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1mo Maggio - Cappotto di legno, Lucariello Feat. Roberto Saviano

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, maggio 01, 2008




Lucariello Feat. Roberto Saviano - Cappotto Di Legno

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 12:18 | segnalazioni, musica, lavoro, video, provocazioni | clicca per commentare



Bob Dylan, Pulizter alla carriera

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, aprile 09, 2008







Bob Dylan


Pulitzer alla carriera

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 


Tempo di Pulizter. Robert Allen Zimmerman meglio conosciuto come Bob Dylan ne ha fatta di strada dal primo album del 1962 per la Columbia. In copertina un giovanissimo Bob appena ventenne, un evidente omaggio a Woody Guthrie: il menestrello è ritratto con la chitarra in mano, il cappello di velluto da macchinista-ferroviere, un giubbotto imbottito. Nelle liner notes è possibile leggere: “Song to Woody, is another original by Bob Dylan, dedicated to one of his greatest inspirations, and written much in the musical language of his idol. […]In less than one year in New York, Bob Dylan has thrown the folk crowd into an uproar. Ardent fans have been shouting his praises. Devotees have found in him the image of a singing rebel, a musical Chaplin tramp, a young Woody Guthrie, or a composite of some of the best country blues singers.[…] Bob Dylan first came East in February, 1961. His destination: the Greystone Hospital in New Jersey. His purpose: to visit the long-ailing Woody Guthrie, singer, ballad-maker and poet. It was the beginning of a deep friendship between the two. Although they were separated by thirty years and two generations, they were united by a love of music, a kindred sense of humor and a common view toward the world.[…]”
 
Di strada il giovane Bob Dylan ne ha fatta, indiscutibilmente tanta. Oggi è un signore vicino ai settanta, ma la tempra che sempre lo ha contraddistinto è rimasta intatta. In questi anni ha anche avuto una parte importante per il ritorno sul mercato del vinile: dalla sua radio ha convinto molti che il vinile è meglio del Cd, ha saputo convincere pubblico e critica che il vinile è caldo, che ha un’anima. Chi oggi ascolta buona musica, quando può si concede il classico album, anziché il Cd o altro supporto. La reiterata campagna di convinzione portata avanti da Dylan ha dato i suoi frutti, tant’è che oggi per un modico prezzo di 200€ circa è possibile avere un buon giradischi usb. Il vinile è tornato a fare mercato e sono sempre di più gli ascoltatori che preferiscono il caro buon vecchio vinile al più freddo Cd. Dovrei poi dire peste e corna degli mp3, ma non lo faccio in questa occasione.
Dunque, a 66 anni Dylan ha ricevuto il Pulizter alla carriera con la seguente motivazione: “…per il suo profondo impatto sulla musica popolare e la cultura americana, attraverso composizioni liriche dallo straordinario potere poetico”.
 
Il Pulizter è uno dei premi “americani” più ambiti da giornalisti e artisti. I vincitori ricevono un assegno di diecimila dollari, poca cosa in verità, ma il premio è prestigioso, in quanto intitolato all’editore di giornali Joseph Pulitzer. Tra i premi Pulizter in ambito musicale, John Coltrane e George Gershwin. Dylan è il primo musicista “rock” a ricevere il premio. Gli organizzatori del premio con questo doveroso tributo a uno dei più importanti cantautori di tutti i tempi intendono “esplorare l’intera gamma dell’eccellenza musicale americana.”
 
Da quel lontano 1962, in quarant’anni di carriera, Bob Dylan ne ha scritte di canzoni, molte delle quali sono già dei classici. Per alcuni il Dylan più puro è morto sul finire degli anni Sessanta, ma questa è una polemica che si trascina da un po’ di decenni e che solo qualche hippy scoppiato cerca di tenere in vita. Tra i tanti successi di Dylan impossibile non ricordare “Blowin’ in the Wind”, “Chimes of Freedom”, “I Want You”, “Song to Woody”, “Desolation Row”, “Mr. Tambourine Man”, “Hurricane”, “Like a Rolling Stone”, “Forever Young”, “Just like a Woman”, “Masters of War”, “I Shall Be Released”, “All Along The Watchtower”, “If You See Her, Say Hello”, “Silvio”, “Cold Iron Bounds”… Molte canzoni di Dylan fanno oramai parte della storia della cultura Americana e non solo: un sondaggio del magazine Rolling Stone indica “Like a Rolling Stone” come la miglior canzone fra cinquecento brani storici, anche se a dire il vero il menestrello Dylan ha scritto melodie e testi ben più forti e belli della celeberrima “Like a Rolling Stone”.

