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Carol Castro nuda con rosario censurata in Brasile ma Playboy le regala una fama inattesa

written by King Lear    - venerdì, agosto 29, 2008





Carol Castro nuda con rosario

censurata in Brasile



Ma Playboy le regala una fama inattesa




di Giuseppe Iannozzi




Carol Castro è seminuda sull'edizione brasiliana di Playboy: è stata censurata senza pietà, manco si fosse nel Medioevo più oscuro e profondo. Il motivo? Carol Castro è seminuda e regge in mano un crocifisso proprio sul seno. Bollata subito con un'ingiusta 'lettera scarlatta', Carol Castro per una innocente foto in Brasile è stata bandita, dichiarata blasfema e oscena. Il giornale O Globo, il movimento cattolico "Juventud por la Vida", ha dichiarato guerra all'immagine da esso ritenuta blasfema, ottenendo dalla magistratura il divieto di diffusione della rivista. Ma la rivista va a ruba, è già diventata un pezzo da collezione introvabile.

Carol Castro
non poteva immaginare - o forse sì - che una immagine tanto innocente potesse suscitare le ire dei soliti benpensanti. Ma se Dio non l'ha voluta aiutare, l'ha però aiutata il Diavolo, per così dire, facendo per lei pentole e coperchi: il risultato, un successo senza precedenti per la bella Carol Castro, che compie 33 anni. L'edizione brasiliana di Playboy sta facendo il giro del mondo, suscitando dibattiti e polemiche. Che però credo interessino davvero poco la bella Carol, sicuramente al settimo cielo per così tanta popolarità.

La censura si rivela un'arma a doppio taglio. Per l'ennesima volta - non che ce ne fosse realmente bisogno - siamo di fronte al dato di fatto che la censura mette in ridicolo soltanto chi la adopera, mentre chi ne dovrebbe subire gli effetti negativi si ritrova protetto e proiettato al centro dell'attenzione. Forse ieri, quando non ci si spingeva oltre le colonne di Ercole, allora la censura poteva chiuderti e sbranarti in silenzio. Oggi non più. Il mondo è rotondo e le colonne di Ercole sono cadute in frantumi per riposare in fondo al mare.


Sul suo blog, Carol Castro spiega: "Non era mia intenzione offendere nessuno. La fotografia è legata al contesto del servizio, omaggio allo scrittore Jorge Amado, e alle sue donne sensuali e religiose allo stesso tempo. Quello scatto in particolare s'ispira a Dona Flor". E' un po' dispiaciuta che alcuni brasiliani non abbiano capito, ma è giustamente felice per la fama incontrata.

In Brasile il fanatismo cattolico ha dato il via a una vera e propria crociata contro l'immagine ritenuta dissacrante pubblicata su Playboy, chiedendo alla giustizia di bloccare le vendite della rivista.

Il veto del tribunale è subito scattato, ciò nonostante si fanno carte false nelle edicole per ottenere il numero di Playboy con Carol Castro. Playboy rischierebbe sanzioni pecuniarie molto onerose! Tuttavia la rivista non si ferma, perché "La notifica ufficiale non è ancora arrivata". A dirlo è l'editore che procede spedito nella distribuzione, quindi lui è in regola, Playboy è in regola, nessuno rischia niente.

Mezzo Brasile grida "allo scandalo", i più furbi si godono le curve della bellissima Carol Castro e ringraziano il Diavolo che, di tanto in tanto, in questo mondo così brutto si ricorda di lasciare alle nostre cure un suo focoso angelo.

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Cristiano Ferrare, 1967, Hacca edizioni

written by King Lear    -



Cristiano Ferrarese

1967


cover di Maurizio Ceccato

Pagine:
160
Prezzo: 12,00
ISBN: 978-88-89920-18-3
Anno: maggio 2008

Hacca edizioni


HACCA è il nuovo e dirompente marchio per la varia di Halley Editrice (specializzata in editoria giuridica e professionale) teso a raccogliere i segnali dell’antropologia del presente.

