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Bertinotti alla Fiera del Libro di Torino

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, aprile 30, 2008



Bertinotti alla Fiera del Libro di Torino

non è ospite gradito


di Giuseppe Iannozzi



C'è bagarre intorno alla Fiera del Libro di Torino che riceverà il suo battesimo l'8 Maggio 2008.
Le discussioni, ahinoi, sono iniziate già da qualche mese, da quando si è saputo che Israele sarebbe stato l'ospite d'onore. A molti l'idea di Israele alla Fiera del Libro in qualità di ospite d'onore non è andata proprio giù. Soprattutto la sinistra più radicale (sarebbe il caso di dire fanatica) ha da subito osteggiato la Fiera invitando al boicottaggio, sparando senza mezzi termini contro Ernesto Ferrero e la Fiera di quest'anno. Molti intellettuali risentiti hanno deciso di non prender parte alla Fiera, una forma di protesta contro Israele, che però - è bene sottolinearlo - appare più che altro come una autocastrazione.

Gli attivisti del Forum Palestina non vanno tanto per il sottile e invitano caldamente Fausto Bertinotti a non partecipare alla Fiera del Libro di Torino: “E’ una inaccettabile provocazione. Almeno questa potrebbe risparmiarla ad un popolo della sinistra che ha contribuito a dissolvere”. A scatenare il putiferio è stata una intervista allo scrittore e psicanalista Massimo Fagioli sulle pagine de Il Riformista, in cui rivela che starebbe preparando un grande rientro pubblico per Fausto Bertinotti proprio alla Fiera del Libro di Torino per il prossimo 10 maggio. E' in effetti un azzardo scevro di buon gusto, ma non per le ragioni portate avanti dalla sinistra più radicale: è un sacrosanto diritto di Bertinotti, come per qualsiasi libero cittadino, visitare la Fiera. Tuttavia andarci in veste di politico, il cui scopo precipuo è quello di rilanciare la propria immagine, è un'idea a dir poco infausta. Strumentalizzare la cultura a fini politici, questo è il serio e unico problema. Fausto Bertinotti, sino ad ora, non ha mostrato segno alcuno di cedimento: intende infatti partecipare alla Fiera per politicizzarla e far scaldare così gli animi più intransigenti con gli occhi foderati di prosciutto. 

In ogni caso, l’edizione di quest’anno della Fiera del Libro di Torino è dedicata a Israele: solo per questo si è trovata al centro di numerosi appelli che chiedevano la revoca di questa decisione. Una feroce campagna di boicottaggio è già in atto da tempo, scrittori palestinesi, arabi e in parte (anche) israeliani, vorrebbe che Israele non ci fosse a Torino; a detta del Forum Palestina, la celebrazione dello stato d'Israele contribuisce attivamente al “politicidio della identità, della cultura e dei diritti del popolo palestinese”. A rendere il clima più infuocato c’è la coincidenza con il fatto che proprio sabato 10 maggio a Torino ci sarà una manifestazione nazionale convocata dalle reti e dai comitati di solidarietà con il popolo palestinese, impegnati da molte settimane in quella che Forum Palestina definisce “una campagna di informazione e denuncia sulla insostenibile situazione della popolazione palestinese a sessanta anni dalla nascita di Israele (e della negazione della nascita di uno stato per i palestinesi) e contro l’inopportunità di dedicare proprio in questa occasione la Fiera del Libro di Torino a Israele. Fausto Bertinotti potrebbe e dovrebbe scegliere un luogo diverso per il suo grande rientro in pubblico”. Sul fatto che Fausto Bertinotti abbia scelto luogo e occasione sbagliati non ci piove. E' sbagliato invece invitare al boicottaggio della Cultura. Boicottare oggi la cultura, tentare simili inviti e accoglierli significa solamente piombarsi a capofitto in un medioevo oscurantista di ottusa violenza intellettualoide. Forum Palestina giustifica così il suo invito a non partecipare alla Fiera: “Partecipare alla Fiera del Libro dedicata a uno stato che si regge sull’occupazione militare e coloniale e sull’apartheid proprio mentre nelle strade di Torino sfileranno i palestinesi e il popolo della sinistra che ne sostiene i legittimi diritti e la resistenza, non può che apparire che come una inaccettabile provocazione”. Che Bertinotti si troverebbe molto più a suo agio a casetta sua, davanti alla tivù a vedere una partita (foss'anche in vhs) o a rileggere il Capitale di Marx, non c'è dubbio alcuno; ma come si è già detto, Bertinotti non intende affatto mollare la presa: il suo personalissimo interesse è tutto proiettato al rilancio del politico Bertinotti. Ma c'è già chi scommette che con questa infausta mossa non farà altro che finire di seppellirsi con le sue stesse mani.

