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Berlusconi e il lodo Alfano 2.0, poi l'attacco all'Anm e ai seguaci di Fini

written by King Lear    - giovedì, novembre 26, 2009


Berlusconi e il lodo Alfano 2.0

Poi l'attacco all'Anm e ai seguaci di Fini



a cura di Iannozzi Giuseppe



Berlusconi monta su tutte ire, strepita e scalcia, batte i pugni più volte sul tavolo del congresso del Pdl, e puntando l'indice accusatore contro quanti si sono schierati con Gianfranco Fini, dichiara bello bello che "chi non è d'accordo se ne va dal partito". Ed attacca l'Anm con tutta la rabbia che il suo seppur piccolo corpo riesce a contenere, perché per il premier "la magistratura è una forza eversiva che attenta alla vita del governo" e che "rischia di portare il Paese sull'orlo della guerra civile".

Schierato contro i magistrati, il presidente del Consiglio è arrivato al punto di parlare addirittura di una persecuzione giudiziaria nei suoi confronti, spiegando le ragioni che lo obbligano a metter mano alla riforma della giustizia: "Perché è in atto un tentativo di far cadere il governo condotto soprattutto dalla magistratura che ha preso una deriva eversiva. Un tentativo che porta il Paese sull'orlo della guerra civile". Tradotto in altri termini significa che lui non ci pensa in alcun modo di finire nelle mani della giustizia, ragion per cui si vede costretto ad abbattere quel poco di giustizia e di legge - che nonostante tutto resistono ancora nel nostro paese - per salvaguardare la sua persona e i suoi personalissimi interessi. Il premier ha tirato dunque in ballo i processi che lo vedono coinvolto a Milano, le indiscrezioni su presunte nuove azioni della magistratura riguardanti i processi di mafia, e non da ultimo i casi di Nicola Cosentino e di Renato Schifani. Con la baionetta in mano ben puntata contro tutti, il Cavaliere ha difeso il suo sottosegretario all'economia attraverso l'esame delle accuse mosse dai magistrati napoletani in alcuni casi definendolo "paradossali": "La riforma della giustizia è assolutamente necessaria... bisogna andare avanti sulla riforma del processo breve e sulla separazione delle carriere". Non contento, ha puntato sul fronte interno, con un ultimatum nei confronti dei finiani: "Il programma di governo è chiaro ed è stato sottoscritto da tutti in campagna elettorale. Su ogni tema si decide a maggioranza e chi non è d'accordo occorre che si adegui. Chi non condivide è fuori".

L'ultima cartuccia l'ha sparata contro il servizio informativo della Rai - come se anche questa non fosse completamente nelle sue mani. "Ogni giorno vanno in onda sulla Rai, la televisione pubblica, processi contro il governo e la maggioranza. Questi processi devono finire".

Promosso a pieni voto l'ordine del giorno del Pdl: "Il Pdl si impegna a presentare ripresentare il lodo Alfano, seguendo le indicazioni della Consulta e di andare avanti sul processo breve". E il ministro La Russa: "Voi lo chiamate così, ma per noi è il processo con durata certa".

A questo punto non rimane che da chiedersi per quanto tempo ancora gli italiani riusciranno a resistere alle sferzate di Silvio Berlusconi, prima di scendere veramente in piazza per una guerra civile seria: sbattere fuori dall'Italia il premier, così come accadde una manciata di decenni or sono in occasione della costituzione repubblicana, entrata in vigore il 1º gennaio 1948, che sancì l'esilio per il Re, la famiglia reale e la futura discendenza maschile restringendone il godimento dei diritti civili e patrimoniali e politici.

NO OT

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Rotondi vuole finire di schiavizzare i lavoratori abolendo la pausa pranzo

written by King Lear    - lunedì, novembre 23, 2009


Rotondi vuole finire di schiavizzare

i lavoratori abolendo la pausa pranzo



a cura di Iannozzi Giuseppe


"La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l'armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l'Italia". Così Gianfranco Rotondi, ministro per l'Attuazione del programma di governo, nel corso del programma tv web KlausCondicio. "Non possiamo imporre ai lavoratori quando mangiare, ma ho scoperto che le ore più produttive sono proprio quelle in cui ci si accinge a pranzare. Chiunque svolga un'attività in modo autonomo, abolirebbe la pausa pranzo. Casomai sarebbe meglio distribuirla in modo diverso, come avviene negli altri Paesi. In Germania, ad esempio, per incentivare la produttività la pausa pranzo in alcuni posti di lavoro dura mezz'ora, mentre si estende a 45 minuti per chi lavora oltre le 9 ore. Tuttavia, secondo un recente sondaggio, un quarto dei tedeschi trascorre la propria pausa pranzo lavorando. Anche in Inghilterra molti dipendenti vi rinunciano o la riducono, sia nei minuti che nel numero di pause nel corso dell'intera settimana. Negli ultimi due anni si è scesi da una media di 3,5 pause a settimana del 2006 a 3,3 nel 2008. Addirittura meno di 3 per le donne. In Francia lo statuto dei lavoratori riconosce 20 minuti ogni 6 ore, mentre in America la pausa pranzo non è proprio prevista dalla legge federale ed è regolamentata autonomamente dai singoli Stati, mentre in Canada e Svezia si pranza davanti alla scrivania".

