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Jurij Druznikov: è scomparso ieri uno dei più grandi scrittori russi del Novecento

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, maggio 16, 2008






E’ scomparso ieri Jurij Druznikov

uno dei maggiori scrittori russi del Novecento

autore del classico Angeli sulla punta di uno spillo
e del romanzo Il primo giorno del resto della mia vita,
appena pubblicato da Barbera Editore.



È scomparso ieri, all'età di 75 anni, Jurij Druznikov, considerato dalla critica uno dei più importanti scrittori russi del Novecento, candidato al Nobel per la letteratura nel 2001 e menzionato nello stesso anno come autore del miglior romanzo in traduzione (Angeli sulla punta di uno spillo, Barbera 2006) dall'Unesco. Druznikov, che viveva negli USA dal 1985, è morto nella sua casa di Davis, California, per le conseguenze di una grave polmonite che lo aveva colpito due settimane fa.
La partecipazione di Druznikov al Festivaletteratura di Mantova nel 2006 e la costante attenzione che la stampa italiana gli ha dedicato lo hanno reso noto anche in Italia, dove le sue opere sono state pubblicate solo di recente da Barbera Editore.
Scrittore, critico letterario, pedagogista, autore teatrale, Druznikov aveva pubblicato le sue prime opere durante il regime stalinista. Subito bollato come dissidente, era stato più volte censurato ed era vissuto per anni sotto lo stretto controllo del KGB. Nonostante fosse stato radiato dall'Unione scrittori sovietici, con il conseguente veto alla pubblicazione, continuava a diffondere i suoi scritti clandestinamente, fino al 1985, quando il samizdat (ciclostile) di Angeli sulla punta di uno spillo, il suo capolavoro, fu rinvenuto durante una perquisizione in casa di un amico. Arrestato, stava per essere internato in manicomio criminale, ma fu salvato da una petizione internazionale cui parteciparono intellettuali come Bernard Malamud, Kurt Vonnegut, Arthur Miller, Elie Wiesel. Grazie a queste pressioni Gorbaciov decise di lasciarlo fuggire. Druznikov riparò prima in Italia e poi negli Usa, dove gli fu offerta la cattedra di Letteratura russa all'Università della California, dove ha insegnato fino alla morte.
Le opere di Druznikov, fra cui ricordiamo, oltre che Angeli sulla punta di uno spillo anche i romanzi Il primo giorno del resto della mia vita, pubblicato il mese scorso da Barbera Editore, Passport to yesterday, Superwoman, la raccolta di racconti Là non è qua (Barbera 2007) e i saggi Informer 001 or the Myth of Pavlik Morozov e Alexander Pushkin and Political Uses of Nationalism, sono state pubblicate in 14 paesi e tradotte in altrettante lingue, fra cui inglese, russo, italiano, polacco, francese.

Web:

