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Elvira Savino non è Alice nel Paese delle Meraviglie

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, maggio 18, 2008


Elvira Savino non è Alice nel Paese delle Meraviglie



Elvira Savino


non è Alice nel Paese delle Meraviglie
così bacchetta di santa ragione Dagospia
 
 

 
Elvira Savino scrive a Dagospia: «Non sono Alice nel Paese delle meraviglie. Quando ho accettato di essere candidata al Parlamento italiano ero ben consapevole che, se eletta, avrei dovuto sfidare tante diffidenze, anche maliziose. Ho trent’anni, una laurea in economia, un master e cinque anni di esperienza fra l’ufficio stampa di un partito e la redazione di un mensile: conosco bene le regole di Dagospia e del sistema mediatico. Se vengo dipinta come “topolona”, “pin-up di Montecitorio”, “miss Parlamento” oppure “onorevole tacco 12”, non posso che sorridere. […]
Ho una tale deferenza nei confronti delle istituzioni che ho sempre tenuto un comportamento decoroso e di grande rispetto nei confronti delle stesse. Se solo aver partecipato ad un (interessantissimo) dibattito fra personalità come Tremonti e D’Alema diventa occasione di commenti trash, non mi preoccupo per me. Resto turbata dalla somma di articoli e servizi televisivi, anche nei confronti di colleghe che hanno responsabilità maggiori delle mie, che tendono a dipingere la presenza parlamentare femminile (soprattutto quella del Pdl) come “leggera”, ed uso un eufemismo. Chi ha ruoli pubblici deve sapere di vivere in una casa di vetro, osservato da giudici severissimi (i media e i cittadini) […]
I parlamentari giustamente, non meritano alcuna indulgenza ma, altrettanto correttamente, le Istituzioni non possono essere messe alla berlina senza ragione, se non per il gusto del torbido. In un Paese in cui non si insegna più educazione civica e libri come “La Casta” diventano best seller, non abbiamo bisogno di farci del male gratuitamente. Va benissimo l’ironia, sacrosanto il diritto di cronaca, fondamentale l’esercizio della critica ma la volgarità è un’altra cosa, […]
Mettere un limite a questa perversione non toglierà nulla all’appeal di Dagospia e dei giornali (quotidiani come rotocalchi). In cambio, potrebbe favorire quel sentimento di fiducia nei confronti delle istituzioni che è vitale in ogni democrazia sana, come la nostra, nonostante tutto, è».


New Italian Epic - Chi l'ha duro... la vince!

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:40 | segnalazioni, politica, donne, personaggi famosi, spettacoli, rassegna stampa, primo piano, saranno famosi, notizie dalla rete, politically scorrect, sgarbi, ultime notizie, societĂ  e politica, notizieflash, last news, dalla parte delle bambine, bimbissima, new italian epic, diritti dei politici | clicca per commentare commenti (2)



La Moratti dice addio a Sgarbi: non eravamo la coppia piĂą bella del mondo!

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, maggio 09, 2008





La Moratti dice addio a Sgarbi

Non eravamo la coppia più bella del mondo!

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
Era nell’aria. Impossibile credere che il sodalizio, mai idilliaco, fra Vittorio Sgarbi e il sindaco di Milano Letizia Moratti potesse durare più di tanto. Ieri il sindaco di Milano ha ritirato le deleghe dell’assessorato alla Cultura al critico d’arte Vittorio Sgarbi e lo ha escluso dalla Giunta comunale. La Moratti si è così giustificata: “Rilevato che l’assessore Vittorio Sgarbi ha assunto in varie occasioni, anche pubbliche, un atteggiamento non consono ai doveri di pubblico amministratore e considerato inoltre che lo stesso assessore ha tenuto comportamenti contrari alla lealtà nei confronti del sindaco e della giunta incidendo negativamente sull’operato ed immagine di tali organi e creando un clima di tensione interno alla maggioranza politica; ritenuto che per i sopra esposti motivi è venuta meno la fiducia del sindaco nei confronti di Vittorio Sgarbi il sindaco dispone la revoca della nomina di Vittorio Sgarbi quale componente della giunta comunale e della connessa delega alla firma degli atti di competenza del Sindaco per le attività in materia di Cultura”.
Le deleghe alla Cultura sono state assunte ad interim dalla stessa Moratti.
 
