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Vito Benicio Zingales, Ella Wenders, Luca Lucchesi: insieme per "Da Mezzanotte a Zero"

written by King Lear    - mercoledì, luglio 02, 2008








Ella Wenders e Vito B. Zingales 

“Da Mezzanotte a Zero”


un film per la regia di Luca Lucchesi

 
 
 
 
Vi avevo segnalato e proposto, neanche poi troppo tempo fa, uno straordinario romanzo, “Cosa di noi” di Vito Benicio Zingales, edito da Edizioni Clandestine: scrivevo allora “un pugno diretto allo stomaco, che fa star male, perché impossibile è non riconoscere le ragioni di una terra, la Sicilia, e della sua gente. Un romanzo coraggioso, come pochi, da leggere assolutamente”, e aggiungevo inoltre senza mezzi termini, “il linguaggio spinto, volutamente maccheronico, adotta registri popolari non dimenticando di passare dal più sofisticato Leonardo Sciascia al più tradizionale Andrea Camilleri.” Ve lo presentavo come un libro da leggere assolutamente, perché opera di alta Letteratura come rarissimamente è dato oggi d’incontrare in un panorama editoriale sempre più asfittico e stereotipato. Leggere “Cosa di noi” di Vito Benicio Zingales mi fece una impressione enorme, enorme per l’alto stile letterario, enorme per i coraggiosi contenuti scevri di qualsivoglia ombra d’ipocrisia, non a caso paragonai la scrittura di Zingales al più sofisticato Sciascia e al più tradizionale Camilleri.

Oggi vi porto in anteprima delle notizie importanti, molto importanti – è bene sottolinearlo più e più volte – a proposito di questo straordinario autore che è Vito Benicio Zingales, criminologo presso la Prefettura di Palermo in qualità di Coordinatore didattico di Criminologia e notevolissimo Scrittore, con la S maiuscola. Chi mi segue sa bene che non sono uno di quei critici facile agli entusiasmi: in questa occasione sono però in fibrillazione, perché quanto sto per riferirvi conferma che la classe non è acqua, che la classe non nasce dagli stereotipi modaioli del minimalismo (carverismo).
“Cosa di noi” avrà presto un seguito: il titolo del nuovo romanzo di Zingales è “Il rigattiere del Cielo e il segreto codice dell’acqua”: vi anticipo solo che si parlerà di mafia, di Massoneria, di rabbia isolana e di onore, del vero onore Siciliano.Di per sé già solo questa notizia dovrebbe infiammare gli animi di chi ha saputo riconoscere nella scrittura di Zingales una notevole potenza espressiva di denuncia sociale e politica, di stile. Ma non è solo questo il motivo per cui sono su di giri: a breve uscirà per Armando Siciliano Editore la prima parte della trilogia de “Il truccatore dei morti”, un noir esoterico molto particolare, di cui vi parlerò molto presto; e sempre per lo stesso editore un altro romanzo firmato da Zingales, “Da Mezzanotte a Zero”. Bene, e adesso tenetevi forte: “Da Mezzanotte a Zero”, proprio questo libro di Vito B. Zingales verrà sceneggiato da Ella Wenders, nipote di Wim Wenders, e il film vedrà dietro la macchina da presa Luca Lucchesi. Vi sembra forse poco?

Vi terrò sicuramente informati sui nuovi lavori di Zingales e sul film, quindi fareste bene a seguirmi con molta attenzione. E non da ultimo vi invito ad accattarvi almeno una copia di “Cosa di noi” di Vito B. Zingales, perché ho la netta sensazione che se non vi date subito una mossa rischiate di rimanere senza un pezzo da novanta della nuova grande Letteratura italiana. Perché se c’è speranza di rinnovamento e di resurrezione per la Letteratura è per merito di Zingales e di autori coraggiosi come lui, che la classe e il talento ce l’hanno nel sangue.

Giuseppe Iannozzi

 
 
Cosa di noi


Lo straordinario romanzo

di Vito Benicio Zingales


  
di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
“Io non so cos’è che si muove dentro a taluni uomini. Ma so per cosa muoiono certi siciliani. E’ come quei fiori che dilagano nel tempo dei sassi. Poi incominciò e fu soltanto uno di quei silenzi fruttati di mennule amare.”
 
