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Genna e Hitler: tutta colpa delle alette - Free Tibet: firma anche tu

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, marzo 22, 2008





Genna e Hitler


Tutta colpa delle alette
 


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 

 
“La parte dell’altro” di Eric-Emmanuel Schmitt è un CAPOLAVORO, e quei critici che non l’hanno tirato in ballo per parlare dell’“Hitler” di Giuseppe Genna, evidentemente, gli è sembrato del tutto assurdo paragonare, o anche solo tentare di paragonare, con o senza “se”, Schmitt a Genna. Per nostra somma fortuna, forse esiste ancora un minimo pudore tra le fila dell’intellighenzia italiana. E’ un forse piccino, ma in tempi di magra come questi non si buttano neanche gli avanzi!
 
Io non trovo sia invalidante che io non abbia letto il libro. L’ho già detto più e più volte: Genna stesso, per provocazione o chissà cos’altro, iniziò la storia delle recensioni dalle alette. Se lui può, posso anch’io. Chiaramente trattasi di una “mia” provocazione a una provocazione, in questi termini: cito Genna facendone un’autorità pur non apprezzandolo particolarmente, facendo uso del principio di autorità per giustificare il “mio” comportamento. Quindi, forse, posso criticare il libro non letto da un punto di vista privilegiato: quello delle alette che costituiscono vera e propria introduzione per chi si pone di fronte a un libro, per chi deve decidere se gli può interessare o meno.
 
Se mi fossi trovato costretto a recensire il contenuto tra le alette di “Hitler”, io avrei evitato anche un minimo uso degli strumenti della filologia e non avrei tirato in ballo Eric-Emmanuel Schmitt per dire di Genna. Né avrei mai osato scomodare per nessuna ragione al mondo Primo Levi.
 
Ho letto quel poco che c’è on line dell’“Hitler” di Genna. Ma mi basta e mi soverchia. Con Primo Levi non ha nulla a che vedere, né con Schmitt. E mi pare assurdamente ridicolo tentare di dire di “Hitler” citando autori che con l’autore di Ishmael non hanno proprio un bel nulla in comune.
 
Non devo indicare io che tipo di critica si deve fare; però io mi auguro sempre che sia una critica onesta, per meritocrazia, qui o altrove, in qualunque altrove e per qualsiasi autore, sia esso un aspirante un dilettante, sia esso un  riconosciuto professionista.
Ed ancora: io mi auguro sempre che si dia visibilità per meritocrazia agli autori e non per altro. Del libro di Genna se ne è straparlato, ho letto così tante recensioni che se raccolte in volume Mondadori ci potrebbe fare un libro bello grosso. Con quali risultati, non so, e sinceramente me ne infischio.
 
I libri di Genna, “Attacco a un tempo devastato e vile” e i thriller tutti mi sono piaciuti. Non starò a dire perché, perché l’ho già detto a suo tempo. Lavori quali “L’anno luce”; “Costantino e l’impero”, “Dies Irae” invece non mi sono piaciuti proprio per niente. Anche di questi libri parlai, a tempo debito, quindi non mi ripeto se non dicendo che la dimensione più congeniale a Genna è quella del thrillerista.
 
Negli ultimi tempi Giuseppe Genna ha impostato discorsi che sono a dir poco risibili, da baraccone di freaks: uno su tutti, il tentato cercar di parlare di Babsi Jones come reincarnazione di Virginia Woolf. Il problema è che Genna non ha parlato con spirito provocatorio, Genna parlava proprio seriamente, perlomeno per quello che è il suo punto di vista – a mio avviso assai ridicolo in ogni caso, pur con tutte le attenuanti che si possono concedere a un critico quando cerca di far bucare lo schermo a un autore. Per nostra fortuna la Woolf non ha mai pensato di scrivere in maniera ridicola e approssimativa come una Babsi. Potrebbe sembrare cosa da niente, ma non lo è per me: come si può dar credito a chi ti dice con l’aria più seria possibile che la Woolf si è reincarnata in Babsi Jones e che vive a Milano e che ha scritto “Sappiano le mie parole di sangue”? Neanche a Zelig osano spararle così grosse, perché l’effetto che i comici produrrebbero sul pubblico sarebbe di severo indispettimento e non di divertimento. Ci sono molte altre idee di Genna che non condivido per niente e da cui mi tengo ben lontano, reputandole pericolose per una società civile e democratica: a mero titolo d’esempio, non potrò mai difendere a spada tratta Cesare Battisti, ex brigatista, che ancora se la spassa in giro per il mondo sempre scappando, senza mai prendersi sul groppone le responsabilità di quel suo passato che oggi appare a dir poco confuso e sicuramente poco pulito.
Ciò non significa però che non apprezzi Genna. Non apprezzo alcune cose che dice e che fa. Ieri sicuramente lo apprezzavo di più.
 
Le alette fanno o non fanno parte del libro? Fanno parte del prodotto-libro? Io direi di sì. Bisognerebbe sapere se quelle alette sono state lette e accettate dall’autore, quindi da Genna, prima che il libro venisse mandato in stampa; o se sono state scritte all’insaputa dell’autore e appiccicate al libro “Hitler” senza che Genna nulla ne sapesse. Solitamente, per quella che è la mia esperienza, gli autori sanno chi gli scriverà le alette, ne conoscono i contenuti, prima che le bozze vadano in stampa. E’ abbastanza inverosimile pensare che Genna non fosse al corrente del contenuto delle alette del suo “Hitler”. Genna ha dunque accettato la “confezione” del libro, ma accettandola non ha forse fatto della “confezione” parte integrante del libro e quindi dei contenuti del suo libro “Hitler”? Se per assurdo un D’Orrico gli avesse scritto una introduzione e questa fosse stata accettata da Genna, non è forse giusto dire che in tal caso l’autore condivideva il pensiero di quel D’Orrico, così tanto da accettarlo come parte integrante del libro? Io penso di sì.
 
Poniamo per assurdo che mi rechi in libreria e che mi capiti fra le mani un romanzo con introduzione firmata da Storace! O alette firmate sempre da Storace. Io lettore che dovrei pensare?
Che (i) l’autore del libro condivide il pensiero di Storace e che quindi (ii) ha stima di detto personaggio nonostante lui autore dica di militare tra le fila di quelli che la destra neanche per scherzo, o che (iii) disperato si sia detto meglio farsi firmare l’introduzione da Storace e al diavolo tutto perché in fondo il libro lui lo vuole vendere a tutti i costi. Nel terzo caso l’autore non condividerebbe le idee di Storace, ma pur di riuscire a vendere il suo libro accetta questa forma di marketing griffata da un personaggio politico della Fiamma Tricolore. In tutti e tre i casi l’autore non è estraneo a quello che gli viene messo nella confezione, che sarà poi il suo libro confezionato e finito in libreria.
 
Difficile pensare che un autore affidi tutto all’editore e che l’editore faccia tutto di testa sua senza consultarsi con l’autore. La confezione è dunque parte integrante dei contenuti del libro, tranne in pochi casi: di quei libri che alette non ne hanno, che introduzione neanche, che in copertina solo nome e cognome dell’autore, titolo del libro, nome dell’editore, isbn, prezzo.







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by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 11:42 | riflessioni, libri, appelli, satira, nazismo, autori, petizioni, provocazioni, in libreria, politically scorrect, fratellanza, allarmi, nazifascismo, opinionismo | clicca per commentare commenti (23)



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written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, marzo 18, 2008




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