Bio Iannozzi - La pagina personale di Giuseppe Iannozzi - do ut des




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Santa Lipperini - Io appoggio la rana di Martin Kippenberger

written by King Lear    - venerdì, agosto 29, 2008



Santa Lipperini

Nera Signora della Censura





Santa Lipperini

Nera Signora della Censura








Santa Lipperini Nera Signora della Censura

sempre metti a tacere il libero pensiero
al tuo contrario, e non perdonarci mai!


http://www.lipperatura.it









Io appoggio la crocifissione della rana

opera dell'artista tedesco Martin Kippenberger



di Giuseppe Iannozzi



"La rana crocifissa dell'artista tedesco Martin Kippenberger resta regolarmente esposta fino alla fine della mostra". Questo il telegrafico comunicato che il Museion, il museo di arte contemporanea di Bolzano, ha diffuso, lasciando a becco asciutto l'insolenza del Vaticano che vorrebbe censurare l'Opera d'arte per "opportunità politica".

La richiesta dei vertici della politica altoatesina era arrivata a seguito della lettera che Joseph Ratzinger aveva inviato allo stesso presidente Durnwalder, in cui stigmatizzata l'esposizione della rana crocifissa, ritenuta blasfema nei confronti dei sentimenti religiosi della maggioranza della popolazione. Fin dall'inaugurazione del nuovo Museion l'Opera di Kippenberger è stata oggetto d'una pletora di proteste immotivate - perlopiù dettate da un evidente spirito oscurantista -, nonché di raccolte firme, petizioni varie, manifestazioni e di digiuni persino.

In Alto Adige la tensione è alta, altissima ancor oggi: la polemica fa venire un diavolo per capello a più d'un benpensante incartapecorito. Dopo tanto gracidare da parte dei baciapile d'ogni bassezza e umana natura, una soluzione di compromesso era stata trovata di recente con lo spostamento della rana crocefissa dall'atrio d'ingresso al terzo piano del Museion. Il Cda del Museion - composto in maggioranza da rappresentanti della Provincia Autonoma che aveva chiesto la rimozione dell'Opera d'arte - ha ieri deciso "a chiara maggioranza" di respingere le pressioni politiche e di difendere le scelte della direttrice, la svizzera Corinne Desirens.


la diabolica furia di Ratzinger


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Giulio Mozzi viene rapinato

written by King Lear    - venerdì, luglio 18, 2008



Dear Mr. Mozzi


Prenda pure i soldi e tutte le copie di Matthew Sanders...
sono in macchina... sì, ecco le chiavi...
ma la prego, non spari Egregio Signor Rapinatore !!!


mamma...

Giulio Mozzi viene rapinato


foto scattata da Marco Candida
e gentilmente concessa all'autore di questo blog


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New Italian Epic: La rinascita dell’epica italiana? «È soltanto autopromozione» di Francesco Borgonovo

written by King Lear    - mercoledì, giugno 04, 2008





La rinascita dell’epica italiana?

«È soltanto autopromozione»

 
 
Evangelisti, Genna, Lucarelli, Wu Ming, De Cataldo:
con noi è tornato il romanzo storico impegnato.
Ma i critici li bacchettano: «Inconsistenti»

 
Il fumetto capolavoro di Frank Miller, “300”, racconta l’eroica resistenza degli spartani alle Termopili.
Il film omonimo è citato come fonte di ispirazione dai “nuovi autori epici italiani”
 
