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Myanmar, ex Birmania: un aiuto concreto subito

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, maggio 07, 2008





Aiutare subito le popolazioni

del Myanmar, ex Birmania
 
 
 
Secondo una fonte Onu, sarebbero oltre 5.000 chilometri quadrati del delta del fiume birmano Irrawaddy ad essere sommersi d’acqua e un milione le persone rimaste senza alcun riparo.
 
Le autorità birmane avrebbero dato l’okay all’arrivo nel Paese di un volo Onu di aiuti umanitari e di un piccolo gruppo di membri dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, nell’ambito delle operazioni di soccorso alle vittime.
 
Tuttavia, dopo il ciclone, sulla dittatura birmana si abbattono oggi le accuse di non aver fatto nulla per salvare la popolazione. E a puntare il dito non è solo l’agenzia delle Nazioni Unite per il contenimento delle calamità ma soprattutto il dipartimento meteorologico indiano, che avvertì la Birmania dell’arrivo del ciclone Nargis con 48 ore di anticipo: “In tempo per evacuare vaste zone”. Ma nonostante le accuse, la giunta militare al potere, costretta dall’ecatombe a permettere l’ingresso agli aiuti internazionali, non ha ancora rilasciato i visti agli operatori delle agenzie internazionali.
 
I carichi degli aiuti rischiano di accumularsi nei magazzini senza poter essere distribuiti alla popolazione, i finanziamenti sbloccati da numerosi paesi rimarranno ancora inutilizzati.
 
Mentre il paese agonizza devastato dal passaggio del ciclone, il bilancio delle vittime continua a salire: ufficialmente le stime parlano di 22mila morti, ma secondo le organizzazioni umanitarie presenti potrebbero essere 50mila, forse anche più contando gli oltre 41mila dispersi. Per Kyi Minn, consulente dell’Ong cristiana World Vision, uno delle poche organizzazioni umanitarie straniere autorizzate a operare in territorio birmano, il ciclone di sabato scorso potrebbe rivelarsi ancora più disastroso dello tsunami di tre anni e mezzo fa in cui morirono 230mila persone. La città di Bogalay, nel delta dell’Irrawaddy, è distrutta al 95 per cento: diecimila i morti, mentre la maggior parte dei 190mila abitanti. In cinque regioni è stato dichiarato lo stato di disastro naturale. Nella capitale Rangoon, secondo le testimonianze, “La città è in ginocchio. Moltissime case sono state distrutte o danneggiate. Tantissima gente non ha più un tetto e si rifugia nelle strutture disponibili, in particolare le scuole o gli edifici governativi che sono affollatissimi. C’è disperazione e stordimento”.
 
“Dove sono tutte queste persone in uniforme sempre pronte a picchiare i civili? Dovrebbero venire fuori in forze e aiutarci a ripulire e a ripristinare l’elettricità”, spiega un povero autista di risciò.
Per ora, a spazzare le strade dai resti del ciclone, ci sono solo semplici cittadini, aiutati dai monaci buddisti.
Centinaia di monaci buddisti sono per le strade della capitale birmana per aiutare gli abitanti a sgomberare le strade soffocate dai detriti dopo il passaggio del ciclone. E’ la prima volta, dalle proteste del settembre scorso, che un numero così imponente di monaci esce dai monasteri liberamente per strada.
 
L’appello ad un ammorbidimento del regime di fronte alla calamità, intanto, è anche arrivato dai birmani in esilio, che chiedono alla giunta militare di consentire alle organizzazioni umanitarie internazionali di operare liberamente nel Paese, per portare assistenza e aiuti. E anche il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon si è detto disponibile ad “assistere il governo a far fronte alle necessità umanitarie, se richiesto”. Ma “per il momento - ha denunciato Elisabeth Byrs, portavoce dell’Ufficio di Coordinamento dell’Onu per gli Affari Umanitari - abbiamo i cinque membri della nostra squadra di valutazione dell’impatto della catastrofe i quali sono bloccati a Bangkok, in attesa dei rispettivi visti”.
 
Gran parte del paese è isolato, intere regioni sono irraggiungibili, alcune città cancellate, vaste zone senza acqua potabile e tutte le coltivazioni di riso distrutte.
 
