Bio Iannozzi - La pagina personale di Giuseppe Iannozzi - do ut des



© - Tutti i contenuti di questo blog possono essere riprodotti
previo consenso scritto dell'Autore.
Tutte le violazioni saranno perseguite a termini di Legge.


un po' di pazienza!

Gli Editori e/o Autori
che desiderano inviare copie promozionali dei loro Lavori
affinché vengano recensiti sulle pagine di Bio Iannozzi
possono contattare tramite e-mail l'Autore di questo blog.

In Evidenza


Jerusalem - Frediani Andrea   I silenzi di Joe - Fabio Della Seta   Ivo Mej - Moro rapito!   Laura Costantini e Laura Falcone - Roma 1944   Visconte di Lascano Tegui - Sogno senza fine




Free Tibet

Free Tibet


mio bel giovinetto

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, maggio 13, 2008


mio bel giovinetto



mio bel giovinetto
 


di Giuseppe Iannozzi

 
 
 
a quel bel ragazzone
che risponde al nome di sPARTICOLARI,
perché a nudo siano alfine i sentimenti
come i nostri corpi
mai troppo piagati dall’amore!
 

 
Mio bel giovinetto
 
Ci confuse quel primo bacio
Ci circonfuse la luce del primo peccato
Da Sodoma a Gomorra indicati
vermi striscianti; eppur sì vero
che l’apostolo più amato fu Giuda
- povero Cristo, col piè nel Getsemani
crocifisso prima della Crocifissione
dal tumulto dei propri sentimenti
nel petto annidati, pronti a scendere
nei lombi per una fortuna
di nome Maddalena

Poco fuori
la Gerusalemme dei sogni traditi
degl’incanti perduti, coll’orizzonte
già ostaggio di bandiere di protesta
col sole a picchiarci dritto in testa
quel bacio, quell’unico bacio
ci ha traditi agl’occhi di Dio,
ma soprattutto ai nostri cori
che più d’un palpito l’hanno perso

Ecco noi animati d’un coraggio
da far invidia alle schiere celesti
e a quell’altre pronte ad avanzare
proprio come sotto la striscia di Gaza,
per quel singolo bacio tutti abbiamo sfidato

Non fu peccato, solo l’incontro del destino
dell’animale desio! Mio bel giovinetto
t’amo, ancor t’amo d’amore fermo e puro
 
 
 
Mio bel giovinetto (reprise)
 
Ci confuse quel primo bacio
Ci circonfuse la luce del primo peccato
Da Sodoma a Gomorra indicati
pervertiti immondi; eppur sì vero
che l’apostolo più amato fu Giuda
- Cristo baciato, col piè nel Getsemani
a leccarsi le labbra, a sentir sulla pelle
le ferite che di lì a poco, quasi soddisfatto;
ma Giuda impiccato prima del Nazareno
dal tumulto dei propri sentimenti
nel petto annidati, pronti a scardinare
la strozza per una fortuna di lacrime
di trenta danari
 
Poco fuori
la Gerusalemme dei sogni traditi
degl’incanti perduti, coll’orizzonte
già ostaggio di bandiere di protesta
col sole a picchiarci dritto in testa
quel bacio di festa, quell’unico bacio
ci ha traditi agl’occhi di Dio,
ma soprattutto ai nostri sessi
che più d’un getto l’hanno sparato
 
Ecco noi animati d’un coraggio
da far invidia alle schiere celesti
e a quell’altre pronte ad avanzare
proprio come sotto la striscia di Gaza,
per quel singolo bacio tutti abbiamo tradito
 
Non fu peccato, solo l’incontro del destino
dell’animale desio! Mio bel giovinetto
t’amo, ancor t’amo d’amore fermo e duro
 
 
 
Mio bel giovinetto (Intermezzo blues)
 
Quegl’angeli
che ci illustrarono alti
nelle nuvole immersi,
profondi di saggezza nel silenzio
di rado però sfiorati da piume di solletico
- hummingbird on my finger
& blues in my heart-
semplicemente non sono;
e oggi sei grande abbastanza
per conoscere tutta la verità: essi,
con o senza sesso, mai furono
né mai potrebbero esistere in futuro,
mio ingenuo giovinetto
 
Asciuga dunque le lacrime;
presto la rugiada sull’erba evapora
e solo l’odore acerbo del fieno
e del piscio dei cavalli nell’aria ristagna
Non vorrai mica sciupare
il sole occiduo sulle calve colline,
lasciare che i nostri corpi
non conoscano il solletico balsamico
dei prati in fiore?
 
Non t’abbattere
come fragile salice dal vento piegato
Stringi invece la mia mano felice
e… diamoci sotto!
 
 
 
Mio bel giovinetto (dichiarazione finale)
 
Mio bel giovinetto godi della giovine età
Domani non sarà più
Mio bel giovinetto, se Giuda o Gesù
soffrì di più per quell’unico bacio
è ancor oggi mistero; ma in terra rimase
una donna a piangerlo per eterno amore,
ed ebbe lacrime più sanguinose della madre
Una donna pianse per il Nazareno
e pianse colla vagina fino a consumare
ogni stilla di fertilità
Mio bel giovinetto, tu che nell’ingenuità
ancor t’inganni pensando che più grande
pianto non ci sia di chi ti gettò nella vita,
sappi che così non è; l’amante salvata
e subito abbandonata, lei sola si consuma
d’istinto, come animale umano
 
Mio, mio bel giovinetto, così vizioso
ci confuse quel primo bacio, così ingenuo
Da sempre t’amo d’un amor animale,
di femmina in calore col duro membro
per dolorose erezioni, come in preghiera
Mio, mio solo unico bel giovinetto  
Ci circonfuse la luce del primo peccato
 
Del primo peccato, perché così tanto t’amo

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 12:44 | poesia, amore, amicizia, dediche | clicca per commentare commenti (21)



poesie a mano

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, maggio 10, 2008






poesie a mano
 



di Giuseppe Iannozzi
 


 
Questo scritto, che è a mio avviso puntuale e precisa critica, è stato lasciato nel box dei commenti da Lord Ninni. Non meritava di rimanere recluso nel box, ragion per cui mi sono permesso di liberarlo e portarlo in questo post, ringraziando con profonda stima e amicizia Ninni Raimondi.

g.i.