A questo punto, a pochi giorni dall'apertura al pubblico della Fiera, non c'è che da augurarsi che ci sia un fausto e più che mai veloce requiem in onore di Bertinotti, e che la Fiera possa arrivare felicemente, senza incidenti, alla fine. Noi tutti si prega che alla fine sia la Cultura a prevalere sugli interessi dei politicanti di mestiere, sugli intellettualoidi sinistrorsi, sull'intolleranza e, non da ultimo, sulla strumentalizzazione di questo che è un evento culturale e non altro.

1 maggio 2008, Bertinotti contestato a Torino: Fausto Bertinotti è stato contestato durante la mattina del 1mo Maggio a Torino dagli attivisti di alcuni centri sociali. E' accaduto prima che iniziasse la manifestazione del Primo Maggio in piazza Vittorio, dove c'era il concentramento del corteo. Quando l'ex presidente della Camera si è avvicinato agli striscioni e alle bandiere di Rifondazione Comunista, un gruppo di giovani dei centri sociali lo hanno praticamente fatto allontanare contestandogli la politica del governo di centro sinistra e la sua partecipazione alla Fiera del Libro di Torino.

Bertinotti è stato costretto ad allontanarsi in tutta fretta dalle fila di Rifondazione Comunista. Bertinotti è comunque atteso per uno degli incontri dedicati dalla Fiera del Libro alle "parole" della Costituzione: a lui spetterebbe il dibattito sull' articolo 1 e sulla parola "lavoro".

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 19:35 | cultura, politica, polemiche, comunismo, cronaca, di voce e di rabbia, prima pagina, attualitĂ , libertĂ , cospirazioni, ultime notizie, societĂ  e politica, notizieflash, opinionismo, last news, editoriale di g iannozzi, la battaglia di maratona | clicca per commentare commenti (8)



Lindo Ferretti: la passione secondo l’ex punk che ama Ratzinger e Giuliano Ferrara

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, marzo 17, 2008





Lindo Ferretti


La passione secondo l’ex punk

che ama Ratzinger e Ferrara
 


 
di   Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Negli anni Ottanta Giovanni Lindo Ferretti era un punk, un anarchico, era la voce e la mente più rivoluzionaria degli ex CCCP. Oggi Ferretti stringe la mano a Giuliano Ferrara, s’inginocchia fino all’inverosimile davanti a Ratzinger, parla come un Don Abbondio selvatico tutto pelle e ossa -copia malriuscita d’un vecchio prete di campagna in odor di fondamentalismo cattolico.
Dell’anarco-rivoluzionario Lindo Ferretti non è rimasto più alcunché: solo vecchi dischi, che ad ascoltarli oggi fanno più tristezza che rabbia. Lindo Ferretti è morto abbracciando Ratzinger, ed è davvero inutile che riesumi i suoi cavalli di battaglia cantandoli con voce clericale per renderli piacevoli alle orecchie del Vaticano e della destra più fanatica e chiusa. La vecchiaia fa brutti scherzi, ma forse è più vero dire che si nasce rivoluzionari e si muore preti.
 
