Bio Iannozzi - La pagina personale di Giuseppe Iannozzi - do ut des




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Animal farm - George Orwell

L'Italia è una fattoria orwelliana

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Stupendo stupendissimo, Orsetto Bastardissimo!

written by King Lear    - venerdì, ottobre 10, 2008





Stupendo stupendissimo,

Orsetto bastardissimo!
 


di King Lear (*) e Vany (**)



 
Iersera l’amore mentale
con te ho fatto
L’ho fatto e non me ne pento
anche se sì, per Dio,
un po’ temo d’aver peccato
nel nome della Passione Carnale
e del Peccato tutto, per forza di cose
mica di Dio
a ogni alba sempre più impotente
E’ che quando ti prende
ti prende; e che diavolo vuoi farci
se non venire e venire e venire…
 
Dopo essermi calata svestita
dentro alle tue storie di sesso e trasgressione
la testa se n’è andata per conto suo,
s’è recisamente rifiutata
di tornare a trovare
il vecchio prete chiuso ammanettato
nel suo muffito confessionale
Tanto oramai con tutti gl’anni
che c’ha addosso e tutte le storie
che ha ascoltato senza mai toccare
il miracolo che è una donna,
sicuro come la Morte che lo spirito gl’è morto
in quel suo vecchio corpo
d’inutili sacrifici e astinenza
Solo alla domenica un goccetto di vino
e una pisciatina controvento e poi preghiere
a profusione
Che cazzo di vita può esser stata mai la sua!
 
Stupendo stupendissimo
è stato invece il sesso immaginato
quando finalmente la luce
ho smorzato
Subito ho sentito il tuo ardore
svestito dalla mia cortesia
che s’agitava in sussulti e fremiti
lungo i seni piccini e più in basso,
solcando geograficamente
le frontiere fra il sogno e il desio
Così io incendiata mi son sentita rapita
da tentacoli in scene apocalittiche
smaniose e lussuriose,
finché le stelle m’han vista sospirare
e alla Luna piccoli orgasmi balbettare
Infine il sonno è venuto
sprofondandomi
in un bagno di madida lietezza
Così è stato
stupendo stupendisssimo,
Orsetto bastardissimo!
 




( * ) King Lear, ovvero Giuseppe Iannozzi, è l’Orsetto bastardissimo.
 
( ** ) Vany è invece la bimba tanto romantica e tanto pestifera; ma come si fa a non amarla?






Morte all'alba
di Giuseppe Iannozzi


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Leggi l'intervista a Giuseppe Iannozzi
a cura di Chiara Perseghin




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Chiara Perseghin fumata & santificata - Santini da collezionare

written by King Lear    - sabato, settembre 27, 2008




Chiara Perseghin


fumata & santificata



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Chiara Perseghin


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Morte all'alba
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Poesie per Vany

written by King Lear    - domenica, settembre 14, 2008









Poesie per Vany


 
 di Giuseppe Iannozzi + Romantica Vany
 
 
 
L’Inverno
 
 
E’ l’Inverno
Viene piano
Nel tuo letto
s’infila veloce
di nascosto
I piedi freddi
ai tuoi strofina
Rabbrividisci
e al seno stringi
il cuscino
Fuori nevica
Non serve
affacciarti
alla finestra,
aprir gli scuri
e gettare
lo sguardo
sul bianco manto
L’amata estate
è lontana
per sei mesi
almeno;
e così stringi
più forte i denti
Lui t’accarezza
Un brivido
e un altro ancora
Ti abbraccia
Ha il cuore
di ghiaccio,
ma occhi profondi
caldi quasi;
gli solletichi
allora il naso
per sentire
il suo starnuto
Ridi di gola
Un bacio gli doni
frettolosa
e freddolosa;
però ridi ancora
Ha messo su
una faccia buffa
l’Inverno triste,
così t’addormenti
nascosta
nelle coperte
felice di sapere
che domani
giù in strada
giocherai
a tirar su pupazzi,
a lanciar palle di neve
sulle nuvole lassù
 
 
 
 
 
Good Night, Vany
 
 
Tanto tardi sì, dormi Vany...
sei ancora bambina di sogni
di luna, di nascosti ori
 
Dormi ora, brillano alte le stelle
ma profondo assai è lo spazio
che le conchiude; gl’occhi
ti si fan pesanti pesanti
a ogni minuto che passa;
chiudi la porta alla realtà
e sogna, sogna sogni di bimba
Sogna colori e pastelli e girasoli,
sogna un cielo azzurro, una pecorella
e un verde prato di capriole
Sogna il suono del ruscello,
la limpidezza e la valle e il giglio
Sogna la fata che spande incanti
e sogna pure i folletti
che a tutti i viandanti fan dispetti
Sogna il profumo del miele
e la tana dell’orso bruno e cattivo
Sogna che scappi lontano lontano
dove il suo sbadiglio non ti può
far male; sogna tutto questo e molto
molto altro ancora
Giovinezza t’è accanto, un po’ ti culla
un po’ ti protegge; se poi domani
toccando il pavimento coi nudi piedi
scoprirai che non hai sognato invano,
allora al sole donerai un sorriso
 
Ma ora dormi e sogna lieta, bambina...
sei una piccola piccola bimba di sogni
di luna, di nascosti ori
 
Good Night, Vany
 
 
 
 
 