Mi è sembra opportuno parlare di poesia introspettica leggendo la tua raccolta, caro Giuseppe. Concetto che tanto fascino esercitò sulla fantasia dei post-romantici e troppo spesso dimenticata da noi tutti. Inizio subito dicendo che credo fermamente non esista un tipo di poesia che si possa definire ingenua, cioè un dettato poetico popolare immediato, privo di ogni riferimento culturale. L'equivoco potrebbe sorgere dalla mancata definizione del concetto di cultura. Per troppi secoli sotto questo vocabolo si è celata la tradizione scritta classica, scientifica, storica e filosofica, per cui esso divenne sinonimo di tutto quel bagaglio di pensiero consegnato alla posterità dai libri.

Questa visione è parziale: ogni famiglia, ogni clan, ogni popolo possiede una sua cultura: il linguaggio stesso ne rappresenta una forma embrionale così come i modelli di comportamento, il pensiero religioso, le fiabe, i racconti, gli indovinelli, le stornellate, i canti, le filastrocche, gli usi, i costumi e le cerimonie che riguardano i diversi momenti dell'esistenza. Si tratta solo di livelli diversi. Per questo motivo è improprio parlare di popolo immediatamente poeta, di Naturpoesie ossia di poesia di Natura contrapposta a poesia di cultura, Kulturpoesie. Sarebbe meglio parlare di tradizione culturale diverse, di diversi tipi di figure, di diverse forme metriche. Nel passato sono state considerate originali alcune opere soltanto perché si sono sviluppate in settori culturali sconosciuti, come i poemi omerici, le Chansons de geste medioevali, i Lieder o canti popolari, la poesia dialettale ecc. Al contrario la metrica o le figure retoriche sono state ritenute sinonimo di cultura.
Non concordo con tale ipotesi, perché la metrica preesiste e crea la cultura ufficiale e non viceversa.

Mi ricordo di alcuni versi che la nonna di un mio amico mi ripeteva quando ero ragazzo: Non si era mai occupata di problemi di metrica né di figure retoriche, come quella dell'equivoco, ma era consapevole dei risultati che si proponeva.

Si deve, dunque, concludere che anche gli antichi cantori, bardi, trovatori e giullari possedevano un determinato grado di cultura, come lo possiedono anche le persone che non sanno né leggere né scrivere e che non sono venute a contatto con le lettere ufficiali. E questo concetto va riferito anche ai cosiddetti popoli primitivi. Il carattere di spontaneità che vi possiamo trovare è determinato dal fatto che essi si esprimono in modi diversi da quelli per noi consueti.
Lo stesso concetto deve essere applicato allo sviluppo culturale di una persona: verso i sei o sette anni già si raggiunge un livello tale di conoscenze che, quando si vuole esprimere un pensiero, inevitabilmente si ricorre alla cultura appresa. Soltanto il particolare rapporto determinato dalla psicologia infantile causerà accostamenti che possono sembrare nuovi.

Come ogni realtà dell'uomo, anche la cultura poetica è contemporaneamente mezzo e strumento e a questa condizione non si può sfuggire. Il grande spirito saprà servirsene per esprimere il proprio mondo, il vero poeta, il cantore, il bardo che in te alberga, supplisce alla superficialità che ci circonda ricercando l'eccentricità e non la banalità, che diviene fonte d'ispirazione da raggiungere e regalare in una condivisione di immagini al tuo cuore prima, ai lettori affezionati e a quelli che, passando velocemente, si fermano ammirati da tanta proprietà e sincerità evocativa di sentimenti palesi o sottaciuti, ma troppo spesso dimenticati.

Ninni Raimondi (aka Lord Ninni)

Ninni Raimondi


 
Poveri e felici
 
a Vany
 
 
Pesciolina, preparati
Ti porto al mercato
sul mio bel motorino
Fatti bella
Legati bene dietro
Vedi di non cadere
Non ho l’assicurazione
Legati alla mia vita
Con le mani
però non mi fare
il solletico,
altrimenti cadiamo
l’uno sull’altro
e domani avremo
come minimo un’altra
bocca da sfamare
Io ho solo il motorino
di mio padre
Siamo poveri,
poveri in canna mia cara
Ma così tanto felici
 
 
 
 
 
Pioggia di te
 
 
Piovimi addosso
come una pioggia
o una cascata di sole,
e ti raccoglierò
fra le braccia
rubandoti a Dio,
alla sua superbia
di crederti sua
 
 
 
 
 
Viola
 
 
a Vany
 
 
Mi sovvengono sempre storie
mentre attraverso i tuoi giardini
di rose di crisantemi, di gioie
sospese fra torpori e dolori.
 
Il capo chino tieni sull’arcolaio;
piano il disegno va formandosi
di te giovane sposa, bianco cigno
perso nelle profonde note del lago.
 
Il piè accosto alla tua porta,
col pugno basso busso ma il core
in petto forte batte, d’aguglia
sulla tenera preda tiene il desio.

Osa sì tanto l’amore quando meno
viene ‘l coraggio della povera mente;
e sono già accanto al tuo rossore
sulle gote diffuso, proprio come ieri.
 
Imperituro il sentimento che ci lega
al di là del tempo dello spazio, Viola.
 
 
 
 
 
Eternità diabolica
(di G. Iannozzi e Chatterly)
 
 
Così vengo,
dal sogno cangiato,
in punta di piedi
nella notte nuda
eppur scura,
grembo dove ogni cosa
poco o niente dura;
umano affetto
o semplice diletto
ugual sorte all’alba
urleranno,
e non è detto
che flebile eco
di loro vivrà
in eterno
o per un momento
soltanto.
Ma dicevo...
che complice la notte
vengo,
vengo innamorato
seguendo del tramonto
la linea sottile
di sangue rossa,
lasciando
che ‘l suono delle campane
i sensi inebri;
vengo
e nascosto rimango
coll’orecchio pronto
a carpire dell’amore
i lamenti e i vagiti
più profondi,
oppur mi mostro alle vittime
togliendo
di mezzo la speme
spremendo
presto loro il core,
perché Diavolo, sì, io sono
e innamorato
- per Dio! -,
sì, innamorato
di tutto quello
che per l’eternità
ho combattuto.
Condannato
a non avere,
a non ricevere,
che mi resta
se non questa
vendetta
di dilaniare
coll’unghie e coi denti
i corpi belli, assopiti
dopo l’agitato
congiungersi delle membra
e dello spirito?
Cos’altro mi resta
se non questo?
 