L’elenco delle devastazioni si ferma ancora alla semplice osservazione, l’emergenza non riesce ad essere affrontata adeguatamente.
 
Ecco qui indicati i conti correnti postali e bancari di tre diverse istituzioni che si sono mobilitate per aiutare le popolazioni del Myanmar, l’ex Birmania, colpite dal ciclone:
 
 
CARITAS ITALIANA
 
c/c postale n. 347013 causale “EMERGENZA MYANMAR”
 
 
CROCE ROSSA ITALIANA
 
c/c postale n. 300004
causale “EMERGENZA BIRMANIA”
 
oppure bonifico bancario

BNL agenzia 1
c/c n. 218020
codice ABI 01005 codice CAB 03382
causale “EMERGENZA BIRMANIA”
 
 
SAVE THE CHILDREN
 
c/c postale n. 43019207 causale "EMERGENZA BIRMANIA"
 
oppure bonifico bancario

Banca Popolare Etica
codice IBAN IT39U0501803200000000511550
codice BIC-SWIFT CCRTIT2184D
causale “EMERGENZA BIRMANIA”

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Veronesi attacato dalla teodem Binetti e dai cattolici

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, febbraio 24, 2008





Veronesi attaccato dai cattolici

La teodem Binetti non risparmia di censurare
in tempo zero la candidatura dell’inclito oncologo

 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
La candidatura dell’inclito oncologo Umberto Veronesi in qualità di capolista in Lombardia, dopo l’avvenuto accordo tra il Pd e i Radicali, ha subito sollevato un mare di polemiche, perlopiù ingiustificate ma soprattutto di chiaro stampo censorio. Ovviamente chi se non i cattolici potevano gridare “allo scandalo”?
Paola Binetti, in un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica: “Noi cattolici ci coalizzeremo ancora di più per difendere i nostri valori dentro il partito”. La risposta della Binetti è arrivata subito dopo che è stato siglato l’accordo per l’inserimento nelle liste del Partito Democratico di candidati radicali. A dare l’annuncio che sarà Umberto Veronesi capolista in Lombardia è stato il segretario Walter Veltroni.
E su Il Giornale, la teodem Binetti spara duro, senza mezzi termini, arrivando al punto di definire  Veronesi “una medaglia con due facce”: “Mi preoccupa moltissimo. Il professor Veronesi è una medaglia con due facce. La prima, la più importante, è l’immagine del grande oncologo, quello che ha posto un’attenzione nuova al tumore alla mammella, il testimonial della lotta contro il cancro in grado di attrarre ingenti risorse in virtù della sua credibilità. In campo scientifico, e lo dico da medico, infonde fiducia e autorevolezza […] Lui è stato uno dei più strenui e autorevoli oppositori nella campagna referendaria sulla legge 40, ha scritto un libro che lascia emergere la sua posizione a favore dell’eutanasia”. La teodem Binetti si dice anche sicura di ottenere/avere tutto il solidale appoggio dei cattolici: “Queste candidature, dai radicali a Veronesi, stanno ottenendo un effetto strepitoso: tutte le componenti cattoliche, davanti alla possibilità che i nostri valori corrano un rischio, si stanno stringendo, e cresce la partecipazione. […] La mia è una sfida. Io contesto che i cattolici possano stare solo a destra o al centro. Perché a sinistra dobbiamo essere sempre sotto scacco? Voglio dimostrare che i cattolici possono stare anche a sinistra, senza rinunciare a una virgola dei propri valori”.
 
La possibilità che l’oncologo Umberto Veronesi ricopra il posto di ministro della Salute allarma non poco i cattolici, così tanto che la censura arriva in tempo zero: “L’ipotesi di Veronesi ministro non la prendo neanche in considerazione”.
 
“Dopo questa intesa non possiamo non essere perplessi ed amareggiati. Anche perché a questo punto che fine farà l’equilibrio raggiunto tra le componenti del Pd nel manifesto dei valori e nel programma?” Ed ancora: “I cattolici del nostro partito, che sono tanti, dovranno fare quadrato per difendere i loro valori stando sempre all'interno del Pd”. Dalle colonne de Il Giornale la teodem Binetti non si vergogna di lanciare un vero e proprio anatema: “Chiunque si candidi con il Pd deve rispettare la carta dei valori, il codice etico, il programma”.
 
