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III Concorso letterario per Il Rifugio dei Moai

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, marzo 08, 2008


III Concorso letterario

per Il Rifugio dei Moai



Esiste un'opera nella letteratura di tutti tempi
che riassume - forse integralmente - i significati concreti e simbolici legati al tema del viaggio: l'Odissea di Omero. Il viaggio di Ulisse è un viaggio di ritorno (nostos), dalla guerra  < di Troia > alla sua nativa Itaca, la patria abbandonata e ritrovata insieme alla moglie Penelope ed al figlio Telemaco. Quindi il viaggio può essere considerato inizialmente nella sua circolarità ( partenza / percorso / arrivo e recupero ) ove emerge soprattutto la finalità ultima della meta, del raggiungimento di uno scopo ( la ricongiunzione, la riconquista definitiva della stabilità attorno ai valori originari ).
Ma immediatamente, rileggendo attentamente la vicenda di Ulisse, si nota che il viaggio non può consistere solo nell'approdo al porto finale, ma piuttosto nel superamento di mille pericoli, ostacoli, prove e nella verifica di mille esperienze. Il viaggio diventa prova di conoscenza, nel senso più ampio del termine.
Esso è lo stimolo naturale alla ricerca del nuovo, l'istintiva attrazione / repulsione per ciò che ci è estraneo, la misura della distanza che ci separa dalle realtà sconosciute, la sfida al confronto, l'abilità di relazionarsi con il diverso da noi, la capacità di adattamento a situazioni imprevedibili.
 
Se volete continuare la lettura vi rimando qui, valsesiascuole.

Con queste parole diamo inizio al III concorso letterario per Il Rifugio dei Moai.
Il tema sarà "il viaggio".


1. Il viaggio come tale, come crescita. come introspezione, con vorrete interpretarlo. Resoconti, viaggi fantastici, viaggi mentali, viaggi immaginari, viaggi delle vacanze, viaggi che vorremmo fare; sarete liberi di sbizzarrirvi.
2. Il genere sarà come sempre "il racconto".
3. La lunghezza a piacere, ma il tutto usando file .txt, assolutamente non word, pdf o altri formati, solo file txt.
4. I file andranno inviati entro il 15 giugno 2008 a info@ilrifugiodeimoai.it e segnalato sull'apposito forum..
5. In premio, l'autore del racconto più votato, riceverà una copia di "Michele Strogoff" di Jules Verne, edizione Hachette, Collezione Hetzel, illustrata e con mappe.
6. La partecipazione è assolutamente gratuita, richiede solo l'iscrizione al sito www.ilrifugiodeimoai.it, che è gratuita.
7. Ogni partecipante dovrà indicare nel forum una breve presentazione del racconto e di se stesso.
8. Ultima regola: il premio andrà assegnato solo se l'autore avrà espresso le sue preferenze, altrimenti la vittoria sarà dichiarata nulla.
9. Espressione delle preferenze: 1 posto 5 voti, 2 posto 3 voti, 3 posto 1 voto, vince chi totalizza più voti.
10. Alla fine dell'invio dei file realizzeremo un ebook in pdf da scaricare sul sito www.ilrifugiodeimoai.it, sempre a titolo gratuito, con tutti i racconti pervenuti, in ordine di arrivo.


Il Rifugio dei Moai 

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Piccola storiella ignobile

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, febbraio 28, 2008





Piccola storiella ignobile


 
di  Giuseppe Iannozzi
 
 


 
Homo doctus in se semper divitias habet, scriveva Fedro. Significa pressappoco questo: “L’uomo dotto ha sempre con sé le sue ricchezze”. A chi si rivolgeva il caro e buon vecchio Fedro con questa sentenza…? Simonide naufragò, come ci racconta Fedro nella sua favola, ma ricco del suo sapere riuscì comunque a ottenere vesti, denari, servi ed onori, mentre gli altri naufraghi che erano con lui, perdute le ricchezze materiali che prima del naufragio avevano in gran copia, rimasero a becco asciutto o peggio.
Fu proprio lui il primo di una serie di poeti lirici che fecero della subordinazione e della produzione letteraria su committenza a scopo di lucro la propria professione.
Fedro ce lo racconta con magnanima amorevolezza, ma chi fu realmente Simonide?
Un poeta non ispirato dalle Muse, bensì un uomo che lavorava su committenza, un uomo disposto a calpestare tutto e tutti pur di avere un danaro in più nella sua borsa.
Simonide viene oggi ricordato come uomo avido, avaro, sporco. Ma sono anche molti quelli che dicono di Simonide che fu il primo esempio di poeta laico. Resta però il fatto innegabile che un avaro è e rimane sempre un avaro, e il mondo ieri come oggi è ricco soprattutto di uomini avari:  poco importa che vengano bollati di laicismo o di cristiana santità.
 
Chi fu dunque Simonide? Fu il poeta dei tiranni, di coloro che dietro compenso lo incaricavano di scrivere. E seppur io gli riconosca che aveva un gran stile, ch’era uomo di gusto e di memoria, come dimenticare che scriveva per chiunque lo pagasse sull’unghia e profumatamente?
 
Leggiamo il Simonide di Fedro:

“Il sapiente ha sempre con sé le sue ricchezze. Simonide, che scrisse straordinarie liriche, per sopportare più facilmente la povertà, si mise a girare per le famose città dell’Asia, cantando, dietro compenso, le lodi dei vincitori. Divenuto ricco con questo tipo di guadagno, volle ritornare in patria viaggiando per mare; era nato infatti, come dicono, nell’isola di Ceo. S’imbarcò su una nave, che, essendo vecchia, si sfasciò in mare aperto a causa d’una terribile tempesta. Ecco dunque alcuni raccattare le borse, altri gli oggetti preziosi, come mezzo per mantenersi in vita. Un tale, alquanto incuriosito, gli chiese: “E tu, Simonide, non prendi niente delle tue ricchezze?”
“I miei beni”, rispose, “li ho tutti con me”.
Pochi scamparono a nuoto, i più perirono, appesantiti dal carico. Sono lì pronti i briganti, rapinano quello che ciascuno aveva portato in salvo, li lasciano nudi.
C’era vicino l’antica città di Clazomene, dove i naufraghi si diressero. Qui, dedito allo studio delle lettere, viveva un tale che aveva letto spesso i versi di Simonide e ne era grandissimo ammiratore, pur da lontano; riconosciutolo proprio dal modo di parlare, lo volle assolutamente accogliere a casa sua; lo rifornì di vesti, di denaro, di servi. Intanto gli altri naufraghi andavano in giro con il loro quadretto, mendicando da mangiare. Simonide, quando per caso se li vide davanti, esclamò: “Vi avevo detto che tutti i miei beni li avevo con me; quello che voi avete arraffato in fretta e furia, è andato in malora”.
 
