Bio Iannozzi - La pagina personale di Giuseppe Iannozzi - do ut des



© - Tutti i contenuti di questo blog possono essere riprodotti
previo consenso scritto dell'Autore.
Tutte le violazioni saranno perseguite a termini di Legge.


un po' di pazienza!

Gli Editori e/o Autori
che desiderano inviare copie promozionali dei loro Lavori
affinché vengano recensiti sulle pagine di Bio Iannozzi
possono contattare tramite e-mail l'Autore di questo blog.

In Evidenza


Francesco Guccini - Icaro   Jurij Druznikov   Jerusalem - Frediani Andrea   I silenzi di Joe - Fabio Della Seta   Ivo Mej - Moro rapito!   Laura Costantini e Laura Falcone - Roma 1944




Free Tibet

Free Tibet


Luisito Bianchi. I miei amici (diari 1968 - 1970). Sironi editore, collana indicativo presente

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, maggio 17, 2008



Luisito Bianchi

I miei amici



(diari 1968 - 1970)



Il lavoro, la Chiesa e il potere:
il diario di un prete in fabbrica
e il suo tentativo di fedeltà all’Evangelo.


Il «giornale dell’anima» di un grande scrittore. «Per la prima volta, questa notte, con insistenza, a lungo, senza attenuanti, ho maledetto la fabbrica. Avessi avuto il potere taumaturgico di Cristo, i motori si sarebbero fermati, le tine sventrate, le ciminiere sgretolate. L’orgoglio del fico avrebbe ceduto allo squallore della desolazione. Mi è apparso, in tutta la sua crudezza, quello che vale l’uomo in fabbrica, macinato dal sistema: nulla. A che serve la mia vita? A fare un bel gesto? A vivere l’Evangelo? A preparare un tempo più autentico per la Chiesa? Ad assommare inutilità su inutilità, vanità su vanità? Veramente Dio tace. Siamo nel periodo del sepolcro vuoto e del silenzio del Risorto.»


L’autore di questo diario è un prete, che fa l’operaio: «L’esperienza della fabbrica [...] era un fatto di coerenza: trovare il sostentamento nel lavoro per essere gratuiti nel ministero, per cercare di capire come poteva essere credibile la Chiesa. Io potevo esserlo, come persona, ma quello che mi interessava era che lo fosse la Chiesa. E quell’interrogativo rimane aperto ancora oggi, forse ancora di più».

Le sue sono annotazioni quotidiane: tumultuose, appassionate, dubbiose e drammatiche. E animate da un affetto sincero, pieno di arguzia e allegria, verso i compagni: quelli che condividono i turni nel reparto della Montecatini, a Spinetta Marengo.

Leggendo ci accorgiamo di essere entrati nella vita di questi amici: sappiamo tutto di loro e delle loro famiglie; tutto della Commissione interna di fabbrica e dei vari direttori; abbiamo imparato a fiutare l’odore chimico del reparto, abbiamo provato la lunghezza del turno di notte, condiviso gli innumerevoli thermos di caffè, attraversato i conflitti, visto gli incidenti e patito le morti.

È questa la ragione del titolo I miei amici, perché è attorno ai compagni che prende senso tutta l’esperienza di don Luisito Bianchi.

Ci passa la storia d’Italia in questo libro: il movimento operaio, i difficili anni post-conciliari, quel ’68 che ha scompigliato come un vento la società del nostro Paese. Ma, soprattutto, protagoniste sono la Chiesa e la Fabbrica: restituite senza ideologia e con la capacità di far emergere problemi e contraddizioni in cui ci sorprendiamo ancora oggi immersi.

Società, politica, teologia, cronaca: qui non sono concetti, ma forze che agiscono nella viva carne di una persona che a quarant’anni mette da parte tutto, tranne la propria coscienza, per esporre alla nuda prova della vita la sua vocazione e la sua umanità.

I miei amici sono un vero «giornale dell’anima», che non seleziona né gerarchizza, non censura né abbellisce, non ammaestra né moraleggia ma provoca con il semplice potere della verità.

Luisito Bianchi è nato a Vescovato nel 1927 ed è sacerdote dal 1950. È stato insegnante e traduttore ma anche operaio, benzinaio e inserviente d’ospedale. Ora svolge funzione di cappellano presso il monastero di Viboldone (Milano). Ha pubblicato: Salariati (1968), Gratuità tra cronaca e storia (1982), Dittico vescovatino (2001), Simon mago (2002), Dialogo sulla gratuità (2004) e Monologo partigiano (2004). Sironi ha pubblicato Come un atomo sulla bilancia e La messa dell’uomo disarmato, il suo grande romanzo sulla Resistenza, elogiato da critica e pubblico.

