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Boicottiamo Tariq Ramadan e Valerio Evangelisti, e non La Fiera del Libro

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, maggio 06, 2008





Boicottiamo Tariq Ramadan


e Valerio Evangelisti,


e non La Fiera del Libro
 

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
La battaglia di Maratona
A pochi giorni dall’inaugurazione della Fiera del Libro di Torino c’è ancora chi polemizza, a volte con argomenti a dir poco fallaci e privi di qualsivoglia buonsenso, altre ancora in modo del tutto pecoreccio. Tra i contestatori non troppo eccellenti anche Valerio Evangelisti, sulle colonne di Carmilla on line: “[…] Attualmente, oltre a strangolare Gaza e Cisgiordania, il governo di Israele ha cominciato a infierire anche sui palestinesi che hanno la sua cittadinanza.
Creato il nemico, spintolo all'integralismo islamico, riaffiorano i propositi di cancellarlo per sempre, proprio come etnia. Persino alcuni ministri israeliani ne parlano senza riserve.
E questo lo Stato cui il Salone del Libro di Torino intende rendere onore, celebrandone la nascita: una specie di apologia del colonialismo moderno.
E ora veniamo al tema degli scrittori. La protesta contro il Salone del Libro di Torino equivale a una condanna al rogo di autori e opere?
Già una selezione di scrittori imposta dal governo Olmert, dalle sue ambasciate e dai suoi uffici di propaganda, dietro sottoscrizione (almeno a Parigi) di un impegno a non criticare le proprie autorità nazionali, risulta sospetta. […] Domanda: è giusto glorificare in un Salone del Libro uno Stato (non una "cultura", ma una successione di governi ispirati alle stesse linee) che esilia scrittori propri ed elimina, tramite sicari, scrittori appartenenti a una diversa etnia che si intende cancellare?
Io lo trovo disgustoso.” Faccia una cosa saggia il buon vecchio Evangelisti, stia in santa pace a casetta sua, in Messico, invece di fomentare l’odio con approssimative quanto fallaci motivazioni per cui anche noi dovremmo provare il disgusto che prova lui. Il boicottaggio di un evento culturale è sempre e solo drammatico indizio di inciviltà. Ma in un paese come il nostro, l’Italia, che ha fatto dell’inciviltà il suo vessillo più di moda sia tra le fila di sinistra sia tra quelle di destra, par quasi superfluo domandarsi quale differenza dovrebbe mai esserci fra contestatori e contestati. In un paese dove si contesta per sapere dove si dovrebbe portare a cagare il proprio cane, dove l’editoria è in mano a quattro editori, in un paese che pubblica ogni minchiata purché firmata dall’idiota o dalla puttanella di turno, non sorprende che ci sia ancora gente incapace di capire che boicottare la cultura è solo sintomo di inciviltà pecoreccia.
 
Con una nota, il Quirinale ha risposto alle dichiarazioni dello scrittore musulmano Tariq Ramadan, tra i promotori del boicottaggio di Israele alla manifestazione torinese: “Il presidente della Repubblica non ha mai affermato che chi critica Israele è un antisemita e la sua presenza all’inaugurazione della Fiera del Libro di Torino è nella stessa linea della sua partecipazione a molteplici eventi culturali che hanno luogo in Italia”. Secondo Ramadan il Capo dello Stato avrebbe commesso un doppio errore: decidendo di partecipare all’inaugurazione della kermesse le avrebbe dato connotazioni politiche e avrebbe tacciato di antisemitismo i contestatori. “Venendo alla Fiera del Libro commette un duplice errore. Il primo semplicemente partecipando, perché la sua presenza certifica che si tratta di un evento politico e non solo culturale. Il secondo errore sta nell’aver tacciato di antisemitismo chiunque critichi lo stato di Israele: è un errore estremamente pericoloso”. Io invece trovo ben più pericolose le basse insinuazioni di Ramadan e lo sproloquio pecoreccio di Evangelisti, per esempio, ma è purtroppo una mera questione di punti di vista!
Ramadan, controverso e discusso teorico dell’Euroislam, ha continuato la sua polemica, senza tenere mai a freno la lingua: “A Parigi ero d’accordo a non boicottare il Salon du Livre perché all’interno c’era uno spazio riservato alla Palestina. A Torino, invece, sono a favore del boicottaggio perché qui non c’è nessun dibattito democratico, ci sono solo posizioni a favore di Israele”. La risposta del Quirinale non si è fatta attendere; in una nota si spiega chiaramente che la visita di Giorgio Napolitano avrà lo stesso valore delle sue partecipazioni ad altre manifestazioni italiane: “E’ del tutto falso attribuire al presidente Napolitano l’errore di aver tacciato di antisemitismo tutti coloro i quali criticano lo stato di Israele. La critica delle politiche del governo israeliano è del tutto legittima, innanzitutto all’interno di Israele. Quel che è inammissibile è qualsiasi posizione tendente a negare la legittimità dello stato di Israele, quale nacque per volontà delle Nazioni Unite nel 1948, e il suo diritto all’esistenza nella pace e nella sicurezza”.
 
Visto che siamo invischiati, volenti o nolenti, in modaiola epoca di boicottaggi, sarebbe interessante invitare i lettori a boicottare quegli scrittori che oggi invitano a non accedere alla cultura che sarà alla Fiera del Libro di Torino. Questi scrittori, o intellettualoidi che li si voglia considerare, che assaggino la loro stessa medicina: invito dunque i lettori a non leggere né Valerio Evangelisti né Tariq Ramadan. Io direi, finalmente in pace con me stesso, che è atto dovuto e più che mai legittimo boicottare chi oggi si fa promotore di idee tanto disgustose.

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by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:37 | cultura, politica, riflessioni, polemiche, web , controinformazione, appuntamenti, iniziative, blogosfera, provocazioni, notizie dalla rete, prima pagina, societĂ , blogger, sgarbi, scrittori, ultime notizie, stalinismo, allarmi, notizieflash, opinionismo, editoriale di g iannozzi, la battaglia di maratona, inkazzatissimo, diritti del lettore, copia e diffondi | clicca per commentare commenti (8)



1mo Maggio - Cappotto di legno, Lucariello Feat. Roberto Saviano

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, maggio 01, 2008




Lucariello Feat. Roberto Saviano - Cappotto Di Legno

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 12:18 | segnalazioni, musica, lavoro, video, provocazioni | clicca per commentare



Validi motivi per non votare né a Destra né a Sinistra

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, aprile 11, 2008






Il mio pensiero è


che i politici…

 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
Il mio pensiero è che i politici…
 
Walter Veltroni o Silvio Berlusconi? Questo è il problema.
Sono così uguali, nemmeno simili, proprio uguali. Non c’è neanche la possibilità di scegliere se morire di tumore o di Aids. Sono due tumori uguali le cui metastasi si sono già diffuse ampiamente in troppi animi.
 
