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i Tedeschi amano i Würstel belli grossi e duri
written by King Lear
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giovedì, agosto 28, 2008
i Tedeschi amano i Würstel
belli grossi e duri

parola del loro Führerhttp://bioii.blog.excite.it
Se vi siete persi qualcosa, è tornato Iannozzi in the Mirror.
Il blog ospiterà nuovi interventi, comunicati stampa, iniziative,
recensioni e racconti cult, critica, rassagna stampa,
nonché buona parte dei migliori post già apparsi su questo blog.
Non spaccarti la testa contro il muro,
sii furbo e porta le chiappe su Iannozzi in the Mirror.
il bannerino per Iannozzi in the Mirror
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commenti (4)
Hi Ratzi! Regia Papa Boys. Out Now in tutti i cinema di Sidney
written by King Lear
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giovedì, luglio 17, 2008
Hi Ratzi!
regia Papa Boys
Le armi della Fede non sono mai state così pericolose.
E questa volta non ci sarà nessun Cristo
che ci salverà.
Preparatevi all'Armageddon.
OUT NOW - IN TUTTI I CINEMA DI SIDNEY

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Premio Strega 2008
written by King Lear
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domenica, luglio 13, 2008
“Cortesia un cazzo, frocetto che non sei altro.”
“Ricordi il Premio Strega, quello a cui non volevi partecipare?”
“Seee”, brontolo. “E tu mi ci hai iscritto lo stesso. Cazzo di agente che mi ritrovo.”
“Vagamente. Un certo Manniti o giù di lì, giusto? E allora?”
“Senti frocetto, ti sto dicendo che sei in lizza.”
“E il libro?”
“El Diablo? Quei coglioni in commissione hanno pensato che si tratta d’un’indagine sociale.”
“Vincente come il Cavallo della Regina!”
“E’ quello che ho pensato anch’io.”
“Non mi hai ancora detto che dovrei fare per loro.”
Silenzio. Un silenzio imbarazzato dall’altro capo della cornetta. Sono un esperto in silenzi strategici e affini. Attendo, tanto Sandrone non scappa, non può, ci tiene troppo alla sua fetta per lasciarmi naufragare così, tanto più che adesso gli si è presentata l’occasione per farmi passare per un autore serio di quelli coi controcazzi, per uno come Moravia, perché Manniti non fa testo… per Dio, quello è più fuori di un Cristo clonato.
“’Fanculo. Lo sapevo che c’era sotto qualcosa.”
“Senti, non è una tragedia. Un bagno non ha mai ammazzato nessuno.”
Rifletto. L’idea mi stuzzica. Mi gratto i coglioni, che già li sento felici al solo palpazio feroce che, inconsciamente, la mia mano ha iniziato.
“D’accordo per il bagno nel centro. Ma la barba non la toccano, chiaro?”
Sono sicuro che non si tratta d’una semplice marchetta. Non è questa puzza che sento. Quella che mi arriva è una puzza più feroce dell’Inferno intero.
Gli passo un fazzoletto. Lui non sta a indagare e se lo passa sulla pelata bagnata.
“Sì. Tu che ci guadagni, gran figlio di puttana? Non faresti niente per nessuno, sei la nemesi di Gandhi…”
“Si dice l’antitesi, coglione.”
“Chi mi assicura che non lo farai dopo?”
“Nessuno. Ma ti conviene parlare.”
“Lo sapevo che c’era sotto qualcosa di grosso, porca puttana!”, sbotto incazzato nero: “Qualcosa di grosso…”
“Appunto. Non sai un cazzo, quindi sei di destra.”
“Ma questa è una stronzata senza senso…”
“Gli serve. I giornalisti chiacchierano, lo sai. Dicono che il premio va sempre a sinistra, che è un riconoscimento politico.”
“Ma i vincitori delle edizioni passate sono tutti di sinistra.”
“Riducendo la cosa all’osso, sì.”
Lo fisso cercando di penetrarlo, ma i fondi di bottiglia sono troppo spessi. “Dimmi la verità, quella vera, non una stronzata: perché io?”
“Non lo sono.”
“Non importa. L’importante è che loro ti credono di destra.”
“Io non penso. A me sta bene che vinci lo Strega. Tutto qui.”
Sandrone fa finta di pensarci, poi se ne esce in una risata: “Che vuoi che importi il mio parere! Comunque è un bel libro…”
“E?”
Il mio El Diablo non l’ha letto un cane. Posso solo sperare che qualcuno l’acquisti per sbaglio, prima che lo tolgano dagli scaffali delle librerie. Tempo tre mesi e lo leveranno, fascetta o non fascetta con su scritto PREMIO STREGA 2008. Dopo ci sarà l’edizione economica: dovrò sperare anche in questo caso che qualche pirla lo prenda per sbaglio. Intasco l’assegno, perché sono gli unici soldi che vedrò, tanto più che al Centro Benessere mi hanno scorticato ben bene la sporcizia che mi portavo addosso da anni, quindi qualcosa mi spetta di diritto. Faccio un sorriso deficiente a tutte le facce presenti: è quello che vogliono, un fascista confezionato in un sorriso a trentadue denti. Glielo lascio credere. Sandrone s’illude d’aver pagato lo scotto: non immagina che per il momento ha solo ricevuto l’anticipo. Tengo in braccio la coppa o quello che cazzo è: la riciclerò per farne un portacenere o giù di lì. Un simile peso dovrà pur trovare una sua collocazione utile nel mio appartamento, o no?
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commenti (19)
Il mangiapatate del Valhalla
written by King Lear
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giovedì, luglio 03, 2008

