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Berlusconi e il lodo Alfano 2.0, poi l'attacco all'Anm e ai seguaci di Fini

written by King Lear    - giovedì, novembre 26, 2009


Berlusconi e il lodo Alfano 2.0

Poi l'attacco all'Anm e ai seguaci di Fini



a cura di Iannozzi Giuseppe



Berlusconi monta su tutte ire, strepita e scalcia, batte i pugni più volte sul tavolo del congresso del Pdl, e puntando l'indice accusatore contro quanti si sono schierati con Gianfranco Fini, dichiara bello bello che "chi non è d'accordo se ne va dal partito". Ed attacca l'Anm con tutta la rabbia che il suo seppur piccolo corpo riesce a contenere, perché per il premier "la magistratura è una forza eversiva che attenta alla vita del governo" e che "rischia di portare il Paese sull'orlo della guerra civile".

Schierato contro i magistrati, il presidente del Consiglio è arrivato al punto di parlare addirittura di una persecuzione giudiziaria nei suoi confronti, spiegando le ragioni che lo obbligano a metter mano alla riforma della giustizia: "Perché è in atto un tentativo di far cadere il governo condotto soprattutto dalla magistratura che ha preso una deriva eversiva. Un tentativo che porta il Paese sull'orlo della guerra civile". Tradotto in altri termini significa che lui non ci pensa in alcun modo di finire nelle mani della giustizia, ragion per cui si vede costretto ad abbattere quel poco di giustizia e di legge - che nonostante tutto resistono ancora nel nostro paese - per salvaguardare la sua persona e i suoi personalissimi interessi. Il premier ha tirato dunque in ballo i processi che lo vedono coinvolto a Milano, le indiscrezioni su presunte nuove azioni della magistratura riguardanti i processi di mafia, e non da ultimo i casi di Nicola Cosentino e di Renato Schifani. Con la baionetta in mano ben puntata contro tutti, il Cavaliere ha difeso il suo sottosegretario all'economia attraverso l'esame delle accuse mosse dai magistrati napoletani in alcuni casi definendolo "paradossali": "La riforma della giustizia è assolutamente necessaria... bisogna andare avanti sulla riforma del processo breve e sulla separazione delle carriere". Non contento, ha puntato sul fronte interno, con un ultimatum nei confronti dei finiani: "Il programma di governo è chiaro ed è stato sottoscritto da tutti in campagna elettorale. Su ogni tema si decide a maggioranza e chi non è d'accordo occorre che si adegui. Chi non condivide è fuori".

L'ultima cartuccia l'ha sparata contro il servizio informativo della Rai - come se anche questa non fosse completamente nelle sue mani. "Ogni giorno vanno in onda sulla Rai, la televisione pubblica, processi contro il governo e la maggioranza. Questi processi devono finire".

Promosso a pieni voto l'ordine del giorno del Pdl: "Il Pdl si impegna a presentare ripresentare il lodo Alfano, seguendo le indicazioni della Consulta e di andare avanti sul processo breve". E il ministro La Russa: "Voi lo chiamate così, ma per noi è il processo con durata certa".

A questo punto non rimane che da chiedersi per quanto tempo ancora gli italiani riusciranno a resistere alle sferzate di Silvio Berlusconi, prima di scendere veramente in piazza per una guerra civile seria: sbattere fuori dall'Italia il premier, così come accadde una manciata di decenni or sono in occasione della costituzione repubblicana, entrata in vigore il 1º gennaio 1948, che sancì l'esilio per il Re, la famiglia reale e la futura discendenza maschile restringendone il godimento dei diritti civili e patrimoniali e politici.

