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Nicola Tommasoli è morto e Gianfranco Fini assolve i neofascisti

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, maggio 05, 2008


Gianfranco Fini assolve i neofascisti!
Nicola Tommasoli è morto
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
Durante il notiziario Studio Aperto, uno dei due amici che era con Nicola Tommasoli, vittima del pestaggio a morte da parte di cinque neofascisti, ha raccontato: “C’erano i ragazzi, noi stavamo passeggiando, ci hanno chiesto una sigaretta, anche con un tono un po’ strano. Noi abbiamo risposto di no e abbiamo continuato a camminare per la nostra strada senza fermarci. Quando ho fatto per girarmi, uno mi ha sferrato un pugno, da lì è cominciato tutto. Due minuti di panico, faccio fatica adesso perché ho preso tante botte, mi tiravano per i capelli, sono caduto più volte e ho cercato di difendermi come potevo, per fortuna mi sono girato, altrimenti potevo essere lì al posto del mio amico. Cosa ci dicevano? No, non insulti, ci davano le botte ma non dicevano niente. Erano delle bestie, non c’è un motivo né niente”. La vittima-testimone ribadisce l’aggressione alle spalle: “Se Nicola si fosse girato probabilmente non sarebbe lì - dice l’amico, riferendosi alla rianimazione - si sarebbe potuto difendere, avrebbe avuto solo qualche botta”.
 
E’ clinicamente morto Nicola Tommasoli, il giovane ricoverato all'ospedale Borgo Trento di Verona dopo essere stato picchiato a sangue la notte del primo maggio. Alle 18 il collegio medico dell’ospedale ha concluso il periodo di osservazione per l'accertamento della morte. I genitori di Nicola hanno espresso il desiderio di donare organi e tessuti.
 
Vincenzo Stingone, il questore di Verona, si è così espresso: “Il pestaggio non è avvenuto per motivi politici ma per motivi futili. Per quel che ne sappiamo fino adesso il motivo scatenante è stato proprio quella sigaretta negata ai cinque giovani ultras”.

Altri due ragazzi della provincia di Verona sono stati arrestati nell’ambito dell’inchiesta sull’aggressione a Nicola. I due arrestati sono Guglielmo Corsi, 19 anni, e Andrea Vesentini, 20 anni, entrambi di Illasi, un paese poco distante dal capoluogo. Il primo è metalmeccanico, l’altro è promotore finanziario.
Secondo quanto accertato, Corsi e Vesentini erano insieme a Raffaele Dalle Donne, il giovane veronese arrestato per primo da polizia e carabinieri nel corso dell’inchiesta. Dalle Donne si è costituito. Raffaele, già conosciuto alle forze dell’ordine come tipo violento e aggressivo, era fuggito in tuta da ginnastica dopo il pestaggio e non era tornato a casa fino all’alba della mattina dopo. Quando è venuto a cambiarsi, il padre l’ha convinto a costituirsi e lui lo ha fatto, accompagnato dall’avvocato di famiglia.
Corsi e Vesentini, quando in nottata la polizia è venuta a prenderli a casa, non hanno opposto alcuna resistenza e hanno ammesso subito di aver fatto parte del gruppo di aggressori di Tommasoli. Peri e Tarabuio, anche loro ricercati per l’aggressione, hanno invece preso la macchina della madre di uno dei due per fuggire all’estero. Il questore di Verona, Vincenzo Stingone, ha lanciato un appello perché gli aggressori latitanti si consegnino agli inquirenti. I latitanti sono soprannominati "Peri" e "Tarabuio", sono scappati probabilmente in Austria, e gli inquirenti, pur non rivelandone l’identità, hanno spiegato che potrebbero consegnarsi spontaneamente alle forze dell’ordine nelle prossime ore.
 