 
Esistono romanzi scritti bene, altri scritti male, romanzi che sanno raccontare una storia, altri che raccontano solo la retorica. “Cosa di noi” di Vito Benicio Zingalesracconta la “maffia” siciliana, quella palermitana, una storia che potrebbe essere reale quanto realisticamente inventata. E’ un lavoro che si lascia leggere tutto d’un fiato, senza concedere pause al lettore. E’ uso comune dire che la “maffia siciliana” coincida con la nascita dello Stato moderno e ne rappresenti uno “stratificarsi di potere in alternativa alla debolezza mostrata dal radicamento del potere legale dello Stato stesso”. In “Cosa di noi”, Zingales si spinge più a fondo, perché “cosa-di-noi” è soprattutto una guerra che si combatte lungo le strade, una lotta per la sopravvivenza, per l’onore, ma anche per tentare di esistere. E’ una lotta barbara, quasi cristiana, dove la civiltà si spegne in una rabbia sociale quanto antropologica per risorgere come istinto di sopravvivenza, la stessa che Asbury Herbert disegnava ne “Le gang di New York”. «Quei gangster di New York, questo avevano di straordinario: erano materiale narrativo puro, grezzo ma di grande valore, carne da romanzo, racconto che si fa sangue e pelle, ferita e cicatrice. Naturale che Herbert Asbury ci abbia ricavato un libro documentato e puntiglioso, dickensiano e, a tratti, comico, perché, spesso, non c’è effetto comico più grande della violenza istintiva…», spiega Gabriele Romagnoli nella Prefazione al romanzo di Asbury.
Vito Benicio Zingales descrive il gangster di casa/cosa nostra e l’effetto è nell’insieme tragico, maturo, violento, comico, ma ogni pagina è spiegata con tratto amaro: la violenza per quanto istintiva possa essere, o anche solo ereditaria, è sempre una ferita che non potrà mai guarire. Le trasformazioni subite dalla mafia nel corso degli anni sono così tante che è impossibile stabilire una continuità diretta fra mafia borbonica e mafia moderna. Sicuramente i rapporti sociali sono stati violentati e guardare in strada la propria ombra, in alcuni casi, può essere necessaria precauzione. Zingales indaga nella violenza che percorre le strade: lo stile, a volte iperbolico, è una necessità per evidenziare che qualcosa di grosso sta accadendo anche se all’occhio non allenato, sprovveduto, potrebbe sembrare inezia. Niente accade per caso e anche i fatterelli da poco sono sintomo che qualcosa di grande si sta preparando, o che qualcosa è già accaduto; ed è così che quella che poteva sembrare una inezia, un fatterello, è puleggia di un ingranaggio mostruoso che non concede pietà a nessuno, né allo Stato, né al mafioso, né al cristiano vessato. Il linguaggio spinto, volutamente maccheronico, adotta registri popolari non dimenticando di passare dal più sofisticato Leonardo Sciascia al più tradizionale Andrea Camilleri. I personaggi sono macchiette, ridicoli, ma nella loro ridicolaggine sta la loro forza espressiva: il malavitoso, Don Giacomo Galanti, così come Sebastiano Vinci, ispettore di polizia, sono vittime dei tempi, del passato, della tradizione che li vede impegnati in una caccia all’uomo, a confrontasi l’uno di fronte all’altro, perché entrambi hanno un conto in sospeso in comune da risolvere e lavare col sangue, con la sconfitta o la vittoria. Non è romanzo che metta in campo vinti o vincitori, eroi per caso o miti inventati, è piuttosto un sapiente coacervo di identità umane che fanno orgia negli abusati significati che si potrebbero attribuire ai concetti di “bene” e “male”. Questi finiscono col perdere valore, perché i confini dei loro significati si intrecciano, si superano, si inghiottono nella loro stessa quiddità.
Vito Benicio Zingales, palermitano, nato nel 1963, svolge attività di criminologo presso la Prefettura di Palermo in qualità di Coordinatore didattico di Criminologia (Zingales è anche collaboratore del Professore Gianvittorio Pisapia), dopo Là, oltre i campi di Sfaax (2002), ci regala “Cosa di noi”, un romanzo attualissimo, che colpisce duro, un pugno diretto allo stomaco, che fa star male, perché impossibile è non riconoscere le ragioni di una terra, la Sicilia, e della sua gente. Un romanzo coraggioso, come pochi, da leggere assolutamente.
 