Hanno detto di lui: «Un punto di riferimento per chi ama la letteratura, per i critici e per i lettori che hanno trovato nei libri di questo autore un seme di verità, una parola vera e necessaria» (Avvenire); «Un autore di densissimo spessore umano e spirituale» (La Stampa); «Don Luisito Bianchi è sempre stato ed è un prete "scomodo", di quelli pronti a mettersi in gioco» (L’Unità).

I miei amici - Luisito Bianchi - collana indicativo presente - Sironi editore - ISBN: 978-88-518-0100-7 - Pagine: 832 - 24 €


Acquista dall'editore: I miei amici, Luisito Bianchi

su IBS:  I miei amici, Luisito Bianchi

su BOL: I miei amici, Luisito Bianchi

su Libreriauniversitaria: I miei amici, Luisito Bianchi

sul portale Fnac: I miei amici, Luisito Bianchi

su La Feltrinelli: I miei amici, Luisito Bianchi


Il titolo "I miei amici" di Luisito Bianchi è disponibile in tutte le più grandi librerie.


Altre info su Vibrisse, bollettino: I miei amici di Luisito Bianchi

Per commentare questo pezzo, su Vibrisse, bollettino, qui.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:31 | segnalazioni, cultura, libri, editoria, scrittura, autori, comunicati stampa, in libreria, scrittori, ultime notizie, casi letterari, novitĂ  in libreria | clicca per commentare



Massimiliano Parente. Contronatura. romanzo Bompiani

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, maggio 08, 2008



Massimiliano Parente

CONTRONATURA


romanzo Bompiani


"Scandaloso o no che sia, Massimiliano Parente è uno scrittore fra i più interessanti apparsi negli ultimi anni." (Giordano Bruno Guerri)
 
"Una scrittura incontinente, realistico-visionaria, dalle inesauribili risorse. Si potrebbe dire che non rispetta il lettore (come del resto molti grandi novecenteschi)." (Filippo La Porta)
 
"Se ne parlassi, dovrei parlarne benissimo e malissimo nello stesso tempo."
(Antonio Moresco)


Massimiliano convive con una famosissima, ed enorme, presentatrice televisiva: Naike Forcella. Non avrebbe voluto avere figli ma ha appena avuto una bambina da lei, e in più, come se non bastasse, non è neanche innamorato, perché lui ama Scarlett. Lui e Scarlett un tempo erano fidanzati, ma ora non più: lei vive con un medico bulgaro e ha avuto anche un figlio.

Contronatura - Massimiliano ParenteSempre a peggiorare la situazione, Massimiliano ha anche un'ammiratrice in continua fibrillazione per lui, tale misteriosa Madame Medusa, che gli scrive senza tregua appassionate lettere d'amore. Mentre un'estate Massimiliano e Naike attraversano l'Italia, diretti al Sud per le vacanze, Scarlett scompare, dopo un periodo di persecuzioni da parte di un ricattatore. Contemporaneamente, un misterioso killer inizia a massacrare delle povere prostitute. La mente e il cuore di Massimiliano, turbati dagli eventi, sembrano non reggere più: il mondo è caos, la televisione è tutto, il sesso non consola più. Tutto sembra essere contronatura. Ma forse una chiave c'è... Una spiegazione che tiene insieme tutto.
 
 
Contronatura - Massimiliano Parente - Bompiani - Collana: Letteraria - Pagine 518 - Formato - Anno 2008 - EAN13 9788845260407 - € 19.00
 
 
Leggi anche:

intervista a Massimiliano Parente – La macinatrice a cura di G. Iannozzi

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 10:15 | segnalazioni, libri, letteratura, interviste, editoria, autori, comunicati stampa, in libreria, pubblicitĂ , scrittori, ultime notizie, casi letterari, preview, novitĂ  in libreria, capolavori contemporanei | clicca per commentare



Trudi Birger. Ho sognato la cioccolata per anni. Piemme, bestseller

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, maggio 03, 2008


Trudi Birger -- Ho sognato la cioccolata per anni



Trudi Birger


Ho sognato la cioccolata per anni
 

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Trudi Birger, sopravvissuta agli orrori dell’Olocausto, alla fine della guerra si è trasferita a Gerusalemme dove ha vissuto con la sua numerosa famiglia. Derubata della giovinezza, ha scelto di dedicarsi con tutte le sue forze ai bambini più poveri, di qualunque etnia e religione fossero, fino alla sua morte, nel 2002. “””Ho sognato la cioccolata per anni”, il racconto della sua esperienza nei campi di concentramento, è stato tradotto in tutto il mondo, suscitando grande commozione. Il seguito della sua storia è narrato in “””Da bambina ho fatto una promessa”. Entrambi i titoli sono disponibili nel catalogo Piemme, più volte e giustamente ristampati in diverse edizioni.
 