Gli scontri e le contestazioni della sinistra radicale contro la Fiera del Libro di Torino “sono molto più gravi” di quanto accaduto a Verona. Lo sostiene Gianfranco Fini, a Porta a porta, talk-show politico condotto da Bruno Vespa. “L’aggressione dei naziskin veronesi e la violenza dei centri sociali torinesi sono due fenomeni che non possono essere paragonati”. A giudizio di Fini, in sostanza, se dietro l'aggressione di Verona non c'è alcun “riferimento ideologico”, a Torino le frange della sinistra radicale “cercano in qualche modo di giustificare con la politica antisionista”, un autentico antisemitismo, veri e propri “pregiudizi di tipo politico-religioso”.
“Nel momento in cui tutti dovrebbero piangere la morte di un ragazzo e chiedere la massima punizione per gli assassini assistiamo, invece, ad una serie di basse speculazioni politiche”. Questo il commento di Iacopo Venier, della segreteria nazionale del Pdci, secondo cui “tra queste la più grave è certo quella del presidente della Camera che assolve i picchiatori fascisti e si prepara a scatenare nuove repressioni violente come quelle che egli comandò a Genova nel 2001”. Per Salvatore Cannavò, esponente di Sinistra critica, le parole di Fini sono “allucinanti e incredibili”: “Mettere sullo stesso piano l’incendio di una bandiera con un barbaro omicidio non solo costituisce una assoluta mancanza di rispetto per il dolore di due genitori a cui la barbarie ha strappato il figlio, ma il sintomo della cultura di fondo del neo presidente della Camera”. E Walter Veltroni, giustamente, rincara la dose: “Io sono per non stabilire mai priorità su questi temi. Sono due fatti diversi: nel primo caso c’è la vita di un ragazzo che è stata spezzata ed è un episodio molto grave e sottovalutarlo sarebbe un errore molto serio. Il secondo episodio è altrettanto grave e stabilire delle priorità è assolutamente sbagliato. Bisogna contrastare ogni forma di violenza e intolleranza. Quando poi diventa una violenza fisica nei confronti di un ragazzo ucciso a bastonate, è necessario avere un giudizio molto severo”. Rosy Bindi invita Fini a usare maggiore “prudenza” nel commentare l’uccisione del ragazzo a Verona: “Siamo in presenza di una morte, inviterei il presidente della Camera ad una certa prudenza, credo sia veramente pericoloso stabilire delle gerarchie di gravità tra bruciare le bandiere di un Paese e aggredire una persona fino a sopprimerne la vita”. La presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, si chiede: «Cosa c'è di più grave dell'omicidio di un ragazzo innocente?”.
 
Dopo questa sparata del neopresidente della Camera Gianfranco Fini, si può solo augurare una cosa al nuovo governo: che cada al più presto possibile, che non abbia neanche la durata di uno sputo.


I commenti su questo post sono chiusi a Tutt*, senza eccezioni, in rispetto del dolore della famiglia.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 20:08 | politica, cronaca, totalitarismo, nazismo, cronaca nera, violenza, prima pagina, fascismo, ingiustizia, ultime notizie, scandali, nazisti, fascisti, cronaca vera, assassini, fondamentalismi, allarmi, societĂ  e politica, gioventĂą bruciata, nazifascismo, notizieflash, criminali, last news, inkazzatissimo | clicca per commentare



L’Italia ai neofascisti?

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, maggio 04, 2008






L’Italia ai neofascisti?


di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Il fatto è quantomeno grave. Gravissimo. Nicola Tommasoli durante la notte del primo maggio è stato avvicinato da alcuni giovani, gli hanno chiesto una sigaretta, gli è stata rifiutata, ed allora è scattata la punizione, calci e pugni. Nicola l’hanno lasciato privo di sensi, più morto che vivo. In ospedale le sue condizioni sono subito apparse disperate: in queste ore il ragazzo lotta tra la vita e la morte. Il padre di Nicola: “Sono realista non voglio illudermi. I medici dicono che c’è stata una piccola ripresa poi rientrata. Non so che pensare”.
Un ragazzo di venti anni, interrogato dal magistrato Francesco Rombaldoni, ha confessato: “piena confessione”. Non è un volto nuovo alle forze dell’ordine, si tratta di un ultrà neofascista dichiarato, in passato già finito nelle mani della polizia per essersi reso colpevole di aggressioni dichiaratamente razziste nonché per violenza negli stadi.
 
