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Francesco Guccini - Icaro   Jurij Druznikov   Jerusalem - Frediani Andrea   I silenzi di Joe - Fabio Della Seta   Ivo Mej - Moro rapito!   Laura Costantini e Laura Falcone - Roma 1944




Free Tibet

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Ivo Mej: Moro rapito! Prensentazione del libro a Milano, venerdì 9 maggio ore 18.00

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, maggio 09, 2008






Moro rapito!


Personaggi, testimonianze, fatti

Media e terrorismo




Milano, venerdì 9 maggio ore 18.00,
Mondadori Multicenter Duomo – Piazza del Duomo 1


In Occasione della Giornata della memoria per le vittime del terrorismo, verrà presentato il libro di Ivo Mej “Moro rapito! Personaggi, testimonianze, fatti” (Barbera editore) con: Gianluca Mazzini, Massimo Bernardini, Paolo Colombo e Giorgio Santerini. Saranno proiettati filmati audio e video dell’epoca.

Sono usciti molti libri sul caso del rapimento-omicidio del presidente Aldo Moro, ma questo è il primo che ricostruisce la vicenda con una documentazione stampa completa. Infatti, l’autore analizza come dal 16 marzo 1978 siano cambiati i media e il modo di fare informazione nel nostro Paese. Con il rapimento Moro, per la prima volta nella storia della televisione italiana, la "finestra si è aperta" sul mondo di notizie che si affastellano una sull’altra nell’incertezza della verità.
Questo sarà il tema al centro del dibattito a cui parteciperanno, insieme all’autore:
Gianluca Mazzini, capo-redattore di Mediaset, Massimo Bernardini, conduttore e autore di Tv Talk, Rai Educational, Paolo Colombo, professore di Storia della Politica presso l’Università Cattolica e Giorgio Santerini, già segretario FNSI.

Ivo Mej
è giornalista, autore e animatore di programmi televisivi di intrattenimento informativo per LA7. Il suo primo libro, Le nuove mille e una notte, è stato pubblicato da Barbera nel 2006. Vive e lavora a Roma.

Roma, 6 maggio 2008


Su questo blog leggi anche:


intervista a Ivo Mej a cura di G. Iannozzi


    leggi gratis un capitolo del libro

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 14:09 | cultura, politica, libri, ricorrenze, editoria, presentazioni, appuntamenti, giornalismo, rassegna stampa, comunicati stampa, in libreria, pubblicitĂ , commemorazioni, ultime notizie, br , brigatisti | clicca per commentare commenti (6)



Padre Pio seppellito nel suo stesso vestiario

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, aprile 24, 2008





Padre Pio seppellito nel suo stesso vestiario

esposto per la gioia della folla in diretta mondiale

Ed è subito bagno di fedeli e di curiosi



di Giuseppe Iannozzi



E’ durata un paio d’ore a San Giovanni Rotondo, davanti a 15mila fedeli, la cerimonia eucaristica presieduta dal cardinale Josè Saraiva Martins, prefetto della congregazione delle cause dei santi, in occasione dell’ostensione del corpo di Padre Pio. Un evento mondiale seguito in diretta anche da alcune televisioni straniere, ma anche preghiere lette in diverse lingue per i fedeli di tutte le origini.
Alla cerimonia è seguita l’esposizione delle spoglie del santo per la venerazione del popolino. Prima è stato il cardinale Saraiva Martins a sostare in preghiera per diversi minuti davanti ai resti di padre Pio, nella cripta del convento di Santa Maria delle Grazie. La salma del santo è poco visibile, a dire il vero è invisibile: il volto è difatti seppellito in una bella maschera di silicone e il corpo dal pesantissimo abito e dalle scarpe.

«Non cerchiamo clamore, chiasso, letture distorte e avventate, vogliamo onorare e benedire il Signore mirabile nel suo fedele Servo che ha fatto della sua esistenza e del suo corpo segnato dalle stigmate di nostro Signore Gesù Cristo uno strumento alto e leggibile di quella immagine e somiglianza di sé con cui il Dio creatore ci ha plasmati»: così assicura l’arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, monsignor Domenico Umberto D’Ambrosio, al cardinal Saraiva Martins. «E’ un giorno di festa - ha detto D'Ambrosio - perché vogliamo celebrare l’immensa santità di Dio che si riverbera e si rende visibile e fecondante nelle creature che sanno accogliere il mistero di Dio e lasciano che il dono del suo spirito le modelli a immagine della sua unica e inimitabile santità».