NO OT

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Rotondi vuole finire di schiavizzare i lavoratori abolendo la pausa pranzo

written by King Lear    - lunedì, novembre 23, 2009


Rotondi vuole finire di schiavizzare

i lavoratori abolendo la pausa pranzo



a cura di Iannozzi Giuseppe


"La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l'armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l'Italia". Così Gianfranco Rotondi, ministro per l'Attuazione del programma di governo, nel corso del programma tv web KlausCondicio. "Non possiamo imporre ai lavoratori quando mangiare, ma ho scoperto che le ore più produttive sono proprio quelle in cui ci si accinge a pranzare. Chiunque svolga un'attività in modo autonomo, abolirebbe la pausa pranzo. Casomai sarebbe meglio distribuirla in modo diverso, come avviene negli altri Paesi. In Germania, ad esempio, per incentivare la produttività la pausa pranzo in alcuni posti di lavoro dura mezz'ora, mentre si estende a 45 minuti per chi lavora oltre le 9 ore. Tuttavia, secondo un recente sondaggio, un quarto dei tedeschi trascorre la propria pausa pranzo lavorando. Anche in Inghilterra molti dipendenti vi rinunciano o la riducono, sia nei minuti che nel numero di pause nel corso dell'intera settimana. Negli ultimi due anni si è scesi da una media di 3,5 pause a settimana del 2006 a 3,3 nel 2008. Addirittura meno di 3 per le donne. In Francia lo statuto dei lavoratori riconosce 20 minuti ogni 6 ore, mentre in America la pausa pranzo non è proprio prevista dalla legge federale ed è regolamentata autonomamente dai singoli Stati, mentre in Canada e Svezia si pranza davanti alla scrivania".

Al ministro Gianfranco Rotondi si può solo rispondere: che dia il buono esempio lui per primo, nonché i parlamentari tutti, i sindaci, gli assessori e tutti gli uomini politici - senza eccezioni -, abolendo la loro di pausa pranzo. Pausa pranzo che costa agli italiani, ogni anno, migliaia di euro e danni incalcolabili per gli italiani tutti, lavoratori e non.
E che dire dei tantissimi politici che con la scusa del pranzo, della cena di lavoro, caricano in nota spese i loro bagordi facendo pagare tasse sempre più salate ai cittadini? 


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Cesare Battisti non è Stefano Cucchi. E' invece un brigatista e un assassino

written by King Lear    - mercoledì, novembre 18, 2009


Cesare Battisti non è Stefano Cucchi

E' invece un brigatista e un assassino



di Redazione


La decisione di Cesare Battisti di attuare, come estremo e disperato tentativo di ricatto, lo sciopero della fame – di mettere in gioco la sua già poca dignità umana e civile e che gli è suo malgrado inchiodata alle spalle a mo' di croce – mostra, nella sua lievità, lo stato in cui la vita in maschera è costretta oggi.

Un terrorista è inseguito e raggiunto, dopo trent’anni, da un’accusa alla quale non intende dare alcuna risposta, dalla quale è tecnicamente impossibile attendersi una spiegazione: una condanna comminata sulla parola di attendibili pentiti che la legge italiana deve difendere con le unghie e i denti dagli attacchi eversivi di una certa stampa infame ed infamante. Una condanna comminata di cui il condannato è sempre stato consapevole, che è diventata definitiva e irrevocabile perché il condannato, pur sapendo di essere tale, non ha mai nemmeno tentato di assumersi le sue responsabilità – a differenza di altri correi, in appello assolti dalle medesime imputazioni.

Questa è la storia di Cesare Battisti: accusato da accusatori che hanno dovuto agire per il bene della società, della politica, della legge e della giustizia, andando incontro ad incomprensioni, da soli ma a testa alta sempre.
Questa è la storia di Cesare Battisti: inchiodato a una icastica rappresentazione della realtà: assassino di Torreggiani e feritore del figlio rimasto invalido per i media e la pubblica opinione, la legge e la giustizia italiane, non a caso le sentenze evidenziano nel dettaglio come Battisti sia il principale responsabile delle morti assurde che negli Anni di Piombo si sono consumate sotto i suoi occhi per sua mano.
Questa è la storia di Cesare Battisti: e oggi si spera che i tre decenni di latitanza dell'assassino possano essere cancellati con un tratto di bianchetto.

