Bio Iannozzi - La pagina personale di Giuseppe Iannozzi - do ut des



© - Tutti i contenuti di questo blog possono essere riprodotti
previo consenso scritto dell'Autore.
Tutte le violazioni saranno perseguite a termini di Legge.


un po' di pazienza!

Gli Editori e/o Autori
che desiderano inviare copie promozionali dei loro Lavori
affinché vengano recensiti sulle pagine di Bio Iannozzi
possono contattare tramite e-mail l'Autore di questo blog.

In Evidenza


Mara Venuto - Leggimi nei pensieri   Francesco Guccini - Icaro   Jurij Druznikov   Jerusalem - Frediani Andrea   Dettori Lina - Baffi di cacao   Laura Costantini e Laura Falcone - Roma 1944




Boicotta le Olimpiadi di Pechino

Boicotta le Olimpiadi di Pechino
Non le seguire in tv né altrove.




clicca qui, servirà a donare una mammografia




nessuno ascolta il grido dei monaci tibetati assassinati

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, luglio 22, 2008



nessuno ascolta il grido


dei monaci tibetati assassinati






ecco le vere Olimpiadi di Pechino 2008






Anche tu sei un assassino?

Scoprilo leggendo qui



by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 07:49 | sport, foto, cronaca, controinformazione, diritti umani, primo piano, di voce e di rabbia, cronaca nera, violenza, prima pagina, ultime notizie, cronaca vera, crudeltà, tirannia, last news | clicca per commentare



Pechino 2008: non è ancora troppo tardi, boicottiamo insieme le Olimpiadi

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, luglio 21, 2008





Pechino 2008: non è ancora troppo tardi

Boicottiamo insieme le Olimpiadi

 
di Giuseppe Iannozzi



Sino a poco tempo fa si reclamava a gran voce “Tibet libero!”, anche i paesi occidentali, di solito chiusi nella loro indifferenza capitalistica, sembrava fossero rimasti inorriditi dalla violenza della Cina nei confronti dei monaci tibetani. Oggi che le Olimpiadi di Pechino si faranno tutti hanno fatto dietrofront, compresi Nicolas Sarkozy e Carla Bruni che furono tra i primi a dichiarare che loro non avrebbero presenziato ai giochi. Sarkozy oggi dice, con candore innocentista quasi, che non si possono boicottare 1,2 miliardi di cinesi.
Nell’intanto il Théâtre du Soleil, storica compagnia teatrale francese, in segno di protesta contro la mancanza di diritti umani in Tibet, per sostenere il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino, ha creato dei video che sono delle provocazioni molto forti nei confronti dell’ipocrisia occidentale e non. In un clip si vedono Nicolas Sarkozy e Carla Bruni; i due stanno guardando una gara delle Olimpiadi di Pechino. Lui sembra oltremodo nervoso: prova a fare una chiamata con il cellulare ultramoderno e ultrapiatto, poi giocherella con l’orologio al polso. In quel momento appare un manifestante. “Tibet libero!”, urla, con una bandiera in mano, finché non viene freddato da un colpo di pistola. E uno schizzo di sangue macchia il braccio della Première Dame. A questo punto, su uno sfondo nero, appaiono le parole che fanno capire come tutto questo sia solo un film. Parole che sono rivolte proprio alla coppia presidenziale francese: “Tranquilli, non vedrete mai questa scena. Sarà già avvenuta prima della vostra partenza”.
Sono stati realizzati in tutto tre clip di denuncia.
Il primo ci mostra la coppia presidenziale francese. “A Sarkozy chiediamo, almeno, di non presenziare alla cerimonia d’apertura. Ha detto che ci andrà perché non si possono boicottare 1,2 miliardi di cinesi. Ma questa è disonestà intellettuale: il boicottaggio non sarebbe stato al popolo, ma ai dirigenti cinesi. Che sui diritti umani hanno fatto mille promesse, senza mai rispettarne alcuna”. Un secondo video, invece, è diretto agli atleti: si vede sul trampolino un atleta pronto per fare il grande tuffo, quando all’improvviso irrompe un manifestante che subito viene aggredito dalle forze dell’ordine e ridotto al silenzio. L’atleta dovrebbe fare il tuffo: è già pronto e ben bilanciato sul trampolino, però ha visto con i suoi occhi quello che è accaduto proprio sotto di lui e non riesce a essere indifferente. Alla fine prende la sua decisione: volta le spalle alla piscina e al trampolino, decide di non tuffarsi in segno di protesta, perché anche lui ha una coscienza e non se la sente proprio di essere colpevole assassino al pari delle autorità cinesi. Sceglie di non giocare allo sporco gioco delle Olimpiadi di Pechino, sceglie che non è umano mostrare cieca indifferenza nei confronti del Tibet martoriato dalla tirannia del governo cinese. In un terzo clip si vede un monaco tibetano seduto a gambe incrociate sulle piste da corsa: lo vediamo di spalle. Lo stanno per caricare la polizia e gli organizzatori delle Olimpiadi di Pechino. In meno di un niente i manganelli si abbattono sulla schiena del monaco insieme ai calci e i pugni degli organizzatori. Il monaco viene pestato sulle piste da corsa, ridotto a uno straccio e subito preso di peso e portato via.
“Certo, perché prima di esser campioni, sono cittadini. Hanno una coscienza. In passato ci sono stati sportivi che si sono esposti, e con forza (basti pensare a Carlos e Smith sul podio del Black Power, ai Giochi di Messico ’68, ndr). Perché non lo si può fare oggi? Nessuno può andare innocentemente a questi Giochi. Che sia atleta, capo di stato, o semplice turista”. Così spiega Mnouchkine, fondatrice e anima del Théâtre du Soleil.
I tre filmati sono frutto di uno sforzo collettivo: a idearli, insieme ad Ariane Mnouchkine sono stati tra gli altri dissidenti cinesi, rifugiati tibetani e Reporters sans Frontières. “Non è mai troppo tardi per reagire. Questi Giochi restano un palcoscenico per poter difendere i diritti umani in Cina». Dopo la forte mobilitazione al passaggio della fiaccola, infatti, “c’è stato un momento di stasi, dovuto al terremoto in Cina. E’ stato normale, lo imponeva la decenza. Ma ora è giunto il momento di rilanciare il movimento”. Così ha spiegato al quotidiano francese Libération la 69enne Mnouchkine, fondatrice e anima del Théâtre du Soleil.
 