E’ così tanto che ti aspetto
 
 
E’ così tanto che ti aspetto
a braccia aperte, così tanto!
Tu non puoi immaginare quanta
sofferenza nel saperti viva
e non mia, stretta nell’abbraccio
che ci ha visti, neanche poi
tanto tempo fa, amanti pronti
a sfidar dei Cieli l’ira e la stupidità
 
Se da me tornassi con un sospiro
di compiacenza, ai tuoi piedi
rimetterei i peccati e di nuovi
te ne farei dono affinché Eros
non sia mai profilo di croce
sulla linea del Tramonto
 
 
 
 
 
Giallo Van Gogh
 
 
Quanto amore c’è
non immagini, oh no;
eppur c’è, nascosto
od alla luce del sole,
ma sempre in un angolo
che non avevi previsto
 
Di Van Gogh un girasole,
tutto quel giallo, tutto
quell’amore salvato
soltanto quando l’uomo
ormai di dolore impazzito
per dove chissà andato
 
 
 
 
 
Colombella
 
 
Colombella, piove
e piove su di noi
sulle nostre vite
così sconquassate
mentre s’ingrossa
il fiume e straripa,
gl’argini rompe
e i nudi piedi bagna
con velle maestosa
che par quasi voglia
affogar in suo ventre
l’ultimo barbaglio
di sole
 
Colombella, piove
e piove sul bagnato;
ma nessuna fortuna
che sia a noi destinata
tranne quella d’averci
di tenerci stretti stretti
litigando piano
per un brandello
d’ombrello in più
o in meno
Però a ogni momento
sempre più vicini
quasi senza averne
coscienza piena
 
 
 
 
 
Oh mie lacrime
 
 
Oh mie lacrime, cipolle
e sole d’estate sui campi
sui fiori, sugli allori persi
dati a genti di niuno valore
 
Oh mie lacrime, siete qua
riunite sul biondo volto
della mia bella ingenuità
 
 
 
 
 
Mi piaci
 
di Vany e King Lear
 
 
Mi piaci…
Come? non te l’ho detto mai?
Oh sì, mi piaci per come sei.
Non ti cambierei con un altro,
proprio no, bello mio;
senza maschere, a faccia nuda
esposto al riso
e all’insulto allo stesso modo
ti porti avanti e dritto vai.
Un romantico pirata
all’arrembaggio, ecco chi sei.
 
Mi piaci
perché se in volto scuro sei
non dici che hai sbattuto la faccia
e poi taci;
no, tu no, tu spari alto
finché non tremano pure i santi;
mi piaci così,
anche per quel poco che sottaci
nel languore d’una rosa in dono
- d’una poesia scritta su due piedi -;
tu sempre uguale a te stesso
mai uso agli inganni
o a bassi stratagemmi.
Tu caparbio dolce innocente
e saccente anche.

Mi piaci
perché scrivi sul mio corpo
con il tuo odore pirata
dopo l’amore;
perché mi fai arrossire
raccontando grandi storie
colorate dimenticate
tra i fiori dell’estate;
mi piaci
perché passi da un estremo
all’altro,
al blu più blu del cielo lassù,
fino al blu del mare quaggiù.
 
Siamo così diversi,
io una bambina che ti sta ad ascoltare,
tu una testaccia dura ma dura di brutto:
eppure belli siamo, agli occhi Dio anche.
 
 
 
 
 
Quale angelo
 
di Romantica Vany


 
Non ho mai saputo
quale angelo tu fossi
o per quali vie storte
ti conobbi e perché forse
di te m’innamorai, tu
che mentre scendevi
i gradini sembravi salirli.
 
Non ho mai saputo neppure
perché tra i tanti bagliori
di situazioni impreviste
ciniche e crudeli in mutar
di comparse del tuo intelletto
mi accecasti con sotterranee
evoluzioni offrendomi
d’un enciclopedico tuo scrivere
versi di un non v’è sole
che non sia lumiera.



Phil Collins - Two Hearts






AltraMusa     Vota "Quale Angelo" di Vany su AltraMusa

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Santini da collezionare - Le Madonne... Sante subito

written by King Lear    - sabato, agosto 30, 2008



Le Madonne... Sante subito





Le Madonne... Sante subito!





Preghiera



"Bellezza dallo sguardo divino e infernale,
tu versi insieme confusi crimini e benefici
che ti si può paragonare al vino!

Ma dimmi, vieni dal profondo cielo o dall'imo abisso?
Hai nell'occhio l'aurora e il tramonto;
spandi profumi come una sera di tempesta;
i tuoi baci un filtro e la tua bocca un'anfora,
fanno l'eroe vile e il bimbo coraggioso.

Dì, sbuchi dal nero abisso o dalle stelle scendi?
Il Destino, affascinato, s'attacca alle tue gonne
come un cane,
e tu semini disastri e gioie a caso.
Tutto governi e di nulla rispondi.
Cammini sopra i morti dei quali, Bellezza,
tu ti burli; eppur son gioielli.
Non l'Orrore è meno affascinante d'ogn'altra cosa!
E l'Omicidio?
Esso tra i tuoi più cari ciondoli
ti danza amoroso sul ventre orgoglioso.
L'efemera abbagliata vola incontro a te,
candela crepitante, fiammeggiante,
e dice: Fiaccola benedetta!
L'innamorato ansima chino sulla sua Bella
con l'aria d'un moribondo che carezza la sua tomba.

