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Editoria e Premi letterari

written by King Lear    - sabato, agosto 09, 2008



Editoria e Premi letterari
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
Dire che i premi letterari sono truccati, o in mano agli Editori, fa inalberare gli addetti ai lavori, e chi i premi li indice, e chi parteggia per un autore piuttosto che per un altro. Tuttavia da qualche anno a questa parte, ad esempio, il Premio Strega è diventato una kermesse non meno volgare e scontata del Festival di Sanremo: l’ultimo grande Romanzo che ho visto premiato è stato “Chimera” di Sebastiano Vassalli. Gli ultimi anni del premio sarebbero da cancellare con un colpo di spugna, subito. In ogni caso il tempo, implacabile giudice, eliminerà dalla Memoria e dalla Storia tanti e tanti scrittori che sono stati portati in alto dal marketing, senza che dietro di essi ci fosse del naturale e vero talento. Per nostra fortuna il tempo è un giudice implacabile, che non si ferma di fronte a niente e nessuno, foss’anche Dio in persona. Sono dell’avviso che nel giro di pochissimi anni nomi quali Margaret Mazzantini, Niccolò Ammaniti, Paolo Giordano, saranno meno di ombre.
 
Il libro, da sempre, è stato anche un oggetto di consumo e in ciò non c’è niente di male; purtroppo in quest’ultimi anni il libro è stato ridotto a mero oggetto di consumo «usa e getta», per cui non dura neanche un anno. Si scrivono e si pubblicano libri scevri di contenuti e di stile: ovvio che vendano solo durante il momento della moda, e che nel giro di un anno o giù di lì siano sol più buoni per finire al macero, nemmeno buoni per una seconda possibilità nei remainders.
 
Le scuole di scrittura hanno contribuito non poco a mettere sul mercato scrittori, che tali non sono: non è sufficiente che uno oggi sappia tenere in mano una penna per poterlo indicare, senz’ombra di dubbio, che è uno scrittore, per giunta con la S maiuscola. Per i semi-analfabeti sono state create collane editoriali apposite, che hanno nomi assurdi o molto elastici, tipo Strade Blu e Stile libero, giusto per citarne due da tutti conosciute. In queste collane vengono accolti sédicenti scrittori, perlopiù contemporanei, che con la scusa di adoprare uno stile minimalista (o carveriano) si permettono di scrivere in una lingua inesistente, vagamente somigliante all’italiano. E solo di rado si rischia d’incappare in un lavoro un po’ valido. Sia come sia, i libri che non valgono, domani non saranno più: ci sono troppi libracci scritti per essere dei prodotti e la Storia non può permettersi di conservare tutto l’«usa e getta» che la società produce.
 
Non troppo spesso autori - che nella propria epoca non trovano riscontro - vengono scoperti (o riscoperti) postumi. Non è una grande consolazione, ma è pur sempre qualcosa che vale la pena di prendere in considerazione. Non di rado sono i piccoli editori a recuperare da un ingiusto oblio autori validissimi, ma che nel loro tempo storico non incontrarono l’attenzione del pubblico e della critica; e molti libri veramente validi, sotto ogni punto di vista, vengono oggi pubblicati dalla piccola editoria, il cui tallone di Achille è purtroppo la distribuzione. Tuttavia il lettore che vuole leggere un buon libro, che non vuole infognarsi nella lobotomizzazione imperante, con un po’ di buona volontà riesce a reperire quegli autori e quei titoli che gli interessano. Par superfluo evidenziarlo, ma il lettore deve anche sapersi tenere informato sulle uscite editoriali, altrimenti tanto vale che si getti a capofitto nelle mode del momento.
 
