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Il marine uccide un cucciolo di cane scagliandolo in un burrone

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, marzo 06, 2008



Questo marine accalappia un cucciolo di cane,
lo tiene per qualche istante per la collottola
mostrandolo agli altri marines divertiti
dopodiché lo scaglia dentro un burrone.

Il piccolo cucciolo muore sul colpo
dopo aver inutilmente pianto.
Il marine ride.

Questo è solo un macabro esempio
dell'umanità di cui sono capaci certi marines.









Attenzione: visione sconsigliata ai minori

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 14:19 | animali, cronaca, video, di voce e di rabbia, violenza, vergogna, ultime notizie, videonotizie, crudeltà, diritti animali, notizieflash, last news | clicca per commentare commenti (14)



Bezanir Bhutto: il lutto in Pakistan

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, dicembre 30, 2007





Bezanir Bhutto


Il lutto in Pakistan
 


 
Il problema è molto più serio che non limitatamente all’arma e al modo. Benazir Bhutto non è morta. E’stata ammazzata. La differenza è abissale. Non “il ferro e il fuoco”, che sono solamente l’arma, bensì il fondamentalismo religioso, quel dèmone presente in tutte le religioni, cattolicesimo incluso, ha spezzato una vita condannando insieme ad essa quella di un intero paese.
 
Se questa morte ha un significato, e ne dubito ampiamente, ci dimostra ancora una volta, l’ennesima ahinoi!, che il fondamentalismo è la ragione prima, il cancro invasivo che porta nazioni e singoli sul piede di guerra.
 
Non temo l’uomo, ma temo la religione che egli mi vorrebbe far digerire nel nome di Dio.
 
Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
Conosco i nomi dei miei assassini
 
di Benazir Bhutto
 
 
La settimana scorsa sono sopravvissuta a un tentato omicidio, ma 140 uomini e donne tra i miei sostenitori e della mia scorta non ce l’hanno fatta. L’attentato del 18 ottobre ha messo in evidenza la critica situazione con la quale siamo alle prese oggi in Pakistan, oggi che cerchiamo di fare campagna elettorale per elezioni libere, oneste e trasparenti sotto la minaccia del terrorismo. Quanto è accaduto dimostra la sfida logistica, strategica e morale che incombe su tutti noi. Come possiamo fare campagna elettorale presso la cittadinanza sotto la minaccia costante e concreta di essere assassinati? Con l’eventualità di un massacro di innocenti?
 
L’attentato nei miei confronti non è giunto inaspettato. Da informazioni attendibili ero stata avvisata di essere presa di mira da elementi che vogliono ostacolare il processo democratico. Più specificatamente ero stata informata che Baitul Masood, un afgano a capo delle forze Taliban nel nord del Waziristan, Hamza bin Laden, un arabo, e un militante della Moschea Rossa erano stati mandati in missione con il compito di uccidermi. Ho anche temuto che fossero strumenti nelle mani dei loro stessi simpatizzanti, infiltratisi nella sicurezza e nell’amministrazione del mio Paese, gli stessi che ora temono che il ritorno della democrazia possa far deviare i loro piani.
 
Abbiamo cercato di prendere tutte le precauzioni del caso. Abbiamo chiesto i permessi per importare un automezzo corazzato a prova di proiettile. Abbiamo chiesto di ottenere gli strumenti tecnologici con i quali individuare e disattivare gli ordigni esplosivi improvvisati spesso collocati sul ciglio della strada. Avevamo chiesto che mi fosse assicurato il livello di sicurezza al quale ho diritto nella mia qualità di ex primo ministro.
 
Adesso, dopo il massacro, appare quantomeno sospetto il fatto che i lampioni delle strade circostanti il luogo esatto dell’attentato - Shahra e Fisal - fossero stati spenti, così da consentire agli attentatori suicidi di avvicinarsi quanto più possibile al mio automezzo. Provo grandissimo sconcerto all’idea che le indagini sull’attentato siano state affidate al vice ispettore generale Manzoor Mughal, presente quando mio marito alcuni anni fa stava quasi per perdere la vita per le torture subite.
 