In maniera molto elastica, senza guardare troppo ai dettagli, si potrebbe dire che Simonide fu il primo a cercarsi dei mecenati, quando questi non erano ancora diventati moda imperante; bisogna difatti aspettare quattrocento anni buoni perché Gaio Cilnio Mecenate nascesse accogliendo fra le sue braccia Orazio, Virgilio, Properzio.
Mecenate sostenne però anche il regime imperiale di Augusto ed invitò Virgilio a scrivere l’Eneide per magnificare Roma e il suo coraggio di fronte al mondo allora conosciuto. Virgilio essendo sotto l’egida di Mecenate, alla fine, accondiscese alla richiesta e iniziò l’Eneide, ma con una certa svogliatezza. Il poema epico nasce in un clima non troppo felice, difatti la Repubblica era caduta e la guerra civile aveva sbriciolato la società. I valori di Roma, i più antichi e nobili, sono stati dimenticati, seppur si viva in tempo di pace. Per reagire a questo ad Augusto non resta che tentare di ridare alla società romana i valori morali tradizionali, e l’Eneide commissionata da Mecenate a Virgilio dovrebbe servire a restituire all’Urbe la memoria. Virgilio scrive l’Eneide prendendosi non poche pause. Il poema viene scritto senza un vera ispirazione, ma Virgilio non si può sottrarre all’impegno: ciò spiega, almeno in parte, il motivo per cui l’Eneide abbonda di lacune, di dimenticanze, di errori pacchiani. Virgilio fa morire un personaggio in un Libro e dopo qualche accadimento lo ritroviamo vivo e vegeto, senza che Virgilio ci spieghi in alcun modo come ciò sia stato possibile, se per qualche intervento degli Dei o che altro. La leggenda vuole che Virgilio scrivesse del poema solo tre versi al giorno. Nonostante l’alto stile, l’Eneide è un poema incompleto: probabilmente Virgilio non ha avuto il tempo di completarlo né di rivederlo. Sempre la leggenda vuole che sentendo le Pàrche vicine, Virgilio abbia dato ordine all’amico Vario di bruciare il poema incompleto. Vario non obbedì all’amico e Augusto, dopo aver ordinato un modesto editing sul testo lasciato da Virgilio, lo fece pubblicare così com’era.
 
Torquato Tasso, con la sua Gerusalemme liberata, ebbe non pochi tetri ripensamenti durante la stesura: doveva difatti stare molto attento a non fare involontario dispetto alla corte estense, al cardinale d’Este, e ovviamente alla Chiesa tutta. Il duca Alfonso II d’Este lo fece segregare nell’Ospedale Sant’Anna, quella che oggi è ancora ricordata come la cella del Tasso. Ci rimase per sette lunghi anni. Dalla sua prigionia scrisse diverse lettere a vari signori pregandoli di ridargli la libertà, ma niente. Durante la prigionia fu pubblicata, senza il suo consenso, un’edizione non corretta della Gerusalemme che comprendeva solo i primi 14 canti (su venti che erano) e chiamata Goffredo di Buglione. Fu così costretto a pubblicare da sé la Gerusalemme liberata: la nuova versione uscì nel 1581. Finalmente il 12 luglio 1586 fu liberato per intercessione dei Gonzaga. Tuttavia la Gerusalemme liberata sollevò un mare di polemiche, e Torquato Tasso fu fino alla fine della sua vita divorato dalla paura d’aver sbagliato a scrivere la Gerusalemme. Morì a 51 anni, senza il becco d’un quattrino e fu sepolto nella Chiesa di Sant’Onofrio al Gianicolo, dove si era recato in cerca d’un seppur minimo sollievo spirituale.
 
I mecenati furono gioia e dolori per un po’ tutti gli uomini di lettere, impegnati nell’Arte o nelle Scienze. Gli artisti accolti da un mecenate dovevano stare bene attenti a non dispiacere alcuno. Simonide era invece felice di cantare le gesta di tiranni e di chiunque altro lo pagasse.
 
Oggi l’invito che si fa agli scrittori in erba è quantomeno bizzarro: imparare a scrivere leggendo i fumetti. Non dico che ciò non sia possibile, ma solo se la tua aspirazione massima è scrivere thriller triti e ritriti, gialli e noir, e fantascienza a basso costo e prezzo, allora sì, puoi leggere anche solo fumetti. Anzi, è consigliabile leggere solo e solo quelli. Tuttavia, nel più favorevole dei casi, il divoratore di fumetti rimarrà sempre e solo un thrillerista dell’ultima ora, perché i fumetti sono spesse volte assai meglio di tante schifezze pubblicate e fatte passare per capolavori del giallo, del thriller e via dicendo.
 
Qualche anno fa si consigliava agli aspiranti scrittori - di genere - di cominciare a leggere Emilio Salgari, oggi si consiglia loro di imparare dai fumetti, domani dalla pubblicità nella buca delle lettere! Ciò spiega perché le nuove generazioni non sanno scrivere se non in maniera stereotipata, per cui ogni storia per ogni autore è sempre la stessa: cambiano soltanto i nomi dei personaggi, ma io lettore posso cominciare a leggere il libro di Tizio e stanco di Tizio passare tranquillamente a quello di Caio, tanto il plot è uguale per entrambi, solo i nomi di personaggi e geografie cambiano. Un dettaglio, che presto diventerà meno ancora d’un dettaglio, ahinoi!
 
Così, portare oggi un semplice consiglio, quello di studiare a fondo il Boccaccio, Dante, Leopardi, il Manzoni, Verga, invece di leggete pacchi e pacchi di fumetti di cliché, può mettere a serio rischio chi ha osato tanto: bisogna difatti stare bene attenti che non ci sia in ascolto, nascosto nel folto del traffico cittadino e della monnezza straripante dai cassettoni, qualche Tarzan in sovrappeso pronto ad annodarti ben stretta la cravatta!  

