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Free Tibet

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Piccoli Buddha

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, maggio 01, 2008



Piccoli Buddha





In questi giorni nella Corea del Sud dove si stanno svolgendo
le cerimonie nel nome del Buddha,
che culmineranno il 12 maggio - giorno del compleanno.
Per celebrare il sorriso di Buddha otto piccoli monaci
per un mese intero si dedicheranno anima e corpo
a una vita di santità all'interno del monastero.



Sono questi Piccoli Buddha la Santità del Mondo.

Grandezza più grande davvero non c'è.


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 17:30 | amore, amicizia, saggi, santi, buddha, ultime notizie, videonotizie, fratellanza | clicca per commentare commenti (17)



Lindo Ferretti: la passione secondo l’ex punk che ama Ratzinger e Giuliano Ferrara

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, marzo 17, 2008





Lindo Ferretti


La passione secondo l’ex punk

che ama Ratzinger e Ferrara
 


 
di   Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Negli anni Ottanta Giovanni Lindo Ferretti era un punk, un anarchico, era la voce e la mente più rivoluzionaria degli ex CCCP. Oggi Ferretti stringe la mano a Giuliano Ferrara, s’inginocchia fino all’inverosimile davanti a Ratzinger, parla come un Don Abbondio selvatico tutto pelle e ossa -copia malriuscita d’un vecchio prete di campagna in odor di fondamentalismo cattolico.
Dell’anarco-rivoluzionario Lindo Ferretti non è rimasto più alcunché: solo vecchi dischi, che ad ascoltarli oggi fanno più tristezza che rabbia. Lindo Ferretti è morto abbracciando Ratzinger, ed è davvero inutile che riesumi i suoi cavalli di battaglia cantandoli con voce clericale per renderli piacevoli alle orecchie del Vaticano e della destra più fanatica e chiusa. La vecchiaia fa brutti scherzi, ma forse è più vero dire che si nasce rivoluzionari e si muore preti.
 
Olimpia Tarzi, presidente del Comitato per la Famiglia, insieme a Giuliano Ferrara, sotto l’Ambasciata francese presentano i loro candidati. Alcune donne di “Tutti fuori” sbandierano contro Ferrara e amici lo slogan “In difesa della 194. Meglio abortire oggi che partorire Giuliano Ferrara domani”. Nell’insieme un quadretto patetico quello offerto da Ferrara. Ma d’altro canto che ci si poteva aspettare se non questo, dopo che nel pomeriggio un ossuto Lindo Ferretti, che dello spirito punk degli anni Ottanta non conserva più un amen o una bomba a mano, ha stretto mani su mani felice come una pasqua d’essere circondato da tanti poveri cristi armati di crocefissi dolore e pudibondi rossori? 
Pochi in verità sono coloro che oggi s’interrogano su Ferretti e sul suo aver perso completamente la brocca. Qualcuno dice che tornato nel suo casolare, dove i cavalli non mancano, sia stato violentato dallo spirito tedesco dell’intransigente fondamentalista Ratzinger, che l’ha subito invitato a inginocchiarsi, ad abbracciare il Papa e poi dopo anche il Cristo in Croce. In realtà nessuno sa bene che cosa sia capitato a Ferretti: si potrebbe ipotizzare una condizione di demenza senile precoce, ma chi l’ha visto giura e spergiura che Lindo Ferretti i due gran compagnoni Ratzinger e Ferrara lo faranno diventare santo in un batter di ciglia.
 
“Votare a destra è stato liberatorio: è stata la dimostrazione ultima e necessaria per tornare a casa. In questo pezzo di mondo confuso ci siamo ritrovati tutti a votare PCI perché ci governava bene e non capivamo quello che ci stava accadendo intorno”: questo è Lindo Ferretti? Sì, è lui che parla. Che ha parlato. Che parlerà ancora, purtroppo per noi. In piazza Farnese Lindo Ferretti, perfetto nella veste di nuovo Don Abbondio tutto pelle e ossa, sciorina un “piazza piazza bella piazza/ che sostiene una lista pazza”. Poi attacca un canto gregoriano, o perlomeno così pare. Qualcuno prova a protestare, ma viene subito messo a tacere, e dal palco la protesta di chi difende la 194 viene ricondotta a degli “ululati un po’ primitivi”.
Giuliano Ferrara, in ultimo per chiudere in bellezza, porta sul palco una giornalista cattolica fervente e fervente precaria che legge la “Lettera alle donne” di Giovanni Paolo II, lettera che risale al lontano 1995. La fervente precaria esprime la sua preghiera di voler vincere per “chiedere a Berlusconi di fare il Ministro della Salute.” Segue l’ultimo delirio, quello di seppellire i feti affinché da rifiuti ospedalieri acquistino un’anima, con l’inevitabile conseguenza che così gli aborti dovrebbero diminuire drasticamente.
 
In un articolo apparso su L’Espresso, nel settembre 2000, a firma di Umberto Eco, si legge: “[…]A che punto della formazione del feto viene infusa quell’anima intellettiva che ne fa una persona umana a tutti gli effetti? La dottrina tradizionale era molto cauta su questo punto. […] nel Supplemento alla Summa Theologica (80, 4) si dice che gli embrioni non parteciperanno alla risurrezione della carne, pria che in essi sia stata infusa un’anima razionale. Cioè, dopo il Giudizio Universale, quando i corpi dei morti risorgeranno affinché anche la nostra carne partecipi della gloria celeste (quando già secondo Agostino rivivranno nel pieno di una bellezza e completezza adulta non solo i nati morti ma, in forma umanamente perfetta, anche gli scherzi di natura, i mutilati, i concepiti senza braccia o senza occhi), a quella “risurrezione della carne” non parteciperanno gli embrioni. In loro non era stata ancora infusa l’anima razionale, e pertanto non sono esseri umani. […] è singolare che qui ci si trovi di fronte alla tacita sconfessione non più di un’autorità qualsiasi, ma dell’Autorità per eccellenza, della colonna portante della teologia cattolica.” Osservava molto acutamente Umberto Eco che il Vaticano pur di far valere la sua necessità di dare ai feti un’anima (a ogni costo) non aveva esitato a menarsi la zappa sui piedi, negando addirittura Sant’Agostino, colonna portante della Chiesa Cattolica.
 
Lindo Ferretti oggi passa per uno che conosce molto bene gli scritti del Ratzinger teologo; Ratzinger dovrebbe essere un teologo intransigente quindi seguire alla lettera Sant’Agostino; ma Ratzinger se ne infischia altamente di Sant’Agostino, purché la Chiesa riesca a imporre la sua tirannide su fedeli e non, che davvero non sospettano che il Vaticano possa mettere sotto i piedi uno dei suoi maggiori rappresentanti, se non il maggiore, e così Lindo Ferretti, da brava pecora bianca – ma nera per quanti l’hanno seguito con i CCCP e poi con i CSI – continua a belare, a improvvisarsi prete, prendendo per il sedere quella brava bravissima gente che gli sta alle costole credendolo un giusto e uno che davvero non può incorrere in infernali errori.
E che dire della fervente giornalista precaria? Niente, per Dio.  