Vittorio Sgarbi ha così commentato la nota del sindaco di Milano: “Considero irricevibili le ragioni che hanno spinto il sindaco al ritiro delle mie deleghe, oltre che profondamente lesive della mia dignità”. Per il critico le non-ragioni che hanno portato al suo licenziamento dipendono dalle sue esternazioni durante la puntata di Anno Zero condotta da Michele Santoro. “Non si può rimproverare a me quello che Berlusconi, Bossi, Maroni e Castelli avrebbero detto al mio posto. Dopo tutto, ho anche difeso un illustre cittadino milanese come Veronesi che veniva insultato. Mi sarei piuttosto aspettato un ringraziamento. Se il sindaco di Milano non capisce lo spirito del Popolo delle Libertà, allora si pone un problema politico. Per questo, trovo le ragioni della Moratti irricevibili anche sul piano politico, perché non ho fatto altro che esprimere le opinioni della mia parte politica”.
Secondo il critico d’arte i motivi per cui il sindaco lo ha licenziato sono anche legati alla polemica intervenuta con i colleghi di Giunta sulla delibera “camuffata” per il patrocinio di una rassegna teatrale omosessuale: “Ho presentato in quel modo la delibera sulla rassegna di teatro gay, proprio per eliminare le polemiche e per evitare che si affermasse l’orgoglio gay. Mi sarei aspettato piuttosto le critiche dell’arcigay invece che quelle del Sindaco e della Giunta”.
 
Il centrosinistra si interroga per voce di Marilena Adamo e Pierfrancesco Majorino: “Non vorremmo che l’assessore Sgarbi, con la sua gestione discutibile, abbia comunque offerto al sindaco l’opportunità di iniziare un piccolo valzer di poltrone, il tutto sulla testa dell’arte, della creatività, dello spettacolo. Insomma: al momento ci sembra un gesto privo di un’idea di governo della cultura. Ci auguriamo di non essere costretti in futuro a rimpiangere Vittorio Sgarbi”. La Lega Nord, per voce di Matteo Salvini, interviene scherzando ma non troppo: “Visto che ascrivevano Sgarbi alla Lega e che nell’ultimo periodo Sgarbi si è molto leghistizzato prima con Calderoli e ieri a cantare Viva la Padania accanto a Bossi, crediamo di poter dire la nostra sul prossimo assessore ». Ma Forza Italia frena subito il giocoso entusiasmo della Lega: “Alla Cultura c’era un uomo indicato dal sindaco Moratti e noi rispettiamo la sua volontà. Così come abbiamo condiviso con il sindaco la decisione del licenziamento, così condivideremo i profili e i criteri del prossimo candidato assessore”.
 
Letizia Moratti e Vittorio Sgarbi non erano forse la coppia più bella del mondo?
Oggi la Moratti sembra ammettere che loro due non erano davvero la coppia perfetta.
Però adesso noi tutti si spera che non comincino a litigare tirandosi addosso le opere d’arte…

The Day After: "Impossibile". Il sindaco di Milano Letizia Moratti non ha nessun dubbio: con Vittorio Sgarbi è tutto finito. La freddissima replica arriva così al critico d'arte Sgarbi, il quale aveva espresso il desiderio di non dimettersi dall'incarico, restando "assessore al Nulla". Il sindaco Letizia Moratti, stuzzicata dai giornalisti, ha ribadito le ragioni che l'hanno spinta a licenziare l'assessore. "E' venuta meno la fiducia per mancanza di rispetto nei confronti della giunta".

