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Free Tibet

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Myanmar, ex Birmania: un aiuto concreto subito

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, maggio 07, 2008





Aiutare subito le popolazioni

del Myanmar, ex Birmania
 
 
 
Secondo una fonte Onu, sarebbero oltre 5.000 chilometri quadrati del delta del fiume birmano Irrawaddy ad essere sommersi d’acqua e un milione le persone rimaste senza alcun riparo.
 
Le autorità birmane avrebbero dato l’okay all’arrivo nel Paese di un volo Onu di aiuti umanitari e di un piccolo gruppo di membri dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, nell’ambito delle operazioni di soccorso alle vittime.
 
Tuttavia, dopo il ciclone, sulla dittatura birmana si abbattono oggi le accuse di non aver fatto nulla per salvare la popolazione. E a puntare il dito non è solo l’agenzia delle Nazioni Unite per il contenimento delle calamità ma soprattutto il dipartimento meteorologico indiano, che avvertì la Birmania dell’arrivo del ciclone Nargis con 48 ore di anticipo: “In tempo per evacuare vaste zone”. Ma nonostante le accuse, la giunta militare al potere, costretta dall’ecatombe a permettere l’ingresso agli aiuti internazionali, non ha ancora rilasciato i visti agli operatori delle agenzie internazionali.
 
I carichi degli aiuti rischiano di accumularsi nei magazzini senza poter essere distribuiti alla popolazione, i finanziamenti sbloccati da numerosi paesi rimarranno ancora inutilizzati.
 
Mentre il paese agonizza devastato dal passaggio del ciclone, il bilancio delle vittime continua a salire: ufficialmente le stime parlano di 22mila morti, ma secondo le organizzazioni umanitarie presenti potrebbero essere 50mila, forse anche più contando gli oltre 41mila dispersi. Per Kyi Minn, consulente dell’Ong cristiana World Vision, uno delle poche organizzazioni umanitarie straniere autorizzate a operare in territorio birmano, il ciclone di sabato scorso potrebbe rivelarsi ancora più disastroso dello tsunami di tre anni e mezzo fa in cui morirono 230mila persone. La città di Bogalay, nel delta dell’Irrawaddy, è distrutta al 95 per cento: diecimila i morti, mentre la maggior parte dei 190mila abitanti. In cinque regioni è stato dichiarato lo stato di disastro naturale. Nella capitale Rangoon, secondo le testimonianze, “La città è in ginocchio. Moltissime case sono state distrutte o danneggiate. Tantissima gente non ha più un tetto e si rifugia nelle strutture disponibili, in particolare le scuole o gli edifici governativi che sono affollatissimi. C’è disperazione e stordimento”.
 
“Dove sono tutte queste persone in uniforme sempre pronte a picchiare i civili? Dovrebbero venire fuori in forze e aiutarci a ripulire e a ripristinare l’elettricità”, spiega un povero autista di risciò.
Per ora, a spazzare le strade dai resti del ciclone, ci sono solo semplici cittadini, aiutati dai monaci buddisti.
Centinaia di monaci buddisti sono per le strade della capitale birmana per aiutare gli abitanti a sgomberare le strade soffocate dai detriti dopo il passaggio del ciclone. E’ la prima volta, dalle proteste del settembre scorso, che un numero così imponente di monaci esce dai monasteri liberamente per strada.
 
L’appello ad un ammorbidimento del regime di fronte alla calamità, intanto, è anche arrivato dai birmani in esilio, che chiedono alla giunta militare di consentire alle organizzazioni umanitarie internazionali di operare liberamente nel Paese, per portare assistenza e aiuti. E anche il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon si è detto disponibile ad “assistere il governo a far fronte alle necessità umanitarie, se richiesto”. Ma “per il momento - ha denunciato Elisabeth Byrs, portavoce dell’Ufficio di Coordinamento dell’Onu per gli Affari Umanitari - abbiamo i cinque membri della nostra squadra di valutazione dell’impatto della catastrofe i quali sono bloccati a Bangkok, in attesa dei rispettivi visti”.
 