Nell’intanto è caccia aperta per gli altri quattro aggressori. Due di loro sono già stati identificati, ma sono fuggiti all’estero: per loro è subito stato spiccato un ordine di cattura. L’aggressore fermato è invece stato tradotto in carcere a Montorio. Dalle prime indiscrezioni, si sa che il neofascista appartiene a una famiglia piuttosto benestante di Verona. Il neofascista si è costituito in mattinata presso la Digos di Verona, ovviamente accompagnato dal suo avvocato di fiducia.
Il neofascista era già noto alle forze dell’ordine: come ultrà del Verona, per violenza negli stadi nello scorso febbraio era stato sottoposto a Daspo; nel 2007 era stato indagato dalla Digos insieme ad altre sedici persone per associazione a delinquere finalizzata a discriminazione razziale per alcune aggressioni avvenute sempre a Verona. Il giovane fascista frequenta ambienti vicini a Forza Nuova, tuttavia l’associazione di estrema destra oggi nega qualsiasi coinvolgimento e minaccia di querelare chiunque intenda associare l’episodio a FN. “Nessuno si permetta di associare Forza Nuova a tale vicenda”, ha minacciato il coordinatore nazionale Paolo Caratossidis: “I nostri militanti non compirebbero mai un atto di così grave stupidità e cattiveria; se poi il ragazzo frequenta ambienti ultras o piazze dove si ritrovano neofascisti, questo è un altro discorso, non collegabile a Forza Nuova. Come movimento politico prendiamo completamente le distanze da tale indegno e vergognoso atto. Forza Nuova è contraria a ogni forza di violenza, tanto più se insensata, illogica e incivile come quella compiuta da quella banda di pazzi irresponsabili”.
 
Anche il Veneto Fronte Skinheads nega di essere coinvolto. Parla il presidente Giordano Caracino: "Il ragazzo, dalle informazioni che abbiamo, non fa parte del Fvs, non lo conosciamo. Non basta avere i capelli corti, un bomber o avere certe idee per far parte del nostro movimento. Noi prendiamo le distanze in maniera categorica dall'accaduto e dalle persone che l'hanno compiuto".
 
Nell’intanto Michele Santoro, per aver portato ad Annozero alcuni spezzoni del Vaf-Day tenutosi a Torino il 25 aprile, ha ricevuto la partaccia del presidente della Rai Petruccioli. Santoro, che vi piaccia o no come giornalista e uomo, ha il sacrosanto diritto di fare la “sua” trasmissione, che è appunto la sua trasmissione. Le reti Rai sono tre, escludendo quelle via satellite, e in teoria dovrebbero fornire informazione all’Italia tutta, quindi dovrebbero dare spazio a tutti gli schieramenti sociali e politici presenti oggi in Italia, anche a Beppe Grillo. In queste ore ciò che di più si paventa è che sia in atto qualcosa di più di una mezza idea di censurare i personaggi ritenuti “scomodi”. Che il presidente della Rai abbia forse in mente di censurare Santoro - come già avvenne sempre sotto il governo Berlusconi? Per chi ha corta la memoria, sotto il precedente governo Berlusconi un editto colpì Michele Santoro, Daniele Luttazzi e in maniera più che mai violenta il compianto Enzo Biagi, con quello che oggi è da tutti ricordato come l’editto bulgaro.
 
Se questo è il clima sociale dopo la vittoria della destra in Italia, Dio non lo voglia!, allora questo paese è destinato a sprofondare nella sua stessa immondizia senza possibilità alcuna di assoluzione.






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Mosley: «Vita sessuale? Fatti privati»

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, aprile 21, 2008





Mosley: «Vita sessuale? Fatti privati»

 
di Giuseppe Iannozzi



«Orgia nazista con cinque prostitute». Con questa pesante accusa il presidente della Formula Uno Max Mosley è stato messo alla gogna da News of the World. «In segreto è un pervertito sessuale sadomasochista» scrive senza mezzi termini il tabloid domenicale londinese. La prova? Un video di cinque ore dove si vede Mosley - figlio di un famigerato leader fascista britannico - che si atteggia a comandante di un lager nazista durante una «depravata orgia in stile nazista», dà ordini in tedesco alle prostitute nude o seminude, le frusta e poi a sua volta «gode a farsi frustare a sangue» scrive il tabloid inglese. «In pubblico il boss della Formula Uno respinge il malefico passato del padre ma in segreto fa giochi nazisti in un’orgia da 2.500 sterline» riferisce il News of the World.
Max Mosley, figlio di Oswald Mosley* che tra le due guerre mondiali fondò l’Unione Britannica dei Fascisti e manifestò una sperticata ammirazione per Hitler e Mussolini, oggi presidente della Formula Uno avrebbe dato sfogo ai suoi istinti nazisti in un lussuoso appartamento nel quartiere londinese di Chelsea. Pagando in anticipo alla «dominatrice» (la prostituta-leader) 2.500 sterline in contanti, circa 3.100 euro. Il tabloid non spiega come i suoi «segugi» siano riusciti a mettere mano sul video hard ma fa un dettagliatissimo resoconto dell’orgia, con Mosley che alterna i ruoli dell’aguzzino e della vittima immaginando di trovarsi in un campo di concentramento. Per accentuare lo «stile nazista» due delle cinque prostitute erano vestite come le donne recluse ad Auschwitz. Sposato da 48 anni con Jean, padre di due figli già grandi, Mosley ha lasciato l’appartamento di Chelsea dopo quasi cinque ore. Il tabloid fornisce persino l’ora esatta in cui è uscito dalla porta: le 17.05. «Si tratta di una questione fra Mosley e il giornale» fa sapere una fonte della Federazione internazionale dell’automobilismo.