Bellezza, mostro enorme di spavento e ingenuità!
Cosa importa, in fondo, che tu venga dal Cielo o dall'Inferno?
Il tuo occhio, il tuo sorriso, il tuo piè aprono la porta d'un Infinito
che amo e non ho mai conosciuto.
Fata dagli occhi di velluto! Ritmo, profumo, raggio, unica mia Regina!
Da Satana o da Dio, cosa importa?
Angelo o Sirena, cosa importa?
Tu rendi meno schifoso l'Universo e meno pesante ogni momento..."






di
Angelika Karamella


http://l-incantatrice.splinder.com





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Santini da collezionare - Saint King Lear

written by King Lear    - giovedì, agosto 28, 2008



Saint King Lear




Saint King Lear





il santo dei pirati

     by   Romantica Vany

http://romanticavany.splinder.com




Meat Loaf - If this is the last kiss



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gatta gattina

written by King Lear    - venerdì, agosto 22, 2008






gatta gattina



di Giuseppe Iannozzi + 1 poesia di Vany
 
 
 


 
Gatta Gattina
 
 
a Vany,
mia gattina dispettosa
- zuccherosa
 
 
Io protesto, Gatta Gattina
Io m’impunto, non importa
quanti graffi mi spalmerai poi
sulla schiena, ma io m’impunto:
nemmeno per un momento
ho pensato di lasciarti
in disparte; non avrei osato
ben sapendo quanto sei gatta,
quanto forte è il tuo sentimento
che ti porta a farmi fare su e giù
come uno stupido yo-yo
 
A letto vinci sempre tu,
perché sei Gatta Gattina ingenua
e maliziosa, proprio una lolita,
una vergine con unghie
che graffiano a sangue la viva pelle
 
Gatta Gattina, non dire il falso:
lo sai che t’amo e t’amo e t’amo
Mai oserei darti contro,
anche perché - lo confesso tremando -
di te ho un po’ paura
 
Però sappi sin d’ora
che anch’io sto tramando
nell’ombra per metterti alle strette,
mia bella Gatta Gattina;
e dopo non ti servirà miagolare...
nessuno ti potrà sentire tranne io
 
 
 
 
 
Nuda
 
 
a Vany,
che arrossisce per niente
 
 
Nuda ti metterei
tra i miei sogni
e gl’occhi,
come un trofeo,
il più bello
che la Vita ha per me
lasciato intatto.
Al pari d’un vizio
ti molesterei;
a notte fonda verrei
a trovarti per assumerti
come una droga,
tentando invano
di sottometterti;
scalceresti sì,
come un agnellino
che si pensa sacrificato
a chissà quale bestione,
ma poi t’arrenderesti
per fiacca o per amore;
e l’amore non è forse
il sentimento più forte
che si veste d’innocenza
e fiacchezza?
 
Sù, sveglia le gote,
lascia che su di sé
prendano il sano rossore
che fa bene all’animo
quando i corpi uniti
godono della carnalità
senza mai dimenticare
per un sol momento
di specchiarsi negl’occhi
dell’amato.
 
 
 
 
 
Amore alieno
 
 
ad Acqua e Sale (Monica),
perché son certo
che domani sarà migliore
 
 
Un giorno, bimba, ti porterò via
lontano insieme agli amici alieni,
e vedrai che non si soffrirà più
né in estate né in inverno;
vedrai che l’esistenza sarà
per noi solo un’infinita felicità
mentre ti racconto favole su favole
e tu ti dondoli lenta sull’altalena
legata all’ombra d’un salice piangente
 
 
 
 
 
Titty
 

a Titty,
che ha labbra a fiocchetto,
tentazione da mordere
a sangue!


Titty, mia bella Titty,
dolce miele di labbra
su labbra a fiocchetto,
torna, torna a cucire
i tuoi baci ai miei
 
Titty, io t’amo, t’amo
Ma non mi chieder perché
T’amo, e non è forse dolce
- dolcezza che pure agli Dèi
fa invidia?
 
Titty, fanciulla in fiore,
sol ti chiedo di perdere
un’altra volta la verginità
accanto a me; e poi, se lo vuoi,
di lasciarmi in nuova solitudine
addormentato legato al cuscino
come un bambino che sogna
e non immagina proprio dove
fuggiranno tutti i suoi piccoli
piccolissimi desideri in verità
 
 
 
 
 
Il sorriso di mio nonno
 
 
a Tumbergia,
che ama ascoltare storie
di sensualità e tango
 
 
Vorrei saperti cantare una canzone
per i tuoi occhi belli e innamorati,
ma non son buono, quando prendo
ad alzare il tono sembro un somaro
che raglia sotto la frusta del padrone
Così mia cara, ti prego, non avertene
a male se oggi starò quieto a fumare
la vecchia pipa di mio nonno
bello bello rilassato sulla sedia a dondolo,
ripensando agl’anni amari e lontani
che usava raccontarmi quand’ero piccino
Con la voce impastata di nicotina
mi chiamava a sé, poi piano piano
si schiariva la gola tra un colpo di tosse
e uno ancor più forte: tuttora non so
quanto ci sia di vero e quanto d’inventato,
però la cicatrice ch’aveva sulla guancia,
quella era terribile e affascinante
Quando poi un dì tirò le cuoia mi spaventai:
al funerale era pieno zeppo di donne piangenti
di tutte le età, le più vecchie in gramaglie,
le giovani invece fatali a gambe scoperte
Solo col tempo avrei capito perché
mio nonno se ne andò e se ne andò a modo suo
con un sorriso da diavolo impenitente sulle labbra
 