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Piero Gelmini: “Hanno trovato un cane che morde”

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, dicembre 28, 2007





Don Piero Gelmini:

“Hanno trovato un cane che morde”

Verso rinvio a giudizio


 
di Giuseppe Iannozzi
 


 
Si sono chiuse le indagini per don Pierino Gelmini, accusato di molestie sessuali nei confronti di almeno otto vittime. Altre tre persone sono invece imputate di favoreggiamento personale: Pierluigi Larocca, uno dei principali collaboratori del sacerdote, e Giampaolo Nicolasi, anche lui ufficialmente residente alla Comunità Incontro.
 
La Procura della Repubblica di Terni ha notificato al sacerdote l’avviso di conclusione delle indagini. Si va verso il rinvio a giudizio del sacerdote.
 
Le molestie sessuali sarebbero avvenute tra il 1999 e il 2004; due delle vittime all’epoca dei fatti sarebbero stati minorenni. Così scrive la Procura. Ora il fascicolo passerà al vaglio del giudice che deciderà sulle richieste dell'accusa.
 
“L’infamia non mi tocca”, aveva recitato l’ottantaduenne sacerdote davanti a trecento sostenitori venuti ad accoglierlo l’agosto scorso nella casa madre della Comunità Incontro di Amelia sulle colline dell’Umbria. “Credevano che don Pierino mollasse”, tuonò l’anziano religioso dal palco. “Pensavano di avere a che fare con un coniglio, invece hanno trovato un cane che morde. Volevano prendersi la comunità”, e chiuse il prologo con il gesto dell’ombrello. “Sto portando la croce: sono innocente e per questo assolutamente tranquillo”.
 
Le accuse: “Mi palpava, baciava e in più occasioni mi ha costretto ad atti sessuali”. Questo il succinto racconto di Michele Iacobbe, ex tossicodipendente, il primo grande accusatore di don Gelmini, già in carcere a Teramo per una serie di reati compresa l’estorsione e la calunnia. “Quell'uomo mi ha rovinato”, disse Iacobbe riferendosi a don Gelmini. “Mi ha costretto a fare delle cose che non avrei mai voluto. Mi diceva: tagliati i capelli, dài lo faccio io che corti mi piacciono di più, dammi un bacio per favore.”
 
L’accusa è quella di aver cercato di ostacolare le indagini offrendo anche dei soldi per ritrattare ad uno degli accusatori, la cui madre, Patrizia Guarino, è anche lei imputata di favoreggiamento personale. I difensori degli accusati hanno 20 giorni di tempo per prendere visione degli atti, chiedere l’interrogatorio dei loro assistiti e presentare altre eventuali istanze istruttorie.
Nel corso delle indagini, oltre a Michele Iacobbe, si erano fatti avanti, anche con interviste ai media, altri accusatori del sacerdote che avevano riferito di attenzioni particolari e vere e proprie molestie sessuali da parte di don Pierino all’interno della Comunità Incontro. Nel corso di questi mesi gli accusatori, che inizialmente erano quattro o cinque, sarebbero diventati una trentina ma evidentemente soltanto otto di loro sono stati ritenuti credibili dalla procura. Uno degli otto avrebbe addirittura riferito di una ventina di episodi di molestie da lui subite. Parallelamente alle indagini si sarebbe messo in moto un meccanismo per cercare di bloccarle inducendo uno degli accusatori a ritrattare. In cambio i due collaboratori imputati avrebbero promesso anche soldi e posti di lavoro. La Guarino è accusata di favoreggiamento per avere riferito all’entourage del sacerdote dell’interrogatorio cui era stato sottoposto il figlio. Don Pierino si è pubblicamente difeso sostenendo invece di essere stato vittima di un tentativo di estorsione da parte dei suoi accusatori che erano stati cacciati dalla comunità perché sorpresi a rubare. Don Gelmini è assistito dall’avvocato Lanfranco Frezza.
 
L’avvocato Lanfranco Frezza, il difensore di don Gelmini, dopo avere letto i capi d’imputazione a carico del suo assistito, ha detto che sono basati su “fatti non credibili” e che comunque attende di potere leggere gli atti processuali.
 
A difendere a spada tratta don Gelmini Silvio Berlusconi, che con una telefonata alla festa di Comunità Incontro, si è così espresso: “Sono e sarò sempre vicino alle cose che don Gelmini vorrà fare. Potrà contare sempre su di me e sulla mia collaborazione. I grandi nomi suscitano ammirazione, affetto, ma anche invidia. Gli attacchi che ha subito don Pierino hanno dato la prova che ci si trova di fronte a un grande uomo”.
 
Don Gelmini è stato recentemente colpito da una crisi cardiaca. Le sue condizioni sono in via di miglioramento, ma i medici lo hanno invitato al riposo forzato e alla rinuncia alle celebrazioni di Natale e Capodanno.
 
Il Vaticano in vista della chiusura delle indagini aveva chiesto al sacerdote di lasciare il sacerdozio e la sua comunità. Qualche giorno fa don Gelmini ha scritto al Papa dicendosi disposto a rinunciare alla tonaca, ma non a lasciare i suoi ragazzi con cui, ha scritto, di voler “restare fino alla morte”.






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Putin uomo dell’anno, lo dice il Time

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, dicembre 19, 2007





Putin uomo dell’anno


Lo dice il Time
 

di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Il Time ha nominato il presidente russo Vladimir Putin “uomo dell’anno” 2007.
Ad annunciarlo è il direttore del settimanale, Richard Stengel: «Putin è stato incoronato per la sua straordinaria capacità di leadership nel prendere un Paese che era nel caos e portarlo alla stabilità».
 
Il Time dedica anche un profilo storico-critico a Putin, che ad onor del vero ha poco o nulla di critico: «E’ nato uno Zar». L’annuncio viene dato dal magazine in pompa magna: «La Russia vive nella storia e la storia vive in Russia». Lo scrive Stengel. Durante la trasmissione “Today Show” della Nbc, Stengel goffamente puntualizza: «Putin non è una brava persona, ma ha fatto cose straordinarie. E’ un nuovo zar di Russia ed è pericoloso, nel senso che non gli interessano le libertà civili; non gli interessa la libertà di parola; si preoccupa della stabilità. Ma la stabilità è ciò di cui la Russia ha bisogno ed è per questo che i russi lo adorano».
 