«Ho una vita sessuale un po’ eccentrica», così afferma alla fine Mosley, puntualizzando però che sono «fatti privati» e che non ha alcuna intenzione di dimettersi dal vertice della Fia.
Max Mosley lascerà nelle mani del consiglio mondiale della Federazione il suo futuro nello sport. In un’intervista al Sunday Telegraph, dopo la pubblicazione del video choc di un’orgia di ispirazione nazista, Mosley si difende come può: «La maggior parte delle persone ritiene che se qualcuno pratica questo genere di cose, e lo fa senza offendere nessuno e senza violenza, sono fatti privati». La difesa è debole, ma l’ormai 62enne Mosley ci tiene a sfidare l’opinione pubblica con le unghie e coi denti. Chissà che ne pensa la moglie, ma sono affari privati, per l’amor del cielo!

Mosley si è dunque affidato al voto a scrutinio segreto che l’assemblea della Fia esprimerà il 3 giugno a Parigi: «Dirò loro che è sempre stata mia intenzione non andare oltre il mio mandato nel 2009. Se vorranno farmi andare avanti, lo farò. Se non sarà così, ovviamente mi fermerò». E prima di chiudere la sua apologia Mosley non risparmia un ultimo strale per la Gran Bretagna, alla quale augura che in futuro ci sarà maggior rispetto per la privacy: la richiesta avanzata all’Alta Corte da Mosley di bloccare la diffusione del video è stata infatti respinta in quanto, sebbene il giudice lo avesse definito «intrusivo e degradante», il filmato era dovunque in Rete, era quindi impossibile bloccarne la visione/diffusione.
 
 
* Sir Oswald Ernald Mosley (Londra, 16 novembre 1896 – Orsay, 3 dicembre 1980) è stato un politico britannico. E’ stato il fondatore nel 1932 del British Union of Fascists, formazione politica di estrema destra, vicina al Partito Nazionale Fascista di Mussolini, che almeno nella prima parte della sua storia, ebbe un certa popolarità tra gli ambienti conservatori per la sua verace adesione all’anticomunismo e al protezionismo. Testate giornalistiche come il Daily Mail e il Daily Mirror la sostennero pubblicamente in più di un’occasione. Alcuni politici di destra arrivarono a ipotizzare un’alleanza tra conservatori e blackshirts (camicie nere) in funzione anti-laburista.
All’inizio degli anni Trenta Mosley, a seguito di una grande revisione politico-ideologica, cominciò a considerare benevolmente l’Italia fascista (ne apprezzava soprattutto il corporativismo) e divenne un seguace di Benito Mussolini. Nel 1930 Mosley fondò il New Party, che ebbe il suo battesimo elettorale l’anno seguente nelle elezioni suppletive di Ashton-under-Lyne in cui ottenne il 16% dei voti. A seguito di altri insuccessi elettorali, nel 1932 Mosley gli cambiò nome in British Union of Fascists (BUF) rendendo palese la sua scelta di campo in favore del fascismo.
Nel 1937 la BUF si presentò alle elezioni comunali di Londra ma ottenne pochissimi voti, in parte appannaggio del nuovo partito presieduto da William Joyce, che per molti anni era stato il responsabile della propaganda del BUF e di fatto il principale collaboratore di Mosley. Il 23 maggio del 1940 Mosley venne arrestato con la moglie e alcuni irriducibili sostenitori: fu condannato a tre anni di carcere e durante il periodo di reclusione nacque il figlio Max, oggi presidente della Federazione Internazionale dell’Automobile. Nel 1968 scrisse un’autobiografia dal titolo My Life e nel 1977 fu candidato alla carica di rettore magnifico dell’università di Glasgow, ottenendo100 voti. [ riduzione della voce presente su Wikipedia, L’enciclopedia libera; per ulteriori approfondimenti si consiglia la lettura integrale del pezzo presente su Wikipedia. ]