“Ho sognato la cioccolata per anni” di Trudi Birger, un romanzo autobiografico sì, ma per molti versi esemplare e unico nel suo genere, di denuncia degli orrori nazisti contro gli Ebrei.
Nella scrittura di Trudi Birger non ci sono inutili impronte del book in progress, come invece avviene per autori quali Mauro Covacich e Franz Krauspenhaar.
La Birger ci consegna, con assoluta modestia, un grandissimo libro che ci parla dell’Olocasuto, della guerra, delle proprie radici, di una madre e di una figlia che nel mezzo del dramma giurano a sé stesse di essere persone migliori nella speranza che un domani ci sarà. Una storia che guarda sì all’Olocausto ma con particolare attenzione alle radici della famiglia oltre che del proprio popolo. Questa pecularietà, dove la materia narrativa attinge direttamente al solipsimo, restituisce al lettore una emozione proiettata verso la Storia. L’azione balsamica, o terapeutica per usare un aggettivo molto di moda oggidì, grazie alla penna di Trudi Birger non è fine a sé stessa, congeniale al solo rapporto scrittore-lettore, ma al contrario si consegna alla Memoria, con commozione e autentica Pietas. La testimonianza della Birger ci insegna che mai ci si deve arrendere all’odio. Nella prefazione a firma di Jeffrey M. Green si legge: “Questa è la storia eccezionale di un essere umano: Trudi Birger, sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti, strappata alla morte poco prima di essere spinta nel forno crematorio del campo di concentramento di Stutthof. [...] Intenzione di questo libro non è semplicemente l’esposizione di una serie di fatti, quanto quella di far rivivere il vissuto personale dell’esperienza di Trudi”.
 
La rabbia, dovuta all’ingiusta e inclemente reclusione, una rabbia umana che è la forza di rimanere aggrappate alla vita nonostante tutto, la fame che scandisce i giorni ma non divora mai la speranza che un giorno gli Alleati metteranno a tacere l’orrore nazista, viene descritta dall’Autrice con sofferta emozione che non cede mai all’autocommiserazione:
 
“Al campo ero sempre affamata. Di notte sognavo tazze fumanti di cioccolata e croccanti panini con tanto burro. Erano sogni così intensi da sembrare reali e in pieno contrasto con le piccole quantità di cibo che ci venivano date. Malgrado le disumane condizioni della vita, malgrado la paura e la degradazione, la sofferenza fisica e la fame, ero ancora ostinatamente attaccata alla vita e lottavo per tenere alto il morale mio e di mia madre. Anche la rabbia ci dava forza, la rabbia di essere state abbandonate, di essere tagliate fuori dal resto del mondo. Quanto ancora ci sarebbe voluto prima che gli Alleati sbaragliassero i nazisti? Eravamo sicure che avrebbero perso la guerra, e ci aggrappavamo alla speranza di poter vedere quel giorno”.
 
Aleggia delicato il desiderio di rimuovere l’accaduto; e non accade, perché Trudi sa che quei cinque anni della sua vita fanno oramai parte non solo della sua vita ma della Memoria, e non sarebbe giusto dimenticare dimenticando così chi meno fortunato non ce l’ha fatta a vedere la luce del sole fuori dai campi di concentramento: 
 
“Ancor oggi una parte di me dice... Cancella quei cinque anni dalla tua vita! Non parlarne. Vivi nel presente, per il futuro. Quella parte di me vuole scrollarsi di dosso i ricordi. Ma io non fuggo, perché un’altra parte in me dice che cancellare il passato è un’offesa alla memoria di chi ha sofferto e all’immensa moltitudine che non è sopravvissuta. Per questa ragione ho spesso parlato a gruppi di scolari israeliani nella giornata commemorativa dell’Olocausto. Trovo penoso e spossante stare di fronte a un gruppo di persone ed esporre le mie sventure. Mentre parlo, non vedo più i giovani davanti a me. Vedo il ghetto e i campi. Vedo le vittime e i loro cadaveri. E tutta la paura di quegli anni ha di nuovo il sopravvento. Eppure, per quanto sia estenuante, continuo a farlo. Mi sento in dovere di trasmettere la storia dell’Olocausto alla nuova generazione, ed è giusto che sia così visto che c’è ancora chi la può raccontare”.
 