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:20 | musica, polemiche, comunismo, religione, globalizzazione, cronaca, diritti umani, di voce e di rabbia, cantanti, santi, prima pagina, attualità, società, cattolicesimo, dietrologia, ultime notizie, scandali, cronaca vera, fondamentalismi, allarmi, società e politica, notizieflash, opinionismo, last news, dalla parte delle bambine, editoriale di g iannozzi | clicca per commentare commenti (11)



Ratzinger non accoglie il Dalai Lama

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, dicembre 07, 2007





Ratzinger non accoglie


il Dalai Lama

 
“Barattare giustizia e verità per il denaro
è una forma di corruzione”
 

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
E’ fuor di dubbio, Benedetto XVI passerà alla storia come uno dei papi meno amati della storia. Sicuramente il più intransigente e di idee medioevali.
 
Il Dalai Lama a Milano avrebbe avuto piacere d’incontrare papa Ratzinger: “Avrei desiderato vederlo, per un saluto, per rispetto, per un impegno morale. Ma allo stesso tempo, mi mancano Giovanni Paolo II e la sua determinazione nel promuovere i valori umani e il discorso interreligioso, come nel meeting di Assisi. Oh, Giovanni... Un grande, Giovanni. Un leader spirituale. Una persona straordinaria. Mi manca, molto. E la sua determinazione! Non l’ha persa mai, anche quando è diventato fragile. Ha promosso i valori spirituali, e il dialogo inter-religioso. Mi manca”.
Il Dalai Lama con molta onesta passione non fa mistero che Wojtyla è ancora nella sua anima. Lo ammette in pubblico, davanti a un nutrito gruppo di giornalisti accorsi a Milano per interrogare il Dalai Lama: “Wojtyla, un grande, non solo ufficialmente, ma personalmente, un uomo davvero meraviglioso, per cui ho sentito una sensazione piacevole sin dal primo incontro”. Di Ratzinger apprezza che sia “un grande esperto”: “Anche con l’attuale papa in passato ho avuto un incontro. Un uomo molto intelligente, un intellettuale. Il suo insistere che fede e ragione debbano camminare insieme...”.
 
Il Dalai Lama è un uomo di pace. I giornalisti sono all’Hotel Principe di Savoia ad aspettarlo. L’atmosfera è tesa, per via di alcune polemiche: “La natura della mia visita non è politica, non voglio creare problemi allo Stato e alle autorità dei Paesi che visito. Per me non c’è problema, sono solo un visitatore straniero”. Lascia intendere di conoscere i motivi che inducono i politici alla cautela: “Vorrei andare in Tibet e anche in Cina per una visita breve, ma la propaganda cinese mi demonizza, per loro sono un nemico del popolo e così quelli che mi incontrano, da Bush alla Merkel, diventano anche loro mezzi demoni”.
 
“Quando vengo in Italia sento il dovere morale di esprimere al Papa rispetto e fratellanza. L’ho fatto quasi sempre. Questa volta Sua Santità ha trovato qualche difficoltà, per mancanza di tempo o per altri fattori. Mi dispiace. Ma non è un problema. In passato ho avuto l’opportunità di incontrarlo, questa volta invece no, evidentemente avrà le sue difficoltà, avrà poco tempo o altri impegni”: così il Dalai Lama cerca di spiegare il mancato incontro con Joseph Ratzinger. E’ visibilmente rammaricato: “Nonostante le differenze filosofiche, tutte le religioni danno lo stesso messaggio di amore, compassione, tolleranza, perdono e disciplina morale.” E aggiunge: “E’ più salutare rimanere con la propria fede di cuore, quella di nascita, altrimenti si rischia di far confusione, fermo restando che la religione del cuore è quella cui si appartiene…”, quindi nulla vieta, “di imparare anche dalle altre”. Al Palasharp di Milano ci saranno circa 8000 persone per la tre giorni sul tema della pace interiore: “Tanta guerra è frutto dell’azione dell’uomo, dell’intenzione umana: soldi e tecnologia non possono risolvere i nostri problemi, credo che si debba invece migliorare l’uomo dal profondo. In questo senso, tutte le grandi religioni, anche se diverse, hanno un’enorme potenzialità di realizzare la pace interiore”. A chi gli chiede che cosa può fare l’Italia, il Dalai Lama risponde: “Molto. Siete nell’Unione Europea, che promuove i valori umani fondamentali. Parlate di questi valori ogni volta che avete interlocutori cinesi. Non solo a livello governativo. Lo dico anche a studiosi e accademici. Agli uomini d’affari: sono importanti i rapporti economici con la Cina, ma barattare giustizia e verità per il denaro è una forma di corruzione”.
 
Il leader spirituale crede nella democrazia, in quella democrazia per cui i monaci buddisti della Birmania stanno lottando. Di fronte alla repressione il Dalai Lama ha provato “grande dispiacere perché lo scopo della loro manifestazione era la democrazia, valore universale ed estremamente nobile”. Da anni il Tibet si batte per avere l’autonomia dalla Cina, come prevede la stessa Costituzione cinese, un’autonomia concessa ad altre etnie ma non ai monaci tibetani: “Nel 2002, quando si ripresero i contatti con la Cina, dissi che non chiedevamo l’indipendenza ed ero fiducioso, ma sono stato accusato di separatismo e si è rafforzata la repressione finché, nel giugno del 2007, nel nostro ultimo incontro, mi hanno detto che il capo del Tibet non esiste più”.
 
La denuncia portata da Tenzin Gyatso è chiara: “E’ un genocidio culturale, ma repressione e terrore non sono un bene neanche per la Cina”. Al Paese che dal 1951 occupa il Tibet, il leader spirituale ricorda che “se l’istituzione del Dalai Lama per successione continuerà o meno, dipenderà dal popolo tibetano: sarà lui a decidere”. Per quanto lo riguarda, non esclude che il suo successore possa essere una donna o che possa essere scelto mentre lui è ancora in vita. “Se una donna sarà la più adatta per portare beneficio tramite l’insegnamento, allora sarà possibile che il prossimo Dalai Lama si incarni in una donna. D’altra parte, nella tradizione tibetana esistono già esempi di reincarnazioni in vita”, e visto che lo scopo precipuo delle reincarnazioni è di portare a termine il lavoro rimasto incompiuto nella vita precedente, se la situazione del Tibet non cambierà, Tenzin Gyatso non esclude di rinascere nell’esilio cui è costretto da quasi cinquant’anni.

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L’Avvocato del Diavolo: pensieri e osservazioni impopolari

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, ottobre 03, 2007






L’Avvocato del Diavolo


Pensieri e osservazioni impopolari
 
 


di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 

Joseph Ratzinger: un povero cristo o un povero diavolo?
 