Cesare Battisti, una volta tradotto in un carcere italiano, sconterà la pena che gli spetta e a cui non deve sottrarsi, non più. Cesare Battisti è un omicida e un assassino, uno sporco brigatista, non è il povero Stefano Cucchi. Le foto del corpo di Stefano Cucchi dicono tutto: la nuda vita, il mero corpo esposto alla violenza dello Stato, al desiderio microfascista di potere, vendetta, di violenza di alcuni servitori dello Stato per il quale è subito scattata la difesa d’ufficio (mica stiamo parlando di “zingari” ubriachi), e per i quali è comunque pronta l’autoassolutoria definizione di “poche mele marce” da parte dello Stato (mica stiamo parlando di “rumeni”). Cesare Battisti non è niente di tutto questo. E' un assassino, un pavido, uno che ha fatto la bella vita in Francia per ben 30 anni e che adesso vorrebbe spassarsela sotto il sole brasiliano, abbronzandosi a petto nudo e con il cappello di paglia ben calcato in testa.

La vita di Cesare Battisti non è quella di un martire né di un innocente. Cesare Battisti merita il carcere, la pena che lo Stato gli ha già comminato. Per troppo tempo Cesare Battisti è stato uccel di bosco, ma ora basta. Non è più sopportabile che Cesare Battisti infanghi la giustizia italiana. I corpi oscenamente macellati di Stefano Cucchi o di Federico Aldrovandi non hanno nulla a che vedere con il futuro di Cesare Battisti, che, al sicuro in Brasile sotto l'ala protettrice del presidente Lula, grida come un ossesso che l'Italia è uno Stato di assassini che vogliono la sua pelle. Così non è. Lo Stato italiano, il popolo italiano, pretende solo il giusto: che Cesare Battisti sconti la pena che gli è stata comminata in un carcere italiano.

NO OT

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Il Pd di Bersani per il no al "No Berlusconi Day". Di Pietro e Rifondazione Comunista in piazza

written by King Lear    - martedì, novembre 17, 2009


Antonio Di PietroIl Pd di Bersani per il no al "No Berlusconi Day"
Di Pietro e Rifondazione Comunista in piazza



di Iannozzi Giuseppe


Non è la sinistra, non la sinistra auspicabile e che vorremmo. Il Pd con Veltroni, con Franceschini o con Bersani non cambia. Non cambia mai. E' il solito brodino riscaldato a base di dado che sa di dado. E null'altro. Così mentre Antonio Di Pietro incalza affinché il 5 dicembre si scenda tutti in piazza uniti "per manifestare contro le politiche di questo governo. Il Pd si tolga il cappello da primi della classe e partecipi", il Pd di Bersani fa sapere che non ci sarà. Assicura tutti gli italiani a destra - che abbracciano Berlusconi - che il Pd starà a casetta sua comodo in pantofole, o anche nella cuccia con l'osso in bocca se il caso dovesse richiederlo. Questo è il Pd, una sinistra che non esiste, una sinistra orwelliana in perfetto stile Animal Farm. Se qualcuno si era illuso che con Bersani a capo del Pd la sinistra italiana potesse risorgere, ha fatto male, molto male i suoi conti.

Insieme all'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro scenderanno in piazza per il "No Berlusconi Day" Rifondazione Comunista e molte associazioni che di stare al fianco di Berlusconi e del Pd di Bersani non ci pensano proprio.

E' la Rosy Bindi nazionale, a confermare la non partecipazione del Partito Democratico: "Non abbiamo bisogno di partecipare alle manifestazioni. Con questo intendo dire che il nostro anti-berlusconismo è quotidiano ed è nei fatti". Ma questa scelta imbarazza, imbarazza il cuore più adamitico del Partito, difatti non sono pochi a pensare che sia necessaria una maggiore partecipazione sul campo, in strada, al fianco dei cittadini. L'anti-berlusconismo di cui vaneggia Rosy Bindi è di scelte machiavelliche, di compromessi, di matrimoni contro natura fra Pd e Pdl. Di Pietro fa giustamente notare: "Chi non sarà con noi sarà alla stessa stregua del governo Berlusconi". Bersani fa finta di arrabbiarsi: "'Noi facciamo le nostre manifestazioni. Noi, lezioni di anti-berlusconismo, non le prendiamo da nessuno". Difatti Bersani ha deciso che è molto più semplice e comodo per lui e per i democratici continuare a piegarsi a novanta gradi, così come gli ha insegnato Walter Veltroni oggi perduto dentro alle sue fisime paraletterarie. Bersani sputazza che "il più antiberlusconiano è quello che riesce a mandarlo a casa, non quello che grida di più. Dopodiché, se si ragiona, se le parole d'ordine sono accettabili, certamente non c'è una proibizione ad andarci ai militanti del Pd. Quando le parole d'ordine saranno accettabili le vedremo".