Olimpia Tarzi, presidente del Comitato per la Famiglia, insieme a Giuliano Ferrara, sotto l’Ambasciata francese presentano i loro candidati. Alcune donne di “Tutti fuori” sbandierano contro Ferrara e amici lo slogan “In difesa della 194. Meglio abortire oggi che partorire Giuliano Ferrara domani”. Nell’insieme un quadretto patetico quello offerto da Ferrara. Ma d’altro canto che ci si poteva aspettare se non questo, dopo che nel pomeriggio un ossuto Lindo Ferretti, che dello spirito punk degli anni Ottanta non conserva più un amen o una bomba a mano, ha stretto mani su mani felice come una pasqua d’essere circondato da tanti poveri cristi armati di crocefissi dolore e pudibondi rossori? 
Pochi in verità sono coloro che oggi s’interrogano su Ferretti e sul suo aver perso completamente la brocca. Qualcuno dice che tornato nel suo casolare, dove i cavalli non mancano, sia stato violentato dallo spirito tedesco dell’intransigente fondamentalista Ratzinger, che l’ha subito invitato a inginocchiarsi, ad abbracciare il Papa e poi dopo anche il Cristo in Croce. In realtà nessuno sa bene che cosa sia capitato a Ferretti: si potrebbe ipotizzare una condizione di demenza senile precoce, ma chi l’ha visto giura e spergiura che Lindo Ferretti i due gran compagnoni Ratzinger e Ferrara lo faranno diventare santo in un batter di ciglia.
 
“Votare a destra è stato liberatorio: è stata la dimostrazione ultima e necessaria per tornare a casa. In questo pezzo di mondo confuso ci siamo ritrovati tutti a votare PCI perché ci governava bene e non capivamo quello che ci stava accadendo intorno”: questo è Lindo Ferretti? Sì, è lui che parla. Che ha parlato. Che parlerà ancora, purtroppo per noi. In piazza Farnese Lindo Ferretti, perfetto nella veste di nuovo Don Abbondio tutto pelle e ossa, sciorina un “piazza piazza bella piazza/ che sostiene una lista pazza”. Poi attacca un canto gregoriano, o perlomeno così pare. Qualcuno prova a protestare, ma viene subito messo a tacere, e dal palco la protesta di chi difende la 194 viene ricondotta a degli “ululati un po’ primitivi”.
Giuliano Ferrara, in ultimo per chiudere in bellezza, porta sul palco una giornalista cattolica fervente e fervente precaria che legge la “Lettera alle donne” di Giovanni Paolo II, lettera che risale al lontano 1995. La fervente precaria esprime la sua preghiera di voler vincere per “chiedere a Berlusconi di fare il Ministro della Salute.” Segue l’ultimo delirio, quello di seppellire i feti affinché da rifiuti ospedalieri acquistino un’anima, con l’inevitabile conseguenza che così gli aborti dovrebbero diminuire drasticamente.
 
In un articolo apparso su L’Espresso, nel settembre 2000, a firma di Umberto Eco, si legge: “[…]A che punto della formazione del feto viene infusa quell’anima intellettiva che ne fa una persona umana a tutti gli effetti? La dottrina tradizionale era molto cauta su questo punto. […] nel Supplemento alla Summa Theologica (80, 4) si dice che gli embrioni non parteciperanno alla risurrezione della carne, pria che in essi sia stata infusa un’anima razionale. Cioè, dopo il Giudizio Universale, quando i corpi dei morti risorgeranno affinché anche la nostra carne partecipi della gloria celeste (quando già secondo Agostino rivivranno nel pieno di una bellezza e completezza adulta non solo i nati morti ma, in forma umanamente perfetta, anche gli scherzi di natura, i mutilati, i concepiti senza braccia o senza occhi), a quella “risurrezione della carne” non parteciperanno gli embrioni. In loro non era stata ancora infusa l’anima razionale, e pertanto non sono esseri umani. […] è singolare che qui ci si trovi di fronte alla tacita sconfessione non più di un’autorità qualsiasi, ma dell’Autorità per eccellenza, della colonna portante della teologia cattolica.” Osservava molto acutamente Umberto Eco che il Vaticano pur di far valere la sua necessità di dare ai feti un’anima (a ogni costo) non aveva esitato a menarsi la zappa sui piedi, negando addirittura Sant’Agostino, colonna portante della Chiesa Cattolica.
 