La storia di una bambina che viene strappata dalla quotidianità di Francoforte per trovarsi presto rinchiusa, come animale in gabbia, nel ghetto di Kosvo, in attesa di finire nel campo di concentramento di Stutthof. La storia di una bambina per l’appunto, la cui vita era appena all’inizio, di una bambina armata solo della sua innocenza. La storia di un grande coraggio là dove speranza non regna: la protagonista si lega alla madre, a tutto ciò che essa rappresenta per lei, per la Memoria del popolo ebraico intero. Un’intensità dolorifica e salvifica esposta senza censure né ritrosie, neanche quando annichilita nel corpo, ma non nello spirito, nuda e rasata a zero viene accompagnata verso il forno crematorio.

“Ho sognato la cioccolata per anni” di Trudi Birger non posso fare a meno di consigliarlo a chiunque oggi tenta, bene o male, di parlare dei drammi personali e mondiali che si sono consumati prima durante e dopo la IIa Guerra Mondiale, per la lezione di umano coraggio, per la Pietas che in questa storia c’è, per la forza dilagante di non dimenticare mai le proprie radici familiari, e non da ultimo perché alto esempio di scrittura autobiografica però senza strascichi di ottusità lialesca, di book in progress.
 
 
Ho sognato la cioccolata per anniTrudi Birger - Piemme - Collana: Bestseller - Pagine 191 - EAN : 9788838488344 - € 9.00

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:15 | recensioni, cultura, libri, editoria, nazismo, autori, critica, in libreria, capolavori, casi letterari, nazisti, nazifascismo, capolavori contemporanei | clicca per commentare commenti (8)



Visconte di Lascano Tegui, "Sogno senza fine", Barbera editore

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, marzo 11, 2008





Visconte di Lascano Tegui

Sogno senza fine


Il crimine, il sesso, il desiderio
d’un dandy nel mezzo della Senna


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 

 
“Di stupore in stupore si resta soggiogati. Meravigliati. Un libro cinico e brutale. Disincantato e visionario. Le mosche, la sifilide, i gesuiti, i gobbi, consentono al Visconte digressioni tanto stravaganti quanto spassose”. (Le Canard Enchainé)
 
“Ha il dono letterario di sorprendere il lettore, passando impercettibilmente da un‘osservazione apparentemente banale a una imprevedibile.” (Le Monde)
 
 
 