Nell’omelia il cardinale Saraiva Martins ha definito Padre Pio «santo della gente» e «padre fecondo di anime». «Avvicinarci, conoscere meglio Padre Pio, diventato ormai il santo della gente, che ora sarà ancora più accessibile, mediante la nuova sistemazione del suo corpo, richiede da parte nostra l’umiltà di riconoscere il mistero. Lui stesso aveva detto di sé, scrivendo il 15 agosto 1916 al suo direttore spirituale e confidente, padre Agostino: “Che dirvi di me? Sono un mistero a me stesso”. Noi oggi veneriamo il suo corpo, inaugurando un periodo particolarmente intenso di pellegrinaggio. Questo corpo è qui, ma Padre Pio non è soltanto un cadavere: infatti egli, che è vissuto in piena unione con Gesù crocifisso, vive adesso nella definitiva comunione con Gesù risorto. E le reliquie sono l’annunzio della nuova creatura che sorgerà in comunione con il Risorto».

Nel pomeriggio una conferenza: partecipano l’arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, monsignor Domenico D’Ambrosio, frate Aldo Broccatro, ministro della Provincia religiosa Sant’Angelo e Padre Pio dei Frati minori cappuccini, nonché la commissione dei periti che nella notte tra il 2 e il 3 marzo ha riesumato le spoglie. Il 19 marzo il Consiglio dei Ministri, a seguito della richiesta portata alla Prefettura di Foggia e dal Comune di San Giovanni Rotondo, ha dichiarato il 24 aprile «grande evento». Carabinieri, poliziotti e Guardia di finanza per evitare incidenti, una mobilitazione di forze che non ha quasi precedenti nella recente storia d’Italia. Novemila posti letto degli alberghi di San Giovanni Rotondo stracolmi di fedeli e di addetti ai servizi. Si contano 93 testate giornalistiche accreditate ospitate a San Giovanni Rotondo. Accreditate da chi e per che cosa? L’interrogativo c’è e rimane tale.

La faccia di Padre Pio
è stata preventivamente nascosta da una maschera in silicone, l’abito che indossa è stato invece cucito dalle mani delle suore clarisse di clausura del Monastero della Risurrezione di San Giovanni Rotondo. I mezzi guanti e le calze sono quelli che Padre Pio conservava nell’armadio a muro nella cella in cui è stato trovato morto, tra gli indumenti non ancora utilizzati. La stola è di una foggia precedente il Concilio Ecumenico Vaticano II; grossomodo è simile a una «broccatura» su pura seta bianca. La stoffa (cinque metri) è stata tessuta negli anni Sessanta; fu acquistata nel 1987 e conservata in previsione di eventi particolari. Il ricamo evidenzia i dettagli dei melograni (simbolo della fecondità ministeriale nella Chiesa) e dell’uva (simbolo della gloria della vita eterna). La stola conta ben 312 pietre di cristallo di rocca fumee e sferule d’oro; la frangia è stata realizzata alternando elementi gemmati in canutiglia e fiocchi d’oro. Il paramento è costato oltre 200 ore di lavoro. Realizzata da un’azienda di Treviso - la stessa che a suo tempo curò l’abbigliamento liturgico di Papa Giovanni Paolo II e che oggi veste Joseph Ratzinger, nonché i fedeli del Giubileo del 2000 -, la stola non passa inosservata addosso alla mummia di Padre Pio, che così addobbato pare seppellito nel suo stesso vestiario.

«Qui non è un feticismo, è mettere in risalto la dignità, la bellezza del corpo mortale che è un tutt’uno con l’anima»: a gridare è il vescovo di San Giovanni Rotondo, monsignor Domenico D'Ambrosio, sulla riesumazione del corpo di Padre Pio durante la conferenza stampa. «Nella norma della Chiesa c’è il procedere alla ricognizione di corpi mortali, di candidati alla santità o di santi. Solitamente la norma è che si proceda alla riesumazione durante il processo canonico, nella fase diocesana o quando tutto passa alla congregazione delle cause dei santi. Se c’è una differenza per Padre Pio è che ciò non è avvenuto durante la fase canonica». Citando le parole di Paolo VI - che aveva definito la devozione per Padre Pio una “clientela mondiale” -, D’Ambrosio ha sottolineato che con la riesumazione «abbiamo ritenuto procedere alla ricognizione perché abbiamo bisogno anche di questi segni».