Lindo Ferretti oggi passa per uno che conosce molto bene gli scritti del Ratzinger teologo; Ratzinger dovrebbe essere un teologo intransigente quindi seguire alla lettera Sant’Agostino; ma Ratzinger se ne infischia altamente di Sant’Agostino, purché la Chiesa riesca a imporre la sua tirannide su fedeli e non, che davvero non sospettano che il Vaticano possa mettere sotto i piedi uno dei suoi maggiori rappresentanti, se non il maggiore, e così Lindo Ferretti, da brava pecora bianca – ma nera per quanti l’hanno seguito con i CCCP e poi con i CSI – continua a belare, a improvvisarsi prete, prendendo per il sedere quella brava bravissima gente che gli sta alle costole credendolo un giusto e uno che davvero non può incorrere in infernali errori.
E che dire della fervente giornalista precaria? Niente, per Dio.  

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:20 | musica, polemiche, comunismo, religione, globalizzazione, cronaca, diritti umani, di voce e di rabbia, cantanti, santi, prima pagina, attualitĂ , societĂ , cattolicesimo, dietrologia, ultime notizie, scandali, cronaca vera, fondamentalismi, allarmi, societĂ  e politica, notizieflash, opinionismo, last news, dalla parte delle bambine, editoriale di g iannozzi | clicca per commentare commenti (11)



La morte di Lindo Ferretti e del Consorsio Suonatori Indipendenti

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, marzo 13, 2008





La morte di Lindo Ferretti

e del Consorsio Suonatori Indipendenti

 
La tigre è di carta e non farà mai più la sua parte


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 

 
Era una sera come tante altre presso la Certosa Reale di Collegno, nel senso che la vita scorreva in mezzo all’erba con la sua solita ignota maschera fatta di vento lucciole e grilli. D’un tratto la quiete viene uccisa dal rullare tribale di tamburi in vicina lontananza: repentinamente la natura si sveglia e nell’aria centinaia di concitate voci s’involano nell’aria fresca, sono le voci della gioventù, della speranza che rimette tutta sé stessa nel Futuro, il Futuro da nutrire con ideali e altre sciocchezze poetiche del genere.
Ma per l’intanto, quel venerdì del 14 luglio 2000 la gioventù non ci pensa che gli ideali muoiono prima degli uomini, o meglio, che si riducono in un bel nulla prima che i giovani abbiano modo e tempo di farsi uomini e quindi burattini disillusi.
 
Il ritmo martellante dei Les Tambours du Bronx alle ventuno e trenta circa di quella sera si diffonde senza pietà: il concerto ha inizio e il pubblico fatica poco o niente a riscaldarsi. La musica dei Les Tambours du Bronx è trascinante e anche chi non è propriamente un amante della musica d’avanguardia non può fare a meno di riconoscere che sono bravi. Il gruppo sfoga un’energia genuina: le percussioni incalzanti contro caratteristici fusti di latta non lasciano quasi lo spazio di respirare alla folla raccolta, pienamente eccitata. I fiati della gente par quasi che seguano il ritmo del beat prodotto dal gruppo sul palcoscenico: espirare ed espirare perdono momentaneamente la loro natura puramente meccanica involontaria e sottostanno al beat dei tamburi percossi dall’energia dei loro battitori. L’eccitazione è grande e quando, intorno alle ventidue e trenta, Les Tambours du Bronx eseguono il loro ultimo pezzo prima di lasciare il palco ai CSI, l’atmosfera è calda.
 
