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l’americano medio

written by King Lear    - domenica, ottobre 19, 2008






l’americano medio



di Giuseppe Iannozzi





La donna che ho amato per una vita intera mi tradisce
Gesù, sono così giù che non ascolto più la parola di dio
Sul piatto girano sol più i dischi dei Bee Gees
Sul piatto raschio i Platters se sono in vena di suicidio
La donna che ho amato mi ha tradito con uno più bello
e con cento altri che le hanno promesso la posizione giusta
per il piacere di toccare il buco del cielo-culo con un dito
Non è mai stata una con la gonna chiesa e famiglia,
però aveva su un’aria acqua e sapone che non immaginavi
potesse metterti sulla bocca di tutti da un momento all’altro
La donna che ho amato, la donna che ho perduto
è ancora incollata alle toppe dei miei pantaloni:
non passa giorno che non vada più a fondo in miseria
Vivo come un disadattato io che ero il re delle feste
Lavoro con la patta aperta e l’uccello moscio dentro
da quando ho scoperto la verità:
mi arrangio, sturo cessi, il mio numero è sulle pagine gialle
Voi chiamate, io vengo, intervengo, vi rimetto sul trono
Ma per quanto faccia non riesco a ingoiare l’orgoglio
Per quanto io mi dia da fare come un fottuto dannato
stanando coccodrilli, serpentelli e merdoni dagli scarichi,
non ne vengo fuori, non riesco a strisciare fino ai suoi piedi
per un’ultima notte di sesso e poi morire col cuore fermo
in un letto di umiliazioni
Per quanto io mi dia da fare cercando di ripagarla
con la stessa moneta sbattendomi una casalinga annoiata,
non arrivo mai al dunque, solo schiocco la lingua contro il palato
e presento il conto con le mani ancora sporche di merda
Il sogno americano è caduto a pezzi, sturo cessi a mani nude
Sono l’americano medio, sono l’americano medio, l’americano medio
Sono un cazzo di niente, sono quello che se lo prende in quel posto
Sono così abbattuto che potrei anche pensare di bere il mio piscio

Se leggo i giornali le pagine sono tutte in bianco, se vado al cesso uguale
Dovunque fotografo il culo per riposare l’anima fallisco al primo colpo
Parlo poco e male, la gente dice che sono un tipo bassamente volgare
Ma io faccio quello che i bennati non vogliono fare, tolgo di mezzo la merda
Ci metto tutto me stesso anche se è un cazzo di lavoro di ripiego
da quando ho scoperto la verità che la mia donna ha scopato pure il parroco
e il suo chierichetto in una botta sola facendosi venire il latte ai seni

Vivo come un disadattato io che ero il re delle feste più balorde
A volte ho brutti pensieri, penso a come sarebbe bello imbracciare un fucile
entrare di colpo in un supermercato e fare una strage, sparare alla cieca
e infine uscire sbattendo la porta con la polizia acqua e sapone davanti
pronta a farmi secco
E’ che ho perso la fede nell’amore da quando la mia donna l’ho trovata
insieme al governatore a succhiargli l’uccello in cambio della promessa
d’un drastico ribasso dei prezzi dei pezzi di prima necessità
Per un po’ di sesso lei adesso tocca il cielo-culo con un dito,
io invece affondo le mani nei cessi come un chirurgo nelle budella
d’un malato terminale

Sono l’americano medio, sono l’americano medio, l’americano medio
Sono un cazzo di niente, sono quello che se lo prende in quel posto
Sono così abbattuto che potrei anche pensare di bere il mio piscio

Sono così abbattuto che potrei anche pensare di bere il mio piscio
Sono un cazzo di niente, sono quello che se lo prende in quel posto
Sono l’americano medio, sono l’americano medio, l’americano medio

La donna che ho amato per tutta una vita mi tradisce
Gesù, sono così giù che non ascolto più la parola di dio
Sul piatto girano sol più i dischi di Cat Stevens
e raschio i Moody Blues quando penso a un’ordalia
Vorrei sedere sul Trono del Mondo, imporrei lo chador
e andrei d’amore e d’accordo con uomini e animali,
metterei i renitenti in un grosso lager a mordersi le chiappe
e tutti quelli che parteggiano per l’arte ai lavori forzati,
a spaccar pietre sotto il sole e per rancio acqua nera e pane duro
La vita che ho amato più della poesia sulla mia tomba a venire
è caduta a pezzi, come una storia scritta su commissione
Avrei voglia di prostituirmi in una scuola di scrittura creativa
per imparare l’arte dell’epitaffio e del discorso commemorativo
Vorrei così tanto poter dare alle fiamme cattedrali e musei,
uffici postali e manicomi, multinazionali e palazzi di governo,
e ancora cospargere di benzina i cazzoni d’ogni razza religione età

Sono l’americano medio, sono l’americano medio, l’americano medio
Sono un cazzo di niente, sono quello che se lo prende in quel posto
Sono così abbattuto che potrei anche pensare di bere il mio piscio

