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La Moratti dice addio a Sgarbi: non eravamo la coppia più bella del mondo!
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venerdì, maggio 09, 2008

La Moratti dice addio a Sgarbi
Non eravamo la coppia più bella del mondo!
The Day After: "Impossibile". Il sindaco di Milano Letizia Moratti non ha nessun dubbio: con Vittorio Sgarbi è tutto finito. La freddissima replica arriva così al critico d'arte Sgarbi, il quale aveva espresso il desiderio di non dimettersi dall'incarico, restando "assessore al Nulla". Il sindaco Letizia Moratti, stuzzicata dai giornalisti, ha ribadito le ragioni che l'hanno spinta a licenziare l'assessore. "E' venuta meno la fiducia per mancanza di rispetto nei confronti della giunta".
Vittorio Sgarbi propugna le sue ragioni con pugno di ferro e, senza farsi pregare, rivela di averne già parlato giovedì sera con Silvio Berlusconi: "Ho ricevuto il consenso di Maroni, Castelli e Berlusconi". Il critico d'arte parla della "insensatezza delle offese ricevute": "Io ho fatto solo bene per la città, ho difeso Berlusconi da chi lo insultava e gli dava del fascista come l'architetto Daniel Libeskind. Sui grattacieli di Milano la penso come Berlusconi, difendo la città contro una intollerabile speculazione A questo punto, eliminare uno scomodo mi sembra una forma di grossolana ingenuità da parte del sindaco". E sottolinea: "E' la Moratti che è fuori dalla linea, è lei che manca di rispetto verso i cittadini non avendo la capacità di opporsi alla speculazione". Vittorio Sgarbi spiega anche i motivi per cui non c'è dialogo: "Non lo posso accettare, quando invece di essere ringraziato vengo cacciato. Non voglio favori, ma giustizia". Quanto alla possibilità di essere chiamato a fare il sottosegretario ai Beni Culturali, ruolo per il quale Sgarbi si è in più di un'occasione candidato: "Ne ho parlato con Berlusconi. Lui mi ha detto che ne parlerà con Bondi. E' un'ipotesi politica rispettabile, ma non decido io, decide Berlusconi".
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Boicottiamo Tariq Ramadan e Valerio Evangelisti, e non La Fiera del Libro
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martedì, maggio 06, 2008

Boicottiamo Tariq Ramadan
e Valerio Evangelisti,
e non La Fiera del Libro

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Addio Sinistra!
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mercoledì, aprile 16, 2008

Addio Sinistra!
Bertinotti: “Non posso credere
che ci sono tanti coglioni che votano a destra!”
Post Scriptum dell'ultima ora: La Cassazione dà una mano ai precari dei call center: chi svolge lavoro in un centralino con l'obbligo di osservare un orario, utilizzando strumenti e l'ambiente messi a disposizione dal datore, ha diritto ad un contratto stabile.
A stabilirlo è addirittura la Suprema corte che ha respinto il ricorso di una società del settore pubblicitario, la quale aveva citato in causa l'INPS sostenendo che le ragazze impiegate nel call center all'interno dell'azienda veneta, erano lavoratrici autonome. L'INPS ha fatto alcuni doverosi controlli ed ha accertato "la natura subordinata del rapporto fra l'impresa e le dipendenti". Il datore di lavoro, più che mai scontento, si era rivolto al Tribunale di Padova, che, nel 2001, gli aveva dato ragione affermando "la natura autonoma del lavoro prestato dalle giovani". La Corte d'appello di Venezia era invece pervenuta ad una decisione opposta dichiarando che "il lavoro svolto dalle 15 ragazze aveva natura subordinata". Contro il secondo verdetto l'azienda aveva presentato ricorso in Cassazione. E in Cassazione ha perso. I giudici della sezione lavoro hanno ritenuto corretta la sentenza della Corte d'appello. La Cassazione spiega che "il giudice di merito ha ritenuto elementi qualificanti della subordinazione delle dipendenti, le circostanze che seguivano le direttive impartite dall'azienda, avevano un preciso orario di lavoro e utilizzavano attrezzature e materiali della società".
Che succederà ora? Spariranno i call center perché nessuna azienda vorrà più prendere con sé delle persone che sarebbe poi costretta ad assumere, quindi a regolarizzare? O finalmente i call center diventeranno dei luoghi di lavoro, se non più vivibili, perlomeno regolarizzati?
Non votare. E' un tuo diritto.
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lunedì, aprile 14, 2008
Non votare. E' un tuo diritto.