Gran parte del paese è isolato, intere regioni sono irraggiungibili, alcune città cancellate, vaste zone senza acqua potabile e tutte le coltivazioni di riso distrutte.
 
L’elenco delle devastazioni si ferma ancora alla semplice osservazione, l’emergenza non riesce ad essere affrontata adeguatamente.
 
Ecco qui indicati i conti correnti postali e bancari di tre diverse istituzioni che si sono mobilitate per aiutare le popolazioni del Myanmar, l’ex Birmania, colpite dal ciclone:
 
 
CARITAS ITALIANA
 
c/c postale n. 347013 causale “EMERGENZA MYANMAR”
 
 
CROCE ROSSA ITALIANA
 
c/c postale n. 300004
causale “EMERGENZA BIRMANIA”
 
oppure bonifico bancario

BNL agenzia 1
c/c n. 218020
codice ABI 01005 codice CAB 03382
causale “EMERGENZA BIRMANIA”
 
 
SAVE THE CHILDREN
 
c/c postale n. 43019207 causale "EMERGENZA BIRMANIA"
 
oppure bonifico bancario

Banca Popolare Etica
codice IBAN IT39U0501803200000000511550
codice BIC-SWIFT CCRTIT2184D
causale “EMERGENZA BIRMANIA”

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by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:08 | segnalazioni, appelli, cronaca, iniziative, diritti umani, cronaca nera, preghiere, prima pagina, solidarietà, ultime notizie, human rights, fratellanza, per un mondo migliore, notizieflash, last news, copia e diffondi | clicca per commentare commenti (8)



Piccoli Buddha

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, maggio 01, 2008



Piccoli Buddha





In questi giorni nella Corea del Sud dove si stanno svolgendo
le cerimonie nel nome del Buddha,
che culmineranno il 12 maggio - giorno del compleanno.
Per celebrare il sorriso di Buddha otto piccoli monaci
per un mese intero si dedicheranno anima e corpo
a una vita di santità all'interno del monastero.



Sono questi Piccoli Buddha la Santità del Mondo.

Grandezza più grande davvero non c'è.


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 17:30 | amore, amicizia, saggi, santi, buddha, ultime notizie, videonotizie, fratellanza | clicca per commentare commenti (17)



Al Circolo “Mario Mieli†di Roma aggressione omofobica nazifascista

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, aprile 18, 2008





Al Circolo “Mario Mieli” di Roma

aggressione omofobica nazifascista

al grido di “froci di merda”



Subito la severa condanna della Sinistra


di Giuseppe Iannozzi
 


Aggressione omofobica di chiaro stampo nazifascista, nel pomeriggio del 17 aprile, contro il Circolo di Cultura omosessuale “Mario Mieli” di via Efeso, a Roma.
Si legge in un comunicato diramato dall’associazione: “Un folto gruppo di ragazzi di età compresa tra i 20 e i 25 anni ha fatto irruzione presso la sede del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli in via Efeso 2/a, mettendo a soqquadro l’ingresso, rovesciando scrivania, estintori, divano, quadri e materiale informativo. Solo grazie all’intervento dei soci presenti al primo piano dell’Associazione, i vandali si sono allontanati gridando improperi come Froci di merda ed inneggiando al Duce e ai campi di sterminio“.