Vittorio Sgarbi propugna le sue ragioni con pugno di ferro e, senza farsi pregare, rivela di averne già parlato giovedì sera con Silvio Berlusconi: "Ho ricevuto il consenso di Maroni, Castelli e Berlusconi". Il critico d'arte parla della "insensatezza delle offese ricevute": "Io ho fatto solo bene per la città, ho difeso Berlusconi da chi lo insultava e gli dava del fascista come l'architetto Daniel Libeskind. Sui grattacieli di Milano la penso come Berlusconi, difendo la città contro una intollerabile speculazione A questo punto, eliminare uno scomodo mi sembra una forma di grossolana ingenuità da parte del sindaco". E sottolinea: "E' la Moratti che è fuori dalla linea, è lei che manca di rispetto verso i cittadini non avendo la capacità di opporsi alla speculazione". Vittorio Sgarbi spiega anche i motivi per cui non c'è dialogo: "Non lo posso accettare, quando invece di essere ringraziato vengo cacciato. Non voglio favori, ma giustizia". Quanto alla possibilità di essere chiamato a fare il sottosegretario ai Beni Culturali, ruolo per il quale Sgarbi si è in più di un'occasione candidato: "Ne ho parlato con Berlusconi. Lui mi ha detto che ne parlerà con Bondi. E' un'ipotesi politica rispettabile, ma non decido io, decide Berlusconi".

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:53 | cultura, politica, riflessioni, polemiche, arte, spettacoli, cronaca, prima pagina, potere, sgarbi, ultime notizie, societĂ  e politica, notizieflash, last news, editoriale di g iannozzi | clicca per commentare commenti (7)



Boicottiamo Tariq Ramadan e Valerio Evangelisti, e non La Fiera del Libro

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, maggio 06, 2008





Boicottiamo Tariq Ramadan


e Valerio Evangelisti,


e non La Fiera del Libro
 

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
La battaglia di Maratona
A pochi giorni dall’inaugurazione della Fiera del Libro di Torino c’è ancora chi polemizza, a volte con argomenti a dir poco fallaci e privi di qualsivoglia buonsenso, altre ancora in modo del tutto pecoreccio. Tra i contestatori non troppo eccellenti anche Valerio Evangelisti, sulle colonne di Carmilla on line: “[…] Attualmente, oltre a strangolare Gaza e Cisgiordania, il governo di Israele ha cominciato a infierire anche sui palestinesi che hanno la sua cittadinanza.
Creato il nemico, spintolo all'integralismo islamico, riaffiorano i propositi di cancellarlo per sempre, proprio come etnia. Persino alcuni ministri israeliani ne parlano senza riserve.
E questo lo Stato cui il Salone del Libro di Torino intende rendere onore, celebrandone la nascita: una specie di apologia del colonialismo moderno.
E ora veniamo al tema degli scrittori. La protesta contro il Salone del Libro di Torino equivale a una condanna al rogo di autori e opere?
Già una selezione di scrittori imposta dal governo Olmert, dalle sue ambasciate e dai suoi uffici di propaganda, dietro sottoscrizione (almeno a Parigi) di un impegno a non criticare le proprie autorità nazionali, risulta sospetta. […] Domanda: è giusto glorificare in un Salone del Libro uno Stato (non una "cultura", ma una successione di governi ispirati alle stesse linee) che esilia scrittori propri ed elimina, tramite sicari, scrittori appartenenti a una diversa etnia che si intende cancellare?
Io lo trovo disgustoso.” Faccia una cosa saggia il buon vecchio Evangelisti, stia in santa pace a casetta sua, in Messico, invece di fomentare l’odio con approssimative quanto fallaci motivazioni per cui anche noi dovremmo provare il disgusto che prova lui. Il boicottaggio di un evento culturale è sempre e solo drammatico indizio di inciviltà. Ma in un paese come il nostro, l’Italia, che ha fatto dell’inciviltà il suo vessillo più di moda sia tra le fila di sinistra sia tra quelle di destra, par quasi superfluo domandarsi quale differenza dovrebbe mai esserci fra contestatori e contestati. In un paese dove si contesta per sapere dove si dovrebbe portare a cagare il proprio cane, dove l’editoria è in mano a quattro editori, in un paese che pubblica ogni minchiata purché firmata dall’idiota o dalla puttanella di turno, non sorprende che ci sia ancora gente incapace di capire che boicottare la cultura è solo sintomo di inciviltà pecoreccia.
 
