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La Mussolini intenderebbe svergognare gli autori della bufala a luci rosse

written by King Lear    - martedì, dicembre 01, 2009


La Mussolini intenderebbe svergognare
gli autori della bufala a luci rosse



a cura di Iannozzi Giuseppe



Una storia senza fine quella che vede travolta in un presunto scandalo a luci rosse Alessandra Mussolini. In una intervista a La Stampa, la Mussolini dichiara: "Adesso voglio svergognare chi sta dietro a tutta questa vicenda. Aspettate e si vedrà". La Mussolini specifica inoltre di "avere sospetti" ma di "non poter fare nomi".
Con Roberto Fiore, nell'intervista, la Mussolini assicura che "abbiamo fatto campagna elettorale insieme". Tutto il resto è "assurdo". 

La Mussolini mette nero su bianco che lo scandalo "non c'è, è una bufala, una porcheria, una calunnia". Sempre la Mussolini parla di qualcuno a cui darebbe fastidio: "A destra do fastidio a qualcuno.... Mi ha chiamata il premier Silvio Berlusconi e mi ha detto che la maggioranza è sotto un'offensiva incredibile, mai vista e che quindi anche io lo sono. Tuttavia la domanda che io mi faccio è un'altra. Perché, per aiutarmi, come sostengono a Il Giornale (il quotidiano che ha dato per primo la notizia, n.d.r.), mettono la mia foto in prima pagina raccontando di un video che non esiste, che nessuno ha visto, invece di riportare del tentativo di estorsione nei confronti di Palazzo Chigi? [...] Mi sono sentita morire quando ho chiesto a mio marito di andarmi a comprare il Giornale (di Vittorio Feltri, n.d.r.). Ma lui è accanto a me, sa che fogna può essere il mondo politica. Abbiamo letto quell’ammasso di calunnie insieme. Siamo più uniti che mai. Mica è pazzo. La stessa cosa vale per mia madre". Ed ancora: "Le bambine non sanno niente, sanno che faccio politica, che è un lavoro pericoloso. Ho solo ribadito loro che il mondo della politica è pieno di cattiverie".  

Quando poi le viene chiesto se ha dei sospetti: "Certo che ho i sospetti, ma non posso fare nomi. Ci sono troppe cose strane in questa storia. Dico solo che nel mondo politico ci sono fregnacciari e fregnacciare".

NO OT

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Alessandra Mussolini, Roberto Fiore e Vittorio Feltri: il triangolo sì, il triangolo no!

written by King Lear    - lunedì, novembre 30, 2009


Alessandra Mussolini, Roberto Fiore

e Vittorio Feltri: il triangolo sì, il triangolo no!



a cura di Iannozzi Giuseppe



La Mussolini torna a far parlare di sé. Si parla di un presunto video hard di lei che farebbe sesso con Roberto Fiore. Il caso è al centro di un'inchiesta della Procura di Roma, pur non avendo niente di niente in mano: i pm stanno cercando di far luce sul tentativo di vendita del video hard. Si parla di una mail inviata addirittura alla Presidenza del Consiglio. Il video - che fino ad oggi non è sbucato fuori - ritrarrebbe in atteggiamenti intimi Alessandra Mussolini insieme all'eurodeputato Roberto Fiore. A Piazzale Clodio sono stati espressi seri dubbi sull'esistenza del video.

Alessandra MussoliniDa quanto trapelato, un uomo, un non meglio identificato A.C., è stato arrestato per tentata estorsione. Non v'è certezza, ma gira la voce che A.C. avrebbe chiesto qualcosa come 1 milione di Euro per il video. Di per certo si sa che l'uomo, con precedenti per truffa, sostiene di essere un produttore televisivo. Il procuratore aggiunto Saviotti lo interrogherà. A.C. è già stato ascoltato dalla Digos ma, pur ammettendo di essere l'autore della missiva («avevo bisogno di soldi»), ha negato di essere in possesso del filmato.
Il sédicente produttore ha dichiarato che la richiesta di danaro è stata una sua iniziativa personale. A.C. ha anche affermato di essere stato avvicinato nel mese di settembre da persone a lui sconosciute, le quali gli avrebbero chiesto se era interessato al video, girato con un telefonino. L'uomo sostiene di aver visionato il filmato e che le immagini non sono chiare; specifica inoltre di aver appreso dai suoi interlocutori che si tratta di due parlamentari. Nel corso di una perquisizione in casa di A.C. è stato sequestrato un pc.