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Al Circolo “Mario Mieli” di Roma aggressione omofobica nazifascista

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, aprile 18, 2008





Al Circolo “Mario Mieli” di Roma

aggressione omofobica nazifascista

al grido di “froci di merda”



Subito la severa condanna della Sinistra


di Giuseppe Iannozzi
 


Aggressione omofobica di chiaro stampo nazifascista, nel pomeriggio del 17 aprile, contro il Circolo di Cultura omosessuale “Mario Mieli” di via Efeso, a Roma.
Si legge in un comunicato diramato dall’associazione: “Un folto gruppo di ragazzi di età compresa tra i 20 e i 25 anni ha fatto irruzione presso la sede del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli in via Efeso 2/a, mettendo a soqquadro l’ingresso, rovesciando scrivania, estintori, divano, quadri e materiale informativo. Solo grazie all’intervento dei soci presenti al primo piano dell’Associazione, i vandali si sono allontanati gridando improperi come Froci di merda ed inneggiando al Duce e ai campi di sterminio“.

Il documento pone l’accento anche sul nuovo clima politico - venutosi a consolidare in Italia dopo le elezioni del 13 e 14 aprile -, che ha lasciato strada libera alla Destra, soprattutto a quella delle fasce più intolleranti: “Se così fosse ci verrebbe da dire, amareggiati e preoccupati, Cominciamo bene!“. Ci si augura comunque “che sia stato solo un episodio isolato, anche se grave”. Il circolo è in vita nella capitale da ben 25 anni e oggi teme che si possano ripetere spedizioni punitive, che metterebbero a serio rischio le attività dell’associazione, oltre all’incolumità delle persone che operano all’interno della struttura.
“Un’azione chiaramente intimidatoria”, ha sottolineato la presidente del circolo Rossana Praitano. “E’ assolutamente non casuale che avvenga sotto al ballottaggio, dopo la sconfitta della sinistra. Tutto questo può aver risvegliato vecchi istinti bestiali”.
La Sinistra, per voce del sindaco candidato Francesco Rutelli, ha subito e giustamente condannato il grave accadimento: “Ci vuole grande fermezza e una risposta corale nei confronti di questo rigurgito del fascismo intollerante e omofobico. Dobbiamo scongiurare che la campagna elettorale sia accompagnata da fatti come questo che sono da relegare nei sotterranei della civiltà”. Per l’ex candidato a sindaco di Roma Franco Grillini è stato “un atto gravissimo di recrudescenza squadrista” anche perché “ci sono stati candidati soprattutto a destra che hanno flirtato con l’estrema destra neofascista e neonazista”.

Il presidente dell’Arcigay Aurelio Mancuso ha espresso “vicinanza e solidarietà” al circolo evidenziando che “il nuovo governo deve farsi carico di sanare le lacune legislative che non puniscono i reati di odio e di omofobia al pari dei reati contro la razza e la religione. Per queste persone occorre il pugno di ferro […] il gravissimo episodio avvenuto al circolo Mario Mieli non è che la punta di un iceberg di un pesante clima d’odio giunto a livelli non più sopportabile qui in Italia”. Sull’onda dell’emozione, alla fine, anche il candidato del Pdl Gianni Alemanno ha condannato l’episodio: “Si tratta di un gesto intollerabile”. Per l’Arcigay di Roma le parole dell’ex ministro di An sono arrivate davvero troppo tardi. L’associazione, “di fronte al silenzio della destra”, aveva già espresso infatti la sua preoccupazione “verso chi si candida a governare la nostra città senza mostrare solidarietà verso le vittime di un agguato fascista che mira a mettere in dubbio la stessa esistenza della comunità lesbica, gay e trans”.

