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Pino Daniele: Ricomincio da 30

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, maggio 18, 2008




Pino Daniele

Ricomincio da 30





Pino Daniele - Ricomincio da 30


     Pino Daniele - Ricomincio da 30

Pino Daniele guest star Giorgia - Vento di passione



Napoli non è solo spazzatura, in Sicilia non sono tutti mafiosi...

«Noi stiamo facendo tutto questo progetto per mostrare una parte positiva di Napoli: è come la voce di una generazione che ha ancora eco in certe mie canzoni. Voglio ricordare qui l'energia positiva della mia città, e mi preoccupa che vadano in concorso a Cannes due film come "Il divo" su Andreotti e "Gomorra" dal libro di Roberto Saviano: non vorrei che l'Italia, e Napoli, venissero guardate attraverso quella sola visuale».
«Gomorra» ha avuto una fortissima eco.
«E' un libro bellissimo: ma tante cose brutte, un napoletano le rifiuta. Da quando sono nato - e sono 53 anni - sento l'omertà, e il silenzio. Sono 53 anni che è così, e allora? Anche in Sicilia sono solo e tutti mafiosi? Andiamo anche a vedere i segreti di New York e Parigi. Ma loro, mica ce li mostrano...».

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GIU' LE MANI DAL TG3 - DIFFONDI QUESTA NOTIZIA

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, maggio 17, 2008


Giù le mani dal TG3



Giù le mani dal Tg3
 
 
 
Il Consiglio di amministrazione della Rai ha votato all’unanimità il piano di redistribuzione degli spazi informativi sulle tre reti. Il Tg3 viene pesantemente penalizzato: l’edizione delle 23 e Primo Piano, lo storico programma di approfondimento della testata, vengono fatti fuori senza pietà. Al posto loro si dovrebbe dare spazio all’intrattenimento di Serena Dandini.
 
La redazione dichiara guerra. E per fare in modo che il comunicato sindacale non venga quasi sentito dai telespettatori, stretto tra le notizie in breve e i saluti di fine tg, ha scelto una forma innovativa: il video-comunicato. Un filmato di pochi minuti in cui si ripercorrono i volti che hanno accompagnato chi prima di andare a letto vuole sentire la voce del Tg3 sui fatti del mondo.
 
Nel giro di poco più di due settimane si è aperto il caso Santoro, reo di aver dedicato troppo spazio a Beppe Grillo, il caso Fazio-Travaglio, le teste tagliate al Tg3.
 
«Da ottobre Tg3 e Primo Piano che da 10 anni occupano la seconda serata di Raitre – denuncia il comitato di redazione – saranno spostati a notte fonda». Chiedono «il congelamento del progetto», ma la decisione sembra essere bipartisan, visto che il Cda Rai l’ha votata all’unanimità. «Chiediamo – dicono ancora dal Cdr – di ridiscutere tutti gli spazi informativi della nostra testata, come chiede anche il nostro direttore. Non siamo disposti ad abbandonare i cittadini del servizio pubblico che da sempre ci chiedono nuovi spazi per raccontare i fatti e i misfatti di questo paese. Anche questa è democrazia. Non siamo assolutamente disposti – concludono – a delegare a nessuno il nostro diritto dovere di fare informazione».
 
Il comunicato si chiude con un «Dateci una mano a difendere il Tg3». Se non ci saranno novità – avevano annunciato i giornalisti già nei giorni scorsi – sono in cantiere tre giorni di sciopero.

