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Animal farm - George Orwell

L'Italia è una fattoria orwelliana

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Raffaella Fico mette all'asta la sua verginità per un milione di euro

written by King Lear    - mercoledì, settembre 17, 2008






Raffaella Fico mette all'asta

la sua verginità per un milione di euro


E a Roma il primo cliente è stato multato
per aver contrattato una prestazione con un trans



di Giuseppe Iannozzi




Raffaella Fico mette all'asta - ma sarebbe meglio dire che vende - la sua presunta verginità.
Dopo questo annuncio shock credo sia ovvio che la crisi c'è e che ha investito tutti i settori, compreso quello dello spettacolo. Così mentre grazie all'onorevole ministro Maria Rosaria Carfagna e alla lunga mano della provvidenza fascista del primo cittadino di Roma Gianni Alemanno, un povero meccanico di 23 anni si becca la prima multa di 200 € per aver tentato d'andare a puttane, Raffaella Fico, concorrente del Grande Fratello 8, ci mette tutti in ginocchio vendendo la sua verginità! Il povero 23enne, che era un acceso sostenitore di Alemanno, dopo esser stato multato ha dichiarato: "Questo provvedimento può essere utile ma di sicuro non lo rivoterò". E' dunque giusto presumere che il 23enne non acquisterà la verginità di Raffaella Fico, poiché già salassato dall'ordinanza di Alemanno. Il meccanico è stato bloccato nel pomeriggio di martedì dai vigili urbani dell'VIII Gruppo, guidato dal comandante Antonio Di Maggio, mentre contrattava una prestazione con un transessuale brasiliano in via Longoni, nell'estrema periferia est di Roma, vicino alla via Prenestin. Era di ritorno dal lavoro. "Non sapevo nulla di questa ordinanza. La mia è una trasgressione innocua. Mi sono alzato questa mattina alle 6 per andare a lavorare ed ora, stavo tornando a casa e sono passato di qua: se ci stanno queste uno ci va".

Nel pomeriggio i diligenti vigili sono riusciti a piazzare altre multe, in tutto diciotto: ad essere colpiti trans e donnine allegre. Nell'intanto sull'Isola dei Famosi Vladimir Luxuria, in pareo, ha deciso che per partecipare al gioco era meglio farsi rossa, ma limitatamente ai soli capelli - nonostante un evidente incipit di stempiatura; e Simona Ventura, conduttrice di questo show tanto intelligente e ben visto da tante e tante pecore nere - ma non aveva dichiarato pochi mesi fa di volersi trasferire in America? -, per non far sentire troppo sola l'amica in pareo sull'isola, pure lei si è fatta rossa, di capelli. Insomma: due rosse a confronto. C'è solo l'imbarazzo della scelta, con o senza stempiatura.

No, non si può proprio più negare l'evidenza: la crisi ha investito ogni settore. La povera Raffaella Fico è stata costretta a mettere all'asta la sua presunta verginità per sbarcare il lunario. Chiede soltanto un milione di euro. Io non voglio passare per quello che se la tira e nemmeno ci tengo a fare la parte del pitocco a tutti i costi, quindi offro 200 € sull'unghia a Raffaella Fico per il suo imene però con la clausola soddisfatto o rimborsato. Pur consapevole che i miei 200 € sono ben lontani da quanto da lei preteso, Raffaella, credimi sulla parola, di più davvero non posso tirare fuori: con tutto il cuore ti darei di più se le mie magre finanze me lo permettessero, ma le tasche mi piangono fame. Però se dovessi accettare la mia proposta sappi che anch'io sono vergine! Raffaella cara, fatti due conti, un semplice due più due, e capirai da te che da questa mia proposta hai tutto da guadagnarci, difatti contribuiresti a sverginare un bel giovane qual io sono e non ti toccherebbe perdere la tua integrità con un vecchio bavoso. Ragazza, pensaci: hai 20 anni, non è proprio il caso di darla al primo figlio di puttana pieno di soldi da far schifo ma senza anima, ben lontano dall'avere una coscienza sociale e politica.
Raffaella, hai dichiarato: "Metto all'asta la mia verginità per un milione di euro. Voglio proprio vedere se c'è qualcuno che tiri fuori questa somma per avermi". La mia offerta, voglio sottolinearlo ancora nel qual caso fosse passata inosservata, ammonta a 200 € netti. Pensaci. Pensaci. Pensaci. Te ne prego: pensaci.
Pochi giorni fa una giovane australiana aveva deciso di mettere all'asta la propria verginità per un milione di dollari. Raffaella Fico, appena uscita dalla casa del Grande Fratello, aveva dichiarato di essere vergine. "Non so che cosa significhi fare sesso", sostiene la Figa... cioè la Fico. "Se qualcuno pagherà un milione di euro per me, sarò di certo imbarazzata. Ma con questi soldi potrò realizzare i miei sogni. Comprarmi una casa a Roma e pagarmi un corso di recitazione. Se lui non mi piacerà, manderò giù un bicchiere di vino." Raffaella: di vino rosso o bianco? No, perché è importante saperlo coi tempi che corrono: il bianco è di destra e si accomoda bene con la moltiplicazione dei pesci, il rosso è invece di sinistra e si accompagna bene alle carni siano esse magre o grasse. Per Dio, però non mi dire che preferisci il rosé, perché il fondamentalismo dei cattolici io proprio non riesco a buttarlo giù, manco se mi turo il naso e mi acceco nel nome di nostro Signore Gesù Cristo.

Anche l'editoria si adegua alla crisi e così tira fuori, di punto in bianco, una cosa che non sta né in cielo né in Terra: il New Italian Epic. Che è già stato definito, da più d'un valente critico, una cagata pazzesca. Tuttavia i Wu Ming non demordono e continuano a berciare, al pari di neri corvi appollaiati su secchi rami di morti alberi, che il NIE esiste ed è la letteratura di cui l'editoria (o l'Italia) ha bisogno. Con la crisi che oggi investe il mercato - quello editoriale compreso -, i Wu Ming rischiano di finire sulla strada causa mancata vendita dei loro epici libri, quindi si danno da fare come possono. In fondo in fondo uno può anche capire che hanno bisogno di vendere, di tentare almeno di arrivare a vendere un milione di copie. E poi, pensiamoci bene: meglio che continuino con le loro sparate immani, piuttosto che rischiare di trovarceli tutt'e cinque sulla prossima Isola dei Famosi a decantare insieme alla Simona Ventura nazionale le presunte virtù dell'epica italiana.



SCORPIONS - HEY YOU

Music: Rudolf Schenker
Lyrics: Klaus Meine, Herman Rarebell



Hey you, I'm in love with your eyes
And the sound of your name
Hey you, I'm in love with your smile
And the way you're dressed today

Hey you, well I like the way you walk
Just like a star moves on stage
Hey you, well I like the way you talk
You're really calm for your age

I really die
You're driving me wild
I really die
I'm in love 100 times

I really die
You're driving me wild
I really die
I'm in love 100 times
To be your answer

Hey you, I said you know what's going on
Do you know what I mean
Hey you, if he wants you better come
This school is up to me

I really die
You're driving me wild
I really die
I'm in love 100 times

I really die
You're driving me wild
I really die
I'm in love 100 times
To be your answer

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:45 | segnalazioni, cultura, italia, politica, donne, spettacoli, televisione, cronaca, sesso, editoria, breaking news, satira, video, umorismo, primo piano, critica letteraria, colonna sonora, critica, provocazioni, costume, informazione, women, prima pagina, attualità, società, fascismo, curiosità, cattolicesimo, edicola, critici, ultime notizie, prostituzione, veline, fascisti, cronaca vera, tv , proposte indecenti, società e politica, in edicola, notizieflash, opinionismo, critici letterari, showgirls, via del campo, last news, editoriale di g iannozzi, suffragette, new italian epic | clicca per commentare commenti (12)