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Una voce maleducata grida per tutto il 1967, da un manicomio, la sua storia (o leggenda?) o-scena e malsana. Gesù il Cristo come unico referente delle sue azioni e una poliziotta cicciona e sempre ubriaca come propria nemesi… 1967 è la continua deviazione senza sosta della cattiva coscienza collettiva che esploderà muta nell’anno seguente… il devastato 1968… La bellezza per me è anche nella follia. Nel trovare il coraggio di “esporsi”, in questo meraviglioso Museo che è la nostra vita, e diventare così un’unica e irripetibile “Opera d’arte”. Simone Cristicchi

Cristiano Ferrarese è nato a Busalla (Genova) nel 1970, vive e lavora in provincia di Mantova… questo è il primo pezzo di un puzzle temporale…

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Barack Obama chiude la Convention democratica tra applausi lacrime e sogni di rinascita

written by King Lear    -




Barack Obama alla Convention democratica

tra applausi lacrime e sogni di rinascita




Quarantacinque anni dopo "I have a dream" di Martin Luther King, il candidato democratico ha proposto all'America in crisi il suo sogno di rinascita in nome di una "nuova promessa": "che ciascuno di noi è libero di vivere come vuole ma che abbiamo anche l'obbligo di trattarci l'un l'altro con dignità e rispetto".

Barack Obama ha parlato allo stadio di Denver davanti a 84mila persone e ad almeno 30 milioni di spettatori tv, che sventolavano bandierine a stelle e strisce, che sbandieravano cartelli con la scritta "Change", che lo interrompevano con ripetute standing ovation, che si commuovevano fino alle lacrime.

"America, siamo migliori di come siamo stati in questi ultimi otto anni. Siamo un Paese migliore di così".

"Che cosa pensate di qualcuno convinto che Bush ha ragione in oltre il 90 per cento dei casi? Non so quale sia la vostra impressione, ma io non sono disposto ad avere solo un 10 per cento di cambiamenti".

"McCain è tutto tranne che indipendente. Dice che la nostra economia ha fatto 'grossi progressi' con George Bush. Dice che i fondamentali dell'economia sono solidi. E quando uno dei suoi consiglieri ha parlato delle preoccupazioni degli americani l'ha fatto chiamandoli 'una nazione di frignoni' e ha detto che il vero problema è 'la recessione mentale' di chi la abita e non la crisi che gli Stati Uniti stanno attraversando. Una nazione di frignoni? Andatelo a dire ai lavoratori dello stabilimento del Michigan che, pur avendo scoperto che la fabbrica avrebbe chiuso, hanno continuato ad andare al lavoro perché sapevano di essere le persone su cui la gente contava. Andatelo a dire alle famiglie dei nostri soldati, che si sono fatti tre turni in Iraq. Non sono frignoni, sono l'America che conosco".

"Fatemi spiegare esattamente cosa significherà cambiamento se divento presidente: indipendenza dal petrolio mediorientale in dieci anni, lavorando ad eliminare gli sprechi ed investendo sulle energie verdi; tagli fiscali alla classe media e non ai più ricchi e alle multinazionali che portano il lavoro fuori dall'America; un'istruzione di livello per tutti i bambini e un sostegno economico agli studenti per pagare l'università; impedire che le assicurazioni sanitarie possano discriminare chi è malato; ritirare le truppe dall'Iraq e concentrarsi nella battaglia contro i terroristi in Afghanistan, con l'obiettivo di catturare Bin Laden. [...] McCain dice che andrà a prenderlo inseguendolo fino alle porte dell'inferno, peccato non siano andati a cercarlo nelle caverne in cui si nasconde".

"Non avrò esitazioni a difendere questo Paese e, se necessario, invierò le nostre truppe ma con una missione chiara e il sacro impegno di dare a loro l'equipaggiamento di cui hanno bisogno in battaglia e l'assistenza che meritano quando torneranno a casa".

"Sarò un presidente che guarda al futuro e non al passato. Ma ricordatevi, queste elezioni non sono su di me ma riguardano voi tutti".