Non c’è che dire: è il trionfo assoluto della Morte portata sotto gli occhi dei vivi loro malgrado, presenti e incapaci di levare gli occhi dal più orrido feticismo che si possa immaginare in Terra. E’ il trionfo della Morte e dell’iconoclastia più becera. Padre Pio continua a rimanere sepolto nel suo stesso vestiario. E questo è davvero tutto quel che c’è da sapere.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 19:47 | polemiche, ricorrenze, trash, cronaca, controinformazione, costume, prima pagina, feticismo, cattolicesimo, ultime notizie, cronaca vera, notizieflash, opinionismo, last news, editoriale di g iannozzi | clicca per commentare commenti (13)



Anna Politkovskaja “Woman of the Year”

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, dicembre 21, 2007





Anna Politkovskaja


“Woman of the Year”



Fonte: beppegrillo.it





Nota Bene: Anch'io premio Anna Politkovskaja. Anna Politkovskaja "Woman of the Year" per i più che sacrosanti motivi espressi da Beppe Grillo sul suo blog. E aggiungo: se il mondo avesse più persone di coraggio e di  grande valore morale e politico, persone come Anna Politkovskaja, allora (forse) questo mondo sarebbe un po' più vivibile.

Vi invito anche a leggere "Putin uomo dell'anno, lo dice il Time", articolo a mia firma già apparso sulle pagine di questo blog, qui. [g.i.]


Putin è stato eletto “Person of the Year” dal Time. Molti sono perplessi, ma non sanno che al secondo e al terzo posto si sono classificati lo Yeti e l’incredibile Hulk. Non c’era scelta e ha vinto a mani basse l’ex tenente colonnello del KGB. Esiste del resto un precedente. Nel 1939 il Time premiò Stalin, alleato dei nazisti. L’ex seminarista che aveva occupato la Polonia per liberarla dai reazionari ufficiali polacchi con un proiettile nella nuca nelle fosse di Katyn. L'anno prima il Time aveva indicato Adolf Hitler come uomo dell'anno...
Se il Time propone Putin, questo blog premia come “Woman of the Year Anna Politkovskaja, la giornalista uccisa a Mosca nell’ottobre del 2006 .
Riporto il suo giudizio su Putin dal libro “La Russia di Putin” di Adelphi.

“Putin – figlio del più nefasto tra i servizi segreti del paese – non ha saputo estirpare il tenente colonnello del KGB che vive in lui, e pertanto insiste nel voler raddrizzare i propri connazionali amanti della libertà. E la soffoca, ogni forma di libertà, come ha sempre fatto nel corso della sua precedente professione …
Breznev è stato pessimo, Andropov sanguinario sotto una patina di democrazia, Cernienko un idiota. Gorbaciov non piaceva. Eltsin ogni tanto ci costringeva a farci il segno della croce per timore delle conseguenze delle sue decisioni. Colui che è stato una loro guardia del corpo, assegnato allo scaglione 25 con il compito di starsene impalato nel cordone di sicurezza quando il corteo di VIP sfrecciava oltre, proprio lui, Putin, incederà sul tappeto rosso della sala del Cremino. Da padrone. Tra lo scintillio degli ori degli zar appena tirati a lucido, mentre la servitù sorriderà sottomessa e i suoi sodali – tutti ex pesci piccoli del KGB assurti a ruolo di grande importanza – gonfieranno il petto …
Putin ha dimostrato più volte di non comprendere il concetto stesso di dibattito. E tanto meno quello di “dibattito politico”: chi sta sopra non discute con chi sta sotto, e se chi sta sotto si permette di farlo diventa un nemico. Se Putin si comporta in questo modo non lo fa perché è un tiranno o un despota congenito, ma perché così gli è stato insegnato. Queste sono le categorie che gli ha insegnato il KGB e che lui stesso ritiene ideali, come ha più volte dichiarato … Per questo rifiuta i dibattiti pre-elettorali: non sono il suo ambiente, non è capace di parteciparvi, non sa reggere un dialogo. La sua arte è quella del monologo, il suo schema quello militare: da basso rango era costretto a non fiatare? Ora che sono in cima alla scala parlo, anzi monologo, e che gli altri fingano d’essere d'accordo con me.” Anna Politkovskaja