Nel 1988 Bob Dylan è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame. Quale sarà il prossimo riconoscimento? Il Nobel? Sono anni che le voci si rincorrono, che si gira intorno a tre nomi in particolare, uno è quello di Bob Dylan, poi Leonard Cohen e Nick Cave.
 
Staremo a vedere, o meglio, a sentire.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 10:30 | cultura, canzoni, personaggi famosi, lavoro, album, cantanti, ultime notizie, notizieflash, novitĂ  dischi | clicca per commentare commenti (10)



Nel fango affonda lo stivale dei maiali

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, marzo 28, 2008





Nel fango affonda lo stivale dei maiali




[ Ricevo e pubblico. g.i.]



Quest’anno ricorrono i primi 60 anni della nascita della Costituzione Italiana, e nonostante il tempo trascorso la gente comune e nella fattispecie gli organi competenti che dovrebbero applicarla continuano a sconoscerla. Nei suoi articoli vi è la fatica dei padri fondatori della nostra Repubblica e proprio nell’articolo 3 della Costituzione si legge che ogni uomo è uguale davanti la legge senza alcun tipo di distinzione. Ebbene io non credo più che questo in Italia sia vero, poiché quando capitano delle ingiustizie a della gente onesta e senza amicizie influenti si rimane soli. Soli con le proprie ragioni, soli con le proprie rabbie per essere stati ancora una volta ignorati dallo Stato Italiano. Dopo questa lunga premessa desidero raccontarvi quanto mi è successo. Nel dicembre del 2007 ho preso servizio presso il Codacons di Catania per svolgere attività di volontariato nell’arco di 12 mesi e inerente un progetto del servizio civile nazionale; nonostante questo progetto sia patrocinato dal Ministero della solidarietà sociale, nessuno in questi giorni ha mostrato un barlume di solidarietà nei miei confronti. Ebbene nella data del 30 gennaio 2008 ho dovuto sporgere querela nei confronti della responsabile legale della sede Codacons di Catania per minaccia e ingiuria. Da quel momento mi è stato intimato di non rientrare più negli uffici del Codacons. Da quella fatidica data la mia vita è totalmente cambiata, poiché per avere denunciato a viso aperto le scorrettezze commesse dagli avvocati della sede preso cui prestavo servizio, mi son ritrovato a combattere contro i cosiddetti mulini al vento. Sono piovute minacce telefoniche, intimidazioni di ogni ordine e tipo; colpendo vigliaccamente anche la persona di mio padre che proprio in una particolare occasione, di ritorno dall’incontro con un avvocato dell’ufficio Codacons, è stato sull’orlo di avere un infarto. Il Codacons di Catania voleva a tutti i costi le mie dimissioni perché non potevo restare in un luogo in cui avevo ravvisato tali irregolarità, altrimenti avrebbero reso la mia vita e di conseguenza quella della mia famiglia un inferno; e soprattutto perché l’avvocato che io avevo querelato per il male provocatomi era da considerarsi un intoccabile e quindi non passibile di condanna. Così dal 28 gennaio mi trovo in stato di malattia in quanto affetto da depressione con elevati livelli di ansia reattiva a causa di episodi di mobbing; e nonostante stia seguendo una cura farmacologica prescrittami da una psichiatra vivo continuamente nel terrore. Purtroppo viviamo in una società in cui l’informazione e di conseguenza le testate giornalistiche nella stragrande maggioranza dei casi tendono a non comunicare pubblicamente i problemi che attanagliano alcuni cittadini. Soprattutto se a causare i problemi sono enti tutelati politicamente e che godono in un certo qual modo di una pubblicità altisonante. Io sono un volontario del servizio civile ( anzi dovrei dire ex visto che nel momento in cui scrivo ho appreso per puro caso che sono stato sbattuto fuori dal progetto) che purtroppo quando ha presentato la propria domanda di partecipazione credeva che i progetti da scegliere dovessero in qualche modo rispecchiare fedelmente l’attività che si sarebbe svolta. Invece appena entrato a far parte del volontariato dopo un mese e mezzo di “lavoro” ho dovuto subire danni morali e addirittura aggressioni verbali e anche fisiche da un componente della sede dove prestavo servizio. Ho dovuto, come per altro ho sempre fatto, combattere in prima persona una battaglia con il solo ausilio del mio avvocato che mi assiste e che naturalmente pago di tasca mia. Battaglia già persa in partenza poiché in Italia chi è intoccabile politicamente non può di conseguenza subire il responso di un giudice; anzi!