Anche i media, solitamente avari in politica, si sono infiammati di sentimento per Barack Obama.
Per Carl Berstein (premio Pulitzer del Watergate) quello di Barack Obama è stato "il discorso più impressionante forse mai fatto a una convention" dopo la grande serata di John Fitzgerald Kennedy nel 1960 a Los Angeles. Lo dice alla Cnn, ed è solo uno degli entusiastici commenti che i network americani dedicano al candidato democratico alla Casa Bianca. Tre sono i fattori cruciali: che abbia parlato di politica estera e di difesa tracciando un futuro diverso per gli States; che sia riuscito a parlare alla gente con semplicità; e soprattutto che abbia attaccato a testa bassa e con efficacia il rivale John McCain smentendo le accuse di troppo morbidezza che gli sono state rivolte nelle ultime settimane. "E' tempo di cambiare l’America": la frase ad effetto diventa il titolo del Washington Post. Anche il New York Times parla della spettacolarità della scenografia dello stadio di Denver ma il titolo principale è lo stesso: "Obama prende di mira McCain e Bush con un forte appello a cambiare l’America". Il Los Angeles Times: "Obama accetta la nomination promettendo un cambiamento". Un discorso, scrive l’analista Don Frederick, che non somiglia a quello pieno di buoni sentimenti con cui si fece conoscere 4 anni fa alla Convention democratica e forse non ha avuto un’accoglienza altrettanto elettrica, ma oggi quel che gli premeva "era mostrare che ha addosso il fuoco che serve per competere al livello più alto nella politica americana".

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Santa Lipperini - Io appoggio la rana di Martin Kippenberger

written by King Lear    -



Santa Lipperini

Nera Signora della Censura





Santa Lipperini

Nera Signora della Censura








Santa Lipperini Nera Signora della Censura

sempre metti a tacere il libero pensiero
al tuo contrario, e non perdonarci mai!


http://www.lipperatura.it









Io appoggio la crocifissione della rana

opera dell'artista tedesco Martin Kippenberger



di Giuseppe Iannozzi



"La rana crocifissa dell'artista tedesco Martin Kippenberger resta regolarmente esposta fino alla fine della mostra". Questo il telegrafico comunicato che il Museion, il museo di arte contemporanea di Bolzano, ha diffuso, lasciando a becco asciutto l'insolenza del Vaticano che vorrebbe censurare l'Opera d'arte per "opportunità politica".

La richiesta dei vertici della politica altoatesina era arrivata a seguito della lettera che Joseph Ratzinger aveva inviato allo stesso presidente Durnwalder, in cui stigmatizzata l'esposizione della rana crocifissa, ritenuta blasfema nei confronti dei sentimenti religiosi della maggioranza della popolazione. Fin dall'inaugurazione del nuovo Museion l'Opera di Kippenberger è stata oggetto d'una pletora di proteste immotivate - perlopiù dettate da un evidente spirito oscurantista -, nonché di raccolte firme, petizioni varie, manifestazioni e di digiuni persino.

In Alto Adige la tensione è alta, altissima ancor oggi: la polemica fa venire un diavolo per capello a più d'un benpensante incartapecorito. Dopo tanto gracidare da parte dei baciapile d'ogni bassezza e umana natura, una soluzione di compromesso era stata trovata di recente con lo spostamento della rana crocefissa dall'atrio d'ingresso al terzo piano del Museion. Il Cda del Museion - composto in maggioranza da rappresentanti della Provincia Autonoma che aveva chiesto la rimozione dell'Opera d'arte - ha ieri deciso "a chiara maggioranza" di respingere le pressioni politiche e di difendere le scelte della direttrice, la svizzera Corinne Desirens.


la diabolica furia di Ratzinger


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No al niqāb nei luoghi pubblici

written by King Lear    -





No al niqāb nei luoghi pubblici


Dura lex sed lex


 
di Giuseppe Iannozzi
 




Filippo Pedrocco, il conservatore del museo, profondendosi in indebite scuse nei confronti della signora musulmana invitata a non entrare con il volto coperto: “Si è trattato della libera iniziativa di un guardiano, che ha commesso un grave errore. Prenderemo provvedimenti». Per questioni di sicurezza, a Carnevale, per esempio, le persone che entrano mascherate vengono invitate a scoprirsi il volto, ma la regola va interpretata e in questo caso, la signora aveva tutto il diritto di visitare il museo”.
 