In altre parole, Putin è stato eletto uomo dell’anno dal Time in quanto è lo Stalin che la Russia meritava e che stava aspettando da tanto tempo.

La scelta del Time è a dir poco ambigua e non poco criticabile.
Non è la prima volta: già nel lontano 1943 il Time incoronò Joseph Stalin “uomo dell’anno, 1943”.
Erano altri tempi? Parrebbe di no.
La Storia si ripete e le copertine del Time si ripetono. Ogni anno il Time perde un po’ di credibilità ma ci guadagna in visibilità. Alle masse piacciono i tiranni in copertina ed ai tiranni piace essere in copertina. Ma è fin troppo facile fare di un tiranno un sédicente eroe.
 
In ogni modo, non c’era poi molta carne al fuoco: concorrevano il premio Nobel Al Gore e anche J.K. Rowling, la madre del maghetto Harry Potter. Lo scorso anno il Time titolava: “Il personaggio dell’anno sei tu”, ovvero i navigatori della Rete. Quest’anno c’era da scegliere tra Al Gore, una scrittrice per l’infanzia e un tiranno. Ha vinto il tiranno.

Nel 2005 la copertina fu assegnata a Bill Gates e a sua moglie e al controverso (non più completamente pacifista) rocker Bono Vox per l’iniziativa “Good Samaritans”.
 
La tradizione di eleggere “il personaggio dell’anno” è vecchia di ottanta anni: risale al 1927 la prima copertina dedicata. Nel 1938 fu eletto uomo dell’anno Adolf Hitler, nel 1943 Joseph Stalin, e nel 1979 l’Ayatollah Khomeini.
 
Il Time incorona gli uomini potenti, forse per non inimicarseli. Questa è la tradizione, che ad ogni anno non manca mai di sollevare un vespaio di polemiche.






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Nicolas Sarkozy e Carla Bruni, La coppia che fa sognare relazioni pericolose

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -





Nicolas Sarkozy e Carla Bruni


La coppia che fa sognare

relazioni pericolose
 

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 

 
Tutto ebbe inizio molto tempo fa, con John F. Kennedy che stava dietro alla bella Marilyn Monroe. I due si incontravano clandestinamente al Carlyle Hotel di New York. Si era in America, dove tutto si dice sia possibile, dove resiste ancor oggi l’idea fanciullesca del Sogno Americano. E’ poi arrivato Bill Clinton e non avendo sottomano una Marilyn si è accontentato di una stagista piuttosto paffutella per un ridicolo blowjob (pompino). Hillary Clinton ha visto rosso e il povero Bill è stato crocifisso non solo politicamente. In seguito ha avuto problemi di cuore, by-pass, e altro: oggi Bill è un pacifico nonno che deve stare molto ma molto attento alle emozioni siano esse forti o meno. Si deve accontentare di vedere la moglie Hillary concorrere per la Casa Bianca. In ogni modo Clinton passerà alla storia per essere stato il primo Presidente americano che si è fatto staccare un pompino alla Casa Bianca. Meglio questo che niente!
 
Il caso che oggi sta facendo sognare milioni di paparazzi e curiosi in tutto il mondo è quello della relazione fra Nicolas Sarkozy e Carla Bruni, che non disdegnano affatto la luce dei flash né quella dei riflettori. Sono finiti quei tempi in cui Kennedy era costretto ad incontrare la sua Marilyn in albergo, cercando almeno di evitare gli sguardi indiscreti. Oggi è tutto diverso: se non appari non esisti, e anche le relazioni sessuali, o amorose che siano, se non vengono mostrate in pubblico non sono delle vere “relazioni pericolose”.
 
Le Figaro, in un articolo intitolato “Sarkozy non si nasconde, ma non si mostra”, definisce “seria” la relazione fra Sarkozy e Carla Bruni: il fatto che il Presidente non abbia più la fede al dito da una settimana, in occasione di un suo viaggio in Meurthe-et-Moselle, sarebbe indicativo della serietà del rapporto reso pubblico il 16 dicembre 2007. L’anello era rimasto al dito di Sarkozy nonostante il divorzio da Cécilia datato 18 ottobre, ma in dicembre con Carla Bruni l’anello è scomparso. Della visita a Roma di Sarkozy il servizio stampa dell’Eliseo non ha comunque ancora fornito il programma. Sarebbe prevista giovedì, in serata, una conferenza stampa, seguita da una cena con il presidente del consiglio Romano Prodi e con il premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero. Nella stessa giornata, ma non si sa a che ora, Sarkozy dovrebbe avere un’udienza in Vaticano con Benedetto XVI, come lo stesso Presidente francese aveva anticipato nei giorni scorsi.
 
Carla Bruni, 40 anni tra pochi giorni, la conoscono tutti o quasi. E’ stata una discreta modella, poi nel 2002 ha inciso un disco con un buon successo e nel 2007 un altro, cantato in inglese, che però si è rivelato un fiasco. “Quelqu’un m’a dit” (2002) e “No Promises” (2007), due album e speriamo che rimangano due. Dopo il successo sulle passerelle negli anni Novanta, Carla Bruni ci ha provato con la musica: con il primo album le ha detto bene, il secondo ha invece rivelato che Carla Bruni non è una cantante tout court ma solo una che ha avuto fortuna per il tempo d’una moda, che si è già esaurita.
 
Carla Bruni ha incontrato sulla sua strada Sarkozy, fresco di divorzio da Cécilia: il Presidente francese non nasconde la sua relazione con Carla Bruni, e Cécilia è già personaggio che appartiene al passato. Carla Bruni, apparentemente molto femminile e fragile, è la nuova fiamma del Presidente francese Sarkovy. Carla Bruni scrive canzoni, molto intimistiche, le piace parlare dei suoi amori, o per essere più onesti dei suoi amanti mettendoli in ridicolo. Non è escluso che a breve le nostre povere orecchie saranno costrette a subire la lagna di Carla Bruni che canta della sua relazione con Nicolas Sarkozy.
 