Dal giorno in cui ho subito il danno ed ho sporto querela nei confronti dell’avvocato responsabile della sede dove prestavo servizio, la mia persona ha totalmente rovinato la propria salute psico/fisica. Nessuno ha tutelato la mia salute così come i miei diritti; e nessuno di coloro i quali dovevano prendere provvedimenti si è accostato alla mia problematica. Il servizio civile una volta assegnati i candidati alle sedi locali non controlla più l’andazzo o il comportamento dei cosiddetti formatori. Per esperienza personale la formazione rimane sulla carta; buona solo nella maggioranza dei casi per farsi attribuire i soldi che lo Stato Italiano fornisce per la formazione dei volontari. Spesso si ignora che non ci sono soltanto i diritti e i doveri dei volontari ma esiste una carta etica che riguarda proprio gli enti che realizzano il progetto. Essere volontari del servizio civile significa aver scelto di contribuire al bene del paese. Chi vi presta servizio di solito è laureato e con una voglia matta di apprendere nuove conoscenze che potranno servirgli per un prossimo futuro nel mondo del lavoro. Non si può continuare a considerare i volontari come dei poveracci, dei morti di fame da trattare nel peggior modo possibile. Bisogna uscire allo scoperto e denunciare la spocchia e l’arroganza dei potenti che rivendicano diritti superiori che non hanno adesso e mai avranno. Credo che sia giunta l’ora per questo paese di risorgere dall’umiliazione e dalla criminalità che non è soltanto quella meglio nota come mafia o camorra ecc, ma è quella che vive nella nostra società; nei posti di lavoro; in quei soggetti che pensano di poter trattare i propri simili come bestie. L’ufficio nazionale per il servizio civile nonostante abbia ricevuto diverse lettere dal mio avvocato e dalla mia persona ci continua a ripetere che bisogna pazientare; che prima bisogna chiedere chiarimenti all’ente presso cui prestavo servizio. Paradossalmente si aspettano che andando a trovare la moglie di un ladro, questa interpellata sulla fedina penale del marito dica di essere spontaneamente la consorte di un malfattore. L’ufficio nazionale sa benissimo che ciò non accadrà mai. Che non si avrà un’ammissione spontanea di colpevolezza nemmeno sotto tortura!

Nel frattempo l’ufficio nazionale per il servizio civile per non inimicarseli e per non andare contro il volere dei soliti furbi ossia del Codacons, decide per il momento di sospendermi e di escludermi una volta per tutte dal progetto per cui ero stato “assunto”; e ignorando l’affezione della mia persona di una patologia - certificata da vari medici - che hanno provocato loro. Quindi dopo il danno la beffa e quindi condannato per Non aver commesso il fatto! Oltremodo uno dei rappresentanti del Codacons di Catania - che ci aveva minacciati - si candida con spensieratezza alle prossime elezioni del 13 e 14 aprile; e così se già oggi questo tizio si definisce intoccabile un domani sarà come l’innominato descritto da Manzoni. Proprio in questo periodo tutta la classe politica desidera incontrare il popolo. Ma i problemi, quelli veri nessuno vuole ascoltarli. Per la maggioranza dei partiti siamo carta straccia, utili solo per consegnare il paese nelle loro mani. Data la questione considero anch’io la mia tessera elettorale carta straccia, poiché nella vita reale nessuno aiuta le persone comuni a fronteggiare i soprusi e le angherie. E il 13 e 14 Aprile non mi recherò alle urne così come i miei familiari e le persone che mi sostengono e che hanno a cuore la mia situazione.

Poiché oggi nonostante i contributi e i sacrifici resi dai numerosi martiri della giustizia, denunciare delle irregolarità nel sistema - poco importa che sia su un posto di lavoro o per strada - è ancora sinonimo di infame, di cancro devastante per la società, e quindi da asportare immediatamente prima che riesca a contagiare tutto e tutti. L’omertà intellettuale delle istituzioni a cui un uomo disperato si rivolge è ancora peggio dell’omertà delle persone comuni. Per concludere questa mia lettera mi auguro che possiate dare voce a questa mia indignazione e sul finire vorrei proprio utilizzare alcuni versi di una bellissima canzone di Franco Battiato, che nel momento di assoluta solitudine e sconforto in cui verso mi rincuora davvero:

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos’è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
[…] Nel fango affonda lo stivale dei maiali.



