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una candela per il Tibet
Arthur Machen e il Segreto del Graal: per la prima volta tradotto in Italia il grande romanzo gotico
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lunedì, agosto 18, 2008
Arthur MachenIl segreto del Graal
Per la prima volta in traduzione italiana un grande romanzo della letteratura gotica
“Ero rapito al pensiero di quei meravigliosi cavalieri erranti, di quella cristianità che non era un codice morale con una qualche specie di paradiso metaforico offerto in ricompensa per la sua doverosa osservanza, ma una grande avventura mistica nel mistero della santità”.
Arthur Machen è lo pseudonimo di Arthur Llewellyn Jones. Nato in Galles nel 1863, è considerato uno dei maggiori autori di letteratura gotica di tutti i tempi. Fu ammirato da figure come Lovecraft, Arthur Conan Doyle, Oscar Wilde e H.G. Wells.
The secret Glory, opera semiautobiografica e fondamentale, esce per la prima volta in Italia per i tipi Liberamente.
Approfondimenti:
Arthur Machen su Wikipedia, l'enciclopedia liberaScheda editoriale:
Autore: Arthur Machen
Titolo: Il segreto del Graal
Collana: Lo specchio di Orfeo
Liberamente Editore
Prezzo: 12,50 euro
ISBN 9788863110227
Leggi un estratto La trama del libro
Dopo essere rimasto orfano, Ambrose Meyrick, adolescente di origini gallesi, viene iscritto a una scuola pubblica inglese. Qui si scontrerà con rituali a dir poco ridicoli, pericolosi e violenti, con una mentalità repressiva e tirannica, con quotidiani episodi di bullismo paradossalmente accettati, quando non incoraggiati, da preside e insegnanti. È proprio quando sembra aver raggiunto l’apice della sofferenza e della mortificazione che Ambrose, grazie alle sue origini celtiche, ha la “visione”: e scopre un mondo che promette un formidabile riscatto e meraviglie mai viste, un mondo che lo porterà alla ricerca del Santo Graal e che cambierà il suo destino. Un favoloso viaggio di scoperta, il viaggio di un adolescente baciato dalla grazia ma anche alle prese con le inquietudini dell’età, la scoperta del sesso con la giovanissima cameriera Nelly, prodigiosa espressione di freschezza e innocenza, e poi ancora storie di violenza, soprusi, abusi sessuali. Le pagine di Arthur Machen sono ricche di umorismo, di critica sociale, ma anche di bellezza visiva e momenti sognanti che trasportano il lettore in una dimensione magica per seguire Ambrose Meyrick nella sua ricerca del Graal. Miti celtici, atmosfere misteriose e paesaggi da sogno si incrociano col percorso intimo di un “eroe” davvero fuori dal comune.
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Giusy Shane intervistata da Emiliano Grisostolo
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Intervista alla giovane cantante
Giusy Shane
Ricevo e pubblico questa intervista a Giusy Shane realizzata da Emiliano Grisistolo, autore di ottimi romanzi di cui già vi ho parlato in questa sede ("L'ultima notte", "Il grande burattinaio" e il notevole "Il castello incantato" tutti editi da ZONA editrice), invitandoVi a leggerla con calma e a visistare il sito della giovanissima cantante. Giusy Shane merita davvero d'essere ascoltata, datemi ascolto. - g.i.

Giusy Shane
Il sito ufficiale: http://www.giusyshane.com
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Marina Ripa di Meana nuda, ma il peggio è il day after, il 16 agosto
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sabato, agosto 16, 2008