 
Cosa di noi - Vito Benicio Zingales - Collana frontier-line – Edizioni Clandestine - Codice ISBN 88-87899-63-0 - Pagine 184 - Euro 10,50
 
 
Bookmarks:
 
www.edizioniclandestine.com
 
http://www.edizioniclandestine.com/schede/cosadinoi.htm
 
 
 
Un estratto da “Cosa di noi”
 
 
Di là, passavano formichi, sciacalli e giaguari. Il passaggio, nonostante l'abbondante gocciolare dell'acqua, risultava comunque e sempre solcato dalla frequenza torrida di certe aride vene di terra. Qua e là verminavano scorzami di cielo che, indisponente, talvolta, dirompeva sulle polpose foglie dei radi cespugli d'alloro. Là non potevano dirsi distinte le stagioni.
Molto simili le une alle altre, l'unica differenza era data dal troppo caldo o dal troppo freddo. E comunque la pensassero gli isolani di quel posto, il tempo, valutando misere e mediocri le pretese degli uomini, si attribuiva sovranità e giudizio tanto, da mischiare lentezze e oblii con aristocratica crudeltà, a nani e giganti.
Che fosse un bel posto, lo era di certo e a tal punto che il cielo, abbassandosi di un tanto, tra giallanze e vitigni, si disputava, col sole quell'imbrunirsi di silenzi, agavi e perennità inviolate che tanto piacciono a formichi, sciacalli e giaguari. Tutto questo accadeva in silenzio nella perfezione del buio tanto che tra i nani più vogliosi e superbi, ma anche tra i più arroganti giganti era in uso scegliersi le tane più profonde per allungare su quel cielo bocca, narici e unghia.
E tutto questo per sentirsi simili a Dio. Ma nonostante l'arguzia di alcuni pochi e l'infamità di altri ancora, questi, tali e quali rimanevano. Certo è che molti di questi, per un verso o per un altro ci morivano sovente, tanti altri, nonostante il desiderio di sentirsi simili a Dio, preferivano, si vivere in quelle medesime tane, ma non certo per allungare il collo su quel tanfo di cielo.
Alla fine restavano i "moltissimi altri"…ma questi erano così compiaciuti di se stessi che fingevano di essere, in rapida alternanza, cielo, tanfo, tana e Dio. Questi, per alcuni, erano i migliori. Erano Siciliani. Ma in questa terra di figliolanze immischiate, di tanto in tanto, nascevano pure signori.
 