Per il momento la coppia appare felice e contenta. Però è una relazione da favola francese, che non convince, che convince ancor meno di quelle kennediane.  






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Riflessioni di Drella, Un patchwork

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, dicembre 18, 2007



Self-Portrait (Red, Yellow), 1966 – Andy Warhol


Riflessioni di Drella


Un patchwork




di Giuseppe Iannozzi




Vi avverto: questo scritto è pieno zeppo di imprecisioni e di errori grammaticali, con tutta probabilità. Non me n’è fregato niente di aggiustarlo. Ed è questo lo spirito con cui dovreste leggerlo, andando incontro a contraddizioni, errori e sbalzi spazio-temporali. Questi pezzi sono stati scritti in tempi diversi, su alcuni blog e altrove, ma sono riuniti qui per la prima volta, come se il tutto fosse stato scritto oggi. In questo preciso momento.

Drella




IL MIO STILE CHE E’ UN NON-STILE

Riguardo al mio stile: io non ho uno stile, nel senso che amo sperimentare tutti gli stili, anche i più estremi ed incomprensibili. Chi mi ha maggiormente influenzato nello stile sono stati Allen Ginsberg, Gregory Corso, Jack Kerouac, Ferlinghetti, William Burroughs, tutti poeti e romanzieri americani. Con la fantascienza, chiaramente, a parte W. Burroughs, gli altri citati autori non hanno nessun punto di contatto con la SF (o comunque pochi e tutti da cercarsi con occhio attento). Tuttavia, l'ambizione prima che io mi ripropongo è di arrivare ad una scrittura spontanea (automatica) come quella di Kerouac per inserirla in un costrutto fantascientifico. Ovviamente l’influenza maggiore, per quanto concerne le mie idee circa la fantascienza, me le ha regalate Philip K. Dick. La commistione tra la poetica della Beat Generation e quella visionaria di Dick è forse la chiave per comprendere quelli che sono i miei obiettivi letterari. Almeno alcuni.
Il mio stile è discontinuo, me ne rendo perfettamente conto, ma in questo momento voglio che sia così e non diversamente: la discontinuità, le contraddizioni, fanno parte del mio non-stile; in fondo sono un neodadaista, almeno credo, un po’ folle, ironico, malinconico, blasfemo, decadente. Nel momento in cui dovessi raggiungere uno stile pienamente comprensibile, temo che non avrei più niente da dire né a me stesso né agli altri. La discontinuità è la puleggia mentale che mette in moto la mia vena creativa. Sicuramente chi ha letto “On the Road” & “Visions of Cody” di Kerouac (i due romanzi più belli di Kerouac a mio giudizio), si sarà reso conto che in molti molti punti si perde il filo del discorso e poi, improvvisamente, quando sembra che non ci sia senso nelle parole di Kerouac, come per magia, all’improvviso i conti tornano ma rimangono in sospeso perché la strada è infinita, e all’infinito dev’essere percorsa con la fantasia, con il raziocinio poetico. Per questo la mia poesia, quando c’è nei miei scritti, ad un certo punto sembra morire: io non offro soluzioni ma solo indicazioni, indicazioni costruttive che possono condurre su strade diverse, magari fuori rotta, magari sbagliate. E’ proprio questo che voglio. Questa è la poesia per me.



TRA PELATI E PRELATI

Allora, volgo lo sguardo allo specchio: lametta o no, sul cranio? Al solito mi decido per un secco “sì”, perché di quattro capelli appiccicati con lo sputo non so che farmene, quindi, giù con la schiuma da barba e col rasoio. Ecco, la pelata è pronta. Scegliere il vestito: niente di più semplice, giacché il mio armadio contiene solo vestiti rigorosamente d’un bel nero. Vabbe’, c’è qualche capo dalle tonalità più vive, blu e grigio. Bassa ironia, lo so. Non ve ne lamentare, non troppo, tanto non cambia il mio armadio e neanche io.
Per fortuna non ho problemi coi tacchi a spillo. Solo quello degli orecchini è un problema: agganciarli tutti è un’impresa. E poi ci devo mettere pure il pendaglio, la croce, e sempre sbaglio e non trovo i buchi nei lobi degli orecchi e rischio così un piercing casalingo, il che non va molto bene. Ad ogni modo, risolti questi piccoli inconvenienti nel tempo di cinque minuti, posso dirmi già fuor di casa. Odio le serate che vedono protagonisti maschi e basta. Difatti cerco sempre di disertare serate così.
La Chiesa Cattolica m’ha sempre messo l’angoscia addosso. Come disse Nietzsche: “Dio mi salvi da Dio!” Ed io aggiungo: “Ma quand’è che la Chiesa inquisisce se stessa e si prende in una bella avvolgente fiammata infernale?” Sì, sono per le soluzioni radicali, come per i capelli che cadono, ed allora uno ci va giù di rasoio. Solo che tra prelati pelati e cardinali imporporati, nutro tema che se li contassi sarebbero ben più assai dei miei quattro capelli.
Ricordo, per esperienza diretta – ahimé – che solo una volta ebbi a che fare con un gruppo di suore, ed è un fatto piuttosto recente, di otto anni fa. Fatto sta che ebbi a che fare con questo gruppuscolo di suore che se sorridevano davanti, dietro la menavano dura. A quel tempo non avevo ancora completato gli studi, li stavo terminando, mi mancava davvero poco. Comunque, tra un’attività ed un’altra, decisi di frequentare un corso regionale, uno dei tanti: scelsi ad occhi chiusi, senza curarmene; quando poi appresi che era presso un istituto cattolico, non vi dico come sono sbiancato, io che sono anticlericale al massimo grado. Vabbe’, ormai era fatta, così m’addentrai nella tana del diavolo giusto per verificare l’effetto che m’avrebbe fatto: in fondo - non ricordo chi - qualcuno disse che solo il diavolo conosce il diavolo. Così entrai e appresi subito che quelle suore il diavolo lo erano in ogni senso e sapevano bene di essere di tal natura, ma davanti squadernavano sempre cachinni affettati, trentadue denti e dentiere bianche come l’avorio. Chiaramente, come si può intuire, non fu troppo difficile entrare subito in contrasto: cominciai a fargli notare alcune cose a mio giudizio sbagliate, portando esempi concreti, ma queste (le suore) subito mi bollarono come sobillatore o disturbatore, al punto che scomodarono la madre superiora. Si favoleggia che non accadeva da anni che la Madre Superiora chiamasse qualcuno, un allievo, nel suo Ufficio. Bene, l’incontro si fece: e furono tuoni e lampi, i lampi miei, i tuoni quelli della madre superiora, perché i lampi fulminano, i tuoni invece sono solo la loro eco. Però ebbi modo di comprendere che con quei diavoli di tuoni, la madre mi rompeva ben bene gli orecchi e qualcos’altro. Alla fine mi comminò espulsione se non avessi ritirato alcune mie dichiarazioni che avevo scritto in una relazione: disobbedii. La reazione fu che ci pensarono loro a censurarmi la relazione riscrivendola di loro pugno e firmandola con il mio nome. Non so neanche io quante bestemmie piantai in fase di esame, e alla fine me ne andai non sostenendo l’esame e piantando su un casino che solo vi lascio immaginare. Tutto questo per dire che la perfidia, il diavolo, è un “sorriso”, e le suore il sorriso del diavolo ce l’hanno e nel corpo e nell’anima. Nel frattempo ero diventato giornalista: fu solo questo il motivo per cui non fui segato e passai comunque l’esame pur non avendolo sostenuto. Non raccattai mai quel pezzo di carta che attestava che avevo seguito “non si sa bene cosa”.
Porca miseria! Maria De Filippi e Costanzo: devo solo riuscire a capire chi fra i due porta “realmente” i baffi e i pantaloni. Ma di una cosa sono sicuro: Costanzo usa calzare tacchi a spillo, anche se non si vede, altrimenti non mi spiego perché il Costanzo Show sia diventato covo e ritrovo per tutte le lucciole di quest’Italia sempre più fedele a se stessa, cioè “sfondata” e nulla affatto vergine, neanche nelle intenzioni.
Gli amici, strani esseri, devo dire in tutta sincerità. Mah, le poche volte che si è fra noi maschi, vi assicuro che sono insopportabili anche se poi cercano di rendersi simpatici muovendo imbarazzanti scene del tipo “io sono macho”, “io onanista”, “io scimmia”, “io latin non-si-sa-bene-chi-o-che-cosa”, e via di questo passo. Quando s’arriva a questo punto, volto le spalle – ed è pericoloso per ovvie ragioni che lascio a voi intuire – e me la batto via con una scusa del tipo: “Il babbo mi sta in ospedale e non si sa mai che… Facciamo gli scongiuri, ma voi capite che…” Insomma, non se la beve nessuno, ma se non altro io me la batto proprio via, e quelli ancora lì a menarsela, mentre cercano indarno di capire chi fra di loro ce l’ha più duro. Non voglio sapere come potrebbero fare! Scoprendoselo…
In quanto al mio matrimonio, mi sono sempre visto sposato ad una casinista, nel senso che non ci sono più le fanciulle d’un tempo che sapevano cucinare e pure rammendare i pedalini al maritino. Ragion per cui, sono rassegnato.