Si faceva chiamare Visconte di Lascano Tegui, ma Visconte non lo era. Fu soprattutto un dandy, anche se non al pari di Oscar Wilde o del più nostrano Gabriele D’Annunzio; ciò nonostante riuscì ad avere una certa notorietà per la sua epoca, soprattutto grazie a un romanzo, “Sogno senza fine”, che sarebbe più giusto indicare come metaromanzo. Il libro gli attirò subito alcune simpatie, in particolare fra i circoli letterari: “Sono estremamente imbarazzato a parlare di questo libro, che [….] è sicuramente una delle cose più originali, più singolari che abbia mai letto. In cosa consiste la sua originalità? Io sento che in queste pagine c’è qualcosa di inafferrabile, che sfugge a qualsiasi definizione, a qualsiasi spiegazione”. Francis de Miomandre, nel 1930 con queste parole presentava la sua traduzione dell’edizione francese di “Sogno senza fine”. Miomandre fu un celebre ispanista: si fece in quattro per difendere Louis-Ferdinand Céline quando venne accusato di turpiloquio, e non si risparmiò quando promosse all’attenzione della critica e del pubblico autori monumentali quali Claudel, Valéry, Proust e Gide. Miomandre nel 1908 ricevette il prestigioso premio Gouncort per il suo lavoro più celebre, “Ecrit sur de l’eau”. Viene così ammesso tra i grandi letterati del tempo e ha la possibilità d’incontrare artisti quali Jean Cocteau, Debussy, Paul Valéry, Oscar V. Milosz, e molti altri. Miomandre inizia a collaborare per riviste importanti, Nouvelles littéraires e Cahiers du Sud, alternando l’attività di pubblicista con quella di traduttore. Muore quasi del tutto dimenticato, nonostante il grande impegno di tutta una vita per promuovere artisti e cultura. Solo negli ultimi anni alcuni illuminati intellettuali lo stanno risollevando dall’ingiusto oblio in cui fu precipitato dagli intelletti del suo tempo. Tuttavia, nel 1930, Francis de Miomandre era una voce autorevole che veniva ben accolta e ascoltata: “Sogno senza fine” ottenne visibilità proprio grazie a Miomandre che lo presentò ai francesi curandone in prima persona la traduzione.
Lascano Tegui nacque in un paesino della provincia argentina di Entre Ríos. Di famiglia assai modesta, presto si trasferì a Buenos Aires. Emilio Lascano Tegui (1887-1966), oltre che scrittore, fu traduttore per L’Ufficio internazionale delle Poste. Viaggiò parecchio, soprattutto a piedi, in Francia, Italia e Nord Africa. Proprio in Nord Africa si attribuì il titolo di Visconte e pubblicò la sua prima opera, una raccolta di versi, che subito venne accolta con discreto entusiasmo dagli intellettuali del suo tempo. Nel 1913 fu a Parigi e qui strinse amicizia con Apollinaire e Picasso. Non gli bastò: per sbarcare il lunario fu costretto a svolgere diversi mestieri, venditore ambulante, arredatore, meccanico, dentista, e nell’intanto esponeva alcuni suoi dipinti presso importanti mostre collettive. Uno spirito bizzarro, un dandy ma anche un instancabile viaggiatore modernista. Fu in seguito un diplomatico i cui incarichi lo portarono a Boulogne Sur Mer, Cherbourg, Parigi, Caracas (dove realizzò un gigantesco murale) e Los Angeles. Di lui si dice che fu squisito maestro dell’arte culinaria e bon vivant. Collaborò a importanti pubblicazioni in patria e all’estero, e senz’ombra di dubbio fu uno dei precursori della nuova sensibilità modernista.
Oltre a “Sogno senza fine”, pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1925, nel 1936 diede alle stampe altri due romanzi piuttosto singolari, “El libro celeste” e “Album de famiglia”, e nel 1954 i versi di Muchacho de San Telmo. Dandy, provocatore, cosmopolita, morì a Buenos Aires. La sua opera, riscoperta negli ultimi anni dalla critica, ha avuto edizioni in Francia, Olanda e Germania.
“Sogno senza fine” è senz’altro l’opera più conosciuta del Visconte, un racconto lungo che nelle sue quasi centotrenta pagine dispiega una storia difficilmente inglobabile in un genere letterario, in quanto accoglie in sé briciole di storia, di aneddoti, di scienza, di sapienza andata perduta, ma anche un fortissimo spirito di ribellione e di iniziazione al sesso e al crimine.
In quest’opera il protagonista scopre il sesso, con le donne dei postriboli, con ragazzetti facili a darsi, e diventa suo malgrado un Don Giovanni sifilitico, un poeta dell’amore carnale e soprattutto un poeta del crimine artistico.
Il giovane protagonista lo incontriamo quand’è ancora un bambino: senza temere le acque della Senna, si getta nei suoi gorghi per recuperare i cadaveri che affiorano a pelo dell’acqua e che nessuno osa portare a riva. Questo suo “lavoro di salvataggio” gli permette di ottenere il rispetto dei coetanei, che non possono non guardarlo con rispetto e paura, perché chi altri, a parte lui, oserebbe gettarsi nelle acque della Senna e trascinare a riva le salme pesanti e gonfie, perché siano da tutti viste e ammirate per poi esser alfine seppellite? Nessun altro. Il rispetto gl’è dunque dovuto. Il ragazzo cresce e nell’arco degl’anni viene a contatto con personaggi a dir poco bizzarri, un cocchiere ex prete sconsacrato che racconta storie trasudanti spirito vittoriano, vecchi amici dei bei tempi lungo la Senna, e uomini e donne senza morale eppur tutti ammantati d’una poesia fragile quanto maligna. E c’è la prima donna, non il primo amore, che è la prima avventura completa, non solo sessuale: lei è già avanti con gl’anni quando il giovane protagonista finisce nel suo letto, è una spiritista ed è una vedova il cui marito è morto annegato nel fiume. E’ poi il turno della sgualdrinella Gabriela, animo tormentato e più che mai shakespeariano, che la dà a tutti da quando il padre, proprio di fronte a lei, completamente sbronzo s’è tagliato l’uccello, lasciando di sé vivo uno zampillo di sangue e l’assenza dell’organo sessuale. Incubi e fole, intrecci impossibili che solo la raffinatissima penna del Visconte di Lascano Tegui poteva tenere assieme.
Un racconto, un romanzo breve, per un’opera che non accetta la prigione d’un genere letterario: la materia narrativa in “Sogno senza fine” è magma bollente, che completa la schizofrenia di José Lizama Lima e di Gabriel Garcia Márquez, Nelle pagine di quest’opera è tracciata la via verso il Capolavoro: crimine, sesso e desiderio confluiscono tutti nelle vene del dandy, che noi lettori conosciamo quando ancora ragazzino impegnato lungo il fiume a recuperar cadaveri e che abbandoniamo a malincuore nel momento in cui è Don Giovanni fatto, pronto a scrivere le sue memorie, ma non prima d’aver vergato col sangue la sua poesia più bella completa e matura, in uno stile che è al tempo stesso vittoriano e decadentista.
“Sogno senza fine” è imperativo che venga letto: per troppo tempo, come pecore al pascolo, abbiamo brucato l’erbetta innocua e scevra di stile di tanti scrittorucoli contemporanei - che hanno avuto l’adire di spacciarsi per bon vivant tra le chiacchiere degli showmen e dei talk-show -, è dunque giunta l’ora di affrontare il Visconte di Lascano Tegui e rifarsi il palato. L’alternativa è la vergogna di continuare a vivere una dieta d’ignoranza.
 
