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poesie a mano

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, maggio 10, 2008






poesie a mano
 



di Giuseppe Iannozzi
 


 
Questo scritto, che è a mio avviso puntuale e precisa critica, è stato lasciato nel box dei commenti da Lord Ninni. Non meritava di rimanere recluso nel box, ragion per cui mi sono permesso di liberarlo e portarlo in questo post, ringraziando con profonda stima e amicizia Ninni Raimondi.

g.i.




Mi è sembra opportuno parlare di poesia introspettica leggendo la tua raccolta, caro Giuseppe. Concetto che tanto fascino esercitò sulla fantasia dei post-romantici e troppo spesso dimenticata da noi tutti. Inizio subito dicendo che credo fermamente non esista un tipo di poesia che si possa definire ingenua, cioè un dettato poetico popolare immediato, privo di ogni riferimento culturale. L'equivoco potrebbe sorgere dalla mancata definizione del concetto di cultura. Per troppi secoli sotto questo vocabolo si è celata la tradizione scritta classica, scientifica, storica e filosofica, per cui esso divenne sinonimo di tutto quel bagaglio di pensiero consegnato alla posterità dai libri.

Questa visione è parziale: ogni famiglia, ogni clan, ogni popolo possiede una sua cultura: il linguaggio stesso ne rappresenta una forma embrionale così come i modelli di comportamento, il pensiero religioso, le fiabe, i racconti, gli indovinelli, le stornellate, i canti, le filastrocche, gli usi, i costumi e le cerimonie che riguardano i diversi momenti dell'esistenza. Si tratta solo di livelli diversi. Per questo motivo è improprio parlare di popolo immediatamente poeta, di Naturpoesie ossia di poesia di Natura contrapposta a poesia di cultura, Kulturpoesie. Sarebbe meglio parlare di tradizione culturale diverse, di diversi tipi di figure, di diverse forme metriche. Nel passato sono state considerate originali alcune opere soltanto perché si sono sviluppate in settori culturali sconosciuti, come i poemi omerici, le Chansons de geste medioevali, i Lieder o canti popolari, la poesia dialettale ecc. Al contrario la metrica o le figure retoriche sono state ritenute sinonimo di cultura.
Non concordo con tale ipotesi, perché la metrica preesiste e crea la cultura ufficiale e non viceversa.

Mi ricordo di alcuni versi che la nonna di un mio amico mi ripeteva quando ero ragazzo: Non si era mai occupata di problemi di metrica né di figure retoriche, come quella dell'equivoco, ma era consapevole dei risultati che si proponeva.

Si deve, dunque, concludere che anche gli antichi cantori, bardi, trovatori e giullari possedevano un determinato grado di cultura, come lo possiedono anche le persone che non sanno né leggere né scrivere e che non sono venute a contatto con le lettere ufficiali. E questo concetto va riferito anche ai cosiddetti popoli primitivi. Il carattere di spontaneità che vi possiamo trovare è determinato dal fatto che essi si esprimono in modi diversi da quelli per noi consueti.
Lo stesso concetto deve essere applicato allo sviluppo culturale di una persona: verso i sei o sette anni già si raggiunge un livello tale di conoscenze che, quando si vuole esprimere un pensiero, inevitabilmente si ricorre alla cultura appresa. Soltanto il particolare rapporto determinato dalla psicologia infantile causerà accostamenti che possono sembrare nuovi.

Come ogni realtà dell'uomo, anche la cultura poetica è contemporaneamente mezzo e strumento e a questa condizione non si può sfuggire. Il grande spirito saprà servirsene per esprimere il proprio mondo, il vero poeta, il cantore, il bardo che in te alberga, supplisce alla superficialità che ci circonda ricercando l'eccentricità e non la banalità, che diviene fonte d'ispirazione da raggiungere e regalare in una condivisione di immagini al tuo cuore prima, ai lettori affezionati e a quelli che, passando velocemente, si fermano ammirati da tanta proprietà e sincerità evocativa di sentimenti palesi o sottaciuti, ma troppo spesso dimenticati.