Naturalmente, conoscevo i rischi che avrei corso. Già due volte in passato ero stata presa di mira dagli assassini di al Qaeda, tra i quali il famigerato Ramzi Yousef. Conoscendo il modus operandi di questi terroristi, so che tornare a colpire il medesimo bersaglio è per loro prassi naturale (si pensi al World Trade Center), e che dunque sicuramente stavo correndo un pericolo maggiore.
 
Alcuni esponenti del governo pachistano hanno criticato il mio ritorno in Pakistan, il mio progetto di far visita al mausoleo della tomba del fondatore del mio Paese, Mohammed Ali Jinnah. Mi sono trovata davanti a un dilemma: ero stata in esilio per otto anni, lunghi e dolorosi. Il Pakistan è un Paese nel quale la politica è qualcosa di molto radicato, che si pratica in massa, con un contatto faccia a faccia, persona a persona. Qui non siamo in California o a New York, dove i candidati fanno campagna elettorale pagando i media o spedendo messaggi e posta abilmente indirizzata. Qui quelle tecnologie non soltanto sono logisticamente impossibili, ma altresì incompatibili con la nostra cultura politica.
 
Il popolo pachistano - a qualsiasi partito esso appartenga - ha voglia, si aspetta di vedere e ascoltare i leader del proprio partito, e di essere parte integrante del discorso politico. I pachistani partecipano ai comizi e ai raduni politici, vogliono ascoltare direttamente e senza intermediari i loro leader parlare con megafoni e altoparlanti. In condizioni normali tutto ciò è impegnativo. Con una minaccia terroristica che incombe è straordinariamente difficile. Mio dovere è far sì che non sia impossibile.
 
Ci stiamo consultando con strateghi politici su questo problema. Vogliamo essere sensibili nei confronti della cultura politica della nostra nazione, offrire alla popolazione l'opportunità di prendere parte al processo democratico dopo otto lunghi anni di dittatura, ed educare cento milioni di elettori pachistani sulle problematiche all’ordine del giorno.
 
Non vogliamo, tuttavia, essere imprudenti. Non vogliamo mettere in pericolo senza motivo e senza necessità la nostra leadership e certamente non vogliamo rischiare un eventuale massacro dei miei sostenitori. Se non faremo campagna elettorale, saranno i terroristi ad aver vinto e la democrazia farà un ulteriore passo indietro. Se faremo campagna elettorale rischiamo di essere vittime di violenza. È un enorme problema insolubile.
 
Attualmente stiamo concentrandoci su tecniche per così dire ibride, che combinino il contatto individuale e di massa con l'elettorato con il rispetto di rigide misure di sicurezza. Laddove c’è chi ha il telefono, potremo provare a contattarlo con un messaggio preregistrato, che descriva le mie posizioni al riguardo di alcune questioni e inviti la cittadinanza a recarsi alle urne.
 
Nelle aree rurali stiamo prendendo in considerazione l’idea di trasmettere miei messaggi a intervalli regolari dagli impianti stereo installati nei centri dei villaggi. Invece di attraversare il Paese con i tradizionali mezzi di trasporto tipici della politica pachistana, stiamo prendendo in esame la possibilità di “caravan virtuali” o di “comizi virtuali”, nel corso dei quali potrei rivolgermi a un pubblico numeroso di tutte le quattro province del Paese affrontando i temi più importanti della campagna.
 
Stiamo infine anche studiando la fattibilità di una nuova educazione dell’elettorato, di nuove tecniche che inducano a recarsi alle urne e che al contempo riducano al minimo la mia vulnerabilità e le occasioni per un attentato terroristico soprattutto nelle prossime cruciali settimane che ci separano dalle elezioni del nostro Parlamento.
 
