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La Moratti dice addio a Sgarbi: non eravamo la coppia più bella del mondo!

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, maggio 09, 2008





La Moratti dice addio a Sgarbi

Non eravamo la coppia più bella del mondo!

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
Era nell’aria. Impossibile credere che il sodalizio, mai idilliaco, fra Vittorio Sgarbi e il sindaco di Milano Letizia Moratti potesse durare più di tanto. Ieri il sindaco di Milano ha ritirato le deleghe dell’assessorato alla Cultura al critico d’arte Vittorio Sgarbi e lo ha escluso dalla Giunta comunale. La Moratti si è così giustificata: “Rilevato che l’assessore Vittorio Sgarbi ha assunto in varie occasioni, anche pubbliche, un atteggiamento non consono ai doveri di pubblico amministratore e considerato inoltre che lo stesso assessore ha tenuto comportamenti contrari alla lealtà nei confronti del sindaco e della giunta incidendo negativamente sull’operato ed immagine di tali organi e creando un clima di tensione interno alla maggioranza politica; ritenuto che per i sopra esposti motivi è venuta meno la fiducia del sindaco nei confronti di Vittorio Sgarbi il sindaco dispone la revoca della nomina di Vittorio Sgarbi quale componente della giunta comunale e della connessa delega alla firma degli atti di competenza del Sindaco per le attività in materia di Cultura”.
Le deleghe alla Cultura sono state assunte ad interim dalla stessa Moratti.
 
Vittorio Sgarbi ha così commentato la nota del sindaco di Milano: “Considero irricevibili le ragioni che hanno spinto il sindaco al ritiro delle mie deleghe, oltre che profondamente lesive della mia dignità”. Per il critico le non-ragioni che hanno portato al suo licenziamento dipendono dalle sue esternazioni durante la puntata di Anno Zero condotta da Michele Santoro. “Non si può rimproverare a me quello che Berlusconi, Bossi, Maroni e Castelli avrebbero detto al mio posto. Dopo tutto, ho anche difeso un illustre cittadino milanese come Veronesi che veniva insultato. Mi sarei piuttosto aspettato un ringraziamento. Se il sindaco di Milano non capisce lo spirito del Popolo delle Libertà, allora si pone un problema politico. Per questo, trovo le ragioni della Moratti irricevibili anche sul piano politico, perché non ho fatto altro che esprimere le opinioni della mia parte politica”.
Secondo il critico d’arte i motivi per cui il sindaco lo ha licenziato sono anche legati alla polemica intervenuta con i colleghi di Giunta sulla delibera “camuffata” per il patrocinio di una rassegna teatrale omosessuale: “Ho presentato in quel modo la delibera sulla rassegna di teatro gay, proprio per eliminare le polemiche e per evitare che si affermasse l’orgoglio gay. Mi sarei aspettato piuttosto le critiche dell’arcigay invece che quelle del Sindaco e della Giunta”.
 
Il centrosinistra si interroga per voce di Marilena Adamo e Pierfrancesco Majorino: “Non vorremmo che l’assessore Sgarbi, con la sua gestione discutibile, abbia comunque offerto al sindaco l’opportunità di iniziare un piccolo valzer di poltrone, il tutto sulla testa dell’arte, della creatività, dello spettacolo. Insomma: al momento ci sembra un gesto privo di un’idea di governo della cultura. Ci auguriamo di non essere costretti in futuro a rimpiangere Vittorio Sgarbi”. La Lega Nord, per voce di Matteo Salvini, interviene scherzando ma non troppo: “Visto che ascrivevano Sgarbi alla Lega e che nell’ultimo periodo Sgarbi si è molto leghistizzato prima con Calderoli e ieri a cantare Viva la Padania accanto a Bossi, crediamo di poter dire la nostra sul prossimo assessore ». Ma Forza Italia frena subito il giocoso entusiasmo della Lega: “Alla Cultura c’era un uomo indicato dal sindaco Moratti e noi rispettiamo la sua volontà. Così come abbiamo condiviso con il sindaco la decisione del licenziamento, così condivideremo i profili e i criteri del prossimo candidato assessore”.
 
Letizia Moratti e Vittorio Sgarbi non erano forse la coppia più bella del mondo?
Oggi la Moratti sembra ammettere che loro due non erano davvero la coppia perfetta.
Però adesso noi tutti si spera che non comincino a litigare tirandosi addosso le opere d’arte…

The Day After: "Impossibile". Il sindaco di Milano Letizia Moratti non ha nessun dubbio: con Vittorio Sgarbi è tutto finito. La freddissima replica arriva così al critico d'arte Sgarbi, il quale aveva espresso il desiderio di non dimettersi dall'incarico, restando "assessore al Nulla". Il sindaco Letizia Moratti, stuzzicata dai giornalisti, ha ribadito le ragioni che l'hanno spinta a licenziare l'assessore. "E' venuta meno la fiducia per mancanza di rispetto nei confronti della giunta".

Vittorio Sgarbi propugna le sue ragioni con pugno di ferro e, senza farsi pregare, rivela di averne già parlato giovedì sera con Silvio Berlusconi: "Ho ricevuto il consenso di Maroni, Castelli e Berlusconi". Il critico d'arte parla della "insensatezza delle offese ricevute": "Io ho fatto solo bene per la città, ho difeso Berlusconi da chi lo insultava e gli dava del fascista come l'architetto Daniel Libeskind. Sui grattacieli di Milano la penso come Berlusconi, difendo la città contro una intollerabile speculazione A questo punto, eliminare uno scomodo mi sembra una forma di grossolana ingenuità da parte del sindaco". E sottolinea: "E' la Moratti che è fuori dalla linea, è lei che manca di rispetto verso i cittadini non avendo la capacità di opporsi alla speculazione". Vittorio Sgarbi spiega anche i motivi per cui non c'è dialogo: "Non lo posso accettare, quando invece di essere ringraziato vengo cacciato. Non voglio favori, ma giustizia". Quanto alla possibilità di essere chiamato a fare il sottosegretario ai Beni Culturali, ruolo per il quale Sgarbi si è in più di un'occasione candidato: "Ne ho parlato con Berlusconi. Lui mi ha detto che ne parlerà con Bondi. E' un'ipotesi politica rispettabile, ma non decido io, decide Berlusconi".

