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Ernesto Che Guevara: il 14 giugno 1928, a Rosario, nasceva il Comandante

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, giugno 14, 2008


Ernesto Che Guevara



Ernesto Che Guevara


Il 14 giugno 1928, a Rosario, nasceva il Comandante





  • Hasta la victoria siempre (da Scritti, discorsi e diari di guerriglia, 1959-1967)
  • Patria o Muerte! (da Scritti, discorsi e diari di guerriglia, 1959-1967)
  • Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza. (tratta dal testamento spirituale lasciato ai suoi figli)
  • In una rivoluzione, se è vera, si vince o si muore. (dalla lettera d'addio a Fidel Castro, 1° aprile 1965, da Scritti, discorsi e diari di guerriglia, 1959-1967)
  • L'odio come fattore di lotta; l'odio intransigente contro il nemico, che permette all'uomo di superare i suoi limiti naturali e lo trasforma in una efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere. I nostri soldati devono essere così: un popolo senza odio non può distruggere un nemico brutale. Bisogna portare la guerra fin dove il nemico la porta: nelle sue case, nei suoi luoghi di divertimento. Renderla totale. Non bisogna lasciargli un minuto di tranquillità [...] farlo sentire come una belva braccata. (citato in Guido Crainz, Storia del miracolo italiano, Donzelli, 2003)
  • La differenza tra il vestiario da notte e quello da giorno stava, generalmente, nelle scarpe. (da Latinoamericana, traduzione di Alberto Granado, Feltrinelli, 1993)
  • Le rivoluzioni non si esportano. Le rivoluzioni nascono in seno ai popoli. (dal discorso alla XIX assemblea generale delle Nazioni Unite, da Scritti, discorsi e diari di guerriglia, 1959-1967)
  • [Di fronte all'esitazione del suo assassino] Lei è venuto a uccidermi. Stia tranquillo, mi uccida, ucciderà solo un uomo. (citato in Paco Ignacio Taibo II, Senza perdere la tenerezza)
  • Non credo che siamo stretti parenti, ma se Lei è capace di tremare d'indignazione ogni qualvolta si commetta un'ingiustizia nel mondo, siamo compagni, il che è più importante. (dalla lettera a Marìa Rosario Guevara, 20 febbraio 1964; da Ideario, a cura di J. Soto, traduzione di E. Clementelli, Newton & Compton Editori)
  • Partirò per cammini più ampli del ricordo concatenando addii nel fluire del tempo. (citato nella quarta di copertina di Guillermo Almeyra, Enzo Santarelli, Che Guevara: Il pensiero ribelle, Giunti Editore)
  • Quando si è al potere, la difficoltà maggiore sta nel mantenere una condotta coerente. (dall'intervista rilasciata alla radio argentina Rivadiva, 3 novembre 1959)
  • Bisogna pagare qualunque prezzo per il diritto di mantenere alta la nostra bandiera.
  • Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso...
  • Credo nella lotta armata come unica soluzione per i popoli che lottano per liberarsi.
  • Di fronte a tutti i pregiudizi, di fronte a tutte le minacce, le aggressioni, i blocchi, i sabotaggi, tutti i frazionisti, tutti i poteri che cercano di frenarci, dobbiamo dimostrare, una volta di più, la capacità del popolo di costruire la propria storia.
  • Dicono che noi rivoluzionari siamo romantici. Sì, è vero, ma lo siamo in modo diverso, siamo di quelli disposti a dare la vita per quello in cui crediamo.
  • Fino a quando il colore della pelle non sarà considerato come il colore degli occhi noi continueremo a lottare.
  • Il capitalismo? Libera volpe in libero pollaio!
  • Il guerrigliero è un riformatore sociale, il quale impugna le armi per rispondere all'irata protesta del popolo contro l'oppressore e lotta per cambiare il regime sociale colpevole di tenere i suoi fratelli inermi nell'ombra e nella miseria.
  • Il silenzio è una discussione portata avanti con altri mezzi.
  • In qualunque luogo ci sorprenda la morte, che sia la benvenuta, purché il nostro grido di guerra giunga a un orecchio ricettivo, e purché un'altra mano si tenda per impugnare le nostre armi.
  • In un anno di permanenza al Banco Nacional posso dire di non aver imparato nulla di bancario.
  • Io non sono un liberatore: i liberatori non esistono. Sono i popoli che si liberano da sé.
  • La gioventù deve fare semplicemente ciò che pensa, l'importante è che non smettiate di essere giovani.
  • La mia casa ambulante avrà ancora gambe e i miei sogni non avranno frontiere.
  • La nostalgia di casa inizia a farsi sentire dalla pancia
  • La rivoluzione si fa attraverso l'uomo, ma l'uomo deve forgiare giorno per giorno il suo spirito rivoluzionario.
  • La vera rivoluzione dobbiamo cominciare a farla dentro di noi.
  • Lasciatemi dire, a costo di sembrare ridicolo, che il vero rivoluzionario è guidato da grandi sentimenti d'amore.
  • Le battaglie non si perdono, si vincono, sempre!
  • L'unico modo di conoscere davvero i problemi è accostarsi a quanti vivono quei problemi e trarre da essi, da quello scambio, le conclusioni.
  • Nessuno è libero finché anche un solo uomo al mondo sarà in catene.
  • Occorre agire come un uomo di pensiero e pensare come un uomo d'azione.
  • Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
  • Quando al finale di tutte le giornate non avrò più un futuro fatto di cammino, verrò a rinderdirmi nel tuo sguardo come ridente brandello di destino.
  • Quando si sogna da soli è un sogno, quando si sogna in due comincia la realtà.
  • Se io muoio non piangere per me, fai quello che facevo io e continuerò vivendo in te.
  • Siamo capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione, o dobbiamo lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la forza, perché questo blocca il libero sviluppo dell'intelligenza.
  • Siamo realisti, esigiamo l'impossibile.
  • Siate sempre capaci di sentire nel profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo
  • Vale la pena di lottare solo per le cose senza le quali non vale la pena di vivere.
  • Vale milioni di volte di più la vita di un solo essere umano che tutte le proprietà dell'uomo più ricco della terra.