Con una nota, il Quirinale ha risposto alle dichiarazioni dello scrittore musulmano Tariq Ramadan, tra i promotori del boicottaggio di Israele alla manifestazione torinese: “Il presidente della Repubblica non ha mai affermato che chi critica Israele è un antisemita e la sua presenza all’inaugurazione della Fiera del Libro di Torino è nella stessa linea della sua partecipazione a molteplici eventi culturali che hanno luogo in Italia”. Secondo Ramadan il Capo dello Stato avrebbe commesso un doppio errore: decidendo di partecipare all’inaugurazione della kermesse le avrebbe dato connotazioni politiche e avrebbe tacciato di antisemitismo i contestatori. “Venendo alla Fiera del Libro commette un duplice errore. Il primo semplicemente partecipando, perché la sua presenza certifica che si tratta di un evento politico e non solo culturale. Il secondo errore sta nell’aver tacciato di antisemitismo chiunque critichi lo stato di Israele: è un errore estremamente pericoloso”. Io invece trovo ben più pericolose le basse insinuazioni di Ramadan e lo sproloquio pecoreccio di Evangelisti, per esempio, ma è purtroppo una mera questione di punti di vista!
Ramadan, controverso e discusso teorico dell’Euroislam, ha continuato la sua polemica, senza tenere mai a freno la lingua: “A Parigi ero d’accordo a non boicottare il Salon du Livre perché all’interno c’era uno spazio riservato alla Palestina. A Torino, invece, sono a favore del boicottaggio perché qui non c’è nessun dibattito democratico, ci sono solo posizioni a favore di Israele”. La risposta del Quirinale non si è fatta attendere; in una nota si spiega chiaramente che la visita di Giorgio Napolitano avrà lo stesso valore delle sue partecipazioni ad altre manifestazioni italiane: “E’ del tutto falso attribuire al presidente Napolitano l’errore di aver tacciato di antisemitismo tutti coloro i quali criticano lo stato di Israele. La critica delle politiche del governo israeliano è del tutto legittima, innanzitutto all’interno di Israele. Quel che è inammissibile è qualsiasi posizione tendente a negare la legittimità dello stato di Israele, quale nacque per volontà delle Nazioni Unite nel 1948, e il suo diritto all’esistenza nella pace e nella sicurezza”.
 
Visto che siamo invischiati, volenti o nolenti, in modaiola epoca di boicottaggi, sarebbe interessante invitare i lettori a boicottare quegli scrittori che oggi invitano a non accedere alla cultura che sarà alla Fiera del Libro di Torino. Questi scrittori, o intellettualoidi che li si voglia considerare, che assaggino la loro stessa medicina: invito dunque i lettori a non leggere né Valerio Evangelisti né Tariq Ramadan. Io direi, finalmente in pace con me stesso, che è atto dovuto e più che mai legittimo boicottare chi oggi si fa promotore di idee tanto disgustose.

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by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:37 | cultura, politica, riflessioni, polemiche, web , controinformazione, appuntamenti, iniziative, blogosfera, provocazioni, notizie dalla rete, prima pagina, societĂ , blogger, sgarbi, scrittori, ultime notizie, stalinismo, allarmi, notizieflash, opinionismo, editoriale di g iannozzi, la battaglia di maratona, inkazzatissimo, diritti del lettore, copia e diffondi | clicca per commentare commenti (8)



La Tatangelo seconda a Sanremo, tutta colpa del suo amico gay!

