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nessuno ascolta il grido dei monaci tibetati assassinati

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, luglio 22, 2008



nessuno ascolta il grido


dei monaci tibetati assassinati






ecco le vere Olimpiadi di Pechino 2008






Anche tu sei un assassino?

Scoprilo leggendo qui



by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 07:49 | sport, foto, cronaca, controinformazione, diritti umani, primo piano, di voce e di rabbia, cronaca nera, violenza, prima pagina, ultime notizie, cronaca vera, crudeltĂ , tirannia, last news | clicca per commentare



Pechino 2008: non è ancora troppo tardi, boicottiamo insieme le Olimpiadi

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, luglio 21, 2008





Pechino 2008: non è ancora troppo tardi

Boicottiamo insieme le Olimpiadi

 
di Giuseppe Iannozzi



Sino a poco tempo fa si reclamava a gran voce “Tibet libero!”, anche i paesi occidentali, di solito chiusi nella loro indifferenza capitalistica, sembrava fossero rimasti inorriditi dalla violenza della Cina nei confronti dei monaci tibetani. Oggi che le Olimpiadi di Pechino si faranno tutti hanno fatto dietrofront, compresi Nicolas Sarkozy e Carla Bruni che furono tra i primi a dichiarare che loro non avrebbero presenziato ai giochi. Sarkozy oggi dice, con candore innocentista quasi, che non si possono boicottare 1,2 miliardi di cinesi.
Nell’intanto il Théâtre du Soleil, storica compagnia teatrale francese, in segno di protesta contro la mancanza di diritti umani in Tibet, per sostenere il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino, ha creato dei video che sono delle provocazioni molto forti nei confronti dell’ipocrisia occidentale e non. In un clip si vedono Nicolas Sarkozy e Carla Bruni; i due stanno guardando una gara delle Olimpiadi di Pechino. Lui sembra oltremodo nervoso: prova a fare una chiamata con il cellulare ultramoderno e ultrapiatto, poi giocherella con l’orologio al polso. In quel momento appare un manifestante. “Tibet libero!”, urla, con una bandiera in mano, finché non viene freddato da un colpo di pistola. E uno schizzo di sangue macchia il braccio della Première Dame. A questo punto, su uno sfondo nero, appaiono le parole che fanno capire come tutto questo sia solo un film. Parole che sono rivolte proprio alla coppia presidenziale francese: “Tranquilli, non vedrete mai questa scena. Sarà già avvenuta prima della vostra partenza”.
Sono stati realizzati in tutto tre clip di denuncia.
Il primo ci mostra la coppia presidenziale francese. “A Sarkozy chiediamo, almeno, di non presenziare alla cerimonia d’apertura. Ha detto che ci andrà perché non si possono boicottare 1,2 miliardi di cinesi. Ma questa è disonestà intellettuale: il boicottaggio non sarebbe stato al popolo, ma ai dirigenti cinesi. Che sui diritti umani hanno fatto mille promesse, senza mai rispettarne alcuna”. Un secondo video, invece, è diretto agli atleti: si vede sul trampolino un atleta pronto per fare il grande tuffo, quando all’improvviso irrompe un manifestante che subito viene aggredito dalle forze dell’ordine e ridotto al silenzio. L’atleta dovrebbe fare il tuffo: è già pronto e ben bilanciato sul trampolino, però ha visto con i suoi occhi quello che è accaduto proprio sotto di lui e non riesce a essere indifferente. Alla fine prende la sua decisione: volta le spalle alla piscina e al trampolino, decide di non tuffarsi in segno di protesta, perché anche lui ha una coscienza e non se la sente proprio di essere colpevole assassino al pari delle autorità cinesi. Sceglie di non giocare allo sporco gioco delle Olimpiadi di Pechino, sceglie che non è umano mostrare cieca indifferenza nei confronti del Tibet martoriato dalla tirannia del governo cinese. In un terzo clip si vede un monaco tibetano seduto a gambe incrociate sulle piste da corsa: lo vediamo di spalle. Lo stanno per caricare la polizia e gli organizzatori delle Olimpiadi di Pechino. In meno di un niente i manganelli si abbattono sulla schiena del monaco insieme ai calci e i pugni degli organizzatori. Il monaco viene pestato sulle piste da corsa, ridotto a uno straccio e subito preso di peso e portato via.
“Certo, perché prima di esser campioni, sono cittadini. Hanno una coscienza. In passato ci sono stati sportivi che si sono esposti, e con forza (basti pensare a Carlos e Smith sul podio del Black Power, ai Giochi di Messico ’68, ndr). Perché non lo si può fare oggi? Nessuno può andare innocentemente a questi Giochi. Che sia atleta, capo di stato, o semplice turista”. Così spiega Mnouchkine, fondatrice e anima del Théâtre du Soleil.
I tre filmati sono frutto di uno sforzo collettivo: a idearli, insieme ad Ariane Mnouchkine sono stati tra gli altri dissidenti cinesi, rifugiati tibetani e Reporters sans Frontières. “Non è mai troppo tardi per reagire. Questi Giochi restano un palcoscenico per poter difendere i diritti umani in Cina». Dopo la forte mobilitazione al passaggio della fiaccola, infatti, “c’è stato un momento di stasi, dovuto al terremoto in Cina. E’ stato normale, lo imponeva la decenza. Ma ora è giunto il momento di rilanciare il movimento”. Così ha spiegato al quotidiano francese Libération la 69enne Mnouchkine, fondatrice e anima del Théâtre du Soleil.
 