Ninni Raimondi (aka Lord Ninni)

Ninni Raimondi


 
Poveri e felici
 
a Vany
 
 
Pesciolina, preparati
Ti porto al mercato
sul mio bel motorino
Fatti bella
Legati bene dietro
Vedi di non cadere
Non ho l’assicurazione
Legati alla mia vita
Con le mani
però non mi fare
il solletico,
altrimenti cadiamo
l’uno sull’altro
e domani avremo
come minimo un’altra
bocca da sfamare
Io ho solo il motorino
di mio padre
Siamo poveri,
poveri in canna mia cara
Ma così tanto felici
 
 
 
 
 
Pioggia di te
 
 
Piovimi addosso
come una pioggia
o una cascata di sole,
e ti raccoglierò
fra le braccia
rubandoti a Dio,
alla sua superbia
di crederti sua
 
 
 
 
 
Viola
 
 
a Vany
 
 
Mi sovvengono sempre storie
mentre attraverso i tuoi giardini
di rose di crisantemi, di gioie
sospese fra torpori e dolori.
 
Il capo chino tieni sull’arcolaio;
piano il disegno va formandosi
di te giovane sposa, bianco cigno
perso nelle profonde note del lago.
 
Il piè accosto alla tua porta,
col pugno basso busso ma il core
in petto forte batte, d’aguglia
sulla tenera preda tiene il desio.

Osa sì tanto l’amore quando meno
viene ‘l coraggio della povera mente;
e sono già accanto al tuo rossore
sulle gote diffuso, proprio come ieri.
 
Imperituro il sentimento che ci lega
al di là del tempo dello spazio, Viola.
 
 
 
 
 
Eternità diabolica
(di G. Iannozzi e Chatterly)
 
 
Così vengo,
dal sogno cangiato,
in punta di piedi
nella notte nuda
eppur scura,
grembo dove ogni cosa
poco o niente dura;
umano affetto
o semplice diletto
ugual sorte all’alba
urleranno,
e non è detto
che flebile eco
di loro vivrà
in eterno
o per un momento
soltanto.
Ma dicevo...
che complice la notte
vengo,
vengo innamorato
seguendo del tramonto
la linea sottile
di sangue rossa,
lasciando
che ‘l suono delle campane
i sensi inebri;
vengo
e nascosto rimango
coll’orecchio pronto
a carpire dell’amore
i lamenti e i vagiti
più profondi,
oppur mi mostro alle vittime
togliendo
di mezzo la speme
spremendo
presto loro il core,
perché Diavolo, sì, io sono
e innamorato
- per Dio! -,
sì, innamorato
di tutto quello
che per l’eternità
ho combattuto.
Condannato
a non avere,
a non ricevere,
che mi resta
se non questa
vendetta
di dilaniare
coll’unghie e coi denti
i corpi belli, assopiti
dopo l’agitato
congiungersi delle membra
e dello spirito?
Cos’altro mi resta
se non questo?
 
Sbalordito il Diavolo
rimase quando
comprese quanto
osceno fosse
il Bene e vide
la Virtù
nello splendore
delle sue forme
sinuose...
 
Ma eccolo
l’epitaffio scritto
sulla mia tomba
col mio stesso sangue!
Anche questa volta
dal Bene raggirato.
 
Anche questa volta!
 
Di me,
di me ora non resta
niente di niente, non l’eco
né il suo spreco.
 
 
 
 
 
Nel tuo cielo
 
 
a Gail
 
 
Sei ancora lì
come allora
che mi aspetti
Sei ancora lì,
piccola
uguale a un uccellino
che ha perso le ali
volando
 
Ti ho lasciata ieri
che eri già donna
E ti ritrovo oggi
bambina
uguale a un uccellino
che aspetta
a bocca aperta
il cielo, il suo destino
 
Ti ho cercata tanto
Per molto poco
sono caduto
Non te lo nascondo,
mi sono ferito
a un ginocchio
e ho pianto tanto;
non per il male
né per la caduta,
ma per quel tuo bacio
mai arrivato
a curare l’egoismo
d’averti a me accanto
 
Sei ancora che aspetti
Io mi lecco come posso,
fingo amori a più non posso
poi a sera mi chiudo in me
stanco - accendo l’illusione
che per un po’ sei stata mia,
che per un giorno almeno
hai amato il mio volto
e non il nome che porto
e non sopporto
 
Seno ancora qui,
solo più vecchio
uguale a un povero diavolo
che ha perso le ali
cercando il cielo
per arrivare da te
 
 
 
 
 
Un poeta
 
 
Il poeta illude - e s’illude -,
uguale a un giocoliere
più spesso a un prestigiatore
che con la bibbia in mano
crede di poter far miracoli
e altre stramberie così.
 