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, marzo 02, 2008






La Tatangelo seconda a Sanremo

Tutta colpa del suo amico gay!

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
  
Il Cardinale Tonini scomunica la canzoncina della Tatangelo, arrivata seconda al Festival di Sanremo, edizione 2008: “Strumentalizza e danneggia gli omosessuali. Ad esser sincero, anche per l’età piuttosto avanzata, vado a letto presto e non guardo il Festival, ma ho sentito ugualmente parlare della canzone della Tatangelo. Ritengo che un tema così scottante, così delicato e tanto controverso come l’omosessualità non possa essere oggetto di una canzonetta. Mi sembra assurdo, oltre che offensivo verso gli omosessuali stessi, fare di questa diversità l’oggetto di un concorso televisivo. Ma si sa, oggi si sacrifica tutto sull’altare dell’audience, sia per rendere il prodotto più morboso e pruriginoso, sia per riempirsi il portafogli ai danni di quella parte debole che si pretende, falsamente e con ipocrisia, di difendere. Non ho dubbi: boccio su tutta la linea la canzone di Anna Tatangelo. E penso che quella canzone neppure ai gay piacerebbe.”
 
Ma prima il Pippo Baudo nazionale saluta Gigi D’Alessio seduto – non troppo stranamente, perché ce lo si doveva aspettare che così fosse – proprio alla sinistra del direttore Fabrizio Del Noce.
“Ha 20 anni sulla carta, 40 in testa e cucina con l’esperienza di una vecchia di 90”. Gigi D’Alessio ce la dipinge come una madonna la sua Tatangelo: “La conoscevo da quando aveva quindici anni ma ho aspettato i diciotto, se no potevo essere arrestato”. Sempre D’Alessio, interrogato sulla politica: “Sono amico di tutti, di Del Noce, ma anche di Baudo, di Berlusconi, di Bassolino, di Rutelli”. Gli fa subito eco la Tatangelo: “Destra, sinistra, centro... Non voglio essere etichettata, la musica deve unire”. E per Anna, fra la Prestigiacomo, Melandri e la Santanché, non ci sarebbe differenza alcuna: “Rispetto tutte, ma la Santanché è molto determinata”. Ed interrogata ancora, per sapere chi preferisce, se Obama o Hillary, la risposta viene subito, ovviamente scontata: “Non guardo alla donna o al nero, mi interessano gli ideali. Ma non li conosco”.
A di poco a prezzo d’inflazione la posizione di D’Alessio che non ha problemi a dichiarare che lui sicuramente sta con Hillary Clinton: “Mi piace e mi emoziona la faccia di Obama, ma lei ha più esperienza.”
Ovviamente la coppia Gigi D’Alessio e Anna Tantangelo è stata paragonata a una molto più famosa e al centro di attenzioni ancor oggi: Albano e Romina. Ma alla Tatangelo questo paragone non sta proprio bene e sbotta, più che mai offesa. Arrampicandosi sugli specchi spiega che la sua canzone non è sui gay bensì su il gay, quindi su un singolo gay che è suo amico.
 
Dunque, si diceva della scomunica che viene dal Cardinale Tonini, ultranovantenne, che a quanto pare è rimasto scandalizzato dalla canzoncina della Tatangelo; ma pare sia rimasto ancor più scandalizzato perché la Tatangelo ha cantato durante quella che dovrebbe essere la fascia protetta. E qui sarei quasi tentato di dargli ragione, perché sentire Anna cantare potrebbe in effetti provocare dei traumi psicologici nei bambini più sensibili. Tuttavia il Cardinale è esclusivamente preoccupato che una canzoncina parli dell’amico gay della Tatangelo e che si parli di un gay - di uno solo in effetti, sempre bene sottolinearlo più e più volte fino alla noia - durante la fascia protetta, perché i gay, canterini cantati o cantanti che siano assolutamente “no”, non in prima serata perlomeno.
 