Forza Nuova parla di un «video inesistente», «una montatura da cui emergono truffatori da quattro soldi» e annuncia «un processo per danni» nei confronti del direttore de Il Giornale Vittorio Feltri.

Roberto Fiore
spiega che «il signor A.C., indagato per aver scritto una lettera a Palazzo Chigi indirizzata al Presidente del Consiglio, sarebbe in realtà un esponente del "Partito degli artisti"». Afferma la portavoce dell'ufficio stampa di Forza Nuova, Anna Lami: «un miserabile sforzo di estorsione a Berlusconi per vendergli un video che non esiste». Roberto Fiore, del Fronte Nazionale Europeo, convinto neofascista e nazionalista, fu uno dei fondatori di Terza Posizione ; fu condannato dalla magistratura italiana per banda armata e associazione sovversiva. Latitante dal 1980, l'Inghilterra non ha mai concesso l'estradizione.

Sempre la portavoce dell'ufficio stampa di Forza Nuova, Anna Lami: «Dopo queste novità, ci pare evidente come la bufala sia ancor più bufala: un falso scoop legato a personaggi oscuri vicini al mondo dello spettacolo a cui sono seguiti strani comunicati. Riprendiamo la giusta accusa fatta da Indymedia nei confronti de Il Giornale, un quotidiano che sulla base di fonti anonime senza alcun reale riscontro ha cercato di costruire una montatura da cui emergono truffatori da quattro soldi. La spregiudicatezza del signor Feltri sarà evidenziata nel processo per danni che Fiore intenterà nei suoi confronti».

Ma nell'intanto è stato sequestrato il forum del sito di Forza Nuova. La polizia postale di Arezzo ha agito su ordine della Procura di Forlì. L'estrema destra ha solo dichiarato:  "Aspettiamo di capire cosa sia successo, probabilmente è una misura preventiva di per evitare la reiterazione di un qualche reato. Noi di solito censuriamo chi insulta. Aspettiamo di capire qualcosa in più".

NO OT

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Berlusconi e il lodo Alfano 2.0, poi l'attacco all'Anm e ai seguaci di Fini

written by King Lear    - giovedì, novembre 26, 2009


Berlusconi e il lodo Alfano 2.0

Poi l'attacco all'Anm e ai seguaci di Fini



a cura di Iannozzi Giuseppe



Berlusconi monta su tutte ire, strepita e scalcia, batte i pugni più volte sul tavolo del congresso del Pdl, e puntando l'indice accusatore contro quanti si sono schierati con Gianfranco Fini, dichiara bello bello che "chi non è d'accordo se ne va dal partito". Ed attacca l'Anm con tutta la rabbia che il suo seppur piccolo corpo riesce a contenere, perché per il premier "la magistratura è una forza eversiva che attenta alla vita del governo" e che "rischia di portare il Paese sull'orlo della guerra civile".

Schierato contro i magistrati, il presidente del Consiglio è arrivato al punto di parlare addirittura di una persecuzione giudiziaria nei suoi confronti, spiegando le ragioni che lo obbligano a metter mano alla riforma della giustizia: "Perché è in atto un tentativo di far cadere il governo condotto soprattutto dalla magistratura che ha preso una deriva eversiva. Un tentativo che porta il Paese sull'orlo della guerra civile". Tradotto in altri termini significa che lui non ci pensa in alcun modo di finire nelle mani della giustizia, ragion per cui si vede costretto ad abbattere quel poco di giustizia e di legge - che nonostante tutto resistono ancora nel nostro paese - per salvaguardare la sua persona e i suoi personalissimi interessi. Il premier ha tirato dunque in ballo i processi che lo vedono coinvolto a Milano, le indiscrezioni su presunte nuove azioni della magistratura riguardanti i processi di mafia, e non da ultimo i casi di Nicola Cosentino e di Renato Schifani. Con la baionetta in mano ben puntata contro tutti, il Cavaliere ha difeso il suo sottosegretario all'economia attraverso l'esame delle accuse mosse dai magistrati napoletani in alcuni casi definendolo "paradossali": "La riforma della giustizia è assolutamente necessaria... bisogna andare avanti sulla riforma del processo breve e sulla separazione delle carriere". Non contento, ha puntato sul fronte interno, con un ultimatum nei confronti dei finiani: "Il programma di governo è chiaro ed è stato sottoscritto da tutti in campagna elettorale. Su ogni tema si decide a maggioranza e chi non è d'accordo occorre che si adegui. Chi non condivide è fuori".

