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recensioni diaboliche


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Iannozzi Giuseppe, modestamente un figo!

Iannozzi Giuseppe, un figo!


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Davide Bregola. Bellezza, Verità, Felicità

written by King Lear    - giovedì, giugno 04, 2009


Davide Bregola - collage


Davide Bregola


Bellezza, Verità, Felicità





a cura di Iannozzi Giuseppe




Avevo inizialmente proposto a Davide Bregola delle domande per una lunga intervista. E io che sono un po’ carogna ci avevo ficcato dentro di tutto e di più. Davide, con molta schiettezza e cortesia, mi ha spiegato d’essere in questo periodo molto impegnato; però non voleva lasciarmi a becco asciutto e così mi ha scritto questa lettera ricca di saggezza in fiore, accordandomi il permesso di renderla pubblica. Gliene sono assai grato.

La lettera che Vi accingete a leggere accoglie considerazioni intorno all’editoria, agli scrittori e non da ultimo intorno alla filosofia di vivere il “quotidiano” senza inutili affanni.

Links, eventuali grassetti e corsivi sono una mia personale iniziativa.

Ecco a Voi la lettera di Davide Bregola.
Leggetela con attenzione, così come ho fatto io.

g.i.




Bellezza, Verità, Felicità


Ti spiego: Il libro delle più belle ninne nanne sta andando molto bene e quindi ho pensato di fare una trilogia “sul linguaggio” che avrà a che fare con gli indovinelli e le filastrocche. Si andrà a costituire così una trilogia dedicata ai generi minori ma molto importanti creati dai popoli nel tempo e che per me rappresentano la vera vivacità e la vera vitalità della lingua.

Ninne nanne, indovinelli, filastrocche. Ogni libro avrà una parte teorica finale che permetterà di creare le proprie cose.

Barbera editore ne farà un cofanetto che per me assieme al libro sulla Bellezza rappresenta la svolta. Affrancatomi dai pettegolezzi letterari e dai romanzi che durano un giorno e poi invecchiano precocemente mi vorrei dedicare solo alle cose che durano, alle tematiche solide, importanti, che non sono mai di moda perché ci sono da sempre e sempre resisteranno. Voglio avere a che fare con persone “normali” e non con disadattati egocentrici che a ogni piè sospinto leggono o scrivono un capolavoro. Non mi interessa essere famoso e non mi interessa chi vuole diventarlo per una decina di giorni e poi ritornare nel proprio stato catatonico.

Io voglio avere a che fare con la cultura sana, che non ammette dietrologie, voglio avere a che fare con le persone che vogliono fare bene il proprio mestiere, con umiltà e dedizione e non sono interessate a essere up to date a tutti i costi. Cerco la poesia, perché è di questo che si ha bisogno oggi, cerco la poesia della nostra epoca, dei nostri giorni, delle nostre vite. La cerco e la voglio fare. Romanzi, racconti, raccolte di ninne nanne e filastrocche e indovinelli vanno verso questa direzione. Mi interessa la complessità dell’uomo ma non mi interessano le cose complicate. Tra complessità e complicazioni c’è una differenza abissale. Io oggi e negli anni passati, tra gli scrittori viventi, ho carpito solo grandi complicazioni. Tutto era ostico e difficile da interpretare ma da qualche anno so il perché: l’autoreferenzialità li ha resi solo complicati ma non complessi e semplici. Le cose semplici possono essere molto complesse ma non sono mai complicate. Gli scritti semplici (e non semplicistici) possono essere complessi ma non sono mai confusi. Ecco, i discorsi che leggo e sento invece sono spesso complicati e confusi. Se li smonti risultano essere falsamente seduttivi e non hanno spessore. Si spacca in quattro il capello salvo poi non riconoscere il capello perché se ne è persa la visione.

Questo. Mi capita di vedere scrittori alla ribalta, di conoscerli per lavoro e ho spesso una gran pietà di loro. Non voglio ridere di loro perché non è nel mio carattere, ma quello che per loro è tragedia per me è solo commedia. Siamo veramente dentro a una grande commedia dove c’è chi si prende troppo e molto sul serio e dove invece i mediocri sono solo superficiali. Chi si prende troppo sul serio avrebbe anche le carte in regola per essere equilibrato e obiettivo e invece è coperto da ideologie vecchie e fuori moda e fuori luogo. E poi ci sono i finti mattatori dialettici, che spesso sono complicati perché devono nascondere la pochezza del loro pensiero. Vabbe’, ce ne sarebbe da dire ma io preferisco agire.

Scrivo, promuovo cultura, promuovo libri, promuovo le cose “buone” e “sane” che non mi faranno pentire in futuro, che non mi fanno prendere abbagli momentanei. Lo so che questa cosa non è ammissibile, anzi, lo so che alla fine è la cosa più oscena che si possa fare. Ma i risultati mi stanno dando ragione: le persone che incontrano questo modo di fare e promuovere cultura stanno bene e cercano di migliorare se stesse lontane da ideologie, politica e religioni strane, ma solo con la vera arte, la vera cultura, il vero impegno e il vero “bene”. Non devo dimostrare la mia intelligenza a nessuno, non vorrei avere a che fare con persone negative e depresse. Se le incontro e spesso le incontro e ho a che fare con loro, le tratto per come sono loro, senza falsi moralismi e senza doppie facce.

Questo è quello che ho da dirti riguardo alle tue domande. Non ho tempo di impegnarmi così a fondo e con tutto quello sforzo per rispondere alle tue care domande complesse che meriterebbero veramente tesi e tesi e letture. Perché non voglio andare a braccio e non voglio mancarti di rispetto dandoti risposte scontate o ad effetto. Non esiste nessun effetto speciale, esiste ciò che ti sto dicendo e questa è la mia verità senza infingimenti.

Ciò che faccio da anni è: la promozione della cultura e la promozione della lettura e del “bene”. Ho iniziato nei primi anni del 21° secolo con colloqui con poeti e scrittori migranti. Mi sono occupato di scrittori stranieri che scrivono in italiano in tempi in cui nessuno se ne occupava e l’ho fatto con Armando Gnisci che è uno dei fondatori della “Comparatistica” italiana. Ora il tema è diventato di moda, ne parlano tutti e io allora lo lascio a loro. Io ho già fatto. Seguo il fenomeno perché in quanto scrittore mi interessa, ma non ne scrivo se non quando avrò qualcosa di nuovo da dire. Io quel che dovevo dire l’ho detto in due libri che sono “Da qui verso casa” e “Il catalogo delle voci”, due libri di interviste a scrittori alloglotti.

Per quanto riguarda i romanzi e racconti invece io tratto un tema per volta e ho rispetto per la parola. Il primo libro era sulla felicità, il secondo sulla verità e il terzo sulla bellezza. Ho parlato di auto fiction nel 2006 con “La cultura enciclopedica dell’autodidatta” quando la maggior parte degli scrittori che oggi ne parlano ai convegni nemmeno sapevano cosa era. Ho parlato di felicità quando tutti parlavano di apocalisse.