A gran voce si reclama Giovanni Lindo Ferretti, leader carismatico dei CSI: sotto il palco tutti vogliono assistere a quello che probabilmente sarà una delle ultime esibizioni dei CSI dal vivo. Si è tutti coscienti delle diatribe artistiche nate all’interno del gruppo, diatribe che hanno portato a maturare la decisione unanime(!) che i CSI non hanno più motivo di continuare a restare insieme come gruppo. Lo scioglimento del gruppo era nell’aria già da un po’ di tempo: recentemente Lindo Ferretti ha fatto il suo esordio solista nel mercato-business discografico con l’album Co.Dex, un disco difficile impreziosito da troppi virtuosismi elettronici e preziosismi lirici ermetici, un lavoro che i fan dei CSI e dei CCCP non hanno accolto con favore.
Ma quella sera i fan erano lì, a Collegno, per sentire i CSI ed assistere a un concerto vecchio stile che trasmettesse loro le emozioni autentiche di quando Lindo Ferretti cantava credendoci davvero “conosco le abitudini so i prezzi e non voglio comperare né essere comperato/ attratto fortemente attratto/ civilizzato sì civilizzato/ comodo ma come dire poca soddisfazione… voglio ciò che mi spetta lo voglio perché mio m’aspetta/ voglio ciò che mi spetta lo voglio perché mio m’aspetta”, ed ancora “bello ti sembro/ già abbastanza/ ma sono gli occhi tuoi/ intelligente ti sembro poco/ non sono affari tuoi/ onnipresente onnipotente/ così mi vorresti tu/ né troppo cotto né troppo al dente/ tuo sempre di più/ ma tu cosa mi dai?”… Le cose non sono andate propriamente come i fan più affezionati dei CSI si aspettavano.
 
I CSI salgono sul palco, ma si presagisce subito che l’infezione d’una carogna marcia è nell’aria: e difatti, Lindo sale sul palco quasi a occhi bassi, quasi vergognoso, quasi snob e pianamente si appollaia su di uno sgabello e senza troppi complimenti il concerto ha inizio. Lindo per tutta la durata del concerto rimane seduto sul suo sgabello: la sua voce è stanca, malinconica, scazzata, insomma quella di uno che è lì solo perché pagato da pubblico pagante, che reclama a gran voce che si alzi e dia mostra di sé stesso come un tempo, quando esprimeva energia pura, quando ancora militava nei CCCP. Inutile gridare che così non può andare, che non può stare sul palco seduto come una vecchia cariatide pronta a spezzarsi al primo alito di vento leggermente più forte: si accende una sigaretta, poi la seconda, la terza… la voce gli muore nella bocca impastata da una malinconia tutta snob, studiata; è chiaro che non è disposto a concedersi al pubblico né in veste di uomo né in quella di artista. Qualcuno dabbasso, sotto il palco grida che è una truffa e che qualcuno ci sta marciando: i più intransigenti non disdegnano di allontanarsi da sotto il palco, senza però avere il coraggio d’abbandonare il concerto così come sarebbe convenuto.
I CSI continuano la loro performance senza dar segno di ascoltare minimamente gli epiteti dei loro fan ormai esausti di gridar loro contro che non è così che ci si comporta; i brani eseguiti sono tristemente tutti tratti, per la maggior parte, dall’album Linea Gotica del 1996 (ed. Black Out) e gli intenditori non esitano, senza mezze misure, a dichiarare a gran voce che Lindo sta facendo ‘schifo’ eseguendo il repertorio più triste e meno espressivo dei CSI. L’acme nostalgico diventa assai critico quando i CSI eseguono il brano Annarella, brano dedicato all’Annarella dei CCCP, quasi a sottolineare che i CSI sono ormai morti come i CCCP quando incisero il brano Annarella: “lasciami qui lasciami stare lasciami così non dire una parola che non sia d’amore per me per la mia vita che è tutto quello che ho è tutto quello che io ho e non è ancora finita…” E’ ormai chiaro che è finita: l’individualismo di Lindo Ferretti nell’esecuzione di questo brano è ormai palese ai più, a chi ha seguito dall’inizio la nascita dei CCCP ed ha assistito alla loro fine, a chi ha amato sinceramente i CSI: resta la cenere al vento dei CSI che scrivono il loro epitaffio con Annarella, un brano mai amato dai fan e che i CSI non esitano a propinare al pubblico. Lindo canta: “lasciami qui, lasciami stare, lasciami così, non dire una parola…”; e alla fine ci si stanca di chiamarlo, di gridargli che così non può andare avanti. Ma ostinatamente lui non ascolta, non dice una parola e non ascolta un solo fiato.
All’improvviso il concerto è finito: non una parola di congedo, non un sorriso, solo il frettoloso trascinarsi fuori dal palco del gruppo che non degna d’uno sguardo il pubblico. Si ha quasi l’impressione che l’impostazione malinconica del concerto fosse cosa studiata a tavolino, anzi qualcuno ne è quasi certo.
Lo scontento, l’amarezza, la rabbia si diffondono in mezzo a un pubblico sconfitto così come i CSI sconfitti lo hanno voluto, spezzato, assoggettato alle proprie necessità individuali. Il pubblico, fan di vecchia data e giovani invasati di ideali della vecchia generazione, sciamano via; qualcuno ancora grida che “hanno fatto cacciare”, ma ormai le luci sono calate e lo spettacolo non va più avanti.
 