Non è ancora troppo tardi. Non essere anche tu complice assassino insieme al governo cinese.
Fa’ sentire la tua voce, boicotta la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Pechino.
Informa amici, conoscenti e chiunque abbia voglia d’ascoltare, spiegagli cosa sta realmente accadendo in Tibet. Non lasciare che un solo uomo si trinceri nell’ignoranza e nell’indifferenza di fronte al barbaro stermino dei monaci del Tibet, che la Cina sta operando con selvaggia inaudita crudeltà  Non ti viene chiesto molto, solo di provare a portare un po’ di informazione con i mezzi che hai e se ne hai.
 
Chi oggi mostra cinica indifferenza di fronte al dramma del Tibet ha le mani sporche di sangue al pari delle autorità cinesi.
Chi oggi si barrica dietro la diplomazia è colpevole assassino allo stesso modo del governo cinese.
Chi oggi si mette di fronte alla tv per guardare le Olimpiadi di Pechino è uno sporco assassino che tollera la violenza e corrobora la tirannia cinese.
Chi oggi tace e passa avanti è colpevole, perché chi tace acconsente.
Chi oggi pensa di non poter fare niente pensa male: ognuno di noi può fare qualcosa.
E non da ultimo: gli atleti che intendono partecipare alle Olimpiadi di Pechino, anche loro saranno per sempre considerati complici colpevoli assassini.

Una piuma non potrà mai rimettere al mittente una pallottola sparata a bruciapelo, ma milioni di piume insieme possono mettere in ginocchio chiunque abbia venduto l’anima alla brutalità della violenza. Pensaci prima di dire che non è vero.
 
 
I clip si possono vedere sul sito Théâtre du Soleil:
 
http://www.theatre-du-soleil.fr/
 
 
Aggiornamenti in tempo reale e petizioni su Reporters sans Frontières.
 
http://www.rsf.org/
 
 
Free Tibet

Firma la petizione per boicottare la cerimonia
d’apertura delle Olimpiadi di Pechino 2008


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Hella Wenders e Luca Lucchesi sul set - Il truccatore dei morti di Zingales

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, luglio 20, 2008



 
© immagine di copertina di Marco Scalici




Hella Wenders e Luca Lucchesi sul set

In anteprima “Il truccatore dei morti” di Zingales
 
 


 
A breve uscirà il nuovo romanzo di Vito Benicio Zingales, “Il truccatore dei morti”, prima parte di una trilogia noir esoterica. Il countdown è iniziato, l’uscita è prevista entro fine luglio: il nuovo lavoro di questo superbo scrittore è stato affidato alle amorevoli cure di Armando Siciliano Editore.
Vito B. Zingales ultimamente ci ha sorpresi con il romanzo “Cosa di Noi”, edito da Edizioni Clandestine. Oggi torna con una trilogia che vi lascerà senza fiato. Non siamo di fronte a uno dei soliti noir scontati cui ci ha abituato l’editoria moderna. Siamo invece di fronte a un lavoro a trecentosessanta gradi che si configura per essere Opera Magna, che scava nel malcostume italiano, non senza sofferenza, con una forte incisività epica propria di chi racconta il Presente Storico. “Il truccatore dei morti” è la prima parte di una trilogia: la seconda e terza parte hanno per titolo rispettivamente “La città dei maschi” ed “Inservibili resti”. Di cosa si parla? Di follia e del Cristo tra lastre d’obitorio e centurie di mosche in una città fatta di coca, di mafia e piccole puttane travestite da Dèi. La copertina del libro è stata realizzata dal grafico pubblicitario Marco Scalici, anch’esso palermitano come Zingales.
 
Procede a ritmo serrato la sceneggiatura del film tratto da un altro, e nuovo, romanzo di Zingales, “Da Mezzanotte a Zero”: Hella Wenders e Luca Lucchesi stanno facendo un lavoro eccellente. Non mi posso sbilanciare troppo, ma è sicuro che vi terrò aggiornati sulle riprese del film, non avete che da seguirmi su queste pagine.  

In anteprima assoluta vi presento qui un brano tratto da “Il truccatore dei morti” nonché quella che sarà la copertina del libro, realizzata appositamente per questo romanzo di Zingales dal valentissimo Marco Scalici.
 