 
Sogno senza fine - Visconte di Lascano Tegui – Barbera Editore – Collana Radio Londra - Isbn: 88-7899-204-7 – 132 pagine – 14,50 Euro


   Leggi l'incipit del romanzo in formato pdf

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:45 | recensioni, libri, letteratura, fiction, editoria, scrittura, critica, in libreria, prima pagina, decadentismo, artisti, scrittori, ultime notizie, casi letterari, novitĂ  in libreria, dannunzianesimo | clicca per commentare commenti (4)



Giuseppe Genna, Michele Monina e Ferruccio Parazzoli: tre demoni per Dostoevskij

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, marzo 09, 2008





Giuseppe Genna, Michele Monina

e Ferruccio Parazzoli
 

Tre demoni per riscrivere “I Demoni” di Dostoevskij
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 



 
Nota Bene: Questa recensione fu scritta sul finire dell'anno 2003 d.C. e rappresenta una vera e propria chicca, in quanto apparve in Rete in una sola occasione, sul primissimo King Lear Officina Avanguardie oramai andato in pensione. Praticamente più che ibernato.
 
L'ultima fatica letteraria di Giuseppe Genna è "Hitler" - che però non ho letto.

Forse questi "Demoni", scritti quasi cinque anni or sono, sono stati il banco di prova per "Hitler". Non posso dirlo con assoluta precisione. Posso però dire che se oggi dovessi recensire "I Demoni" di Genna, Monina e Parazzoli non cambierei una virgola alla mia critica.
 
 


Milano. Milano. Milano. Era ieri, Milano. E’ oggi. E’ il futuro. L’adrenalina ti fotte se non stai attento a dove metti piedi, se non ti tocchi quando incontri un prete nero. Ma Milano non è solo nuvole, non è solo un Pirellone e un Duomo, è anche fuoco, fuoco che brucia e che è impossibile domare. Piazzale Loreto, l’impiccagione di Mussolini, c’è dietro una congiura che abbraccia passato presente e futuro. Moses legge ai congiurati un Vangelo apocrifo, terribile. Poi c’è il Gobbo, l’edicolante che vede nel futuro (o forse si illude di vedere “il futuro”). Ed ancora, ci sono gli apocalittici, gli arrivati e gli integrati che fanno la corte ai congiurati. Di questi leccaculo sappiamo ben poco, non conosciamo la loro reale realtà. Ed ancora, un professore suicida, una fotografa sciamana, i bobos giovani e sportivi destinati a una triste sorte di “massa”, poi una ricercatrice di mercato che, per puro caso, incontra i personaggi della congiura, ma anche un impiegato che repentinamente ferma la macchina in mezzo al traffico e decide di mettersi assiso sul suo tettuccio per non muoversi più di lì. E come se tutto ciò non fosse già abbastanza, c’è un prete dell’hinterland che, apparentemente, conosce la verità ma non osa gridarla.
 
