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Arthur Machen e il Segreto del Graal: per la prima volta tradotto in Italia il grande romanzo gotico

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, agosto 18, 2008


Arthur Machen - Il segreto del GraalArthur Machen

Il segreto del Graal




Per la prima volta in traduzione italiana un grande romanzo della letteratura gotica



“Ero rapito al pensiero di quei meravigliosi cavalieri erranti, di quella cristianità che non era un codice morale con una qualche specie di paradiso metaforico offerto in ricompensa per la sua doverosa osservanza, ma una grande avventura mistica nel mistero della santità”.


Arthur Machen
è lo pseudonimo di Arthur Llewellyn Jones. Nato in Galles nel 1863, è considerato uno dei maggiori autori di letteratura gotica di tutti i tempi. Fu ammirato da figure come Lovecraft, Arthur Conan Doyle, Oscar Wilde e H.G. Wells.

The secret Glory, opera semiautobiografica e fondamentale, esce per la prima volta in Italia per i tipi Liberamente.
   

Approfondimenti:


   Arthur Machen su Wikipedia, l'enciclopedia libera


Scheda editoriale:



Autore: Arthur Machen
Titolo: Il segreto del Graal
Collana: Lo specchio di Orfeo
Liberamente Editore
Prezzo: 12,50 euro
ISBN 9788863110227


  Leggi un estratto



La trama del libro


Iannozzi Giuseppe raccomandaDopo essere rimasto orfano, Ambrose Meyrick, adolescente di origini gallesi, viene iscritto a una scuola pubblica inglese. Qui si scontrerà con rituali a dir poco ridicoli, pericolosi e violenti, con una mentalità repressiva e tirannica, con quotidiani episodi di bullismo paradossalmente accettati, quando non incoraggiati, da preside e insegnanti. È proprio quando sembra aver raggiunto l’apice della sofferenza e della mortificazione che Ambrose, grazie alle sue origini celtiche, ha la “visione”: e scopre un mondo che promette un formidabile riscatto e meraviglie mai viste, un mondo che lo porterà alla ricerca del Santo Graal e che cambierà il suo destino. Un favoloso viaggio di scoperta, il viaggio di un adolescente baciato dalla grazia ma anche alle prese con le inquietudini dell’età, la scoperta del sesso con la giovanissima cameriera Nelly, prodigiosa espressione di freschezza e innocenza, e poi ancora storie di violenza, soprusi, abusi sessuali. Le pagine di Arthur Machen sono ricche di umorismo, di critica sociale, ma anche di bellezza visiva e momenti sognanti che trasportano il lettore in una dimensione magica per seguire Ambrose Meyrick nella sua ricerca del Graal. Miti celtici, atmosfere misteriose e paesaggi da sogno si incrociano col percorso intimo di un “eroe” davvero fuori dal comune.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 15:15 | segnalazioni, cultura, letteratura, dark, fiction, anticipazioni, editoria, autori, narrativa, rassegna stampa, comunicati stampa, horror, primo piano, in libreria, prima pagina, anteprima, goth, gotico, scrittori, ultime notizie, capolavori, casi letterari, preview, novità in libreria, last news | clicca per commentare



Giusy Shane intervistata da Emiliano Grisostolo

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -



Giusy Shane



Intervista alla giovane cantante


Giusy Shane




di Emiliano Grisostolo
 
 




Ricevo e pubblico questa intervista a Giusy Shane realizzata da Emiliano Grisistolo, autore di ottimi romanzi di cui già vi ho parlato in questa sede ("L'ultima notte", "Il grande burattinaio" e il notevole "Il castello incantato" tutti editi da ZONA editrice), invitandoVi a leggerla con calma e a visistare il sito della giovanissima cantante. Giusy Shane merita davvero d'essere ascoltata, datemi ascolto. - g.i.   




Ciao Giusy, abbiamo già parlato di te, ma vorrei sapere da te chi è Giusy Shane, di Maniago.
 
Giusy Shane è una cantautrice di 22 anni nata a Maniago, che oggi vive a Montereale Valcellina. Da quando avevo 8 anni canto e mi esibisco, da qualche anno poi scrivo e compongo le mie canzoni, scrivo esclusivamente in inglese per quanto riguarda le canzoni, mentre scrivo delle poesie anche in italiano.