A farle eco il collega teodem Luigi Bobba, che grida un forte “no” alla candidatura del ginecologo esponente radicale Silvio Viale: “Chi sottoscrive un programma, chi si candida nel Pd, non può alzare altre bandiere, non può appartenere ad altri partiti. Né può violare deliberatamente, come è nel caso del dottor Silvio Viale, la legge. La sua candidatura è semplicemente improponibile, altrimenti il codice etico del Pd, da poco approvato, apparirebbe come carta straccia”. E non ancora contento: “I cattolici nel Pd non sono né ospiti mal sopportati né componente marginale: sono una realtà decisiva per costruire un grande partito nazionale, un partito del Paese, un partito capace di rigenerare la democrazia”.
Anche Padre Bartolomeo Sorge, direttore di Aggiornamenti sociali, non manca d’intervenire lanciando ben poco divini strali: “Una cosa è che culture diverse si uniscano e trovino ciò che le unisce, altra cosa è imbarcare culture diverse che non condividono chiaramente i principi degli altri, solo perché si rischia di non avere il quorum. E questo mi sembra il caso dei Radicali, dei quali conosciamo bene la cultura politica e non vedo come si possa conciliare con la cultura del Pd”. E non poteva mancare il presidente nazionale del Movimento Cristiano Lavoratori, Carlo Costalli: “L’accordo fra Pd e Radicali, oltre che la candidatura di Veronesi, scienziato favorevole all’eutanasia, determina nel Pd un ulteriore snaturamento e ridimensionamento dei valori cattolici”.
 
Anche su Avvenire, quotidiano di proprietà dei vescovi italiani, c’è un forte attacco censorio contro la candidatura di Umberto Veronesi. A firmarlo è Francesco D’Agostino che scrive: “E’ impossibile ignorare quale sia l’antropologia di Umberto Veronesi. E’ impossibile ignorare la visione libertaria (e non liberale, come viene spesso arbitrariamente presentata) di chi ha sempre militato nel Partito Radicale”.
 
Per l’ennesima volta il paese, l’Italia, vede in prima fila i cattolici pronti a censurare chiunque non sia allineato con le loro posizioni etiche a dir poco di chiaro stampo medioevale.
Ma noi si vuole sperare che quest’Italia democratica saprà scegliere il meglio per la qualità della vita, per una vita dignitosa non legata alla pericolosissima esaltazione della religione cattolica e del dolore.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 12:49 | riflessioni, polemiche, religione, controinformazione, giornalismo, salute, medicina, diritti umani, censura, prima pagina, democrazia, benessere, libertĂ , societĂ , cattolicesimo, allarmi, per un mondo migliore, societĂ  e politica, notizieflash, last news, editoriale di g iannozzi | clicca per commentare commenti (11)



Angelo Bagnasco attacca l’Italia: zolfo nazifascista nelle parole della Cei

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, gennaio 22, 2008





Angelo Bagnasco attacca l’Italia

Le parole della Cei puzzano di zolfo nazifascista
 

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
Mentre Hugo Chavez cerca di scandalizzare l’opinione pubblica con le sue dichiarazioni sull’uso personale che farebbe della coca, “Mastico coca ogni giorno, me la manda Morales”, mentre il sempre fin troppo informato Bocaranda ci assicura che Hugo e Naomi Campbell avrebbero trascorso notti calienti a Parigi e che imminente sarebbe il loro matrimonio, la Cei com’era prevedibile, dopo la mancata visita di Ratzinger a La Sapienza di Roma, oggi lancia strali così forti che persino Satana si è rotto i coglioni.  
 
Chi se non il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, poteva allestire il teatrino per la vittima papale asserendo che sarebbero state le autorità italiane a sconsigliare al Pontefice di disdire la visita all’Ateneo! Nella prolusione d’apertura del Consiglio episcopale permanente, Bagnasco dà fuoco alle micce facendo esplodere la polemica sulla mancata visita di Benedetto XVI all’università di Roma. Palazzo Chigi replica: “Il governo italiano non ha mai suggerito alle autorità vaticane di cancellare la visita.”