In fede

Dott. Cristian Adriano Porcino

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 00:06 | mobbing, lavoro, diritti umani, ricevo e pubblico, societĂ , solidarietĂ , human rights, allarmi, diritti del lavoratore | clicca per commentare commenti (9)



13 e 14 aprile 2008: l’Italia chiamata al voto e io voglio sposare un Berlusconi

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, marzo 14, 2008





Osservazioni impopolari


ma necessarie
 
 

di  Giuseppe Iannozzi
 
 
 


 
iPod, audiolibri: un’arma a doppio taglio
 
 
Ho visto, con mia sorpresa uguale a zero, che alcuni editori adesso i libri li fanno in formato cda, cioè li stampano su 3, 4, 5 CD o più, perlomeno i bestsellers. Ottima iniziativa per i non vedenti, tanto più che il costo è quasi uguale a un libro cartaceo: mi chiedo però che utilità ci possa mai essere in un audiolibro per una persona che potrebbe leggerselo tranquillamente senza problemi e così, forse, imparare, se non a scrivere, a migliorare la sua propria improvvisata grammatica.
Ahinoi è una moda, spero non permanente, che ha coinvolto anche Francesco Piccolo, Sandro Veronesi, Gianrico Carofiglio e altri lettori eccellenti la cui voce è data in prestito (remunerato) agli audiolibri.
 
Gli mp3, per la musica acquistabile online e che sembrava dovessero sconvolgere il business musicale, stanno facendo cilecca: ora ci si è accorti che la gente scarica solo determinate canzoni e quasi mai un album intero o anche solo una compilation.
L’iPod doveva togliere di mezzo CD, musicassette e vinile: in parte questo processo gli iPod lo hanno avviato, però non senza gravi conseguenze per gli artisti e le etichette discografiche stesse;  un artista al suo primo album o non ancora affermato viene scaricato per una o due canzoni, non per l’album intero. Un discorso del genere affossa l’artista in erba che resterà, nel più fortunato dei casi, un emergente a vita; tuttavia gliene frega poco o niente ad artisti quali Elton John o Queen, perché sono già nella storia della musica leggera e continuano a vivere grazie a quei brani che li hanno resi famosi. Così adesso l’industria discografica deve poter offrire al pubblico CD a un prezzo ragionevole: non si può pensare di mandare sul mercato un album a 20€, non comunque di un artista che sta cercando di sfondare. Ma neanche i grossi nomi si possono permettere di proporre un CD a un prezzo che sia superiore ai 15€, anche se moltissimi ci tentano, quasi sempre per un fiasco, perché tanto la pirateria continua ad esistere. La pirateria non è affatto diminuita con l’iPod, anche se erano non pochi gli illusi che credevano ciecamente che questo fenomeno con gli mp3 legalizzati sarebbe scemato. La verità è che i CD costano ancora troppo e non possono essere tolti dal mercato, altrimenti gli artisti possono andare a passeggiare insieme ai discografici.
Per nostra fortuna qualche album esce (ancora) anche in vinile oltre che su CD e in formato digitale, perché quando ci si accorge che il nuovo non funziona, o funziona a metà, si torna indietro.
 
Tutto questo discorso per dire che l’audiolibro è un prodotto oggi di moda, veloce ed economico in alcuni casi, ma la cui utilità è dubbia nonostante il boom iniziale. Si finirà con lo scaricare solo alcuni capitoli in formato mp3, quelli che più piacciono all’orecchio del lettore-ascoltatore? E’ una possibilità da non escludere.
 
 
 
13 e 14 aprile 2008: l’Italia chiamata al voto
 
 
Da Berlusconi a Bertinotti a Fini fino a Casini, Mastella, Prodi e Veltroni fanno tutti a dir poco pietà alla stessa maniera, alla stessa maniera presi nelle maglie del Potere. Così forse Berlusconi è soltanto una vittima mediatica che ci sta bene nel ruolo che gli hanno dato i media, un ruolo che ovviamente sfrutta a suo favore.
 
In chi dovremmo credere oggi, in un Bertinotti, in quel signore lì che ha appoggiato la guerra una volta al governo e che solo pochi giovani idealisti hanno osato di sputargli in faccia?
 
