E pensare a tutte quei versi
E pensare a tutte quelle gioie
così piccole, eppur in un tempo
neanche poi troppo lontano
importanti
E adesso, che è rimasto di tutto questo?
L’alito freddo del verno
che scardina le giunture dell’alma
mentre tutto le gira attorno
- quanti folletti di vetro fanno a gara
per la risata più alta e stonata
che costringa al muro l’infelice
 
Così preme l’acceleratore il piede
Il resto del corpo è morto da tempo
Non si cura lo sguardo di sapere
che cosa c’è al di là del parabrezza
e della nebbia che le lacrime han dato agl’occhi
Muore un uomo cadendo
nella tromba delle scale,
l’eco dell’urlo inumano si diffonde
insieme all’ululato dell’ambulanza
Il pittore si taglia l’orecchio
e il pennello tinge nel sangue
per iscrivere il suo nome
nel registro degli indagati
 
La fanciulla legge il Werther
davanti alle lingue di fuoco,
un po’ ne ride, un po’ s’annoia
Però fuori è il regno del freddo
così resiste con lo sguardo posato
sugli scarafaggi delle parole
infilzate l’una dopo l’altra
Lei non sa che Napoleone amò
e amò Goethe sino a Sant’Elena
 
Tu non m’ami più
Sol questo conta e il piede paralizzato
congelato sulla folle velocità
cui unica verità è in fondo...
 
è in fondo null’altro
che l’ultimo atto di disperato coraggio,
di strapparsi gl’occhi dalle orbite ossute
e non pensarci più all’amor donato
e a quello creduto
per un momento soltanto domato
 
 
 
 
 
Il mio pianto
 
 
Io piango la luce delle stelle
Il mio sangue l’hai già bevuto
Non ho altro da offrirti
tranne questo mio corpo vuoto
d’anima
 
 
 
 
 
Uffa! Uffa! Uffa!
 
 
a Vany Romanticaperla,
che coi suoi giochetti di malizia
m’irretisce ben bene
 
 
Non sono mai contento?!
Ma per dio, mi hai ficcato
su per il culo tutta la ramazza
manico in legno di noce compreso
E io che dovrei dire?
Un male cane
che non auguro a nessuno
Eppure sopporto, sopporto, sopporto
seppur con l’orecchio mozzato
come un cane bastardo
o l’ennesima vittima del cazzo
di Mafia e Costanzo Show!
 
Sono forse venuto a chiederti
di metterci d’accordo e andare
dalla De Filippi a dare spettacolo?
No, non mi sembra
Me ne sto nel mio angolo,
mangio dalla ciotola vuota
e annuso le tue ciabattine
Però non piango, io non piango
Sopporto e supporto la mia schiavitù
 
Ti faccio le feste
e tu neanche te ne accorgi
Mi faccio prendere sotto dalle macchine
per suscitare in te un po’ di pena,
e tu non scoppi neanche in una risata,
non un urletto né un “Povero bastardino!”
 
Io taccio, taccio sempre
Non mi lamento
Resto al mio posto
Ti sto accanto soltanto quando tu lo vuoi
e non m’importa se alle tue amiche
mi presenti col collare che mi soffoca
Rimango buono e zitto, cianotico
ad ascoltare le tue chiacchiere
A casa vago in cerca d’un po’ di calore,
ti vengo sotto
mentre ti passi lo smalto sulle unghie,
e ci ricavo solo che mi sbrodoli con l’acetone
 
E tu, “Uffa! Uffa! Uffa!”
Un giorno di questi mi troverai morto
spacciato sotto il tuo lettino,
ridotto a una mummia
Basterà un tuo sospiro di profonda noia
perché subito cada in polvere
anche il ricordo del relitto di me
 
E tu, “Uffa! Uffa! Uffa!”
Non la pianti mai con il tuo “Uffa!”
Mi dimentichi legato a una cassa del supermercato
Mi pesti la coda fingendoti distratta
Divento il bersaglio preferito delle nonne
che mi tirano calci in culo e biscottini in bocca
I bambini mi cacciano le dita negl’occhi
e calci nella pancia, e a me mi scappa di cagare
Ma non la faccio davanti a tutti
per non far fare a te una brutta figura
Soffro in silenzio
E tu non cambi mai disco, solo “Uffa!”
 
