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Bertinotti alla Fiera del Libro di Torino

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, aprile 30, 2008



Bertinotti alla Fiera del Libro di Torino

non è ospite gradito


di Giuseppe Iannozzi



C'è bagarre intorno alla Fiera del Libro di Torino che riceverà il suo battesimo l'8 Maggio 2008.
Le discussioni, ahinoi, sono iniziate già da qualche mese, da quando si è saputo che Israele sarebbe stato l'ospite d'onore. A molti l'idea di Israele alla Fiera del Libro in qualità di ospite d'onore non è andata proprio giù. Soprattutto la sinistra più radicale (sarebbe il caso di dire fanatica) ha da subito osteggiato la Fiera invitando al boicottaggio, sparando senza mezzi termini contro Ernesto Ferrero e la Fiera di quest'anno. Molti intellettuali risentiti hanno deciso di non prender parte alla Fiera, una forma di protesta contro Israele, che però - è bene sottolinearlo - appare più che altro come una autocastrazione.

Gli attivisti del Forum Palestina non vanno tanto per il sottile e invitano caldamente Fausto Bertinotti a non partecipare alla Fiera del Libro di Torino: “E’ una inaccettabile provocazione. Almeno questa potrebbe risparmiarla ad un popolo della sinistra che ha contribuito a dissolvere”. A scatenare il putiferio è stata una intervista allo scrittore e psicanalista Massimo Fagioli sulle pagine de Il Riformista, in cui rivela che starebbe preparando un grande rientro pubblico per Fausto Bertinotti proprio alla Fiera del Libro di Torino per il prossimo 10 maggio. E' in effetti un azzardo scevro di buon gusto, ma non per le ragioni portate avanti dalla sinistra più radicale: è un sacrosanto diritto di Bertinotti, come per qualsiasi libero cittadino, visitare la Fiera. Tuttavia andarci in veste di politico, il cui scopo precipuo è quello di rilanciare la propria immagine, è un'idea a dir poco infausta. Strumentalizzare la cultura a fini politici, questo è il serio e unico problema. Fausto Bertinotti, sino ad ora, non ha mostrato segno alcuno di cedimento: intende infatti partecipare alla Fiera per politicizzarla e far scaldare così gli animi più intransigenti con gli occhi foderati di prosciutto. 

In ogni caso, l’edizione di quest’anno della Fiera del Libro di Torino è dedicata a Israele: solo per questo si è trovata al centro di numerosi appelli che chiedevano la revoca di questa decisione. Una feroce campagna di boicottaggio è già in atto da tempo, scrittori palestinesi, arabi e in parte (anche) israeliani, vorrebbe che Israele non ci fosse a Torino; a detta del Forum Palestina, la celebrazione dello stato d'Israele contribuisce attivamente al “politicidio della identità, della cultura e dei diritti del popolo palestinese”. A rendere il clima più infuocato c’è la coincidenza con il fatto che proprio sabato 10 maggio a Torino ci sarà una manifestazione nazionale convocata dalle reti e dai comitati di solidarietà con il popolo palestinese, impegnati da molte settimane in quella che Forum Palestina definisce “una campagna di informazione e denuncia sulla insostenibile situazione della popolazione palestinese a sessanta anni dalla nascita di Israele (e della negazione della nascita di uno stato per i palestinesi) e contro l’inopportunità di dedicare proprio in questa occasione la Fiera del Libro di Torino a Israele. Fausto Bertinotti potrebbe e dovrebbe scegliere un luogo diverso per il suo grande rientro in pubblico”. Sul fatto che Fausto Bertinotti abbia scelto luogo e occasione sbagliati non ci piove. E' sbagliato invece invitare al boicottaggio della Cultura. Boicottare oggi la cultura, tentare simili inviti e accoglierli significa solamente piombarsi a capofitto in un medioevo oscurantista di ottusa violenza intellettualoide. Forum Palestina giustifica così il suo invito a non partecipare alla Fiera: “Partecipare alla Fiera del Libro dedicata a uno stato che si regge sull’occupazione militare e coloniale e sull’apartheid proprio mentre nelle strade di Torino sfileranno i palestinesi e il popolo della sinistra che ne sostiene i legittimi diritti e la resistenza, non può che apparire che come una inaccettabile provocazione”. Che Bertinotti si troverebbe molto più a suo agio a casetta sua, davanti alla tivù a vedere una partita (foss'anche in vhs) o a rileggere il Capitale di Marx, non c'è dubbio alcuno; ma come si è già detto, Bertinotti non intende affatto mollare la presa: il suo personalissimo interesse è tutto proiettato al rilancio del politico Bertinotti. Ma c'è già chi scommette che con questa infausta mossa non farà altro che finire di seppellirsi con le sue stesse mani.

