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nessuno ascolta il grido dei monaci tibetati assassinati
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martedì, luglio 22, 2008
nessuno ascolta il grido
dei monaci tibetati assassinati

ecco le vere Olimpiadi di Pechino 2008
Anche tu sei un assassino?
Scoprilo leggendo qui
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Pechino 2008: non è ancora troppo tardi, boicottiamo insieme le Olimpiadi
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lunedì, luglio 21, 2008

Pechino 2008: non è ancora troppo tardi
Boicottiamo insieme le Olimpiadi

Firma la petizione per boicottare la cerimonia
d’apertura delle Olimpiadi di Pechino 2008
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commenti (25)
Emiliano Grisostolo, Il castello incantato. Zona editrice
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sabato, giugno 28, 2008

Il castello incantato
Emiliano Grisostolo
Emiliano Grisostolo ha alle spalle almeno tre romanzi di forte impegno sociale, “L’ultima notte”; “Il grande burattinaio” e l’ultimissimo “Il castello incantato”, tutti editi da Zona editrice. Non temo una smentita se oggi qui dico che “Il castello incantato” è sicuramente il miglior lavoro dell’autore maniaghese, sia per stile sia per contenuti. Nel suo nuovo romanzo Grisostolo ci mette di fronte a un caso di scomparsa: una ragazza, poco più che ventenne, Maria Purini, da un momento all’altro scompare. Maria era una ragazza posata, che non avrebbe mai osato un colpo di testa, quindi la sua sparizione mette subito in allarme la famiglia. Bartolomeo Noti, avvocato in pensione e non più in ottima salute ma sempre attivo, si trova fra le mani il caso. Non lo può ignorare. Non può far finta che non sia accaduto niente e che lui, Bartolomeo Noti, non possa far qualcosa per restituire alla famiglia Maria. Però l'avvocato sa bene che l’impresa di trovare la ragazza, viva, è disperata, tutt’altro che facile e ostacolata da tanti se e altrettanti ma. L’indagine è una corsa contro il tempo. L'avvocato Noti dovrà ricorrere a tutte le sue conoscenze per raccapezzarsi. Dovrà infiltrarsi nelle non-esistenze notturne che si consumano prostituendosi sui marciapiedi; dovrà cercare di carpire informazioni da chi la strada la vive per morire ammazzato di botte e di terrore nel migliore dei casi, e non da ultimo sarà costretto a far appello a tutta la sua forza di volontà per non soccombere sotto i colpi del suo cuore malato. Se c’è un lieto fine in una vicenda drammatica come questa, tra prostituzione e traffico di organi, è un happy end in pieno stile hollywoodiano, dove il The End è solo e sempre l’inizio di qualche cosa di molto più grande.
parla de “Il castello incantato”
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Nelson Mandela, 90 anni per la libertà
Festa in musica in Hyde Park in onore del leader per i diritti umani
a cura di Giuseppe Iannozzi
A Londra grande festa per i 90 anni di Nelson Mandela, grande e indiscusso leader per i diritti umani.
In Hyde Park tante le stelle del mondo dello spettacolo riunitesi per l'Happy Birthday a Mandela:
da Jamelia a Joan Baez, a Will Smith e sua moglie Jade. Un compleanno in musica con Annie Lennox, Razorlight, Simple Minds, Josh Groban, Joan Baez, Leona Lewis, The Sugababes, Eddy Grant, Jamelia. e Zucchero, il grande bluesman italiano. Assenti invece Bono Vox e The Edge che hanno affidato i loro auguri a una registrazione proiettata sul maxischermo: gli U2, impegnati in sala d'incisione, non potevano davvero sganciarsi dal lavoro, nemmeno per i 90 anni del grande leader per i diritti umani.