Non sono mai contento?!
Metti su ogni santa mattina gli Abba
Dovrei essere io ad abbaiare un “uffa!”
e invece niente, perché io so stare al mio posto
 
Non sono mai contento?!
 
Hai mai provato a chiedermi
se ho un desiderio per quanto innocuo e piccino?
No, e allora col fiato che mi rimane
te lo confesso, sopporto tutto ma proprio tutto
perché di te sono cotto e stracotto
E anche se lo so bene che mai m’amerai
io sopporto, io sopporto, io sopporto
solo per restarti accanto e soffrire ogni dì
un po’ di più
 
Uffa! Ma sei proprio un cane bastonato,
sempre a lamentarti e a compiangerti:
invece di sentirti così giù
coccolati un po’ di più
Smettila di leggere i quotidiani
ci sono sempre brutte notizie,
regalati un corso in palestra,
anche se so che odi sudare!
Cercati una bella personal-trainer
che venga ad esercitare a domicilio
e fatti insegnare esercizi lenti e dolci
per poi fare acrobazie nel salotto di casa tua!
… brutto bastardino!
 
 
 
 
 
Lettera
 
 
C’è una lettera in volo
con un piccione viaggiatore,
Fogliolina di the
dispersa in un mare bollente
di acqua fumante
e di barche senza un porto
a cui attraccare
 
 
 
 
 
Sigfrido
 
 
Se mi ami
allora spogliati
di tutti i pensieri
Lascia scivolare
la sottoveste
fino alle caviglie,
e mostrami
com’è bella
una donna
che ama e ama me,
un Sigfrido destinato
a morire prima
d’aver consumato
tutto l’amore






Leggi il nuovo

JuJol.com

JuJol - la folle corsa

JuJol.com - la folle corsa

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 00:01 | poesia, amore, amicizia, sesso, erotico, blogger, vm 18, amorevole, dannunzianesimo, king lear, jujolcom | clicca per commentare commenti (9)



come indiani coi segnali di fumo

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, novembre 20, 2007






come indiani

coi segnali di fumo


 
di Giuseppe Iannozzi
 

 
 
 
a Cinzia (Dog),
perché sono anni che sopporta
il mio caratteraccio
con quella pazienza che solo si potrebbe
chiedere alla migliore amica,
all’amante, alla sorella
 
 
Dio ci ha già bestemmiati
Dal suo improbabile paradiso
ci ha scacciati
senza pensarci su due volte
sbattendoci quaggiù
che forse non è l’inferno vero
Però, per il diavolo, ci siamo vicini
più di quanto meritassimo
E per colpa di che, poi?
Solo perché ho dato un morso
a quel tuo bel sedere tondo
bello come un ancor vergine pomo, Bella Lupa,
ma mica perché consigliato da un serpente;
difatti erano eoni che te lo miravo
in lungo e in largo colla voglia d’affondarci
ben dentro i denti
 
Dio ci ha bestemmiati,
qua fra primedonne e portaborse ci ha schiaffati
a farci il fegato amaro per Destra o Sinistra,
e a noi in tasca che ce ne viene?
Nemmeno un’avara briciola in bocca
o un pizzico di grasso nelle vene
Noi sempre a stringere la cinghia
per arrivare a fine mese senza rubare
o ammazzare per disperazione
qualche vecchio topo di fogna colla cravatta
Noi sempre a fare segnali di fumo,
a dare contro chi testardo non capisce
o per natura bastardo ragione non conosce;
noi sempre amici-nemici per rispetto
e sempre con amore
 
E venne il giorno che ci presero in ostaggio
dentro alle loro sporche bugie, Bella Lupa:
politicanti e affaristi ci dissero di mostrar coraggio,
e noi senza tremare gli facemmo vedere
che sopra ogni altra cosa un’idea comune
ci avrebbe liberati
Bastò così poco, il tuo ringhio di Lupa
e la mia risata di Diavolo
perché le sbarre cadessero subito in frantumi,
e per terra tutti quelli che ci avevano provato
a metterci il bastone fra le ruote
 
Dio ci ha bestemmiati,
non ci ha lasciati il tempo per un’assoluzione
tra quelle nuvole e arpe d’angeli hippy in erba:
e noi più forti d’ogni supposta santità
quaggiù abbiamo squassato le false verità,
diversi sì, ma nell’amore, nella sete di giustizia uguali
 