Non è ancora troppo tardi. Non essere anche tu complice assassino insieme al governo cinese.
Fa’ sentire la tua voce, boicotta la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Pechino.
Informa amici, conoscenti e chiunque abbia voglia d’ascoltare, spiegagli cosa sta realmente accadendo in Tibet. Non lasciare che un solo uomo si trinceri nell’ignoranza e nell’indifferenza di fronte al barbaro stermino dei monaci del Tibet, che la Cina sta operando con selvaggia inaudita crudeltà  Non ti viene chiesto molto, solo di provare a portare un po’ di informazione con i mezzi che hai e se ne hai.
 
Chi oggi mostra cinica indifferenza di fronte al dramma del Tibet ha le mani sporche di sangue al pari delle autorità cinesi.
Chi oggi si barrica dietro la diplomazia è colpevole assassino allo stesso modo del governo cinese.
Chi oggi si mette di fronte alla tv per guardare le Olimpiadi di Pechino è uno sporco assassino che tollera la violenza e corrobora la tirannia cinese.
Chi oggi tace e passa avanti è colpevole, perché chi tace acconsente.
Chi oggi pensa di non poter fare niente pensa male: ognuno di noi può fare qualcosa.
E non da ultimo: gli atleti che intendono partecipare alle Olimpiadi di Pechino, anche loro saranno per sempre considerati complici colpevoli assassini.

Una piuma non potrà mai rimettere al mittente una pallottola sparata a bruciapelo, ma milioni di piume insieme possono mettere in ginocchio chiunque abbia venduto l’anima alla brutalità della violenza. Pensaci prima di dire che non è vero.
 
 
I clip si possono vedere sul sito Théâtre du Soleil:
 
http://www.theatre-du-soleil.fr/
 
 
Aggiornamenti in tempo reale e petizioni su Reporters sans Frontières.
 
http://www.rsf.org/
 
 
Free Tibet

Firma la petizione per boicottare la cerimonia
d’apertura delle Olimpiadi di Pechino 2008


Qui il codice del bannerino


copia e diffondi liberamente questa notizia


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 10:56 | segnalazioni, politica, appelli, cronaca, controinformazione, giornalismo, speciali, totalitarismo, politici, petizioni, iniziative, blogosfera, diritti umani, primo piano, violenza, prima pagina, libertà, società, potere, blogger, solidarietà, ultime notizie, human rights, crudeltà, fratellanza, allarmi, per un mondo migliore, società e politica, libertà di informazione, tirannia, editoriale di g iannozzi, copia e diffondi | clicca per commentare commenti (25)



Emiliano Grisostolo, Il castello incantato. Zona editrice

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, giugno 28, 2008


Emiliano Grisostolo - Il castello incantato


Il castello incantato


Emiliano Grisostolo
 


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 

   
Giuseppe Iannozzi raccomandaEmiliano Grisostolo ha alle spalle almeno tre romanzi di forte impegno sociale, “L’ultima notte”; “Il grande burattinaio” e l’ultimissimo “Il castello incantato”, tutti editi da Zona editrice. Non temo una smentita se oggi qui dico che “Il castello incantato” è sicuramente il miglior lavoro dell’autore maniaghese, sia per stile sia per contenuti.
Emiliano Grisostolo già nelle sue opere precedenti ci ha abituati a temi di grande attualità, come la pena capitale e la pedofilia, riuscendo a mettere bene in evidenza questi mali della società, mali che purtroppo diventano day after day più che mai attuali, drammatici e reiterati. E’ quasi impossibile aprire un quotidiano e non doversi confrontare con una notizia di nera che riguarda la scomparsa di un minore, forse vittima dei pedofili, forse rapito da non si sa chi e chissà per quali tristi fini. La nera oggi ci ha purtroppo quasi anestetizzati di fronte all’idea che nel mondo, ogni giorno, scompaiono nel nulla tantissimi innocenti, che non ritorneranno mai più a casa. E’ il caso di definirli desaparecidos? Ahinoi, la più parte di quei fanciulli che scompaiono da un giorno all’altro, senza un motivo apparente, senza la richiesta d’un riscatto, sono da considerarsi desaparecidos. Se fino a qualche decina d’anni or sono si pensava, erroneamente, che le persone scomparse misteriosamente fossero solo una macabra realtà presente in stati totalitari quali l’Argentina e il Cile, oggi non è più così: chi oggi scompare dalla faccia della Terra, senza di sé lasciare traccia, è una persona comune, di qualsiasi età ed estrazione sociale. Non di rado gli scomparsi finiscono spolpati dai macabri ingranaggi di organizzazioni malavitose – che si annidano nel cuore di quelle società apparentemente più civili e democratiche. Pensare che oggi non esistano più i campi di concentramento è un’ingenuità bella grossa. Il mercato della prostituzione, della pedofilia, dello schiavismo, del traffico di organi umani non si ferma davanti a niente e a nessuno: le autorità, per quanto cerchino di sgominare schiavisti e pedofili – purtroppo ampiamente diffusi anche in Rete, che da alcuni anni è diventata la spiaggia preferita di moltissimi adescatori -, spesse volte si trovano con le mani legate o in un vicolo cieco.
“Il castello incantato” di Emiliano Grisostolo è un noir, un’indagine che parte dalle radici della psiche umana, per svellere in ultimo, nel profondo, le ragioni che spingono alcuni individui a rapire degli innocenti per utilizzarli come pezzi di ricambio da rivendere al migliore offerente. Il romanzo dell’autore maniaghese ricorda per stile crudo e diretto quello di Eraldo Baldini, soprattutto per il romanzo “Bambine”, per la vicenda narrata autori quali il già citato Baldini, Massimo Carlotto, e in una certa misura Dacia Maraini per “Colomba”, tenendo però ben presenti le dovute e sostanziali differenze caratteriali ed espositive fra il giovane Grisostolo e la maestra della narrativa italiana Dacia Maraini.  
Nel suo nuovo romanzo Grisostolo ci mette di fronte a un caso di scomparsa: una ragazza, poco più che ventenne, Maria Purini, da un momento all’altro scompare. Maria era una ragazza posata, che non avrebbe mai osato un colpo di testa, quindi la sua sparizione mette subito in allarme la famiglia. Bartolomeo Noti, avvocato in pensione e non più in ottima salute ma sempre attivo, si trova fra le mani il caso. Non lo può ignorare. Non può far finta che non sia accaduto niente e che lui, Bartolomeo Noti, non possa far qualcosa per restituire alla famiglia Maria. Però l'avvocato sa bene che l’impresa di trovare la ragazza, viva, è disperata, tutt’altro che facile e ostacolata da tanti se e altrettanti ma. L’indagine è una corsa contro il tempo. L'avvocato Noti dovrà ricorrere a tutte le sue conoscenze per raccapezzarsi. Dovrà infiltrarsi nelle non-esistenze notturne che si consumano prostituendosi sui marciapiedi; dovrà cercare di carpire informazioni da chi la strada la vive per morire ammazzato di botte e di terrore nel migliore dei casi, e non da ultimo sarà costretto a far appello a tutta la sua forza di volontà per non soccombere sotto i colpi del suo cuore malato. Se c’è un lieto fine in una vicenda drammatica come questa, tra prostituzione e traffico di organi, è un happy end in pieno stile hollywoodiano, dove il The End è solo e sempre l’inizio di qualche cosa di molto più grande.
Per un volta concedetevi il piacere di una lettura che ha da insegnarvi che non si vive in una società perfetta né in una montatura funzionale alla fiction, perché Emiliano Grisostolo affonda il coltello in una piaga aperta più che mai reale, e forse inguaribile sin tanto che gli occhi di genti e di autorità continueranno a soffocare nel buio dell’ignoranza. Dimenticate le facili storie griffate degli autori di moda, che si ergono a paladini delle Patrie Lettere, e guardate invece in faccia la realtà che vi circonda, quella porzione che non vorremmo sapere e che eppure c’è. Concedetevi per una volta una lettura che non sia soltanto mero intrattenimento, perché “Il castello incantato” di Emiliano Grisostolo non è semplice fiction, è anche un castello di crude e terribili verità.   
 
