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Myanmar, ex Birmania: un aiuto concreto subito
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mercoledì, maggio 07, 2008

Aiutare subito le popolazioni
del Myanmar, ex Birmania
causale “EMERGENZA BIRMANIA”
BNL agenzia 1
c/c n. 218020
codice ABI 01005 codice CAB 03382
causale “EMERGENZA BIRMANIA”
Banca Popolare Etica
codice IBAN IT39U0501803200000000511550
codice BIC-SWIFT CCRTIT2184D
causale “EMERGENZA BIRMANIA”

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Mosley: «Vita sessuale? Fatti privati»
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lunedì, aprile 21, 2008

Mosley: «Vita sessuale? Fatti privati»
«Orgia nazista con cinque prostitute». Con questa pesante accusa il presidente della Formula Uno Max Mosley è stato messo alla gogna da News of the World. «In segreto è un pervertito sessuale sadomasochista» scrive senza mezzi termini il tabloid domenicale londinese. La prova? Un video di cinque ore dove si vede Mosley - figlio di un famigerato leader fascista britannico - che si atteggia a comandante di un lager nazista durante una «depravata orgia in stile nazista», dà ordini in tedesco alle prostitute nude o seminude, le frusta e poi a sua volta «gode a farsi frustare a sangue» scrive il tabloid inglese. «In pubblico il boss della Formula Uno respinge il malefico passato del padre ma in segreto fa giochi nazisti in un’orgia da 2.500 sterline» riferisce il News of the World.
«Ho una vita sessuale un po’ eccentrica», così afferma alla fine Mosley, puntualizzando però che sono «fatti privati» e che non ha alcuna intenzione di dimettersi dal vertice della Fia.
Mosley si è dunque affidato al voto a scrutinio segreto che l’assemblea della Fia esprimerà il 3 giugno a Parigi: «Dirò loro che è sempre stata mia intenzione non andare oltre il mio mandato nel 2009. Se vorranno farmi andare avanti, lo farò. Se non sarà così, ovviamente mi fermerò». E prima di chiudere la sua apologia Mosley non risparmia un ultimo strale per la Gran Bretagna, alla quale augura che in futuro ci sarà maggior rispetto per la privacy: la richiesta avanzata all’Alta Corte da Mosley di bloccare la diffusione del video è stata infatti respinta in quanto, sebbene il giudice lo avesse definito «intrusivo e degradante», il filmato era dovunque in Rete, era quindi impossibile bloccarne la visione/diffusione.
All’inizio degli anni Trenta Mosley, a seguito di una grande revisione politico-ideologica, cominciò a considerare benevolmente l’Italia fascista (ne apprezzava soprattutto il corporativismo) e divenne un seguace di Benito Mussolini. Nel 1930 Mosley fondò il New Party, che ebbe il suo battesimo elettorale l’anno seguente nelle elezioni suppletive di Ashton-under-Lyne in cui ottenne il 16% dei voti. A seguito di altri insuccessi elettorali, nel 1932 Mosley gli cambiò nome in British Union of Fascists (BUF) rendendo palese la sua scelta di campo in favore del fascismo.
Nel 1937 la BUF si presentò alle elezioni comunali di Londra ma ottenne pochissimi voti, in parte appannaggio del nuovo partito presieduto da William Joyce, che per molti anni era stato il responsabile della propaganda del BUF e di fatto il principale collaboratore di Mosley. Il 23 maggio del 1940 Mosley venne arrestato con la moglie e alcuni irriducibili sostenitori: fu condannato a tre anni di carcere e durante il periodo di reclusione nacque il figlio Max, oggi presidente della Federazione Internazionale dell’Automobile. Nel 1968 scrisse un’autobiografia dal titolo My Life e nel 1977 fu candidato alla carica di rettore magnifico dell’università di Glasgow, ottenendo100 voti. [ riduzione della voce presente su Wikipedia, L’enciclopedia libera; per ulteriori approfondimenti si consiglia la lettura integrale del pezzo presente su Wikipedia. ]
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Hollywood per il Tibet
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giovedì, aprile 10, 2008

Hollywood per il Tibet
di Giuseppe Iannozzi
Si è svolta senza incidenti la fiaccolata organizzata dalle organizzazioni umanitarie in occasione dell'arrivo della fiaccola olimpica. Tra i manifestanti illustri anche Richard Gere, amico personale del Dalai Lama, e l'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, che hanno marciato insieme a centinaia di persone per il Tibet e contro la repressione in Cina.