A questo punto, a pochi giorni dall'apertura al pubblico della Fiera, non c'è che da augurarsi che ci sia un fausto e più che mai veloce requiem in onore di Bertinotti, e che la Fiera possa arrivare felicemente, senza incidenti, alla fine. Noi tutti si prega che alla fine sia la Cultura a prevalere sugli interessi dei politicanti di mestiere, sugli intellettualoidi sinistrorsi, sull'intolleranza e, non da ultimo, sulla strumentalizzazione di questo che è un evento culturale e non altro.

1 maggio 2008, Bertinotti contestato a Torino: Fausto Bertinotti è stato contestato durante la mattina del 1mo Maggio a Torino dagli attivisti di alcuni centri sociali. E' accaduto prima che iniziasse la manifestazione del Primo Maggio in piazza Vittorio, dove c'era il concentramento del corteo. Quando l'ex presidente della Camera si è avvicinato agli striscioni e alle bandiere di Rifondazione Comunista, un gruppo di giovani dei centri sociali lo hanno praticamente fatto allontanare contestandogli la politica del governo di centro sinistra e la sua partecipazione alla Fiera del Libro di Torino.

Bertinotti è stato costretto ad allontanarsi in tutta fretta dalle fila di Rifondazione Comunista. Bertinotti è comunque atteso per uno degli incontri dedicati dalla Fiera del Libro alle "parole" della Costituzione: a lui spetterebbe il dibattito sull' articolo 1 e sulla parola "lavoro".

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 19:35 | cultura, politica, polemiche, comunismo, cronaca, di voce e di rabbia, prima pagina, attualitĂ , libertĂ , cospirazioni, ultime notizie, societĂ  e politica, notizieflash, opinionismo, last news, editoriale di g iannozzi, la battaglia di maratona | clicca per commentare commenti (8)



London Calling

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, aprile 29, 2008






Londra chiama


(titolo originale: London Calling, Strummer/Jones, 1979
traduzione e adattamento: Giuseppe Iannozzi)
 
 
 
 
Londra chiama le città al-di-là
La guerra è dichiarata e la battaglia bussa alle porte
Londra chiama l’oltretomba
Forza e coraggio, fuori da quei cazzo di cessi, fighette
Londra chiama, non ci fissare a quel modo
Tutta quella robetta Beatles è sorpassata da un pezzo
Londra chiama, e non c’è più niente che oscilli
Beh, a parte quel manganello
 
L’era glaciale è in arrivo, e il sole si fa sempre più piccolo,
I motori si stoppano all’improvviso, il grano viene su sottile
Un errore nucleare, ma non ho mica paura, per il diavolo!
Londra sta annegando, e io vivo accanto al fiume
 
Londra chiama, diffidate dalle imitazioni
Lascia perdere, amico, e va’ avanti da solo
Londra chiama a nuova vita gli zombie dall’esilio della morte
Non opponete resistenza, piuttosto fate un bel respiro
Londra chiama, e non ho voglia di gridare
Ma se stiamo a raccontarcela, lo vedo che vi ciondola la testa
Londra chiama, non ci sono più dèi in cielo
a parte quello con gli occhi di zolfo
 
L’era glaciale è in arrivo, il sole si fa sempre più piccolo
I motori si stoppano all’improvviso, il grano viene su sottile
E’ l’età del nucleare, ma non ho mica paura, per il diavolo!
Londra sta annegando, e io sto vicino al fiume
 
