


© - Tutti i contenuti di questo blog possono essere riprodotti
previo consenso scritto dell'Autore.
Tutte le violazioni saranno perseguite a termini di Legge.

Gli Editori e/o Autori
che desiderano inviare copie promozionali dei loro Lavori
affinché vengano recensiti sulle pagine di Bio Iannozzi
possono contattare tramite e-mail l'Autore di questo blog.




una candela per il Tibet
Giusy Shane intervistata da Emiliano Grisostolo
written by
-
lunedì, agosto 18, 2008

Intervista alla giovane cantante
Giusy Shane
Ricevo e pubblico questa intervista a Giusy Shane realizzata da Emiliano Grisistolo, autore di ottimi romanzi di cui già vi ho parlato in questa sede ("L'ultima notte", "Il grande burattinaio" e il notevole "Il castello incantato" tutti editi da ZONA editrice), invitandoVi a leggerla con calma e a visistare il sito della giovanissima cantante. Giusy Shane merita davvero d'essere ascoltata, datemi ascolto. - g.i.

Giusy Shane
Il sito ufficiale: http://www.giusyshane.com
|
commenti (7)
Dieu n’existe pas, Max Aplboïm
written by
-
giovedì, luglio 31, 2008
|
Marco De Franchi - La carne e il sangue, il romanzo delle nuove BR
written by
-
martedì, luglio 29, 2008
![]() L’autore Marco De Franchi è nato a Roma e attualmente vive in Toscana. È Sostituto commissario della Polizia di Stato in servizio presso la Squadra Mobile e ha fatto parte del gruppo investigativo che ha condotto l’inchiesta sulle nuove Br fino all’arresto dei responsabili degli omicidi D’Antona, Biagi e Petri. Anche da questa esperienza è nato il romanzo La carne e il sangue. Ha pubblicato in numerose antologie e riviste come L’Eternauta e M-Rivista del Mistero. Un suo racconto è apparso di recente nell’antologia La Legge dei Figli, per Meridiano Zero. Molti suoi racconti, oltre alla traduzione del romanzo breve Gli Occhi nel Bosco, sono apparsi in Francia. È stato soggettista e sceneggiatore di fumetti per le riviste Lanciostory e Skorpio. |
Autore: Marco De Franchi Titolo: La carne e il sangue Barbera Editore Collana: Radio Londra In libreria: agosto 2008 Prezzo: 14,90 euro ISBN: 978-7899-242-9 “Finalmente il romanzo che ci racconta con potenza narrativa e conoscenza diretta dei fatti il nuovo terrorismo italiano”. Gianfranco de Turris Leggi l'incipitIl libro Marco Biagi è stato appena ucciso. Prima e dopo di lui, gli omicidi di Massimo D’Antona e di Emanuele Petri. E poi le rapine, gli attentati. Il Paese precipita di nuovo nell’incubo degli anni di piombo. Ma il mosaico di sangue che i terroristi delle Nuove Brigate rosse hanno iniziato a tracciare è solo all’inizio. Il loro progetto è audace e terribile. E sta per colpire ancora una volta. Mentre un gruppo di investigatori tra Roma, Firenze e Bologna tenta di svelare le identità degli appartenenti all’ultima, feroce colonna armata del partito combattente e a impedire il compimento del definitivo, fatale attacco allo Stato, sui fronti opposti di questa guerra disperata due donne intrecciano in maniera imprevedibile i loro destini. Lucia Cardini è una moglie innamorata, una madre amorevole e conduce un’esistenza tranquilla, borghese. Eppure, quando le esigenze lo richiedono, quando nessuno guarda, Lucia si trasforma in “Federica”, militante rivoluzionaria, combattente determinata e spietata, fedele alla causa brigatista, decisa a percorrere la sua strada fino in fondo, fino al sacrificio dei propri affetti. Fino all’omicidio. Serena D’Amico è un commissario di polizia che ha sacrificato la sua vita alla caccia ai terroristi. Il suo compito, adesso, è quello di dare un nome e un volto all’imprendibile Federica. Ma dalla terrorista e dalla sua vita nascosta Serena finirà per restare ossessionata, imprigionata. Finché scoprirà, con sorpresa, di essere legata alla brigatista da un episodio, doloroso e terribile, del suo passato. Lo scontro a distanza tra le due donne travolgerà, alla fine, ogni loro riferimento, l’amore di un uomo, l’affetto di un figlio, gli ideali e l’integrità stessa delle loro vite, verso un’inevitabile, tragica conclusione. Sullo sfondo autentico delle ultime vicende della lotta tra Stato e BR, un romanzo che immagina quello che avrebbe potuto accadere e svela quello che per poco non è realmente successo. |
|
Hella Wenders e Luca Lucchesi sul set - Il truccatore dei morti di Zingales
written by
-
domenica, luglio 20, 2008

© immagine di copertina di Marco Scalici
Hella Wenders e Luca Lucchesi sul set
In anteprima “Il truccatore dei morti” di Zingales
A breve uscirà il nuovo romanzo di Vito Benicio Zingales, “Il truccatore dei morti”, prima parte di una trilogia noir esoterica. Il countdown è iniziato, l’uscita è prevista entro fine luglio: il nuovo lavoro di questo superbo scrittore è stato affidato alle amorevoli cure di Armando Siciliano Editore. In anteprima assoluta vi presento qui un brano tratto da “Il truccatore dei morti” nonché quella che sarà la copertina del libro, realizzata appositamente per questo romanzo di Zingales dal valentissimo Marco Scalici.