I miei temi romanzeschi sono stati quindi: Bellezza, Verità, Felicità.

Tutti temi che hanno a che fare con “il bene di vivere” e non con il male. Continuerò su questa strada, tanto è vero che la trilogia sul linguaggio che via si sta formando ha a che fare con la nascita, la fioritura, l’arguzia, il bene, la vitalità.

Avrei parecchio da dire in merito al “bene” citando epicurei, stoici e diversi scrittori tedeschi. Mi piace farlo a scuola, mi piace farlo in pubblico. Mi piace farlo guardando le persone negli occhi e non voglio farlo nei blog che sono dispersione di tempo.

Da anni ho chiuso blog. Ne avevo uno su Vibrisse ma era la cosa più triste che poteva capitare: gente livorosa mi scriveva o per attaccarmi o per chiedermi se potevo leggere i loro dattiloscritti. Mi interessa la gente sana, le persone che ti vengono a cercare perché ti stimano, non mi interessano i commentatori anonimi o gli scrittori che vogliono mantenere una reputazione. Logicamente così facendo non sono invitato ai convegni degli scrittori organizzati dagli scrittori, però sono appena tornato da Mosca dove l’ambasciata mi ha organizzato una serie di incontri con l’università e le scuole italiane a Mosca e sono tra gli organizzatori di diverse “feste” culturali importanti e di alto profilo. Non parlo mai sotto forma di romanzo dell’ultimo fatto di cronaca accaduto o dell’ennesimo “mistero” italiano. Però va bene così. Terra bruciata attorno di scrittori e invece grande stima con SCRITTORI E POETI. Grandi e piccoli progetti grandi e piccole soddisfazioni, grandi e piccole aspettative. Ma tutto questo non lo faccio per me, lo faccio perché è un progetto che parte dalla comunione di cose da condividere.



 

Davide Bregola
 
www.davidebregola.com

no ot

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Martita Fardin, nuove domande all'autrice di valeANA

written by King Lear    - domenica, maggio 31, 2009



nuove domande a


Martita Fardin


valeANA


a cura di Iannozzi Giuseppe



1. Valentina alla fine chiude gli occhi, ma muore sì o no?

Il segreto sta nella mente del lettore, io ho il mio segreto e lo custodisco per ora. Ogni mistero ha un tempo per essere svelato.



Martita Fardin2. Markus riesce a salvarla da sé stessa? Hai mai conosciuto Lapo dal vivo?

Solo noi ci possiamo salvare da noi stessi. Sul conoscere Lapo, be’ oggi va così di moda dire di conoscere qualcuno, solo perché magari ti sei seduta vicino o hai scambiato due chiacchiere. Per me conoscere significa tutt’altro.
Credo ancor di più per Lapo.



3. Gli autori che ti hanno influenzata di più?


Non so chi siano.

Posso dirti alcuni degli autori che ho amato di più e forse mi hanno involontariamente influenzata:
Jay McInerney per lo stile, la sensibilità e l'ironia; Hemingway per lo stile e la sottile violenza fra le righe; Breat Easton Ellis perché mi dà i brividi; Allen Ginsberg perché mi emoziona la sua disperazione. Poi Marguerite Duras per la sua femminilità così contorta ed erotica, Bukowski che lessi a 13 anni. E poi il cinema di Abel Ferrara, Cronenberg. Le immagini influenzano la mia scrittura più delle mie parole.



4. Il tuo blog Diario di una borderline, per quale esigenza nasce, oggi che tutti pare non possano far a meno di mostrarsi in pubblico? Scrivere sul tuo blog ti ha in qualche modo aiutata ad arrivare alla pubblicazione del romanzo "valeANA"?

Il blog è uno strumento, un mezzo, un fine. Mai pensato al blog come a uno strumento di pubblicazione. Ora ci scrivo del mio libro. Non credo sia un reato, né un peccato. Il mio blog è gratis, ci lavoro io nel tempo libero ed è faticoso, impegnativo.



5. Chi è Martita Fardin scrittrice?


Sono stati i giornali a definirmi scrittrice, gente che ha letto e apprezzato il mio libro. Io scrivo da sempre e non mi sono mai definita niente.



6. E’ possibile dire che uno scrittore è anche un lavoratore?

Chi scrive non è un assistente sociale o un benefattore. Si chiama scrittore e vende il suo lavoro, ripeto lavoro. Lavoro non è gioco o diletto o hobby. Chi scrive veramente, queste cose le capisce.



7. E, chi si può ritenere uno scrittore?

C'è chi pur non avendo pubblicato manco un libro è puro scrittore.



Martita Fardin - valeANA - prima edizione 2009 - Elliot - collana Heroes - ISBN 978-88-6192-075-0 -120 pp. - € 12,50




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Luigi Milani - Nessun Futuro

written by King Lear    - sabato, maggio 30, 2009



Luigi Milani - Nessun Futuro



Il romanzo di Luigi Milani, pubblicato in prima battuta con Lulu.com e che ieri aveva per titolo Rockstar, a breve sarà pubblicato per le edizioni Simple con il titolo Nessun futuro.

Per festeggiare, vi rimando all'intervista a Luigi Milani su Jujol.com che gli feci nel non troppo lontano dicembre del 2007.

E per stuzzicare ancor più la vostra curiosità, a Voi il booktrailer di Nessun futuro:







- la copertina di Nessun Futuro di Luigi Milani a breve in libreria -


Cos'è realmente accaduto a Phil Summers, leader dei Chaos Manor, idolo del Grunge? È stato dav­vero assassinato quella notte di tanti anni fa, in una stazione della metro di Londra?


Il blog di Luigi Milani: http://falsepercezioni.wordpress.com/



no ot

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Martita Fardin è valeAna: storia ed epilogo di una ragazza anoressica dell'alta borghesia italiana

written by King Lear    - giovedì, maggio 21, 2009



Intervista a


Martita Fardin


valeANA


Storia ed epilogo di una ragazza anoressica dell'alta borghesia italiana


a cura di Iannozzi Giuseppe




1. Chi è Martita Fardin?
Traccia la tua biografia, per quei soli elementi che ritieni il lettore debba conoscere prima o dopo aver affrontato la lettura del tuo romanzo “valeAna”.

Sono una donna che è stata ossessionata dal lago, dalla magrezza e che ora è ossessionata dalla scrittura e dai suoi personaggi. Una persona ossessiva, insomma, nel bene e nel male.



2. In “valeANA” si parla di anoressia. La domanda è scontata ma inevitabile, per quanto possa risultare indigesta: si è di fronte a della fiction, o c’è anche del diarismo in prima persona?

Né fiction, né diarismo in prima persona. Ti risponderò con questa frase di Lucien Freud, che ben mi rappresenta in rapporto alla scrittura, alla storia:” Tutto è autobiografico e tutto è un ritratto. Dipingo persone nude coperte da abiti”.