Al ministro Gianfranco Rotondi si può solo rispondere: che dia il buono esempio lui per primo, nonché i parlamentari tutti, i sindaci, gli assessori e tutti gli uomini politici - senza eccezioni -, abolendo la loro di pausa pranzo. Pausa pranzo che costa agli italiani, ogni anno, migliaia di euro e danni incalcolabili per gli italiani tutti, lavoratori e non.
E che dire dei tantissimi politici che con la scusa del pranzo, della cena di lavoro, caricano in nota spese i loro bagordi facendo pagare tasse sempre più salate ai cittadini? 


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La Zolfa di Heman Zed, irriverente ritratto dell’Italia secessionista e non

written by King Lear    -


Heman Zed - La ZolfaLa Zolfa di Heman Zed

irriverente ritratto dell’Italia secessionista e non


di Iannozzi Giuseppe


Tutta l’Italia è provincia e l’Italia tutta è di provinciali quando non di provincialotti più o meno volgari. Questo nostro Stivale, teatro di grandi imperi durati centinaia di anni, non poco ricco di leggende, nel corso dei secoli, con non poche difficoltà, è riuscito a diventare una terra, uno Stato unito da Aosta a Palermo. Perlomeno questa è l’illusione che sopravvive negli spiriti di molti italiani, e che viene difesa con le unghie e i denti da quanti hanno partecipato alla Resistenza.
Heman Zed, autore padovano, organizza un vero e proprio teatrino di freak, di comici, di esseri umani normali che aspirano all’anormalità. Mordace l’ironia, al limite dell’assurdo, Heman Zed non risparmia attacchi al modus vivendi della società, a quel microcosmo di convenienze e pettegolezzi che l’homo sapiens si ritaglia. In bilico fra Daniel Pennac e il migliore Stefano Benni, l’ironia di Zed non risparmia nessuno, dall’assessore al sindaco, dal semplice inquilino al portinaio più bastardo che sia mai apparso sulla faccia dello stivale italiano.

Sulfo IV, nato Amilcare Fusillo, è uno stronzo patentato: alla sua famiglia non piace e a dire il vero una famiglia non ce l’ha più, perché se potessero lo farebbero fuori in un men che non si dica. Ad Amilcare non resta che una soluzione, trovarsi un nuovo lavoro e dimostrare a quelle canaglie dei suoi parenti che è sì uno stronzo ma uno di quelli con il pedigree. L’occasione gli viene offerta quando incappa in un singolare annuncio: a San Pinerlo, sperduto paesino della provincia italiana, si cerca un portinaio, e lui Amilcare risponde all’annuncio e gli ci vuole poco per capire che il lavoro offertogli è proprio quello adatto a un tipaccio come lui. Quello che ancora non sa è che la Zolfa, il cuore di fuoco del paese, è qualcosa di ben più complesso di una ex fabbrica di fiammiferi adibita a residence. Gli inquilini sono tutt’altro che normali: hanno cervelli mostruosi, da freak, anche se la loro apparenza, a una indagine non troppo scrupolosa, possa sembrare abituale, quella della tipica testa di cazzo made in Italy. Amilcare Fusillo accettando il nuovo lavoro viene ribattezzato Sulfo IV per continuare la tradizione dei suoi predecessori. Sulfo prende dunque servizio e subito viene a contatto con buttane, squarquoie, squinternati, invasati mussoliniani e altri tristi figuri che sembrano essere fuggiti da un manicomio criminale, ma anche a dirla così è un eufemismo. Quando il suo capo, il Cavaliere Pistone, annuncia un colpo di Stato per proclamare la Repubblica Comunale di San Pinerlo, dopo il dovuto tributo di sangue, Sulfo IV intuisce d’essersi cacciato in un pasticciaccio; eppure non abbandona, forse perché, pur non volendo ammetterlo, lui Amilcare è più pazzo che stronzo. Impossibile evitare lo scontro diretto: le rivendicazioni secessionistiche avanzate dal Cavaliere Pistone per nome e per conto della Zolfa, alla fine, attirano le ire dello Stato italiano ma anche del Vaticano. Inizia così una vera e propria battaglia con tanto di assedio, durante il quale il Cavaliere Pistone dimostrerà a tutti le sue innate doti di condottiero secessionista. E mentre sotto gli occhi sbalorditi dell’opinione pubblica si consuma il dramma, Telebronco, il primo canale di San Pinerlo, trasmette in diretta, ovviamente sotto la stretta vigilanza del Cavaliere.
  