senza l'autorizzazione degli aventi diritto
|
commenti (5)
Gian Ruggero Manzoni. L'ALBERO DI MAEHWA. Edizioni Il Filo
written by
-
lunedì, luglio 07, 2008
L'albero di Maehwa
Edizioni Il Filo
L’ALBERO DI MAEHWA di Gian Ruggero Manzoni, Ed. Il Filo, collana “L’ordito e la trama” diretta da Paolo Lagazzi, Daniela Tomerini e Tiziana Fumagalli, distribuzione nazionale Mursia.
Il ricavato delle vendite dell’Autore verrà devoluto (come sempre) alla ricerca medica riguardante il Morbo di Crohn.
Una provincia ipocrita e omertosa fa da sfondo a questo romanzo estremo che diviene affresco graffiante di un’Italia d’inizio millennio. Un nobile decaduto, un allenatore di boxe, cinque giovani boxeur “migranti”, un’affascinante ragazza algerina e due mafiosi russi di particolare e fine erudizione s’incontrano e si scontrano alla ricerca disperata di un’identità e di un valore. Una Rimini invernale, ormai preda di bande criminali e lupi giunti dai quattro angoli del pianeta, si ammanta di tragedia. Una truffa, la stanchezza di vita, il desiderio di riscatto, viaggiano su di una sura del Corano, per poi trovare rifugio tra i rami di un bonsai vecchio di duecento anni. Crudo l’epilogo, seppure sostenuto da una fierezza d’altri tempi. Infine il giocare a scacchi con la morte, come nel film di Bergman, non può che ridare nuova vita, dignità, speranza e un senso a chi ha vissuto ai bordi per anni, nel ricordo dei fasti di un passato, di un titolo di Campione d’Italia o in fuga dalla miseria o da “moderne” schiavitù.
In copertina:
Gian Ruggero Manzoni, Autoritratto.
Gian Ruggero Manzoni - L'albero di Maehwa - L’ordito e la trama - Edizioni Il Filo - pp. 162 - ISBN e EAN - 978-88-6185-790-2 - Euro 13,00
Maggiori info sul sito dell’editore, Edizioni Il Filo
A breve parleremo appofonditamente dell'ultimo lavoro di Gian Ruggero Manzoni.Nell'intanto il mio consiglio è quello di cominciare a prenotare la vostra coppia, perché sin da ora posso assicurarvi che trattasi di un romanzo senza compromessi, di gran spessore umano e letterario, il cui ricavato delle vendite dell'Autore sarà devoluto alla ricerca medica riguardante il Morbo di Crohn. (g.i.)
|
Vito Benicio Zingales, Ella Wenders, Luca Lucchesi: insieme per "Da Mezzanotte a Zero"
written by
-
mercoledì, luglio 02, 2008

Ella Wenders e Vito B. Zingales
“Da Mezzanotte a Zero”
un film per la regia di Luca Lucchesi
Oggi vi porto in anteprima delle notizie importanti, molto importanti – è bene sottolinearlo più e più volte – a proposito di questo straordinario autore che è Vito Benicio Zingales, criminologo presso la Prefettura di Palermo in qualità di Coordinatore didattico di Criminologia e notevolissimo Scrittore, con la S maiuscola. Chi mi segue sa bene che non sono uno di quei critici facile agli entusiasmi: in questa occasione sono però in fibrillazione, perché quanto sto per riferirvi conferma che la classe non è acqua, che la classe non nasce dagli stereotipi modaioli del minimalismo (carverismo).