Ora X.
Odore di notte. L'odore della solita città, colle paure e gli errori di sempre. La città delle rivincite. Le lampade, come lacrime di zenzero, cadono piano e diritte e alla fine, scivolando sulle improbabili infiorescenze lilla e marrò del grande souk attraversano, lentamente, l'incenso delle turrite moschee. Medine, tarantelle e gonfi bordelli, tutti in fila approssimati, corrono, dalla casbah all'ultimo ribat. Alle 24, ombre e peccati insieme, sembra che stazionino davanti l'arco di Piazza Vittoria.
Gira la mezzanotte in Questura e gli odori, detonando sulle profonde colorazioni dell'oblio si fanno più forti. La città dorme "accanto"…di lato, dilatandosi compiaciuta per quelle solite scene che si ripetono sulle medesime frequenze, tra cristallo, fango e cemento. Tutto si moltiplica a velocità supersonica nel bizzarro tempio della notte: dai cieli che negreggiano in fondo allo stomaco del cassero, all'umida dissolvenza delle prostitute slave conficcate sul catrame a pattugliare il loro sepolcro di abusi. Le solite scene carambolano sul sempre solito taccuino del buon vecchio Sovrintendente Capo Angelo Carlone, capopattuglia di servizio sulla volante 0 12 "Duomo".
Ha il turno di notte; sta lì nel suo pezzo di città in movimento, per fermarne i battiti clandestini e le piccole illecite convergenze. E' mezzanotte. Tutta la prima squadra esce al completo. Sono sbirri di notte e sbirri in silenzio, sbirri infami del cazzo e d'animo sbirri soltanto. La squadra esce in silenzio, verso quei soliti labbri di marmo escoriati da una polpa indistinta di pupille senza fondo. Driiin! Fatalità? No, è la Omicidi, passamontagna, M12, più debiti e pruriti. Driiin! Holliwood? No, è Leone Bellamorte, il giornalista di cronaca in un solo filo di voce: - Novita?- Escono in silenzio con il Franchi a pompa e le ostie consacrate, le ordinanze d'arresto e la rabbia che gli affumica, ormai da mesi, le palle fino al cervello. Passo dopo passo tutta la squadra esce nella notte colla fede attaccata al culo e l'orgoglio del cazzo cucito ancora tra placca e Beretta 9x21.
Oggi si celebra la "Santa Messa": certo che credono in Dio…ma ancora di più credono in Bastià e sempre meno nella Polizia di Stato.
Escono: vanno a prendere don Giacomo Galanti per recuperare un vecchio credito…e tutto il resto, manco a dirlo, è meno che zero.

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Angeli e Demoni bloccato dal Vicariato, ma Ron Howard non cede alla censura della Chiesa

written by King Lear    - domenica, giugno 15, 2008


Dan Brown


“Angeli e Demoni” bloccato dal Vicariato di Roma

Ma Ron Howard non cede al “no” della Chiesa
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
A rivelare la notizia è il settimanale Tv Sorrisi e Canzoni: le riprese di “Angeli e Demoni”, il film tratto dal romanzo di Dan Brown, non potranno essere effettuate all’interno di quei luoghi descritti dallo scrittore. Il Vicariato di Roma ha difatti dettato il suo secco “no”, in perfetto stile inquisitorio.
“Angeli e Demoni” vede alla regia il pluripremiato regista Ron Howard, già al centro di calde polemiche per aver girato “Il Codice Da Vinci”. Protagonista di “Angeli e Demoni”, ancora una volta, il professor Langdon interpretato da Tom Hanks.
 
Il 4 giugno è stata girata la scena iniziale del film con set blindati a piazza del Popolo e anche con un titolo fittizio scritto sul ciak. Il thriller, che dovrebbe essere nelle sale tra circa un anno, tra gli altri protagonisti vede anche la partecipazione di McCgregor nei panni del camerlengo Carlo Ventresca, uomo del Vaticano e potente servitore della Chiesa, custode di pericolosi segreti.
 
“Angeli e Demoni”, per la sceneggiatura di Akiva Goldsman, ha per protagonista l’esperto di simboli Robert Langdon (Tom Hanks), che nel tentativo di risolvere l’enigma nascosto dietro l’omicidio dello scienziato del Cern di Ginevra, Leonardo Vetra, con l’aiuto di sua figlia Vittoria Vetra (l’attrice israeliana Ayelet Zurer, diventata famosa per aver partecipato al film capolavoro di Steven Spielberg “Munich”), per puro caso – o misericordia - scopre un complotto legato a una antica setta, quella degli Illuminati. Suo malgrado Robert Langdon si vede costretto a dover salvare il Vaticano da un’imminente esplosione, esplosione causata da un cilindro di antimateria rubato al Cern, e tutto questo proprio durante il conclave papale che deve eleggere il nuovo pontefice.
 
Circa un anno fa, la produzione americana della pellicola ha richiesto i permessi per girare all’interno di due chiese, Santa Maria del Popolo e Santa Maria della Vittoria. La competenza dei due edifici di culto è sia dello Stato che della Chiesa, attraverso il Ministero dell’Interno e il Vicariato di Roma. La produzione si è rivolta al primo ma la Diocesi ha bloccato la procedura comunicando il proprio parere negativo.
 
