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Mara Venuto. Leggimi nei pensieri. Cicorivolta edizioni, collana i quaderni di Cico
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lunedì, maggio 12, 2008

Mara Venuto
Leggimi nei pensieri
(In 15. Donne, uomini, ragazzi, vecchi,
una bambina: brainstorming in libertà)
collana i quaderni di Cico
ISBN 978-88-95106-16-8
© aprile 2008 - euro 11,00 - pp. 121
in copertina, “City” (china e collage su carta) di Claudia Venuto,
elaborazione di Phab Postini
Per studio e professione è abituata ad ascoltare. Le viene molto difficile, perciò, parlare di sé. Ama i film a episodi. Legge di tutto; in particolare i romanzi non gialli di Simenon e, dopo anni di letteratura sudamericana, la linearità e gli accenni silenziosi degli scrittori giapponesi.
Sta lavorando al suo primo romanzo e alla sceneggiatura di una graphic novel.
1. Sandra, una mamma giovane che desidererebbe non esserlo mai stata.
2. Fra' Giorgio, un frate semplice che vive nella pace.
3. Franco, poeta finito in strada.
4. Djionis, adolescente albanese nella sua nuova patria.
5. Santiago, violinista estatico ribattezzato ad una nuova fede.
6. Tati, un lungo, doloroso silenzio con il suo fratello gemello.
7. Ramòn, "furbetto del quartierino" in fuga nel circo.
8. Arianna, diciottenne già grande, pronta a iniziare lontano una nuova vita.
9. Matilde, una donna ormai anziana che ha avuto il suo riscatto.
10. Piero, studente fuori corso coca-dipendente.
11. Tommaso, adolescente impazzito per l'hip-hop.
12. Raina, badante bulgara senza più illusioni.
13. Carlotta, una bambina con un segreto.
14. Eugenio, un maturo omosessuale, nato senza coraggio.
15. Nina, la fine della vita con un amore nel cuore.
Questa raccolta di "voci" è stata concepita per costituire un racconto corale di storie diverse, còlte, apparentemente a caso, nelle maglie della strada con, a fare da collante, solo l'appartenenza all'umanità più viva e contemporanea. Dice Mara Venuto: "Ho immaginato un respiro di riflessioni dei protagonisti sulle proprie vite e sulla propria storia, alla luce della quale dare una ragione al presente".
Questi racconti/monologhi di Mara Venuto sono semplicemente gente; trasmettono la freschezza della presa diretta, vale a dire del tempo attuale comunque sia. Potranno essere letti fra dieci, venti o trent’anni e avranno sempre il valore umano e il fiato della testimonianza: patrimonio universale e individuale allo stesso modo.
(Paolo West)

(Brano tratto da "LEGGIMI NEI PENSIERI")
Raina
Sono andata avanti a morsi di adattabilità. Strofinandomi le spalle ai muri per non disturbare e appiattendomi per ricevere il dovuto. Imparando il silenzio e le fattezze degli altri affinché avessero uno specchio, all’occorrenza.Che è vero, che sopravvive chi si adatta, lo posso giurare ogni giorno sulla mia vita.
Mai visto un animale mimetico da vicino, ma lo porto qui, sigillato sotto la pelle: sono andata avanti solo così.
Sono arrivata su un autobus bianco con una scritta rossa ripassata che, nella mia lingua, dice “Autolinee dell’Est”. Niente di più comune, ma negli occhi rivolti contro di noi, durante le soste, leggevo domande, ipotesi sul suo significato e soprattutto su che lingua fosse e che Paese venisse a lasciare i suoi scarti di miseria che rende poco e niente.
L’autobus “Autolinee dell’Est” viaggiava molto lento, per via del rimorchio con i bagagli di tutte le persone che arrivavano per fermarsi parecchio; tutti poveri certo, ma la pancia del bus non bastava, da solo, a contenere tanti ricordi e radici e pezzi di vite da trapiantare così lontano.
Le mie cose finirono nel rimorchio e così quelle della donna che avevo accanto, ma non c’era un bambino con me che passasse tutto il tempo del viaggio girato, a controllare che il loro passato non si sganciasse e rimanesse indietro, lasciandoli senza storia e senza più legami... non avevo nessun figlio che mi chiamasse a una responsabilità nell’immediato futuro, che mi obbligasse a scavare la forza e le risorse da dentro, perché fossero di conforto a un piccolo che aveva il diritto di non ingoiare disperazione così presto.