La tua famiglia ti supporta? Ti ha aiutato e ti sta aiutando tuttora nella ricerca della tua strada? Se puoi parlarcene, come sono i rapporti con la generazione adulta più vicina a te.
 
Beh diciamo che il discorso è un po’ complicato, mi limito dicendo che alcune volte per loro è difficile vedere che la loro figlia spende denaro ed energie per qualcosa che finora oltre alla soddisfazione personale non gli ha dato nient'altro.



Hai partecipato a diversi concorsi nazionali e internazionali, con quali risultati?
 
Allora... ho partecipato ad un po’ di concorsi senza mai classificarmi tra i primi tre, diciamo che poi ho cercato di optare su delle manifestazioni e concerti nella quali non dovevo gareggiare.




Parlaci dei singoli che hai già pubblicato. Come sono stati accolti dal pubblico?
 
Per il momento è stato pubblicato un album di musica chillout di cui ho scritto i testi dei brani, è stata una collaborazione con i Digital Project. L'album in questione si intitola The end of time ed è in vendita in vari portali internet tra i quali per esempio http://www.djdownload.com/ nel quale su cerca potete inserire il mio nome e visualizzare i vari brani... sono passati circa sei mesi dall'inizio della promozione e della vendita e devo dire che ci sono stati dei buoni riscontri che spero si possano intensificare nei prossimi mesi; poi sempre in collaborazione con i Digital Project abbiamo pubblicato un brano “Here” che è riuscito ad entrare all'interno di varie compilation, se fate una ricerca on line sicuramente trovate i vari siti dove è in vendita il brano. Ultimamente poi sono in lavorazione per l'album di debutto, ci sono alcune anteprime da poter ascoltare sul mio sito.



Come sei stata accolta dalla tua comunità? Ti conoscono? Sanno che tra loro c’è una giovane cantante con grandi potenzialità? Hai avuto modo di fare qualche serata in locali della zona?
 
Diciamo che non sono stata accolta dalla mia comunità in quanto la promozione dei brani fino ad ora non è stata toccata nella mia città natale, probabilmente qualcuno mi conosce ma non posso dire di vantare più di dieci fan nella mia città per il momento, spero in un futuro molto prossimo. Per le serate ho avuto modo di esibirmi fuori, ma non a Maniago.



Hai un album in uscita, lo hai già inciso? Ce ne puoi parlare un po’? Libera di raccontarci ciò che vuoi.
 
Si, c'è un album in uscita, di cui ho già inciso alcuni brani altri invece sono ancora da finire, ma spero entro la fine dell'anno di riuscire a pubblicizzare almeno un paio di singoli. Io e la mia manager Mimma Leone abbiamo pensato ad un album molto ricco, di 20 brani di cui una metà in italiano e l'altra metà in inglese, quelli in italiano scritti e composti dalla mia manager, siamo sempre su un genere molto pop, però stiamo cercando di creare qualcosa di un po’ più particolare sperando che piaccia al pubblico.



Ci puoi indicare qualche appuntamento durante il quale i nostri lettori potranno ascoltarti? Stai promuovendo l’uscita del disco? Stai facendo qualche serata o ne hai in programma?
 
Per il momento non avendo ancora finito la maggior parte dei brani, non abbiamo ancora progettato la promozione, credo che questo avverrà nei prossimi mesi almeno per alcuni brani e quindi spero poi di poterli far sentire in giro anche dal vivo.



Grazie Giusy per la tua disponibilità. Sono sicuro che i lettori di Friulweb sapranno riconoscere la tua voce in radio d’ora in avanti.
Ricordo che possono anche ascoltarti sul web, all’ indirizzo www.giusyshane.com  
Alla prossima, ne sono sicuro. Avrò ancora modo di parlare con te della tua carriera che è solo agli inizi.
 
Ringrazio io te, per la possibilità di farmi conoscere e dar modo alle persone che vorranno di poter ascoltare qualcosa su di me.
A presto.

