Bio Iannozzi - La pagina personale di Giuseppe Iannozzi - do ut des




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Le bukowskiane, la serie delle nere - versioni alternative inedite

written by King Lear    - domenica, dicembre 16, 2007



fotomontaggio di g.i.
- i versi nell’immagine sono di G.D. Rossetti (The House of Life) -
 

 
Le bukowskiane


la serie delle nere

 
versioni alternative inedite


 
di Giuseppe Iannozzi
 




 
“Impossibile per gli amati è morire, perché l’amore è eterno”
 
Emily Dickinson
 
 
 

 
DARK LADY
 
 
Sfocia il mare nella spuma
E c’è quella barca nera
E tu lì, persa a guardare
            te stessa immobile
            mentre le onde tempestano
 
Sei in quel nero vestito
       che fa capire un desiderio
       che solo la barca sulla sabbia sa
 
Dark Lady, il mare spuma
Viene in te
Ma tu non vieni nel mare
Rimani ancorata alla barca
              reclinando sullo scafo
              negra tempesta di capelli,
              tenendo gli occhi aperti
              al cielo sposati
              in un quasi orgasmo salato
              e nelle onde perso
 
Onde lontane,
lontane come te
 
Chissà che pensi!
Che immagini dando il ventre,
         il seno, il pube,
         alla barca arrovesciata?
Che è il posto sbagliato
Che non doveva essere così
         il sogno d’una vita
Che non può essere tutto
         un perdersi così
         senza senso, senza sesso,
         un amare salato sulle labbra
         sulle nude gambe scoperte
         ad aprire un solitario spiraglio
         al vento
 
E la sabbia, la sabbia preme sulla pelle
E la spiaggia confonde sua vastità nel sale
 
Dark Lady, che ci fai in quel nero sudario?
Il mare s’è calmato ma non il cielo
             che continua a sprofondare
             oltre l’orizzonte
 
Guardi il mare
Guardi il mare, ancora
Poggi la schiena alla barca arrovesciata
            e ti fai sua àncora
            provando a penetrarla
            con la carne
 
Cercando l’infinito
                  gli occhi invidiosi
                  varcano il cielo
Tenti di calmare i capelli
               raccolti in un’erezione
E comprendi che sei nera, nera, nera
    non più vergine come il mare, come il cielo
 
Ma non è bello capire
      starsene lì nell’abbandono
      con l’amore chissà dove, lontano
E tu a vestire parte di Dark Lady
 
C’è ancora sabbia
       e una spiaggia da camminare
 
Una barca se ne va felice
        a cavallo delle onde
E un uomo che non conosci
   guida la sua vela
Lontano
 
 
 
 
 
INFINITO
 
 
Si tende all’infinito assoluto
che è sempre insoluto.
 
Non c’è sorriso su questa spiaggia
per la donna solitaria plagiata dal mare:
le onde, la barca arrovesciata, il cielo.
E lei,
        e lei,
e la schiena par quasi penetri
lo scheletro dello scafo,
ma i seni puntano il cielo.
Peccato lei non li possa vedere:
c’è la notte celeste a coprirla
con la sua profondità.
 
Si tende all’infinito.
 
 
 
 
 
MISTERO
 
 
Nudo di donna
sotto la gonna.
Metti i tacchi alti
sui baci stampati
nei nostri volti
di nero mascherati.
 
Si è
amanti,
distanti.
 
 
 
 
 
EREBO
 
 
Se pareba boves, alba pratalia araba, / albo versorio teneba et negro semen seminaba.
 
 
Non so se sia sbagliato
Ma qui fanno le quattro
 
Mi scrivesti
Che avresti voluto scrivermi
Una lettera romantica
Ma c’è che ti voglio,
ti voglio e sono proprio io
E qui fanno sempre le quattro
E un’ubriacatura dura
   come il culo del diavolo
 
Avrei voluto scrivere poesia d’amore
Non troppo harmony, non troppo innocente
Ed invece c’ho solo il sospetto d’esser inetto
Mentre cullo abbracciato il tuo sogno
Che non mi si leva dalla mente
Che non mi assolve da te
Perché ti immagino a me stretta a scivolare nei vicoli
A farci fare l’amore dal buio,
riparati da sguardi indiscreti
Perché ti immagino spiare l’affanno nostro
             consumato tra le tue gambe
Mentre stretti stretti gli invidiosi
              ci dicono Gabriel and Elisabeth Siddal
 
Ma, caro amore, qui fanno sempre le quattro
E solitudine, e cenere alla cenere, e una Diana e un po’ di neve
Mentre son qui ammazzato da dieci seghe
Così perdonami se sono un tipo alla mano
E mi sbatto al freddo sul balcone
   a guardare la neve che fiocca via
E poi sbatto il volto nel bianco di sua verginità
 
Avrei voluto esser romantico
 
E invece mostro ingenuità in preghiera
    come le campane della chiesa a trombare le quattro
    nell’agitato animo
 