 
Il castello incantatoEmiliano Grisostolo – Zona editrice – ISBN 978-88-95514-23-9 – 150 pp. – 15 €

 


Emiliano Grisostolo
Emiliano Grisostolo

parla de “Il castello incantato”
 
 
Perché per “Il castello incantato” un finale che, a mio avviso, è in perfetto stile americano?
 
 
Il finale l’ho voluto mettere io, c’era nella bozza grezza. L’editor lo aveva tolto, lasciando il finale dove il magistrato presenta alla stampa il caso appena risolto. Il vecchio finale l’ho voluto ostinatamente io, ma per un semplice motivo. O forse due… Il finale, ripeto, l’ho voluto così perché mi dava modo di avere una storia che finisce tragicamente, con la morte dell'avvocato per arresto cardiaco, infatti stava già male durante il caso illustrato ne “Il castello incantato”, anche se la sua malattia l’ho appena sfiorata, volutamente sfiorata, in attesa del finale definitivo e che è poi nella storia pubblicata. L’ho voluto così proprio perché introduceva di forza la giovane prostituta, che prenderà le redini dei casi irrisolti dopo la dipartita di Bartolomeo Noti, ovviamente non senza problemi... anche se questa non è sicuramente la terza storia della trilogia, ma forse una in divenire e a sé… Infine perché personalmente i finali tragici mi hanno toccato in prima persona: non sono uno che pensa che tutto vada male, più semplicemente sono realista e spesso le cose vanno purtroppo male. I finali belli non mi piacciono, non sempre per lo meno. Lo avrai notato leggendo i miei precedenti lavori. Anche in quelli che ho pubblicato nel ‘97 e ‘98 i finali sono simili. A modo loro, ma simili. Un po’ tutti i miei racconti o romanzi hanno questi finali non scontati, per lo meno spero sia così… eventualmente smentiscimi, lo “pretendo”; e se ci riuscirai, accetterò volentieri le tue osservazioni sempre molto attente. Diversa è invece la sceneggiatura di “Alice”, che due anni fa doveva divenire un film, e che invece è rimasta in un cassetto. “Alice” è un bel romanzo, non troppo lungo, adatto ai bambini, un libro lieto, dove ci vorrà un editing per sistemarlo. Ahimè, ho dei limiti che riconosco; ma il romanzo è bello e commovente, con una morale di fondo, così come spero di essere riuscito a portarla in tutti i miei lavori.
La morte, quella che pervade i miei finali, è dovuta a un motivo ben preciso: la morte di uno dei miei fratelli, 13 anni or sono. La ricorrenza è caduta proprio in questi giorni. Questo fatto mi ha lasciato dentro un senso di realtà che spesso la gente non ha, che spesso non prova, se non dopo aver passato tre ore come quelle che ho passato io all’epoca. Una morte improvvisa, un trauma tirato per le lunghe e inaspettato, avvenuto dopo una corsa in bici - un allenamento (vedi il mio sito) -, dopo una scampagnata in allegria, dopo una giornata di duro lavoro. Un finale tragico che arriva alle otto di sera, quando la gente e i ragazzi di 15 anni dovrebbero sedersi a tavola e mangiare, e poi.... andare a dormire. Ma non per sempre. Quindi per me un senso di realtà che mi ha lasciato dentro una immane tristezza, dalla quale mi sono ripreso, ma che ritorna in maniera prepotente nelle mie storie, nei miei lavori…
Una realtà scioccante che spesso ci coglie impreparati… la morte ci coglie impreparati, il più delle volte. Quando poi queste sono particolarmente brutali, ancor di più, anche se nelle mie storie cerco di renderle veloci e indolori. Ma così ovviamente non è. Il motivo di fondo che, inconsciamente o no, mi spinge a costruire finali drammatici è poi solo questo. Tuttavia non vuole essere un alibi, molto più semplicemente una rivelazione, un motivo e non una colpa, perché in fondo è una mia scelta che in questo caso è andata contro il volere e il consiglio del mio editor, che gentilmente ha accettato le mie spiegazioni.