www.barberaeditore.it
www.druzhnikov.com


JURIJ DRUZNIKOV – BIOGRAFIA E BIBLIOGRAFIA SINTETICA
 
 
Jurij Družnikov (Mosca, 1933 – Davis, California 2008), scrittore e storico della letteratura, è considerato uno dei più importanti autori russi del Novecento. Nato da una famiglia di artisti e cresciuto fra intellettuali e scrittori, molti dei quali furono epurati da Stalin, compie il suo percorso di studi con fatica, essendo stato segnalato fin dalla scuola superiore come un “sottostimatore del ruolo di Stalin durante la guerra civile russa”. Dal 1953 al 1964 lavora come giornalista, fotografo, archivista, insegna letteratura russa in Kazakistan; tornato a Mosca, s’impiega nella stampa come editor, corrispondente e in seguito caporedattore di un quotidiano. Nel 1971 entra nell’Unione degli scrittori sovietici. Nello stesso anno pubblica il suo primo libro, un’antologia di racconti, Never Ever Goes My Way, accomunati dalla presenza ricorrente di personaggi tratti dalla vita quotidiana del popolo russo, e destinati al cronico  fallimento.
Nel 1974, dopo la pubblicazione e il conseguente ritiro di due saggi sull’educazione degli adolescenti (Boredom Prohibited e Never Stop Asking Questions, Boys ), mentre gli scritti di Družnikov sono rifiutati da editori di libri e di riviste perché considerati pericolosi (la raccolta di racconti del ’71 era stata pesantemente mutilata dai tagli della censura), il caporedattore della rivista Novy Mir decide di pubblicare i racconti Valedictory e February the Thirtieth, tornando poi sui suoi passi con la motivazione che la quota di testi di critica sociale concessa alla rivista era già stata esaurita con la pubblicazione dei racconti di Solzhenitsyn. Sempre nello stesso anno, la rivista femminile Rabotnitsa pubblica, con ampi tagli, un estratto da Money Goes ‘Round, un altro suo racconto. Ciò gli procura la stigmatizzazione dalle pagine del quotidiano Izvestiya, che lo accusa di essere un calunniatore del popolo sovietico.
Nonostante le censure e i tagli, Družnikov prosegue nella sua strada d’investigazione del ruolo dell’ideologia nella letteratura e nella cultura sovietica, affrontando un gran numero di argomenti controversi, che porteranno il regime a un sistematico blocco di tutte le sue opere. Caso esemplare è quello del suo primo romanzo, uscito letteralmente mutilato dai tagli nel 1976, con il titolo, imposto dalla censura, di To Sacrifice This Very Bird. Nel frattempo, viene proibita la rappresentazione della sua commedia Teacher in love.
Nel 1977 Družnikov viene definitivamente radiato dall’Unione degli Scrittori Sovietici ed è  dichiarato “traditore della patria” per aver partecipato al movimento sovversivo di pubblicazioni samidzat e per altre attività “illegali”. Così, durante gli anni Ottanta, il suo nome viene rimosso da tutte le pubblicazioni sovietiche. Družnikov descriverà queste vicende nelle memorie The Cancellation of Writer n. 8552, pubblicate dal Washington Post. Infatti, nonostante la censura, i suoi libri circolano fra gli oppositori del regime e vengono fatti uscire clandestinamente dall’Unione Sovietica, verso l’Occidente, dove sono divulgati. Družnikov stesso, come attivista del movimento samidzat, oltre a far circolare i suoi scritti clandestinamente, passa testi di autori proibiti a editori occidentali e organizza laboratori di scrittura clandestini. Lo scrittore riesce persino ad aprire una sua casa editrice, che viene tenuta sotto strettissimo controllo dalla polizia.
Nel 1985, non potendo far cessare le sue attività sovversive in altro modo, il KGB impone a Družnikov la scelta fra l’internamento in un campo di lavoro e quello in manicomio. Solo le proteste di scrittori occidentali fra cui Bernard Malamud, Kurt Vonnegut, Arthur Miller, Elie Wiesel, la mobilitazione di associazioni umanitarie e dello stesso Congresso americano lo salvano dall’arresto. Ma egli non desiste dalla sua linea dissidente e nel 1987 organizza una mostra dal titolo I dieci anni di un non-scrittore. L’iniziativa, ovviamente illegale, gli causa l’esilio definitivo.
Dopo aver lasciato l’Urss si stabilisce a Vienna e poi, definitivamente, negli Stati Uniti, dove tiene corsi di scrittura e lavora alla radio. Nel frattempo esce  Informer 001 or the Myth of Pavlik Morozov, il libro scritto in segreto e già diffuso capillarmente in Russia dal movimento samidzat. Questo saggio analizza e smaschera la creazione del mito di regime di Pavlik Morozov, che secondo la propaganda staliniana sarebbe stato ucciso dai controrivoluzionari kulaki, ma che in realtà, secondo Družnikov, morì per motivi molto diversi dalla politica.
Il più noto e acclamato romanzo di Družnikov, Angels on the head of a pin (Angeli sulla punta di uno spillo, Barbera Editore 2006), allude ironicamente al topos accademico “Il numero di angeli che possono stare sulla capocchia di uno spillo è pari alla radice quadrata di 2”, usato durante il regime sovietico per descrivere l’incalcolabile numero di dissidenti pronti a scatenare una rivolta. La vicenda si svolge intorno alla redazione di un quotidiano nazionale, Trudovaya Pravda (La verità dei lavoratori), nel momento più duro della reazione brezneviana, e nell’arco di 67 giorni: dal momento dell’infarto del redattore capo del giornale, Makartsev, fino alla sua morte, il 30 aprile 1969. La sua rovina inizia dal momento in cui trova sulla sua scrivania una traduzione del celebre (e proibitissimo) resoconto del viaggio in Russia, effettuato nel 1839 dal diplomatico francese Marchese de Custine. Il libro, considerato oggi uno dei più importanti documenti storici sulla Russia zarista, è stato a lungo censurato in Russia. Perciò, la scoperta della copia tradotta clandestinamente e recapitata chissà da chi e chissà come nel suo ufficio, getta Makartsev nel panico: ciò lo compromette irrimediabilmente col regime. Un infarto, dovuto probabilmente allo stato d’ansia in cui quell’episodio l’ha gettato, peggiora la situazione. Mentre i sospetti si addensano sulla sua testa, il controllo del giornale gli sfugge sempre più di mano, fino all’epilogo e alla conclusione del romanzo, che si chiude con l’arresto del giovane giornalista che aveva tradotto di nascosto De Custine e con la morte di Makartsev nel giorno stesso in cui tenta di reinsediarsi alla direzione del giornale.
Sotto il regime sovietico, il manoscritto di Angeli sulla punta di uno spillo non sarà mai pubblicato, a causa del suo contenuto pesantemente satirico nei confronti del meccanismo della propaganda e della censura. Una copia microfilmata viene avventurosamente portata fuori dalla Russia e pubblicata nel 1989 a New York, in russo. È quindi incluso nella lista dei “migliori dieci romanzi russi del XX secolo”. Ma, nonostante questo, né la glasnost né la perestroika  riescono a infrangere il muro di silenzio calato in patria sugli scritti di Družnikov. Qui il romanzo  uscirà solo nel 1991, dopo il colpo di stato di Mosca.
Alcuni anni dopo, l’edizione inglese viene inclusa nella lista dei migliori romanzi in traduzione dall’UNESCO, mentre arriva anche la candidatura al Nobel per la letteratura nel 2001.
I critici occidentali attribuiscono a Družnikov l’invenzione di un nuovo genere: il microromanzo. Brevità, ma completezza e organicità della trama, vasta, profonda, critica analisi sociale ne sono i caratteri salienti.
Družnikov ha iniziato a pubblicare microromanzi negli anni Settanta. Molti dei suo lavori sono poi stati raccolti nella raccolta Micronovels (New York 1991). I protagonisti dei microromanzi di Družnikov sono personaggi tratti dal quotidiano russo e americano; l’assurdità dell’esistenza, la mancanza di uno scopo e di speranza sono tratti comuni di queste storie.
Nell’ambito della storia e della critica della letteratura, due sono le opere fondamentali di Družnikov: Alexander Pushkin and Political Uses of Nationalism, una psicobiografia del grande autore russo, e Contemporary Russian Myths: A Skeptical View of the Literary Past (pubblicato in russo nel 1995  e in inglese nel 1999), un’analisi polemica dello sviluppo della letteratura russa negli ultimi due secoli.
Fra i libri di memorie pubblicati da Družnikov, oltre al già citato  Cancellation of Writer n. 8552, ricordiamoanche I was born in a line, uscito sul Washington Post nel 1979. Anche quest’opera, successivamente pubblicata in russo, racconta le difficoltà con la censura, i rischi per la propria incolumità, l’attività clandestina.
Dal 1985, anno della sua fuga in Occidente, ad aprile 2008, Druznikov ha insegnato Letteratura russa all’Università di Davis, California.
 