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:53 | cultura, politica, riflessioni, polemiche, arte, spettacoli, cronaca, prima pagina, potere, sgarbi, ultime notizie, società e politica, notizieflash, last news, editoriale di g iannozzi | clicca per commentare commenti (7)



Boicottiamo Tariq Ramadan e Valerio Evangelisti, e non La Fiera del Libro

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, maggio 06, 2008





Boicottiamo Tariq Ramadan


e Valerio Evangelisti,


e non La Fiera del Libro
 

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
La battaglia di Maratona
A pochi giorni dall’inaugurazione della Fiera del Libro di Torino c’è ancora chi polemizza, a volte con argomenti a dir poco fallaci e privi di qualsivoglia buonsenso, altre ancora in modo del tutto pecoreccio. Tra i contestatori non troppo eccellenti anche Valerio Evangelisti, sulle colonne di Carmilla on line: “[…] Attualmente, oltre a strangolare Gaza e Cisgiordania, il governo di Israele ha cominciato a infierire anche sui palestinesi che hanno la sua cittadinanza.
Creato il nemico, spintolo all'integralismo islamico, riaffiorano i propositi di cancellarlo per sempre, proprio come etnia. Persino alcuni ministri israeliani ne parlano senza riserve.
E questo lo Stato cui il Salone del Libro di Torino intende rendere onore, celebrandone la nascita: una specie di apologia del colonialismo moderno.
E ora veniamo al tema degli scrittori. La protesta contro il Salone del Libro di Torino equivale a una condanna al rogo di autori e opere?
Già una selezione di scrittori imposta dal governo Olmert, dalle sue ambasciate e dai suoi uffici di propaganda, dietro sottoscrizione (almeno a Parigi) di un impegno a non criticare le proprie autorità nazionali, risulta sospetta. […] Domanda: è giusto glorificare in un Salone del Libro uno Stato (non una "cultura", ma una successione di governi ispirati alle stesse linee) che esilia scrittori propri ed elimina, tramite sicari, scrittori appartenenti a una diversa etnia che si intende cancellare?
Io lo trovo disgustoso.” Faccia una cosa saggia il buon vecchio Evangelisti, stia in santa pace a casetta sua, in Messico, invece di fomentare l’odio con approssimative quanto fallaci motivazioni per cui anche noi dovremmo provare il disgusto che prova lui. Il boicottaggio di un evento culturale è sempre e solo drammatico indizio di inciviltà. Ma in un paese come il nostro, l’Italia, che ha fatto dell’inciviltà il suo vessillo più di moda sia tra le fila di sinistra sia tra quelle di destra, par quasi superfluo domandarsi quale differenza dovrebbe mai esserci fra contestatori e contestati. In un paese dove si contesta per sapere dove si dovrebbe portare a cagare il proprio cane, dove l’editoria è in mano a quattro editori, in un paese che pubblica ogni minchiata purché firmata dall’idiota o dalla puttanella di turno, non sorprende che ci sia ancora gente incapace di capire che boicottare la cultura è solo sintomo di inciviltà pecoreccia.
 
Con una nota, il Quirinale ha risposto alle dichiarazioni dello scrittore musulmano Tariq Ramadan, tra i promotori del boicottaggio di Israele alla manifestazione torinese: “Il presidente della Repubblica non ha mai affermato che chi critica Israele è un antisemita e la sua presenza all’inaugurazione della Fiera del Libro di Torino è nella stessa linea della sua partecipazione a molteplici eventi culturali che hanno luogo in Italia”. Secondo Ramadan il Capo dello Stato avrebbe commesso un doppio errore: decidendo di partecipare all’inaugurazione della kermesse le avrebbe dato connotazioni politiche e avrebbe tacciato di antisemitismo i contestatori. “Venendo alla Fiera del Libro commette un duplice errore. Il primo semplicemente partecipando, perché la sua presenza certifica che si tratta di un evento politico e non solo culturale. Il secondo errore sta nell’aver tacciato di antisemitismo chiunque critichi lo stato di Israele: è un errore estremamente pericoloso”. Io invece trovo ben più pericolose le basse insinuazioni di Ramadan e lo sproloquio pecoreccio di Evangelisti, per esempio, ma è purtroppo una mera questione di punti di vista!
Ramadan, controverso e discusso teorico dell’Euroislam, ha continuato la sua polemica, senza tenere mai a freno la lingua: “A Parigi ero d’accordo a non boicottare il Salon du Livre perché all’interno c’era uno spazio riservato alla Palestina. A Torino, invece, sono a favore del boicottaggio perché qui non c’è nessun dibattito democratico, ci sono solo posizioni a favore di Israele”. La risposta del Quirinale non si è fatta attendere; in una nota si spiega chiaramente che la visita di Giorgio Napolitano avrà lo stesso valore delle sue partecipazioni ad altre manifestazioni italiane: “E’ del tutto falso attribuire al presidente Napolitano l’errore di aver tacciato di antisemitismo tutti coloro i quali criticano lo stato di Israele. La critica delle politiche del governo israeliano è del tutto legittima, innanzitutto all’interno di Israele. Quel che è inammissibile è qualsiasi posizione tendente a negare la legittimità dello stato di Israele, quale nacque per volontà delle Nazioni Unite nel 1948, e il suo diritto all’esistenza nella pace e nella sicurezza”.
 
Visto che siamo invischiati, volenti o nolenti, in modaiola epoca di boicottaggi, sarebbe interessante invitare i lettori a boicottare quegli scrittori che oggi invitano a non accedere alla cultura che sarà alla Fiera del Libro di Torino. Questi scrittori, o intellettualoidi che li si voglia considerare, che assaggino la loro stessa medicina: invito dunque i lettori a non leggere né Valerio Evangelisti né Tariq Ramadan. Io direi, finalmente in pace con me stesso, che è atto dovuto e più che mai legittimo boicottare chi oggi si fa promotore di idee tanto disgustose.

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by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:37 | cultura, politica, riflessioni, polemiche, web , controinformazione, appuntamenti, iniziative, blogosfera, provocazioni, notizie dalla rete, prima pagina, società, blogger, sgarbi, scrittori, ultime notizie, stalinismo, allarmi, notizieflash, opinionismo, editoriale di g iannozzi, la battaglia di maratona, inkazzatissimo, diritti del lettore, copia e diffondi | clicca per commentare commenti (8)



Addio Sinistra!

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, aprile 16, 2008






Addio Sinistra!


Bertinotti: “Non posso credere


che ci sono tanti coglioni che votano a destra!”
 