Il Times nel pallone - Ettore Masina in una lettera su Rossiorizzonti
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domenica, aprile 13, 2008
Il Times nel pallone



Ettore Masina: una lettera da leggere
La coscienza mia è quella di un cheguevarista convinto e proprio per questo non riesco a perdonare i tanti sgambetti che la Sinistra ha fatto: i diari del Che mi restituiscono sì un uomo romantico, un idealista, ma anche un uomo pragmatico che quando si trattava di punire non ci andava giù leggero soprattutto con quei compagni che avevano tradito “la causa”.
[ g.i. ]
Validi motivi per non votare né a Destra né a Sinistra
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venerdì, aprile 11, 2008

Il mio pensiero è
che i politici…
Se chiedo alla mia sinistra se la Sinistra fa male, non arriva nessuna risposta: d’altro canto non vedo perché il vuoto dovrebbe avere cognizione del dolore e dei sentimenti.
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I coglioni di Berlusconi!
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giovedì, aprile 10, 2008

I coglioni di Berlusconi!
di Giuseppe Iannozzi
Pare evidente a questo punto che al Cavaliere piace toccare, cioè chiamare in soccorso “i coglioni” quando si tratta di far “la sua politica”. Come non ricordare l’ex premier Silvio Berlusconi durante il suo intervento a Confcommercio? “Ho troppa stima per l’intelligenza degli italiani per credere che ci possono essere in giro tanti coglioni che votano per il proprio disinteresse. Scusate il linguaggio rozzo ma efficace...”. Sono parole che ancor oggi riecheggiano nella mente degli italiani e non solo, non a caso oramai noi italiani siamo famosi nel mondo per essere degli emeriti coglioni. Era il 6 aprile e correva l’anno 2006 dopo Cristo. Sul Cavaliere si abbatterono le ira degli astanti, che inorriditi lo puntarono con l’indice a titolo di malo esempio. Accadde così che già dal giorno dopo, gli italiani finirono con l’indossare magliette e altri gadget per “coglioni”. La scritta “fiero di essere coglione” prese a far mostra di sé su magliette, sulle terga di migliaia di jeans, su improvvisate bandiere, su piatti e tazzine… Si venne a creare un vero e proprio business, una moda e una mania: “coglione” è oggi la parola più conosciuta all’estero insieme a un’altra soltanto, “mafia”. All’estero quando incontrano un italiano subito sanno che è coglione, che probabilmente è anche un po’ mafioso, che bisogna girargli a largo.
Ci sarebbe di che ridere, non fosse per il fatto che il Cavaliere, con il suo linguaggio volutamente da tanghero, ha monopolizzato l’attenzione su di sé, confermandosi per l’ennesima volta un grande venditore, capace di creare dal nulla un esercito di coglioni che si sono prodigati a dirsi tali senza risparmiarsi, mettendo in piedi un mercatino di gadget surreali eppur tristemente indicativi dell’intelligenza popolare.
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elezioni sì, elezioni no
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giovedì, aprile 03, 2008

elezioni sì, elezioni no
come castrarsi con le proprie mani
il 13 e il 14 aprile
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Il Vasco Rossi che non vorrei: il Blasco nazionale rinnega sé stesso
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giovedì, marzo 27, 2008


Il Vasco Rossi che non vorrei
Il Blasco nazionale rinnega sé stesso
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