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lo spam-malware, la nuova frontiera dei criminali informatici

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, febbraio 25, 2008





lo spam-malware


la nuova frontiera dei criminali informatici
 
Impara a conoscerli e a difendere il tuo PC

 
a cura di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
I 10 malware più utilizzati dai criminali informatici:


1) Mytob
Il worm più diffuso, colpisce però solo chi è sprovvisto di antivirus. Ha fatto la sua comparsa nel marzo 2005 ed è opera del diciottenne Farid Essebar, russo di origine marocchina, meglio noto online come Diabl0. Essebar è stato condannato a due anni di reclusione per averlo messo in circolazione.
 
2) Netsky
L'8 maggio 2004 Sven Jaschan, adolescente tedesco, è stato arrestato con l'accusa di aver diffuso i worm Netsky e Sasser. Ma la condanna a un anno e nove mesi di reclusione, con la condizionale, non ha fermato Netsky che si anzi è moltiplicato. Le versioni Netsky-P e Netsky-D, occupano tuttora posizioni di rispetto nelle classifiche del malware più pericolosi.
 
3) Sober
Avvistato per la prima volta nell'ottobre 2003, Sober è tuttora presente nelle top ten dei malware più comuni. Soprattutto la variante Sober Z, identificata per la prima volta alla fine del 2005. Un mail capace di moltiplicarsi autonomamente che si spacciava per messaggio del Fbi, della Cia o delle autorità tedesche. Una volta ricevuta tentava di disattivare il software di sicurezza sui computer delle vittime.
 
4) Zafi
Il worm Zafi è entrato in scena ad aprile 2004, rastrellava indirizzi e-mail per poi prenderli di mira. La quarta versione, Zafi-D, è la variante più diffusa di questa famiglia. Travestito da cartolina natalizia, utilizza tecniche di ingegneria sociale per trarre in inganno gli utenti e spingerli ad aprire l'allegato. Al culmine della sua fortuna, nel 2005, era presente in una mail su 10 tra tutte quelle che viaggiavano in Rete.
 
5) Nyxem
L'unica cosa ironica di Nyxem sta nel fatto che è anche noto come worm Kama Sutra, dato utilizza svariati travestimenti a sfondo erotico per attirare le sue vittime. Gli effetti sono però disastrosi: il terzo giorno del mese distrugge tutti i documenti, i file di Potoshp, i Pdf, quelli di Excel oltre ai file compressi con Win Zip o Rar. Uno dei pochi worm rimasti che ha come unico scopo la distruzione.
 
6) Bagle
Il primo avvistamento di Bagle risale al mese di gennaio 2004. Pur trattandosi di una minaccia ormai ben nota, nel febbraio 2006 alcune nuove varianti si sono diffuse a macchia d'olio. Bagle-Cm circolava all'interno di una mail che offriva biglietti gratuiti per i Giochi Olimpici invernali di Torino, mentre Bagle-Co era camuffato da cartolina di San Valentino.
 
7) MyDoom
La famiglia di worm MyDoom è nata a gennaio del 2004. L'azienda informatica Sco offrì una ricompensa di 250.000 dollari a chiunque avesse fornito informazioni utili per catturare l'autore, che invece è rimasto a piede libero. Alcune aziende che producono antivirus sostengono che MyDoom-O, possa infettare anche i computer con sistema operativo Vista.
 
8) Stratio
Stratio è nuovo worm che ha debuttato nel mese di agosto 2006 propagandosi rapidamente via posta elettronica. Camuffandosi ad esempio da messaggio in cui si avvisava l'utente che il suo computer era stato infettato. Di varianti ne esistono miglia, tanto che ci sono stati giorni nei quali Stratio costituiva oltre il 50% di tutto il malware in circolazione. Viene usato per diffondere da computer di utenti ignari il cosiddetto "image spam", spam che utilizza immagini anziché testi per aggirare i filtri di protezione.
 
9) Clagger
Clagger è il solo trojan presente in questa classifica. Perché è una tipologia di malware che non è in grado di diffondersi autonomamente, ma si nasconde all'interno di altri programmi. Clagger però è stato inviato a milioni di indirizzi mail. Una volta installato sul computer, riesce a disattivare le protezioni e scarica programmi spia per rubare informazioni confidenziali.
 
10) Dref
Comparso a metà del 2005, anche lui disattiva gli antivirus e si impossessa degli indirizzi mail. Una delle versioni successive, Dref-N, tentava di spingere i destinatari ad aprire il file infetto spacciandosi per notizia clamorosa. La scomparsa del Presidente Bush ad esempio. Mascherato da messaggio di auguri, Dref-V è stato invece il worm più segnalato nelle ultime ore del 2006, raggiungendo l'incredibile percentuale del 93,7% del malware circolante.
 
 
Glossario
 
Malware
Contrazione di due parole inglesi: "malicious" e "software", programma pericoloso. E' un termine generico usato per definire quella vasta gamma di strumenti digitali capaci di intrufolarsi nei Pc, rubare o cancellare dati, e dei quali worm, virus, trojan sono una sottocategoria
 
Virus
Software che, inserito all'interno di un altro programma, è capace di infettare un computer distruggendo i file che contiene o impedendone il corretto funzionamento. Il termine fu usato per la prima volta nel 1972 nel romanzo di fantascienza di David Gerrold intitolato La macchina di D. I. O.
 
Worm
Simile a un virus ma capace di autoreplicarsi e diffondersi da solo senza bisogno di un software che lo ospiti. Anche in questo caso l'uso del termine, che in italiano significa "verme", deriva da un romanzo di fantascienza: The Shockwave Rider di John Brunner, pubblicato nel 1975
 
Trojan horse
Il cavallo di Troia è un altro tipo di malware. Si nasconde dentro altri programmi che una volta avviati consentono al Trojan di prender vita aprendo le porte del computer in questione agli attacchi esterni.
 
