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Claudia Pandolfi - Lavorare con lentezza, la loncandina censurata dai Wu Ming

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, maggio 19, 2008



Claudia Pandolfi - Lavorare con lentezza
un film di Guido Chiesa

In esclusiva la locandina originale del film
censurata dal collettivo Wu Ming


Claudia Pandolfi - Lavorare con lentezza


New Italian Epic - Chi l'ha duro... la vince

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 14:17 | donne, cinema, satira, umorismo, primo piano, prima pagina, attrici, new italian epic | clicca per commentare commenti



Carlo Croccolo dopo 46 anni si ricorda della cellulite di Marilyn

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, aprile 28, 2008






Carlo Croccolo dopo 46 anni

si ricorda della cellulite di Marilyn
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
Ogni tanto spunta qualcuno… che ha un segreto… e che non ci tiene a portarlo con sé nella tomba.
E’ questa la volta dell’attore Carlo Croccolo, oramai 81enne, che oggi ci ricorda d’aver intrattenuto una breve relazione con Marilyn Monroe, d’averla amata davvero tanto, ma proprio tanto nonostante avesse un po’ di cellulite.
E lo scoop?
Semplice, non c’è.
C’è però Croccolo che ci assicura che sì, Marilyn Monroe aveva un po’ di cellulite.
«Sì, purtroppo è vero. Marilyn Monroe e io abbiamo avuto una storia d’amore. E’ durata soltanto tre mesi ma io ero pazzamente innamorato di lei. Solo che stare con lei era un inferno e io, alla fine sono fuggito».
Croccolo oggi interpreta il pescatore Totonno nella fiction «Capri» in onda sulla Rai.
Forse qualcuno si ricorda di Croccolo anche per esser stato la spalla di Totò in quel capolavoro all’italiana che è “Signori si nasce”, e in “47 morto che parla”, “Miseria e nobiltà”, “Totò lascia o raddoppia?”.
 
«Ho conosciuto Norma (il vero nome di Marilyn era Norma Jean Baker) nel periodo peggiore della sua vita: sarebbe morta circa un anno dopo, nel 1962. Lei era appena uscita da una casa di cura e stava combattendo con una brutta depressione arrivata dopo la fine della storia con Yves Montand. Lui l’aveva trattata malissimo e lei aveva sofferto molto, come era accaduto anche con Arthur Miller, il suo terzo marito, un mascalzone che la maltrattava e la picchiava. L’ho incontrata a una festa a Los Angeles, attraverso Sammy Davis e l’entourage del presidente John Fitzgerald Kennedy. Io me ne stavo in disparte finché non ho visto lei. Abbiamo iniziato a parlare e poi... E’ cominciata così, come cominciano tante storie». In tal fatta sputa il rospo Carlo Croccolo al settimanale TV Sorrisi e Canzoni. Niente che non si sapesse già, i tormentati amori di Marilyn, la depressione, gli alcolici e gli ansiolitici. Croccolo non ci propone nessuna sorpresa, però adesso che lui ha 81 anni e Marilyn è nella tomba da oltre 40 anni, Croccolo si ricorda di un particolare: «Marilyn era stupenda anche se aveva un po’ di cellulite. Quando è iniziata la nostra storia, Norma già prendeva eccitanti e beveva. Il suo fisico aveva cominciato a risentirne. Per tutto il tempo che siamo stati insieme ho fatto di tutto per farla smettere. Purtroppo non ci sono riuscito. Certo, non era facile fare il cavaliere servente, nemmeno per una donna così straordinaria, ma era l’unico modo per stare insieme a Norma. Dovevi accettare tutto di lei, anche il fatto che, magari ubriaca, conosceva uno e spariva con lui per giorni. Io l’ho accettato finché, un giorno, non ce l’ho fatta più e sono fuggito».
 
Il presunto scoop dunque sarebbe che Marilyn aveva un po’ di cellulite quando aveva già 35 anni.
Abbiamo dovuto attendere 46 anni per sapere oggi dalla bocca di Carlo Croccolo che Marilyn Monroe aveva un po’ di cellulite.
 
Le domande sorgono spontanee: perché proprio oggi, dopo 46 anni, il pescatore Totonno (cioè Croccolo) si ricorda della presunta cellulite di una Marilyn trentacinquenne? Quali tangibili prove ha in mano Carlo Croccolo per dichiarare così bellamente che Marilyn aveva un po’ di cellulite? E, in ultimo: mistero hollywoodiano, o soltanto di Cinecittà?

