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I am too sexy

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, aprile 19, 2008



I am too sexy

I am too sexy - (c) Iannozzi Giuseppe
(c) Iannozzi Giuseppe - tutti i diritti riservati


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 10:19 | narcisismi, king lear | clicca per commentare commenti (27)



Mrs Robinson, please!

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, febbraio 06, 2008





Mrs Robinson, please!



di Giuseppe Iannozzi




 
Mrs Robinson, please!


A Cinzia,
la migliore Mrs Robinson del mio cuore,
la sola lupa che amo m’accarezzi



Mrs Robinson, insegnami un motivo d’amore
che non avevo messo in conto
Mrs Robinson, ho avuto tante amanti,
ma nessuna ha mai preso in ostaggio il mio cuore;
ed allora perché con te è successo
qualcosa di più del sesso?
 
Non avevo intenzione di farti del male
Non avevo intenzione di cader in amore sul serio
E’ accaduto tutto così in fretta
che sono ancora stordito e confuso
Mrs Robinson, mi sedurrai sfilandoti le calze
o buttandomi il fumo in faccia
per vedere il mio volto commosso dalla tosse?
 
Mrs Robinson, i comignoli sputano fumo
e le colombe si riposano sui cavi elettrici
Sembra così strano che ci sia tanta pace,
non trovi anche tu?
I bambini giocano nei parchi a palle di neve,
le giovani mamme si lasciano ammirare
e qualcuno tiene un comizio politico
promettendo che presto l’America cambierà
Mrs Robinson, perché hai fatto di me
il tuo cattivo ragazzo pronto a tutto, perché?
 
In strada le pubblicità fanno bella mostra di sé
Sembrano tutti così dannatamente felici
Se il mondo finisse oggi sarei contento
Se tutte le fabbriche chiudessero di punto in bianco
non verserei una lacrima perché ho avuto te
Mrs Robinson, perché per un giorno d’amore
hai fatto di me il tuo cattivo ragazzo pronto a tutto?
I cinema ripetono film in rosa ora dopo ora
e la notte viene lenta lenta ad oscure le nostre anime
 
Mrs Robinson, insegnami il mondo delle donne
Raccontami di te, della tua pelle, del tuo profumo
ancora una volta, ancora una volta, please!
Mrs Robinson, sono finito nel letto di tante,
ma nessuna ha mai imprigionato la libertà dell’aquila;
ed allora perché con te è successo
qualcosa di più del sesso?
 
Non avevo intenzione di farti del male
Non avevo intenzione di cader in amore sul serio
E’ accaduto tutto così in fretta
Tutto così in fretta, così in fretta
che non so davvero se è possibile
far marcia indietro adesso, così di colpo
Non avevo intenzione di cader in amore
ed invece sono ancora qui coi pugni chiusi,
con la pioggia e il sole a bussare
alla tua porta che non mi aprirà
E nonostante tutto se il mondo finisse oggi
sarei dannatamente contento
perché per una volta almeno io ho avuto te
 
 
 
 
 
Il nostro bacio

di Giuseppe Iannozzi e Vany Romanticaperla

 

Ma come, un bacetto!
Uno solo?
E come faccio
con un sol bacio
io che ho fame,
tanta fama di te?
 
Sì, un sol bacetto
perché poi non si finisce più
I baci son come le ciliegie,
uno tira l’altro
ed io che ho necessità
modeste son certa
che poi cerco altro
 
E che male ci sarebbe
se poi cercassi dell’altro?
forse che desiderare
è di per sé peccato,
cosa brutta da celare
agl’occhi altrui e ai propri?
Se oggi mi dai un bacetto,
sicuro è che domani
tosto te ne chiederò un altro,
e posdomani senza tema
sarei di nuovo da te
a mendicar, per un bacio
o due anche
E così all’infinito
 
E allora dài, vieni
a darmi un bel bacetto
Ho labbra carnose di ciliegia
Regalano morsi baci e sorrisi
mentre gl’occhi languidi
e invitanti si sciolgono in te
offrendoti di me
le grazie più attente
 
Baciami, strusciami, mordimi
Scherza un po’ con lingua e denti
 
Arrivo, arrivo da te
in un batter di ciglia
pria che tu possa pensare
di cambiare idea
 
Arrivo, sì, da te
a prendere ciò che mi spetta,
un bel bacetto e una notte,
una lunga notte di sospiri d’amore