Gli vengono presto gl’anni
a reclamare il pesante dazio
per gl’istanti di gioia portati
in illusione a un po’ tutti,
quasi non avesse mai avuta
coscienza et esperienza
che dare per dare è inutile,
inutile vanteria. Così il capo
infine china, più piccolo
d’un clown, e in solitudine
egli attende che la falce
gli porti via dalle pupille
le lacrime gentili.
 
 
 
 
 
Poesie a mano
 
 
a Vany
 
 
Porcellina mia, sono innocente
Mi credi, non mi credi? Sono nudo
mentre qui te lo confesso
che non ti ho fatto niente
Accanto mi sta la doccia fuori uso
Puzzo più di Giuda, come un serpente
morto per colpa del suo stesso veleno
Tengo il sesso moscio cascante
in mezzo alle gambe, e questo è quanto
Te lo giuro sul buon Bambin Gesù
che sono innocente, che non ho sprecato
il mio amore per darlo in pasto ai maiali
Perché il mio amore è troppo bello
per sprecarlo a tarda notte davanti alla tivù
Certo tu mi rimproveri che non ho perle
né diamanti da portarti in dono,
ma solo scalcagnate poesie
d’infima qualità, scritte a mano
con l’aiuto dell’amica Federica
pensando però sempre e solo a te;
è tutto quel che ho, tutto quel che ho
Accettalo, accettalo, prendilo, prendilo!
Sono il meglio che ho le poesie a mano
Sono il meglio che ti posso promettere
Per tutto il resto, Porcellina mia,
ci sta il sesso il teatro e la felicità
 
 
 
 
 
Luna Cattiva
 
 
a Lady Luna
 
 
Cattiva Luna
Luna cattiva
Ti pensavo buona
Invece ami un altro,
un altro Valentino
che non sono io
Così sono costretto
a lasciarti
al tuo pallore
Sognerai ogni notte
quel tuo Valentino
da strapazzo
in impennate mozzafiato;
ma di me non saprai più
se ancor vivo perché e con chi,
per che cosa butto via
il mio fiato

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:20 | poesia, amore, amicizia, dediche, critica, duets, iannozzi and friends | clicca per commentare commenti (18)



Love is Blond, Love is Blood

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, aprile 16, 2008




Standing still
è Omaggio e Opera di Chatterly





Love is Blond,


Love
is Blood
 
 

di Giuseppe Iannozzi
 
 


with love
to My Immortal Muse, Chatterly


 
Oh how deep is the true love
I was just a poor boy
I was left on the tracks of the station
And now I sing a sad song
And now I sing a sad sad song
for you
 
Love is so blue
Love is so blue
Love is... is so blue
And I love you
But You don’t have time for me
In every dawn I can see your face
In every grain of sand is your grace
And I’m sinking
I’m sinking in the blues
Oh how, how is deep my love
You don’t know
You don’t know
You don’t... don’t know
 
I saw the moon on the hills
I fell in my shadow
I saw the sun on the border
I sang, I sang my blue song
And I wept with travellers and Charlie Manson
I was a poet and a false prophet
But I saw the true love over me and you
 
Oh how, how is blue my love?
Oh how, how is deep my love?
Oh how, how is blue my love, my love...?
 