 
Il più tedesco dei Papi che la storia ricordi, Joseph Ratzinger Benedetto XVI ha parlato, un pigolio: “Seguo con grande trepidazione gli eventi. Mentre assicuro la mia solidale ed intensa preghiera e invito la Chiesa intera a fare altrettanto, auspico vivamente che venga trovata una soluzione pacifica, per il bene del Paese.”
Quel diavolo d’un Papa, dopo giorni e giorni di rastrellamenti a tappeto contro i monaci birmani, nell’Angelus dell’ultima domenica ha finalmente urlato il suo pigolio, che sicuramente i dittatori-macellai avranno udito, mettendosi in ginocchio tremando e pregando per il perdono.
 
Benedetto XVI ha pigolato, l’ultimo pensiero dell’Angelus è stato per la Birmania.
 
Accidenti che gran Papa, che grande tedesco pieno d’amore per tutti!
Sicuramente non poteva dire di più. Sicuramente ha questioni più urgenti, tipo cercare di capire perché le suore in convento se le danno di santa ragione. Come, come biasimarlo! E’ un povero diavolo anche lui. Chiedo venia, un povero cristo intendevo dire.
 
Questo povero cristo di Ratzinger è però un incapace a trecentosessanta gradi, non sa fare né le pentole né i coperchi. Tuttavia ci si domanda: perché ogni volta che apre il becco, il suo inutile cattolicissimo e tedesco pigolio riesce a causare solo e solo danni?
 
Per i monaci birmani ha avuto parole talmente tiepide che non conforterebbero nemmeno una zanzara. Però per/contro il mondo islamico ha usato parole così forti che c’è mancato poco che l’Islam non dichiarasse guerra all’Italia. “Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo - aveva detto un imperatore bizantino, citato da Ratzinger - e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane...”. A soccorrere Ratzinger interviene Dominique Mamberti, ministro degli Esteri della Santa Sede, dichiarando che “il dialogo con le grandi civiltà è uno dei grandi temi all’ordine del giorno. E’ una priorità che richiederà molta attenzione e impegno da parte mia.” Parole che forse sono servite a stemperare un po’ gli animi, perché tutto il mondo musulmano, a causa delle parole del tedesco Ratzinger, si era non poco inalberato.
 
Pakistan. Il Parlamento chiede a Benedetto XVI di ritirare le sue dichiarazioni. Il ministro degli Esteri denuncia “l’ignoranza” del pontefice sulla religione musulmana, definendo “deprecabili” le sue parole.
 
India. La Commissione nazionale per le minoranze si è così espressa: “Un appello alle Crociate del Medioevo. Le parole utilizzate dal Papa risuonano come quelle dei suoi predecessori del Medioevo che hanno scatenato le Crociate.” Lo afferma Hamid Ansari, presidente della Commissione.
 
Iraq. Il Consiglio degli Ulema, massima autorità sunnita del paese, definisce le parole del Papa “un precedente pericoloso davanti al quale non si può tacere.” Il Consiglio degli Ulema invita il Vaticano “a ritirare queste affermazioni irresponsabili. Come può credere il Papa che la sua critica all’Islam sia giusta mentre la terra dei musulmani è occupata dagli americani?”
 
Egitto. Il ministro degli Esteri Ahmed Aboul Gheit: “Se vere, infiammano gli appelli a uno scontro di civiltà e minano gli sforzi per riavvicinare Occidente e Oriente.”
 
Palestina. Il premier uscente, Ismail Haniyeh (Hamas), condanna l’intervento del Papa.
“Questa è un’altra crociata contro il mondo arabo e musulmano”, spiega un dirigente di Hamas, Ismail Radwan, parlando a circa 5000 manifestanti che urlano slogan e sbandierano cartelli di protesta a Gaza City.
 
Turchia. Il partito islamico moderato Giustizia e sviluppo (Akp) del premier Recep Tayyp Erdogan critica le parole del Papa. “L’autore di queste frasi infelici e arroganti passerà alla storia ma nella stessa categoria di Hitler e Mussolini. Sembra che sia rimasto all’oscurantismo del Medio Evo.”: ad affermarlo è il deputato dell’Akp Salih Kapusuz.
 
Algeria. L’associazione degli Ulema musulmani algerini, per mezzo di un comunicato diffuso ad Algeri, denuncia: “Siamo rimasti scioccati dalle dichiarazioni di Papa Benedetto XVI che lascia intendere l’esistenza di relazioni tra l’Islam, la violenza e l’assenza di ricorso alla ragione.” L’associazione esorta i paesi musulmani a “ritirare i loro ambasciatori dalla Città del Vaticano se non saranno presentate scuse ufficiali dal Vaticano, che si è accontentato di una semplice precisazione facendo credere ai musulmani che sono mal interpretate le dichiarazioni del Papa.”
 
Povero cristo o povero diavolo che sia, il problema rimane uguale nei secoli dei secoli: morto un Papa se ne fa sempre un altro.
 
 
 
 
 
No smoking
 
 
Ero un fumatore.
Ero un egoista allora.
Fumavo dovunque, non me ne fregava di chi mi stava accanto, semplicemente non ci pensavo. Pensavo solamente che avessi il diritto di fumarmi la mia sigaretta.
Mi sono scottato più volte le dita: la sigaretta in mano, e intanto facevo qualcos’altro, computer, cellulare, macchina, ecc. ecc. Oppure tenevo la sigaretta in bocca fino a fumarmi il filtro quasi. E nell’intanto facevo altre cose.
Ero proprio un fumatore.
 
Oggi lo sappiamo che il fumo fa male.
Un fumatore lo sa che può andare incontro a dei seri rischi.
Ho detto di alla legge antifumo.
 
Ma prima di dire ero già un ex fumatore.
 
C’è un solo modo per smettere, prendere il pacchetto e lanciarlo fuori dalla finestra.
Inutile raccontarsi storie. E la forza di volontà di non dipendere più dalla nicotina.
E magari farsi un giro in ospedale: vedere quanti operati di tumore ai polmoni, alla gola. Quanti con problemi cardiaci, quanti con ictus ridotti a vegetali su sedie a rotelle. Quanti finiti dritti all’obitorio.
Bisognerebbe che tutti i fumatori se lo facessero un tour così, come me lo sono fatto io: non per mettersi la fifa nelle mutande e in bocca, ma per rendersi conto coi propri occhi di che cosa è capace di fare il fumo alla vita, al corpo che abbiamo. E che se non è divino, sicuro che è uno e non ce n'è uno di ricambio.
Rendersi conto che il fumo uccide quanto una guerra, forse molto di più.
Il fumo passivo è ancora peggio.
 