Spyware
Raccoglie informazioni riservate in genere riguardanti le attività online dei singoli utenti. Dagli acquisti fatti ai siti visitati. Informazioni che vengono poi trasmesse o vendute a società terze. Il danno quindi sta nella violazione della privacy.
 
 
Per difendere il tuo PC dagli attacchi informatici, puoi usare uno di questi programmi gratis:

AVG Anti-Spyware 7.5
Ad-Aware 2007
Windows Defender
Spyware Terminator
a-squared Free 3.0.0.362

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 11:37 | computer, web , informatica, internet, sicurezza, hacker, pc | clicca per commentare commenti (10)



Il Secolo XIX nel mirino degli hacker con un Denial of Service

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, novembre 19, 2007





DoS (Denial of Service)

Come buttare giù un sito on line

Ne sa qualcosa Il Secolo XIX

 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
Che sia il primo vero caso di hackeraggio ai danni di un sito giornalistico italiano?
Parrebbe di sì.
Il sito del quotidiano genovese Il Secolo XIX è stato sotto attacco per circa 16 ore, a partire dalle 21 di ieri sera (15 novembre) fino al primo pomeriggio del 16 novembre. A seguito dell’attacco subito, il sito è rimasto inagibile e solo nelle ultime ore è nuovamente navigabile.  
 
La tipologia di attacco utilizzata è decisamente classica e per certi versi banale, difatti gli hacker si sono limitati a un DoS (Denial of Service). La tecnica del Denial of Service consiste nel bombardare il sito on line con richieste di accesso al server internet. Solitamente gli attacchi di negazione di servizio vengono attuati inviando molti pacchetti di richieste, di solito a un server Web, FTP o di posta elettronica saturandone le risorse e rendendo tale sistema instabile. Qualsiasi sistema collegato a Internet e che fornisca servizi di rete basati sul TCP è potenzialmente a rischio di attacchi DoS. Lo scopo di questo attacco è di saturare la backlog queue con richieste di attivazione di un servizio (TCP SYN settato) oltre la scadenza dei relativi timeout e non consentendo alla vittima di completare il 3-way handshake, in questo modo non sarà in grado di gestire i SYN leciti a cui verrà negato il servizio. Gli attacchi DoS vengono fatti da più host: il bersaglio viene attaccato contemporaneamente da più fonti, rendendo così molto difficile o impossibile rintracciare l’attaccante originario. Una variante molto in voga è il DDoS (Distributed Denial of Service): funzionamento identico al DoS, ma realizzato utilizzando numerose macchine attaccanti che insieme costituiscono una botnet. Molto subdolo il Distributed Reflection Denial of Service (DRDoS); in pratica il computer attaccante produce delle richieste di connessione verso server con connessioni di rete molto veloci, ma utilizzando come indirizzo di provenienza non il proprio bensì quello del bersagliato. Ne consegue che i server saranno messi in condizione di rispondere affermativamente alla richiesta di connessione non all’attaccante ma al bersagliato. Ed ecco così l’effetto moltiplicatore dato dalle ritrasmissioni dei server contattati, i quali, a fronte della mancanza di risposta da parte del bersagliato, provvederanno a ritrasmettere (fino a 3 volte solitamente) il pacchetto, credendo sia andato perso ed entrando di fatto in un circolo vizioso. Il bersagliato viene messo in ginocchio in brevissimo tempo, ed è quasi del tutto impossibile risalire all’attaccante originario.
 
Una tecnica piuttosto semplice, come si può vedere ma che indiscutibilmente produce effetti disastrosi e immediati verso chi viene preso di mira.  
 
Il Secolo XIX ha subìto un DoS. La testata ha denunciato l’attacco alla Polizia Postale, che ha  avviato un’indagine; ma è decisamente improbabile che riuscirà a risalire all’attaccante (hacker) originario. Il giornale genovese sta cercando di raggranellare elementi utili a definire i rischi corsi e i danni riportati. In ogni caso, sono gli stessi tecnici a non sbilanciarsi più di tanto: le tracce lasciate indirizzerebbero le indagini verso un hacker che si è appoggiato a un dominio coreano. Tuttavia la localizzazione è ben poco attendibile, anzi è più probabile che sia soltanto un punto d’appoggio utilizzato per depistare eventuali poliziotti informatici.
 
Si tratterebbe di un attacco concentrico di hacker che sarebbe stato dapprima auspicato e poi raccontato e rivendicato nel forum di un sito internet romeno - quello della emittente Antena 3, una delle più importanti della Romania, - sul quale successivamente sono comparsi messaggi di congratulazione ed esultanza, dopo che il sito era stato oscurato dal sistema si sicurezza che opera sul server del secoloxix.it. La polizia indaga, ma si pensa anche si possa trattare semplicemente di mitomani smaniosi di 15 minuti di immeritata celebrità. La pista rumena è improbabile, ciò nonostante la polizia la batte lo stesso. Nel forum di un sito internet romeno, sono comparsi messaggi di congratulazione per l’attacco che però sono stati subito cancellati.
 
“E’ una cosa molto grave, oltre che un danno enorme costringere alla chiusura un sito aperto alle voci di migliaia di lettori che in ogni momento possono intervenire con le loro idee. Il web è una conversazione, non trasformiamolo in un campo di battaglia”, commenta l’amministratore delegato del secoloxix.it, Marco Formento. Uno dei “postatori” del sito dell’emittente televisiva romena Antena3, un certo Casper, scrive in un messaggio: “E’ vero il flood, viene da un server della Corea, ma in realtà è fatto proprio da noi romeni. Preghiamo Antena3 di mantenere anonimi i nostri IP.”






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