“Bene ha fatto quel guardasala quando ha deciso di chiedere informazioni sul da farsi di fronte a una donna ‘invisibile’”. Così il governatore del Veneto, Giancarlo Galan, che difende a spada tratta, e più che giustamente, il custode di una delle sale del museo di Ca’ Rezzonico. L’addetto ha bloccato una signora musulmana coperta dal niqāb. “Due eccessi contemporaneamente sono di troppo, due veli contro la ragione sono per davvero inaccettabili”, prosegue Galan, facendo fermo richiamo a “decoro e rispetto quando si entra in un museo”. “Subito c’è chi parla di provvedimenti disciplinari contro colui che ha bloccato la signora in niqāb islamico. Pare anche che il direttore del museo abbia detto ‘bastava un po’di buon senso’. Ma di che buon senso stiamo parlando, quando si tratta di garantire sicurezza e dignità nel corso di una visita in un museo?” Il governatore Giancarlo Galan parla senza peli sulla lingua. Galan ricorda inoltre che “in Italia esistono leggi e circolari ministeriali che, tra il 1975 e il 2000, hanno, con spirito di tolleranza, normato una questione assai delicata: ogni genere di copricapo va bene, ogni genere di velo può essere accettato purché l’indumento mantenga il volto scoperto. […] Sia chiaro, simili usi e costumi non appartengono ai doveri imposti dalla religione islamica. Rientrano in alcune tradizioni”. In Francia, ad esempio, “ormai da tempo si accede alle zone museali solo se ci si sottopone al metal detector”, e così in altri paesi occidentali. Lo riferisce il governatore del Veneto. “Noi dobbiamo rispettare gli usi e i costumi degli altri, in cambio però gli altri rispettino le nostre leggi. Se fossi un guardasala del Topkapi a Istanbul non farei entrare gente vestita in modo sommario, trasandato. E questo perché se posti di fronte a opere d’arte ci si comporta e ci si veste con dignità e rispetto dei luoghi”. Sempre Giancarlo Galan porta un’altra considerazione: “Una mia cara amica mi ha raccontato che quando decise di visitare l’Iran, partendo in aereo da Parigi, prima ancora di salire sull’aereo islamico le fu imposto di indossare il velo. Tanto per dire che noi dobbiamo rispettare gli usi e i costumi degli altri, in cambio però gli altri rispettino le nostre leggi. Ovviamente non dico una sola parola sulla dignità della donna offesa dal tradizionale niqāb”.
E il ministro della Cultura Sandro Bondi: “Ci sono tante regole che devono essere osservate, ma la prima è quella del buon senso”. Per il ministro “in questi casi il buon senso, la ragionevolezza, ci salvano nel momento in cui dobbiamo prendere delle decisioni, così si evitano degli errori”.
 
Parrebbe comunque che il giovane custode non sia andato incontro ad alcun provvedimento, come è giusto che sia. Secondo Gianni Curti, presidente della cooperativa Verona 83, che fornisce il personale ai musei lagunari, Diego Lupo non ha mai rischiato il licenziamento: “Nessuno ha mai chiesto il suo allontanamento, tanto meno i responsabili dei Musei Civici Veneziani. Ho nuovamente parlato con lui e mi ha ribadito di non aver mai detto alla donna di uscire, ma solo di averle fatto notare quanto previsto dai regolamenti”.
 
Il conservatore del museo Filippo Pedrocco, portando delle scuse non necessarie alla signora musulmana coperta dal niqāb, ha solo fornito l’immagine di un paese, l’Italia, che non conosce le proprie leggi e che quando per puro caso le applica se ne vergogna senza motivo. Questo non-caso della signora coperta dal niqāb invitata a rispettare il regolamento del museo mette in luce in maniera allarmante che alcuni italiani sono così tanto pavidi da dichiararsi razzisti anche se non lo sono.

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Fabrizio Corselli - Enfer Lettres Libertines su Lulu.com per il download gratuito

written by King Lear    - mercoledì, agosto 27, 2008




Fabrizio Corselli



Enfer Lettres Libertines



Scarica: 1 documenti, 246 KB



Stampato: 45 pagine, 6.14" x 9.21", rilegatura saddle-stitch, inchiostro per l'interno B/N

Descrizione:
 
Enfer è un'opera a carattere libertino che pone il lettore di fronte alla consumazione di uno dei più cruenti crimini del cuore, a opera del dissoluto Duchamp. Un incontro con una giovane fanciulla di nome Madeleine, presso le carceri di Saint'Ange, che darà inizio a una torbida e brutale storia d'amore. L'opera non presenta alcuna censura, essendo destinato a un pubblico adulto.

    compra il libro



Il blog di Fabrizio Corselli:


http://fcorselli.splinder.com




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L’Unità: operazione Caimano persa! Marco Travaglio accusa Veltroni

written by King Lear    - martedì, agosto 26, 2008





L’Unità: operazione Caimano persa!