Il vetusto cardinale torna all’attacco della legge sull’interruzione di gravidanza (“abominevole”, va “almeno aggiornata in qualche punto”), e rinnova il no alle unioni di fatto e conferma le analisi più preoccupate sulla situazione italiana: “paura del futuro” e “senso di fatalistico declino”, “un Paese a coriandoli”. Le parole del cardinale Angelo Bagnasco hanno il sapore tristemente amaro dell’intolleranza nazifascista, parole che non portano alcun onore al Vaticano, né a tutti quei cattolici ottusi che dovessero condividere le idee del porporato.
 
“La Sapienza, clima di ostilità. Benedetto XVI ha rinunciato alla visita alla Sapienza su suggerimento dell’autorità italiana…” Bagnasco si lamenta al pari di un bambino troppo viziato e naturalmente sadico: “Grave episodio di intolleranza”, “clima di ostilità che ha suggerito questa amara soluzione. Una rinuncia che, se si è fatta necessariamente carico dei suggerimenti dell’autorità italiana, nasce essa stessa da un atto di amore del Papa per la sua città.” Dal canto suo, Palazzo Chigi: “Sicurezza Papa era garantita.” Palazzo Chigi affida a una nota la replica alle parole di Bagnasco: “Il governo italiano non ha mai suggerito alle autorità vaticane di cancellare la visita.” Sia il presidente del Consiglio che il ministro dell’Interno, dopo la riunione del Comitato provinciale per la sicurezza - alla quale erano presenti anche i responsabili della gendarmeria vaticana – “hanno comunicato alle autorità vaticane che lo Stato italiano garantiva assolutamente la sicurezza e l'ordinato svolgimento della visita del Santo Padre.”

Se questo era l’amore che Joseph Ratzinger intendeva portare a La Sapienza di Roma, è stato un bene che le tante dimostrazioni in tutta Italia abbiano convinto il Pontefice a fare dietrofront. Purtroppo oggi Bagnasco promette l’inferno in terra, sputa sentenze nazifasciste, ed fa di Joseph Ratzinger una vittima della società e dello Stato.
 
“194 da aggiornare.” La legge sull’interruzione di gravidanza, “abominevole”, “va almeno aggiornata in qualche punto”, visto “il portato delle nuove conoscenze e i progressi di scienza e medicina”, e visto che “oltre le 22 settimane di gestazione c’è qualche possibilità di sopravvivenza del feto.” Il presidente della Cei Bagnasco ribadisce la posizione già espressa dal compare, cioè dal cardinale Camillo Ruini, e sottolinea: “Il fatto che a trent’anni dall’approvazione della 194 la coscienza pubblica non abbia naturalizzato ciò che naturale non è, è un risultato importante, grazie a chi, come il Movimento per la vita, mai si è rassegnato. I vescovi chiedono che si verifichi ciò che la legge ha prodotto, e ciò che non si è attivato, soprattutto in termini di prevenzione e aiuto alle donne, alle famiglie.” Non contento, suggerisce che i fondi destinati alla 194 “accresciuti da apporti delle Regioni, siano dati in dotazione trasparente a consultori e centri di aiuto alla vita.” In pratica chiede, anzi pretende che i fondi finiscano tutti nelle tasche del Vaticano.
 
“Italia, Paese a coriandoli. Il Paese è sfilacciato, frammentato, ridotto a coriandoli. Bloccato lo slancio e la crescita anche economica, in giro paura del futuro e senso di fatalistico declino, sfiducia diffusa e pericolosa, manifestata anche da osservatori stranieri”: questo il ritratto allucinante disegnato dalla Cei, parlando dell’Italia. D’accordo, l’Italia non è proprio Bengodi, ma la Cei ci tiene ad esportare all’estero un’immagine del nostro paese che nemmeno nell’inferno di Dante Alighieri! “Di fronte a tale quadro, non credo di sbagliare se dico che è l’Italia, in particolare, ad avere oggi bisogno della speranza. Quel che interessa ai vescovi è guardare in profondità alla crisi interiore che è in parte causa e radice della crisi pubblica, pur tenendo conto delle testimonianze di bene che prendono forma sul territorio e della riservatezza e capacità di sopportazione che rappresentano un indizio di ripresa e capacità di futuro.” Ma non un accenno, non un accenno ai tanti preti pedofili. Per loro la Cei non ha nessuna condanna da portare avanti.
 