Come indiani coi segnali di fumo
Capita che qualche volta ci sbagliamo
e fra noi litighiamo per uno sbadiglio o meno
Come indiani coi segnali di fumo
Capita che qualche volta ci scottiamo
per accendere il fuoco che è rosso per entrambi
Capita, capita che alla fine felici ci sorridiamo
e ridiamo delle nostre scottature così tanto simili
 
Vivere è un ben strano mestiere,
un giorno cammini a piedi nudi
e quello appresso non ti bastano i trampoli
Le strade ruggiscono vendette,
ma io ho la mia risata di Diavolo,
tu il tuo ringhio di Lupa,
nessuno ci fa paura, non c’è mattino
che ci faccia rimpiangere la fàccia
che avevamo giusto ieri
Vivere è un ben strano mestiere,
tra fiori più fragili d’un sorriso e cocci di vetro
che tagliano l’anima in profondo
 
Come indiani coi segnali di fumo
Capita che qualche volta interpretiamo male,
ma al Male diciamo sempre di no
Così siamo amici veramente
senza le bizzarrie che portano i se e i ma
in voga nei salotti di quelli che la bocca
se la riempiono di paroloni privi di valore
 
Come indiani coi segnali di fumo
Capita che qualche volta interpretiamo male,
ma al Male diciamo sempre di no
 
Come indiani coi segnali di fumo
Capita che qualche volta interpretiamo male,
ma al Male diciamo sempre di no
 
Come indiani coi segnali di fumo
Capita che qualche volta interpretiamo male,
ma al Male diciamo sempre di no






Leggi il nuovo

JuJol.com

JuJol - la folle corsa

JuJol.com - la folle corsa

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 00:46 | poesia, amore, diario, amiche, amicizia, dediche, amorevole | clicca per commentare commenti (19)



Favole finite male

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, novembre 09, 2007







Favole finite male



di Giuseppe Iannozzi e Vany Romanticaperla
 
 
 


 
Ti ho persa
 
 
a Semra,
ripetendole che sì,
io l’ho proprio persa
ma rassicurandola
che son vivo e mefistofelico più che mai
 
 
Questa bimba
io l’ho persa
Aveva occhi belli lucenti
e bolle di sapone in testa,
sempre a sognare
questo e quest’altro
quasi che l’azzurro del cielo
fosse la sua esclusiva
dimensione
 
Lunghi i capelli li portava
perché scendessero
in cascata
lungo l’agile schiena
fino a toccarle il sedere a cuore
La ricordo
che recitava tenerezze
con la puzza sotto il naso,
sempre sul chi-va-là
Era chiaro
che aveva ricevuto offesa
Ma non ne parlava
con chicchessia
Solo una lacrima
a metà piangeva
quando la si accompagnava
a vedere
un film di Kubrick
Null’altro la commuoveva
 
Null’altro
le dava la spinta
per una pacata carezza
al vento, o a nessuno
in particolare
 
Null’altro la commuoveva
Null’altro
 
Ma questa bimba
io l’ho persa
cercando indarno
di trovare il centro
del suo universo
 
 
 
 
 
Non tradire
 
 
a Vany Romanticaperla,
che ama tradirmi
piuttosto che odiarmi
 
 
Non tradire
Non tradire la fede
Non guardare quell’altro
Ti farà soffrire su spiagge di solitudini
Non tradire oggi la fede
Non tradire tutto il poco
che mi è rimasto, non tradire me
 
Ma ho già pianto il giorno che mi hai lasciato
Perché hai tradito la favola d’amore?
Perché hai smesso d’amarmi per un altro?
A chi le porti adesso le tue labbra...
a chi apri il velluto delle tue gambe?
E’ dunque vero quello che dicono in giro,
che l’amore è ridicolo,
che non è fede per un palpito né per due
 
Ti chiedevo solo di non tradire la fede
Ti chiedevo solo di restare con me
Ma sei già lontana,
straziata dalle mani di un altro dongiovanni
Sei già sotto di lui,
e altro non voglio immaginare
Io qui rischio d’impazzire,
possibile che non capisci?
 