Hasta Siempre Commandante - Buena Vista Social Club

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 20:14 | segnalazioni, cultura, politica, anniversari, personaggi famosi, aforismi, speciali, primo piano, prima pagina, attualità, omaggi, commemorazioni, ultime notizie, ernesto che guevara, per un mondo migliore, in memoria, tribute to | clicca per commentare commenti (10)



Fidel Castro lascia la Presidenza di Cuba

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, febbraio 19, 2008






Fidel Castro lascia la Presidenza di Cuba

Ma rimane soldato delle idee
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Il lìder maximo cubano, Fidel Castro, ha rinunciato alla presidenza e alla carica di Comandante in capo di Cuba. La notizia è stata riportata dall’edizione online del quotidiano cubano Granma, l’organo ufficiale del partito comunista cubano.
 
«Comunico ai miei compatrioti, che in questi giorni mi hanno fatto un grande onore eleggendomi a membro del Parlamento, che io non aspirerò né accetterò - ripeto - non aspirerò né accetterò la carica di Presidente del Consiglio di Stato e di Comandante in capo». Con queste parole, nel messaggio pubblicato da Granma, Fidel Castro ha lasciato ufficialmente il potere dopo quasi 49 anni. L’annuncio arriva a pochi giorni dal 24 febbraio, data in cui si terrà la riunione della nuova Assemblea nazionale per l’elezione del nuovo presidente del Consiglio di Stato, ovvero del leader cubano. Finora Castro, dal 1959 in poi, era sempre stato rieletto. Fidel Castro sottolinea che ora «è venuto il momento di eleggere il Consiglio di Stato, il suo presidente, il vicepresidente».
 
Fidel Castro, che oggi ha 81 anni, guida la Isla Grande dalla rivoluzione che il primo gennaio del 1959 cacciò il dittatore Fulgencio Batista, appoggiato dagli statunitensi. Il primo agosto del 2006 Castro aveva ceduto «temporaneamente» la guida del governo (per la prima volta nella storia della rivoluzione cubana) al fratello Raúl Castro, vicepresidente, per sottoporsi a un intervento chirurgico all’intestino. Da allora Castro è apparso in video e fotografie, oltre a intervenire con articoli sulla stampa, senza però mai fornire informazioni precise circa il suo stato di salute. Scrive ancora Fidel: “Ho avuto l’onore di questa carica - presidente del Consiglio di Stato - per molti anni dopo la nuova costituzione del 1976… Conoscendo il mio stato di salute critico, molti all’estero pensavano che la rinuncia provvisoria alla carica di Presidente del Consiglio di Stato il 31 luglio 2006 che ho lasciato nelle mani del primo vicepresidente Raul Castro Ruz, fosse definitiva. Fortunatamente, il nostro processo conta ancora su quadri della vecchia guardia, uniti ad altri che erano più giovani quando è cominciata la prima tappa della Rivoluzione. Il cammino sarà difficile e richiederà lo sforzo intelligente di tutti. […] Non vi dico addio. Spero di combattere come un soldato delle idee. Continuerò a scrivere sotto il titolo Riflessioni del compagno Fidel. Sarà un’arma su cui poter contare: la mia voce forse verrà ascoltata, sarò prudente».
 
Nel suo messaggio al popolo cubano, Fidel ha espresso la ferma convinzione che tradirebbe la sua coscienza occupando un incarico per il quale è richiesta «totale libertà di movimento e dedizione» che non è in condizione di offrire. Fidel Castro è già nella Storia di Cuba e del mondo intero, e resterà una pietra miliare della vita politica cubana, come «soldato delle idee». D’ora in poi si dedicherà alla propaganda e alla riflessione sociale e politica: ha infatti promesso di scrivere le «Riflessioni del compagno Fidel», che costituiranno «un’altra arma dell’arsenale sul quale si potrà contare».