Giusy Shane


Il sito ufficiale: http://www.giusyshane.com

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Marina Ripa di Meana nuda, ma il peggio è il day after, il 16 agosto

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, agosto 16, 2008






Marina Ripa di Meana nuda
 

Ma il peggio è il day after, il 16 agosto:

cronaca di piccoli momenti di ordinaria follia
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

Marina Ripa di Meana si spoglia a 66 anni, di nuovo. D’accordo, lo fa per una nobile causa, per il tumore al seno e aiutare così la ricerca. Ma però io mi chiedo, perché tutte le cause nobili, o che si ammantano d’una presunta nobiltà, hanno bisogno del “nudo” a tutti i costi e a tutte le “età”? C’era davvero bisogno che Marina Ripa di Meana si spogliasse per l’ennesima volta? L’aveva già fatto dieci anni or sono per sostenere la causa animalista. Adesso si mette a nudo di nuovo. Sophia Loren, 72 anni, invece si è spogliata per il calendario Pirelli 2007, che di nobile ha poco o niente, anzi proprio niente. Maremma maiala, ma queste non ci potevano pensare qualche decennio prima a mettersi desnude? Marina Ripa di Meana poi dice che “ci sono corpi che non sono mai volgari”. Ed allora perché riesco a uscire di casa il 16 di agosto per andare a comprare i giornali e ritorno a mani vuote? Non c’è un giornalaio aperto nel raggio di 10 chilometri. In compenso ci sono una farmacia aperta, un minimarket di alimentari, e una profumeria che è più grossa del minimarket e della farmacia messe insieme. Fuori però, nonostante le piogge e i venti di questi giorni temporaleschi, resistono i tazebao che mi informano che Marina è di nuovo nuda. Ma dico io: ma in che paese siamo? La domanda, per gli asini, è ovviamente retorica, perché lo so bene che siamo nella terra dei cachi, dove Umberto Bossi reclama a gran voce che l’ICI deve essere rimessa in gioco e che la storia della Padania a fumetti è veramente importante. Per forza che a uno gli girano le scatole di primo mattino: peggio di noi, forse solo in Uganda!
Apprendo da un telegiornale – e io odio la TV, soprattutto i giornalisti televisivi sempre più parziali e con ceroni spessi due dita – che Gigi D’Alessio e la Tatangelo sarebbero due eroi per caso: ovviamente per caso, perché è logico, la barca d’un’intera famiglia affonda proprio mentre la coppia è fuori in mare con il suo yacht. D’Alessio dice di averli visti per caso. Si sarebbe voltato per pura fortuna nel momento in cui una famiglia di cinque bambini e un padre si sbracciavano. D’Alessio riferisce che erano tutti sotto shock, lui compreso, perché mai aveva visto una cosa del genere. A me ‘sta storia fa tanto “Ai confini della realtà”. Chicca delle chicche, Anna sarebbe la prima volta in vita sua che passa qualche giorno in barca, quindi per lei lo shock, si suppone, deve essere stato davvero forte. Papa Ratzinger ammonisce che dilagano falsa gioia e dolore. Nell’intanto un gruppo di animalisti convinti sta raccogliendo firme affinché il Papa decida per un ermellino sintetico e rinunci a quello naturale. Però io ho il sospetto che la Chiesa cattolica dica che gli animali non hanno un’anima, ragion per cui mi sa che la richiesta degli animalisti dovrà essere portata più in alto, a Cristo ed eventualmente a Dio Padre Onnipotente, tranne poi scoprire che non esiste alcun paradiso o che se esiste è dedicato ai soli Vip, a quelli che in vita sono stati anche “eroi per caso”.
Finito il tempo dei nudi integrali – e preghiamo tutti insieme che sia per sempre - Marina Ripa di Meana adesso è pronta allo sciopero della fame, e se non dovesse bastare anche a rompere le scatole a Papa Ratzinger: insomma, da quello che ho capito, lo pregherà di intervenire con le sue preghiere affinché lo scempio del Pincio non vada avanti.  
Per fortuna che c’è internet, altrimenti questo editoriale mica avrei potuto darvelo in pasto! L’unica notizia che sono riuscito a capire da un telegiornale è quella di D’Alessio eroe per caso, poi non ce l’ho fatta più e ho spento di brutto, rischiando di scagliare il telecomando fuori dalla finestra insieme alla minestra, la solita di tutti i giorni, assai peggiore del rancio passato ai militari.
 