Non tradire
Non tradire la fede
Non tradire me
 
Non tradire oggi la fede
Non tradire tutto il poco
che mi è rimasto, non tradire me
Ma ho già pianto il giorno che mi hai lasciato
perché tu e solo tu hai tradito la favola
 
Così è tutto finito, tutto è finito
Com’è possibile che in un momento l’amore si dà via?
Continuo a ripetere a vuoto,
“Non tradire, non tradire la fede”
Ma è tutto finito da tempo, lo so
E’ che non accetto la verità
 
Non tradire
Ma tutto è già impazzito da tempo
Non tradire la fede nel domani
Ma oggi io sono da solo sotto la luna bastarda
Non tradire, non tradire la favola sotto le nuvole
Ma la fede l’hai sepolta
ed era solo ieri il primo giorno di pioggia
 
Non tradire, non tradire, non tradire
Non mi rimane più niente di te
Non mi rimane proprio un bel niente di te
 
Sotto la luna bastarda a ulularmi in faccia
io da solo rischio d’impazzire del tutto,
possibile che non capisci?
 
 
 
 
 
Baci
di Vany Romanticaperla
 
 
Sulle note del nostro canto,
conto ogni giorno
i baci che mi hai dato.
 
Baci sussurrati,
baci a fior di labbra,
baci
ardenti, baci teneri.
 
Li ho racchiusi nel cuore
come in uno scrigno dorato
e quando ti penso diventa
leggero il battito, e languido il respiro.
 
Vestimi di colori, sussurrami parole
mentre come due (polli) libriamo nel cielo

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 14:26 | poesia, amore, amiche, amicizia, erotico, ospiti, prosa poetica, duets, amorevole, king lear | clicca per commentare commenti (22)



Erotika

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, novembre 06, 2007






Erotika
 


di Giuseppe Iannozzi
 
 
 

 
Angela, la tua carezza
 
 
ad Angela (Aphsara),
che vive in un traffico insopportabile
 
 
Se rido se piango il sapore è il tuo
Se vivo se muoio il dolore che viene
è quello che mi hai lasciato in eredità
Ma questa verità lo so non ti piacerà
Eppure il sole splende tra sogni e baracche
Solo gli occhi non vogliono vedere,
l’anima già sa che l’amore non tornerà
 
Noi due, ricordi!, a quel caffè come amici
tu giocavi di sorrisi, io stringevo i denti
incapace di dirti quel che provavo per te
Ma poi una lama di vento ti ha tagliato il viso
oscurandolo in una nuvola di capelli,
quasi due metà una di luce l’altra no
quando la mia mano ha cercato di pettinarti
Scoppiammo a ridere leggeri, il futuro era tutto là
in quei due drink alla nostra salute,
disperso fra quelle persone a noi straniere
 
Così se rido se piango non è un granello di sabbia
che mi solletica l’anima sempre più nel profondo
Così se rido se piango io ricordo i tuoi capelli,
la carezza di velluto che hanno lasciato in me
 
Vorrei sapere che cosa è rimasto di noi,
se davvero ieri eravamo più belli,
o solo più stronzi tanto da non capire che...
 
Se rido se piango il mondo che ne sa?
Eri tu l’amore mio, eri tu l’amore
 
 
 
 
 
Erotika Karamella
 
 
ad Angelika Karamella,
che fa felici le mie notti
coi suoi giochi di manette!
 
 
Vieni, vieni, vieni da me
Ho voglia di mangiarti
Di sbatterti nuda sulla tavola,
di servirmi di te, ma non solo
Vieni, ho voglia di morderti
al dente per farti sentire
quanto sono affamato di te
 
Ho voglia di mangiarti cruda
Di sbatterti nuda sulla tovaglia buona,
di servirmi dell’orgia delle tue fantasie
 
Userò la tua bella bocca rossa
per versarci dentro biondo champagne,
dalla tua bocca tutto lo berrò;
userò il tuo sorriso
per ubriacarmi un poco di più;
prenderò in bocca i tuoi capezzoli
per condire col latte e ‘l miele
il desiderio che ho di te;
lambirò colla lingua smaniosa
il tuo ventre di velluto
per perdermi nella tenerezza
dell’ombellico;
e scivolerò più giù e ancor di più
per sentirti gridare il mio nome
così tante volte, così tante
che solo quando alla fine
stremata giacerai sudata
sotto la luna brillante e febbricitante
colle gambe abbandonate a sé
e le braccia a croce sul petto,
solo allora ti raccoglierò fra le braccia
per portarti a letto
 
e finalmente cominciare a divorarti
Tu ormai priva di qualunque volontà
 
 
 