3. Il tuo romanzo non dà soluzioni, semmai solleva tante domande a cui è difficile se non impossibile rispondere. Vittima dell’anoressia è una giovane, Vale, che vive nel mondo ovattato e patinato della borghesia ricca; ma Vale non disdegna, se le gira bene, di gettarsi a pesce morto nella bolgia pseudo-anarchica dei fancazzisti di professione. Valentina chi è, o chi è stata? Come sei arrivata a darle spessore perché risultasse personaggio credibile?

Credo che i romanzi non debbano dare soluzioni, ma sollevare interrogativi. Le soluzioni spettano al lettore. Le chiavi ci sono tutte nel libro, stanno nascoste nel fondo verdastro nel lago…
Valentina è stata una parte di me, è una parte di me, quella che non è affogata in fondo al lago. Renderla credibile è stato semplice: ho fatto uno scavo interiore e ho scoperto scheletri nell’armadio, nascosti sotto palate di terra grassa.



4. In “valeANA” forte è la componente mistica. Valentina paragona il suo corpo pelle e ossa a quello del Cristo in croce. E’ affascinata dalla magrezza del Cristo sofferente, è ammaliata dalla sua perfezione ascetica senza un filo di grasso. L’icona del Cristo è come se le entrasse dentro per stuprarla nell’anima e nel corpo, convincendola che la magrezza è la necessità prima e ultima.

La magrezza di valeANA è un sintomo della sua sofferenza. Valentina diventa magra perché soffre. La sua sofferenza è una via crucis, il suo corpo e il suo tormento fisico e interiore sono quelli di Cristo per lei. Valentina è derisa sbeffeggiata, umiliata, è un outsider, una provocatrice sui generis, un’anarchica dell’anoressia. Anche Cristo venne considerato un anarchico.



Iannozzi Giuseppe raccomanda5. Valentina, in apparenza, non avrebbe nessun motivo per cadere nella trappola dell’anoressia. Ciò non ostante opera con precisione chirurgica dopo ogni pasto, si caccia il pettinino del padre in gola, e rimette tutto. La sua méta è quella di raggiungere un peso al di sotto dei quaranta chili. Tutta la sua giornata è spesa a escogitare modi per perdere sempre più peso. Chi, a tuo avviso, è più facile preda dell’anoressia?

Invece, di motivi ne ha a bizzeffe. Basta guardare la sua storia familiare. Ho voluto raccontare un interno di famiglia dal lessico affettivo deteriorato, lessico che ha il filo conduttore nella genetica di più generazioni.
L’anoressia decide le sue prede e non fa distinzioni d’età, classe sociale, colpisce con chirurgica precisione le più sensibili, le più fragili, non tutte sono grasse, anzi.



6. L’anoressia è una malattia? E: colpisce soltanto le ragazze, il sesso femminile?

L’anoressia è un sintomo, è una malattia dell’anima prima che del corpo. Colpisce soprattutto le ragazze, ma è in crescita anche fra i ragazzi, anche se si tratta più di casi sporadici.



7. In copertina c’è la foto, Forever Young, opportunamente photoshoppata, che ci mostra il ventre d’una ragazza: un tatuaggio a forma di croce sul fianco sinistro, poco al di sotto dell’ombelico, un mezzo costato d’una magrezza esagerata dove lo stomaco è una voragine. Perché questa immagine così forte? per scioccare, per attirare l’attenzione del pubblico, o per scandalizzare?
L’immagine Forever Young in che misura fa parte del corpo narrativo di “valeANA”? Forever Young è anche una canzone di Bob Dylan, che il cantautore americano scrisse per il figlio Jacob, lo sapevi?

Ah davvero? No non sapevo. Be’ l’immagine è bella esteticamente, io non la trovo così forte. E’ un ventre elegante.
Ma sai che credevano fossi io in copertina? I miei studenti lo pensano, i miei amici lo pensano, quando vado in un negozio lo pensano, se posto un mia foto in costume lo pensi anche tu forse.



8. Tu, Martita Fardin, hai mai sofferto di anoressia? E se sì, sei riuscita a venire fuori?

Se un giorno pranziamo assieme e ho avuto una giornata no, emotivamente parlando, non tocco cibo, mi si chiude lo stomaco. Ecco che allora sembro anoressica. Se un altro giorno ceniamo assieme e sono tranquilla mangio molto. Ecco che allora non sono più anoressica. Forse sono stata anoressica solo come percorso mentale.



9. Tu, Martita, a differenza del padre di Valentina, sei dell’opinione che “Lapo Elkann sia uno dei manager più creativi tra gli imprenditori italiani”. Tra le tante cose che si potrebbero dire di Lapo Elkann, non posso fare a meno di ricordare che l’11 ottobre 2005 fu ricoverato d’urgenza, in rianimazione, presso l’ospedale Mauriziano di Torino a seguito d’una overdose di cocaina ed eroina; la cronaca ci assicura che Lapo si è sentito male in casa del transessuale cinquantasettenne Patrizia (Donato Broco). Sì, un manager sicuramente sopra le righe!
Perché ringraziare Lapo Elkann nel tuo romanzo? Che ruolo ha nella vita della tua protagonista anoressica, Valentina?

Io ho sempre avuto molta simpatia per Lapo Elkann, mi piace la sua eccentricità, il suo essere sopra se non oltre le righe. In fondo la creatività non ammette uno stare sulle righe, ma un sopra o sotto.
Con Vale non c’entra Lapo. Il padre di Vale – imprenditore tessile titolare del marchio lo Sciamano - lo vede come concorrente potenziale.



10. Valentina perde la verginità con un ragazzo malato di tumore. Perché con lui – che è destinato a morire – piuttosto che con un dongiovanni palestrato?

Niente accomuna e avvicina più della morte e dell’amore. Se amore e morte si mescolano tutto diventa uno strano cortocircuito fra i sessi. Poi ai dongiovanni palestrati già ha pensato la madre di Vale…



11. Per Valentina il sesso è qualche cosa di inutile, di sporco forse. Ma con Markus, con lui il cui petto è tutto ossa e pelle bruciacchiata, Valentina riesce ad aprirsi. A donarsi. Come lo spieghi? Forse che l’amore è anche un morire nel corpo prima che nell’anima?

Per Vale l’amore si riassume in quel Quod me nutrit, me destruit. L’amore la nutre, l’amore la distrugge. Il dolore la nutre, il dolore la distrugge e in mezzo c’è il suo rapporto con il cibo.



12. “valeANA” è il tuo primo romanzo. Una esperienza occasionale, o l’inizio di una lunga storia editoriale?

Se fosse stata un’esperienza occasionale, non l’avrei fatta. Troppo sangue versato per questa storia, per questo libro, metaforicamente e non solo… Ma vai a sapere nella vita. Io credo, spero, che questo romanzo sia l’inizio di una lunga storia editoriale e non la fine.