Ladies and Gentlemen, questo è un paese per vecchi nudi sui calendari e per morti di fame, ma anche per politici corrotti, affaristi, portaborse e per militari che pattugliano le strade. 

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Franz Krauspenhaar è un'altra Liala con le braghe

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, agosto 13, 2008



Franz Krauspenhaar

Un’altra Liala con le braghe


di Giuseppe Iannozzi
 

 
Franz Krauspenhaar, dopo il mezzo flop ottenuto con “Cattivo sangue” edito da Baldini Castoldi Dalai, noir che io ho comunque apprezzato in quanto noir e non altro, torna in libreria con "Era mio padre" per i tipi Fazi. E’ però, purtroppo, solo autobiografismo spicciolo per un diario. Un romanzetto lialesco, che di storico accoglie solo fragili briciole sconnesse, senza un evidente legame con il costrutto narrativo. Una vera e propria pletora poi le riflessioni dell’autore su sé stesso, perlopiù utili solo a Franz ma poco o nulla agli eventuali lettori.

Il pregio di questo lavoro, ma anche il difetto più evidente, è il solipsismo che Franz Krauspenhaar mette in campo, senza vergogna alcuna: se solo l’autore non fosse un quasi cinquantenne, lo si potrebbe etichettare giovanilistico in ogni senso questo romanzetto. E forse, furbescamente, Krauspenhaar fa il giovane - pur consapevole della vecchiaia incipiente che non gli lascia speranze -, strizzando l’occhio a stereotipi lialeschi portando in libreria una storia scritta in un linguaggio fin troppo semplice, che sembra sposare le idee di una sinistra idealistica critica verso sé stessa, e non da ultimo una verbosità sensazionalistica riesumata a forza dai cadaveri della Beat Generation. Nel libro troviamo difatti la ribellione, la ricerca di sé stessi, proclami di indipendenza di amore e di odio urlati in una forma che, alla lontana, ricorda la genuina rabbia di Allen Ginsberg e quella più lisergica di William S. Burroughs. Tuttavia la verità è che siamo di fronte al diario di un signore di quasi cinquanta anni, troppo attento ai suoi drammi interiori (mai risolti!) e attento agli accadimenti storici per un mero incidente di percorso narrativo. Krauspenhaar non è Kerouac, non ha la forza espressiva della leggenda di Duluoz ed è impensabile paragonarlo a un Céline alle prime armi nonostante i tanti e frettolosi puntini di sospensione sparati a raffica.
In “Era mio padre” di Franz Krauspenhaar non c’è traccia della ribellione anarcoide che è invece evidente in un autore maturo e fuori dalle etichette sociali e politiche come Michel Houellebecq, giustamente definito dalla critica mondiale il nuovo Céline, né c’è la spericolatezza di linguaggio di Beppe Fenoglio o la bellezza adamantina di Pavese, c’è invece l’espressione di una superficialità tipica di un Federico Moccia. Attenzione però: Krauspenhaar non parla di lucchetti e di amori scolastici fra diciassettenni e quasi quarantenni in carriera, no, questo per fortuna ce lo risparmia; tuttavia l’autore dichiara “questo libro è un salvataggio estremo”, “io qui sperimento me stesso”, ed è proprio quello che fa Moccia, pur rifacendosi a ossessioni ninfali. Kraupenhaar non ci parla di ragazzine minorenni, ci parla dell’ossessione di sé stesso e basta, ci conduce sulla strada della noia più semplice e pura esprimendo il desiderio di voler essere il padre di suo padre, di quell’uomo che conobbe gli orrori del nazismo, mentre lui Franz (scimmiottando un po’ Charles Bukowski) ammette che anche lui ha avuto simpatie per il nazismo in età giovanile.
 
