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Mario Favini. Centro commerciale. Cicorivolta edizioni.

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, aprile 02, 2008





Centro Commerciale


Mario Favini
 

di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Non credo di sbagliare asserendo che il luogo deputato per gli incontri oggi è uno e uno solo, il centro commerciale: qui si radunano le più svariate forme di esseri, siano essi umani siano essi non-umani. Il centro commerciale, oggi come oggi, è per tutti quelli che hanno una qualsiasi necessità, reale o fittizia, perché semplicemente non si è se non ci si incontra nel suo dedalo ventre. Le icone della contemporaneità vivono e muoiono tra le varie corsie, tra gli sponsor e le standiste appostate a ogni angolo del centro, pronte a rifilare ai malcapitati un nuovo miracoloso prodotto dell’ingegneria alimentare.
Mario Favini, giovane autore al suo esordio nella narrativa, ci invita a entrare nel suo “Centro commerciale”, che è ricco di tutto, di tutto l’impossibile e il superfluo. Quello che ci offre Favini è un vero e proprio tour guidato all’interno del Centro, più che mai surreale, voluttuosamente splatter, dove ogni desiderio del cliente viene esaudito in un men che non si dica: basta avere le tasche gonfie di “reumi”, la sola valuta accettata. Protagoniste del “Centro commerciale” sono un’anonima signorina e la sua inseparabile amica Niki, oltremodo glaciale, senza mai una parola in bocca. Per nostra fortuna la protagonista, senza nome, parla con Niki e parlando con lei parla anche con noi e forse cerca anche di parlare con tutte le cose che, vive o morte, sono raccolte nei bancali, lungo le innumerevoli corsie.
Nel Centro commerciale c’è il superfluo soprattutto: le persone che lo frequentano sono lì per dar sfogo a uno shopping compulsivo, perché secondo la logica del consumismo – presente in ogni anima del Centro – le necessità nascono nel momento in cui l’individuo crede di non aver bisogno d’un dato prodotto. Il Centro soddisfa tutte le necessità della clientela e ne crea immediatamente delle nuove, estreme e surreali: in vendita ci sono pani cornuti con briciole di ossa, cani amputati, profilattici a dir poco bizzarri, spaghetti viventi, tavolini con criceto incorporato, neonati prematuri, polli sottoposti a chirurgia estetica, uomini-frigo… Nel Centro è possibile trovare questo e molto altro ancora: Niki si lascia accompagnare durante il suo giro, mette nel carrello, e non parla. Mai. Nessuno parla con nessuno. I neon illuminano ogni angolo dell’immenso ambiente, ma non ci sono ombre: quelle non si trovano, e non è possibile comprarle.
Il microcosmo che Mario Favini ci offre è surreale, a tratti gotico, spietato, crudele: non c’è rispetto per niente, per nessuno. Il cliente esiste in funzione della merce che caccia dentro al carrello, e non per altro. In una cornice surreale ma veritiera, Niki e la sua compagna finiscono col diventare parte integrante del Centro commerciale, loro stesse un prodotto.
Per questo romanzo breve, l’autore fa leva su frasi didascaliche come epitaffi: ognuna porta a una considerazione, a una macabra verità, un po’ come in quella mostra delle atrocità di J.C. Ballard.
“Centro commerciale” di Mario Favini è destinato a coloro che oggi, che ancora oggi, tra reality show e canali televisivi e in Rete dedicati allo shopping più sfrenato, hanno ancora l’assurda pretesa di pensare con la propria testa.   
 
 
Mario Favini – Centro commercialeCicorivolta edizioni – collana: i quaderni di Cico – pp. 97 -ISBN 978-88-95106-12-0 - € 11,00


Per altre info, i blog di Mario Favini:

http://mariofavini.splinder.com/
http://www.myspace.com/mariofavini



  Il sito dell’editore, Cicorivolta Edizioni:

  http://www.cicorivoltaedizioni.com 
 
  Per leggere un assaggio del romanzo, cliccare qui sopra.



by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:12 | recensioni, libri, editoria, scrittura, autori, in libreria, esordienti, blogger, scrittori, avanguardia, novitĂ  in libreria, avantpop | clicca per commentare commenti (16)



Paola Lauterano, professoressa al primo click!

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, febbraio 03, 2008





Paola Lauterano


Professoressa al primo click!