La miseria, di sicuro, quel bambino l’aveva già assaggiata tutta, la sua amarezza forse no, perché quando si è in tanti, costretti nelle medesime angustie, ci si sente meno sfortunati. Ancor più se si è piccoli, e molto di quello che ai grandi manca da non poterne più non può interessare.
L’acqua calda? Ma quale bambino, che non sia costretto, ama fare più di un bagno la settimana? La casa scrostata di due stanze e un letto da dividere in troppi? Da piccoli la solitudine raggela più degli inverni che, comunque, si affrontano meglio riscaldandosi uno contro l’altro. Il forno elettrico, la lavatrice, la TV, i vestiti e le scarpe nuove, la carne o la frutta fresca? Scompaiono se hai un bosco in fondo alla strada, animali da cortile con cui giocare e insetti da osservare, vecchi vagoni di treno abbandonati come terra di conquista, calzoni già lisi che anche strofinandoli per terra non impressionano nessuno con un rammendo in più.
Non è la miseria dell’adulto che quel bambino avrà sofferto, io lo so bene, ma la rabbia dei suoi genitori, la furia e l’angoscia di chi guarda a un altro mondo, a un’altra vita, offerta senza un chiaro perché a chi si direbbe non la merita più, poiché si è ingozzato fino a scoppiare e non vuole nessuno alla sua tavola, neppure a raccogliere poche briciole.
Avrà imparato l’odio diffuso che avvelena la sua casa e il rancore per tutti coloro che usano il di-sprezzo come difesa dalla paura. [...]
Credo solo in me stessa e, grazie al cielo, ci credo molto.
Il cuore sento che si ammorbidisce un po’, e temo vacilli, in un solo momento: apro gli occhi nel silenzio, ogni volta ore prima che sia il momento, e immagino davanti a me il mondo.
Mi appare infinitamente bello, ogni cinismo è morto perché so che è domenica.
Ordinalo direttamente qui:
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via Aldo Moro 73 - 54028 Villafranca Lunigiana (MS)
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distribuzione per le librerie: C.D.E. fax 0187495154
p.iva 01110090451
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Massimiliano Parente. Contronatura. romanzo Bompiani
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giovedì, maggio 08, 2008
Massimiliano ParenteCONTRONATURA
romanzo Bompiani
"Scandaloso o no che sia, Massimiliano Parente è uno scrittore fra i più interessanti apparsi negli ultimi anni." (Giordano Bruno Guerri)
Sempre a peggiorare la situazione, Massimiliano ha anche un'ammiratrice in continua fibrillazione per lui, tale misteriosa Madame Medusa, che gli scrive senza tregua appassionate lettere d'amore. Mentre un'estate Massimiliano e Naike attraversano l'Italia, diretti al Sud per le vacanze, Scarlett scompare, dopo un periodo di persecuzioni da parte di un ricattatore. Contemporaneamente, un misterioso killer inizia a massacrare delle povere prostitute. La mente e il cuore di Massimiliano, turbati dagli eventi, sembrano non reggere più: il mondo è caos, la televisione è tutto, il sesso non consola più. Tutto sembra essere contronatura. Ma forse una chiave c'è... Una spiegazione che tiene insieme tutto.
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Emiliano Grisostolo. Il castello incantato. Zona editrice
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domenica, marzo 30, 2008

Emiliano Grisostolo
Il castello incantato
zona editrice
Finalmente disponibile in tutte le librerie il nuovo romanzo dell’autore maniaghese Emiliano Grisostolo.
Il castello incantato è un romanzo di più ampio respiro, nel quale Grisostolo riporta dalle spiagge il chirurgo de Il grande burattinaio e racconta della tratta delle bianche e della vendita di bambini da parte di donne raggirate che li vendono per soldi ad una banda dai mille tentacoli, che a loro volta li rivendono a coppie che non ne possono avere.
Una storia noir di tutti i giorni, un mondo che ci circonda e nel quale siamo sospesi. Una terra di mezzo nella quale personaggi senza scrupoli barattano la vita altrui per i loro sporchi scopi.
Un lavoro, quello de Il castello incantato, nato grazie alla collaborazione indispensabile di diverse figure, tutti amici, che con il loro entusiasmo hanno fatto sì che questo lavoro potesse uscire con una veste diversa, più completa rispetto ai precedenti lavori. Quella grafica è della giovane disegnatrice Gwen Rigutto di Maniago, tra le migliori artiste che Grisostolo conosca.