C’è una regola riconosciuta da tutti i più grandi: “The show must go on”, lo spettacolo deve andare avanti, una regola tacita che i CSI non hanno rispettato per dettare il loro personalissimo egocentrico epitaffio.
 
Non c’è ombra di dubbio, quel 14 luglio è una data da dimenticare: “è una questione di qualità/ o una formalità/ non ricordo più bene, una formalità/ come decidere di radersi i capelli/ di eliminare il caffè, le sigarette/ di farla finita con qualcuno/ o qualcosa, una formalità una formalità/ o una questione di qualità/ io sto bene io sto male/ io non so come stare…non ricordo più bene, una formalità”. Sicuramente Lindo Ferretti e Massimo Zamboni hanno deciso che quel 14 luglio doveva essere una “formalità” e così è stato, una formalità studiata a tavolino che rinnega il loro antico motto che “la tigre non è di carta, è di giada e farà la sua parte”.
La tigre è morta nella formalità borghese di fare un concerto senza credere veramente nella musica, nelle parole, nei fan.
Ora, Lindo Ferretti è libero o lo sarà presto: Co.Dex, il suo album da solista, è la nuova “formalità” da propagandare, una formalità che il pubblico non pagherà con quella fede filobolscevica un tempo riposta negli ideali promossi dai CSI e dai CCCP.


Nota Bene: Questo articolo è stato scritto il 15 luglio del 2000, subito dopo aver assistito a quello che fu l'ultimo concerto dei CSI.
Oggi ve lo ripropongo per un motivo ben preciso, che saprete a breve seguendomi su queste pagine.
Leggete questo pezzo e scoprirete che non si parla solamente di musica, si parla infatti di politica anche e soprattutto.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 23:28 | musica, politica, comunismo, canzoni, cronaca, giovani, cantanti, costume, societĂ , potere, stalinismo, societĂ  e politica, opinionismo | clicca per commentare commenti (7)



Raul Castro riceve il testimone da Fidel

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, febbraio 25, 2008





Raul Castro riceve il testimone da Fidel

Venti di cambiamento a Cuba ma non troppo

 
 
di Gisueppe Iannozzi
 
 



Dopo 49 anni e 55 giorni che Fidel Castro ha tenuto il potere in mano, il passaggio del testimone è avvenuto, e a raccoglierlo non poteva che essere Raul Castro, 76 anni, fratello più giovane del lìder maximo.
Prima o poi doveva accadere: Fidel Castro, oggi ottantunenne, non ha più il fisico, non è più l’aitante giovanotto che insieme al Che Guevara buttò fuori a calci nel sedere Fulgencio Batista al soldo degli americani.
 
Per 49 anni, Fidel Castro è stato prima Primo Ministro di Cuba (fino al 1976, quando la carica di Primo Ministro fu abolita), poi fino al 2008 Presidente del Consiglio di Stato e Presidente del Consiglio dei Ministri. Adesso tocca a Raul Castro continuare il lungo lavoro portato avanti indefessamente da Fidel per 49 lunghi anni.
 
L’Assemblea nazionale ha eletto Raul Castro comandante in capo delle Forze Armate, proposto come unico candidato, nuovo presidente del Consiglio di Stato, la massima autorità dell’isola, per i prossimi cinque anni. Il Parlamento dell’Avana ha così di fatto ratificato il passaggio di consegne deciso il 31 luglio del 2006, quando Fidel cedette “temporaneamente” i poteri a Raul poco dopo l’intervento chirurgico all’intestino. Fidel rimane comunque Segretario del Partito Comunista Cubano.
 