 
Giuseppe Iannozzi
 


 
Da “Il truccatore dei morti”
di Vito Benicio Zingales


Proprio nel mezzo di quell’afoso sperticare spiovente di muri, s’allunga una stanza. Tra il cesso e la camera di “quelli”, sorge quest’involucro invertebrato di aria e di tramezzi. Da quando abito casa, la stanza di mezzo l’ho vista sempre ferma e sprangata. Fuori, in alto, incollato ad una leporina cornicetta, campeggia borioso un numero: il 48.
Io so che là dentro ci vive una specie di storpio. Un corpo venuto a metà. Lo so perché lì le puzze è come se ristagnassero, di zolfo e medicinali. I suoni rilasciati da quelle mortifere zaffate evocano dolore.
La stronza sofferenza di un paralitico semovente.
Una volta mi capitò di spiarne il contenuto. Era sera. Ma lì, al buio, non gliene frega di ricompattare i testicoli. Il buio s’abortisce nel suo rumore. La stanza s’informa su uno squallido tragitto di rettangoli rovesciati. Un’impertinente congruenza di lati e diagonali appesi ad un piscio d’aria. Pare ridisegnarsi su di un involontario centro, scandito, qua e là, da una lampada epilettica ed orba. Le pareti scorrono il giallo e l’arancio avanzando su un prostituirsi rosso languido di mattonelle ai piedi. Il tetto alla fine divarica su uno schifoso scrosciare di grigio che dissolve. La stanza è un ripieno susseguirsi di acquosi mobili e di leccornie in porcellana, di smancerie e coloranti stronzate riciclate alle pareti. Là incistata è perfino una finestra che immagino scosci fino al veneggiare turrito dei palazzi di fronte e sotto “Uhm”.
Quella volta tanta fortuna mi sorprese. “Lui” era là. Nudo. Anche se di spalle ed immerso in una grumosa tonsilla di luce. Mi stupì. Nonostante fosse appiccicato alla sua sedia, quel corpo era in tutto verosimile al mio. Il corpo dello storpio sconosciuto somigliava alle mie circostanze. Il taglio schiantato della nuca, le spalle disegnate in basso, le braccia scivolanti a pendola, i capelli tinteggiati di nero… e i guanti. Ne indossava un bel paio nero lucido. Quel paralitico mi era quasi identico.
Quando feci per averlo in mezzo agli occhi mi ritrassi dal buco incarnito nella serratura. E scappai. I miei intestini schiodarono. Verso la mia stanza, dieci metri aldilà tra le parti declive di casa.
Da quella volta non ebbi più modo di spiarmelo. Anche quella schifezza di stanza.
Io, a quello, nei giorni e negli anni, non ci pensai nemmeno.
Ero un altro, io.


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Avril Lavigne, dark da infarto su Maxim

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, luglio 17, 2008


Avril Lavigne



Avril Lavigne, dark


da infarto su Maxim


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Numero da infarto: Maxim ospita la giovane Avril Lavigne, dark più sexy che mai. La giovane bimba, regina del punk anarchico al femminile, è più bella che mai: il nuovo Maxim è già diventato un numero da collezione introvabile, o quasi. Affrettatevi se non volete restare senza la vostra copia. Ne vale davvero la pena, parola di intenditore.
 
“Basta con il look da ragazzina, ora preferisco le gonne”, dichiara su Maxim la dark Avril. “I media mi hanno descritta come una ragazza perennemente arrabbiata. Delle tante etichette che mi hanno dato, nessuna è adeguata. Non colgono chi sono veramente, come sono fatta. Ma ho superato tutto”.
Ma Avril Lavigne, seppur con le gonne, non esita a picchiare duro se la stuzzicano: “L’ultima volta? In un bar, con una ragazza che mi ha urlato qualcosa. L’ho fatta star zitta. Non amo litigare, ma se mi provocano...”. La sventurata le ha gridato: “Tu non sei una vera punk”. La risposta di Avril Lavigne non si è fatta attendere.
 
Per quanto mi riguarda, cara Avril, puoi riempirmi di botte come e quando vuoi, con indosso un bel completino dark o la sola tua stupenda nudità.
 
“Non sono una punk, anche se mi piace. Sono una persona forte e con un’opinione sua. Amo le band punk, come Pennywise, i Distillers e i Green Day, ma preferisco gruppi rock come Radiohead e Linkin Park”. E ancora: “Nessuno mi dice cosa indossare. Da ragazzina mi vestivo da skater con pantaloni larghi e t-shits, ora frequento i ragazzi e amo le gonne. Sto crescendo, mi sento più donna. Accade a tutte le ragazze!”.
 
Il drink preferito di Avril? Un doppio Grey Goose con ghiaccio. Avril Lavigne confessa di amare i rockettari, ma il monito è chiaro e duro per tutti i maschi all'ascolto: “Uomini, trattateci con rispetto, come principesse”.
 
Una fan le ha chiesto un autografo e Avril gliel’ha fatto sul décolleté.
La cantante, che Billboard Magazine ha inserito nella Top Ten degli artisti che hanno venduto più dischi nel mondo, svela i prossimi impegni: in agosto uscirà il dvd del suo ultimo tour, “The Best Damn”, che ha toccato anche l’Italia, mentre a settembre sarà impegnata in Giappone.
 
Avril, carissima Avril, io sono più che disposto a trattarti come una Regina, meglio di Cleopatra, se solo mi concedessi l’onore d’essere il tuo Cesare.

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Ottaviano Del Turco: quante migliaia di Euro?

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, luglio 16, 2008



Ottaviano Del Turco: quante migliaia di Euro?


Questo è il dilemma.