Molta attenzione è stata dedicata ad Amy Winehouse, uscita due giorni fa dalla clinica per provare i brani: la cantante ha subito infiammato gli animi dei presenti con la sua presenza scenica straordinaria e la sua voce. Sono bastati brani come "Rehab" e "Valerie" per far andare in delirio il pubblico. Inizialmente insicura, traballante sui tacchi, ha poi dato sfoggio del suo grande talento vocale e carismatico. La Winehouse, in vestitino bianco e nero, con un fermaglio nei capelli con la scritta Blake (il nome del marito in carcere), ha fatto una passerella tra il pubblico adorante, al termine del secondo brano.
Zucchero ha augurato il suo buon compleanno in musica a Mandela, interpretando al piano "Everybody's got to learn sometime", insieme a Jivan Gasparyan, talentuoso compositore autore della colonna sonora de Il gladiatore. Parlando poco prima del concerto, Zucchero Sugar Fornaciari ha detto: "E' sempre un grande onore essere qui per rendere omaggio a questo grande uomo, che tanto ha fatto e continua a fare per l'Aids, che non è stato affatto debellato". Zucchero ha ricordato di aver già suonato in onore dell'ex presidente sudafricano a Città del Capo "insieme a Peter Gabriel, Annie Lennox e altri amici".
"Vent'anni fa Londra ospitò questo concerto che chiedeva la nostra libertà, che ci ispirò nelle nostre prigioni. Ora siamo qui liberi, e siamo onorati. Ma anche se siamo qui a festeggiare, il nostro lavoro non è finito. Perché c'è povertà, oppressione, Aids. Il nostro lavoro vuole portare la libertà a tutti... a quasi 90 anni, è tempo di avere una mano per sollevare questo fardello. E' nelle vostre mani": queste le parole di Mandela, che chiude il suo intervento ripetendo lo slogan della campagna anti Aids 46664. L'ovazione del pubblico è stata totale.
Will Smith ha aperto il grande concerto, introducendo la performance dei Razorlight, primi artisti sul palco. I 46.664 spettatori (era il numero di Mandela quando era in carcere) hanno assistito a una serata di grandi star internazionali. Il clou, l'esecuzione di "Free Nelson Mandela" con Amy Winehouse come voce solista. Tra il pubblico anche il premier britannico Gordon Brown, il pilota di Formula 1 Lewis Hamilton e l'attore Denzel Washington. Grande assente, Naomi Campbell. E' stato lo stesso Mandela a non volerla sul palco, considerando "inappropriata" la sua presenza visti i suoi recenti colpi di testa, che hanno fatto indignare un po' tutti.Ma solo oggi, nel giorno del novantesimo compleanno di Nelson Mandela, gli Stati Uniti fanno pace con l'ex presidente sudafricano, cancellando il suo nome dalla lista dei terroristi. Il Senato ha approvato all'unanimità una legge che rimuove il nome dell'ex leader dell'Africa National Congress (Anc) dall'elenco degli indesiderati. Mandela e gli altri leader dell'Anc erano stati inseriti nella lista degli "indesiderati", ovvero coloro che non potevano entrare negli Usa subito dopo l'11 settembre. Motivazione: l'Anc ha combattuto l'apartheid in Sudafrica anche ricorrendo all'uso della forza.
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Italian Blogs for Darfur
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martedì, giugno 10, 2008