Valter Veltroni: "Vedo che qualche esponente politico insiste, per evidenti manie di protagonismo, a coinvolgere il Pd e il suo segretario nella polemica relativa all'annunciata scelta aziendale della Rai che dovrebbe penalizzare gli spazi informativi del Tg3 in seconda serata. Non so di cosa stiamo parlando. Nessuno mi ha mai detto nulla prima, come è giusto e normale che sia. Ho appreso di questa decisione ieri leggendo i giornali scoprendo di aver avuto un ruolo nella vicenda. Tutto questo è paradossale e grottesco." Ed ancora, in tono piccato: "Non va a merito né dei quotidiani che hanno pubblicato il mio nome né dei politici che l'hanno strumentalizzato. Se poi mi si chiede un parere, voglio dire che considero sbagliata la decisione di ridimensionare uno spazio informativo prezioso che in questi anni ha contribuito ad offrire ai cittadini un' informazione equilibrata e corretta. Ho grande stima del direttore Di Bella e della sua redazione. E mi auguro che questo patrimonio di professionalità possa sempre di più essere valorizzato".

In una nota di viale Mazzini si legge: "Non esiste alcun progetto di cancellazione di Primo Piano e da ottobre anzi è previsto un raddoppio dello spazio informativo notturno del Tg3 da circa mezz'ora a 60 minuti.
Nell'ambito del rinnovamento dei palinsesti è previsto anche che questo spazio abbia un'ora di partenza certa (le 24.00) a fronte, oggi, di un orario variabile per l'inizio di Primo Piano collocabile tra le 23.15 e le 23.40 circa. E attualmente sempre in sovrapposizione con le edizioni di mezza sera del Tg1 e del Tg2 che ne penalizzano anche gli ascolti". Si legge ancora che si tratta di "una variazione che si colloca in un progetto complessivo di ampliamento e razionalizzazione della collocazione di tutta l'offerta informativa Rai".


GIU' LE MANI DAL TG3



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Eibhlin non lo sa…: Laura Costantini e Loredana Falcone

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, gennaio 03, 2008






Laura Costantini e Loredana Falcone


Eibhlin non lo sa…
 
 
a cura di Giuseppe Iannozzi
 





Giuseppe Iannozzi raccomanda1. “Eibhlin non lo sa”: un fantasy. Che però non disdegna colpi di scena un po’ tanto televisivi, in stile Dallas o Dynasty. Giusto?
 
Partiamo dal presupposto che se per fantasy si intende qualcosa tipo Il Signore degli Anelli, non ci siamo proprio. “Eibhlin” è un romanzo con un’ambientazione contemporanea con elementi soprannaturali. In quanto ai colpi di scena, ce ne sono come è giusto che sia in ogni narrazione. Il plot con il colpo di scena lo hanno inventato gli uomini primitivi intorno ai falò notturni. E poiché si è rivelato funzionante, tale è rimasto passando attraverso Omero, Virgilio, Dante e su su fino alle soap-operas.
 
 
 
2.Eibhlin”, com’è nata l’idea, il cuore del romanzo?
 
Ci piaceva l’idea di collocare una figura particolare come una strega in un contesto diverso dal fantasy.
 
 
 
3. In “Eibhlin non lo sa” forte è la religiosità di alcuni personaggi, mentre in altri questa assume sfumature grottesche tipiche degli invasati. Non mancano elementi New Age e Wicca.
Il vostro fantasy è portatore di un messaggio sociale e/o religioso, o siamo di fronte a una piacevole avventura e basta?
 
La religiosità, cronache alla mano, assume spesso sfumature che, più che grottesche, definiremmo tragiche. Era un elemento, questo, che volevamo mettere in risalto ma sempre all’interno di una piacevole avventura. I messaggi social-religiosi li lasciano a Paolo Coelho.
 
 
 
4. Il Mito: esso è praticamente in ogni singola pagina del romanzo, il Mito inizia dalla Creazione per arrivare fino a Merlino e oltre, per insinuarsi nel mondo di oggi, tecnologico e globale. La cultura globalizzata delle multinazionali si scontra con le superstizioni, con la magia, con il fanatismo popolare di un gruppuscolo di irlandesi ignoranti e molto all’antica, così tanto che paiono aver fatto irruzione nel tempo presente da una piega nel tempo. Perché il fanatismo, perché la superstizione, ma soprattutto perché ambientare “Eibhlin” in Irlanda?
 