Ottaviano Del Turco





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Madonna Louise Veronica Ciccone sotto accusa dal fratello Christopher

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, luglio 14, 2008





Madonna Louise Veronica Ciccone


Una caramella dura e amara

da inghiottire, un regalo del fratello Christopher
 

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
Spero che nessuno di voi abbia mai pensato alla Ciccone come a una vera madonna. Madonna sì, ma solo in arte, perché negli affari di famiglia è una erinni, per lo meno a sentire il fratello Christopher Ciccone che non risparmia la sorella costringendola al muro dopo una sfilza di strali madornali.
Per Christopher Ciccone, gay dichiarato, la sorella sarebbe meschina, falsa, interessata soltanto alla cabala. Ma c’è di più, Christopher riferisce che Veronica Ciccone pensa del marito Guy Ritchie che sia «una specie di idiota». Solo un’azione promozionale in attesa dell’uscita di Life With My Sister Madonna, libro-confessione ovviamente firmato da Christopher Ciccone? Non è da escludere a priori, come non è da escludere che nelle accuse del fratello ci siano delle imbarazzanti verità sul conto di Madonna, che non è mai stata alla ribalta sui rotocalchi per il suo spirito umanitario ma solo per scandali reali od orchestrati nei minimi dettagli.
 
Madonna, reduce da un mezzo flop, quello di Hard Candy suo ultimo album in studio, fa sempre notizia e i tabloid di tutto il mondo non possono fare a meno di parlare di questa popstar di poco o nullo talento, ma che incarna la disobbedienza al femminile, talvolta così esagerata e palestrata da mettersi in ridicolo. Camaleontica, simbolo estremo delle umane contraddizioni femminili, patinata e vuota, è però abile businesswoman che ha saputo fare del suo non-talento e del suo corpo una vera e propria azienda con un fatturato da capogiro. Hard Candy, dopo poche settimane, è scivolato subito al 57mo posto della rinomata Billboard Album Charts. Non è stato l’album più fortunato della businesswoman Madonna, che questa volta ha toppato di presunzione, pensando forse che il suo nome d’arte e un po’ di lifting per i suoi 50 anni fossero abbastanza per far decollare un lavoro insipido.
Christopher Ciccone anticipa alcuni gossip su Madonna per il tabloid domenicale londinese Mail on SundayMadonna pare sia in crisi con il marito per un flirt – che non si sa quanto lo si possa dire “presunto flirt” - con il trentaduenne Alex Rodriguez, stella del baseball americano. Ma dalla Ciccone ci si può ben aspettare che la storia del flirt sia alla fine una notizia costruita ad arte per far parlare di sé: in fondo per Madonna è sempre stato più importante che si parlasse di lei, senza dar troppo credito se le notizie su di lei fossero buone o cattive. Stando alle dichiarazioni di Christopher, ex-assistente personale della sorella, tutta la storia di Madonna è falsa. Falsa la storia secondo la quale sbarcò a New York in cerca di fortuna «con un paio di scarpette da ballo e 35 dollari» rischiando la fame quando invece aveva alle spalle una solida famiglia middle-class, soldi e contatti. Christopher racconta di essere rimasto di stucco al matrimonio tra Madonna e Ritchie per le battute omofobiche, mentre la sorella non disse nulla benché il suo primo successo fosse stato decretato proprio dalla comunità gay. Sempre stando a quanto riferito dal fratello di Madonna, Ritchie avrebbe le maniere del signorotto borioso che non perde una sola occasione per mettere in evidenza il suo machismo eterosessuale «in presenza di gay». Inoltre l’accusa verso Ritchie è quella di averlo trattato «da impiegato e non da parente». Poi, quando vanno a cena fuori da amici, Ritchie e Madonna avrebbero un unico argomento di conversazione, la cabala ebraica: «Se la conversazione finisce su altri argomenti, loro perdono interesse».
 
Madonna è «persa per sempre». Così la definisce il fratello, al quale la popstar avrebbe rinfacciato: «Io ti ho fatto quello che sei. Senza di me non saresti nessuno».
Sia come sia, Madonna non è mai stata una star, semmai una molto abile businesswoman, questo sì. E anche questa volta, nel bene e nel male, pur con tutti i dubbi del caso, Louise Veronica Ciccone è riuscita a far parlare di sé passando per un’egoista, per una strega, per una cabalista e chi più ne ha ne metta. Nessuno di noi pensa che Madonna piangerà, tutt’al più strillerà un po’ sui tabloid di mezzo mondo o forse neanche; di lei si sta parlando, e a una come lei solo questo interessa: che si parli di lei, perché lei si crede il centro dell’universo, pardon, della cabala ebraica.

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Dayana Mendoza, 22 anni, è Miss Universo 2008.

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -



Dayana Mendoza è Miss Universo 2008



Dayana Mendoza


La venezuelana Dayana Mendoza, 22 anni, è Miss Universo 2008.
E' stata eletta oggi nella stazione balneare vietnamita di Nha Trang e succede alla giapponese Riyo Mori. Nella finalissima ha battuto la colombiana Tailana Vargas e la dominicana Marianne Cruz Gonzalez.

Occhi verdi e sorriso incantatore, Dayana ha lanciato un appello per la pace. Stavolta, però, non è il solito augurio da reginetta di bellezza, in quanto anche lei è stata vittima di un rapimento. "Il mio sequestro si è verificato un anno e mezzo fa", ha raccontato. "Queste sono le cose che succedono in Venezuela, anche a persone che non hanno soldi."



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Gianfranco Funari, a muso duro!