Sono così abbattuto che potrei anche pensare di bere il mio piscio
Sono un cazzo di niente, sono quello che se lo prende in quel posto
Sono l’americano medio, sono l’americano medio, l’americano medio

Ho le mani sporche di merda, ho l’anima otturata
e nessuno verrà mai a cacciarci dentro le sue mani
per tirarmi fuori da me stesso,
così penso che comunque andrà a finire a rimetterci sarà solo uno
Alla fine, puoi credermi sulla parola, sarò io solo a finir male
E’ che in fondo in fondo sono un debole, sono l’americano medio,
uno sturacessi, uno che non ha le mani in pasta,
uno che non ha il cazzo di coraggio di scoparsi la prima venuta
per protesta o vendetta

Sono così abbattuto che potrei anche pensare di bere il mio piscio
o d’imbottigliarlo e servirlo all’Ultima Cena in raffinati calici di cristallo
C’è sempre la remota possibilità che mi decida a chiamare tutti gli amici,
tutti quelli che si sono sbattuti la mia donna
C’è sempre che sono uno sturacessi, potrei trovar divertente portare in tavola
lo champagne più ingenuo e godermi le loro facce affogate nella mia idea…
nella mia idea di civiltà

Non ci vuole un genio per essere l’americano medio
Non ci vuole un genio per essere l’americano medio
Non ci vuole un genio per essere l’americano medio






Morte all'alba
di Giuseppe Iannozzi


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Leggi l'intervista a Giuseppe Iannozzi
a cura di Chiara Perseghin




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Giuseppe Iannozzi autore di “Morte all’alba” intervistato da Chiara Perseghin

written by King Lear    - lunedì, settembre 29, 2008





Intervista a


Giuseppe Iannozzi


autore di “Morte all’alba”




a cura di   Chiara Perseghin





Dalle prime battute
1) Giuseppe Iannozzi. Il tuo nome è noto sulla rete. Chi naviga ti conosce, molti ti stimano, ma molti ti temono. Sei sincero e pungente. Ti sei fatto più amici o più nemici?
 
Nel corso degli anni il mio nome, bene o male, è finito sulla bocca di molti. Anche questo è un risultato, disgraziato quanto si vuole ma pur sempre un risultato.
Quando decisi di parcheggiare le chiappe (anche) in Rete non mi aspettavo granché; ad essere sincero al massimo mi aspettavo una slabbratura nelle maglie della Rete e null’altro. Con gli anni Internet ha cominciato a veicolare le scelte dei lettori e più in generale di chiunque faccia arte. Credo di non sbagliare dicendo che oggi buona metà delle informazioni ci arrivano grazie all’http; ed è ormai un dato di fatto che molte notizie approdano prima in Rete e poi sulla carta stampata. Libri, musica, film sono largamente pubblicizzati attraverso Internet. C’è stato un tempo, neanche poi troppo lontano, in cui si pensava che l’e-book avrebbe soppiantato la carta stampata: così non è stato e sinceramente non ho mai creduto che un e-book potesse cancellare dalla faccia della terra il classico libro. Oggi viene utilizzato soprattutto per la manualistica tecnica, e molti autori in erba pubblicano i loro romanzi o fumetti in formato lit o pdf. Sono un mezzo come un altro buono per la promozione, ma non per altro. Il lettore ha ancora la necessità di avere il supporto cartaceo, per fortuna. Il libro, quando nasce invalido e non arriva né al pubblico né alla critica, può tranquillamente finire al macero e diventare carta riciclata utile per stampare altri libri. Si deve solo imparare a riciclare con maggiore attenzione per far fronte al problema carta, allo sfruttamento delle foreste.
Se come me fai il critico e lo fai senza concedere sconti di alcun tipo, è chiaro che ti fai tanti nemici, nemici che spesse volte si dicono tuoi amici per un puro calcolo di convenienza. In campo artistico e critico preferisco avere dei nemici dichiarati piuttosto che tanti sorrisi a trentadue denti: dai primi so che non tradiranno la loro natura, non tanto facilmente comunque, mentre i secondi ci mettono un secondo a pugnalarti alle spalle con i loro sorrisi. Gli amici sinceri, sempre e comunque, sono una rarità, come i buoni libri.
 
 
2) Di te conosciamo soprattutto i tuoi articoli, le tue recensioni spesso al vetriolo, le tue interviste. Ma ora finalmente hai deciso di farci leggere qualcosa di veramente tuo. Intendo qualcosa che nasce dalla tua fantasia, probabilmente con influenze da ciò che ti piace leggere, dagli autori che ami di più. Come mai hai deciso solo ora di pubblicare qualcosa di tuo?
 