“No a unioni di fatto e divorzio breve. La Chiesa sostiene la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, per questo si oppone alla regolamentazione per legge delle coppie di fatto, o all’introduzione di registri che surrogano lo stato civile.” Da Bagnasco anche un secco no a riforme come quelle del “divorzio breve”: “Conferendo diritti e privilegi alle persone conviventi all’apparenza non si tolgono diritti e privilegi ai coniugi, ma di fatto si sottrae ai diritti e ai privilegi dei coniugi il motivo che è alla loro radice, ossia l'istituto matrimoniale. Che nessuno, a questo punto, può avere interesse a rendere inutile o a offuscare con iniziative, quali il divorzio breve, che avrebbero la forza di incidere sulla mentalità e il costume inducendo atteggiamenti di deresponsabilizzazione.”
 
Dan Brown, per favore, aiutaci tu.
Dan Brown, svela al mondo, una volta per tutte, tutti gli immondi segreti che il Vaticano nasconde tra le sue mura.
Dan Brown, in te noi confidiamo, a te noi ci affidiamo con il cuore e con la mente.
Dan Brown salvaci dal male quotidiano, dall’intolleranza nazifascista del Vaticano.
Dan Brown, solo tu, solo tu puoi portare la Luce là dove regna l’oscurità voluta dal clero.
 
Dan Brown, dacci oggi il tuo codice, mostraci la strada giusta, portaci fuori da questo Medioevo di nazisti e fascisti.
 
Dan Brown, noi ti preghiamo, non ci lasciare da soli, noi tutti abbiamo bisogno della tua saggezza immaginativa per mettere a nudo i tanti segreti dell’Opus Dei, della Cei, della sporcizia che sicuramente si annida nelle cloache del Vaticano.
 
Dan Brown, noi ti preghiamo: non ci abbandonare mai. Salvaci. Illuminaci. Salvaci dall’ottusità dei preti, salvaci e illuminaci sempre.
 
Amen.






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Preti pedofili: preghiera mondiale per le vittime, la annuncia Claudio Hummes

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, gennaio 06, 2008



Bernard Law, uno dei grandi condannati per pedofilia


Il Vaticano: preghiera mondiale

per le vittime dei preti pedofili



Una preghiera su scala mondiale per “le vittime delle gravi situazioni di condotta morale e sessuale di una piccolissima parte del clero”, cioè per le vittime di pedofilia e abusi perpetrati da sacerdoti.
La propone il Vaticano e l’iniziativa è annunciata all’Osservatore romano dal cardinale Claudio Hummes, prefetto della Congregazione per il clero, che ritiene una “priorità aprire cenacoli eucaristici suscitando un grande movimento spirituale di preghiera per tutti i sacerdoti e per la loro santificazione”. Ci sono sempre stati problemi tra i preti, rimarca il porporato, “perché siamo tutti peccatori, però in questo tempo sono stati segnalati fatti veramente molto gravi”.

“Ovviamente - aggiunge Hummes - si deve sempre ricordare che solo una minima parte del clero è coinvolta in situazioni gravi, neppure l’uno per cento ha a che fare con problemi di condotta morale e sessuale. La stragrande maggioranza non ha nulla a che vedere con fatti di questo genere. Ma tutti i sacerdoti hanno comunque bisogno di aiuto spirituale per continuare a vivere la propria vocazione e la propria missione nel mondo di oggi. La Chiesa, poi, ha sempre pregato per la riparazione dei peccati di tutti. E’ questa, ad esempio, una delle caratteristiche della tradizionale devozione al sacro cuore di Gesù”.

L’iniziativa annunciata dal prefetto della Congregazione per il clero riprende un suggerimento avanzato un anno fa da padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia. Lo scorso 15 dicembre 2006, alla presenza di Benedetto XVI, il sacerdote aveva sottolineato come la Chiesa Cattolica avrebbe dovuto fare un giorno di digiuno e penitenza per chiedere perdono per gli abusi sessuali che hanno visto coinvolti alcuni suoi rappresentanti.