Vi terrò sicuramente informati sui nuovi lavori di Zingales e sul film, quindi fareste bene a seguirmi con molta attenzione. E non da ultimo vi invito ad accattarvi almeno una copia di “Cosa di noi” di Vito B. Zingales, perché ho la netta sensazione che se non vi date subito una mossa rischiate di rimanere senza un pezzo da novanta della nuova grande Letteratura italiana. Perché se c’è speranza di rinnovamento e di resurrezione per la Letteratura è per merito di Zingales e di autori coraggiosi come lui, che la classe e il talento ce l’hanno nel sangue.

Lo straordinario romanzo
di Vito Benicio Zingales
|
commenti (4)
Asia Argento e il rottweiller: chi dei due bacia meglio?
written by
-
venerdì, giugno 20, 2008

Asia Argento e il rottweiller
Chi dei due bacia meglio?
Il film di Abel Ferrara fa abbaiare
di Giuseppe Iannozzi
|
commenti (13)
Francesca Boari. Il prezzo del riscatto. Cicorivolta edizioni
written by
-
martedì, giugno 17, 2008
Francesca BoariIl prezzo del riscatto
collana i quaderni di Cico
Cicorivolta Edizioni
ISBN 978-88-95106-14-4
© giugno 2008 - euro 10,00 - pp. 107
in copertina, illustrazione originale di Simone Pieralli
elaborazione di Phab Postini
Francesca Boari nasce il 16 ottobre del 1966 a Ferrara, piccola e meravigliosa città di provincia. Divoratrice di romanzi e di film sin da Bambina, coltiva in maniera del tutto solitaria questa sua passione e incomincia per gioco ad inventarsi storie. Laureata in lettere moderne, si occupa a tempo perso di arte e di scrittura, per un certo periodo collaborando con la pagina locale del "Il Resto del Carlino". Nel 1991 inizia a insegnare filosofia e arte al liceo linguistico della sua città, con la quale non è mai riuscita a rompere il cordone ombelicale. Lo studio della filosofia diventa insieme alla scrittura e all'interesse per l'arte il leitmotiv della sua vita. Ha la fortuna di conoscere Eugenio Borgna, dopo avere letto e amato quella scrittura così profonda e intimista, e di ricevere dopo alcuni mesi dal loro incontro alcune righe a prefazione del suo "Il prezzo del riscatto". Da questo momento il desiderio di pubblicare.
dalla Prefazione di Eugenio Borgna
(psichiatra fenomenologo e saggista Feltrinelli)
(...)
Nel primo dei due romanzi, così diversi e nondimeno così legati l'un all'altro da correnti carsiche luminose anche nei momenti di più dolorosa oscurità, gli orizzonti tematici si dischiudono alla luce della speranza; e la grazia inarrivabile dello stile riscatta anche le ombre possibili e fatali dell'esistenza: facendone rinascere illuminazioni stregate e stupefatte nella magia della scrittura di un'aerea leggerezza e di una acuta originalità.
Nel secondo dei due romanzi si vengono delineando i molteplici (indicibili) volti della sofferenza umana: il mistero dell'angoscia che è sempre angoscia della morte, il mistero della solitudine che regna invisibile nei cuori delle persone senza che esse ne abbiano la lacerante coscienza, il mistero (gli enigmi insanabili) che stanno a fondamento di azioni ferocemente distruttive solo apparentemente libere e in realtà condizionate da avvenimenti crudelmente segnati nella loro tragica evoluzione.
Anche dinanzi ad azioni, che oltrepassano ogni possibile comprensione umana, l'autrice non si arena nel deserto così arido e così improblematico della condanna radicale, e assoluta, ma cerca disperatamente di cogliere in esse, e di rivelare a ciascuno di noi, una qualche scheggia di straziata contemplazione e di impossibile decifrazione: nel vortice di una tensione emozionale umbratile e creativa, palpitante e viva.
Sono due romanzi di una struggente bellezza che la scrittura femminile rende ancora più preziosa e incancellabile.