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:40 | segnalazioni, riflessioni, appunti, ricorrenze, personaggi famosi, appelli, giornalismo, iniziative, blogosfera, diritti umani, prima pagina, attualitĂ , omaggi, libertĂ , societĂ , blogger, commemorazioni, per un mondo migliore, societĂ  e politica, iannozzi and friends, woman of the year | clicca per commentare commenti (4)



No More Blood/ For Democray in Burma - 776 B.C. - The Games Begin | 2008 A.D. - Game Over

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, dicembre 16, 2007


776 B.C. - The Games Begin | 2008 A.D. - Game Over


No more blood
For Democracy in Burma




firma il nuovo urgente appello promosso
da Amnesty International


Amnesty International.it

Myanmar: arrestato monaco buddista



by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 11:46 | amore, ricorrenze, appelli, religione, video, iniziative, diritti umani, prima pagina, vergogna, libertĂ , societĂ , solidarietĂ , ingiustizia, scandali, videonotizie, allarmi, societĂ  e politica, tirannia | clicca per commentare



Le bukowskiane, la serie delle nere - versioni alternative inedite

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -



fotomontaggio di g.i.
- i versi nell’immagine sono di G.D. Rossetti (The House of Life) -
 

 
Le bukowskiane


la serie delle nere

 
versioni alternative inedite


 
di Giuseppe Iannozzi
 




 
“Impossibile per gli amati è morire, perché l’amore è eterno”
 
Emily Dickinson
 
 
 

 
DARK LADY
 
 
Sfocia il mare nella spuma
E c’è quella barca nera
E tu lì, persa a guardare
            te stessa immobile
            mentre le onde tempestano
 
Sei in quel nero vestito
       che fa capire un desiderio
       che solo la barca sulla sabbia sa
 
Dark Lady, il mare spuma
Viene in te
Ma tu non vieni nel mare
Rimani ancorata alla barca
              reclinando sullo scafo
              negra tempesta di capelli,
              tenendo gli occhi aperti
              al cielo sposati
              in un quasi orgasmo salato
              e nelle onde perso
 
Onde lontane,
lontane come te
 
Chissà che pensi!
Che immagini dando il ventre,
         il seno, il pube,
         alla barca arrovesciata?
Che è il posto sbagliato
Che non doveva essere così
         il sogno d’una vita
Che non può essere tutto
         un perdersi così
         senza senso, senza sesso,
         un amare salato sulle labbra
         sulle nude gambe scoperte
         ad aprire un solitario spiraglio
         al vento
 
E la sabbia, la sabbia preme sulla pelle
E la spiaggia confonde sua vastità nel sale
 
Dark Lady, che ci fai in quel nero sudario?
Il mare s’è calmato ma non il cielo
             che continua a sprofondare
             oltre l’orizzonte
 
Guardi il mare
Guardi il mare, ancora
Poggi la schiena alla barca arrovesciata
            e ti fai sua àncora
            provando a penetrarla
            con la carne
 
Cercando l’infinito
                  gli occhi invidiosi
                  varcano il cielo
Tenti di calmare i capelli
               raccolti in un’erezione
E comprendi che sei nera, nera, nera
    non più vergine come il mare, come il cielo
 
Ma non è bello capire
      starsene lì nell’abbandono
      con l’amore chissà dove, lontano
E tu a vestire parte di Dark Lady
 
C’è ancora sabbia
       e una spiaggia da camminare
 
Una barca se ne va felice
        a cavallo delle onde
E un uomo che non conosci
   guida la sua vela
Lontano
 
 
 
 
 
INFINITO
 
 
Si tende all’infinito assoluto
che è sempre insoluto.
 
Non c’è sorriso su questa spiaggia
per la donna solitaria plagiata dal mare:
le onde, la barca arrovesciata, il cielo.
E lei,
        e lei,
e la schiena par quasi penetri
lo scheletro dello scafo,
ma i seni puntano il cielo.
Peccato lei non li possa vedere:
c’è la notte celeste a coprirla
con la sua profondità.
 
Si tende all’infinito.
 
 
 
 
 
MISTERO
 
 
Nudo di donna
sotto la gonna.
Metti i tacchi alti
sui baci stampati
nei nostri volti
di nero mascherati.
 
Si è
amanti,
distanti.
 
 
 
 
 
EREBO
 
 
Se pareba boves, alba pratalia araba, / albo versorio teneba et negro semen seminaba.
 