I Giovani Democratici dopo il no di Franco Marini, contrario anch'esso alla manifestazione, hanno pubblicato l'appello della manifestazione in Rete e molti utenti del gruppo stanno mandando mail al Pd nel tentativo di far cambiare opinione ai vertici. L'invito rivolto dai Giovani Democratici: "Caro Pd, con te ho chiuso". Ma sono parole sprecate... solo parole al vento... e null'altro purtroppo.

NO OT

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Er Patata più spacciatore che attore

written by King Lear    - lunedì, novembre 16, 2009


Roberto BrunettiEr Patata più spacciatore che attore


a cura di Iannozzi Giuseppe


Arrestato a Roma, nel corso di un’operazione antidroga, l’attore Roberto Brunetti, 43 anni, noto al grande pubblico con il soprannome di Er Patata. L'attore, mai eccellente in verità, è ricordato soprattutto per aver preso parte a due pellicole fintamente impegnate, "Fatti della banda della Magliana" e "Romanzo Criminale". Ha inoltre preso parte a film per il solo botteghino come "Fuochi d'artificio" di Leonardo Pieraccioni e "Paparazzi" di Neri Parenti.

Robetto Brunetti aveva con sé, al momento dell'arresto, cento grammi di hashish. Gli inquirenti hanno trovato il malloppo nascosto sotto il sellino del suo motorino, malloppo che Er Patata intendeva smerciare. Al termine di un'altra perquisizione nella sua abitazione, in quartiere Trastevere, la polizia ha trovato altri cento grammi di sostanza stupefacente.

Per Roberto Brunetti sono subito scattate le manette: l'accusa è quella di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Ma hanno fatto altrettanto in fretta a sciogliersi e così da ammanettato che era Brunetti è già in semilibertà in attesa di giudizio.

Finirà tutto a tarallucci e vino, come in un filmetto di Pieraccioni?
Il forte sospetto è che a breve Er Patata verrà riconosciuto innocente per essere infine santificato, altrimenti non saremmo nell'Italia criminale che Giancarlo De Cataldo, bene o male e a suo modo, ha cercato di ritrarre nel solo romanzo che gli ha dato un po' di notorietà.

NO OT

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Battisti il terrorista fa lo sciopero della fame, il ricatto per evitare l'estradizione

written by King Lear    - sabato, novembre 14, 2009



Battisti il terrorista fa lo sciopero della fame

L'ultimo ricatto per evitare l'estradizione


di Iannozzi Giuseppe



Cesare BattistiCesare Battisti, il terrorista ex militante dei Pac, fa lo sciopero della fame. Un ricatto il suo, credendo che il ricatto sia al di sopra della giustizia e della legge, perché Battisti di tornare in Italia estradato a scontare la pena che gli spetta non ci pensa proprio. Lui vuole fare la bella vita sotto il sole brasiliano, dopo aver goduto del sole francese per ben 30 anni. Battisti è colpevole di quattro omicidi e si dichiara rifugiato politico. Il terrorista continua a proclamarsi innocente, ma a parte un piccolo branco di simpatizzanti dell'estrema sinistra, nessuno gli crede. I primi a non credere nell'innocenza di Cesare Battisti sono i suoi ex compagni, PAC che a differenza di Cesare non ce l'hanno fatta a rifugiarsi in Francia.