 
 
di Giuseppe Iannozzi
 


 
Se a scuola avessi avuto Paola Lauterano come professoressa, poco ma sicuro, che non avrei fatto sega una sola volta, sarei sempre stato presente alle lezioni, sarei stato un lecchino e un secchione Di Origine Controllata, ovviamente seduto al primo banco. Sì, non lo nego, mi sarei ammazzato anche di seghe, e molto probabilmente un vecchio bidello mi avrebbe ritrovato mezzo morto nel bagno dei maschi, privo di sensi. Non mi sarei risparmiato. Avrei dato tutto il meglio di me, ma proprio tutto. Ed invece ho avuto la sfortuna d’avere un corpo insegnante di professoresse che cadevano a pezzi, solo qualche raro dente in bocca e pochi capelli stopposi in testa. Quando si dice la sfiga!

Dopo questa premessa, giusto è che vi parli di Paola Lauterano, professoressa: attualmente insegna economia all’Alberghiero “Rossi Doria” di Monitoro Inferiore. Paola ha ben due lauree, un dottorato di ricerca, un passato da modella, nonché volto tv. Intelligenza e bellezza all’ennesimo grado, formula perfetta per far perdere la testa a qualsiasi uomo.
 
La rivista “Ubi Maior” propone il calendario di Paola Lauterano: si è già alla terza ristampa.
Alla professoressa di Montoro è stato chiesto di posare per un calendario patinato da un editore emergente, Marco Carbone. Un successo strepitoso. Ma non poteva essere altrimenti. Il calendario di Paola Lauterano non è per niente volgare, è invece molto raffinato, patinato sì, però con infallibile gusto che mette bene in risalto la femminilità della bella Paola.
 
Paola dice di sé: “Mi sento più bella e femminile ora, a 40 anni, di quando ne avevo venti. Ai miei alunni il calendario è piaciuto. Mi hanno sommerso di complimenti”.
Il calendario di Paola parla chiaro: Paola è decisamente molto seducente, d’una bellezza suprema che mette a tappeto quella acerba e scontrosa di tante e tante ventenni. Impossibile non sommergerla di complimenti.
 
Ma: ammirare e non toccare. Paola è sposata con Sergio Barile, docente alla Sapienza di Roma.






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Valentina Santomo: "Madrigale", collana i quaderni di Cico, Cicorivolta edizioni

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, febbraio 01, 2008




in copertina, olio su tela by ANIMO
adattamento grafico, di Phab Postini




"Madrigale"