L’Italia è messa male e non c’è un solo uomo, anzi un solo politico che si salvi.
La sinistra è solo più un’astrazione, la gamba di legno della destra, null’altro.
Come ebbe a notare Bertrand Russell, avrei orrore di vivere in una società soltanto comunista o capitalista. Lo diceva parecchi fa. Ma chissà quanti oggi se ne ricordano, oggi che Stalin te lo fanno passare per santo insieme alle spoglie di Padre Pio.
 
Il problema è che quando si è coinvolti in periodo elettorale, solo allora la sinistra si ricorda d’essere di sinistra. Passate le elezioni, purtroppo per noi, abbiamo visto come sono andate le cose: Bertinotti che parteggia per la guerra e che si fila gli americani - quelli guerrafondai, perché non bisogna assolutamente fare di tutti gli americani un fascio; ci sono milioni di americani che sono disgustati da Bush, dalla guerra, dalle ingiustizie sociali, e sono quelli che oggi perlopiù sono con Barack Obama, che mi auguro vinca con tutto il cuore o siamo rovinati, essendo gli USA il motore trainante della politica mondiale e degli assestamenti politici -, poi Prodi e Mastella che litigano in diretta senza sosta né vergogna alcuna, ed ancora Mastella che fa l’offeso e fa cadere il governo offrendo/regalando l’Italia su un piatto d’argento alla destra più sfacciata. Però Mastella dalla caduta del governo Prodi ha ricevuto in cambio l’insabbiamento dell’inchiesta Why Not, mica poco! E c’è da metterci la mano sul fuoco che otterrà ancora dell’altro.
 
Il precariato, grazie all’infausto Bertinotti che non ha fatto assolutamente niente di quanto aveva promesso nella precedente campagna elettorale, è aumentato in maniera vertiginosa; per non dire poi di Prodi - ancora invischiato nell’inchiesta Why Not, ma che sicuramente la farà franca in questa terra dei cachi -, che ha trasformato l’economia italiana in una barzelletta.
 
La generazione 1000 euro e bell’e morta, ed era una generazione che non sbarcava il lunario. Adesso siamo scesi alla generazione 500/700 euro, praticamente schiavi dei call center se si è fortunati, altrimenti in strada a battere la testa contro i muri, e tutto questo lo dobbiamo a Prodi e ai suoi compagni. Chiaro che Berlusconi, di fronte a tutto questo sfacelo, additato come il solo e unico Male dell’Italia - e non dico che non sia uno dei tanti mali italiani -, ha fatto buon viso a cattivo gioco e ha quindi sfruttato la fama che i media gli hanno cucito addosso per invitare gli italiani a passare dalla sua parte. In fondo, prima di tutto, Berlusconi è un imprenditore e sa bene come gestire la pubblicità, anche quella negativa: non pensiamo che sia un fesso, perché non lo è.
 
Nell’intanto Fini scende in piazza in moto con tanto di saluto romano. E subito masse di giovinastri ignoranti (perché sono solo ignoranti e non ideologizzati) si riversano in strada sventolando bandiere con su grosse croci celtiche perché tutti le possano vedere, ecc. ecc.
 
Leggevo stamattina che almeno un terzo degli italiani è indeciso su chi votare, che non andrà probabilmente a votare. Che cosa dovrebbero i tantissimi indecisi, che cosa dovremmo votare, quale altro moloch? La sinistra di Berlinguer è un ricordo, sol più un ricordo purtroppo per noi, mentre la destra è quel che è. Stando così le cose non c’è differenza fra destra e sinistra, diventa sol più una vile questione di simpatia o antipatia per i leader del Popolo delle Libertà o L’Arcobaleno.
 
Per come la vedo io, non abbiamo uomini validi né a destra né a sinistra, ragion per cui non ho intenzione di fare lo sporco gioco dei politicanti che predicano bene e razzolano male: non andrò a votare e se ci andrò annullerò la mia scheda elettorale, in maniera civile, ma io non lo regalo il voto a un’altra dittatura sia essa di destra sia essa di sinistra.
 
 
 
Voglio sposare un Berlusconi
 
 
Giovane precaria: “Come può un giovane mettere su famiglia e affrontare un mutuo con la precarietà nel mondo del lavoro?”
 
Silvio Berlusconi, leader del Pdl, durante la trasmissione Tg2 Punto di Vista: “Da padre il consiglio che le do è quello di ricercarsi il figlio di Berlusconi o di qualcun’altro che non avesse di questi problemi. Con il sorriso che ha potrebbe anche permetterselo”.
 