“Fidel è Fidel e quindi è insostituibile. Chiedo al Parlamento l’autorizzazione a continuare a consultare mio fratello sui principali affari di Stato. Il Paese dovrà affrontare il problema di una riforma monetaria. Dovremo farlo con un approccio integrale, che tenga conto del sistema dei salari, del sistema di prezzi controllati e delle cose che si forniscono gratuitamente. E dovremo farla finita con il libretto con cui la gente fa gli acquisti di base, che è anacronistico e inaccettabile”. Così ha parlato Raul Castro di fronte all’assemblea.
Raul Castro sarà affiancato da José Ramon Machado Ventura, 78 anni, medico, castrista della prima ora e figura storica della vecchia guardia, alla guida della sfera ideologica del Partito comunista.
 
E’ il primo cambio alla guida di Cuba dalla rivoluzione del 1 gennaio 1959, che mise a tacere per sempre il dittatore Fulgencio Batista. Raul Castro promette di non discostarsi da quanto già fatto dal carismatico fratello Fidel. Per la successione ha votato lo stesso Fidel. Prima di fare l’appello dei 614 delegati, l’assemblea parlamentare ha approvato all’unanimità la proposta d’inviare due membri del Consiglio di Stato presso la residenza dove Fidel Castro trascorre la convalescenza affinché fosse data l’opportunità all’ex lìder maximo di partecipare alla votazione.
 
Gli Stati Uniti augurano ai cubani “un pacifico, democratico cambiamento”: “Auguriamo al governo cubano di iniziare un processo di pacifico, democratico cambiamento con il rilascio di tutti i prigionieri politici, il rispetto dei diritti umani, e creare un limpido percorso verso libere ed eque elezioni”. Queste le parole di Condoleezza Rice - le cui mani sono macchiate di sangue innocente, è bene sottolinearlo - in un comunicato diffuso a Washington.
 
Hasta la victoria siempre Comandante Che Guevara.


Hasta Siempre Comandante - Buena Vista Social Club


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Aida Yespica nel Polo delle LibertĂ ?

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, febbraio 21, 2008






Aida Yespica


nel Polo delle Libertà?



di Giuseppe Iannozzi
 
 


Il Polo delle Libertà mi sa che questa volta lo mette “in quel posto” alla Sinistra e alla grande, gira infatti voce d’una possibile candidatura della bellissima showgirl venezuelana Aida Yespica.
Se il Polo dovesse esporre/proporre in campo Aida Yespica, la Sinistra chi potrebbe mai far candidare e/o spogliare? Oddio, un brivido freddo m’è subito corso lungo la schiena. Un’altra volta Vladimir Luxuria? No, per favore! Con tutto il dovuto rispetto per Vladimir eccetera eccetera, ma io preferisco Aida, per la bellezza, non per le idee – che peraltro non m’interessano.   
 
Francesco Cossiga commenta la notizia così: «Non milito nel Popolo delle Libertà, ma sono stato sommerso questa mattina da numerose telefonate di berlusconiani che protestavano con me per la candidatura della nota attrice Aida Yespica, l’amica del presidente venezuelano Chavez. Ma Silvio Berlusconi è anzitutto un grande impresario teatrale che crede che la bella apparenza conti anche elettoralmente: basta dare uno sguardo agli elementi femminili del suo gruppo».

Cossiga dica pure quel che vuole, ma resta il fatto che Aida Yespica fa gola. E se l’Italia deve diventare in tutto e per tutto un Inferno, perlomeno che questo luogo di eterna dannazione sia un po’ bello, quindi la bellezza di Aida Yespica non può che essere la benvenuta: meglio rosolare in un inferno di Belli che in uno di Brutti e Bruttissimi e Dannati per giunta.
 