Don Marco Fibbi, responsabile dell’ufficio stampa e comunicazioni sociali della Diocesi di Roma, motiva così il “no”: «Forniamo spesso le nostre chiese a produzioni che hanno finalità o compatibilità con il sentimento religioso, ma non quando il film agisce in una linea di fantasia che va a ledere il comune sentimento religioso, come è successo con “Il codice da Vinci”. Nel caso di “Angeli e demoni” non c’erano neanche i presupposti per chiederci permessi. E quando gli americani lo hanno fatto con il Ministero dell’Interno, abbiamo dato il nostro parere preventivo».
Ci va giù pesante anche il vescovo canonista Velasio De Paolis, ministro vaticano dell’Economia, non capendo un'acca né di Dan Brown né di fiction: «Dan Brown ha stravolto il Vangelo per inquinare la fede. Era inaccettabile che ora, in nome del business e in offesa a Dio, i film menzogneri tratti dai suoi romanzi blasfemi trasformassero le chiese in set cinematografici». Ma al Vaticano è evidente che va bene così: una bella caccia alle streghe, in stile Inquisizione medioevale, e la Chiesa si fa una pubblicità della Madonna all over the world
 
Dopo le riprese in esterni a piazza del Popolo e a piazza della Rotonda, per ovviare alla mancanza di location originali vaticane ed ecclesiastiche, il regista Ron Howard ricreerà alcuni ambienti nella Reggia di Caserta, interamente requisita per tre giorni (si girerà tra l’altro nella Biblioteca Palatina) e ricostruirà gran parte dei luoghi ancora mancanti in studio a Los Angeles.
La Soprintendenza di Caserta ha fatto sapere che con provvedimento ministeriale dell’11/06/2008 è stata disposta la chiusura al pubblico della Reggia di Caserta nei giorni 18 e 19 giugno 2008, per motivi di sicurezza connessi alla realizzazione di riprese cinematografiche.
Ron Howard, nonostante il secco “no” della Chiesa, non si lascia mettere in ginocchio: è proprio il caso di dire che la finzione, oggi come oggi, può abbattere la censura ecclesiastica e costringere la fede cattolica in un angolino buio di dannazione eterna!

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Minghella addio, muore il regista che emozionò il mondo

written by King Lear    - giovedì, marzo 20, 2008






Minghella addio


Muore il regista



che emozionò il mondo


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
Anthony Minghella è morto a soli 54 anni per un’emorragia cerebrale, conseguenza fatale dopo un’operazione per asportare un tumore al collo che si stava estendendo a tutta la gola e che aveva già intaccato le tonsille. A riferire dell’improvviso decesso è la sua agente Leslee Dart, spiegando che Minghella è morto per le complicazioni seguite all’operazione: “L’operazione era andata bene ed erano molto ottimisti. Ma la scorsa notte ha sviluppato un’emorragia che non sono stati in grado di fermare”.
 
Anthony Minghella era sposato con la coreografa Carolyn Choa, da cui ha avuto due figli, Max e Hannan.
 
Il produttore cinematografico David Puttnam ha riferito che si tratta di un “colpo sconvolgente”.
Puttnam a Bbc news 24: “Era un grande, un uomo molto, molto carino, uno scrittore brillante, un eccellente regista e qualcuno che ha contribuito molto alla nostra industria. Ci mancherà molto”.
La direttrice del British film institute Amanda Nevill: “Siamo profondamente scioccati e terribilmente tristi. I nostri pensieri vanno alla sua famiglia. La sua arte era in grado di comunicare e consentiva di vedere il mondo in modo diverso. Era un uomo meraviglioso”.
 
Minghella è morto all’alba, al Charing Crose Hospital di Londra, dove giovedì scorso era stato operato.
 