Un’indispensabile collaborazione l’ha offerta la ditta artigianale maniaghese Leader Cam, di Livio e Ilar Centazzo, leader europeo e tra i primi al mondo per la produzione di forbici per parrucchieri professionisti, che hanno creduto nelle capacità del giovane autore e per i quali Grisostolo nel 2007 ha scritto il loro nuovo catalogo e dal 2006 lavora come operaio.
Grisostolo ringrazia anche la Sartoria Dany di Maniago per avere messo a disposizione i suoi segnalibri ricamati che saranno regalati a tutti coloro che acquisteranno il romanzo presso la libreria di piazza Italia a Maniago.
Anticipazioni e presentazioni sul sito:
http://www.editricezona.it/ilcastello.htm
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Stefano Paolocci, la panchina, Cicorivoltaedizioni, collana i quaderni di Cico
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giovedì, marzo 06, 2008
Fra gli ultimi giorni del "Geniul din Carpati", ossia Nicolae Ceausescu, e gli anni immediatamente successivi alla sua celebre fucilazione in diretta TV (25 dicembre 1998), la Romania cadde nell'equivoco di una rivoluzione in pratica mai attuata. Specchio di una società spaccata fra la voglia di libertà e l'immobilità latente di un'intera generazione figlia dell'arretratezza del regime ceauseschiano, è Nicu, insegnante di Bucarest. Nicu si trova nel breve volgere di qualche mese disoccupato e dovrà affrontare i disagi di un lavoro che non c'è, i soldi che scarseggiano, il cibo che manca.
Mihail, ragazzino del sottosuolo, vive con la sua amica Barbie nella rete fognaria che taglia la città in trasversale. Da sempre popolata da un'umanità fanciulla, la Bucarest delle fogne è una jungla dove esiste solo la legge del più forte, dove ci si sballa sniffando Aurolac dai sacchetti di plastica e ci si prostituisce per mangiare in cambio di una manciata di dollari.
Un giorno, sui prati innevati del parco Tineretului, polmone verde di Bucarest e invisibile muro divisorio fra i quartieri bene e la periferia, le storie di Nicu e Mihail s'incrociano. Che sia l'inizio di un cammino nuovo? Probabilmente no. Bucarest continuerà a correre nel buio incrostato di una rivoluzione mai attuata, le fogne si popoleranno di nuovi abitanti e tutto, sotto le insegne dei nuovi conquistatori occidentali, apparirà accessibile, acquistabile. Barbie sarà portata via dall'orrenda depravazione dell'uomo. Mihail, infine, vedrà la Bucarest dal terreno e non più dall'occhio cieco di un tombino. Nicu vivrà in prima persona, nel cambiamento che minerà le sue certezze, la rivoluzione a cui aveva solo assistito.
Stefano Paolocci - La panchina - Cicorivolta edizioni - collana i quaderni di Cico - ISBN 978-88-95106-17-5 - € 11,00 - pp. 81
un estratto da "La panchina" di Stefano Paolocci
(...)
Nu dormiti. Non dormire.
La prima volta che me lo urlò in faccia, Adrian aveva la vena del collo gonfia e scura, una biscia nera risvegliata dal suo letargo che cercava di sgranchirsi, contorcendosi e agitandosi. Credeva che la mia fosse apatia, per questo s'imbestialiva. Certo, in quei giorni ero indifferente, palesemente immobile e oltremodo lunatico. Ma potevo mai paragonare i solenni ideali di libertà e democrazia con un miserevole innamoramento? Come avrei potuto barattare la fossetta su cui mi stendevo a contemplare il cielo stellato degli occhi di Sylvia con la rivoluzione, l'uguaglianza e la fratellanza? Mi sarebbe mai stato concesso di smarrire tutto me stesso dietro l'azzurro di due avvenenti occhi turchini incorniciati dal nero seppia di rilucenti ricci? Magari in altri giorni, magari in altri luoghi, ma non in quel tempo, non nella Bucarest di quelle ore. Così fingevo, mettevo la maschera di chi assiste dalla finestra del palazzo di fronte all'incendio della propria casa, ebete nell'osservarne gli abitanti fuggire in strada cosparsi di fiamme. Ne soffrivo, ovvio. Pativo gli attacchi spietati di Adrian, la sua incomprensione, il suo allontanarsi. Avrei potuto dirgli tutto, Adrian, amico mio, mi sono innamorato di una del terzo anno e lui avrebbe riso e mi avrebbe fatto l'occhiolino domandando con un unico gesto se ci andavo a letto. Avrei potuto portare anche Sylvia alle riunioni segrete, ma è un po' complicato convincere qualcuno a seguirti se neppure conosce il tuo nome. Avrei potuto gridare in aula che sì, non passo ora del giorno senza pensare a te e che sul divano, mentre dormo, mi strofino sognando i tuoi fianchi turgidi e la tua pelle lattea.