Marina Ripa di Meana nuda
Ma il peggio è il day after, il 16 agosto:
cronaca di piccoli momenti di ordinaria follia
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Franz Krauspenhaar è un'altra Liala con le braghe
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mercoledì, agosto 13, 2008
Franz KrauspenhaarUn’altra Liala con le braghe
Il pregio di questo lavoro, ma anche il difetto più evidente, è il solipsismo che Franz Krauspenhaar mette in campo, senza vergogna alcuna: se solo l’autore non fosse un quasi cinquantenne, lo si potrebbe etichettare giovanilistico in ogni senso questo romanzetto. E forse, furbescamente, Krauspenhaar fa il giovane - pur consapevole della vecchiaia incipiente che non gli lascia speranze -, strizzando l’occhio a stereotipi lialeschi portando in libreria una storia scritta in un linguaggio fin troppo semplice, che sembra sposare le idee di una sinistra idealistica critica verso sé stessa, e non da ultimo una verbosità sensazionalistica riesumata a forza dai cadaveri della Beat Generation. Nel libro troviamo difatti la ribellione, la ricerca di sé stessi, proclami di indipendenza di amore e di odio urlati in una forma che, alla lontana, ricorda la genuina rabbia di Allen Ginsberg e quella più lisergica di William S. Burroughs. Tuttavia la verità è che siamo di fronte al diario di un signore di quasi cinquanta anni, troppo attento ai suoi drammi interiori (mai risolti!) e attento agli accadimenti storici per un mero incidente di percorso narrativo. Krauspenhaar non è Kerouac, non ha la forza espressiva della leggenda di Duluoz ed è impensabile paragonarlo a un Céline alle prime armi nonostante i tanti e frettolosi puntini di sospensione sparati a raffica.
In “Era mio padre” di Franz Krauspenhaar non c’è traccia della ribellione anarcoide che è invece evidente in un autore maturo e fuori dalle etichette sociali e politiche come Michel Houellebecq, giustamente definito dalla critica mondiale il nuovo Céline, né c’è la spericolatezza di linguaggio di Beppe Fenoglio o la bellezza adamantina di Pavese, c’è invece l’espressione di una superficialità tipica di un Federico Moccia. Attenzione però: Krauspenhaar non parla di lucchetti e di amori scolastici fra diciassettenni e quasi quarantenni in carriera, no, questo per fortuna ce lo risparmia; tuttavia l’autore dichiara “questo libro è un salvataggio estremo”, “io qui sperimento me stesso”, ed è proprio quello che fa Moccia, pur rifacendosi a ossessioni ninfali. Kraupenhaar non ci parla di ragazzine minorenni, ci parla dell’ossessione di sé stesso e basta, ci conduce sulla strada della noia più semplice e pura esprimendo il desiderio di voler essere il padre di suo padre, di quell’uomo che conobbe gli orrori del nazismo, mentre lui Franz (scimmiottando un po’ Charles Bukowski) ammette che anche lui ha avuto simpatie per il nazismo in età giovanile.
A voi la scelta se leggere Krauspenhaar o un qualsiasi titolo di Liala o Moccia.
Letture consigliate su F. Krauspenhaar:

Tutto il cattivo sangue di F. Krauspenhaar - intervista
Spremuta di sangue - i lettori intervistano F. Krauspenhaar
Due amci al bar - Krauspenhaar chiacchiera con Iannozzi
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Giulio Mozzi: contro “Il Gattopardo”
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Giulio Mozzi: contro “Il Gattopardo”
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera - Giulio Mozzi, (Camisano Vicentino, 1960). Scrittore italiano, apprezzato anche come docente di scrittura creativa e come cercatore di talenti letterari. A lui si devono la scoperta di Vitaliano Trevisan, Laura Pugno, Tullio Avoledo, Leonardo Colombati e altri narratori italiani. Dal 2002 cura la narrativa italiana per la casa editrice Sironi, dal marzo 2008 è consulente di Einaudi Stile Libero. In rete cura il blog Vibrisse Bollettino e ha promosso la casa editrice vibrisselibri. Vive a Padova.
Leggi anche: Editoria e Premi letterari
Clicca qui se vuoi leggere o aggiungere commenti al post Editoria e Premi Letterari
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Diego Cugia / Jack Folla è tornato, FUOCO E FIAMME
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domenica, agosto 10, 2008
Diego Cugia / Jack Folla è tornato
Dal 2 agosto su L'Unità ogni martedì, giovedì e sabato
L'ex detenuto di Alcatraz è vivo e guarda il mondo
Spargi la voce

http://www.diegocugia.com/


il ritorno di Jack Folla
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Elio Vittorini: l’inconsistenza e l’ignoranza riunite
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venerdì, agosto 08, 2008

Elio Vittorini
l’inconsistenza e l’ignoranza riunite
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Addio a Solgenitsin Premio Nobel per la Letteratura nel 1970
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domenica, agosto 03, 2008