Il documento pone l’accento anche sul nuovo clima politico - venutosi a consolidare in Italia dopo le elezioni del 13 e 14 aprile -, che ha lasciato strada libera alla Destra, soprattutto a quella delle fasce più intolleranti: “Se così fosse ci verrebbe da dire, amareggiati e preoccupati, Cominciamo bene!“. Ci si augura comunque “che sia stato solo un episodio isolato, anche se grave”. Il circolo è in vita nella capitale da ben 25 anni e oggi teme che si possano ripetere spedizioni punitive, che metterebbero a serio rischio le attività dell’associazione, oltre all’incolumità delle persone che operano all’interno della struttura.
“Un’azione chiaramente intimidatoria”, ha sottolineato la presidente del circolo Rossana Praitano. “E’ assolutamente non casuale che avvenga sotto al ballottaggio, dopo la sconfitta della sinistra. Tutto questo può aver risvegliato vecchi istinti bestiali”.
La Sinistra, per voce del sindaco candidato Francesco Rutelli, ha subito e giustamente condannato il grave accadimento: “Ci vuole grande fermezza e una risposta corale nei confronti di questo rigurgito del fascismo intollerante e omofobico. Dobbiamo scongiurare che la campagna elettorale sia accompagnata da fatti come questo che sono da relegare nei sotterranei della civiltà”. Per l’ex candidato a sindaco di Roma Franco Grillini è stato “un atto gravissimo di recrudescenza squadrista” anche perché “ci sono stati candidati soprattutto a destra che hanno flirtato con l’estrema destra neofascista e neonazista”.

Il presidente dell’Arcigay Aurelio Mancuso ha espresso “vicinanza e solidarietà” al circolo evidenziando che “il nuovo governo deve farsi carico di sanare le lacune legislative che non puniscono i reati di odio e di omofobia al pari dei reati contro la razza e la religione. Per queste persone occorre il pugno di ferro […] il gravissimo episodio avvenuto al circolo Mario Mieli non è che la punta di un iceberg di un pesante clima d’odio giunto a livelli non più sopportabile qui in Italia”. Sull’onda dell’emozione, alla fine, anche il candidato del Pdl Gianni Alemanno ha condannato l’episodio: “Si tratta di un gesto intollerabile”. Per l’Arcigay di Roma le parole dell’ex ministro di An sono arrivate davvero troppo tardi. L’associazione, “di fronte al silenzio della destra”, aveva già espresso infatti la sua preoccupazione “verso chi si candida a governare la nostra città senza mostrare solidarietà verso le vittime di un agguato fascista che mira a mettere in dubbio la stessa esistenza della comunità lesbica, gay e trans”.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:24 | amore, amicizia, cronaca, nazismo, diritti umani, di voce e di rabbia, violenza, prima pagina, società, fascismo, solidarietà, ultime notizie, nazisti, fascisti, fratellanza, allarmi, società e politica, nazifascismo, notizieflash, via del campo, last news, editoriale di g iannozzi, inkazzatissimo | clicca per commentare commenti (25)



Negra solitude

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, marzo 23, 2008





Negra solitude


di Giuseppe Iannozzi


 
a Cinzia (Dog),
che sa distinguere il Bene dal Male
oltre gli steccati del Pregiudizio
 
 
 
Sol perché son nero
non bianco
come gl’altri agnelli
tu subito m’hai rinnegato
- dimenticato nell’inferno
della mia negra solitude
Eppur anch’io vivo,
la tua stessa aria respiro
e commosso rimango
di fronte alla fragilità
della vita, di passione rossa,
di tenerezza ferma
in una rosa cresciuta
per dispetto tra cardi
e maligni sguardi di preti
incatenati a pesanti croci
 
Sol perché son nero,
m’hai subito rinnegato
e con un unico maligno sguardo
dal gregge allontanato,
manco il mio belato
fosse il più ferale ululato;
però il lupo te lo tieni dappresso
e le tue carezze gli doni ogni dì
E’ perché son agnello nero,
solamente per questa mia natura
che è mia, alfine ho acquistato
con la Fantasia – che è solo mia -
un Vuoto dove pascolare l’anima
fino a che morte coglierà
del mio fiato il più tiepido
innocente sogno mai avverato
 