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 12:31 | politica, comunismo, notizie dalla rete, potere, ultime notizie, socialismo, ernesto che guevara, società e politica, last news | clicca per commentare commenti (12)



Álvaro Vargas Llosa Jr., Un bastardo allo scoperto di Orlando Borrego, trad. Ilaria Galli

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, gennaio 30, 2008





Hasta la victoria siempre

Comandante Che Guevara





Non è mancato di circolare anche in Italia l'infamante decalogo su Ernesto Guevara firmato "Álvaro Vargas Llosa Jr", un rampollo tradotto e citato - assieme al papà - perfino dal Corriere della Sera. Qualche settimana fa Libero (Blog) rilanciava la traduzione del pezzo.
A quell'articolo rispose su Rebelión Orlando Borrego, uno che il Che l'ha conosciuto e che sa distinguere con coscienza la ragionata e legittima critica storica dalla calunnia mercenaria indirizzata verso Cuba.
La gentilissima Ilaria Galli si è messa allora a disposizione per tradurre il puntuale sdegno di Borrego e, di seguito, trovate l'articolo completo. Anche se lungo, vi chiedo la gentilezza di leggerlo (magari saltando la mia breve nota che lo precede).
Ciò che deprime non è il giudizio di uno che la pensa diversamente da te, sia mai.
Ciò che deprime sono le voglie morbose, e quindi volgari, di negare la forza etica del messaggio di Guevara. Strumentalmente, come si usa. Inutilmente, come s'intende.
Ciò che deprime è chiudere gli occhi di fronte alle scelte di un uomo che ha sacrificato i suoi affetti per una causa viva ancora oggi. Perché a rendere immortale il Che, a dargli quella «pericolosa abitudine di continuare a nascere» - coma la chiama Eduardo Galeano, non è l'iconografia moderna ma sono i milioni di individui che vivono oggi sotto la soglia di povertà. Uomini e donne che non hanno bisogno del "capitalismo compassionevole" (mostro linguistico) alla Bush: uomini e donne che chiedono invece riscatto e giustizia.
Ciò che deprime è il gioco di nascondere l'impegno incondizionato di Guevara alla causa rivoluzionaria, espressione di un amore incondizionato per l'oppresso e lo sconfitto.
Ciò che deprime sono le penne d'oro dei tanti Vargas Llosa che crescono e si riproducono anche in Italia.
Ciò che conforta, invece, è che «quanto più lo insultano, lo manipolano, lo tradiscono o mentono sulle sue idee e i suoi atti, tanto più rinasce».
A margine, segnalo una riflessione di Stefano.



Álvaro Vargas Llosa Jr.


Un bastardo allo scoperto


di Orlando Borrego



Negli ultimi anni, e soprattutto dagli inizi dell'evidente caduta della morale imperialista nordamericana, prodotto della sua turpe e criminale guerra contro il terrorismo, tutti i lacché al suo servizio godono nella loro totale sottomissione ai piani di Washington.
Muovendosi nel molle fango lasciato dagli ultimi uragani creati dal neoliberalismo, questi servitori sono usciti allo scoperto, hanno preso i loro computer portatili e sono andati in ogni angolo del mondo con le loro enormi pance contadine per scrivere contro tutto ciò che vale e brilla in questo pianeta. Questa moda ha preso piede col passare degli anniversari della nascita o della caduta in combattimento del comandante Ernesto Che Guevara.
Il numero di questi mercenari cresce ogni anno nei mesi di giugno e ottobre allo stesso modo in cui la figura del Che si ingrandisce e diventa sempre più presente in ogni marcia di protesta, in ogni manifestazione studentesca o nelle strade delle città venezuelane per sostenere l’avvio della rivoluzione bolivariana.
Ultimamente questi mercenari reagiscono ancora di più se alle loro fauci voraci vengono avvicinati dei dollari americani come retribuzione per i loro servizi. Come tutti sanno, questo denaro deriva dalle finanze che il governo imperialista stanzia per combattere tutti i movimenti progressisti che nascono nel mondo e specialmente in America Latina.
Il governo degli Stati Uniti e le sue agenzie hanno pubblicato senza il minimo pudore e con priorità speciale i fondi elargiti alla controrivoluzione venezuelana, ai fermenti cubani nei pantani della Florida e persino fino ai piccoli gruppi mercenari nell'isola.
Questi predatori si distinguono solamente per il colore e la taglia dei loro abiti, non si notano altre differenze né nel carattere né nei loro movimenti. Alcuni si presentano con un modo di fare schivo e traditore, altri con fare strisciante, e sono sempre in agguato dietro alle prede che fanno più gola. Si tratta di veri e propri distruttori dei valori umani che utilizzano tutte le trappole e gli artifici a disposizione per garantire delle ottime prede ai loro padroni della Casa Bianca.
Tra i mercenari più importanti dell'impero, per la sua enorme voracità e per il suo ampio curriculum di servizi svolti, troviamo il figlio dell'autore de La fiesta del chivo (La festa del caprone), che può essere orgoglioso di aver generato, per un puro miracolo della natura peruviana, questo esemplare il cui habitat preferito è la città di New York.
Il nome dato a questo giovane mercenario dai suoi genitori è già abbastanza conosciuto nella biodiversità terrestre del neoliberalismo latinoamericano: Álvaro Vargas Llosa Jr.
Anche se possiamo osservare questo giovane di solito con maggiore frequenza nella notte del basso mondo newyorkese, egli stesso sale nella superficie della città e afferma perfino di aver visitato in diverse occasioni luoghi molto importanti come il museo dell'arte moderna della città.
E proprio dopo una delle sue ultime fantasiose visite nel famoso museo ci narra come si dilettava nell’osservare uno studente nordamericano che sfoggiava una maglia di Che Guevara con il basco in testa.
Ci racconta, questo malandrino, una sorta di interrogatorio a cui egli stesso ha sottoposto il giovane: con la bava alla bocca si è avvicinato a lui chiedendogli cosa esattamente ammirasse di Che Guevara.
Di seguito riportiamo le 10 ragioni che dice di aver menzionato il giovane nordamericano e le sue risposte.