Perché lo stesso romanzo ambientato a Frascati, ridente cittadina in provincia di Roma, non sarebbe credibile. L’Irlanda è la culla stessa di alcuni culti druidici che hanno coesistito (e continuano a coesistere) con una religiosità cattolica che assume caratteristiche di integralismo proprio per la forte spiritualità connaturata alle tradizioni isolane.
 
 
 
5. Prima di parlare ancora di “Eibhlin”, una doverosa deviazione: quali autori fantasy e non hanno maggiormente influenzato le vostre idee e il vostro stile, in virtù di che cosa?
 
Laura è una accanita lettrice di Tolkien, Stephen King prima maniera e Ken Follett, mentre Loredana adora Michael Connelly, Marion Zimmer Bradley e Patricia Cornwell. Diremmo che tirare fuori chi ha influenzato cosa è parecchio difficoltoso.
 
 
 
6. Laura Costantini e Loredana Falcone: vi ritenete delle scrittrici di genere? Che cos’è per voi la Letteratura?
 
Abbiamo frequentato e frequentiamo troppi generi per incasellarci in uno solo. Riguardo alla seconda domanda diciamo che un fatto di cronaca oggi può diventare un bel reportage giornalistico, tra una cinquantina d’anni diventerà Storia. Lo stesso vale per ciò che viene scritto: se lo merita, tra un paio di generazioni diventerà Letteratura.
 
 
 
7. E la narrativa popolare, invece?
 
Lo so che incorreremo in tuoni e fulmini, ma secondo noi tutto ciò che viene prodotto attualmente va compreso nella cosiddetta narrativa popolare. Di Dante ce n’è stato uno solo.
 
 
 
8. Garth Greenslade, proprio come in una fiaba, si innamora di una strega, di Eibhlin: non trovate che questa soluzione amorosa sia un po’ scontata?
 
Paride si innamora di Elena, una donna sposata, e scatena un casino di cui si parla ancora oggi. Non ti sembra che far fare una guerra di dieci anni per una questione di corna sia un po’ scontato?
 
 
 
9. Tara Greensdale è la pecora nera della famiglia Greenslade: non ha disdegnato d’avere tanti rapporti con uomini diversi, solo per riempire la sua vita vuota, scevra di qualsivoglia forma d’affetto.
 
Non è vero, non lo fa per riempire un vuoto: lo fa per punire il padre che la vuole diversa da quella che è.
 
Ma in Irlanda incontra un uomo: Seasamh, un dottore belloccio, rustico ma che viene presentato al lettore in maniera molto hollywoodiana…
 
Che ha di hollywoodiano un pediatra mezzo veterinario che ama la pesca e si pialla la barca con le sue stesse mani?
 
Per farla breve il tipo di uomo per cui ogni donna (o quasi) potrebbe perdere la testa. Tara lo sposa, per sua convenienza!
 
Tara lo sposa perché se ne innamora, ma nasconde l’amore per timore di essere ferita.

In “Eibhlin non lo sa” quanta importanza ha l’amore?
 
Nei nostri romanzi l’amore ha la stessa importanza che ha nella vita di ciascuno di noi.
 
Con quali differenze viene vissuto (o viene interpretato) da Garth, Tara, Seasamh e ovviamente da Eibhlin?
 
Questo dovranno deciderlo i lettori.
 
 
 
10. “Eibhlin non lo sa” è un romanzo che si schiera?
 
Al contrario
 
Mi spiego: ad esempio, Seasamh è un fanatico, a modo suo lo è, non ammette l’aborto, crede nel valore della vita unica ed irripetibile, ma una volta a letto con Tara non può fare a meno di guardarla male, come una puttana. Chi è Seasamh?
 
Non è un fanatico, questo è certo. Rifiuta l’aborto come lo rifiutano molte persone che percepiscono quale dramma sia per le donne che sono costrette ad attuarlo. Lui percepisce che Tara non vuole realmente spegnere quella vita, ne è spaventata in quanto si ritiene incapace di prendersene cura, così come è stata incapace di prendersi cura di se stessa.
 