Anthony Minghella, regista britannico, di origine italiane, Premio Oscar, nel 1996, per “Il Paziente Inglese” (film che aveva conquistato ben 9 statuette) ci ha dunque lasciati. Minghella, di origini italiane, era nato il 6 gennaio 1954 nel villaggio di Ryde, sull’isola di Wight (nel Canale della Manica), figlio di emigranti italiani, che a tutt’oggi vivono sull’isola. Era da tutti considerato il più talentuoso dei registi britannici. Minghella trascorse la sua infanzia a Ryde, dove viveva vicino al cinema, e, spinto dalla passione per i film ha seguito senza indugio alcuno la sua vocazione più vera. Laureatosi in letteratura all’Università di Hull (North Yorkshire), dopo una breve fase come docente universitario, aveva cominciato a scrivere opere teatrali e musicali; e come tesi di specializzazione aveva girato sull’isola di Wight la prima pellicola, un affresco dedicato alla nonna italiana. Tuttavia il film non arrivò mai nelle sale. Minghella impiegò nove anni per togliersi di dosso i debiti. Nel 1984 i critici di Londra gli assegnarono il riconoscimento di drammaturgo più promettente e nel 1986 fu premiato per la migliore opera con “Made In Bangkok”. L’Oscar come miglior regista arriva nel 1996 per “Il paziente inglese”, film tratto dal romanzo di Michael Ondaatje e interpretato da Ralph Fiennes e Juliette Binoche. Il film ottiene dodici nomination aggiudicandosi nove Oscar, tra cui miglior film e miglior regia. Minghella aveva ricevuto anche una nomination per la sua sceneggiatura de “Il talento di Mr. Ripley”. Nel 2003 venne nominato responsabile del British film insitute, organismo creato per rendere i film più accessibili al pubblico. Nel 2004 con “Ritorno a Cold Mountain”, con Jude Law e Nicole Kidman, si aggiudicò 7 nomination, ma portò a casa soltanto la statuetta per la migliore attrice non protagonista, Renee Zelwegger, che vinse anche un Golden Globe nella stessa categoria.
Ha inoltre scritto e diretto “Complicità e sospetti", con Jude Law e Juliette Binoche, e, nell’ultimo anno la commedia gialla “The No. 1 Ladies Detective Agency”, tratta dal romanzo di Alexander McCall Smith. Ha partecipato al film a episodi “New York, I Love You” ed ha lavorato al progetto “The Ninth Life of Louis Drax”, dal libro di Liz Jensen.






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by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 08:25 | cultura, cinema, film, personaggi famosi, teatro, televisione, cronaca, attori, artisti, ultime notizie, notizieflash, last news, jujolcom | clicca per commentare commenti (3)



Taxi Driver: Travis Bickle, "Ma dici a me? Ma dici a me? ... Ma dici a me?"

written by King Lear    - mercoledì, marzo 19, 2008



You talkin' with me?

You talkin' with me?





Travis davanti allo specchio - rielaborazione di G. Iannozzi


Ah si certo, ah ah... Vaffanculo figlio di puttana,
ti ho visto arrivare sai, pezzo di merda, avanti, avanti su,
io non mi muovo, non mi muovo dai, prova a muoverti tu,
e muoviti... Non ci provare stronzo.
Ma dici a me? Ma dici a me? ... Ma dici a me?
Ehi con chi stai parlando? Dici a me?
Eh, Non ci sono che io qui.
Dì, ma con chi credi di parlare tu?
Ah si è e, va bene...

State a sentire stronzi figli di puttana io ne ho abbastanza,
ho avuto anche troppa pazienza e non ho intenzione di...
State a sentire stronzi, figli di puttana io ne ho abbastanza,
ho avuto anche troppa pazienza,
ho avuto anche troppa pazienza,
ho avuto troppa pazienza con voi sfruttatori,
ladri, drogati, assassini, vigliacchi.
Ho deciso di farla finita, ho deciso di farla finita,
ho deciso di farla finita,
ho deciso di... sei morto!

(da "Taxi Driver", Travis Bickle)

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:35 | citazioni, cinema, film, fiction, aforismi | clicca per commentare commenti (17)



Luminal: dal romanzo di Isabella Santacroce il film

written by King Lear    - domenica, marzo 02, 2008



LUMINAL





LUMINAL



dal romanzo di Isabella Santacroce

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