Il mangiapatate del Valhalla
di Giuseppe Iannozzi
”Non lo so.”
”Il famoso non lo so. E’ capitato pure a me. Ed eccomi qui.”
”Il paese è tranquillo.”
”Solo in apparenza. E’ un covo di vizi. Omosessuali, scambisti, puttane e comunisti. Un tempo tutta questi sarebbero finiti altrove…”
”Forse solo perché volevo raccontarla a un giovane come te.”
”Non ho niente di speciale.”
”Non sono un giornalista.”
”Chi cazzo se ne frega! Però vuoi il mio culo. Ce l’hai scritto in fronte.”
”Che intendi?”
”Non credere che mi stia sbottonando.”
Mi sorrise, come un diavolo di fronte a un angelo nudo e spennato, quasi con divertita pietà: “Lo vedi anche tu questo paese. Sono anni che ci sono dentro e non è cambiato. Gli anni sono passati, gli uomini con loro, ma niente di niente è cambiato veramente. La stessa mentalità di quando sono arrivato resiste ancora oggi. Come vedi sono colpevole di non essere riuscito a cambiare una virgola qui.”
”Te l’ho già detto, qui tutti scambisti e comunisti. Un vizio non diverso da quello delle città.”
”Non spetta a te giudicare.”
Scossi il capo.
”Te lo dico io come mi chiamano: Giuda. E sai perché?”
Imbarazzato ma non troppo, scossi di nuovo il capo.
”Certo. Tu sei stato nei lager.”
”Infatti.” E non aggiunse altro: speravo davvero che gli sfuggisse un accenno ai lager, al suo passato di kapò e soprattutto se lo era stato e con quale ruolo. Ma i suoi settant’anni resistettero alla mia astuzia, che a lui doveva sembrare davvero tanto ingenua, divertente.
”Non capisco.”
”Sei un furbetto.” Mi sorrise malevolo: “E patetico.” Sospirò. “L’hai vista questa gentaglia? Sono neri, come se fossero stati gettati nel carbone sin dalla nascita. Non c’è un solo centimetro di bellezza in loro, sono sporchi dentro e fuori. E sono comunisti.”
”I suoi figli sono i condannati. Tutta questa marmaglia finirà all’inferno prima o poi.”
”Allora non dovresti preoccuparti.”
”Non dai questa impressione. Perdona la franchezza, ma non sei quello che vorresti lasciare a intendere”; lo stuzzicai. “Sei una mammoletta. Come loro. Si vede che gli anni ti hanno rammollito.”
Tacque. Poi mi sorrise, un sorriso che mi fece arricciare l’anima: “Fai il furbetto, ancora. E’ un gioco che ti diverte. Peccato tu stia dalla parte sbagliata.”
”E quale sarebbe la parte giusta?”
”Il Valhalla è Giusto.”
”Hai fretta, Frankobert?”
”Per incontrarti.”
”Finalmente un po’ di sincerità.”
”Si dice che in questi anni non ti sei risparmiato: una porcata dietro l’altra.”
”Non dico che non ci credo.”
”Nessuna delle due cose.”
”So benissimo quante volte hai fatto a pugni coi socialisti…”
”Se è per questo se le danno anche fra di loro…”
”Ti sbagli: un nazionalista, un tedesco. Io affronto la vita con coraggioso pessimismo, mentre tutti gli altri no: comunisti e cattolici al tempo stesso. Ciò che viene pensato è quella cosa al di fuori della vita terrena, quindi è priva di significato.”
”Le catene di Platone e di Kant.”
”Se all’umano si contrappone l’inumano, allo spirito saggio si contrappone quello malvagio e alla veracità si contrappone la menzogna, il mondo è essenzialmente diviso fra coppie di antagonisti.”
“Abbiamo tempo.”
“Mi stai suggerendo che…”
“Ci hai preso. E’ stato la loro fortuna più grande. Quella cazzo di isoletta forse se la caverà, ma non per merito del comunismo. Solo perché è stata una cellula isolata dal mondo, sino a ora. Il comunismo è poi solo una parola masticata, che passa di bocca in bocca, come un chewingum, null’altro. Una parola.” E così dicendo scoppiò a ridermi in faccia mentre il bruciore al petto andava intensificandosi.
“Certo che sì.”
“L’aria serotina è fredda. Il tramonto sta scavando le montagne. Uno spettacolo. Per te niente Valhalla… Uno spettacolo davvero.”
Lewis Carroll, Attraverso lo specchio.
"- Non è un romanzo giallo - disse Paul - Si tratta invece di una strana forma di narrativa, che probabilmente rientra nella fantascienza.
- Oh, no - dissentì Betty. - Non c’è scienza e non è ambientato nel futuro. La fantascienza si occupa del futuro. In particolare di un futuro in cui la scienza è più progredita di oggi. Il libro non soddisfa queste premesse.”
Philip K.Dick, La svastica sul sole.
La fantasia sociale introspettiva collocata in un probabile futuro, o fantapolitica, può essere affrontata da parecchie angolazioni, privilegiando di volta in volta il suo carattere fabulatorio o profetico, catartico o cognitivo, oppure osservandola come scheggia d'avanguardia o prodotto di consumo, ma l'aspetto che qui interessa, credo, è quello di un "filo" che produce possibilità o la possibilità terrificante che un incubo divenga soltanto un sogno e che il sogno possa essere non più espressione onirica ma realtà. C'è un’ulteriore possibilità: il risveglio. Questo racconto opera, infatti, con maggiore specificità e autonomia rispetto a qualsiasi altra finzione letteraria, cioè si sforza di dare consistenza "strutturale" (sia essa cosmologica, biologica, sociale, storica) al proprio mondo, che significa anche coerenza, credibilità, verosimiglianza. Tutto questo l'ha spiegato, molto bene, Umberto Eco, nei suoi studi sulla semiotica narrativa. Tuttavia, se non è questa la sede per esplorare le convergenze fra logica, semiotica e narratività, è indispensabile sottolineare la sua funzione.
Già, perché quando pensiamo agli universi della "Fantasia antropologico/politico/letteraria", in genere l'immaginazione corre agli spazi sconfinati dell'ego e della storia più o meno sconfinati, verso un futuro più o meno lontano, trasfigurato da nuove e sensibili emozioni, più o meno oniriche; verso mondi e situazioni perdute o ad un passato fantastico, leggendario o storicamente documentato (magari in questo caso facendo attenzione a schivare le trappole disseminate nella giungla dei generi), dove ai piaceri dell'estrapolazione spesso si sostituiscono meccanismi più sfumati dell'immaginario.
In questo racconto i sentieri legati all'emozione, ego, realtà e possibilità, sono assai più sottili e imprevedibili; spesso legati a un filo, a un'esitazione più o meno consapevole non tanto di natura ermeneutica, cioè del tipo "Che cos'è, ovvero, qual è la natura del mondo o dell'oggetto che mi trovo davanti e come posso integrarlo nel sistema di conoscenze della mia vita per comprenderlo, ma ipotetica, cioè del tipo: "E se ...?", o meglio ancora, "che cosa sarebbe successo se ... ?".
Ma attenzione, perché il racconto sia attraente, le regole devono essere precise e rigorose ed è risaputo che non troppa emozione suscitano le facili generalizzazioni. Quindi, nel Tuo impianto e messaggio, la dimensione storica è irrinunciabile, verificando e approfondendo - con intelligenza - le conseguenze di un autentico mutamento del corso della storia umana, così come noi la conosciamo.
Il racconto, che serba la sobrietà tra equivoci e impurità nel momento della lettura avvincente ed emozionale, rimane tuttavia intrecciato a tutto ciò che è proiettato nell'asse della storia. Da qui si dipartono varie direttrici fabulatorie che testimoniano come Te, caro Giuseppe, abbia individuato nella storia un campo da gioco privilegiato, scrivendo insieme ad essa un capitolo decisivo dei nostri mondi emozionali e delle nostre paure.
Ti sei avventurato in lungo e in largo, attraverso l'asse del tempo, in spostamenti, viaggi e paradossi temporali creando una storia alternativa o meglio ancora un'alternatività storica che inquieta e stupisce agghiacciandoci.
Dolce musica e soddisfazione per chi legge e soprattutto, comprende quanto prezioso sia il lavoro che gli occhi divorano.
Questo è il trionfo della scrittura, caro Beppe.
Il trionfo dell’omogeinicità in questa vita che, piatta, può nascondere quelle provocatorie alternative che con garbo ed introspezione hai saputo scrivere e descrivere.
Veramente un bel brano!
Congratulazioni.
Con la migliore stima e riconoscimento, un abbraccio e un saluto cordiali.
Ninni Raimondi
Bologna, 5 Luglio, 2008
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commenti (18)
Berlusconi con il panama - OT: alcune semplici regole di comportamento
written by King Lear
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domenica, giugno 22, 2008
Berlusconi con il panama
Troppo caldo anche per il Padrino Nazionale!