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
In Italia non abbiamo Zapatero. Abbiamo una Destra e basta. Quella che si fa chiamare Sinistra scimmiotta soltanto la Destra e pure male. In meno di due anni ha portato l’Italia sull’orlo del collasso, a un livello di povertà che fino a pochi anni fa pareva impossibile.
 
C’è bisogno di uomini che sappiano fare, e non dico che Berlusconi sia questo uomo. Ma riconsegnare l’Italia in mano alla nostra Sinistra - che è finta - è un masochistico desiderio di tagliarsi le palle da soli.
 
Parlavo giusto ieri con degli amici intellettuali francesi in visita in Italia: abbiamo parlato e mangiato, soprattutto abbiamo parlato di politica e sono rimasti letteralmente a bocca aperta nel ritrovare una Torino spenta, molto diversa e assai più povera di come l’avevano lasciata. Erano a dir poco scandalizzati per la campagna elettorale. Non dico neanche come l’hanno definita.
Il Comune di Torino è in rosso, non ha il becco di un quattrino: è così povero che per questa estate ha dovuto cancellare *** tutte *** le attività culturali e ludiche che si sono sempre tenute nei nostri giardini (punti verdi). A questo punto siamo arrivati.
 
C’è bisogno di uomini che sappiano fare, e poco importa che siano di Destra di Sinistra o di Centro. Importa che sappiano fare e che riescano a ridare almeno una boccata d’aria all’Italia.
Quello che ha fatto la Sinistra in due anni di governo non ci era riuscito nessun altro: una catastrofe su ogni fronte.
 
C’era una Sinistra in Italia?
Quando?
Io sapevo che la Sinistra era morta con Enrico Berlinguer.
C’era una Sinistra quando Bertinotti ha invitato a sostenere la guerra? O quando Bertinotti non ha mantenuta una, dico una sola, delle promesse avanzate in campagna elettorale, comportandosi peggio di un qualsiasi sinistro personaggio di Destra? Per questa finta Sinistra oggi io dovrei piangere?
 
Ho visto solo l’ottusità stalinista di due anni di mal governo, due anni che hanno finito di collassare l’Italia portandola a diventare quel che è: un quasi paese del terzo mondo. Adesso grazie agli stalinisti abbiamo le generazioni 400 Euro e quelle che a 40 anni stanno a casa con genitori ottantenni perché non si possono permettere nemmeno un cinema al mese.
 
Quella non era una Sinistra. Era ottusità stalinista.
 
Non sono felice del risultato elettorale, perché mi fanno schifo sia Veltroni che Berlusconi, allo stesso modo. Ma non mi preoccuperei di Berlusconi, non più di tanto comunque. Il problema è invece l’avanzata razzista. Il boom della Lega Nord, quello sì che dovrebbe far *** terrore e orrore *** a noi tutti. Ma siamo qui a lagnarci perché Berlusconi ha vinto contro una Sinistra stalinista e incapace. Dovremmo preoccuparci del Carroccio, ma non riusciamo a vedere più in là della punta del nostro naso. Facile pensare a Berlusconi come al nemico. Ci vogliono invece le palle quadrate per dire della Lega, della campagna politica razzista che ha fatto, e ci vogliono ancora più palle quadrate per dire che se tanti italiani hanno dato a Umberto Bossi è perché siamo ancora un popolo fottutamente razzista e incivile e violento.
 
Berlusconi è di per sé innocuo.
Non lo è il berlusconesimo.
Ed è fatale che la Lega Nord abbia così tanti consensi e che nessuno si scandalizzi, ma solo si gridi al boom della Lega quasi fosse un fatto di cui rallegrarsi per l’Italia.
 
Non temo Berlusconi. Temo invece il berlusconesimo e ancor di più, or come ora, i leghisti.
 
La Sinistra mediti sul perché ha perso le elezioni e faccia opposizione costruttiva, invece di piangersi addosso come una donnetta da quattro soldi. Se continuerà a piangersi addosso, allora sì che è finita di brutto, anche se io sono pessimista perché non vedo né a Destra né a Sinistra uomini pronti a combattere nel nome dell’uguaglianza e della libertà di tutti.
 
Intendo dire che gli italiani, soprattutto quelli di Sinistra o che tali si dicono, tendono a demonizzare Berlusconi manco fosse un novello Mussolini, quando è invece vero che Berlusconi è tuttalpiù un businessman molto accorto, che l’ha messo in quel posto anche agli opinionisti stranieri. Tutti lo davano per spacciato, troppe gaffes e giù di questo passo: evidentemente hanno sottovalutato il potere mediatico del suo sorriso, ma soprattutto la sua intelligenza, perché uno ne potrebbe pure dire peste e corna di Silvio, però bisogna riconoscere che è intelligente e molto, la qual cosa non prevede che abbia anche la cultura dalla sua. E’ in ogni caso circondato da uomini che sanno dirottare a proprio favore anche quelle gaffes più grossolane del loro leader, mentre la Sinistra ha solamente persone che piangono e che si espongono al ben misero ruolo di vittima a tutti i costi.
La Sinistra dovrebbe cogliere questo intervallo berlusconiano per ripensarsi ab imis, in quanto è oramai chiaro che una Sinistra così com’è oggi è inattuale, anacronistica e pericolosa per gli italiani e per sé stessa, giacché ancora avvinghiata a ideologie staliniste - che di libertario hanno poco o nulla.
 
Il sentimento razzista che è venuto fuori con l’accordare così tanti voti - quindi fiducia - alla Lega Nord è sicuramente un segnale da interpretare: in una Italia che non naviga più nel benessere, che non ha nemmeno più una generazione 1000 Euro, che è stata brutalizzata dall’Euro e dalle speculazioni di imprenditori di mafiosi di camorristi di qualunquisti, l’italiano si è fatto cinico e guarda al prossimo con sospetto, con forte sospetto, perché il vicino lo vede come “il nemico” che potrebbe strappargli il pane di bocca. Si è venuta a creare una situazione sociale che è un orgasmo pronto ad esplodere da un momento all’altro: una lotta fra poveri, fra chi sempre più povero a ogni giorno che passa, è il dramma che oggi si sta consumando sotto i nostri occhi. Ecco perché a mio avviso tanti voti sono andati alla Lega Nord: parecchi hanno votato i leghisti con l’infondata speranza razzista (di sopravvivenza) che questi possano sedare la lotta in corso fra i poveri.
 