Il sito ufficiale di Emiliano Grisostolo:

http://www.emilianogrisostolo.it


Scarica il pdf delle prime pagine del romanzo:

Il castello incantato – cap. 1

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 10:06 | recensioni, cultura, libri, letteratura, interviste, web , editoria, autori, diritti umani, primo piano, critica, in libreria, noir, attualità, società, scrittori, ultime notizie, dalla parte dei bambini, casi letterari, human rights, novità in libreria | clicca per commentare commenti (16)



Nelson Mandela, 90 anni per la libertà: grande concerto in Hyde Park

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -





Nelson Mandela, 90 anni per la libertà

Festa in musica in Hyde Park in onore del leader per i diritti umani




a cura di Giuseppe Iannozzi




A Londra grande festa per i 90 anni di Nelson Mandela, grande e indiscusso leader per i diritti umani. 
In Hyde Park tante le stelle del mondo dello spettacolo riunitesi per l'Happy Birthday a Mandela:
da Jamelia a Joan Baez, a Will Smith e sua moglie Jade. Un compleanno in musica con Annie Lennox, Razorlight, Simple Minds, Josh Groban, Joan Baez, Leona Lewis, The Sugababes, Eddy Grant, Jamelia. e Zucchero, il grande bluesman italiano. Assenti invece Bono Vox e The Edge che hanno affidato i loro auguri a una registrazione proiettata sul maxischermo: gli U2, impegnati in sala d'incisione, non potevano davvero sganciarsi dal lavoro, nemmeno per i 90 anni del grande leader per i diritti umani.
Molta attenzione è stata dedicata ad Amy Winehouse, uscita due giorni fa dalla clinica per provare i brani: la cantante ha subito infiammato gli animi dei presenti con la sua presenza scenica straordinaria e la sua voce. Sono bastati brani come "Rehab" e "Valerie" per far andare in delirio il pubblico. Inizialmente insicura, traballante sui tacchi, ha poi dato sfoggio del suo grande talento vocale e carismatico. La Winehouse, in vestitino bianco e nero, con un fermaglio nei capelli con la scritta Blake (il nome del marito in carcere), ha fatto una passerella tra il pubblico adorante, al termine del secondo brano.
Zucchero ha augurato il suo buon compleanno in musica a Mandela, interpretando al piano "Everybody's got to learn sometime", insieme a Jivan Gasparyan, talentuoso compositore autore della colonna sonora de Il gladiatore. Parlando poco prima del concerto, Zucchero Sugar Fornaciari ha detto: "E' sempre un grande onore essere qui per rendere omaggio a questo grande uomo, che tanto ha fatto e continua a fare per l'Aids, che non è stato affatto debellato". Zucchero ha ricordato di aver già suonato in onore dell'ex presidente sudafricano a Città del Capo "insieme a Peter Gabriel, Annie Lennox e altri amici".

"Vent'anni fa Londra ospitò questo concerto che chiedeva la nostra libertà, che ci ispirò nelle nostre prigioni. Ora siamo qui liberi, e siamo onorati. Ma anche se siamo qui a festeggiare, il nostro lavoro non è finito. Perché c'è povertà, oppressione, Aids. Il nostro lavoro vuole portare la libertà a tutti... a quasi 90 anni, è tempo di avere una mano per sollevare questo fardello. E' nelle vostre mani": queste le parole di Mandela, che chiude il suo intervento ripetendo lo slogan della campagna anti Aids 46664. L'ovazione del pubblico è stata totale.

Amy WinehouseWill Smith ha aperto il grande concerto, introducendo la performance dei Razorlight, primi artisti sul palco. I 46.664 spettatori (era il numero di Mandela quando era in carcere) hanno assistito a una serata di grandi star internazionali. Il clou, l'esecuzione di "Free Nelson Mandela" con Amy Winehouse come voce solista. Tra il pubblico anche il premier britannico Gordon Brown, il pilota di Formula 1 Lewis Hamilton e l'attore Denzel Washington. Grande assente, Naomi Campbell. E' stato lo stesso Mandela a non volerla sul palco, considerando "inappropriata" la sua presenza visti i suoi recenti colpi di testa, che hanno fatto indignare un po' tutti.

Ma solo oggi, nel giorno del novantesimo compleanno di Nelson Mandela, gli Stati Uniti fanno pace con l'ex presidente sudafricano, cancellando il suo nome dalla lista dei terroristi. Il Senato ha approvato all'unanimità una legge che rimuove il nome dell'ex leader dell'Africa National Congress (Anc) dall'elenco degli indesiderati. Mandela e gli altri leader dell'Anc erano stati inseriti nella lista degli "indesiderati", ovvero coloro che non potevano entrare negli Usa subito dopo l'11 settembre. Motivazione: l'Anc ha combattuto l'apartheid in Sudafrica anche ricorrendo all'uso della forza.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 01:33 | cultura, politica, ricorrenze, personaggi famosi, spettacoli, giustizia, cronaca, iniziative, diritti umani, primo piano, cantanti, happy birthday, prima pagina, solidarietà, ultime notizie, human rights, fratellanza, per un mondo migliore, società e politica, tribute to, notizieflash, last news, against racism | clicca per commentare commenti (2)



Italian Blogs for Darfur

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, giugno 10, 2008





Italian Blogs for Darfur,
campagna on-line
del movimento italiano per i diritti umani in Darfur,
dopo "Una vignetta per il Darfur - diamo colore all'informazione",
ha chiesto anche ai fotografi on-line
di dedicare una loro creazione al Darfur, interpretando il motto dei bloggers
di Italian Blogs for Darfur: "Io bloggo per il Darfur".

Gli scrittori della rete cercano in questo modo di colmare il vuoto di informazione
lasciato dai media tradizionali italiani, con la speranza
che il nostro appello alle maggiori emittenti televisive venga accolto al più presto.
Alessandro Branca, fotografo a Milano dal 1992,
è il generoso artefice del primo contributo pervenutoci,
pioniere di quella che speriamo diventi una ricca galleria: la foto ritrae
la pittrice Jole Noemi Marischi,
che ha dipinto per l'occasione la tela inquadrata, che blogga per il Darfur!