Stregami, accendimi…
Voglio un lungo bacio appassionato
che mi faccia toccare le stelle,
che mi faccia sentire i brividi
lungo la schiena,
voglio l’alchimia di quel bacio
che mi libera il cervello,
che fa galoppare il battito del cuore
Voglio quella piacevole sensazione
che mi fa diventare più bella
 
Arrivo, arrivo da te
perché non reggo più
tutta questa solitudine d’attorno
 
M’hai stregato l’anima
ed ora t’appartiene,
così se domattina una lacrima
sul cuscino lascerai libera
sarà per colpa tua, soltanto tua

Arrivo con lingua di serpente
e bianchi denti d’angelo per mangiare
tutto l’amore che in te c’è






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by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 12:47 | poesia, amore, amiche, amicizia, dediche, duets, iannozzi and friends, king lear, jujolcom | clicca per commentare commenti (21)



segni particolari... più bellissimo

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, febbraio 05, 2008



segni particolari... bellissimo





[c] giuseppe iannozzi

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segni particolari... bellissimo

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, febbraio 03, 2008



segni particolari... bellissimo





[c] giuseppe iannozzi


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Ridendo o quasi

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, gennaio 30, 2008





Ridendo o quasi


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 

 
Donna bambina
 
 
Tanti auguri, Bambolina
Oggi hai un anno in più
Oggi mi devi baciare
con più vigore di ieri
 
Bambolina, Bambolina
Ti ricordo che eri bambina
Così presto il tempo
ha fatto di te una donna,
una donna di dolci seni
e morbidi fianchi
 
Bambolina, Bambolina
Di te mi hai innamorato
e così mi hai abbandonato
per cercare un amore
più giovane, donna bambina
 
Tanti auguri, Bambolina
Oggi hai un anno in più
Da oggi in poi, oh sì,
non avrai più scuse
per non amare
tenendo fra i seni una rosa
e fra le labbra un coltello
 
 
 
 
 
Bionda
 
 
Per i tuoi baci strazianti
io taccio per sempre
 
Bionda è la notte
Ma la nebbia alla luna
 
 
 
 
 
Notte
 
 
E allora perché non dormire
invece di questo morire
con un pozzo in gola?
 
Voi che scavate camposanti
riposate
ora che il gufo tace
e il corvo è la notte 
 
 
 
 
 
Marciapiedi
 
 
Non tacerò
oltre
Semafori
accesi
spenti
comandano
 
“Bocca fica, tutto”
Un figlio
da mantenere

Si viene
contrattando
camminando
attenti lungo
marciapiedi
in saldo
 
 
 
 
 
ONE
 
 
Tutti ti vogliono un mondo di bene
Io sono soltanto uno fra i tanti,
giusto un petalo strappato al cuore
Tanti pretendenti ai tuoi piedi
e non uno che sia un po’ cattivo
o indecente
Così capisco d’aver perso la partita
dall’inizio
 
Però so ancora raccontare favole
a chi le vuole ascoltare,
e ciò mi dovrebbe bastare
a farmi dire che sì, sono stato amato!
 
 
 
 
 
Il tuo sapore
 
 
Io ti voglio assaggiare.
almeno con un bacio o due.
Non sarò volgare, te lo giuro.
Ma lascia
che il tuo sapore
sia anche un po’ il mio;
solo così posso sperare
d’esser domani
un po’ migliore.
 
 
 
 
 
Just a boy
 
 
Vorrei tanto vedere
almeno per una volta
con gli occhi tuoi
tutta la bellezza
che mi dici c’è!
e che eppur non vedo
 
Vorrei tanto un nudo
di te che ti specchi
nelle limpide acque
della Fonte della Vita
 
Vorrei strapparti
di dosso la seta
e affogare la vista
nel biancore latteo
della tua pelle
di bimba in fiore
 
Vorrei rimanere così
nascosto in te
come un bambino
bisognoso d’amore,
d’amore materno
 
Vorrei scoprirti
arrossire lieve
E poi baciarti
a lungo
sino a lasciarti
senza fiato
 
Vorrei portarti
dentro al mio sogno
più scabroso
per sentire la paura
del tuo cuore sul mio
 
Vorrei poterti dipingere
a mio piacimento,
senza che tu mai un dì
possa urlare Tradimento!
 