Mi ripeto, non ci sono uomini capaci. Ma quello che è riuscito a fare la Sinistra in due anni di governo nessun altro: ha portato il paese a livelli di povertà indicibile. Non è Sinistra quella che abbiamo oggi in Italia. Oggi abbiamo bisogno di uomini capaci: me ne frega niente che siano di Destra di Sinistra di Centro. Di uomini capaci e un po’ puliti, che ridiano respiro a questa terra che rischia di brutto. Inutile che l’infausto Bertinotti faccia l’offeso e gridi ai quattro venti che non gli riesce di credere “che ci sono tanti coglioni che votano a destra!”
 
Firmato un cheguevarista più che mai convinto.


Post Scriptum dell'ultima ora: La Cassazione dà una mano ai precari dei call center: chi svolge lavoro in un centralino con l'obbligo di osservare un orario, utilizzando strumenti e l'ambiente messi a disposizione dal datore, ha diritto ad un contratto stabile.

A stabilirlo è addirittura la Suprema corte che ha respinto il ricorso di una società del settore pubblicitario, la quale aveva citato in causa l'INPS sostenendo che le ragazze impiegate nel call center all'interno dell'azienda veneta, erano lavoratrici autonome. L'INPS ha fatto alcuni doverosi controlli ed ha accertato "la natura subordinata del rapporto fra l'impresa e le dipendenti". Il datore di lavoro, più che mai scontento, si era rivolto al Tribunale di Padova, che, nel 2001, gli aveva dato ragione affermando "la natura autonoma del lavoro prestato dalle giovani". La Corte d'appello di Venezia era invece pervenuta ad una decisione opposta dichiarando che "il lavoro svolto dalle 15 ragazze aveva natura subordinata". Contro il secondo verdetto l'azienda aveva presentato ricorso in Cassazione. E in Cassazione ha perso. I giudici della sezione lavoro hanno ritenuto corretta la sentenza della Corte d'appello. La Cassazione spiega che "il giudice di merito ha ritenuto elementi qualificanti della subordinazione delle dipendenti, le circostanze che seguivano le direttive impartite dall'azienda, avevano un preciso orario di lavoro e utilizzavano attrezzature e materiali della società".

Che succederà ora? Spariranno i call center perché nessuna azienda vorrà più prendere con sé delle persone che sarebbe poi costretta ad assumere, quindi a regolarizzare? O finalmente i call center diventeranno dei luoghi di lavoro, se non più vivibili, perlomeno regolarizzati?

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 02:00 | politica, riflessioni, appunti, opinionismo | clicca per commentare commenti (25)



Non votare. E' un tuo diritto.

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, aprile 14, 2008



Non votare. E' un tuo diritto.





Mi ripeto, ma tanto non posso far danni, non più grandi di quelli che hanno già fatto i nostri politici siano essi di Destra di Sinistra di Centro. *** Non c’è differenza fra Destra e Sinistra, per il semplice fatto che la Sinistra italiana è morta con Enrico Berlinguer. ***
 
Non ce la faccio a turarmi il naso e votare per Bertinotti o fac-simili: ha tradito più degli altri. Quando Bertinotti andò alla Camera feci i salti di gioia, illuso e convinto che finalmente l’Italia aveva una possibilità di farcela, che finalmente non saremmo stati più lo zimbello dell’Europa: pensavo con ingenuità e con fede quasi cieca che c’erano le condizioni perché il precariato diventasse un brutto ricordo, perché l’Italia non desse più riscontro alla guerra, perché ci fosse eguaglianza... Tutte illusioni, perché il tempo ha subito dimostrato che Bertinotti non è migliore di Berlusconi: anzi! Se non altro Berlusconi sappiamo chi è, Bertinotti invece non lo so più chi è, so però che non ha mantenuta una promessa una di quelle formulate in campagna elettorale. So che con il governo Prodi l’Italia ha toccato il fondo più immondo, avvicinandosi paurosamente ai paesi del Terzo Mondo. So che la povertà è aumentata in maniera drastica. E ancora so che l’Italia, oggi come oggi, non ha bisogno di uomini interessati solo a riempirsi le tasche. Napoli, città che amo non solo perché almeno il 50% del mio sangue è amalfitano, l’ho vista ridotta a un immondezzaio, che mi mette la morte nel cuore. Ho visto l’incapacità del governo Prodi, che è riuscita ad eliminare la generazione 1000 Euro, difatti siamo scesi alla generazione 500 Euro, alla generazione 400 Euro o meno.
 
Per quel che mi riguarda non dovrei turarmi il naso per riuscire, oggi come oggi, a votare a Sinistra. Mi dovrei far tagliare il naso di netto, e non servirebbe, perché non ce la farei comunque.
 
L’Italia ha bisogno di uomini che sappiano fare. Non ha bisogno di incapaci che vanno al governo per impinguare le loro proprie tasche e poi dirsi comunisti.
 
Personalmente non vedo uomini validi, capaci, né a Destra né a Sinistra.
 
Al punto cui siamo arrivati, l’unica democrazia reale è astenersi, non votare, perché non votare è un diritto, è espressione del malcontento che è in Italia.
 
Chiunque vinca queste elezioni oggi, domani si troverà davanti a un’Italia senza futuro.
 
Voglio proprio vedere, per un sentimento di esclusiva curiosità, come se la caverà il nuovo governo, perché non basterà un miracolo e neanche due o tre, per dare una seppur minima speranza di sopravvivenza agli italiani.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 11:50 | politica, riflessioni, appelli | clicca per commentare commenti (48)



Il Times nel pallone - Ettore Masina in una lettera su Rossiorizzonti

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, aprile 13, 2008



Il Times nel pallone











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Ettore Masina: una lettera da leggere


…non riesco a dimenticare che la Sinistra, proprio nel momento storico più duro per il popolo, ha tradito le sue aspettative, e soprattutto ha tradito i giovani. Non ho idea di chi vincerà: ma trovo che non ci sia una sostanziale differenza fra Destra e Sinistra, tranne per il fatto che il berlusconesimo si fa le leggi per sé e che detiene il monopolio dei mass media, mentre la Sinistra di oggi, dei politici, è di uomini che mirano ad arricchire sé stessi e basta.

La coscienza mia è quella di un cheguevarista convinto e proprio per questo non riesco a perdonare i tanti sgambetti che la Sinistra ha fatto: i diari del Che mi restituiscono sì un uomo romantico, un idealista, ma anche un uomo pragmatico che quando si trattava di punire non ci andava giù leggero soprattutto con quei compagni che avevano tradito “la causa”.