Marco Travaglio accusa Veltroni
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 

 
Marco Travaglio grida: “Scusate, ma non ho capito”. La direzione del quotidiano L’Unità passerà da Antonio Padellaro a Concita De Gregorio. Pur definendola una “ottima giornalista e persona squisita”, Travaglio non si dà pace, non capisce, gli gira la testa, sbatte il capo contro i muri de L’Unità, ma niente, non ne viene a capo. Per Travaglio è un travaglio in tutti i sensi, perché a sua detta furono Colombo e Padellaro nel 2000 a ridare un soffio di vita, con un ostinato bocca a bocca, al quotidiano oramai bell’e morto, praticamente spacciato. Si dice che Padellaro sia poco portato alla “multimedialità”, ragion per cui ci si è visti costretti a un cambiamento; tuttavia per Marco questa ragione è sibillina o giù di lì. Poi in verità bisognerebbe capire quand’è che L’Unità sarebbe stata miracolata: forse nel 2000 con Padellaro? In questi otto anni io ho avuto l’impressione che L’Unità sia stata ridotta a un corpo imbalsamato idolatrato da pochi o da nessuno. Comprato ancor meno, quindi perché mai Marco Travaglio dovrebbe alzare il tono di voce per un cambio in campo davvero non si capisce.
 
Travaglio riconduce il tutto a un lavoro “negli ultimi tre mesi sottotraccia e negli ultimi tre giorni alla luce del sole” il cui mandante sarebbe Walter Veltroni. Per il giornalista tutto partirebbe dall’intervista rilasciata da Veltroni al Corriere della Sera dopo l’acquisizione de L’Unità da parte di Renato Soru. “Veltroni già allora auspicava un ‘direttore donna’. Perché il segretario di un partito avanza la proposta di un cambio di direzione di un giornale che non appartiene né a lui né al suo partito?” Questo l’essere o non essere pronunciato da Travaglio. Secondo Travaglio si tratterebbe del completamento di un “disegno avviato nel 2005, quando Furio Colombo fu defenestrato dopo mesi di mobbing praticato da ben noti ambienti Ds, insofferenti per la linea troppo autonoma, troppo aperta, diciamo pure troppo libera del giornale”. Per Travaglio, L’Unità è l’unica “a dire le cose che non si possono dire e a vedere le cose che si preferisce non vedere”. In particolare a chiamare “le cose con il loro nome e non con gli pseudonimi berlusconiani e riformisti”. Tra questi “chiamare guerra la guerra e non missione di pace; separatismo il separatismo e non federalismo fiscale; razzismo il razzismo e non sicurezza; inciucio l’inciucio e non riformismo”. Per Travaglio L’Unità è l’unico quotidiano a fare una vera opposizione “al Caimano”, tanto che lo stesso Berlusconi “riconosce subito i veri oppositori» e lo dimostrò «nei giorni delle ultime elezioni» quando “tornò a sventolare minacciosamente L’Unità additandola a nemico pubblico numero uno... anziché Il riformista o Europa”. Ma Travaglio adesso ce l’ha con Veltroni – e non si esclude a priori che in un prossimo futuro saremo costretti a parlare di veltronismo in una declinazione tutta à la Travaglio: “Mentre la gran parte dell’opposizione dialogava o andava a rimorchio, l’Unità ha continuato pervicacemente a proporre un’altra agenda, un altro pensiero, un altro vocabolario”.
 