Se la scelta è un luogo d'impurità, e la non-scelta è un luogo di purezza, non indulgenza o comprensione ricercano gli attori delle vicende narrate in questo libro. Essi rappresentano, attraverso la singolarità dei propri conflitti e legami, simbolo e approfondimento della teoria per la quale ogni conflitto umano (tra scelta e non-scelta) è riconducibile alla sessualità, che funge da ponte fra il centro dell'uomo e il principio del mondo. Alcuni degli individui rappresentati in queste storie vivono sul filo della nevrosi, ovvero “coscienza della perdita”, che concede a essi, rispetto agli altri, una lucidità salutare, inaccessibile all'uomo di massa, ovvero “collettivo”. E' dunque un libro sul bene e sul male di vivere, e sulla ineluttabilità del tempo. Se il male consuma e stimola l'intelligenza e apre le porte dell'inconscio all'attrazione del baratro, il bene riflette la salute della follia. Tutto questo permetterà di accedere, ognuno con i propri limiti, ad alcune delle leggi universali nelle quali si inscrive la più alta comprensione dell'esistenza. (Paolo West)
(Brani tratti da "E continuo a parlare con te" - Il prezzo del riscatto -)
(...)
7.
Da lontano ti ho guardata camminare. Lo sguardo perso nel vuoto, accostata ad una sconosciuta.
Ad un certo punto hai girato il viso. E ho rivisto il tuo sguardo cattivo. Perché, vedi, quando si è davanti alla perdita di qualcuno che amiamo, la memoria ci gioca un brutto scherzo. Sembra volere restituire al presente soltanto la versione buona di chi abbiamo amato, nascondendo la verità che potrebbe farci sentire in colpa.
Di quale verità parlo?
Non nasciamo buoni, no, siamo da sempre anche cattivi, capaci di mentire, di tradire, di odiare, di offendere. E allora ho incominciato a sfogliare anche quelle pagine che la tua malattia sta strappando giorno dopo giorno, sto cercando di attaccare i pezzi, soprattutto quelli che rischiano di andare perduti se non li afferro subito e li ripongo dove è giusto che stiano. Voglio riuscire ad amarti completamente senza il bisogno di nascondere quello che di te non mi è piaciuto, ciò che mi ha ferito, che di te non ho condiviso.
Si ama veramente solo quando si è capaci di perdonare senza che sia l’altro a chiedere.
Stasera viene tuo nonno a cena. Non ne posso più di quel vecchio che sbava mentre mangia.
Ma mamma il nonno ci ha sempre aiutato. Non pensi a quante volte il papà ha avuto bisogno di lui e poi non ti ricordi i pomeriggi da Marus a comperare i vestiti per noi, e la casa dove abitiamo ce l’ha regalata lui. E poi, mamma, ci ha voluto bene. Ludovica ed io eravamo felici, la domenica, quando ci portava al cinema e a mangiare la pizza da Gastone. Adesso è vecchio, come dici tu, ma è ancora presente nella nostra vita.
E questi pranzi e queste cene tutti insieme io li vorrei per mio figlio. La vorrei la famiglia che voi ci avete dato. Nonostante tutto, la vorrei.
La sera, quando mi siedo davanti a Marcello, soli, ripenso alle sere del mercoledì, alle patate con il rosmarino, al salame e ai bomboloni con la crema e la marmellata. E poi torna alla mente la tua cattiveria, quando più di una volta gridavi la tua stanchezza davanti a quel vecchio che per me era così importante. Dicevi al papà che eri stanca. Ma stanca di cosa, mamma, di fare i solitari, di andare alle tue riunioni a pretesto religioso, di andare a fare spese, alle nostre riunioni a scuola? Oppure stanca di non essere altro che una moglie, una madre?
Desiderosa di essere solo una donna, a prescindere da noi, corteggiata, amata solo perché sei tu.
Ma le nostre scelte hanno sempre un prezzo, un prezzo alto. Nessuna è senza dolore. Il problema esiste quando ci sembra di non essere state noi a farle, quelle scelte. Che qualcosa è uscito dal nostro controllo in un momento in cui eravamo distratte da un’idea, lontane dalla realtà. E così anziché entrare in una dimensione precipitiamo in un’altra, che da un giorno all’altro si rivela nella sua distanza dalle nostre attese, speranze. Ed eccoci improvvisamente estranei dentro una vita che smettiamo di affermare, lentamente, senza consapevolezza. Incomincia la rabbia contro chi ci sta intorno, a cui tentiamo di addossare ogni responsabilità. Poi quando comunicare non ci interessa più, ci mettiamo in disparte. E così il tempo passa sopra noi. Realizziamo un senso di inutilità sia verso noi sia verso chi pensiamo di amare. E niente odora più, niente si muove più, solo il tempo sopra noi segna i passaggi inevitabili. Ma a quel punto neppure il tempo è più nostro. Depressione, angoscia, disperazione, malinconia, comunque la si voglia clinicamente definire, tutto dipende da questo.