Nu dormiti è invece tutto quello che ricordo.
Nu dormiti è quello che ripeto alla tigre qui annientata sul terreno innevato del parco, una fossa di rosso sbiadito che il calore del corpo, assieme al sangue sceso dallo zigomo spaccato, si è scavata per convezione. Tutto sommato sembrava serenamente addormentato e l'avrei lasciato continuare il suo viaggio (alcolico? chimico? chissà… ) se solo non avessi notato, stretta fra le sue mani, la foto tessera di Adrian, arraffata dal ragazzino assieme al mio portafogli. Non che non avessi riconosciuto le sembianze di quel furfantello, non è questo, ma sotterraneo montava e mi pervadeva quel sapore di rivincita, di giustizia divina, meschina, spregevole e vile quanto si vuole, ma dovuta: mi sentivo in diritto di ricambiare a quel corpo inerme il mio naso rotto. Poi Adrian si è materializzato con la sua ciocca ribelle e quell'orribile sciarpa attorno al collo.
Nu dormiti.
Un cane che riconosco faceva parte della carovana della nazione; è accucciato vicino al ragazzo. L'inferriata del suo torace è statica, non si dilatata più. Il buon Dio deve aver premiato la bestiola e condannato il ladruncolo. Scosto il cadavere dell'animale e infilo entrambe le braccia sotto il corpo del ragazzino. Persuaso del contrario, applico troppa forza nel sollevarlo. La sua inconsistenza mi sbatte contro facendomi notare anche una lacerazione profonda al polpaccio, stranamente pulita, quasi qualcuno avesse leccato la ferita. Così scendo dal Golgota con quest'anima dannata fra le braccia, cullato dal suono ossessivo della mia voce, nu dormiti, nu dormiti, nu dormiti…
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Luminal: dal romanzo di Isabella Santacroce il film
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domenica, marzo 02, 2008
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Visconte di Lascano Tegui, Sogno senza fine, Barbera editore
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lunedì, febbraio 25, 2008
Visconte di Lascano TeguiSogno senza fine
L'autore
Nato in un paesino della provincia argentina di Entre Ríos, in una famiglia modesta che presto si trasferì a Buenos Aires, Emilio Lascano Tegui (1887-1966) fu traduttore per L’Ufficio internazionale delle Poste. Poco più che ventenne viaggiò a piedi in Francia, Italia e Nordafrica, dove pubblicò (attribuendosi il titolo di visconte) una raccolta di versi accolta con entusiasmo dai circoli intellettuali. Nel 1913 visse a Parigi, dove strinse amicizia con Apollinaire e Picasso, e per sbarcare il lunario fece vari mestieri – venditore ambulante, arredatore, meccanico dentista – mentre esponeva dipinti in importanti mostre collettive. In seguito ricoprì in veste di diplomatico diversi incarichi ufficiali che lo condussero a Boulogne Sur Mer, Cherbourg, Parigi, Caracas (dove realizzò un gigantesco murale) e Los Angeles. Squisito maestro dell’arte culinaria, bon vivant, collaborò per tutta la vita a importanti pubblicazioni in patria e all’estero e fu uno dei precursori della nuova sensibilità modernista. Oltre a Sogno senza fine, pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1925, nel 1936 diede alle stampe altri due romanzi singolari, El libro celeste e Album de familia, e nel 1954 i versi di Muchacho de San Telmo. Dandy, provocatore, cosmopolita, morì a Buenos Aires. La sua opera, riscoperta negli ultimi anni dalla critica, ha avuto edizioni in Francia, Olanda e Germania.
Il libro
«Sono estremamente imbarazzato a parlare di questo libro, che [….] è sicuramente una delle cose più originali, più singolari che abbia mai letto. In cosa consiste la sua originalità? Io sento che in queste pagine c’è qualcosa di inafferrabile, che sfugge a qualsiasi definizione, a qualsiasi spiegazione.» Così scriveva Francis de Miomandre nel 1930, presentando la sua traduzione dell’edizione francese di Sogno senza fine, del Visconte di Lascano Tegui. L’elogio non è di maniera, e vale la pena ricordare che Miomandre – illustre ispanista d’Oltralpe – ebbe il merito di scoprire e promuovere talenti come Claudel, Gide, Valéry, Proust, e di difendere Céline dalle accuse di turpiloquio.