Da Bruxelles gli risponde Romano Prodi: “Credo che il problema sia serio, ho paura che diventi anche più serio per le difficoltà dell’economia mondiale che si sono sentite molto forti.”
 
Ci ho riflettuto su, ha ragione Lei, amatissimo signor Berlusconi: ho un gran bel sorriso anch’io, trentadue denti perfetti e non una carie e glielo posso assicurare da uomo a uomo, quindi mi consenta di far la corte a uno dei suoi figli, maschio o femmina che sia! Sono io uno di larghe vedute… cioè di grandi intese!
 
Grazie. 

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Il mondo del lavoro sta cambiando

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, marzo 05, 2008





Storie di Masche


Il mondo del lavoro sta cambiando *

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Chi ancora pensa ingenuamente che oggi Torino sia la “capitale dell’automobile”, resterà deluso nell’apprendere che Torino è sol più un mito, una memoria d’altri tempi, memoria che morirà presto con gli ultimi grandi vecchi, quelli che videro i partigiani, l’esilio dei Savoia, coloro che diedero vita a figli per le catene di montaggio dell’industria automobilistica, figli oggi in pensione o già dimenticati in qualche loculo nostrano.
 
Torino ha preso lo stesso abbrivio caro a Milano e un po’ comune a tutte le città del Nord: l’impostazione lavorativa ricalca nettamente quella americana, impostazione che negli USA non ha trovato a suo tempo difficoltà ad attecchire, e, oggi, anche in Italia sembra esserci terreno ubertoso. La Fiat, ad esempio, che fino a vent’anni fa contava 115.000 unità lavorative (per la maggior parte operai), oggi ne conta più o meno 40.000; in un arco di tempo di 20 anni, il famoso marchio è stato capace di assumere licenziare e riciclare qualcosa come 220.000 unità lavorative. Torino città dell’automobile è ormai un mito relegato in un passato che si è fin troppo mitizzato quasi ad assurgerlo ad arcadia del lavoro, dell’occupazione.
 
Durante una visita in America, il dandy Oscar Wilde, in un articolo datato 1882 scriveva: “La prima cosa a colpirmi sbarcando in America fu che se gli americani non sono il popolo meglio vestito del mondo, sono quello vestito nel modo più adeguato. Anche laggiù si vedono degli uomini col terribile cappello a tubo di stufa, ma pochissimi sono gli uomini senza cappello; c’è chi porta l’orripilante giacca a coda di rondine, ma è raro vedere qualcuno privo di giacca. C’è insomma nell’aspetto delle persone un’aria di benessere in netto contrasto con quella che si vede in questo paese, dove troppo spesso si vedono persone in contatto ravvicinato con degli stracci.” Se un acuto osservatore come Wilde già sul finire del 1800 osservava ciò, ecco che l’America non è mai stato un mito reale, ma solo un mito costruito e confezionato per gli spiriti dei poveri, degli emigranti italiani dipinti con il cliché della valigia di spago e cartone in mano (e faccia scavata e ombrata da una barba di tre o quattro giorni), un mito comunque che non solo gli italiani hanno contribuito ad alimentare, bensì tutta l’Europa. Per rendersene conto basta appicciare la tv e guardare con attenzione un qualsiasi film made in USA: ogni pellicola hollywoodiana, o più modestamente di serie B punto e basta, non fa altro che mettere in scena gli stessi personaggi, ricchi e poveri, perbenismo e arrivismo, stereotipi tanto radicati nella società ormai da esser diventati una riserva di fantasia indispensabile all’uomo moderno per andare avanti giorno dopo giorno.