Cantalamessa aveva osservato che la Chiesa ha “pianto e sospirato” recentemente “per gli abomini commessi nel suo seno da alcuni dei suoi stessi ministri e pastori”. “Non si potrebbe - aveva quindi chiesto - indire un giorno di digiuno e di penitenza, a livello locale e nazionale, dove il problema è stato più forte, per esprimere pubblicamente pentimento davanti a Dio e solidarietà con le vittime, operare insomma una riconciliazione degli animi e riprendere un cammino di Chiesa, rinnovati nel cuore e nella memoria?”.

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Anna Politkovskaja “Woman of the Year”

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, dicembre 21, 2007





Anna Politkovskaja


“Woman of the Year”



Fonte: beppegrillo.it





Nota Bene: Anch'io premio Anna Politkovskaja. Anna Politkovskaja "Woman of the Year" per i più che sacrosanti motivi espressi da Beppe Grillo sul suo blog. E aggiungo: se il mondo avesse più persone di coraggio e di  grande valore morale e politico, persone come Anna Politkovskaja, allora (forse) questo mondo sarebbe un po' più vivibile.

Vi invito anche a leggere "Putin uomo dell'anno, lo dice il Time", articolo a mia firma già apparso sulle pagine di questo blog, qui. [g.i.]


Putin è stato eletto “Person of the Year” dal Time. Molti sono perplessi, ma non sanno che al secondo e al terzo posto si sono classificati lo Yeti e l’incredibile Hulk. Non c’era scelta e ha vinto a mani basse l’ex tenente colonnello del KGB. Esiste del resto un precedente. Nel 1939 il Time premiò Stalin, alleato dei nazisti. L’ex seminarista che aveva occupato la Polonia per liberarla dai reazionari ufficiali polacchi con un proiettile nella nuca nelle fosse di Katyn. L'anno prima il Time aveva indicato Adolf Hitler come uomo dell'anno...
Se il Time propone Putin, questo blog premia come “Woman of the Year Anna Politkovskaja, la giornalista uccisa a Mosca nell’ottobre del 2006 .
Riporto il suo giudizio su Putin dal libro “La Russia di Putin” di Adelphi.

“Putin – figlio del più nefasto tra i servizi segreti del paese – non ha saputo estirpare il tenente colonnello del KGB che vive in lui, e pertanto insiste nel voler raddrizzare i propri connazionali amanti della libertà. E la soffoca, ogni forma di libertà, come ha sempre fatto nel corso della sua precedente professione …
Breznev è stato pessimo, Andropov sanguinario sotto una patina di democrazia, Cernienko un idiota. Gorbaciov non piaceva. Eltsin ogni tanto ci costringeva a farci il segno della croce per timore delle conseguenze delle sue decisioni. Colui che è stato una loro guardia del corpo, assegnato allo scaglione 25 con il compito di starsene impalato nel cordone di sicurezza quando il corteo di VIP sfrecciava oltre, proprio lui, Putin, incederà sul tappeto rosso della sala del Cremino. Da padrone. Tra lo scintillio degli ori degli zar appena tirati a lucido, mentre la servitù sorriderà sottomessa e i suoi sodali – tutti ex pesci piccoli del KGB assurti a ruolo di grande importanza – gonfieranno il petto …
Putin ha dimostrato più volte di non comprendere il concetto stesso di dibattito. E tanto meno quello di “dibattito politico”: chi sta sopra non discute con chi sta sotto, e se chi sta sotto si permette di farlo diventa un nemico. Se Putin si comporta in questo modo non lo fa perché è un tiranno o un despota congenito, ma perché così gli è stato insegnato. Queste sono le categorie che gli ha insegnato il KGB e che lui stesso ritiene ideali, come ha più volte dichiarato … Per questo rifiuta i dibattiti pre-elettorali: non sono il suo ambiente, non è capace di parteciparvi, non sa reggere un dialogo. La sua arte è quella del monologo, il suo schema quello militare: da basso rango era costretto a non fiatare? Ora che sono in cima alla scala parlo, anzi monologo, e che gli altri fingano d’essere d'accordo con me.” Anna Politkovskaja