 
 
 
 
Angelo e Demone
 
 
ad Angelvenus (Lia),
in tutta amicizia
 
 
Cado tutti i santi giorni dal Paradiso
Tutti i giorni precipito giù a capofitto
spegnendo il Sole al mio passaggio
 
Buco il cielo, lascio l’impronta pesante
tra le lapidi spezzandone il freddo marmo
Dicono di me l’Angelo Caduto
perché vivo di ombre e nuvole
Dicono di me che non conosco amore
perché la mia spada spicca il capo dal busto
al buono come al cattivo, fregandosene
della collera di Dio e del suo eterno sonno
 
Dicono che sono il più nero, il più nero
tra quelli che hanno tradito la Gloria Celeste
Ma sarò sincero, il caldo non mi piace granché
Mi fa dar di matto, l’Inferno mi sta stretto
ed allora non datemi sempre la colpa di tutto
Puntate invece gli occhi lassù in alto
dove Dio è ormai vecchio e riconglionito,
sempre in sonnolenza, alla ricerca della dentiera
dimenticata in un bicchiere di lacrime piovane
Io spicco soltanto il capo a chiunque
mi tagli la strada; lo capite da voi
che io non ho davvero colpa del sangue
se c’è sempre qualche disgraziato
in odor di santità a sniffare la pista di zolfo
Sarebbe per me tutto molto più semplice
se solo mai nessuno si mettesse sulla mia strada;
non consumerei il filo della spada
né la vista (né la giustizia)
Sono costretto dalle circostanze
Dalle circostanze, porco Diavolo!
 
Cado tutti i giorni, maledetti siano tutti!
Maledetti tutti ora e per sempre, ora e per sempre!
Però se io cado porto con me un gran sconquasso
Scavo gli occhi ai morti per vedere la loro anima,
il Peccato mortale che li ha fatti finire sottoterra
Sono costretto dalle circostanze
Dalle circostanze, porco Diavolo!
 
Cado tutti i giorni nel letto d’una femmina
che vuole darmi un figlio in tutto e per tutto speciale
E precipito, precipito sempre in un bagno di sangue
E questo è quanto, non c’è altro da sapere su di me
 
Se in giro avete sentito delle chiacchiere su di me
fossi in voi non ci presterei orecchio
perché sono costretto dalle circostanze, porco Dio!
Sono costretto dalle circostanze, dalle circostanze…
Sono costretto dalle circostanze, dalle circostanze…
Sono costretto dalle circostanze, dalle circostanze…
 
 
 

 
Orsetto *
 
di Romantica Vany
 
 
Orsetto, spiegami ora,
senza peli sulla lingua:
qual è l’indomabile segreto
che sempre ti tiene ispirato?
Come sostanza zuccherina
dal color bruno ambrato,
sai essere sempre desiderato.
Sei miele,
sei dotato d’alto livello cristallizzante
e la tua anima traspare tra le tante.
Sai essere anche piccante
e al peperoncino napoletano
assomigli tra le piante.
Leggendoti si manifesta
sudorazione improvvisa,
la possanza delle tue parole
produce difatti incendi grandi;
sei artefice di tante reazioni
ed è per questo forse
che ad alcuni provochi
improvvise sudorazioni,
sensazioni di caldo repentine
che in realtà son stizzose reazioni.
Nel leggerti proprio bene,
bene sino in fondo,
innegabile è che puoi disturbare
recettori che non solo sono
sulla bocca, ma nello stomaco
e nel culetto!
 
 
* Questa è una poesia di Pesty Vany che anche sul suo blog Lei mi ha dedicato
 





Walk Unafraid - R.E.M.


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 15:18 | poesia, amore, amicizia, dediche, colonna sonora, duets, iannozzi and friends | clicca per commentare commenti (13)



Franz Krauspenhaar nel fuoco della Santa Inquisizione

written by King Lear    - domenica, agosto 17, 2008







Franz Krauspenhaar ha accettato - si fa per dire! - di sottoporsi a quella che è una vera e propria Inquisizione, che, ovviamente, verrà portata a termine adoprando tutti i mezzi del sacro mestiere inquisitoriale. Non verranno risparmiate né le pinze per cavargli denti e unghie né tizzoni ardenti per obnubilargli la vista e mordergli a caldo la nuda anima. Nulla gli sarà risparmiato, perché un Inquisitore che si rispetti non mostra pietà alcuna in nessun caso; e quand'anche dovesse rendersi conto d'essere nel torto esso continuerà ad applicare la sacra tortura con il solo fine di strappare all'inquisito la "verità" che la Santa Inquisizione brama.


Come avrete potuto facilmente arguire, qui oggi si consumeranno atti di estrema efferatezza a cui TUTTI sono invitati a partecipare. Il sangue scorrerà a rivoli, e non è detto affatto che l'inquisito riuscirà in qualche modo a salvare la pellaccia; è più facile che esso sia costretto a capitolare onde evitar d'annegare nella pozza del suo stesso sangue.