”E’ stata una splendida avventura. Speriamo che continui ancora a lungo”. Travaglio la porta in faccia a L’Unità gliela sbatte, ma in realtà è come se non lo facesse. Non si sa spiegare perché la De Gregorio al posto di Padellaro. Però pure lui non è che abbia le idee tanto chiare: insomma con L’Unità che farà, ci starà dentro o si chiamerà fuori? Per il momento sbatte la porta, ma poi entra di soppiatto e chiede scusa! Intervistato da Agr Travaglio ammette di essere all’oscuro circa il nuovo settimanale edito da Chiarelettere: “L’Italia è piena di settimanali, forse quello che manca è un quotidiano, se l’Unità dovesse cambiare. Ma prima di deciderlo dobbiamo vedere come sarà il giornale diretto dalla De Gregorio”. E’ chiaro: Travaglio ha poche idee, ripetute fino alla noia, e tutte in travaglio. Altro che unità!

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Volla Music Festival l'appuntamento è per il 5 settembre

written by King Lear    - lunedì, agosto 25, 2008





Volla Music Festival




Il Comitato Organizzatore VOLLA MUSIC FESTIVAL, in attesa della costituzione della associazione culturale “The ultimate piece”, è lieta di invitare la S.V. allo spettacolo del Maestro Pietro Condorelli e del Quartet Jazz che si terrà



il giorno 5 settembre 2008
h 21.30 c/o Hotel “Leonessa” **** - Restaurant
sito in Via Raffaello Sanzio - 80040 Volla (NA).


Costo del biglietto euro 20.



Durante l’evento verrà presentata l’associazione coi suoi scopi e il programma per l’anno sociale e verranno divulgate informazioni sull’atrofia muscolare grazie alla Fondazione Federica. Ospiti della serata varie rappresentanze delle Forze Armate nonché noti imprenditori e dirigenti interessati alla ns mission, quale l’intermediazione culturale. Ospite d’onore sarà l’Amatissima Federica Sabatini con la sua gradevole Famiglia, fondatrice della medesima Fondazione.


Un colorato cocktail accompagnerà la serata, durante la quale verranno estratti tre premi, come da regolamento allegato.


In caso di pioggia la serata verrà svolta all’interno dei locali dell’Hotel, previa autorizzazione scritta del Direttore Generale dell’Albergo nonché proprietario dello stesso, e tenuto conto delle esigenze di sicurezza, dati i lavori in corso per ampliamento e /o miglioramento dell’immobile. In caso di non espressa autorizzazione il Comitato Organizzatore si riserva di spostare l’evento/spettacolo di cui sopra ad una data da destinarsi, previa consultazione delle parti interessate, quali il Quartet Jazz, il Comitato stesso e l‘Hotel “Leonessa”.


Per prenotazioni lasciare un sms con nome cognome numero del fisso e biglietti desiderati sul 3383196357 o scrivere a lidia079@libero.it specificando nell’oggetto “Polf”.


I biglietti sono anche in vendita presso alcuni locali ed esercizi commerciali vollesi e non.
E’ gradito un abbigliamento elegante.


La Direzione si riserva la facoltà di non ammettere allo spettacolo coloro che non rispettassero i fini dello stesso con atteggiamenti aggressivi o quant’altro possa turbare la quiete della clientela dell’Hotel “Leonessa” o il regolare svolgimento del sopra citato concerto.


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Scandalo sessuale all’università di medicina di Torino?

written by King Lear    -


Scandalo sessuale all’università
di medicina di Torino?


Una dottoressa accusa il direttore
di medicina legale Paolo Tappero
 

di Giuseppe Iannozzi
 
 