Santini da collezionare - Wu Ming 1 a Procida

written by King Lear    - domenica, agosto 31, 2008




Wu Ming 1 a Procida




Wu Ming 1 a Procida

Sostieni anche tu il collettivo
Sostieni la censura stalinista






A Procida ho trovato tanti
ma proprio tanti miei consimili...
non chiedetemi di tornare
tra voi (Wu Ming 1)



http://www.wumingfoundation.com






Alice Cooper - Bed of nails


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 08:24 | blog, bloggerie, satira, video, blogosfera, blogger, goliardia, new italian epic, santini da collezionare | clicca per commentare commenti (4)



La Prima Volta che ho incontrato Wu Ming Uno

written by King Lear    - domenica, agosto 24, 2008






La Prima Volta che ho incontrato
 

Wu Ming Uno
 
 

di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 


New Italian EpicQuesto racconto risale a qualche anno or sono. E' un racconto satirico, per certi versi umoristico, non poco grottesco e stracolmo di bullshits. Un racconto che fece scapigliare non poco Wu Ming 1 (Roberto Bui), che nonostante tutto lo prese con la forza per metterlo sul suo sito, cioè sul sito del collettivo Wu Ming. E' stato rimosso, per lo meno io non l'ho più trovato in nessun anfratto della rete wunghiana. E' tuttavia presente anche su Intercom. Io ho però piacere di proporlo di nuovo proprio qui, soprattutto a beneficio dei nuovi lettori che in questi ultimi tre anni (circa) hanno scoperto per la prima volta questo spazio virtuale.

Godetevelo, è una vera chicca, il vero New Italian Epic.
E ricordate: chi l'ha duro... la vince!

g.i.