Oh è inutile tanto! Chiunque vinca si troverà in mano un mare di monnezza in tutti i sensi e in simili condizioni non potrà peggiorare poi troppo le condizioni di questa terra dei cachi ridotta ai minimi termini dopo un D’Alema, un Berlusconi, un Prodi
 
Però mi ha fatto sorridere un pensierino di Beppe Sebaste, mi ha fatto sorridere d’amarezza: “Una volta anch’io dichiarai di non avere votato per protesta. Naturalmente era falso (avevo votato Pci), ma dire è fare, contano gli effetti di ciò che si enuncia. Era un messaggio politicamente interpretabile. Ma il non voto, scheda bianca o nulla, è un anonimo spreco che cancella ogni intenzione e va a vantaggio aritmetico dei partiti, anche quelli più avversi.”
Sembra uno dichiarazione del tipo: “Ho rubato le caramelle, però solo per finta!” Intanto spiegaglielo al bambino cui hai rubato le caramelle che le hai rubate per finta e che sempre per finta te le sei pappate con tutta la carta. Il bambino piange, è questa la realtà, perché le caramelle non ce l’ha più, anche se tu gli assicuri che le hai mangiate per finta, per giunta con tutta la carta.
 
Si va a votare se c’è una reale concreta possibilità di cambiamento.
Non c’è nessuna possibilità.
Si può solo peggiorare, ma a questo punto peggio di così: l’unico paese che è costretto a vendere a mani straniere la propria compagnia aeronautica, l’Alitalia. Ed intanto con 20.000.000 di disoccupati e di precari, Berlusconi propone ai giovani di investire... che cosa? Bertinotti invita al sacrificio per il bene nazionale: ed intanto, quando va bene uno si ritrova lobotomizzato in un call center per due o tre o sei mesi, e poi più niente.
Destra e Sinistra sono uguali. Lasciamo perdere quelli al Centro che è meglio. Lasciamoli a leccare i piedi alla Chiesa.
Se non cambia niente, perché votare? forse perché così i soliti di Sinistra o di Destra possano continuare a magnare sulle spalle degli italiani? perché così domani saranno in prima pagina di nuovi indagati e il giorno dopo subito canonizzati?
Mi dovrei forse rendere correo di Berlusconi e Veltroni e Fini e Casini e Bossi e Bertinotti? O di Ferrara e D’Alema, che nemmeno l’Iddio si spiega come abbiano fatto a scendere più in basso di Belzebù?
Fossi matto.
L’Italia è kappaò per colpa di politici che tutti indagati ma poi subito innocenti per chissà quale diavolo di miracolo della giustizia italiana.
 
Non c’è niente a sinistra: neanche il fantasma di un arto amputato.
Se chiedo alla mia sinistra se la Sinistra fa male, non arriva nessuna risposta: d’altro canto non vedo perché il vuoto dovrebbe avere cognizione del dolore e dei sentimenti.
 
Non pensiamo con il pregiudizio che votando il niente la situazione politica ed economica del paese non peggiorerà. Né dovremmo rimanere incagliati nella superstizione che la Sinistra, cioè il niente tuteli i più poveri, che sia dalla parte del popolo, che abbia interesse alla solidarietà e all’uguaglianza. Se qualcuno non se ne fosse ancora reso conto Enrico Berlinguer - pace all’anima sua - purtroppo è morto e con lui è morto lo spirito più autentico e virile della Sinistra storica. Oggi siamo difronte a un D’Alema che ha promosso la Guerra nel Golfo, siamo difronte alle scaramucce di Veltroni e Berlusconi nei salotti di Bruno Vespa - uno spettacolo a dir poco indecente, dove le parole volano peggio che in un postribolo di quart’ordine.
 
Ma veniamo a Fausto Bertinotti: “Bertinotti? No thank”, così veniva accolto per il suo impegno (italiano) nel conflitto afghano. L’allora presidente della Camera Fausto Bertinotti veniva contestato alla facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza di Roma. Cinquanta studenti del Coordinamento dei collettivi l’accolsero al grido di “Assassino, assassino” e “Vergogna, guerrafondaio e buffone”. Bertinotti che fece? Si fermò e gli urlò contro: “Buffone? Buffone sei tu se dici così. Chiedetemi scusa”. Poi a freddo ebbe a dire: “Non me ne lamento. Facciamo la politica, non è un pranzo di gala, ci sono dei contrasti anche se è meglio quando avvengono civilmente, per me sempre nella non violenza. So che una politica come quella che sostengo non solo ha un avversario sulla frontiera moderata ma anche sul terreno dell’estrema sinistra che rifiuta la politica e quindi con ciò rifiuta tutte le esperienze di lavoro e di compromesso che si fanno per cambiare il mondo… un’area dell’estrema sinistra che contesta la non violenza, contesta non solo la politica come quella del governo ma anche una cultura della non-violenza che secondo me invece è l’elemento più pregevole espresso dai movimenti negli ultimi anni. Tuttavia il conflitto che ho subito non riduce minimamente la gioia per l’accoglienza calorosa ricevuta in aula. E’ normale che ci sia un contrasto ma va vissuto con animo sereno e anche cercando di capire la verità di chi contesta anche se in forme sbagliate.”
Non aggiungo nessun commento alle parole dell’ex presidente della Camera. Però dico che oggi proprio chi ieri era con Bertinotti prima che avesse l’incarico alla Camera, dico che chi ieri della vecchia e della nuova generazione oggi ha capito a sue spese che il tradimento c’è stato e che il potere logora chi ce l’ha.
 
Dirò ora una cosa impopolare: ma se domani dovesse vincere Walter Veltroni, in capo a due giorni si presenterebbe di nuovo la ragionevole minaccia che il governo possa cadere da un momento all’altro.
 
Considerando che già per gli italiani all'estero ci sono brogli, chi desidera non votare meglio che annulli la propria scheda affinché non possa essere riutilizzata per loschi fini.
 