 
 
 
 
Il raglio dell’asino
 
 
Io ragliavo
Tu ti spogliavi
Io piangevo
da fare pena
Tu mi mostravi
il tuo pene
Io continuavo
a piangere
Tu te ne fregavi,
maschiaccio!
Io ragliavo
per un po’ di dolcezza
e una grossa carota
Tu mi davi
della pazza
e a colpi di ramazza
sulla schiena
mi prendevi
per poi darmi il tuo
nel sedere
 
Io ragliavo
Tu picchiavi duro
Io piangevo
Tu spingevi
più a fondo
Io perdevo i sensi
Tu continuavi
a darmi egoismo
dabbasso
preoccupato
solo del tuo orgasmo
 
Io morivo
Tu continuavi
a venire in me
 
 
 
 
 
Fragili
testo originale di Sting, traduzione di G. Iannozzi
 
 
Se il sangue scorrerà quando la spada incontrerà la carne,
asciugandosi nei colori del sole al tramonto,
la pioggia di domani laverà via le macchie
Ma qualcosa rimarrà per sempre nelle nostre teste
 
Forse quest’ultimo atto è destinato
ad evidenziare una fondamentale verità:
che dalla violenza non può
e non è mai potuto nascere nulla
Per tutti quelli nati sotto una stella nera
per paura che ci dimentichiamo quanto siamo fragili
 
La pioggia continuerà a cadere su di noi
come lacrime da una stella
La pioggia continuerà a dirci
quanto siamo fragili, quanto siamo fragili
 
La pioggia continuerà a cadere su di noi
come lacrime da una stella
La pioggia continuerà a dirci
quanto siamo fragili, quanto siamo fragili
Quanto siamo fragili, quanto siamo fragili






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Angelo Bagnasco attacca l’Italia: zolfo nazifascista nelle parole della Cei

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, gennaio 22, 2008





Angelo Bagnasco attacca l’Italia

Le parole della Cei puzzano di zolfo nazifascista
 

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
Mentre Hugo Chavez cerca di scandalizzare l’opinione pubblica con le sue dichiarazioni sull’uso personale che farebbe della coca, “Mastico coca ogni giorno, me la manda Morales”, mentre il sempre fin troppo informato Bocaranda ci assicura che Hugo e Naomi Campbell avrebbero trascorso notti calienti a Parigi e che imminente sarebbe il loro matrimonio, la Cei com’era prevedibile, dopo la mancata visita di Ratzinger a La Sapienza di Roma, oggi lancia strali così forti che persino Satana si è rotto i coglioni.  
 
Chi se non il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, poteva allestire il teatrino per la vittima papale asserendo che sarebbero state le autorità italiane a sconsigliare al Pontefice di disdire la visita all’Ateneo! Nella prolusione d’apertura del Consiglio episcopale permanente, Bagnasco dà fuoco alle micce facendo esplodere la polemica sulla mancata visita di Benedetto XVI all’università di Roma. Palazzo Chigi replica: “Il governo italiano non ha mai suggerito alle autorità vaticane di cancellare la visita.”

Il vetusto cardinale torna all’attacco della legge sull’interruzione di gravidanza (“abominevole”, va “almeno aggiornata in qualche punto”), e rinnova il no alle unioni di fatto e conferma le analisi più preoccupate sulla situazione italiana: “paura del futuro” e “senso di fatalistico declino”, “un Paese a coriandoli”. Le parole del cardinale Angelo Bagnasco hanno il sapore tristemente amaro dell’intolleranza nazifascista, parole che non portano alcun onore al Vaticano, né a tutti quei cattolici ottusi che dovessero condividere le idee del porporato.
 
“La Sapienza, clima di ostilità. Benedetto XVI ha rinunciato alla visita alla Sapienza su suggerimento dell’autorità italiana…” Bagnasco si lamenta al pari di un bambino troppo viziato e naturalmente sadico: “Grave episodio di intolleranza”, “clima di ostilità che ha suggerito questa amara soluzione. Una rinuncia che, se si è fatta necessariamente carico dei suggerimenti dell’autorità italiana, nasce essa stessa da un atto di amore del Papa per la sua città.” Dal canto suo, Palazzo Chigi: “Sicurezza Papa era garantita.” Palazzo Chigi affida a una nota la replica alle parole di Bagnasco: “Il governo italiano non ha mai suggerito alle autorità vaticane di cancellare la visita.” Sia il presidente del Consiglio che il ministro dell’Interno, dopo la riunione del Comitato provinciale per la sicurezza - alla quale erano presenti anche i responsabili della gendarmeria vaticana – “hanno comunicato alle autorità vaticane che lo Stato italiano garantiva assolutamente la sicurezza e l'ordinato svolgimento della visita del Santo Padre.”