Franz Krauspenhaar è colpevole d'aver scritto un libro, "Era mio padre", che l'Inquisitore Iannozzi Giuseppe non ha esitato a stroncare sul nascere, ravvisando in detto lavoro una condotta riprovevole, del tutto inadatta alla vera Letteratura.


Franz Krauspenhaar è stato giudicato colpevole d'aver dato alle stampe un libro lialesco prima che "mocciano". Altresì l'inquisito è colpevole di lesa maestà nei confronti della Santa Inquisizione avendo esso recata grave offesa alla figura inquisitoriale di Iannozzi Giuseppe. Per tutti questi motivi, la Santa Inquisizione ha stabilito che Franz Krauspenhaar sia accarezzato dal fuoco purificatore, così come vuole Nostro Signore Onnipotente.


Ma pria d'eseguire la sentenza, l'inquisito avrà ancora una possibilità di redimersi, così difatti stabilisce il protocollo.




Le prove contro Krauspenhaar portate dall'Inquisitore Iannozzi sono qui pubblicate, UN'ALTRA LIALA CON LE BRAGHE. Il contraddittorio è offerto da Bartolomeo Di Monaco in IL 21 MAGGIO HO CONOSCIUTO A FIRENZE F. KRAUSPENHAAR e da Guido Michelone in KRAUSPENHAAR - Fra diario, autobiografia, rievocazione storica.



Che l'Inquisizione nei confronti di Krauspenhaar abbia dunque inizio.

Le prime domande, ovviamente, verranno poste dall'Inquisitore Iannozzi.

VOI TUTTI siete invitati ad aiutare l'Inquisitore ponendo domande, il più crudeli possibile. Krauspenhaar risponderà a TUTTI, non può comportarsi diversamente.

TUTTE le domande e tutte le risposte saranno qui pubblicate in quella che sarà a memoria d'uomo l'interrogatorio più iniquo...
*



1. Franz Krauspenhaar, perché si ostina a dire che il suo non è un libro lialesco, quando è invece evidente che lei parla di sé stesso per quasi trecento pagine, toccando solo di sfuggita la Storia degli anni della grande Guerra?

Mi ostino a definire quello che il libro è, con semplicità: un libro su un padre e un figlio attraverso i periodi storici. La guerra - vissuta dal padre per 9 mesi su 63 anni di vita complessivi, può centrarci solo in parte, evidentemente. Se si ha un certo senso delle proporzioni questo non può che essere chiaro.



2. E' vero che Lei, in gioventù, al pari di Charles Bukowski, ha nutrito simpatie naziste? E se sì, queste simpatie le ha mai ricusate? Per quale motivo?

Le simpatie naziste non erano naziste ma nazistoidi. In realtà, mi piaceva rompere le scatole, anche a mio padre, che quel periodo l'aveva vissuto proprio in Germania e che lo ricordava con orrore e rabbia. Io ricuso certamente, come si ricusano le stronzate che si dicono a 14 anni.



3. Krauspenhaar, lei è passato da un onesto noir come "Cattivo sangue" a un progetto ambizioso ma fallimentare, "Era mio padre", un romanzo che ha la pretesa di tratteggiare la crudeltà della guerra ma che invece riesce solo a sottolineare in maniera solipsista nevrosi e dissidi irrisolti.

Non so che rispondere. Hai fatto tutto tu: caffè, ammazzacaffè e sigaro. Manca il digerire. Ripeto che la guerra c'entra molto in parte; dai l'impressione di averlo letto molto per sommi capi, il libro; o di non averlo letto affatto. Attento che metto in piedi un tribunale che potrebbe mandarti al gabbio per non meno di vent'anni, a pane e acqua.



4. Quali autori hanno maggiormente influenzato la genesi di "Era mio padre"? E' un libro diaristico, o contiene a suo avviso elementi storiografici, influenze autoriali, citazioni nascoste fra le righe?

Che domanda mi fai? Certo che contiene influenze, è normale. Non so quali autori hanno influenzato la genesi: gli altri autori, i grandi, ci sono entrati dentro, dunque non è nemmeno giusto parlare di influenze, ma di metabolizzazione; sono diventati parte di me. Il libro è stato influenzato, nella sua genesi, solo da un autore: Franz Krauspenhaar. E' un libro mio al 100%, nel bene e nel male, nei pregi e nei difetti inevitabili.



5. Come definerebbe lo stile adottato per questo suo ultimo lavoro? Ad alcuni il suo stile è parso una via di mezzo fra Céline e gli autori della Beat Generation, con qualche influenza presa a prestito da Curzio Malaparte. Francamente io non ravviso nella sua scrittura un flusso narrativo che si possa definire beat: c'è forse stato da parte sua il tentativo, consapevole o inconsapevole, di dar corpo a qualche cosa di vagamente beatnik ma niente di più.

Malaparte e Céline, più ancora dei beat, sono autori per me fondamentali. Detto questo, ho usato il mio stile, che puoi ritrovare anche in "Cattivo sangue", che invece ti è piaciuto; è lo stesso stile, il mio.



6. Nel romanzo "Era mio padre" dichiara che Henry Miller ha fatto di lei uno scrittore. Lo sapeva che Kerouac, grandissimo estimatore di Miller, rifiutò d'incontrare il suo idolo? Per quale motivo, a suo avviso?