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Minghella addio, muore il regista che emozionò il mondo

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, marzo 20, 2008






Minghella addio


Muore il regista



che emozionò il mondo


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
Anthony Minghella è morto a soli 54 anni per un’emorragia cerebrale, conseguenza fatale dopo un’operazione per asportare un tumore al collo che si stava estendendo a tutta la gola e che aveva già intaccato le tonsille. A riferire dell’improvviso decesso è la sua agente Leslee Dart, spiegando che Minghella è morto per le complicazioni seguite all’operazione: “L’operazione era andata bene ed erano molto ottimisti. Ma la scorsa notte ha sviluppato un’emorragia che non sono stati in grado di fermare”.
 
Anthony Minghella era sposato con la coreografa Carolyn Choa, da cui ha avuto due figli, Max e Hannan.
 
Il produttore cinematografico David Puttnam ha riferito che si tratta di un “colpo sconvolgente”.
Puttnam a Bbc news 24: “Era un grande, un uomo molto, molto carino, uno scrittore brillante, un eccellente regista e qualcuno che ha contribuito molto alla nostra industria. Ci mancherà molto”.
La direttrice del British film institute Amanda Nevill: “Siamo profondamente scioccati e terribilmente tristi. I nostri pensieri vanno alla sua famiglia. La sua arte era in grado di comunicare e consentiva di vedere il mondo in modo diverso. Era un uomo meraviglioso”.
 
Minghella è morto all’alba, al Charing Crose Hospital di Londra, dove giovedì scorso era stato operato.
 
Anthony Minghella, regista britannico, di origine italiane, Premio Oscar, nel 1996, per “Il Paziente Inglese” (film che aveva conquistato ben 9 statuette) ci ha dunque lasciati. Minghella, di origini italiane, era nato il 6 gennaio 1954 nel villaggio di Ryde, sull’isola di Wight (nel Canale della Manica), figlio di emigranti italiani, che a tutt’oggi vivono sull’isola. Era da tutti considerato il più talentuoso dei registi britannici. Minghella trascorse la sua infanzia a Ryde, dove viveva vicino al cinema, e, spinto dalla passione per i film ha seguito senza indugio alcuno la sua vocazione più vera. Laureatosi in letteratura all’Università di Hull (North Yorkshire), dopo una breve fase come docente universitario, aveva cominciato a scrivere opere teatrali e musicali; e come tesi di specializzazione aveva girato sull’isola di Wight la prima pellicola, un affresco dedicato alla nonna italiana. Tuttavia il film non arrivò mai nelle sale. Minghella impiegò nove anni per togliersi di dosso i debiti. Nel 1984 i critici di Londra gli assegnarono il riconoscimento di drammaturgo più promettente e nel 1986 fu premiato per la migliore opera con “Made In Bangkok”. L’Oscar come miglior regista arriva nel 1996 per “Il paziente inglese”, film tratto dal romanzo di Michael Ondaatje e interpretato da Ralph Fiennes e Juliette Binoche. Il film ottiene dodici nomination aggiudicandosi nove Oscar, tra cui miglior film e miglior regia. Minghella aveva ricevuto anche una nomination per la sua sceneggiatura de “Il talento di Mr. Ripley”. Nel 2003 venne nominato responsabile del British film insitute, organismo creato per rendere i film più accessibili al pubblico. Nel 2004 con “Ritorno a Cold Mountain”, con Jude Law e Nicole Kidman, si aggiudicò 7 nomination, ma portò a casa soltanto la statuetta per la migliore attrice non protagonista, Renee Zelwegger, che vinse anche un Golden Globe nella stessa categoria.
Ha inoltre scritto e diretto “Complicità e sospetti", con Jude Law e Juliette Binoche, e, nell’ultimo anno la commedia gialla “The No. 1 Ladies Detective Agency”, tratta dal romanzo di Alexander McCall Smith. Ha partecipato al film a episodi “New York, I Love You” ed ha lavorato al progetto “The Ninth Life of Louis Drax”, dal libro di Liz Jensen.