Valentina Santomo

Uno straordinario esordio
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Navighiamo in Rete credendo con assoluta ingenuità d’aver abbattuto le frontiere dello spazio e del tempo, solo perché qualche anno or sono, nel 1989, il muro di Berlino cadde spianando la strada al business. Al mercato globale. Ci crediamo padroni di noi stessi solo perché qualcuno ci ha raccontato che tanto, ma proprio tanto tempo fa Caino ed Abele furono fratelli e che Caino uccise Abele, facendo così in modo che l’umanità discendesse tutta da lui e da lui solo. Ci illudiamo che conoscere una persona sia amore eterno, per tutta la vita, quando questa non è neanche un battito di ali di fronte a quell’immenso che è l’universo, nonostante noi si faccia di tutto per illuminarci (di immenso). In un mondo sempre più vasto, fatto di città di cemento e di peccati babilonici, nella confusione delle lingue da quando l’ira di Dio buttò giù la torre di Babele, noi piccoli mortali, come formiche instancabili, continuiamo ad attraversare semafori, a scrivere poesie e lettere, lettere che poi non abbiamo il coraggio d’imbucare. Ma che la nostra lettera finisca nella buca o meno è solo un dettaglio di poco conto, perché tanto il postino continuerà a bussare sempre due volte, per l’eternità,  alla porta di qualcuno. Abbiamo così tante certezze che è come se non ne avessimo alcuna. Allen Ginsberg scrisse che anche “il buco del culo è santo”, ma se corri fino alla fine del mondo per salvarti da te stesso non ci riesci mica! Il fatto è che se uno è figlio di Caino, allora tutti sono uguali (compromessi); però si racconta che Dio mandò suo figlio sulla Terra perché a trentatré anni potesse finire sulla croce, perché la croce diventasse il simbolo estremo che l’umanità avrebbe continuato a perpetuare nel nome del Padre.
“Madrigale” di Valentina Santomo è un libro scritto in maniera particolare, l’abbozzo di un caos, per una stella danzante. “Bisogna avere un caos dentro di sé per generare una stella danzante”, scriveva F.W. Nietzsche. “Madrigale” non è un romanzo, non è un racconto. Ma è entrambe le cose, pur non appartenendo né alla categoria 'romanzo' né a quella 'racconto lungo'. E’ un madrigale? Forse che sì, forse che no. Però è scritto con gran gusto e stile, per certi versi dannunziano. Forte è anche l’impronta d’una religiosità sospesa fra cristianesimo e buddismo che, partendo da quadri adamitici per sfociare come fiume in piena in ritratti biblici, dà corso a una poesia favolistica d’intrecci, di ricami, di manifesti d’indipendenza e di decadenza.
La scrittura di Valentina Santomo non può che impressionare in positivo il lettore, da subito: non è la solita storia diaristica di chi si racconta, né una scrittura di quelle scontate dove sin dall’incipit si finisce col capire come si evolverà il Tutto. E’ invece una ricerca passionale ed appassionata della propria Psiche vagabonda, alata, anarchica, libera d’incontrare cose e persone, di camminare su laghi di fango a piedi nudi. Una scrittura decadentista che non dimentica la cognizione del dolore di 'essere al mondo', né la religiosità. Forte è anche la critica al materialismo dialettico; in certi passi, “Madrigale” disegna un sentimento poetico à la Sylvia Plath. Valentina Santomo include nel flusso di coscienza scrittoria tante influenze, spesse volte agli antipodi: è così possibile (ri)scoprire in questa autrice poesia alata ed estetismo, spiritualità ed esistenzialismo. Così ci indirizza l’autrice: “Immagino il madrigale come la parte di un arazzo dal ricamo fitto e coloratissimo. Alcuni fili arrivano da lontano e saranno gli stessi a ricamare l’ultimo elemento.”
Navighiamo sul fiume della vita, quasi mai consapevoli che un fiume non è una strada dritta e vuota che si possa percorrere a tutta birra. Ma quand’anche esistesse una strada così, credo che se uno ha un po’ di sale in zucca, in ogni caso, ci penserebbe su due volte prima di portare l’auto al massimo dei giri: magari la strada è proprio dritta e vuota, però nessun santo in paradiso ci assicura che la macchina reggerà la velocità. Un fiume è. Ma un fiume è soprattutto di affluenti, di diramazioni, di scogli: di imprevisti mortali, eppure necessari tanto al fiume quanto a chi lo naviga. Tutto questo è “Madrigale” di Valentina Santomo: non è poco, non è tanto. Ma è. Ed è per le ragioni qui spiegate, che “Madrigale” merita un’attenta lettura o più di una, perché ogni volta è un immergersi nel flusso della vita e della morte, che è di egoismi maschili, di muliebri atti di sconsiderato amore.  
 
Valentina Santomo, nata e cresciuta a Pescara, viaggia molto e spera quindi, per i numeri del caso, di morire altrove. Conquistata un'ambita laurea in lettere a indirizzo storico artistico all'università di Firenze, pensa di poter fare il critico d'arte. Infranti i sogni a causa di un coriaceo verginismo intellettuale, preferisce il secondo mestiere più antico del mondo: la pubblicità. Dismesse le ultime vestigia di pudicizia, si dedica alla pittura, alla fotografia e alla carta/calamaio. Oggi cerca di vivere a New York facendo web design.
 

Madrigale - Valentina Santomo - collana i quaderni di Cico - Cicorivolta Edizioni - ISBN 978-88-95106-18-2 - 1a ediz. 2008 - € 11,00 - pp. 117

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 00:36 | recensioni, cultura, libri, editoria, scrittura, autori, critica, in libreria, al femminile, prima pagina, esordienti | clicca per commentare commenti (11)



Valentina Santomo, "Madrigale", collana i quaderni di Cico, Cicorivolta Edizioni

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, gennaio 29, 2008


Madrigale, Valentina Santomo

in copertina, olio su tela by ANIMO
adattamento grafico, di Phab Postini




"Madrigale"