Comunque Berlusconi non è Mussolini, anche se molti pensano di sì.
 
L'unico esercizio masochistico possibile è quello di votare una sinistra che di fatto non esiste: l'accanimento terapeutico su di un corpo morto e in putrefazione avanzata è perversione.
 
Vinca il peggiore, forse non sarà il male peggiore.
Vinca il peggiore e a culo tutto il resto.
Ma non chiamatemi in mezzo.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 20:18 | politica, riflessioni, polemiche, provocazioni, politically scorrect, societĂ  e politica, opinionismo | clicca per commentare commenti (37)



punk

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, marzo 30, 2008






punk
 




di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
Voglio il regalo
Lo voglio
E’ mio
Lo pretendo
Voglio il regalo, il regalo, il regalo…
E’ mio, è mio, è mio, lo pretendo
Lo voglio bello grande
Lo voglio
E’ mio, mi aspetta
Mi spetta
Voglio l’erba voglio del vicino
Voglio il regalo, il regalo, il regalo…
Lo voglio adesso
Voglio sesso
Solo sesso, solo sesso, sesso e ancora sesso
L’amore lo lascio di mancia
Io voglio sesso e solo sesso per una botta e via
Voglio solo quella bimba
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta
 
Voglio quella bella ragazza fuori di testa
Voglio che mi faccia la festa
La voglio perché è la più bella
La voglio nuda e cruda com’è
E guai a lei si azzarderà a prendere il latte
In ginocchio da lei le farò la festa
se la vedo uscire insieme a un altro
Ma adesso io, io la voglio qui
La voglio perché è nata mia
La voglio perché è mia, dio l’ha creata per me
prima che nascessi in questa valle di lacrime e latte
La voglio perché è giusta giusta per il mio letto
Adesso, adesso solo e solo sesso al buio
Per metà scimmia, per metà uomo, la banana è dura
Sono degno di quella bimba tutta pazza, oh sì
La voglio – centro di gravità con la permanente
E’ lei, è lei che mi succhia l’anima
E’ sempre lei che canta Lili Marlene
La banana è dura, è bella grossa e matura
al punto giusto per questa festa di Beatles e Rolling Stones
Voglio, la voglio adesso, adesso con il sesso depilato
La voglio così, donna e bambina, ingenua e fatale
La voglio perché, perché è proprio una ciliegia bella rossa
Fuori di testa, fuori di testa, fuori di testa, così lei è per me
 
Voglio piangere sulla tomba di Yeats
Voglio tornare ai margini della via Gluck dalle parti del 14
E se qualcuno l’ha raccolto in mia memoria
quel capello di Charlie Brown
Voglio tornare a essere un cazzo di punk
Voglio scioperare e occupare, dare fuoco alla colonna infame
e mandare affanculo il professore e quel citrullo del Manzoni
 
Voglio il regalo, voglio il regalo, lo voglio adesso
Adesso
E’ così tanto che aspetto
E’ così tanto che sospetto
che lei va a prendere il latte insieme a un altro
mentre io piango e canto più di Caruso
dietro la scia d’un’elica
Voglio il regalo, voglio il regalo, lo voglio adesso
Adesso
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta
 
Voglio un angelo
Voglio la spada nel cuore, Mogol e Battisti
Voglio un diavolo di angelo, un cuore matto
che mi perdoni tutto quel che faccio
Voglio la verità,
perché la verità, cuore mio, tu non l’hai detta mai
Voglio un diavolo di angelo
che prenda a calci in culo Carver e Warhol
Lo pretendo, lo pretendo, lo pretendo
 
Voglio un angelo matto, un angelo punk
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta
 
Voglio un’oca uguale a Paris Hilton
Voglio una topa che non sa fare un cazzo
E’ questo che io pretendo
Voglio il mio regalo, il regalo, il regalo…
Voglio il mio regalo
E’ mio, è mio, è mio
 
Voglio il mio regalo
Lo voglio
E’ mio, mi aspetta
Mi spetta
Voglio le mutandine di quella topa della porta accanto
perché lo so che sono quelle di una vergine in calore
 
Voglio il regalo, il regalo, il regalo…
Lo voglio adesso
Voglio sesso, sesso, sesso
Non voglio dio, voglio solo sesso
Solo sesso, solo sesso, sesso e ancora sesso
L’amore lo lascio di mancia agli sfigati
Io voglio sesso e solo sesso per una botta e via
Voglio solo quella bimba per 24000 mila baci
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta



Gli auguri di Romantica "Pesty" Vany


Buon compleanno Giuseppe Iannozzi!

Ti auguro di andare nei luoghi dove non sei mai stato,
di avere meno problemi reali e più immaginari,
di mangiare tanti gelati e frittelline di neve
di avere tanti momenti buoni da non perdere mai!
Ti regalo una borsa dell'acqua calda, un paracadute ed un ombrello
un cavallo ed un calesse, un orologio che non segni mai le ore
per far sempre star bene il tuo cuore :)

Buon compleanno!!!

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 11:59 | poesia, dark, provocazioni, avantpop, punkmania | clicca per commentare commenti (44)



Genna e Hitler: tutta colpa delle alette - Free Tibet: firma anche tu

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, marzo 22, 2008





Genna e Hitler


Tutta colpa delle alette
 


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 

 
“La parte dell’altro” di Eric-Emmanuel Schmitt è un CAPOLAVORO, e quei critici che non l’hanno tirato in ballo per parlare dell’“Hitler” di Giuseppe Genna, evidentemente, gli è sembrato del tutto assurdo paragonare, o anche solo tentare di paragonare, con o senza “se”, Schmitt a Genna. Per nostra somma fortuna, forse esiste ancora un minimo pudore tra le fila dell’intellighenzia italiana. E’ un forse piccino, ma in tempi di magra come questi non si buttano neanche gli avanzi!
 
Io non trovo sia invalidante che io non abbia letto il libro. L’ho già detto più e più volte: Genna stesso, per provocazione o chissà cos’altro, iniziò la storia delle recensioni dalle alette. Se lui può, posso anch’io. Chiaramente trattasi di una “mia” provocazione a una provocazione, in questi termini: cito Genna facendone un’autorità pur non apprezzandolo particolarmente, facendo uso del principio di autorità per giustificare il “mio” comportamento. Quindi, forse, posso criticare il libro non letto da un punto di vista privilegiato: quello delle alette che costituiscono vera e propria introduzione per chi si pone di fronte a un libro, per chi deve decidere se gli può interessare o meno.
 