Sin dalla notte dei tempi l’uomo ha voluto marcare il contrasto fra ricchezza e povertà; e in tempi neanche poi troppo lontani, la povertà è stata associata al male: basti pensare all’Inquisizione, alla caccia alle streghe, in Piemonte note con il nome di masche. Oggi che le masche fanno ridere o quasi, relegate come sono nell’immaginario di pochi, oggi che si parla addirittura di due Italie, una del Nord e una del Sud, oggi che si parla di Unione Europea, oggi che si punta tutto sull’industrializzazione, si ha la sfrontatezza di parlare anche di lavoro in affitto. Il problema del lavoro non è nuovo: Karl Marx nei “Manoscritti economici-filosofici” (1844) già evidenziava come il lavoro ha naturale tendenza ad alienare il lavoratore dal mondo razionale; nulla di nuovo se si pensa che già un poeta romantico qual era George Byron aveva evidenziato il problema e che per tale atto gran parte degli amici gli divennero acerrimi nemici. La Rivoluzione Francese ha fatto anch’essa la sua parte: l’errore più grande commesso dalla rivoluzione fu senz’altro quello di credere d’aver vinto e per questo atto d’ignorante presunzione fu tosto consegnata alla Storia, al mito, quello facile e falso che vede vincitori il proletariato e ghigliottinato Luigi XVI… La realtà è tutt’altra: l’aristocrazia fu la vera vincitrice pagando un tributo di sangue reale, un sacrificio che di tanto in tanto si deve lasciar a una comparsa storica perché qualcuno possa alzare le braccia al cielo ed impetrare i Numi e domandarsi con malcelata ipocrisia perché l’acerrimo Fato non è mai stanco di bere il sangue degl’animi nobili, delle vittime.
Quanto sta oggi accadendo non è poi tanto diverso: tutti sono pronti a prestarsi per il ruolo della vittima, dell’agnello di Dio, un ruolo che non deve essere poi tanto male se ambito da tanti nomi illustri del panorama industriale; prima degli anni Ottanta la figura della donna manager non esisteva, oggi invece l’industria è piena di tanti e tanti manager asessuati… l’alienazione ha toccato allo stesso modo il mondo operaio e quello manageriale. La vita è tutta dedicata alla produzione: è tristemente nota la figura dell’operaio che muore tritato catturato terminato dalle maglie d’uno strano marchingegno produttivo, così come è nota quella dell’operaio che lavora da mane a sera per protestare in un secondo momento in piazza per un aumento di salario, ma con tanto di cellulare manageriale da mantenere al pari d’un figlio in carne e ossa.

L’operaio moderno è quanto di più vecchio la storia abbia mai prodotto: egli invidia la proprietà del ricco e non potendo ottenerla per via testamentaria, si adopera a star sotto il ricco e a chiamarlo padrone con piena fede di necessario odio verso colui che gli dà al medesimo tempo e la vita e la morte, una morte che però si rinnova ogni ventisette del mese, giorno di paga. Se il lavoro in affitto (o interinale) è diventato ormai una prassi, la colpa non è di certo tutta dell’imprenditore, anzi! Purtroppo le nuove generazioni si sono lasciate subito inglobare nella catena di montaggio, quella che vede al lavoro giovani uomini inquadrati con contratti di collaborazione nel migliore dei casi, giovani schiavi del lavoro in nero, giovani che a fine settimana spendono i pochi danari in discoteche alcol donne e morte a duecento all’ora alle cinque di mattina d’un sabato sera. Questi giovani lavorano solo per il gusto di metter in mostra una posticcia virilità, quella di chi lavora e si può dunque permettere di fare la dolce vita preconfezionata acquistata nel reparto surgelati, ovvero nel più vicino obitorio di Stato. Il mondo del lavoro si è subito reso conto di questa situazione e ha preso a sfruttarla sicuro che tanto nessun giovane scenderà mai a in piazza a protestare; se la prima metà degli anni Novanta è stata quella dei contratti di collaborazione, oggi che si è nel Duemila l’imprenditore non assume più, e si permette il lusso del lavoro in affitto. In termini pratici, il lavoro in affitto significa: una figura lavorativa si ammala e si mette in mutua, allora l’industria per non perdere il suo profitto si rivolge a una agenzia specializzata nel fornire lavoratori disposti a tappare il buco per una settimana o due, il buco viene tappato e l’azienda fa la sua bella figura agl’occhi del mondo, il lavoratore si dice contento d’aver avuto l’occasione d’aver fatto una simile esperienza, e vissero tutti contenti e felici.
 
In un primo momento il lavoro in affitto doveva essere una situazione temporanea e per il lavoratore e per l’industria; nessuno ha detto una parola, allora anche la grande industria, al pari di quella media e piccola, ha cominciato ad attingere dalle agenzie di lavoro interinale. Oramai la più parte dei giovani ritiene che prestare la propria attività lavorativa sia una cosa normale, e non protesta: il giovane moderno non ha un futuro, non ha neanche la speranza di diventare una puleggia in stile “Tempi Moderni” di Charlie Chaplin. Qualcuno s’industria, si rende conto che così le cose non possono continuare, tenta di metter su una sua propria attività lavorativa, ma subito la burocrazia gli taglia le gambe peggio della mafia: le strade pullulano di poveri che s’illudono di diventare ricchi, alcuni muoiono fatti di ecstasy, altri s’accasciano come burattini il sabato sera in autostrada, altri si sono ormai abituati all’idea che è meglio lasciare di sé un bel giovane cadavere che non lasciarne affatto.
 