Italian Blogs for Darfur, campagna on-line
del movimento italiano per i diritti umani in Darfur,
dopo "Una vignetta per il Darfur - diamo colore all'informazione",
ha chiesto anche ai fotografi on-line
di dedicare una loro creazione al Darfur, interpretando il motto dei bloggers
di Italian Blogs for Darfur: "Io bloggo per il Darfur".
Gli scrittori della rete cercano in questo modo di colmare il vuoto di informazione
lasciato dai media tradizionali italiani, con la speranza
che il nostro appello alle maggiori emittenti televisive venga accolto al più presto.
Alessandro Branca, fotografo a Milano dal 1992,
è il generoso artefice del primo contributo pervenutoci,
pioniere di quella che speriamo diventi una ricca galleria: la foto ritrae
la pittrice Jole Noemi Marischi,
che ha dipinto per l'occasione la tela inquadrata, che blogga per il Darfur!
Il procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, ha presentato un dettagliato rapporto il 5 giugno scorso sulla situazione dei diritti umani in Darfur al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a New York.
La notizia non ha avuto eco nei quotidiani e nei TG italiani*.
E là dove si ferma la stampa, arriva
Italian Blogs for Darfur
Italians Blogs for Darfur lancia un appello
per la consegna dei criminali di guerra al Tribunale Penale Internazionale. Testimonials d’eccezione i NEGRAMARO.
“Giù le mani dagli occhi – Via le mani dal Darfur” è il messaggio del video, presentato in anteprima al concerto del 31 Maggio a San Siro, attraverso il quale i NEGRAMARO rilanciano l’appello di Italians for Darfur al Governo Italiano affinchè esprima profonda preoccupazione, presso le Nazioni Unite, per la volontà del governo sudanese di non consegnare alla Corte Penale Internazionale i due principali sospettati di crimini contro l’umanità, Ahmad Harun and Ali Kushayb.
Il video vuole essere anche una denuncia del silenzio dei media sulla crisi umanitaria in corso da oltre cinque anni in Darfur, che ha provocato oltre 300.000 morti e due milioni e mezzo di sfollati: i sei componenti della band salentina, che hanno gli occhi coperti da mani non proprie, sono seduti a semicerchio davanti a un televisore non sintonizzato.
Il Tribunale Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto per i due principali sospettati di gravi crimini contro l’umanità da oltre un anno, dal 27 Aprile 2007. Ahmad Harun e Ali Kushayb, rispettivamente Ministro agli Affari Umanitari e capo della milizia janjaweed, hanno a loro carico ben 51 capi di accusa per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, incluse esecuzioni sommarie, persecuzioni, torture e stupro, ma non sono stati ancora consegnati dal governo sudanese all’ autorità internazionale.
* Il comunicato è stato invece ripreso dalle agenzie ANSA, ADNKRONOS, APCOM, ILVELINO.
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“Prostitute soggetto pericoloso”: La norma aprirebbe la strada all’espulsione
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venerdì, giugno 06, 2008