Love is so blue
Love is so blue
Love is so blue
 
Yeah, Love is a murderess
Love is on my footsteps
Yeah, Love is a maniac
Love puts you in a corner
and cut your throat
Oh how deep is the true love
 
Yeah, Love is so blue, Love is blond
Love is blond and wants my blood
And you, and you want my blood

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 21:35 | poesia, amore, amicizia, duets, iannozzi and friends | clicca per commentare commenti (15)



Bella Gitana

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, aprile 09, 2008






Bella Gitana



di Iannozzi & Lady Luna
 
 


 
Luna gitana

(di Giuseppe Iannozzi)
 
 
dedicata alla mia Luna,
che è tanto matta quanto bella, Lady Luna
 
 
Ho capito
Sei una zingara
Una con la testa fra le nuvole
e i piedi a danzare sulle braci
Sei una di quelle,
una che preferisce andare dappertutto
tranne in paradiso
L’ho capito
quando m’hai abbandonato
sulla Route 66
costringendomi ad alzare il pollice
 
Ho visto come schizzavi via
Pareva che avessi il diavolo ai piedi
Non c’era uomo che potesse starti al passo
Sei passata veloce tra gl’Alberi degl’Impiccati
Hai donato loro un bacio d’addio ridendo
e da ogni tasca gl’hai cavato
una borsa di trenta danari appena
Però erano davvero in tanti
con la lingua viola di fuori,
e questo t’ha messo il buonumore addosso
 
Avrei dovuto capirlo subito
che non era la prima volta
Avrei dovuto stare attento
ai tuoi occhi verdi di foglia
e alle tue mani di anelli d’oro
Adesso è tardi, e il mondo
sta per scoppiare un’altra volta
I predicatori sono già scesi in strada
e ognuno di loro ha una verità
che ci salverà tutti uno per uno
Io però continuo a tenere alto il pollice
Credo che prima o poi qualche matto strafatto
mi caricherà su, ed allora sarò di nuovo in pista
 
La prossima volta che inciamperai nei miei piedi,
Luna gitana, sappilo sin d’ora che di te
io non avrò pietà alcuna:
mi prenderò il piacere che mi spetta
La prossima volta non ti regalerò ori e argenti,
ma solo fresche rose che durano un giorno intero
e basta
 
 
 
 
 
Las vida rosada

(di Lady Luna)
 
 
 
Al tramonto d’oro giungo alla montagna nera
voglio comperare un cavallino rosso
- senza bardatura -
Come sella avrò lucide stelle
per briglie ruberò raggi di luna
voglio correre lontana dal fiume di malinconia
nascosto in un’arancia - sulla via -
 
Sembra una vela tesa sull’erba
il cielo
piegata a frustate dal vento:
le corde sono radici di nifea - piume, nelle mie mani -
 
Mi comprerò una barca di zucca gialla
e me ne andrò con i gitani dalla bruna chioma
a navigare in un oceano di stelle
con ombre chiare
sulla nuda pelle.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 19:23 | poesia, amore, amicizia, duets, iannozzi and friends | clicca per commentare commenti (17)



come Cyrano

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, marzo 26, 2008





come Cyrano


di Giuseppe Iannozzi
 
 
 


 
Per niente ma t’imploro
 
 
a Voglio Tutto e Niente
 
 
Con quelle tue parole
che da tanto sospettavo
pronunciassi in sentenza,
il fiato in due hai tagliato
quand’era ancora
dentro al mio petto,
non buono non cattivo
 
Con poche parole
quale male
adesso ho da sopportare!
E non c’è rimedio
né carezza di pietà che mi tolga
dall’occhio
la lacrima sul tuo viso scesa
 
Silente ora resisti
Non un singulto,
silente ma tremante resti;
e pazzo per te divento
a ogni secondo più impotente
 
T’imploro,
ai tuoi piedi cado
nudo
dannato
uguale a angelo caduto;
e sol ottengo muto astio
 
Con quelle due parole
Con quelle tue parole
d’addio
alfine sì comprendo
che non varrà il pianto
né il desiderio
a ridarti il sorriso
Così col fiato sospeso
rimango
attendendo l’ultimo secondo
 
Con quelle due parole
Con quelle tue parole
 
Con quelle due parole
 
 
 
 
 
Lady Luna
 
 
a Lady Luna
 
 
Quante volte ho fatto a botte
con l’acquasanta
vestendo
il rosso del diavolo
e la bocca a trentadue denti
 