Ultimamente vi ho dato un dito e vi siete presi prima la mano, poi tutto il braccio. Mi riferisco agli OT. Quande mi è possibile metto su dei post studiati appunto perché possiate andare fuori tema senza problemi: i post preposti a ospitare gli OT sono indicati chiaramente nelle categorie OT, bacheca, cazzeggioselvaggio.Tuttavia c'è chi si ostina a spargere OT un po' da per tutto, senza rispetto alcuno per il sottoscritto e per gli ospiti che intervengono. Questo comportamento - che da un po' di tempo sta diventando la norma - mi dà molto ma molto fastidio. Se non avete voglia di leggere e restare in tema, bene, non leggete; ma per favore non trasformate questo blog in un bar di quart'ordine. La colpa è anche mia che non ho usato maggior fermezza quando il fenomeno ha cominciato a essere troppo evidente. Dunque, d'ora in poi, chi vorrà commentare restando in tema è ben accetto; chi dovesse invece ostinarsi a riempire i post di commenti off topic non ci penserò su due volte a cancellare le impronte del suo passaggio. Tolleranza zero verso chiunque.
Un po' mi dispiace; però questo blog non intende soccombere alle manie di protagonismo spicciolo dei blogger. E non in ultimo, quando lasciate dei commenti, per favore, cercate di esprimervi in italiano corretto. Per dirvela in maniera terra terra, questo blog non è un SMS. V'è chiaro? Spero di sì, perché non intendo ripertermi.Giuseppe Iannozzi
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commenti (11)
Politikini.com la politica è una questione di culo: avere culo con il culo delle fan.
written by King Lear
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domenica, giugno 01, 2008
Politikini.com
La politica è una questione di culo