Così facile è per te stato
dirmi nero, allontanarmi dai fratelli
Avevi un buon motivo, per Dio!
Nero, lo dicono tutti che non porta bene
Ma lascia che ti dica una cosa, una sola,
la più bella tromba le sentii
per le labbra di Satchmo
e le più gentili parole le ascoltai
per bocca di Martin Luther King
E’ così che appena nato ho subito capito
che gl’angeli non sono poi così tanto bianchi
come qualcuno qui dabbasso li ha disegnati
 
Vedi! Io sono nel mio Vuoto,
povero in canna e più solo ancora,
però la poesia la so capire
al primo sguardo, i miei occhi
si posano là dove tu non osi
per tema d’incontrare la Bestia
mentre è sol vero che ci sono io
nero sì, ma incapace di far del male
Se solo tu immaginassi quanti sputi
e quale vergogna m’è stata gettata in pasto
perché nato come natura m’ha creato,
se solo tu immaginassi veramente
oltre gli steccati del Pregiudizio
forse capiresti come mi sento io
Forse sì, capiresti che il mio cuore
è fragile come quello di chiunque,
che batte per amore e per paura
allo stesso modo
 
Accarezza pure il lupo nero,
donagli tutto il tuo amore
e lascia che io qui muoia presto,
così non dovrai più sopportare
il fastidio di sapermi vivo
- vergogna del tuo immacolato pascolo -
seppur con l’anima dai bianchi lontano
E sappi in ultimo che già da tempo
io me ne sto nel mio Vuoto immaginato
a pascolare l’anima pregando Dio,
sognando quella bellezza
che son sicuro da qualche parte
deve pur esistere

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:55 | poesia, amore, amicizia, dediche, fratellanza | clicca per commentare commenti (12)



Genna e Hitler: tutta colpa delle alette - Free Tibet: firma anche tu

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, marzo 22, 2008





Genna e Hitler


Tutta colpa delle alette
 


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 

 
“La parte dell’altro” di Eric-Emmanuel Schmitt è un CAPOLAVORO, e quei critici che non l’hanno tirato in ballo per parlare dell’“Hitler” di Giuseppe Genna, evidentemente, gli è sembrato del tutto assurdo paragonare, o anche solo tentare di paragonare, con o senza “se”, Schmitt a Genna. Per nostra somma fortuna, forse esiste ancora un minimo pudore tra le fila dell’intellighenzia italiana. E’ un forse piccino, ma in tempi di magra come questi non si buttano neanche gli avanzi!
 
Io non trovo sia invalidante che io non abbia letto il libro. L’ho già detto più e più volte: Genna stesso, per provocazione o chissà cos’altro, iniziò la storia delle recensioni dalle alette. Se lui può, posso anch’io. Chiaramente trattasi di una “mia” provocazione a una provocazione, in questi termini: cito Genna facendone un’autorità pur non apprezzandolo particolarmente, facendo uso del principio di autorità per giustificare il “mio” comportamento. Quindi, forse, posso criticare il libro non letto da un punto di vista privilegiato: quello delle alette che costituiscono vera e propria introduzione per chi si pone di fronte a un libro, per chi deve decidere se gli può interessare o meno.
 
Se mi fossi trovato costretto a recensire il contenuto tra le alette di “Hitler”, io avrei evitato anche un minimo uso degli strumenti della filologia e non avrei tirato in ballo Eric-Emmanuel Schmitt per dire di Genna. Né avrei mai osato scomodare per nessuna ragione al mondo Primo Levi.
 
Ho letto quel poco che c’è on line dell’“Hitler” di Genna. Ma mi basta e mi soverchia. Con Primo Levi non ha nulla a che vedere, né con Schmitt. E mi pare assurdamente ridicolo tentare di dire di “Hitler” citando autori che con l’autore di Ishmael non hanno proprio un bel nulla in comune.
 