In Italia le sue opere sono pubblicate da Barbera Editore, che lo ha fatto conoscere ai lettori e alla critica con le due edizioni (rilegata ed economica) di Angeli sulla punta di uno spillo (2006) e con le due opere più recenti, la raccolta di racconti Là non è qua e il romanzo Il primo giorno del resto della mia vita, terminato a febbraio 2008 e uscito in anteprima mondiale nell’edizione italiana in aprile.
Altri scritti di Druznikov – racconti e saggi di politica russa.

 
BIBLIOGRAFIA SINTETICA

Raccolte

Sobranie sochinenii, 6 voll. (VIA Press, Baltimore, 1998);
Izbrannaya proza, 2 voll. (Pushkinsky Fond, St.Petersburg, 1999);
Izbrannoye, 2 voll. (U-Factoria, Yekaterinburg, 2001);

Narrativa e saggistica 

Chto takoe ne veziot. Collection of Short Stories
(Molodaya Gvardiya, Moscow, 1971);
Donoschik 001, ili Voznesenie Pavlika Morozova (OPI, London, 1987; Moscow, 1995);
Angely na konchike igly (Liberty, New York, 1989; Kultura, Moscow, 1991);
Microromany (Word, New York,1991);
Uznik Rossii. Cronicle One (Antiquary, Connecticut, 1992);
Dossier begletsa. Cronicle Two (Hermitage, New Jersey, 1993);
Uznik Rossii. Cronicle One and Two (Izograf, Moscow, 1997);
Kanikuly po-chelovecheski (APP, Moscow, 1992);
Russkie mify (Liberty, New York, 1995; Pushkinsky Fond, St.Petersburg, 1999);
Ya rodilsia v ocheredi (Hermitage, New Jersey, 1995; Chroniker, Moscow, 2002);
Informer 001 (Transaction, New Jersey, 1997);
Viza v pozavchera (Hermitage, New Jersey, 1998);
Contemporary Russian Myths: A Skeptical View of the Literary Past (Edwin Mellen, New York, 1999);
Prisoner of Russia: Alexander Pushkin and Political Uses of Nationalism (Transaction, New Jersey, 1999);
Vtoraya zhena Pushkina (Vagrius, Moscow, 2000);
Smert' izgoya (Seagull Press, Baltimore, 2001);
Duel s pushkinistami (Khroniker, Moscow, 2001);
Angels on the Head of a Pin (Peter Owen, London, 2002);
Uznik Rossii Trilogy (Golos Press, Moscow, 2003);
Superzhenshchina (Parad, Moscow, 2003).
 