Iannozzi raccomandaUna galleria di personaggi anomali - che a livello mentale sono dei freak – e la cui sola aspirazione par essere quella di diventare giorno dopo giorno più anormali, perché di integrarsi nella società non ci pensano affatto. Heman Zed dipinge l’Italia, i suoi vizi e le sue poche virtù, nella Zolfa: un ritratto impietoso che richiama (in)volontariamente l’assurda comicità della famiglia Simpson di Matt Groening, ma soprattutto l’irriverenza dei Griffin creati da Seth MacFarlane.
La Zolfa di Heman Zed: esilarante, semplicemente esilarante, e non è poco davvero. Leggere Heman Zed è un vero piacere, forse uno degli ultimi ancora autentici in quello che altrimenti sarebbe un ben più che sconsolato panorama pseudo letterario.   
 
 
Heman Zed ha 42 anni, vive a Padova. Dopo aver viaggiato per l’Europa, lavorando come dj, importatore di abbigliamento fetish e anelli per body-piercing, ora collabora con un’associazione no-profit impegnata in progetti sociali multimediali. E’ un appassionato studioso di storia contemporanea. Ha esordito per Il Maestrale nel 2007 con La cortina di marzapane, che presto diventerà un film per la RAI e che ha già ricevuto la Menzione Speciale all’XI edizione del Premio «L’Albatros - Città di Palestrina». La Zolfa è il suo secondo romanzo.

 
Heman ZedLa Zolfa – 1ma edizione 2009 – 224 pp. – Il Maestrale – collana Narrativa – €15


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Cesare Battisti non è Stefano Cucchi. E' invece un brigatista e un assassino

written by King Lear    - mercoledì, novembre 18, 2009


Cesare Battisti non è Stefano Cucchi

E' invece un brigatista e un assassino



di Redazione


La decisione di Cesare Battisti di attuare, come estremo e disperato tentativo di ricatto, lo sciopero della fame – di mettere in gioco la sua già poca dignità umana e civile e che gli è suo malgrado inchiodata alle spalle a mo' di croce – mostra, nella sua lievità, lo stato in cui la vita in maschera è costretta oggi.

Un terrorista è inseguito e raggiunto, dopo trent’anni, da un’accusa alla quale non intende dare alcuna risposta, dalla quale è tecnicamente impossibile attendersi una spiegazione: una condanna comminata sulla parola di attendibili pentiti che la legge italiana deve difendere con le unghie e i denti dagli attacchi eversivi di una certa stampa infame ed infamante. Una condanna comminata di cui il condannato è sempre stato consapevole, che è diventata definitiva e irrevocabile perché il condannato, pur sapendo di essere tale, non ha mai nemmeno tentato di assumersi le sue responsabilità – a differenza di altri correi, in appello assolti dalle medesime imputazioni.

Questa è la storia di Cesare Battisti: accusato da accusatori che hanno dovuto agire per il bene della società, della politica, della legge e della giustizia, andando incontro ad incomprensioni, da soli ma a testa alta sempre.
Questa è la storia di Cesare Battisti: inchiodato a una icastica rappresentazione della realtà: assassino di Torreggiani e feritore del figlio rimasto invalido per i media e la pubblica opinione, la legge e la giustizia italiane, non a caso le sentenze evidenziano nel dettaglio come Battisti sia il principale responsabile delle morti assurde che negli Anni di Piombo si sono consumate sotto i suoi occhi per sua mano.
Questa è la storia di Cesare Battisti: e oggi si spera che i tre decenni di latitanza dell'assassino possano essere cancellati con un tratto di bianchetto.

Cesare Battisti, una volta tradotto in un carcere italiano, sconterà la pena che gli spetta e a cui non deve sottrarsi, non più. Cesare Battisti è un omicida e un assassino, uno sporco brigatista, non è il povero Stefano Cucchi. Le foto del corpo di Stefano Cucchi dicono tutto: la nuda vita, il mero corpo esposto alla violenza dello Stato, al desiderio microfascista di potere, vendetta, di violenza di alcuni servitori dello Stato per il quale è subito scattata la difesa d’ufficio (mica stiamo parlando di “zingari” ubriachi), e per i quali è comunque pronta l’autoassolutoria definizione di “poche mele marce” da parte dello Stato (mica stiamo parlando di “rumeni”). Cesare Battisti non è niente di tutto questo. E' un assassino, un pavido, uno che ha fatto la bella vita in Francia per ben 30 anni e che adesso vorrebbe spassarsela sotto il sole brasiliano, abbronzandosi a petto nudo e con il cappello di paglia ben calcato in testa.