Fumare in macchina crea incidenti?
Penso di sì.
Accendere la sigaretta è una distrazione. Fumare è un’altra distrazione che influisce, seppur debolmente, sulle capacità psicofisiche del guidatore. C’è poi da tener conto che quell’auto che è tua magari proprio tu la userai per dare un passaggio a un amico. E se è asmatico e neanche lui lo sa? La macchina è purtroppo un ambiente in cui ci si vive. Ma al di là di tutte queste osservazioni, penso che i fumatori abbiano il diritto di fumare, di ammazzarsi anche a forza di sigarette: basta andare in strada. Non è ghettizzare. Solo buon senso: prevenire è la miglior cura. Ma meglio ancora è non creare potenziali situazioni che potrebbero incidere negativamente sulla salute altrui.
 
Le strade sono libere, sono tante, basta che il fumatore scenda in strada. Ci si può ammazzare con sigarette, canne, LSD, ecc. ecc. Sinceramente non m’interessa: quando uno è consapevole di immettere sostanze nocive nel suo corpo, quando è in un luogo dove non può nuocere ad alcuno, neanche con il fastidio della propria presenza, per me può fare proprio tutto. Cinicamente, può anche tagliarsi le vene e lasciar scivolare via i suoi 5 litri di sangue dentro a un tombino. Se è consapevole di volere questo e nient’altro, dov’è il problema? Io non lo vedo.
 
Ha parlato un ex fumatore. Uno che si fumava 10 sigarette al giorno. E un pacchetto anche, se su di giri.
 
 
 
 
 
Stephen King: morto dieci anni or sono
Ma la notizia arriva solo oggi
 
 
“Blaze”, romanzo scritto nel 1973 da uno Stephen King ancora non famoso. L’ha scovato. L’ha ritrovato. Stephen pensava che il dattiloscritto fosse andato perduto. E invece, con un po’ di sano impegno l’ha ripescato: avrà raschiato il fondo del barile?
In ogni modo, l’ha rivisto e corretto, l’ha pubblicato.
 
Spero solo non sia una commercialata, una delle solite a cui Stephen King ci ha abituati nell’ultimo decennio. Mi devo ancora riprendere da quella schifezza di “Colorado Kid”, e poi “Cell”... troppe schifezze fatte passare per opere geniali. Per capolavori, la solita vecchia smania degli urlatori, di chi trova in ogni pagina motivo di capolavorismo.
 
Negli ultimi anni King ha dato sicuramente il peggio di sé, almeno a mio avviso. Lontanissimo lo Stephen King di “Shining”, di “Uscita per l'inferno”, di “It”, de “Gli occhi del drago” (romanzo fantasy-horror molto sottovalutato e che invece a mio avviso uno dei migliori di Stephen)... Belli alcuni racconti in “Tutto è fatidico”, insopportabile invece il minimalismo grammaticale esposto in “On Writing” (sicuramente il modo migliore per imparare a scrivere come uno zombie), simpatico “Cuori in Atlantide”, inutilissimo “Buick 8”...
 
Insomma, Stephen King, letterariamente parlando, è morto all’inizio degli anni Novanta.
Ma la notizia della sua prematura scomparsa arriva solo oggi.
Si fatica a crederci. Eppure bisognerebbe accettare il genuino orrore della realtà oltre a quello creato per dar corpo alla finzione letteraria.
 
 
 
 
 
Monogamia?
 
 
La rabbia, credo che solo in pochi la sappiano domare. Quando la rabbia è passionale, peggio ancora, impossibile rattenerla: quanti omicidi passionali, davvero non so di dire. Eppure una cosa l’ho imparata: l’amore di coppia non è per sempre. Oggi che sono più maturo rispetto a ieri, mi fanno sorridere quelle persone che si promettono amore eterno ma dopo due anni o meno sono già divorziate o peggio. L’amore di coppia non è nella natura umana, semplicemente questo: dura quel che dura, tra i 4 e i 7 anni al massimo. Poi subentra l’affetto o l’odio. Se subentra l’affetto, molte coppie non si accontentano e si dividono; se invece subentra l’odio, be’, tutto diventa molto più complicato, e in alcuni casi drammatico. La specie umana non è monogama: solo un 4% su 6 miliardi di persone al mondo è portato alla monogamia e quindi ad amare una sola persona per tutta la vita, una volta che l’ha riconosciuta come l’anima gemella.
 
 
 
 
 
Finché c’è vanità!
 
 
Alcune suore se le suonano di santa ragione, botte da orbi. Suore di clausura, per giunta.
C’è di che ridere a crepapelle. Non per il Vaticano. Il 30 agosto 2007, con un avviso pubblico il vescovo di Trani ha decretato la chiusura del monastero di S. Chiara. Nessuno ne conosce il motivo, non quello reale e preciso. Il 27 settembre una nota del cancelliere arcivescovile porta un po’ di luce: “Un difficile rapporto fra le suore che fanno vita comunitaria… Si è verificata la rottura della comunione ecclesiale venutasi a creare dopo ripetuti atti di insubordinazione da parte della badessa nei confronti dell'arcivescovo…” La madre superiora, dura come una pietra, con il carattere di chi pensa d’essere senza peccato e quindi meritevole di scagliare pietre, decide di non lasciare l’edificio e di scrivere al grande crucco, cioè a Benedetto XVI.
Perché delle suore se le danno di santa ragione?
Il violento litigio tra le suore sarebbe scoppiato in seno alla casa di Dio per la successione di una delle sorelle decedute, un litigio conclusosi con la madre superiore in ospedale dopo botte e spintoni.
Nessuno conferma.
Qual era il peccato preferito di Satana, di John Milton, in “L’avvocato del Diavolo” (The Devil’s Advocate) con Al Pacino, per la regia Taylor Hackford? “Vanità, decisamente il mio peccato preferito.”
 
“Ti voglio dare una piccola informazione confidenziale a proposito di Dio: a Dio piace guardare! E’ un guardone giocherellone! Riflettici un po’: lui dà all’uomo gli istinti, ti concede questo straordinario dono e poi che cosa fa? Te lo giuro che lo fa per il suo puro divertimento, per farsi il suo bravo, cosmico, spot pubblicitario del film, fissa le regole in contraddizione! Una stronzata universale! Guarda, ma non toccare... tocca, ma non gustare... gusta, ma non inghiottire! E mentre tu saltelli da un piede all’altro lui che cosa fa? Se ne sta lì a sbellicarsi dalle matte risate! Perché è un moralista, un gran sadico! E’ un padrone assenteista! Ecco che cos’è! E uno dovrebbe adorarlo? NO MAI!”
 