Se mi fossi trovato costretto a recensire il contenuto tra le alette di “Hitler”, io avrei evitato anche un minimo uso degli strumenti della filologia e non avrei tirato in ballo Eric-Emmanuel Schmitt per dire di Genna. Né avrei mai osato scomodare per nessuna ragione al mondo Primo Levi.
 
Ho letto quel poco che c’è on line dell’“Hitler” di Genna. Ma mi basta e mi soverchia. Con Primo Levi non ha nulla a che vedere, né con Schmitt. E mi pare assurdamente ridicolo tentare di dire di “Hitler” citando autori che con l’autore di Ishmael non hanno proprio un bel nulla in comune.
 
Non devo indicare io che tipo di critica si deve fare; però io mi auguro sempre che sia una critica onesta, per meritocrazia, qui o altrove, in qualunque altrove e per qualsiasi autore, sia esso un aspirante un dilettante, sia esso un  riconosciuto professionista.
Ed ancora: io mi auguro sempre che si dia visibilità per meritocrazia agli autori e non per altro. Del libro di Genna se ne è straparlato, ho letto così tante recensioni che se raccolte in volume Mondadori ci potrebbe fare un libro bello grosso. Con quali risultati, non so, e sinceramente me ne infischio.
 
I libri di Genna, “Attacco a un tempo devastato e vile” e i thriller tutti mi sono piaciuti. Non starò a dire perché, perché l’ho già detto a suo tempo. Lavori quali “L’anno luce”; “Costantino e l’impero”, “Dies Irae” invece non mi sono piaciuti proprio per niente. Anche di questi libri parlai, a tempo debito, quindi non mi ripeto se non dicendo che la dimensione più congeniale a Genna è quella del thrillerista.
 
Negli ultimi tempi Giuseppe Genna ha impostato discorsi che sono a dir poco risibili, da baraccone di freaks: uno su tutti, il tentato cercar di parlare di Babsi Jones come reincarnazione di Virginia Woolf. Il problema è che Genna non ha parlato con spirito provocatorio, Genna parlava proprio seriamente, perlomeno per quello che è il suo punto di vista – a mio avviso assai ridicolo in ogni caso, pur con tutte le attenuanti che si possono concedere a un critico quando cerca di far bucare lo schermo a un autore. Per nostra fortuna la Woolf non ha mai pensato di scrivere in maniera ridicola e approssimativa come una Babsi. Potrebbe sembrare cosa da niente, ma non lo è per me: come si può dar credito a chi ti dice con l’aria più seria possibile che la Woolf si è reincarnata in Babsi Jones e che vive a Milano e che ha scritto “Sappiano le mie parole di sangue”? Neanche a Zelig osano spararle così grosse, perché l’effetto che i comici produrrebbero sul pubblico sarebbe di severo indispettimento e non di divertimento. Ci sono molte altre idee di Genna che non condivido per niente e da cui mi tengo ben lontano, reputandole pericolose per una società civile e democratica: a mero titolo d’esempio, non potrò mai difendere a spada tratta Cesare Battisti, ex brigatista, che ancora se la spassa in giro per il mondo sempre scappando, senza mai prendersi sul groppone le responsabilità di quel suo passato che oggi appare a dir poco confuso e sicuramente poco pulito.
Ciò non significa però che non apprezzi Genna. Non apprezzo alcune cose che dice e che fa. Ieri sicuramente lo apprezzavo di più.
 
Le alette fanno o non fanno parte del libro? Fanno parte del prodotto-libro? Io direi di sì. Bisognerebbe sapere se quelle alette sono state lette e accettate dall’autore, quindi da Genna, prima che il libro venisse mandato in stampa; o se sono state scritte all’insaputa dell’autore e appiccicate al libro “Hitler” senza che Genna nulla ne sapesse. Solitamente, per quella che è la mia esperienza, gli autori sanno chi gli scriverà le alette, ne conoscono i contenuti, prima che le bozze vadano in stampa. E’ abbastanza inverosimile pensare che Genna non fosse al corrente del contenuto delle alette del suo “Hitler”. Genna ha dunque accettato la “confezione” del libro, ma accettandola non ha forse fatto della “confezione” parte integrante del libro e quindi dei contenuti del suo libro “Hitler”? Se per assurdo un D’Orrico gli avesse scritto una introduzione e questa fosse stata accettata da Genna, non è forse giusto dire che in tal caso l’autore condivideva il pensiero di quel D’Orrico, così tanto da accettarlo come parte integrante del libro? Io penso di sì.
 
Poniamo per assurdo che mi rechi in libreria e che mi capiti fra le mani un romanzo con introduzione firmata da Storace! O alette firmate sempre da Storace. Io lettore che dovrei pensare?
Che (i) l’autore del libro condivide il pensiero di Storace e che quindi (ii) ha stima di detto personaggio nonostante lui autore dica di militare tra le fila di quelli che la destra neanche per scherzo, o che (iii) disperato si sia detto meglio farsi firmare l’introduzione da Storace e al diavolo tutto perché in fondo il libro lui lo vuole vendere a tutti i costi. Nel terzo caso l’autore non condividerebbe le idee di Storace, ma pur di riuscire a vendere il suo libro accetta questa forma di marketing griffata da un personaggio politico della Fiamma Tricolore. In tutti e tre i casi l’autore non è estraneo a quello che gli viene messo nella confezione, che sarà poi il suo libro confezionato e finito in libreria.
 
Difficile pensare che un autore affidi tutto all’editore e che l’editore faccia tutto di testa sua senza consultarsi con l’autore. La confezione è dunque parte integrante dei contenuti del libro, tranne in pochi casi: di quei libri che alette non ne hanno, che introduzione neanche, che in copertina solo nome e cognome dell’autore, titolo del libro, nome dell’editore, isbn, prezzo.







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C'è bisogno anche di noi,
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per quanto minimo possa essere.

Non diamo voce all'indifferenza.







Stand with Tibet - Support the Dalai Lama



After decades of repression, Tibetans are crying out to the world for change. China's leaders are right now making a crucial choice between escalating brutality or dialogue that could determine the future of Tibet, and China.

We can affect this historic choice -- China does care about its international reputation. But it will take an avalanche of global people power to get the government's attention. The Tibetan spiritual leader, the Dalai Lama, has called for restraint and dialogue: he needs the world's people to support him. Fill out the form below to sign the petition--and spread the word.