La prima volta che ho incontrato Wu Ming Uno, fu in un locale equivoco frequentato da castori e marmotte. Wu Ming Uno era già completamente brillo, e io ero il solo a essere lucido. Wu Ming Uno s’abbracciava a un castoro che gli mostrava i denti: in risposta, il povero castoro riceveva grandi sorrisi accondiscendenti.
Io non ci avrei fatto caso a quel tizio lì, ma lui s’è fatto subito appresso a me, abbandonando il castoro e allungandomi la zampa amputata del povero animaletto: “Piacere!”
”Piacere, di che? Chi ti conosce?”
“Appunto.”
“Non la capisco. Non ho preso alcun appunto.”
”Appunto.”
L’ho guardato storto: era chiaro che era uno dei servizi segreti, in pratica un completo fallito.
“Per favore, mi tolga da sotto gli occhi quella zampa. Mi fa orrore e tristezza.”
”Animalista?”
”No.”
”E allora, perché la disturba?”
“Forse perché con quella zampa il castoro – che adesso sta affondando i denti nel legno del bancone, tentando d’arginare il dolore –, fino a pochi momenti fa, ci si grattava e veniva pure bene: è bianca di tracce grosse come sputi.”
“Per così poco!”
”Lasci giudicare a me se è poco.”
“Lei è il solito invasato: in ogni sputo ci trova l’ombra d’un apocalittico complottismo.”
L’ho guardato storto, un’altra volta: era chiaro che mi trovavo davanti a un malato di mente, a uno che ascolta solo Coltrane.
“No, io non trovo mai niente, men che meno in lei.”
“Intende forse dire che mi trova insignificante?”
”Solo insignificante. Senza dire che la ‘trovo’. Così mi suona meglio.”
“Quindi lei mi sta dicendo ‘insignificante’.”
”Se vuole metterla così, sì.”
“Ma le sto antipatico?”
“Dopo quello che ha fatto a quel castoro, sì.”
Wu Ming Uno, a questo punto, s’è cacciata la zampa in tasca.
“Ma lei lo sa chi sono io?”
“Chi è lei?”
“Wu.”
“Ahhh…”
“Ming.”
“Ahhh…”
“Uno.”
“Ahhh…”
“E ho scritto il libro perfetto, ‘New Thing’.”
“Adesso sì che m’è tutto molto ma molto più chiaro: lei è quel Wu Ming Uno, uno che ha scritto ‘New Thing’.”
“Esatto. Ora capisce pure lei!”
“Sì, capisco che lei stasera ha alzato il gomito. E ha l’alito pesante, lo sa? Non mi stia colla bocca incollata sulla faccia.”
A un certo punto ha aperto le cataratte, e giù lagrime come IO comanda: “Lei deve sapere che questo libro, ‘New Thing’, è il libro perfetto e Il Critico non se l’è cagato nemmeno di striscio, non una riga.”
“Il Critico?”
“Già, Il Critico. Adesso capisce pure lei perché sono tanto addolorato. Per smorzare il dolore non posso fare a meno d’amputare castori e marmotte che incontro sulla mia strada.”
“Psichedelico!”
“Il libro, l’ha letto?”
Ho glissato e mi sono limitato a sparare un falso complimento: ”Psichedelico, un Charlie Manson che se la prende cogli animali!”
“E ascolto pure Coltrane, fino all’ultima nota.”
“Ci avrei scommesso che lei era uno di quelli lì. Vizioso!”
”Ho tutto il repertorio su vinile.”
“Bravo. Immagino che ogni volta che amputa una zampa sente le note di Coltrane nella sua scatoletta nera.”
“Sì, giusto, sento le note che mi frullano in testa come un’ossessione. E lei come fa a saperlo?”
”Ho tirato a indovinare.”
Wu Ming Uno si fece pallido come un cencio: “A indovinare?”
”Sì, mica è un peccato.”
Biascicando: “Oggi è così che si fa la critica, tirando a indovinare.”
“Io non sono un critico.”
“Lei mi fraintende. Certo che lei non è un critico, ma io sì, sono pure un critico per hobby, modestamente. Insomma, ci sono rimasto perché lei tirando a indovinare ha capito subito che io per fare critica tiro a indovinare. Ecco!”
“Le ho fatto credere questo? Mi par strano, ma se lo dice lei che è Wu Ming Uno ed è pure un critico, mi sa che sono costretto ad ammanettarmi il cervello e di conseguenza a darle ragione.”
“Bravo, faccia così. Ma perché non ci mettiamo comodi?”
“E’ una proposta indecente? Come la devo intendere?”
“No, non mi fraintenda. Intendevo, di metterci a nostro agio:”
E così fu che ci mettemmo a nostro agio: Wu Ming Uno svolazzò sul suo trespolo – sì, proprio sul suo, con tanto di targhetta, ‘riservato a Wu Ming Uno’ –, mentre io m’accontentai d’una più classica sedia.
“Prende niente?”
“No, grazie. Per stasera ho dato.”
“Offro io. Baristaaa!”
“No, gliel’assicuro, per me niente. Ma come se avessi accettato.”
“Come vuole lei.”
Arrivò il barista a prendere l’ordinazione di Wu Ming Uno: “Per me uno, ma doppio, del solito.”
“Signore, lei non è un cliente abituale…”
“E allora? Solo perché non sono un abituale non mi posso permettere di prendere il solito doppio? C’ho pure il trespolo, che mi son portato da casa mia.”
Rassegnato il barista crollò il capo: “Come vuole lei, Signore.”
Dal suo trespolo, Wu Ming Uno cominciò a sfogarsi in una lunga geremiade: “Il fatto è che Il Critico non m’ha cagato manco di striscio, e io per ‘sto fatto ci sono stato male e ci sto male ancora oggi. E’ che non mi rassegno: sono fatto così, sono uno dal cuore tenero. Ecco, io credo d’essere il centro dell’universo, ma non per presunzione: è che sono il  centro, e lo vedono tutti che è così. Ma quello lì, Il Critico, niente… m’ha ignorato: gliel’ho dico io che cos’è quel critico, è un ateo, un senza dio.”
“E allora? Anche se fosse un ateo, mica ha fatto del male a qualcuno!”
“Non ha fatto male a nessuno? Mi ha ignorato, non ha speso una sola parola per il mio romanzo.”
“Non era tenuto a farlo.”
“Anche lei è dalla parte di quello stronzo.”
“E poi sarei io l’apocalittico che soffre di manie e smanie di complottismo.”
“Sì sì, adesso mi vorrebbe far credere che lei non lo conosce Il Critico. Ma io l’ho capito subito che lei è uno dei suoi scagnozzi.”
“Da quando in quando i critici avrebbero gli scagnozzi al loro servizio? E’ già tanto quando si possono permettere una cicca e una puttana per una notte, e lei mi viene a parlare di scagnozzi.”
“Vede, vede che è come dico io: lei sa troppe cose.”
“No, io non so proprio niente. So solo che i Critici Professionisti si beccano tutta la merda di questo mondo, mentre gli scrittori, quelli che si dicono tali, avanzano pretese assurde…”
Interrompendomi: “Non m’inganno, non m’inganno, lei è del ramo, è sul ramo…”
Interrompendolo a mia volta: “No, si sbaglia: il trespolo è suo e non mi permetterei mai. Se l’è portato persino da casa tanto c’è attaccato. Rimanga pure comodo. E io, tanto per capirci, sono un idraulico specializzato in tubi. Giro il mondo, come Faussone, detto Tito.”
“Come chi?”
”Come il protagonista de ‘La chiave a stella’: Quanto è ostinata l’illusione ottica che ci fa sempre sembrare meno amare le cure del vicino e più amabile il suo mestiere!*
“L’ho già sentito questa cosa qui.”
“Ha vinto il premio Strega, nel 1979. Lo Strega è importante, mica robetta.”
“Sì, sarà, ma a me quelli che prendono lo Strega mi stanno sullo stomaco. Anzi, proprio non li posso digerire neanche allungati con della sana acqua sorgiva.”
“Secondo me lei è invidioso.”
“Invidioso? E di che, di chi? Io ho scritto il più bel romanzo degli ultimi cento anni. Figurarsi se me la prendo perché non m’hanno mai segnalato al premio Strega. E poi, lei che ne vuol capire? lei che è soltanto un idraulico?”
“Sì, ha ragione, io di letteratura non ne capisco un tubo. Però sono specializzato in tubi. Dovrà pur significare qualche cosa.”
“Che è specializzato.”
“Per l’appunto.”
Fra noi due irruppe il silenzio.
“A proposito, non le ho chiesto ancora il suo nome.”
“Non me la sono presa, gliel’assicuro.”
“Quindi non me lo dice il suo nome.”
“E a che le servirebbe? Io sono un idraulico specializzato in tubi e fognature di lungo corso. Direi che è abbastanza. Anche se le dicessi, per assurdo, che sono un parente alla lontana di Alessandro Magno, dopo?”
“Dopo, che?”
“Niente: è questo il punto. Tanto vale che lei non lo sappia il mio nome. Non se ne farebbe niente.”
Ci ha pensato su, poi ha acconsentito col capo, ma glielo si leggeva in faccia che non era convinto. Nell’intanto il barista era tornato con un vassoio in mano: “Il suo solito doppio!”, sputò lì, proprio addosso a Wu Ming Uno, con malcelato sarcasmo.
Wu Ming Uno prese il bicchiere, senza curarsi di capire cosa c’era dentro: sul suo bel trespolo, se lo tracannò senza batter ciglio. Poi se ne uscì fuori con una richiesta che al barista parve assurda: “Non è che avreste un po’ di Albert Ayler, di Archie Shepp o di Bill Dixon?”
Il barista gli sgranò gli occhi addosso: “No, Signore. Mi spiace, ma non sono cocktail che io conosca.”
Wu Ming Uno scosse il capo, profondamente rattristato: “Sono uomini di musica.”
Il barista rimase con gli occhi sgranati: “No, non conosco questi qui. Però ho Shakira.”
“Shakira?”
“Sì, è molto di moda. Pensi che persino il Nobel per la Letteratura, Gabriel Garcia Marquez, è un suo incallito fan.”
Wu Ming Uno fece finta di capire, di fare mente locale, ma niente: Shakira era un nome che non gli diceva nulla. Però quel Marquez, quello lo conosceva, per fama.
“Se a Marquez piace, piacerà pure a me che sono Wu Ming Uno.”
Il barista azzardò un sorriso: “Le faccio servire il suo ultimo successo, La Tortura?”
“Sì, d’accordo. Però a volume moderato, mi raccomando.”
Il barista gli sorrise in maniera indecifrabile e portò via le chiappe. Dopo un paio di minuti, “La Tortura”, la voce di Skakira si diffuse nel locale.
“Non è male.”
“Sì, è carina.”
“Però non è John Coltrane.”
“E lo credo bene: è assai più figa.”
Wu Ming Uno storse il naso: “Lei mi sa che è uno di quelli fissati colla figa. Ce l’ha in testa la figa. Forse mi sbaglio…”
“No, non si sbaglia: io amo le donne. Lei no?”
“Sì.”, si affrettò a confermare Wu Ming Uno.
“Sa, io leggo poco, però quando leggo, da un libro pretendo che dentro ci sia anche una componente sessuale, altrimenti m’annoio.”
“Perché me lo dice?”
”Così, per non far morire nel nulla la conversazione. Non troppo tempo fa, non ricordo bene dove, ho incontrato una tizia che si faceva chiamare Sonia Langmut. Be’, questa signora m’ha detto, in un orecchio, che nessuno dovrebbe mai morire.”
“E che significa?”
“Non lo so.”
“E allora perché l’ha ripetuto a me?”
“Lei è uno scrittore, e pure un critico – a tempo perso? – così m’è parso di capire: speravo potesse aiutarmi a capire.”
“Io non so niente. So solo che il 21 luglio 1967, St Peter’s Church, New York, il funerale di John Coltrane.”
“Ha partecipato?”
“Non m’hanno invitato.”
“E perché me l’ha detto allora? Non c’entra niente col discorso iniziato. E io ci capisco ancor meno di prima.”
“Sta facendo della satira, così mi par di capire.”
“Satira? Di preciso non saprei, questo glielo dico proprio come fossi suo amico. La satira è una cosa complicata, quindi io accantonerei qui e parlerei di tubi.”
“Lei sta facendo della mitopoiesi!”
“Be’, se è lei a dirlo, credo che possa esser così, anche se devo avvertirla che io di mito ecc. ecc. non ci capisco granché. Ma una volta ho avuto a che fare con uno che voleva che gli tirassi tubi per una lunghezza di cinque chilometri. Io gli spiegai che si trattava d’un lavoro lungo e difficile. E lui ha ribattuto che gl’andava bene, purché facessi presto. Al che ho cercato di fargli capire che ci avrei impiegato parecchio tempo. E lui ha ribattuto che gl’andava bene, purché facessi bene! Allora sono stato costretto a puntualizzare che io da solo quel lavoro non potevo farlo, e che non potevo dargli né una data né una sicurezza perché coi tubi non si sa mai come va a finire… Alla fine i tubi gliel’ho tirati per tutti e cinque i chilometri, impiegando cinque anni esatti, di lavoro: il problema è stato che i tubi nel giro d’un mese erano pronti, ma poi sono intervenuti altri fattori, soprattutto di tangenti. Ognuno voleva la sua fetta di torta per quei cinque chilometri di tubi.”
“Ma avevano dei diritti a vantare su quei cinque chilometri?”
“Sui tubi no, ma sui cinque chilometri forse, perché adesso ci passa il petrolio in quei tubi che son lunghi abbastanza.”
“E il petrolio da dove verrebbe?”
“Da una buco nel terreno, che è in mezzo al deserto.”
“Insomma una storiaccia come quella che Pasolini ha abbozzato nel suo ultimo romanzo, ma mai terminato, ‘Petrolio’.”
“Non ho mai letto questo Pasolini.”
“Allora avrà letto sicuramente ‘Scirocco’.”
”No, proprio per niente. Perché me lo chiede?”
“Perché c’è tutta quella mitopoiesi che Pasolini aveva iniziato in ‘Petrolio’, petrolio che è poi confluito in ‘Scirocco’ di Girolamo De Michele, un libro che ho fortemente voluto. Che ho spacciato al meglio delle mie possibilità in ogni angolo critico e acritico e acrilico.”
“Non è chiaro, ma forse è colpa della mia ottusità: io sono soltanto un idraulico specializzato.”
“Ha ragione, ha ragione.”
Rimanemmo in silenzio ad ascoltare Shakira: “No puedo pedir que el invierno perdone a un rosal/ No puedo pedir a los olmos que entreguen peras/ No puedo pedirle lo eterno a un simple mortal/ Y andar arrojando a los cerdos miles de perlas…” **
“Questa canzone mi sta torturando: sono dieci volte che la fanno passare.”
“A me non dispiace: certo non è Coltrane, ma bisogna sapersi accontentare. In fondo pure lei fa parte del Grande Progetto.”
“Quale?”
“Ma come, quale? Quello della Mitopoiesi, ovviamente.”
“E ‘New Thing’?”
“Ovviamente è mitopoiesi.”
“Le devo confessare che io quel libro l’ho letto per sbaglio.”
“In che senso?”
“E’ andata pressappoco così: ero andato in libreria per comprare ‘Cento colpi di spazzola’ di Melissa P., ma tutte le copie erano finite. Esaurite. Sold Out. E’ stato il cassiere, annoiato, a rifilarmi ‘New Thing’, assicurandomi che m’avrebbe tenuto il morale alto. Ma così non è stato. M’ha buggerato. Ma la colpa è stata mia: avrei dovuto capirlo che mi stava rifilando ‘na sola, ce l’aveva scritto in faccia, su quella sua faccia annoiata e schifata.”
“L’ha dunque preso per sbaglio…”
“Effettivamente sì, per sbaglio. M’ha molto annoiato. E’ finito nella Top 100 dei libri più noiosi che abbia mai letto.”
“Nella Top 100?”
“Sì. Il fatto è che io ho letto due libri in tutta la mia vita.”
“E allora perché l’ha chiamata Top 100?”
“Che io sappia, non s’è mai vista una Top 2.”
“Capisco.” E con quel capisco detto con un filo di voce, praticamente un pigolio nella strozza, Wu Ming Uno l’ho visto cadere in profondissima depressione caspica.
“Ho letto ‘New Thing’ e ‘Il mio primo libro di catechismo’, questi i soli libri della mia vita. Ma, in tutta sincerità, il catechismo è molto meglio del suo romanzo, per quanto io capisca poco o niente di letteratura, praticamente un tubo. Però uno che è ignorante come me, sì, pure uno che ignorante come me lo capisce subito quando un libro è noioso e quando invece no. Il suo m’ha spinto sul baratro della più profonda depressione: non le dico quante sedute psicosomatiche per venirne fuori.”
Wu Ming Uno tacque rassegnato, depresso, quasi rischiava di cadere dal trespolo su cui s’era accomodato.
Lo lasciai così, lì, da solo, mentre “La Tortura” di Shakira passava per l’ennesima volta.  
 