Martita Fardin - valeANA - prima edizione 2009 - Elliot - collana Heroes - ISBN 978-88-6192-075-0 -120 pp. - € 12,50





Martita Fardin presenta valeANA - foto di Anacleto



Blog: wwwgoodnightmoon.splinder.com


La scheda editoriale:


Valentina, detta Vale, ha diciotto anni e vive in una villa vista lago con sua madre, suo padre e una tata filippina. Figlia della borghesia comasca, ha in apparenza tutto: ottimi voti a scuola, bellezza, benessere, un blog di successo frequentato da migliaia di ragazze, ma c'è qualcosa che non và. Il dolore vero, la gioia vera, sembrano scivolarle addosso come acqua di rubinetto. Così come il cibo, il poco cibo che manda giù, le casca dall'esofago al water senza trattenersi un attimo. In poco tempo il suo corpo diventa scarnificato, uno scheletro ricoperto da pochi millimetri di pelle, simile a quello di Cristo, a cui lei vuole assomigliare. Suo padre, un imprenditore tessile posseduto e travolto dal lavoro, sua madre, con il brillantino al naso e il suo umore oscillante, e anche uno psiconutrizionista, cercano di aiutarla, ma Vale schiva tutto e tutti e s'incammina sul martirio dell'autodistruzione lenta e feroce. Neppure la sua nuova amica Marika e l'amore per un ragazzo austriaco malato di un tumore al seno, Markus, forse riusciranno a salvarla.


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Berlusconi pretende scuse pubbliche da Veronica Lario. Confessione al Corriere della Sera

written by King Lear    - lunedì, maggio 04, 2009


Berlusconi pretende scuse pubbliche da Veronica Lario


Confessione al Corriere della Sera



rassegna stampa ragionata a cura di Iannozzi Giuseppe



Berlusconi: «Veronica è caduta in un tranello, dovrà chiedermi scusa pubblicamente»

Questo articolo è apparso su Il Corriere della Sera.it.
Sostanzialmente il Cavaliere si dice indignato e accusa la moglie di essere caduta in un tranello, che sarebbe stato pensato ad arte dalla sinistra. E' convinto che prima o poi la verità verrà fuori, cioè che lui Silvio Berlusconi è innocente.

Ma ci sono almeno due o tre punti che val la pena di sottolineare, in quanto sintomatici d'un ego senza confini: Berlusconi pretende le scuse dalla moglie Veronica Lario e pretende che siano pubbliche. Si era sperato per lui che il Cavaliere tacesse. Purtroppo così non è stato. L'amarezza del Cavaliere viene fuori non tanto per il fallimento matrimoniale, ma perché questo scandalo in famiglia si sta consumando sotto campagna elettorale rovinandogli così la festa. C'è di che riflettere e molto.

Ed ancora: Berlusconi parla addirittura di criminalità mediatica, assicurando alla stampa che "i suoi figli" sono con lui.
Noemi Letizia: per Berlusconi si è trattato solo di un malinteso. Peccato per il presidente del Consiglio che esiste una intervista a Letizia raccolta da Angelo Agrippa e che è stata pubblicata in prima battuta da Il Corriere della Sera (clicca qui per leggere l'intervista a Noemi Letizia).

Ciliegina sulla torta: "Parliamo di tre ra­gazze in gamba su settantadue candidati. E che male c’è se so­no anche carine? Non possia­mo candidare tutte Rosy Bin­di..." Una simile dichiarazione non ha bisogno di commenti. Ahinoi si commenta da sola.


[ giuseppe iannozzi ]





Arcore, domenica sera. Una domenica molto diversa da tutte le al­tre. Silvio Berlusconi è amareggiato. «Sono indignato». Ha letto, con sorpre­sa, dell'intenzione di sua moglie di di­vorziare. Prima, afferma, non ne sapeva nulla. «Veronica è caduta in un tranello. E io so da chi è consigliata. Meglio, so­billata. La verità verrà fuori, stia tran­quillo». Presidente, e lei pensa che si possa, come in altre occasioni, riconciliare un rapporto che dura da quasi trent'anni, di cui diciannove di matrimonio? «Non credo, non so se lo vo­glio io questa volta. Veronica dovrà chiedermi scusa pubbli­camente. E non so se basterà. È la terza volta che in campagna elettorale mi gioca uno scher­zo di questo tipo. È davvero troppo».

E i figli? Non dovete pensare ai tre figli, e poi c’è un altro ni­potino in arrivo? «I figli sono solidali con me». «Sa come chiamo io tutto quello che è ac­caduto in questi giorni? Crimi­nalità mediatica». Non esageri, presidente, Repubblica e Stam­pa hanno fatto semplicemente il loro lavoro. E non le dico la mia sofferenza. No, sostiene il Cavaliere che c'è un disegno. Una manovra per metterlo in difficoltà ed esporlo persino al ridicolo, proprio nel momento in cui la sua popolarità è al massimo. E sua moglie ne sa­rebbe diventata complice in­consapevole. «Veronica è sem­plicemente caduta in un tranel­lo mediatico». Sì, ma le veline le avete messe in lista e poi, do­po la lettera di sua moglie al­l'Ansa («Ciarpame senza pudo­re, io e i miei figli siamo vitti­me... ») le avete tolte? «Guardi, direttore, voglio dirlo una vol­ta per tutte, e chiaramente: non avevamo messo in lista nessuna velina e quelle tre che sono state escluse all'ultimo minuto erano bravissime ragaz­ze, con ottimi studi. Altro che veline. Veronica ha creduto al­le tante cose inesatte scritte sul­la stampa, purtroppo».

E le tre ragazze entrate effetti­vamente nelle liste delle candi­dature per le europee? «Lara Comi ha due lauree, ha coordi­nato i giovani del Pdl in Lom­bardia, è dirigente della Giochi Preziosi. Mai andata in tv. Licia Ronzulli è una manager della sanità di altissimo livello, è re­sponsabile delle professioni sa­nitarie e delle sale operatorie del Galeazzi; l’imprenditore della sanità Giuseppe Rotelli la stima molto, va due volte l’an­no in Bangladesh. Barbara Ma­tera è laureata in scienze politi­che, me l’ha consigliata Gianni Letta, è la fidanzata del figlio di un prefetto suo amico. Ecco, ha fatto una parte in Carabinie­ri 7 su Canale 5, ma mai la veli­na. Insomma, mi creda, è una montatura. Parliamo di tre ra­gazze in gamba su settantadue candidati. E che male c’è se so­no anche carine? Non possia­mo candidare tutte Rosy Bin­di... ».