“Il prossimo millennio è qui dietro l’angolo Kevin, Eddie Barzoon guardatelo bene, perché è lui l’uomo immagine del prossimo millennio. Non è un mistero da dove arrivi la gente come lui, è gente che affina l’avidità umana al punto che riesce a spaccare un atomo tanto acuto è il desiderio; si costruiscono un ego grande come una cattedrale e collegano a fibre ottiche il mondo con ogni impulso dell’ego. Lubrificano anche i sogni più ottusi con fantasie a base di oro e di dollari finché ogni essere umano diviene un aspirante imperatore, il suo proprio Dio! E a questo punto dove si va?! E mentre noi ci arrabattiamo da un affare all’altro, chi è che tiene d’occhio il pianeta? L’aria si inquina, l’acqua imputridisce, perfino il miele delle api ha il gusto metallico della radioattività e tutto si deteriora sempre più in fretta. Non c’è modo di riflettere né di prepararsi. Si comprano futuri si vendono futuri dove non c’è nessun futuro. Siamo su un treno impazzito figliolo! Abbiamo miliardi di Eddie Barzoon che corrono a passo di jogging verso il futuro, tutti quanti si preparano a ficcare un dito in culo all’ex pianeta di Dio e poi se lo leccano e si mettono a digitare sulle loro immacolate tastiere cibernetiche per calcolare le stramaledette ore da fatturare e finalmente prendono coscienza; il biglietto te lo devi pagare da solo. Il gioco è cominciato, è tardi per ritirarsi adesso, ormai hai la pancia troppo piena...Un uccello malandato! Gli occhi iniettati di sangue e urli per chiedere aiuto, indovina un po’? Non c’è nessuno in giro! Sei tutto solo Eddie, sei un figlioletto rigetto di Dio. Forse è vero, forse Dio ha lanciato i dadi una volta di troppo e cosi ci ha fregati tutti.”
 
“Il senso di colpa, è come un sacco pieno di mattoni. Non devi fare altro che scaricarlo.”
 
A parlare è John Milton, il Diavolo, e parla per mezzo di un grandissimo attore, Al Pacino. Al Pacino ha recitato magnificamente il suo ruolo, la sceneggiatura del film la sapeva a memoria, tutte le battute scritte per lui da Jonathan Lemkin e Tony Gilroy.
 
La vanità.
Già.
E’ anche il peccato preferito del sottoscritto. E’ un orgasmo scoprirlo nel prossimo, nel tizio che ti sta accanto sul tram puzzolente di sudore: occhietti porcini, ascelle vistosamente sudate e olezzanti, mentre si sforza di sembrare naturale reggendosi con una mano soltanto e l’altra impegnata con il telefonino per una conversazione senza scatto alla risposta in favore d’un povero cristo stressato, probabilmente con il colesterolo a puttane, più di là che di qua. Sorride il coglione. La vanità!!! Crede d’essere bello, importante, ma prima di tutto crede d’essere un santo.
 
“Vanità, decisamente il mio peccato preferito.”
 
Aggiungo io: “Ci sarà sempre libero arbitrio per il genere umano sin tanto che vivrà della sua immensa vanità.”








    

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Babsi Jones …e dài notizie ai turbati.

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, settembre 15, 2007







Intervista apocrifa a



Babsi Jones



…e dài notizie ai turbati.
 


 
a cura di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
I: Babsi Jones, come si sente adesso che finalmente ha pubblicato il suo libro “Sappiano le mie parole di sangue”?
 
B:Non lo so, non è un sentimento che si possa dire stando in piedi, di primo mattino, appena alzata. Sono confusa. Confusa e felice.
 
I: Intende dire che i giorni neri di dolore sono oramai roba vecchia?
 
B: E’ una domanda difficile. Non ho preso ancora il caffè, poi sono sotto stress, dovrei fare un servizio fotografico per la versione italiana di Rolling Stones, ma la redazione non mi ha ancora chiamata. Insomma mi sento un brivido luciferino dentro.
 
I: “Dammi tre parole: sole, cuore e amore/ dammi un bacio che no fa parlare/ è l’amore che ti vuole/ prendere o lasciare/ stavolta non farlo scappare/ Sono le istruzioni per muovere le mani/ non siamo mai così vicini…” Se la ricorda? La cantava qualche anno fa Valeria Rossi. Al tempo ebbe molto successo.
 
B: Sì. (timidamente) E’ una bella canzoncina.
 
I: Lo sa che Valeria Rossi dopo “Dammi tre parole” è scivolata pian pianino ma inesorabilmente nell’oblio?
 
B: Mi sento devastata, come Pina, la moglie del ragionier Fantozzi. Sono sempre stata con Pina, ho tifato per lei, perché l’aprisse in due come una mela. Ma quel diavolo d’un ragioniere non è mai riuscito a vedere la bellezza interiore di Pina e lei poverina si è consumata anno dopo anno. Valeria Rossi è bella, anche oggi che non fa più successo con le canzoni. Ha la bellezza. Ma se a me mi togliete le mie parole di sangue, che mi rimane, me lo dica lei, che mi rimane?
 
I: Niente.
 
B: Sono devastata. Mi ci vogliono 40 gocce di Valium. Ho i nervi a fior di pelle.
 
I: Non volevo turbarla, non era mia intenzione, mi creda. Comunque le gocce le prenda, le faranno sicuramente bene. A volte capita anche a me, soprattutto al mattino… D’accordo, non sto dicendo la verità: non mi capita, mai capitato, non ho la più pallida idea di che significhi buttare giù 40 gocce di Valium, però se lo psichiatra gliel’ha prescritte avrà avuto i suoi buoni motivi, o no?!

B: E’ quello che penso anch’io, perciò le prendo, ci sono abituata, un po’ d’acqua, contare fino a quaranta, buttare giù e il gioco è fatto. Ah! Va già meglio, lo sento…
 
I: Bene. Allora possiamo continuare… Ha sentito del ritorno sulle scene di Britney Spears? Pare sia ingrassata. Ha provato a cantare agli MTV Awards, ma anche con il playback le ha detto male: non riusciva a stare dietro ai ballerini, si muoveva come chi abbia un palo ficcato sul per il culo. Un autentico disastro. Per lei sono lontani, e irripetibili, i giorni del successo, di quando non ancora maggiorenne cantava “Baby, one more time!” Adesso è una venticinquenne che tende alle pinguedine, devastata nel corpo e nella mente, madre di due figli, e divorziata. E’ una persona finita.
 
B: Sì, ho sentito. E allora?
 
I: Lei crede di riuscire a stare sul palcoscenico letterario per lungo tempo? Mi spiego meglio: non ha la sensazione di essere destinata ad essere una meteora?
 
B: Stronzo.
 
I: D’accordo, ma non ha risposto alla mia domanda.
 
B: Ho molti amici importanti e tutti mi amano. Io denuncio tutti, uno a uno, non salvo nessuno. Faccio una strage. Una strage senza precedenti, perché io ce li ho gli amici importanti col pelo sulle spalle e sulle braccia, sul petto, lungo le gambe… sulle mani e sui piedi pure. 
 
I: Delle scimmie praticamente…. (tossendo) Sì. (tossendo ancora) Si vocifera che lei sia la cocca di alcuni giallisti e thrilleristi. Se ha pubblicato, lo deve a loro. Ma anche Britney Spears aveva tanti amici, ed ecco la fine che ha fatto, una fine ben peggiore di quella di Whitney Houston.
 
B: Non mi racconti più queste cose. Non le voglio sentire, ecco.
 