Il NIE è una subdola astuzia per dichiarare “noi siamo quelli che scrivono bei libri, tutti gli altri fanno cagare”. E’ questo il messaggio ultimo nel New Italian Epic, un messaggio che non è neanche poi troppo velato e che i critici hanno impiegato tempo zero a evidenziare. In sostanza non un critico, dal più famoso al più micragnoso, ha preso sul serio il NIE: a prenderlo sul serio è stato solamente chi compromesso nel NIE, compresi due o tre critici inventatisi tali per l’occasione!
Il bisticcio fra critici e questi autori è cominciato un po’ di tempo or sono; ma credo che oggi sia alle sue battute finali, considerati i risultati ottenuti, che rasentano lo zero assoluto. In ogni caso, questi scrittori, che da sé si sono autocelebrati come LA VERA LETTERATURA ITALIANA, sono riusciti a raccogliere un po’ di tante risate e non da ultimo il fastidio dei critici. Si spera che questi signori adesso, complice l’estate, si diano una bella calmata e tornino a scrivere invece di sputare addosso a tutti come cammelli.
 
La critica ha il dovere di sfrondare la cultura: inutile portare avanti ciò che non vale, è deontologicamente sbagliato. La critica deve saper essere anche cattiva, anzi deve essere cattiva, altrimenti non sarebbe tale e non servirebbe né la Cultura né i lettori.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 15:01 | riflessioni, polemiche, editoria, scrittura, primo piano, critica, prima pagina, scrittori, critici, opinionismo, premio strega, critici letterari, new italian epic, diritti dei critici | clicca per commentare commenti (56)



Elio Vittorini: l’inconsistenza e l’ignoranza riunite

written by King Lear    - venerdì, agosto 08, 2008




Elio Vittorini


l’inconsistenza e l’ignoranza riunite

 
di Giuseppe Iannozzi
 

 
 
Elio Vittorini: pessimo scrittore e ancora più pessimo uomo. Sinceramente lo ricordo solo per il fatto d’aver rifiutato quel Capolavoro che è “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Vittorini, giusto uno scrittorino borioso e insignificante, che ha fatto più del male che del bene alla Letteratura. Gli riconosco un solo merito: quello d’aver tradotto alcuni must della grande Letteratura mondiale, quali William Faulkner e David Herbert Lawrence, e perché no, anche il più popolare E.A. Poe. Ma non lo considero neanche uno scrittore minore o popolare.
 
Al pari e meglio di Vittorini, tanti altri hanno introdotto e tradotto autori americani e con risultati, a mio avviso, superiori rispetto al siracusano. Penso ad esempio a Cesare Pavese, poi più tardi all’americanista Fernanda Pivano cui noi tutti in un modo o nell’altro dobbiamo esserle riconoscenti, perché grazie alle sue traduzioni, grazie al suo impegno, grazie alla sua cultura scevra di pregiudizi, grazie a tante qualità di intellettuale e di persona, oggi noi possiamo godere di decine e decine di scrittori, i quali forse, senza di lei, in Italia non sarebbero mai sbarcati.
Vittorini ha tradotto perché costretto dalle necessità, non per altro: difatti le sue traduzioni tecniche sono tutt’altro che storiche, sono buone, ma niente di più. E come dicevo poc’anzi ci sono stati altri, assai più in gamba di Vittorini sia come traduttori sia come letterati e uomini, che hanno introdotto e tradotto scrittori americani, in alcuni casi portandoci traduzioni che sono dei Capolavori di per sé.
 
Per me Elio Vittorini rimane un piccolo uomo e un ancora più piccolo scrittore, uno che non considero meritevole neanche d’essere annoverato tra gli scrittori minori.
 
Vittorini è stato solo una delle tantissime ruote del mercato editoriale, una ruota che è venuta in contatto con Malaparte e Quasimodo, ad esempio. Ma una puleggia rimane una puleggia per sua natura e non diventa il “meccanismo”, mai e in nessun caso. Se Vittorini ha scoperto (si fa per dire!) Beppe Fenoglio, Carlo Cassola, Italo Calvino, Lalla Romano, Mario Rigoni Stern, Ottiero Ottieri, è solo perché fu una ruota fra tante altre ruote. Se al suo posto, alla direzione dei Gettoni Einaudi si fosse trovato un altro, sicuro è per me che avrebbe scoperto comunque questi autori, che, per inciso, sono assai ma assai più grandi, sotto qualsiasi profilo, di Elio Vittorini.
 