Presidente, e poi c'è la fe­sta napoletana della giovanis­sima Noemi Letizia, alla qua­le lei ha partecipato a sorpre­sa. «Anche qui sono state scrit­te cose inesatte. Le racconto come è andata veramente. Quel giorno mi telefona il pa­dre, un mio amico da tanti an­ni. E quando sa che in serata sarei stato a Napoli, per controllare lo stato di avan­zamento del progetto per il termovalorizzatore, insiste perché passi almeno un attimo al compleanno della figlia. So­lo due minuti, mi assicura. La casa è vicina all’aeroporto. Mi faresti un grande regalo. Non molla. Io non so dire di no. Era­vamo in anticipo di un'ora e ci sono andato. Nulla di strano, è accaduto altre volte per com­pleanni e matrimoni. Pensi che ho fatto le fotografie con tutti i partecipanti, i camerieri, persi­no i cuochi. Le pubblicherà Chi sul prossimo numero perché me le ha chieste quel diavolo di Signorini». D’accordo, pre­sidente, ma perché quella ragazza Noemi la chiama papi? «Ma è un scherzo, mi volevano dare del nonno, meglio mi chia­mino papi, non crede?».

Quell'episodio, dice Berlusconi, è stato mon­tato ad arte. E Veronica avrebbe creduto a mol­te delle versioni, false, sulla serata napoleta­na, domenica 26 aprile, conclusa con un incon­tro con Aurelio De Lauren­tiis. Quella sera il suo Napo­li aveva battuto l'Inter, fa­cendo un favore al Milan nel­l’inseguimento impossibile alla capolista. «Ho ringraziato De Laurentiis che si è fatto per­donare a metà l’eliminazione dalla Champions' League che ci inflisse, battendoci, nello scorso campionato».

Amareggiato e deluso, Silvio Berlusconi non pensa che que­sta volta sia possibile una ri­conciliazione. Arcore e Mache­rio, dove risiede la moglie, so­no vicine. Gli amici comuni se lo augurano. Basterebbe poco. Una spiegazione franca, come succede fra coniugi. Ma nella domenica quasi estiva di Arco­re l’aria è molto diversa dalle al­tre volte. E il Cavaliere è offe­so. Chi lo conosce bene dice che questa volta, per ricon­quistare Veronica, non andrà di sorpresa al suo compleanno a Marrakesh, avvici­nandola vestito da berbero per poi sve­larsi di colpo con un bellissimo gioiello in re­galo. Ma non si sa mai. Il nostro modesto auspicio è che ciò avvenga. Magari in forma del tutto privata.



no ot

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intervista a Iannozzi Giuseppe su La Poesia e lo Spirito

written by King Lear    - giovedì, aprile 30, 2009







La Poesia e lo Spirito


Su La Poesia e lo Spirito
potete leggere e commentare
l'intervista a Iannozzi Giuseppe
che parla di Morte all'alba




by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 17:53 | segnalazioni, cultura, libri, interviste, editoria, iannozzi giuseppe, morte alla alba di iannozzi | BlogNews | clicca per commentare



Storie nascoste dal burka (burqa) della paura di società complessate - comunicato

written by King Lear    - martedì, aprile 28, 2009



Storie nascoste dal burka (burqa)

della paura di società complessate




oltre lo sguardoKristalia (Oltre lo sguardo) a partire da oggi, con una certa cadenza, posterà su Jujol.com una serie di interviste di massima importanza. Le ragioni ce le spiega Kristalia stessa.

Io mi appello alla Vostra sensibilità, pregandoVi di leggerle e di commentarle.

Essendo l'argomento trattato molto delicato, sia chiaro sin d'ora che non tollererò alcuna forma di razzismo insulto o discriminazione: eventuali commenti lesivi della dignità altrui saranno cancellati immediatamente dal sottoscritto, e nei casi più gravi sottoposti alle autorità competenti.

Ringrazio qui Kristalia per l'enorme lavoro che sta facendo. Un lavoro delicato e importante che spero possa incontrare la Vostra massima attenzione.

giuseppe iannozzi





Ragioni socio-politiche, confortate dalla religione, o che affondano in essa le proprie radici, continuano ad emarginare milioni di persone, che millenni di storia hanno tenuto “recintate”, in situazioni estreme anche rinchiuse o sterminate, quando non lobotomizzate, rifiutando dignità non conformate e istituzionalizzate. Hanno collettivizzato la sessualità, disconoscendo le sue molteplici sfaccettature.
Il perché è abbastanza evidente: tutto ciò che non è controllabile, genera scompiglio e ostacola l’azione politica di qualsiasi governo, in qualunque parte del globo.

La massificazione delle masse, affonda le radici nell’azione di controllo. Possiamo illuderci d’essere liberi, ma, in realtà, è tutto codificato. Dobbiamo essere cifrabili e prevedibili, conformati. Pena, il pubblico ludibrio… ed è ciò che fanno i giornali e le tv: favoriscono l’ordine della gerarchia.


le-maschere


Inizio oggi un ciclo di interviste alle persone “eticamente diverse”. Quelle che normalmente vengono indicate dai media come soggetti al “ciglio della strada”.
Persone capaci di mettersi in discussione, di indagare in se stesse, di esplorarsi fino a denudarsi.
Uomini e donne che affrontando il confronto con se stessi, hanno distrutto la maschera che la società civile ci ha cucito addosso sin dal primo vagito.
Percorsi e stili di vita diversi, personalità decise e fragili, sincere e silenziose, dure e sensibili.

Persone che con le loro testimonianze possono aiutarci a capire che oltre l’apparenza c’è un mondo inesplorato e vulcanico, che prima o poi erutterà, e quando il magma risalirà in superficie, la forza della lava incandescente segnerà la terra di rosso fuoco offrendo uno spettacolo sorprendente di suggestioni e timori.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 19:22 | segnalazioni, interviste, sesso, gay , comunicati stampa, diritti umani, primo piano, sex , attualità, omosessualità, sessualità, omofobia, human rights, sessuofobia, jujol punto com | BlogNews | clicca per commentare commenti (5)



Cinzia Pierangelini alle prese con 'a jatta: intervista all'autrice

written by King Lear    - giovedì, aprile 16, 2009



Cinzia Pierangelini alle prese con 'a jatta


Intervista all'autrice di uno dei più belli
e controversi romanzi di questa stagione letteraria




a cura di Iannozzi Giuseppe




1. Cinzia Pierangelini, sei al tuo secondo romanzo con GBM editore. Dopo il notevole “Eraclito e il muro”, a distanza di circa due anni torni con un romanzo particolare, “‘A jatta”. Il tuo nuovo lavoro tratta un tema difficilissimo, quello del cambio di sesso. Prima di addentrarci nel magma del libro, come mai la scelta da parte tua di trattare un tema tanto attuale e che, apparentemente, con il tuo vissuto personale ha poco o nulla a che vedere?

Credo che se uno scrittore trattasse solo ciò che lo riguarda da vicino molti capolavori non esisterebbero. Detto ciò, trovo che una riflessione sulla transessualità mi riguardi alla stregua di molti altri temi della vita. Riguardo allo ‘scegliere’ un tema: non lo faccio mai, succede sempre il contrario. Immagino di assorbire sensazioni, emozioni che pian piano si guadagnano una faccia, un nome e chiedono di vivere tra le pagine d’un libro.