AMORE ET ODIO

A volte penso che amore et odio, alla fin dei conti, senza rovescio della medaglia, siano essenzialmente la stessa cosa, anche se il loro nome è diverso, anche se producono effetti diversi su chi li accusa e/o li sente. L’indifferenza - ecco! - un sentimento così che è “distacco”, questo è più forte dell’amore e dell’odio, in quanto non concede neanche se stesso, ma passa oltre ogni sentimento e sua sfumatura. Qualche volta ho amato, qualche volta ho odiato, ma credo di non aver mai provato l’indifferenza e il suo tristo negligere i sentimenti. Non mi sono sorpreso nell’amare persone odiate, e neanche per il contrario. Non credo d’odiare me stesso, per il semplice fatto che sono troppo io per concedermi un simile lusso; e neanche mi amo. Ma non mi sono neanche indifferente. Ho scoperto, col passare degli anni, con l’argento mischiato fra le tempie - perché sì, sto lasciandoli crescere i capelli e ho scoperto che sono molti di più di quanto sospettassi e ho anche scoperto che sono ormai quasi tutti bianchi - che chi mi ha odiato, e chi ancor mi odia, mi offre un sentimento genuino: odio e basta. Chi invece mi ha amato, oggi ha delle riserve e ogni tanto tenta una pugnalata alle spalle. I nemici sono capaci di darti un sentimento inestinguibile nel tempo, gli amici troppo amici, invece, no, sono mutevoli, abituati a seguire i disturbi del loro tempo, quindi esagitati nel mare delle umane passioni. Il mio cuore è lo stesso, anche se il volto non è più quello di vent’anni fa: batte allo stesso modo, ora calmo ora veloce, e solo raramente si concede un riposo che sia un po’ di pace. Non ho mai pensato di strapparmelo dal petto: qualcuno ne potrebbe abusare e metterci dentro sentimenti che non provo, che non sono i miei. Amo me stesso, quello che sono diventato internamente ed esternamente. Il mio volto allo specchio è rigido, severo, due rughe forse ma sottili, poi il contrasto con la barba che prima era nera ed adesso è invece rossa, d’un bel colore ramato con qualche pelo grigio: gli occhi, quelli, invece, sono rimasti gli stessi. Qualche volta inciampo e riparto da zero, e mai arrendo la mia identità ad una foto da passaporto. Mi fa male quasi niente: le defezioni di ieri, quelli di oggi, subite o inflitte, non mi portano disturbo, e passo oltre. Alla sera continuo a scrivere: quando ho un po’ di ispirazione, accendo una sigaretta, ma questa riposa nel portacenere e si consuma quasi del tutto da sola; mi piace però sentire l’odor di fumo di nicotina, spiare nelle spire del fumo il tempo che passa inesorabile. E’ una certezza non da poco sapere che il tempo passa per me così come per le cose che brucio, siano esse materiali o affetti (immateriali). Amore ne ho avuto: sono stato amato. Odio ne ho avuto: sono stato odiato. Perché dovrei lamentarmi? La civiltà, a suo modo, mi ha dimostrato che sono vivo, nonostante tutto. Metto gli occhiali sul naso, quasi sulla punta, quasi a voler mascherarlo, perché aquilino, quasi ebreo, poi prendo a compulsare libri o a grattarmi in cerca di un nuovo amore o d’un genuino odio che mi dimostri, per l’ennesima volta, che sono vivo. I sentimenti servono a confermarci che siamo vivi, poi gestirli è una faccenda complicata, ma non troppo: cogli anni s’impara che molto esperienze provate erano solo costume di vanità, e che nulla è restato. Allora, fatti due conti in tasca, quasi usando gioco di prestigio, lanciando in alto una monetina per scoprire se verrà fuori testa o croce, il risultato finale non è più importante, mentre è invece interessante e doveroso l’atto, il “lanciare”.