Ho molti lavori nel cassetto, come tutti quelli che scrivono o che hanno la presunzione di voler scrivere. Nel corso degli anni ho scritto soprattutto per gli altri, per promuovere, per scoprire giovani talenti, per dar loro un piccolo spazio e una vetrina d’appoggio. Non so dire quanto abbia fatto, se poco o tanto, ma ho fatto qualcosa più di niente, sono forse stato meno egoista rispetto a tanti altri che scrivono con il solo intento di pubblicare, di impinguare le proprie tasche e mandare al diavolo chi dice loro, con onestà intellettuale, che farebbero meglio ad andare a zappare la terra. Era giunto il momento di dare qualcosa a me stesso, al mio egoismo, all’innata presunzione che è vigile in chiunque abbia preso una penna in mano. O una tastiera.
In parte: ci sono gli autori che ho amato e che amo in questa raccolta che ha per titolo “Morte all’alba”. Ogni racconto è un omaggio a un autore. Ogni racconto ha un suo preciso stile. Non c’è un racconto uguale all’altro, né per stile né per contenuti.
 
 
Morte all'alba di Giuseppe Iannozzi
3) Perché una raccolta di racconti e non un romanzo?
 
Scrivere un buon racconto, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è un’impresa difficile. Un romanzo, proprio perché tale, rischia di accogliere anche parecchi errori senza che nessuno se ne accorga nell’immediato: il romanzo, alla fin dei conti, altro non è che un racconto allungato.
Oggi si è andata un po’ perdendo l’arte del racconto a tutto favore del romanzo fiume: spesse volte ci troviamo costretti a dover leggere libri di 500 e passa pagine per comprendere alla fine che sarebbero bastate venti pagine o meno. Viviamo nell’èra dell’incomunicabilità, dell’epica, della new age e del misticismo, per cui il vino viene annacquato abbondantemente, sperando così di obnubilare le menti della gente, o meglio ancora di far andare in acqua il cervello. E’ abitudine anche che gli scrittori pubblichino prima dei romanzi, e poi una raccolta di racconti ma solo se sono a corto di idee e se l’editore ha la necessità non procrastinabile di riempire un buco.  
Il romanzo verrà, ma dopo i racconti.
 
 
4) I racconti sono un genere poco amato, o forse sono solo le case editrici che li snobbano facendoci credere che non funzionano? Tu che ne pensi?
 
Non direi che sono poco amati. E’ più giusto dire che vanno di moda le antologie che accolgono autori diversi. Non amo granché le antologie di AA.VV.: la mia esperienza mi fa dire che il più delle volte tra tanti autori/racconti proposti, uno o al massimo due valgono qualcosa, mentre gli altri servono solo a far volume!
 
 
5) Quanto tempo hai impiegato per scrivere questa tua raccolta di ben 29 racconti?
 
Parecchio. Solo un paio di racconti sono nati e finiti nel giro d’un paio d’ore o meno.
Scrivere racconti intriganti è un’arte, a mio avviso ben più complicata che mettere nero su bianco un romanzo. La dimensione del racconto ha bisogno di maturare nella mia testa, prima di poter approdare alla pagina, questo perché nel racconto tendo a sintetizzare tutto un romanzo. Le mie storie sono ricche di particolari, quasi tutte pensate per diventare possibili romanzi. Come ho già accennato, il romanzo è poi solo un racconto molto lungo, infarcito di personaggi e accadimenti, in non pochi casi studiati per essere degli orpelli e null’altro.
 
 
6) Si tratta di una raccolta eterogenea o c’è un filo conduttore?

Non c’è un filo conduttore. Ogni racconto è una storia a sé. Ogni racconto ha un suo preciso stile, ogni racconto affronta un genere o più d’uno. L’unico particolare comune a tutti è la cupezza, anche in quei racconti più felici e ironici.
 
 
7) “Morte all’alba” l’hai pubblicato con Lulu.com Mi incuriosisce molto questa tua scelta. Non penso che tu possa aver trovato qualche ostacolo presso un editore “tradizionale”. Molto spesso su Jujol.com dai spazio a libri di esordienti editi da editori piccoli ma “tradizionali”. Perché non rivolgerti a loro?
 
Volevo prima sondare il pubblico.
Più volte i miei lettori hanno chiesto un mio libro. Sono anni che me lo chiedono e io ho fatto orecchie da mercante. Oggi mi sono deciso. Avrei potuto proporre il tutto a un editore, e forse sarei stato pubblicato senza troppe discussioni per il solo fatto che sono Iannozzi. Non mi andava questo discorso. E poi volevo arrivare ai miei lettori “vergine”, con i miei racconti, senza editing e cesure o censure. L’unico modo per riuscire ad arrivare conservando la verginità era quella di affidarmi all’editoria on demand, senza alcun intermediario.
Non escludo niente per il futuro.
 
 
8) Ho visto che su Lulu hai messo in vendita solo il libro. Come mai non hai previsto la possibilità di poter scaricare “Morte all’alba” in formato digitale?
 