In definitiva, ci vuole tanto ma tanto pelo sullo stomaco per riuscire ad arrivare alla fine di questo diario senza capo né coda; bisogna essere disposti ad affrontare ore di noia; e non da ultimo bisogna essere in una disposizione d’animo gentile sin dall’inizio nei confronti dell’autore, perché una volta giunti all’ultima pagina la tentazione forte è quella di scagliarglielo addosso il libro, in piena faccia.
A voi la scelta se leggere Krauspenhaar o un qualsiasi titolo di Liala o Moccia.
 
 
Era mio padre - Franz Krauspenhaar – Fazi editore - Collana: Le vele – 281 pp. – prima ediz. 2008 - EAN13 9788881129126 - € 16.50

 
Il blog di Franz Krauspenhaar: www.markelo.net





Letture consigliate su F. Krauspenhaar:



Tutto il cattivo sangue di F. Krauspenhaar - intervista


Spremuta di sangue - i lettori intervistano F. Krauspenhaar

Due amci al bar - Krauspenhaar chiacchiera con Iannozzi


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Giulio Mozzi: contro “Il Gattopardo”

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -


Giulio Mozzi Vs. Giuseppe Tomasi di Lampedusa


Giulio Mozzi: contro “Il Gattopardo”

 
a cura di Giuseppe Iannozzi
 


 
Giulio Mozzi,Lei ha dichiarato: “Il Gattopardo è un brutto libro”.
 
Chissà che penserà de “L’ultima tentazione di Cristo” di Nikos Kazantzakis.
Gentile Giulio Mozzi, Le chiedo dunque, di Kazantzakis e del suo Capolavoro “L’ultima tentazione di Cristo”, il suo giudizio è...?
 
E ancora: quanti libri ha dichiarato brutti?
Può stilare una lista di tutti i libri che sono brutti secondo il suo metro di giudizio?


Da Wikipedia, l’enciclopedia libera - Giulio Mozzi, (Camisano Vicentino, 1960). Scrittore italiano, apprezzato anche come docente di scrittura creativa e come cercatore di talenti letterari. A lui si devono la scoperta di Vitaliano Trevisan, Laura Pugno, Tullio Avoledo, Leonardo Colombati e altri narratori italiani. Dal 2002 cura la narrativa italiana per la casa editrice Sironi, dal marzo 2008 è consulente di Einaudi Stile Libero. In rete cura il blog Vibrisse Bollettino e ha promosso la casa editrice vibrisselibri. Vive a Padova.
 
 
La ringrazio per la sua collaborazione, certo che non si sottrarrà dal dire la sua personalissima verità.
 
Iannozzi Giuseppe


Leggi anche: Editoria e Premi letterari 

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Diego Cugia / Jack Folla è tornato, FUOCO E FIAMME

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, agosto 10, 2008




Diego Cugia / Jack Folla è tornato


Dal 2 agosto su L'Unità ogni martedì, giovedì e sabato

L'ex detenuto di Alcatraz è vivo e guarda il mondo



Fuoco e Fiamme



Spargi la voce




Diego Cugia - il sito ufficiale


http://www.diegocugia.com/


Diego Cugia


Fuoco e Fiamme - Jack Folla, Diego Cugia


il ritorno di Jack Folla


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Elio Vittorini: l’inconsistenza e l’ignoranza riunite

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, agosto 08, 2008




Elio Vittorini


l’inconsistenza e l’ignoranza riunite

 
di Giuseppe Iannozzi
 

 
 
Elio Vittorini: pessimo scrittore e ancora più pessimo uomo. Sinceramente lo ricordo solo per il fatto d’aver rifiutato quel Capolavoro che è “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Vittorini, giusto uno scrittorino borioso e insignificante, che ha fatto più del male che del bene alla Letteratura. Gli riconosco un solo merito: quello d’aver tradotto alcuni must della grande Letteratura mondiale, quali William Faulkner e David Herbert Lawrence, e perché no, anche il più popolare E.A. Poe. Ma non lo considero neanche uno scrittore minore o popolare.
 