 
Non so se sia sbagliato
Ma qui fanno le quattro
 
Mi scrivesti
Che avresti voluto scrivermi
Una lettera romantica
Ma c’è che ti voglio,
ti voglio e sono proprio io
E qui fanno sempre le quattro
E un’ubriacatura dura
   come il culo del diavolo
 
Avrei voluto scrivere poesia d’amore
Non troppo harmony, non troppo innocente
Ed invece c’ho solo il sospetto d’esser inetto
Mentre cullo abbracciato il tuo sogno
Che non mi si leva dalla mente
Che non mi assolve da te
Perché ti immagino a me stretta a scivolare nei vicoli
A farci fare l’amore dal buio,
riparati da sguardi indiscreti
Perché ti immagino spiare l’affanno nostro
             consumato tra le tue gambe
Mentre stretti stretti gli invidiosi
              ci dicono Gabriel and Elisabeth Siddal
 
Ma, caro amore, qui fanno sempre le quattro
E solitudine, e cenere alla cenere, e una Diana e un po’ di neve
Mentre son qui ammazzato da dieci seghe
Così perdonami se sono un tipo alla mano
E mi sbatto al freddo sul balcone
   a guardare la neve che fiocca via
E poi sbatto il volto nel bianco di sua verginità
 
Avrei voluto esser romantico
 
E invece mostro ingenuità in preghiera
    come le campane della chiesa a trombare le quattro
    nell’agitato animo
 
Io che non c’ho manco il polso preciso d’un meccanico
Io prego un Dio che non so
    per muovergli rimprovero che è ossessione
    se un uomo deve accendere una sigaretta,
    - vento e fumo -
    e rimettere cenere alla cenere
 
Cazzo! Tira un vento selvaggio su questo balcone
E brucio in volto un rasoio che non conosco
 
Chissà che si prova a stringersi stretti stretti
Sfidando il freddo nei vicoli a correre dietro a noi
Che indiavolati sciupiamo baci per dannarci
[…]
Chissà che si prova a spiare l’invidia di chi non ha…
Rubando al sole tutta la luce
[…]
Chissà che si prova a congelare i fiati,
              fumetti nell’aria sposati
E poi insieme ridere e sorprenderci
   che è vero il nero sole calato in noi
 
Lo so
Lo so
Ma tu non seguire da lontano le mie orme
Ma tu non inseguire il mio fantasma silenziosamente
Lo sai, lo sai, lo sai
             che qui il vento tira forte
             e la neve fa la sua parte
E fa che qui fanno sempre le quattro
    d’un mattino presto alba
    mentre staglio severo il volto
    come rasoio a tagliare l’aria solitaria
    per dannarci
    con il romanticismo che so,
    che posso
    che dice che i buoi sono le dita delle mano,
    il campo bianco è il foglio di carta,
    mentre il bianco aratro
    e la penna d’oca
    e il nero seme
    è l’inchiostro 
 
Dovrei sorridere
C’è l’Erebo da passeggiare con la mia Bella
Dovrei sorridere o sembrerò brutto, troppo
Il mio profilo, lo conosco, è il solito, severo:
sembro Lenin da giovane,
ma io ho occhi grandi e belli, neri come petrolio
Mi fregano gli occhi: dicono troppo di me
Fossi stato allucinato epilettico nello sguardo
come Fjedor Michailowitsch Dostojewski,
fossi stato completamente disperato
come Vladimir VladimiroviÄŤ Majakovskij,
e invece manco un sorso di whisky
per inventarmi suicida ‘suicida'
con un colpo di pistola nel vicolo Lubjanskij,
perché lo giuro, sono d’un amore immutabile e fedele
E l’Erebo che penso,
coi suoi vicoli,
non accoglie un dove per un colpo di pistola,
e neanche nasconde un dove per una testa rotta
da un’anonima svogliata bottiglia
piena di vuota ubriacatura
 
E’ buio nero
E’ notte alle quattro d’un quasi mattino,
perché non ti ho baciata,
non quando tu lo volevi,
non nel modo che desideravi
 
E qui fanno sempre le quattro
e un’ubriacatura.
Ma c’è di bello che
che non ho una pistola
e neanche un dolore
che possa trapanarmi la tempia
 
 
 
 
 