 
di FRANCESCO BORGONOVO
 
Fonte originale: Libero di Vittorio Feltri
 

 
New Italian Epic... Chi l'ha duro... la vince!Le donne, i cavallieri, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese loro vogliono cantare. “Loro” sono un gruppo di scrittori italiani che sta animando un dibattito sui quotidiani (in primis Repubblica), su internet (in siti come Carmilla, Lipperatura di Loredana Lipperini, wumingfoundation.com), in riviste “alternative” come Tabard e in qualche università. Ecco i nomi: Wu Ming, Giuseppe Genna, Valerio Evangelisti, Carlo Lucarelli, Alessandro Bertante, Giancarlo De Cataldo e altri. Gli autori in questione discutono di una nuova tendenza della narrativa italiana che - per definizione di Wu Ming 1 - si chiama “New Italian Epic”, nuova epica italiana.
Tutto ha avuto inizio con un articolo di Wu Ming 1 inserito in rete alla fine di aprile e intitolato “New italian epic. Memorandum 1993-2008: narrativa, sguardo obliquo, ritorno al futuro”. Diciotto pagine che hanno prima identificato, poi dato alla luce e battezzato la “NIE”. Poco tempo dopo,una versione ridotta dell’intervento è comparsa sulle pagine di Repubblica. Il 3 maggio, sempre su Repubblica, è sceso in campo anche Carlo Lucarelli. Il 6 dello stesso mese, sull’Unità, è stato il turno di Valerio Evangelisti. L’8, su Liberazione, ha detto la sua Alessandro Bertante, seguito il 15 da Girolamo Di Michele. A tenere il bilancio della discussione ci ha pensato la rivista on line Carmilla (curata da Evangelisti e Genna) che ha raccolto ciascun intervento. Wu Ming 1 è stato invitato anche
in alcune università americane (compreso il prestigioso MIT) per dare conto dello stato dell’arte.
Ma che cos’è, in concreto, la NIE? Wu Ming 1 spiega innanzitutto quando è nata. I primi sentori
ci sono stati nel 2001, nei pressi di due «eventi-chiave» come il G8 di Genova e l’11 settembre.
In quel periodo uscivano i romanzi “54” degli stessi Wu Ming e “Black Flag” di Evangelisti. Wu Ming 1 ha sentito che in questi libri c’erano delle affinità. Le stesse che rintracciò, cinque anni dopo, nel lavoro di Giancarlo De Cataldo “Nelle mani giuste”.
 
La «prosa poetica» di De Cataldo
 
«Nelle lettere italiane» prosegue Wu Ming 1 «sta accadendo qualcosa. Parlo del convergere in
un’unica - ancorché vasta – nebulosa narrativa di parecchi scrittori». Ma che cos’è questa nebulosa? Leggendo ancora Wu Ming 1 capiamo che è «una sorta di campo elettrostatico» capace di attirare a sé «opere in apparenza difformi, ma che hanno affinità profonde». Ci sono, innanzitutto, i produttori di «romanzi storici “mutanti”». Cioè Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli e Massimo Carlotto e, per certi aspetti, Pino Cacucci. Poi, ci sono quelli che «hanno masticato il crime novel con in testa l’epica
narrativa e cavalleresca», come Giuseppe Genna e Giancarlo De Cataldo, che si collocano nella
NIE per aver affrontato «narrazioni maestose e indefinibili» (i romanzi “Dies Irae” e “Hitler”
per Genna, e «l’esperimento di prosa poetica» “Nelle mani giuste” per De Cataldo). Infine, c’è
l’aspetto più rivoluzionario della questione, gli UNO, cioè gli «Unidentified Narrative Objects», oggetti narrativi non identificati. I quali sono «indifferentemente narrativa, saggistica e altro». Ovvero “Gomorra” di Roberto Saviano, “Sappiano le mie parole di sangue”di Babsi Jones, alcuni libri di Marco Philopat e di Helena Janeczek.
Ma in che senso si parla di epica?
Spiega Wu Ming 1: «Queste narrazioni sono epiche perché riguardano imprese storiche o mitiche, eroiche o comunque avventurose». Inoltre sono «grandi, ambiziose, “a lunga gittata”, “di ampio respiro”».
Non è facile raccapezzarsi. Carlo Lucarelli paragona gli scrittori della NIE agli autori del Grande Romanzo Americano. Girolamo Di Michele fa riferimenti all’Odissea, a Hegel, a Zygmunt Bauman, Timothy Garton Ash e Jacques Attali. Claudia Boscolo, dottore di ricerca in Italianistica alla università di Londra, spiega che la NIE non è «historiographic metafiction» e fa paragoni con i capolavori di Ludovico Ariosto, spiegando che l’epica «continua ad essere il genere politico per antonomasia».
 