Il mondo è illusione e tutto ruota su se stesso, un parossismo lisergico di fantasia e realtà, per disegnare il dubbio che Tutti sono Attori e Vittime di una congiura più grande dei destini già scritti per Loro (o per Noi) da un dio infernale e maledettamente lovecraftiano. E poi, ancora, uno sceneggiatore americano di fumetti fa la sua comparsa e l’orrore si disegna in tutta la sua crudezza: par quasi di essere dentro a un complesso meccanismo, dentro a un programma, dentro a un videogame di quelli che non hanno soluzioni, così il nichilismo diventa protagonista e spinge qualcuno a produrre un incendio doloso nel tentativo di occultare la verità, a Milano. Ma siamo sicuri di essere ancora a Milano? Traffici sessuali, uomini pedine, l’omicidio rituale necessario alla Casa Reale d’Inghilterra, e poi la Stazione Centrale di una Milano grottesca che è teatro di inquietanti sedute medianiche, tutti elementi che non sono un semplice e banale contorno. E in mezzo a questo concerto di situazioni irriverenti, Hitler potrebbe esser già stato clonato.
Questi “I Demoni” di Dostoevskij riscritti da Genna, Monina e Parazzoli. Sembra quasi che tutti siano vittime e carnefici, che tutti siano dentro l’incubo d’una scimmia, d’un pasto nudo; e la giostra degli accadimenti continua il suo ciclo infernale, perché il pianeta Terra è destinato a sprofondare nelle negre latebre della selvaggia globalizzazione. I mass-media sono tutti votati all’assoluzione e dicono che la globalizzazione è necessaria: gli uomini abbindolati da questa realtà sono gusci vuoti, forse simulacri dickiani inseriti in una trama in perfetto à la William Gibson. Tutti colpevoli, forse vittime, dalla Regina d’Inghilterra, mummia viva, ad Enzo Biagi che è un mezzobusto con gli occhiali e la severa canizie mostrata senza ritegno in Tv quasi fosse un blasone. E in ultimo, deus ex machina, Dante Virgili, che ne “I Demoni” è Dante Virgilio, un personaggio losco, che in vita ottenne un successo di critica e pubblico uguale a zero, un destino che fu maltrattato e perseguitato. Quale il ruolo di Dante Virgili(o)? Un ruolo decisivo, che ricompone il puzzle de “I Demoni”. Dante Virgilio manager poeta, ormai alla soglia degli ottanta anni, tra le dita continua a rigirare la copia di N.N., unico libro mai scritto e pensato. Ma Dante Virgilio detiene anche il record mondiale di gangbang: 130 rapporti sessuali in un’ora e mezza, e che presta il proprio fisico al Centro Ricerche per la Cura dei Disturbi Genitali. Ma è anche uno il cui vero nome è Luca Arzeni e che se ne sta ad Ancona a frequentare il terzo anno fuoricorso di Ingegneria Meccanica. Ma Dante Virgilio, forse, in realtà, vive a Chicago di fronte al General Hospital: nessuno sa cosa faccia per sopravvivere, ma lo si vede spesso in giro per il Loop, il centro finanziario della città, a bordo di una limousine gialla come il tartaro dei denti, una limousine a dodici porte. Anche il Dante Virgilio dalle tante identità è “assalto a un tempo devastato e vile”, è anche “God Less America”, è anche “crocifissione di Gesù Cristo”. 
 
Parlando de “I Demoni”, Giuseppe Genna scrisse: “…il protagonista occulto di questo libro è Dante Virgili, uno scrittore psicotico pornomane e nazista esistito davvero, che pubblicò La distruzione per Mondadori, nel ‘70: testo sepolto nell’oblio almeno quanto il suo autore. Fu trovato morto dissanguato, Virgili. Dentro I Demoni ci sono fumetti, sciamane, troie, profeti, il Papa, Enzo Biagi e Franco Tatò che parlano davanti alle telecamere sul Pirellone di Milano, la Regina d’Inghilterra diventata una lucertola alta 2mt, un uomo che si muove al contrario, i mendicanti, il sangue di una santa, Gianni Agnelli in chemioterapia, due omicidi in Canadà, le ceneri dei morti compresse e fuse fino a diventare diamanti immessi sul mercato, il ragazzo con gli angeli sulle spalle, Piccolo Kierkegaard, il Gobbo all’edicola, un pappagallo di nome Oriana, piazzale Loreto in forma di immenso polipo dove tutto accade senza che mai venga nominato Benito Mussolini, i dinosauri, un campo paramilitare, gli uomini primitivi, Dante Virgilio.”
 
Cosa posso dire io de “I Demoni”? Quello che ho già detto. Tre autori che hanno scritto un romanzo che è fiction, ma neanche troppo, dove ogni parte si lega e conduce alla pazzia, una fantasia sfrenata che mette in dubbio le nostre identità e le ricostruisce come arcata dentaria, come protesi per sopravvivere e masticare l’aria pesante del mondo. Della globalizzazione.
 
