Bio Iannozzi - La pagina personale di Giuseppe Iannozzi - do ut des



© - Tutti i contenuti di questo blog possono essere riprodotti
previo consenso scritto dell'Autore.
Tutte le violazioni saranno perseguite a termini di Legge.


un po' di pazienza!

Gli Editori e/o Autori
che desiderano inviare copie promozionali dei loro Lavori
affinché vengano recensiti sulle pagine di Bio Iannozzi
possono contattare tramite e-mail l'Autore di questo blog.

In Evidenza


Jerusalem - Frediani Andrea   I silenzi di Joe - Fabio Della Seta   Ivo Mej - Moro rapito!   Laura Costantini e Laura Falcone - Roma 1944   Visconte di Lascano Tegui - Sogno senza fine




Free Tibet

Free Tibet


La Moratti dice addio a Sgarbi: non eravamo la coppia più bella del mondo!

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, maggio 09, 2008





La Moratti dice addio a Sgarbi

Non eravamo la coppia più bella del mondo!

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
Era nell’aria. Impossibile credere che il sodalizio, mai idilliaco, fra Vittorio Sgarbi e il sindaco di Milano Letizia Moratti potesse durare più di tanto. Ieri il sindaco di Milano ha ritirato le deleghe dell’assessorato alla Cultura al critico d’arte Vittorio Sgarbi e lo ha escluso dalla Giunta comunale. La Moratti si è così giustificata: “Rilevato che l’assessore Vittorio Sgarbi ha assunto in varie occasioni, anche pubbliche, un atteggiamento non consono ai doveri di pubblico amministratore e considerato inoltre che lo stesso assessore ha tenuto comportamenti contrari alla lealtà nei confronti del sindaco e della giunta incidendo negativamente sull’operato ed immagine di tali organi e creando un clima di tensione interno alla maggioranza politica; ritenuto che per i sopra esposti motivi è venuta meno la fiducia del sindaco nei confronti di Vittorio Sgarbi il sindaco dispone la revoca della nomina di Vittorio Sgarbi quale componente della giunta comunale e della connessa delega alla firma degli atti di competenza del Sindaco per le attività in materia di Cultura”.
Le deleghe alla Cultura sono state assunte ad interim dalla stessa Moratti.
 
Vittorio Sgarbi ha così commentato la nota del sindaco di Milano: “Considero irricevibili le ragioni che hanno spinto il sindaco al ritiro delle mie deleghe, oltre che profondamente lesive della mia dignità”. Per il critico le non-ragioni che hanno portato al suo licenziamento dipendono dalle sue esternazioni durante la puntata di Anno Zero condotta da Michele Santoro. “Non si può rimproverare a me quello che Berlusconi, Bossi, Maroni e Castelli avrebbero detto al mio posto. Dopo tutto, ho anche difeso un illustre cittadino milanese come Veronesi che veniva insultato. Mi sarei piuttosto aspettato un ringraziamento. Se il sindaco di Milano non capisce lo spirito del Popolo delle Libertà, allora si pone un problema politico. Per questo, trovo le ragioni della Moratti irricevibili anche sul piano politico, perché non ho fatto altro che esprimere le opinioni della mia parte politica”.
Secondo il critico d’arte i motivi per cui il sindaco lo ha licenziato sono anche legati alla polemica intervenuta con i colleghi di Giunta sulla delibera “camuffata” per il patrocinio di una rassegna teatrale omosessuale: “Ho presentato in quel modo la delibera sulla rassegna di teatro gay, proprio per eliminare le polemiche e per evitare che si affermasse l’orgoglio gay. Mi sarei aspettato piuttosto le critiche dell’arcigay invece che quelle del Sindaco e della Giunta”.
 
Il centrosinistra si interroga per voce di Marilena Adamo e Pierfrancesco Majorino: “Non vorremmo che l’assessore Sgarbi, con la sua gestione discutibile, abbia comunque offerto al sindaco l’opportunità di iniziare un piccolo valzer di poltrone, il tutto sulla testa dell’arte, della creatività, dello spettacolo. Insomma: al momento ci sembra un gesto privo di un’idea di governo della cultura. Ci auguriamo di non essere costretti in futuro a rimpiangere Vittorio Sgarbi”. La Lega Nord, per voce di Matteo Salvini, interviene scherzando ma non troppo: “Visto che ascrivevano Sgarbi alla Lega e che nell’ultimo periodo Sgarbi si è molto leghistizzato prima con Calderoli e ieri a cantare Viva la Padania accanto a Bossi, crediamo di poter dire la nostra sul prossimo assessore ». Ma Forza Italia frena subito il giocoso entusiasmo della Lega: “Alla Cultura c’era un uomo indicato dal sindaco Moratti e noi rispettiamo la sua volontà. Così come abbiamo condiviso con il sindaco la decisione del licenziamento, così condivideremo i profili e i criteri del prossimo candidato assessore”.
 
Letizia Moratti e Vittorio Sgarbi non erano forse la coppia più bella del mondo?
Oggi la Moratti sembra ammettere che loro due non erano davvero la coppia perfetta.
Però adesso noi tutti si spera che non comincino a litigare tirandosi addosso le opere d’arte…

The Day After: "Impossibile". Il sindaco di Milano Letizia Moratti non ha nessun dubbio: con Vittorio Sgarbi è tutto finito. La freddissima replica arriva così al critico d'arte Sgarbi, il quale aveva espresso il desiderio di non dimettersi dall'incarico, restando "assessore al Nulla". Il sindaco Letizia Moratti, stuzzicata dai giornalisti, ha ribadito le ragioni che l'hanno spinta a licenziare l'assessore. "E' venuta meno la fiducia per mancanza di rispetto nei confronti della giunta".

Vittorio Sgarbi propugna le sue ragioni con pugno di ferro e, senza farsi pregare, rivela di averne già parlato giovedì sera con Silvio Berlusconi: "Ho ricevuto il consenso di Maroni, Castelli e Berlusconi". Il critico d'arte parla della "insensatezza delle offese ricevute": "Io ho fatto solo bene per la città, ho difeso Berlusconi da chi lo insultava e gli dava del fascista come l'architetto Daniel Libeskind. Sui grattacieli di Milano la penso come Berlusconi, difendo la città contro una intollerabile speculazione A questo punto, eliminare uno scomodo mi sembra una forma di grossolana ingenuità da parte del sindaco". E sottolinea: "E' la Moratti che è fuori dalla linea, è lei che manca di rispetto verso i cittadini non avendo la capacità di opporsi alla speculazione". Vittorio Sgarbi spiega anche i motivi per cui non c'è dialogo: "Non lo posso accettare, quando invece di essere ringraziato vengo cacciato. Non voglio favori, ma giustizia". Quanto alla possibilità di essere chiamato a fare il sottosegretario ai Beni Culturali, ruolo per il quale Sgarbi si è in più di un'occasione candidato: "Ne ho parlato con Berlusconi. Lui mi ha detto che ne parlerà con Bondi. E' un'ipotesi politica rispettabile, ma non decido io, decide Berlusconi".