I: Quindi lei è convinta di riuscire a ingraziarsi critica e pubblico, con o senza “with a little help from my friends”? Preferisce Joe Cocker o i Beatles?
 
B: Joe Cocker.
 
I: Per via dei suoi problemi con l’alcool?
 
B: Vada a prenderselo in quel posto.
 
I: Lo faccio tutti i giorni e mi piace pure. O lei è una di quelle che se vede due che si baciano davanti al Colosseo parte in quarta e va a denunciare due innamorati per atti osceni in luogo pubblico?
 
B: Io sarò la nuova Virginia Woolf. Lei ci sta provando a smontarmi, ma non ci riuscirà. Dove diavolo avrò messo mai le mie gocce di Tavor… dove… dove… non vorrei averle lasciate in giro per casa, non si sa mai chi entra ed esce, poi magari qualcuno le prende… Che gran casino!!! Avrei proprio bisogno di un aiutino.
 
I: Se riuscisse a dimenticare le sue benzodiazepine per un momento, forse potremmo continuare la nostra chiacchierata.
 
B: Oh, Xanax! Andrà bene lo stesso.
 
I: Sì, lo penso anch’io. Quand’è comoda, si ricordi che io sono qui…
 
B: Ha trovato il biglietto?

I: Che biglietto?
 
B: Esploso…
 
I: Anche lei è stata presa di mira da Al Qaeda? Mi par strano davvero. E per che cosa poi?

B: E’ il titolo d’un romanzo di W.S. Burroughs, “Il biglietto che è esploso”, ignorante patentato. Non trovo più la mia copia.
 
I: Adesso, lo deve trovare proprio adesso ‘sto libro?
 
B: Forse no. Stavamo dicendo?
 
I: “Dicono le mie parole di sangue”, l’ha scritto lei: crede di scalare le classifiche?
 
B: Con o senza ascensore per l’inferno?
 
I: Questo suo parlare figurato, non glielo nascondo, mi confonde.
 
B: E’ che lei non ha la stoffa dello scrittore E/O dello scrivente. A me mi fotografano per il Rolling Stones invece. Capisce da sé che lei non vale, lei non è altro che una pezza da piedi, non è che una stupida foglia di fico.
 
I: Quel “E/O” è davvero il nocciolo del discorso. Proprio brava. Ci fosse un pubblico, lo inviterei a farle un applauso.
 
B: E’ che io sono Babsi. Babsi Jones modestamente, e ne approfitto per ringraziare Giuseppe Genna, che ha fatto davvero di tutto per farmi emergere.
 
I: Ho sentito dire che è attualmente impegnato a riportare in superficie il Titanic. Lei, che gli è molto vicina, conferma?
 
B: Porco mondo, mi sono spezzata un’unghia!
 
I: Faccia un po’ vedere? Eh già, proprio spezzata. Un peccato perché le altre nove sono tutte belle lunghe e ben smaltate, rosse.
 
B: Come Fausto Bertinotti.
 
I: Ha ragione, arrossisce in maniera spettacolare quando - oramai sempre più di rado - la vergogna gli promette un bel coccolone.
 
B: La mia povera unghia… porco mondo che c’ho sotto i piedi… come faccio a fare le foto adesso, come? Questa è proprio brutta, più che avere la scimmia sulle spalle.
 
I: Nasconda la mano.
 
B: Come?
 
I: Sì, la nasconda. Che so? La porti dietro la schiena, come se si grattasse il culo.
 
B: Uhm!!!
 
I: Nessuno penserà che ha un’unghia spezzata. Penseranno a tante ipotesi, problemi emorroidali inclusi, ma nessuno si sognerà d’accusarla di avere solo nove unghie a posto.
 
B: Questo è vero. Ogni tanto anche le merde come lei servono a qualche cosa. La citerò nei ringraziamenti del mio prossimo libro.
 
I: Non si disturbi. Veramente.
 
B: Meglio così, così ringrazio chi diavolo pare e piace a me. E’ così bello non avere debiti con nessuno, sapere che ce l’ho fatta con le mie sole forze, per la mia grande capacità scrittoria.
 
I: Si può dire che il suo è un vergare senza mettere mai la mano in fallo?
 
B: Se lo dice lei.
 
I: No, io non dico proprio nulla. Le ho semplicemente posto una domanda.
 
B: (confusa) Allora sì, diciamo che sì, si può dire come ha detto lei. Non c’è bisogno che ripeta le parole esatte, vero? Non mi deve guardare male, è che ultimamente mi parlano, però poi non ricordo.
 
I: Ah! Non si preoccupi, io non la giudico.
 
B: Tanto, anche se fa il carino, lei non potrà mai assurgere al ruolo di scrittore E/O scrivente.
 
I: A me fa impazzire quel E/O. Capisco perché si sono ammazzati per farla emergere. Geniale, semplicemente geniale.
 
B: L’ho scritto con il mio sangue. Mica uno si improvvisa in siffatti sperimentalismi linguistici. Ci vuole una preparazione della madonna, bisogna avere il pelo sullo stomaco.
 
I: Una ceretta?

B: Che?

I: Una ceretta. Sì, è un po’ dolorosa, ma poi il pelo sullo stomaco le assicuro che sparisce, perlomeno per un po’, poi le toccherà un’altra ceretta. (ridendosela sotto i baffi) Ma per la bellezza una donna come lei credo sia ben pronta a soffrire.
 
B: Certo, ha ragione. Calda?
 
I: Calda, molto calda, altrimenti è come non farla.
 
B: Ha ragione.
 
I: Posso farle una domanda leggermente indiscreta?

B: (finge di pensare) Per questa volta…
 
I: Perché non si è data all’uncinetto?
 
B: Per via delle unghie. Ci ho provato, ma, porca la madonna, mi si spezzavano sempre, così alla fine seppur a malincuore sono stata costretta a mollare i ferri del mestiere e a prendere la penna.
 
I: Lei non scrive con la penna. Usa una banale tastiera, quella di un personal computer. Lei non conosce i calli che uno si faceva battendo i tasti di una Olivetti 35. Lei usa una tastiera ergonomica, basta che sfiori un tasto per avere la lettera a schermo, comoda la vita!
 
B: Si fotta.
 
I: Con piacere tutto mio. Ma passiamo ad altro. Lei ha un blog i cui commenti sono chiusi. Che senso ha tenere su un blog con i commenti chiusi, di che ha paura? del confronto?

B: Sono cazzi miei.
 
I: Ho capito, lei ha paura del confronto, in pratica è una di quelle. Ma non si creda, non ce l’ha solo lei, quindi inutile che se la tiri tanto, tanto più che oramai è vicina ai fatidici QUARANTA, il che significa un bel kappaò per una donna. A QUARANTA anni la vita finisce, non inizia. Fosse stata un maschio sarebbe stata tutta un’altra storia, ma è nata femmina, quindi si può chiamare fuori, è già knock–out, spacciata, finita e stracciata. Anche nel caso il suo libro abbia un effimero successo, dopo ci sarà sol più il deserto, quello pianificato dalla nostra società maschilista. Lei lo potrà combattere quanto vuole mostrando tette e culo, però non servirà, perché lo sa anche lei che a QUARANTA anni una donna è più morta d’un fantasma con il lenzuolo, insomma non vale più niente per il mercato della carta stampata. E’ per questo che ha chiuso i commenti, è per questo che non dà a nessuno la possibilità di commentare sul suo blog, perché ha paura, ha una fifa che fa novanta.
 