Addio a Solgenitsin
Premio Nobel per la Letteratura nel 1970
Fu il primo scrittore russo a raccontare
le atrocità dei campi di sterminio comunisti
di Giuseppe Iannozzi
E' morto Aleksàndr Isaevic Solgenitsin, il più grande scrittore russo degli ultimi cento anni. Aveva 89 anni. Nel 1970 aveva ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura. La fama di Solgenitsin in Italia, e non solo, è soprattutto legata al romanzo-denuncia "Arcipelago Gulag", che narra l'indicibile del sistema concentrazionario dell'Unione sovietica.
A.I. Solgenitsin fu anche combattente durante la IIa Guerra Mondiale: nel '45 per un'allusione a Stalin in una sua lettera venne condannato a otto anni di lager, e poi ad altri tre. Nel 1956 venne rilasciato e riabilitato.
Nel 1962 pubblicò "Una giornata di Ivan Denisovich": nell'ex URSS per la prima volta la letteratura si occupava con toni di denuncia dei campi di concentramento comunisti. Seguirono altri capolavori, "Divisione Cancro" (1967) e "Il primo cerchio" (1969).
Tuttavia Solgenitsin non fu mai digerito dall'URSS. Figura di spicco del dissenso russo degli anni Settanta sotto il regime di Breznev, nel 1974 venne espulso dall'Urss dopo la pubblicazione all'estero della trilogia "Arcipelago Gulag". Dapprima si stabilì a Zurigo e poi negli Stati Uniti, nel Vermont. Con la caduta dell'Unione Sovietica, Boris Eltsin gli ridiede la cittadinanza russa; tuttavia A.I. Solgenitsin decise di far ritorno in patria solo nel 1994.
Mikhail Gorbaciov oggi ricorda il Premio Nobel come "un uomo dal destino unico, tra i primi a denunciare ad alta voce il carattere disumano del regime staliniano. Aleksàndr Solgenitsin ha attraversato prove difficili come milioni di cittadini russi. Fu uno dei primi a parlare ad alta voce del carattere disumano del regime staliniano e di coloro che l’hanno conosciuto, senza lasciarsi spezzare". Ma è um elogio postumo, che arriva troppo tardi. Questo il saluto di Gorbaciov a Solgenitsin, che negli anni della Perestrojka maturò la decisione di tornare in patria dall’esilio nel Vermont. Dopo venti anni Solgenitsin tornò in Russia, a Vladivostok nel 1994, e solo dopo un lungo viaggio in treno attraverso la Russia pose infine piede a Mosca.
"Ha vissuto una vita difficile, ma felice", ha dichiarato oggi (4 agosto 2008) la moglie dello scrittore, Natalia, 69 anni, alla radio Eco di Mosca. "Siamo stati felici", ha aggiunto. "Non appena deciso il luogo e la data dei funerali, lo comunicheremo a tutti coloro che non lo conoscevano e che vorranno rendergli omaggio".
Ci sono anche le condoglianze del primo ministro Vladimir Putin, che - non si sa con quanta sincera partecipazione - ha definito la scomparsa dello scrittore "una grande perdita per tutta la Russia". "Il presidente Dmitry Medvedev porge le proprie condoglianze alla famiglia Solgenitsin", ha riferito un portavoce del Cremlino.
Lo scambio di lettere fra Eltsin e Solgenitsin
Stimato Alexander Isaevic,
il tempo e' spietato e lei ha gia' compiuto 75 anni. Le e' toccata una sorte difficile, guerra, campi di concentramento, malattia mortale, esilio, ma nulla ha potuto costringerla a rinunciare alla grande missione di dire la verita' a tutto il mondo, amara e terribile verita' sul suo Paese e il suo popolo. Il suo richiamo a vivere non secondo la menzogna e la sua parola di scrittore saggia e veritiera risuonano oggi in ogni angolo del suo Paese.
Oggi questo Paese non sta bene e forse e' impossibile prevedere quanto durera' la guarigione della Russia. Ma io credo che grazie alla forza dello spirito del popolo il nostro Paese ce la fara' a ritrovare un posto dignitoso nella civilta' mondiale.
Sinceri auguri con tutto il cuore, di molta salute e forza d'animo.
Aspetto il nostro incontro tra non molto nella nostra terra russa.
Boris Eltsin
* * *
La ringrazio degli auguri per il mio 75esimo compleanno. Tornando nella terra russa forse avro' la possibilita' di essere in qualche modo utile al nostro martoriato Paese.
Anch'io non perdo la fiducia nella forza spirituale del nostro Popolo, ma soffro vedendo il terribile impoverimento delle masse popolari, una privatizzazione che va a favore di pochi eletti, lo sperpero di ricchezze nazionali, la corruzione dell'apparato statale e l'impunita' di gruppi criminali. Non vedo come si possa sperare in un rapido miglioramento in questa catena di guai. L'unica soluzione e' mettersi in lotta senza paura e disinteressatamente e lottare contro queste piaghe che rischiano di sopraffarci.
Con i migliori auguri,
Aleksàndr Isaevic Solgenitsin
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La Verità svelata del Tiepolo
censurata dallo staff di Berlusconi
ma solo per l’Arte, non per i seni delle Parlamentari
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