1. Era contro il capitalismo


Partendo da questa prima affermazione, il rettile inizia a dare risposte stupide come quelle secondo cui il Che era per un capitalismo di Stato, si opponeva al sistema salariale capitalista e che il sistema statale portato da lui a Cuba era quello destro del lavoro forzato praticato allora a Guanahacabibes nel 1961.
Se Alvaruccio Jr. seguisse i consigli che recentemente gli ha dato il compagno Néstor Kohan da Buenos Aires, forse nel giro di 10 anni potremmo comprenderlo meglio.
L'imbroglio che regge la sua prima risposta non è al livello intellettuale dell'autore de La festa del caprone, ma è al livello del suo padrino nonché padrone attuale, ben rappresentato dal presidente venezuelano Hugo Chávez come «Mister Danger Bush».
Dato che l'unico sistema salariale che comprende questo signore è quello che gli paga regolarmente la C.I.A. o la Casa Bianca per i suoi scritti, speriamo che studi il significato di salario nel capitalismo, e se interessato a sapere qualcosa in più su questo argomento, possiamo offrirgli un corso a distanza sul sistema salariale nel socialismo. Dico a distanza perché il suo datore di lavoro, Mr Danger, non gli darebbe mai il permesso di visitare l'isola per acquisire queste conoscenze elementari.
Su Guanahacaibes devo spiegare alcune cose a questo personaggio così diffamatorio e ignorante. O meglio, ai lettori perchè potrebbero confondersi con quanto scritto dalla pericolosa serpe.

Il Che non appoggiò la creazione del campo di Guanahacaibes ma ne fu il creatore nonché propulsore più fervente. Questo luogo, all'estremo occidente di Cuba è stato per secoli uno dei luoghi più isolati e privi di comunicazione del nostro paese e ciò che è stato instaurato lì grazie al Che è un programma per lo sviluppo produttivo a beneficio dei suoi abitanti che fino ad allora erano stati abbandonati.
Quando un funzionario del Ministero dell’Industria commetteva un atto di indisciplina che non implicava un processo, veniva punito con il lavoro in quel luogo come misura educativa.
Colui che veniva sanzionato era libero di accettare o no la misura educativa, dato che si trattava comunque di compagni con attitudine rivoluzionaria comprovata. Nel caso in cui non l'avesse accettata, sceglieva di lavorare in qualche altro luogo, ma non gli era consentito di continuare il lavoro nel Ministero dell’Industria.
Praticamente tutti i compagni accettavano volontariamente, senza alcuna imposizione, la decisione del Ministro dell'Industria e rispettavano la sanzione educativa.
Inoltre occorre anche dire ai lettori che le visite del Che a Guanahacaibes erano molto frequenti e dedicava sempre la metà della giornata a lavorare fisicamente insieme ai compagni che si trovavano in quel luogo. Al termine della giornata di lavoro era solito tenere una conferenza sui temi importanti di attualità.
In seguito a Guanahacaibes si costruì una piccola pista d'atterraggio e da allora le visite del Che furono più frequenti per condividere le giornate di lavoro volontario con i suoi compagni.
Molti di quelli che a quel tempo furono lì oggi parlano con orgoglio della loro permanenza in quel luogo e del significato importantissimo che aveva per la loro formazione rivoluzionaria. Per tutti loro quelle giornate di lavoro volontario insieme al Che sono uno dei ricordi più vividi e incancellabili della loro vita rivoluzionaria.
Però Vargas Llosa Jr. non può dare un valore a tutto questo, perché non capisce cosa sia il lavoro volontario che propugnava il Che e neppure il suo significato. Il figlio dell'autore de La festa del caprone non ha mai seminato neanche l'insalata nel giardino della sua casa né tantomeno può comprendere che per mangiare bisogna lavorare. Lui si mantiene con i soldi della CIA, grazie alle casse dei contribuenti nordamericani.