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, luglio 12, 2008






Gianfranco Funari (1932 – 2008)



* Fini? Tutta carta argentata, dentro nun c'è manc'a cioccolata.
(da un'intervista del programma televisivo Le Iene) Secolo XIX, 4 aprile 1992

* È finita la politica da salotto. Una volta la gente diceva: governo ladro. Adesso dice il nome del ladro, il nome del partito e che cosa ha rubato.

* Il talento è amico della violenza e della crudeltà in trasmissione.

* Voglio rimanere sempre libero. Voglio sempre stare dalla parte della gente.
(12 round, programma Rai 2 del 17/12/2007)

* Noi italiani abbiamo nella coda il veleno dell'avverbio dubitativo.

* Non sono un giornalista, sono un giornalaio io.

* Nel mio cammino ho calpestato parecchie merdacce e non mi son mai pulito le scarpe.

*  La donna più importante che ho incontrato è la politica.

* La mattina, quando ti alzi, non ti chiedere che cosa devi fare, ma che cosa puoi fare per essere felice.

* Le idee valide si esprimono con poche parole.

* Per essere eccezionali bisogna mascherarsi da normali, abbassarsi al gradino più basso, corteggiare senza pudore le casalinghe.

* La televisione è come la merda, bisogna farla ma non guardarla.

* Preferisco morire ammazzato piuttosto che in ospedale.

* Non sono un giornalista, sono un giornalaio.

* Voglio rimanere sempre libero. Voglio stare dalla parte della gente.

* Noi poveri andavamo in vacanza all'ombra delle statue del Bernini. E lì ho sempre sognato di diventare Papa... Habemus Funari.

* Iniziai a stare male, erano i primi segnali di un infarto, poi m'hanno aperto come un abbacchio.

* Nel mio cammino ho calpestato parecchie merdacce, e non mi sono mai pulito le scarpe.

* La mattina, quando ti alzi, non ti chiedere che cosa devi fare, ma che cosa puoi fare per essere felice.

* Sono un pentito del centrodestra e un deluso dal centrosinistra.

* Noi italiani abbiamo nella coda il veleno dell'avverbio dubitativo.

* Il talento, in trasmissione, è amico della crudeltà e della violenza.

* Le idee valide si esprimono con poche parole.


Funari canta " A muso duro" di P.Bertoli


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:38 | cultura, spettacoli, cronaca, aforismi, video, primo piano, prima pagina, omaggi, ultime notizie, sei un mito, tv , in memoria, tribute to, notizieflash, last news | clicca per commentare commenti (13)



Mistress Eliselle. Fidanzato in affitto. Newton Compton Editori

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, luglio 11, 2008


mistress Eliselle



Mistress Eliselle


Fidanzato in affitto


 
intervista a cura di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Eliselle - Fidanzato in affitto1. Tu, Eliselle, timida e sottomessa, uguale a Cristal?
Nel tuo ultimo romanzo “Fidanzato in affitto”, edito da Newton & Compton, la protagonista appare, per lo meno all’inizio, più come una totale imbranata che non come una possibile femme fatale.
Quale necessità ti ha spinta ad affrontare il mondo fetish, tra dominatori, mistress, slaves e quant’altro?
 
Timida sì, sottomessa no. Cristal è un personaggio dedicato alle ragazze “che amano troppo”, quelle che sono disposte a tutto pur di compiacere il proprio uomo, anche a scapito di se stesse. E per questo motivo perdono di vista i propri bisogni. L’ho calata in un mondo, quello del fetish e dei rapporti tra dominatrici e schiavi, per far nascere il contrasto e le contraddizioni che ha dentro di sé, e poi diciamocelo: è un mondo molto affascinante.
 
 
 
2. Ho trovato che il mondo da te descritto nel romanzo sia quasi tutto basato su dei cliché, per altro abbastanza edulcorati, quando è invece risaputo che le pratiche sadomaso sono piuttosto crudeli ed estreme, e in alcuni casi pericolose se non addirittura letali. Cristal invece, nonostante i consigli delle amiche, non diventa crudele fino in fondo: rimane fedele a sé stessa, solo un po’ più dispettosa, come una bambina che ha scoperto che giocare a tagliare le code alle lucertole può essere divertente.
 
È un mondo edulcorato quello che ho descritto, ma è stata una scelta voluta e ponderata: ho voluto dare una chiave di lettura ironica e molto personale che si discostasse da altri libri che ho letto sull’argomento e che ho trovato addirittura più “omologati” del mio, in cui abbondavano veramente i luoghi comuni. Cristal si cala in questo mondo da scettica e non abbandona mai la propria titubanza, ma durante il suo percorso personale scopre che è cresciuta interiormente, ha trovato dei punti di forza caratteriali che credeva di non avere: non è necessario diventare crudeli per maturare, quel che è necessario è fare i conti con se stessi.
 
 
 
3. Cristal viene mollata dal fidanzato in un ristorante di lusso. In meno di un minuto solleva un disastro, per cui le vengono richiesti quasi 10.000 € di danni. Ovviamente Cristal è una eterna precaria, senza il becco di un quattrino; ma c’è che deve pagare i danni, o per lei saranno guai ben peggiori. Ha tre mesi di tempo per far fronte al debito contratto. Non sa come fare per rimediare i soldi necessari. Ma poi incontra una vecchia amicizia che le suggerisce di prendersi uno “schiavo”.
Tu, Eliselle, sei mai stata schiava di qualcuno? Ed ancora: hai mai pensato di prenderti uno “schiavo” che ti lecchi le scarpe, ad esempio?
 