Pareri discordi e pubblicità
 
Per fare un po’di chiarezza abbiamo chiesto aiuto ad Alessandro Bertante, di cui è appena uscito il romanzo “Al Diavul”per Marsilio. «Percome intendo io la NIE, il mio romanzo vi rientra appieno nell’affrontare il grande sogno rivoluzionario di inizio secolo nella sua realtà più mitica attraverso le vicende di un uomo comune», dice. «La NIE è una tendenza non facilmente sistematizzabile di nuovi autori italiani che affrontano il mito per liberarsi dallo sconfinamento della realtà quotidiana in tutti i campi, dall’urgenza della cronaca quotidiana che diventa l’unica forma di comunicazione».
La questione continua ad essere complessa. Abbiamo chiesto allora ad alcuni critici molto noti di darci un parere sulla NIE, sugli UNO, sulle nebulose e i campi elettrostatici. Filippo La Porta affronta un ragionamento sugli scrittori che compongono la nuova epica. «Tutti quanti, in modo più o meno mascherato aspirano a essere degli stilisti. Nonostante le dichiarazioni di poetica, alla fine ritorna quello spettro della letteratura italiana che è lo stile, che viene isolato e privilegiato a scapito di tutti gli
altri elementi. In Genna che si confronta con Hitler e in Wu Ming 2 che parla di Lawrence d’Arabia (in “Stella del mattino”, ndr) la preoccupazione per lo stile domina e soppianta tutto il resto. Lo stile è lo status symbol. A questi scrittori meglio intenzionati e temerari preme soprattutto passare per gran signori della lingua e della cultura: fanno le citazioni giuste, vogliono essere rispettabili». Per Alfonso Berardinelli «gli scrittori italiani non vogliono essere scrittori italiani, soprattutto i più giovani. Vogliono essere internazionali. Il primo imperativo è che la letteratura non deve puzzare di letteratura.
Deve impadronirsi di altri veicoli culturali. Quello che vedo è che questa apparente e spericolata
spavalderia è in realtà una forma di parassitismo in cui si lavora sul già inventato. Cioè su luoghi comuni che altri media hanno già elaborato e diffuso. Questo non significa che qualche singolo autore
non possa trovare il modo di superare con il linguaggio verbale la cultura di massa non verbale. Però è illusorio, credo, cercare di vincere la sfida con il linguaggio visivo, il cinema, i video e la rock e pop music: le parole non ce la fanno in un campo da gioco che non è il loro. Va a finire che questi autori si sentono molto terribili, dei lottatori di catch o di full contact, se confrontati con la silhouette dello scrittore tradizionale, ma in confronto ai veri media di massa sono delle pulci». Il giudizio più tranciante, sulla NIE, è di Carla Benedetti: «È una baggianata. È solo autopropaganda».



Interessanti spunti critici
con risvolti editoriali inediti
sul blog di Lucio Angelini:





Il NIE è una cagata pazzesca più della corazzata Potemkin!


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JuJol, il banner per linkarci

written by King Lear    - sabato, dicembre 29, 2007



Vorresti aggiungere sul tuo blog
il bannerino di JuJol.com
e non sai come fare?

Facile!
Preleva il codice e incollalo sul tuo blog.





JuJol.com



Grazie di cuore a quanti linkeranno JuJol.com sui loro blog.
La vostra cortesia non passerà inosservata, ricambieremo
il favore linkandovi a nostra volta. E' il minimo sindacale. :-)



Giuseppe Iannozzi

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Il Rifugio dei Moai vi invita a scrivere un racconto di Natale

written by King Lear    - mercoledì, dicembre 19, 2007





Il Rifugio dei Moai


vi invita a scrivere un racconto di Natale




 
Vi segnalo questa bella iniziativa su Il Rifugio dei Moai: (www.ilrifugiodeimoai.it)  
 
I ragazzi de Il Rifugio dei Moai in questi giorni sta raccogliendo i racconti di Natale di voi bloggers, quindi vi invito caldamente a partecipare e a divertirvi.
 