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:53 | cultura, politica, riflessioni, polemiche, arte, spettacoli, cronaca, prima pagina, potere, sgarbi, ultime notizie, società e politica, notizieflash, last news, editoriale di g iannozzi | clicca per commentare commenti (7)



elezioni sì, elezioni no

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, aprile 03, 2008





elezioni sì, elezioni no


come castrarsi con le proprie mani


il 13 e il 14 aprile
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 

 
Sono state invocate le elezioni anticipate a gran voce. Non era molto tempo fa, che il governo Prodi cadeva schiacciato dalla sua stessa incapacità.
 
All’inizio la sinistra sembrava che proprio non le volesse delle elezioni in aprile, ma poi sull’onda della commozione generale destra e sinistra si sono dette pronte ad andare alle urne, perché questo era il volere degli italiani, perché le elezioni anticipate erano un atto d’amore dei politici nei confronti degli italiani vessati da un futuro più che mai incerto.
 
C’è voluto davvero poco perché l’inchiesta Why Not venisse insabbiata. Subito Clemente Mastella, con voce contrita e arrabbiata, ha fatto sapere d’essere innocente proprio come lui andava sostenendo durante tutto il corso della seppur brevissima inchiesta, e senza pensarci su - con toni più che mai shakespeariani - ancor oggi chiede chi lo ripagherà per i danni venuti alla sua immagine e per quelli del suo partito. E’ di questi primi giorni d’aprile la notizia che Clemente Mastella esce dall’inchiesta: l’ex ministro esce definitivamente da Why not, pulito pulito. Coinvolto nell’autunno dello scorso anno, il primo giorno di aprile Clemente Mastella può dire addio a Why Not con un sorriso di rinnovata fiducia nella giustizia italiana. La posizione dell’ex ministro della Giustizia, infatti, è stata archiviata dal Gip di Catanzaro, Tiziana Macrì, che ha accolto in toto la richiesta avanzata il 4 marzo scorso dalla Procura generale del capoluogo calabrese. A chiedere l’archiviazione della posizione di Mastella era stato il procuratore generale di Catanzaro, Enzo Jannelli, insieme ai suoi due sostituti, Domenico De Lorenzo e Alfredo Garbati. “Il Gip ha accolto la richiesta di archiviazione perché mancavano assolutamente i presupposti per l’iscrizione e successivamente non sono sopravvenuti elementi nuovi. Al di là del merito del provvedimento e delle persone coinvolte siamo soddisfatti perché il giudice ha condiviso del tutto la nostra impostazione e le nostre conclusioni”, ha spiegato Jannelli. L’ex ministro alla Giustizia era finito nell’inchiesta Why Not a causa di presunti illeciti nell’utilizzo di fondi pubblici, per abuso d’ufficio in relazione ai suoi presunti rapporti con Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria anch’esso travolto dall’inchiesta. 
 
Oggi è il secondo giorno di aprile e le elezioni promesse per il 13 e il 14 di aprile rischiano d’essere rimandate. “Sarebbe un dramma per il paese perdere ulteriore tempo”, ha commentato Silvio Berlusconi. “Faccio un appello alla Dc, affinché abbia senso di responsabilità e rinunci alla richiesta di avere altri giorni in più per la campagna elettorale”.
“Sono assolutamente contrario alla possibilità che si rinviino le elezioni che sarebbe per il nostro Paese un colpo di immagine gravissimo e, nella sostanza, una cosa inaccettabile - ha urlato spaventato Walter Veltroni - Ci manca solo che ci mettiamo a cambiare la data. Spero proprio che si riesca a risolvere il problema”.
 
Berlusconi e Veltroni sono sulla stessa lunghezza d’onda, finalmente facce svelate di una stessa medaglia e di un uguale programma elettorale, anche se nessuno dei due sembra disposto ad ammetterlo in maniera chiara e specifica. Se la gode nell’intanto Francesco Storace, segretario de La Destra, che parla di “clamoroso autogol” del Cavaliere: “Sono settimane che Berlusconi offende gli italiani dicendo che si vota per lui o per Veltroni e adesso si deve inginocchiare di fronte a un simbolo che ha inventato per dar fastidio a Casini, per evitare il rinvio delle elezioni. E’ proprio vero dopo Mortadella, arriva Pizza”. E il vice-segretario del Pd, Dario Franceschini, sottolinea che “si potrebbe cercare una soluzione che consenta, nel rispetto della legge, di non rinviare le elezioni”. “E’ sotto gli occhi di tutti che quel che sta accadendo è assurdo - ha detto il leader dell’Udc Pierferdinando Casini -, basta guardare i simboli per capire. Comunque noi siamo sereni”. La decisione che rischia di stravolgere il calendario elettorale è stata presa ieri, quando la quinta sezione dell’organo supremo di giustizia amministrativa ha accolto il ricorso proposto da Raffaele Colucci (che la Dc di Pizza intende candidare al Senato), ribaltando la precedente ordinanza del Tar della Campania che aveva confermato l’inammissibilità del simbolo dello scudocrociato sancita a suo tempo dall’ufficio elettorale del Viminale.
 
Sia come sia, elezioni sì elezioni no, la sinistra è morta e sepolta: è stata rimpiazzata da convertiti dell’ultimo minuto... per farla breve sono tutti cattolici praticanti, ma non è questo il punto, il punto è che sono tutti più che mai preteschi e neri come la morte, non c’è più traccia alcuna di rosso in loro, non nel sangue non in quell’anima che adesso dicono d’avere. La destra è la destra, quella vecchia e anacronistica degli anni novanta, che pensa di risolvere tutto invitando i pinocchi di turno, cioè gli italiani, a sotterrare i loro pochi zecchini affinché ne nasca una pianta. Chiunque dovesse vincere in questo paese oramai ridotto al collasso - e che io do per spacciato, perché neanche un miracolo lo tirerebbe più su, nemmeno un gesù cheguevarista -, temo non potrebbe fare danni maggiori a quelli che già sono stati fatti - e che sono ancora in corso.
 
Bisognerà aspettare che muoiano di morte naturale i rappresentati di questa destra insieme a quelli di questa sinistra sinistra. Bisognerà aspettare facce nuove, e ci vorranno almeno una trentina d’anni di questo passo, o forse anche più.
 
La verità, per come la vedo io, è che noi in Italia abbiamo una sinistra pretesca e una destra anacronistica, e nessun potenziale Zapatero, ma nemmeno un fordista puro al cento per cento. Abbiamo degli imbonitori, che vogliono correre alle urne per occupare di nuovo le poltrone e poter così finire di collassare l’Italia, per quel poco che ne è rimasto.
 
Vincerà la destra?
Vincerà la sinistra?
Non vedo il problema, perché non vedo una sinistra; e la destra che vedo è rimasta infangata nelle idee che propagandava all’inizio degli anni 90.
 