La vita di Cesare Battisti non è quella di un martire né di un innocente. Cesare Battisti merita il carcere, la pena che lo Stato gli ha già comminato. Per troppo tempo Cesare Battisti è stato uccel di bosco, ma ora basta. Non è più sopportabile che Cesare Battisti infanghi la giustizia italiana. I corpi oscenamente macellati di Stefano Cucchi o di Federico Aldrovandi non hanno nulla a che vedere con il futuro di Cesare Battisti, che, al sicuro in Brasile sotto l'ala protettrice del presidente Lula, grida come un ossesso che l'Italia è uno Stato di assassini che vogliono la sua pelle. Così non è. Lo Stato italiano, il popolo italiano, pretende solo il giusto: che Cesare Battisti sconti la pena che gli è stata comminata in un carcere italiano.

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Il Pd di Bersani per il no al "No Berlusconi Day". Di Pietro e Rifondazione Comunista in piazza

written by King Lear    - martedì, novembre 17, 2009


Antonio Di PietroIl Pd di Bersani per il no al "No Berlusconi Day"
Di Pietro e Rifondazione Comunista in piazza



di Iannozzi Giuseppe


Non è la sinistra, non la sinistra auspicabile e che vorremmo. Il Pd con Veltroni, con Franceschini o con Bersani non cambia. Non cambia mai. E' il solito brodino riscaldato a base di dado che sa di dado. E null'altro. Così mentre Antonio Di Pietro incalza affinché il 5 dicembre si scenda tutti in piazza uniti "per manifestare contro le politiche di questo governo. Il Pd si tolga il cappello da primi della classe e partecipi", il Pd di Bersani fa sapere che non ci sarà. Assicura tutti gli italiani a destra - che abbracciano Berlusconi - che il Pd starà a casetta sua comodo in pantofole, o anche nella cuccia con l'osso in bocca se il caso dovesse richiederlo. Questo è il Pd, una sinistra che non esiste, una sinistra orwelliana in perfetto stile Animal Farm. Se qualcuno si era illuso che con Bersani a capo del Pd la sinistra italiana potesse risorgere, ha fatto male, molto male i suoi conti.

Insieme all'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro scenderanno in piazza per il "No Berlusconi Day" Rifondazione Comunista e molte associazioni che di stare al fianco di Berlusconi e del Pd di Bersani non ci pensano proprio.

E' la Rosy Bindi nazionale, a confermare la non partecipazione del Partito Democratico: "Non abbiamo bisogno di partecipare alle manifestazioni. Con questo intendo dire che il nostro anti-berlusconismo è quotidiano ed è nei fatti". Ma questa scelta imbarazza, imbarazza il cuore più adamitico del Partito, difatti non sono pochi a pensare che sia necessaria una maggiore partecipazione sul campo, in strada, al fianco dei cittadini. L'anti-berlusconismo di cui vaneggia Rosy Bindi è di scelte machiavelliche, di compromessi, di matrimoni contro natura fra Pd e Pdl. Di Pietro fa giustamente notare: "Chi non sarà con noi sarà alla stessa stregua del governo Berlusconi". Bersani fa finta di arrabbiarsi: "'Noi facciamo le nostre manifestazioni. Noi, lezioni di anti-berlusconismo, non le prendiamo da nessuno". Difatti Bersani ha deciso che è molto più semplice e comodo per lui e per i democratici continuare a piegarsi a novanta gradi, così come gli ha insegnato Walter Veltroni oggi perduto dentro alle sue fisime paraletterarie. Bersani sputazza che "il più antiberlusconiano è quello che riesce a mandarlo a casa, non quello che grida di più. Dopodiché, se si ragiona, se le parole d'ordine sono accettabili, certamente non c'è una proibizione ad andarci ai militanti del Pd. Quando le parole d'ordine saranno accettabili le vedremo".

I Giovani Democratici dopo il no di Franco Marini, contrario anch'esso alla manifestazione, hanno pubblicato l'appello della manifestazione in Rete e molti utenti del gruppo stanno mandando mail al Pd nel tentativo di far cambiare opinione ai vertici. L'invito rivolto dai Giovani Democratici: "Caro Pd, con te ho chiuso". Ma sono parole sprecate... solo parole al vento... e null'altro purtroppo.

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Er Patata più spacciatore che attore

written by King Lear    - lunedì, novembre 16, 2009


Roberto BrunettiEr Patata più spacciatore che attore


a cura di Iannozzi Giuseppe


Arrestato a Roma, nel corso di un’operazione antidroga, l’attore Roberto Brunetti, 43 anni, noto al grande pubblico con il soprannome di Er Patata. L'attore, mai eccellente in verità, è ricordato soprattutto per aver preso parte a due pellicole fintamente impegnate, "Fatti della banda della Magliana" e "Romanzo Criminale". Ha inoltre preso parte a film per il solo botteghino come "Fuochi d'artificio" di Leonardo Pieraccioni e "Paparazzi" di Neri Parenti.

Robetto Brunetti aveva con sé, al momento dell'arresto, cento grammi di hashish. Gli inquirenti hanno trovato il malloppo nascosto sotto il sellino del suo motorino, malloppo che Er Patata intendeva smerciare. Al termine di un'altra perquisizione nella sua abitazione, in quartiere Trastevere, la polizia ha trovato altri cento grammi di sostanza stupefacente.