Sbalordito il Diavolo
rimase quando
comprese quanto
osceno fosse
il Bene e vide
la Virtù
nello splendore
delle sue forme
sinuose...
 
Ma eccolo
l’epitaffio scritto
sulla mia tomba
col mio stesso sangue!
Anche questa volta
dal Bene raggirato.
 
Anche questa volta!
 
Di me,
di me ora non resta
niente di niente, non l’eco
né il suo spreco.
 
 
 
 
 
Nel tuo cielo
 
 
a Gail
 
 
Sei ancora lì
come allora
che mi aspetti
Sei ancora lì,
piccola
uguale a un uccellino
che ha perso le ali
volando
 
Ti ho lasciata ieri
che eri già donna
E ti ritrovo oggi
bambina
uguale a un uccellino
che aspetta
a bocca aperta
il cielo, il suo destino
 
Ti ho cercata tanto
Per molto poco
sono caduto
Non te lo nascondo,
mi sono ferito
a un ginocchio
e ho pianto tanto;
non per il male
né per la caduta,
ma per quel tuo bacio
mai arrivato
a curare l’egoismo
d’averti a me accanto
 
Sei ancora che aspetti
Io mi lecco come posso,
fingo amori a più non posso
poi a sera mi chiudo in me
stanco - accendo l’illusione
che per un po’ sei stata mia,
che per un giorno almeno
hai amato il mio volto
e non il nome che porto
e non sopporto
 
Seno ancora qui,
solo più vecchio
uguale a un povero diavolo
che ha perso le ali
cercando il cielo
per arrivare da te
 
 
 
 
 
Un poeta
 
 
Il poeta illude - e s’illude -,
uguale a un giocoliere
più spesso a un prestigiatore
che con la bibbia in mano
crede di poter far miracoli
e altre stramberie così.
 
Gli vengono presto gl’anni
a reclamare il pesante dazio
per gl’istanti di gioia portati
in illusione a un po’ tutti,
quasi non avesse mai avuta
coscienza et esperienza
che dare per dare è inutile,
inutile vanteria. Così il capo
infine china, più piccolo
d’un clown, e in solitudine
egli attende che la falce
gli porti via dalle pupille
le lacrime gentili.
 
 
 
 
 
Poesie a mano
 
 
a Vany
 
 
Porcellina mia, sono innocente
Mi credi, non mi credi? Sono nudo
mentre qui te lo confesso
che non ti ho fatto niente
Accanto mi sta la doccia fuori uso
Puzzo più di Giuda, come un serpente
morto per colpa del suo stesso veleno
Tengo il sesso moscio cascante
in mezzo alle gambe, e questo è quanto
Te lo giuro sul buon Bambin Gesù
che sono innocente, che non ho sprecato
il mio amore per darlo in pasto ai maiali
Perché il mio amore è troppo bello
per sprecarlo a tarda notte davanti alla tivù
Certo tu mi rimproveri che non ho perle
né diamanti da portarti in dono,
ma solo scalcagnate poesie
d’infima qualità, scritte a mano
con l’aiuto dell’amica Federica
pensando però sempre e solo a te;
è tutto quel che ho, tutto quel che ho
Accettalo, accettalo, prendilo, prendilo!
Sono il meglio che ho le poesie a mano
Sono il meglio che ti posso promettere
Per tutto il resto, Porcellina mia,
ci sta il sesso il teatro e la felicità
 
 
 
 
 
Luna Cattiva
 
 
a Lady Luna
 
 
Cattiva Luna
Luna cattiva
Ti pensavo buona
Invece ami un altro,
un altro Valentino
che non sono io
Così sono costretto
a lasciarti
al tuo pallore
Sognerai ogni notte
quel tuo Valentino
da strapazzo
in impennate mozzafiato;
ma di me non saprai più
se ancor vivo perché e con chi,
per che cosa butto via
il mio fiato

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:20 | poesia, amore, amicizia, dediche, critica, duets, iannozzi and friends | clicca per commentare commenti (18)



Pesciolina Vany, è inutile che fuggi... Mi ti pappo...

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, maggio 07, 2008






 Pesciolina Vany, è inutile che fuggi... Mi ti pappo...

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:40 | poesia, amore, amiche, amicizia, dediche, artedigitale | clicca per commentare commenti (17)



1° maggio

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, maggio 02, 2008




1° maggio è Opera di Chatterly




sorrisi
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 


 
1° maggio
 
 
per ricordare
che ancora oggi c’è chi cade sul lavoro
per un misero tozzo di pane appena
 
 
anche oggi è il primo maggio e il mio sorriso è spento
ho visto i miei compagni prendere fuoco
nel tempo di un niente
non ho potuto fare niente, non sono state sufficienti
tutte le mie lacrime
per spegnere le torce umane che sono diventati
davanti all’incredulità della morte stessa
 
scusate gl’ignoranza, ma com’è possibile morire così
su due piedi senza neanche sapere perché? scusate dottori,
ho fatto appena la terza media, ho però famiglia, due figli
e una moglie, e spero di dargli un futuro migliore
almeno a quelle due anime che sono l’occhi miei
scusate, ma voi dottori perché non ci dite come stanno le cose?
a fine mese non ci arriviamo mai, le tasse da pagare
e il pane ch’era del forno vicino adesso costa l’ira d’iddio
scusatemi, voi che siete dottori, ditemi che c’entra il petrolio
con il prezzo del mangiare che sale e fa la fame di chi amo
 
anche oggi è il primo maggio e non è cambiato un bel niente
non ho neanche più la forza di accendere un sorriso spento
ho perso ogni speranza per il domani
scusate, ma voi dottori come fate a stare così calmi e quieti?
scusate, scusate tanto, ieri mio figlio l’hanno portato in ospedale
il più piccolo me l’hanno preso dalla mani per una cosa piccola
dicevano che dovevo solo aspettare e avere fiducia, che non c’era
neanche bisogno di pregare!
ho aspettato con l’anima in gola fino alla fine e la fine non arrivava
l’ho visto per l’ultima volta sotto un lenzuolo bianco
ho pianto ma non è servito a riportarlo fra le braccia della madre
scusate, ma voi dottori che andate in aereo a parlare con dio
ce l’avete sì o no una cazzo di anima? o l’avete venduta al diavolo?
 