L’autore del racconto che riceverà più voti avrà in regalo “Il canto di Natale” di Charles Dickens.

Le votazioni inizieranno dopo il 24 dicembre, quindi dal 25 dicembre al 6 gennaio.

Inoltre: tutti i racconti saranno raccolti in un e-book, che verrà messo online gratuitamente sul sito.

Il link diretto per il forum in cui si trovano i link a tutti i racconti:
 
http://www.ilrifugiodeimoai.it/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&p=842#842

copia e diffondi questa notizia sul tuo blog

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JuJol.com, il nuovo progetto a cura di Giuseppe Iannozzi: ecco cosa puoi leggere, per esempio

written by King Lear    - giovedì, dicembre 13, 2007





su JuJol.com puoi leggere:




Pier Paolo Pasolini oggi: intervista ad Angela Moltenidi Luigi Milani
 
Silvia Battisti, il calendario di Miss Italia, foto di Tiziana Luxardodi Red
 
Rebecca Keeley Hazell, calendario 2008 per la bionda di Byte Me TVdi G. Iannozzi
 
Mauro Casiraghi, La camera viola, Fazi editoredi Giuseppe Iannozzi
 
Lauren Sexy, esibizionista per gioco, si raccontadi Giuseppe Iannozzi
 
Graffiti writing: Banksydi Katia Ciarrocchi
 
“Incontroluce”: la poesia di Paola Dallardidi Luigi Milani
 
Remo Bassini, “La donna che parlava con i morti”di Tittyna (Titty Cerquetti)
 
Rossella Arena, “Nonostante i miei genitori”di Giuseppe Iannozzi
 
Il grande Jusdi Tittyna (Titty Cerquetti)


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JuJol - la folle corsa

JuJol.com - la folle corsa

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 17:44 | web , comunicati stampa, notizie dalla rete, lit-blog, jujolcom | clicca per commentare



Comunicati stampa & monnezza

written by King Lear    - sabato, novembre 24, 2007





Comunicati stampa


& monnezza


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
In un comunicato stampa postato su NI da Franz Krauspenhaar in data 22 novembre 2007:
 
>>> 500.000 visitatori al mese
 
Se è un errore del comunicato stampa, sarebbe giusto da parte di Nazione Indiana emendare il comunicato. Il rischio è che io, lettore occasionale, venga qui e legga questo articolo e creda sul serio che NI = 500.000
 
E qui sono maligno: non è che l’errore è stato fatto per lanciare il cd-libro?
Cominciamo bene se fosse così.
 
>>> Nazione Indiana blog letterario più letto di Italia
 
Per cortesia, dimostrare con dei *** dati *** che è effettivamente così, altrimenti è solo aria fritta, o falsa informazione che dir si voglia.
 
Per ora giudico il comunicato: il voto è sotto lo zero per quelle che sono sviste (!!!) madornali.
 
Gli zeri a me piacciono e non li sottovaluto mai, in nessun caso, siano essi matematici siano essi umanistici.
 
Io lo capisco che l’ufficio stampa si sia sbagliato. O meglio, cerco di comprendere l’ufficio stampa, diciamo anche lo stress, la stanchezza che regna sempre in ufficio, ecc. ecc.
Tuttavia prima di metter in rete un comunicato stampa, questo andrebbe letto. Io perlomeno li leggo. Poi decido se sono interessanti. Verifico la veridicità… ecc. ecc. Solitamente non pubblico comunicati stampa di nessun tipo se io coi miei occhi non mi sono sincerato che quel comunicato stampa parlando di quel libro, ad esempio, sta dicendo il vero… Insomma: non metto on line comunicati stampa se non ho conoscenza mia, diretta, del prodotto, perché alla fine libri, cd, mostre, fiere, quadri, monografie, incisioni, oggetti d’arte… e quant’altro sono anche dei prodotti. Comunque…
 
Mettendo i puntini sulle “i”.
 