Semplicemente sono dell’opinione che Vittorini tradusse e lo fece bene, ma non in maniera eccelsa, per cui le sue traduzioni rimangono poco al di sopra della media. Le traduzioni di Pavese, ad esempio, rimangono più che mai attuali e perfette. Che dire della bellissima traduzione di “Moby Dick” ad opera di Pavese? Ci ha restituito un Hermann Melville unico: quella sua traduzione è Opera dentro l’Opera di Melville. Tradurre bene è un’Arte con la A maiuscola e per tradurre non è sufficiente avere una grandissima capacità tecnica, occorre soprattutto una innata sensibilità artistica che nessuno può insegnare a nessuno.
 
Il siracusano Elio con “Il Gattopardo” ha toppato alla grande. Un errore per me imperdonabile, dettato forse dalla cecità, dal pregiudizio soprattutto: non essersi voluto rendere conto della grandezza di G. Tomasi di Lampedusa è stato per Vittorini la sua condanna. Possiamo dire così?
“Il Gattopardo” oggi è anche in America un must. E’ un must della Letteratura mondiale, a cui tanti si sono ispirati, per il cinema, per il teatro, per la televisione, per la musica, ecc. ecc. Un must che è sempre fonte di rinnovata ispirazione.
 
Forse colpa mia, ma in Vittorini non trovo niente di attuale, né per stile né per contenuti. Mi è piatto. Non mi emoziona. Invece Leonardo Sciascia, a ogni lettura, mi lascia senza fiato, per la sua grande attualità e modernità: lui sì che aveva classe da vendere, classe innata. Ed era quasi contemporaneo di Vittorini, pochi anni li separavano. Sciascia era del 21, Vittorini dell’8. Sono dell’avviso che Elio Vittorini sia molto sopravvalutato, in particolare da una certa cerchia di critici italiani facili a lasciarsi sedurre dal nulla con la “n” minuscola.
 
A chi mi chiede chi fu Elio Vittorini, io rispondo che è stato colui che nella sua ignoranza ha saputo ricusare senza pensarci su “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, romanzo che è poi diventato, giustamente, famoso, anche in America.
 
Lo scorno profondo di non aver saputo riconoscere la grandezza di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è l’unico epitaffio che ho per un ignorante patentato come Vittorini.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:46 | cultura, italia, riflessioni, polemiche, libri, letteratura, spettacoli, editoria, scrittura, narrativa, narrativa italiana, primo piano, critica letteraria, controcorrente, critica, scrittori, critici, opinionismo, critici letterari, diritti del lettore, diritti dei critici | clicca per commentare commenti (8)



La Verità svelata del Tiepolo censurata dallo staff di Berlusconi

written by King Lear    - domenica, agosto 03, 2008




La Verità svelata del Tiepolo

censurata dallo staff di Berlusconi


L’Oscurantismo è a Palazzo Chigi

ma solo per l’Arte, non per i seni delle Parlamentari
 


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
Bisogna per forza di cose avere una gran bella dose d’incoscienza e d’ignoranza nelle budella e nel cuore per mettere le mani su un dipinto di Giambattista Tiepolo, anche se “La Verità svelata dal Tempo” presente a Palazzo Chigi è una copia. Al Premier Silvio Berlusconi il capezzolo scoperto non piaceva e l’ha fatto dunque coprire con due colpi di pennello. La notizia arriva dall’agenzia Italia alle 17:22. Un’ora dopo, Vittorio Sgarbi informato del fatto, avrebbe gridato con voce tremante: “Cos’hanno fatto? Ma davvero?”
 