Dopo aver conosciuto l’uomo che aveva scritto il libro più noioso del mondo, ho incontrato Il Critico, quello che aveva snobbato ‘New Thing’. Ci siamo incontrati per puro caso: lui, semplicemente, aveva bisogno che gli sturassi il lavandino e consultando le Pagine Gialle ha chiamato proprio me. Sono arrivato a casa sua: sul campanello c’era scritto, IL CRITICO. Ho suonato e me lo sono trovato davanti. Sono entrato nella sua casa: e subito ho visto una copia di ‘New Thing’, una copia abbandonata in un angolo. Ma io sono uno che certi particolari li nota subito, e subitissimo ho capito tutto.
“Lei è Il Critico.”
“Può dirlo forte.”
“L’ho capito subito. La targhetta sul campanello di casa.”
“Sì, non tutti sono acuti come lei. Spero sappia sturare bene i lavandini.”
“Sono il migliore sulla piazza.”
“Sì, certo, come no!”
“Posso farle una domanda imbarazzante prima di mettermi al lavoro?”
“Sputi!”
“Ho visto che ha una copia di ‘New Thing’: l’ha letto?”
“Ah! Sì, l’ho letto. Ma perché me lo chiede?”
“Pochi giorni fa ho incontrato l’autore.”
“E allora?”
“Abbiamo parlato. O meglio, è stato lui ad attaccare bottone con me.”
“Bene. Mi sembra che non ci sia nulla di male.”
“Il fatto è che m’ha parlato di lei.”
“Immagino.”
“Non sembra che la cosa la turbi.”
“No, non mi turba affatto: sono sulla bocca di tutti. I rischi del mestiere.”
“Capisco. A ogni modo, Wu Ming Uno s’è lamentato con me che lei non l’ha cagato manco di striscio.”
“Non ero obbligato.”
“Sì, è quello che ho cercato di fargli capire pure io.”
“E alla fine non ha capito.”
“E’ come dice lei: pretendeva che lei se lo cagasse. Assurdo.”
“Assurdo”, ripeté Il Critico – che aveva un naso esageratamente grande, lungo come il becco d’un pappagallo.
“Ma le è piaciuto il libro di questo Wu Ming Uno?”
“Se mi fosse piaciuto non starebbe in quell’angolo a tappare un buco.”
“C’è un buco in quell’angolo?”
“Sì. Un buco occupato da alcuni maledetti topi grossi come salmoni. Sono sicuramente dei topi che hanno subito qualche alterazione del DNA. Ma me ne occuperò a tempo debito, dopo che lei m’avrà sturato il lavandino. Per adesso ‘New Thing’ può bastare: quei bastardi non ce l’hanno mica il coraggio di rosicarsi quel libro! Lo temono più dell’Inferno. In fondo in fondo il lavoro di quel Wu Ming Uno è servito a qualcosa. Domani, se mi alzerò col piede giusto, magari gliele scrivo due righe. Ma adesso si occupi del lavandino… Le faccio strada.”
Ho seguito Il Critico senza osare più un’altra inutile parola.
E ho iniziato il mio lavoro.
Per la cronaca, dal tubo di scarico di quel lavandino ho tirato fuori la zampa d’un castoro, e altre cose così.   
    
 
* Citazione da “La chiave a stella”, Primo Levi
** “La Tortura” performed by Shakira, da “Fijacion Oral Volume 1”, 2005

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:30 | racconti, satira, umorismo, primo piano, provocazioni, stronzate, goliardia, bullshits, science-fiction, avantpop, new italian epic | clicca per commentare commenti (4)



Editoria e Premi letterari

written by King Lear    - sabato, agosto 09, 2008



Editoria e Premi letterari
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
Dire che i premi letterari sono truccati, o in mano agli Editori, fa inalberare gli addetti ai lavori, e chi i premi li indice, e chi parteggia per un autore piuttosto che per un altro. Tuttavia da qualche anno a questa parte, ad esempio, il Premio Strega è diventato una kermesse non meno volgare e scontata del Festival di Sanremo: l’ultimo grande Romanzo che ho visto premiato è stato “Chimera” di Sebastiano Vassalli. Gli ultimi anni del premio sarebbero da cancellare con un colpo di spugna, subito. In ogni caso il tempo, implacabile giudice, eliminerà dalla Memoria e dalla Storia tanti e tanti scrittori che sono stati portati in alto dal marketing, senza che dietro di essi ci fosse del naturale e vero talento. Per nostra fortuna il tempo è un giudice implacabile, che non si ferma di fronte a niente e nessuno, foss’anche Dio in persona. Sono dell’avviso che nel giro di pochissimi anni nomi quali Margaret Mazzantini, Niccolò Ammaniti, Paolo Giordano, saranno meno di ombre.
 
Il libro, da sempre, è stato anche un oggetto di consumo e in ciò non c’è niente di male; purtroppo in quest’ultimi anni il libro è stato ridotto a mero oggetto di consumo «usa e getta», per cui non dura neanche un anno. Si scrivono e si pubblicano libri scevri di contenuti e di stile: ovvio che vendano solo durante il momento della moda, e che nel giro di un anno o giù di lì siano sol più buoni per finire al macero, nemmeno buoni per una seconda possibilità nei remainders.
 