2. Non nego che in certi momenti la lettura de “‘A jatta” mi ha messo in imbarazzo, difatti ho trovato che hai lasciato scorrere un po’ troppo romanticismo nelle vene di questa storia: Alfredo e Andrea vivono una storia d’amore che, in alcune pagine, scade nel melodramma quando non addirittura in un esasperato romanticismo in perfetto stile romanzetto rosa Harmony. E’ una mia impressione sbagliata, o hai voluto che “‘A jatta” fosse proprio così, una pletora di sentimenti forti indisciplinati e caotici?

Romanticismo dici? e lo dici come fosse un insulto. Non so, per me l’amore è spesso romantico, indisciplinato, passionale. Dei romanzetti Harmony non posso dire, non ne ho mai letto uno. Di melodramma invece non vedo traccia, tranne che tu non consideri melodrammatica la gelosia per esempio. Ma su una cosa sono d’accordo: ho scelto che fosse una storia d’amore il più normale possibile e con un lieto fine per fare un regalo all’amica che mi ha aiutato a far luce sul mondo delle trans.



Iannozzi Giuseppe raccomanda3. “‘A jatta”, come accennato, è anche la storia di Andrea, di un ragazzo che non si sente a posto con il suo corpo e che finalmente all’età di 40 anni corona il suo sogno, quello di essere donna. Hai accennato ai pregiudizi della gente, al difficile percorso psicologico di Andrea, ma hai quasi del tutto taciuto il dolore che (sicuramente) il giovane ha sopportato per diventare Andrea, una femmina, figa per giunta. La chirurgia plastica riesce quasi a far dei miracoli ma non dall’oggi al domani: cambiare sesso richiede innumerevoli operazioni, soldi, e non da ultimo un coraggio non da poco. Che informazioni hai preso circa la possibilità di cambiare sesso grazie alla chirurgia? Hai compulsato dei testi che trattano la materia da vicino, sia sotto il profilo chirurgico sia sotto quello psicologico? O ti sei affidata alla tua sola sensibilità femminile?

E tu hai letto bene il libro? (off topic). Sì ho studiato e per cominciare ti correggo: Andrea non è mai stata un ragazzo!!! Oltre a studiare a fondo l’argomento, e sorvolare su ‘figa per giunta’ che mi fa innervosire, sono stata in contatto mail con due trans, una operata e una in fase di transizione, che mi hanno fornito tutto il supporto possibile. Nel libro mi pare di aver spiegato piuttosto chiaramente la situazione ma non m’interessava fare un trattato, non è questo il senso del libro. Sul web, per chi fosse interessato, c’è l’operazione fotografata passo per passo. Insisto nel chiarire che ho evitato accuratamente di condire (e sarebbe stato facile e anche più remunerativo) la mia storia di sesso e scioccanti dettagli.



4. Alfredo, oramai vicinissimo ai sessanta, impenitente scapolo, ex dongiovanni, in un’età che si dovrebbe pensare alla pace dei sensi finisce con l’innamorarsi. Di Andrea. All’inizio lui non sa che Andrea ha fatto l’operazione. La vita di Alfredo è monotona: vive insieme a una gatta, non ha interessi particolari per la vita, però dimentica quasi ogni cosa, da un momento all’altro. Si potrebbe pensare che sia affetto da rammollimento celebrale. Perché hai deciso per un personaggio come Alfredo, per un mezzo smemorato, per un uomo non più nel fiore della virilità? E, perché l’hai fatto innamorare di Andrea, di un transessuale?

Alfredo è un uomo dolcissimo, smemorato e dongiovanni, poetico e coraggioso… quasi il mio ideale! Un uomo che cresce ancora non ostante l’età, affrontando un percorso difficoltoso in un paese di provincia e rinunciando perfino all’amico più caro per seguire il destino, l’amore. Un inno alla vita insomma. Inoltre conosco diversi 58enni che a sentir parlare di ‘pace dei sensi’ avrebbero qualcosa da ridire, ma ne riparleremo quando sarai più ‘stagionato’! Riguardo a ‘fiore della virilità’ credi che consista nella giovinezza? Ahi, ahi come si vede che sei un uomo! L’esperienza, caro Beppe, è quella che conta! E ancora una tiratina d’orecchi: Andrea è una donna, devi dire ‘una’ transessuale! Perché ho scelto Alfredo? E chi l’ha scelto, al solito è stato lui a scegliere me e anche in questo caso è stato amore folgorante.



5. In questo romanzo il tuo stile è minimale rispetto al precedente “Eraclito e il muro”. A parte qualche espressione dialettale, il testo è scritto in un italiano fluente, leggero, senza pretese stilistiche.

Ogni storia ha la sua scrittura, lo stile che le compete, credo profondamente in questo. Il libro richiede una sua voce. Il prossimo, vedrai, ti sorprenderà di nuovo.



6. Non è che hai cavalcato l’onda? Mi spiego: oggigiorno sono in tanti a scrivere di sesso, di sessualità, di problematiche legate al terzo sesso pur non avendone alcuna competenza.

Cavalcato l’onda? Scrivere di sesso? Ma ti pare ciò che ho fatto? Io ho riflettuto, ho preso posizione anche, per me è stata un’esperienza personale e sociale davvero importante. Se volessi cavalcare qualcosa scriverei un romanzo erotico… e forse diventerei famosa. Ma riesco ancora a tirare col mio stipendio da docente. Mi sento libera, pulita, intellettualmente onesta.



7. O “‘A jatta” è in realtà una storia che tocca anche certi delicati aspetti della sessualità, come il cambio di sesso, per parlare poi di tutt’altro? E se sì, “‘A jatta” quale messaggio intenderebbe portare al lettore occasionale e no?

Mi pare ovvio: intanto ho cercato di spiegare a chi ancora confonde transessualità e omosessualità la differenza enorme che passa tra i due stati e poi avevo necessità di dire la mia sulla ‘diversità’, mi sono stufata di sentire parole come questa. Il ‘lettore occasionale’ spero trovi tempo per rifletterci anche lui. In quest’epoca buia e medievale, che mi fa soffrire, ho tirato la mia lancia (spezzarle non serve più).



8. Parliamo della gatta, di questo animale che prima di Andrea è l’unica compagnia di Alfredo. E’ una gatta e ciò nonostante non pochi la scambiano per un masculo. Che sia lei la vera protagonista del romanzo?