Per Roberto Brunetti sono subito scattate le manette: l'accusa è quella di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Ma hanno fatto altrettanto in fretta a sciogliersi e così da ammanettato che era Brunetti è già in semilibertà in attesa di giudizio.

Finirà tutto a tarallucci e vino, come in un filmetto di Pieraccioni?
Il forte sospetto è che a breve Er Patata verrà riconosciuto innocente per essere infine santificato, altrimenti non saremmo nell'Italia criminale che Giancarlo De Cataldo, bene o male e a suo modo, ha cercato di ritrarre nel solo romanzo che gli ha dato un po' di notorietà.

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Battisti il terrorista fa lo sciopero della fame, il ricatto per evitare l'estradizione

written by King Lear    - sabato, novembre 14, 2009



Battisti il terrorista fa lo sciopero della fame

L'ultimo ricatto per evitare l'estradizione


di Iannozzi Giuseppe



Cesare BattistiCesare Battisti, il terrorista ex militante dei Pac, fa lo sciopero della fame. Un ricatto il suo, credendo che il ricatto sia al di sopra della giustizia e della legge, perché Battisti di tornare in Italia estradato a scontare la pena che gli spetta non ci pensa proprio. Lui vuole fare la bella vita sotto il sole brasiliano, dopo aver goduto del sole francese per ben 30 anni. Battisti è colpevole di quattro omicidi e si dichiara rifugiato politico. Il terrorista continua a proclamarsi innocente, ma a parte un piccolo branco di simpatizzanti dell'estrema sinistra, nessuno gli crede. I primi a non credere nell'innocenza di Cesare Battisti sono i suoi ex compagni, PAC che a differenza di Cesare non ce l'hanno fatta a rifugiarsi in Francia.

Il nuovo giudice della Corte Suprema del Brasile, Josè Antonio Dias Toffoli, ha deciso che non parteciperà al voto sull'estradizione. Toffoli da che parte sta? Da quella di Lula che vorrebbe il terrorista Battisti al suo fianco. Ed è al presidente brasiliano Luiz Inàcio Lula da Silva che Battisti invia la sua lettera annunciando lo sciopero della fame. Una lettera che ha tutte le caratteristiche di un ricatto: "Ho messo la mia vita nelle mani di Vostra Eccellenza e del popolo brasiliano". Per Battisti essere estradato in Italia equivarrebbe a "una condanna a morte".

Finora quattro giudici si sono pronunciati a favore dell'estradizione e tre contro. Mancano all'appello ancora i voti del giudice Marco Aurelio Mello e del presidente della Corte, Gilmar Mendes. Quest'ultimo si è detto favorevole all'estradizione a patto però che la condanna di Battisti sia commutata in 30 anni di carcere.
Lo sciopero della fame di Battisti coincide con la partenza di Lula verso Roma per il vertice della Fao. Lunedì il leader brasiliano incontrerà il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Gli siano concessi pure i 30 anni di carcere anziché l'ergastolo come meriterebbe, ma Battisti deve scontare in Italia tutta la pena. Trenta anni di galera, né un giorno di più né uno di meno.

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Alessio Spataro, la satira che fa paura tanto alla destra quanto alla sinistra

written by King Lear    - giovedì, novembre 12, 2009


La ministronza - Alessio SpataroAlessio Spataro, la satira che fa paura
tanto alla destra quanto alla sinistra



di Iannozzi Giuseppe


La satira non piace. Non piace a destra, non piace a sinistra e soprattutto non è ritenuta lecita né dalla destra né dalla sinistra. Ieri faceva paura, oggi di più, la satira che mette a nudo vizi e stravizi delle caste politiche. Destra e sinistra, quando toccate dalla satira, invocano la censura quando non la pubblica gogna. Se poi è una donna ad essere al centro di una satira, apriti cielo! Le donne sono diventate intoccabili, siano esse buone o cattive, siano esse belle o bruttine, siano esse giovani o stagionate. Non importa: se una donna diventa il soggetto di una satira, puntuale arriva la voce delle suffragette scandalizzate pronte a tirare giù cristi e madonne pur di trascinarsi sull'altare e farsi riconoscere "intoccabili" nello spirito nel corpo nell'anima e nelle idee (anche quando di idee ne hanno quanto una topolina obesa buona forse soltanto per tappare il buco in un anonimo giornaletto patinato).