Io che non c’ho manco il polso preciso d’un meccanico
Io prego un Dio che non so
    per muovergli rimprovero che è ossessione
    se un uomo deve accendere una sigaretta,
    - vento e fumo -
    e rimettere cenere alla cenere
 
Cazzo! Tira un vento selvaggio su questo balcone
E brucio in volto un rasoio che non conosco
 
Chissà che si prova a stringersi stretti stretti
Sfidando il freddo nei vicoli a correre dietro a noi
Che indiavolati sciupiamo baci per dannarci
[…]
Chissà che si prova a spiare l’invidia di chi non ha…
Rubando al sole tutta la luce
[…]
Chissà che si prova a congelare i fiati,
              fumetti nell’aria sposati
E poi insieme ridere e sorprenderci
   che è vero il nero sole calato in noi
 
Lo so
Lo so
Ma tu non seguire da lontano le mie orme
Ma tu non inseguire il mio fantasma silenziosamente
Lo sai, lo sai, lo sai
             che qui il vento tira forte
             e la neve fa la sua parte
E fa che qui fanno sempre le quattro
    d’un mattino presto alba
    mentre staglio severo il volto
    come rasoio a tagliare l’aria solitaria
    per dannarci
    con il romanticismo che so,
    che posso
    che dice che i buoi sono le dita delle mano,
    il campo bianco è il foglio di carta,
    mentre il bianco aratro
    e la penna d’oca
    e il nero seme
    è l’inchiostro 
 
Dovrei sorridere
C’è l’Erebo da passeggiare con la mia Bella
Dovrei sorridere o sembrerò brutto, troppo
Il mio profilo, lo conosco, è il solito, severo:
sembro Lenin da giovane,
ma io ho occhi grandi e belli, neri come petrolio
Mi fregano gli occhi: dicono troppo di me
Fossi stato allucinato epilettico nello sguardo
come Fjedor Michailowitsch Dostojewski,
fossi stato completamente disperato
come Vladimir Vladimirovič Majakovskij,
e invece manco un sorso di whisky
per inventarmi suicida ‘suicida'
con un colpo di pistola nel vicolo Lubjanskij,
perché lo giuro, sono d’un amore immutabile e fedele
E l’Erebo che penso,
coi suoi vicoli,
non accoglie un dove per un colpo di pistola,
e neanche nasconde un dove per una testa rotta
da un’anonima svogliata bottiglia
piena di vuota ubriacatura
 
E’ buio nero
E’ notte alle quattro d’un quasi mattino,
perché non ti ho baciata,
non quando tu lo volevi,
non nel modo che desideravi
 
E qui fanno sempre le quattro
e un’ubriacatura.
Ma c’è di bello che
che non ho una pistola
e neanche un dolore
che possa trapanarmi la tempia
 
 
 
 
 
NERO EROTICO
 
 
Ti disegno con la mente
Ti disegno con le mani
Ti disegno col nero
Ti disegno con altro nero
Ti disegno con l’oro
Ti disegno le labbra con un po’ di rossetto
Ti disegno gli occhi con i miei
Ti disegno con le mani i seni
Ti disegno con le mani le spalle
Ti disegno con le mani il fondoschiena
Ti disegno con le mani le gambe
Ti disegno con un bacio l’Inferno dantesco
E ti mangio,
Rosa Pelvica
 
Ti spoglio con la mente
Ti spoglio con le mani
Ti spoglio perché ti ho disegnata
Ti spoglio con il mio corpo sposandolo al tuo
Ti spoglio così, semplicemente complicato
E ti mangio tutta, senza pietà
Rosa Pelvica
 
 
 
 
 
ETERNA EBBREZZA
 
 
Mia sola Tenerezza,
mi sei ebbrezza:
in un sorriso
sul tuo viso
io ci vivo.
 
Mi manca l’aria
se non sento gioia
spremuta
temuta
da sazietà
confinata
nella libertà
d’una carezza
subito mutata
in graffiante freschezza.
 
Mi manca
il sapore
di quell’amore
assoluto
che sbianca
in rossore
che fa all’amore
risoluto.
 
Tenerezza
al petto legata,
tengo tua carezza
baciandola,
sapendola
inutile triste
ricchezza.
 
Ti appartengo
senza condizionale;
e poi m’arrendo
nel tuo grembo
quasi morendo
quasi nascendo.
 
In te sono lontano
da ogni umano
male.
 
In te sono vicino
ad ogni divino
dolore.






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by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 00:10 | poesia, amore, ricorrenze, dark, amicizia, sesso, senza parole, hard, erotico, sgarbi, gotico, luci rosse, giuda, avanguardia, avantpop, king lear, jujolcom | clicca per commentare commenti (7)



Iannozzi: uno sciacallo affogato nello sterco e nel rancore.

written by King Lear    - sabato, ottobre 27, 2007







Iannozzi: uno sciacallo affogato
nello sterco e nel rancore.


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 08:24 | fuck you, stronzate, anonimi, giuda, fottiti, bullshits, king lear | clicca per commentare commenti (24)



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