Schiava in senso stretto o in senso lato? Perché anche io, come credo il 90% delle donne, ho vissuto un amore che mi ha fatto soffrire e col senno di poi ho capito che ero schiava (mentalmente) di quel rapporto e di quella persona. Schiava come gioco erotico o come esplorazione della mia sessualità no, se mi chiedessero di scegliere un ruolo, sceglierei quello della padrona, mi si addice di più. E sì, ho pensato di prendermi uno schiavo che mi regali tante scarpe! Ma quale donna non lo vorrebbe?!
 
 
 
4. Cristal è lo stereotipo della tipica ragazza imbranata, incapace di stare con un uomo, per il semplice fatto che la relazione con Max, suo ex fidanzato, era di pura sottomissione. Ha 25 anni e una paura boia di guardare il mondo per quel che è realmente: spietato. Lei non vorrebbe essere spietata – e con tutta probabilità non ce l’ha in seno la cattiveria per farsi strada in una società sempre più maschilista -, ma alla fine accetta di prendere con sé uno schiavo, Dorian. Dorian è apparentemente sottomesso, un perfetto adone, il sogno di tutto le ragazze o quasi. E’ bello, è alto, è biondo, ha gli occhi azzurri, è obbediente: non fosse per il fatto che ama essere sotto Padrona, lo si potrebbe disegnare come la controfigura del vizioso Dorian Gray. Chi è il Dorian di “Fidanzato in affitto”? Come è nato? E’ solo il frutto della tua immaginazione?
 
Il “mio” Dorian è lo schiavo ideale, ed è nato attraverso tre fasi principali: grazie a contatti virtuali con schiavi che mi hanno raccontato le proprie esperienze, grazie a letture specifiche sull’argomento che contenevano testimonianze dirette e, infine, grazie alla visione di vere e proprie performance fetish in cui sul palcoscenico si esibivano padrone e schiavi. Questo ha creato una base su cui lavorare. L’immaginazione ha fatto il resto.
 
 
 
5. Oggi, molto più di ieri, gli uomini sono degli insicuri, in particolar modo con le donne. Ciò è dovuto in parte alle mutate condizioni sociali, difatti viviamo in una società divisa in due: ricchi da una parte e poveri dall’altra. La middle class non esiste più, di conseguenza non esiste più neanche la modesta ambizione di sposare il classico operaio Fiat, che se non altro avrebbe un posto fisso che gli durerà a vita. Una indagine sociologica ha evidenziato che le coppie scoppiano proprio perché o lui o lei è senza un lavoro fisso. Per i precari, per i disoccupati, non c’è possibilità alcuna, nemmeno quella di una relazione di coppia. Nel mondo edulcorato di “Fidanzato in affitto” si legge anche questa verità fra le righe. Vuoi approfondire?
 
È una realtà abbastanza triste che non permette di avere un minimo di certezze in una vita già precaria di suo. Io ne faccio parte perché il lavoro di copywriter freelance non è certo un mestiere che ti può dare stabilità, ma d’altro canto anche coi miei tentativi di cercare lavori che oggigiorno vengono considerati “più sicuri” non sono stata più fortunata, anzi: sono stata vittima delle solite trappole dei contratti a tempo determinato, a progetto, mensili, bimestrali e via dicendo, che in realtà servono solo alle aziende per avere un ricambio continuo di persone “usa e getta” e tagliare sulle spese. E sì, le relazioni di coppia in questo clima possono farsi ancora più difficili: non ho mai creduto al proverbio “due cuori e una capanna”, ma adesso come adesso non ci si può permettere nemmeno la capanna...
 
 
 
6. Ultimamente scambi di coppie (sul filo del rasoio), festini a base di cocktail di droghe e di sesso estremo, ma soprattutto orge in stile fetish con tanto di armamentari nazifascisti sembrano essere diventati l’ultima moda, così tanto che quasi nessuno si sconvolge più del necessario. Sicuramente avrai letto di Mistress Abi: nello scandalo troviamo coinvolti dei vip e non di certo dei morti di fame. Nel tuo romanzo accenni che sono proprio le persone che meno te lo crederesti che invece sono dei sadomaso incalliti. Tu, come te lo spieghi? “Fidanzato in affitto” vuol essere semplicemente una storia o anche una riflessione, per quanto delicata, intorno al mondo del latex e del pvc?
 
Credo sia una questione di ruoli a cui bisogna sottostare: chi tutti i giorni ha in mano il potere (sotto diverse forme), è più probabile che decida di concedersi una pausa dalla propria vita, in cui è abituato a decidere per gli altri, e scelga un ruolo che non interpreta mai, lasciandosi dominare. È una sorta di catarsi. “Fidanzato in affitto” è una storia ironica, ma al suo interno ci sono riflessioni sul mondo della dominazione che mettono in relazione questo sottobosco (che comunque crea ancora qualche scandalo) con la vita di tutti i giorni, quella che spesso viene considerata “normale”, ma che poi (a ben guardare) tanto normale non è. È una mia interpretazione della schiavitù intesa in senso lato: alla fine tutti siamo schiavi di qualcosa o di qualcuno, e il più delle volte lo vogliamo noi.
 