Non devo indicare io che tipo di critica si deve fare; però io mi auguro sempre che sia una critica onesta, per meritocrazia, qui o altrove, in qualunque altrove e per qualsiasi autore, sia esso un aspirante un dilettante, sia esso un  riconosciuto professionista.
Ed ancora: io mi auguro sempre che si dia visibilità per meritocrazia agli autori e non per altro. Del libro di Genna se ne è straparlato, ho letto così tante recensioni che se raccolte in volume Mondadori ci potrebbe fare un libro bello grosso. Con quali risultati, non so, e sinceramente me ne infischio.
 
I libri di Genna, “Attacco a un tempo devastato e vile” e i thriller tutti mi sono piaciuti. Non starò a dire perché, perché l’ho già detto a suo tempo. Lavori quali “L’anno luce”; “Costantino e l’impero”, “Dies Irae” invece non mi sono piaciuti proprio per niente. Anche di questi libri parlai, a tempo debito, quindi non mi ripeto se non dicendo che la dimensione più congeniale a Genna è quella del thrillerista.
 
Negli ultimi tempi Giuseppe Genna ha impostato discorsi che sono a dir poco risibili, da baraccone di freaks: uno su tutti, il tentato cercar di parlare di Babsi Jones come reincarnazione di Virginia Woolf. Il problema è che Genna non ha parlato con spirito provocatorio, Genna parlava proprio seriamente, perlomeno per quello che è il suo punto di vista – a mio avviso assai ridicolo in ogni caso, pur con tutte le attenuanti che si possono concedere a un critico quando cerca di far bucare lo schermo a un autore. Per nostra fortuna la Woolf non ha mai pensato di scrivere in maniera ridicola e approssimativa come una Babsi. Potrebbe sembrare cosa da niente, ma non lo è per me: come si può dar credito a chi ti dice con l’aria più seria possibile che la Woolf si è reincarnata in Babsi Jones e che vive a Milano e che ha scritto “Sappiano le mie parole di sangue”? Neanche a Zelig osano spararle così grosse, perché l’effetto che i comici produrrebbero sul pubblico sarebbe di severo indispettimento e non di divertimento. Ci sono molte altre idee di Genna che non condivido per niente e da cui mi tengo ben lontano, reputandole pericolose per una società civile e democratica: a mero titolo d’esempio, non potrò mai difendere a spada tratta Cesare Battisti, ex brigatista, che ancora se la spassa in giro per il mondo sempre scappando, senza mai prendersi sul groppone le responsabilità di quel suo passato che oggi appare a dir poco confuso e sicuramente poco pulito.
Ciò non significa però che non apprezzi Genna. Non apprezzo alcune cose che dice e che fa. Ieri sicuramente lo apprezzavo di più.
 
Le alette fanno o non fanno parte del libro? Fanno parte del prodotto-libro? Io direi di sì. Bisognerebbe sapere se quelle alette sono state lette e accettate dall’autore, quindi da Genna, prima che il libro venisse mandato in stampa; o se sono state scritte all’insaputa dell’autore e appiccicate al libro “Hitler” senza che Genna nulla ne sapesse. Solitamente, per quella che è la mia esperienza, gli autori sanno chi gli scriverà le alette, ne conoscono i contenuti, prima che le bozze vadano in stampa. E’ abbastanza inverosimile pensare che Genna non fosse al corrente del contenuto delle alette del suo “Hitler”. Genna ha dunque accettato la “confezione” del libro, ma accettandola non ha forse fatto della “confezione” parte integrante del libro e quindi dei contenuti del suo libro “Hitler”? Se per assurdo un D’Orrico gli avesse scritto una introduzione e questa fosse stata accettata da Genna, non è forse giusto dire che in tal caso l’autore condivideva il pensiero di quel D’Orrico, così tanto da accettarlo come parte integrante del libro? Io penso di sì.
 