La fiaccolata, partita da piazza Nazioni Unite, è arrivata davanti al Consolato cinese.
Ha spiegato Richard Gere: "Questa torcia attraversa la Cina e il mondo promuovendo l'idea dell'armonia per far passare una posizione politica. La società armoniosa di cui Hu Jintao parla è una frode. Non ci può essere armonia senza la libertà di religione e cultura. Ero contrario al boicottaggio, ma penso che se le cose non saranno gestite nel modo giusto, allora dovremmo deciderci". Aggiunge Gere che negli ultimi anni la situazione in Tibet si è ulteriormente aggravata, parlando poi dei tibetani come di "una popolazione marginalizzata e privata delle opportunità educative ed economiche era pronta a scoppiare come una pentola a pressione".
La Bbc nell'intanto fa sapere che il primo ministro inglese, Gordon Brown, non intende partecipare alla cerimonia d’inaugurazione dei Giochi. Da Downing Street fanno sapere che "non è mai stata intenzione del premier di andare alla cerimonia di apertura."
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Parigi, fiamma olimpica spenta
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martedì, aprile 08, 2008

Parigi, fiamma olimpica spenta
Bandiere tibetane sul municipio
Messa su pullman per oltrepassare gruppi di protesta.
I cinesi non vogliono cerimonia davanti a drappo Tibet
PARIGI - La corsa della fiaccola olimpica diventa sempre più a ostacoli tra le crescenti proteste anticinesi. La fiaccola, simbolo dei Giochi, è stata addirittura spenta a Parigi e portata su un bus prima di riprende il percorso con i tedofori, ma dopo è stata di nuovo bloccata più volte. Tutto ciò ha comportato un ritardo di circa un’ora sul programma previsto: le ultime staffette sono state quindi annullate e la torcia è stata portata in pullman direttamente allo stadio Charlety per la cerimonia finale. Inoltre la bandiera nera di Reporter senza frontiere con i cerchi olimpici raffigurati come manette è stata issata al primo piano della Tour Eiffel, sugli Champs Elysées e anche, insieme a quella del Tibet, sul municipio. Il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, ha quindi annullato la prevista cerimonia al municipio, dove l’ex campionessa di nuoto Christine Caron avrebbe dovuto consegnarla al calciatore del Paris Saint Germain Pedro Pauleta. «Sono state le autorità cinesi che non hanno voluto che la torcia si fermasse al municipio», dove c’erano le bandiera che ai cinesi non sono piaciute, ha dichiarato il sindaco.
La prefettura della capitale francese ha comunicato che la fiaccola è stata «messa al riparo su un autobus». Dopo circa mezz’ora, la fiaccola ha proseguito il suo percorso a piedi, portata da un tedoforo ma è stata poi interrotta più volte. La vice presidente della regione parigina dell’Ile-de-France, la verde Mireille Ferri, è stata fermata dalla polizia, mentre si stava dirigendo con un estintore verso la Torre Eiffel. Lo hanno reso noto i Verdi, precisando che la Ferri è stata condotta in un commissariato di polizia. Agenti della sicurezza che scortano il tedoforo e poliziotti sui pattini a rotelle hanno fermato i quattro manifestanti, tra cui due attivisti pro-Tibet, sul Lungosenna
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Nel fango affonda lo stivale dei maiali
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venerdì, marzo 28, 2008

Nel fango affonda lo stivale dei maiali
[ Ricevo e pubblico. g.i.]