Queste elezioni, diciamoci la verità, non servono agli italiani, ma solo ai partiti politici, che di fatto sono gli unici interessati a portarle avanti a ogni costo.
 
Se tutto va bene siamo rovinati.






Altre ghiotte notizie

solo su JuJol.com

JuJol - cultura e spettacolo

JuJol.com - cultura e spettacolo

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 17:28 | politica, riflessioni, polemiche, prima pagina, democrazia, potere, ultime notizie, società e politica, opinionismo, jujolcom, editoriale di g iannozzi | clicca per commentare commenti (5)



Berlusconi: la Rai è in mano alla sinistra estrema

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, marzo 28, 2008





Berlusconi: la Rai

è in mano alla sinistra estrema


di Giuseppe Iannzozzi



“Ci giunge ora la notizia che la Rai ha annullato la puntata di domani di ‘Porta a Porta’ in cui doveva essere presente Silvio Berlusconi”. Lo annuncia Paolo Bonaiuti, portavoce del leader del Pdl, conversando con i cronisti a Viterbo. “La motivazione ufficiale non la conosciamo. Ci dicono però che sarebbe dovuto al fatto che Veltroni non sarebbe potuto essere presente a Roma né in questa settimana né la prossima. La vicenda è ancora più strana se si considera che la richiesta di questo giro di trasmissioni proveniva proprio dallo staff di Veltroni. E solo per questo motivo avevamo deciso di venire incontro alle richieste. Dobbiamo pensare che i capricci di Veltroni sono in grado di piegare le indicazioni della Rai, del suo presidente e del suo direttore generale? Questa par condicio la dobbiamo rispettare solo noi? Attendiamo a queste domande una risposta ufficiale da viale Mazzini”.

Silvio Berlusconi fa subito il punto su “Porta a Porta”, o meglio sulla Rai: “La par condicio non c’entra niente, è solo un atto violento da parte di Veltroni”. Il Cavaliere ha rinunciato di accomodarsi nel salottino di Bruno Vespa, perché Walter Veltroni ha annullato la sua prossima presenza nel “salotto” della politica in tv: “E’ stanco e lo capisco, ma il fatto che lui non voglia andare non significa che non possa andarci il leader dell’opposizione. Questa cosa è una violenza inaccettabile. E gli italiani devono sapere che la Rai è ancora in mano alla sinistra che la domina come e quando vuole. Ecco perché bisogna andare a votare per la libertà e per il Popolo delle libertà per riportare l’Italia in Europa e in occidente e non subire il condizionamento di un partito radicato nella sinistra estrema”.






Leggi il nuovo

JuJol.com

JuJol - cultura e spettacolo

JuJol.com - cultura e spettacolo

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 20:49 | politica, polemiche, televisione, potere, ultime notizie, tv , jujolcom | clicca per commentare commenti (7)



Una infausta scelta il 13 e il 14 aprile

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, marzo 24, 2008




Una infausta scelta

il 13 e il 14 aprile






by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:09 | politica, satira, potere | clicca per commentare commenti (11)



La morte di Lindo Ferretti e del Consorsio Suonatori Indipendenti

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, marzo 13, 2008





La morte di Lindo Ferretti

e del Consorsio Suonatori Indipendenti

 
La tigre è di carta e non farà mai più la sua parte


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 

 
Era una sera come tante altre presso la Certosa Reale di Collegno, nel senso che la vita scorreva in mezzo all’erba con la sua solita ignota maschera fatta di vento lucciole e grilli. D’un tratto la quiete viene uccisa dal rullare tribale di tamburi in vicina lontananza: repentinamente la natura si sveglia e nell’aria centinaia di concitate voci s’involano nell’aria fresca, sono le voci della gioventù, della speranza che rimette tutta sé stessa nel Futuro, il Futuro da nutrire con ideali e altre sciocchezze poetiche del genere.
Ma per l’intanto, quel venerdì del 14 luglio 2000 la gioventù non ci pensa che gli ideali muoiono prima degli uomini, o meglio, che si riducono in un bel nulla prima che i giovani abbiano modo e tempo di farsi uomini e quindi burattini disillusi.
 
Il ritmo martellante dei Les Tambours du Bronx alle ventuno e trenta circa di quella sera si diffonde senza pietà: il concerto ha inizio e il pubblico fatica poco o niente a riscaldarsi. La musica dei Les Tambours du Bronx è trascinante e anche chi non è propriamente un amante della musica d’avanguardia non può fare a meno di riconoscere che sono bravi. Il gruppo sfoga un’energia genuina: le percussioni incalzanti contro caratteristici fusti di latta non lasciano quasi lo spazio di respirare alla folla raccolta, pienamente eccitata. I fiati della gente par quasi che seguano il ritmo del beat prodotto dal gruppo sul palcoscenico: espirare ed espirare perdono momentaneamente la loro natura puramente meccanica involontaria e sottostanno al beat dei tamburi percossi dall’energia dei loro battitori. L’eccitazione è grande e quando, intorno alle ventidue e trenta, Les Tambours du Bronx eseguono il loro ultimo pezzo prima di lasciare il palco ai CSI, l’atmosfera è calda.
 
A gran voce si reclama Giovanni Lindo Ferretti, leader carismatico dei CSI: sotto il palco tutti vogliono assistere a quello che probabilmente sarà una delle ultime esibizioni dei CSI dal vivo. Si è tutti coscienti delle diatribe artistiche nate all’interno del gruppo, diatribe che hanno portato a maturare la decisione unanime(!) che i CSI non hanno più motivo di continuare a restare insieme come gruppo. Lo scioglimento del gruppo era nell’aria già da un po’ di tempo: recentemente Lindo Ferretti ha fatto il suo esordio solista nel mercato-business discografico con l’album Co.Dex, un disco difficile impreziosito da troppi virtuosismi elettronici e preziosismi lirici ermetici, un lavoro che i fan dei CSI e dei CCCP non hanno accolto con favore.
Ma quella sera i fan erano lì, a Collegno, per sentire i CSI ed assistere a un concerto vecchio stile che trasmettesse loro le emozioni autentiche di quando Lindo Ferretti cantava credendoci davvero “conosco le abitudini so i prezzi e non voglio comperare né essere comperato/ attratto fortemente attratto/ civilizzato sì civilizzato/ comodo ma come dire poca soddisfazione… voglio ciò che mi spetta lo voglio perché mio m’aspetta/ voglio ciò che mi spetta lo voglio perché mio m’aspetta”, ed ancora “bello ti sembro/ già abbastanza/ ma sono gli occhi tuoi/ intelligente ti sembro poco/ non sono affari tuoi/ onnipresente onnipotente/ così mi vorresti tu/ né troppo cotto né troppo al dente/ tuo sempre di più/ ma tu cosa mi dai?”… Le cose non sono andate propriamente come i fan più affezionati dei CSI si aspettavano.
 