 
 
7. La protagonista è circondata da amiche che sono delle vere oche. Come mai? Si dice, “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei!” Dobbiamo forse pensare a Cristal (anche) come a una potenziale oca?
 
Di ochette autentiche in realtà nel romanzo ce ne sono due, Amanda e la sua compagna di merende. La migliore amica di Cristal infatti la definirei più che altro una “svampita”. Morgana invece è forte ma fragile. Cristal è solo molto, molto ingenua e insicura, ma questo non significa che sia un’oca: infatti dimostra di saper tirare fuori il carattere proprio grazie al suo “percorso iniziatico”.
 
 
 
8. Nonostante tutte le sue imperfezioni caratteriali, nonostante tutti i guai in cui si trova impelagata di punto in bianco, Cristal esiste sempre dentro a un’ironia da situation comedy: com’è possibile?
 
Perché questo è lo spirito del romanzo, che vuole essere di puro intrattenimento ed evasione. Da sempre sostengo che esiste una letteratura di “compressione” e una di “decompressione”: la prima ti costringe a fermarti a riflettere e a volte è così potente che ti porta persino a rivedere la tua vita, la seconda invece ti permette di staccare il cervello e di goderti un po’ di ore in relax, senza pensare a nulla. Per me hanno entrambe importanza, io stessa alterno questo tipo di letture. Con “Fidanzato in affitto” volevo scrivere e far leggere qualcosa che fosse ironico e “distensivo”.
 
 
 
9. A tuo avviso che limite non si dovrebbe superare nella moralità e nel pudore, che ogni individuo si è segnato nella mente o nell’anima? Dove inizia la perversione sessuale, dove inizia l’asservimento a qualcuno o qualcosa?
 
La perversione inizia quando non c’è più condivisione d’intenti, quando inizia la violenza di una parte sull’altra. Per come la vedo io, la perversione è prevaricazione. L'asservimento inizia quando perdi di vista te stesso e le tue esigenze e metti davanti quelle di un'altra persona.
 
 
 
10. “Fidanzato in affitto”, che cos’è, l’ennesimo romanzo rosa? Mi sembra che gli scaffali delle librerie siano stracarichi da tempo di letteratura rosa (o al femminile): c’era davvero bisogno di un altro harmony leggermente più osé? Vorrei che mi spiegassi le ragioni per cui hai scritto questo romanzo, che in definitiva, stringi stringi, è una storia d’amore, o se preferisci la storia di una ragazza che viene sedotta e abbandonata.
 
Il bello è che il mio romanzo non è per nulla osé, anzi, è molto più casto di quei romanzi definiti “rosa” in cui c’è puntualmente la scena di sesso bollente alla pagina x del determinato capitolo. Una noia mortale. Ho volutamente evitato situazioni erotiche, visto l’argomento, perché avrei rischiato di cadere nelle banali trappole del sesso-estremo-per-vendere e ho preferito privilegiare gli aspetti psicologici e sentimentali, ma senza abusare dei cliché di genere. La ragione per cui ho scritto “Fidanzato in affitto”? In realtà è molto semplice: perché amo scrivere le storie che mi piacciono, e questa faceva parte della categoria.
 
 
 
11. Se dovessi attribuire un’etichetta al tuo ultimo lavoro, quale sceglieresti? Perché?
 
Le etichette non sono il mio forte e non le sopporto, però lo definirei una commedia: non utilizzerei il termine “femminile” perché, per assurdo, fin’ora ho ricevuto ottime critiche e pareri positivi, molto più dagli uomini che dalle donne, quindi è un libro abbastanza trasversale, che fa ridere tutti. La cosa mi fa piacere.
 
 
 
12. Credi nelle etichette letterarie, o sei piuttosto dell’avviso che queste siano solamente un inutile vizio della critica per parlare di un testo e magari relegarlo nell’oblio o tra i romanzetti d’appendice?
 
Come ti dicevo, non amo molto le etichette. Credo sviliscano i testi, soprattutto quei testi di “compressione” di cui parlavo qualche domanda fa. Forse servono più a chi vende i libri, piuttosto che alla critica letteraria: incasellare e presentare i libri in una determinata zona della libreria facilmente identificabile rende più immediato il percorso e più semplice l’acquisto. In tempi di crisi, “semplificare” la vita ai lettori è d’obbligo, no?
 
 
 
13. Si è fatta una gran cagnara intorno al New Italian Epic. Una domanda così, mi spiace per te, ma dovevi prevederla. Anzi, non mi dispiace, quindi mi auguro tu voglia rispondere con piena sincerità. Che cos’è il New Italian Epic per te, Eliselle? Esiste o non esiste? E’ utile o è una “baggianata” come ha decretato Carla Benedetti («È una baggianata. È solo autopropaganda» - Carla Benedetti)?
E “Fidanzato in affitto” potrebbe in qualche modo entrare a far parte del non poco arzigogolato manifesto del New Italian Epic?
 