Per nostra fortuna è finito anche questo lunghissimo Festival di noia. Lasciamoci dunque alle spalle la boria di Frankie Hi Nrg Mc, dimentichiamo il Pippo nazionale, cancelliamo la Tatangelo e insieme a lei Gigi D’Alessio e il Cardinale Tonini, ma anche Elio e le storie tese (lontanissimi i tempi in cui cantavano “La terra dei cachi”, oggi che contribuiscono non poco a fertilizzarla questa terra), e mettiamo sul piatto un po’ di buona musica, “Angels Holocaust” degli Iced Earth da quel terremoto di album del 1992, Night of the Stormrider.


Il mio amico

(testo di Gigi D'Alessio)


Il mio amico che non dorme mai di notte
Resta sveglio fino a quando fa mattina
Con il viso stanco e ancora un po’ di trucco
Lascia i sogni chiusi dentro ad un cuscino
Il mio amico ha molta luce dentro gli occhi
Per guardare chi non c’è
Fa di tutto per assomigliarmi tanto
Vuole amare come me

Ma poi si chiude dentro sé
Il mio amico s’incammina per la strada
Fa un accenno e ti saluta col sorriso
Nel suo sguardo attento e un poco malizioso
Per avvicinarsi trova mille scuse
Il mio amico avvolto dentro l’amarezza
Mi fa tanta tenerezza
Anche quando nasce l’alba più sicura
Poi di notte gli regala la paura
Dimmi che male c’è
Se ami un altro come te
L’amore non ha sesso
Il brivido è lo stesso
O forse un po’ di più
Dimmi che male c’è
Se ami un uomo come te
Se il cuore batte forte
Dà vita a quella morte che vive dentro te…
Il mio amico cerca un nuovo fidanzato
Perché l’altro già da un pezzo l’ha tradito
Dorme spesso accanto a me dentro al mio letto
E si lascia accarezzare come un gatto
Il mio amico mi confida le sue cose
Anche quelle che non sa
Poi mi guarda mentre spegne il suo sorriso
Spera sempre in quell’amore che non ha

Dimmi che male c’è
Se ami un altro come te
L’amore non ha sesso
Il brivido è lo stesso
O forse un po’ di più
Nel cammino dell’amore
Scende sempre quel dolore dentro te
C’è chi ti guarda con disprezzo
Perché ha il cuore di un pupazzo dentro sé
E a chi dice che non sei normale
Tu non piangere su quello che non sei
Lui non sa che pure tu sei
Uguale a noi e che siamo figli dello stesso Dio
Dimmi che male c’è
Se ami un uomo come te
Se il cuore batte forte
Dà vita a quella morte che vive dentro te…





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Tommaso Barbato minaccia Nuccio Cusumano in un tipico slancio di cristiana umanitĂ 

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, gennaio 24, 2008



Tommaso Barbato minaccia Nuccio Cusumano
in un tipico slancio di cristiana umanità





Tommaso Barbato, in un tipico esaltato slancio di cristiana umanità,
dà contro il collega Nuccio Cusumano gridandogli in faccia
"Pagliaccio, venduto, pezzo di merda, traditore...
cesso, troia, frocio...".
E non ancora contento d'aver fatto svenire il povero Cusumano,
lo minaccia prima facendogli l'inequivocabile segno della corna
poi addirittura quello della pistola.