Poniamo per assurdo che mi rechi in libreria e che mi capiti fra le mani un romanzo con introduzione firmata da Storace! O alette firmate sempre da Storace. Io lettore che dovrei pensare?
Che (i) l’autore del libro condivide il pensiero di Storace e che quindi (ii) ha stima di detto personaggio nonostante lui autore dica di militare tra le fila di quelli che la destra neanche per scherzo, o che (iii) disperato si sia detto meglio farsi firmare l’introduzione da Storace e al diavolo tutto perché in fondo il libro lui lo vuole vendere a tutti i costi. Nel terzo caso l’autore non condividerebbe le idee di Storace, ma pur di riuscire a vendere il suo libro accetta questa forma di marketing griffata da un personaggio politico della Fiamma Tricolore. In tutti e tre i casi l’autore non è estraneo a quello che gli viene messo nella confezione, che sarà poi il suo libro confezionato e finito in libreria.
 
Difficile pensare che un autore affidi tutto all’editore e che l’editore faccia tutto di testa sua senza consultarsi con l’autore. La confezione è dunque parte integrante dei contenuti del libro, tranne in pochi casi: di quei libri che alette non ne hanno, che introduzione neanche, che in copertina solo nome e cognome dell’autore, titolo del libro, nome dell’editore, isbn, prezzo.







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Stand with Tibet - Support the Dalai Lama



After decades of repression, Tibetans are crying out to the world for change. China's leaders are right now making a crucial choice between escalating brutality or dialogue that could determine the future of Tibet, and China.

We can affect this historic choice -- China does care about its international reputation. But it will take an avalanche of global people power to get the government's attention. The Tibetan spiritual leader, the Dalai Lama, has called for restraint and dialogue: he needs the world's people to support him. Fill out the form below to sign the petition--and spread the word.



Petition to Chinese President Hu Jintao:



As citizens around the world, we call on you to show restraint and respect for human rights in your response to the protests in Tibet, and to address the concerns of all Tibetans by opening meaningful dialogue with the Dalai Lama. Only dialogue and reform will bring lasting stability. China's brightest future, and its most positive relationship with the world, lies in harmonious development, dialogue and respect.



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by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 11:42 | riflessioni, libri, appelli, satira, nazismo, autori, petizioni, provocazioni, in libreria, politically scorrect, fratellanza, allarmi, nazifascismo, opinionismo | clicca per commentare commenti (23)



Free Tibet: un gesto di solidarietà e di fratellanza

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, marzo 18, 2008




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by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 11:30 | appelli, petizioni, preghiere, solidarietà, fratellanza, allarmi | clicca per commentare commenti (30)



Giornata del Ricordo per le vittime delle Foibe

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, febbraio 10, 2008





Giornata del Ricordo per le vittime delle Foibe

Napolitano: da Croazia reazioni inconsulte
 
«Furono pulizia etnica, pace per le polemiche all’estero».
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
«Se le ragioni dell’unità non prevarranno su quelle della discordia, se il dialogo non prevarrà sul pregiudizio, niente di quello che abbiamo faticosamente costruito può essere considerato per sempre acquisito». Un appello all’unità quello di Giorgio Napolitano, perché è ormai tramontata l’èra del Governo Prodi, perché è già tempo di nuove elezioni, il 13 e il 14 aprile, tra poco più di due mesi, e ancora si litiga, e le alleanze ci sono ma dopo poche ore non ci sono già più.
 
Giorgio Napolitano ribadisce a chiare lettere: «Le foibe furono pulizia etnica». E «pace», sottolinea il Capo dello Stato, per le «reazioni inconsulte che vennero al mio discorso di un anno fa da fuori d’Italia». Così ha parlato il capo dello Stato durante la cerimonia ufficiale nel Salone dei Corazzieri del Palazzo del Quirinale «Ritengo», ha proseguito al Quirinale, «che fosse giusto esprimere quel pensiero». Le polemiche, ha aggiunto, non hanno «scalfito la mia convinzione che fosse giusto esprimermi a nome della Repubblica con quelle parole, con quell’impegno». Si è anche detto «contento» che il ministro Rutelli avesse appena ribadito lo stesso concetto.
 