L'ultima cartuccia l'ha sparata contro il servizio informativo della Rai - come se anche questa non fosse completamente nelle sue mani. "Ogni giorno vanno in onda sulla Rai, la televisione pubblica, processi contro il governo e la maggioranza. Questi processi devono finire".

Promosso a pieni voto l'ordine del giorno del Pdl: "Il Pdl si impegna a presentare ripresentare il lodo Alfano, seguendo le indicazioni della Consulta e di andare avanti sul processo breve". E il ministro La Russa: "Voi lo chiamate così, ma per noi è il processo con durata certa".

A questo punto non rimane che da chiedersi per quanto tempo ancora gli italiani riusciranno a resistere alle sferzate di Silvio Berlusconi, prima di scendere veramente in piazza per una guerra civile seria: sbattere fuori dall'Italia il premier, così come accadde una manciata di decenni or sono in occasione della costituzione repubblicana, entrata in vigore il 1º gennaio 1948, che sancì l'esilio per il Re, la famiglia reale e la futura discendenza maschile restringendone il godimento dei diritti civili e patrimoniali e politici.

NO OT

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Sarah Palin mostra le sue gambe da gazzella sul Newsweek e l'America si eccita

written by King Lear    - mercoledì, novembre 25, 2009


Sarah Palin mostra le sue gambe da gazzella
sul Newsweek e l'America si eccita alla grande

 
 

di Iannozzi Giuseppe



Sarah Palin è sempre affascinante, così tanto da meritare la copertina di Newsweek. Ma la bella Palin non è contenta, perlomeno questo lascerebbe ad intendere mettendo in discussione l'immagine di lei apparsa sulla rivista pubblicata il 23 novembre 2009. Come tutti, purtroppo, anche Sarah Palin la possiamo trovare sul social network Facebook e proprio su questo canale ha definito la foto apparsa sulla rivista "sessista e un tantino umiliante". La fotografia vede una Sarah Palin atletica e in forma smagliante, foto che arriva dalla rivista di atletica Runner's World: l'ex candidata repubblicana - che pare stia scrivendo un libro dopo aver perso la sua corsa contro Barack Obama -, indossa degli shorts neri cortissimi, e le sue gambe da gazzella appaiono in tutta la loro bellezza e lunghezza. La Palin è in forma e fa invidia a più di una ventenne con la cellulite, ma la repubblicana Sarah dice che la foto è "fuori contesto": "Non l'avrebbero mai fatto con un politico maschio". Ed è polemica, molto teatrale, scimmiottata, di quelle che piacciono tanto agli americani e non solo, polemica che è arrivata in tv, sui giornali e sui blog. L'America repubblicana si accende di stelle e strisce per la Palin.
Che fa allora Newsweek?
Mette alle corde la povera Sarah e pubblica il sommario utilizzando per la pagina del nuovo numero una fotografia di un aitante Barack Obama in costume da bagno mentre si trovava in vacanza alle Hawaii, e sotto la foto del Presidente degli USA la frase utilizzata da Sarah: "Sessista è un tantino umiliante". Tuttavia Sarah, oramai abituata a perdere ogni battaglia da lei intrapresa, viene battuta di brutto dalla popolare rivista: credeva forse di incastrare Newsweek e il Newsweek le ha dimostrato con le sue stesse parole che è più bella che intelligente!
Non è possibile dire che Sarah Palin sia la donna ideale degli Americani: ma una cosa è più che mai certa, la Palin eccita ed eccita alla grande la popolazione maschile.