Mi fa male assistere a un’Italia sempre più divisa, sempre più collassata nella disperazione di non poter intravedere neanche l’ombra della Speranza; sono tante le cose che fanno male, ma l’Italia è stata venduta a un nemico subdolo che non è né Berlusconi né Prodi, ma l’Uomo, quell'uomo terribilmente ritratto e più che mai vero che è nella “Peste” di Albert Camus. Un uomo infetto che cammina fra topi infetti che escono dai tombini per vomitare sangue e morire. Un uomo che non è possibile curare né isolare, perché è esso stesso il “suo” male, un male oscuro per cui nessuna panacea serve. Un uomo che ha paura, che teme per la sua vita e per quella dei suoi cari, e che ciò nonostante soccombe quando la Nera Falciatrice viene a reclamarlo, sia esso un santo sia esso un porco o un diavolo. Si sta lottando contro l’Uomo, contro la Peste che esso è: come vincerlo, come dargli una seppur minima speranza di vedere l’alba di un giorno nuovo migliore di concreto futuro? Come? Come curarlo da sé stesso, quando nel corso di migliaia di anni non è stato capace di rendersi conto che alla fine tutto si riduce a vanità? Non resisteranno i monumenti in pietra, non terranno la vita le belle parole né i dipinti più colorati, né le bianche ossa degli uomini morti in nome di un ideale. Però l’Uomo continuerà ad avere dei figli che ripeteranno gli errori (e gli orrori) dei padri, che soffriranno e che non guariranno dall’essere purtroppo compromessi in loro pestilenziale natura.

 
Leggete su Rossiorizzonti la Lettera di Ettore Masina, siate voi di Destra siate voi di Sinistra.
 
Leggetela, per cortesia.

[ g.i. ]

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 21:41 | segnalazioni, politica, riflessioni, web , satira, jujolcom | clicca per commentare



Validi motivi per non votare né a Destra né a Sinistra

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, aprile 11, 2008






Il mio pensiero è


che i politici…

 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
Il mio pensiero è che i politici…
 
Walter Veltroni o Silvio Berlusconi? Questo è il problema.
Sono così uguali, nemmeno simili, proprio uguali. Non c’è neanche la possibilità di scegliere se morire di tumore o di Aids. Sono due tumori uguali le cui metastasi si sono già diffuse ampiamente in troppi animi.
 
Oh è inutile tanto! Chiunque vinca si troverà in mano un mare di monnezza in tutti i sensi e in simili condizioni non potrà peggiorare poi troppo le condizioni di questa terra dei cachi ridotta ai minimi termini dopo un D’Alema, un Berlusconi, un Prodi
 
Però mi ha fatto sorridere un pensierino di Beppe Sebaste, mi ha fatto sorridere d’amarezza: “Una volta anch’io dichiarai di non avere votato per protesta. Naturalmente era falso (avevo votato Pci), ma dire è fare, contano gli effetti di ciò che si enuncia. Era un messaggio politicamente interpretabile. Ma il non voto, scheda bianca o nulla, è un anonimo spreco che cancella ogni intenzione e va a vantaggio aritmetico dei partiti, anche quelli più avversi.”
Sembra uno dichiarazione del tipo: “Ho rubato le caramelle, però solo per finta!” Intanto spiegaglielo al bambino cui hai rubato le caramelle che le hai rubate per finta e che sempre per finta te le sei pappate con tutta la carta. Il bambino piange, è questa la realtà, perché le caramelle non ce l’ha più, anche se tu gli assicuri che le hai mangiate per finta, per giunta con tutta la carta.
 
Si va a votare se c’è una reale concreta possibilità di cambiamento.
Non c’è nessuna possibilità.
Si può solo peggiorare, ma a questo punto peggio di così: l’unico paese che è costretto a vendere a mani straniere la propria compagnia aeronautica, l’Alitalia. Ed intanto con 20.000.000 di disoccupati e di precari, Berlusconi propone ai giovani di investire... che cosa? Bertinotti invita al sacrificio per il bene nazionale: ed intanto, quando va bene uno si ritrova lobotomizzato in un call center per due o tre o sei mesi, e poi più niente.
Destra e Sinistra sono uguali. Lasciamo perdere quelli al Centro che è meglio. Lasciamoli a leccare i piedi alla Chiesa.
Se non cambia niente, perché votare? forse perché così i soliti di Sinistra o di Destra possano continuare a magnare sulle spalle degli italiani? perché così domani saranno in prima pagina di nuovi indagati e il giorno dopo subito canonizzati?
Mi dovrei forse rendere correo di Berlusconi e Veltroni e Fini e Casini e Bossi e Bertinotti? O di Ferrara e D’Alema, che nemmeno l’Iddio si spiega come abbiano fatto a scendere più in basso di Belzebù?
Fossi matto.
L’Italia è kappaò per colpa di politici che tutti indagati ma poi subito innocenti per chissà quale diavolo di miracolo della giustizia italiana.
 
Non c’è niente a sinistra: neanche il fantasma di un arto amputato.
Se chiedo alla mia sinistra se la Sinistra fa male, non arriva nessuna risposta: d’altro canto non vedo perché il vuoto dovrebbe avere cognizione del dolore e dei sentimenti.
 
Non pensiamo con il pregiudizio che votando il niente la situazione politica ed economica del paese non peggiorerà. Né dovremmo rimanere incagliati nella superstizione che la Sinistra, cioè il niente tuteli i più poveri, che sia dalla parte del popolo, che abbia interesse alla solidarietà e all’uguaglianza. Se qualcuno non se ne fosse ancora reso conto Enrico Berlinguer - pace all’anima sua - purtroppo è morto e con lui è morto lo spirito più autentico e virile della Sinistra storica. Oggi siamo difronte a un D’Alema che ha promosso la Guerra nel Golfo, siamo difronte alle scaramucce di Veltroni e Berlusconi nei salotti di Bruno Vespa - uno spettacolo a dir poco indecente, dove le parole volano peggio che in un postribolo di quart’ordine.
 