Genna, Monina e Parazzoli hanno investito ingegno, fantasia e realtà in una storia che sembra esser stata scritta da una sola unica grande mente: dentro c’è il nero lovecraftiano, c’è la paranoia dickiana, c’è la complessità di trame su trame tipica di William Gibson, c’è la pazzia sotto analisi di un Roger Zelazny impegnato a scrivere “il signore dei sogni”. C’è tanto, tantissimo. Ma, paradossalmente, non è ancora abbastanza, perché la verità ultima spetta a noi scoprirla, e questa è nascosta sotto la protesi dentaria che abbiamo in bocca quando pronunciamo il nome “Dante Virgilio”.
 
 
I Demoni - Giuseppe Genna, Michele Monina, Ferruccio Parazzoli - Pequod 2003 - euro 15,00

 



Crac per la tastiera di Genna




Con non poco sconcerto apprendo da Giugenna.com che il Miserabile scrittore non potrà più scrivere, almeno per un certo lasso di tempo, in quanto gli si è rotta la tastiera del pc.

"Sono addolorato nel dare l'annuncio della morte della tastiera dell'unico pc in mio possesso - sto digitando con taglia e incolla delle lettere da Word, col mouse, alla velocità di Zavarov quando faceva il regista nella Juve di Zoff o, meglio, alla velocità dell'eloquio di Zoff (ascoltate l'imperdibile intervista svizzera del suddetto, dal titolo: "L'entusiasmo è pericoloso", dove Zoff inventa una nuova metrica: l'andamento giambico iperpausato). Ci vorrà circa una settimana perché questo pc venga riparato. Ciò significa che stenterò a leggere e rispondere alle mail, che già fatico a evadere. Il sito riprenderà a essere aggiornato con novità riguardanti il romanzo Hitler e nuove notizie e video appena possibile. Ringraziando i Miserabili Lettori, mi unisco al lutto di me stesso e a quello perenne di Dino Zoff."


Propongo:
Organizziamo una colletta per il Miserabile Genna che è rimasto senza tastiera?


   La tastiera che vedete riprodotta nella foto di cui sopra costa 8€.

   Se ognuno di Noi dona anche solo pochi centesimi, possiamo
   aiutare il Miserabile scrittore a tornare in Rete.

   Non restiamo indifferenti di fronte a questa tragedia.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 12:20 | segnalazioni, recensioni, libri, letteratura, fiction, editoria, scrittura, autori, critica, in libreria, prima pagina, vintage, solidarietĂ , scrittori, casi letterari, avanguardia, novitĂ  in libreria, avantpop, neoavanguardia | clicca per commentare



Emiliano Grisostolo, "Itinerari in bicicletta" in uscita a Marzo per Editrice Zona

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, gennaio 22, 2008


“Itinerari in bicicletta
alla ricerca del tempo perduto”


Emiliano Grisostolo


in uscita a marzo
per Editrice Zona



Questa nuova fatica letteraria che vuole avvicinare il turista al paese di Maniago e alle vallate che la circondano, sono l’ unione tra la passione del giovane autore per la scrittura e la passione radicata da più di dodici anni per il ciclismo. Infatti Grisostolo nel 2002 si è laureato campione della provincia di Pordenone di corsa in montagna, crono scalata, mentre nel 2003 e nel 2004 si è aggiudicato il secondo ed il terzo posto di categoria.

Un viaggio lungo le strade delle nostre montagne, quelle poco conosciute, quelle turisticamente meno frequentate. Un viaggio in bicicletta che vi lascerà senza fiato, per la bellezza dei luoghi che in pochi credono di conoscere, per i crono delle salite che dovrete, se lo vorrete, sfidare e abbassare.

Un libro diverso, un viaggio all’ interno di vallate che ci circondano e che ancora non conosciamo.

Un nuovo lavoro per il giovane autore di romanzi che vi apparirà quindi diverso, ma nel quale ritroverete le vostre passioni, le sue passioni, i colori di luoghi nascosti ma molto vicini, ma soprattutto la libertà che spesso Grisostolo, e anche i suoi lettori, vanno cercando tra le pagine di un libro o tra i boschi di vallate immobili nel tempo che scorre veloce.

Il sito ufficiale dello scrittore Emiliano Grisostolo: http://www.emilianogrisostolo.it/

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:27 | cultura, letteratura, anticipazioni, editoria, appuntamenti, autori, comunicati stampa, coming soon, in libreria, prima pagina, pubblicitĂ , scrittori, ultime notizie, casi letterari, preview, novitĂ  in libreria, notizieflash, last news | clicca per commentare commenti (3)



tutte le pagine del blog

Bio Iannozzi