Su lividi tramonti
vuoti d’allegria
ho segnato il mio destino,
perché non mi sfuggisse
il guinzaglio di Cerbero
Lungo i Sette Mari
ho cercato Sirene e Venti
E sempre sotto la Luna
ho cantato ebbro;
ma salse lagrime
m’han tagliato il viso
Sino a Babilonia mi son spinto,
cercando fra le macerie
una parola o un volto amico
che m’insegnasse Poesia;
e di Dio la faccia irata
subito ho incontrata,
la bocca spalancata come fornace
così che indietro ho mosso il passo
ma non prima d’aver gridato la collera,
tutta la mortale fragilità dell’Ebreo Errante
E anche Dio ha piegato il ginocchio,
lo giuro che così è stato
 
Tu, Luna, che luce diffondi
di Verginità, or dimmi la Verità,
dimmi se speme è giusto avere
se dopo tanti e tanti anni
sono ancora qui e son sempre io
non diverso non migliore,
ma soltanto più stanco del lungo vagabondare
Ora non tacere
Il dubbio dissolvi, adesso e per sempre
o giuro che mai più mi troverai
di fronte a te in ginocchio
 
 
 
 
 
Lady Chatterly
 
 
a Chatterly
 
 
Ti scriverò un pensiero banale
Ti dirò che manchi alla Gioia,
che il tuo animo innamorato
anche sotto l’ombra dei giorni
dall’autunno alla primavera
oggi in questa Casa manca
 
Non ho idea di quale malia
t’abbia colta nel fior degl’anni
Nulla so e tutto temo
come il cieco che scopre il buio
d’improvviso e dal panico
quasi si soffoca coll’aria
che giù nei polmoni butta
tutta d’un sol fiato
 
Vorrei poter darti una lama di cielo
per tagliare quei lacci che ti legano,
che prigioniera ti tengono
tra scogli faraglioni e chissà
quali altri perigli
 
La Clessidra è uguale a come l’hai lasciata
e il Pipistrello osserva la più pallida dieta
Tutto è uguale a ieri, tutto è banale
ma la Casa senza di te è così vuota,
così vuota che fa paura viverla
 
 
 
 
 
Qualcosa di Te
 
 
E tu chi sei, Bella Bimba?
Non credo di conoscerti,
non ancora, ma vorrei tanto
ma davvero tanto saper di te,
dei sogni che all’alba fai
e di quelli che il tramonto
ti porta dentro agl’occhi
appena un poco grevi di sonno
Tu chi sei, una fata o un elfo?
Di certo un animo gentile
Così io spero di trovarti ancora
lungo il mio cammino
perché alfine lo si possa
insieme proseguire
 
 
 
 
Di Cieli e di Fiamme
 
 
con Vany Romantica
 
 
Ieri mi hai raccontato di te
soddisfacendo le mie curiosità
mi hai dipinta donna su tela.
 
Ti ho dipinta di tutti i colori,
di bianco e di nero, ti ho sognata
però sempre con la luce e il buio.
Di me ti ho dato il seme più buono,
il pennello più felice per una tela
che avesse il coraggio di Tiziano.
Così sei arrossita più d’un’alba
appena sorta dall’abisso dei cieli.
 
Poi, stanco, oggi
hai bussato
alla mia porta,
ed io arditamente
ti ho fatto entrare.
 
Incantato ho chinato il nudo capo
per sentir del tuo seno il sapore
e il profumo lieto di donna in fiore;
et allora nelle vene la passione
ha preso il sopravvento
facendo sì che con un unico gesto
ti gettassi sul letto distesa. Remissiva,
quasi pallida più per paura
che per pudore, alfine il corsetto
hai iniziato a slacciare piano,
lasciando che completassi io l’opera.
Alle tue dita tremanti le mie così ho legato.
 
Mi hai abbracciato
sussurrandomi fiabe
di draghi di fiamme di principi
mordendomi le labbra,
e facendomi l’amore mi hai
fatta tua principessa.
 
Beato del tuo rossore sì tanto acceso,
tu, in tutto dipendente dalla mia voce,
hai compreso infine ch’ero più drago
che principe; tremante hai cercato
di scagliarmi via ma troppo forte
la mia presa, et allora ti sei arresa
pronta a morire al primo accenno
di dolore. Che però mai venne.
Così per sempre fosti prigioniera
dall’alba al tramonto, raggiante ognóra.
 