non li segno manco più i giorni, primo o non primo qui va male sempre
mia moglie non si è più ripresa, non parla e non piange neanche più
non fa niente di niente, solo a tarda sera bestemmia la malasorte
ma voi che siete dottori, che prendete sempre treni lunghi lunghi
che vanno fino in capo al mondo, che volate tanto ma tanto in alto
a rompere i coglioni a dio, voi dovete saperlo perché l’occhi miei
si sono spenti
 
scusate, scusate gl’ignoranza dottori miei, ma voi come fate,
come diavolo fate a stare sempre così calmi e quieti? ci avete un segreto
o che altro? scusate gl’ignoranza, ho preso la terza media a malapena
però una famiglia ce l’avevo anch’io e ridevo scherzavo pregavo
per questo oggi che non ho più un cazzo io vi mando affanculo, per dio!
 
 
 
 
 
the road to emptiness
 
 
a Chatterly
 
 
trovare un cuscino addormentato sulle rotaie
poter per sempre riposare l’anima inquieta
aspettare il treno così, sotto l’occhio vigile della luna
l’amore non ha orari da rispettare
ma solo binari morti per deragliare
hai mai provato a guardare
il poco che è rimasto di te allo specchio?
hai mai pensato per una volta di fare a cazzotti
con qualcuno che credevi di conoscere fin troppo bene?
hai mai pensato che sarebbe la mossa giusta
mettere al tappeto quello stronzo che ti sorride triste fra le rughe?
 
bianchi gigli vengono su nel Giardino Imperiale
nuovi figli nascono a est, a ovest, a nord, a sud
quanti moriranno nessuno lo sa
esistere così, senza mai una certezza, è vita questa?
lascia perdere le domande e i giorni di freddo
hai avuto la tua dose a tempo debito
e adesso è tempo di capire che tutto hai sprecato
con inutile generosità
adagia la testa sul cuscino, il treno fischia non lontano
presto andrai via insieme all’inutilità che sei stato
presto andrai via a far compagnia alle canzoni tristi
degli chansonnier che hai amato, mentre lei ti fuggiva di mano
per sempre
rosse rose vengono su nel Giardino Imperiale
e non c’è uno che si prenda cura di questo miracolo
 
eri giovane, il futuro ti avevano assicurato che ce l’avevi davanti
eri troppo giovane per capire che tutti ti stavano mentendo
come era stata fatto con loro
non potevano fare diversamente, la scala verso il cielo
non lo sa più nessuno in quale armadio è stata seppellita…
e credere d’avere qualcosa d’importante da insegnare
e capire solo all’ultimo istante che è stato solo per posticipare
il taglio dei polsi
il bicchiere non è mai mezzo vuoto o mezzo pieno
il bicchiere è quel frammento di vetro che le dita stringono
gli occhi ce li hai già sepolti nel sangue dolente della vecchiaia
sogni e incubi non hanno più importanza men che meno per te
tutto quello che desideri è arrivare alla fine senza troppe storie
non ti farebbe piacere scoprire che qualcuno nutre l’ingenuità
di piangere al tuo funerale
 
eri troppo giovane per sospettare la verità
ma alla fine che tu abbia militato per il giusto non fa la differenza
chi ha sbagliato non avrà sorte diversa dalla tua
eri troppo coinvolto nella vita profumata di albe e tramonti infiniti
come potevi immaginare che non uno arriva a vedere il domani?
però adesso sai che non ti farebbe davvero piacere scoprire
che qualcuno porterà la sua ingenuità al tuo funerale
così aspetti che il treno faccia il suo dovere
così aspetti di chiudere gli occhi alla luna
 
aspettare il treno così, sotto l’occhio pallido della luna
la morte rispetta sempre la tabella di marcia
non deraglia mai per allungare il dolore di qualcuno
hai mai provato a dimenticare chi sei stato?
è sufficiente un momento, un momento soltanto
 
è sufficiente un momento, un momento soltanto
(lei ti fuggiva di mano per sempre, nessuna felicità mai più)
è sufficiente un momento, un momento soltanto
(lei ti fuggiva di mano per sempre, nessuna felicità mai più)
è sufficiente un momento, un momento soltanto
(lei ti fuggiva di mano per sempre, nessuna felicità mai più)
 
 
 
 
 
il lupo e buddha
 
 
a Cinzia
 
 
non sono quello che si dice...
che si dice un tipo raccomandabile
ci sono troppe cose che non capisco
a questo mondo
ci sono troppi giri di parole
che accendono la miccia per niente
gesù ha camminato sulle acque a piedi nudi
san francesco viveva la povertà in cerca di santità
io cerco solo un atto rivoluzionario
che mi faccia sentire bene con me stesso
io cerco solo di imitare il sorriso di buddha
con la povertà del mio spirito
 
affondo nella piscina
cerco il pesce rosso più piccolo e tenero
cerco di guardarmi le spalle stando attento al lupo
come mi hanno insegnato
tendo l’orecchio, guardo al nirvana
prego in silenzio a mani giunte
quando sono certo che nessuno può vedere
- nessuno potrebbe capire perché lo faccio -
mi guardo alle spalle
aspetto una pioggia di petali di pesco
cerco nella piscina, vado a fondo e riemergo alla vita
tento solo di imitare la santità di buddha
tento solo un atto rivoluzionario
che mi faccia sentire bene con me stesso
 
non faccio niente di importante
con la povertà del mio spirito
accarezzo il pelo nero del lupo
ascolto il suo ringhio, ascolto il mondo
che mi vive d’attorno
quello che mi hanno insegnato non è tutto giusto
mi guardo le spalle sì, sto attento
ma accarezzo il lupo prima, ascolto l’animale
che c’è in ogni uomo
ascolto la vita che merita qualche cosa di più
di un tradimento a muso duro
 