Quest’anno ricorrono i primi 60 anni della nascita della Costituzione Italiana, e nonostante il tempo trascorso la gente comune e nella fattispecie gli organi competenti che dovrebbero applicarla continuano a sconoscerla. Nei suoi articoli vi è la fatica dei padri fondatori della nostra Repubblica e proprio nell’articolo 3 della Costituzione si legge che ogni uomo è uguale davanti la legge senza alcun tipo di distinzione. Ebbene io non credo più che questo in Italia sia vero, poiché quando capitano delle ingiustizie a della gente onesta e senza amicizie influenti si rimane soli. Soli con le proprie ragioni, soli con le proprie rabbie per essere stati ancora una volta ignorati dallo Stato Italiano. Dopo questa lunga premessa desidero raccontarvi quanto mi è successo. Nel dicembre del 2007 ho preso servizio presso il Codacons di Catania per svolgere attività di volontariato nell’arco di 12 mesi e inerente un progetto del servizio civile nazionale; nonostante questo progetto sia patrocinato dal Ministero della solidarietà sociale, nessuno in questi giorni ha mostrato un barlume di solidarietà nei miei confronti. Ebbene nella data del 30 gennaio 2008 ho dovuto sporgere querela nei confronti della responsabile legale della sede Codacons di Catania per minaccia e ingiuria. Da quel momento mi è stato intimato di non rientrare più negli uffici del Codacons. Da quella fatidica data la mia vita è totalmente cambiata, poiché per avere denunciato a viso aperto le scorrettezze commesse dagli avvocati della sede preso cui prestavo servizio, mi son ritrovato a combattere contro i cosiddetti mulini al vento. Sono piovute minacce telefoniche, intimidazioni di ogni ordine e tipo; colpendo vigliaccamente anche la persona di mio padre che proprio in una particolare occasione, di ritorno dall’incontro con un avvocato dell’ufficio Codacons, è stato sull’orlo di avere un infarto. Il Codacons di Catania voleva a tutti i costi le mie dimissioni perché non potevo restare in un luogo in cui avevo ravvisato tali irregolarità, altrimenti avrebbero reso la mia vita e di conseguenza quella della mia famiglia un inferno; e soprattutto perché l’avvocato che io avevo querelato per il male provocatomi era da considerarsi un intoccabile e quindi non passibile di condanna. Così dal 28 gennaio mi trovo in stato di malattia in quanto affetto da depressione con elevati livelli di ansia reattiva a causa di episodi di mobbing; e nonostante stia seguendo una cura farmacologica prescrittami da una psichiatra vivo continuamente nel terrore. Purtroppo viviamo in una società in cui l’informazione e di conseguenza le testate giornalistiche nella stragrande maggioranza dei casi tendono a non comunicare pubblicamente i problemi che attanagliano alcuni cittadini. Soprattutto se a causare i problemi sono enti tutelati politicamente e che godono in un certo qual modo di una pubblicità altisonante. Io sono un volontario del servizio civile ( anzi dovrei dire ex visto che nel momento in cui scrivo ho appreso per puro caso che sono stato sbattuto fuori dal progetto) che purtroppo quando ha presentato la propria domanda di partecipazione credeva che i progetti da scegliere dovessero in qualche modo rispecchiare fedelmente l’attività che si sarebbe svolta. Invece appena entrato a far parte del volontariato dopo un mese e mezzo di “lavoro” ho dovuto subire danni morali e addirittura aggressioni verbali e anche fisiche da un componente della sede dove prestavo servizio. Ho dovuto, come per altro ho sempre fatto, combattere in prima persona una battaglia con il solo ausilio del mio avvocato che mi assiste e che naturalmente pago di tasca mia. Battaglia già persa in partenza poiché in Italia chi è intoccabile politicamente non può di conseguenza subire il responso di un giudice; anzi!