Al pari e meglio di Vittorini, tanti altri hanno introdotto e tradotto autori americani e con risultati, a mio avviso, superiori rispetto al siracusano. Penso ad esempio a Cesare Pavese, poi più tardi all’americanista Fernanda Pivano cui noi tutti in un modo o nell’altro dobbiamo esserle riconoscenti, perché grazie alle sue traduzioni, grazie al suo impegno, grazie alla sua cultura scevra di pregiudizi, grazie a tante qualità di intellettuale e di persona, oggi noi possiamo godere di decine e decine di scrittori, i quali forse, senza di lei, in Italia non sarebbero mai sbarcati.
Vittorini ha tradotto perché costretto dalle necessità, non per altro: difatti le sue traduzioni tecniche sono tutt’altro che storiche, sono buone, ma niente di più. E come dicevo poc’anzi ci sono stati altri, assai più in gamba di Vittorini sia come traduttori sia come letterati e uomini, che hanno introdotto e tradotto scrittori americani, in alcuni casi portandoci traduzioni che sono dei Capolavori di per sé.
 
Per me Elio Vittorini rimane un piccolo uomo e un ancora più piccolo scrittore, uno che non considero meritevole neanche d’essere annoverato tra gli scrittori minori.
 
Vittorini è stato solo una delle tantissime ruote del mercato editoriale, una ruota che è venuta in contatto con Malaparte e Quasimodo, ad esempio. Ma una puleggia rimane una puleggia per sua natura e non diventa il “meccanismo”, mai e in nessun caso. Se Vittorini ha scoperto (si fa per dire!) Beppe Fenoglio, Carlo Cassola, Italo Calvino, Lalla Romano, Mario Rigoni Stern, Ottiero Ottieri, è solo perché fu una ruota fra tante altre ruote. Se al suo posto, alla direzione dei Gettoni Einaudi si fosse trovato un altro, sicuro è per me che avrebbe scoperto comunque questi autori, che, per inciso, sono assai ma assai più grandi, sotto qualsiasi profilo, di Elio Vittorini.
 
Semplicemente sono dell’opinione che Vittorini tradusse e lo fece bene, ma non in maniera eccelsa, per cui le sue traduzioni rimangono poco al di sopra della media. Le traduzioni di Pavese, ad esempio, rimangono più che mai attuali e perfette. Che dire della bellissima traduzione di “Moby Dick” ad opera di Pavese? Ci ha restituito un Hermann Melville unico: quella sua traduzione è Opera dentro l’Opera di Melville. Tradurre bene è un’Arte con la A maiuscola e per tradurre non è sufficiente avere una grandissima capacità tecnica, occorre soprattutto una innata sensibilità artistica che nessuno può insegnare a nessuno.
 
Il siracusano Elio con “Il Gattopardo” ha toppato alla grande. Un errore per me imperdonabile, dettato forse dalla cecità, dal pregiudizio soprattutto: non essersi voluto rendere conto della grandezza di G. Tomasi di Lampedusa è stato per Vittorini la sua condanna. Possiamo dire così?
“Il Gattopardo” oggi è anche in America un must. E’ un must della Letteratura mondiale, a cui tanti si sono ispirati, per il cinema, per il teatro, per la televisione, per la musica, ecc. ecc. Un must che è sempre fonte di rinnovata ispirazione.
 
Forse colpa mia, ma in Vittorini non trovo niente di attuale, né per stile né per contenuti. Mi è piatto. Non mi emoziona. Invece Leonardo Sciascia, a ogni lettura, mi lascia senza fiato, per la sua grande attualità e modernità: lui sì che aveva classe da vendere, classe innata. Ed era quasi contemporaneo di Vittorini, pochi anni li separavano. Sciascia era del 21, Vittorini dell’8. Sono dell’avviso che Elio Vittorini sia molto sopravvalutato, in particolare da una certa cerchia di critici italiani facili a lasciarsi sedurre dal nulla con la “n” minuscola.
 
A chi mi chiede chi fu Elio Vittorini, io rispondo che è stato colui che nella sua ignoranza ha saputo ricusare senza pensarci su “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, romanzo che è poi diventato, giustamente, famoso, anche in America.
 
Lo scorno profondo di non aver saputo riconoscere la grandezza di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è l’unico epitaffio che ho per un ignorante patentato come Vittorini.