La ragione è semplice: non credo che il download possa aiutare l’autore o l’editoria.
Non credo neanche nelle Creative Commons License.
Chi avrebbe scaricato il mio libro, 128 pagine, se lo sarebbe dovuto stampare, tranne nel caso avesse avuto la malaugurata intenzione di leggerlo a video. Stampare con una comune stampante costa: tra inchiostro, fogli ed eventuale rilegatura, avrebbe speso una cifra ben superiore al costo del libro bell’e stampato grazie all’editoria on demand.
Offrire un assaggio del proprio lavoro può aiutare il potenziale lettore a orientarsi. Offrirgli il libro in formato digitale è un modo sbrigativo per prenderlo per i fondelli. Per esperienza chi ha scaricato un libro in formato digitale e gli è piaciuto, alla fine l’ha comperato; magari ha aspettato l’edizione in paperback, però ha sentito la necessità di avere il formato tradizionale.            
 
 
9) Io “Morte all’alba” l’ho ordinato e sto aspettando di riceverlo per leggerlo. Ovviamente sarà mia cura farne una recensione “sincera”, ma se avrò delle altre curiosità spero vorrai concedermi un altro po’ del tuo tempo per altre domande. Nel frattempo ti ringrazio e buon lavoro.
 
Sono molto curioso di leggere la tua recensione. Mi auguro che “Morte all’alba” incontri il tuo favore, ma se non dovesse piacerti spero me lo vorrai dire nero su bianco senza peli sulla lingua.
Chiaro che se avrai altre domande da porgermi, sarò ben felice di rispondere.
 
Grazie a te per avermi offerto la possibilità di chiarire il motivo per cui ho deciso di pubblicare e in questa forma.
 
Buon lavoro a te.


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Marco Simonelli, Palinsesti, Editrice Zona

written by King Lear    - lunedì, settembre 22, 2008





Palinsesti


Marco Simonelli
 

di Giuseppe Iannozzi
 


 
S. Kessler, Ridge e Brooke, Ken e Barbie, la Cueva, Holly e Benji, Wanna Marchi... Ogni stella ca[n]dente, indistintamente s-oggetto e persona, è uno schianto di meteora dello Star System (esemplare la parabola di Superman), l’ante[n]nato fondale a luci intermittenti (galassia e buco nero) che senza posa si (e ci) ri-scrive. Appunto Palinsesti, ossia ri-produzione di una “letteratura” (e annessa mitologia) biodegradabile, torchiata sulla vanitas dell’usa-e-getta patinato e destinata a perdersi nell’eco breve dello stretto tempo televisivo. E paradossalmente, consegnata al megafono metrico, quasi per contrappasso, a divenire invece memorabile. (Zapping, di Federico Scaramuccia).
 
 
L’ho letto Marco Simonelli.
E’ la poesia che da anni aspettavamo per entrare finalmente in contatto con l’aliena società che viviamo/subiamo – in maniera passiva a novanta gradi, o in piedi ma a sognare a occhi aperti, noi eterni bambocci sul campo da calcio di uno spokon manga giapponese. “Palinsesti” è la nevralgia del vivere che conosciamo solamente attraverso le reti televisive private e di Stato.“Palinsesti” è l’imperativa necessità di oggi: poesia avantpop. Poesia spericolata, che racconta il quotidiano con una energia inusuale, tracciando in ogni lirica un mondo una situazione un’esperienza di palinsesto: si passa dalla Girella al cioccolato sintetizzato alla piatta rassicurante certezza familiare di Casa Vianello. Il lettore leggendo Marco Simonelli è come se si trovasse in mano, di punto in bianco, delle polaroid solo un po’ sbiadite; o come se venisse inondato/travolto da un vagito radiofonico e da un’aurora di fosfeni impazziti alle 2 di notte con il sonno che non vuole venire. Da “canzoni di sapone” alle spericolate lodi sparate contro Cristina D’Avena, Simonelli fa il punto delle nostre esistenze con un sincero piglio à la Larry McCaffery, proiettandoci di fatto nella vita quotidiana, ahinoi, sempre più addomesticata da lobotomizzanti jingles e da ossessive pubblicità – quasi sempre eterne, senza data di scadenza, e vuoto a perdere.
Ci sono gli anni Ottanta tutti in “Palinsesti”, e non sfuggono né Marta Flavi né Marzullo, né il dissanguamento truffaldino di Wanna Marchi né l’androgina plastica di Barbie, perché, per dirla coi versi di Simonelli, “la vita è costosa” quindi “si faccia una domanda, si dia una risposta”.
Leggetelo anche voi Marco Simonelli, aprite gli occhi.