 
 
 
 
sognatori
 
 
a Muttyna
 
 
e tu cosa sogni?
hanno sognato già in tanti prima di te
tu cosa immagini, cosa vuoi, cosa vivi?
la ferita del violino è sempre aperta
però continua ogni giorno il suo grido
un po’ allegro e un po’ disperato
 
e tu chi sogni?
la gente cammina, la gente non capisce la bellezza
non capisce la pazzia quant’è profonda
la gente è sempre più distratta passo dopo passo
passa accanto a chi muore nel freddo di un cartone
non si cura né del sole né delle nuvole
pensa soltanto alla punta delle proprie scarpe
non capisce la poesia
di chi ti regala un sorriso per un soldino
non capisce la gioia di dare una speranza almeno
 
il cielo è alto, abitato dagli dèi
ma noi quaggiù dobbiamo andare avanti giorno
dopo giorno con i pochi mezzi che abbiamo e non abbiamo
un nostro fratello muore di fame nel freddo della solitudine
un altro si spegne in un triste sorriso
mentre la lama gli taglia via la fame dalle budella
e non lontano una colomba
viene tenuta ferma da due brutti ceffi
il terzo le strappa la verginità incurante del pianto
 
è per questo che siamo qui?
è per questo che siamo umani?
ma siamo, siamo veramente umani?
 
e tu cosa sogni, e tu chi sogni?
la fine del mondo, o uno migliore?
e tu cosa sogni, e tu chi sogni?
 
un cielo azzurro di bianche colombe in volo
un cielo aperto al sorriso di dio
solo un cielo, non è poi tanto, non è impossibile
è gia dentro di me, è già dentro di me
 
possibile che nessuno lo capisca, possibile?


segnalazioni:


   Dog (Cinzia) - sul blog di Cinzia "il lupo e budda"

   4lt4ir (Muttyna) - sul blog di Muttyna "sognatori"

   Chatterly - sul blog di Chatterly immagini e poesia

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 12:09 | poesia, dediche, iannozzi and friends | clicca per commentare commenti (26)



Ho sgozzato Gozzano

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, aprile 01, 2008





Ho sgozzato Gozzano
 

di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
Ho sgozzato Gozzano
 
 
Ho sgozzato Gozzano al chiaro di luna
Avevo un gozzo in gola
che non mi faceva dormire né di notte
né di giorno, tutta colpa di Guido,
di Guido parrucchiere precario e calvo
Sono stato costretto a pelarlo
per benino come una cipolla
per avere sul piatto Stan Kenton
- un ritmo di certo più efficace del solito
Ho sgozzato Guido con il rasoio,
lo stesso che usava per farmi la barba
mentre la radio a tutto volume ogni mattina
urlava le solite vecchie arie della Callas
L’ho sgozzato e non se n’è manco accorto
Ha fatto un sorriso strano, poi ha taciuto
 
 
 
 
Ciao, Lucio
 
 
a Lucio Angelini,
possa tu riposare in pace
 
 
Mi sarebbe piaciuto
piantarti un paletto
nel cuore
bene a fondo,
o anche solo un bastone
tutto su per il culo,
non con malizia però
Avrei voluto indicarti
il tramonto sulle Alpi
e portarti a conoscere
la vecchia capra
che mi ha iniziato al sesso
ormai tanti e tanti anni fa
Mi sarebbe poi piaciuto un sacco
tagliarmi i polsi davanti a te
per dimostrarti una volta
per tutte che anch’io ho sangue
e lagrime nelle vene
come tutti i tuoi personaggi
finiti male in un “C’era una volta...”
Ora tutto questo
non è più possibile
Hai dato le spalle
a nemici amici e committenti
allo stesso modo:
tutti ti hanno visto sculettare via
al pari d’una Marilyn,
e a me non resta
che il ricordo di te,
di com’era bello litigare
e poi ancora litigare
per far infine la pace
senza più scoregge in bocca
 
Vorrei potessi sentire
la rabbia che ho in corpo,
vorrei che la sentissi sul serio:
non hai idea - no che non ce l’hai -
di che meteorismo sono capace
quando m’incazzo e resto solo
con la testa fra le mani a pensare
per ben oltre dieci piani di morbidezza
fino a toccare delle nuvole l’altezza
 
Sei andato via
Ma nell’aria c’è, nell’aria c’è
resistente ancora forte l’odor di te
 
Ciao Lucio, ciao, ciao Lucio ciao
 
 
 
 
La Maestrina
 
 
a Véronique Verge,
che ama un bel scimmiottino
 
 
Conoscevo un tempo
una maestrina
Si svegliava di buon mattino,
un bacio subito gittava
all’uccellino
sul suo eterno ramo di ciliegio;
poi davanti allo speglio
spogliava fantasie
petalo dopo petalo
con lo sguardo perso
- fisso - quasi cercasse
sulla lucida superficie
l’imago d’una grandezza
nel Profondo nascosta
 
Il core le batteva forte in petto
per un niente o un verso di poesia
Amava i rossi velluti di Valencia
ma anche il grezzo saio di San Francesco
Sempre stupiva
- arrossiva, scoperta
a immaginare il Nudo Peccato
In lei, gli alunni scoprivano tracce...
sul volto d’acqua e sapone,
e ne ridevano di nascosto
più per celia che per malizia,
non conoscendo ancora
della carne la forza
 
Conoscevo un tempo
non lontano una maestrina
che ogni dì faceva la solita strada,
incontrando lungo il cammino
un piccolo prete di campagna
giovane e anche un po’ bello:
pedalava forte in piano e in salita,
ma quando la incontrava
le gambe gli cedevano
e poco mancava che rovinasse
fra ortiche e rampicanti al limite
della strada
 
 
 
 
Nero Grembo
 
 
Viviamo poi solo
per tornare al buio
là dove il Nero ci ha partoriti
 
Siamo qui
con uno scopo
che non è la Primavera
né quella vita eterna
promessa da dio ai figli mortali
Siamo remote ombre
che si nascondono nell’animo
come repellenti tumori:
non conosciamo niente
che sia diverso dalla sete,
dal rosso del sangue
che squarcia il ventre della Luna
Siamo l’Incubo e il Sogno,
Vampiri
che vivono la morte portandola
a chiunque ne abbia desiderio
o meno
 
 
 
 
Punkabbestia
 
 
a Romantica “Pesty” Vany,
lei il perché lo sa!
 