Uno: non faccio l’addetto stampa di nessuno, tranne che di me stesso.
Due: semmai sei tu, Franz Krauspenhaar, che dovresti pagarmi, sull’unghia e profumatamente, perché io costo caro.
Se poi decido di fare una cosa, ma perché lo decido io, allora è altro paio di maniche.
 
>>> avremmo dovuto controllarli
 
Gravissimo non aver controllato.
Io, personalmente, un comunicato così non l’avrei fatto passare manco m’avessero pagato a peso d’oro. Inesattezze *** grosse *** e *** gravi ***. NoReply ha fatto gli errori. D’accordo. NI aveva solo da leggere ’ste poche righe.
 
Anche del libro e del cd non si capisce che scopo, che cosa dovrebbero dire o introdurre. Tema: il precariato?!
Per l’ennesima volta, fatemi capire, per l’ennesima volta un altro libro che parlerebbe dei precari, del loro mondo?
E chi è che parla dei “precari”? Degli scrittori che di “precariato” sanno solo per sentito dire, per aver sentito delle storie in giro? O sono i veri “precari” che qui raccontano le loro tragedie non-lavorative?
E’ finzione? solo finzione?
 
Che cos’è?
 
19.50 € - sicuro come la luna e il sole che un precario un libro-cd così non lo prende neanche in considerazione!!!
 
Reductio ad absurdum: si parla (si parlerebbe) di precariato e si commercializza una pubblicazione che ti costa un occhio della testa.
 
Se voleva essere un comunicato ironico lo è proprio nel più stretto senso della parola. Quindi, scusate, ma per via del fatto che il comunicato non è per niente chiaro, davvero non so che dovrei dire, che discussione intraprendere…
 
Orpo! Un comunicato di refusi, signor Leonardo Pelo.
Volentieri avrei parlato di contenuti, ma su che basi?
Un comunicato stampa così è un po’ tanto… bruttino.
 
Con 19 €, un lettore (non un precario) può acquistare Dan Brown rilegato e illustrato, ad esempio.
O l’ultimo album di Laura Pausini o di Giorgia o di Adriano Celentano.
O come me, il canzoniere di Francesco Guccini: tutte le canzoni, annotate e spiegate dal Guccio, con un DVD ricco di video storici del Guccio. Non mi dica che è poco (con lo sconto, alla Fnac, ad esempio, sconto operato da un po’ tutti i grossi rivenditori).
 
Spunta Giulio Mozzi che avverte: “Iannozzi, l’errore è stato corretto.”
 
E Iannozzi: “Grazie, ma lo vedo da me.”
 
Il signor Giulio Mozzi crede d’essere in diritto di dover intervenire per l’ennesima volta contro Iannozzi: “E se l’errore è stato corretto, e se hai vista la correzione, Iannozzi, perché continui a ronzare e fare predicozzi spocchiosi? “Io un comunicato così non l’avrei fatto passare manco m’avessero pagato a peso d’oro!”. Ma certo, ma certo: come tutti i veri cretini, in vita tua non hai mai commesso un errore.”
 
Il signor Giulio Mozzi mi dà del cretino in pubblico. Anzi, per l’esattezza dice di me, Giuseppe Iannozzi, “come tutti i veri cretini”.
 
Io avrei taciuto ben volentieri, non avrei aggiunto altro se il signor Mozzi non m’avesse stuzzicato, con genuina cattiveria. Io non sono quello che porge l’altra guancia, insomma il signor Mozzi se l’è proprio andata a cercare.
 
Si penta il signor Mozzi, ne ha più bisogno di me.
 
La situazione si fa sporca, da vero e proprio immondezzaio.
Su Nazione Indiana vengono cancellati i miei commenti e vengono rimpiazzati con degli altri commenti, però scritti dal pugno di qualcuno che si spaccia per il sottoscritto, Giuseppe Iannozzi.
 
Rimane il disgusto. Null’altro.
Lascio il campo, cercando di non pestare oggetti indesiderati.