 
Marco Simonelli è nato nel 1979 a Firenze, dove vive. Nel 1998 ha pubblicato il racconto in versi Memorie di un casamento ferroviere del '66 (Florence Art, Firenze). Del 1999 sono invece Giorni Verdi (Lietocolle, Como) e Notturno per grondaia e fili della luce (Gazebo, Firenze). Dal 2000 al 2003 ha fatto parte del gruppo di poesia performativa Stanzevolute. Sue poesie, interventi e traduzioni compaiono sulle riviste L'Area di Broca, L'Apostrofo, Atelier , Testo a Fronte, Re: e nelle antologie Nodo Sottile (Firenze, Cadmo 2001 e 2002 e Milano, Crocetti, 2003). Del 2004 è il poemetto Sesto Sebastian, trittico per scampata peste (Lietocolle, Como), riscrittura in chiave omosex del martirio di San Sebastiano: dal testo è stata tratta una performance presentata a Pistoia (club Agrado, 2004), Montiglio (Primo Festival della Poesia Italiana, 2004) Firenze (Festival A+Voci, Giubbe Rosse, a cura di Massimo Mori, 2005), Roma (teatro Vascello 2005).
 
 
Palinsesti - Marco Simonelli - Con una nota di Federico Scaramuccia - ZONA 2007 - ISBN 978 88 95514 02 4 - pp. 90 - EURO 10
 

 


   http://www.editricezona.it/palinsesti.htm
 
   http://www.marcosimonelli.splinder.com/


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Mi tocco per te sulle Montagne Russe

written by King Lear    - venerdì, settembre 12, 2008







Sulle Montagne Russe


(io mi tocco per te)



di Giuseppe Iannozzi




a Nadia Errosa
che se la fa sotto per un niente



Nad, voglio farlo con te.
Sì, hai capito bene.
Con te.
Mi hai preso bene.
Ti sogno giorno e notte.
Nad, sono preso.
Troppo preso.
Passione devastante.
Devastante
fino all’ultima molecola.
Questo Big Bang,
così devastante…

Mi tocco a ogni momento.
Ti penso.
Ti penso e mi tocco.
Mi tocco e ti penso.
Ti immagino.
Ti immagino
che ti spogli
d’ogni residuo d’orgoglio.
Ti immagino e mi tocco di nuovo.
Mi tocco
fino a farmi del male quasi.
Mi tocco e ti immagino.
E’ meraviglioso.
Ti sento gridare.
Gridare.
Gridare.
Gridare
senza sosta.
Sulle Montagne Russe.

Io che ti guardo.
Io che ti tocco
dove non dovrei
per farti coraggio.
Io che mi ti godo
mentre dalla strizza
te la fai sotto di brutto.
Io che ti asciugo il bagnato
con uno straccio di fazzoletto
per farti coraggio.
Ma in fondo alla strozza
me la rido della grossa
del tuo panico da capogiro.

Dio, cosa non darei
per sbatterti su quelle Montagne Russe.
Tagliano in due un capello
tanto sono veloci e affilate.
Ti rivoltano il cervello
nella scatola cranica
senza chiederti il permesso.
Ti riducono
in maniera esagerata:
un budino mollo vomitato.
Io ci verrei con te
anche solo per vederti in faccia
stravolta
senza più fiato,
manco avessi preso sotto
un mandingo,
un nano e un maiale superdotato.
Ci verrei per vedere
il tuo teschio urlare
e squarciare
la barriera dell’Infinito

Passione.
Innominabile
fino all’ultima molecola.
Questo Big Bang,
così profondo, così ignoto…

Nad, facciamoci un giro.
Facciamolo insieme.
Io mi tocco, mi tocco, mi tocco…
Mi tocco quando ci penso
a quanto sarebbe bello
vederti paonazza
gridare a squarciagola
mezzo impiccata
dalle cinture di sicurezza
con la Morte
che ti sghignazza davanti
e ti schiaffa la sua lingua putrescente
in bocca
giù fino in gola
e di più ancora
a rimestarti le budella.
Facciamolo.
Facciamolo insieme.
Non ti pentirai
dopo aver visto
che basta un momento
per dar credito a una devastante passione.

Nad, lasciati andare.
Non puoi controllare
lo sconvolgimento
che preme per uscire
come serpente
fuori dalle mutande;
ma senza riuscirci.
Senza volerlo mai
veramente..

Nad, questa è passione.
E’ passione
che ti mette al tappeto.
Che ti lascia
senza respiro
né speranza di recupero.
Lasciati andare.
Fatti un giro
sulle Montagne Russe.
Ci sarò io ad asciugare
il bagnato
con uno straccio di fazzoletto.

Questa passione.
Così devastante
è un serpente
penetrato dalla bocca
e finito dritto
dentro le tue budella.
Sì, così devastante.
Senza scampo.

Passione.
Devastante.
Sulle Montagne Russe.