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:40 | segnalazioni, riflessioni, appunti, ricorrenze, personaggi famosi, appelli, giornalismo, iniziative, blogosfera, diritti umani, prima pagina, attualitĂ , omaggi, libertĂ , societĂ , blogger, commemorazioni, per un mondo migliore, societĂ  e politica, iannozzi and friends, woman of the year | clicca per commentare commenti (4)



Il Dalai Lama ricevuto da Bertinotti, Immediata la protesta della Cina

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, dicembre 18, 2007






Il Dalai Lama ricevuto da Bertinotti

Immediata la protesta della Cina
 


di Giuseppe Iannozzi
 
 



 
Rischia di diventare un caso, un caso diplomatico! Il Dalai Lama è stato ricevuto a Montecitorio.
La risposta del rappresentante di Pechino in Italia non si è fatta attendere: subito si è fortemente lamentato con il Presidente della Camera, Fausto Bertinotti. Il Dalai Lama ha preso parte la scorsa settimana a una cerimonia alla Camera. “Ho manifestato l’auspicio che il Parlamento italiano, la massima istituzione di questo Paese, non offra facilitazioni né luogo al Dalai Lama. Il Dalai Lama fa una forte attività separatista visto che oltre a essere un leader religioso fa anche politica con l’obiettivo di attirarsi simpatie allo scopo di separare il Tibet dalla Cina”: queste le durissime parole rivolte a Fausto Bertinotti dall’ambasciatore cinese Dong Jinyi.
 
Dong Jinyi ha avuto anche parole molto forti nei confronti dell’autorevolezza del leader buddista: “Il Dalai Lama dice di non voler rivendicare l’indipendenza e la separazione del Tibet, ma le sue parole sono bugie. Lui è un leader politico di un governo in esilio che rivendica l’indipendenza del Tibet. E poi, lui non è l'unico leader religioso del buddismo tibetano, che è formato da diverse scuole: per cui la sua autorevolezza non è per nulla assimilabile a quella del Papa. Non ha fatto che dire menzogne, propaganda e bugie. Ci sono 1.700 templi buddhisti dove vivono oltre 46mila monaci, e oltre duemila putti viventi. Il governo cinese ha intrapreso misure a tutela e salvaguardia della propria integrità e identità territoriale. Siamo un Paese multietnico, i diritti delle minoranza sono protetti dalla Costituzione e ci sono 5 regioni e oltre 1.000 villaggi autonomi. Al presidente Bertinotti ho manifestato la nostra volontà e la nostra speranza di promuovere e rafforzare gli scambi e le relazioni tra il Parlamento italiano e l’Assemblea del Popolo Cinese. Gli ho pure manifestato l’auspicio che il Parlamento Italiano, la massima istituzione di questo paese, non offra facilitazioni né luogo al Dalai Lama, che fa una forte attività separatista.”
 
La replica arriva da Fabio Rosati, portavoce di Bertinotti: “Il presidente della Camera ha ribadito all’ambasciatore cinese il significato e il valore della iniziativa della Camera. L’incontro è stato realizzato per la rilevanza internazionale del Dalai Lama, premio Nobel per la pace, e per dare voce alla istanza culturale e religiosa del popolo tibetano: una istanza che il Dalai Lama ha rappresentato riconoscendo l’integrità geografica della Repubblica popolare cinese.”
 
Emma Bonino, ministro per le Politiche europee, ha espresso il suo disappunto nei confronti di Romano Prodi, che si è recisamente rifiutato di ricevere il Dalai Lama per “ragioni di Stato”: “Prendo atto della scelta del premier ma ritengo che su determinati punti occorra spiegare ai nostri amici cinesi che i nostri valori sono diversi.”
Il dibattito, ancora in corso, ha visto anche l’intervento di Massimo D’Alema, ministro degli Esteri: “Non credo che il governo fosse tenuto a parlare con il Dalai Lama”. Sempre D’Alema si è detto “lieto” del ritorno in Italia del leader tibetano, ma con machiavellica severità ha pure aggiunto che “il Dalai Lama non ci ha chiesto incontri, e anzi, dimostrandosi molto più intelligente di alcuni suoi sponsor, ha detto di non volere che la sua visita fosse un motivo per turbare le relazioni con la Cina.”



Boicottiamo le Olimpiadi

di Pechino tutti insieme



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