Se questo era l’amore che Joseph Ratzinger intendeva portare a La Sapienza di Roma, è stato un bene che le tante dimostrazioni in tutta Italia abbiano convinto il Pontefice a fare dietrofront. Purtroppo oggi Bagnasco promette l’inferno in terra, sputa sentenze nazifasciste, ed fa di Joseph Ratzinger una vittima della società e dello Stato.
 
“194 da aggiornare.” La legge sull’interruzione di gravidanza, “abominevole”, “va almeno aggiornata in qualche punto”, visto “il portato delle nuove conoscenze e i progressi di scienza e medicina”, e visto che “oltre le 22 settimane di gestazione c’è qualche possibilità di sopravvivenza del feto.” Il presidente della Cei Bagnasco ribadisce la posizione già espressa dal compare, cioè dal cardinale Camillo Ruini, e sottolinea: “Il fatto che a trent’anni dall’approvazione della 194 la coscienza pubblica non abbia naturalizzato ciò che naturale non è, è un risultato importante, grazie a chi, come il Movimento per la vita, mai si è rassegnato. I vescovi chiedono che si verifichi ciò che la legge ha prodotto, e ciò che non si è attivato, soprattutto in termini di prevenzione e aiuto alle donne, alle famiglie.” Non contento, suggerisce che i fondi destinati alla 194 “accresciuti da apporti delle Regioni, siano dati in dotazione trasparente a consultori e centri di aiuto alla vita.” In pratica chiede, anzi pretende che i fondi finiscano tutti nelle tasche del Vaticano.
 
“Italia, Paese a coriandoli. Il Paese è sfilacciato, frammentato, ridotto a coriandoli. Bloccato lo slancio e la crescita anche economica, in giro paura del futuro e senso di fatalistico declino, sfiducia diffusa e pericolosa, manifestata anche da osservatori stranieri”: questo il ritratto allucinante disegnato dalla Cei, parlando dell’Italia. D’accordo, l’Italia non è proprio Bengodi, ma la Cei ci tiene ad esportare all’estero un’immagine del nostro paese che nemmeno nell’inferno di Dante Alighieri! “Di fronte a tale quadro, non credo di sbagliare se dico che è l’Italia, in particolare, ad avere oggi bisogno della speranza. Quel che interessa ai vescovi è guardare in profondità alla crisi interiore che è in parte causa e radice della crisi pubblica, pur tenendo conto delle testimonianze di bene che prendono forma sul territorio e della riservatezza e capacità di sopportazione che rappresentano un indizio di ripresa e capacità di futuro.” Ma non un accenno, non un accenno ai tanti preti pedofili. Per loro la Cei non ha nessuna condanna da portare avanti.
 
“No a unioni di fatto e divorzio breve. La Chiesa sostiene la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, per questo si oppone alla regolamentazione per legge delle coppie di fatto, o all’introduzione di registri che surrogano lo stato civile.” Da Bagnasco anche un secco no a riforme come quelle del “divorzio breve”: “Conferendo diritti e privilegi alle persone conviventi all’apparenza non si tolgono diritti e privilegi ai coniugi, ma di fatto si sottrae ai diritti e ai privilegi dei coniugi il motivo che è alla loro radice, ossia l'istituto matrimoniale. Che nessuno, a questo punto, può avere interesse a rendere inutile o a offuscare con iniziative, quali il divorzio breve, che avrebbero la forza di incidere sulla mentalità e il costume inducendo atteggiamenti di deresponsabilizzazione.”
 
Dan Brown, per favore, aiutaci tu.
Dan Brown, svela al mondo, una volta per tutte, tutti gli immondi segreti che il Vaticano nasconde tra le sue mura.
Dan Brown, in te noi confidiamo, a te noi ci affidiamo con il cuore e con la mente.
Dan Brown salvaci dal male quotidiano, dall’intolleranza nazifascista del Vaticano.
Dan Brown, solo tu, solo tu puoi portare la Luce là dove regna l’oscurità voluta dal clero.
 
Dan Brown, dacci oggi il tuo codice, mostraci la strada giusta, portaci fuori da questo Medioevo di nazisti e fascisti.
 