Non dobbiamo permettere che la sacralità del processo politico sia sconfitta dai terroristi. In Pakistan occorre ripristinare la democrazia e l’equilibrio delle posizioni moderate, e il modo per farlo è tramite elezioni libere e oneste che instaurino un governo legittimo su mandato popolare, con leader scelti dal popolo. Le intimidazioni da parte di assassini codardi non dovranno far deragliare il cammino del Pakistan verso la democrazia.
 
copyrightbenazirbhutto2007
(traduzione di Anna Bissanti)







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Il Dalai Lama ricevuto da Bertinotti, Immediata la protesta della Cina

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, dicembre 18, 2007






Il Dalai Lama ricevuto da Bertinotti

Immediata la protesta della Cina
 


di Giuseppe Iannozzi
 
 



 
Rischia di diventare un caso, un caso diplomatico! Il Dalai Lama è stato ricevuto a Montecitorio.
La risposta del rappresentante di Pechino in Italia non si è fatta attendere: subito si è fortemente lamentato con il Presidente della Camera, Fausto Bertinotti. Il Dalai Lama ha preso parte la scorsa settimana a una cerimonia alla Camera. “Ho manifestato l’auspicio che il Parlamento italiano, la massima istituzione di questo Paese, non offra facilitazioni né luogo al Dalai Lama. Il Dalai Lama fa una forte attività separatista visto che oltre a essere un leader religioso fa anche politica con l’obiettivo di attirarsi simpatie allo scopo di separare il Tibet dalla Cina”: queste le durissime parole rivolte a Fausto Bertinotti dall’ambasciatore cinese Dong Jinyi.
 
Dong Jinyi ha avuto anche parole molto forti nei confronti dell’autorevolezza del leader buddista: “Il Dalai Lama dice di non voler rivendicare l’indipendenza e la separazione del Tibet, ma le sue parole sono bugie. Lui è un leader politico di un governo in esilio che rivendica l’indipendenza del Tibet. E poi, lui non è l'unico leader religioso del buddismo tibetano, che è formato da diverse scuole: per cui la sua autorevolezza non è per nulla assimilabile a quella del Papa. Non ha fatto che dire menzogne, propaganda e bugie. Ci sono 1.700 templi buddhisti dove vivono oltre 46mila monaci, e oltre duemila putti viventi. Il governo cinese ha intrapreso misure a tutela e salvaguardia della propria integrità e identità territoriale. Siamo un Paese multietnico, i diritti delle minoranza sono protetti dalla Costituzione e ci sono 5 regioni e oltre 1.000 villaggi autonomi. Al presidente Bertinotti ho manifestato la nostra volontà e la nostra speranza di promuovere e rafforzare gli scambi e le relazioni tra il Parlamento italiano e l’Assemblea del Popolo Cinese. Gli ho pure manifestato l’auspicio che il Parlamento Italiano, la massima istituzione di questo paese, non offra facilitazioni né luogo al Dalai Lama, che fa una forte attività separatista.”
 
La replica arriva da Fabio Rosati, portavoce di Bertinotti: “Il presidente della Camera ha ribadito all’ambasciatore cinese il significato e il valore della iniziativa della Camera. L’incontro è stato realizzato per la rilevanza internazionale del Dalai Lama, premio Nobel per la pace, e per dare voce alla istanza culturale e religiosa del popolo tibetano: una istanza che il Dalai Lama ha rappresentato riconoscendo l’integrità geografica della Repubblica popolare cinese.”
 
