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I am too sexy
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sabato, aprile 19, 2008
I am too sexy

(c) Iannozzi Giuseppe - tutti i diritti riservati
Mrs Robinson, please!
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mercoledì, febbraio 06, 2008

Mrs Robinson, please!
di Giuseppe Iannozzi
Mrs Robinson, insegnami un motivo d’amore
che sono ancora stordito e confuso
o buttandomi il fumo in faccia
per vedere il mio volto commosso dalla tosse?
e le colombe si riposano sui cavi elettrici
Sembra così strano che ci sia tanta pace,
I bambini giocano nei parchi a palle di neve,
e qualcuno tiene un comizio politico
promettendo che presto l’America cambierà
il tuo cattivo ragazzo pronto a tutto, perché?
Se il mondo finisse oggi sarei contento
non verserei una lacrima perché ho avuto te
e la notte viene lenta lenta ad oscure le nostre anime
ancora una volta, ancora una volta, please!
che non so davvero se è possibile
far marcia indietro adesso, così di colpo
ed invece sono ancora qui coi pugni chiusi,
con la pioggia e il sole a bussare
alla tua porta che non mi aprirà
sarei dannatamente contento
perché per una volta almeno io ho avuto te
Ma come, un bacetto!
in un batter di ciglia
pria che tu possa pensare
di cambiare idea
a prendere ciò che mi spetta,
Stregami, accendimi…
tutta questa solitudine d’attorno
ed ora t’appartiene,
sul cuscino lascerai libera
sarà per colpa tua, soltanto tua
Arrivo con lingua di serpente
e bianchi denti d’angelo per mangiare
tutto l’amore che in te c’è
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commenti (21)
segni particolari... più bellissimo
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martedì, febbraio 05, 2008
segni particolari... bellissimo

[c] giuseppe iannozzi
segni particolari... bellissimo
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domenica, febbraio 03, 2008
segni particolari... bellissimo

[c] giuseppe iannozzi
Ridendo o quasi
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mercoledì, gennaio 30, 2008

Ridendo o quasi
io taccio per sempre
invece di questo morire
con un pozzo in gola?
riposate
ora che il gufo tace
e il corvo è la notte
oltre
da mantenere
contrattando
attenti lungo
in saldo
almeno con un bacio o due.
Non sarò volgare, te lo giuro.
Ma lascia
che il tuo sapore
sia anche un po’ il mio;
solo così posso sperare
d’esser domani
un po’ migliore.
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commenti (16)
Angelo Bagnasco attacca l’Italia: zolfo nazifascista nelle parole della Cei
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martedì, gennaio 22, 2008

Angelo Bagnasco attacca l’Italia
Le parole della Cei puzzano di zolfo nazifascista
“La Sapienza, clima di ostilità. Benedetto XVI ha rinunciato alla visita alla Sapienza su suggerimento dell’autorità italiana…” Bagnasco si lamenta al pari di un bambino troppo viziato e naturalmente sadico: “Grave episodio di intolleranza”, “clima di ostilità che ha suggerito questa amara soluzione. Una rinuncia che, se si è fatta necessariamente carico dei suggerimenti dell’autorità italiana, nasce essa stessa da un atto di amore del Papa per la sua città.” Dal canto suo, Palazzo Chigi: “Sicurezza Papa era garantita.” Palazzo Chigi affida a una nota la replica alle parole di Bagnasco: “Il governo italiano non ha mai suggerito alle autorità vaticane di cancellare la visita.” Sia il presidente del Consiglio che il ministro dell’Interno, dopo la riunione del Comitato provinciale per la sicurezza - alla quale erano presenti anche i responsabili della gendarmeria vaticana – “hanno comunicato alle autorità vaticane che lo Stato italiano garantiva assolutamente la sicurezza e l'ordinato svolgimento della visita del Santo Padre.” Se questo era l’amore che Joseph Ratzinger intendeva portare a La Sapienza di Roma, è stato un bene che le tante dimostrazioni in tutta Italia abbiano convinto il Pontefice a fare dietrofront. Purtroppo oggi Bagnasco promette l’inferno in terra, sputa sentenze nazifasciste, ed fa di Joseph Ratzinger una vittima della società e dello Stato.
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commenti (28)
Amore cieco di Vany Romanticaperla & Giuseppe Iannozzi
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lunedì, gennaio 21, 2008
Amore cieco
di Vany Romanticaperla & Giuseppe Iannozzi
la puoi leggere cliccando su:
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Autoritratto di Giuseppe Iannozzi
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domenica, gennaio 20, 2008