Il procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, ha presentato un dettagliato rapporto il 5 giugno scorso sulla situazione dei diritti umani in Darfur al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a New York.
La notizia non ha avuto eco nei quotidiani e nei TG italiani*.
E là dove si ferma la stampa, arriva

Italian Blogs for Darfur



Italians Blogs for Darfur lancia un appello
per la consegna dei criminali di guerra al Tribunale Penale Internazionale. Testimonials d’eccezione i NEGRAMARO.


 
Roma, 5/6/08 – Parte oggi, anche in Italia, la campagna internazionale per la giustizia in Darfur, grazie alla collaborazione nata tra Italians for Darfur, associazione per i diritti umani in Darfur e membro della Save Darfur Coalition, e i Negramaro, una delle più importanti e note band italiane.
“Giù le mani dagli occhi – Via le mani dal Darfur” è il messaggio del video, presentato in anteprima al concerto del 31 Maggio a San Siro, attraverso il quale i NEGRAMARO rilanciano l’appello di Italians for Darfur al Governo Italiano affinchè esprima profonda preoccupazione, presso le Nazioni Unite, per la volontà del governo sudanese di non consegnare alla Corte Penale Internazionale i due principali sospettati di crimini contro l’umanità, Ahmad Harun and Ali Kushayb.
Il video vuole essere anche una denuncia del silenzio dei media sulla crisi umanitaria in corso da oltre cinque anni in Darfur, che ha provocato oltre 300.000 morti e due milioni e mezzo di sfollati: i sei componenti della band salentina, che hanno gli occhi coperti da mani non proprie, sono seduti a semicerchio davanti a un televisore non sintonizzato.
               
Il procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, riferirà oggi 5 giugno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a New York, della situazione dei diritti umani in Darfur.
Il Tribunale Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto per i due principali sospettati di gravi crimini contro l’umanità da oltre un anno, dal 27 Aprile 2007. Ahmad Harun e Ali Kushayb, rispettivamente Ministro agli Affari Umanitari e capo della milizia janjaweed, hanno a loro carico ben 51 capi di accusa per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, incluse esecuzioni sommarie, persecuzioni, torture e stupro, ma non sono stati ancora consegnati dal governo sudanese all’ autorità internazionale.
Italians for Darfur e le associazioni della Save Darfur Coalition chiedono che le Nazioni Unite adottino una nuova risoluzione affinchè il Sudan cooperi completamente con la Corte Penale Internazionale.
 
* Il comunicato è stato invece ripreso dalle agenzie ANSA, ADNKRONOS, APCOM, ILVELINO.



by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 08:40 | appelli, fotografia, rassegna stampa, comunicati stampa, petizioni, blogosfera, diritti umani, primo piano, notizie dalla rete, preghiere, prima pagina, democrazia, libertà, blogger, solidarietà, ultime notizie, human rights, fratellanza, per un mondo migliore, libertà di informazione, last news, copia e diffondi, against racism | clicca per commentare



“Prostitute soggetto pericoloso”: La norma aprirebbe la strada all’espulsione

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, giugno 06, 2008


prostitute


“Prostitute soggetto pericoloso”

La norma, se approvata dal Senato,

aprirebbe la strada all’espulsione
 

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
ultime notizieIl ministro dell’Interno Roberto Maroni, a margine del Consiglio Giustizia e Affari esteri, conferma che l’introduzione del reato di immigrazione clandestina è “la via giusta”: “I dubbi di Berlusconi riguardano solo l'applicazione”. E intanto nel ddl, in discussione al Senato, anche un emendamento anti-prostitute: le prostitute vengono definite soggetti pericolosi, si aprirebbe dunque la strada a una veloce espulsione senza né “se” né “ma”.
 
Tra la Lega e il Pdl cominciano i primi (inevitabili) dissapori, forse perché l’Italia è indicata da tutta la UE come un paese fascista e nel migliore dei casi soltanto razzista. Anche il Vaticano si è schierato contro il reato di clandestinità, una presa di posizione netta che fa tremare il cuore in petto anche all’uomo politico più machiavellico, tranne a quello appartenente alla Lega Nord. Durante la recente conferenza stampa con il presidente francese Nicolas Sarkozy, Berlusconi ha puntualizzato: “La clandestinità può essere un’aggravante, ma non un reato”. “Non è un monito dell’Onu - precisa Berlusconi -. E’ una dichiarazione smentita circa un giudizio negativo su qualcosa che è ancora in divenire. Il Parlamento è sovrano e deciderà secondo coscienza e buon senso. Personalmente penso che non si può perseguire qualcuno per la permanenza non regolare nel nostro Paese condannandolo con una pena, ma questa può essere una aggravante se commette un reato”. Il reato di clandestinità vuole che “lo straniero che fa ingresso nel territorio dello Stato in violazione delle disposizioni di legge è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni”. Il ministro Maroni ha replicato a Berlusconi: “L’aggravante c’è ed è già entrata in vigore, è nel decreto legge; il reato di clandestinità è nel disegno di legge che il Consiglio dei ministri ha approvato due settimane fa all’unanimità e che porta come prima firma quella del presidente Berlusconi, la seconda è la mia. Io non ho cambiato opinione su questo punto, ritengo che sia utile inserirlo e l’abbiamo mandato al Parlamento; dopodiché, mi trovo d’accordo con Berlusconi, il Parlamento è sovrano e potrà fare e decidere ciò che vuole, ma io resto della mia opinione, l’opinione del Consiglio dei ministri che all’unanimità ha votato il ddl”.
 
Oggi il ministro Maroni tenta di minimizzare i recenti dissapori fra Lega e Pdl: “Mi è parso di capire che Berlusconi abbia espresso le sue perplessità sull’efficacia, sul modo in cui questa norma possa essere applicata: sovraffollamento delle carceri, l’azione dei magistrati. Se l’obiezione del premier è questa, può stare tranquillo e vedrà che sarà risolto il problema. Per evitare incidenti diplomatici ho deciso di seguire personalmente l’iter del decreto e del disegno andando sia in commissione, martedì, sia in aula nei giorni successivi per esprimere la posizione del governo”.
 