“Prostitute soggetto pericoloso”
La norma, se approvata dal Senato,
aprirebbe la strada all’espulsione
Il ministro dell’Interno Roberto Maroni, a margine del Consiglio Giustizia e Affari esteri, conferma che l’introduzione del reato di immigrazione clandestina è “la via giusta”: “I dubbi di Berlusconi riguardano solo l'applicazione”. E intanto nel ddl, in discussione al Senato, anche un emendamento anti-prostitute: le prostitute vengono definite soggetti pericolosi, si aprirebbe dunque la strada a una veloce espulsione senza né “se” né “ma”.
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Myanmar, ex Birmania: un aiuto concreto subito
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mercoledì, maggio 07, 2008

Aiutare subito le popolazioni
del Myanmar, ex Birmania
causale “EMERGENZA BIRMANIA”
BNL agenzia 1
c/c n. 218020
codice ABI 01005 codice CAB 03382
causale “EMERGENZA BIRMANIA”
Banca Popolare Etica
codice IBAN IT39U0501803200000000511550
codice BIC-SWIFT CCRTIT2184D
causale “EMERGENZA BIRMANIA”

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Parroco vieta “Bella ciao” in chiesa
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lunedì, maggio 05, 2008

Parroco vieta “Bella ciao” in chiesa
partigiano sepolto con rito civile
Il parroco vieta Bella ciao dentro e fuori la chiesa, e la famiglia del partigiano annulla i funerali in parrocchia. E’ accaduto a Castelnuovo del Friuli (Pordenone), roccaforte partigiana della destra Tagliamento. Protagonisti della vicenda sono la famiglia di Egidio Cozzi , 80 anni, ex partigiano, e don Renato D’Aronco , parroco di Castelnuovo. L’anziano partigiano aveva chiesto, prima di morire, che il suo funerale si svolgesse in chiesa e che fossero eseguite canzoni partigiane.
Un pallino per il defunto che aveva espresso più volte il desiderio di avere la banda alle sue esequie, ma il parroco si è opposto, non ha permesso che la piccola orchestra entrasse in chiesa e si è rifiutato anche di farla suonare sul sagrato. La famiglia ha quindi deciso di far svolgere solamente il rito civile, durante il quale sono state eseguite tutte le canzoni patriottiche care all’anziano partigiano.
“E’ stata una cosa poco sensibile e rispettosa del defunto, dei suoi familiari e dei tanti amici che si erano radunati per l’ultimo saluto” ha detto il segretario dell’Anpi di Spilimbergo (Pordenone), Gianni Afro. “Sia i congiunti, sia i soci e i simpatizzanti dell’Anpi - ha precisato Afro - avevano capito perfettamente il disagio del parroco nel fare eseguire simili brani in chiesa e, quindi, avevano accettato di buon grado di non far suonare la banda nel luogo di culto. Quando, però, il prete si è rifiutato di concedere il nulla osta perfino per l’esibizione sul sagrato, su quello che è ormai suolo pubblico, è sembrato a tutti un affronto, e si è optato per rinunciare alla cerimonia religiosa per dare corso unicamente a quella civile”.
“Mi sono limitato ad applicare le direttive che regolano l’uso della musica e degli strumenti all’interno dei luoghi di culto senza dare alcuna interpretazione ai canti che si sarebbero dovuti eseguire” si è giustificato don Renato D’Aronco, precisando di non essersi opposto all’esibizione della banda all’esterno della chiesa. Il sacerdote, che è parroco da 11 anni della piccola comunità friulana, ha anche spiegato che “era impossibile trovare un compromesso come qualche esponente dell’Anpi aveva richiesto. Il rito funebre ha il significato di una comunità cristiana che accoglie e accompagna”.
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Al Circolo “Mario Mieli” di Roma aggressione omofobica nazifascista
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venerdì, aprile 18, 2008

Al Circolo “Mario Mieli” di Roma
aggressione omofobica nazifascista
al grido di “froci di merda”
Subito la severa condanna della Sinistra
di Giuseppe Iannozzi
Aggressione omofobica di chiaro stampo nazifascista, nel pomeriggio del 17 aprile, contro il Circolo di Cultura omosessuale “Mario Mieli” di via Efeso, a Roma.
Si legge in un comunicato diramato dall’associazione: “Un folto gruppo di ragazzi di età compresa tra i 20 e i 25 anni ha fatto irruzione presso la sede del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli in via Efeso 2/a, mettendo a soqquadro l’ingresso, rovesciando scrivania, estintori, divano, quadri e materiale informativo. Solo grazie all’intervento dei soci presenti al primo piano dell’Associazione, i vandali si sono allontanati gridando improperi come Froci di merda ed inneggiando al Duce e ai campi di sterminio“.
Il documento pone l’accento anche sul nuovo clima politico - venutosi a consolidare in Italia dopo le elezioni del 13 e 14 aprile -, che ha lasciato strada libera alla Destra, soprattutto a quella delle fasce più intolleranti: “Se così fosse ci verrebbe da dire, amareggiati e preoccupati, Cominciamo bene!“. Ci si augura comunque “che sia stato solo un episodio isolato, anche se grave”. Il circolo è in vita nella capitale da ben 25 anni e oggi teme che si possano ripetere spedizioni punitive, che metterebbero a serio rischio le attività dell’associazione, oltre all’incolumità delle persone che operano all’interno della struttura.
“Un’azione chiaramente intimidatoria”, ha sottolineato la presidente del circolo Rossana Praitano. “E’ assolutamente non casuale che avvenga sotto al ballottaggio, dopo la sconfitta della sinistra. Tutto questo può aver risvegliato vecchi istinti bestiali”.
Il presidente dell’Arcigay Aurelio Mancuso ha espresso “vicinanza e solidarietà” al circolo evidenziando che “il nuovo governo deve farsi carico di sanare le lacune legislative che non puniscono i reati di odio e di omofobia al pari dei reati contro la razza e la religione. Per queste persone occorre il pugno di ferro […] il gravissimo episodio avvenuto al circolo Mario Mieli non è che la punta di un iceberg di un pesante clima d’odio giunto a livelli non più sopportabile qui in Italia”. Sull’onda dell’emozione, alla fine, anche il candidato del Pdl Gianni Alemanno ha condannato l’episodio: “Si tratta di un gesto intollerabile”. Per l’Arcigay di Roma le parole dell’ex ministro di An sono arrivate davver

