Sarah Palin on Newsweek

Barack Obama

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Rotondi vuole finire di schiavizzare i lavoratori abolendo la pausa pranzo

written by King Lear    - lunedì, novembre 23, 2009


Rotondi vuole finire di schiavizzare

i lavoratori abolendo la pausa pranzo



a cura di Iannozzi Giuseppe


"La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l'armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l'Italia". Così Gianfranco Rotondi, ministro per l'Attuazione del programma di governo, nel corso del programma tv web KlausCondicio. "Non possiamo imporre ai lavoratori quando mangiare, ma ho scoperto che le ore più produttive sono proprio quelle in cui ci si accinge a pranzare. Chiunque svolga un'attività in modo autonomo, abolirebbe la pausa pranzo. Casomai sarebbe meglio distribuirla in modo diverso, come avviene negli altri Paesi. In Germania, ad esempio, per incentivare la produttività la pausa pranzo in alcuni posti di lavoro dura mezz'ora, mentre si estende a 45 minuti per chi lavora oltre le 9 ore. Tuttavia, secondo un recente sondaggio, un quarto dei tedeschi trascorre la propria pausa pranzo lavorando. Anche in Inghilterra molti dipendenti vi rinunciano o la riducono, sia nei minuti che nel numero di pause nel corso dell'intera settimana. Negli ultimi due anni si è scesi da una media di 3,5 pause a settimana del 2006 a 3,3 nel 2008. Addirittura meno di 3 per le donne. In Francia lo statuto dei lavoratori riconosce 20 minuti ogni 6 ore, mentre in America la pausa pranzo non è proprio prevista dalla legge federale ed è regolamentata autonomamente dai singoli Stati, mentre in Canada e Svezia si pranza davanti alla scrivania".

Al ministro Gianfranco Rotondi si può solo rispondere: che dia il buono esempio lui per primo, nonché i parlamentari tutti, i sindaci, gli assessori e tutti gli uomini politici - senza eccezioni -, abolendo la loro di pausa pranzo. Pausa pranzo che costa agli italiani, ogni anno, migliaia di euro e danni incalcolabili per gli italiani tutti, lavoratori e non.
E che dire dei tantissimi politici che con la scusa del pranzo, della cena di lavoro, caricano in nota spese i loro bagordi facendo pagare tasse sempre più salate ai cittadini? 


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Cesare Battisti non è Stefano Cucchi. E' invece un brigatista e un assassino

written by King Lear    - mercoledì, novembre 18, 2009


Cesare Battisti non è Stefano Cucchi

E' invece un brigatista e un assassino



di Redazione


La decisione di Cesare Battisti di attuare, come estremo e disperato tentativo di ricatto, lo sciopero della fame – di mettere in gioco la sua già poca dignità umana e civile e che gli è suo malgrado inchiodata alle spalle a mo' di croce – mostra, nella sua lievità, lo stato in cui la vita in maschera è costretta oggi.

Un terrorista è inseguito e raggiunto, dopo trent’anni, da un’accusa alla quale non intende dare alcuna risposta, dalla quale è tecnicamente impossibile attendersi una spiegazione: una condanna comminata sulla parola di attendibili pentiti che la legge italiana deve difendere con le unghie e i denti dagli attacchi eversivi di una certa stampa infame ed infamante. Una condanna comminata di cui il condannato è sempre stato consapevole, che è diventata definitiva e irrevocabile perché il condannato, pur sapendo di essere tale, non ha mai nemmeno tentato di assumersi le sue responsabilità – a differenza di altri correi, in appello assolti dalle medesime imputazioni.

Questa è la storia di Cesare Battisti: accusato da accusatori che hanno dovuto agire per il bene della società, della politica, della legge e della giustizia, andando incontro ad incomprensioni, da soli ma a testa alta sempre.
Questa è la storia di Cesare Battisti: inchiodato a una icastica rappresentazione della realtà: assassino di Torreggiani e feritore del figlio rimasto invalido per i media e la pubblica opinione, la legge e la giustizia italiane, non a caso le sentenze evidenziano nel dettaglio come Battisti sia il principale responsabile delle morti assurde che negli Anni di Piombo si sono consumate sotto i suoi occhi per sua mano.
Questa è la storia di Cesare Battisti: e oggi si spera che i tre decenni di latitanza dell'assassino possano essere cancellati con un tratto di bianchetto.

Cesare Battisti, una volta tradotto in un carcere italiano, sconterà la pena che gli spetta e a cui non deve sottrarsi, non più. Cesare Battisti è un omicida e un assassino, uno sporco brigatista, non è il povero Stefano Cucchi. Le foto del corpo di Stefano Cucchi dicono tutto: la nuda vita, il mero corpo esposto alla violenza dello Stato, al desiderio microfascista di potere, vendetta, di violenza di alcuni servitori dello Stato per il quale è subito scattata la difesa d’ufficio (mica stiamo parlando di “zingari” ubriachi), e per i quali è comunque pronta l’autoassolutoria definizione di “poche mele marce” da parte dello Stato (mica stiamo parlando di “rumeni”). Cesare Battisti non è niente di tutto questo. E' un assassino, un pavido, uno che ha fatto la bella vita in Francia per ben 30 anni e che adesso vorrebbe spassarsela sotto il sole brasiliano, abbronzandosi a petto nudo e con il cappello di paglia ben calcato in testa.