Petition to Chinese President Hu Jintao:



As citizens around the world, we call on you to show restraint and respect for human rights in your response to the protests in Tibet, and to address the concerns of all Tibetans by opening meaningful dialogue with the Dalai Lama. Only dialogue and reform will bring lasting stability. China's brightest future, and its most positive relationship with the world, lies in harmonious development, dialogue and respect.



CLICCA QUI SOPRA PER FIRMARE LA PETIZIONE

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 11:42 | riflessioni, libri, appelli, satira, nazismo, autori, petizioni, provocazioni, in libreria, politically scorrect, fratellanza, allarmi, nazifascismo, opinionismo | clicca per commentare commenti (23)



Mafiosi e scrittori

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, marzo 18, 2008





Mafiosi e scrittori
 

pensierini di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
1. Gli scrittori e i mafiosi sono sullo stesso piano: solo che i primi usano la macchina per scrivere anziché pistola e pallottole. Comunque è solo una sottigliezza che col tempo cesserà di esistere; presto, molto presto, gli scrittori scriveranno col sangue dei morti ammazzati caduti proprio davanti ai loro piedi.
 
Oggi chi apre la bocca per dire di un libro, se non tira fuori almeno almeno una lode sperticata, ma al contrario giusto un appunto o una nota negativa, tempo due minuti e si trova col cranio fracassato da una Olivetti 35, come minimo.
 
Tuttavia domani sarà tutto molto più semplice: un paio di colpi, una pallottola al cuore e una in mezzo alla fronte per maggior sicurezza e il tizio che avrà osato esporre un giudizio negativo sarà sol più buono per l’obitorio.
 
Finalmente niente più teste spaccate che nella bara rimangono senza volto, irriconoscibili persino a mogli fidanzate e madri. Finalmente anche i critici avranno un volto nella morte bello come la morte: la pallida fronte avrà giusto un tappo di cera, quasi invisibile, e il cuore seppur attraversato da parte a parte non lo vedrà nessuno sotto lo smoking, quello bello che il malcapitato criticone non aveva ancora finito di pagare.



2. Sconsiglio vivamente di uscire, soprattutto nelle ore del crepuscolo: c’è sempre qualche scrittore in libertà vigilata con una stilografica in mano pronto a piantarla in mezzo alle scapole del malcapitato, quand’è fortunato. No, perché ci sono pure gli scrittori-attentatori-mafiosetti che tendono dei veri e propri agguati a critici e giornalisti. Se non dispongono d’una pistola, non si fanno mica problemi: li accoppano con risme di carta da 500 e passa fogli, e poco importa che si tratti di cartaccia riciclata o di autentica polpa di abete, perché quando te la danno sulla capoccia il cervello trema tutto, peggio di un budino finito sulla sedia elettrica. Poi c’è anche da dire che non si accontentano di un colpo e basta, giusto per portare un avvertimento: ci vanno giù e ancora giù e ancora giù pesante, fino a che non vedono la loro vittima a terra, esanime, senza più un alito di vita. Se non vedono la testa spaccata che versa sangue nel primo tombino utile, quelli non si fermano. Sono terribili, peggio di qualsiasi Padrino. Sono scrittori fondamentalisti per cui portare la Morte è una vera e propria missione di sangue.


3. Ho l’impressione che la deriva che hanno preso alcuni scrittori sia quella del capolavorismo - neologismo davvero brutto, più d’un colpo da tempia a tempia -, per cui ogni libro perché stampato non può che essere assolutamente bello, in quanto sopravvive il pregiudizio, pregiudizio assai ingenuo ma non troppo, che il semplice fatto di scrivere con un minimo di grammatica faccia di qualunque broccolo un mezzo genio un angelo e in alcuni casi persino un Rimbaud caduto. C’è gente che la meritocrazia non sa dove stia di casa, per il semplice fatto che la meritocrazia la odiano, proprio come Lucifero si dice avveleni da sempre il cuore di Dio col suo odio. Sono in molti a non capire che il capolavorismo è quella peste di cui parlava Camus. C’è gente che di fronte a una stroncatura non può fare a meno di gridare “Allo scandalo!”. C’è tanta gente, sempre in numero più alto del necessario. Ahinoi, tutti sono uguali a tutti, topi che squittiscono, che fuori dai tombini vengono alla luce, partoriti dalle fogne solo per rimettere un bolo di sangue e subito morire, lasciando occhietti neri fissi al cielo che eppure è azzurro. Il capolavorismo è così: una volta che entra nell’individuo ci resta, fino a che o morte o guarigione. Peccato che la guarigione sia qualcosa che sfida il concetto stesso di miracolo... ne consegue che gl’individui colpiti vivono di peste finché l’organismo e lo spirto glielo consentono, dopodiché muoiono, finalmente consegnati all’Oblio. Però sin tanto che riescono a respirare, nonostante bubboni e boli di sangue in gola a strozzargli la voce, non riescono davvero a trattenersi dall’evitare di contagiare chiunque gli capiti a tiro, a portata di bocca - con un bacio di Giuda -, a portata di orecchio - con un sussurro di Jago. E’ così che accade, ahinoi, è questa la tragedia del nostro tempo. E’ questo il motivo precipuo per cui evito che la gente mi si faccia troppo dappresso, che tenti di baciarmi agli angoli della bocca o su di essa con o senza lingua. E’ per questo motivo che evito di ascoltare la tanta gentaglia che vorrebbe confessarmi nell’orecchio parole, parole, parole d’amore di odio di convincimento. Di appestamento.


4. La quarta di copertina è un piccolo gioiello, spesse volte migliore di quello che dovrebbe essere il libro vero e proprio firmato dell’autore. Ho letto anche bellissimi libri di soli riassunti. Praticamente una testa d’uovo si è preso il disturbo di leggersi, che so!, un centinaio di libri e di questi cento ne ha fatto il riassunto, roba da fumati!, che uno direbbe proprio inutile; ed invece quell’unica testa era riuscita a trasformare quelle che in realtà, nonché in origine, erano delle autentiche ciofeche in piccoli gioielli della letteratura. Leggere la quarta di copertina ha fatto sì che molti autori siano stati risparmiati dalla mia ira, perché se neanche quella fosse stata buona, allora li avrei scagliati nel caminetto affinché l’inferno li consumasse con amorevole lentezza.