B: (nervosa) Come c’è arrivato a tutto questo? Chi gliel’ha detto?

I: Un uccellino.
 
B: Maledetti passeri. Cagano e svolazzano, cagano e svolazzano, e cinguettano e cinguettano e cinguettano cagando e svolazzando: fosse per me li farei fuori tutti, altro che le molliche di pane bagnato. Li farei fuori insieme a tutti quei vecchi rincoglioniti che passano le loro giornate sulle panchine nei giardini pubblici, quasi quella fosse vita. Maledetti passeri, maledetti, maledetti, maledetti…
 
I: Allora è vero che lei è una ammazzapasseri!
 
B: Se solo avessi il tempo di scollarmi di dosso tutte le etichette che mi trovo appiccicate sulla penne e che non mi appartengono!
 
I: Ma se lei spara ai passeri, che pretende?
 
B: Un po’ di tempo per me.
 
I: Vuole forse suggerire l’idea che sino ad ora non ha vissuto?
 
B: Ho bisogno di riposo.
 
I: Forse ha solo bisogno di abbandonare penna & calamaio, cioè la tastiera nel suo caso. Alla lunga produce dipendenza, come il Valium.
 
B: E/O ci fa lo stupido?
 
I: Questo è un colpo di classe, non posso che incassare. Ha paura di Federico Moccia?
 
B: Io lo amo, se lo potessi gli metterei il lucchetto, come ai Wu Ming e a Giuseppe Genna. Un bel lucchetto.
 
I: Credo di non aver capito.
 
B: Perché lei non ha la mente di uno scrittore.
 
I: In compenso ho trovato la sua unghia spezzata di scrittrice.
 
B: Dove?

I: Sotto i piedi. Calpestata. Mi spiace, il destino sa essere molto crudele. Piuttosto mi dica perché veste come una vedova inconsolabile? Io quando la vedo, per mia fortuna di rado, mi tocco le palle. Lei porta sfiga, lo dica chiaramente, non abbia paura a dire la verità.
 
B: E’ lei che è un povero sfigato E/O uno stupido.
 
I: Stupido è chi lo stupido lo fa. Forrest Gump insegna.
 
B: Si fotta.
 
I: Non ho problemi a farmi fottere. Tra le tante chiacchiere che circolano c’è quella che lei crede agli extraterresti oltre che ai comunisti: che mi può dire a riguardo?
 
B: Le racconto di un alieno, di come gli ho aperto la pancia e il cranio, di come gli ho fatto l’autopsia. Va bene?
 
I: Benissimo.
 
B: Dovrebbero raccontare qualcosa di me, Dottor No: perciò li ho ritratti con la Nikon che mi hai regalato. A questo sono ridotta: a far parlare in mia vece fenditure, fessure, cemento, crepe, calce e calcina, e mattoni spolpati. Qualche particella di ferro già divorata dalla ruggine. Il cerusico, che segua intrepidamente l’azione di catalogazione o si inventi imponenti panzane da trincea seduto a sorseggiare una birra nella hall di un obitorio predisposto ad accogliere la stampa a centinaia di metri dal Pronto Soccorso, dalla sua ha un vantaggio: dita sciolte e un minimo di cognizione geopolitica, se compare una anomalia che regge, la dà in pasto all’opinione pubblica: sa perfettamente che il primo lancio di agenzia è quello che conta. Il suo bollettino medico ti arriva in tempo reale: merce pronta al consumo che presenta e illustra, che sia un alieno o un comunista, poco importa. A grandissime linee.
 
I: Interessante. Prosegua, la prego.
 
B: Il percorso dello scrittore è diverso: nello stato di assedio, nel conflitto insoluto, nell’intramontabile pogrom, nella guerra civile che ha più nomi di quanti si possano enumerare o distinguere, lo scrittore si adagia; le sue frasi affiorano lentamente, come cisti, come ascessi maligni; il tempo per ripensarle, nelle stanze scelte a caso, di notte, è un tempo rischioso e nigrescente; parola per parola per parola per parola: una monotona emorragia semantica mi consuma. Si sospendono di colpo, in certe ore, in certe stanze più ripugnanti delle altre; poi il flusso riprende: parola per parola per parola, la piaga verbale infettata spurga e mi spossa.
Privata dell’azione, non ho immagini a cui far riferimento che non siano i mattoni scheggiati e le carogne dei cani. Non descrivo, scrivendo: non so quando verrò letta, non so se mai verrò letta, e il tempo che mi avanza per trovare una risposta - cosa faccio io qui? - mi curva le ossa in forme inusuali, anarcoidi e rigide.
Non mi importa di quello che pensi, Dottor No: non mi credi, e non mi darai credito. Le parole si stendono sulla carta contro ogni evidenza, e procedo: non è il genio né il talento a condurmi. E’ l’accanimento terapeutico che è proprio di un muro.
In questo sovrumano budello, migliaia di cunicoli in cui larve e dannati entrano in collisione sottoterra, questi tunnel e questi corridoi diroccati da cui sporgono a casaccio tentacoli sporchi e fiammelle fioche, io ci abito e scrivo. Procedo per tentativi, tutti incoerenti; mi aggrappo a ogni illusione ottica, a ogni nientitudine: polvere, scaglie, lembi, fessure e spaccature.
Muri su muri su muri su muri: ci appoggio le mani. La loro fragilità umiliante mi inquieta; la loro robustezza rugosa mi riempie e mi rincuora. Mi è rimasta una lingua dura come la pietra; faccio appello alla mia ultima risorsa: la resistenza, la sclerosi. Il migliore dei muri possibili: ecco cosa sono venuta a cercare, qui.
 
I: E la madonna!!! Che ha segato, un Alien come minimo?
 
B: E’ quello che ho cercato di far capire al Dottor No.
 
I: E non l’ha capita…
 
B: Si è trincerato in sé.
 
I: Però poi ha incontrato Giuseppe Genna che le ha dato credito.
 
B: Sì.
 
I: Cito a memoria: “…torneremo a scrivere, di questo sconcertante reportage dall’umano, libro di guerra esteriore e interiore, compendio dell’alienazione brutale e brutale confessione di chi ha il coraggio di mettersi a nudo, chiedendo una risposta al suo assalto in forma di visione aperta e quasi insostenibile. Per il momento, sappiate che il cervello di Babsi è labirintica quanto l’Amazzonia, un’esperienza artistica di siti nevralgici in cui i centri sensoriali debordano per immagini, scrapbook, booktrailer, mp3, citazioni, documenti, analisi - si entra e si fatica a uscirne.” Queste sono parole di Genna, o sbaglio?