La vita di Cesare Battisti non è quella di un martire né di un innocente. Cesare Battisti merita il carcere, la pena che lo Stato gli ha già comminato. Per troppo tempo Cesare Battisti è stato uccel di bosco, ma ora basta. Non è più sopportabile che Cesare Battisti infanghi la giustizia italiana. I corpi oscenamente macellati di Stefano Cucchi o di Federico Aldrovandi non hanno nulla a che vedere con il futuro di Cesare Battisti, che, al sicuro in Brasile sotto l'ala protettrice del presidente Lula, grida come un ossesso che l'Italia è uno Stato di assassini che vogliono la sua pelle. Così non è. Lo Stato italiano, il popolo italiano, pretende solo il giusto: che Cesare Battisti sconti la pena che gli è stata comminata in un carcere italiano.

NO OT

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Il Pd di Bersani per il no al "No Berlusconi Day". Di Pietro e Rifondazione Comunista in piazza

written by King Lear    - martedì, novembre 17, 2009


Antonio Di PietroIl Pd di Bersani per il no al "No Berlusconi Day"
Di Pietro e Rifondazione Comunista in piazza



di Iannozzi Giuseppe


Non è la sinistra, non la sinistra auspicabile e che vorremmo. Il Pd con Veltroni, con Franceschini o con Bersani non cambia. Non cambia mai. E' il solito brodino riscaldato a base di dado che sa di dado. E null'altro. Così mentre Antonio Di Pietro incalza affinché il 5 dicembre si scenda tutti in piazza uniti "per manifestare contro le politiche di questo governo. Il Pd si tolga il cappello da primi della classe e partecipi", il Pd di Bersani fa sapere che non ci sarà. Assicura tutti gli italiani a destra - che abbracciano Berlusconi - che il Pd starà a casetta sua comodo in pantofole, o anche nella cuccia con l'osso in bocca se il caso dovesse richiederlo. Questo è il Pd, una sinistra che non esiste, una sinistra orwelliana in perfetto stile Animal Farm. Se qualcuno si era illuso che con Bersani a capo del Pd la sinistra italiana potesse risorgere, ha fatto male, molto male i suoi conti.

Insieme all'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro scenderanno in piazza per il "No Berlusconi Day" Rifondazione Comunista e molte associazioni che di stare al fianco di Berlusconi e del Pd di Bersani non ci pensano proprio.

E' la Rosy Bindi nazionale, a confermare la non partecipazione del Partito Democratico: "Non abbiamo bisogno di partecipare alle manifestazioni. Con questo intendo dire che il nostro anti-berlusconismo è quotidiano ed è nei fatti". Ma questa scelta imbarazza, imbarazza il cuore più adamitico del Partito, difatti non sono pochi a pensare che sia necessaria una maggiore partecipazione sul campo, in strada, al fianco dei cittadini. L'anti-berlusconismo di cui vaneggia Rosy Bindi è di scelte machiavelliche, di compromessi, di matrimoni contro natura fra Pd e Pdl. Di Pietro fa giustamente notare: "Chi non sarà con noi sarà alla stessa stregua del governo Berlusconi". Bersani fa finta di arrabbiarsi: "'Noi facciamo le nostre manifestazioni. Noi, lezioni di anti-berlusconismo, non le prendiamo da nessuno". Difatti Bersani ha deciso che è molto più semplice e comodo per lui e per i democratici continuare a piegarsi a novanta gradi, così come gli ha insegnato Walter Veltroni oggi perduto dentro alle sue fisime paraletterarie. Bersani sputazza che "il più antiberlusconiano è quello che riesce a mandarlo a casa, non quello che grida di più. Dopodiché, se si ragiona, se le parole d'ordine sono accettabili, certamente non c'è una proibizione ad andarci ai militanti del Pd. Quando le parole d'ordine saranno accettabili le vedremo".