Mentre i due litigano sparando colpi più o meno diplomatici, un emendamento dei relatori al decreto sicurezza inserisce le prostitute nell’elenco dei soggetti pericolosi per la sicurezza e la pubblica moralità. La proposta di modifica presentata dai presidenti delle commissioni Giustizia e Affari costituzionali del Senato, Filippo Berselli e Carlo Vizzini, prevede che nella legge del 1956 (la n. 1423) sulle “misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e la pubblica moralità” venga inserita anche la categoria delle prostitute. Le prostitute verranno dunque trattate al pari di chi pratica traffici illeciti. Nell’emendamento si legge che deve essere considerato soggetto pericoloso per sicurezza e moralità anche chi vive “del provento della propria prostituzione e venga colto nel palese esercizio di detta attività”. Secondo la legge in vigore i soggetti pericolosi possono essere diffidati dal questore; se trovati a delinquere fuori dei luoghi di residenza, quindi possono essere allontanati con foglio di via obbligatorio. Scatta il carcere fino a sei mesi se il soggetto non obbedisce. Dopo la detenzione, il soggetto ritenuto pericoloso dovrà in ogni caso a rimpatriare e restare lontano dall’Italia per almeno tre anni. 
 
 
Il decreto sulla sicurezza e il ddl
(Dl 122/2008 Gu 26.5.2008 Ddl Cdm 21.5.2008)
 
Il governo ha approvato nella riunione del Consiglio dei Ministri, tenutasi a Napoli il 21 maggio scorso, il primo provvedimento urgente che fa parte del così detto “pacchetto sicurezza”, composto da un decreto legge, un disegno di legge e tre decreti legislativi. Si tratta del decreto legge n. 122/2008 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26 maggio 2008 ed in vigore dal giorno successivo. Le nuove regole che dovrebbero garantire maggiore sicurezza ai cittadini si muovono in tre direzioni, cioè circolazione stradale, che coinvolge soprattutto i giovani alla guida, immigrazione clandestina e criminalità organizzata, le quali molto spesso sono strettamente correlate tra loro. In quanto all’immigrazione, la grande novità consiste essenzialmente nel fatto che i ritocchi apportati al codice penale ed al codice di procedura penale riguardano per la prima volta anche i cittadini comunitari. Da oggi in poi verrà espulso chi sarà condannato ad una pena superiore a due anni di carcere, oppure chi sarà condannato ad una pena restrittiva della libertà personale. Gli stranieri che trasgrediranno rischieranno da uno a quattro anni di galera. I casi di espulsione su ordine del giudice, quindi, sono stati ampliati ed il fatto che lo straniero che commette un reato è un clandestino d’ora in poi risulterà un’aggravante in sede processuale (fino ad un terzo della pena). Inoltre, il decreto legge prevede la condanna da sei mesi a tre anni per chi affitta una casa ad un clandestino, oltre che la confisca dell’immobile, purché non appartenga ad una persona estranea al reato stesso. La casa si potrà anche vendere e con il ricavato lo Stato provvederà al potenziamento delle attività di prevenzione e repressione dei reati legati all’immigrazione clandestina. Inoltre, cambiano nome i centri di permanenza temporanea, che diventano centri di identificazione ed espulsione. Il provvedimento si occupa anche delle merci contraffatte che vengono sequestrate, disponendo che possano essere distrutte, conservandone solo un paio di campioni per il processo come si fa per la droga, quando la loro custodia presenti dei problemi, cioè sia difficile, o troppo costosa, o pericolosa per la sicurezza, o la salute, o l’igiene pubblica (si pensi ad esempio ai fuochi artificiali illegali od alle derrate alimentari scadute). Si svuoteranno i magazzini anche in caso di sequestro di merci contraffatte di cui non si accerterà il proprietario; infatti, il decreto legge prevede che dopo tre mesi dal sequestro potranno essere distrutte, dopo averne dato comunicazione all’autorità giudiziaria. Anche i casi giudicati per direttissima sono stati ampliati. Ad esempio, un imputato arrestato in flagranza di reato dovrà essere processato entro quindici giorni dall’arresto, salvo che questo non pregiudichi gravemente le indagini, e sarà processato per direttissima anche chi nel corso dell’interrogatorio confesserà. Stessa sorte dovrà seguire chi si trova in stato di custodia cautelare. In tal caso, il processo dovrà iniziare entro centottanta giorni dall’arresto. In quanto poi alla circolazione stradale, il decreto legge inasprisce le pene per omicidio colposo, quando si guida in stato di ebbrezza o sotto l’influenza di droghe, portando la reclusione fino a quindici anni (prima era massimo di dodici). Se si provocheranno lesioni gravi, invece, si rischieranno da sei mesi a due anni di carcere, mentre per le lesioni gravissime è prevista la reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni. Chi sarà pizzicato a guidare ubriaco potrà essere arrestato e rimanere dentro fino a sei mesi (prima erano massimo tre), se il tasso alcolemico rilevato sarà compreso tra 0,8 e 1,5 grammi per litro, mentre sarà possibile procedere all’arresto da tre mesi ad un anno (prima era fino a sei mesi), quando sarà superata la soglia di 1,5 grammi di alcool per litro. Il veicolo con cui è stato commesso il reato andrà sempre confiscato, anche quando verrà applicata la sospensione condizionale della pena. Di norma esso sarà custodito dal trasgressore, che però non potrà guidarlo. Linea dura anche per chi si metterà alla guida dopo aver assunto droghe, perché sono lievitate le multe (che dai 1000 ai 4000 Euro passeranno ora dai 1500 ai 6000 Euro), si sono allungate le pene (da tre mesi ad un anno, contro l’arresto fino a tre mesi previsto sino ad oggi) ed il giudice potrà anche revocare la patente. Passando sul fronte criminalità, il decreto legge, oltre a stabilire una più stretta collaborazione tra le polizie municipali e la polizia di Stato, concede per la prima volta nuovi a maggiori poteri ai sindaci per contrastare il degrado urbano e prevenire i reati. Ad esempio essi potranno, in situazioni di emergenza, emanare provvedimenti sulla pubblica sicurezza tesi a prevenire ed eliminare gravi pericoli che minaccino la loro città, i quali saranno messi in atto in collaborazione con la prefettura di competenza. E’ pure previsto che questa prerogativa possa essere delegata al presidente del consiglio circoscrizionale; ma anche ad un consigliere comunale per l'esercizio delle funzioni nei quartieri e nelle frazioni, qualora non siano costituiti gli organi di decentramento comunale. Infine, il provvedimento contiene regole più severe per lottare contro la criminalità organizzata. Quella di maggiore spicco riguarda la possibilità per il procuratore nazionale antimafia di disporre "l’applicazione temporanea di magistrati della direzione nazionale antimafia alle procure distrettuali per la trattazione di singoli procedimenti di prevenzione". (21 maggio 2008)
 