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Addio a Solgenitsin Premio Nobel per la Letteratura nel 1970

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, agosto 03, 2008





Addio a Solgenitsin

Premio Nobel per la Letteratura nel 1970


Fu il primo scrittore russo a raccontare
le atrocità dei campi di sterminio comunisti




di Giuseppe Iannozzi



E' morto Aleksàndr Isaevic Solgenitsin, il più grande scrittore russo degli ultimi cento anni. Aveva 89 anni. Nel 1970 aveva ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura. La fama di Solgenitsin in Italia, e non solo, è soprattutto legata al romanzo-denuncia "Arcipelago Gulag", che narra l'indicibile del sistema concentrazionario dell'Unione sovietica.

A.I. Solgenitsin fu anche combattente durante la IIa Guerra Mondiale: nel '45 per un'allusione a Stalin in una sua lettera venne condannato a otto anni di lager, e poi ad altri tre. Nel 1956 venne rilasciato e riabilitato.
Nel 1962 pubblicò "Una giornata di Ivan Denisovich": nell'ex URSS per la prima volta la letteratura si occupava con toni di denuncia dei campi di concentramento comunisti. Seguirono altri capolavori, "Divisione Cancro" (1967) e "Il primo cerchio" (1969).

Tuttavia Solgenitsin non fu mai digerito dall'URSS. Figura di spicco del dissenso russo degli anni Settanta sotto il regime di Breznev, nel 1974 venne espulso dall'Urss dopo la pubblicazione all'estero della trilogia "Arcipelago Gulag". Dapprima si stabilì a Zurigo e poi negli Stati Uniti, nel Vermont. Con la caduta dell'Unione Sovietica, Boris Eltsin gli ridiede la cittadinanza russa; tuttavia A.I. Solgenitsin decise di far ritorno in patria solo nel 1994.

Mikhail Gorbaciov oggi ricorda il Premio Nobel come "un uomo dal destino unico, tra i primi a denunciare ad alta voce il carattere disumano del regime staliniano. Aleksàndr Solgenitsin ha attraversato prove difficili come milioni di cittadini russi. Fu uno dei primi a parlare ad alta voce del carattere disumano del regime staliniano e di coloro che l’hanno conosciuto, senza lasciarsi spezzare". Ma è um elogio postumo, che arriva troppo tardi. Questo il saluto di Gorbaciov a Solgenitsin, che negli anni della Perestrojka maturò la decisione di tornare in patria dall’esilio nel Vermont. Dopo venti anni Solgenitsin tornò in Russia, a Vladivostok nel 1994, e solo dopo un lungo viaggio in treno attraverso la Russia pose infine piede a Mosca.
"Ha vissuto una vita difficile, ma felice", ha dichiarato oggi (4 agosto 2008) la moglie dello scrittore, Natalia, 69 anni, alla radio Eco di Mosca. "Siamo stati felici", ha aggiunto. "Non appena deciso il luogo e la data dei funerali, lo comunicheremo a tutti coloro che non lo conoscevano e che vorranno rendergli omaggio".
Ci sono anche le condoglianze del primo ministro Vladimir Putin, che - non si sa con quanta sincera partecipazione - ha definito la scomparsa dello scrittore "una grande perdita per tutta la Russia". "Il presidente Dmitry Medvedev porge le proprie condoglianze alla famiglia Solgenitsin", ha riferito un portavoce del Cremlino.





Lo scambio di lettere fra Eltsin e Solgenitsin



Stimato Alexander Isaevic,

il tempo e' spietato e lei ha gia' compiuto 75 anni. Le e'  toccata una sorte difficile, guerra, campi di concentramento, malattia mortale, esilio, ma nulla ha potuto costringerla a rinunciare alla grande missione di dire la verita' a tutto il mondo, amara e terribile verita' sul suo Paese e il suo popolo. Il suo richiamo a vivere non secondo la menzogna e la sua parola di scrittore saggia e veritiera risuonano oggi in ogni angolo del suo Paese.
Oggi questo Paese non sta bene e forse e' impossibile prevedere quanto durera' la guarigione della Russia. Ma io credo che grazie alla forza dello spirito del popolo il nostro Paese ce la fara' a ritrovare un posto dignitoso nella civilta' mondiale.
Sinceri auguri con tutto il cuore, di molta salute e forza d'animo.
Aspetto il nostro incontro tra non molto nella nostra terra russa.