Se sei una persona impegnata, che ci tiene al futuro del proprio paese; se sei cool
e hai le idee chiare in testa, allora è il caso che lo dimostri in maniera tale
che nessuno possa equivocare il tuo pensiero. Metti a nudo il tuo culo con un bel politikino,
l'ultima tendenza made in USA.
Sono i costumi più fashion di questa estate 2008 e stanno già spopolando
tra tutti i fanatici, politici convinti e non, nonché fra i migliori maniaci sessuali.
Per un prezzo stracciato puoi indossare il tuo politikino
acquistandolo direttamente su Politikini.com.
La nuova linea di bikini dedicata alla campagna presidenziale americana
è adesso tutta una questione di culo!
D'ora in poi le fan di Barak Obama, Hillary Clinton e John McCain
potranno pubblicizzare il proprio politico con il culo, difatti su ogni bikini è impresso
a grandi lettere il nome del candidato che si vorrebbe veder sedere alla Casa Bianca.
Si spera che questi bikini verranno indossati da attraenti giovani ragazze,
perché - diciamocelo pure in maniera politicamente scorretta - a nessuno farebbe piacere
trovarsi faccia a faccia con un culo flaccido, pieno di cellulite, segnato da pratiche sadomaso...
Speriamo dunque che i candidati alle presidenziali americane
abbiano culo con il culo delle proprie fan. Noi tutti glielo auguriamo con il cuore in mano,
soprattutto per noi che d'ora in poi vedremo i loro nomi impressi su tanti e tanti bikini.
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Elvira Savino non è Alice nel Paese delle Meraviglie
written by King Lear
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domenica, maggio 18, 2008

Elvira Savino
non è Alice nel Paese delle Meraviglie
così bacchetta di santa ragione Dagospia

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commenti (2)
Validi motivi per non votare né a Destra né a Sinistra
written by King Lear
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venerdì, aprile 11, 2008

Il mio pensiero è
che i politici…


