Per timidezza, sicuramente.



* Tutti possono partecipare, purché le domande siano firmate anche solo con un nick palesemente falso!

Calunnie e volgarità gratuite nei confronti di chiunque, anche se firmate, il responsabile di questo blog Iannozzi Giuseppe si riserva di cancellarle senza alcun preavviso e senza essere tenuto a portare qualsivoglia spiegazione.

Per partecipare all'Inquisizione non è condizione indispensabile che si sia letto il libro, si possono difatti fare domande a 360 gradi.

Il responsabile di questo blog si riserva la facoltà di aggiungere delle regole e della crudeltà a sua insindacabile discrezione a questa Inquisizione.






Non dimenticare di leggere di Franz Krauspenhaar & Compagni di merende gli insulti e le calunnie, che forse costituiscono l'essenza più profonda del lavoro di questo autore, che declama a destra e a sinistra, non dimenticando il centro ovviamente, d'essersi fatto il culo.

Potete farvi idea dell'estrema raffinatezza di questo autore, Krauspenhaar, cliccando qui o in alternativa sull'omo che se lo strapazza allegro più d'una colomba pasquale sopra la stella cadente dell'albero di Natale!

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Il sogno di un bambino

written by King Lear    - domenica, agosto 03, 2008





Il sogno di un bambino
 
 

di Giuseppe Iannozzi
 


 
Corvi
 
 
Miei corvi, ali nere senza riposo,
volate, volate sopra le nubi,
scagliatevi sulle nude carogne
nei deserti e nelle città abbandonate
e divoratene le putrescenti carni
E’ venuto il tempo che aspettavamo
in cima alla Torre di Babele
con bocche mute e impazienti
E’ venuto il Giudizio e non uno
troverà pietà o verità adesso
che l’oggi è senza un domani
per destino
 
Miei negri orrori, ridate la Ragione
alla pazzia del Re che vi ha nutrito
 
 
 
 
 
Nuvole e compagni all’orizzonte
 
 
ad Acqua e Sale (Monica),
che è proprio sfigata, per la madonna!
 
 
Acqua, sempre gonfie son le nuvole
di lacrime e bufere a venire
che basta pensarle per dar loro sfogo;
e tu che sei bambina amante dei giochi,
degli spruzzi d’acqua delle fontane,
delle carezze or lievi ora violente del mare,
come puoi sopportare che il cielo ribelle
ti cada addosso da un momento all’altro?
Il pugno levi contro il nero sudario
in segno di sfida, ma passa di là all’improvviso
un comunista e subito ti chiama compagna!,
e tu non fai manco a tempo di protestare
che quello t’ha già abbracciata forte forte
lasciando scivolare la grassa mano sul tuo culo
per un pizzicotto una palpata e una strizzatina.
Con le lacrime agl’occhi, impotente, preghi
che un cristo o un diavolo ti liberi dall’impaccio;
ma quando serve un poliziotto mai che ci sia,
così sei costretta a liberarti dell’impiastro
con le tue sole forze e decidi per uno schiaffo.
Ma quello te lo stoppa al volo e la tua mano
nella sua finisce: le labbra del grasso compagno
s’incollano sulla tua pelle sì tanto delicata;
a nulla serve lavorare per riaverla indietro.
La tua bella mano è oramai di sua proprietà
che tu lo voglia o no.
E nell’intanto le nuvole gravide di pioggia
han preso a venir giù bagnandoti tutta.
 
 
 
 
 
Sacrificio
 
 
Nell’amore avete confidato
e nella sua fossa siete caduti,
come tutti
Che c’è di nobile
in un simile perire?
forse la gloria del sacrificio
di chi per un amante ha tutto speso?
E ditemi, avrà mai qualcuno
memoria di chi foste voi?
Ditemi, se un anelito di sincerità
ancora resiste nella vita
che fredda si fa nella bocca ansimante,
così che possa scrivere sull’algido avello
epitaffio gentile che non sia uguale
ai già tanti milioni sepolti nell’oblio
 
 
 
 
 
Il sogno di un bambino
 
 
a Cinzia,
che mi vuole bene
come a un bambino capriccioso
 
 
Perché mi lasci da solo?
Ho fatto il cattivo tante tante volte,
ma prometto di non farlo più
Non lasciarmi tutto solo soletto
Ho paura del buio e dei mostri,
e non c’è nessuno
che mi rimbocchi le coperte
e che mi racconti una fiaba a letto
per farmi chiudere gli occhietti
Non c’è nemmeno chi mi dia un bacio,
uno soltanto per consolarmi
quando cado e mi sbuccio le ginocchia
 
Sapevo che te ne saresti andata
Ma ho sperato fino all’ultimo momento
che ci ripensassi, perché sono un bambino
Adesso vai via e io resto tutto solo
come sempre sono stato da quando sono nato...
passato da una casa all’altra,
da un orfanotrofio a un più triste tugurio
e mai un cane che mi abbia tenuto con sé
un momento in più del necessario
Tutti mi hanno detto sin dall’inizio
che sono un ometto e che non devo piangere,
però io ho paura del buio e me la faccio sotto
 
Non mi piace tutto questo, proprio per niente
Sono solo un bambino, solo un bambino
e certe cose non le capirò mai e poi mai...
perché la gente mi accarezza la testa,
mi spettina sorridendo e poi mi lascia
senza neanche una caramella o una figurina
 