Dan Brown, noi ti preghiamo, non ci lasciare da soli, noi tutti abbiamo bisogno della tua saggezza immaginativa per mettere a nudo i tanti segreti dell’Opus Dei, della Cei, della sporcizia che sicuramente si annida nelle cloache del Vaticano.
 
Dan Brown, noi ti preghiamo: non ci abbandonare mai. Salvaci. Illuminaci. Salvaci dall’ottusità dei preti, salvaci e illuminaci sempre.
 
Amen.






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Amore cieco di Vany Romanticaperla & Giuseppe Iannozzi

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, gennaio 21, 2008



Amore cieco



di Vany Romanticaperla & Giuseppe Iannozzi






la puoi leggere cliccando su:

 
  • Amore Cieco in sestosensorosaspina
  • Amore Cieco in lesfolies
  • Amore Cieco in rossovenexiano
  • Amore Cieco in passeggerinelvento
  • Amore Cieco in lamenteeilcuore
  • Amore Cieco in romanticaperla
  • Amore Cieco in cinquemarzo
  • Amore Cieco in erositylove
  • Amore Cieco in volobliquo
  • Amore Cieco in Jujol.com



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    Autoritratto di Giuseppe Iannozzi

    written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, gennaio 20, 2008





    Autoritratto
     

    di Giuseppe Iannozzi
     


     
    Non un canto disperato,
    di fame d’aria,
    di giorni amari a cercare dio
    o l’immagine del suo contrario
    Niente, niente di tutto questo
    Niente che abbia senso
    - arcano stallone sudato

    Non un momento o l’eternità,
    la solitudine, il capriccio e la poesia
     
    Sogno rumori,
    i graffi dei dischi
    fra i solchi morti
    Deliziato dal numero
     
    Così ammetto la cornice del quadro
    e la fotografia
     
    Non un canto disperato,
    ma la sconfitta a piè di pagina
     
    Lezioni d’amore nel lontano 69
    I più ricordano solo il Settantotto
     
    Segno e accuso graffi
    Le spalle pulsano dolore
    La terra frana sotto i piedi,
    e ogni cosa ha un inizio
    e una fine, anche l’odio,
    anche l’affetto sopportato
    tanto a lungo,
    uguale bilancia portata
    da spalla a spalla
     
    Non un canto disperato,
    ma l’eco dell’albero che cade
    solitario in fondo alla valle

    Vedi, vedi
    come addento la mela,
    la polpa fra mascella
    e mandibola
    senza temere
    un pugno in un occhio
    né che il boccone
    cada giù storto!
     
    La lucciola aspetta
    che io venga per lei
    Il sudore scivola sulla pelle
    sotto il pallore d’una luna puttana,
    la nebbia s’infittisce
    a ogni passaggio di fanali nella notte
    La lucciola aspetta
    che il freddo passi
    almeno per un momento,
    e non finisca antologizzato
     
    Non un canto disperato,
    ma la voce del silenzio
    che rompe il grembo
    della terra dove sepolto
    riposava il feto contorto
    della Vendetta

    Non un monumento o la fragilità,
    l’agiografia, il dispetto e la banalità
     
    Non un canto
    Non un canto disperato,
    arcano stallone sudato
    impennato a piè di pagina

    Ben oltre l’Alba e l’Occaso
    altre bare di sperma aspettano
    d’essere riesumate
    e portate agl’occhi
    degl’Angeli infernali






    Leggi il nuovo

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    Il capitale dell'amore

    written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, gennaio 14, 2008





    Il capitale dell’amore


    di Giuseppe Iannozzi + guest star Vany
     
     


     
    Il capitale dell’amore
     
     
    Tutto questo, tutto l’amore lo avete gridato
    Non ce n’è più neanche una lacrima
    Tutte queste gambe aperte
    Tutti questi culi all’aria
    Tutto questo adesso è una puttana che sbadiglia

    L’avete portato in croce in processione
    L’avete distribuito ai morti di fame
    perché i ricchi avevano altro a cui pensare
    Ma i primi sono tutti finiti sottoterra
    con in consegna l’epitaffio ancora in bocca,
    mentre i ricchi sono ancora là
    dove li avete lasciati che sghignazzano
    e non ne vogliono che sapere di smettere
    E in effetti, dal loro punto di vista,
    c’hanno pure ragione: perché mai dovrebbero
    rimettere i peccati a Dio
    se tutto intorno è un cimitero di disgraziati
    senza né voce né mani per alzare corde al cielo?
     