NERO EROTICO
 
 
Ti disegno con la mente
Ti disegno con le mani
Ti disegno col nero
Ti disegno con altro nero
Ti disegno con l’oro
Ti disegno le labbra con un po’ di rossetto
Ti disegno gli occhi con i miei
Ti disegno con le mani i seni
Ti disegno con le mani le spalle
Ti disegno con le mani il fondoschiena
Ti disegno con le mani le gambe
Ti disegno con un bacio l’Inferno dantesco
E ti mangio,
Rosa Pelvica
 
Ti spoglio con la mente
Ti spoglio con le mani
Ti spoglio perché ti ho disegnata
Ti spoglio con il mio corpo sposandolo al tuo
Ti spoglio così, semplicemente complicato
E ti mangio tutta, senza pietà
Rosa Pelvica
 
 
 
 
 
ETERNA EBBREZZA
 
 
Mia sola Tenerezza,
mi sei ebbrezza:
in un sorriso
sul tuo viso
io ci vivo.
 
Mi manca l’aria
se non sento gioia
spremuta
temuta
da sazietà
confinata
nella libertà
d’una carezza
subito mutata
in graffiante freschezza.
 
Mi manca
il sapore
di quell’amore
assoluto
che sbianca
in rossore
che fa all’amore
risoluto.
 
Tenerezza
al petto legata,
tengo tua carezza
baciandola,
sapendola
inutile triste
ricchezza.
 
Ti appartengo
senza condizionale;
e poi m’arrendo
nel tuo grembo
quasi morendo
quasi nascendo.
 
In te sono lontano
da ogni umano
male.
 
In te sono vicino
ad ogni divino
dolore.






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JuJol.com

JuJol - la folle corsa

JuJol.com - la folle corsa

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 00:10 | poesia, amore, ricorrenze, dark, amicizia, sesso, senza parole, hard, erotico, sgarbi, gotico, luci rosse, giuda, avanguardia, avantpop, king lear, jujolcom | clicca per commentare commenti (7)



Hasta Siempre Comandante Che Guevara - cadevi il 9 ottebre 1967 in Bolivia

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, ottobre 08, 2007



Che - rip by Chatterly

- by Chatterly -




Hasta Siempre   Ernesto Che Guevara


Ernesto Che Guevara assassinato il 9 ottobre 1967 in Bolivia.
Sempre ci indigneremo davanti alle ingiustizie sociali,
come ci hai insegnato tu, Comandante!


Hasta Siempre Comandante




Seppelliti con una rosa


A chi lotta da sempre,
al Comandante Che Guevara


Comandante, fuori è la solita guerra:
muoiono in tanti per difender la terra
sputando sangue, sudando agonia.
Ma seppelliti con una rosa.

Comandate, fuori è un mare rosso:
non ce la faccio a contare tutti i caduti.
Fanno presto i maledetti caricatori a finire
ma non un deciso pugno d’uomini a morire.

Comandante, fuori è solo un fottuto giorno
che dura da infiniti anni nei piagati affanni.

Comandante, fuori è solo un cazzo d’inferno
che non abbandona la crudeltà dei prepotenti.

Comandante, fuori è saper d’esser fuori da soli
e nessuna speranza negli occhi chiusi al sole.

Ma seppelliti con una rossa rosa
e la sventolante bandiera, alta e fiera.





I
l paradiso del Che
il suo sogno, il nostro



Per ricordare l’amore,
il paradiso terrestre del Che


Amore, mi domanderai perché
amo gli occhi che non ti ho visto;
poi m’inginocchierai a te perché
possa sotterrare la vista ai tuoi piedi;
ma non c’è bisogno di aggiungere altro,
il superfluo non è per noi. Non è per noi.

Oh Amore! Se tu sapessi
quanto forte è il dolore
e la morte che l’accompagna,
non m’inviteresti a dividere
il pane con te, né il letto.
Il Paradiso può ospitare tutti,
tranne me e un colpo di pistola.

Questa notte è fredda
e solo fischia il vento
mentre scrivo una poesia
per non dimenticare
che l’uomo è l’uomo
ed è facile farlo fuori
tendendogli un’imboscata.
Amore, non c’è scongiuro
che possa allontanare
i tuoi occhi che non ho visto,
né quelli penetranti del proiettile
confinato nella mia testa.

Oh Amore! L’asma non mi lascia
un attimo di pace in un respiro;
eppur m’ostino a respirare
con le gambe spezzate:
fioriscono rose di sangue
ad ogni mio passo,
lasciano di sé tracce
ma non in Paradiso.