I CSI salgono sul palco, ma si presagisce subito che l’infezione d’una carogna marcia è nell’aria: e difatti, Lindo sale sul palco quasi a occhi bassi, quasi vergognoso, quasi snob e pianamente si appollaia su di uno sgabello e senza troppi complimenti il concerto ha inizio. Lindo per tutta la durata del concerto rimane seduto sul suo sgabello: la sua voce è stanca, malinconica, scazzata, insomma quella di uno che è lì solo perché pagato da pubblico pagante, che reclama a gran voce che si alzi e dia mostra di sé stesso come un tempo, quando esprimeva energia pura, quando ancora militava nei CCCP. Inutile gridare che così non può andare, che non può stare sul palco seduto come una vecchia cariatide pronta a spezzarsi al primo alito di vento leggermente più forte: si accende una sigaretta, poi la seconda, la terza… la voce gli muore nella bocca impastata da una malinconia tutta snob, studiata; è chiaro che non è disposto a concedersi al pubblico né in veste di uomo né in quella di artista. Qualcuno dabbasso, sotto il palco grida che è una truffa e che qualcuno ci sta marciando: i più intransigenti non disdegnano di allontanarsi da sotto il palco, senza però avere il coraggio d’abbandonare il concerto così come sarebbe convenuto.
I CSI continuano la loro performance senza dar segno di ascoltare minimamente gli epiteti dei loro fan ormai esausti di gridar loro contro che non è così che ci si comporta; i brani eseguiti sono tristemente tutti tratti, per la maggior parte, dall’album Linea Gotica del 1996 (ed. Black Out) e gli intenditori non esitano, senza mezze misure, a dichiarare a gran voce che Lindo sta facendo ‘schifo’ eseguendo il repertorio più triste e meno espressivo dei CSI. L’acme nostalgico diventa assai critico quando i CSI eseguono il brano Annarella, brano dedicato all’Annarella dei CCCP, quasi a sottolineare che i CSI sono ormai morti come i CCCP quando incisero il brano Annarella: “lasciami qui lasciami stare lasciami così non dire una parola che non sia d’amore per me per la mia vita che è tutto quello che ho è tutto quello che io ho e non è ancora finita…” E’ ormai chiaro che è finita: l’individualismo di Lindo Ferretti nell’esecuzione di questo brano è ormai palese ai più, a chi ha seguito dall’inizio la nascita dei CCCP ed ha assistito alla loro fine, a chi ha amato sinceramente i CSI: resta la cenere al vento dei CSI che scrivono il loro epitaffio con Annarella, un brano mai amato dai fan e che i CSI non esitano a propinare al pubblico. Lindo canta: “lasciami qui, lasciami stare, lasciami così, non dire una parola…”; e alla fine ci si stanca di chiamarlo, di gridargli che così non può andare avanti. Ma ostinatamente lui non ascolta, non dice una parola e non ascolta un solo fiato.
All’improvviso il concerto è finito: non una parola di congedo, non un sorriso, solo il frettoloso trascinarsi fuori dal palco del gruppo che non degna d’uno sguardo il pubblico. Si ha quasi l’impressione che l’impostazione malinconica del concerto fosse cosa studiata a tavolino, anzi qualcuno ne è quasi certo.
Lo scontento, l’amarezza, la rabbia si diffondono in mezzo a un pubblico sconfitto così come i CSI sconfitti lo hanno voluto, spezzato, assoggettato alle proprie necessità individuali. Il pubblico, fan di vecchia data e giovani invasati di ideali della vecchia generazione, sciamano via; qualcuno ancora grida che “hanno fatto cacciare”, ma ormai le luci sono calate e lo spettacolo non va più avanti.
 
C’è una regola riconosciuta da tutti i più grandi: “The show must go on”, lo spettacolo deve andare avanti, una regola tacita che i CSI non hanno rispettato per dettare il loro personalissimo egocentrico epitaffio.
 
Non c’è ombra di dubbio, quel 14 luglio è una data da dimenticare: “è una questione di qualità/ o una formalità/ non ricordo più bene, una formalità/ come decidere di radersi i capelli/ di eliminare il caffè, le sigarette/ di farla finita con qualcuno/ o qualcosa, una formalità una formalità/ o una questione di qualità/ io sto bene io sto male/ io non so come stare…non ricordo più bene, una formalità”. Sicuramente Lindo Ferretti e Massimo Zamboni hanno deciso che quel 14 luglio doveva essere una “formalità” e così è stato, una formalità studiata a tavolino che rinnega il loro antico motto che “la tigre non è di carta, è di giada e farà la sua parte”.
La tigre è morta nella formalità borghese di fare un concerto senza credere veramente nella musica, nelle parole, nei fan.
Ora, Lindo Ferretti è libero o lo sarà presto: Co.Dex, il suo album da solista, è la nuova “formalità” da propagandare, una formalità che il pubblico non pagherà con quella fede filobolscevica un tempo riposta negli ideali promossi dai CSI e dai CCCP.


Nota Bene: Questo articolo è stato scritto il 15 luglio del 2000, subito dopo aver assistito a quello che fu l'ultimo concerto dei CSI.
Oggi ve lo ripropongo per un motivo ben preciso, che saprete a breve seguendomi su queste pagine.
Leggete questo pezzo e scoprirete che non si parla solamente di musica, si parla infatti di politica anche e soprattutto.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 23:28 | musica, politica, comunismo, canzoni, cronaca, giovani, cantanti, costume, società, potere, stalinismo, società e politica, opinionismo | clicca per commentare commenti (7)



Fidel Castro lascia la Presidenza di Cuba

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, febbraio 19, 2008






Fidel Castro lascia la Presidenza di Cuba

Ma rimane soldato delle idee
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Il lìder maximo cubano, Fidel Castro, ha rinunciato alla presidenza e alla carica di Comandante in capo di Cuba. La notizia è stata riportata dall’edizione online del quotidiano cubano Granma, l’organo ufficiale del partito comunista cubano.
 
«Comunico ai miei compatrioti, che in questi giorni mi hanno fatto un grande onore eleggendomi a membro del Parlamento, che io non aspirerò né accetterò - ripeto - non aspirerò né accetterò la carica di Presidente del Consiglio di Stato e di Comandante in capo». Con queste parole, nel messaggio pubblicato da Granma, Fidel Castro ha lasciato ufficialmente il potere dopo quasi 49 anni. L’annuncio arriva a pochi giorni dal 24 febbraio, data in cui si terrà la riunione della nuova Assemblea nazionale per l’elezione del nuovo presidente del Consiglio di Stato, ovvero del leader cubano. Finora Castro, dal 1959 in poi, era sempre stato rieletto. Fidel Castro sottolinea che ora «è venuto il momento di eleggere il Consiglio di Stato, il suo presidente, il vicepresidente».
 