Il nuovo giudice della Corte Suprema del Brasile, Josè Antonio Dias Toffoli, ha deciso che non parteciperà al voto sull'estradizione. Toffoli da che parte sta? Da quella di Lula che vorrebbe il terrorista Battisti al suo fianco. Ed è al presidente brasiliano Luiz Inàcio Lula da Silva che Battisti invia la sua lettera annunciando lo sciopero della fame. Una lettera che ha tutte le caratteristiche di un ricatto: "Ho messo la mia vita nelle mani di Vostra Eccellenza e del popolo brasiliano". Per Battisti essere estradato in Italia equivarrebbe a "una condanna a morte".

Finora quattro giudici si sono pronunciati a favore dell'estradizione e tre contro. Mancano all'appello ancora i voti del giudice Marco Aurelio Mello e del presidente della Corte, Gilmar Mendes. Quest'ultimo si è detto favorevole all'estradizione a patto però che la condanna di Battisti sia commutata in 30 anni di carcere.
Lo sciopero della fame di Battisti coincide con la partenza di Lula verso Roma per il vertice della Fao. Lunedì il leader brasiliano incontrerà il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Gli siano concessi pure i 30 anni di carcere anziché l'ergastolo come meriterebbe, ma Battisti deve scontare in Italia tutta la pena. Trenta anni di galera, né un giorno di più né uno di meno.

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Il terrorista Cesare Battisti libero? Un pericolo che rischia di diventare realtà

written by King Lear    - mercoledì, novembre 11, 2009



Il terrorista Cesare Battisti libero?

Un pericolo che rischia di diventare realtà



di Iannozzi Giuseppe




"Cesare BattistiLe interferenze del governo italiano sul caso Battisti sono una vergogna per chi le mette in atto e un tentativo di umiliare il Brasile". Questa la gravissima accusa lanciata del ministro della Giustizia brasiliano, Tarso Genro, che in pratica chiederebbe all'Italia di farsi da parte e di non pronunciarsi più sul caso Cesare Battisti. Ma Battisti è un terrorista e un assassino italiano che è già stato giudicato colpevole in Italia dalla giustizia italiana, per cui l'accusa del ministro Genro è quantomeno oltraggiosa verso il sistema giudiziario italiano. 

Giovedì 12 novembre 2009 il Tribunale supremo federale dovrà pronunciarsi in merito alla richiesta di estradizione in Italia del terrorista dei Proletari armati per il comunismo (Pac).

"Il governo italiano non ha alcun potere per entrare nelle questioni giudiziarie del Brasile e si tratta di un insulto al nostro Stato e alla democrazia del Paese", ha poi detto il Ministro Genro con faccia di tolla in un faccia a faccia con i giornalisti del quotidiano brasiliano, Estadao. La presa di posizione di Genro si è fatta sentire subito dopo che il quotidiano Folha de S. Paulo ha anticipato un possibile ricorso dell'Italia contro la partecipazione di un nuovo giudice alla seduta dell'Alta Corte. Il magistrato Josè Antonio Dias Toffoli è stato nominato a fine settembre dal presidente Lula al posto di un giudice morto il primo settembre e che era stato chiamato a decidere sul caso Battisti. Il voto di Toffoli, uomo troppo vicino al partito del governo in carica e quindi magistrato poco o nulla affatto imparziale, potrebbe portare il Tribunale supremo federale verso un "no" all'estradizione del brigatista e assassino Cesare Battisti.

L'imparzialità o il rischio di imparzialità è da evitare a tutti i costi e l'Italia non può davvero stare con le mani nelle mani.

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La Santanchè chiama pedofilo Maometto durante la trasmissione di Barbara D'Urso. E' rissa

written by King Lear    - lunedì, novembre 09, 2009


Domenica 5La Santanchè chiama pedofilo Maometto durante la trasmissione di Barbara D'Urso. E' rissa.