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Arrestati sedici simpatizzanti dell’estrema destra

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, febbraio 26, 2008





Arrestati sedici simpatizzanti

dell’estrema destra
 

 
a cura di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Arrestati almeno 16 simpatizzanti dell’estrema destra, alcuni vicini a Forza Nuova, tutti giovani, quasi tutti ultras laziali. Sono stati arrestati stamane nel corso di un’operazione dei carabinieri del Ros e Digos romani. Gli arrestati fanno parte, secondo gli inquirenti, di una struttura criminale protagonista di atti di violenza, anche di matrice politica, tra i quali gli assalti alle caserme di Ps in occasione della morte di Gabriele Sandri e l’irruzione ad un concerto rock della Banda Bassotti a Villa Ada. In corso ci sono anche una cinquantina di perquisizioni.
 
Tra i reati contestati associazione per delinquere, devastazioni, lesioni, porto di oggetti contundenti. Per coloro che risultano coinvolti negli scontri dell’11 novembre scorso dopo la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri – che pare sia avvenuta per mano di un poliziotto in una piazzola dell’autostrada nei pressi di Arezzo dopo una rissa tra due gruppi di ultrà - è scattata anche l’aggravante del terrorismo, la stessa già presa in esame in occasione dei primi arresti per l’assalto alla caserma di via Guido Reni. L’inchiesta era scattata subito dopo gli incidenti scatenati dai tifosi della Roma e della Lazio attorno allo stadio Olimpico, domenica 11 novembre (2007).
 
Quattro gli indagati coinvolti nei fatti di Villa Ada sul finire del giugno 2007, quando una ventina di persone armate di bastoni, a volto coperto, fecero irruzione durante il concerto della Banda Bassotti ferendo due persone. Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate dal Gip Guglielmo Muntoni su richiesta dei Pm Pietro Saviotti, Franco Ionta e Caterina Caputo.
 
Spedizioni punitive contro tifoserie ostili, aggressioni di extracomunitari, assalto ad un centro rom, progettata partecipazione agli incidenti campani per l’emergenza rifiuti, irruzioni nei centri sociali frequentati da giovani di sinistra: tutto questo, e altro ancora, è opera di un gruppo di giovani fascisti, i cui nomi non erano nuovi alle forze dell’Ordine. L’ideazione dell’assalto ad un accampamento rom da parte di alcuni degli indagati risalirebbe ai giorni successivi all’omicidio di Giovanna Reggiani. Poi la morte di Gabriele Sandri deviò l’attenzione criminale del gruppo fascista. Le misure restrittive sono state comminate perlopiù a dei pregiudicati. Molti di loro sono stati raggiunti da Daspo, il provvedimento amministrativo che vieta l’ingresso negli stadi.






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Black List in Rete: il delirio dei nazifascisti

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, febbraio 09, 2008






Black List in Rete


Il delirio dei nazifascisti
 


 
di Giuseppe Iannozzi
 


 
Ernesto Ferrero ha spiegato, con netta chiarezza: “Sbaglia chi non scinde politica e cultura, e presenta per l’ennesima volta un’immagine faziosa e intollerante della Palestina. Chi protesta non sa il significato di 'ospite d’onore': non prevediamo corone fiorite e lanci di caramelle dai balconi, ma incontri con scrittori, per di più critici col governo. Cosa temono gli autori arabi? Vengano a Torino ed espongano democraticamente il loro punto di vista”.
Se non si è d’accordo che alla Fiera del Libro di Torino ci sia solo Israele, sono dell’opinione che uno che la contesta per questo motivo (assurdo) non dovrebbe parteciparvi. Non partecipare alla Fiera, ma non con lo spirito di chi la boicotta, piuttosto con lo spirito di chi per coerenza con le idee che ha espresso a voce e per iscritto, producendo purtroppo un gran baccano mediatico. Moni Ovadia e Dario Fo, che faranno? Parteciperanno alla Fiera, sono inseriti in qualche programma? Non lo so.
(leggi anche La fatwa di Tariq Ramadan)
 
Mi ripeto: quegli imberbi con quel “No Israele” hanno fatto solo del male alla Sinistra e non solo, hanno difatti portato nel mondo l’immagine di un’Italia antisemita e casinista. Poco importa che si tratti di giovinetti dispettosi.
 
Ritengo del tutto immotivata la fatwa di Tariq Ramadan, che purtroppo ci offre l’immagine di una Palestina chiusa in sé per colpa di pochi individui con idee un po’ troppo calde in testa.
 