 
 
 
Tra i tuoi seni
 
 
a Dilhani
 
 
Hai perso il senno
Sulla Luna credevi
di poterlo raccogliere
insieme a quell’altro
d’un uomo
piuttosto famoso
un dì ormai lontano
- da tutti dimenticato;
ed invece solo
hai scoperto
che pazzia chiama
pazzia, piena pazzia
che i mari fa incollerire
e gli amori morire
dentro procelle
senza nome né alma
 
Povera Fanciulla
E’ verme strisciante
quel luccichio negl’occhi
che ogni mattina
allo specchio ritrovi
insieme alla tua imago
sì virginale
 
Povera, povera Anima
che le notti tutte vivi
a lume di candela
plorando per la Croce
- danzante stella -
tra gli acerbi seni
non ancora sfiorati
da mani innamorate
 
 
 
 
 
Oddio, amico mio!

 


dedicato al Signor Censore

 
Amico mio, puoi buttar cacca quanta vuoi addosso a me. Puoi dire che non capisco un emerito cazzo, ecc. ecc. Puoi, insieme ai tuoi amichetti, giocare al vecchio gioco di dir di me sempre più male ogni volta che apro il becco credendo così di riuscire a far di te quel gigante che non sei. Puoi in verità fare ogni cosetta che ti frulli per la testolina nel tentativo di annichilire la mia onestà, di sporcarla, di deflorarla prendendomi alle spalle. Puoi in verità tutto questo e altro ancora. 
 
Ma non sono in un angolo. Nell’angolo ci sei tu.
Nell’angolo c’è Chi indarno cerca d’assurgere a dio da venerare.
Per quel che mi riguarda non venero né te né nessun altro. Non sono in un angolo soprattutto perché nella mia posizione, che non ha alcun interesse per quanto minimo lo si possa immaginare, non ci sono angoli ma solo bufere di sputi e qualche volta una pozzanghera che riflette un raggio di sole.
 
Da chi ti fai carezzare le spalle, Amico mio? Da uno che se lo chiami dalla sua non ha nemmeno l’eco. Un anonimo non esiste, lo sanno tutti, gl’ignoranti persino, per Dio! Non esiste perché l’ha deciso lui stesso, gettando nel fango la dignità e l’onestà, per assumere quella forma vaga che solo certe ombre tengono. Un anonimo, una cosetta invero così piccina che non è neanche giusto paragonarla al fiato dabbasso di Jago: troppo onore gliene verrebbe.
 
Così, senza rancore, ti lascio là dove sei, traballante sulle ginocchia in quell’angolo che hai scelto di difendere colle unghie e coi denti, come fanno certi boxeur disperati condannati e finiti, eppur ancora riottosi - quasi ingenui - colle mani giunte aspettando il Grande Miracolo, o chi getti la spugna in loro vece, prima che il Grande Colpo li costringa fuori del ring.
 
Oddio!

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 17:22 | poesia, amore, amicizia, dediche, duets, iannozzi and friends | clicca per commentare commenti (21)



Il Grande Vuoto

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, marzo 06, 2008




My Candle Light
è opera di Chatterly




Il Grande Vuoto
 
 
a Chatterly,
con immenso affetto
perché trovi dentro sé la Forza
 
 
Dammi indietro il mio sitar,
i libri degli antichi saggi
e quel giorno di pioggia
che ti mancava una bugia
L’autunno ha preso casa qui
Quando sono venuto
te l’avevo detto ch’ero
di passaggio;
hai taciuto
invitandomi a radermi il capo
Poi ci siamo seduti
senza parlare:
fuori c’era aria di rivoluzione
 
Dammi indietro quel giorno,
il suono estatico del sitar
che insegnava all’anima
la ribellione e la comunione
Dammi indietro la saggezza
e tutto il Grande Vuoto dell’Universo
Quando sono venuto
non ho mentito, ero una zucca vuota
una fra le tante possibili
Ora ho bisogno di suonare
e riprendere la strada sotto il sole
Ho conosciuto tante malattie,
alcune mortali e sono ancora qui
Ho visto piccoli uomini spaccare teste
e ho visto i loro stupidi becchini
Ho conosciuto un momento di pietà
solo per fermarmi a lungo in una distrazione
Ho visto monaci scivolare lungo il fiume
con la pancia gonfia d’acqua e il volto ammaccato
L’Universo ha impiegato proprio niente
per cadere nel suo Centro
Così ti chiedo di darmi indietro il sitar
Sono una zucca a metà e non vuota,
me l’hai insegnato tu immersi
nelle luci delle candele
Ma ora devo trovare il Suono Perfetto
che ci sollevi dalla Miseria
Fuori c’è più morte che rivoluzione,
non è tempo buono per la meditazione
 