Adesso questa la devi proprio sentire
Londra chiama, e c’ero anch’io con quelli là fuori
E lo sai che hanno detto? Che c’è qualcosa di vero in tutto questo
Londra sta chiamando su tutte le frequenze
A questo punto, non vorresti farmi un bel sorriso?
Non mi sono mai sentito così vivo
Non mi sono mai sentito così vivo
Non mi sono mai sentito
Così vivo

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 20:12 | traduzioni, canzoni, attualitĂ , omaggi | clicca per commentare commenti (20)



Lindo Ferretti: la passione secondo l’ex punk che ama Ratzinger e Giuliano Ferrara

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, marzo 17, 2008





Lindo Ferretti


La passione secondo l’ex punk

che ama Ratzinger e Ferrara
 


 
di   Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Negli anni Ottanta Giovanni Lindo Ferretti era un punk, un anarchico, era la voce e la mente più rivoluzionaria degli ex CCCP. Oggi Ferretti stringe la mano a Giuliano Ferrara, s’inginocchia fino all’inverosimile davanti a Ratzinger, parla come un Don Abbondio selvatico tutto pelle e ossa -copia malriuscita d’un vecchio prete di campagna in odor di fondamentalismo cattolico.
Dell’anarco-rivoluzionario Lindo Ferretti non è rimasto più alcunché: solo vecchi dischi, che ad ascoltarli oggi fanno più tristezza che rabbia. Lindo Ferretti è morto abbracciando Ratzinger, ed è davvero inutile che riesumi i suoi cavalli di battaglia cantandoli con voce clericale per renderli piacevoli alle orecchie del Vaticano e della destra più fanatica e chiusa. La vecchiaia fa brutti scherzi, ma forse è più vero dire che si nasce rivoluzionari e si muore preti.
 
Olimpia Tarzi, presidente del Comitato per la Famiglia, insieme a Giuliano Ferrara, sotto l’Ambasciata francese presentano i loro candidati. Alcune donne di “Tutti fuori” sbandierano contro Ferrara e amici lo slogan “In difesa della 194. Meglio abortire oggi che partorire Giuliano Ferrara domani”. Nell’insieme un quadretto patetico quello offerto da Ferrara. Ma d’altro canto che ci si poteva aspettare se non questo, dopo che nel pomeriggio un ossuto Lindo Ferretti, che dello spirito punk degli anni Ottanta non conserva più un amen o una bomba a mano, ha stretto mani su mani felice come una pasqua d’essere circondato da tanti poveri cristi armati di crocefissi dolore e pudibondi rossori? 
Pochi in verità sono coloro che oggi s’interrogano su Ferretti e sul suo aver perso completamente la brocca. Qualcuno dice che tornato nel suo casolare, dove i cavalli non mancano, sia stato violentato dallo spirito tedesco dell’intransigente fondamentalista Ratzinger, che l’ha subito invitato a inginocchiarsi, ad abbracciare il Papa e poi dopo anche il Cristo in Croce. In realtà nessuno sa bene che cosa sia capitato a Ferretti: si potrebbe ipotizzare una condizione di demenza senile precoce, ma chi l’ha visto giura e spergiura che Lindo Ferretti i due gran compagnoni Ratzinger e Ferrara lo faranno diventare santo in un batter di ciglia.
 
“Votare a destra è stato liberatorio: è stata la dimostrazione ultima e necessaria per tornare a casa. In questo pezzo di mondo confuso ci siamo ritrovati tutti a votare PCI perché ci governava bene e non capivamo quello che ci stava accadendo intorno”: questo è Lindo Ferretti? Sì, è lui che parla. Che ha parlato. Che parlerà ancora, purtroppo per noi. In piazza Farnese Lindo Ferretti, perfetto nella veste di nuovo Don Abbondio tutto pelle e ossa, sciorina un “piazza piazza bella piazza/ che sostiene una lista pazza”. Poi attacca un canto gregoriano, o perlomeno così pare. Qualcuno prova a protestare, ma viene subito messo a tacere, e dal palco la protesta di chi difende la 194 viene ricondotta a degli “ululati un po’ primitivi”.
Giuliano Ferrara, in ultimo per chiudere in bellezza, porta sul palco una giornalista cattolica fervente e fervente precaria che legge la “Lettera alle donne” di Giovanni Paolo II, lettera che risale al lontano 1995. La fervente precaria esprime la sua preghiera di voler vincere per “chiedere a Berlusconi di fare il Ministro della Salute.” Segue l’ultimo delirio, quello di seppellire i feti affinché da rifiuti ospedalieri acquistino un’anima, con l’inevitabile conseguenza che così gli aborti dovrebbero diminuire drasticamente.
 