 
 
Bibliografia su Jurij Družnikov
 
John Glad, ed. Literature in Exile (Duke University Press, Durham, 1990): 149-151;
Martin Tucker, ed., Literary Exile in the Twentieth Century (Greenwood, New York, 1991): 215-216;
Vladimir Svisky. Proza Yuria Druzhnikova (Challenge, Washington, 1994);
Staffan Scott. Lenins alskarinna (Hjalmarson, Stockholm, 2000): 92-97;
Russkie pisateli 20 veka. Biograficheskii slovar' (Bol'shaya Rossiiskaya Entsiklopedia, Moscow, 2000): 245-247;
Fenomen Yuria Druzhnikova (Intercontact, Moscow-Warsaw, 2000);
Krizis ili metamorfpozy: sud'ba romana na rubezhe vekov. Na metarialakh pomana Druzhnikova “Angely na konchike igly” (Slavica Orientlia, Warsaw, 2001);
Lola Zvonareva, Wieslawa Olbrych. Sostoyavshiis'a vne tusovki: tvorchestvo i sud'ba pisatel'a Yuria Druzhnikova (Academia, Moscow, 2001);
Lev Anninsky. Russkie pl'us (Algoritm, Moscow, 2001): 13-20;
Istoria v zerkale literatury i literaturovedenia (Granit, Gdansk-Warsaw, 2002);
Ivailo Petrov. Yuri Druzhnikov: literaturnoe protivostoyanie (Axios, Bulgaria, 2004).
Zoya Mikhailova, ed. Yuri Druzhnikov: knigi i sud'ba. Bibliografocheskii ukazatel' (Ul'anovsk, 2002).
Perekrestki epoch. Almanac No.4, Moscow, 2003.
Kartina mira i cheloveka v literature i mysli russkoi emigratsii. Sbornik statei. Krakov, 2003.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 14:03 | segnalazioni, esteri, letteratura, personaggi famosi, cronaca, editoria, autori, rassegna stampa, comunicati stampa, cronaca nera, prima pagina, scrittori, ultime notizie, cronaca vera, last news | clicca per commentare commenti (3)



Myanmar, ex Birmania: un aiuto concreto subito

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, maggio 07, 2008





Aiutare subito le popolazioni

del Myanmar, ex Birmania
 
 
 
Secondo una fonte Onu, sarebbero oltre 5.000 chilometri quadrati del delta del fiume birmano Irrawaddy ad essere sommersi d’acqua e un milione le persone rimaste senza alcun riparo.
 
Le autorità birmane avrebbero dato l’okay all’arrivo nel Paese di un volo Onu di aiuti umanitari e di un piccolo gruppo di membri dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, nell’ambito delle operazioni di soccorso alle vittime.
 
Tuttavia, dopo il ciclone, sulla dittatura birmana si abbattono oggi le accuse di non aver fatto nulla per salvare la popolazione. E a puntare il dito non è solo l’agenzia delle Nazioni Unite per il contenimento delle calamità ma soprattutto il dipartimento meteorologico indiano, che avvertì la Birmania dell’arrivo del ciclone Nargis con 48 ore di anticipo: “In tempo per evacuare vaste zone”. Ma nonostante le accuse, la giunta militare al potere, costretta dall’ecatombe a permettere l’ingresso agli aiuti internazionali, non ha ancora rilasciato i visti agli operatori delle agenzie internazionali.
 
I carichi degli aiuti rischiano di accumularsi nei magazzini senza poter essere distribuiti alla popolazione, i finanziamenti sbloccati da numerosi paesi rimarranno ancora inutilizzati.
 
Mentre il paese agonizza devastato dal passaggio del ciclone, il bilancio delle vittime continua a salire: ufficialmente le stime parlano di 22mila morti, ma secondo le organizzazioni umanitarie presenti potrebbero essere 50mila, forse anche più contando gli oltre 41mila dispersi. Per Kyi Minn, consulente dell’Ong cristiana World Vision, uno delle poche organizzazioni umanitarie straniere autorizzate a operare in territorio birmano, il ciclone di sabato scorso potrebbe rivelarsi ancora più disastroso dello tsunami di tre anni e mezzo fa in cui morirono 230mila persone. La città di Bogalay, nel delta dell’Irrawaddy, è distrutta al 95 per cento: diecimila i morti, mentre la maggior parte dei 190mila abitanti. In cinque regioni è stato dichiarato lo stato di disastro naturale. Nella capitale Rangoon, secondo le testimonianze, “La città è in ginocchio. Moltissime case sono state distrutte o danneggiate. Tantissima gente non ha più un tetto e si rifugia nelle strutture disponibili, in particolare le scuole o gli edifici governativi che sono affollatissimi. C’è disperazione e stordimento”.
 
“Dove sono tutte queste persone in uniforme sempre pronte a picchiare i civili? Dovrebbero venire fuori in forze e aiutarci a ripulire e a ripristinare l’elettricità”, spiega un povero autista di risciò.
Per ora, a spazzare le strade dai resti del ciclone, ci sono solo semplici cittadini, aiutati dai monaci buddisti.
Centinaia di monaci buddisti sono per le strade della capitale birmana per aiutare gli abitanti a sgomberare le strade soffocate dai detriti dopo il passaggio del ciclone. E’ la prima volta, dalle proteste del settembre scorso, che un numero così imponente di monaci esce dai monasteri liberamente per strada.
 