Paolo Tappero
, chi è veramente costui?
Una dottoressa di 38 anni, che l’aveva accusato di averla bocciata a medicina legale perché incinta e quindi non disponibile a favori sessuali, oggi vuol mettere tutto a tacere: “Adesso basta, tutta questa storia mi sta rovinando. Il mio matrimonio sta andando in crisi a causa di questo scandalo di sesso e quindi faccio un passo indietro, non denuncerò il professor Tappero per molestie sessuali. Ora voglio pensare alla mia famiglia, ai miei figli e a mio marito che, potete capire, sta passando un momento difficile. Per noi sono giorni delicati per tutte le cose che sono state dette e scritte. Tanti dettagli sono stati caricati ed enfatizzati”.
Il direttore di medicina legale di Torino, Paolo Tappero, ha però a suo carico delle accuse non poco pesanti, anche se la dottoressa oggi non vuole più dar seguito alla cosa con una denuncia. E’ serena? Non lo è? Non lo sa neanche lei. “Non volevo fare scoppiare una bomba come questa. Ero già contenta di aver vinto contro il Tar, che ha annullato il concorso per motivi formali. Invece sono stata ingannata, sono stata colta alla sprovvista, qualcuno ha sfruttato la mia rabbia. Sono stata stupida e ingenua. In realtà con il mio avvocato avevamo pensato di presentare denuncia solo dopo il nuovo concorso in medicina legale. Sono sicura che lo avrei vinto, sono preparata. E’ il sogno della mia vita frequentare quella specializzazione. Invece adesso mi sembra tutto compromesso, sono stata travolta da questa storia”.
Il direttore Paolo Tappero non si lascia rintracciare dalla dottoressa che l’ha accusato: “E’ vero l’ho cercato. Girava voce che avesse rilasciato dichiarazioni infamanti nei miei confronti, cose vergognose e false, che non posso rivelare. Volevo che si fermasse, che mi chiedesse scusa pubblicamente”. Il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello ha deciso di aprire un fascicolo, in pratica la patata bollente adesso è anche sua. L’accusatrice: “Sì, lo so. Mi ha convocata come persona informata sui fatti. A lui racconterò tutto, non ho niente da nascondere. Io non ho cercato lo scandalo sessuale, non ho fatto querele, io ho cercato solo il Tar, e l’ho vinto. Ci sono altre donne disposte a combattere contro i concorsi truccati, sull’aspetto sessuale è invece molto più complicato perché entrano in gioco le famiglie, gli affetti. Non tutte ce la fanno”. Ed ancora: “Io dico solo che ho il forte sospetto che un compito sia stato rifatto. E’ una mia supposizione. Ho detto la verità, ma ripeto, ho scelto di non denunciare nessuno. Se qualcuno lo farà nei miei confronti risponderò, e mi difenderò con i denti”.
Stando alle dichiarazioni della grande accusatrice ci sarebbe molto di più. A sua detta, l’esame sarebbe stato pilotato per escludere scientificamente lei: “Perché l’ultima volta che il professor Tappero mi ha chiesto di chinare la testa ed essere carina nei suoi confronti, eravamo sulla mia Renault Megane azzurra proprio davanti all’ingresso dell’Istituto, io mi sono rifiutata. Ero incinta di mio marito. Non mi andava. Lì è crollato il mio sogno di diventare medico legale. Pochi giorni dopo ho perso il bambino. Ero al quarto mese. Quello che è successo mi ha molto stressata”.
Il professore Paolo Tappero, 70 anni, fervente cattolico, ha rilasciato una sola dichiarazione alle agenzie stampa: “Sul mio conto si stanno dicendo cose pesantissime, ma quello che mi dà più fastidio è il fango contro l’Università. Non voglio entrare nel merito degli aspetti personali. Qualsiasi cosa dicessi, sarebbe veramente sgradevole”.
Ma di prove concrete la grande accusatrice sino ad ora non ne ha portate. E secondo le sue ultime dichiarazioni non sarebbe più disposta a denunciare il professor Paolo Tappero.

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Carla Bruni-Sarkozy incontra il Dalai Lama

written by King Lear    - sabato, agosto 23, 2008


Carla Bruni-Sarkozy
incontra il Dalai Lama


di Giuseppe Iannozzi



La première dame, Carla Bruni-Sarkozy, ha raggiunto oggi (23 agosto 2008) il tempio buddista di Lerab Ling, a Roqueredonde nell'Herault, nel sud della Francia. Alla fine della cerimonia d'inaugurazione del tempio, ha incontrato il Dalai Lama. Il vis-à-vis fra la moglie del presidente francese Sarkozy e il Dalai Lama è stato a porte chiuse.

Carla Bruni-Sarkozy è stata accolta dal Dalai Lama che le ha posto la tradizionale sciarpa bianca attorno al collo. In precedenza erano arrivati il ministro degli esteri Bernard Kouchner e il segretario di stato ai diritti umani Rama Yade. Anche i due membri del governo francese hanno deciso di assistere alla cerimonia e di incontrare il leader spirituale dei tibetani.