In un articolo apparso su L’Espresso, nel settembre 2000, a firma di Umberto Eco, si legge: “[…]A che punto della formazione del feto viene infusa quell’anima intellettiva che ne fa una persona umana a tutti gli effetti? La dottrina tradizionale era molto cauta su questo punto. […] nel Supplemento alla Summa Theologica (80, 4) si dice che gli embrioni non parteciperanno alla risurrezione della carne, pria che in essi sia stata infusa un’anima razionale. Cioè, dopo il Giudizio Universale, quando i corpi dei morti risorgeranno affinché anche la nostra carne partecipi della gloria celeste (quando già secondo Agostino rivivranno nel pieno di una bellezza e completezza adulta non solo i nati morti ma, in forma umanamente perfetta, anche gli scherzi di natura, i mutilati, i concepiti senza braccia o senza occhi), a quella “risurrezione della carne” non parteciperanno gli embrioni. In loro non era stata ancora infusa l’anima razionale, e pertanto non sono esseri umani. […] è singolare che qui ci si trovi di fronte alla tacita sconfessione non più di un’autorità qualsiasi, ma dell’Autorità per eccellenza, della colonna portante della teologia cattolica.” Osservava molto acutamente Umberto Eco che il Vaticano pur di far valere la sua necessità di dare ai feti un’anima (a ogni costo) non aveva esitato a menarsi la zappa sui piedi, negando addirittura Sant’Agostino, colonna portante della Chiesa Cattolica.
 
Lindo Ferretti oggi passa per uno che conosce molto bene gli scritti del Ratzinger teologo; Ratzinger dovrebbe essere un teologo intransigente quindi seguire alla lettera Sant’Agostino; ma Ratzinger se ne infischia altamente di Sant’Agostino, purché la Chiesa riesca a imporre la sua tirannide su fedeli e non, che davvero non sospettano che il Vaticano possa mettere sotto i piedi uno dei suoi maggiori rappresentanti, se non il maggiore, e così Lindo Ferretti, da brava pecora bianca – ma nera per quanti l’hanno seguito con i CCCP e poi con i CSI – continua a belare, a improvvisarsi prete, prendendo per il sedere quella brava bravissima gente che gli sta alle costole credendolo un giusto e uno che davvero non può incorrere in infernali errori.
E che dire della fervente giornalista precaria? Niente, per Dio.  

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:20 | musica, polemiche, comunismo, religione, globalizzazione, cronaca, diritti umani, di voce e di rabbia, cantanti, santi, prima pagina, attualitĂ , societĂ , cattolicesimo, dietrologia, ultime notizie, scandali, cronaca vera, fondamentalismi, allarmi, societĂ  e politica, notizieflash, opinionismo, last news, dalla parte delle bambine, editoriale di g iannozzi | clicca per commentare commenti (11)



13 e 14 aprile 2008: l’Italia chiamata al voto e io voglio sposare un Berlusconi

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, marzo 14, 2008





Osservazioni impopolari


ma necessarie
 
 

di  Giuseppe Iannozzi
 
 
 


 
iPod, audiolibri: un’arma a doppio taglio
 
 
Ho visto, con mia sorpresa uguale a zero, che alcuni editori adesso i libri li fanno in formato cda, cioè li stampano su 3, 4, 5 CD o più, perlomeno i bestsellers. Ottima iniziativa per i non vedenti, tanto più che il costo è quasi uguale a un libro cartaceo: mi chiedo però che utilità ci possa mai essere in un audiolibro per una persona che potrebbe leggerselo tranquillamente senza problemi e così, forse, imparare, se non a scrivere, a migliorare la sua propria improvvisata grammatica.
Ahinoi è una moda, spero non permanente, che ha coinvolto anche Francesco Piccolo, Sandro Veronesi, Gianrico Carofiglio e altri lettori eccellenti la cui voce è data in prestito (remunerato) agli audiolibri.
 