Valentina Santomo




 
Cicorivolta EdizioniMadrigale è l'impulso originario. L'atto successivo è quello di raccogliere secchiate di memoria, per comunicare il senso profondo dell'essere, della carne, della materia e del vuoto vivo che non si può altrimenti descrivere, per arrivare a comprendere (senza per questo giudicare) i perché di una e di cento esistenze. Ciò che ne scaturisce è un clima dal piglio drastico e indulgente, paradigmatico e svincolato dall'evidenza immediata.
L'anima è un vaso. La madre ha occhi verde uva. E Caino è padre. La nonna è semplicemente Lupa. Leone partì innocente e tornò veterano. Paolina corrisponde a una Penelope di serie b. La famiglia, la città di provincia, la storia passata, sono rivisti attraverso molti filtri; uno slittamento di livelli che conferisce all'impatto narrativo valenza di favola predestinata, di eterno cammino per raggiungere strade, cose, persone, verità. Nel fiume delle immagini, si incontrano personaggi veri e appartenenti a una dimensione universale, soprattutto donne, di ogni tempo, viste talmente a nudo da risultare trasparenti. Non è un romanzo, né un racconto breve o una filastrocca. E allora cos'è? Valentina Santomo risponde: "Immagino il madrigale come la parte di un arazzo dal ricamo fitto e coloratissimo. Alcuni fili arrivano da lontano e saranno gli stessi a ricamare l'ultimo elemento."

"Madrigale è il manifesto anarchico di un donna, la matrice apolide/cosmopolitana/alata che simbolizza il fiammifero nella notte e tutti i vagiti, bagliori successivi e simboli e trasposizioni equivalenti fino all'alba e fino all'evidenza luminosa dell'Io: perno immarcescibile della vita, fra orizzontalità terrestre, verticalità del cielo e ubiquità del tempo; laddove il senso del sacro e del profano si perdono e pure coincidono sempre, fatalmente, con la presa di coscienza spazio-temporale dell'Individuo/Uno." (Paolo West)



un brano tratto da "Madrigale" di Valentina Santomo

(...)
Vorrei, a questo punto della storia, parlare di amore.
Dopo tutti questi secoli di uomini e donne, coi loro figli, i loro peccati, le passioni sterili e le fertili lontananze, non riesco a dire quanto sia e perché sia, amore.
Non mi stupirei se alla fine mi dovessi costringere a nominare amore l'ultimo dettaglio, il lumino più debole, la lucciola nella siepe.
Perché, invece di chiamare a raccolta i fanti e la cavalleria dei sentimenti, non si prova a raccontare le retrovie e le sentinelle di azioni forse ben più ardite?
Che Paolina si sia macerata di passione per il condottiero corso è ormai vicenda nota, ma cosa ne sarà stato di quella povera ragazza in crinolina che tutte le sere lustrava gli stivali dell'imperatore intingendo lo straccio nelle proprie lacrime anziché nel lucido da scarpe?
In tutte le nostre vite c'è, rannicchiata in un cantuccio, una Penelope di serie b, la cui storia non è ritenuta degna degli onori della cronaca.
Nella mia famiglia, all'ombra di Leone e spina, di rosa e l'alchimista, di Caino e mamma uva, e tanti altri di cui forse avrete la pazienza di sapere, si annida il ricordo di Penelope Piccola.
Di lei si potrebbe raccontare in un punto qualsiasi della vicenda, giacché la sua lunga vita si stese da un capo all'altro di questa storia.
Una mattina d'inverno si presentò al cancello del giardino.
Leone la vide, e la scambiò per una bambina che aveva smarrito un gioco al di là della siepe. Quando aprì i battenti trovò una coppia di occhi lucidi sull'orlo della disperazione. Cercava lavoro e un tetto, una casa e magari una famiglia, un posto per far nascere il figlio bastardo dentro di lei.
Leone la guardò, e si rese conto che nel suo giardino, oltre all'opulenza di rose ed ortensie, ci sarebbe stato posto anche per una povera margherita.
Di vita non ce n'è una sola.
Non so quale sia la misura, la quantità o il grado che possa descriverla.
Eppure percepisco che esistono ampiezze di vita.
Un uomo ama e viaggia per quasi cento anni.
Una tartaruga si nutre, si accoppia e si riproduce innumerevoli volte per quasi trecento anni.
Un albero si accresce e respira per fotosintesi per un numero di anni pari ai cerchi del suo tronco, a volte più di mille.
Insetti frenetici nascono, si nutrono, crescono, si riproducono e muoiono dall'alba al tramonto di un solo giorno.
E non riesco a convincermi che il sasso che stringo nella mia mano non possa dirsi vivo.
Penelope visse a lungo, piccola e nascosta. In un angolo ombroso di un piccolo giardino.
(...)