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mai più un altro duce - Benito, vaffanculo

written by King Lear    - martedì, settembre 09, 2008




mai più un altro duce


l'unico benito buono
è quello esposto
a Piazzale Loreto









Benito, vaffanculo



di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
Il primo bacio che mi hai dato, l’ultimo che hai ricevuto
non sono serviti a salvare né una farfalla né uno scorpione
Non è una bassa questione di opinioni diverse; non credere
che un morto legato per i piedi a testa in giù non sia più
pericoloso; non credere che la lingua penzolante di Giuda
non possa più spargere tra i Getsemani il cattivo seme
Tieni gli occhi ben aperti, c’è sempre chi ha pronto il coltello
C’è sempre chi per convenienza vuole impiccarti innocente
con le tue stesse budella alle porte dell’Urbe fregandosene
di religione fratellanza comunione
 
Gli psicanalisti straparlano e piangono sangue come certe
ridicole statue di Santi condannati tra calendari e conventi
Il bue e l’asinello sono stati macellati per il loro fiato caldo
Il ranocchio verde sta pacifico crocifisso con la lingua di fuori,
qualcuno si fa il segno della croce, qualcuno invece bestemmia
E’ così bello, così bello quel simpatico ranocchio, fa tenerezza!
Peccato ci sia quel pretaccio in nero con la sua cazzo di Bibbia
Tutto questo, tutto questo è così mitico, così fottutamente mitico,
possibile che non te ne renda conto? Le pornostar fanno a gara,
si spogliano in gran fretta, si spruzzano d’acqua le magliette,
si baciano con la lingua, senza pudore: un vero miracolo in rosso
Divino! Possibile che solo tu abbia ancora la faccia tosta di voler
fare la suora di clausura fino a quando non ti serviranno più
gli assorbenti, per l’amor di Dio?
 
L’unico Benito buono è quello a testa in giù a Piazzale Loreto
L’unico Benito buono è quello a testa in giù a Piazzale Loreto
L’unico Benito buono è quello a testa in giù a Piazzale Loreto
 
Testamento biologico o profilattici più sicuri per tutti
Fingere (d’essere o non essere) non costa nulla; questo solo,
questo l’attuale dilemma, lo scandalo che cuce le bocche
Porci maiali orwelliani e prepotenti in seno alla Chiesa
uniti in coito infernale fanno finta di darsi botte da orbi
sulle prime pagine dei giornali: non mi dire che sei disposta
a prestar loro fede! Ti prego, non mi sorridere così,
come se fossi all’oscuro di tutto
 
L’unico Benito buono è quello a testa in giù a Piazzale Loreto
(Il primo bacio che mi hai dato, l’ultimo che hai ricevuto
non sono serviti a salvare né una farfalla né uno scorpione)
L’unico Benito buono è quello a testa in giù a Piazzale Loreto
(Il primo bacio che mi hai dato, l’ultimo che hai ricevuto
non sono serviti a salvare né una farfalla né uno scorpione)
L’unico Benito buono è quello a testa in giù a Piazzale Loreto
(Il primo bacio che mi hai dato, l’ultimo che hai ricevuto
non sono serviti a salvare né una farfalla né uno scorpione)
 
Il primo bacio che mi hai dato, l’ultimo che hai ricevuto
non sono serviti a farmi cambiare opinione
che siamo tutti bastardi compromessi in un modo o nell’altro
Il primo schiaffo che mi hai stampato dritto in faccia,
la prima carezza che ti ho lasciata impressa sulla faccia
non sono serviti a farti perdere l’illusione che basta poco
per sembrare più buoni, che basta non cercar il pelo nell’ovo
Ma tu, amor mio, non hai mai capito che dell’apparenza
me ne fotto; è per questo che siamo arrivati a questo punto
Indietro non si torna più, indietro no, non si torna più
 
Il primo bacio che mi hai dato, l’ultimo che hai ricevuto
Il primo schiaffo che mi hai stampato in faccia
La prima carezza che ti ho lasciata impressa sulla faccia
E io continuo a gridare a mio rischio e pericolo
che l’unico Benito buono è quello a testa in giù a Piazzale Loreto
Che l’unico Benito buono è quello a testa in giù a Piazzale Loreto,
che l’unico Benito buono è quello a testa in giù a Piazzale Loreto
 
Tu continua pure a imbottirti di assorbenti la ferita in mezzo alle gambe
ma non servirà: forse non lo sai, ma il fascista non ti guarda in faccia
e nemmeno in mezzo alla cosce, ti penetra e basta, ti penetra e basta
Ti penetra e non ti lascia nemmeno il tempo per l’ultimo urlo di sangue
Ti penetra e non ti lascia nemmeno il tempo per l’ultimo urlo…
Ti penetra e non ti lascia nemmeno il tempo per l’ultimo urlo…





Cohiba - Daniele Silvestri


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Didier Van Cauwelaert e Mario Favini recensiti su Scritture & Pensieri (Corriere nazionale)

written by King Lear    - martedì, settembre 02, 2008






Scritture & Pensieri a cura di Stefania Nardini

Scritture & Pensieri


Sulla pagina culturale Scritture & Pensieri (a cura di Stefania Nardini) del Corriere Nazionale * potete leggere due mie recensioni, nell'ordine:


Mario Favini - "Centro commerciale" - Cicorivoltaedizioni - rec. di G. Iannozzi

Didier Van Cauwelaert - "Il vangelo di Jimmy" - Barbera editore - rec. di G. Iannozzi



     Potete scaricare la pagina in formato pdf cliccando qui sopra.