Fidel Castro, che oggi ha 81 anni, guida la Isla Grande dalla rivoluzione che il primo gennaio del 1959 cacciò il dittatore Fulgencio Batista, appoggiato dagli statunitensi. Il primo agosto del 2006 Castro aveva ceduto «temporaneamente» la guida del governo (per la prima volta nella storia della rivoluzione cubana) al fratello Raúl Castro, vicepresidente, per sottoporsi a un intervento chirurgico all’intestino. Da allora Castro è apparso in video e fotografie, oltre a intervenire con articoli sulla stampa, senza però mai fornire informazioni precise circa il suo stato di salute. Scrive ancora Fidel: “Ho avuto l’onore di questa carica - presidente del Consiglio di Stato - per molti anni dopo la nuova costituzione del 1976… Conoscendo il mio stato di salute critico, molti all’estero pensavano che la rinuncia provvisoria alla carica di Presidente del Consiglio di Stato il 31 luglio 2006 che ho lasciato nelle mani del primo vicepresidente Raul Castro Ruz, fosse definitiva. Fortunatamente, il nostro processo conta ancora su quadri della vecchia guardia, uniti ad altri che erano più giovani quando è cominciata la prima tappa della Rivoluzione. Il cammino sarà difficile e richiederà lo sforzo intelligente di tutti. […] Non vi dico addio. Spero di combattere come un soldato delle idee. Continuerò a scrivere sotto il titolo Riflessioni del compagno Fidel. Sarà un’arma su cui poter contare: la mia voce forse verrà ascoltata, sarò prudente».
 
Nel suo messaggio al popolo cubano, Fidel ha espresso la ferma convinzione che tradirebbe la sua coscienza occupando un incarico per il quale è richiesta «totale libertà di movimento e dedizione» che non è in condizione di offrire. Fidel Castro è già nella Storia di Cuba e del mondo intero, e resterà una pietra miliare della vita politica cubana, come «soldato delle idee». D’ora in poi si dedicherà alla propaganda e alla riflessione sociale e politica: ha infatti promesso di scrivere le «Riflessioni del compagno Fidel», che costituiranno «un’altra arma dell’arsenale sul quale si potrà contare».

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 12:31 | politica, comunismo, notizie dalla rete, potere, ultime notizie, socialismo, ernesto che guevara, società e politica, last news | clicca per commentare commenti (12)



“Incarico finalizzato” a Franco Marini dal Capo dello Stato Napolitano

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, gennaio 30, 2008




“Incarico finalizzato” a Franco Marini

Luca Cordero di Montezemolo apprezza la scelta
Berlusconi e Casini invece a denti stretti


a cura di Giuseppe Iannozzi
 
 


19:15 Montezemolo: “Ora serve responsabilità da parte di tutti”
Ora “serve da parte di tutti una prova di responsabilità, capacità di dialogo e capacità di mettere al centro i veri interessi del Paese e non quelli di parte”. Così il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, commenta l’incarico a Franco Marini. E aggiunge di aver “molto apprezzato e condiviso in pieno le parole del capo dello Stato”.
 
 
19:05 Mastella: “Ascolteremo poi decideremo”
“Ascolteremo quello che ci dice il presidente del Senato e poi diremo la nostra”. Così Clemente Mastella, segretario dell’Udeur, sintetizza la posizione del suo partito sull’incarico dato da Napolitano a Franco Marini. “Se non conosciamo le proposte - continua - a partire dalla legge elettorale, non possiamo decidere”.
 
 
18:58 Fi-Udc: “La prossima sarà legislatura costituente”
Nella prossima legislatura le riforme siano bipartisan. E’ la proposta di Berlusconi e di Casini dopo il faccia a faccia a Montecitorio. Entrambi “si impegnano a promuovere le riforme costituzionali necessarie ed utili al paese con la convinzione che queste non possano essere realizzate nel solo perimetro di una parte politica”.
 
 
18:55 Berlusconi: “Non c’è bisogno di cambiare legge elettorale”
“A Marini diremo che non siamo d’accordo sul fatto che c’è bisogno di cambiare la legge elettorale o di perdere tempo con un nuovo governo che avrebbe una maggioranza al Senato con uno o due senatori”. Lo dice il presidente di Fi, Silvio Berlusconi a Montecitorio dopo l’incontro con Casini
 
 
18:42 Dini: “Non credo che Marini ce la farà”
“Apprezzo il grande senso di responsabilità del presidente del Senato Marini che ha accettato questa esplorazione. Gli faccio molti auguri ma credo che questo non sarà possibile”. E’ il commento del senatore lib-dem, Lamberto Dini, che una settimana fa ha contributo a sfiduciare il governo Prodi.
 
 
18:39 Matteoli (An): “Una missione impossibile”
“Apprezziamo l’assoluta correttezza della decisione dello Capo dello Stato”, dice il capogruppo dei senatori di An, Altero Matteoli: “confidiamo quindi che il tentativo affidato a Marini venga espletato in tempi rapidissimi. La crisi politica che attraversa il Paese, però, non riguarda la legge elettorale su cui in Senato non è stato trovato l’accordo in venti mesi. Ora occorrerebbe un miracolo e neppure Marini crediamo potrà riuscirci”.
 
 
18:35 Giordano (Rc): “E’ quello che avevamo chiesto”
L’incarico affidato dal capo dello Stato a Franco Marini è “in perfetta sintonia con la richiesta avanzata da Rifondazione comunista, è cioè che si arrivi in tempi rapidi a riformare la legge elettorale in modo condiviso. La personalità indicata è totalmente in sintonia con questa necessità. Spero solo che l'esito dell'incarico arrivi rapidamente in porto”. Così Franco Giordano, segretario di Rifondazione comunista, commenta la scelta di Napolitano.
 
 
18:30 Casini (Udc): “Ascolteremo Marini ma margini stretti”
“Ascolteremo quello che ci dice Marini e poi valuteremo. Certo i margini sono stretti”. Così il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, al termine dell’incontro con Silvio Berlusconi. Il segretario Cesa ha aggiunto che “non è nel nostro stile fare quello che propone la Lega”. Cioè boicottare le consultazioni.
 
 
18:22 Marini a palazzo Chigi
Il presidente Marini è a colloquio a palazzo Chigi con il premier dimissionario Romano Prodi. Poco prima Marini era stato a colloquio venti minuti con il presidente della Camera Fausto Bertinotti.
 
 
18:19 Domani le prime consultazioni
Franco Marini dovrebbe cominciare “domani pomeriggio” le consultazioni per trovare una mediazione su una nuova legge elettorale.
 
 
18:17 Udc: Baccini non sottoscrive la linea del partito
I senatori dell’Udc, per stoppare le voci su scissioni e indecisioni, hanno firmato un documento in cui dicono di seguire in tutto e per tutto la linea decisa dalla segreteria del partito, e cioè andare al voto compatti con la Cdl. Il vicepresidente del Senato Mario Baccini, però, non ha firmato. Baccini, con Tabacci, Di Pietro e Pezzotta potrebbero dare vita a breve alla Cosa Bianca, un nuovo partito di centro.
 
 
18:11 Bossi: “Basta giochi di prestigio”
“Meno male che Napolitano ha dato solo un mandato esplorativo... perché qui stanno comunque cercando di far passare il tempo e adesso è il momento di dire basta ai giochi di prestigio”: è il commento disfattista di Umberto Bossi all’incarico a Marini.
 