 
Non mi bastano, non mi bastano
Sono o non sono un punkabbestia?
Voglio più coccole e spille da balia
Non mi bastano, voglio più sesso
Ho bisogno di tutto e di niente,
ma delle tue mani sul mio petto
non so fare ancora a meno,
così vedi di portare qui il tuo culetto
Devo straziartelo come conviene
Devo saziarmi per bene
Dammi coccole, mettiti scollata
Fatti bella, fatti notare, fammi dar di matto
e porta qui il tuo bel culetto
 
 
 
 
Bambola, spogliati!
 
 
Bambola, diamo fuoco ai tuoi libri
Bambola, non sono ricco
ma se me la smolli ti giuro
che soddisferò tutti i tuoi capricci
Avrai scarpette di cristallo a volontà
e una pistola carica sette giorni su sette
 
Bambola, che fai, ci pensi su?
Lascia stare! La donna si fa il monaco
e l’apparenza, è meglio che tu mi segua
e non faccia domande cretine
Pensa soltanto a spogliarti, Bambola
A tutto il resto provvedo io
 
Bambola, dimentica la Bibbia
Bambola, dimentica la Barbie
Bambola, dimmi che capricci hai
e dovessi uccidere ti giuro li avrai
esauditi; ma ora spogliati…
il domani è incerto e di sicuro c’è
che è solo un altro cazzo di giorno

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 14:16 | poesia, amore, dark, amicizia, dediche, avantpop | clicca per commentare commenti (29)



come Cyrano

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, marzo 26, 2008





come Cyrano


di Giuseppe Iannozzi
 
 
 


 
Per niente ma t’imploro
 
 
a Voglio Tutto e Niente
 
 
Con quelle tue parole
che da tanto sospettavo
pronunciassi in sentenza,
il fiato in due hai tagliato
quand’era ancora
dentro al mio petto,
non buono non cattivo
 
Con poche parole
quale male
adesso ho da sopportare!
E non c’è rimedio
né carezza di pietà che mi tolga
dall’occhio
la lacrima sul tuo viso scesa
 
Silente ora resisti
Non un singulto,
silente ma tremante resti;
e pazzo per te divento
a ogni secondo più impotente
 
T’imploro,
ai tuoi piedi cado
nudo
dannato
uguale a angelo caduto;
e sol ottengo muto astio
 
Con quelle due parole
Con quelle tue parole
d’addio
alfine sì comprendo
che non varrà il pianto
né il desiderio
a ridarti il sorriso
Così col fiato sospeso
rimango
attendendo l’ultimo secondo
 
Con quelle due parole
Con quelle tue parole
 
Con quelle due parole
 
 
 
 
 
Lady Luna
 
 
a Lady Luna
 
 
Quante volte ho fatto a botte
con l’acquasanta
vestendo
il rosso del diavolo
e la bocca a trentadue denti
 
Su lividi tramonti
vuoti d’allegria
ho segnato il mio destino,
perché non mi sfuggisse
il guinzaglio di Cerbero
Lungo i Sette Mari
ho cercato Sirene e Venti
E sempre sotto la Luna
ho cantato ebbro;
ma salse lagrime
m’han tagliato il viso
Sino a Babilonia mi son spinto,
cercando fra le macerie
una parola o un volto amico
che m’insegnasse Poesia;
e di Dio la faccia irata
subito ho incontrata,
la bocca spalancata come fornace
così che indietro ho mosso il passo
ma non prima d’aver gridato la collera,
tutta la mortale fragilità dell’Ebreo Errante
E anche Dio ha piegato il ginocchio,
lo giuro che così è stato
 
Tu, Luna, che luce diffondi
di Verginità, or dimmi la Verità,
dimmi se speme è giusto avere
se dopo tanti e tanti anni
sono ancora qui e son sempre io
non diverso non migliore,
ma soltanto più stanco del lungo vagabondare
Ora non tacere
Il dubbio dissolvi, adesso e per sempre
o giuro che mai più mi troverai
di fronte a te in ginocchio
 
 
 
 
 
Lady Chatterly
 
 
a Chatterly
 
 
Ti scriverò un pensiero banale
Ti dirò che manchi alla Gioia,
che il tuo animo innamorato
anche sotto l’ombra dei giorni
dall’autunno alla primavera
oggi in questa Casa manca
 
Non ho idea di quale malia
t’abbia colta nel fior degl’anni
Nulla so e tutto temo
come il cieco che scopre il buio
d’improvviso e dal panico
quasi si soffoca coll’aria
che giù nei polmoni butta
tutta d’un sol fiato
 
Vorrei poter darti una lama di cielo
per tagliare quei lacci che ti legano,
che prigioniera ti tengono
tra scogli faraglioni e chissà
quali altri perigli
 
La Clessidra è uguale a come l’hai lasciata
e il Pipistrello osserva la più pallida dieta
Tutto è uguale a ieri, tutto è banale
ma la Casa senza di te è così vuota,
così vuota che fa paura viverla
 
 
 
 
 
Qualcosa di Te
 
 
E tu chi sei, Bella Bimba?
Non credo di conoscerti,
non ancora, ma vorrei tanto
ma davvero tanto saper di te,
dei sogni che all’alba fai
e di quelli che il tramonto
ti porta dentro agl’occhi
appena un poco grevi di sonno
Tu chi sei, una fata o un elfo?
Di certo un animo gentile
Così io spero di trovarti ancora
lungo il mio cammino
perché alfine lo si possa
insieme proseguire
 
 
 
 
Di Cieli e di Fiamme
 
 
con Vany Romantica
 
 
Ieri mi hai raccontato di te
soddisfacendo le mie curiosità
mi hai dipinta donna su tela.
 