Valentina Santomo, nata e cresciuta a Pescara, viaggia molto e spera quindi, per i numeri del caso, di morire altrove. Conquistata un'ambita laurea in lettere a indirizzo storico artistico all'università di Firenze, pensa di poter fare il critico d'arte. Infranti i sogni a causa di un coriaceo verginismo intellettuale, preferisce il secondo mestiere più antico del mondo: la pubblicità. Dismesse le ultime vestigia di pudicizia, si dedica alla pittura, alla fotografia e alla carta/calamaio. Oggi cerca di vivere a New York facendo web design.



Madrigale - Valentina Santomo - collana i quaderni di Cico - Cicorivolta Edizioni - ISBN 978-88-95106-18-2 - 1a ediz. 2008 - € 11,00 - pp. 117
 

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Veridiana Mallmann, Striscia la Notizia ha la nuova velina

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, dicembre 22, 2007




Veridiana Mallmann

Striscia la Notizia ha la nuova velina
 


di Giuseppe Iannozzi
 


 
Veridiana Mallmann, 21 anni, nessuna esperienza televisiva, ma Antonio Ricci non ha avuto dubbi a sceglierla per sostituire Thais, che sarà presto mamma.
 
Veridiana Mallmann è originaria del Brasile e ha soltanto 21 anni, occhi grigi, capelli biondi. Si dice che non sia fidanzata.
Veridiana Mallmann è la nuova velina di «Striscia la Notizia», che dal prossimo 7 gennaio sostituirà Thais Wiggers.
 
Ma c’è un ma: non parla bene l’italiano. Un problema? Gli italiani stessi non parlano l’italiano!
La clamorosa rivelazione è del settimanale «Tv Sorrisi e Canzoni» in edicola lunedì 24 dicembre. «Non ho paura, l’unico problema è l’italiano, lo parlo poco». Non se la caverebbe male però in altre lingue: portoghese, tedesco, inglese.
 
Veridiana Mallmann è nata a Rio Grande do Sul, nel sud del Brasile, ultima di quattro figli. I genitori hanno un allevamento di polli. Ha fatto la modella, è stata in Germania per due anni e da un mese circa si trova in Italia, la patria di tutte le veline. .
 
«L’arruolamento» sarebbe avvenuto, ovviamente, per puro caso, come in tutte le favole per veline, durante la festa dei 20 anni di «Striscia». E così Veridiana ha incontrato Antonio Ricci. Ricci è rimasto subito folgorato, le ha proposto colloqui e provini e, dopo sole due settimane, Veridiana riceve la telefonata che le fa battere forte forte il cuoricino: «Perchè mi ha scelto? Probabilmente perché sono brasiliana, siamo gente aperta, di buonumore. Vorrei imparare l’italiano, presentare un programma e poi tornare a lavorare in Brasile».
 
Grazie Antonio Ricci, senza di te, «Striscia» e l’Italia delle veline sarebbero sprofondate nel panico più profondo, quello che abbiamo visto tante volte negli occhi dei VIP sbattuti all’Isola dei Famosi!






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JuJol - la folle corsa

JuJol.com - la folle corsa

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 10:13 | segnalazioni, donne, satira, prima pagina, esordienti, attualitĂ , societĂ , curiositĂ , ultime notizie, bionde, tv , bellezza femminile, notizieflash, opinionismo, last news, jujolcom, dalla parte delle bambine | clicca per commentare commenti (3)



Barbara Miele, L’incognita se: 2012, un’apocalittica storia new age

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, novembre 21, 2007


Barbara Miele, L'incognita Se: 2012L’incognita se: 2012

Barbara Miele

Un’apocalittica storia new age


di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
E’ questo il secondo romanzo di Barbara Miele, che per MEF Firenze libri pubblica “L’incognita se: 2012: l’apocalisse secondo un’antica profezia del popolo maya”.
 
La storia è semplice, scorre veloce, si lascia leggere; tuttavia non riserva sorprese al cardiopalmo.
Il costrutto narrativo è intriso di spirito new age, non all’ennesima potenza ma innegabilmente c’è.
 