2. Rese Cuba indipendente


In questo caso, la risposta sembrava essere stata sussurrata all'orecchio da Mr.Danger alla giovane serpe per la sostanza storica del contenuto. Dice che in realtà il Che tramò la colonizzazione di Cuba da parte dei russi e che fallì l'obiettivo di porre fine alla dipendenza del paese in materia di zucchero.
Nessuno però ha informato questo individuo, tantomeno l'illustre autore de La festa del caprone e i suoi amici della CIA, che è stato il governo statunitense a sospendere la quota dello zucchero cubano nel 1961 e che furono i russi che comprarono quasi totalmente il prodotto al nostro paese, fino al momento in cui non avvenne la caduta del socialismo europeo, con Mijail Gorbachov e Ronald Reagan.
E non è stato neanche informato che fin dalla sospensione della quota dello zucchero tutto il commercio di Cuba, sia d'importazione che di esportazione, ha dovuto essere orientato verso l'URSS; come risultato del blocco economico imposto dal governo degli Stati Uniti che rese impossibile l'importazione di ogni prodotto di questo paese, inclusi i medicinali, il che rappresenta uno degli intenti più criminali dell'impero per spezzare la rivoluzione cubana.

3. Difese la giustizia sociale


A questa affermazione del giovane americano, il suo interlocutore rispose che il Che ha contribuito a rovinare la nostra economia riducendo alla metà la produzione dello zucchero nel giro di due anni. Aggiunge che il razionamento ai cittadini fu opera del Che quando, a suo dire, amministrava l'economia dell'isola.
E qui la malafede del sapientone e il pessimo svolgimento dei suoi compiti hanno battuto ogni record in materia di ignoranza e di sottomissione ai dettami di un impero.
In primo luogo non dice che il Che era il Ministro dell'Industria e che non decideva in materia di razionamento al popolo, sebbene come membro dell'Alta Direzione della rivoluzione partecipava nelle decisioni riguardanti quest'ultima e sulle altre misure alle quali il brutale blocco economico imposto dal governo nordamericano ci ha obbligati, quello stesso governo che attualmente finanzia questa serpe e altri che, come lui, si muovono nei pantani della Florida e che inzaccherano certi che si trascinano turpemente nell’isola, dato che non ottengono l’appoggio del popolo.
Per quanto riguarda la produzione dello zucchero non vale la pena sprecare altre parole contro Alvaruccio Jr, se lo desidera ed ha un minimo di interesse ad elevare la sua cultura economica gli suggerisco di leggere gli articoli pubblicati dal Che in difesa dell'innalzamento della produzione di zucchero dei suoi derivati nei primi anni della rivoluzione, come spinta per un ulteriore sviluppo dell'economia cubana nell’insieme. Ci furono anni in cui la produzione dello zucchero ha oltrepassato 8 milioni di tonnellate, prima della depressione dei prezzi di questo prodotto nel mercato mondiale.
Il Che è stato il creatore dell'Istituto Cubano di Indagini sui Derivati della Canna da Zucchero (ICIDCA) che ancora esiste e a cui si riconoscono innumerevoli risultati in questo campo sia a livello nazionale che internazionale.

4. Ha sfidato Mosca


L’interlocutore, sempre più adirato, rispose al giovane nordamericano che in realtà il Che obbedì a Mosca finché questa decise di chiedergli qualcosa in cambio degli enormi trasferimenti di denaro a l'Avana. Inoltre aggiunse che il Che aveva criticato il Cremlino per aver adottato quella che lui chiamava la "legge del valore". Infine il Che tolse la sua lealtà all'URSS per quella della Cina.
Alvaruccio Jr non dice però ciò che Mosca chiese al Che in cambio, però questo non ha importanza. Siamo già abituati a questi scivoloni dei mercenari dell'impero quando si tratta di ricorrere alle dicerie infondate contro Cuba e tutto quello che sa di progresso e decenza nel mondo. La questione della legge del valore risulta la più simpatica.
Quando l'ignaro soggetto inizia a balbettare qualcosa su questa legge economica conosciuta persino dai meno specializzati in materia, dice riferendosi al Che: "quello che lui chiamava la legge del valore" come se tale legge fosse un'invenzione del Che.
Torniamo a raccomandare a questo mercenario di continuare a seguire i saggi consigli del compagno Nestor Kohan. Che si prenda una notte, o anche un anno sabbatico se lo desidera, per vedere si è in grado di apprendere qualcosa di economia. Non  gli consigliamo di studiare Marx e neanche il Che perché significherebbe uno sforzo intellettuale insopportabile per l'insignificante comprendonio della serpe.
Gli suggeriamo però di fare uno sforzo minimo e studiare Adam Smith e David Ricardo, e nel caso in cui avesse alcune ore libere, di leggere anche qualcosa di John Maynard Keynes, peraltro molto conosciuto negli Stati Uniti, soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Gli assicuriamo che non dovrà fare molti sforzi per trovare tutta la bibliografia keynesiana di cui ha bisogno. Molto vicino ai quartieri in cui passeggia, in ogni biblioteca di quelle che ci sono nella città, anche nelle meno frequentate, troverà tutto quello che riguarda la legge del valore.
Si renderà conto allora, dopo che avrà studiato abbastanza, che lei è uno strumento tipico di questa legge e che proprio il denaro che riceve da parte del governo americano è il prodotto dell'azione della legge del valore, che, attraverso la domanda e l'offerta nel mercato mercenario e secondo le sue quotazioni, riceve ciò che gli appartiene in accordo al prezzo che gli corrisponde nella concorrenza con altri suoi pari che abitano le cloache della città di Miami e delle altre città americane.
Per quanto riguarda l’amicizia del Che con la Cina al posto di quella del Cremlino, raccomandiamo alla giovane serpe che, anche se non gradisce per niente la lettura degli scritti del Che, di dargli un’occhiata. Si renderà conto allora che il comandante Guevara non ha dato mai segni di sottomissione a nessuna corrente di pensiero che non fosse compatibile con le sue proprie convinzioni rivoluzionarie e dato che si tratta di un uomo leale ha lasciato scritto ai posteri la sua lealtà alla rivoluzione cubana e al suo capo. Nella sua lettera di addio a Fidel nel 1965 scrive: «Se la mia ultima ora sarà sotto altri cieli, il mio ultimo pensiero sarà rivolto a questo popolo e specialmente a te»; e più avanti: «Ovunque mi fermerò sentirò la responsabilità di essere un rivoluzionario cubano, e agirò come tale»