 
Leggi tutti i punti del decreto su CittadinoLex

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 10:04 | politica, polemiche, diritti umani, primo piano, violenza, prima pagina, società, intolleranza, ingiustizia, ultime notizie, human rights, società e politica, notizieflash, via del campo, last news, editoriale di g iannozzi, against racism | clicca per commentare



Myanmar, ex Birmania: un aiuto concreto subito

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, maggio 07, 2008





Aiutare subito le popolazioni

del Myanmar, ex Birmania
 
 
 
Secondo una fonte Onu, sarebbero oltre 5.000 chilometri quadrati del delta del fiume birmano Irrawaddy ad essere sommersi d’acqua e un milione le persone rimaste senza alcun riparo.
 
Le autorità birmane avrebbero dato l’okay all’arrivo nel Paese di un volo Onu di aiuti umanitari e di un piccolo gruppo di membri dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, nell’ambito delle operazioni di soccorso alle vittime.
 
Tuttavia, dopo il ciclone, sulla dittatura birmana si abbattono oggi le accuse di non aver fatto nulla per salvare la popolazione. E a puntare il dito non è solo l’agenzia delle Nazioni Unite per il contenimento delle calamità ma soprattutto il dipartimento meteorologico indiano, che avvertì la Birmania dell’arrivo del ciclone Nargis con 48 ore di anticipo: “In tempo per evacuare vaste zone”. Ma nonostante le accuse, la giunta militare al potere, costretta dall’ecatombe a permettere l’ingresso agli aiuti internazionali, non ha ancora rilasciato i visti agli operatori delle agenzie internazionali.
 
I carichi degli aiuti rischiano di accumularsi nei magazzini senza poter essere distribuiti alla popolazione, i finanziamenti sbloccati da numerosi paesi rimarranno ancora inutilizzati.
 
Mentre il paese agonizza devastato dal passaggio del ciclone, il bilancio delle vittime continua a salire: ufficialmente le stime parlano di 22mila morti, ma secondo le organizzazioni umanitarie presenti potrebbero essere 50mila, forse anche più contando gli oltre 41mila dispersi. Per Kyi Minn, consulente dell’Ong cristiana World Vision, uno delle poche organizzazioni umanitarie straniere autorizzate a operare in territorio birmano, il ciclone di sabato scorso potrebbe rivelarsi ancora più disastroso dello tsunami di tre anni e mezzo fa in cui morirono 230mila persone. La città di Bogalay, nel delta dell’Irrawaddy, è distrutta al 95 per cento: diecimila i morti, mentre la maggior parte dei 190mila abitanti. In cinque regioni è stato dichiarato lo stato di disastro naturale. Nella capitale Rangoon, secondo le testimonianze, “La città è in ginocchio. Moltissime case sono state distrutte o danneggiate. Tantissima gente non ha più un tetto e si rifugia nelle strutture disponibili, in particolare le scuole o gli edifici governativi che sono affollatissimi. C’è disperazione e stordimento”.
 
“Dove sono tutte queste persone in uniforme sempre pronte a picchiare i civili? Dovrebbero venire fuori in forze e aiutarci a ripulire e a ripristinare l’elettricità”, spiega un povero autista di risciò.
Per ora, a spazzare le strade dai resti del ciclone, ci sono solo semplici cittadini, aiutati dai monaci buddisti.
Centinaia di monaci buddisti sono per le strade della capitale birmana per aiutare gli abitanti a sgomberare le strade soffocate dai detriti dopo il passaggio del ciclone. E’ la prima volta, dalle proteste del settembre scorso, che un numero così imponente di monaci esce dai monasteri liberamente per strada.
 
L’appello ad un ammorbidimento del regime di fronte alla calamità, intanto, è anche arrivato dai birmani in esilio, che chiedono alla giunta militare di consentire alle organizzazioni umanitarie internazionali di operare liberamente nel Paese, per portare assistenza e aiuti. E anche il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon si è detto disponibile ad “assistere il governo a far fronte alle necessità umanitarie, se richiesto”. Ma “per il momento - ha denunciato Elisabeth Byrs, portavoce dell’Ufficio di Coordinamento dell’Onu per gli Affari Umanitari - abbiamo i cinque membri della nostra squadra di valutazione dell’impatto della catastrofe i quali sono bloccati a Bangkok, in attesa dei rispettivi visti”.
 
Gran parte del paese è isolato, intere regioni sono irraggiungibili, alcune città cancellate, vaste zone senza acqua potabile e tutte le coltivazioni di riso distrutte.
 
L’elenco delle devastazioni si ferma ancora alla semplice osservazione, l’emergenza non riesce ad essere affrontata adeguatamente.
 
Ecco qui indicati i conti correnti postali e bancari di tre diverse istituzioni che si sono mobilitate per aiutare le popolazioni del Myanmar, l’ex Birmania, colpite dal ciclone:
 
 
CARITAS ITALIANA
 
c/c postale n. 347013 causale “EMERGENZA MYANMAR”
 
 
CROCE ROSSA ITALIANA
 
c/c postale n. 300004
causale “EMERGENZA BIRMANIA”
 
oppure bonifico bancario

BNL agenzia 1
c/c n. 218020
codice ABI 01005 codice CAB 03382
causale “EMERGENZA BIRMANIA”
 
 
SAVE THE CHILDREN
 
c/c postale n. 43019207 causale "EMERGENZA BIRMANIA"
 
oppure bonifico bancario

Banca Popolare Etica
codice IBAN IT39U0501803200000000511550
codice BIC-SWIFT CCRTIT2184D
causale “EMERGENZA BIRMANIA”

copia e diffondi questa notizia liberamente sul tuo sito o blog

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:08 | segnalazioni, appelli, cronaca, iniziative, diritti umani, cronaca nera, preghiere, prima pagina, solidarietà, ultime notizie, human rights, fratellanza, per un mondo migliore, notizieflash, last news, copia e diffondi | clicca per commentare commenti (8)



Parroco vieta “Bella ciao” in chiesa

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, maggio 05, 2008





Parroco vieta “Bella ciao” in chiesa

partigiano sepolto con rito civile




Il parroco vieta Bella ciao dentro e fuori la chiesa, e la famiglia del partigiano annulla i funerali in parrocchia. E’ accaduto a Castelnuovo del Friuli (Pordenone), roccaforte partigiana della destra Tagliamento. Protagonisti della vicenda sono la famiglia di Egidio Cozzi , 80 anni, ex partigiano, e don Renato D’Aronco , parroco di Castelnuovo. L’anziano partigiano aveva chiesto, prima di morire, che il suo funerale si svolgesse in chiesa e che fossero eseguite canzoni partigiane.