di Iannozzi Giuseppe


Lasciate che i pargoli vengano a me.
Chi l'ha detto?
Gesù Cristo, perlomeno così dicono i cattolici con la Bibbia in mano a mo' di pietra da scagliare e il crocefisso legato al collo. Un messaggio evangelico che potremmo definire a dir poco ambiguo, soprattutto oggi che i preti pedofili sono una delle piaghe più nascoste e seppellite dal Vaticano. Ma non è questo il punto. Il punto è un altro, perlomeno secondo Daniela Santanchè, kapò del Movimento per l'Italia. Nel corso del programma Domenica Cinque su Canale 5, la Santanchè ha urlato che "Maometto per noi era poligamo e pedofilo, perché aveva nove mogli e l'ultima di nove anni". Barbara D'Urso ha scosso la testa, ma in maniera davvero poco poco convincente: più scuoteva la testolina, più si aveva la netta impressione che recitasse la parte di un disco incantato, rotto. Abbondantissima la scollatura della conduttrice, ideale di sicuro per parlare di Gesù Cristo e Maometto. In studio anche Vittorio Sgarbi, che se la rideva. Barbara D'Urso ha continuato a scuotere la testolina e a lisciarsi i capelli mentre parole grosse volavano tra la Santanchè ed Alì Abu Schwaima, presidente del Centro Islamico di Milano e Lombardia.

La intenzione era forse quella di portare in tv un dibattito sulla decisione della Corte Europea di Strasburgo di vietare l'affissione del crocifisso nelle scuole; ed invece si è assistito a una rissa carnevalesca che solo il trash televisivo italiano sa produrre con scimmiesca professionalità.
 
"Noi vogliamo parlare di cose serie, non delle sue schifezze. Ecco l'ignoranza sua e di tutti quelli come lei, che non hanno altri argomenti per controbattere quel che dico", ha affermato Schwaima. La Santanchè ha continuato a berciare che "per noi era pedofilo". E la cinquantunenne Barbara D'Urso scuoteva sempre la testolina poco convinta, e mostrava alle telecamere una generosissima scollatura. Schwaima ha anche affermato che i "mussulmani non sono quelli che mettono le bombe". La Santanchè ha berciato che "noi non ascolteremo mai Maometto che era un poligamo e pedofilo". Sempre la Daniela nazionale ha poi invitato l'Europa a "occuparsi del fatto che in Arabia Saudita danno le bambine agli sceicchi." Ma: sbaglio o l'Arabia Saudita non fa parte della Unione Europea? Che vuole dunque la Santanchè? Una guerra fra Occidente ed Oriente? 
Alì Abu Schwaima, presidente del Centro islamico, dal canto su ha ripetuto che "Cristo per noi è uno dei cinque profeti maggiori e lo rispettiamo come il crocifisso, che, pur ritenendolo un falso storico, non chiediamo di toglierlo dalle scuole".

Gliel'avranno fatto notare alla santa Barbara che le dichiarazioni portate a Domenica Cinque dalla Daniela nazionale erano davvero inaccettabili; e  così a termine del programma la bella conduttrice cinquantunenne è stata costretta a battersi il petto con la sua bella manina per un mea culpa: "A Domenica Cinque si è svolto oggi un dibattito molto acceso sul crocefisso e sono state anche purtroppo usate espressioni offensive nei confronti della religione islamica che io non posso in nessun modo approvare e dalle quali mi dissocio insieme a tutto lo staff del programma. Un dibattito anche molto acceso deve sempre avere come limite il rispetto per le opinioni e le fedi di tutti".

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No al crocefisso in aula. "Viola la libertà di religione"

written by King Lear    - martedì, novembre 03, 2009



No al crocefisso in aula. "Viola la libertà di religione"




STRASBURGO - La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce "una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" e una violazione alla "libertà di religione degli alunni". E' quanto ha stabilito oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo nella sentenza su un ricorso presentato da una cittadina italiana.

Il caso era stato sollevato da Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all'istituto statale "Vittorino da Feltre" di Abano Terme, in provincia di Padova, frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule. A nulla, in precedenza, erano valsi i suoi ricorsi davanti ai tribunali in Italia. Ora i giudici di Strasburgo le hanno dato ragione.