L’appello ad un ammorbidimento del regime di fronte alla calamità, intanto, è anche arrivato dai birmani in esilio, che chiedono alla giunta militare di consentire alle organizzazioni umanitarie internazionali di operare liberamente nel Paese, per portare assistenza e aiuti. E anche il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon si è detto disponibile ad “assistere il governo a far fronte alle necessità umanitarie, se richiesto”. Ma “per il momento - ha denunciato Elisabeth Byrs, portavoce dell’Ufficio di Coordinamento dell’Onu per gli Affari Umanitari - abbiamo i cinque membri della nostra squadra di valutazione dell’impatto della catastrofe i quali sono bloccati a Bangkok, in attesa dei rispettivi visti”.
 
Gran parte del paese è isolato, intere regioni sono irraggiungibili, alcune città cancellate, vaste zone senza acqua potabile e tutte le coltivazioni di riso distrutte.
 
L’elenco delle devastazioni si ferma ancora alla semplice osservazione, l’emergenza non riesce ad essere affrontata adeguatamente.
 
Ecco qui indicati i conti correnti postali e bancari di tre diverse istituzioni che si sono mobilitate per aiutare le popolazioni del Myanmar, l’ex Birmania, colpite dal ciclone:
 
 
CARITAS ITALIANA
 
c/c postale n. 347013 causale “EMERGENZA MYANMAR”
 
 
CROCE ROSSA ITALIANA
 
c/c postale n. 300004
causale “EMERGENZA BIRMANIA”
 
oppure bonifico bancario

BNL agenzia 1
c/c n. 218020
codice ABI 01005 codice CAB 03382
causale “EMERGENZA BIRMANIA”
 
 
SAVE THE CHILDREN
 
c/c postale n. 43019207 causale "EMERGENZA BIRMANIA"
 
oppure bonifico bancario

Banca Popolare Etica
codice IBAN IT39U0501803200000000511550
codice BIC-SWIFT CCRTIT2184D
causale “EMERGENZA BIRMANIA”

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Nicola Tommasoli è morto e Gianfranco Fini assolve i neofascisti

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, maggio 05, 2008


Gianfranco Fini assolve i neofascisti!
Nicola Tommasoli è morto
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
Durante il notiziario Studio Aperto, uno dei due amici che era con Nicola Tommasoli, vittima del pestaggio a morte da parte di cinque neofascisti, ha raccontato: “C’erano i ragazzi, noi stavamo passeggiando, ci hanno chiesto una sigaretta, anche con un tono un po’ strano. Noi abbiamo risposto di no e abbiamo continuato a camminare per la nostra strada senza fermarci. Quando ho fatto per girarmi, uno mi ha sferrato un pugno, da lì è cominciato tutto. Due minuti di panico, faccio fatica adesso perché ho preso tante botte, mi tiravano per i capelli, sono caduto più volte e ho cercato di difendermi come potevo, per fortuna mi sono girato, altrimenti potevo essere lì al posto del mio amico. Cosa ci dicevano? No, non insulti, ci davano le botte ma non dicevano niente. Erano delle bestie, non c’è un motivo né niente”. La vittima-testimone ribadisce l’aggressione alle spalle: “Se Nicola si fosse girato probabilmente non sarebbe lì - dice l’amico, riferendosi alla rianimazione - si sarebbe potuto difendere, avrebbe avuto solo qualche botta”.
 
E’ clinicamente morto Nicola Tommasoli, il giovane ricoverato all'ospedale Borgo Trento di Verona dopo essere stato picchiato a sangue la notte del primo maggio. Alle 18 il collegio medico dell’ospedale ha concluso il periodo di osservazione per l'accertamento della morte. I genitori di Nicola hanno espresso il desiderio di donare organi e tessuti.
 
Vincenzo Stingone, il questore di Verona, si è così espresso: “Il pestaggio non è avvenuto per motivi politici ma per motivi futili. Per quel che ne sappiamo fino adesso il motivo scatenante è stato proprio quella sigaretta negata ai cinque giovani ultras”.

Altri due ragazzi della provincia di Verona sono stati arrestati nell’ambito dell’inchiesta sull’aggressione a Nicola. I due arrestati sono Guglielmo Corsi, 19 anni, e Andrea Vesentini, 20 anni, entrambi di Illasi, un paese poco distante dal capoluogo. Il primo è metalmeccanico, l’altro è promotore finanziario.
Secondo quanto accertato, Corsi e Vesentini erano insieme a Raffaele Dalle Donne, il giovane veronese arrestato per primo da polizia e carabinieri nel corso dell’inchiesta. Dalle Donne si è costituito. Raffaele, già conosciuto alle forze dell’ordine come tipo violento e aggressivo, era fuggito in tuta da ginnastica dopo il pestaggio e non era tornato a casa fino all’alba della mattina dopo. Quando è venuto a cambiarsi, il padre l’ha convinto a costituirsi e lui lo ha fatto, accompagnato dall’avvocato di famiglia.
Corsi e Vesentini, quando in nottata la polizia è venuta a prenderli a casa, non hanno opposto alcuna resistenza e hanno ammesso subito di aver fatto parte del gruppo di aggressori di Tommasoli. Peri e Tarabuio, anche loro ricercati per l’aggressione, hanno invece preso la macchina della madre di uno dei due per fuggire all’estero. Il questore di Verona, Vincenzo Stingone, ha lanciato un appello perché gli aggressori latitanti si consegnino agli inquirenti. I latitanti sono soprannominati "Peri" e "Tarabuio", sono scappati probabilmente in Austria, e gli inquirenti, pur non rivelandone l’identità, hanno spiegato che potrebbero consegnarsi spontaneamente alle forze dell’ordine nelle prossime ore.
 