Non andare via anche tu
Tutti gli altri l’hanno già fatto
senza pensarci su
Non andare via, ti prego
Ti giuro che faccio il bravo
Se resti, lo prometto, ti dò tutte le caramelle
e ci metto su anche le figurine, le più belle
Chiedo solo che sia tu a raccontarmi
l’ultima fiaba prima di diventare grande
e stupido come tutti quelli che conosco
 
 
 
 
 
Che belle quelle sere
(con Vany)
 
 
Sotto la luce dell’edace tramonto
sulla parete della cara montagna
incisi le nostre iniziali col fuoco
della gioventù – che ogni cosa sa
tranne di sé
 
Noi, noi sempre adolescenti
L’amore crebbe
giocando in groppa ai cavalli
e alle ombre che al crepuscolo
s’impennavano allungandosi
con aria quasi minacciosa;
ma nelle sere di quelle estati
sì calde, madide d’innocenza,
in quelle sere
dei primi vergognosi baci
i vecchi davano la stura
a chiacchiere e crepitii
davanti ai fuochi accesi
contro il rigor lungo la schiena
per vecchiaia o paura dell’Ignoto
E infine insieme torno torno
tutti si mangiava il pesce
appena pescato e subito cotto
 
Correvamo per i campi
tra il vociferare degli ospiti felici
Canto di grilli e cicale,
e in lontananza l’abbaiare dei cani
sugli avanzi a strappare le carni
meno tenere e, chissà, forse più buone
Complice il buio
la sera schiudeva i gerani,
e noi a fantasticare
guardandoci negl’occhi
attraverso vetri di bottiglia;
con le dita cercavo le tue labbra
e tu ti lasciavi accarezzare arreso
Alta la luna spandeva argento
sulle colline calve
conferendogli un’aria sinistra
E quelle calze ad asciugare sui fili
per la punta appese
da un vento lieve commosse
assumevano sembianze di fantasmi,
di donne in sempiterna cerca d’amore
 
Che belle quelle sere
d’estate quando si poteva
felici giocare
illudendosi di non dover
crescere mai





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Lady Bug & King Lear

written by King Lear    - martedì, luglio 29, 2008



Lady Bug è un regalo di Chatterly





Lady Bug



&
King Lear
 


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
Lady Bug & King Lear
 
 
I.
 
Paggio, mio buon vecchio stolto Paggio,
al limite, al limite comprendo anche
che il servaggio non ti aggradasse poi troppo,
ma se tanto mi dà tanto non avevi altra scelta.
Sii sincero, ti sembra forse che le tue laceri vesti
possano in qualche modo essere messe
a confronto con quelle che io Re indosso?
Spero per te tu non abbia una simile arroganza
perché in caso contrario mi vedrei costretto
a farti mettere i ceppi, e con quelle occhiaie
che ti segnano – manco avessi fatto a cazzotti
con tutti i villani giù in paese, porco mondo! –
dà retta a me che in quanto a buon gusto
sono il migliore, saresti un pugno in un occhio.
 
 
II.
 
Paggio, mio buon vecchio amico di Corte,
ricordi le risate che insieme alzammo al cielo?
Tu ubriaco più di me, te ne stavi sopra di me
e un po’ mi titillavi il pelo del nudo petto
e un po’ t’abbuffavi alle mie spalle
stritolandomi le palle manco fossero state piccole
noccioline, ma non per questo ti porto rancore…
Mi credi forse così vile da rinfacciarti
che hai preso e hai preso bene per il tuo desio,
lasciando a me, che sono pur sempre il tuo Re,
le briciole e nemmeno quelle? Credi forse
che non mi sia accorto per tempo che ti sbattevi
la Regina a destra e a manca, di sopra e di sotto
fingendoti a Corte il mio più introdotto consigliere,
fingendo d’esser stato castrato in giovine età
così tanto in là nel tempo che non ricordavi proprio
quando fosse accaduto? Eri forse sì ingenuo
d’arrivare al punto d’illuderti che non avrei preso
presto ben oliate contromisure? No, dài, non gridare
proprio adesso che stiamo cominciando ad arrivare
al punto: non sarà mica perché ti trovi a novanta
.- posizione invero un po’ scomoda per chi
come te ha avuto l’ardire di spacciarsi per maschio –
che mo’ piangi, strepiti e gridi che vuoi la mamma?
Per Dio, non ci sono più i condannati d’una volta.
Sembra ieri che il buon Padre mi metteva in guardia
con siffatte parole: “Se torturi un uomo, figlio mio,
sarà meglio che pria gli cavi la lingua con le tenaglie,
altrimenti non scucirà una sola parola!”
Quanto aveva ragione quel vecchio rincoglionito!
Devo dunque ricorrere ai vecchi metodi
per farti rendere una piena confessione? E’ questo
dunque che cerchi, la tortura più crudele 
prima di spirare in pubblica piazza sulla forca?
Guarda bene le mie vesti, ammirale: sono rosse,
ma non per vezzo, perché un Re che si rispetti
un solo colore può vestirlo, il rosso, il rosso
che è sangue, che è vita, che è morte, e che ahimè
è anche condanna! Un po’ mi dispiace, Paggio,
di vederti così, madido di sudore, lercio e spettinato,
senza più tutti i tuoi campanelli, senza neanche
una battuta da sparare, giusto per rallegrare
un po’ l’ambiente – che si sta saturando d’un’aria
spessa ma spessa assai, porco mondo! Ma basta,
niente più indugi, è ora di smetterla con la retorica
e i barocchismi: caga ora la confessione o vedrai
tosto il tuo corpo penzolar là fuori, con la gente d’attorno
a sputarti addosso la lor vergogna per lavare la tua
 
 
III.
 