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Diana Blefari Melazzi, Noemi Letizia e Alda Merini: storie di donne, della loro immagine

written by King Lear    - lunedì, novembre 02, 2009



Diana Blefari Melazzi



Noemi Letizia


Alda Merini



Storie di donne, della loro immagine



di Iannozzi Giuseppe



Diana Blefari Melazzi, neobrigatista delle nuove Brigate Rosse, l’ha fatta finita: si è impiccata. La Blefari era stata condannata all’ergastolo per aver preso parte all’omicidio del giuslavorista Marco Biagi. La notizia campeggia in prima pagina, su quasi tutti i quotidiani di questo novembre piovigginoso, secondo tradizione. Alda Merini, 78 anni, ci lascia nella giornata di domenica, il 1 novembre 2009, alle ore 17:30 del pomeriggio. Era ricoverata presso l’ospedale San Paolo di Milano, nel reparto di oncologia, nosocomio che “da anni l’ha avuta in cura e a cui ha dedicato profonde riflessioni poetiche oltre a una scultura di forte richiamo a un periodo travagliato della sua vita. Il suo atteggiamento e la sua sensibilità hanno lasciato un profondo ricordo negli operatori sanitari del reparto di cura di Oncologia e cure palliative al quale si è rivolta nella consapevolezza di un supporto al disagio fisico e psicologico che la malattia le ha riservato nell’ultimo periodo della sua esistenza”. La Blefari si è tolta la vita, dopo averla tolta al suo prossimo, impiccandosi in cella, annodando le lenzuola: qualcuno già grida a squarciagola che Diana è un’altra vittima del sistema. Condannata all’ergastolo per i suoi crimini, la Blefari ha preferito la libertà offertagli dalla morte: niente di troppo strano, non nell’ambiente carcerario, tra assassini occasionali, pazzi e serial killer, mafiosi, brigatisti, camorristi, stupratori. Alla fine la libertà se l’è presa, con la forza, evitando di collaborare con la giustizia, evitando di scontare la pena che gl’era stata comminata. Si può dire che ha scelto la strada più facile, quella che percorrono gli assassini vigliacchi e i poveri di spirito.
Alda Merini ha combattuto per tutta la vita, sempre in bilico tra follia e poesia, stando con la gente, con il popolo, soffrendo con la gente comune le sue ansie e paure. Anche durante la malattia non si è arresa, non ha scelto scorciatoie, ha invece scelto di vivere sino in fondo a dispetto di tutto e di tutti, della povertà e delle malelingue.

Il cattolicesimo, al pari di altre, è una religione di dolore e di esaltazione del dolore.
Le religioni, tutte, hanno fatto più del male che del bene all’umanità, non a caso la storia è disseminata di cadaveri morti in nome di un “supposto” Dio. Politica e Religione sono i due mali che hanno accompagnato l’uomo sin dalla scoperta della ruota, anzi, da ben prima.

Una religione che non sa ridere di sé stessa è una catena di ferro, uno strumento di tortura per l’animo nonché per il corpo dei credenti.

Quando si parla di “blasfemia” mi viene sempre da ridere.
Che sarebbe la blasfemia?
Il dissacramento di santi fedi religioni: il togliere a queste cose il senso “sacro”, come se santi fedi religioni non provenissero dalla mente (e dalla fantasia) dell’uomo. Sono prodotti dell’uomo, quindi come potrebbero mai contenere in seno della sacralità? L’uomo è mortale, per ogni religione, per cui non è in grado di donare della sacralità a ciò che è un suo mero prodotto rappresentativo. E quanto sto ora asserendo vale per tutte le religioni, nessuna esclusa. Solo se un Dio esistesse sul serio e si palesasse per rappresentarsi con le sue proprie mani, solo allora si potrebbe dire che la rappresentazione è sacra e quindi se toccata da mano umana si creerebbe la evidente condizione di blasfemia. Ma l’idea di reinterpretare le immagini create dall’uomo non può essere soggetta a un processo di blasfemia, perché esse non contengono alcunché di sacro. Sono delle icone create dalla mano umana e basta. Ecco perché ne rido.