Gianfranco Fini, che nessuno ancora sa se sia uomo di destra di sinistra o cos'altro, spara "gratitudine al ministro per la grande sobrietà e professionalità dimostrata quotidianamente nel suo lavoro al servizio delle Istituzioni democratiche e delle generazioni più giovani". Gli fa eco il ministro della Difesa, Ignazio La Russa: "Spatolaro, o qualcosa del genere, che non ho mai avuto il piacere di conoscere, dà il meglio di sé, immagino, tra cacche, mosche e parolacce. Più che un fumetto mi è sembrato uno specchio". Fumetto "rozzo e greve", questo il commento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti. Enrico La Loggia, vice presidente del gruppo del Pdl alla Camera, si mostra a dir poco scandalizzato: "è un qualcosa di sconcertante che con la satira non ha nulla a che vedere".
E poi Mara Carfagna che commenta così: "Il nostro Paese assiste all'ennesimo imbarbarimento dello scontro, che nulla ha a che vedere con la politica, ed in mezzo ci finisce per l'ennesima volta una donna". E con la Carfagna, ministro per le Pari Opportunità, bisogna andarci con i piedi di piombo, il serio rischio è difatti quello di finire querelati o peggio. "L'attacco sconsiderato portato al ministro Meloni supera ampiamente i limiti della satira", ha detto la non illuminata voltariana Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione. 
E poi dal Pd, Rosy Bindi: "La satira diverte, morde e può anche far male ma se è satira intelligente non scade mai nel turpiloquio o nell'insulto gratuito", ha affermato il presidente del Pd Rosy Bindi. E Paola Concia, sempre di quelli del Pd: "Il libro di fumetti sulla Meloni mi sembra un'operazione molto misogina".
La senatrice del PdVittoria Franco: "La Meloni è una giovane volitiva con una lunga esperienza in politica motivata dalla passione, dunque è facile immaginare che proprio per queste sue caratteristiche possa diventare bersaglio di critiche". E Fausto Raciti, segretario nazionale dei Giovani Democratici: "Pensiamo che le offese rivolte alla sua persona non siano satira, ma attacchi stupidi e volgari".
"La satira è satira, ma nel caso di Giorgia Meloni mi sembra che se sia sconfinati nell'offesa feroce e gratuita, oltre che in una volgarità sicuramente inaccettabile", ha affermato la deputata dell'Idv Silvana Mura.

Tutti, ma proprio tutti, ce l'hanno con la satira. O meglio ancora, ce l'hanno con quella satira che tocca le caste della politica e le (loro) donne. Giorgia Meloni, la diretta interessata, dopo aver fatto incetta di messaggi di solidarietà - ma chissà se veramente sentiti da chi li ha sparati con sì tanto buon cuore! -, ha infine detto in merito al fumetto satirico che la vede protagonista: "Mi ero ripromessa di non fare alcun commento su questa allucinante vicenda, ma di fronte alla enorme mole di messaggi di solidarietà che mi ha raggiunto in queste ore, non posso esimermi dal ringraziare tutti. In particolare mi rivolgo alle donne e a tutti coloro che pur non condividendo la mia posizione politica, hanno comunque sentito il bisogno di esprimermi stima ed affetto. Grazie davvero". 

La Ministronza di Alessio Spataro è al centro di una feroce quanto inutile polemica: sulla copertina del libro di Spataro c'è uno slogan o qualcosa di simile, "Giorgia Meloni nelle fogne accanto a un topo, mosche e scarafaggi". Ed ancora: "Fascisti, carogne, tornate nelle fogne". Il Secolo d'Italia evidenzia che "la ministronza parla in greve dialetto romano, non si lava, passa tutto il tempo parlando con topi e facendo sesso con suoi ammiratori dediti a perversioni dannunziane".

La ministronza di Alessio Spataro sarà in libreria da novembre, a cura della casa editrice Grrretic.
Accattatevillo, leggetelo e rideteci sù. E' la meglio cosa da fare. 


Il blog ufficiale del fumetto: http://giorgiamecojoni.blogspot.com/

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Il terrorista Cesare Battisti libero? Un pericolo che rischia di diventare realtà

written by King Lear    - mercoledì, novembre 11, 2009



Il terrorista Cesare Battisti libero?

Un pericolo che rischia di diventare realtà



di Iannozzi Giuseppe




"Cesare BattistiLe interferenze del governo italiano sul caso Battisti sono una vergogna per chi le mette in atto e un tentativo di umiliare il Brasile". Questa la gravissima accusa lanciata del ministro della Giustizia brasiliano, Tarso Genro, che in pratica chiederebbe all'Italia di farsi da parte e di non pronunciarsi più sul caso Cesare Battisti. Ma Battisti è un terrorista e un assassino italiano che è già stato giudicato colpevole in Italia dalla giustizia italiana, per cui l'accusa del ministro Genro è quantomeno oltraggiosa verso il sistema giudiziario italiano. 

Giovedì 12 novembre 2009 il Tribunale supremo federale dovrà pronunciarsi in merito alla richiesta di estradizione in Italia del terrorista dei Proletari armati per il comunismo (Pac).