Non si può proprio dire che nell'Udeur manchi
lo slancio cristiano, ricco di iniziativa,
insomma proprio quel che serve al governo
per una rinnovata piena e totale fiducia!




by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 17:38 | satira, video, prima pagina, vergogna, sgarbi, ultime notizie, scandali, videonotizie, societĂ  e politica | clicca per commentare commenti (1)



Angelo Bagnasco attacca l’Italia: zolfo nazifascista nelle parole della Cei

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, gennaio 22, 2008





Angelo Bagnasco attacca l’Italia

Le parole della Cei puzzano di zolfo nazifascista
 

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
Mentre Hugo Chavez cerca di scandalizzare l’opinione pubblica con le sue dichiarazioni sull’uso personale che farebbe della coca, “Mastico coca ogni giorno, me la manda Morales”, mentre il sempre fin troppo informato Bocaranda ci assicura che Hugo e Naomi Campbell avrebbero trascorso notti calienti a Parigi e che imminente sarebbe il loro matrimonio, la Cei com’era prevedibile, dopo la mancata visita di Ratzinger a La Sapienza di Roma, oggi lancia strali così forti che persino Satana si è rotto i coglioni.  
 
Chi se non il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, poteva allestire il teatrino per la vittima papale asserendo che sarebbero state le autorità italiane a sconsigliare al Pontefice di disdire la visita all’Ateneo! Nella prolusione d’apertura del Consiglio episcopale permanente, Bagnasco dà fuoco alle micce facendo esplodere la polemica sulla mancata visita di Benedetto XVI all’università di Roma. Palazzo Chigi replica: “Il governo italiano non ha mai suggerito alle autorità vaticane di cancellare la visita.”

Il vetusto cardinale torna all’attacco della legge sull’interruzione di gravidanza (“abominevole”, va “almeno aggiornata in qualche punto”), e rinnova il no alle unioni di fatto e conferma le analisi più preoccupate sulla situazione italiana: “paura del futuro” e “senso di fatalistico declino”, “un Paese a coriandoli”. Le parole del cardinale Angelo Bagnasco hanno il sapore tristemente amaro dell’intolleranza nazifascista, parole che non portano alcun onore al Vaticano, né a tutti quei cattolici ottusi che dovessero condividere le idee del porporato.
 
“La Sapienza, clima di ostilità. Benedetto XVI ha rinunciato alla visita alla Sapienza su suggerimento dell’autorità italiana…” Bagnasco si lamenta al pari di un bambino troppo viziato e naturalmente sadico: “Grave episodio di intolleranza”, “clima di ostilità che ha suggerito questa amara soluzione. Una rinuncia che, se si è fatta necessariamente carico dei suggerimenti dell’autorità italiana, nasce essa stessa da un atto di amore del Papa per la sua città.” Dal canto suo, Palazzo Chigi: “Sicurezza Papa era garantita.” Palazzo Chigi affida a una nota la replica alle parole di Bagnasco: “Il governo italiano non ha mai suggerito alle autorità vaticane di cancellare la visita.” Sia il presidente del Consiglio che il ministro dell’Interno, dopo la riunione del Comitato provinciale per la sicurezza - alla quale erano presenti anche i responsabili della gendarmeria vaticana – “hanno comunicato alle autorità vaticane che lo Stato italiano garantiva assolutamente la sicurezza e l'ordinato svolgimento della visita del Santo Padre.”

Se questo era l’amore che Joseph Ratzinger intendeva portare a La Sapienza di Roma, è stato un bene che le tante dimostrazioni in tutta Italia abbiano convinto il Pontefice a fare dietrofront. Purtroppo oggi Bagnasco promette l’inferno in terra, sputa sentenze nazifasciste, ed fa di Joseph Ratzinger una vittima della società e dello Stato.
 