I Giovani Democratici dopo il no di Franco Marini, contrario anch'esso alla manifestazione, hanno pubblicato l'appello della manifestazione in Rete e molti utenti del gruppo stanno mandando mail al Pd nel tentativo di far cambiare opinione ai vertici. L'invito rivolto dai Giovani Democratici: "Caro Pd, con te ho chiuso". Ma sono parole sprecate... solo parole al vento... e null'altro purtroppo.

NO OT

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La Mussolini perde in aula e dà dell'idiota al giudice

written by King Lear    - venerdì, novembre 13, 2009



La Mussolini perde in aula
e dà dell'idiota al giudice


a cura di Iannozzi Giuseppe


 "Una troia che vuole ammazzare tutti i romeni": ecco la frase incriminata dalla nipote del Duce.

In aula, Alessandra Mussolini, nipote del Duce, ha detto: "Parlo come animale. Approverò questa convenzione perché almeno non mi taglieranno le orecchie e la coda. Dico questo perché le donne forse valgono meno degli animali, visto che avevo presentato un ricorso ex articolo 700 del codice di procedura civile, per bloccare gli insulti ad una donna parlamentare e il giudice, casualità donna, ha ritenuto di rigettare il medesimo ricorso, e quindi in tutte le sale cinematografiche si potrà insultare un deputato italiano donna. Siamo a livello, forse anche meno, degli animali". E la ministra per le pari Opportunità Mara Carfagna si allea con la collega: "Siamo in un paese nel quale esiste libertà di critica politica, libertà totale di espressione e, come dimostrano gli scaffali delle librerie e delle videoteche, assoluta libertà di fare arte. Sarebbe bene che questa libertà non si tramutasse in libertà di insulto e di istigazione all'odio, come rischia di accadere con la pellicola nella quale viene citata l'onorevole Alessandra Mussolini. Ormai quotidianamente ci troviamo davanti a nuovi attacchi personali gratuiti e ad affermazioni volgari ed offensive è arrivato il momento di dire basta". 

Il regista Bobby Paunescu, regista del film Francesca, che offenderebbe la Mussolini nipote del Duce, ha vinto e il film uscirà nelle sale cinematografiche italiane. Il Tribunale civile di Roma ha visionato il film e l'ha ritenuto conveniente. La nipote del Duce Alessandra Mussolini dà dell'idiota al giudice che ha emesso la sentenza a lei sfavorevole: "Il provvedimento con cui è stata rigettata la mia richiesta di impedire la circolazione di un film in cui mi si rivolgono frasi ingiuriose, oltre ad essere lesivo dei miei diritti come persona e come parlamentare, è di una pericolosità sociale senza precedenti. Il giudice ha sostenuto che prima che il mio diritto a non essere diffamata, prevale il diritto di critica del regista romeno di manifestare liberamente il proprio pensiero attraverso la realizzazione di un film. Ho sempre saputo che il diritto di critica, in questo Paese, possa essere liberamente esercitato, ma con dei limiti, che sono quelli di non diffamare qualcuno". Ed ancora: "Da oggi invece, secondo la sentenza del giudice Luciana Sangiovanni, chiunque sarà libero di insultare qualcun'altro, purché lo faccia in versi o in una qualsiasi opera d'ingegno... Caro giudice Luciana Sangiovanni, lei è un'idiota e Le chiederò i danni, poiché le Sue sentenze non sono mai azzeccate, invito gli altri giudici a prenderla a legnate!". 

Barbara Saltamartini, deputata del Pdl, invoca il boicottaggio: "A questo punto, vista la decisione della Fandango e del giudice di difendere un film diffamante e pericoloso, invito tutti a boicottarne la visione".

La Mussolini dà in escandescenze. Ed è meglio stendere un velo pietoso, molto pietoso sulle convinzioni della nipote del Duce ed andare al cinema, praticamente di corsa, a vedere il film Francesca di Bobby Paunescu, prima che qualcuno si inventi qualche nuovo mezzo di censura fascistoide.