Miao? Sai, la gatta rappresenta l’anello tra passato e futuro, tra la vita e la morte, sgattaiola tra le pagine furtiva: è un po’ coscienza, un po’ esempio da seguire. Ad Alfredo fa paura all’inizio del libro, lui teme i suoi occhi e s’immagina già morto controllato dallo sguardo felino. Alfredo ha paura di vivere quando ancora ne ha timore, ma poi…



9. In chi ha già letto “‘A jatta” hai notato delle reazioni… positive, negative? Qualcuno è rimasto sorpreso dal tema che hai deciso d’affrontare? E: sono state più le reazioni positive o quelle negative?

Sì il tema ha sorpreso e ho ricevuto molti complimenti per la sensibilità, la grazia con cui l’ho trattato. Era un tormento per me immaginare di sbagliare, di ferire con parole inadeguate. Qualcuno si è lamentato di non aver trovato abbastanza Sicilia, come in Eraclito e il muro descrizioni della mia terra etc. ma mica si può scrivere sempre lo stesso libro, no? A conti fatti sono stati di più i commenti positivi, sentiti, partecipi. Quello che mi ha sorpreso maggiormente è stato sapere che qualcuno si è identificato nell’Alfredo ‘solo’ e ha cominciato a immaginare il proprio futuro, non me l’aspettavo.




10. “‘A jatta” potrebbe essere il plot per un reality di quelli che oggi vanno per la maggiore e che tengono incollati milioni di telespettatori al tubo catodico? Ti faccio questa domanda perché la storia che racconti è un po’ inverosimile. Puoi smentirmi?

La vita ti smentisce, in continuazione. La realtà supera qualsiasi libro prima o poi. Ma poi, mi chiedo, che ci trovi di inverosimile in una storia d’amore tra un uomo e una donna? Però se diventasse il plot per un reality ne sarei lieta, significherebbe che la tivù ha ancora speranze!



11. Potrebbe essere Andrea una novella Rosella O’Hara o una Bocca di Rosa, e se sì, per quali motivi?

No, affatto. Andrea è solo una donna coraggiosa, che lavora e lotta per la sua vita.



12. E Alfredo potrebbe essere un nostrano Clark Gable.sul viale del tramonto?

Sul viale del tramonto? Ma se ha appena cominciato a vivere!



13. Convincimi della bontà del tuo romanzo. Voglio che sia proprio tu, in prima persona, a recensire hic et nunc in maniera critica “‘A jatta”.

‘A jatta non è solo una storia d’amore è anche una storia sull’amicizia, sulla solitudine e la vecchiaia, sulla morte; vi scorrazzano animali, nonne, musica, paure e sogni, passato, futuro. È una storia sulla diversità che non esiste, sul coraggio di essere se stessi, sulla lotta per accettare la propria faccia e persino gli sbagli irrimediabili. Per me non è la storia dell’amore tra Alfredo e Andrea ma una storia d’amore a 360 gradi, per la vita. È un libro a cui tengo molto perché mi rappresenta davvero poco insomma.



14. Con lo pseudonimo di Kay Pendagron hai dato alle stampe “Draghia”, il tuo primo romanzo fantasy, che sarei molto curioso di leggere. E’ la prima volta che scrivi un fantasy, o sbaglio?

La seconda, il prossimo (Il professor Scelestus) uscirà a breve. Chiarisco che entrambi sono romanzi per ragazzi onde evitare di deludere gli amanti adulti del fantasy (genere che non leggo e che non mi attira). Draghia è una storia di draghi molto poetica e con chiari messaggi adatti a un pubblico giovanissimo, avevo pensato di scriverne un seguito ma poi l’idea mi ha annoiata. Come vedi l’idea di cavalcare l’onda non mi appartiene affatto… purtroppo.



15. Sei con chi difende il New Italian Epic, o ti schieri invece con chi pensa che il NIE non sia altro che una buffonata? Motiva la risposta, per cortesia.

Non ho idea, evita ‘sta domanda… mai letti.



16. Il boccone più amaro che sei stata costretta ad inghiottire è stato quando…?

Ho aperto questo file! No scherzo… è stato quando un mio romanzo per ragazzi ha perso la sua occasione, per un solo voto, con una grandissima casa editrice. Davvero dura malgrado i complimenti e l’invito a scrivere qualcos’altro da riproporre (altra onda persa).



17. Stai pensando al tuo prossimo romanzo? Hai già qualche idea che ti frulla per la testa?

Il prossimo libro, Un’altra Julia, uscirà a breve ed è un romanzo breve molto particolare per storia e stile. Subito dopo dovrebbe vedere la luce Il professor Scelestus. Per la GBM nel 2010 uscirà invece un terzo romanzo che è già in fase avanzata di editing. Di nuovo dei ‘diversi’, di nuovo una prospettiva originale della situazione, ancora lance da tirare sperando di colpire più cuori possibile e una diversa tattica di narrazione oltre a uno stile che, immagino, ti stupirà.



Grazie Cinzia, sei stata molto disponibile e ricca di pazienza rispondendo a tutte le domande, anche alle più cattive tendenziose e provocatorie.
Ti auguro di tutto cuore che il tuo romanzo “‘A jatta” riceva l’attenzione che merita da parte di critica e pubblico.




Leggi anche la “Rassegna stampa” al libro di Cinzia Pierangelini



Cinzia Pierangelini, violinista e docente, vive a Messina. Ha cominciato a scrivere nel 2004. Ha pubblicato: Dall’ultimo leggio, raccolta di racconti, ed. traccediverse - Eraclito e il muro, romanzo ed.GBM - 'A jatta, romanzo ed. GBM - Draghia, romanzo fantasy. In uscita Il professor Scelestus - romanzo fantasy per ragazzi. Suoi racconti e poesie si trovano nelle antologie. Noir. Quindici passi nel buio; Il mio mare; Libera uscita; Femmine, Concorso di emozioni, Corrispondenze di sensi; Siculiana. La gola. Orizzonte. Una fiaba per Gramos, antologia a scopo benefico ed. Lulu. Il racconto Il piromane vincitore del concorso Writers-Magazine 2007 e il racconto Non c'è musica sono stati pubblicati dalla rivista Writersmagazine. Tutti i colori dei bambini, antologia a scopo benefico ed.Montag



‘A jatta – Cinzia Pierangelini – GBM editore – ISBN 978-88-7540-022-8 – 160 pagine – 13,50 €



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Giulio Mozzi: confessioni e menzogne di un cattolico fondamentalista incallito

written by King Lear    -


Giulio Mozzi: confessioni e menzogne

di un cattolico fondamentalista incallito


Intervista a Giulio Mozzi
a cura di Giuseppe Iannozzi



Anche su Jujol.com, Cultura e Spettacolo
webizine indipendente [ 3.000 accessi unici al giorno],
l'intervista scandalo a Giulio Mozzi che è già diventata un must.






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Giulio Mozzi parla di Dio ma non con Dio - Intervista a occhi aperti!

written by King Lear    - mercoledì, aprile 08, 2009


Giulio Mozzi parla di Dio ma non con Dio


a cura di Iannozzi Giuseppe


Il blog curato da Giulio Mozzi:  vibrisse bollettino



1. Accetta a occhi chiusi tutti gli insegnamenti della Santa Chiesa Cattolica?

No. Farei fatica ad accettarli tutti, visto quanto sono contraddittori. E non vedo perché dovrei accettare qualcosa ad occhi chiusi.