Autoritratto
- arcano stallone sudato
Non un momento o l’eternità,
fra i solchi morti
I più ricordano solo il Settantotto
Le spalle pulsano dolore
La terra frana sotto i piedi,
uguale bilancia portata
da spalla a spalla
solitario in fondo alla valle
Vedi, vedi
come addento la mela,
e mandibola
senza temere
un pugno in un occhio
cada giù storto!
che io venga per lei
a ogni passaggio di fanali nella notte
almeno per un momento,
che rompe il grembo
della terra dove sepolto
riposava il feto contorto
della Vendetta
Non un canto disperato,
arcano stallone sudato
impennato a piè di pagina
Ben oltre l’Alba e l’Occaso
altre bare di sperma aspettano
d’essere riesumate
e portate agl’occhi
degl’Angeli infernali
Il capitale dell'amore
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lunedì, gennaio 14, 2008

Il capitale dell’amore
Non ce n’è più neanche una lacrima
Tutte queste gambe aperte
L’avete portato in croce in processione
con in consegna l’epitaffio ancora in bocca,
dove li avete lasciati che sghignazzano
e non ne vogliono che sapere di smettere
rimettere i peccati a Dio
se tutto intorno è un cimitero di disgraziati
senza né voce né mani per alzare corde al cielo?
Tutto l’amore non ha più lacrime né nome
o gambe da allargare al primo venuto,
è quello grosso, bello grasso e ben pasciuto
masticando l’aria e null’altro, non un’ostia
non un cazzo di niente
Tutti questa cardiochirurgia senza gioia
Tutta questa luce negli angoli di notte
Non c’è più una madonna da violentare
Non c’è più un solo marinaio da pestare
Non ce n’è più neanche uno schizzo
Non per questo però hai perso
la bellezza del sorriso
né quello che indovino
essere nell’anima tua
hai risposto chinando il capo mai,
rattenendo lacrime
che avrebbero voluto sciuparti il viso
hai incontrato loschi individui,
ma anche amici che non avresti sospettato
potessero nascondersi dietro facce buffe
e in qualche caso un po’ arcigne
e quello cieco omerico della gente
hai mosso i passi insegnando a tuo figlio
tutto l’amore che sapevi
non lesinando mai d’aver coraggio
anche per lui
Sembrava solo ieri che t’innamoravi,
cercando d’indovinare quel che di lì a poco
sarebbe venuto nella buona e cattiva sorte
al rosso del vino dentro al bicchiere;
nel mezzo di pianti tra genti stanche
di seppellire morti amori, crudeli dolori ai funerali,
hai risposto che vivere non è mai peccato
seppur non ci è dato d’esser sempre e per sempre,
ché solo conta cogliere il momento
quand’è il tempo, e non poi con rimpianto
gettar lo sguardo indietro
sospirando “fosse stato diverso il fato!”
Sì, Cinzia, gl’anni sono passati
Ma se ti guardi d’attorno
non hai perso niente
e tu l’hai accompagnato con amore,
la bellezza del tuo sorriso, sì,
sono sicuro è perfetta ancora, come ieri
Il sole ci regala briciole
di finestra
tra i cumuli di neve al buio
e i fitti banchi di nebbia,
tagliati dalla fioca luce
d’arrivare lontano lontano, fino
a carezzare di Mercurio il suolo
e il silenzio siderale.
dentro al caldo l’ho riportato;
con gli occhi colmi dei barbagli
delle mie fantasie
già tutte dalla tua divina malizia
all’ingordigia delle mie mani
sui tuoi morbidi fianchi di Fata,
Il poeta
conosce la preghiera
e la gemella sua sposa
a chi dovesse osare
di levare
a tiro di schioppo
il poeta sa
che domani lascerà
pensieri e cose,
dimenticato
al pari di tutte le anime
che da millenni hanno illuso
il mondo cianciando
dell’Immortalità
anche di libertà
d’una rivoluzione
che verrà di sicuro
però domani;
di liberazione
e dove nessuno lo sa
babilonici elzeviri
a tutto tondo
che girano
e rigirano il coltello
nella piaga (dei giornali),
che gran facce di merda
essi sono
un’altra volta da cagare
su carta inchiostro e parole
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