NO OT

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Alessio Spataro, la satira che fa paura tanto alla destra quanto alla sinistra

written by King Lear    - giovedì, novembre 12, 2009


La ministronza - Alessio SpataroAlessio Spataro, la satira che fa paura
tanto alla destra quanto alla sinistra



di Iannozzi Giuseppe


La satira non piace. Non piace a destra, non piace a sinistra e soprattutto non è ritenuta lecita né dalla destra né dalla sinistra. Ieri faceva paura, oggi di più, la satira che mette a nudo vizi e stravizi delle caste politiche. Destra e sinistra, quando toccate dalla satira, invocano la censura quando non la pubblica gogna. Se poi è una donna ad essere al centro di una satira, apriti cielo! Le donne sono diventate intoccabili, siano esse buone o cattive, siano esse belle o bruttine, siano esse giovani o stagionate. Non importa: se una donna diventa il soggetto di una satira, puntuale arriva la voce delle suffragette scandalizzate pronte a tirare giù cristi e madonne pur di trascinarsi sull'altare e farsi riconoscere "intoccabili" nello spirito nel corpo nell'anima e nelle idee (anche quando di idee ne hanno quanto una topolina obesa buona forse soltanto per tappare il buco in un anonimo giornaletto patinato).

Gianfranco Fini, che nessuno ancora sa se sia uomo di destra di sinistra o cos'altro, spara "gratitudine al ministro per la grande sobrietà e professionalità dimostrata quotidianamente nel suo lavoro al servizio delle Istituzioni democratiche e delle generazioni più giovani". Gli fa eco il ministro della Difesa, Ignazio La Russa: "Spatolaro, o qualcosa del genere, che non ho mai avuto il piacere di conoscere, dà il meglio di sé, immagino, tra cacche, mosche e parolacce. Più che un fumetto mi è sembrato uno specchio". Fumetto "rozzo e greve", questo il commento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti. Enrico La Loggia, vice presidente del gruppo del Pdl alla Camera, si mostra a dir poco scandalizzato: "è un qualcosa di sconcertante che con la satira non ha nulla a che vedere".
E poi Mara Carfagna che commenta così: "Il nostro Paese assiste all'ennesimo imbarbarimento dello scontro, che nulla ha a che vedere con la politica, ed in mezzo ci finisce per l'ennesima volta una donna". E con la Carfagna, ministro per le Pari Opportunità, bisogna andarci con i piedi di piombo, il serio rischio è difatti quello di finire querelati o peggio. "L'attacco sconsiderato portato al ministro Meloni supera ampiamente i limiti della satira", ha detto la non illuminata voltariana Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione. 
E poi dal Pd, Rosy Bindi: "La satira diverte, morde e può anche far male ma se è satira intelligente non scade mai nel turpiloquio o nell'insulto gratuito", ha affermato il presidente del Pd Rosy Bindi. E Paola Concia, sempre di quelli del Pd: "Il libro di fumetti sulla Meloni mi sembra un'operazione molto misogina".
La senatrice del PdVittoria Franco: "La Meloni è una giovane volitiva con una lunga esperienza in politica motivata dalla passione, dunque è facile immaginare che proprio per queste sue caratteristiche possa diventare bersaglio di critiche". E Fausto Raciti, segretario nazionale dei Giovani Democratici: "Pensiamo che le offese rivolte alla sua persona non siano satira, ma attacchi stupidi e volgari".
"La satira è satira, ma nel caso di Giorgia Meloni mi sembra che se sia sconfinati nell'offesa feroce e gratuita, oltre che in una volgarità sicuramente inaccettabile", ha affermato la deputata dell'Idv Silvana Mura.

Tutti, ma proprio tutti, ce l'hanno con la satira. O meglio ancora, ce l'hanno con quella satira che tocca le caste della politica e le (loro) donne. Giorgia Meloni, la diretta interessata, dopo aver fatto incetta di messaggi di solidarietà - ma chissà se veramente sentiti da chi li ha sparati con sì tanto buon cuore! -, ha infine detto in merito al fumetto satirico che la vede protagonista: "Mi ero ripromessa di non fare alcun commento su questa allucinante vicenda, ma di fronte alla enorme mole di messaggi di solidarietà che mi ha raggiunto in queste ore, non posso esimermi dal ringraziare tutti. In particolare mi rivolgo alle donne e a tutti coloro che pur non condividendo la mia posizione politica, hanno comunque sentito il bisogno di esprimermi stima ed affetto. Grazie davvero". 

La Ministronza di Alessio Spataro è al centro di una feroce quanto inutile polemica: sulla copertina del libro di Spataro c'è uno slogan o qualcosa di simile, "Giorgia Meloni nelle fogne accanto a un topo, mosche e scarafaggi". Ed ancora: "Fascisti, carogne, tornate nelle fogne". Il Secolo d'Italia evidenzia che "la ministronza parla in greve dialetto romano, non si lava, passa tutto il tempo parlando con topi e facendo sesso con suoi ammiratori dediti a perversioni dannunziane".