FRAMMENTI DI BONO VOX

Grande Brian Eno. Grande gli U2 quand’erano U2, entrati nella storia: ultimo album valido, completamente, il live “Rattle and Hum”. Poi, dopo, Bono Vox troppe concessioni al pop: e la voce, non si sa che fine gli abbia fatto fare. E anche The Edge, ma che fa? Vabbe’, insomma, non sono più gli U2 d’una volta. Poi, dopo che Bono c’ha avuto l’incontro con sua Santità, farebbe bene a farsi prete, almeno sarebbe più coerente con la sua linea di pensiero che è alquanto storta e bigotta. Pensare ch’era un contestatore che amava Joe Strummer! Adesso Joe Strummer se lo ricorda solo per dar voce alla sua voce stanca, insomma per raccogliere fama e far vedere che non è cambiato, che è il sempre il solito Bono Vox. Adesso che ha famiglia, il caro Bono, mica le disprezza più le armi! Ah, no. Che bell’esempio di coerenza. Puah! Disgustato, mi ritraggo. Che la storia se lo segni per il buono che ha fatto e lo dimentichi per tutto il resto.
Nelle parole di Bono Vox: “Sono cambiato, ma resto pacifista. E’ pure scorretto suggerire che io abbia in qualche modo cambiato idea riguardo alla ‘rappresaglia’ che seguì l’11 settembre… E’ vero che non sono un pacifista in senso letterale, così come ero negli anni Ottanta. Il mio cambiamento interiore si deve a un’incapacità personale di vivere la vita secondo le aspirazioni più alte e si deve anche, in verità, avendo oggi dei figli, alla responsabilità e alla volontà di proteggerli… Le mie energie trovano un impiego assai migliore in un altro tipo di guerra: la guerra contro la povertà e l’Aids. Dovremmo essere molto preoccupati di vivere in un mondo nel quale 2 milioni e mezzo d’africani moriranno l’anno prossimo, benché ci siano i farmaci che potrebbero salvarli… La guerra contro il terrore può dominare i mass media, sì, ma non potrà essere vinta senza vincere la guerra contro la povertà.” Pacifismo di convenienza e all’acqua di rose, sponsor “cause giuste” per tenere alta l’immagine sua, almeno per quanto mi riguarda, questo il mio giudizio su Bono Vox. Allora che si guardi la sua famiglia col fucile in mano, o faccia musica, ma non mi venga a militare per farsi pubblicità e la faccia bella.
“Actung Baby” è un disco che ancora tiene abbastanza bene, almeno secondo il mio modesto giudizio, anche se non riesce a raggiungere i vertici espressivi dei lavori precedenti degli U2. “POP” è un disco flop. Forse qualcuno ricorderà “Hot Space” dei Queen: al tempo si disse che era un disco “avanti nel tempo”, di almeno dieci anni. Dall’uscita di “Hot Space” sono passati 20 anni, nessuna rivalutazione, e dico per fortuna: tolti un paio di pezzi, rimane forse il più brutto album dei Queen. Aspetterò ancora dieci anni per “POP”, ma credo che non ci sarà una sua rivalutazione: è quel pop-rock che fanno altri gruppi, in sordina, ma che purtroppo non avendo nome U2 sono poco o nulla conosciuti ed ascoltati. Da rivalutare sarebbero invece i Garbage con i loro primi due album, almeno: lì si è davvero forti, musicalmente parlando. Sempre ottimi i Radiohead: mai commerciali, mai piegati alle regole del facile consumo, del disco che ascolti una stagione e poi butti via.
Bono Vox: è “profondamente” incoerente. Vent’anni fa era un Bono Vox, oggi è un altro. Quello che vedo io oggi è opportunista, un personaggio che sta dietro a tutte le campagne “di moda” in favore di questo e quello ma solo perché è Bono Vox degli U2. Quindi, se Bono si fa ricevere da Sua Santità e con lui si confonde, bene, che faccia pure: ma io non vedo bene né l’azione della Chiesa Cattolica né quella che si maschera con la faccia di Bono Vox. Vuol difendere la famiglia con il fucile in braccio? Bene. Vuole andare dal Papa e parlare di pace? Bene. Ma l’incoerenza c’è. Non sono orgoglioso di quello che fa Bono Vox, perché fa più male che bene: il problema è che è famoso, un problema nostro ovviamente, ed allora la gente gli sta dietro e gli stende tappeto rosso quasi fosse un cardinale. Ecco, Bono è una sorta di Cardinale. Lo vedo bene come Cardinale. Ma a me i Cardinali non piacciono, mutevoli come sono a darsi a tutti i punti cardinali! Bono vorrebbe forse essere il nuovo Frank Zappa? Impossibile. Ce n’è stato uno di Frank Zappa, geniale, dall’inizio alla fine: Bono è solo un ago nella bussola delle mode, delle campagne. Questa la mia opinione, discutibile. Ma è ciò che penso.
“Intendi dire che le iniziative sostenute, promosse, pagate da Bono Vox fanno più male che bene?”
La mia risposta è: Sì. Bono - mettiamo i puntini sulle “i” - non è che paghi di tasca sua, è invece vero che presta la sua faccia affinché qualcuno paghi per le iniziative umanitarie. Quanto umanitarie? Be’, sarebbe il caso di definirle tragicamente umanitarie.
Bono Vox ha fatto dichiarazioni assai pesanti in merito all’11 settembre, tanto da suscitare l’indignazione (inventata o reale) dello stesso The Edge, il quale, prontamente, allarmato, non ha mancato di rilasciare ai giornali di mezzo mondo che lui, The Edge, non era d’accordo con le dichiarazioni rilasciate dal leader Bono Vox. Precisava che lui fa musica, punto e basta. Ad ogni modo, anche lui, quando si tratta di Pavarotti o Ravioli o Live Aid, non manca di accompagnare il “compagno” (!) Bono Vox con la sua chitarra. Ognuno giudichi secondo il suo metro chi più incoerente, se Bono Vox o The Edge.