5. Si è unito ai contadini


La semplicità di questo diffamatore nel rispondere a questa affermazione passa dalla volgarità alla grande menzogna mediatica, a cui ci hanno peraltro abituati tutti i mercenari dell’impero.
Dice che non ci fu nessun appoggio ai contadini e li mette sullo stesso piano dei militanti comunisti della guerriglia boliviana portata avanti dal Che.
Nega che ci furono diversi contadini che collaborarono con il Che in Bolivia, man mano che acquisivano coscienza dell'importanza della causa rivoluzionaria.
Ma la cosa più sporca di Alvaruccio Jr. è il suo riferimento ai militanti del partito comunista. Non dice che fu Mario Monje, allora segretario generale di questo partito, a tradire il Che, e che militanti come Inti e Coco Peredo offrirono eroicamente le loro vite per la causa del popolo boliviano: Coco cadde combattendo vicino al Che e agli altri compagni, e Inti Peredo morì combattendo gloriosamente nel suo paese, dando continuità alla lotta rivoluzionaria iniziata dal Che.
Non dice niente riguardo l'assassinio del Che per ordini della CIA in combutta con il Presidente Barrientos.
La sua mancanza totale di etica non glielo permette e neanche la legge del valore a cui è sottomesso. Se dice qualcosa di onesto su questo assassinio colpirà immediatamente le sue entrate mercenarie provenienti dalla CIA.

6. Fu un genio guerrigliero


Il signorino di questo racconto vuole ridicolizzare il Che, attribuendogli delle sconfitte in diversi fronti di guerriglia in Africa e in America Latina, che furono portati avanti e diretti da lui o da altri compagni rivoluzionari. Non fa distinzione tra uno scenario un altro, non cita le situazioni, i personaggi e le condizioni storiche, il suo unico scopo è di ridicolizzare il Che.
È così stupido da non rendersi conto che Che Guevara è passato alla storia come el Guerrillero Heroico e Comandante del Alba, attributi, questi, conferitigli da tutti i popoli del mondo, incluse le milioni di persone negli Stati Uniti.
Questa serpe è talmente malintenzionata che fa orecchie da mercante di fronte alle evidenze apparse su Internet dove la figura del Che appare, secondo tutti i sondaggi degli ultimi anni, tra le più grandi personalità del mondo, per la sua storia rivoluzionaria, per non parlare delle altre qualità che gli vengono riconosciute da tutte le persone oneste del mondo.

7. Rispettò la dignità umana


Il concetto della legge del valore torna a manifestarsi in tutta la sua espressione. Ancora una volta la serpe emette tutti i suoi veleni più rivoltanti. Risponde a questa sana affermazione dicendo che in realtà il Che aveva l'abitudine di appropriarsi della proprietà altrui. Afferma che il Che ordinava di assaltare le banche durante la guerra e che quando Batista cadde si appropriò di una villa senza considerare che si trattava di una espropriazione con fini pubblici.
Qui la cattiveria raggiunge le punte massime. Uno dei primi fatti che evidenziarono presto le qualità umane del Che, e in particolar modo la sua austerità amministrativa, accadde nei mesi successivi al trionfo della rivoluzione. Ancora noi ci trovavamo nel reggimento di La Cabana quando il Che ebbe una crisi d'asma.
La malattia gli colpì i polmoni e i medici che l'avevano in cura si raccomandarono di trasferirlo dalla casa dove viveva nel reggimento in un'altra sulla spiaggia di Tararà, per la sua guarigione. Effettivamente era una casa espropriata ma che fosse una villa lo ha scritto il mascalzone.
Sono stato in questa casa in varie occasioni per ragioni di lavoro agli ordini del comandante Guevara a La Cabana e posso affermare che quell’immobile ancora esistente non si può definire una villa; era un alloggio piuttosto povero e cadente.
A quell'epoca un'altra serpe come quella di oggi, la cui unica differenza sta nel suo cognome "Llano Montes", scrisse un articolo velenoso insinuando che il comandante Guevara era andato a vivere a Tararà come se fosse un luogo di piacere.
Immediatamente il Che chiarì attraverso un periodico le ragioni del suo trasferimento a Tararà su raccomandazione medica, precisando che la sua malattia derivava dall'aver lavorato notte e giorno per la rivoluzione e non era frutto di una scommessa come era stato detto da alcuni borghesi dell'epoca.
Quel chiarimento, che fece rimanere male l'infame Llano Montes, contribuì ad aumentare  il prestigio del Che, che già era riconosciuto dal nostro popolo e diventò, poco tempo dopo, un esempio di condotta e di morale rivoluzionaria per le nuove generazioni di Cuba e altri popoli del mondo.
È insolito che dopo oltre quarant'anni qualcuno ritorni sui fatti della casa di Tarara. Questo dimostra che la destra reazionaria e risentita non dimentica mai, trasferisce i suoi rancori per generazioni e agisce per la sua condizione di classe senza considerare il minimo senso di etica e decenza.