Oh Amore! Il braccio è stanco
ma non s’arrende allo sconforto,
anche se so che presto dovrò morire
seppellito nelle lagrime del mondo
che m’ha visto imbracciare
la fragilità della libertà.

Oh Amore! Ti ripeto all’infinito
ma non ti grido mai d’amarmi
più di quanto tu già non faccia.
C’è una valida scusa per vivere,
e una ragione per morire
senza rimpiangere il destino
e chi profila all’orizzonte
la bellezza in Cielo del Paradiso.

Ho camminato tanto in vita
curando di farla vivere la vita
in chi ho incontrato e amato:
lascio la bandiera
e l’ultimo sigaro cubano
che avrei acceso
in segno di vittoria
se la Bolivia non avesse tradito
il mio ultimo fiato.

Ho camminato tanto in vita, per la vita.
Ed ora sono una bandiera al vento.
Ed ora sono in cento e cento sguardi.
Ma il mondo è uguale a come l’ho lasciato.

Amore, mi domanderai ancora perché
amo gli occhi che non ti ho visto?
E m’inginocchierai ancora a te perché
possa sotterrare la mia vita ai tuoi piedi?

Oh Amore! Se tu sapessi
quanto forte è l’amore
e la vita che l’accompagna,
m’inviteresti ancora a dividere
il pane con te e il letto
per una speranza nuova?
Ma prima devi sapere che
il Paradiso può seppellire tutti,
tranne me e un colpo di pistola.
Ma prima devi sapere che
il Paradiso lo vorrei qui, oggi,
mentre dormo sepolto nella terra
che ho amato più di me stesso.

Amore, mi trattengo giusto un attimo:
vorrei vederli veri gli occhi
dell’Amore,
perché il superfluo non fa per noi,
perché il superfluo non fa risorgere
il meglio di noi. Se c’è. Se c’è.

E’ tutto dal Che!





La Fontana delle Lacrime
(canto per Federico Garcia Lorca)



a Federico Garcia Lorca,
all’Arte che si oppone alla prepotenza fascista
di ogni tempo e di ogni dove



Ora devi sorridermi,
perché sto per amarti,
perché sto per accecarti
Ora devi darmi un po’ di luce,
perché i miei occhi sono ciechi
E lo sai che la colpa è solo tua

Guarda! Guarda! Guarda!
Sono in ginocchio, sono nudo
Non puoi ignorare quest’uomo
Non puoi fingere che,
che ama solo se stesso
O l’acqua morta
della Fontana delle Lacrime

Le mie dita suonano il tuo corpo
Ma tu rispondi, dolore!
E io solo grido, amore!
La rima è facile,
più difficile legare noi
nel volo delle bianche colombe
che piangono poesie:
in Spagna, un morto
è più vivo
come morto
che in qualsiasi altro dove:
il suo profilo ferisce
come il filo d’un rasoio

Guarda! Guarda! Guarda, ora!
Ho i polsi tagliati
e suono ancora la tua canzone,
quella che ci ha innamorati
Guarda! Guarda! Guarda, ora!
Ho il cuore a pezzi
e batto ancora il petto
e il tempo perché non ho che te,
perché non ho altro che bianchi gigli,
la purezza e il tuo biondo capriccio
Guarda! Guarda! Guarda, ora!
No, non dire che non si può fare,
che non si può amare e soffrire
suonando uguali note sul piano
dei nostri corpi di luce

No, non lasciamo morire la Luna
e il suo splendore: questa fontana,
questa fontana ha pianto abbastanza
Sì, sono cieco, ma vedo che mi ami,
che mi piangi ancora con occhi di colomba

Ti perdono la colpa, ogni bianco giglio
Ti perdono il fiore di sangue
disegnato dalla tua inespressa poesia
sul mio cuore che batte, che batte ancora
per te, per i tuoi occhi spalancati su di me

Ti prendo, prendo te e il tuo biondo capriccio
perché sto per amarti nelle tue lacrime,
perché sto per accecarti nella luce della Luna

Sei sempre un colpo al cuore,
una poesia che uccide e non sa uccidere
Ma sei sempre un colpo al cuore
No, non lo puoi negare, Amore!

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 21:24 | poesia, amore, anniversari, ricorrenze, personaggi famosi, dediche, libertĂ , artisti, ospiti, per un mondo migliore, artedigitale, tribute to, iannozzi and friends | clicca per commentare commenti (12)



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