“194 da aggiornare.” La legge sull’interruzione di gravidanza, “abominevole”, “va almeno aggiornata in qualche punto”, visto “il portato delle nuove conoscenze e i progressi di scienza e medicina”, e visto che “oltre le 22 settimane di gestazione c’è qualche possibilità di sopravvivenza del feto.” Il presidente della Cei Bagnasco ribadisce la posizione già espressa dal compare, cioè dal cardinale Camillo Ruini, e sottolinea: “Il fatto che a trent’anni dall’approvazione della 194 la coscienza pubblica non abbia naturalizzato ciò che naturale non è, è un risultato importante, grazie a chi, come il Movimento per la vita, mai si è rassegnato. I vescovi chiedono che si verifichi ciò che la legge ha prodotto, e ciò che non si è attivato, soprattutto in termini di prevenzione e aiuto alle donne, alle famiglie.” Non contento, suggerisce che i fondi destinati alla 194 “accresciuti da apporti delle Regioni, siano dati in dotazione trasparente a consultori e centri di aiuto alla vita.” In pratica chiede, anzi pretende che i fondi finiscano tutti nelle tasche del Vaticano.
 
“Italia, Paese a coriandoli. Il Paese è sfilacciato, frammentato, ridotto a coriandoli. Bloccato lo slancio e la crescita anche economica, in giro paura del futuro e senso di fatalistico declino, sfiducia diffusa e pericolosa, manifestata anche da osservatori stranieri”: questo il ritratto allucinante disegnato dalla Cei, parlando dell’Italia. D’accordo, l’Italia non è proprio Bengodi, ma la Cei ci tiene ad esportare all’estero un’immagine del nostro paese che nemmeno nell’inferno di Dante Alighieri! “Di fronte a tale quadro, non credo di sbagliare se dico che è l’Italia, in particolare, ad avere oggi bisogno della speranza. Quel che interessa ai vescovi è guardare in profondità alla crisi interiore che è in parte causa e radice della crisi pubblica, pur tenendo conto delle testimonianze di bene che prendono forma sul territorio e della riservatezza e capacità di sopportazione che rappresentano un indizio di ripresa e capacità di futuro.” Ma non un accenno, non un accenno ai tanti preti pedofili. Per loro la Cei non ha nessuna condanna da portare avanti.
 
“No a unioni di fatto e divorzio breve. La Chiesa sostiene la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, per questo si oppone alla regolamentazione per legge delle coppie di fatto, o all’introduzione di registri che surrogano lo stato civile.” Da Bagnasco anche un secco no a riforme come quelle del “divorzio breve”: “Conferendo diritti e privilegi alle persone conviventi all’apparenza non si tolgono diritti e privilegi ai coniugi, ma di fatto si sottrae ai diritti e ai privilegi dei coniugi il motivo che è alla loro radice, ossia l'istituto matrimoniale. Che nessuno, a questo punto, può avere interesse a rendere inutile o a offuscare con iniziative, quali il divorzio breve, che avrebbero la forza di incidere sulla mentalità e il costume inducendo atteggiamenti di deresponsabilizzazione.”
 
Dan Brown, per favore, aiutaci tu.
Dan Brown, svela al mondo, una volta per tutte, tutti gli immondi segreti che il Vaticano nasconde tra le sue mura.
Dan Brown, in te noi confidiamo, a te noi ci affidiamo con il cuore e con la mente.
Dan Brown salvaci dal male quotidiano, dall’intolleranza nazifascista del Vaticano.
Dan Brown, solo tu, solo tu puoi portare la Luce là dove regna l’oscurità voluta dal clero.
 
Dan Brown, dacci oggi il tuo codice, mostraci la strada giusta, portaci fuori da questo Medioevo di nazisti e fascisti.
 
Dan Brown, noi ti preghiamo, non ci lasciare da soli, noi tutti abbiamo bisogno della tua saggezza immaginativa per mettere a nudo i tanti segreti dell’Opus Dei, della Cei, della sporcizia che sicuramente si annida nelle cloache del Vaticano.
 
Dan Brown, noi ti preghiamo: non ci abbandonare mai. Salvaci. Illuminaci. Salvaci dall’ottusità dei preti, salvaci e illuminaci sempre.
 
Amen.






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