Ma veniamo a Fausto Bertinotti: “Bertinotti? No thank”, così veniva accolto per il suo impegno (italiano) nel conflitto afghano. L’allora presidente della Camera Fausto Bertinotti veniva contestato alla facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza di Roma. Cinquanta studenti del Coordinamento dei collettivi l’accolsero al grido di “Assassino, assassino” e “Vergogna, guerrafondaio e buffone”. Bertinotti che fece? Si fermò e gli urlò contro: “Buffone? Buffone sei tu se dici così. Chiedetemi scusa”. Poi a freddo ebbe a dire: “Non me ne lamento. Facciamo la politica, non è un pranzo di gala, ci sono dei contrasti anche se è meglio quando avvengono civilmente, per me sempre nella non violenza. So che una politica come quella che sostengo non solo ha un avversario sulla frontiera moderata ma anche sul terreno dell’estrema sinistra che rifiuta la politica e quindi con ciò rifiuta tutte le esperienze di lavoro e di compromesso che si fanno per cambiare il mondo… un’area dell’estrema sinistra che contesta la non violenza, contesta non solo la politica come quella del governo ma anche una cultura della non-violenza che secondo me invece è l’elemento più pregevole espresso dai movimenti negli ultimi anni. Tuttavia il conflitto che ho subito non riduce minimamente la gioia per l’accoglienza calorosa ricevuta in aula. E’ normale che ci sia un contrasto ma va vissuto con animo sereno e anche cercando di capire la verità di chi contesta anche se in forme sbagliate.”
Non aggiungo nessun commento alle parole dell’ex presidente della Camera. Però dico che oggi proprio chi ieri era con Bertinotti prima che avesse l’incarico alla Camera, dico che chi ieri della vecchia e della nuova generazione oggi ha capito a sue spese che il tradimento c’è stato e che il potere logora chi ce l’ha.
 
Dirò ora una cosa impopolare: ma se domani dovesse vincere Walter Veltroni, in capo a due giorni si presenterebbe di nuovo la ragionevole minaccia che il governo possa cadere da un momento all’altro.
 
Considerando che già per gli italiani all'estero ci sono brogli, chi desidera non votare meglio che annulli la propria scheda affinché non possa essere riutilizzata per loschi fini.
 
Comunque Berlusconi non è Mussolini, anche se molti pensano di sì.
 
L'unico esercizio masochistico possibile è quello di votare una sinistra che di fatto non esiste: l'accanimento terapeutico su di un corpo morto e in putrefazione avanzata è perversione.
 
Vinca il peggiore, forse non sarà il male peggiore.
Vinca il peggiore e a culo tutto il resto.
Ma non chiamatemi in mezzo.

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I coglioni di Berlusconi!

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, aprile 10, 2008





I coglioni di Berlusconi!


di Giuseppe Iannozzi



Il Cavaliere, Silvio Berlusconi, leader Pdl, accusato di non avere grinta, d’aver perso smalto in questa campagna elettorale, ieri sera ha dimostrato a tutti, senz’ombra di dubbio, d’essere ancora quello d’un tempo, né migliore né peggiore. Ieri sera, a Chieti, il Cavaliere, rivolgendosi a un fan appostatosi sotto il palco ed evidentemente sovraeccitato, ha avuto parole severe che subito hanno ridotto al silenzio l’omarino su di giri: “Mi devi dire come fa uno che parla da dieci ore a concentrarsi se tu gli rompi i coglioni”. Il poveretto s’è zittito, forse spaventato forse dispiaciuto, e si è fatto pecora senza però nemmeno più un belato in bocca. E così il Cavaliere ha potuto continuare il suo discorso, ma non prima d’un sonoro applauso da parte del pubblico.
Per come l’incidente è accaduto, qualche maligno potrebbe pensare che fosse tutto programmato! In ogni caso, il leader del Pdl ha ripreso a parlare a quelli di Piazza Valignani, riuscendo nella titanica impresa ti tenere vivamente interessati i presenti per ben un’ora e mezza.

Pare evidente a questo punto che al Cavaliere piace toccare, cioè chiamare in soccorso “i coglioni” quando si tratta di far “la sua politica”. Come non ricordare l’ex premier Silvio Berlusconi durante il suo intervento a Confcommercio? “Ho troppa stima per l’intelligenza degli italiani per credere che ci possono essere in giro tanti coglioni che votano per il proprio disinteresse. Scusate il linguaggio rozzo ma efficace...”. Sono parole che ancor oggi riecheggiano nella mente degli italiani e non solo, non a caso oramai noi italiani siamo famosi nel mondo per essere degli emeriti coglioni. Era il 6 aprile e correva l’anno 2006 dopo Cristo. Sul Cavaliere si abbatterono le ira degli astanti, che inorriditi lo puntarono con l’indice a titolo di malo esempio. Accadde così che già dal giorno dopo, gli italiani finirono con l’indossare magliette e altri gadget per “coglioni”. La scritta “fiero di essere coglione” prese a far mostra di sé su magliette, sulle terga di migliaia di jeans, su improvvisate bandiere, su piatti e tazzine… Si venne a creare un vero e proprio business, una moda e una mania: “coglione” è oggi la parola più conosciuta all’estero insieme a un’altra soltanto, “mafia”. All’estero quando incontrano un italiano subito sanno che è coglione, che probabilmente è anche un po’ mafioso, che bisogna girargli a largo.

Ci sarebbe di che ridere, non fosse per il fatto che il Cavaliere, con il suo linguaggio volutamente da tanghero, ha monopolizzato l’attenzione su di sé, confermandosi per l’ennesima volta un grande venditore, capace di creare dal nulla un esercito di coglioni che si sono prodigati a dirsi tali senza risparmiarsi, mettendo in piedi un mercatino di gadget surreali eppur tristemente indicativi dell’intelligenza popolare.

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elezioni sì, elezioni no

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, aprile 03, 2008





elezioni sì, elezioni no


come castrarsi con le proprie mani


il 13 e il 14 aprile
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 

 
Sono state invocate le elezioni anticipate a gran voce. Non era molto tempo fa, che il governo Prodi cadeva schiacciato dalla sua stessa incapacità.
 
All’inizio la sinistra sembrava che proprio non le volesse delle elezioni in aprile, ma poi sull’onda della commozione generale destra e sinistra si sono dette pronte ad andare alle urne, perché questo era il volere degli italiani, perché le elezioni anticipate erano un atto d’amore dei politici nei confronti degli italiani vessati da un futuro più che mai incerto.
 