"Il governo italiano non ha alcun potere per entrare nelle questioni giudiziarie del Brasile e si tratta di un insulto al nostro Stato e alla democrazia del Paese", ha poi detto il Ministro Genro con faccia di tolla in un faccia a faccia con i giornalisti del quotidiano brasiliano, Estadao. La presa di posizione di Genro si è fatta sentire subito dopo che il quotidiano Folha de S. Paulo ha anticipato un possibile ricorso dell'Italia contro la partecipazione di un nuovo giudice alla seduta dell'Alta Corte. Il magistrato Josè Antonio Dias Toffoli è stato nominato a fine settembre dal presidente Lula al posto di un giudice morto il primo settembre e che era stato chiamato a decidere sul caso Battisti. Il voto di Toffoli, uomo troppo vicino al partito del governo in carica e quindi magistrato poco o nulla affatto imparziale, potrebbe portare il Tribunale supremo federale verso un "no" all'estradizione del brigatista e assassino Cesare Battisti.

L'imparzialità o il rischio di imparzialità è da evitare a tutti i costi e l'Italia non può davvero stare con le mani nelle mani.

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La Santanchè chiama pedofilo Maometto durante la trasmissione di Barbara D'Urso. E' rissa

written by King Lear    - lunedì, novembre 09, 2009


Domenica 5La Santanchè chiama pedofilo Maometto durante la trasmissione di Barbara D'Urso. E' rissa.


di Iannozzi Giuseppe


Lasciate che i pargoli vengano a me.
Chi l'ha detto?
Gesù Cristo, perlomeno così dicono i cattolici con la Bibbia in mano a mo' di pietra da scagliare e il crocefisso legato al collo. Un messaggio evangelico che potremmo definire a dir poco ambiguo, soprattutto oggi che i preti pedofili sono una delle piaghe più nascoste e seppellite dal Vaticano. Ma non è questo il punto. Il punto è un altro, perlomeno secondo Daniela Santanchè, kapò del Movimento per l'Italia. Nel corso del programma Domenica Cinque su Canale 5, la Santanchè ha urlato che "Maometto per noi era poligamo e pedofilo, perché aveva nove mogli e l'ultima di nove anni". Barbara D'Urso ha scosso la testa, ma in maniera davvero poco poco convincente: più scuoteva la testolina, più si aveva la netta impressione che recitasse la parte di un disco incantato, rotto. Abbondantissima la scollatura della conduttrice, ideale di sicuro per parlare di Gesù Cristo e Maometto. In studio anche Vittorio Sgarbi, che se la rideva. Barbara D'Urso ha continuato a scuotere la testolina e a lisciarsi i capelli mentre parole grosse volavano tra la Santanchè ed Alì Abu Schwaima, presidente del Centro Islamico di Milano e Lombardia.

La intenzione era forse quella di portare in tv un dibattito sulla decisione della Corte Europea di Strasburgo di vietare l'affissione del crocifisso nelle scuole; ed invece si è assistito a una rissa carnevalesca che solo il trash televisivo italiano sa produrre con scimmiesca professionalità.
 
"Noi vogliamo parlare di cose serie, non delle sue schifezze. Ecco l'ignoranza sua e di tutti quelli come lei, che non hanno altri argomenti per controbattere quel che dico", ha affermato Schwaima. La Santanchè ha continuato a berciare che "per noi era pedofilo". E la cinquantunenne Barbara D'Urso scuoteva sempre la testolina poco convinta, e mostrava alle telecamere una generosissima scollatura. Schwaima ha anche affermato che i "mussulmani non sono quelli che mettono le bombe". La Santanchè ha berciato che "noi non ascolteremo mai Maometto che era un poligamo e pedofilo". Sempre la Daniela nazionale ha poi invitato l'Europa a "occuparsi del fatto che in Arabia Saudita danno le bambine agli sceicchi." Ma: sbaglio o l'Arabia Saudita non fa parte della Unione Europea? Che vuole dunque la Santanchè? Una guerra fra Occidente ed Oriente? 
Alì Abu Schwaima, presidente del Centro islamico, dal canto su ha ripetuto che "Cristo per noi è uno dei cinque profeti maggiori e lo rispettiamo come il crocifisso, che, pur ritenendolo un falso storico, non chiediamo di toglierlo dalle scuole".

Gliel'avranno fatto notare alla santa Barbara che le dichiarazioni portate a Domenica Cinque dalla Daniela nazionale erano davvero inaccettabili; e  così a termine del programma la bella conduttrice cinquantunenne è stata costretta a battersi il petto con la sua bella manina per un mea culpa: "A Domenica Cinque si è svolto oggi un dibattito molto acceso sul crocefisso e sono state anche purtroppo usate espressioni offensive nei confronti della religione islamica che io non posso in nessun modo approvare e dalle quali mi dissocio insieme a tutto lo staff del programma. Un dibattito anche molto acceso deve sempre avere come limite il rispetto per le opinioni e le fedi di tutti".