I Beatles sono quasi tutti morti
I Rolling Stones sono neri dentro
 
O sì, sono così neri dentro
Tutti noi lo siamo
Dammi indietro il mio sitar,
le parole consumate degli antichi saggi
e quel giorno di pioggia
che ti mancava una bugia
per dirmi “t’amo”


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 11:18 | poesia, amore, amicizia, dediche, duets, iannozzi and friends | clicca per commentare commenti (6)



sur le bord de rasoir - di G. Iannozzi et Véronique Verge

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, febbraio 21, 2008





sur le bord de rasoir


di G. Iannozzi & Veronique Vérge
 
 

 
J’ai fait un rêve
 
 
J’ai fait un rêve
J’étais dans l’amour
C’était une sensation incroyable!
           
Les nuages et le soleil
Les anges et les diables
Tout le monde est libre
comme les oiseaux
Tu m’as touché l'âme
C’était une sensation incroyable!
 
J’ai fait un rêve
J’étais dans l’amour
Nous sommes des singes
Nous sommes d’heureux singes
 
Nous vivons sur le bord de rasoir
Mais les colombes volent
au-dessus de nos têtes
Et nous sommes d’heureux singes
 
C’était une sensation incroyable!
Nous sommes dans l’amour
John Lennon vit dans nos cœurs
Le poète sonne les cloches
La guerre est finie
 
J’ai fait un rêve
Les enfants prient pour un peu d’espoir
Les colombes volent
au-dessus des nuages
pour un rayon de soleil
J’ai fait un rêve
Nous vivons sur le bord de rasoir
C’était une sensation incroyable!
 
Je suis encore dans mon rêve
Je suis dans l’amour
 
 
 
 
 
Rosa
 
di Véronique Verge
 
 
La rosa è nel mio cuore
Piove nel segreto
Cerco il profumo,
il suono della carne
fragile
rosa:
entra
nella notte
in piazza San Carlo
 
Sola
 
Ero sola
sull’orlo del fiume
Il Po si scioglie nel sogno
che tengo in pugno
Uccelli sole freddo
Una coppia cammina
E penso a te,
angelo
Il sole nasconde
la malinconia:
essere nel sogno
sul ponte
 
Il tuo sorriso
 
Ho visto il tuo sorriso
Dimenticata è
la solitudine
nel caffè
Mi chiedo
che volto ho?
che corpo ho?
Il tuo sorriso
soffia sulla ferita
e diventa amicizia
 
Vorrei…
 
Vorrei la notte
il giorno
la pioggia
il sole
il silenzio
la parola
la gatta
il cane
le scimmie
le caramelle
la birra
con te




* Sogno
 
 
Ho fatto un sogno
Ero nell’amore
Una sensazione incredibile!
 
Le nuvole e il sole
Gli angeli e i diavoli
Tutti erano liberi
come uccelli
Hai sfiorato la mia anima
Una sensazione incredibile!
 
Ho fatto un sogno
Ero nell’amore
Siamo noi delle scimmie
Siamo delle scimmie felici
 
Viviamo sul filo del rasoio
Ma le colombe volano
al di sopra delle nostre teste
Siamo nell’amore
 
Una sensazione incredibile!
Siamo nell’amore
John Lennon vive nei nostri cuori
Il poeta suona le campane
La guerra è finita
 
Ho fatto un sogno
I bambini pregano per un po’ di speranza
Le colombe volano
al di sopra delle nuvole
per un raggio di sole
Ho fatto un sogno
Viviamo sul filo del rasoio
Una sensazione incredibile!
 
Sono ancora nel mio sogno
Sono nell’amore

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 19:04 | poesia, amore, amicizia, duets, iannozzi and friends | clicca per commentare commenti (24)



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