8.
Sono tornata. Ho indossato come gli altri la maschera dell’abbronzatura, ho messo due gocce di Chanel N.5 e sono venuta da te. Sei dimagrita ancora, mentre l’estranea che ti sta accanto è ingrassata. Ho sofferto lontana da te e adesso scopro che soffro ancora di più davanti a te. Dico all’estranea che può andarsene. Lontana lei e la sua avidità, vicine per qualche istante noi. Sole. Non dici più niente. Il tuo corpo mi sembra ancora più rigido. Sei vestita senza cura, sudata, pallida. Hai le gambe ricoperte di peli lunghi e neri. Perché non ti radono? Perché non ti mettono lo smalto? Non ti truccano e ti vestono come una signora? Tu sei la mia signora e loro perché ti trascinano lungo le strade della nostra città così ridotta a cosa, a fare parlare di come eri e di cosa sei, di una malattia che può conoscere solo chi vive indirettamente. Perché continuo ad essere arrabbiata? E soprattutto perché non faccio io quello che gli altri non fanno?
Mi sento in colpa. Ho trascorso due mesi al mare, lontana da te. Ho subito giudizi tra i più terribili da tutti su come educo non educo mio figlio. Non ho incontrato amore. E non sono riuscita a difendermi. Ho subito come un panno steso su un filo di ruggine immobile. In silenzio. Ho guardato da lontano gli altri. Non ho invidiato nemmeno per un secondo la loro realtà. Club, circoli, carte, Dolce e Gabbana, Gucci, Berlusconi, Prodi, il mutuo per la terza casa. Non mi interessa. Sono contro. Tutto mi sembra falso, convenzionale fino alla nausea. Non reggo. Sprofondo nel colore grigio del mare d’estate.
Antonio è tornato a casa. Per lui non è successo niente. Mi rinfaccia la mia incapacità di adattarmi, non mi difende abbastanza di fronte ai giudizi degli altri. Per loro non valgo niente, sono anomala, socialmente poco adatta. Mi dice di non pensare al passato, di guardare oltre. Di amarlo senza paura. Ma io sono congelata dentro. Vorrei stendermi nuda davanti ai suoi occhi e succhiare il sesso di uno sconosciuto che dice di amarmi. Vorrei rotolare tra le sue braccia e godere senza rimorso solo perché lo desidero. Vorrei tornare ad amare il mio corpo e smettere di mostrare una pelle grigiastra inodore. Vorrei…
E non riesco più a dire voglio. Non riesco ad alzarmi dal letto ed essere felice di aspettare.
Non c’è nei miei occhi, nel mio sguardo, quella luce contagiosa di un tempo. Mi hanno rubato i sogni, mi hanno tolto i veli e sono rimasta nuda, disarmata davanti al silenzio dei miei morti. Non riesco più ad amare neppure loro. Non mi rispondono, hanno altro da ascoltare. E tu? Perché continui a fissarmi senza voce? Ti domando di urlare e continui a non dire niente. E se smettessi anche di parlare con te? Cosa ne sarebbe di quello che resta di noi? Io questa solitudine non l’ho scelta.
E tu?
Dimmi, come fa a passarti sopra la pelle tutto, perché non ti accorgi che ti stai bruciando le mani a forza di fumare, che ti crescono lunghi e orribili peli neri sulle gambe. Come puoi essere tanto indifferente e non sentire questa voce che ti implora in silenzio, senza invadenza, di dire una parola. Una sola. Buona notte, mamma. Dormi bene. E che tra il sonno e la veglia non ci sia che una pausa. Se così vuoi, così sia.
(...)
(Brani tratti da "La casa dei silenzi" - Il prezzo del riscatto -)
Seduto mi domando se ho saputo amarti abbastanza e quanto di ciò che ho provato per te hai potuto capire. Non vedo ormai più niente e tutto ciò che arriva è solo una grande risata dal fondo della camera.
Nel buio intenso di questa soffitta, osservo le lancette dell’orologio e so bene che si fermeranno prima che faccia luce.
Aspetto e ti vedo nuda di fronte a me.
Mi guardi e sorridi.
Sono sicuro che ti stai facendo le solite domande. Infastidito dalla prevedibilità dei tuoi gesti, a volte ho voluto lasciarti. Per ritornare.