Il riferimento è, ovviamente, alle polemiche venute su dal discorso pronunciato 12 mesi fa contro quella che Napolitano definì la «congiura del silenzio» e la «vera e propria pulizia etnica» subita dagli italiani a Trieste e nelle altre zone di confine durante l’occupazione titina. La Croazia non inghiottì il boccone amaro datogli in pasto, e ci fu una reazione ufficiale molto piccata. Intervenne anche l’Unione Europea, che dette ragione all’Italia e così il presidente croato Stipe Mesic fece dietrofront. Però, a quanto pare, le tensioni non si sono placate, visto che Napolitano, aggiungendo a braccio un paio di frasi al suo intervento studiato a tavolino, ha oggi ribadito il suo «impegno» nei confronti di un dovere di verità. Tanto più che pochi minuti prima lo stesso vicepremier Rutelli aveva usato esattamente la stessa espressione. «Quella – ha detto - è una tragedia che possiamo definire pulizia etnica».
 
Poco prima Giorgio Napolitano e il ministro della Cultura Rutelli avevano consegnato al Quirinale 75 medaglie ai familiari delle vittime delle foibe celebrando il Giorno del Ricordo: «Avete appena ricevuto solenni anche se tardivi riconoscimenti. Il giorno del ricordo sia di monito per far prevalere le ragioni dell’unità su quelle della discordia. Dimostriamo di avere appreso tutti la lezione della storia e di voler contribuire allo sviluppo di rapporti di piena comprensione reciproca e feconda collaborazione con paesi e popoli che hanno raggiunto o tendono a raggiungere la grande famiglia dell’Unione Europea, altrimenti niente di quello che abbiamo faticosamente costruito può essere considerato per sempre acquisito». Ed ha concluso: «Oggi le ferite lasciate da quei terribili anni si sono rimarginate in un’Europa pacifica, unita, dinamica; un’Europa consapevole che gli elementi che la uniscono sono infinitamente più forti di quelli che l’hanno divisa».






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JuJol - cultura e spettacolo

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by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:13 | politica, anniversari, diritti umani, prima pagina, società, ultime notizie, fratellanza, società e politica, jujolcom, editoriale di g iannozzi | clicca per commentare commenti (19)



Nel nome della letteratura - Israele alla Fiera del Libro di Torino 2008

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, febbraio 06, 2008





Nel nome della letteratura


Israele ospite della Fiera del Libro di Torino 2008




Con questa firma esprimiamo una solidarietà senza riserve nei confronti degli organizzatori della Fiera del libro di Torino, nel momento in cui questo evento di prima grandezza della vita letteraria nazionale viene attaccato per aver scelto Israele come paese ospite dell’edizione 2008.
L’appello a cui aderiamo s’intende apartitico, e politico solo nell’accezione più alta e radicale del termine. Non intende affatto definire uno schieramento, se non alla luce di poche idee semplici e profondamente vissute.
In particolare, l’idea che le opinioni critiche, che chiunque fra noi è libero di avere nei confronti di aspetti specifici della politica dell’attuale amministrazione israeliana, possono tranquillamente, diremmo perfino banalmente!, coesistere con il più grande affetto e riconoscimento per la cultura ebraica e le sue manifestazioni letterarie dentro e fuori Israele. Queste manifestazioni sono da sempre così strettamente intrecciate con la cultura occidentale nel suo insieme, rappresentano una voce talmente indistinguibile da quella di tutti noi, che qualsiasi aggressione nei loro confronti va considerata un atto di cieco e ottuso autolesionismo.

Raul Montanari


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  • Nazione Indiana


  • l'adesione è stata accolta anche da
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    Boicottiamo le Olimpiadi di Pechino tutti insieme

    written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, dicembre 17, 2007



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