C’è voluto davvero poco perché l’inchiesta Why Not venisse insabbiata. Subito Clemente Mastella, con voce contrita e arrabbiata, ha fatto sapere d’essere innocente proprio come lui andava sostenendo durante tutto il corso della seppur brevissima inchiesta, e senza pensarci su - con toni più che mai shakespeariani - ancor oggi chiede chi lo ripagherà per i danni venuti alla sua immagine e per quelli del suo partito. E’ di questi primi giorni d’aprile la notizia che Clemente Mastella esce dall’inchiesta: l’ex ministro esce definitivamente da Why not, pulito pulito. Coinvolto nell’autunno dello scorso anno, il primo giorno di aprile Clemente Mastella può dire addio a Why Not con un sorriso di rinnovata fiducia nella giustizia italiana. La posizione dell’ex ministro della Giustizia, infatti, è stata archiviata dal Gip di Catanzaro, Tiziana Macrì, che ha accolto in toto la richiesta avanzata il 4 marzo scorso dalla Procura generale del capoluogo calabrese. A chiedere l’archiviazione della posizione di Mastella era stato il procuratore generale di Catanzaro, Enzo Jannelli, insieme ai suoi due sostituti, Domenico De Lorenzo e Alfredo Garbati. “Il Gip ha accolto la richiesta di archiviazione perché mancavano assolutamente i presupposti per l’iscrizione e successivamente non sono sopravvenuti elementi nuovi. Al di là del merito del provvedimento e delle persone coinvolte siamo soddisfatti perché il giudice ha condiviso del tutto la nostra impostazione e le nostre conclusioni”, ha spiegato Jannelli. L’ex ministro alla Giustizia era finito nell’inchiesta Why Not a causa di presunti illeciti nell’utilizzo di fondi pubblici, per abuso d’ufficio in relazione ai suoi presunti rapporti con Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria anch’esso travolto dall’inchiesta. 
 
Oggi è il secondo giorno di aprile e le elezioni promesse per il 13 e il 14 di aprile rischiano d’essere rimandate. “Sarebbe un dramma per il paese perdere ulteriore tempo”, ha commentato Silvio Berlusconi. “Faccio un appello alla Dc, affinché abbia senso di responsabilità e rinunci alla richiesta di avere altri giorni in più per la campagna elettorale”.
“Sono assolutamente contrario alla possibilità che si rinviino le elezioni che sarebbe per il nostro Paese un colpo di immagine gravissimo e, nella sostanza, una cosa inaccettabile - ha urlato spaventato Walter Veltroni - Ci manca solo che ci mettiamo a cambiare la data. Spero proprio che si riesca a risolvere il problema”.
 
Berlusconi e Veltroni sono sulla stessa lunghezza d’onda, finalmente facce svelate di una stessa medaglia e di un uguale programma elettorale, anche se nessuno dei due sembra disposto ad ammetterlo in maniera chiara e specifica. Se la gode nell’intanto Francesco Storace, segretario de La Destra, che parla di “clamoroso autogol” del Cavaliere: “Sono settimane che Berlusconi offende gli italiani dicendo che si vota per lui o per Veltroni e adesso si deve inginocchiare di fronte a un simbolo che ha inventato per dar fastidio a Casini, per evitare il rinvio delle elezioni. E’ proprio vero dopo Mortadella, arriva Pizza”. E il vice-segretario del Pd, Dario Franceschini, sottolinea che “si potrebbe cercare una soluzione che consenta, nel rispetto della legge, di non rinviare le elezioni”. “E’ sotto gli occhi di tutti che quel che sta accadendo è assurdo - ha detto il leader dell’Udc Pierferdinando Casini -, basta guardare i simboli per capire. Comunque noi siamo sereni”. La decisione che rischia di stravolgere il calendario elettorale è stata presa ieri, quando la quinta sezione dell’organo supremo di giustizia amministrativa ha accolto il ricorso proposto da Raffaele Colucci (che la Dc di Pizza intende candidare al Senato), ribaltando la precedente ordinanza del Tar della Campania che aveva confermato l’inammissibilità del simbolo dello scudocrociato sancita a suo tempo dall’ufficio elettorale del Viminale.
 
Sia come sia, elezioni sì elezioni no, la sinistra è morta e sepolta: è stata rimpiazzata da convertiti dell’ultimo minuto... per farla breve sono tutti cattolici praticanti, ma non è questo il punto, il punto è che sono tutti più che mai preteschi e neri come la morte, non c’è più traccia alcuna di rosso in loro, non nel sangue non in quell’anima che adesso dicono d’avere. La destra è la destra, quella vecchia e anacronistica degli anni novanta, che pensa di risolvere tutto invitando i pinocchi di turno, cioè gli italiani, a sotterrare i loro pochi zecchini affinché ne nasca una pianta. Chiunque dovesse vincere in questo paese oramai ridotto al collasso - e che io do per spacciato, perché neanche un miracolo lo tirerebbe più su, nemmeno un gesù cheguevarista -, temo non potrebbe fare danni maggiori a quelli che già sono stati fatti - e che sono ancora in corso.
 
Bisognerà aspettare che muoiano di morte naturale i rappresentati di questa destra insieme a quelli di questa sinistra sinistra. Bisognerà aspettare facce nuove, e ci vorranno almeno una trentina d’anni di questo passo, o forse anche più.
 
La verità, per come la vedo io, è che noi in Italia abbiamo una sinistra pretesca e una destra anacronistica, e nessun potenziale Zapatero, ma nemmeno un fordista puro al cento per cento. Abbiamo degli imbonitori, che vogliono correre alle urne per occupare di nuovo le poltrone e poter così finire di collassare l’Italia, per quel poco che ne è rimasto.
 
Vincerà la destra?
Vincerà la sinistra?
Non vedo il problema, perché non vedo una sinistra; e la destra che vedo è rimasta infangata nelle idee che propagandava all’inizio degli anni 90.
 
Queste elezioni, diciamoci la verità, non servono agli italiani, ma solo ai partiti politici, che di fatto sono gli unici interessati a portarle avanti a ogni costo.
 
Se tutto va bene siamo rovinati.