    Il buon samaritano ha le mani in pasta da sempre
    Tutto l’amore non ha più lacrime né nome
    o gambe da allargare al primo venuto,
    perché l’unico comunista buono
    è quello grosso, bello grasso e ben pasciuto
    Tutto l’amore è una puttana che sbadiglia
    masticando l’aria e null’altro, non un’ostia
    non un cazzo di niente
     
    Tutti questi culi all’aria
    Tutti questa cardiochirurgia senza gioia
    Tutta questa luce negli angoli di notte
    Non c’è più una madonna da violentare
    Non c’è più un solo marinaio da pestare
     
    Tutto questo, tutto l’amore lo avete gridato
    Non ce n’è più neanche uno schizzo
    Non c’è più neanche la voglia d’una sega
    Tutto l’amore, tutto è finito seppellito
     
     
     
     
     
    13 gennaio ‘54
     
     
    Un po’ d’anni, sì, sono passati
    Non per questo però hai perso
    la bellezza del sorriso
    né quello che indovino
    essere nell’anima tua
     
    Ai dì di sole e a quelli di temporali
    hai risposto chinando il capo mai,
    stringendo i denti forte e forse
    rattenendo lacrime
    che avrebbero voluto sciuparti il viso
    E di tanto in tanto lungo il cammino
    hai incontrato loschi individui,
    ma anche amici che non avresti sospettato
    potessero nascondersi dietro facce buffe
    e in qualche caso un po’ arcigne
    Tra gioie e dolori, tra il dio kantiano
    e quello cieco omerico della gente
    hai mosso i passi insegnando a tuo figlio
    tutto l’amore che sapevi
    non lesinando mai d’aver coraggio
    anche per lui
     
    Un po’ d’anni, sì, sono andati
    Sembrava solo ieri che t’innamoravi,
    che il primo bacio al rossore promettevi
    gettando l’occhio al di là dell’orizzonte,
    cercando d’indovinare quel che di lì a poco
    sarebbe venuto nella buona e cattiva sorte
    Nel mezzo di brindisi felici e complici labbra,
    al rosso del vino dentro al bicchiere;
    nel mezzo di pianti tra genti stanche
    di seppellire morti amori, crudeli dolori ai funerali,
    e al nero della fortuna avversa;
    a tutto questo e a molto altro ancora
    hai risposto che vivere non è mai peccato
    seppur non ci è dato d’esser sempre e per sempre,
    ché solo conta cogliere il momento
    quand’è il tempo, e non poi con rimpianto
    gettar lo sguardo indietro
    sospirando “fosse stato diverso il fato!”

    Sì, Cinzia, gl’anni sono passati
    Ma se ti guardi d’attorno
    non hai perso niente
    E’ solo che il tempo è andato avanti
    e tu l’hai accompagnato con amore,
    con odio anche, secondo le occasioni
     
    Se ti lasci guardare un momento
    la bellezza del tuo sorriso, sì,
    sono sicuro è perfetta ancora, come ieri

     
     
     
     
    Luna e Mercurio
     
     
    di Giuseppe Iannozzi e Vany


    Il sole ci regala briciole
    di allegria, ma ormai è sera,
    la città accende le luci
    accarezzando noi due
    innamorati ed amanti.
     
    Le tue parole mi sfiorano
    l’anima, le tue carezze
    nascoste dalle luci soffuse
    mi incendiano il corpo,
    mentre la luna si specchia
    in un cielo di latta...
     
    Ho messo su prima Bach
    poi Händel, spiando fuori
    attraverso uno spiraglio
    di finestra
    tra i cumuli di neve al buio
    e i fitti banchi di nebbia,
    tra i miei sogni barocchi
    tagliati dalla fioca luce
    dei lampioni carchi di bianco.
     
    Ho sognato tanto a lungo
    d’arrivare lontano lontano, fino
    a carezzare di Mercurio il suolo
    e il silenzio siderale.
     
    Poi lo sguardo nudo
    dentro al caldo l’ho riportato;
    e tra le lenzuola ti ho trovata,
    fintamente moribonda
    con gli occhi colmi dei barbagli
    delle mie fantasie
    già tutte dalla tua divina malizia
    indovinate e tosto spogliate.
     