I commenti sono chiusi in quanto il post ha il solo scopo di mettere in evidenza dei comportamenti scorretti, ma il sottoscritto, Giuseppe Iannozzi, intende anche limitare il più possibile eventuale pubblicità al lit-blog, all'antologia e ai blogger in questo post citati per dovere di cronaca.








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H.P. Lovecraft, Gli orrori di Yuggoth - su JuJol.com

written by King Lear    - martedì, novembre 20, 2007





H.P. Lovecraft, Gli orrori di Yuggoth


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written by King Lear    - lunedì, novembre 19, 2007


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    written by King Lear    - sabato, novembre 17, 2007



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    appunti di un giornalista, reload!

    written by King Lear    - martedì, ottobre 30, 2007






    appunti di un giornalista


    r e l o a d



    di Giuseppe Iannozzi




    […] è triste, ed è purtroppo la verità. Una verità che è poi di dominio pubblico ma di cui per assurdo non se parla, mai in termini chiari comunque. Di giornalisti griffati e diplomatici, come ho indicato in questi appunti, ce ne sono a iosa: sono colpevoli, e di che? Di recensioni diplomatiche ne leggo a centinaia, e per recensione diplomatica intendo una “critica” adattabile a qualsiasi libro in quanto non dice assolutamente niente di quel particolare titolo e autore. La diplomazia non è un crimine, nemmeno per la deontologia. E' questo mi fa inalberare ancora di più. Faccio un esempio pratico: una settimana fa, a Forum di Rita Dalla Chiesa, un agente letterario in rappresentanza di un famoso scrittore e un ghostwriter. Il ghostwriter ha scritto per conto dello scrittore il libro: pagato 5.000 €. Il libro ha venduto 120.000 copie circa, se ne ricaverà anche un film. Allora il ghostwriter visto il successo ha chiesto che gli venisse riconosciuto un compenso superiore. Gli è stato detto di no perché si era pattuito per 5.000 €, ma questo punto non m’interessa. Il punto è un altro: uno scrittore che ha venduto 120.000 copie, tantissime in un paese come il nostro, roba da fascetta sul libro tanto per capirci, per ottenere questo successo non suo si è dovuto affidare a un ghostwriter che sapesse scrivergli la storia. Quanti altri casi ci saranno così e che non finiscono in tribunale? E un editor quanto influisce sul libro? E' un semplice editor uno che corregge delle sbavature, o è piuttosto uno che riscrive, come nel caso di Raymond Carver? Già, perché Carver senza Lish che gli riscriveva tutto era un incapace. Sarebbe ora che i libri uscissero a nome Carver/Lish e non a nome Carver, giacché sono stati ampiamente riscritti dal suo agente. Un problema dunque che non coinvolge il solo giornalismo, ma anche l’editoria, da decenni e decenni. Una vecchia storia, a cui ancora oggi non si vuole dare una soluzione.
     
    Di scrittorucoli ce ne sono tanti in giro, di fenomeni da bestiario ancor di più. Per fortuna, il più delle volte, questi durano giusto il tempo d’una moda.
    Personalmente non mi fido che di poche persone per la critica.

    E poi, gli scrittori che recensiscono altri scrittori: blowjobs il più delle volte, perché adesso gli scrittori i libri se li criticano in famiglia, nel clan, secondo il loro vizio e ci provano un gusto immane, difatti Tizio e Caio e Sempronio ci vanno giù di brutto a blowjobs, si menano pacche sulle spalle e sul deretano e si dicono bravissimi. Personalmente Tizio che recensisce Caio non lo cago manco di striscio: se a Tizio e Caio piacciono i blowjobs, a me no. Sono paranoico? Non credo.
     