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by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 08:25 | cultura, cinema, film, personaggi famosi, teatro, televisione, cronaca, attori, artisti, ultime notizie, notizieflash, last news, jujolcom | clicca per commentare commenti (3)



Taxi Driver: Travis Bickle, "Ma dici a me? Ma dici a me? ... Ma dici a me?"

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, marzo 19, 2008



You talkin' with me?

You talkin' with me?





Travis davanti allo specchio - rielaborazione di G. Iannozzi


Ah si certo, ah ah... Vaffanculo figlio di puttana,
ti ho visto arrivare sai, pezzo di merda, avanti, avanti su,
io non mi muovo, non mi muovo dai, prova a muoverti tu,
e muoviti... Non ci provare stronzo.
Ma dici a me? Ma dici a me? ... Ma dici a me?
Ehi con chi stai parlando? Dici a me?
Eh, Non ci sono che io qui.
Dì, ma con chi credi di parlare tu?
Ah si è e, va bene...

State a sentire stronzi figli di puttana io ne ho abbastanza,
ho avuto anche troppa pazienza e non ho intenzione di...
State a sentire stronzi, figli di puttana io ne ho abbastanza,
ho avuto anche troppa pazienza,
ho avuto anche troppa pazienza,
ho avuto troppa pazienza con voi sfruttatori,
ladri, drogati, assassini, vigliacchi.
Ho deciso di farla finita, ho deciso di farla finita,
ho deciso di farla finita,
ho deciso di... sei morto!

(da "Taxi Driver", Travis Bickle)

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:35 | citazioni, cinema, film, fiction, aforismi | clicca per commentare commenti (17)



grande grosso e... verdone

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, marzo 04, 2008



grande grosso e... verdone


dal 7 marzo al cinema





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by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 23:43 | segnalazioni, cinema, attori | clicca per commentare commenti (13)



Caos Calmo: Nanni Moretti nel caos sollevato da Nicolò Anselmi

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, febbraio 14, 2008






La Cei attacca Nanni Moretti

C’è un caos immondo intorno a Caos Calmo



di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
La battaglia di Maratona
Oramai i giudizi della Cei, o meglio la censura che propaganda per mari e per monti non dovrebbe più far notizia. Tuttavia nel bene e nel male la Cei riesce a sollevare un vespaio di polemiche, forse perché, giorno dopo giorno, diventa sempre più intollerante e fondamentalista. Il fondamentalismo cattolico è un’altra piaga di questo ventunesimo secolo già piagato di per sé, per colpa di un retaggio culturale barbaro e medioevale ereditato dal dopo-Sessantotto in poi.
L’occasione per lanciare anatemi contro la cultura, oggi la Cei la trova nel cinema, anzi in un film, “Caos Calmo” con Nanni Moretti e Isabella Ferrari. “Caos Calmo”, prima d’essere una pellicola, è un libro, premio Strega 2006, un romanzo sul dolore, sulla perdita, sul caos che accompagna chi resta tentando di sopravvivere a sé stesso dopo aver visto finire sottoterra la donna amata.
 
“Caos Calmo” di Sandro Veronesi è uno di quei libri, che usando una abusata formula di giudizio, potremmo definire “onesto”, niente di eccelso, giusto un romanzo che è stato scritto. La qualità più evidente di questo lavoro di Veronesi è essenzialmente una e una sola: ha un Inizio e una Fine.
 
“Caos Calmo”, il film di Antonello Grimaldi, con Nanni Moretti, Valeria Golino, Alessandro Gassman e Isabella Ferrari, è lo stesso caos raccontato da Sandro Veronesi. Grimaldi, seguendo la trama del romanzo di Veronesi, ha anche inserito nella storia circa 4 minuti di orologio dove Pietro (Nanni Moretti) e Lara (Isabella Ferrari) fanno sesso. E la Cei subito si è fatta prendere dal demonio levando al cielo anatemi. Dario Fo, che come la Cei non manca mai di dire la sua: “Noi questa situazione la conosciamo da sempre, appena salito sul palco ero già sotto controllo e ne sono orgoglioso. La cosa più grave è la mancanza di umorismo da parte della Chiesa. Sono profondamente indignato per come la Cei entra a piedi giunti nella vita della gente. Loro sono sempre là, vedono il sesso come qualcosa che non s’ha da fare, poi se la rifanno con i bambini, come successo negli Stati Uniti. Non pagano le tasse e si permettono di inserirsi nella politica. Significativo è anche ciò che è successo alla Sapienza. Secondo me non è stata negativa la contestazione, ma è stato sbagliato il modo di realizzarla, occorreva maggior scaltrezza perché gli esponenti del clero sono maestri nel gioco degli scacchi”.
 