Gli scontri e le contestazioni della sinistra radicale contro la Fiera del Libro di Torino “sono molto più gravi” di quanto accaduto a Verona. Lo sostiene Gianfranco Fini, a Porta a porta, talk-show politico condotto da Bruno Vespa. “L’aggressione dei naziskin veronesi e la violenza dei centri sociali torinesi sono due fenomeni che non possono essere paragonati”. A giudizio di Fini, in sostanza, se dietro l'aggressione di Verona non c'è alcun “riferimento ideologico”, a Torino le frange della sinistra radicale “cercano in qualche modo di giustificare con la politica antisionista”, un autentico antisemitismo, veri e propri “pregiudizi di tipo politico-religioso”.
“Nel momento in cui tutti dovrebbero piangere la morte di un ragazzo e chiedere la massima punizione per gli assassini assistiamo, invece, ad una serie di basse speculazioni politiche”. Questo il commento di Iacopo Venier, della segreteria nazionale del Pdci, secondo cui “tra queste la più grave è certo quella del presidente della Camera che assolve i picchiatori fascisti e si prepara a scatenare nuove repressioni violente come quelle che egli comandò a Genova nel 2001”. Per Salvatore Cannavò, esponente di Sinistra critica, le parole di Fini sono “allucinanti e incredibili”: “Mettere sullo stesso piano l’incendio di una bandiera con un barbaro omicidio non solo costituisce una assoluta mancanza di rispetto per il dolore di due genitori a cui la barbarie ha strappato il figlio, ma il sintomo della cultura di fondo del neo presidente della Camera”. E Walter Veltroni, giustamente, rincara la dose: “Io sono per non stabilire mai priorità su questi temi. Sono due fatti diversi: nel primo caso c’è la vita di un ragazzo che è stata spezzata ed è un episodio molto grave e sottovalutarlo sarebbe un errore molto serio. Il secondo episodio è altrettanto grave e stabilire delle priorità è assolutamente sbagliato. Bisogna contrastare ogni forma di violenza e intolleranza. Quando poi diventa una violenza fisica nei confronti di un ragazzo ucciso a bastonate, è necessario avere un giudizio molto severo”. Rosy Bindi invita Fini a usare maggiore “prudenza” nel commentare l’uccisione del ragazzo a Verona: “Siamo in presenza di una morte, inviterei il presidente della Camera ad una certa prudenza, credo sia veramente pericoloso stabilire delle gerarchie di gravità tra bruciare le bandiere di un Paese e aggredire una persona fino a sopprimerne la vita”. La presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, si chiede: «Cosa c'è di più grave dell'omicidio di un ragazzo innocente?”.
 
Dopo questa sparata del neopresidente della Camera Gianfranco Fini, si può solo augurare una cosa al nuovo governo: che cada al più presto possibile, che non abbia neanche la durata di uno sputo.


I commenti su questo post sono chiusi a Tutt*, senza eccezioni, in rispetto del dolore della famiglia.

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L’Italia ai neofascisti?

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, maggio 04, 2008






L’Italia ai neofascisti?


di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Il fatto è quantomeno grave. Gravissimo. Nicola Tommasoli durante la notte del primo maggio è stato avvicinato da alcuni giovani, gli hanno chiesto una sigaretta, gli è stata rifiutata, ed allora è scattata la punizione, calci e pugni. Nicola l’hanno lasciato privo di sensi, più morto che vivo. In ospedale le sue condizioni sono subito apparse disperate: in queste ore il ragazzo lotta tra la vita e la morte. Il padre di Nicola: “Sono realista non voglio illudermi. I medici dicono che c’è stata una piccola ripresa poi rientrata. Non so che pensare”.
Un ragazzo di venti anni, interrogato dal magistrato Francesco Rombaldoni, ha confessato: “piena confessione”. Non è un volto nuovo alle forze dell’ordine, si tratta di un ultrà neofascista dichiarato, in passato già finito nelle mani della polizia per essersi reso colpevole di aggressioni dichiaratamente razziste nonché per violenza negli stadi.
 