Ma ecco la Regina, sento il frusciare delle sete,
il respiro eccitato, quel tradimento dell’anima
che la rende deliziosa all’orecchio del suo Re
seppur abbia giaciuto, o meglio soggiaciuto
alle vigliaccherie del mio ex migliore amico.
Tu, Paggio, hai forse idea di chi potrebbe essere
questo infame, questo Giuda, questo topo di fogna
che non merita uno schiaffo, un calcio nelle terga,
una punizione che non sia meno che esemplare?
Oh, che guizzo in quegl’occhietti iniettati di sangue,
quale ingordigia si manifesta ancora nonostante
il Fato abbia già definito vita morte e miracoli
dell’essere che sei stato. Ma che fetor nauseabondo,
te la sei fatta addosso, non c’è dubbio. Non un filo
di coraggio per chi disdegna il servaggio.
Ma chiediamolo alla Regina che opinione ha
d’un paggio che se la fa sotto; teniamo in conto
anche la sua di opinione, perché non vorremmo mica
passare per maschilisti, vero? Oh, zitto, zitto, zitto,
mio Paggio. Arriva, è qui, due passi ancora…

“Mia Regina, My Lady Bug, quale onore per il Re
avervi qui in tutto il vostro splendore. E che bel vestito,
rosso come si addice a una Lady di vita e di morte.
Abito più adatto non avreste potuto indossare oggi,
difatti abbiamo qui il Paggio, che son sicuro
non stenterete a riconoscere e che abbisogna
d’una severa lezione che non possa più dimenticare.
Il cappio o la ghigliottina? Cosa mi consigliate?
Le fustigate sulle terga e la schiena non son servite,
così oggi, seppur con tristezza, mi vedo costretto a spedirlo
dritto da Cerbero. Così è la vita, un’incertezza continua.”
“Povero Paggio. Ma si sa, la vita è così, un giorno ci sei
e quello appresso non più. Però che occhiaie profonde!
Almeno un cerone, mio Re. Non vi consiglio
la ghigliottina, con quelle borse sotto gli occhi
farebbe una figura tremenda: immaginatevi il capo
che ruzzola e sfugge dalla cesta. Che orrore, che orrore!
Con quelle occhiaie nere. Non vorrete mica che si pensi
che il Re, tanto nobile d’animo e di spirito, non abbia
voluto spendere due baiocchi per un po’ di trucco?
Impiccarlo poi, non se ne parla nemmeno.”
“E perché di grazia, mia Sovrana?”
“Ma ve lo immaginate a penzolare per tre giorni
e tre notti con quella faccia lì? E’ già bianco adesso,
figuriamoci una volta appeso. Ci vorrebbe qualcosa
che non dia troppo nell’occhio e che però faccia figura.”
“Abbiamo quei Mastini Napoletani. Sguinzagliarglieli
contro, che dite? Prenderebbe su anche un po’ di colore
correndo invano, cercando di portare a casa le chiappe.”
“Mio Re, questa sì che è un’idea geniale. E’ così pallido.
Che almeno muoia con le gote infiammate di sangue.”
“Per Dio, avete ragione! Già morde l’aria, questo paggio
non vede l’ora di metter un po’ di rossore sulle gote
ora smunte e spente. Mi par che sia tutto eccitato,
mostra la lingua come un bastardo che reclama acqua;
è certo che non vede l’ora di sgranchirsi le gambe…
Sol mi chiedo perché non parli: eppur muto non è!”
“Sarà forse per il collare di cui gl’avete fatto dono
e che gli stringe la gola fin quasi a soffocarlo?”
“Dite che è un po’ stretto? A me sembra così carino.”
“Lo è, ma gli manca il fiato. E’ un miracolo
che non sia stramazzato. Per essere un paggio
ha il fiato d’un selvaggio.”
“Chi meglio di voi potrebbe sostenerlo,
voi lo conoscete bene fino in fondo, My Lady Bug..”
“Sire, non siate ironico, la vostra intelligenza
merita una più alta considerazione: l’ironia è lo zerbino
dei poveri di spirito, e Voi, mio Sire, siete in tutto ricco,
non di certo un pezzente qualsiasi con la lingua di fuori.”
“My Lady Bug, in saggezza potreste superare
il vostro Sire non fosse per la bellezza che l’oscura.”
“Troppo buono, mio amatissimo Sovrano d’ogni cosa
viva o morta che sia.”
“Che allora si proceda. Che i mastini gli mordano
le chiappe fino a che esanime non crollerà in terra.
Per le aguzze fauci dei napoletani sarà tenera carne
da digerire, un pasto un po’ delicato ma appetitoso.”
 
 
IV.
 
Del mio Paggio che odiava il servaggio che rimane?
Questo campanellino, null’altro che questo. Per questo,
per questo ha penato una vita intera – cioè per mezza
vita? Povero Paggio. Però se l’