    Ti ho urlato contro, Luna!
    Sei scoppiata in una fresca risata,
    e nulla resistenza hai opposto
    all’ingordigia delle mie mani
    sui tuoi morbidi fianchi di Fata,
    di fiore universale.  
     
     
     
     
     
    Uccellino
     
     
    Uccellino piccolino,
    che grazioso che sei!
    Un cuoricino sei
    caldo e pulsante
    Sì piccolo stai giusto
    sul palmo d’una mano
     
    Uccellino, uccellino
    che cinguetti mai?
    Altre briciole vuoi?
    O che pena!
    Le tasche mi son vuote:
    tutto il poco ch’avevo
    tosto te l’ho dato
    da beccare
    Solletico d’amore
    in cambio ho ricevuto,
    di più per me
    davvero non chiedo
     
    Però quanto vorrei
    avere altre mollichine
    da dare al tuo becco,
    per assaporare ancora
    i teneri baci volanti
     
    Per amare ancora
    i piccoli tuoi baci,
    caldi pulsanti di Dio
     
     
     
     
     
    Chino il capo
     
     
    Chino il capo
    Il poeta
    conosce la preghiera
    e la gemella sua sposa
     
    Gli occhi
    li tiene bassi sempre,
    non per pudore
    ma per non dover
    rispondere
    a chi dovesse osare
    di levare
    il suo sguardo
    a tiro di schioppo
     
    Chino il capo
    il poeta sa
    che domani lascerà
    pensieri e cose,
    dimenticato
    al pari di tutte le anime
    che da millenni hanno illuso
    il mondo cianciando
    dell’Immortalità
     
     
     
     
     
    Liberazione!
     
     
    E poi parlano
    anche di libertà
    e di verità
    e altre amenità
    suppergiù così
    Scrivono sì,
    d’una rivoluzione
    che verrà di sicuro
    però domani;
    e arrangiano arie
    di liberazione
    da chi, da che cosa
    e dove nessuno lo sa
    Infine scrivono
    babilonici elzeviri
    a tutto tondo
    che girano
    e rigirano il coltello
    nella piaga (dei giornali),
    con macabra voluttà
    di cerusici…
    tutto questo per dirci
    che gran facce di merda
    essi sono
     
    E a me mi scappa
    un’altra volta da cagare
    su carta inchiostro e parole
     
     
     
     
     
    Dopo l’amore
     
     
    Dell’Eden
    non ho eco
    che mi scavi
    dentro all’alma
    Io sol ricordo
    quel tuo modo
    d’asciugarmi le lacrime
    dopo l’amore
     
    Col cuore in gola
    sulla sabbia
    un bambino disegna
    il pube e il pipino;
    eppur niente sa!
    Ma forse già l’istinto
    piano l’accompagna
    verso quel destino
    di uomo
    che prima o poi
    a tutti tocca d’affrontare
    colla spada o la Bibbia
    in mano
     
    Io sol ricordo le tue dita
    sulle mie gote stanche
    d’infiniti rivi di pianto
    per grande danno
    o niente addirittura
     
    Io sol ricordo
    il tempo dopo l’amore
     
     
     
     
     
    Piccola, ma proprio piccola
     
     
    Senti Piccola,
    tu sei piccola
    ma piccola piccola
     
    Non hai fatto manco
    le manovre militari
    Che diavolo dici?
    Sei una donna
    con la gonna!
    E allora in cucina
    ci potevi ben stare
    E invece stai sempre
    a menarmela
    solo perché c’ho avuto
    una scarica di troppo,
    ma sempre laborioso
    seduto sulla tazza
    del mio regale cesso,
    non dico di porcellana
    però non escludo
    che in futuro uno migliore
     
    Senti Piccola,
    tu sei piccola piccola
    anche se metti su
    quei tacchi a spillo
     
    Tu, Piccola, mi spingi
    a far passare un cammello
    per la cruna dell’ago,
    e non va affatto bene
     
    Senti Piccola,
    i papaveri ch’erano
    nel tuo fazzoletto verde
    te li ho strappati tutti io
    preso da un momento
    di rabbia incontrollata
    E ti assicuro
    che non erano alti alti
    come andavi dicendo in giro
     
    Senti Piccola,
    adesso devo scappare,
    non ti dico dove
    Per favore,
    se trovi occupato
    prima bussa
    e se non ti rispondo
    prendi pure a scappare
    Il perché te lo lascio...
    immaginare!






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