La storia è quella di un gruppo di archeologi, piuttosto assortiti di varie nazionalità, che viene chiamata in Guatemala da un noto studioso affinché insieme lo aiutino ad analizzare un sito precolombiano, che celerebbe un segreto vitale per il futuro di tutta l’umanità. Gli archeologi, quasi tutti ex allievi dello studioso, non esitano a rispondere affermativamente e subito si recano sul luogo. Ad attenderli c’è il settantenne studioso, affabile ma visibilmente preoccupato: gli scavi sono finanziati dagli Americani, i quali si attendono delle risposte… E le risposte il gruppo di archeologi le trova presto, peccato che agli Americani non piacciano: difatti se diventassero di dominio pubblico, gli USA cesserebbero d’essere la prima potenza mondiale al mondo. Non ci pensano su due volte e ordinano al gruppo di sciogliersi e di tenere il becco chiuso, ovviamente per il loro bene. La storia si complica: gli archeologi non sono disposti a cedere al ricatto americano e faranno di tutto per far sapere al mondo che il 2012 sarà l’anno della fine dell’umanità se non si accoglieranno nel cuore i consigli che il popolo Maya ha consegnato ai posteri tramite tante immagini e glifi.
 
Poteva essere un’avventura più coraggiosa, maggiormente ricca di colpi di scena, mentre così è più una storia adatta a un pubblico adolescente: linguaggio pulito, un po’ di buonismo e di spiritualità new age.
Per gli amanti delle storie con un pizzico di mistero, “L’incognita se: 2012” è indubbiamente un buon libro; per chi invece abituato a letture un po’ più spesse, il romanzo di Barbara Miele, seppur non malvagio, potrebbe lasciare l’amaro in bocca.
 
 
L’incognita se. 2012: l’apocalisse secondo un’antica profezia del popolo mayaBarbara MieleMEF Firenze libri – Collana Biblioteca 80, Narratori - ISBN: 88-517-1382-0 – 168 pp. – € 12.60






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JuJol - la folle corsa

JuJol.com - la folle corsa

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 12:53 | segnalazioni, recensioni, cultura, libri, letteratura, editoria, new age, critica, in libreria, esordienti, novitĂ  in libreria, jujolcom | clicca per commentare commenti (6)



Babsi Jones, troppe parole per un lavoro che è meno di un post-it decapitato

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, ottobre 26, 2007


Babsi Jones

troppe parole per un lavoro
che è meno di un post-it decapitato
 
di Giuseppe Iannozzi
 


 
“Sappiano le mie parole di sangue”, Babsi Jones: il libro dire che è pessimo è poco.
Molto meglio, e più istruttivo, leggere uno dei tanti diari di Liala: soldi molto meglio ben spesi che non questa scrittura sfilacciata, impossibile, che porta al nulla assoluto.
Diaristico?
Magari, sarebbe già un risultato.
Solamente degli appunti, per giunta scritti male, come dei post-it decapitati o amputati, e messi sotto il titolo “Sappiano le mie parole di sangue”. Non un diario ombelicale, nemmeno uno zibaldone della peggior fattura.
Oramai però ho smesso di chiedermi perché mai si pubblicano simili immani panzane. La risposta la porta, la risposta la sa il vento...
 
Però wow! Finalmente Liala si è reincarnata. E l’ha fatto con un nome di serpente piumato, Babsi Jones. Mon Dieu, non se ne può più di simili pubblicazioni tirate per le orecchie – rigorosamente d’asino -, con il naso lungo per giunta.
E che dire degli impossibili quanto divertentissimi paragoni fra Babsi Jones e Virginia Woolf avanzati da Giuseppe Genna? Da rimanerci secchi: Babsi come la Woolf?! Ma dove siamo di casa? A Collegno?
Per farla breve, una “cosetta” impubblicabile. Eppure “Sappiano le mie parole…” è stato pubblicato. E poi mi si viene a dire, con ostinazione perniciosa, che l’editoria non è malata.
 
Davvero non c’è molto altro da dire, tranne che per arrivare alla fine del pastrocchio anti-leopardiano e anti-shakesperiano, mi sono dovuto fare violenza, una violenza fisica per riuscire a tenere gli occhi aperti e non slogarmi la mascella per via dei tanti sbadigli. Sono ancora devastato nel corpo e nell’anima.
 
Leggete Liala, soldi molto meglio ben spesi.
 
 
Sappiano le mie parole di sangue – Babsi Jones - Rizzoli - collana 24/7 – 260 pp. – 16.50 €

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:09 | recensioni, editoria, in libreria, esordienti, novitĂ  in libreria | clicca per commentare



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