“E allora cosa dovrebbero fare con tutte quelle statue di donna sparse in decine di musei italiani dove spesso si ammirano seni da far restare senza fiato pure Pamela Anderson?”
”Oh... io spero davvero che la decisione di questo assurdo, folle, patetico, comico, inutile ritocchino sia stata presa all’insaputa del Cavaliere. Tanto più che se volevano fargli un piacere, cercando di non far associare agli italiani una tetta alla sua immagine di uomo, come dire?, incline al fascino femminile, sono riusciti invece nell’esatto contrario. Ma si sa, almeno, chi è il responsabile di questa cretinata?”
La verità non si scopre. Non subito per lo meno.
Infine una telefonata del sottosegretario alla Presidenza, Paolo Bonaiuti: “E allora, beh, direi che è andata molto semplicemente: diciamo che è stata un’iniziativa di coloro che, nello staff presidenziale, provvedono alla cura dell’immagine di Berlusconi”.
“Bonaiuti, scusi: ma cosa li avrebbe turbati tanto?”
“Beh... sì, insomma: quel seno, quel capezzoluccio... Se ci fate caso, finisce esattamente dentro le inquadrature che i Tg fanno in occasione delle conferenze stampa”.
“E quindi?”
“E quindi hanno temuto che tale visione potesse urtare la suscettibilità di qualche telespettatore. Tutto qui”.
 
Da sottolineare che l’Opera era stata a suo tempo scelta dallo stesso Berlusconi. Ma oggi il suo staff ha pensato bene di ricorrere alla censura più esagerata e bacchettona: la motivazione è che il capezzolo dipinto dal Tiepoli offendeva. Chi? Il Premier? Gli italiani, quei quattro gatti teledipendenti che si sorbiscono a bocca aperta le conferenze di Silvio Berlusconi?
 
La verità è una e una sola: si è tornati in pieno Oscurantismo. Ma la censura è solo per l’Arte, non per i seni delle donne in Parlamento, le quali non perdono occasione per mettersi in mostra con fin troppo abbondanti scollature e con tacchi più adatti a dei trampolieri che non a chi in politica.  Ecco così che l’Italia porta nelle bocche dell’opinione pubblica estera, e non, l’immagine di un paese fazioso e ipocrita fino al midollo. 

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Giulio Mozzi viene rapinato

written by King Lear    - venerdì, luglio 18, 2008



Dear Mr. Mozzi


Prenda pure i soldi e tutte le copie di Matthew Sanders...
sono in macchina... sì, ecco le chiavi...
ma la prego, non spari Egregio Signor Rapinatore !!!


mamma...

Giulio Mozzi viene rapinato


foto scattata da Marco Candida
e gentilmente concessa all'autore di questo blog


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Taneski, il cronista killer... Gus, il cane più brutto e altre amenità horror

written by King Lear    - domenica, giugno 22, 2008





Taneski, il cronista killer

Gus, il cane più brutto

e altre amenità horror
 

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
Vi spiego ora perché, apparentemente, i thriller e i noir oggi vanno tanto di moda, incontrando in alcuni casi un buon successo criminale… pardon! … intendevo un buon successo fatale… per la miseria! … un certo successo commerciale.
 