Emma Bonino, ministro per le Politiche europee, ha espresso il suo disappunto nei confronti di Romano Prodi, che si è recisamente rifiutato di ricevere il Dalai Lama per “ragioni di Stato”: “Prendo atto della scelta del premier ma ritengo che su determinati punti occorra spiegare ai nostri amici cinesi che i nostri valori sono diversi.”
Il dibattito, ancora in corso, ha visto anche l’intervento di Massimo D’Alema, ministro degli Esteri: “Non credo che il governo fosse tenuto a parlare con il Dalai Lama”. Sempre D’Alema si è detto “lieto” del ritorno in Italia del leader tibetano, ma con machiavellica severità ha pure aggiunto che “il Dalai Lama non ci ha chiesto incontri, e anzi, dimostrandosi molto più intelligente di alcuni suoi sponsor, ha detto di non volere che la sua visita fosse un motivo per turbare le relazioni con la Cina.”



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Un pensiero per non dimenticare chi oggi lotta e soffre per la propria libertà e sopravvivenza nel Myanmar

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, ottobre 31, 2007



Un pensiero per non dimenticare



Un pensiero in questa notte di Halloween voglio dedicarlo
ancora più fortemente alla tragica situazione del Myanmar,
perché il sangue non scorra più in quella martoriata parte dell'Asia.

Per non dimenticare chi lotta e soffre per la propria libertà e sopravvivenza.



Chatterly










per approfondire e non dimenticare
una tragedia di cui i media non parlano



   clicca sui titoli degli articoli e leggi


No more blood in Burma

In Birmania rubini di sangue

Free Burma by Chatterly

La tragica repressione in Birmania

Le foto della vergogna: ecco i monaci buddisti assassinati dal regime

Bambini-soldato in Birmania



Leggi http://www.asianews.it/ per tenerti informato


No more blood

For Democracy in Burma




firma il nuovo appello on line promosso
da Amnesty International


Amnesty International.it

Myanmar: proseguono gli arresti dei manifestanti



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Birmania: monaci in piazza - Human Rights Watch denuncia: bambini-soldato arruolati con la forza

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -





Birmania: cento monaci in piazza

“Venduti per essere soldati”

Human Rights Watch denuncia:
bambini-soldato arruolati con la forza


di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
Le violente repressioni del regime birmano contro i monaci buddisti continuano.
I monaci buddisti, sempre manifestando pacificamente, non si arrendono e sfilano a loro rischio e pericolo lungo le strade di Pakkoku (Birmania centrale).
Un corteo di circa un centinaio di religiosi sfilano, chiedono democrazia, chiedono libertà, ben consci che almeno duecento loro fratelli sono stati brutalmente ammazzati dalla tirannia al governo.
 
Si apprende che sono stati rilasciati 7 membri del partito di Aung San Suu Kyi. La giunta militare birmana ieri sera ha ridato la libertà a sette membri del partito d’opposizione guidato da Aung San Suu Kyi: i sette monaci erano stati arrestati in seguito alle manifestazioni intercorse nei giorni precedenti. Sono stati nelle carceri birmane per oltre un mese. A riferire la notizia è la Lega nazionale per la democrazia. I sette membri della Lega per la democrazia erano detenuti nel carcere di Insein a Rangoon, secondo Nyan Win, portavoce del partito. Un altro portavoce della Lega, Myint Thein, figura tra i prigionieri scarcerati. Secondo un terzo portavoce, Han Tha, tra i trecento membri del partito arrestati dopo le manifestazioni represse violentemente dalla giunta a fine settembre, 150 sono ancora detenuti.
Il governo ha annunciato che tremila persone sono state arrestate in relazione alle manifestazioni guidate dai monaci buddisti. La maggior parte delle persone arrestate sono state rilasciate, ma numerosi informazioni riferiscono di brutali maltrattamenti durante la loro detenzione.
 
L’organizzazione umanitaria Human Rights Watch denuncia l’arruolamento forzato nell’esercito birmano di bambini di età non superiore ai 10 anni. I bambini soldato dovranno far fronte ai monaci e tamponare il fenomeno della diserzione tra le fila dell’esercito che nei giorni scorsi ha massacrato centinaia di pacifici monaci. Il rapporto della HRW sostiene che la giunta militare abbia autorizzato i reclutatori a “comperare” bambini: molti di essi non hanno neppure dieci anni.
 