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Danilo Arona torna a Bassavilla. Una guida insolita di Alessandria!

written by King Lear    - sabato, novembre 07, 2009



Danilo Arona torna a Bassavilla

Una guida insolita di Alessandria!



di Iannozzi Giuseppe



Danilo Arona
Bisogna essere disposti a credere nel “non conoscibile” per addentrarsi lungo le strade di Bassavilla. Con fede, cieca quasi. Ciò che non si conosce, non significa che non esista. Esistono le masche e i poltergeist e le case maledette, i dèmoni e gli angeli caduti. Il più delle volte sono dei poveri cristi investiti loro malgrado da una cattiva e immeritata fama, che agli occhi dell’opinione pubblica li ha trasformati in creature da bestiario se non addirittura in essere infernali. La fantasia popolare, il desiderio - spesse volte inconscio - di voler a tutti i costi credere che esista un mondo sovrannaturale, porta le masse, il popolo o il volgo che dir si voglia, a vedere creature fantastiche e satanassi, soprattutto in quei luoghi che sono stati teatro di gravi fatti di sangue. Streghe e fantasmi diventano così reali, ma reali ai soli occhi di chi li vede, di chi crede di averli incontrati sulla propria strada. Un accadimento, per quanto banale possa essere, se non trova subito una spiegazione razionale, viene ricondotto “ai confini della realtà”. Quando poi la scienza, per sua ignoranza o incompetenza, non è in grado di spiegare un fenomeno, è facile che la gente lo trasformi in prodotto del Diavolo.

In quarta di copertina, Valerio Evangelisti regala una sua personalissima riflessione al lavoro del meno illustre collega Danilo Arona: “Verità? Invenzione? Tutte e due, probabilmente. Con un rigoroso filo logico che conduce dall’una all’altra, e le confonde.
Danilo Arona è un seminatore di inquietudini, autore di un genere proprio, che spezza i confini del quotidiano e ci sposta sull’orlo di abissi vertiginosi, popolati da fantasmi e infestati da strane entità. Sulla base di coincidenze, di prove, di analogie, di episodi tanto insoliti quanto documentati.
Arona è un Charles Fort moderno o uno dei migliori autori fantastici che abbiamo in Italia? Tra i mille dubbi che lascia nel lettore, questo è forse il più insondabile.”

Danilo Arona - Ritorno a BassavillaOgni città, nel cuore del New England più puritano di Nathaniel Hawthorne od inaccessibile e persa nelle Langhe piemontesi, ha una sua storia, di folclore e leggende soprattutto. Non è importante quante anime (ci) vivono e quante invece riposano nei loro letti o nei cimiteri, perché ogni luogo abitato ha dei misteri esagerati – come le chiacchiere portate in punta di lingua dalle comari, sempre pronte a giurare e spergiurare che Tizio e Caio se la intendono e che Sempronio è di sicuro un poco di buono. Al pari del gossip più becero, le leggende proliferano in ogni dove, da Torino a Milano, da Firenze a Napoli, da Roma a Palermo. Ogni centro abitato ha i suoi delitti di paese, i suoi fantasmi, la sua haunted house, oltre a un serial killer doc, a una donna di malaffare e a un prete impiccione e manesco (nascosto nel buio della sacrestia). Danilo Arona in “Ritorno a Bassavilla” conduce il lettore lungo alcuni sentieri di una Alessandria misteriosa, ma per il solo fatto che Dio ha creato fantasmi e dèmoni a sua immagine e somiglianza molto prima di avere la genialata di dare corpo e anima all’Uomo.

“Ritorno a Bassavilla” di Danilo Arona è una raccolta di racconti, di osservazioni, di racconti appena abbozzati. Una raccolta che è una sorta di guida insolita tra masche, spettri e mostri che si dice abbiano infestato le mai tranquille vie di Alessandria. Non dimentichiamoci però che “Alessandria non è stata fondata da un giorno all’altro come vuole la leggenda. E’ stata una impresa collettiva, lenta, faticosa, risultato di collaborazione da parte di genti diverse” (.U. Eco, in “La cittadella da riciclare”); e se è Umberto Eco a dirlo, allora deve essere vero per forza.

L'autore

Danilo Arona
è uno dei maestri indiscussi della letteratura fantastica contemporanea. Critico cinematografico e giornalista, nonché ricercatore sul campo di fenomeni “insoliti”, ha collezionato in trent’anni di carriera un enorme numero di pubblicazioni tra romanzi, raccolte, saggi e racconti editi da molti editori italiani e stranieri.
Tra i suoi libri La Stazione del Dio del Suono, Palo Mayombe, Black Magic Woman, L’estate di Montebuio. È anche tra gli autori della raccolta Archetipi di Edizioni XII.

Il suo sito Internet è www.daniloarona.com


Danilo Arona - Ritorno a Bassavilla - 1a edizione anno 2009 - 192 pp.brossura - Edizioni XII [ www.xii-online.com ]  - Collana Eclissi - n. 5 - ISBN 978-88-95733-12-8 - Prezzo 12,00 €





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