Le scuole di scrittura hanno contribuito non poco a mettere sul mercato scrittori, che tali non sono: non è sufficiente che uno oggi sappia tenere in mano una penna per poterlo indicare, senz’ombra di dubbio, che è uno scrittore, per giunta con la S maiuscola. Per i semi-analfabeti sono state create collane editoriali apposite, che hanno nomi assurdi o molto elastici, tipo Strade Blu e Stile libero, giusto per citarne due da tutti conosciute. In queste collane vengono accolti sédicenti scrittori, perlopiù contemporanei, che con la scusa di adoprare uno stile minimalista (o carveriano) si permettono di scrivere in una lingua inesistente, vagamente somigliante all’italiano. E solo di rado si rischia d’incappare in un lavoro un po’ valido. Sia come sia, i libri che non valgono, domani non saranno più: ci sono troppi libracci scritti per essere dei prodotti e la Storia non può permettersi di conservare tutto l’«usa e getta» che la società produce.
 
Non troppo spesso autori - che nella propria epoca non trovano riscontro - vengono scoperti (o riscoperti) postumi. Non è una grande consolazione, ma è pur sempre qualcosa che vale la pena di prendere in considerazione. Non di rado sono i piccoli editori a recuperare da un ingiusto oblio autori validissimi, ma che nel loro tempo storico non incontrarono l’attenzione del pubblico e della critica; e molti libri veramente validi, sotto ogni punto di vista, vengono oggi pubblicati dalla piccola editoria, il cui tallone di Achille è purtroppo la distribuzione. Tuttavia il lettore che vuole leggere un buon libro, che non vuole infognarsi nella lobotomizzazione imperante, con un po’ di buona volontà riesce a reperire quegli autori e quei titoli che gli interessano. Par superfluo evidenziarlo, ma il lettore deve anche sapersi tenere informato sulle uscite editoriali, altrimenti tanto vale che si getti a capofitto nelle mode del momento.
 
Il NIE è una subdola astuzia per dichiarare “noi siamo quelli che scrivono bei libri, tutti gli altri fanno cagare”. E’ questo il messaggio ultimo nel New Italian Epic, un messaggio che non è neanche poi troppo velato e che i critici hanno impiegato tempo zero a evidenziare. In sostanza non un critico, dal più famoso al più micragnoso, ha preso sul serio il NIE: a prenderlo sul serio è stato solamente chi compromesso nel NIE, compresi due o tre critici inventatisi tali per l’occasione!
Il bisticcio fra critici e questi autori è cominciato un po’ di tempo or sono; ma credo che oggi sia alle sue battute finali, considerati i risultati ottenuti, che rasentano lo zero assoluto. In ogni caso, questi scrittori, che da sé si sono autocelebrati come LA VERA LETTERATURA ITALIANA, sono riusciti a raccogliere un po’ di tante risate e non da ultimo il fastidio dei critici. Si spera che questi signori adesso, complice l’estate, si diano una bella calmata e tornino a scrivere invece di sputare addosso a tutti come cammelli.
 
La critica ha il dovere di sfrondare la cultura: inutile portare avanti ciò che non vale, è deontologicamente sbagliato. La critica deve saper essere anche cattiva, anzi deve essere cattiva, altrimenti non sarebbe tale e non servirebbe né la Cultura né i lettori.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 15:01 | riflessioni, polemiche, editoria, scrittura, primo piano, critica, prima pagina, scrittori, critici, opinionismo, premio strega, critici letterari, new italian epic, diritti dei critici | clicca per commentare commenti (56)



wu ming, new italian epic

written by King Lear    - sabato, agosto 02, 2008



wu ming


new italian epic



wu ming - new italian epic


"noi siamo il futuro"




Bruce Springsteen - We shall overcome


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 14:32 | video, scrittori, paparazzi, new italian epic | clicca per commentare



Mistress Eliselle. Fidanzato in affitto. Newton Compton Editori

written by King Lear    - venerdì, luglio 11, 2008


mistress Eliselle



Mistress Eliselle


Fidanzato in affitto


 
intervista a cura di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Eliselle - Fidanzato in affitto1. Tu, Eliselle, timida e sottomessa, uguale a Cristal?
Nel tuo ultimo romanzo “Fidanzato in affitto”, edito da Newton & Compton, la protagonista appare, per lo meno all’inizio, più come una totale imbranata che non come una possibile femme fatale.
Quale necessità ti ha spinta ad affrontare il mondo fetish, tra dominatori, mistress, slaves e quant’altro?
 
Timida sì, sottomessa no. Cristal è un personaggio dedicato alle ragazze “che amano troppo”, quelle che sono disposte a tutto pur di compiacere il proprio uomo, anche a scapito di se stesse. E per questo motivo perdono di vista i propri bisogni. L’ho calata in un mondo, quello del fetish e dei rapporti tra dominatrici e schiavi, per far nascere il contrasto e le contraddizioni che ha dentro di sé, e poi diciamocelo: è un mondo molto affascinante.
 
 
 
2. Ho trovato che il mondo da te descritto nel romanzo sia quasi tutto basato su dei cliché, per altro abbastanza edulcorati, quando è invece risaputo che le pratiche sadomaso sono piuttosto crudeli ed estreme, e in alcuni casi pericolose se non addirittura letali. Cristal invece, nonostante i consigli delle amiche, non diventa crudele fino in fondo: rimane fedele a sé stessa, solo un po’ più dispettosa, come una bambina che ha scoperto che giocare a tagliare le code alle lucertole può essere divertente.
 
È un mondo edulcorato quello che ho descritto, ma è stata una scelta voluta e ponderata: ho voluto dare una chiave di lettura ironica e molto personale che si discostasse da altri libri che ho letto sull’argomento e che ho trovato addirittura più “omologati” del mio, in cui abbondavano veramente i luoghi comuni. Cristal si cala in questo mondo da scettica e non abbandona mai la propria titubanza, ma durante il suo percorso personale scopre che è cresciuta interiormente, ha trovato dei punti di forza caratteriali che credeva di non avere: non è necessario diventare crudeli per maturare, quel che è necessario è fare i conti con se stessi.
 
 
 
3. Cristal viene mollata dal fidanzato in un ristorante di lusso. In meno di un minuto solleva un disastro, per cui le vengono richiesti quasi 10.000 € di danni. Ovviamente Cristal è una eterna precaria, senza il becco di un quattrino; ma c’è che deve pagare i danni, o per lei saranno guai ben peggiori. Ha tre mesi di tempo per far fronte al debito contratto. Non sa come fare per rimediare i soldi necessari. Ma poi incontra una vecchia amicizia che le suggerisce di prendersi uno “schiavo”.
Tu, Eliselle, sei mai stata schiava di qualcuno? Ed ancora: hai mai pensato di prenderti uno “schiavo” che ti lecchi le scarpe, ad esempio?
 
Schiava in senso stretto o in senso lato? Perché anche io, come credo il 90% delle donne, ho vissuto un amore che mi ha fatto soffrire e col senno di poi ho capito che ero schiava (mentalmente) di quel rapporto e di quella persona. Schiava come gioco erotico o come esplorazione della mia sessualità no, se mi chiedessero di scegliere un ruolo, sceglierei quello della padrona, mi si addice di più. E sì, ho pensato di prendermi uno schiavo che mi regali tante scarpe! Ma quale donna non lo vorrebbe?!
 
 
 
4. Cristal è lo stereotipo della tipica ragazza imbranata, incapace di stare con un uomo, per il semplice fatto che la relazione con Max, suo ex fidanzato, era di pura sottomissione. Ha 25 anni e una paura boia di guardare il mondo per quel che è realmente: spietato. Lei non vorrebbe essere spietata – e con tutta probabilità non ce l’ha in seno la cattiveria per farsi strada in una società sempre più maschilista -, ma alla fine accetta di prendere con sé uno schiavo, Dorian. Dorian è apparentemente sottomesso, un perfetto adone, il sogno di tutto le ragazze o quasi. E’ bello, è alto, è biondo, ha gli occhi azzurri, è obbediente: non fosse per il fatto che ama essere sotto Padrona, lo si potrebbe disegnare come la controfigura del vizioso Dorian Gray. Chi è il Dorian di “Fidanzato in affitto”? Come è nato? E’ solo il frutto della tua immaginazione?
 