Oggi come oggi sembra che più si va avanti più si vada indietro: le religioni sono uno dei motivi precipui dell’arretratezza delle civiltà. Di tutte. Iconoclastia e idolatria si compenetrano, dal Cattolicesimo all’Islam fino all’Induismo. Si veda ad esempio Noemi Letizia che si fa diavoletta e nell’intanto espone in pubblico il poster di Padre Pio, distruggendone - forse a sua insaputa - l’immagine attraverso sé stessa, di lei prepotente icona d’una’Italietta senza né arte né parte. Distrutta l’icona di Padre Pio, ahinoi, ci resta sol più da idolatrare Noemi.

Rimane però da chiedersi: è più pericolosa l’immagine di Padre Pio o quella di Noemi Letizia per le menti delle masse lobotomizzate da gossip e digitale terrestre?
E c’è il rischio che venga assurta la figura di una brigatista assassina e poi suicida a simbolo della libertà?

A questa seconda domanda possiamo rispondere, ahinoi, con un certo oggettivo margine di sicurezza: sì, il rischio è più che mai reale, e forse era proprio questo che voleva ottenere Diana Blefari Melazzi. Sul suo suicidio indaga ora la procura. Negli ultimi suoi giorni, Diana aveva scritto in una delle tante lettere spedite a Massimo Papini, suo ex fidanzato: “Non ce la faccio più a stare qui dentro, voglio parlare con i magistrati, aiutami ad uscire”. Ed ancora: “Devi trovare un modo di farmi uscire di qua, il mio obiettivo è uscire di qua”. Pur di uscire di prigione era arrivata al punto di dichiarare a Papini di essere pentita: “Io sono pentita, non ne posso più di stare cosi”. Massimo Papini è stato e arrestato il 2 ottobre scorso ed è ora in carcere a Catanzaro con l’accusa di appartenere a una banda armata.


NO OT

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La Vergine Maria nuda in calendario. La Spagna gode e grida “blasfemia”

written by King Lear    - domenica, novembre 01, 2009



La Vergine Maria nuda in calendario

La Spagna gode e grida “blasfemia”




di Iannozzi Giuseppe



C’è il serio rischio che anche atei e agnostici si convertano al cattolicesimo, non tanto per una questione di Fede, al contrario solo per una di utilità palpabile, di espressa nudità, quella della Vergine Maria che viene rappresentata completamente nuda.
La realizzazione di questa Madonna a portata d’uomo è opera di una associazione di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali: un calendario tutto da godere, che in chiave sessuale riproduce le scene più salienti della Sacra Bibbia. Il calendario è arrivato in Spagna, che ha reagito inorridita bollando subito la nudità della Vergine Maria di blasfemia.

La Vergine Maria - che di vergine non ha un fico secco, vedere e toccare con i propri occhi per credere! - è nuda punto e basta: in giarrettiere la Vergine Maria promette di diventare il sogno erotico, neanche poi troppo proibito, di migliaia di spagnoli e non.

Com’è ovvio la Chiesa ha berciato dall’alto del suo scranno che le immagini devono essere censurate. “Queste immagini devono essere fermate: sono un’offesa contro l’uomo e contro la religione”: così un rappresentante della Chiesa spagnola.

Ma nell’intanto le immagini della Vergine Maria nuda in giarrettiere, a seno scoperto, il volto lascivo e le movenze tutte caratterizzate da una prepotente lussuria, stanno facendo irrigidire (e innalzare al cielo) la Fede di più d’un fedele; e anche chi la religione cattolica l’ha sempre guardata con sospetto di troppa castità, con un risolino sotto i baffi, oggi è pronto a fare secco il suo prossimo pur di accaparrarsi il calendario con la Vergine “di Babilonia”, un calendario che oltre alla Vergine Maria accoglie tante altre scene di nudo e di ambiguità sessuali: transessuali, gay, bisex fanno orgia mese dopo mese, non si risparmiano in provocazioni. E c’è il sospetto che questo calendario adamitico mostri finalmente la vera umanità ed essenza di chi quanti sino ad oggi dalla Chiesa sono stati assurti a Santi intoccabili.


Maria Vergine in topless e giarrettiere


NO OT

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