Boris Eltsin


* * *

La ringrazio degli auguri per il mio 75esimo compleanno. Tornando nella terra russa forse avro' la possibilita' di essere in qualche modo utile al nostro martoriato Paese.
Anch'io non perdo la fiducia nella forza spirituale del nostro Popolo, ma soffro vedendo il terribile impoverimento delle masse popolari, una privatizzazione che va a favore di pochi eletti, lo sperpero di ricchezze nazionali, la corruzione dell'apparato statale e l'impunita' di gruppi criminali. Non vedo come si possa sperare in un rapido miglioramento in questa catena di guai. L'unica soluzione e' mettersi in lotta senza paura e disinteressatamente e lottare contro queste piaghe che rischiano di sopraffarci.
Con i migliori auguri,

Aleksàndr Isaevic Solgenitsin

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La Verità svelata del Tiepolo censurata dallo staff di Berlusconi

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La Verità svelata del Tiepolo

censurata dallo staff di Berlusconi


L’Oscurantismo è a Palazzo Chigi

ma solo per l’Arte, non per i seni delle Parlamentari
 


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
Bisogna per forza di cose avere una gran bella dose d’incoscienza e d’ignoranza nelle budella e nel cuore per mettere le mani su un dipinto di Giambattista Tiepolo, anche se “La Verità svelata dal Tempo” presente a Palazzo Chigi è una copia. Al Premier Silvio Berlusconi il capezzolo scoperto non piaceva e l’ha fatto dunque coprire con due colpi di pennello. La notizia arriva dall’agenzia Italia alle 17:22. Un’ora dopo, Vittorio Sgarbi informato del fatto, avrebbe gridato con voce tremante: “Cos’hanno fatto? Ma davvero?”
 
“E allora cosa dovrebbero fare con tutte quelle statue di donna sparse in decine di musei italiani dove spesso si ammirano seni da far restare senza fiato pure Pamela Anderson?”
”Oh... io spero davvero che la decisione di questo assurdo, folle, patetico, comico, inutile ritocchino sia stata presa all’insaputa del Cavaliere. Tanto più che se volevano fargli un piacere, cercando di non far associare agli italiani una tetta alla sua immagine di uomo, come dire?, incline al fascino femminile, sono riusciti invece nell’esatto contrario. Ma si sa, almeno, chi è il responsabile di questa cretinata?”
La verità non si scopre. Non subito per lo meno.
Infine una telefonata del sottosegretario alla Presidenza, Paolo Bonaiuti: “E allora, beh, direi che è andata molto semplicemente: diciamo che è stata un’iniziativa di coloro che, nello staff presidenziale, provvedono alla cura dell’immagine di Berlusconi”.
“Bonaiuti, scusi: ma cosa li avrebbe turbati tanto?”
“Beh... sì, insomma: quel seno, quel capezzoluccio... Se ci fate caso, finisce esattamente dentro le inquadrature che i Tg fanno in occasione delle conferenze stampa”.
“E quindi?”
“E quindi hanno temuto che tale visione potesse urtare la suscettibilità di qualche telespettatore. Tutto qui”.
 
Da sottolineare che l’Opera era stata a suo tempo scelta dallo stesso Berlusconi. Ma oggi il suo staff ha pensato bene di ricorrere alla censura più esagerata e bacchettona: la motivazione è che il capezzolo dipinto dal Tiepoli offendeva. Chi? Il Premier? Gli italiani, quei quattro gatti teledipendenti che si sorbiscono a bocca aperta le conferenze di Silvio Berlusconi?
 
La verità è una e una sola: si è tornati in pieno Oscurantismo. Ma la censura è solo per l’Arte, non per i seni delle donne in Parlamento, le quali non perdono occasione per mettersi in mostra con fin troppo abbondanti scollature e con tacchi più adatti a dei trampolieri che non a chi in politica.  Ecco così che l’Italia porta nelle bocche dell’opinione pubblica estera, e non, l’immagine di un paese fazioso e ipocrita fino al midollo. 

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