Gli mp3, per la musica acquistabile online e che sembrava dovessero sconvolgere il business musicale, stanno facendo cilecca: ora ci si è accorti che la gente scarica solo determinate canzoni e quasi mai un album intero o anche solo una compilation.
L’iPod doveva togliere di mezzo CD, musicassette e vinile: in parte questo processo gli iPod lo hanno avviato, però non senza gravi conseguenze per gli artisti e le etichette discografiche stesse;  un artista al suo primo album o non ancora affermato viene scaricato per una o due canzoni, non per l’album intero. Un discorso del genere affossa l’artista in erba che resterà, nel più fortunato dei casi, un emergente a vita; tuttavia gliene frega poco o niente ad artisti quali Elton John o Queen, perché sono già nella storia della musica leggera e continuano a vivere grazie a quei brani che li hanno resi famosi. Così adesso l’industria discografica deve poter offrire al pubblico CD a un prezzo ragionevole: non si può pensare di mandare sul mercato un album a 20€, non comunque di un artista che sta cercando di sfondare. Ma neanche i grossi nomi si possono permettere di proporre un CD a un prezzo che sia superiore ai 15€, anche se moltissimi ci tentano, quasi sempre per un fiasco, perché tanto la pirateria continua ad esistere. La pirateria non è affatto diminuita con l’iPod, anche se erano non pochi gli illusi che credevano ciecamente che questo fenomeno con gli mp3 legalizzati sarebbe scemato. La verità è che i CD costano ancora troppo e non possono essere tolti dal mercato, altrimenti gli artisti possono andare a passeggiare insieme ai discografici.
Per nostra fortuna qualche album esce (ancora) anche in vinile oltre che su CD e in formato digitale, perché quando ci si accorge che il nuovo non funziona, o funziona a metà, si torna indietro.
 
Tutto questo discorso per dire che l’audiolibro è un prodotto oggi di moda, veloce ed economico in alcuni casi, ma la cui utilità è dubbia nonostante il boom iniziale. Si finirà con lo scaricare solo alcuni capitoli in formato mp3, quelli che più piacciono all’orecchio del lettore-ascoltatore? E’ una possibilità da non escludere.
 
 
 
13 e 14 aprile 2008: l’Italia chiamata al voto
 
 
Da Berlusconi a Bertinotti a Fini fino a Casini, Mastella, Prodi e Veltroni fanno tutti a dir poco pietà alla stessa maniera, alla stessa maniera presi nelle maglie del Potere. Così forse Berlusconi è soltanto una vittima mediatica che ci sta bene nel ruolo che gli hanno dato i media, un ruolo che ovviamente sfrutta a suo favore.
 
In chi dovremmo credere oggi, in un Bertinotti, in quel signore lì che ha appoggiato la guerra una volta al governo e che solo pochi giovani idealisti hanno osato di sputargli in faccia?
 
L’Italia è messa male e non c’è un solo uomo, anzi un solo politico che si salvi.
La sinistra è solo più un’astrazione, la gamba di legno della destra, null’altro.
Come ebbe a notare Bertrand Russell, avrei orrore di vivere in una società soltanto comunista o capitalista. Lo diceva parecchi fa. Ma chissà quanti oggi se ne ricordano, oggi che Stalin te lo fanno passare per santo insieme alle spoglie di Padre Pio.
 