Il produttore Procacci, il regista Grimaldi e l’attore principale Moretti avrebbero voluto parlare del film, che è già stato acquistato da 12 paesi a occhi chiusi, prima d’averlo visto. Al festival di Berlino si doveva parlare del film, molto applaudito; ed invece il vescovo Nicolò Anselmi ha subito rotto le uova nel paniere: “… Spesso esponenti della Chiesa hanno avuto posizioni critiche verso il cinema, la novità è la grande agitazione che creano in Italia, nel mondo giornalistico e in quello politico. I politici mi sembrano indifesi e impauriti e i giornalisti sempre più prigionieri della loro isterica sciatteria”. Nanni Moretti per difendersi cita Ermanno Olmi: “L’impressione è quella di un ritorno al concilio di Trento”. La Cei chiede a viva voce che i più giovani vengano protetti, che non gli si faccia vedere la scena hard fra Nanni Moretti e Isabella Ferrari. E l’attrice, naturalmente piccata, risponde: “Il mio dovere di attrice è quello di soddisfare le richieste del regista, solo così vado a dormire contenta. Strano che l’accusa sia contro i quattro minuti della scena di sesso, c’è il momento in cui butto la fede nuziale rinnegando il matrimonio, non è contro la religione?” E Alessandro Gassman: “La Chiesa faccia il suo lavoro. Ma che c’entra con il cinema? Non dovrebbero pensare ai poveri e ai derelitti della società?” E Valeria Golino incalza: “Si scandalizzano perché si tratta di Moretti, considerato un guru, e invece abbiamo scoperto un uomo. Se all’inizio abbiamo reagito tra irritazione e divertimento, pensando che questa cosa è solo un piccolo segno di quello che succede in Italia, dove una donna è stata fermata in ospedale per aborto, c’è poco da ridere, c’è da avere paura”.
 
Sandro Veronesi, anch’esso presente a Berlino: “Quando il libro vinse il premio Strega fu attaccato dalla Chiesa per le stesse ragioni. La cosa più disarmante è che, allora come adesso, qualcuno avvalora il sospetto che sia tutta una mossa pubblicitaria”. E il regista del film, Grimaldi.: “Credevamo che finalmente si potesse parlare solo del film…”. Grimaldi difende a spada tratta i suoi 4 minuti hard specificando che la scena incriminata dalla Cei è “necessaria ad esprimere una svolta dei due personaggi, la liberazione dal dolore per lui e dalla vita passata per lei. E doveva essere sesso e basta, ogni accenno romantico non avrebbe avuto senso”.
Il regista Steven Frears, quasi divertito da tanto caos: “Perché non vi liberate del Vaticano? Potreste venderlo in blocco a Berlusconi”.
 
Tutto questo rumore per 4 minuti di sesso davanti alla macchina da presa.
 
Chi oggi spera d’andare al cinema per vedere scene erotiche, peggio per lui, perché in “Caos Calmo” ci sono sì e no 4 minuti di orologio, 4 minuti di sesso che in Italia vengono definiti hard, quando è invece vero che ci sono delle scene di erotismo al limite della noia più piatta per una coppia sposata. Il punto è che “Caos Calmo” non è la burrosa sodomia di “Ultimo tango a Parigi” di Bernardo Bertolucci (sceneggiatura di Bernardo Bertolucci e Franco Arcalli) con Marlon Brando e Maria Schneider, non è nemmeno “9 settimane e 1/2” di Adrian Lyne con Mickey Rourke e Kim Basinger - film che s’ispirava a un racconto autobiografico di Elizabeth McNeill -, è solo l’onesto film di Antonello Grimaldi tratto dall’altrettanto onesto romanzo di Sandro Veronesi.






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Heath Ledger ucciso dal Joker!