Il “mio” Dorian è lo schiavo ideale, ed è nato attraverso tre fasi principali: grazie a contatti virtuali con schiavi che mi hanno raccontato le proprie esperienze, grazie a letture specifiche sull’argomento che contenevano testimonianze dirette e, infine, grazie alla visione di vere e proprie performance fetish in cui sul palcoscenico si esibivano padrone e schiavi. Questo ha creato una base su cui lavorare. L’immaginazione ha fatto il resto.
 
 
 
5. Oggi, molto più di ieri, gli uomini sono degli insicuri, in particolar modo con le donne. Ciò è dovuto in parte alle mutate condizioni sociali, difatti viviamo in una società divisa in due: ricchi da una parte e poveri dall’altra. La middle class non esiste più, di conseguenza non esiste più neanche la modesta ambizione di sposare il classico operaio Fiat, che se non altro avrebbe un posto fisso che gli durerà a vita. Una indagine sociologica ha evidenziato che le coppie scoppiano proprio perché o lui o lei è senza un lavoro fisso. Per i precari, per i disoccupati, non c’è possibilità alcuna, nemmeno quella di una relazione di coppia. Nel mondo edulcorato di “Fidanzato in affitto” si legge anche questa verità fra le righe. Vuoi approfondire?
 
È una realtà abbastanza triste che non permette di avere un minimo di certezze in una vita già precaria di suo. Io ne faccio parte perché il lavoro di copywriter freelance non è certo un mestiere che ti può dare stabilità, ma d’altro canto anche coi miei tentativi di cercare lavori che oggigiorno vengono considerati “più sicuri” non sono stata più fortunata, anzi: sono stata vittima delle solite trappole dei contratti a tempo determinato, a progetto, mensili, bimestrali e via dicendo, che in realtà servono solo alle aziende per avere un ricambio continuo di persone “usa e getta” e tagliare sulle spese. E sì, le relazioni di coppia in questo clima possono farsi ancora più difficili: non ho mai creduto al proverbio “due cuori e una capanna”, ma adesso come adesso non ci si può permettere nemmeno la capanna...
 
 
 
6. Ultimamente scambi di coppie (sul filo del rasoio), festini a base di cocktail di droghe e di sesso estremo, ma soprattutto orge in stile fetish con tanto di armamentari nazifascisti sembrano essere diventati l’ultima moda, così tanto che quasi nessuno si sconvolge più del necessario. Sicuramente avrai letto di Mistress Abi: nello scandalo troviamo coinvolti dei vip e non di certo dei morti di fame. Nel tuo romanzo accenni che sono proprio le persone che meno te lo crederesti che invece sono dei sadomaso incalliti. Tu, come te lo spieghi? “Fidanzato in affitto” vuol essere semplicemente una storia o anche una riflessione, per quanto delicata, intorno al mondo del latex e del pvc?
 
Credo sia una questione di ruoli a cui bisogna sottostare: chi tutti i giorni ha in mano il potere (sotto diverse forme), è più probabile che decida di concedersi una pausa dalla propria vita, in cui è abituato a decidere per gli altri, e scelga un ruolo che non interpreta mai, lasciandosi dominare. È una sorta di catarsi. “Fidanzato in affitto” è una storia ironica, ma al suo interno ci sono riflessioni sul mondo della dominazione che mettono in relazione questo sottobosco (che comunque crea ancora qualche scandalo) con la vita di tutti i giorni, quella che spesso viene considerata “normale”, ma che poi (a ben guardare) tanto normale non è. È una mia interpretazione della schiavitù intesa in senso lato: alla fine tutti siamo schiavi di qualcosa o di qualcuno, e il più delle volte lo vogliamo noi.
 
 
 
7. La protagonista è circondata da amiche che sono delle vere oche. Come mai? Si dice, “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei!” Dobbiamo forse pensare a Cristal (anche) come a una potenziale oca?
 
Di ochette autentiche in realtà nel romanzo ce ne sono due, Amanda e la sua compagna di merende. La migliore amica di Cristal infatti la definirei più che altro una “svampita”. Morgana invece è forte ma fragile. Cristal è solo molto, molto ingenua e insicura, ma questo non significa che sia un’oca: infatti dimostra di saper tirare fuori il carattere proprio grazie al suo “percorso iniziatico”.
 
 
 
8. Nonostante tutte le sue imperfezioni caratteriali, nonostante tutti i guai in cui si trova impelagata di punto in bianco, Cristal esiste sempre dentro a un’ironia da situation comedy: com’è possibile?
 
Perché questo è lo spirito del romanzo, che vuole essere di puro intrattenimento ed evasione. Da sempre sostengo che esiste una letteratura di “compressione” e una di “decompressione”: la prima ti costringe a fermarti a riflettere e a volte è così potente che ti porta persino a rivedere la tua vita, la seconda invece ti permette di staccare il cervello e di goderti un po’ di ore in relax, senza pensare a nulla. Per me hanno entrambe importanza, io stessa alterno questo tipo di letture. Con “Fidanzato in affitto” volevo scrivere e far leggere qualcosa che fosse ironico e “distensivo”.
 
 
 
9. A tuo avviso che limite non si dovrebbe superare nella moralità e nel pudore, che ogni individuo si è segnato nella mente o nell’anima? Dove inizia la perversione sessuale, dove inizia l’asservimento a qualcuno o qualcosa?
 
La perversione inizia quando non c’è più condivisione d’intenti, quando inizia la violenza di una parte sull’altra. Per come la vedo io, la perversione è prevaricazione. L'asservimento inizia quando perdi di vista te stesso e le tue esigenze e metti davanti quelle di un'altra persona.
 
 
 
10. “Fidanzato in affitto”, che cos’è, l’ennesimo romanzo rosa? Mi sembra che gli scaffali delle librerie siano stracarichi da tempo di letteratura rosa (o al femminile): c’era davvero bisogno di un altro harmony leggermente più osé? Vorrei che mi spiegassi le ragioni per cui hai scritto questo romanzo, che in definitiva, stringi stringi, è una storia d’amore, o se preferisci la storia di una ragazza che viene sedotta e abbandonata.
 
Il bello è che il mio romanzo non è per nulla osé, anzi, è molto più casto di quei romanzi definiti “rosa” in cui c’è puntualmente la scena di sesso bollente alla pagina x del determinato capitolo. Una noia mortale. Ho volutamente evitato situazioni erotiche, visto l’argomento, perché avrei rischiato di cadere nelle banali trappole del sesso-estremo-per-vendere e ho preferito privilegiare gli aspetti psicologici e sentimentali, ma senza abusare dei cliché di genere. La ragione per cui ho scritto “Fidanzato in affitto”? In realtà è molto semplice: perché amo scrivere le storie che mi piacciono, e questa faceva parte della categoria.
 
 
 
11. Se dovessi attribuire un’etichetta al tuo ultimo lavoro, quale sceglieresti? Perché?
 
Le etichette non sono il mio forte e non le sopporto, però lo definirei una commedia: non utilizzerei il termine “femminile” perché, per assurdo, fin’ora ho ricevuto ottime critiche e pareri positivi, molto più dagli uomini che dalle donne, quindi è un libro abbastanza trasversale, che fa ridere tutti. La cosa mi fa piacere.
 
 
 
12. Credi nelle etichette letterarie, o sei piuttosto dell’avviso che queste siano solamente un inutile vizio della critica per parlare di un testo e magari relegarlo nell’oblio o tra i romanzetti d’appendice?
 
Come ti dicevo, non amo molto le etichette. Credo sviliscano i testi, soprattutto quei testi di “compressione” di cui parlavo qualche domanda fa. Forse servono più a chi vende i libri, piuttosto che alla critica letteraria: incasellare e presentare i libri in una determinata zona della libreria facilmente identificabile rende più immediato il percorso e più semplice l’acquisto. In tempi di crisi, “semplificare” la vita ai lettori è d’obbligo, no?
 