Il problema è che quando si è coinvolti in periodo elettorale, solo allora la sinistra si ricorda d’essere di sinistra. Passate le elezioni, purtroppo per noi, abbiamo visto come sono andate le cose: Bertinotti che parteggia per la guerra e che si fila gli americani - quelli guerrafondai, perché non bisogna assolutamente fare di tutti gli americani un fascio; ci sono milioni di americani che sono disgustati da Bush, dalla guerra, dalle ingiustizie sociali, e sono quelli che oggi perlopiù sono con Barack Obama, che mi auguro vinca con tutto il cuore o siamo rovinati, essendo gli USA il motore trainante della politica mondiale e degli assestamenti politici -, poi Prodi e Mastella che litigano in diretta senza sosta né vergogna alcuna, ed ancora Mastella che fa l’offeso e fa cadere il governo offrendo/regalando l’Italia su un piatto d’argento alla destra più sfacciata. Però Mastella dalla caduta del governo Prodi ha ricevuto in cambio l’insabbiamento dell’inchiesta Why Not, mica poco! E c’è da metterci la mano sul fuoco che otterrà ancora dell’altro.
 
Il precariato, grazie all’infausto Bertinotti che non ha fatto assolutamente niente di quanto aveva promesso nella precedente campagna elettorale, è aumentato in maniera vertiginosa; per non dire poi di Prodi - ancora invischiato nell’inchiesta Why Not, ma che sicuramente la farà franca in questa terra dei cachi -, che ha trasformato l’economia italiana in una barzelletta.
 
La generazione 1000 euro e bell’e morta, ed era una generazione che non sbarcava il lunario. Adesso siamo scesi alla generazione 500/700 euro, praticamente schiavi dei call center se si è fortunati, altrimenti in strada a battere la testa contro i muri, e tutto questo lo dobbiamo a Prodi e ai suoi compagni. Chiaro che Berlusconi, di fronte a tutto questo sfacelo, additato come il solo e unico Male dell’Italia - e non dico che non sia uno dei tanti mali italiani -, ha fatto buon viso a cattivo gioco e ha quindi sfruttato la fama che i media gli hanno cucito addosso per invitare gli italiani a passare dalla sua parte. In fondo, prima di tutto, Berlusconi è un imprenditore e sa bene come gestire la pubblicità, anche quella negativa: non pensiamo che sia un fesso, perché non lo è.
 
Nell’intanto Fini scende in piazza in moto con tanto di saluto romano. E subito masse di giovinastri ignoranti (perché sono solo ignoranti e non ideologizzati) si riversano in strada sventolando bandiere con su grosse croci celtiche perché tutti le possano vedere, ecc. ecc.
 
Leggevo stamattina che almeno un terzo degli italiani è indeciso su chi votare, che non andrà probabilmente a votare. Che cosa dovrebbero i tantissimi indecisi, che cosa dovremmo votare, quale altro moloch? La sinistra di Berlinguer è un ricordo, sol più un ricordo purtroppo per noi, mentre la destra è quel che è. Stando così le cose non c’è differenza fra destra e sinistra, diventa sol più una vile questione di simpatia o antipatia per i leader del Popolo delle Libertà o L’Arcobaleno.
 
Per come la vedo io, non abbiamo uomini validi né a destra né a sinistra, ragion per cui non ho intenzione di fare lo sporco gioco dei politicanti che predicano bene e razzolano male: non andrò a votare e se ci andrò annullerò la mia scheda elettorale, in maniera civile, ma io non lo regalo il voto a un’altra dittatura sia essa di destra sia essa di sinistra.
 
 
 
Voglio sposare un Berlusconi
 
 
Giovane precaria: “Come può un giovane mettere su famiglia e affrontare un mutuo con la precarietà nel mondo del lavoro?”
 
Silvio Berlusconi, leader del Pdl, durante la trasmissione Tg2 Punto di Vista: “Da padre il consiglio che le do è quello di ricercarsi il figlio di Berlusconi o di qualcun’altro che non avesse di questi problemi. Con il sorriso che ha potrebbe anche permetterselo”.
 
Da Bruxelles gli risponde Romano Prodi: “Credo che il problema sia serio, ho paura che diventi anche più serio per le difficoltà dell’economia mondiale che si sono sentite molto forti.”
 
Ci ho riflettuto su, ha ragione Lei, amatissimo signor Berlusconi: ho un gran bel sorriso anch’io, trentadue denti perfetti e non una carie e glielo posso assicurare da uomo a uomo, quindi mi consenta di far la corte a uno dei suoi figli, maschio o femmina che sia! Sono io uno di larghe vedute… cioè di grandi intese!
 
Grazie. 