Buona lettura,

g.i.


* Il Corriere Nazionale è quotidiano nazionale di informazione. La testata è registrata come "Il Cittadino Oggi - CORRIERE NAZIONALE". Direttore Nino Botta. È stampato con una media di 24 - 36 pagine. Cronache nazionali, estere, sportive e culturali. Pagine e rubriche speciali. Nasce dalle ceneri de La Gazzetta di Siena nel 2000, trasformandosi successivamente sul modello de Il Libero Cittadino, periodico politico-amministrativo edito nella città Toscana tra la fine del 1800 e l'inizio del secolo scorso. L'attuale testata è stata registrata nel 2000.

Sede legale in Siena. Direzione e stampa a Perugia. Redazioni a Perugia e a Siena. Il corpo redazionale è formato da una cooperativa di giornalisti. Tiratura media 60-70mila copie.

Esce in edicola come testata autonoma e indipendente. In Umbria, alcune province della Toscana e del Lazio è offerto in abbinamento con i quotidiani "Corriere dell'Umbria", "Corriere di Arezzo", "Corriere di Siena", "Corriere della Maremma/Grosseto", "Corriere di Viterbo", "Corriere di Rieti", "Corriere della Sabina".

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contro ogni dio

written by King Lear    -





contro ogni dio
di Giuseppe Iannozzi
 




 
presto
 
 
presto, è presto, così presto
i cieli devono piombare a terra
i fiori non sono ancora appassiti
l’orologio è fermo alla stazione
questo sciopero generale
ha messo a soqquadro i miei passi
il bambino che sono stato non ha smesso
di tirare sassi sullo specchio d’acqua
è così presto, così presto per lasciarsi
il tramonto alle spalle
il meglio deve ancora accadere
il peggio è un’ipotesi
ma pronta a cadere dal calendario
 
se mi ami come dici non mollare adesso
che ogni cosa è coinvolta nel caos
l’ovest non è lontano dall’est, ci credi?
il muro del pianto e il muro di berlino,
la grande muraglia cinese e la torre eiffel,
la legge di gravità e la prima atomica
ma le rondini puntano per un dove
che non sia qui nell’immediato
e i gabbiani gareggiano con le nuvole
con la fortuna e le donne in mare
è presto, è presto, presto anche per il silenzio
se mi ami, se mi ami con quella forza che ami
è adesso il tempo di dimostrarlo
 
anche un simulacro tenta il volo d’una colomba
gli androidi sognano pecore elettriche
c’è la crisi, nove orsi polari rischiano d’affogare
c’è la tragedia, le foche picconate muoiono
sul bianco del ghiaccio e dio non starnutisce più
da troppo tempo
 
è presto, è presto, così presto
per lasciarsi il tramonto alle spalle
così presto per fare dire baciare
così presto, così presto per questo caos
non è frutto del caso, no che non lo è
questo andare su e giù senza uno scopo
riesci a vedere l’ombra che si estende?
riesci a sentire la pioggia sulla pelle?
 
è così presto, così presto, è questo questo questo
muhammad ali non è sceso dal ring
quelli in ascensore bevono drink allungati
e decidono il destino
è così è questo questo questo, è così
è così duro, non accettare questo stato di cose
 
presto, presto, troppo presto
per voltare le spalle
troppo presto per lasciare indietro
il tramonto, non trovi anche tu?
 
è presto, è presto, presto anche per il silenzio
se mi ami, se mi ami con quella forza che ami
è adesso il tempo di dimostrarlo
 
se mi ami, se mi ami con quella forza che ami
è adesso il tempo di dimostrarlo
 
presto presto presto
presto presto presto
presto presto presto
 
 
 
asini e serpenti
 
 
asini e serpenti, amanti e stretti parenti
tieni la testa sulle spalle, non toccarti le palle
la schiena dritta, il mento squadrato bene in vista
quello che ti hanno insegnato a scuola
è tutto sbagliato
non hai forse visto come l’aquila piomba
sull’agnello?
vuoi forse finire anche tu crocifisso a testa in giù?
se ti gambizzano continua a camminare
non far vedere loro che hai paura
se ti accoltellano alle spalle tu fa finta di respirare ancora
non farti pensare una signorina con il moccio al naso
loro non aspettano altro per metterti la corda al collo
per sbatterti in prima pagina con titolo SCANDALO
per darti in pasto alla tentazione di eva vestita di serpenti
and bye bye
 
asini e serpenti, asini e serpenti, asini e serpenti
vivono la stessa casa la stessa causa la stessa sporca cosa
la schiena dritta, a testa alta sputagli dritto in faccia
 
asini e serpenti, amanti e stretti parenti
non perderti fra le nuvole, sono alte ma a livello d’uomo
non farti fregare, aspettano solo un tuo passo falso
per tagliarti la gola e aprirti un sorriso su due piedi
tu ricorda sempre che hai una sola parola e lo sputo lungo
da una sola bocca, da una sola bocca, da una sola bocca
 
 
 
Quante Madonne!
 