 
 
13. Si è fatta una gran cagnara intorno al New Italian Epic. Una domanda così, mi spiace per te, ma dovevi prevederla. Anzi, non mi dispiace, quindi mi auguro tu voglia rispondere con piena sincerità. Che cos’è il New Italian Epic per te, Eliselle? Esiste o non esiste? E’ utile o è una “baggianata” come ha decretato Carla Benedetti («È una baggianata. È solo autopropaganda» - Carla Benedetti)?
E “Fidanzato in affitto” potrebbe in qualche modo entrare a far parte del non poco arzigogolato manifesto del New Italian Epic?
 
Ho letto poco sull’argomento e non ho seguito il dibattito e le polemiche scaturite attorno al saggio sul New Italian Epic, ma mi pare forse eccessivo inserire il mio romanzo nella serie di titoli che sono stati citati come facenti parte di questa corrente letteraria, considerate soprattutto le finalità di “Fidanzato in affitto” (intrattenere, intrattenere, intrattenere). Poi, sinceramente, questi sono mestieri da critici letterari, cosa che io non sono.
 
 
 
14. Chi ti ha spinta, o aiutata, a pubblicare per i tipi Newton Compton Editore? O sei arrivata così in alto grazie alle tue capacità di seduzione?
 
Capacità di seduzione io? Non prendermi in giro, dai! Ho fatto quello che qualsiasi scrittore-banzai senza un agente letterario avrebbe fatto: ho preso il telefono, ho chiamato la Newton Compton e ho esclamato “ho una proposta editoriale per voi”. Loro mi hanno passato l’ufficio competente, lì mi hanno fatto qualche domanda sul testo e infine mi hanno detto “ok, lo leggiamo, spediscilo”. È piaciuto ed eccolo lì, un anno dopo, nella collana Anagramma. Una collana che ho sempre seguito. Non mi pareva vero quando mi hanno detto sì.
 
 
 
15. La famosa torre: tu e tre rinomati critici. Ne devi necessariamente buttare uno di sotto. Non ci sono altre strade percorribili, tranne nel caso tu voglia salvare tutt’e tre e sacrificarti buttandoti tu nel vuoto, ma così finirebbe la tua vita e anche la tua carriera di scrittrice. Tre critici dicevo: Filippo La Porta, Carla Benedetti, Antonio D’Orrico. Chi butterai giù? Per quali motivi? No, niente risposte diplomatiche, Rubina. Non questa volta. Un nome e perché.
 
D’Orrico. Perché dopo Faletti è stata tutta una discesa.
 
 
 
16. In “Fidanzato in affitto” offri una immagine non proprio esaltante del mondo maschile: o sono dei sottomessi come Dorian o sono degli arroganti come Max. Gli uomini che sono in questo tuo lavoro non godono di alcuna attenuante, quasi che l’universo femminile non sia in grado di capirli o molto più semplicemente di accettarli. Ad un certo punto la protagonista viene indicata come un’“amazzone”. Quello che ti voglio chiedere, Eliselle è: pensi che i maschi italiani siano dei mammoni, dei pavidi, degli incapaci, degli arroganti, punto e basta? Forse le donne sono anche loro colpevoli, colpevoli di aver voluto dei mammoni o degli arroganti al loro fianco: lo stereotipo della coppia moderna è quello di chi si accompagna a un arrogante o a un mammone. Non ci sono quasi mai vie di mezzo. Forse è vero che alle donne l’uomo piace soprattutto se è stronzo: non a caso, Cristal si era innamorata di uno così, e anche dopo che l’ha lasciata lei ha continuato a pensarlo, a pedinarlo addirittura.
 
Ennò, e Robby dove me lo metti? Lui è un cazzone ok, però è un personaggio molto positivo. E guarda un po’, è pure maschio. Le attenuanti ci sono eccome. E il termine “amazzone” è impropriamente affibbiato a Cristal dai giornalisti di cronaca (altra categoria abbastanza tartassata nel romanzo, descritta come approssimativa e a dir poco fantasiosa quando si tratta di riportare le notizie). L’amore può far fare cose stupide, come pedinare un ex che si credeva di amare o tenersi accanto un uomo che ti tratta male, ma si può guarire da queste aberrazioni: basta ritrovare il rispetto per se stesse. E poi non è vero che l’uomo piace se è stronzo: ti assicuro che conosco parecchie donne che gli stronzi li mandano a quel paese, senza passare dal via.
 
 
 
17. Hai mai reso qualcuno schiavo di te, deviandone inconsapevolmente il carattere?
Le donne fanno sia le pentole sia i coperchi, e dopo il Sessantotto le pentole sono diventate tutte o quasi d’acciaio inox e antiaderenti, capaci di cuocere i polli più impossibili, anche quelli di plastica e geneticamente modificati. Ad esempio tu credi che io mi sia divertito nel vedere il povero Dorian sottomesso, ridotto a mero zerbino? Credi che me la sia bevuta che il suo più grande desiderio era quello di essere adoperato proprio come uno zerbino umano? Forse hai offerto del maschio italiano una immagine un po’ – come dire…? – avvilente, che qualcuno potrebbe non perdonarti. Difenditi se ne sei capace.
 
Ma guarda, nemmeno io credevo che esistessero uomini come Dorian fino a quando... non ne ho conosciuto qualcuno in carne e ossa. E dovevi vedere che sguardi adoranti lanciavano alle loro legittime padrone. Gli schiavi o aspiranti tali sono una piccola parte della popolazione maschile, non certo la maggioranza, ed è impossibile che gli uomini possano sentirsi offesi dal mio romanzo o dal modo in cui ho dipinto Dorian. È una realtà minima, ma molto curiosa e interessante. E io non ho mai reso schiavo nessuno, anzi, preferisco vivere relazioni tranquille in cui non vi siano prevaricazioni né dall’una né dall’altra parte.
 
 
 
18. Sei una femminista?
 
No. In barba a chi lo pensa.
 
 
 
19. A chi consiglieresti di leggere “Fidanzato in affitto”? Solo alle ragazze “che amano troppo” e alle casalinghe, o è un libro adatto a tutti, anche ai tanto vituperati maschi?
 
È adatto a tutti e sono convinta che gli uomini si potrebbero divertire anche più delle donne, a leggerlo.
 
 
 
20. Quale sarebbe la colonna sonora adatta per “Fidanzato in affitto”? Che brani musicali legheresti al tuo lavoro e perché?
 
Sembrerà banale, ma... Madonna, da Human Nature in poi. È lei l’icona fetish per eccellenza. Ed è l’unica cinquantenne a potersi permettere di indossare gli stivali in latex fino a metà coscia senza apparire ridicola (guardare il video di Give it 2 me per credere). La odio e la ammiro per questo!
 
 
 
21. Sogni nel cassetto? Progetti futuri?
 
Sogni nel cassetto, poter continuare a scrivere. Progetti futuri, trovare un lavoro con la L maiuscola.
 
 
 
22. Scordatelo. Non sarò mai il tuo zerbino. Però ti auguro tanta fortuna con questo romanzo, sperando che il prossimo dia un po’ di voce in capitolo in più al maschio italiano.
 
E pensare che ti avrei messo volentieri davanti all’uscio di casa mia! Grazie Giuseppe per le tue domande da vero... padrone!
 