Quella che in breve vi sto per raccontare sembrerebbe la trama di tanti abusati thriller, di quelli che si scrivevano negli anni ‘30 e ‘40. Per farla breve, un giornalista specializzato in cronaca nera, per scrivere i suoi pezzi, prima si faceva le vittime con le proprie mani riducendole in tanti brani tutti ben tagliati, e poi buttava i loro pezzi nella spazzatura, insieme agli altri sacchi della spazzatura. Vlado Taneski, questo il nome del giornalista, era un vero e proprio artista del coltello, un autentico macellaio, che avrebbe continuato imperterrito a scrivere se non fosse stato arrestato dalla polizia macedone. I suoi pezzi erano a dir poco chirurgici tanto erano precisi e ricchi di dettagli. Forse proprio questo dettaglio, non insignificante, ha messo in allerta gli inquirenti, che l’hanno beccato e ammanettato.   
Vlado Taneski, 56 anni, giornalista del «Nova Makedonija», la più antica testata del Paese, e di un altro giornale di Skopje, è stato arrestato dalla polizia macedone con l’accusa di aver rapito e stuprato almeno tre anziane nella cittadina sud-occidentale di Kicevo. Gli esami del DNA non hanno lasciato spazi a dubbi. Le vittime di Taneski subivano prima una lunga violenza, dopodiché, senza tanti giri di parole, venivano uccise, quindi fatte a pezzi e ben chiuse in sacchi di plastica che venivano infine gettati in luoghi diversi. Lo ha riferito il portavoce della polizia, Ivo Kotevski. Tutti gli omicidi sarebbero stati portati a termine tra il 2003 e il 2008. A quanto pare Taneski sceglieva le vittime, tutte ultrasettantenni, in base alla somiglianza con la madre, con la quale aveva una relazione ambigua o tormentata… difficile dire in simili casi. Il giornalista assassino è stato subito bollato «mostro di Kicevo».
Per il momento Taneski non scriverà più alcun pezzo di nera. Non è da escludere a priori che in prigione avrà modo e tempo di scrivere dei thriller, basandosi sulla sua lunga e provata personale esperienza di giornalista di sangue
 
In California, a Petaluma, invece Gus, un Chinese Crested Dog (cane nudo cinese), con tanto di pedigree, si è aggiudicato il primo premio: è lui il cane più brutto del mondo. La 20esima edizione del concorso per il cane più brutto è stata vinta da Gus, che ha un solo occhio e tre gambe. La padrona esulta felice come una pasqua mentre abbraccia il suo Gus e il mastodontico trofeo.
 
In rete continuano le ruberie, quando non sono delle vere e proprie forme di sciacallaggio. Il blog, da poco battezzato su piattaforma LA7, sotto la responsabilità e la gestione di Giuseppe Genna - forse ex thrillerista pentito, in quanto oggi scrive perlopiù mainstream che bene si alloggia nel concetto di New Italian Epic inventato dal collettivo Wu Ming -, può già vantare tra gli affezionati complici un numero indefinito di troll senza scrupoli tutti rigorosamente anonimi. Il blog tenuto da Genna si appresta a diventare uno dei covi più frequentati dai troll italiani, o meglio da tutti quei troll che amano in maniera maniacale i thriller, i gialli e i noir nazionali. Eppure il povero Genna – è chiaramente un eufemismo – si era impegnato a darsi delle regole di civismo. «Fatto, Iannozzi.
Non me ne frega nulla di parlare di letteratura con te: i libri li devi leggere. Inoltre farò satira come e quando parrà a me, a fronte di indegnità che pubblichi, a mio parere offensive e oscene, che meriterebbero altre sedi per essere giudicate. Sta’ nel tuo brodo primordiale, che, in quanto tale, può essere un gargarismo interessante da fare qualche volta.» Così scriveva Genna il 19 giugno 2008. Ma, com’era logico aspettarsi, non è stato di parola, continua difatti a tenere bordone agli anonimi, ai troll e ad essi si mischia felice come un giovinetto scapestrato. Ecco così che tra satire ruberie e censure varie, il blog tenuto da Genna si candida a essere ritrovo di quart’ordine per troll e sfaccendati.
 
Tutti questi personaggi, papabili ritratti per una nuova mostra delle atrocità à la James G. Ballard, cercano un po’ di attenzione, forse un po’ di coccole. Tutti questi personaggi non si fermano di fronte a nulla: per un piccolo osso da sbranare sono disposti a tutto, anche a fare a pezzi la propria madre. Ma soprattutto questi scandali alla luce del sole ci dimostrano per l’ennesima volta che tutto il mondo è paese.