Sogno senza fine è il racconto in prima persona dell’infanzia e della giovinezza del protagonista, la sua iniziazione al sesso, alla letteratura e al crimine. L’omicidio che fa capolino come per caso nell’incipit del romanzo, infatti, verrà effettivamente commesso alla fine. Ma i cadaveri affiorano fin dal primo episodio: vivendo sulle sponde della Senna, il bambino ripesca i morti annegati, conquistandosi il rispetto dei coetanei. Seguono l’incontro con un cocchiere, ex prete sconsacrato, e i suoi racconti dell’orrore, le precoci esperienze omosessuali, il gusto per il travestimento femminile, la prima donna, molto più anziana di lui (una spiritista ossessionata dall’idea di ritrovare il cadavere del marito annegato nel fiume) e poi Gabriela, la povera pazza che si concede a tutti dopo che il padre, sbronzo, si è evirato davanti a lei quando era bambina.
Un’opera che varca i confini dei generi letterari: un romanzo in forma di diario che presenta frammenti di un’autobiografia apocrifa, mischiando elementi del romanzo gotico e poliziesco, slanci lirici e gustose parodie, aforismi stravaganti e acuti spunti metaletterari.
Visconte di Lascano Tegui - Sogno senza fine - Barbera editore - Collana Radio Londra - Pagine: 143 - 14,50 euro - Isbn: 88-7899-204-7
In libreria: febbraio 2008
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IVO MEJ, "Moro rapito! Personaggi. Testimonianze. Fatti" - Barbera Editore, collana Planet
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sabato, febbraio 23, 2008
Moro rapito!
Personaggi
Testimonianze
Fatti
in libreria a Marzo
Un'analisi completa del fenomeno 'terrorismo' e del punto più alto di esso, il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro, non vi è ancora stata. Questo libro potrebbe fornire un contrubuto ad essa.
Francesco Cossiga
L'autore
Ivo Mej è giornalista, autore e animatore di programmi televisivi di intrattenimento informativo per LA7. All’attività letteraria e saggistica unisce quelle di fotografo, cuoco e sportivo. Il suo primo libro, Le nuove mille e una notte, è stato pubblicato da Barbera nel 2006. Vive e lavora a Roma.
Il libro
Il 16 marzo 1978 è cambiata definitivamente l’informazione nel nostro Paese.
Con il rapimento Moro, per la prima volta nella storia della televisione italiana, la “finestra è aperta” sul mondo di notizie che si affastellano una sull’altra nell’incertezza della verità.
Moro rapito! ha la forza travolgente dello sguardo all’indietro di chi ha ora l’esperienza, la rassegnazione e la consapevolezza che la democrazia è un organismo debole, delicato, del quale i vasi sanguigni più importanti sono rappresentati dai mezzi di comunicazione di massa.
Lo studio sul funzionamento di questo sistema vascolare in occasione del caso Moro può servire a prevederne le trombosi, delle quali è sempre di più, a rischio.
«Il rapimento di Moro, e la sua rappresentazione hanno rappresentato per chi li ha vissuti un gigantesco ed angoscioso psicodramma collettivo, in cui il sistema dei media per quasi due mesi, tempo ri-mediato che è sembrato a tutti veramente interminabile, ha costituito la principale voce narrante.
Due mesi con il fiato sospeso, passati tra annunci d’imminenti liberazioni, bollettini di arresti e d’interrogatori, immagini di posti di blocco, lettere cariche di preoccupazione e appelli al silenzio stampa, comunicati dei brigatisti, fino ad arrivare all’orribile beffa del Lago della Duchessa. Due mesi di snervante immobilità, passati in continua attesa di notizie, con l’orecchio costantemente rivolto alla radio, punteggiati dalle edizioni dei telegiornali, con una tappa obbligata in edicola ogni mattina.
L’interessante ed originale ricostruzione di Ivo Mej si snoda attraverso un’analisi del funzionamento dei media, dell’inaudita ampiezza delle platee d’ascolto dei vari media e della copertura giornalistica de gli eventi, con particolare attenzione agli inevitabili effetti di saturazione e di annullamento di tutti gli altri temi.»
Mario Morcellini
Ivo Mej - Moro rapito! Personaggi. Testimonianze. Fatti.- Prefazione: Francesco Cossiga - Postfazione: Mario Morcellini - Pagine: 143 - Isbn: 88-7899-202-3 - collana Planet - Barbera Editore
In libreria: marzo 2008
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