5. Charles Bukowski è stato uno dei pochi veri scrittori della Letteratura contemporanea perché non era uno scrittore, era uno che stava comodamente tra scarafaggi emorragie e blatte, tra corse di cavalli puttane e timidi brufoli, proprio nell’occhio di una anarchia lontana dagli idealismi di destra o di sinistra. Era un gran stronzo, con un cuore di cazzo. Era tutto quello che oggi le fighe e i fighetti non saranno mai.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 10:14 | riflessioni, scrittura, critica, provocazioni, scrittori | clicca per commentare commenti (10)



13 e 14 aprile 2008: l’Italia chiamata al voto e io voglio sposare un Berlusconi

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, marzo 14, 2008





Osservazioni impopolari


ma necessarie
 
 

di  Giuseppe Iannozzi
 
 
 


 
iPod, audiolibri: un’arma a doppio taglio
 
 
Ho visto, con mia sorpresa uguale a zero, che alcuni editori adesso i libri li fanno in formato cda, cioè li stampano su 3, 4, 5 CD o più, perlomeno i bestsellers. Ottima iniziativa per i non vedenti, tanto più che il costo è quasi uguale a un libro cartaceo: mi chiedo però che utilità ci possa mai essere in un audiolibro per una persona che potrebbe leggerselo tranquillamente senza problemi e così, forse, imparare, se non a scrivere, a migliorare la sua propria improvvisata grammatica.
Ahinoi è una moda, spero non permanente, che ha coinvolto anche Francesco Piccolo, Sandro Veronesi, Gianrico Carofiglio e altri lettori eccellenti la cui voce è data in prestito (remunerato) agli audiolibri.
 
Gli mp3, per la musica acquistabile online e che sembrava dovessero sconvolgere il business musicale, stanno facendo cilecca: ora ci si è accorti che la gente scarica solo determinate canzoni e quasi mai un album intero o anche solo una compilation.
L’iPod doveva togliere di mezzo CD, musicassette e vinile: in parte questo processo gli iPod lo hanno avviato, però non senza gravi conseguenze per gli artisti e le etichette discografiche stesse;  un artista al suo primo album o non ancora affermato viene scaricato per una o due canzoni, non per l’album intero. Un discorso del genere affossa l’artista in erba che resterà, nel più fortunato dei casi, un emergente a vita; tuttavia gliene frega poco o niente ad artisti quali Elton John o Queen, perché sono già nella storia della musica leggera e continuano a vivere grazie a quei brani che li hanno resi famosi. Così adesso l’industria discografica deve poter offrire al pubblico CD a un prezzo ragionevole: non si può pensare di mandare sul mercato un album a 20€, non comunque di un artista che sta cercando di sfondare. Ma neanche i grossi nomi si possono permettere di proporre un CD a un prezzo che sia superiore ai 15€, anche se moltissimi ci tentano, quasi sempre per un fiasco, perché tanto la pirateria continua ad esistere. La pirateria non è affatto diminuita con l’iPod, anche se erano non pochi gli illusi che credevano ciecamente che questo fenomeno con gli mp3 legalizzati sarebbe scemato. La verità è che i CD costano ancora troppo e non possono essere tolti dal mercato, altrimenti gli artisti possono andare a passeggiare insieme ai discografici.
Per nostra fortuna qualche album esce (ancora) anche in vinile oltre che su CD e in formato digitale, perché quando ci si accorge che il nuovo non funziona, o funziona a metà, si torna indietro.
 
Tutto questo discorso per dire che l’audiolibro è un prodotto oggi di moda, veloce ed economico in alcuni casi, ma la cui utilità è dubbia nonostante il boom iniziale. Si finirà con lo scaricare solo alcuni capitoli in formato mp3, quelli che più piacciono all’orecchio del lettore-ascoltatore? E’ una possibilità da non escludere.
 
 
 
13 e 14 aprile 2008: l’Italia chiamata al voto
 
 
Da Berlusconi a Bertinotti a Fini fino a Casini, Mastella, Prodi e Veltroni fanno tutti a dir poco pietà alla stessa maniera, alla stessa maniera presi nelle maglie del Potere. Così forse Berlusconi è soltanto una vittima mediatica che ci sta bene nel ruolo che gli hanno dato i media, un ruolo che ovviamente sfrutta a suo favore.
 
In chi dovremmo credere oggi, in un Bertinotti, in quel signore lì che ha appoggiato la guerra una volta al governo e che solo pochi giovani idealisti hanno osato di sputargli in faccia?
 
L’Italia è messa male e non c’è un solo uomo, anzi un solo politico che si salvi.
La sinistra è solo più un’astrazione, la gamba di legno della destra, null’altro.
Come ebbe a notare Bertrand Russell, avrei orrore di vivere in una società soltanto comunista o capitalista. Lo diceva parecchi fa. Ma chissà quanti oggi se ne ricordano, oggi che Stalin te lo fanno passare per santo insieme alle spoglie di Padre Pio.
 
Il problema è che quando si è coinvolti in periodo elettorale, solo allora la sinistra si ricorda d’essere di sinistra. Passate le elezioni, purtroppo per noi, abbiamo visto come sono andate le cose: Bertinotti che parteggia per la guerra e che si fila gli americani - quelli guerrafondai, perché non bisogna assolutamente fare di tutti gli americani un fascio; ci sono milioni di americani che sono disgustati da Bush, dalla guerra, dalle ingiustizie sociali, e sono quelli che oggi perlopiù sono con Barack Obama, che mi auguro vinca con tutto il cuore o siamo rovinati, essendo gli USA il motore trainante della politica mondiale e degli assestamenti politici -, poi Prodi e Mastella che litigano in diretta senza sosta né vergogna alcuna, ed ancora Mastella che fa l’offeso e fa cadere il governo offrendo/regalando l’Italia su un piatto d’argento alla destra più sfacciata. Però Mastella dalla caduta del governo Prodi ha ricevuto in cambio l’insabbiamento dell’inchiesta Why Not, mica poco! E c’è da metterci la mano sul fuoco che otterrà ancora dell’altro.
 
Il precariato, grazie all’infausto Bertinotti che non ha fatto assolutamente niente di quanto aveva promesso nella precedente campagna elettorale, è aumentato in maniera vertiginosa; per non dire poi di Prodi - ancora invischiato nell’inchiesta Why Not, ma che sicuramente la farà franca in questa terra dei cachi -, che ha trasformato l’economia italiana in una barzelletta.
 