Ti ho dipinta di tutti i colori,
di bianco e di nero, ti ho sognata
però sempre con la luce e il buio.
Di me ti ho dato il seme più buono,
il pennello più felice per una tela
che avesse il coraggio di Tiziano.
Così sei arrossita più d’un’alba
appena sorta dall’abisso dei cieli.
 
Poi, stanco, oggi
hai bussato
alla mia porta,
ed io arditamente
ti ho fatto entrare.
 
Incantato ho chinato il nudo capo
per sentir del tuo seno il sapore
e il profumo lieto di donna in fiore;
et allora nelle vene la passione
ha preso il sopravvento
facendo sì che con un unico gesto
ti gettassi sul letto distesa. Remissiva,
quasi pallida più per paura
che per pudore, alfine il corsetto
hai iniziato a slacciare piano,
lasciando che completassi io l’opera.
Alle tue dita tremanti le mie così ho legato.
 
Mi hai abbracciato
sussurrandomi fiabe
di draghi di fiamme di principi
mordendomi le labbra,
e facendomi l’amore mi hai
fatta tua principessa.
 
Beato del tuo rossore sì tanto acceso,
tu, in tutto dipendente dalla mia voce,
hai compreso infine ch’ero più drago
che principe; tremante hai cercato
di scagliarmi via ma troppo forte
la mia presa, et allora ti sei arresa
pronta a morire al primo accenno
di dolore. Che però mai venne.
Così per sempre fosti prigioniera
dall’alba al tramonto, raggiante ognóra.
 
 
 
 
Tra i tuoi seni
 
 
a Dilhani
 
 
Hai perso il senno
Sulla Luna credevi
di poterlo raccogliere
insieme a quell’altro
d’un uomo
piuttosto famoso
un dì ormai lontano
- da tutti dimenticato;
ed invece solo
hai scoperto
che pazzia chiama
pazzia, piena pazzia
che i mari fa incollerire
e gli amori morire
dentro procelle
senza nome né alma
 
Povera Fanciulla
E’ verme strisciante
quel luccichio negl’occhi
che ogni mattina
allo specchio ritrovi
insieme alla tua imago
sì virginale
 
Povera, povera Anima
che le notti tutte vivi
a lume di candela
plorando per la Croce
- danzante stella -
tra gli acerbi seni
non ancora sfiorati
da mani innamorate
 
 
 
 
 
Oddio, amico mio!

 


dedicato al Signor Censore

 
Amico mio, puoi buttar cacca quanta vuoi addosso a me. Puoi dire che non capisco un emerito cazzo, ecc. ecc. Puoi, insieme ai tuoi amichetti, giocare al vecchio gioco di dir di me sempre più male ogni volta che apro il becco credendo così di riuscire a far di te quel gigante che non sei. Puoi in verità fare ogni cosetta che ti frulli per la testolina nel tentativo di annichilire la mia onestà, di sporcarla, di deflorarla prendendomi alle spalle. Puoi in verità tutto questo e altro ancora. 
 
Ma non sono in un angolo. Nell’angolo ci sei tu.
Nell’angolo c’è Chi indarno cerca d’assurgere a dio da venerare.
Per quel che mi riguarda non venero né te né nessun altro. Non sono in un angolo soprattutto perché nella mia posizione, che non ha alcun interesse per quanto minimo lo si possa immaginare, non ci sono angoli ma solo bufere di sputi e qualche volta una pozzanghera che riflette un raggio di sole.
 
Da chi ti fai carezzare le spalle, Amico mio? Da uno che se lo chiami dalla sua non ha nemmeno l’eco. Un anonimo non esiste, lo sanno tutti, gl’ignoranti persino, per Dio! Non esiste perché l’ha deciso lui stesso, gettando nel fango la dignità e l’onestà, per assumere quella forma vaga che solo certe ombre tengono. Un anonimo, una cosetta invero così piccina che non è neanche giusto paragonarla al fiato dabbasso di Jago: troppo onore gliene verrebbe.
 
Così, senza rancore, ti lascio là dove sei, traballante sulle ginocchia in quell’angolo che hai scelto di difendere colle unghie e coi denti, come fanno certi boxeur disperati condannati e finiti, eppur ancora riottosi - quasi ingenui - colle mani giunte aspettando il Grande Miracolo, o chi getti la spugna in loro vece, prima che il Grande Colpo li costringa fuori del ring.
 
Oddio!

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 17:22 | poesia, amore, amicizia, dediche, duets, iannozzi and friends | clicca per commentare commenti (21)



Negra solitude

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, marzo 23, 2008





Negra solitude


di Giuseppe Iannozzi


 
a Cinzia (Dog),
che sa distinguere il Bene dal Male
oltre gli steccati del Pregiudizio
 
 
 
Sol perché son nero
non bianco
come gl’altri agnelli
tu subito m’hai rinnegato
- dimenticato nell’inferno
della mia negra solitude
Eppur anch’io vivo,
la tua stessa aria respiro
e commosso rimango
di fronte alla fragilità
della vita, di passione rossa,
di tenerezza ferma
in una rosa cresciuta
per dispetto tra cardi
e maligni sguardi di preti
incatenati a pesanti croci
 
Sol perché son nero,
m’hai subito rinnegato
e con un unico maligno sguardo
dal gregge allontanato,
manco il mio belato
fosse il più ferale ululato;
però il lupo te lo tieni dappresso
e le tue carezze gli doni ogni dì
E’ perché son agnello nero,
solamente per questa mia natura
che è mia, alfine ho acquistato
con la Fantasia – che è solo mia -
un Vuoto dove pascolare l’anima
fino a che morte coglierà
del mio fiato il più tiepido
innocente sogno mai avverato
 