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Da Leonida a Fantozzi: New Italian Epic, una cagata pazzezza

written by King Lear    - venerdì, giugno 13, 2008





Da Leonida a Fantozzi
 

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Il Nulla
 
 
Definiamo, in maniera semplicistica, il Nulla da un punto di vista strutturale: assenza totale di materia sia essa vivente sia essa senza vita.
Il Nulla non è rappresentabile dalla mente umana: se proviamo ad immaginarlo non ne siamo capaci, così come non siamo capaci di figurarci l’Eternità e l’Infinito. Possiamo solo dare interpretazioni astratte (o poetiche) del Nulla, così come dell’Infinito e dell’Eternità. La nostra mente, tuttalpiù, riesce a definirli dicendo di essi che cosa non sono, proprio come ho fatto io per dire del Nulla. E’ il massimo che l’uomo possa permettersi, al fine di spiegare a sé stesso e ai suoi simili ciò che egli stesso non conosce. Dunque dicendo che il Nulla “assenza totale di materia sia essa vivente sia essa senza vita”, fornisco delle indicazioni fruibili a chi come me ha una mente (limitata per natura): tutto ciò che è vivo è materia, tutto ciò che è morto è materia, esiste della materia viva e della materia che non è viva. La vita è dunque della materia che nasce, cresce, si riproduce e infine muore o meglio ancora che torna ad essere materia morta. Potremmo a questo punto dedurre, con ampi margini di approssimazione, che il Nulla esiste nel momento in cui gli viene a mancare la materia, in uno stato vitale o non vitale. Perché il Nulla sia tale non sono necessarie né la vita né la morte. Il Nulla è il contrario della Materia. Ne consegue che il Nulla ha in sé qualità di “infinito” e di “eternità”. Non è possibile dire che la materia ha queste qualità: il totale della materia presente nell’Universo riempie quello che altrimenti sarebbe il Nulla? Ma: c’è abbastanza materia per riempire per sempre il Nulla che ha qualità di “infinito” e di “eternità”? Quanta materia c’è a disposizione? Non lo sappiamo, ma il sospetto è quello che non sia sufficiente a riempire per sempre il Nulla: se ci atteniamo alla teoria del Big Bang, allora sarà inevitabile il Big Crunch. La morte è dunque tornare ad essere parte di quella porzione di materia che ha tentato di riempire il Nulla. Siamo materia, solo materia: il Nulla è al di sopra della materia, perché di infinito e di eternità.
Il Nulla è Dio. Dio è Nulla.
 
 
 
 
Sinistra, Destra?
 
 
Ci sono alcuni che credono, o meglio ancora che dicono di essere di sinistra. I sedicenti militanti d’un’inesistente sinistra vorrebbero che si credesse loro, così come si ha fede nelle piaghe d’un santo. Qualcheduno può anche starci a farsi bendare gl’occhi per giocare, non io però. Non sono di destra. Non sono di sinistra. Non sono di centro. Non sono neanche anarchico. Sono troppo uomo libero per darmi in pasto a qualche cosa di così poco pregevole come un’appartenenza. Idealmente sono un cheguevarista, ma solo in linea di ideali, perché ahinoi il Che - gran brava persona - è stato ammazzato in Bolivia e Cuba è finita nelle mani di Fidel Castro, che è tutt’altro che uno stinco di santo. Il Che, per sua fortuna e disgrazia, era anche un romantico: non lo fosse stato non sarebbe stato ammazzato. Dunque si può dire, a mio avviso, che la sinistra, quella veramente rivoluzionaria, è morta con il Che Guevara. Era doverosa precisazione, così adesso ci capiremo un po’ di più, forse.
 