 
18:08 Un incarico "finalizzato"
Nel dizionario della crisi debutta un nuovo tipo di incarico: “Incarico finalizzato”. E’ una missione ancora più specifica rispetto all’incarico esplorativo, invece più generico. Questa volta nel mandato è indicato cosa deve esplorare l’incaricato: “Verificare le possibilità di consenso sulla riforma della legge elettorale e di sostegno ad un Governo funzionale all’approvazione di tale riforma e all’assunzione delle decisioni più urgenti”.
 
 
18:00 La motivazione di Napolitano: “Senza riforme no stabilità”
Ecco una sintesi della motivazione con cui Napolitano ha motivato l’incarico esplorativo. “La crisi si è aperta dopo che nel Parlamento erano stati trovati spiragli di dialogo sulle riforme”. E’ chiaro a tutti, politici e società civile, che “senza tali modifiche non ci sarà una reale stabilità”. Non solo: “Non posso non tenere presente che la stessa modifica è stata sollecitata dal referendum”. Per quello che riguarda il Colle, Napolitano ricorda di aver “prospettato a tutti l’esigenza di dare almeno avvio alle riforme come dimostra il dialogo da me costantemente auspicato”. Questa strada, ha voluto sottolineare il Presidente, “è stata considerata impraticabile da quelle forze che invece vedono nel voto l’unica soluzione della crisi”. Per tutti questi motivi “è mio preciso dovere riservami adeguata ponderazione e valutazione conclusiva. E questa scelta non può essere considerata né rituale né dilatoria”.
 
 
17:51 Marini: “I cittadini vogliono una nuova legge elettorale”
“So che nelle attese dei nostri cittadini c’è una attenzione forte alla modifica della legge elettorale”, ha detto Marini dopo aver accettato l’incarico.
 
 
17:46 Marini: “Ringrazio e accetto con tutta la mia determinazione”
“So bene che si tratta di un impegno non semplice, anzi gravoso”. Così dice Franco Marini, ringraziando il capo dello stato “per la fiducia” dimostrata nell’affidargli l’incarico. “Il mio impegno sarà nel tempo più breve possibile”, anche se “c’è bisogno di farlo seriamente. Da parte mia ci metterò tutta la mia determinazione”.
 
 
17:43 Napolitano: “No scelta rituale e dilatoria”
“Sciogliere le Camere è la scelta più gravosa che la Costituzione affida al Presidente della Repubblica. Al tempo stesso da più parti della società oltre che da molti partiti è venuta la richiesta di fare le riforme. Per tutti questi motivi la mia scelta - ha aggiunto Napolitano - non può essere in alcun modo né rituale né dilatoria”.
 
 
17:34 Marra: “Incarico esplorativo a Marini”
“Verificare le possibilità di trovare un consenso per riformare la legge elettorale”: è questo l’incarico che il presidente Napolitano ha dato al presidente del Senato Franco Marini. Lo ha detto il segretario generale della Presidenza della Repubblica, Donato Marra.
 
 
17:25 Casini e Berlusconi a colloquio
E’ cominciato nella sede del gruppo parlamentare di Forza Italia l’incontro tra Silvio Berlusconi e Pier Ferdinando Casini. All’incontro partecipano anche il presidente e il segretario dell’Udc, Rocco Buttiglione e Lorenzo Cesa. Per Forza Italia presente il capogruppo del partito Elio Vito ed il portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti.
 
 
16:57 Marini giunto al Colle
Il presidente del Senato Franco Marini è arrivato al Qurinale. Tra pochi minuti comincerà il colloquio con il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, da cui riceverà un incarico per tentare di uscire dalla crisi.






Leggi il nuovo

JuJol.com

JuJol - cultura e spettacolo

JuJol.com - cultura e spettacolo

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 20:06 | politica, polemiche, cronaca, prima pagina, democrazia, potere, ultime notizie, società e politica, notizieflash, last news, jujolcom | clicca per commentare commenti (10)



"No" ad elezioni anticipate

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, gennaio 26, 2008





"No" ad elezioni anticipate

Troppe le tensioni sociali, politiche e religiose

 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Tempo di tensioni sociali politiche religiose.
Il Governo Prodi è caduto.
Silvio Berlusconi non vuole sentire ragioni, grida a gran voce che si deve andare a votare subito. Ma i più, cittadini e politici, parrebbe non siano d’accordo: prima un governo istituzionale per le riforme, poi dopo le elezioni. Elezioni anticipate, ora, sarebbero solamente un disastro: il sistema elettorale, abbiamo già avuto più volte modo di verificarlo, così com’è non funziona e davvero non c’è bisogno dell’ascesa di una Destra dittatoriale in questo momento per un paese, l’Italia, ridotto al collasso.
Le varie fazioni politiche litigano. Nelle budella s’annida il cancro del Potere.
Romano Prodi ha commesso parecchi sbagli, ma non più di quanti ne abbia prodotti la Destra di Berlusconi. Il paese che ha avuto in consegna era in coma profondo, non era possibile pensare di risvegliarlo dall’oggi al domani. Pensare a delle elezioni anticipate, oggi come oggi, significherebbe staccare la spina all’Italia, che, poco ma sicuro, finirebbe con l’essere abusata fino a consegnarla alla più invereconda delle morti.
 
I danni che Destra e Sinistra sono state capaci di provocare, noi li abbiamo accusati sulla nostra pelle. Il pericolo immediato da scongiurare ora è uno e uno solo: evitare che una Destra possa salire nuovamente al Potere, con questa sistema elettorale che non garantisce affatto una reale democrazia.
 
Gianfranco Fini la spara grossa: “Per quel che mi riguarda non c’è nessuna questione: è Silvio Berlusconi.”
No, grazie. Abbiamo già provato il morso del Cavaliere. Che Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi strepitino pure, abbracciandosi a modo loro se gli piace, gridando pure che loro sono tutti uniti, non credano però di poter beffare gli italiani per l’ennesima volta.
“Prodi lascia un Paese in gravi difficoltà e una sinistra ancora più divisa che nel passato. Lascia un Paese che deve ora trovare una strada per risollevarsi e per guardare con speranza al proprio futuro. Per questo non c’è alternativa al ricorso immediato alle urne, per dare vita nel più beve tempo possibile ad un governo forte, legittimato dal voto e capace di affrontare e risolvere i drammatici problemi del Paese.” A parlare è Sandro Bondi di Forza Italia.
 
Tra tante discussioni, non tutte civili, sono iniziate le consultazioni al Quirinale con il Presidente del Senato Franco Marini. Dopo di lui Fausto Bertinotti. Andranno avanti fino a martedì. Il centrodestra invoca elezioni e chiude al dialogo. In questa situazione Napolitano può sciogliere le Camere o dare l’incarico per un nuovo governo. Marini dichiara: “Non aspiro ad alcun incarico.” E il Professore: “Farò il nonno.”
 