Credo che molto di quanto sino ad ora è stato detto e fatto, è anche e soprattutto la conseguenza alle affermazioni di Ernesto Ferrero, c’è difatti chi gli ha portato solidarietà e chi invece l’ha contestato. Oserei dire che la solidarietà espressa è diventata, ahinoi, anche un fatto politico, che ha spaccato la Sinistra e che ha concesso alla Destra di rampognare certe fasce della Sinistra.
Ma quale Sinistra? Forse quella di Fassino, di Veltroni o quella del Professore? O quella di Fausto Bertinotti che è stato costretto a prendere le distanze dalle idee del Partito Comunista onde evitare d’esser tacciato antisemita? La Sinistra non è frammentata, è polverizzata, non perde mai l’occasione per menarsi la zappa sui piedi.
 
In queste ore di fuoco, per la letteratura e per la politica della/nella letteratura, una denuncia formale è stata esposta alla polizia postale, con un appello alle istituzioni, al ministro dell’Università, ai rettori, agli atenei a costituirsi parte civile “per bloccare un cancro che può espandersi e colpire chiunque”. Sono le misure che la comunità ebraica romana intende mettere in campo contro degli ignoti di un blog che hanno messo in rete una ignobile black list di 162 professori ebrei, accusati di “fare lobby” a favore dei “sionisti”. Tra loro, docenti che insegnano a La Sapienza e in altre università italiane. Una lista che ha suscitato la reazione del Viminale, che ha annunciato accertamenti tramite la polizia postale.
 
“Quel blog va oscurato, ogni tentativo di dare fiato all’antisemitismo deve allarmarci e vederci reagire”, annuncia categorico Walter Veltroni. E prosegue: “Ha ragione la comunità ebraica, la reazione a fatti come questo vanno denunciati e immediatamente combattuti. Le liste di professori ebrei ricordano quelle delle leggi razziste del 1938, ma chiunque voglia ripercorrere la strada dell’antisemitismo si scontrerà con l’opposizione e la ripulsa degli italiani. Il fatto è particolarmente grave perché avviene nel mondo dell’università e degli studi, dove invece più forte dovrebbe essere il rifiuto di ogni forma di discriminazione e di odio”.
 
“Siamo in presenza di un evento inquietante: chi si è reso autore di questa iniziativa delirante ha commesso un reato e va punito” afferma la docente di Storia moderna della Sapienza di Roma, Anna Foa, uno dei nomi presenti nella lista di 162 professori universitari, in gran parte ebrei, apparsa sul blog: “Siamo al limite della follia. Una lista di nomi, slogan antisemiti: si tratta di un salto di qualità che sinceramente spaventa”. Spiega Anna Foa: “Su internet se ne trovano a decine di siti del genere però non si era mai arrivati a vere e proprie liste. Apprezzo che la comunità ebraica di Roma abbia subito presentato una denuncia, questi sono fenomeni che non vanno sottovalutati. Fortunatamente in Italia esistono leggi chiare in materia di antisemitismo: è il caso di cominciare ad applicare anche nei confronti di chi utilizza la rete per farsi portatore di messaggi di questo genere”. E Riccardo Pacifici: “La reazione non può rimanere limitata ai diretti interessati come singoli e come comunità, ma deve riguardare tutta la società. Una volta che si saprà chi sono gli estensori del blog, ci deve essere una risposta generale delle istituzioni, va messo un punto fermo. La black list è espressione di un meccanismo reiterato che si unisce a tentativi di boicottare la collaborazione tra università italiane ed israeliane. Tutti aspetti che invitano a essere vigili e non abbassare mai la guardia”.
Il blog del delirio antisemita era su ilcannocchiale.it che l’ha prontamente oscurato.
Spiegano gli investigatori della polizia postale: “E’ una scelta degli stessi gestori del sito. Non siamo stati noi a oscurarlo, per qualsiasi intervento aspettiamo di sapere quale tipo di reati ipotizzerà eventualmente la magistratura”.
Il blog è stato dunque oscurato. Ma tempo poche ore ed è rispuntato in rete, sulla stessa piattaforma, ilcannochiale.it, ma con una url diversa.
 
Temo che la questione non sia finita qui e che il dibattito acceso non potrà che esplodere ancor di più, a solo danno della letteratura e degli autori. Mi auguro però che così non sarà.
 
Speriamo che in futuro questi fattacci oltremodo spiacevoli non accadano più né in Italia né altrove, Palestina ed Israele inclusi.

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