La ministronza di Alessio Spataro sarà in libreria da novembre, a cura della casa editrice Grrretic.
Accattatevillo, leggetelo e rideteci sù. E' la meglio cosa da fare. 


Il blog ufficiale del fumetto: http://giorgiamecojoni.blogspot.com/

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La Santanchè chiama pedofilo Maometto durante la trasmissione di Barbara D'Urso. E' rissa

written by King Lear    - lunedì, novembre 09, 2009


Domenica 5La Santanchè chiama pedofilo Maometto durante la trasmissione di Barbara D'Urso. E' rissa.


di Iannozzi Giuseppe


Lasciate che i pargoli vengano a me.
Chi l'ha detto?
Gesù Cristo, perlomeno così dicono i cattolici con la Bibbia in mano a mo' di pietra da scagliare e il crocefisso legato al collo. Un messaggio evangelico che potremmo definire a dir poco ambiguo, soprattutto oggi che i preti pedofili sono una delle piaghe più nascoste e seppellite dal Vaticano. Ma non è questo il punto. Il punto è un altro, perlomeno secondo Daniela Santanchè, kapò del Movimento per l'Italia. Nel corso del programma Domenica Cinque su Canale 5, la Santanchè ha urlato che "Maometto per noi era poligamo e pedofilo, perché aveva nove mogli e l'ultima di nove anni". Barbara D'Urso ha scosso la testa, ma in maniera davvero poco poco convincente: più scuoteva la testolina, più si aveva la netta impressione che recitasse la parte di un disco incantato, rotto. Abbondantissima la scollatura della conduttrice, ideale di sicuro per parlare di Gesù Cristo e Maometto. In studio anche Vittorio Sgarbi, che se la rideva. Barbara D'Urso ha continuato a scuotere la testolina e a lisciarsi i capelli mentre parole grosse volavano tra la Santanchè ed Alì Abu Schwaima, presidente del Centro Islamico di Milano e Lombardia.

La intenzione era forse quella di portare in tv un dibattito sulla decisione della Corte Europea di Strasburgo di vietare l'affissione del crocifisso nelle scuole; ed invece si è assistito a una rissa carnevalesca che solo il trash televisivo italiano sa produrre con scimmiesca professionalità.
 
"Noi vogliamo parlare di cose serie, non delle sue schifezze. Ecco l'ignoranza sua e di tutti quelli come lei, che non hanno altri argomenti per controbattere quel che dico", ha affermato Schwaima. La Santanchè ha continuato a berciare che "per noi era pedofilo". E la cinquantunenne Barbara D'Urso scuoteva sempre la testolina poco convinta, e mostrava alle telecamere una generosissima scollatura. Schwaima ha anche affermato che i "mussulmani non sono quelli che mettono le bombe". La Santanchè ha berciato che "noi non ascolteremo mai Maometto che era un poligamo e pedofilo". Sempre la Daniela nazionale ha poi invitato l'Europa a "occuparsi del fatto che in Arabia Saudita danno le bambine agli sceicchi." Ma: sbaglio o l'Arabia Saudita non fa parte della Unione Europea? Che vuole dunque la Santanchè? Una guerra fra Occidente ed Oriente? 
Alì Abu Schwaima, presidente del Centro islamico, dal canto su ha ripetuto che "Cristo per noi è uno dei cinque profeti maggiori e lo rispettiamo come il crocifisso, che, pur ritenendolo un falso storico, non chiediamo di toglierlo dalle scuole".

Gliel'avranno fatto notare alla santa Barbara che le dichiarazioni portate a Domenica Cinque dalla Daniela nazionale erano davvero inaccettabili; e  così a termine del programma la bella conduttrice cinquantunenne è stata costretta a battersi il petto con la sua bella manina per un mea culpa: "A Domenica Cinque si è svolto oggi un dibattito molto acceso sul crocefisso e sono state anche purtroppo usate espressioni offensive nei confronti della religione islamica che io non posso in nessun modo approvare e dalle quali mi dissocio insieme a tutto lo staff del programma. Un dibattito anche molto acceso deve sempre avere come limite il rispetto per le opinioni e le fedi di tutti".

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