Facendo un piccolo passo indietro nel tempo, Benedetto XVI, durante la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, bacchetta i mass media: “Possibilità abissali di male. I media possono e devono essere strumenti al servizio di un mondo più giusto e solidale… tuttavia non manca il rischio che essi si trasformino invece in sistemi volti a sottomettere l’uomo a logiche dettate dagli interessi dominanti del momento, in particolare, spesso diventano il megafono del materialismo economico e del relativismo etico, vere piaghe del nostro tempo. L’umanità si trova di fronte ad un bivio. Anche per i media vale quanto ho scritto nell’Enciclica Spe Salvi circa l’ambiguità del progresso che offre inedite possibilità di bene, ma apre al tempo stesso possibilità abissali di male che prima non esistevano. Occorre pertanto chiedersi se sia saggio lasciare che gli strumenti della comunicazione sociale siano asserviti ad un protagonismo indiscriminato o finiscano in balia di chi se ne avvale per manipolare le coscienze. Non sarebbe piuttosto doveroso far sì che restino al servizio della persona e del bene comune e favoriscano la formazione etica dell’uomo, nella crescita dell’uomo interiore? Invece oggi in modo sempre più marcato, la comunicazione sembra avere talora la pretesa non solo di rappresentare la realtà, ma di determinarla grazie al potere e alla forza di suggestione che possiede. Si constata, ad esempio, che su talune vicende i media non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma per creare gli eventi stessi. Questo pericoloso mutamento della loro funzione è avvertito con preoccupazione da molti Pastori.” E prosegue: “Senza il loro apporto sarebbe veramente difficile favorire e migliorare la comprensione tra le nazioni, dare respiro universale ai dialoghi di pace, garantire all’uomo il bene primario dell’informazione, assicurando, nel contempo, la libera circolazione del pensiero in ordine soprattutto agli ideali di solidarietà e di giustizia sociale.”
 
In linea teorica il discorso non farebbe una grinza, non fosse che proprio il Vaticano, o meglio ancora la Chiesa sotto Joseph Ratzinger, ha più volte utilizzato i media per manipolare le coscienze degli italiani, per boicottare la cultura e la scienza, per invocare la censura di libri e altre forme d’arte bollandole “anti-dio”, proprio come si usava ai bei tempi dell’Inquisizione.
 
“I nuovi media, telefonia e internet in particolare, stanno modificando il volto stesso della comunicazione e, forse, è questa un’occasione preziosa per ridisegnarlo, per rendere meglio visibili, come ebbe a dire il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, i lineamenti essenziali e irrinunciabili della verità sulla persona umana.”
 
Nell’aula di Palazzo Madama, Tommaso Barbato, in un tipico esaltato slancio di cristiana umanità, dà contro il collega Nuccio Cusumano gridandogli in faccia “Pagliaccio, venduto, pezzo di merda, traditore... cesso, troia, frocio...”. E non ancora contento d’aver fatto svenire il povero Cusumano, lo minaccia prima facendogli l’inequivocabile segno della corna poi addirittura quello della pistola.
Non si può proprio dire che nell’Udeur manchi lo slancio cristiano, ricco di iniziativa, insomma proprio quel che serve al governo per una rinnovata piena e totale fiducia!
 
Poi, nella giornata di venerdì, invia una lettera di scuse al presidente del Senato Franco Marini: “Non cerco giustificazione alcuna per il mio comportamento di ieri nell’Aula, che condanno senza riserve tanto più per il risalto che questo ha avuto sui media nazionali e internazionali. Intendo altresì rassicurarla di aver mai rivolto al collega espressioni di carattere omofonico (scritto esattamente così nel testo, n.d.r.) né, tanto meno, di aver indirizzato sputi contro la sua persona. Sono umanamente e sinceramente dispiaciuto per il mio gesto, Presidente, soprattutto perché l’Aula del Senato, per il suo alto significato istituzionale, non merita simili oltraggi. Con il senatore Cusumano ho condiviso due anni di vita parlamentare e politica e nel suo tradimento ho visto il tradimento di tanta gente della mia Campania che, in occasione delle ultime elezioni, ha voluto affidargli il proprio voto. Il tradimento del popolo Udeur e del suo segretario Mastella, che tanto hanno fatto per lui, aiutandolo, accogliendolo e facendolo eleggere al Senato, il pensiero per la sofferenza e il disagio di questi nostri elettori, unito al forte stato di tensione e alle pressioni di questi giorni, hanno fatto il resto. Le chiedo scusa, Presidente, per non aver saputo contenere la mia rabbia e, soprattutto, per la modalità deprecabile con la quale essa si è manifestata. Per questo chiedo scusa a Lei, al senatore Cusumano, ai miei colleghi senatori e agli italiani tutti che ci onoriamo di rappresentare.”
Ma oramai il danno è bell’e fatto, l’opinione pubblica nazionale ed internazionale ha visto coi suoi propri occhi la feroce arroganza di Tommaso Barbato, che non si è fermato di fronte a nulla, neanche quando il collega Nuccio Cusumano è svenuto. Da questa macabra vicenda, poco ma sicuro, l’Udeur non ne esce con una bella cera. E quel che è peggio è che i politici italiani hanno fatto vedere un’altra volta al mondo la loro vera natura di Pulcinella.
 
Divertente anche Nino Strano di Alleanza Nazionale, che appresa la caduta del Governo Prodi, non può fare a meno di aprire la bocca per farci assaporare la sua gioia ingoiando letteralmente una generosa porzione di mortadella. E anche il Senatore Nino Strano ha avuto parole altisonanti per Nuccio definendolo a pieni polmoni “checca squallida”. Oggi dice di sé: “Amo dannatamente il turpiloquio e le contraddizioni. Con gli uomini mi fermo un attimo prima.”
 
Se qualcuno può mettersi in salvo, che lo faccia subito senza indugi.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 14:44 | politica, riflessioni, polemiche, cronaca, prima pagina, attualità, vergogna, società, potere, curiosità, cattolicesimo, ultime notizie, scandali, allarmi, società e politica, notizieflash, opinionismo, last news, editoriale di g iannozzi | clicca per commentare commenti (18)



Angelo Bagnasco attacca l’Italia: zolfo nazifascista nelle parole della Cei

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, gennaio 22, 2008





Angelo Bagnasco attacca l’Italia

Le parole della Cei puzzano di zolfo nazifascista
 

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
Mentre Hugo Chavez cerca di scandalizzare l’opinione pubblica con le sue dichiarazioni sull’uso personale che farebbe della coca, “Mastico coca ogni giorno, me la manda Morales”, mentre il sempre fin troppo informato Bocaranda ci assicura che Hugo e Naomi Campbell avrebbero trascorso notti calienti a Parigi e che imminente sarebbe il loro matrimonio, la Cei com’era prevedibile, dopo la mancata visita di Ratzinger a La Sapienza di Roma, oggi lancia strali così forti che persino Satana si è rotto i coglioni.  
 