La generazione 1000 euro e bell’e morta, ed era una generazione che non sbarcava il lunario. Adesso siamo scesi alla generazione 500/700 euro, praticamente schiavi dei call center se si è fortunati, altrimenti in strada a battere la testa contro i muri, e tutto questo lo dobbiamo a Prodi e ai suoi compagni. Chiaro che Berlusconi, di fronte a tutto questo sfacelo, additato come il solo e unico Male dell’Italia - e non dico che non sia uno dei tanti mali italiani -, ha fatto buon viso a cattivo gioco e ha quindi sfruttato la fama che i media gli hanno cucito addosso per invitare gli italiani a passare dalla sua parte. In fondo, prima di tutto, Berlusconi è un imprenditore e sa bene come gestire la pubblicità, anche quella negativa: non pensiamo che sia un fesso, perché non lo è.
 
Nell’intanto Fini scende in piazza in moto con tanto di saluto romano. E subito masse di giovinastri ignoranti (perché sono solo ignoranti e non ideologizzati) si riversano in strada sventolando bandiere con su grosse croci celtiche perché tutti le possano vedere, ecc. ecc.
 
Leggevo stamattina che almeno un terzo degli italiani è indeciso su chi votare, che non andrà probabilmente a votare. Che cosa dovrebbero i tantissimi indecisi, che cosa dovremmo votare, quale altro moloch? La sinistra di Berlinguer è un ricordo, sol più un ricordo purtroppo per noi, mentre la destra è quel che è. Stando così le cose non c’è differenza fra destra e sinistra, diventa sol più una vile questione di simpatia o antipatia per i leader del Popolo delle Libertà o L’Arcobaleno.
 
Per come la vedo io, non abbiamo uomini validi né a destra né a sinistra, ragion per cui non ho intenzione di fare lo sporco gioco dei politicanti che predicano bene e razzolano male: non andrò a votare e se ci andrò annullerò la mia scheda elettorale, in maniera civile, ma io non lo regalo il voto a un’altra dittatura sia essa di destra sia essa di sinistra.
 
 
 
Voglio sposare un Berlusconi
 
 
Giovane precaria: “Come può un giovane mettere su famiglia e affrontare un mutuo con la precarietà nel mondo del lavoro?”
 
Silvio Berlusconi, leader del Pdl, durante la trasmissione Tg2 Punto di Vista: “Da padre il consiglio che le do è quello di ricercarsi il figlio di Berlusconi o di qualcun’altro che non avesse di questi problemi. Con il sorriso che ha potrebbe anche permetterselo”.
 
Da Bruxelles gli risponde Romano Prodi: “Credo che il problema sia serio, ho paura che diventi anche più serio per le difficoltà dell’economia mondiale che si sono sentite molto forti.”
 
Ci ho riflettuto su, ha ragione Lei, amatissimo signor Berlusconi: ho un gran bel sorriso anch’io, trentadue denti perfetti e non una carie e glielo posso assicurare da uomo a uomo, quindi mi consenta di far la corte a uno dei suoi figli, maschio o femmina che sia! Sono io uno di larghe vedute… cioè di grandi intese!
 
Grazie. 

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:01 | diario, appunti, lavoro, globalizzazione, satira, diritti umani, di voce e di rabbia, senza parole, provocazioni, costume, prima pagina, attualitĂ , vergogna, curiositĂ , ingiustizia, ultime notizie, socialismo, scandali, stalinismo, multimedialitĂ , villaggio globale, diritti animali, allarmi, societĂ  e politica, notizieflash, opinionismo | clicca per commentare commenti (41)



Mel B, l'ex Scary Spice, poserĂ  nuda a favore della Helen Bamber Foundation

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, marzo 07, 2008



Mel B, l'ex Scary Spice, poserà nuda a favore
della Helen Bamber Foundation
per una campagna contro le schiave del sesso:
"Adesso sono più tonda di una volta, ho avuto dei figli
ma mi piaccio ugualmente. Il corpo femminile è bello
e tutti gli enti benefici che aiutano le donne sono importanti".


Se oggi non ti metti a nudo non sei nel novero di quelli che contano
né in quello dei buoni. In pratica sei un fallito, un reietto,
un pidocchio, un rifiuto della società, e un criminale anche.


Oggi chi ha qualche cosa da dire, qualsiasi cosa,
si mette a nudo, mostra le chiappe, mostra le tette,
mostra la topa, perché è così che deve essere la beneficienza:
nuda, completamente nuda,
affinché i segaioli possano mettersi una mano sulla coscienza
e decidere così d'impegnarsi per una causa.


Io mi chiedo quando le blogger si metteranno a nudo
per una causa importante, o anche solo
per una/la causa del c***o.






by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 22:57 | musica, donne, satira, iniziative, diritti umani, provocazioni, costume, solidarietĂ , ultime notizie, pubblicitĂ  progresso, notizieflash, last news, dalla parte delle bambine, suffragette | clicca per commentare commenti (8)



La lingua italiana: a rischio di contaminazioni?

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -





La lingua italiana


A rischio di contaminazioni?



And you, Do you (S)Peak english?
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 

 

N.B.:
Questo pezzo è stato scritto otto anni or sono, sul finire di un caldo giorno di giugno del 2000 d.C. Lo ripropongo qui, in quanto credo non sia più disponibile in Rete; ma soprattutto lo porto alla vostra attenzione perché i cambiamenti/inquinamenti linguistici sono oggi attuali quanto e più di ieri.


La lingua italiana è da tempo suscettibile a molteplici cambiamenti. Oggi come oggi non è più possibile parlare di una lingua dantesca o manzoniana per ovvie ragioni, che vanno ricercate nell’evoluzione comunicativa dei mass-media; basti pensare al gergo usato per Internet, al burocratese, al basic english, ecc. In nessuna regione d’Italia è più presente un vernacolo puro; quello che un tempo era il dialetto regionale è stato fortemente influenzato dallo slang, ovvero dal linguaggio dell’uomo di strada che, giorno dopo giorno, al mercato così come con gli amici e con gli affetti, parla una lingua che è in parte italiano e in parte dialetto, modi di dire e inglese italianizzato.
 