B: Non sbaglia. E’ sempre così tenero con me. (ride in maniera fortemente isterica) Così carino con me…
 
I: Torniamo all’alieno. Mi parli di che cosa gli ha fatto, con più dettagli.
 
B: Be’, gli ho strappato gli attributi con queste mie mani di unghie. Letteralmente. Nessun strumento chirurgico, nessuna incisione. Gliel’ho strappati con le mie sole unghie, un atto di volontà, capisce? E’ stata un’esperienza unica.
 
I: Perché proprio gli attributi?
 
B: Perché si sa che gli alieni mettono incinte le donne terrestri. Quel porco… quel porco chissà quanti stupri avrà perpetrato.
 
I: D’accordo. Ma in quel momento l’alieno era sul piano operatorio per l’autopsia. Era bell’e finito. A che le è servito strappargli gli attributi in maniera così tanto brutale?
 
B: Era necessario.
 
I: Non credo di capire, ma in ogni caso andiamo avanti. E dopo?
 
B: Gli ho ficcato un braccio dentro.
 
I: Dentro, dove? Può essere più precisa, per cortesia?
 
B: Su per il culo, o quel che era: gli ho strappato le budella.
 
I: (disgustato) Immagino che anche questa volta abbia operato senza bisturi.
 
B: Le mie unghie sono bisturi precisi più di qualunque altro strumento chirurgico.
 
I: Non lo metto in dubbio. Ma perché lo ha fatto, cioè quale ragione profonda l’ha spinta a sbudellare quell’alieno, sempre che fosse sul serio un alieno?
 
B: Lei ha mai fatto qualcosa per il semplice gusto di farla? No. Lo sapevo. Io non l’ho fatto per il semplice gusto, cioè non solo per quello. Era mio dovere, non potevo poi fare altrimenti anche se avessi voluto.
 
I: Credo di non capire sino in fondo le sue ragioni: ma – mi corregga se sbaglio – lo ha fatto perché alle strette?
 
B: Anche per quello.
 
I: C’è dell’altro, vero?
 
B: Doveva diventare materiale per il mio libro. Solo operandolo io stessa con le mie unghie potevo esser certa di avere una visione universale dell’alieno, che sarebbe poi diventato materia di “Sappiano le mie parole di sangue”.
 
I: Tutto molto contorto ma più chiaro. Lei fa paura, lo sa?
 
B: E’ perché sono una scrittrice, mentre lei non sarà mai uno scrittore E/O uno scrivente. Sono devastata dopo quello che ho fatto. Però lei, nella sua piccolezza, non può capire.
 
I: Ho la netta impressione che questa intervista sia durata più del dovuto…
 
B: Quando è finita lo decido io…
 
I: Se permette sono io quello che decide scrittrice E/O valletta…
 
B: Come si permette di dare della valletta a me, gran pezzo di merda che non è altro, figlio di puttana bastardo…
 
I: Senta, lei continui il suo turpiloquio pure da sola, indirizzandolo a me o a chi più le fa piacere, ma l’intervista finisce qui. Punto.
 
Nell’aria si diffonde una musica, una vecchia canzone dei Rolling Stones.
Babsi Jones  sbianca in volto, più d’un cencio. Balbetta qualcosa, quasi cade in deliquio, ma si rià presto. Troppo presto!
La voce di Mick Jagger è inconfondibile, puzza di zolfo, sa di vinile graffiato. E’ calda e fredda.
 
 
«Per favore, lascia che mi presenti
Sono una persona ricca e di classe
Sono stato in giro per molto tempo
Agli uomini ho rubato anime e fedi
 
Ed ero lì quando Gesù Cristo
ebbe il suo momento di dubbio e dolore
Mi assicurai che Pilato se ne lavasse le mani
inchiodandolo così al suo destino
 
Piacere di conoscerti
Spero indovinerai il mio nome
Ma ciò che ti sconcerta
è la natura del mio gioco […]
 
Se m’ incontri, bada d’ esser cortese
Mi raccomando, comprensione e buon gusto
Vedi d’esser educato come ti hanno insegnato
o farò in modo che la tua anima sia dannata…» *
 
 
B: Ha acceso lei lo stereo?
 
I: Perché mai? E come avrei fatto, non sono mica il diavolo!
 
B: Ha una voce, una voce in questa canzone, sembra quella di Michail Bulgakov sul punto di morire.
 
I: Lei è molto stanca. La lascio.
 
B: Nooo…
 
I: Con lei ho finito.
 
B: Forse lei con me ha finito. C’è solo un problema: io con lei non ho ancora iniziato, per Lenin!
 
I: Meglio che lasciamo i rapporti sul professionale, non credo funzionerebbe fra noi…
 
B: Ho delle unghie molto affilate…
 
I: Nove per l’esattezza.
 
B: Basteranno.
 
I: Bene, cioè le darei la mano ma… Insomma, io la saluterei… Tante buone cose… in culo al Diavolo… ecc. ecc. come si dice in questi casi…
 
B: Lei non si schioda di qui…
 
I: E invece sì. Non ha argomenti per trattenermi. Non mi piace nemmeno un pochino. Anzi, le dirò di più, la trovo proprio brutta.
 
B: Non me ne frega niente. A novanta grandi!
 
I: Eh?
 
B: Si cali le mutande e a novanta…
 
I: Fossi matto!
 
B: Gliele strapperò con le mie mani, senza anestesia.
 
I: Che… che cosa?
 
B: Le emorroidi.
 
I: Uno: non ce l’ho le emorroidi, e anche se ce le avessi non me le fari mai togliere da una pazza scatenata come lei.
 
B: Devo usare le maniere forti?

I: E che diavolo! Ma questo è un vizio, proprio un vizio…
 
B: Quale vizio?

I: Anche Genna ci ha provato…
 
B: E’ perché è uno scrittore.
 
I: Mi stia lontana o giuro su Dio che, anche se lei a qualcuno può sembrare una donna bell’e fatta - piuttosto in età a dire il vero -, non esiterò a difendermi con il Kung Fu di Bruce Lee.
 
B: Glielo faccio io un bel pogrom! GIUSEPPE GENNA, IO TI AMO, LO GRIDO AL MONDO INTERO, E’ PER TE, SOLO PER TE CHE LO FACCIO, TUTTO QUESTO E’ PER TE… GENNA TI AMO CON TUTTA LA MIA DEVASTAZIONE… Che lo spettacolo abbia inizio…
 
 
Cachinni di Babsi Jones che prende a rincorrere per tutta la casa il povero Iannozzi, mentre nell’aria riecheggiano forte le parole di Sympathy For The Devil…
 
 
The End
 
 
* Sympathy For The Devil, The Rolling Stones, dicembre 1968 – traduzione e adattamento italiano by G. Iannozzi



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