Un pallino per il defunto che aveva espresso più volte il desiderio di avere la banda alle sue esequie, ma il parroco si è opposto, non ha permesso che la piccola orchestra entrasse in chiesa e si è rifiutato anche di farla suonare sul sagrato. La famiglia ha quindi deciso di far svolgere solamente il rito civile, durante il quale sono state eseguite tutte le canzoni patriottiche care all’anziano partigiano.

“E’ stata una cosa poco sensibile e rispettosa del defunto, dei suoi familiari e dei tanti amici che si erano radunati per l’ultimo saluto” ha detto il segretario dell’Anpi di Spilimbergo (Pordenone), Gianni Afro. “Sia i congiunti, sia i soci e i simpatizzanti dell’Anpi - ha precisato Afro - avevano capito perfettamente il disagio del parroco nel fare eseguire simili brani in chiesa e, quindi, avevano accettato di buon grado di non far suonare la banda nel luogo di culto. Quando, però, il prete si è rifiutato di concedere il nulla osta perfino per l’esibizione sul sagrato, su quello che è ormai suolo pubblico, è sembrato a tutti un affronto, e si è optato per rinunciare alla cerimonia religiosa per dare corso unicamente a quella civile”.

“Mi sono limitato ad applicare le direttive che regolano l’uso della musica e degli strumenti all’interno dei luoghi di culto senza dare alcuna interpretazione ai canti che si sarebbero dovuti eseguire” si è giustificato don Renato D’Aronco, precisando di non essersi opposto all’esibizione della banda all’esterno della chiesa. Il sacerdote, che è parroco da 11 anni della piccola comunità friulana, ha anche spiegato che “era impossibile trovare un compromesso come qualche esponente dell’Anpi aveva richiesto. Il rito funebre ha il significato di una comunità cristiana che accoglie e accompagna”.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:27 | polemiche, religione, cronaca, controinformazione, diritti umani, censura, intolleranza, ingiustizia, ultime notizie, cronaca vera, allarmi, notizieflash, last news, inkazzatissimo | clicca per commentare commenti (8)



Al Circolo “Mario Mieli” di Roma aggressione omofobica nazifascista

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, aprile 18, 2008





Al Circolo “Mario Mieli” di Roma

aggressione omofobica nazifascista

al grido di “froci di merda”



Subito la severa condanna della Sinistra


di Giuseppe Iannozzi
 


Aggressione omofobica di chiaro stampo nazifascista, nel pomeriggio del 17 aprile, contro il Circolo di Cultura omosessuale “Mario Mieli” di via Efeso, a Roma.
Si legge in un comunicato diramato dall’associazione: “Un folto gruppo di ragazzi di età compresa tra i 20 e i 25 anni ha fatto irruzione presso la sede del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli in via Efeso 2/a, mettendo a soqquadro l’ingresso, rovesciando scrivania, estintori, divano, quadri e materiale informativo. Solo grazie all’intervento dei soci presenti al primo piano dell’Associazione, i vandali si sono allontanati gridando improperi come Froci di merda ed inneggiando al Duce e ai campi di sterminio“.

Il documento pone l’accento anche sul nuovo clima politico - venutosi a consolidare in Italia dopo le elezioni del 13 e 14 aprile -, che ha lasciato strada libera alla Destra, soprattutto a quella delle fasce più intolleranti: “Se così fosse ci verrebbe da dire, amareggiati e preoccupati, Cominciamo bene!“. Ci si augura comunque “che sia stato solo un episodio isolato, anche se grave”. Il circolo è in vita nella capitale da ben 25 anni e oggi teme che si possano ripetere spedizioni punitive, che metterebbero a serio rischio le attività dell’associazione, oltre all’incolumità delle persone che operano all’interno della struttura.
“Un’azione chiaramente intimidatoria”, ha sottolineato la presidente del circolo Rossana Praitano. “E’ assolutamente non casuale che avvenga sotto al ballottaggio, dopo la sconfitta della sinistra. Tutto questo può aver risvegliato vecchi istinti bestiali”.
La Sinistra, per voce del sindaco candidato Francesco Rutelli, ha subito e giustamente condannato il grave accadimento: “Ci vuole grande fermezza e una risposta corale nei confronti di questo rigurgito del fascismo intollerante e omofobico. Dobbiamo scongiurare che la campagna elettorale sia accompagnata da fatti come questo che sono da relegare nei sotterranei della civiltà”. Per l’ex candidato a sindaco di Roma Franco Grillini è stato “un atto gravissimo di recrudescenza squadrista” anche perché “ci sono stati candidati soprattutto a destra che hanno flirtato con l’estrema destra neofascista e neonazista”.

Il presidente dell’Arcigay Aurelio Mancuso ha espresso “vicinanza e solidarietà” al circolo evidenziando che “il nuovo governo deve farsi carico di sanare le lacune legislative che non puniscono i reati di odio e di omofobia al pari dei reati contro la razza e la religione. Per queste persone occorre il pugno di ferro […] il gravissimo episodio avvenuto al circolo Mario Mieli non è che la punta di un iceberg di un pesante clima d’odio giunto a livelli non più sopportabile qui in Italia”. Sull’onda dell’emozione, alla fine, anche il candidato del Pdl Gianni Alemanno ha condannato l’episodio: “Si tratta di un gesto intollerabile”. Per l’Arcigay di Roma le parole dell’ex ministro di An sono arrivate davver