Oggi parlare e scrivere in Italiano “corretto” non è più possibile: troppe sono le influenze culturali regionali ed internazionali. Tuttavia, come ebbe a notare Giacomo Leopardi “una lingua non avrà più mestieri di accrescimento allora solo quando o essa o il mondo sarà finito”. Certamente Leopardi non fu un profeta, e d’altro canto, nel 1800, gli mancavano i mezzi per divinar profezie circa la sorte della lingua italiana: come poteva immaginare Internet e il suo gergo o anche solo che la lingua inglese sarebbe diventata una sorta di linguaggio universale per farsi comprendere nel mondo culturale e finanziario? Semplicemente non poteva. Tuttavia si rese conto che la lingua è destinata a morire nel momento in cui non sarà capace di rinnovarsi.
 
Oggi l’Italiano è una lingua che sta mutando radicalmente: i dialetti, fino a qualche anno fa snobbati, sono tornati di moda e nei salotti culturali e nella vita di tutti i giorni, tant’è che si scrivono opere in dialetto e si incidono dischi in dialetto, rivolti al grande pubblico e non solo ad una cerchia elitaria.
 
L’Inglese è diventato indispensabile nei rapporti con il mondo del commercio: molti vocaboli sono entrati a far parte del background culturale italiano, cosa impensabile sino a dieci anni fa. Tuttavia Internet ha reso ciò possibile, infatti chi naviga in Rete sa bene che la più parte dei siti sono, pour ainsi dire, scritti in inglese, un inglese non prettamente anglosassone, bensì un inglese tecnico forgiato secondo stilemi che mutano di giorno in giorno (non sono rare le espressioni gergali che il navigatore trova in Rete e che poi trasmette oralmente nel mondo reale di tutti i giorni; e quando gli capita di incontrare una espressione nuova, atipica, non ci pensa su due volte a darla in pasto alla lingua italiana).
 
Sostenere una apologia della lingua italiana in senso strettamente purista sarebbe oltremodo assurdo: chi vuole che l’Italiano diventi (o rimanga) un dialetto nazionale non fa altro che precludere innumerevoli strade alla comunicazione; quando P.P. Pasolini diede alle stampe i suoi scritti in dialetto, gli furono mosse contro non poche critiche: oggi la critica invece rivaluta il dialetto di tutte le regioni, e, anzi, si fa promotrice di un risveglio della cultura dialettale che per troppo tempo è stata bistrattata.
 
Come si può facilmente constatare data la premessa di cui sopra, l’Italiano è una lingua viva, una lingua che non intende morire in un nazionalismo culturale: scrivere e parlare oggi l’Italiano significa saper amalgamare stilemi inglesi, slang della Rete, dialetto (e dialetti). E’ oggi ancora un tempo troppo poco maturo per riscrivere la grammatica italiana (anch’essa sedotta dalle nuove regole delle giovani forme di comunicazione), così come è impossibile dar vita a un vocabolario aggiornato della lingua. L’Italiano sta mutando è occorre prenderne atto se non si vuole correre il rischio d’esser tagliati fuori dal mondo della comunicazione. Eppure molti intellettuali dalle idee ristrette si ostinano a volere tramandare alle nuove generazioni un Italiano ridotto all’osso, ovvero una lingua manzoniana, un dialetto nazionale; la paura di questi linguisti puri è che l’Italiano perda la sua natura primigenia (cioè quella dantesca e manzoniana), perciò si adoprano a buttar fango contro quanti si dichiarano disponibili a considerare un rinnovamento della lingua.
Sarà dunque inevitabile lo snaturamento dell’Italiano?
Sembra proprio inevitabile: questo “inevitabile” fa paura, eppure si consideri che prima dell’Italiano si parlava solo il Volgare e che ancor prima il Latino era ritenuto una lingua a tutti gli effetti. Così stando i fatti storici della lingua italiana, della sua evoluzione nel corso dei secoli, se domani dovessimo parlare un Italiano non più Italiano, una lingua completamente nuova o parzialmente diversa dall’attuale, io sono propenso a credere che ciò non potrà che essere un bene, un arricchimento. L’evoluzione di una lingua è sintomo di crescita culturale; al contrario quando una lingua langue nella retorica della sua grammatica nazionale, la cultura e la comunicazione culturale e sociale non sono altro che il prodotto della stagnazione linguistica del paese. Occorre però precisare, ad onor del vero, che a tutt’oggi molti italiani non parlano e non conoscono l’Italiano e tirano a campare (a favellare) con dieci parole o poco più, quasi solitamente gergali che possono significare tutto e niente: l’analfabetismo è ancora molto forte in Italia su tutto il territorio nazionale. Ora perché la lingua italiana si evolva in modo costruttivo non può fare a meno di guardare all’analfabetismo, correggerlo là dove è ancora possibile, e solo dopo gettarsi, se non proprio a capofitto nell’evoluzione linguistica, almeno con una certa pudica velocità affinché l’evoluzione sia veramente tale e non un volgare collage di culture diverse di cui si sa poco o nulla affatto.
 
Dello stesso parere non è il Parlamento italiano, almeno una parte: il manifesto “In difesa dell’Italiano” trova i suoi massimi promotori tra i senatori Manconi, Masullo, Pappalardo con il patrocinio del Presidente della Camera Violante e la partecipazione dei vicepresidenti Fisichella e Contestabile. Nel manifesto in difesa della lingua italiana si legge. “…un movimento di resistenza contro l’inquinamento della lingua…”; non mi sembra neanche necessario commentare una simile iniziativa, giacché si commenta e si spiega da sola.
 
In conclusione, mi sembra più costruttivo porre l’accento su un’altra questione: oggi, ad esempio, usiamo chiamare l’handicappato “portatore di handicap” o “diversamente abile”, perché handicappato è ritenuto offensivo. Tuttavia l’utilizzo di un termine in luogo di un altro non risolve il problema sociale (problema sociale che è la società moderna a creare identificandolo come problema). L’ipocrisia di fondo non sta nella parola utilizzata per identificare (dare una identità) a un gruppo di persone, bensì nell’atteggiamento crudele e razzista che in molti ancora si ostinano a osservare nei confronti di queste persone.
Mi sembra lapalissiano che se all’evoluzione semantica delle parole non farà seguito una evoluzione sociale, la lingua italiana, per quanto riveduta e corretta, rimarrà il prodotto di un mero virtuosismo dialettico fine a sé stesso, virtuosismo inutile e lesivo che promuoverà nuove barriere sociali e comunicative.






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