Ho letto poco sull’argomento e non ho seguito il dibattito e le polemiche scaturite attorno al saggio sul New Italian Epic, ma mi pare forse eccessivo inserire il mio romanzo nella serie di titoli che sono stati citati come facenti parte di questa corrente letteraria, considerate soprattutto le finalità di “Fidanzato in affitto” (intrattenere, intrattenere, intrattenere). Poi, sinceramente, questi sono mestieri da critici letterari, cosa che io non sono.
 
 
 
14. Chi ti ha spinta, o aiutata, a pubblicare per i tipi Newton Compton Editore? O sei arrivata così in alto grazie alle tue capacità di seduzione?
 
Capacità di seduzione io? Non prendermi in giro, dai! Ho fatto quello che qualsiasi scrittore-banzai senza un agente letterario avrebbe fatto: ho preso il telefono, ho chiamato la Newton Compton e ho esclamato “ho una proposta editoriale per voi”. Loro mi hanno passato l’ufficio competente, lì mi hanno fatto qualche domanda sul testo e infine mi hanno detto “ok, lo leggiamo, spediscilo”. È piaciuto ed eccolo lì, un anno dopo, nella collana Anagramma. Una collana che ho sempre seguito. Non mi pareva vero quando mi hanno detto sì.
 
 
 
15. La famosa torre: tu e tre rinomati critici. Ne devi necessariamente buttare uno di sotto. Non ci sono altre strade percorribili, tranne nel caso tu voglia salvare tutt’e tre e sacrificarti buttandoti tu nel vuoto, ma così finirebbe la tua vita e anche la tua carriera di scrittrice. Tre critici dicevo: Filippo La Porta, Carla Benedetti, Antonio D’Orrico. Chi butterai giù? Per quali motivi? No, niente risposte diplomatiche, Rubina. Non questa volta. Un nome e perché.
 
D’Orrico. Perché dopo Faletti è stata tutta una discesa.
 
 
 
16. In “Fidanzato in affitto” offri una immagine non proprio esaltante del mondo maschile: o sono dei sottomessi come Dorian o sono degli arroganti come Max. Gli uomini che sono in questo tuo lavoro non godono di alcuna attenuante, quasi che l’universo femminile non sia in grado di capirli o molto più semplicemente di accettarli. Ad un certo punto la protagonista viene indicata come un’“amazzone”. Quello che ti voglio chiedere, Eliselle è: pensi che i maschi italiani siano dei mammoni, dei pavidi, degli incapaci, degli arroganti, punto e basta? Forse le donne sono anche loro colpevoli, colpevoli di aver voluto dei mammoni o degli arroganti al loro fianco: lo stereotipo della coppia moderna è quello di chi si accompagna a un arrogante o a un mammone. Non ci sono quasi mai vie di mezzo. Forse è vero che alle donne l’uomo piace soprattutto se è stronzo: non a caso, Cristal si era innamorata di uno così, e anche dopo che l’ha lasciata lei ha continuato a pensarlo, a pedinarlo addirittura.
 
Ennò, e Robby dove me lo metti? Lui è un cazzone ok, però è un personaggio molto positivo. E guarda un po’, è pure maschio. Le attenuanti ci sono eccome. E il termine “amazzone” è impropriamente affibbiato a Cristal dai giornalisti di cronaca (altra categoria abbastanza tartassata nel romanzo, descritta come approssimativa e a dir poco fantasiosa quando si tratta di riportare le notizie). L’amore può far fare cose stupide, come pedinare un ex che si credeva di amare o tenersi accanto un uomo che ti tratta male, ma si può guarire da queste aberrazioni: basta ritrovare il rispetto per se stesse. E poi non è vero che l’uomo piace se è stronzo: ti assicuro che conosco parecchie donne che gli stronzi li mandano a quel paese, senza passare dal via.
 
 
 
17. Hai mai reso qualcuno schiavo di te, deviandone inconsapevolmente il carattere?
Le donne fanno sia le pentole sia i coperchi, e dopo il Sessantotto le pentole sono diventate tutte o quasi d’acciaio inox e antiaderenti, capaci di cuocere i polli più impossibili, anche quelli di plastica e geneticamente modificati. Ad esempio tu credi che io mi sia divertito nel vedere il povero Dorian sottomesso, ridotto a mero zerbino? Credi che me la sia bevuta che il suo più grande desiderio era quello di essere adoperato proprio come uno zerbino umano? Forse hai offerto del maschio italiano una immagine un po’ – come dire…? – avvilente, che qualcuno potrebbe non perdonarti. Difenditi se ne sei capace.
 
Ma guarda, nemmeno io credevo che esistessero uomini come Dorian fino a quando... non ne ho conosciuto qualcuno in carne e ossa. E dovevi vedere che sguardi adoranti lanciavano alle loro legittime padrone. Gli schiavi o aspiranti tali sono una piccola parte della popolazione maschile, non certo la maggioranza, ed è impossibile che gli uomini possano sentirsi offesi dal mio romanzo o dal modo in cui ho dipinto Dorian. È una realtà minima, ma molto curiosa e interessante. E io non ho mai reso schiavo nessuno, anzi, preferisco vivere relazioni tranquille in cui non vi siano prevaricazioni né dall’una né dall’altra parte.
 
 
 
18. Sei una femminista?
 
No. In barba a chi lo pensa.