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, gennaio 27, 2008






Heath Ledger ucciso dal Joker!


di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Spunta una tesi a dir poco bizzarra a proposito dell’improvvisa morte del famoso attore Heath Ledger. Secondo alcuni blog, l’attore australiano, appena 28enne, sarebbe stato ucciso dal suo ultimo personaggio, dal Joker. La tesi è stata anche suffragata da alcuni critici cinematografici piuttosto conosciuti. Tuttavia la tesi che Heath Ledger sia stato ucciso dal Joker è a dir poco assurda, puzza di zolfo sì, ma per una sola ragione, quella di promuovere “The Dark Knight”, di farne un film maledetto a tutti i costi, di conferirgli quest’aura, al fine di attirare il maggior numero possibile di persone ai botteghini.
 
Dopo il capitolo “Batman Begins”, la pellicola più dark dedicata al personaggio dei fumetti Batman l’uomo pipistrello firmata da Christopher Nolan, con Christian Bale nei panni del pipistrello, “The Dark Night” sarà sicuramente acclamato come film dark tout court, non fosse altro che per la prematura morte di Ledger.
Ledger ha vissuto per un mese intero in piena solitudine, prigioniero in una stanza d’albergo, leggendo gialli e guardando film horror. “Per aiutarmi a formulare voce, psicologia e carattere del mio Joker, perché voglio terrorizzare il pubblico”, così aveva spiegato l’attore alla stampa. Voleva insomma calarsi nella parte alla perfezione, seguendo la tecnica dell’Actor’s studio. L’attore australiano durante questo periodo di isolamento ha tenuto un diario dove annotava pensieri e sentimenti del personaggio. “Mi ha guidato sul set”, dichiarò lo scorso novembre al New York Times. Nel corso dell’intervista accennava anche all’“altissimo costo psicologico ed emotivo pagato durante la lavorazione del film. Non ho mai dormito più di due ore a notte.” Nel 1989 un grande Jack Nicholson, sotto la direzione del geniale Tim Burton, aveva interpretato il Joker. Ledger aveva definito il suo Joker così: “Un clown schizofrenico, serial killer e psicopatico, incapace di compassione e privo di lati positivi.”
 
“Non riuscivo a smettere di pensare. Il mio corpo era esausto ma la mia mente correva a mille all’ora.” Per cercare di dormire fece ricorso, come da prescrizione medica, a dei calmanti nonché a un potente sonnifero, l’Ambien. Ledger si lamentò proprio dell’Ambien: “Purtroppo dura un’ora.”
L’Ambien è conosciuto anche come hypnotic e il suo principio attivo è lo zolpidem. Zaleplon, zolpidem e zopiclone sono ipnotici non benzodiazepinici, ma agiscono sugli stessi recettori delle benzodiazepine. Zolpidem e zopiclone hanno una breve durata d’azione; lo zaleplon ha una durata d’azione molto breve. Nessuno di questi farmaci è autorizzato per l’utilizzo a lungo termine; in alcuni pazienti danno dipendenza. Negli USA l’Ambien CR è un sonnifero molto venduto e utilizzato, e dovrebbe essere utilizzato per un periodo molto breve. Gli effetti indesiderati sono tanti e tutti di una certa gravità: amnesia, parestesie, sonnolenza, dismenorrea, astenia, anoressia, nausea, incoordinazione motoria, confusione, difficoltà di concentrazione, depressione, depersonalizzazione, vertigini, allucinazioni, disturbi dell’udito, dell’odorato, del linguaggio e della vista, fotosensibilità. Ed ancora: sindrome dell’apnea notturna e marcata debolezza dei muscoli respiratori, e anche miastenia grave instabile.
 
“Ledger spinge il personaggio verso livelli inediti di brutalità e violenza”, scrive il Wall Street Journal, aggiungendo che “neppure Jack Nicholson sarebbe stato in grado di realizzare un tale capolavoro di perfidia.” Indubbiamente il ruolo del Joker è un ruolo che ha molto impegnato l’attore australiano, portandolo a un livello di stress molto alto. Ma non c’è nessuna maledizione, tranne una: forse un abuso inconsapevole di sonniferi e calmanti, che hanno provocato nell’attore un arresto cardiorespiratorio. E’ solo una ipotesi, che potrebbe essere confermata dagli esami tossicologici in corso e di cui ancora non si conosce il responso. 
Jack Nicholson, in maniera piuttosto sibillina, apprendendo della morte di Heath Ledger, ha dichiarato: “L’avevo messo in guardia dal Joker”.  


"The Dark Knight" - il trailer ufficiale






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