I bambini-soldato vengono strappati alle loro famiglie, ma vengono anche reclutati in strada e presi con la forza alle fermate dell’autobus o nelle stazioni ferroviarie: chiunque si opponga al reclutamento viene minacciato con l’arresto. I genitori possono solo rimanere impotenti e straziati di fronte agli aguzzini che gli strappano i figli dalle braccia. “Alcuni vengono picchiati fino a quando non accettano”, si dice nel rapporto intitolato “Venduti per essere soldati”. Secondo HRW, sarebbero migliaia i bambini arruolati in questo modo. “I generali del governo tollerano l’arruolamento di bambini e non puniscono coloro che lo esercitano”, sostiene Jo Becker, incaricato della difesa dei diritti dei bambini: “In questa atmosfera i reclutatori militari si dedicano a piacimento al traffico di minori”.
 
L’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Birmania, Ibrahim Gambari, si recherà di nuovo nel paese, dal 3 all’8 novembre, per tentare di riavvicinare il governo e l’opposizione.



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Myanmar: proseguono gli arresti dei manifestanti


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Le foto della vergogna - No more blood for Democracy in Burma

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, ottobre 27, 2007


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Myanmar: proseguono gli arresti dei manifestanti




 «Le foto orribili della vergogna», così le descrive AsiaNews. L'agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere ha deciso di diffondere sul web le immagini di un monaco assassinato prese in segreto in un obitorio e fatte pervenire a Roma. «Sono le foto della vergogna. Vergogna per la Giunta, che proprio oggi diffonde alle telecamere di tutto il mondo il suo goffo tentativo di riconciliarsi con i monaci buddisti, costringendoli ad accettare doni. Vergogna per l'Onu e la Comunità Internazionale, che non trova strumenti efficaci per garantire la democrazia a un popolo che l'ha scelta da tempo. E vergogna per noi, che al di là di qualche sussulto, abbiamo pensato che in fondo si tratta solo della soppressione di alcune manifestazioni, quando invece si tratta di un sistema che uccide, ammazza, schiavizza».

CONDANNA - La fonte anonima che ha recapitato le immagini lancia un appello: «Il mondo sappia che c'è bisogno di molto più che una semplice condanna di questi bastardi della giunta». L'agenzia del Pime premette al link per arrivare alla sezione delle foto l'avviso che si tratta di immagini non adatte ai minori e alle persone impressionabili. Ma sono foto che fanno raccapriccio a chiunque.


PRIMA DI GUARDARE LE FOTO, LO DICO FORTE E CHIARO, PENSATECI BENE SU NON UNA VOLTA E NEMMENO DUE, PERCHE' VI FARANNO VENIRE LO STOMACO IN GOLA E DI PIU'.
LE FOTO SONO DRAMMATICAMENTE MOLTO FORTI.


SCONSIGLIO VIVAMENTE DI FARLE VEDERE
A PERSONE TROPPO SENSIBILI E AI BAMBINI.


Le foto orribili della vergogna - Birmania, monaci assassinati

fonte : http://www.asianews.it


LE FOTO DELLA VERGOGNA


http://www.asianews.it/MYANMAR/MYANMAR.html



Non tacere anche tu!
Diffondi questa notizia, con gli avvertimenti del caso.

Non lasciamo che l'Occidente, che il mondo, dimentichi l'immane drammatico orrore che la Birmania, che i monaci buddisti, hanno sotto gli occhi ogni giorno, perdendo la loro propria vita in nome della libertà.

Grazie!

g.i.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 12:47 | totalitarismo, iniziative, diritti umani, di voce e di rabbia, cronaca nera, ingiustizia, ultime notizie, vm 18, videonotizie, fondamentalismi, crudeltà, notizieflash, tirannia, last news | clicca per commentare commenti (15)



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