"La marcia verso la democrazia è la sola soluzione che può permettere alla Cina di guadagnarsi la sua rispettabilità nella comunità internazionale": così si è espresso il Dalai Lama rivolgendosi al ministro degli esteri francese Bernard Kouchner. "Sua Santità ha sottolineato il fatto che la Cina è una grande potenza, il Paese più popolato al mondo e con una immensa cultura", ha evidenziato Matthieu Ricard, monaco buddista e interprete francese del Dalai Lama. E facendo relata refero, Ricard ha anche riferito che "per guadagnarsi rispetto e credibilità presso la comunità internazionale la marcia verso la democrazia è l'unica soluzione possibile. La sola buona per la Cina e per il Tibet".

In precedenza, l'ambasciatore cinese a Parigi si era espresso in maniera dittatoriale promettendo alla Francia la perdita di contratti e commesse commerciali per diverse decine di miliardi di euro se avesse dato spazio al Dalai Lama. "Il Dalai Lama è sempre il benvenuto in Francia": lo ha detto il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner.

L’incontro tra la première dame Carla Bruni-Sarkozy e il Dalai Lama era stato annunciato sin dall’arrivo del Premio Nobel in Francia, undici giorni fa; tuttavia solo ora, scrive Le Figaro, è arrivata la conferma ufficiale dell’Eliseo. La notizia è stata resa pubblica all'ultimo momento e ciò dimostrerebbe che le tensioni sino-francesi sono molto forti, aggravate poi dall’intervista del Dalai Lama pubblicata ieri su Le Monde in cui il leader buddista denuncia il massacro di 140 persone operato dalle forze cinesi in Tibet durante quella che avrebbe dovuto essere una «tregua olimpica». Secondo quanto si è appresso in seguito, sarebbe stato l’intervistatore a forzare le parole del Dalai Lama. Due giorni fa Pechino aveva comandato alla Francia di gestire "con prudenza" la questione "importante e sensibile" del Tibet durante il faccia a faccia col Dalai Lama.

Nel corso del colloquio con Kouchner, il capo spirituale tibetano ha denunciato che "parallelamente ai giochi olimpici, c'è una forma di repressione brutale che continua a regnare". Ovvero, che "la tregua olimpica è un po' una farsa". Il Dalai Lama ha anche precisato che "la lotta sua e del suo popolo non è una lotta contro la Cina, ma per la giustizia" e ha detto d'aver apprezzato "il modo in cui la Francia ha cercato di sostenere la causa tibetana dopo gli avvenimenti tragici dello scorso marzo". Il leader buddista ha poi ricordato che in settembre ci sarà una riunione del parlamento tibetano in esilio "che potrebbe definire delle nuove opzioni da proporre al governo cinese" durante l'incontro fissato per il prossimo ottobre. Fermo restando che, per il Dalai Lama, il futuro del Tibet deve essere deciso "in modo assolutamente democratico" dal parlamento tibetano.





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Giuseppe Cascini: la politica nel Consiglio conduce al fascismo

written by King Lear    - venerdì, agosto 22, 2008


Giuseppe Cascini: la politica nel Consiglio conduce al fascismo


di Giuseppe Iannozzi


Giuseppe Cascini, segretario dell'Associazione Nazionale Magistrati in un'intervista a Klaus Davi, pubblicata su Youtube, interrogato sulla riforma del Csm: "Se introduciamo la politica nel Consiglio rischiamo di richiamarci a un modello autoritario, ovverosia quello fascista, dove la magistratura non è indipendente dal potere politico e quindi non tutti i cittadini sono garantiti allo stesso modo".

Il segretario dell'Anm anticipa i possibili provvedimenti della corte Europea: "La corte Europea potrebbe avere delle riserve, nel senso che alcuni principi della costituzione come quello di uguaglianza non sono modificabili. E' quindi possibile che si apra una discussione molto seria a livello di corte di giustizia europea, proprio sulla compatibilità di questo modello con i principi della convenzione europea". E prosegue parlando dell'attuale sistema: "Non dobbiamo dimenticare che il sistema giudiziario attuale, che garantisce l'autonomia della magistratura è stato scritto sulla base delle vicende storiche del '48. I giudici in passato obbedivano al governo fascista. La scelta di una magistratura indipendente che si g