Nell’intanto è caccia aperta per gli altri quattro aggressori. Due di loro sono già stati identificati, ma sono fuggiti all’estero: per loro è subito stato spiccato un ordine di cattura. L’aggressore fermato è invece stato tradotto in carcere a Montorio. Dalle prime indiscrezioni, si sa che il neofascista appartiene a una famiglia piuttosto benestante di Verona. Il neofascista si è costituito in mattinata presso la Digos di Verona, ovviamente accompagnato dal suo avvocato di fiducia.
Il neofascista era già noto alle forze dell’ordine: come ultrà del Verona, per violenza negli stadi nello scorso febbraio era stato sottoposto a Daspo; nel 2007 era stato indagato dalla Digos insieme ad altre sedici persone per associazione a delinquere finalizzata a discriminazione razziale per alcune aggressioni avvenute sempre a Verona. Il giovane fascista frequenta ambienti vicini a Forza Nuova, tuttavia l’associazione di estrema destra oggi nega qualsiasi coinvolgimento e minaccia di querelare chiunque intenda associare l’episodio a FN. “Nessuno si permetta di associare Forza Nuova a tale vicenda”, ha minacciato il coordinatore nazionale Paolo Caratossidis: “I nostri militanti non compirebbero mai un atto di così grave stupidità e cattiveria; se poi il ragazzo frequenta ambienti ultras o piazze dove si ritrovano neofascisti, questo è un altro discorso, non collegabile a Forza Nuova. Come movimento politico prendiamo completamente le distanze da tale indegno e vergognoso atto. Forza Nuova è contraria a ogni forza di violenza, tanto più se insensata, illogica e incivile come quella compiuta da quella banda di pazzi irresponsabili”.
 
Anche il Veneto Fronte Skinheads nega di essere coinvolto. Parla il presidente Giordano Caracino: "Il ragazzo, dalle informazioni che abbiamo, non fa parte del Fvs, non lo conosciamo. Non basta avere i capelli corti, un bomber o avere certe idee per far parte del nostro movimento. Noi prendiamo le distanze in maniera categorica dall'accaduto e dalle persone che l'hanno compiuto".
 
Nell’intanto Michele Santoro, per aver portato ad Annozero alcuni spezzoni del Vaf-Day tenutosi a Torino il 25 aprile, ha ricevuto la partaccia del presidente della Rai Petruccioli. Santoro, che vi piaccia o no come giornalista e uomo, ha il sacrosanto diritto di fare la “sua” trasmissione, che è appunto la sua trasmissione. Le reti Rai sono tre, escludendo quelle via satellite, e in teoria dovrebbero fornire informazione all’Italia tutta, quindi dovrebbero dare spazio a tutti gli schieramenti sociali e politici presenti oggi in Italia, anche a Beppe Grillo. In queste ore ciò che di più si paventa è che sia in atto qualcosa di più di una mezza idea di censurare i personaggi ritenuti “scomodi”. Che il presidente della Rai abbia forse in mente di censurare Santoro - come già avvenne sempre sotto il governo Berlusconi? Per chi ha corta la memoria, sotto il precedente governo Berlusconi un editto colpì Michele Santoro, Daniele Luttazzi e in maniera più che mai violenta il compianto Enzo Biagi, con quello che oggi è da tutti ricordato come l’editto bulgaro.
 
Se questo è il clima sociale dopo la vittoria della destra in Italia, Dio non lo voglia!, allora questo paese è destinato a sprofondare nella sua stessa immondizia senza possibilità alcuna di assoluzione.






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Arrestati sedici simpatizzanti dell’estrema destra

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, febbraio 26, 2008





Arrestati sedici simpatizzanti

dell’estrema destra
 

 
a cura di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Arrestati almeno 16 simpatizzanti dell’estrema destra, alcuni vicini a Forza Nuova, tutti giovani, quasi tutti ultras laziali. Sono stati arrestati stamane nel corso di un’operazione dei carabinieri del Ros e Digos romani. Gli arrestati fanno parte, secondo gli inquirenti, di una struttura criminale protagonista di atti di violenza, anche di matrice politica, tra i quali gli assalti alle caserme di Ps in occasione della morte di Gabriele Sandri e l’irruzione ad un concerto rock della Banda Bassotti a Villa Ada. In corso ci sono anche una cinquantina di perquisizioni.
 
Tra i reati contestati associazione per delinquere, devastazioni, lesioni, porto di oggetti contundenti. Per coloro che risultano coinvolti negli scontri dell’11 novembre scorso dopo la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri – che pare sia avvenuta per mano di un poliziotto in una piazzola dell’autostrada nei pressi di Arezzo dopo una rissa tra due gruppi di ultrà - è scattata anche l’aggravante del terrorismo, la stessa già presa in esame in occasione dei primi arresti per l’assalto alla caserma di via Guido Reni. L’inchiesta era scattata subito dopo gli incidenti scatenati dai tifosi della Roma e della Lazio attorno allo stadio Olimpico, domenica 11 novembre (2007).
 