La Chiesa: cosa di più sporco e malvagio? Una Chiesa che ancora brucia sul rogo Giordano Bruno da Nola? Se questa è la Chiesa che dovrebbe portare speranza e migliorie e speranza nel Terzo Mondo, io ne ho profondo orrore. Bene, Sua Santità - ma poi bisognerebbe approfondire che cosa è o sia la santità - è una piaga per la società. Ma non è che sia l’attuale Papa la piaga: è la Chiesa un Potere non dissimile da Cosa Nostra, che nel corso dei secoli ha distrutto, bruciato, sodomizzato, annientato, umiliato, milioni e milioni di coscienze innocenti. Oggi non mi sembra che sia molto cambiata la Chiesa: è assolutamente incapace di usare un metro razionale, ma è eternamente buona, sempre, a pontificare e a dispensare beatificazioni a Destra e a Destra, tanto per cambiare. Ma l’orrore massimo è che con la sua opera di “aiutare” i Paesi Poveri, li colonizza con la Fede, altrimenti ciccia!, niente lattino liofilizzato. Bene, io le colonizzazioni le vedo male, molto male, anzi malissimo. Se la Chiesa volesse aiutare veramente il Terzo Mondo, allora che si adoperi a portare aiuti materiali, economici, e non la fede cristiana nei cucchiai. E Bono Vox perora tutto questo “schifo” con la sua immagine di “personaggio famoso e pubblico”. Spiacente. Un Bono Vox così mi fa un po’ inorridire, diciamo pure tanto.
Ritornando alla musica, “POP”, questione di gusti forse. Ma io penso che POP sia un disco da buttare, e tanto fa, almeno per me: altri hanno fatto dischi simili a “POP”, ma non avendo nome U2, sono passati inosservati (basti citare i Pet Shop Boys, che in Italia, dopo l’album “Actually”, non se li fila più nessuno, eppure fanno ottima musica elettronica commista a pop e rock, aggiungendo un sempre coerente impegno civile mai smentito nel corso di 20 e passa anni di onorata carriera).
Che Bono faccia pure il cowboy col fucile in braccio se è questo che vuole: ma che non mi venga a promuoversi come un “buono”, perché, almeno, io non gli credo.






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Il Dalai Lama ricevuto da Bertinotti, Immediata la protesta della Cina

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -






Il Dalai Lama ricevuto da Bertinotti

Immediata la protesta della Cina
 


di Giuseppe Iannozzi
 
 



 
Rischia di diventare un caso, un caso diplomatico! Il Dalai Lama è stato ricevuto a Montecitorio.
La risposta del rappresentante di Pechino in Italia non si è fatta attendere: subito si è fortemente lamentato con il Presidente della Camera, Fausto Bertinotti. Il Dalai Lama ha preso parte la scorsa settimana a una cerimonia alla Camera. “Ho manifestato l’auspicio che il Parlamento italiano, la massima istituzione di questo Paese, non offra facilitazioni né luogo al Dalai Lama. Il Dalai Lama fa una forte attività separatista visto che oltre a essere un leader religioso fa anche politica con l’obiettivo di attirarsi simpatie allo scopo di separare il Tibet dalla Cina”: queste le durissime parole rivolte a Fausto Bertinotti dall’ambasciatore cinese Dong Jinyi.
 
Dong Jinyi ha avuto anche parole molto forti nei confronti dell’autorevolezza del leader buddista: “Il Dalai Lama dice di non voler rivendicare l’indipendenza e la separazione del Tibet, ma le sue parole sono bugie. Lui è un leader politico di un governo in esilio che rivendica l’indipendenza del Tibet. E poi, lui non è l'unico leader religioso del buddismo tibetano, che è formato da diverse scuole: per cui la sua autorevolezza non è per nulla assimilabile a quella del Papa. Non ha fatto che dire menzogne, propaganda e bugie. Ci sono 1.700 templi buddhisti dove vivono oltre 46mila monaci, e oltre duemila putti viventi. Il governo cinese ha intrapreso misure a tutela e salvaguardia della propria integrità e identità territoriale. Siamo un Paese multietnico, i diritti delle minoranza sono protetti dalla Costituzione e ci sono 5 regioni e oltre 1.000 villaggi autonomi. Al presidente Bertinotti ho manifestato la nostra volontà e la nostra speranza di promuovere e rafforzare gli scambi e le relazioni tra il Parlamento italiano e l’Assemblea del Popolo Cinese. Gli ho pure manifestato l’auspicio che il Parlamento Italiano, la massima istituzione di questo paese, non offra facilitazioni né luogo al Dalai Lama, che fa una forte attività separatista.”
 
La replica arriva da Fabio Rosati, portavoce di Bertinotti: “Il presidente della Camera ha ribadito all’ambasciatore cinese il significato e il valore della iniziativa della Camera. L’incontro è stato realizzato per la rilevanza internazionale del Dalai Lama, premio Nobel per la pace, e per dare voce alla istanza culturale e religiosa del popolo tibetano: una istanza che il Dalai Lama ha rappresentato riconoscendo l’integrità geografica della Repubblica popolare cinese.”
 
Emma Bonino, ministro per le Politiche europee, ha espresso il suo disappunto nei confronti di Romano Prodi, che si è recisamente rifiutato di ricevere il Dalai Lama per “ragioni di Stato”: “Prendo atto della scelta del premier ma ritengo che su determinati punti occorra spiegare ai nostri amici cinesi che i nostri valori sono diversi.”
Il dibattito, ancora in corso, ha visto anche l’intervento di Massimo D’Alema, ministro degli Esteri: “Non credo che il governo fosse tenuto a parlare con il Dalai Lama”. Sempre D’Alema si è detto “lieto” del ritorno in Italia del leader tibetano, ma con machiavellica severità ha pure aggiunto che “il Dalai Lama non ci ha chiesto incontri, e anzi, dimostrandosi molto più intelligente di alcuni suoi sponsor, ha detto di non volere che la sua visita fosse un motivo per turbare le relazioni con la Cina.”



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