Pensare Torino capitale dell’automobile oggi non è più possibile. Probabilmente non è mai stata capitale di niente. Le auto che si producono sono macchine umane destinate a durare pochi anni per la dura legge del mercato, che vuole un continuo ricambio, così le automobili sono prodotte all’estero ed assemblate a Torino grazie al lavoro in affitto, automobili pagate in comode rate mensili  che però diventano il sabato sera groviglio confuso di lamiere e sangue.

A ben pensarci le masche esistono davvero, non sono una allucinazione, non sono allucinazione quelle auto sfracellate a duecento all’ora lungo un’autostrada; ed è possibile che quella Torino che i nonni ci descrivono come centro del lavoro e delle auto non sia mai esistita se non nel mito, nella finzione che l’uomo s’ingegna a costruire per sfuggire a sé stesso e consegnarsi così alla storia, come un prodotto di magia, occulto e ambiguo, quindi assurdamente più vero del vero!


* Questo editoriale è stato scritto all'inizio del Duemila. E' datato, troppo datato per essere ancora attuale?
Non credo sia da buttar via. Ci sono ancora degli spunti purtroppo più che mai attuali, di qui il perché di proporlo ai lettori di oggi. (g.i.) 

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Anna Ciriani alias Madameweb non potrĂ  tornare ad insegnare

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, dicembre 22, 2007


Anna Ciriani alias Madameweb


Anna Ciriani alias Madameweb

non potrà tornare ad insegnare

L’ha deciso il giudice del lavoro Maria Paola Costa
 

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Per via di un banale filmato hard su YouTube, Anna Ciriani era stata sospesa dall’insegnamento alle scuole serali per adulti.  
 
Il giudice del lavoro di Pordenone, Maria Paola Costa, ha respinto il ricorso della professoressa Anna Ciriani, conosciuta in rete come Madameweb e pornoprof.
 
Anna Ciriani (Madameweb) era stata sospesa dall’insegnamento dopo la bufera sulla sua partecipazione al festival del porno a Berlino e per i filmati hard che circolano in Rete.
La professoressa aveva chiesto, molto semplicemente, di essere reintegrata nel suo ruolo. Tuttavia il magistrato le ha dato torto. Il provvedimento di sospensione dalle attività scolastiche era stato stabilito a novembre dal direttore scolastico regionale del Friuli Venezia Giulia, Ugo Panetta. Secondo il giudice del Tribunale di Pordenone il provvedimento comminato alla professoressa ha seguito procedure corrette e inoppugnabili.
 
Anna Ciriani, costretta a difendersi, spiega che le sue priorità “sono la famiglia e il lavoro”; parla anche di “esperienze lecite condivise con mio marito, che sono sempre rimaste al di fuori della sfera professionale”, precisando di non aver “mai inserito o pubblicato niente in internet” perché non ha sufficiente competenza del mezzo. “Volevo che tutto ciò rimanesse nella sfera privata, ma sono finita nel tritacarne dei media e dei giornalisti”: così Madameweb. “Si sono scritte tante falsità sul mio conto, ma io sono una donna semplice, voglio tornare in cattedra”.
 
Anna Ciriani è stata denunciata per il suo comportamento che è stato giudicato incompatibile con il ruolo di docente. La denuncia è venuta da un gruppo di genitori degli alunni della scuola media di Pordenone, dove la donna insegnava prima del trasferimento alle serali di San Vito al Tagliamento.  Le lamentele portate accanitamente avanti dal gruppuscolo di genitori hanno fatto soprattutto leva sulla seconda vita della professoressa, che in orario notturno mostrava il suo corpo senza veli.
 
Dopo lo spettacolo in un porno show alla Fiera dell’Eros di Berlino, esibizione finita poi su YouTube, il direttore regionale del Friuli Venezia Giulia, Ugo Panetta, aveva sospeso l’insegnante.
Oggi il giudice del lavoro Maria Paola Costa dà torto ad Anna Ciriani.

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