2. Accetta il Papa in veste di unico rappresentante di Dio in Terra?

No.
Nessuno - tantomeno la Chiesa - accetta il papa come "unico rappresentante di Dio in Terra".



3. Chi è il suo unico Dio, e, perché?

Mi spiace, ma nessun dio è "mio".



4. Crede nel Paradiso e nell'Inferno? Crede ancora nel Purgatorio (*) dopo che Joseph Ratzinger l'ha fatto scomparire di botto?

Del paradiso e dell'inferno la Bibbia parla assai poco. L'immaginario corrente in proposito (specie quello visivo) è sostanzialmente un'invenzione medievale. Se sull'esistenza di un luogo (o di una condizione) di premio e di un luogo o di una condizione di pena c'è un certo consenso fin dai tempi più antichi del cristianesimo, il purgatorio è qualcosa di assai più recente e più vago (vedi il bel libro di Jacques Le Goff, La nascita del purgatorio, Einaudi). Non mi risulta che Ratzinger abbia fatto "scomparire" il purgatorio. Immagino che tu ti confonda con il Limbo.



5. Crede in Gesù Cristo, nel Re dei Giudei, nel Salvatore, nel figlio di Dio? E: ha mai pensato a Cristo come a un semplice filosofo, al pari di Seneca e Platone ad esempio?

Credo che Gesù fosse uomo e dio. So che questo è contraddittorio, e che è inaccettabile. Quindi, quando parlo con altri che non condividano questa credenza, penso a Gesù come a un qualsiasi filosofo. L'analogia tra Gesù e Socrate, peraltro, è assai antica.



6. Sant'Agostino scriveva in De Symbolo ad Catechumenos: "Non avrà Dio per padre, chi avrà rifiutato di avere la Chiesa per madre". Lei che ne pensa?

Sono d'accordo. La Chiesa (con la C maiuscola) è la comunità dei credenti. Cosa ben diversa dalla chiesa-istituzione (con la sua gerarchia, i suoi problemi di potere, le sue miserie eccetera).



7. Crede nell'anima?

No.



8. Crede nell'immortalità dell'anima?

No.



9. Crede nella resurrezione dei morti?

Sì. E "nella vita del mondo che verrà", come dice il Credo



10. Crede che il Male sia incarnato in Satana, in Belzebù, nell'angelo caduto Lucifero?

No.
Da nessuna parte, nella tradizione cristiana (non solo cattolica) si parla di "incarnazione" del male.



11. Come giudica la Santa Inquisizione?

Come tutte le organizzazioni umane, la chiesa-istituzione si è dotata di strumenti di controllo sociale.
Per una migliore conoscenza dell'Inquisizione - soprattutto come strumento per la lotta all'eresia - consiglio di leggere Tribunali dell'anima di Adriano Prosperi, Einaudi.



12. Lei perdona o in qualche modo giustifica le nefandezze di quella sporca cosa che è stata la stata la Santa Inquisizione?

La domanda è un pochettino tendenziosa, vero?
Comunque: non vedo ragioni per giustificare le nefandezze di chicchessia.
E' interessante peraltro vedere come, nel 1631, il gesuita tedesco Friedrich Von Spee, denunciando nel libro Cautio criminalis l'assurdità, la violenza, la brutalità, l'ignominia dei processi alle streghe, proponesse ai principi germanici cattolici di ordinare ai loro tribunali di adottare le pratiche giudiziarie dell'Inquisizione: da Von Spee giudicate assai più "garantiste" di quelle in atto in terra germanica (dove l'Inquisizione non arrivava).



13. Per lei, la dignità dell'uomo è anche nella sofferenza, nel dolore fine a sé stesso? Il caso Eluana Englaro: sbaglio o lei era dell'avviso che quel corpo dovesse continuare ancora a soffrire qui in terra per un tempo indefinito?

Un dolore "fine a se stesso" è, in quanto "fine a se stesso", insensato.
Sul caso di Eluana Englaro, Iannozzi, ti sbagli assai. E mi confermi nel mio sospetto: non leggi. Ho scritto decine di articoli (in vibrisse, nella stampa stampata) e tu, evidentemente, non ne hai visto nessuno. Per carità: nessuno è tenuto a leggere ciò che scrivo. Ma pretendere di conoscere le mie opinioni senza leggere ciò che scrivo mi pare assai bizzarro.
Vedi ad esempio, in vibrisse, gli articoli catalogati nella rubrica Testamento biologico.



14. La pietà: che cosa è la pietà per lei?

La pietà verso una persona è: un'azione positiva verso quella persona.



15. A suo avviso, esiste una pietà umana (dell'uomo)? Ed esiste una pietà che è invece una pietà cristiana/cattolica (fatta di soli dogmi dettati dalla Chiesa)?

Non esiste una "pietà cristiana/cattolica (fatta di soli dogmi dettati dalla Chiesa)". E' la stessa chiesa-istituzione a sostenerlo (ah, Iannozzi, se tu leggessi...).



16. Dio è o non è una ipotesi? Lei può provare che Dio esiste o che sia esistito?

Non posso provarlo. Non mi ci provo neanche. Non pretendo che altri ci credano.



17. Hai mai pensato che se Cristo potesse vedere quello che gli uomini hanno fatto alla Terra e alle sue creature viventi, oggi non esiterebbe un solo istante a condannare ogni singolo uomo all'Inferno?

Ho pensato spesso che se mia nonna avesse le ruote sarebbe un tram. Ovvero: dai periodi ipotetici dell'irrealtà non si cava nessun ragionamento buono.



18. Il peccato. La sua definizione di peccato.

Quell'amabile filosofo che fu Gesù propose una semplice massima morale: "Non fare ad altri ciò che non vuoi venga fatto a te". Il "peccato" è dunque il fare ad altri ciò che non si vuole venga fatto a sé stessi.
Ti pare una massima condivisibile, Iannozzi.


(*) Alla domanda n. 4 da me posta a Giulio Mozzi c'è un errore commesso dal sottoscritto, Iannozzi: menziono il Purgatorio, ma avrei voluto scrivere Limbo.
Ricordo dunque ai lettori che Joseph Ratzinger, nell'aprile del 2007, ha cancellato per mezzo di un suo documento ufficiale il concetto di Limbo, in quanto a suo dire rifletterebbe una "visione eccessivamente restrittiva della salvezza". E' una mia precisazione questa che mi permetto di inserire nel corpo dell'intervista, onde non creare possibili confusioni ai lettori.  

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 08:59 | cultura, news, interviste, autori, primo piano, attualità, scrittori, cattolicesimo, fondamentalismi | BlogNews | clicca per commentare commenti (25)



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