  
Fidanzato in affittoEliselle – Collana Anagramma – Newton Compton Editori – 320 pp – ISBN 978-88-541-1127-1 - Euro 9,90


Fidanzato in affitto - il booktrailer


Il blog di Eliselle: http://eliselle.splinder.com

Il sito di Eliselle: http://www.eliselle.com

Eliselle su Delirio.net: http://www.delirio.net



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Appunti a uso e consumo di Biondillo e Wu Ming 1

written by King Lear    - martedì, luglio 08, 2008





Sull’attuale stato della Letteratura italiana

Appunti a uso e consumo di Biondillo e Wu Ming 1
 
 

 
 
Signor Gianni Biondillo,
 
 
non condivo una sola acca di quello che Lei ha scritto, cercando invano di portare acqua al suo mulino in nero, o in giallo se preferisce. Solo questo. Aggiungo però che non saranno né i Wu Ming, né Lei o Giancarlo De Cataldo a fare la Letteratura; né servono i dozzinali articoli scritti in memoria di Pier Paolo Pasolini, Beppe Fenoglio, Amelia Rosselli, ecc. ecc. per riportare nelle biblioteche e nei cuori degli italiani il vero spirito della Grande Letteratura. La critica minimalista adoperata oggi, quando non addirittura di carattere revisionista, è soltanto un male portato in maniera piuttosto subdola a esclusivo sfavore dei classici. Il New Italian Epic, ad esempio, è il sublime manifesto al Niente Assoluto; e non ci sarebbe poi niente di male nell’esaltarlo, se solo non ci si proponesse di revisionare i classici per occultarli di peso nel Niente.  
Semplicemente, oggi, la Letteratura non esiste più, se non per tre o quattro nomi: Umberto Eco, Aldo Busi, Sebastiano Vassalli. Quelli che Lei indica, Alberto Garlini, Giacomo Sartori, Luca Ricci, Andrea Bajani, Marco Missiroli, Biagio Cepollaro, Francesca Matteoni, Andrea Raos, Giordano e Piperno e Saviano, sono piccoli - davvero piccoli - calibri, innocenti per compostezza retorica di stili e di contenuti. Domani di questi autori non rimarrà nemmeno una virgola. O un epitaffio.
Signor Gianni Biondillo, gli autori, per lo meno alcuni di quelli da Lei citati, sono stati inseriti - non si sa bene con quale criterio - nel manifesto del New Italian Epic o in articoli a esso inerenti o a esso collegati. Forse a Lei, Signor Roberto Bui (Wu Ming 1) potrà non piacere che si indichi il New Italian Epic come un manifesto, allora glielo spiego altrimenti: autoesaltazione fine a sé stessa, una molta piatta forma di autocelebrazione, sperando forse in un ritorno pubblicitario. E con linguaggio più diretto e fantozziano: “una cagata pazzesca”.
Sinceramente, con rispetto parlando, Signor Roberto Bui, farebbe bene a riprendersi, ad aver più cura di sé stesso invece di sparare castronerie che non stanno né in cielo né in terra.
Non mi sento di essere pessimista come Paolo Di Stefano: Mario Rigoni Stern era già Storia della Letteratura, ben prima dei coccodrilli dedicategli in occasione della morte. Così anche Giuseppe Pontiggia. Di Pontiggia, di Rigoni Stern, di Gina Lagorio si continuerà a parlare ancora a lungo; ma, soprattutto, questi autori di così grande calibro non verranno presto dimenticati né dai lettori (quelli che resistono all’imperante medioevo che oggi fa strage di idee e ideali per mezzo di mode e di veline improvvisatesi scrittrici), né dagli editori, i quali prima o poi dovranno pur uscire dallo stato di cecità che oggi gli ha serrato gli occhi.

I Critici e il New Italian Epic: Mi pare che “Manituana” dei Wu Ming abbia venduto intorno alle 50.000 copie o giù di lì: davvero poco per cinque teste, quando una ragazzina con un romanzetto rosa riesce tranquillamente a vendere 50.000 copie nel giro di pochi mesi, purché abbia alle spalle una casa editrice che non sia un piccolissimo editore. Forse anche da questa consapevolezza, o esasperazione che la si voglia considerare, alcuni scrittori hanno finito con il registrarsi nel New Italian Epic: la speranza, ovviamente, quella di riuscire a darsi maggiore visibilità, credendo che l’unione faccia in ogni caso e sempre la forza. Non mi pare però che essere nel New Italian Epic abbia portato sostanziali vantaggi a qualcuno, né ai Wu Ming, né a Giuseppe Genna, né a De Cataldo (ricordato soprattutto per “Romanzo criminale”), né a Valerio Evangelisti, ecc. ecc. C’è stato sì un po’ di polverone mediatico, fra i critici sostanzialmente, perché il comune lettore non è stato sfiorato dalle castronerie del NIE né da un orecchio né dall’altro, ma morta lì.
Il tentativo di autopromozione, di autocelebrazione che è nel NIE ha portato, così a occhio e croce, più che altro inevitabili (e prevedibili) manifestazioni ironiche e di fastidio.
Chi oggi crede di fare la nuova epica italiana si recensisce e si loda all’interno di una ristrettissima élite di scrittori, più o meno conosciuti: una sorta di club dove tutti si dicono “Bravi!” alzando a dismisura il tono di voce. Chi può dar loro credito? Soltanto chi fa parte di questo club, perché non ha alternative: ci è dentro e deve rispettare le regole non scritte dell’appartenenza al club. I critici, resisi conto di ciò, infastiditi da un simile spocchioso atteggiamento, hanno finito con il defilarsi del tutto, lasciando il NIE a sé stesso, preferendo guardare altrove, in lontananza. Credo davvero che non gli si possa dar torto.

Premi letterari e scuole di scrittura: Dire che i premi letterari sono truccati, o in mano agli Editori, fa inalberare gli addetti ai lavori, e chi i premi li indice, e chi parteggia per un autore piuttosto che per un altro. Tuttavia da qualche anno a questa parte, ad esempio, il Premio Strega è diventato una kermesse non meno volgare e scontata del Festival di Sanremo: l’ultimo grande Romanzo che ho visto premiato è stato “Chimera” di Sebastiano Vassalli. Gli ultimi anni del premio sarebbero da cancellare con un colpo di spugna, subito. In ogni caso il tempo, implacabile giudice, eliminerà dalla Memoria e dalla Storia tanti e tanti scrittori che sono stati portati in alto dal marketing, senza che dietro di essi ci fosse del naturale e vero talento. Per nostra fortuna il tempo è un giudice implacabile, che non si ferma di fronte a niente e nessuno, foss’anche Dio in persona. Sono dell’avviso che nel giro di pochissimi anni nomi quali Mazzantini, Ammaniti, Giordano, saranno meno di ombre.
 
Il libro, da sempre, è stato anche un oggetto di consumo e in ciò non c’è niente di male; purtroppo in quest’ultimi anni il libro è stato ridotto a puro oggetto di consumo «usa e getta», per cui non dura neanche un anno. Si scrivono e si pubblicano libri scevri di contenuti e di stile: ovvio che vendano solo durante il momento della moda, e che nel giro di un anno o giù di lì siano sol più buoni per finire al macero, nemmeno buoni per una seconda possibilità nei remainders.
Le scuole di scrittura hanno contribuito non poco a mettere sul mercato scrittori, che tali non sono: non è sufficiente che uno oggi sappia tenere in mano una penna per poterlo indicare, senz’ombra di dubbio, che è uno scrittore, per giunta con la S maiuscola. Per i semi-analfabeti sono state create collane editoriali apposite, che hanno nomi assurdi o molto elastici, tipo Strade Blu e Stile libero, giusto per citarne due da tutti conosciute. In queste collane vengono accolti sédicenti scrittori, perlopiù contemporanei, che con la scusa di adoprare uno stile minimalista (o carveriano) si permettono di scrivere in una lingua inesistente, vagamente somigliante all’italiano. E solo di rado si rischia d’incappare in un lavoro un po’ valido. Sia come sia, i libri che non valgono, domani non saranno più: ci sono troppi libri scritti per essere dei prodotti e la Storia non può permettersi di conservare tutto l’«usa e getta» che la società produce.
 
Non troppo spesso autori, che nella propria epoca non trovano riscontro, vengono scoperti (o riscoperti) postumi. Non è una grande consolazione, ma è pur sempre qualcosa che vale la pena di prendere in considerazione. Non di rado sono i piccoli editori a recuperare da un ingiusto oblio autori validissimi, ma che nel loro tempo storico non incontrarono l’attenzione del pubblico e della critica; e molti libri veramente validi, sotto ogni punto di vista, vengono oggi pubblicati dalla piccola editoria, il cui tallone di Achille è purtroppo la distribuzi