Così facile è per te stato
dirmi nero, allontanarmi dai fratelli
Avevi un buon motivo, per Dio!
Nero, lo dicono tutti che non porta bene
Ma lascia che ti dica una cosa, una sola,
la più bella tromba le sentii
per le labbra di Satchmo
e le più gentili parole le ascoltai
per bocca di Martin Luther King
E’ così che appena nato ho subito capito
che gl’angeli non sono poi così tanto bianchi
come qualcuno qui dabbasso li ha disegnati
 
Vedi! Io sono nel mio Vuoto,
povero in canna e più solo ancora,
però la poesia la so capire
al primo sguardo, i miei occhi
si posano là dove tu non osi
per tema d’incontrare la Bestia
mentre è sol vero che ci sono io
nero sì, ma incapace di far del male
Se solo tu immaginassi quanti sputi
e quale vergogna m’è stata gettata in pasto
perché nato come natura m’ha creato,
se solo tu immaginassi veramente
oltre gli steccati del Pregiudizio
forse capiresti come mi sento io
Forse sì, capiresti che il mio cuore
è fragile come quello di chiunque,
che batte per amore e per paura
allo stesso modo
 
Accarezza pure il lupo nero,
donagli tutto il tuo amore
e lascia che io qui muoia presto,
così non dovrai più sopportare
il fastidio di sapermi vivo
- vergogna del tuo immacolato pascolo -
seppur con l’anima dai bianchi lontano
E sappi in ultimo che già da tempo
io me ne sto nel mio Vuoto immaginato
a pascolare l’anima pregando Dio,
sognando quella bellezza
che son sicuro da qualche parte
deve pur esistere

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:55 | poesia, amore, amicizia, dediche, fratellanza | clicca per commentare commenti (12)



A Gaja Cenciarelli, eterna gattina

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, marzo 21, 2008







Gaja
 



Gattina Gajetta,
tanti auguri



Gattina, quand’è che mi sposi,
quand’è che ti lascerai portare
all’altare se non vestita di bianco
di mille e mille fiori rosa almeno?
Quand’è che con quegl’occhi di gatta
in calore
finalmente metterai la testa a posto
e mi dirai di sì, che sono io l’unico
che può mettere casa nel tuo cuore?
Possibile tu non ti renda conto
che è ora di far felici mamma e papà,
che è tempo di avere un uomo accanto
che a te pensi, che per te si rovini la vita
pensando al tuo bene preoccupandosi da mane
a sera? Possibile che tu sia così cieca
da non capire che il mio letto aspetta
solo la calda impronta del tuo spirito!
 
Che aspetti, gattina? Perché esiti?
Qui è tutto pronto da tanto tanto tempo,
ho messo su il jazz più triste di Chet Baker
e i monaci aspettano solo d’inondarci di OM
Non esitare, vieni presto prima che la Pasqua
veda risorgere un altro uomo per un immenso Vuoto
Vieni, porta tutti i tuoi peperoncini più piccanti
Porta la coda di violino e l’archetto più tenero
Porta i tuoi gridolini di felicità e una lacrima,
una sola di tristezza, porta qui tutto di te,
tutta la tua santa dolcezza

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 20:53 | poesia, amore, donne, amiche, amicizia, dediche | clicca per commentare commenti (23)



Sei bimba, Bimba

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, marzo 18, 2008



In saecula saeculorum è Opera di Chatterly



Sei bimba, Bimba
 

di Giuseppe Iannozzi
 


 
a Te, Chatterly




Sei una bimba
Sei una bimba
mai stata santa
 
Sei una bimba, non una donna
Sei una bimba, bimba bimba bimba
dispettosa, oh, quanto dispettosa
Sei una bimba così
Prendere o lasciare
lo dicevi sempre,
poi mi lasciavi in sospeso
per un bacio
Aspetto ancora come allora
 
Sei una bimba
Avrei voluto fossi la mia,
la mia unica bimba da viziare
Avrei voluto essere migliore,
darti un pezzo di cielo, la gamba di Achab
e una piuma dalle ali dell’arcangelo Gabriele
Se solo me lo avessi chiesto
ti avrei accompagnata sul Mar Morto
a passeggiare a pelo dell’acqua sotto la luna morente
Se solo mi avessi dato il bacio
che ancora aspetto, bimba dispettosa
 
Prendere o lasciare
non c’era altra scelta;
ma sei sempre stata così casta, così appetitosa
che davvero non era possibile pensare di sculacciarti
anche se non ti avrebbero fatto male
un paio di pizzicotti
Avevi sempre una fiaba sulle labbra
Avevi sempre la scusa buona
per mandarmi a cercare fragole al di là del Muro di Berlino
Prendere o lasciare, prendere prendere prendere...
Ma aspetto come allora, niente ti ha cambiata
 
Sei una bimba
Sei una bimba
mai stata santa
 
Sei una bimba
Sei la bimba
che non ha mai dormito sul mio petto,
per questo cammino con passo di fantasma nelle notti buie
chiamando il tuo nome pur sapendo che là in Paradiso
non mi daranno mai la linea
 
Sei una bimba
Io sono ancora dalla parte sbagliata
quasi comunista quasi tradizionalista
quasi perfetto
Sei una bimba, bimba bimba bimba
E’ per questo che non mi daranno mai la linea
Ho ancora da mettere a soqquadro tutto quanto
Tu lo sapevi, sei una bimba, bimba dispettosa
Se solo, se solo me lo avessi dato quel bacio...
 
Stay with me - Sei una bimba
mai stata santa
Stay with me - Sei una bimba
mai stata santa
Stay with me - Sei una bimba
mai stata santa
 
It’s so hard to love you
It’s so hard, it’s so… oh
I really love you
I love you too much
Stay, stay with me
Sei una bimba mai santa mai donna
Sei una bimba mai santa mai donna
 
Come and stay with me
Come, come and stay with me
Sei una bimba, bimba bimba bimba

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 19:14 | poesia, amore, amicizia, dediche, iannozzi and friends | clicca per commentare commenti (19)