    Esistono ancora giornali che si possano dire di Destra, di Sinistra?
    Non credo.
    Io leggo molti giornali. L'informazione che viene fatta passare è poi sempre la stessa. Tutti i giornali pubblicano notizie fra di loro speculari. Solo qualche giornale locale tenta, di tanto in tanto, di dare notizie diverse dalle solite che quotidianamente ci vengono inflitte. Una notizia calda è buona per ogni quotidiano, non lo è più quando sono passati due o tre giorni: faccio un esempio pratico, un mese fa circa i monaci buddisti in Birmania hanno cominciato a manifestare pacificamente per la libertà, sono stati pestati a sangue dalla tirannia del Governo birmano, la stampa mondiale si è indignata per due, per tre giorni, poi basta. Oggi la questione della Birmania non trova spazio nemmeno in cinque righe: ma la repressione contro cittadini, monaci anziani giovani bambini, continua senza guardare in faccia nessuno, e i giornali tacciono. Perché? Perché forse la Birmania non è più notizia che fa gola agli appetiti malati delle masse? O perché i giornali sono stati “cortesemente” invitati a non parlare più della Birmania? E: non è solo della Birmania che non si parla, sono tante le ingiustizie e le crudeltà di cui è “vietato parlare”, che vengono censurate da chi fa informazione. Oggi più di ieri l'informazione è viziata, veicolata, manipolata. I giornali per vendere devono vendere “gli allegati”, altrimenti muoiono: non c'è un quotidiano che non abbia mezza edicola in allegato. La gente l'ha capito che i giornali sono portatori malati di notizie manipolate, e in molti hanno deciso di non spenderlo più quell'Euro in più o in meno che hanno nelle tasche per il giornale.
     
    Sinceramente gli anni Settanta sono stati di gran confusione: tutti avevano, o credevano d’avere, la verità nelle tasche bucate, e peggio credevano che fosse spendibile. La Destra ancora incensava repubblichini e tesseva alte lodi al sanguinario statista Mussolini, la Sinistra più estremista invece girava per strada cercando fascisti e imprenditori e capitalisti e altri personaggi così da gambizzare, e alla fine più di qualcuno finiva col diventare un brigatista ben peggiore di un fascio, o un banale colletto bianco. La Chiesa faceva il gioco di sempre, vecchio di secoli: guardava ai suoi interessi, solo a quelli, e che tutto il resto andasse pure all'inferno, perché l'importante era il Vaticano con i suoi anatemi e le sue regole di vita a dir poco medioevali. I comunisti più furbi, o stronzi, capirono che il Capitale era veramente importante e che l'unico comunista buono era quello coi soldi; così alcuni decisero di darsi alla finanza e di lanciare sul mercato la grande figura del comunista coi danè e magari anche un titolo nobiliare acquistato al mercatino delle pulci. Gli USA ci conquistavano con Happy Days, con Fonzie e Sottiletta, con una perfetta immagine di famiglia americana, una famiglia amorevole che non dice parolacce e che sotto Natale aiuta homeless e ragazzi troppo cresciuti ma tutti rigorosamente senza famiglia. Nelle case di molti entravano così gli anni Cinquanta di Happy Days, che mettono a tacere gli anni Settanta. La Fiat si preparava all'ennesima crisi, quella che negli anni Ottanta procurerà tanti e tanti cassaintegrati e licenziati; poi, dopo, a crisi ultimata, la moda, anzi la soluzione alla crisi automobilistica, verrà da milioni di precari in lista di attesa per un lavoretto che gli dia almeno le Lire per comprarsi una Seicento o una Bravo.
     