 
 
Alito d’Inferno
 
 
Se l’Inferno
ha raccolto la metà
delle lacrime
nei secoli piante
da chi in vita
e poi tosto dannato,
allora è luogo
dove i sogni
son segni d’Eternità
sulle schiene
dei condannati
che ai figli
han solo lasciato
i loro tristi fogli
nel vano tentativo
di spiegar loro
perché l’Addio
fu così feroce
eppur veloce,
meno d’un attimo
 
 
 
 
 
Gajetta, tu sei piccata
 
 
a Gaja Cenciarelli,
che è un po’ meno piccata
dopo aver vinto il Tapiro d’Oro
 
 
Gajetta, tu sei piccata
Dio, neanche un bacio!
E pensar che sempre amo
un po’ di peperoncino
prima d’esser aperto
lungo tutto il costato,
e il core tosto esposto
alla malizia di quei
romani d’aste lanceolate,
di spugne in aceto
cui fato è già deciso,
ché pria siano tre
le notti lor morte
cadrà accanto ai nudi
piedi del Padre Onnipotente
- che è anche il mio
 
 
 
 
 
Giorno di pioggia
(versione solista)
 
 
a Vany Romanticaperla,
che ogni giorno mi stuzzica
l’anima e il corpo
 
 
Erano giorni che vagavo
come un uomo senza più speranze
In un giorno di pioggia
ti ho incontrata che ridevi
riparata sotto il tuo ombrellino rosso,
mi hai sorriso, se poi scoppiata a ridere
proprio come una bambina dispettosa
Ho lavato via le lacrime dagl’occhi
e con le parole in gola mi sono fatto
a te dappresso per capire
Sei scoppiata a ridermi in piena faccia
La pioggia non voleva che saperne
di cedere, le pozzanghere imprigionavano
il mio dolore in riflessi subito calpestati
dai tanti passanti frettolosi e felici
in giro per negozi, in cerca d’un riparo
Ti chiesi chi eri, tu me lo dicesti con un bacio
che quasi mi soffocò lì su due piedi
Capii allora ch’era arrivato il mio momento,
che diavoli e angeli mi reclamavano
Ti voltasti, lasciasti che una lama di vento
ti rapisse l’ombrello rosso dalle mani
e in un sussurro, “Solo il tuo corpo, non l’anima!
Solo il tuo corpo così com’è”
Le campane presero a far eco da orecchio
a orecchio, come l’incudine sul martello
e la pioggia prese a precipitare giù più forte
insieme a tutto il cielo, insieme a tutto il cielo
 
Tu continuavi a darmi le spalle
Fu allora che ti presi abbracciandoti ai seni
per poi lasciar scivolare il capo
sulla tua piccola spalla
ma avvicinando la mia guancia alla tua
Rimanemmo così per un tempo eterno
senza proferire parola, perché il fabbro
non aveva ancora finito il suo lavoro per noi
 
Le campane presero a far eco da orecchio
a orecchio, come l’incudine sul martello
 
Da sempre innamorato di te
Per tutta la vita ho aspettato che accadesse
cercando di scacciare la stanchezza dalle membra
mentre percorrevo strade dissestate di solitudine
 
Ti cinsi all’altezza della tua femminilità
nascosta sotto una leggera camicetta di seta;
poi lasciai scivolare il capo piangente
sulla tua piccola spalla adesso muta e infelice
E insieme rimanemmo ad aspettare
che tutto il dolore finisse, con tutto il cielo giù
E guancia a guancia ci congelammo
aspettando che il fabbro finisse
il suo lavoro per noi due
 
 
 
 
 
Lungo l’addio
 
 
a Gaja Cenciarelli,
perché arrossisce per un niente
 
 
Pesanti lacrime di pioggia tra cielo
e nuvole all’orizzonte,
quando il sole un bacio alla fronte
dedicò al tuo bel volto arrossato
felice come un addio mai pensato
 