Quattro gli indagati coinvolti nei fatti di Villa Ada sul finire del giugno 2007, quando una ventina di persone armate di bastoni, a volto coperto, fecero irruzione durante il concerto della Banda Bassotti ferendo due persone. Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate dal Gip Guglielmo Muntoni su richiesta dei Pm Pietro Saviotti, Franco Ionta e Caterina Caputo.
 
Spedizioni punitive contro tifoserie ostili, aggressioni di extracomunitari, assalto ad un centro rom, progettata partecipazione agli incidenti campani per l’emergenza rifiuti, irruzioni nei centri sociali frequentati da giovani di sinistra: tutto questo, e altro ancora, è opera di un gruppo di giovani fascisti, i cui nomi non erano nuovi alle forze dell’Ordine. L’ideazione dell’assalto ad un accampamento rom da parte di alcuni degli indagati risalirebbe ai giorni successivi all’omicidio di Giovanna Reggiani. Poi la morte di Gabriele Sandri deviò l’attenzione criminale del gruppo fascista. Le misure restrittive sono state comminate perlopiù a dei pregiudicati. Molti di loro sono stati raggiunti da Daspo, il provvedimento amministrativo che vieta l’ingresso negli stadi.






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Heath Ledger dipendente da eroina e cocaina!

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, febbraio 02, 2008





Heath Ledger dipendente


da eroina e cocaina!
 

di Giuseppe Iannozzi
 
 
 


Le ultime indiscrezioni parlano di un Heath Ledger che, da un anno e più, era completamente dipendente da eroina e cocaina. Alcune voci senza nome, ahinoi, dicono che la compagna, Michelle Williams, lo aveva sbattuto fuori di casa perché esasperata. ”Lei non ce la faceva più”, ha raccontato un amico dell’attore, trovato morto il 22 gennaio nel suo appartamento di New York. “A volte accadeva che Heath non si facesse vedere per due o tre giorni e poi, tutto d’un colpo, si presentava davanti alla porta di casa, un assoluto rottame”. Strano, cioè normale… no, direi che è solo strano come quando muore una persona al centro dell’attenzione pubblica spuntino dal sottobosco sociale amici e nemici senza né volto né nome, e che però ci tengono dannatamente a sputare sentenze. La fantomatica fonte ha rivelato d’essersi drogato più volte insieme a Ledger, che conobbe nel 2002, quand’era ancora “un bravo ragazzo, spaventato” da Hollywood. Poi sono arrivati gli ingaggi per ruoli di successo e un notevole stress da sopportare: “Penso che non avesse immaginato quanto tutto sarebbe diventato folle, così tante persone volevano un pezzo di lui”. La fantomatica fonte si spiega così il motivo per cui Ledger sarebbe entrato nel circolo vizioso dell’eroina.
“L’interprete di Brokeback Mountain era solito frequentare le feste e drogarsi e Michelle non amava la compagnia che lui frequentava. Gli diede un ultimatum ... e minacciò di togliergli la custodia della bambina. Ma una volta che imbocchi quella strada, poi diventa un incubo…. Improvvisamente ti buchi, ti fai di eroina, poi tiri una striscia di cocaina e poi prendi i sonniferi. Pensa a River Phoenix, Heath è morto esattamente allo stesso modo”. Questo il resoconto fornito dal fantomatico amico di Ledger. Per questo amico di buchi emerso da un oscuro passato dell’attore australiano, Ledger sarebbe morto a causa di una overdose, o dal reiterato abuso di eroina e cocaina.
 
Dalla morte dell’ex compagno Heath Ledger, l’attrice Michelle Williams ha detto di avere il cuore infranto, ha quindi fatto appello alla privacy per sé e per la figlia Matilda: “Per favore rispettate il nostro bisogno di vivere il dolore in privato. Ho il cuore infranto”. Michelle e Ledger si erano conosciuti sul set di Brokeback Mountain; dalla loro relazione era nata Matilda, che ora ha due anni. Lo scorso settembre la coppia si è separata. “Sono la madre della più tenera, vivace, meravigliosa bambina, che è il ritratto del padre”, ha aggiunto la Williams.
 
Un’ondata d’indignazione ha unito Hollywood per il video che avrebbe dovuto mostrare Ledger fumare uno spinello durante una festa. La Cbs, dopo aver mostrato alcuni spezzoni del video, ha deciso di non mandare in onda le sequenze durante le trasmissioni, “per rispetto ai familiari dell’attore”. Tuttavia la decisione della Cbs appare nulla affatto spontanea, sarebbe invece legata alla fiera e compatta protesta che si è levata in un coro unanime d’indignazione. Il video, molto sgranato e fuori fuoco, era stato annunciato come video-rivelazione: Ledger drogato! Mon dieu, tutti i milioni di ragazzi che oggi si fanno uno spinello sarebbero dunque dei drogati persi?
 
Al momento le cause del decesso di Heath Ledger non sono note. Ci sono solo alcune ipotesi e nessuna prova certa.






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