    L'ultimo Pier Paolo Pasolini, quello degli ultimi anni, era un po' confusionario. Non era il Pasolini al meglio di sé. Cominciava a puzzare un po’ tanto di cattolicesimo. Ciò non toglie che con Pasolini e poi con Moravia e in ultimo con Pier Vittorio Tondelli la Letteratura italiana ha perso, non è stata più capace di essere grande Letteratura con la "L" maiuscola. Per fortuna che abbiamo ancora scrittori tout court come Umberto Eco, Aldo Busi e Sebastiano Vassalli, altrimenti potremmo a ragione dire che anche la speranza di una nuova Letteratura per il futuro è bell’e morta. La speranza quella ancora c’è, ma la dobbiamo a pochissimi nomi che scrivono con penna omerica, e non di certo alla generazione post-tondelliana: non ce ne facciamo proprio nulla di un Ammaniti, né di una Simona Vinci, men che meno di inutili romanzetti sul precariato prodotti a iosa da un po’ troppe penne con l’arroganza di saper descrivere il momento storico attuale. Né possiamo credere che la Letteratura sia quella che si legge sui blog: di Pulsatilla e di Babsi Jones la Rete ne è strapiena, e il pubblico io credo cominci ad averne le palle un po’ tanto piene di finte scrittrici create dal mercato editoriale in collaborazione con il fanatismo che vige in certi “luoghi” in Rete. Neppure il fenomeno Alessandro Piperno e il suo emulo Leonardo Colombati, or come ora, servono alle Patrie Lettere: hanno avuto i loro 15 minuti di gloria, ma niente di più, niente che si possa dire di sostanza.  
     
    I Piperno e compagnia bella sono quello che le masse richiedono, in ragione anche del fatto che l’editoria gli propone Piperno, Colombati, e poi Melissa P. e Pulsatilla, e via dicendo fino a Babsi Jones spacciandola per scrittrice di guerra!
     
    Il fascismo di cui parlava Pier Paolo Pasolini, oggi mi sembra abbastanza inadatto a descrivere l'attualità storica: temo infatti che il fascismo abbia trovato dal 1975 a oggi, 2007, altre subdole forme e realtà in cui insinuarsi. Solo il capitalismo è suscettibile a radicare in sé embrioni di fascismo? Oggi io sono dell’avviso che il fascismo non dipenda più dall’ideologia politica, sia essa di Destra o di Sinistra; credo invece che il fascismo sia una prepotenza capace di evolversi tanto a Destra quanto a Sinistra. Il fascismo di oggi è subdolo in quanto scevro, il più delle volte, di una ideologia, per quanto aberrante: è più che altro una prepotenza bestiale che si insinua negli animi della gente, degli intellettuali e degli ignoranti allo stesso modo, producendo violenza.
     
    Il Pasolini degli anni Cinquanta è decisamente più pieno, oserei dire più maturo rispetto al Pasolini degli anni Settanta - che pubblicando con Garzanti ebbe a dire che lui usava le armi dei capitalisti per darsi visibilità e quindi combattere il capitalismo, una giustificazione la sua che non ho mai condiviso. Pier Paolo Pasolini ha scritto per il teatro, per il cinema, persino canzoni sanremesi: "A me resta tutto, cioè me stesso, essere vivo, essere al mondo, vedere, lavorare, capire. Ci sono cento modi di raccontare le storie, di ascoltare le lingue, di riprodurre i dialetti, di fare il teatro dei burattini. Agli altri resta molto di più. Possono tenermi testa, colti come me o ignoranti come me. Il mondo diventa grande, tutto diventa nostro e non dobbiamo usare né la Borsa, né il consiglio di amministrazione, né la spranga, per depredarci. Vedi, nel mondo che molti di noi sognavano (ripeto: leggere l’orario ferroviario dell’anno prima, ma in questo caso diciamo pure di tanti anni prima) c’era il padrone turpe con il cilindro e i dollari che gli colavano dalle tasche e la vedova emaciata che chiedeva giustizia con i suoi pargoli. Il bel mondo di Brecht". In realtà a Pasolini, se la sua idea si fosse concretizzata, non sarebbe rimasto in mano neanche un pugno di mosche. Ma simili dichiarazioni da intellettualoide uno le tira fuori per darle in pasto al suo pubblico con l’intima consapevolezza che tanto non avranno mai un riscontro nella realtà.
    In definitiva, sono molte le percezioni in avanti di Pasolini, ma non sono inferiori le contraddizioni del Pasolini intellettuale di Sinistra!

    by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:52 | riflessioni, appunti, web , internet, editoria, scrittura, giornalismo, blogosfera, censura, blogger, opinionismo, lit-blog | clicca per commentare commenti (14)