Chi se non il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, poteva allestire il teatrino per la vittima papale asserendo che sarebbero state le autorità italiane a sconsigliare al Pontefice di disdire la visita all’Ateneo! Nella prolusione d’apertura del Consiglio episcopale permanente, Bagnasco dà fuoco alle micce facendo esplodere la polemica sulla mancata visita di Benedetto XVI all’università di Roma. Palazzo Chigi replica: “Il governo italiano non ha mai suggerito alle autorità vaticane di cancellare la visita.”

Il vetusto cardinale torna all’attacco della legge sull’interruzione di gravidanza (“abominevole”, va “almeno aggiornata in qualche punto”), e rinnova il no alle unioni di fatto e conferma le analisi più preoccupate sulla situazione italiana: “paura del futuro” e “senso di fatalistico declino”, “un Paese a coriandoli”. Le parole del cardinale Angelo Bagnasco hanno il sapore tristemente amaro dell’intolleranza nazifascista, parole che non portano alcun onore al Vaticano, né a tutti quei cattolici ottusi che dovessero condividere le idee del porporato.
 
“La Sapienza, clima di ostilità. Benedetto XVI ha rinunciato alla visita alla Sapienza su suggerimento dell’autorità italiana…” Bagnasco si lamenta al pari di un bambino troppo viziato e naturalmente sadico: “Grave episodio di intolleranza”, “clima di ostilità che ha suggerito questa amara soluzione. Una rinuncia che, se si è fatta necessariamente carico dei suggerimenti dell’autorità italiana, nasce essa stessa da un atto di amore del Papa per la sua città.” Dal canto suo, Palazzo Chigi: “Sicurezza Papa era garantita.” Palazzo Chigi affida a una nota la replica alle parole di Bagnasco: “Il governo italiano non ha mai suggerito alle autorità vaticane di cancellare la visita.” Sia il presidente del Consiglio che il ministro dell’Interno, dopo la riunione del Comitato provinciale per la sicurezza - alla quale erano presenti anche i responsabili della gendarmeria vaticana – “hanno comunicato alle autorità vaticane che lo Stato italiano garantiva assolutamente la sicurezza e l'ordinato svolgimento della visita del Santo Padre.”

Se questo era l’amore che Joseph Ratzinger intendeva portare a La Sapienza di Roma, è stato un bene che le tante dimostrazioni in tutta Italia abbiano convinto il Pontefice a fare dietrofront. Purtroppo oggi Bagnasco promette l’inferno in terra, sputa sentenze nazifasciste, ed fa di Joseph Ratzinger una vittima della società e dello Stato.
 
“194 da aggiornare.” La legge sull’interruzione di gravidanza, “abominevole”, “va almeno aggiornata in qualche punto”, visto “il portato delle nuove conoscenze e i progressi di scienza e medicina”, e visto che “oltre le 22 settimane di gestazione c’è qualche possibilità di sopravvivenza del feto.” Il presidente della Cei Bagnasco ribadisce la posizione già espressa dal compare, cioè dal cardinale Camillo Ruini, e sottolinea: “Il fatto che a trent’anni dall’approvazione della 194 la coscienza pubblica non abbia naturalizzato ciò che naturale non è, è un risultato importante, grazie a chi, come il Movimento per la vita, mai si è rassegnato. I vescovi chiedono che si verifichi ciò che la legge ha prodotto, e ciò che non si è attivato, soprattutto in termini di prevenzione e aiuto alle donne, alle famiglie.” Non contento, suggerisce che i fondi destinati alla 194 “accresciuti da apporti delle Regioni, siano dati in dotazione trasparente a consultori e centri di aiuto alla vita.” In pratica chiede, anzi pretende che i fondi finiscano tutti nelle tasche del Vaticano.
 
“Italia, Paese a coriandoli. Il Paese è sfilacciato, frammentato, ridotto a coriandoli. Bloccato lo slancio e la crescita anche economica, in giro paura del futuro e senso di fatalistico declino, sfiducia diffusa e pericolosa, manifestata anche da osservatori stranieri”: questo il ritratto allucinante disegnato dalla Cei, parlando dell’Italia. D’accordo, l’Italia non è proprio Bengodi, ma la Cei ci tiene ad esportare all’estero un’immagine del nostro paese che nemmeno nell’inferno di Dante Alighieri! “Di fronte a tale quadro, non credo di sbagliare se dico che è l’Italia, in particolare, ad avere oggi bisogno della speranza. Quel che interessa ai vescovi è guardare in profondità alla crisi interiore che è in parte causa e radice della crisi pubblica, pur tenendo conto delle testimonianze di bene che prendono forma sul territorio e della riservatezza e capacità di sopportazione che rappresentano un indizio di ripresa e capacità di futuro.” Ma non un accenno, non un accenno ai tanti preti pedofili. Per loro la Cei non ha nessuna condanna da portare avanti.
 
“No a unioni di fatto e divorzio breve. La Chiesa sostiene la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, per questo si oppone alla regolamentazione per legge delle coppie di fatto, o all’introduzione di registri che surrogano lo stato civile.” Da Bagnasco anche un secco no a riforme come quelle del “divorzio breve”: “Conferendo diritti e privilegi alle persone conviventi all’apparenza non si tolgono diritti e privilegi ai coniugi, ma di fatto si sottrae ai diritti e ai privilegi dei coniugi il motivo che è alla loro radice, ossia l'istituto matrimoniale. Che nessuno, a questo punto, può avere interesse a rendere inutile o a offuscare con iniziative, quali il divorzio breve, che avrebbero la forza di incidere sulla mentalità e il costume inducendo atteggiamenti di deresponsabilizzazione.”
 
Dan Brown, per favore, aiutaci tu.
Dan Brown, svela al mondo, una volta per tutte, tutti gli immondi segreti che il Vaticano nasconde tra le sue mura.
Dan Brown, in te noi confidiamo, a te noi ci affidiamo con il cuore e con la mente.
Dan Brown salvaci dal male quotidiano, dall’intolleranza nazifascista del Vaticano.
Dan Brown, solo tu, solo tu puoi portare la Luce là dove regna l’oscurità voluta dal clero.
 
Dan Brown, dacci oggi il tuo codice, mostraci la strada giusta, portaci fuori da questo Medioevo di nazisti e fascisti.
 
Dan Brown, noi ti preghiamo, non ci lasciare da soli, noi tutti abbiamo bisogno della tua saggezza immaginativa per mettere a nudo i tanti segreti dell’Opus Dei, della Cei, della sporcizia che sicuramente si annida nelle cloache del Vaticano.
 
Dan Brown, noi ti preghiamo: non ci abbandonare mai. Salvaci. Illuminaci. Salvaci dall’ottusità dei preti, salvaci e illuminaci sempre.
 
Amen.






Leggi il nuovo

JuJol.com

JuJol - cultura e spettacolo

JuJol.com - cultura e spettacolo

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:48 | politica, religione, cronaca, satira, totalitarismo, nazismo, censura, sadismo, prima pagina, vergogna,