L’unica ignoranza che io incontro è quella di chi leva alta la voce per ragliare il suo “analfabeta”, ma come tutto risultato nella sua stessa stridula eco se ne muore. Il pregiudizio è ancor oggi il problema principe che si ha da affrontare in ogni ambito, sia esso civile o politico, sia esso culturale.
 
Due pensieri che ognuno di noi dovrebbe conoscere a memoria, che dovrebbe saper applicare alla vita di tutti i giorni: il primo da “1984”, il secondo da “La fattoria degli animali”, l’autore è ovviamente George Orwell, un uomo che conobbe l’abominio del capitalismo e quello dello stalinismo sulla propria pelle.
 
“Era un po’ curioso pensare che il cielo era lo stesso per tutti, in Eurasia, in Estasia, e anche lì. E la gente sotto il cielo, anche, era sempre la stessa gente... dovunque, in tutto il mondo, centinaia o migliaia di milioni di individui, tutti eguali, ignari dell’esistenza di altri individui, tenuti separati da mura di odio e di bugie, eppure quasi gli stessi...” [ da 1984 ]
 
1. Qualunque cosa cammini su due zampe è un nemico.
2. Qualunque cosa cammini su quattro zampe o abbia le ali è un amico.
3. Nessun animale deve indossare vestiti.
4. Nessun animale deve dormire in un letto. (con le lenzuola)
5. Nessun animale deve bere alcol. (in eccesso)
6. Nessun animale deve uccidere un altro animale. (senza motivo)
7. Tutti gli animali sono uguali. (ma alcuni sono più uguali degli altri)
[ da La fattoria degli animali ]
 
 
 
 
New Italian Epic: il trionfo del fantozziano
 
 
Un gruppo di scrittori, dopo aver visto 300 (il film), è rimasto fortemente turbato, diciamo così; il risultato è che questo gruppo oggi si crede d’essere il Leonida delle Patrie Lettere. In pratica: gli scrittori turbati hanno scritto un manifesto di intenti dove risulta che loro sono i migliori e tutti gli altri farebbero un po’ tanto schifo o giù di lì. Sempre più in pratica: si sono inventati di sana pianta una cosa a cui hanno dato nome Nuovo Epico Italiano, che ovviamente non esiste. Sempre più addentro alla pratica: questo gruppo si è posto su di un piedistallo decretando che solo loro valgono, mentre tutti gli altri sarebbero delle mammolette che non sanno tenere in mano neanche la penna. In ultimo, arriviamo al cuore: è ovviamente un movimento che i Critici accorti non hanno esitato a decretare subito come una cagata pazzesca, come un metodo per farsi pubblicità in maniera bislacca. Qualche allocco ci casca nella trappola, ma più che altro, ad oggi, il gruppo ha raccolto solamente la derisione dei lettori e dei Critici. Solo qualche fesso gli tiene bordone. Insomma, avete presente il ragioniere Ugo Fantozzi quando lo costringono a vedere “L’armata Potemkin” e dichiara che è una cagata pazzesca? Bene. Il New Italian Epic è come l’armata Potemkin criticata mirabilmente dal personaggio creato da Paolo Villaggio, cioè una cagata tremenda.
 
Ora vi dovrebbe essere tutto molto più chiaro, perché davvero non c’è altro da sapere, tranne nel caso siate degli inveterati masochisti e vogliate leggere per intero tutto il manifesto – comprensivo di relative appendici e calcoli biliari - di questo gruppo di scrittori: ma è cosa che non consiglio al peggiore dei miei nemici, in quanto trattasi d’una cagata tremenda il manifesto stesso, e non poteva essere altrimenti.

Anche a Sparta si crepa di... CAALDOOO!!!

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:17 | politica, riflessioni, polemiche, scrittura, filosofia spicciola, primo piano, critica, stronzate, società, scrittori, stalinismo, bullshits, società e politica, opinionismo, editoriale di g iannozzi, new italian epic, diritti del lettore, diritti dei critici | clicca per commentare commenti (21)



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