8. Le sue avventure erano una celebrazione della vita


Queste avventure vengono qualificate dal curiosone come orge di morte, definite delle esecuzioni ordinate dal Che alle persone innocenti di Santa Clara e nei mesi in cui diresse reggimento di La Cabana a L'Avana. Le sue affermazioni vengono sostenute da testimoni a suo dire eccezionali: Javier Arzuaga, che era il cappellano di La Cabana, e José Vilasuso.
Quando si sentono le risposte di Alvaruccio Jr. è impossibile trattenere il riso, anche se fino ad allora tutto ciò che è stato scritto dalla serpe mi ha prodotto solamente nausea. Sono trascorsi più di quarant'anni da quando abbiamo abbandonato La Cabana, dove abbiamo compiuto il nostro dovere lavorando sotto gli ordini del Che per andare poi a integrare le Forze Tattiche del Centro a Santa Clara.
Tra i ricordi che porto con me di ufficiale dell'esercito ribelle nel reggimento di La Cabana, ci sono i giudizi che molti di noi abbiamo dovuto presiedere per far valere la giustizia rivoluzionaria richiesta dal nostro popolo contro i detestabili assassini e torturatori della tirannia di Batista. Sono queste persone che il rampollo risaputo chiama "innocenti".
Se posso essere tranquillo di qualcosa, con me stesso ed i miei compagni, è la nostra attuazione dei giudizi rivoluzionari a La Cabanas sotto gli ordini del Che. La prima cosa che devo dire in merito alla verità storica è che in più di un'occasione abbiamo avuto il disgraziato compito di presiedere quei giudizi, protestavamo con il Che per l’eccessiva lunghezza dei processi ma lui, come capo del reggimento, esigeva che non si desse sentenza alcuna se non fossero esistiti abbondanti elementi per provare la colpevolezza dei processati.
Utilizzo l'aggettivo abbondanti per indicare l'eccesso di elementi probatori richiesti dal Che. Oggi, conoscendo meglio altri processi rivoluzionari del mondo, posso affermare senza timore di sbagliare che la rivoluzione cubana è stata ed è il più alto esempio di umanesimo e di senso etico nell'applicazione della giustizia rivoluzionaria mai conosciuto.
Non credo che esista un singolo caso in cui dobbiamo vergognarci di aver agito ingiustamente contro nessun processato; in tutti gli anni della rivoluzione ci siamo scontrati con il nemico imperialista che ha cercato di distruggerci con tutti i mezzi possibili.
Quello che mi ha fatto più ridere in questo scritto, è stata la sua allusione di alcuni dei cosiddetti testimoni eccezionali dell'epoca di La Cabana, in concreto il cappellano Javier Arzuaga. Ricordo perfettamente questo personaggio. E’ impresso nella memoria e in più di un'occasione ho avuto la necessità di riferirmi a lui come un caso aneddotico molto particolare.
Per essere obiettivo devo riconoscere che questo personaggio a volte mi era molto simpatico e altre volte lo ritenevo quasi sconcertante. Arzuaga passava spesso nei miei uffici de La Cabana, come cappellano di quel reggimento. Spiego ora brevemente il motivo delle mie affermazioni.
Uno degli esempi più sconcertanti della personalità di Arzuaga era che in più di un'occasione si avvicinava ad alcuni di noi, gli ufficiali che esprimevano i giudizi, per chiederci più freddezza e disinvoltura quando c'era "qualcuno da fucilare per la notte".
Nella domanda del religioso c’era una punta di sadismo che dava fastidio a tutti, però Arzuaga poneva la domanda con una certa grazia espressa in viso, che a volte faceva ridere quando girava le spalle e se ne andava verso le prigioni di La Cabana, dove confessava i puniti.
Effettivamente, è certo, che Padre Arzuaga, come lo chiamavamo, faceva opere di convincimento degli accusati. Si commenta nel reggimento, che dopo aver parlato per alcune ore con i condannati, erano assolutamente tranquilli e convinti della gravità di tutti i loro peccati come se fossero torturatori e assassini della peggiore specie.
Per essere onesto, devo dire, che ricordo perfettamente come se fosse oggi Padre Arzuaga ma non mi accade lo stesso con l'altro testimone di nome José Vilasuso, citato da questo grande diffamatore.
Ho conosciuto un conterraneo molto ricco con questo stesso nome; so che poi se ne è andato dal paese però non credo che si tratti dello stesso individuo. Di una cosa però sono sicuro: non l'ho mai visto al reggimento di La Cabana.