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:01 | diario, appunti, lavoro, globalizzazione, satira, diritti umani, di voce e di rabbia, senza parole, provocazioni, costume, prima pagina, attualitĂ , vergogna, curiositĂ , ingiustizia, ultime notizie, socialismo, scandali, stalinismo, multimedialitĂ , villaggio globale, diritti animali, allarmi, societĂ  e politica, notizieflash, opinionismo | clicca per commentare commenti (41)



La lingua italiana: a rischio di contaminazioni?

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, marzo 07, 2008





La lingua italiana


A rischio di contaminazioni?



And you, Do you (S)Peak english?
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 

 

N.B.:
Questo pezzo è stato scritto otto anni or sono, sul finire di un caldo giorno di giugno del 2000 d.C. Lo ripropongo qui, in quanto credo non sia più disponibile in Rete; ma soprattutto lo porto alla vostra attenzione perché i cambiamenti/inquinamenti linguistici sono oggi attuali quanto e più di ieri.


La lingua italiana è da tempo suscettibile a molteplici cambiamenti. Oggi come oggi non è più possibile parlare di una lingua dantesca o manzoniana per ovvie ragioni, che vanno ricercate nell’evoluzione comunicativa dei mass-media; basti pensare al gergo usato per Internet, al burocratese, al basic english, ecc. In nessuna regione d’Italia è più presente un vernacolo puro; quello che un tempo era il dialetto regionale è stato fortemente influenzato dallo slang, ovvero dal linguaggio dell’uomo di strada che, giorno dopo giorno, al mercato così come con gli amici e con gli affetti, parla una lingua che è in parte italiano e in parte dialetto, modi di dire e inglese italianizzato.
 
Oggi parlare e scrivere in Italiano “corretto” non è più possibile: troppe sono le influenze culturali regionali ed internazionali. Tuttavia, come ebbe a notare Giacomo Leopardi “una lingua non avrà più mestieri di accrescimento allora solo quando o essa o il mondo sarà finito”. Certamente Leopardi non fu un profeta, e d’altro canto, nel 1800, gli mancavano i mezzi per divinar profezie circa la sorte della lingua italiana: come poteva immaginare Internet e il suo gergo o anche solo che la lingua inglese sarebbe diventata una sorta di linguaggio universale per farsi comprendere nel mondo culturale e finanziario? Semplicemente non poteva. Tuttavia si rese conto che la lingua è destinata a morire nel momento in cui non sarà capace di rinnovarsi.
 
Oggi l’Italiano è una lingua che sta mutando radicalmente: i dialetti, fino a qualche anno fa snobbati, sono tornati di moda e nei salotti culturali e nella vita di tutti i giorni, tant’è che si scrivono opere in dialetto e si incidono dischi in dialetto, rivolti al grande pubblico e non solo ad una cerchia elitaria.
 
L’Inglese è diventato indispensabile nei rapporti con il mondo del commercio: molti vocaboli sono entrati a far parte del background culturale italiano, cosa impensabile sino a dieci anni fa. Tuttavia Internet ha reso ciò possibile, infatti chi naviga in Rete sa bene che la più parte dei siti sono, pour ainsi dire, scritti in inglese, un inglese non prettamente anglosassone, bensì un inglese tecnico forgiato secondo stilemi che mutano di giorno in giorno (non sono rare le espressioni gergali che il navigatore trova in Rete e che poi trasmette oralmente nel mondo reale di tutti i giorni; e quando gli capita di incontrare una espressione nuova, atipica, non ci pensa su due volte a darla in pasto alla lingua italiana).
 
Sostenere una apologia della lingua italiana in senso strettamente purista sarebbe oltremodo assurdo: chi vuole che l’Italiano diventi (o rimanga) un dialetto nazionale non fa altro che precludere innumerevoli strade alla comunicazione; quando P.P. Pasolini diede alle stampe i suoi scritti in dialetto, gli furono mosse contro non poche critiche: oggi la critica invece rivaluta il dialetto di tutte le regioni, e, anzi, si fa promotrice di un risveglio della cultura dialettale che per troppo tempo è stata bistrattata.
 