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Il Vasco Rossi che non vorrei: il Blasco nazionale rinnega sé stesso

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, marzo 27, 2008






Il Vasco Rossi che non vorrei

Il Blasco nazionale rinnega sé stesso
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Dopo Giovanni Lindo Ferretti, dopo il più internazionale e conosciuto Nick Cave, entrambi folgorati dalla luce, ci mancava sol più Vasco Rossi, il Blasco. Anche lui, oramai ben più che cinquantenne, ha visto la luce: «Non si può spingere solo l’acceleratore, bisogna anche frenare... ci si deve accontentare». La dichiarazione del Blasco non dovrebbe sconvolgere nessuno, nemmeno i fan di vecchia data, che oramai dovrebbero essersi abituati alle innumerevoli contraddizioni del Blasco nazionale, di uno che un giorno dice una cosa e quello appresso subito cambia le carte in tavola. Sia questo il motivo per cui non è mai riuscito a sfondare all’estero, a differenza di tanti altri suoi colleghi, più giovani anche? Uno dei tratti più marcati del Blasco è l’incoerenza, portata avanti nel corso degli anni con una certa sfacciataggine, che però piaceva agli italiani, allo zoccolo duro dei suoi ammiratori.
Oggi anche Vasco Rossi non ne vuol più che sapere della “vita spericolata”: viviamo tempi bui in cui anche le canzonette s’inchinano a novanta gradi di fronte alla vecchiaia spacciata per (ri)scoperta spiritualità.
 
Vasco Rossi non è sicuramente Mick Jagger. Molto più modestamente è un cantante italiano, che in tanti anni di carriera non è riuscito a sfondare all’estero, e forse non ci ha neanche mai provato consapevole dei suoi limiti. In ogni caso, oggi che deve uscire con un nuovo disco, spiega così il suo voltafaccia alla “vita spericolata”: «La realtà che vedo mi fa schifo, è triste e odiosa. Per questo ho rivalutato i sogni e le illusioni che aiutano a vivere meglio: credere in un amore, una donna, un rapporto, avere una fede, magari non vera o sbagliata. L’importante è crederci. Vivi meglio». Un nuovo disco? Ma per Dio!, credo di non ricordare male, ma solo un anno or sono Vasco Rossi si diceva stanco di fare dischi, che la sua musica l’avrebbe venduta su Internet, tranne poi rimangiarsi tutto. Non è stato il solo: in tanti ci hanno provato a vendere la loro musica esclusivamente su Internet, mettendo a segno un miserabile flop. La gente vuole ancora il disco, il compact disc, e desidera ancor di più i vecchi vinili. Molti rimpiangono le musicassette, il cui suono non era pulitissimo, ma che te le potevi cacciare in tasca, tenere in macchina, sdoppiarle, maltrattarle anche fino alla noia più assoluta. E cancellarle.
 
Oggi Vasco è un signore che ha passato la cinquantina, che sul palco ci sta ancora ma che fatica a trascinarsi da un bordo all’altro: la stanchezza comincia a farsi sentire e non in maniera lieve. Insomma, il Blasco nazionale è uno che oggi, per forza di cose, si deve accontentare, anche se lui dice d’aver fede che alla fine ci sia un angelo o un rock’n’roll ben riuscito. «La realtà è veramente pessima: non solo mortifica moltissimo le aspirazioni umane, ma non pone limiti alla sofferenza. Lo so, è una presa di coscienza un po’ amara. Bisogna accontentarsi. A me la cosa non piace per niente. L’uomo normale non ha scelta, soffre, l’artista si ribella all’idea di non poter spiccare il volo. Io spero solo che alla fine della corsa ci sia un angelo o un rock and roll ben riuscito». Sia come sia, il vecchio Vasco, quello di una “sera al Roxy Bar” è bell’e morto, o perlomeno così ci vuol far credere il cantante, forse per andare incontro a quelle esigenze di mercato per cui il rocker di oggi deve essere una faccia d’angelo che possa piacere tanto a papa Ratzinger quanto a Veltroni e Berlusconi.
 
«I miei genitori sognavano per me una vita sicura, il posto in banca o in comune o statale. Io sognavo invece un avventuroso precariato, una esistenza non garantita. Però neppure io posso vivere come un cartone animato, ma d’altra parte sono insofferente ai limiti che la natura dà all’uomo. E allora ecco che ritorniamo alla rivalutazione dei sogni, i protagonisti di questo disco». In pratica, il caro buon vecchio Vasco, sempre più attempato e con una esagerata calvizie nulla affatto mascherata dai pochi capelli superstiti tenuti esageratamente lunghi, ci dice bellamente che per sé, quand’era giovane, ha sognato di vivere un avventuroso precariato. Ahia! Non c’è artista o politico che oggi non ti parli del precariato come di un’avventura, da vivere. Siamo alla frutta. No, al caffè con la varechina dentro o la diossina, secondo i gusti.
 
Nel nuovo disco, “Il mondo che vorrei”, c’è una canzone, «E adesso che tocca a me»: sulle colonne del Corriere della Sera, Vasco spiega che «in verità mi accorgo che non abbiamo bisogno di cose, oggetti, ma di situazioni ‘dentro’. Ed eccomi qui a ringraziare il cielo e le chitarre. Se stai bene dentro è okay anche una modesta capanna, ma se vivi in una villa grandissima e il tuo riferimento è Bill Gates, sei finito». C’è anche un’altra canzone, «Cosa importa a me», e a questo punto Vasco tira in ballo Cristo, com’era logico aspettarsi: «Dimenticare non è facile, ma perdonare, almeno per me, è impossibile. Gesù Cristo proclamava la necessità del perdono. Ma è qualcosa che sono costretto a lasciare agli uomini grandi. Quelli piccoli come me si sforzano di dimenticare perché a perdonare non ce la fanno». Si potrebbe anche essere d’accordo: il perdono è qualcosa di divino e l’uomo è tutto fuorché un essere divino, quindi al massimo gli è concesso di bruciare un po’ di neuroni e dimenticare ciò che l’ha fatto soffrire. Ma dimentichiamo tutti, alla fine, vuoi per colpa della vecchiaia, vuoi per la troppa stanchezza… Alla fine tutti dimentichiamo, persino chi siamo stati.
 
In ultimo, uno strale il vecchio, vecchissimo Vasco Rossi ce l’ha per i politici: «I politici sono dei tossicodipendenti da potere. Però a loro non li arresta nessuno, ai drogati sì». Che bravo! Il Blasco ha scoperto l’acqua calda, una moda che, ahinoi, non passa mai di moda.
Giacché anche il Blasco nazionale è rimasto folgorato dalla luce, non da quella elettrica però, adesso che si è illuminato per bene non è da escludere che domani o posdomani si porterà davanti a papa Ratzinger per intonare una Ave Maria o un Eterno Riposo.

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