Le labbra ti tremavano piano,
ma incapaci di dire o baciare
chi ti stava lasciando
reggendo il calore delle tue mani
nelle sue sempre più fredde
a ogni secondo preso sotto
la negra falce del tempo
Avevi lacrime silenti ma - per Dio! -
gli occhi dicevano più di quanto
il cuore avrebbe potuto sopportare
 
Ed allora sfiorarono le dita
quei rivoli amari sulle gote;
sui polpastrelli il loro sapore
subito alla bocca di lui
che sì, lo capiva bene quanto
e quanto eri stata importante
E il crepuscolo già sfumava in buio
totale e assoluto, cosi che dell’amato
sol ti rimase l’ombra sua fugace
lavata in un niente da onde su onde
a morire sulla sabbia di sole
ancor calda
 
 
 
 
 
Giusto un satiro
 
 
a Véronique Verge,
che ogni giorno con sole o la pioggia
ha un tenero pensiero per me
 
 
Sono un satiro
Sono brutto e peloso,
per metà caprino
con la barba
che mi tocca il pipino,
per il resto uomo
ma mica tanto!
 
Sono un satiro
che sta dietro alle Naiadi
belle e ingenue
Le sorprendo a fare il bagno,
sotto le cascate fresche
che la primavera è sbocciata
da nemmeno una luna;
le sorprendo tutte nude
a fare abluzioni notturne
 
Sono un satiro, sì
Un satiro brutto e peloso
che ha un solo desiderio,
godere non solo cogl’occhi
la bellezza ma possederla
 
Sono un satiro, sì
E tu, giovane Naiade,
vuoi che ti levi la foglia
che nasconde Venere?
 
Ah, per il Diavolo, lo farò
Eccome se lo farò
 
Sono o non sono un satiro?
Amo la bellezza, l’amore
che in ogni muliebre forma c'è
 
 
 
 
 
Saffo e Lulù
 
 
a Gaja Cenciarelli,
che si è commossa
sotto il peso dell’amor più puro
 
 
Ho capito.
Se fossi stato più femminile, allora m’avresti amato dal primo momento.
Ma come potevo sospettare che tu avessi nel cuore e nella mente un po’ di spirito saffico?
Come potevo immaginare...? E questa mia incapacità d’immaginare la verità m’ha portato lontano dal tuo cuore, ma peggio dal tuo amabile corpo di velluto delicato.
 
Ah, quale pondo adesso ho da sopportare!
Ma non oso parlare, non oso dire un di più, ché altrimenti le lacrime ti verrebbero agl’occhi più forti d’un divino orgasmo.
 
Vorrei saperti commuovere come ha saputo far Lulù. Nella tua alma s’è insinuata, ha di te colto il senso muliebre più intimo, t’ha messo a nudo - spogliata d’ogni freno.
 
Capisco che per te sono solo l’imbarazzo, un’inutile verga che scrive versi senza posto né posizione nel tuo corpo. Puoi amare una sola creatura, una sola Lulù.
 
Così, per l’amor che ti voglio, me ne andrò in punta di piedi, senza gettar nell’intorno un rumore o una lacrima. Me ne andrò lontano, lontano dalle tue urla di gioia – tu, nelle lenzuola raggomitolata a riscaldarti con un amore più grande e puro del mio.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 14:29 | poesia, amore, dark, amicizia, sesso, dediche, erotico, gotico, luci rosse, prosa poetica, amorevole, king lear | clicca per commentare commenti (24)



Monica Bellucci, bionda fatale

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, ottobre 13, 2007


Monica Bellucci, bionda fatale





Monica Bellucci ''la bionda'' immortalata dalla rivista Elle:
abbandonata la classica capigliatura mora per il film ''Le deuxieme souffle'',
remake del noir di Jean-Pierre Melville (1966), l'attrice umbra è protagonista
di un servizio fotografico e di un'intervista sull'ultimo numero del magazine.


Commento: Poco ma sicuro, tutti i fans della Monica bruna,
adesso faranno il diavolo a quattro, e non solo, pur d'incontrare
la fatale divina bionda Monica Bellucci.




by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:32 | segnalazioni, donne, cinema, moda, gossip, personaggi famosi, hard, erotico, noir, al femminile, luci rosse, videonotizie, bellezza femminile, notizieflash, amorevole | clicca per commentare



tutte le pagine del blog

Bio Iannozzi