Dal giorno in cui ho subito il danno ed ho sporto querela nei confronti dell’avvocato responsabile della sede dove prestavo servizio, la mia persona ha totalmente rovinato la propria salute psico/fisica. Nessuno ha tutelato la mia salute così come i miei diritti; e nessuno di coloro i quali dovevano prendere provvedimenti si è accostato alla mia problematica. Il servizio civile una volta assegnati i candidati alle sedi locali non controlla più l’andazzo o il comportamento dei cosiddetti formatori. Per esperienza personale la formazione rimane sulla carta; buona solo nella maggioranza dei casi per farsi attribuire i soldi che lo Stato Italiano fornisce per la formazione dei volontari. Spesso si ignora che non ci sono soltanto i diritti e i doveri dei volontari ma esiste una carta etica che riguarda proprio gli enti che realizzano il progetto. Essere volontari del servizio civile significa aver scelto di contribuire al bene del paese. Chi vi presta servizio di solito è laureato e con una voglia matta di apprendere nuove conoscenze che potranno servirgli per un prossimo futuro nel mondo del lavoro. Non si può continuare a considerare i volontari come dei poveracci, dei morti di fame da trattare nel peggior modo possibile. Bisogna uscire allo scoperto e denunciare la spocchia e l’arroganza dei potenti che rivendicano diritti superiori che non hanno adesso e mai avranno. Credo che sia giunta l’ora per questo paese di risorgere dall’umiliazione e dalla criminalità che non è soltanto quella meglio nota come mafia o camorra ecc, ma è quella che vive nella nostra società; nei posti di lavoro; in quei soggetti che pensano di poter trattare i propri simili come bestie. L’ufficio nazionale per il servizio civile nonostante abbia ricevuto diverse lettere dal mio avvocato e dalla mia persona ci continua a ripetere che bisogna pazientare; che prima bisogna chiedere chiarimenti all’ente presso cui prestavo servizio. Paradossalmente si aspettano che andando a trovare la moglie di un ladro, questa interpellata sulla fedina penale del marito dica di essere spontaneamente la consorte di un malfattore. L’ufficio nazionale sa benissimo che ciò non accadrà mai. Che non si avrà un’ammissione spontanea di colpevolezza nemmeno sotto tortura!
Nel frattempo l’ufficio nazionale per il servizio civile per non inimicarseli e per non andare contro il volere dei soliti furbi ossia del Codacons, decide per il momento di sospendermi e di escludermi una volta per tutte dal progetto per cui ero stato “assunto”; e ignorando l’affezione della mia persona di una patologia - certificata da vari medici - che hanno provocato loro. Quindi dopo il danno la beffa e quindi condannato per Non aver commesso il fatto! Oltremodo uno dei rappresentanti del Codacons di Catania - che ci aveva minacciati - si candida con spensieratezza alle prossime elezioni del 13 e 14 aprile; e così se già oggi questo tizio si definisce intoccabile un domani sarà come l’innominato descritto da Manzoni. Proprio in questo periodo tutta la classe politica desidera incontrare il popolo. Ma i problemi, quelli veri nessuno vuole ascoltarli. Per la maggioranza dei partiti siamo carta straccia, utili solo per consegnare il paese nelle loro mani. Data la questione considero anch’io la mia tessera elettorale carta straccia, poiché nella vita reale nessuno aiuta le persone comuni a fronteggiare i soprusi e le angherie. E il 13 e 14 Aprile non mi recherò alle urne così come i miei familiari e le persone che mi sostengono e che hanno a cuore la mia situazione.
Poiché oggi nonostante i contributi e i sacrifici resi dai numerosi martiri della giustizia, denunciare delle irregolarità nel sistema - poco importa che sia su un posto di lavoro o per strada - è ancora sinonimo di infame, di cancro devastante per la società, e quindi da asportare immediatamente prima che riesca a contagiare tutto e tutti. L’omertà intellettuale delle istituzioni a cui un uomo disperato si rivolge è ancora peggio dell’omertà delle persone comuni. Per concludere questa mia lettera mi auguro che possiate dare voce a questa mia indignazione e sul finire vorrei proprio utilizzare alcuni versi di una bellissima canzone di Franco Battiato, che nel momento di assoluta solitudine e sconforto in cui verso mi rincuora davvero:
Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos’è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
[…] Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
In fede
Dott. Cristian Adriano Porcino
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