«La signora Yespica è da lungo tempo una delle più care amiche di Berlusconi, e lui notoriamente ne apprezza molto le doti di intelligenza, nonché quelle artistiche: l’avvenenza delle donne, come è noto, non lo ha mai interessato».Poi l’ex picconatore Francesco Cossiga si domanda se la bella venezuelana, anche amica di Hugo Chavez – è bene sottolinearlo -, abbia la cittadinanza italiana, ed ancora: «Si può parafrasare, ciò che rispose Winston Churchill a chi gli faceva osservare che nella Camera dei Comuni sedevano molti imbecilli: “Non saremmo una democrazia rappresentativa se non fosse così, dato che nel Paese di imbecilli ce ne sono molti”. E così si potrebbe dire mutatis mutandis, della signora Yespica».

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Fidel Castro lascia la Presidenza di Cuba

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, febbraio 19, 2008






Fidel Castro lascia la Presidenza di Cuba

Ma rimane soldato delle idee
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Il lìder maximo cubano, Fidel Castro, ha rinunciato alla presidenza e alla carica di Comandante in capo di Cuba. La notizia è stata riportata dall’edizione online del quotidiano cubano Granma, l’organo ufficiale del partito comunista cubano.
 
«Comunico ai miei compatrioti, che in questi giorni mi hanno fatto un grande onore eleggendomi a membro del Parlamento, che io non aspirerò né accetterò - ripeto - non aspirerò né accetterò la carica di Presidente del Consiglio di Stato e di Comandante in capo». Con queste parole, nel messaggio pubblicato da Granma, Fidel Castro ha lasciato ufficialmente il potere dopo quasi 49 anni. L’annuncio arriva a pochi giorni dal 24 febbraio, data in cui si terrà la riunione della nuova Assemblea nazionale per l’elezione del nuovo presidente del Consiglio di Stato, ovvero del leader cubano. Finora Castro, dal 1959 in poi, era sempre stato rieletto. Fidel Castro sottolinea che ora «è venuto il momento di eleggere il Consiglio di Stato, il suo presidente, il vicepresidente».
 
Fidel Castro, che oggi ha 81 anni, guida la Isla Grande dalla rivoluzione che il primo gennaio del 1959 cacciò il dittatore Fulgencio Batista, appoggiato dagli statunitensi. Il primo agosto del 2006 Castro aveva ceduto «temporaneamente» la guida del governo (per la prima volta nella storia della rivoluzione cubana) al fratello Raúl Castro, vicepresidente, per sottoporsi a un intervento chirurgico all’intestino. Da allora Castro è apparso in video e fotografie, oltre a intervenire con articoli sulla stampa, senza però mai fornire informazioni precise circa il suo stato di salute. Scrive ancora Fidel: “Ho avuto l’onore di questa carica - presidente del Consiglio di Stato - per molti anni dopo la nuova costituzione del 1976… Conoscendo il mio stato di salute critico, molti all’estero pensavano che la rinuncia provvisoria alla carica di Presidente del Consiglio di Stato il 31 luglio 2006 che ho lasciato nelle mani del primo vicepresidente Raul Castro Ruz, fosse definitiva. Fortunatamente, il nostro processo conta ancora su quadri della vecchia guardia, uniti ad altri che erano più giovani quando è cominciata la prima tappa della Rivoluzione. Il cammino sarà difficile e richiederà lo sforzo intelligente di tutti. […] Non vi dico addio. Spero di combattere come un soldato delle idee. Continuerò a scrivere sotto il titolo Riflessioni del compagno Fidel. Sarà un’arma su cui poter contare: la mia voce forse verrà ascoltata, sarò prudente».
 
Nel suo messaggio al popolo cubano, Fidel ha espresso la ferma convinzione che tradirebbe la sua coscienza occupando un incarico per il quale è richiesta «totale libertà di movimento e dedizione» che non è in condizione di offrire. Fidel Castro è già nella Storia di Cuba e del mondo intero, e resterà una pietra miliare della vita politica cubana, come «soldato delle idee». D’ora in poi si dedicherà alla propaganda e alla riflessione sociale e politica: ha infatti promesso di scrivere le «Riflessioni del compagno Fidel», che costituiranno «un’altra arma dell’arsenale sul quale si potrà contare».

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 12:31 | politica, comunismo, notizie dalla rete, potere, ultime notizie, socialismo, ernesto che guevara, societĂ  e politica, last news | clicca per commentare commenti (12)



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