Come si può facilmente constatare data la premessa di cui sopra, l’Italiano è una lingua viva, una lingua che non intende morire in un nazionalismo culturale: scrivere e parlare oggi l’Italiano significa saper amalgamare stilemi inglesi, slang della Rete, dialetto (e dialetti). E’ oggi ancora un tempo troppo poco maturo per riscrivere la grammatica italiana (anch’essa sedotta dalle nuove regole delle giovani forme di comunicazione), così come è impossibile dar vita a un vocabolario aggiornato della lingua. L’Italiano sta mutando è occorre prenderne atto se non si vuole correre il rischio d’esser tagliati fuori dal mondo della comunicazione. Eppure molti intellettuali dalle idee ristrette si ostinano a volere tramandare alle nuove generazioni un Italiano ridotto all’osso, ovvero una lingua manzoniana, un dialetto nazionale; la paura di questi linguisti puri è che l’Italiano perda la sua natura primigenia (cioè quella dantesca e manzoniana), perciò si adoprano a buttar fango contro quanti si dichiarano disponibili a considerare un rinnovamento della lingua.
Sarà dunque inevitabile lo snaturamento dell’Italiano?
Sembra proprio inevitabile: questo “inevitabile” fa paura, eppure si consideri che prima dell’Italiano si parlava solo il Volgare e che ancor prima il Latino era ritenuto una lingua a tutti gli effetti. Così stando i fatti storici della lingua italiana, della sua evoluzione nel corso dei secoli, se domani dovessimo parlare un Italiano non più Italiano, una lingua completamente nuova o parzialmente diversa dall’attuale, io sono propenso a credere che ciò non potrà che essere un bene, un arricchimento. L’evoluzione di una lingua è sintomo di crescita culturale; al contrario quando una lingua langue nella retorica della sua grammatica nazionale, la cultura e la comunicazione culturale e sociale non sono altro che il prodotto della stagnazione linguistica del paese. Occorre però precisare, ad onor del vero, che a tutt’oggi molti italiani non parlano e non conoscono l’Italiano e tirano a campare (a favellare) con dieci parole o poco più, quasi solitamente gergali che possono significare tutto e niente: l’analfabetismo è ancora molto forte in Italia su tutto il territorio nazionale. Ora perché la lingua italiana si evolva in modo costruttivo non può fare a meno di guardare all’analfabetismo, correggerlo là dove è ancora possibile, e solo dopo gettarsi, se non proprio a capofitto nell’evoluzione linguistica, almeno con una certa pudica velocità affinché l’evoluzione sia veramente tale e non un volgare collage di culture diverse di cui si sa poco o nulla affatto.
 
Dello stesso parere non è il Parlamento italiano, almeno una parte: il manifesto “In difesa dell’Italiano” trova i suoi massimi promotori tra i senatori Manconi, Masullo, Pappalardo con il patrocinio del Presidente della Camera Violante e la partecipazione dei vicepresidenti Fisichella e Contestabile. Nel manifesto in difesa della lingua italiana si legge. “…un movimento di resistenza contro l’inquinamento della lingua…”; non mi sembra neanche necessario commentare una simile iniziativa, giacché si commenta e si spiega da sola.
 
In conclusione, mi sembra più costruttivo porre l’accento su un’altra questione: oggi, ad esempio, usiamo chiamare l’handicappato “portatore di handicap” o “diversamente abile”, perché handicappato è ritenuto offensivo. Tuttavia l’utilizzo di un termine in luogo di un altro non risolve il problema sociale (problema sociale che è la società moderna a creare identificandolo come problema). L’ipocrisia di fondo non sta nella parola utilizzata per identificare (dare una identità) a un gruppo di persone, bensì nell’atteggiamento crudele e razzista che in molti ancora si ostinano a osservare nei confronti di queste persone.
Mi sembra lapalissiano che se all’evoluzione semantica delle parole non farà seguito una evoluzione sociale, la lingua italiana, per quanto riveduta e corretta, rimarrà il prodotto di un mero virtuosismo dialettico fine a sé stesso, virtuosismo inutile e lesivo che promuoverà nuove barriere sociali e comunicative.






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