 
Pregate per noi, per noi che pecchiamo,
scalzi con ostinazione a ogni età
 
Domani organizzo, porto il turibolo
Lo farò oscillare a destra e a manca
coi fedeli ai miei piedi, chi alla pecorina
chi a gambe larghe larghe,
chi invece chiuso coi ginocchi a croce
Lanceremo urla di gioia e dolore
Perdere la verginità è sempre un fatto,
un fattaccio di sangue come la mafia
che regola un conto; perderla di dietro poi
è invece una missione parlamentare
che uno ci dev’essere portato,
però la prima volta è sempre uguale...
un dolore prolungato infernale senza pace
 
Domani mi preparo, vestirò in nero
I paramenti più demoniaci per dir messa
e tosto invitare i fedeli a scopare
senza concedere al proprio vicino
un solo attimo di requie
Domani darò il meglio di me, in prima pagina
accusato di Blasfemia con lo Scandalo
a urlarmi la sua Menzogna negl’orecchi
 
Domani ti dimostrerò che cuore di Drago sono
Infiammato davvero non mi hai visto mai
Domani, ti giuro, le tue labbra prenderanno
su di sé fiamme preghiere e bestemmie
Domani sì, mi spoglierai della tonaca
per farti infine mia personale Madonna
 
 
 
confesso
 
 
Padre, raccolga la mia confessione, ho peccato e non sono pentito
Padre, ho fatto fuori con un solo colpo chi mi ha ostacolato il cammino,
l’ho fatto perché Dio mi ha comandato d’essere un eroe
E’ tanto tempo, tanto che non vado più a messa;
eppur ancora ricordo l’odore dell’incenso e l’oscillare del turibolo,
la mestizia dell’acqua santa sulla fronte;
e rivedo in lenta processione le tonache nere venire e battere i tacchi,
ricordo i volti tristi e scavati, il loro alito di tomba e la luce dalle vetrate
Padre, è tanto tempo che scavo fosse proprio dietro casa
alla luce del sole, senza che nessuno dica mai niente
Non crede anche lei che è un vero miracolo?
Par quasi abbiano tutti le bocche cucite e occhi di bottoni
 
Trovo tutto molto bello qui, il confessionale non è cambiato:
le macchie sono in sovrappiù da come ricordavo, ma di tempo ne è passato,
non potevo pretendere che questo segreto rimanesse congelato
 
Padre, lei assomiglia parecchio a quel vecchio che mi dava l’ostia
Padre, è forse per lei che oggi sono qui a mani giunte?
E’ forse per questo?
E’ forse per questo?
E’ forse per questo?
 
Padre, legga il labiale, si faccia vicino proprio come quand’ero piccino
Le confesserò un segreto, una frase fatta e che Dio ha dimenticato:
la strada per il Paradiso è lastricata di buone azioni
ma ci arrivano tutti d’un pezzo solo gl’assassini e quelli come me;
i segaioli e i pederasti invece aspettano per tutta la vita uno come me
 
Ora raccolga la mia confessione, ho tanto peccato e non sono pentito
Padre, lasci che l’abbracci come quand’ero una pecorella smarrita
Padre, venga tra le mie braccia aperte, le darò il conforto che merita
Padre, vede? So tenere le mani giunte come mi ha insegnato lei
e so allargare le braccia proprio come Gesù, proprio come Gesù
 
Padre, perché si è fatto così bianco in volto?
 
 
 
sfidare il Diavolo
 
 
non si dovrebbe mai sfidare il Diavolo
se non si è più che certi di poterlo battere almeno sulla distanza...
troppi gli stolti che lo sfidano a cuor leggero
 
tu che ora sei qui davanti a me credi d’avere una possibilità?
io sono certo di no ed è ormai troppo tardi per tornare indietro
la vita è una puttana, è breve… troppo breve, è bionda
e dio è un pompino
 
non si dovrebbe mai giocare a poker con un demonio
neanche se hai un asso nella manica e una gamba di legno
quello ti mette alle strette e ti strappa le budella
per vaticinare chi vincerà la mano
non si dovrebbe mai scendere a patti con il Diavolo
più abile di paganini i suoi artigli non danno valore alla pietà
tu che ora sei qui davanti a me con la testa fra le preghiere
e i piedi affondati nelle fiamme, ti illudi davvero
che vedrai la luce di dio? forse non ti hanno informato,
ma è venuto, è venuto, è venuto, il suo seme riposa sterile
è sempre stato meno di un pompino - un charlie manson
senza spina dorsale
 
non si dovrebbe mai andare incontro a Caronte
se non si è più che certi di poterlo battere almeno sulla distanza...
troppi gli stolti che provano a sfidare il Lete a cuor leggero
 
indietro non si torna, lasciate ogni speranza voi che osate
indietro non si torna, lasciate ogni speranza voi che osate
indietro non si torna, lasciate ogni speranza voi che osate

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