Era autunno quando ti incontrai di nuovo, sotto i portici dei grandi magazzini.
La luce era confusa, tra il bianco e il grigio. E anche il tuo viso era grigio. Ti ho invitato a prendere un caffè in una nuvola di fumo dove, nelle prime ore del mattino, fanno colazione i tranvieri.
“Hai il viso magro” e tu non dicevi niente e sorridevi.
Quella mattina abbiamo parlato anche di Calvino. Lezioni americane. Tu tremavi e continuavi a guardarti intorno. Tenevi in mano almeno dieci giornali: viaggio negli Stati Uniti. Non eri felice.
Hai mai creduto vero quello scenario dentro il quale questa dichiarazione d’amore per te si è mossa a passi lenti, a circuire la tua attenzione, ad ingoiare la tua giovinezza, a sorpassare gli entusiasmi e a mutarli troppo in fretta in cadute verso il basso?
La prima volta che appoggiai le labbra sul tuo seno giovane e bianco di luce, avvertii una strana sensazione, regressione involontaria all’infanzia, il profumo del latte, il basilico in estate, il rosso intenso dei pomodori. Quando le stagioni erano ancora stagioni.
Un voluttuoso mescolarsi di sensazioni olfattive e visive che mi portava lontano nell’armonia ospitale della riconciliazione con me stesso.
Adesso, intendo proprio ora, in questi minuti che precedono la fine, ho come la sensazione che il tempo danzi come quando i bambini si stringono in un cerchio e si muovono sul suolo cercando un equilibrio.
Un invito al pentimento, al rimorso, al rimpianto... dovrei in questi istanti amare la vita come allora, sull’erba verde d’estate assieme a te e al profumo delle fragole sciolte al sole... forse dovrei ritornare, ma che dico...
Mi tolgo i pantaloni e li appoggio sul pavimento. C’è cattivo odore. Una forza distruttiva incontrollabile mi ronza intorno insieme con un inequivocabile senso di morte, di lacerazione, di un vano dolersi alla ricerca di una terra senza male e alla guarigione di un’anima straniera. Ostinato restare, stupido ed inaccettabile attaccamento alle cose del mondo che amo, amo, amo!
Mi passa davanti un’esistenza intera vissuta all’ombra di me stesso, per essere sempre il protagonista di una scena dalle cornici erose dai vizi simili a quelli di un’attrice di Hollywood, del cui successo però si legge solamente sui rotocalchi stropicciati sopra il tavolino del barbiere.
Abbiamo fatto l’amore alcuni giorni fa e ti ho lasciato un forte odore di sesso tra le lenzuola.
Non c’è luce, ora al di fuori di questo ricordo, dentro il quale tu respiri sul mio ventre sudato di piacere di una polvere che profuma d’infanzia.
Il nostro è stato sempre un gioco d’incastri in cui è mancato il tassello centrale.
Sottile mancamento, abbandono leggero nel vuoto (un ragno d’enormi dimensioni sta salendo sulla mia gamba e decido di non fermarlo perché mi fa compagnia). Fluire rapido d’istanti in cui niente si distingue più.
Cercare, cercare, cercare.
Follia.
Sentirsi vivere
Mentre tu ti senti sola, continui ad avere voglia di vomitare, di piangere e urlare con rabbia contro gli ostacoli appoggiati a caso sulla tua strada, opporre un’inutile resistenza all’inevitabile procedere del tempo, come se nulla mai debba accadere oltre a noi. Eppure sei anche certa che tra non molto ti alzerai la mattina e tornerai a sorridere.
Perciò ti dico di accelerare questo momento in cui la disperazione dovrà lasciare il posto alla nostalgia e alla malinconia, alle chiacchiere sulla vita e alla tristezza delle sere trascorse davanti alla televisione nell’attesa del sonno. Ecco cosa diventeranno le tue lacrime tra poco. E’ inevitabile.
Per adesso non ti rimane che annegare la mia assenza nelle lenzuola inumidite del nostro ultimo amplesso, quel saluto così informale, nella bottiglia di cerasuolo rimasta alla polvere, sopra la credenza dove accumuli ricordi.
E se a volte il dolore dovesse diventare insopportabile tu balla e canta forte.
(...)
ordinalo direttamente qui:
http://www.cicorivoltaedizioni.com/ordini


















Di cosa parla