9. Era un visionario


A questo risponde che in realtà il Che aveva una visione abbastanza confusa dell’America Latina, e poi aggiunge varie stupidaggini sul punto di vista guerrigliero del Che.
Poi attacca la riforma agraria, affermando che nei paesi in cui si è realizzata è stata un disastro perché ha ostacolato lo sviluppo dell'agricoltura con regolamentazioni assurde che proibiscono gli accordi privati.
Rido di nuovo sulla visione confusa del Che dell’America Latina. Se al Che mancava qualcosa, non era sicuramente una conoscenza profonda dei paesi latinoamericani, primo per averli conosciuti direttamente, e poi per aver continuato a studiare la situazione degli stessi sempre con maggior dedizione e interesse.
Non è necessario parlare dell'ampia e riconosciuta cultura di Che Guevara, che gli permetteva di avere un dominio stabile sulle principali problematiche storiche, economiche e sociali della maggior parte di questi paesi. Solo a qualcuno così ignorante come questo signore capita di parlare di temi come la guerra di guerriglia e la riforma agraria non attribuendo al Che la conoscenza degli stessi. Questo indica solamente il grado di irresponsabilità di questi servi dell'imperialismo in questo momento.

10. Era nel giusto rispetto agli Stati Uniti


La serpe va per la tangente con questa risposta. Parla del fatto che il Chepredisse che Cuba avrebbe superato il prodotto interno lordo pro capite degli Stati Uniti per il 1980 e che oggi siamo sopravvissuti grazie al sussidio petrolifero del Venezuela come forma di elemosina internazionale.
Non dice come il Che ha definito più di una volta l'imperialismo nordamericano per i suoi crimini in America Latina, iniziando da quello testimoniato da egli stesso al momento dell’attacco preparato ad arte degli aerei americani che appoggiavano il golpe al governo progressista di Jacobo Arbenz in Guatemala.
Quel fatto ha radicalizzato ulteriormente il Che dal punto di vista rivoluzionario e gli ha permesso di comprendere più nitidamente il carattere criminale dell'imperialismo americano e dei suoi lacché.
Più tardi sarà presente all'attacco dell’impero a Cuba con l'aggressione americana a Playa Giròn e quando, in seguito, ci furono le minacce di distruzione nucleare da parte di questo stesso impero durante la crisi dei missili del 1962. In quelle due occasioni Che Guevara fu il capo militare della provincia di Pinar Del Rìo e dovette sopportare con indignazione la presenza degli aerei americani che volavano a bassa quota su Puesto de Mando.
Sul prodotto interno lordo pro capite devo dire che, anche se in materia economica non è sempre intelligente fare pronostici precisi, cosa che il Che fece mai, non dubito che se non avessimo subito il criminale blocco economico da parte dell'imperialismo, la nostra economia sarebbe oggi la più florida di tutta l'America Latina. I ritmi di crescita nei primi anni nella maggior parte dei settori lo testimoniano.

Brevi Conclusioni


Una grande varietà di serpi fa parte della biodiversità della nostra America irredenta, molti si possono osservare negli zoo dei diversi paesi. La loro azione predatoria è conosciuta molto bene nei nostri villaggi sfruttati, dalla comunità primitiva fino ad oggi. Anche padri fondatori furono diffamati da queste specie in epoche passate.
Il precursore Francisco de Miranda fu chiamato dei russi zaristi "ospite esotico", "uomo dal carattere onorato e nobile". Questo fino a quando non si è arruolato con i rivoluzionari francesi. Da parte loro i giacobini lo qualificarono come "avventuriero e spia". Gli americani come "agente dei russi" e altre stupidaggini. Tutto dopo che aveva messo in gioco la sua vita combattendo per la liberazione delle 13 colonie americane.
Per far capire tutte le sue infamie, i potenti contavano sugli stessi tipi di rettili sui quali può contare l'imperialismo nordamericano oggi, con la differenza che queste stesse specie erano più primitive e forse persino meno dannose a quei tempi. Non avevano Internet, la CNN e gli altri mezzi sui quali possono oggi contare le serpi per denigrare la figura di Che Guevara sotto gli ordini del potente imperialismo americano.
Però la voce dei popoli è più potente degli ululati delle iene e degli acuti sibili dei serpenti al servizio dell'imperialismo. E se la specie generata dall’autore de La festa del caprone non crede a quello che sto dicendo, gli suggerisco di informarsi sui risultati del Vertice di Mar del Plata appena terminato e sul mare di gente che gridava a squarciagola e all'unisono con il valoroso e caro Presidente bolivariano Hugo Chávez.

VIVA EL CHE GUEVARA, CARAJO

(Orlando Borrego)

Tradotto da Ilaria Galli


un sentito grazie a Macchianera.net

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:50 | controinformazione, prima pagina, società, ospiti, ernesto che guevara, società e politica | clicca per commentare commenti (17)



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