E voi che avete dato vita a questo personaggio, voi in chi e in che cosa credete?
 
Crediamo nel libero arbitrio.


Laura Costantini e Loredana Falcone


11. Pierce Greenslade, padre di Tara, votato al petrolio, è il primo a definire la figlia una puttana: perché?
 
Perché, come dice la casting delle Veline: la da come se non fosse la sua.
 
Che è accaduto nell’animo di Pierce per arrivare al punto di odiare/amare la figlia in maniera così tanto feroce?
 
La ama perché è carne della sua carne, ma non riesce a perdonarle di non essere un maschio.
 
Quand’è che si è perso, che ha perso il senso della vita e perché?
 
Ha perso il senso della vita nel momento in cui si è votato ai soldi.
 
 
 
12. Scrivere a quattro mani: chi ha le idee, chi le sviluppa? Scrivete i capitoli delle vostre storie assieme, oppure ognuna di voi scrive dei capitoli e in un secondo momento li assemblate insieme?
 
Scriviamo insieme tutto, compreso l’indice dei capitoli.
 
 
 
13. Più facile o più difficile scrivere in coppia rispetto a chi invece si affida solo a sé stesso?
 
Né più facile né più difficile, solo diverso.
 
 
 
14. E’ il vostro un romanzo femminista?
 
No. E’ un romanzo e basta.
 
Leggendo “Eibhlin non lo sa…” ho avuta netta l’impressione che gli uomini siano considerati molto poco, che in certi casi vengano ritenuti solo delle appendici inutili.
 
Nel nostro romanzo viene restituito il giusto peso alla spiritualità più profondamente femminile, quella che scaturisce dalla capacità che nessun uomo ha né potrà mai avere: dare la vita.
 
 
 
15. Dio è una Madre, una figura femminile. L’idea non è particolarmente originale: per restare nel campo della fiction, già il film “Dogma” del 1999, regia e sceneggiatura di Kevin Smith, ci mostrava un Dio al femminile interpretato da Alanis Morissette.
 
Oh mio Dio!
 
Secondo voi un Dio femmina, se un dio esiste, sarebbe migliore o peggiore di uno al maschile?
E: Dio secondo voi ha un sesso, e se sì, che se ne farebbe, come lo utilizzerebbe, per quali fini?
 
Se un dio esiste è femmina. E questo dice tutto.
 
 
 
16. A quale fascia di lettori è maggiormente adatto “Eibhlin non lo sa…”? Per quale motivo, se uno ce n’è?
 
Ci sono libri che hanno la capacità di fornire chiavi di lettura diverse a seconda del tipo di lettore. “Eibhlin”, dati alla mano, è uno di questi. Ha avuto lettori soddisfatti dai 13 ai 70 anni.
 
 
17. Promuovete “Eibhlin non lo sa…” coniando uno slogan.
 
Un romanzo per scoprire che le cose accadano. Basta lasciarle accadere.
 
 
Grazie Laura e Loredana, siete state assai gentili.
E’ stato un piacere tutto mio inquisirvi.
 
Grazie Beppe, se tutti gli inquisitori fossero stati come te, i roghi si sarebbero accesi solo per la notte di Beltane.
 
 
Eibhlin non lo sa… - Laura Costantini Laura, Loredana Falcone - Maprosti & Lisanti – 208 pp. - € 10,00





Il blog di Laura et Lory: www.lauraetlory.splinder.com

Il sito di Laura Costantini: www.lauracostantini.it

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Giancarlo De Cataldo - intervista all'autore di "Romanzo criminale"

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, dicembre 11, 2007





Giancarlo De Cataldo


intervista apocrifa e acrilica al 100%
 

 
a cura di Giuseppe Iannozzi
 
 
 

 
Ho avuto la fortuna e il privilegio di incontrare Giancarlo De Cataldo, autore di Romanzo criminale e Nelle mani giuste.
 
Ci siamo trovati in Torino, proprio in quel caffè che frequentava Cesare Pavese insieme a Luigi Einaudi.
Subito ci siamo salutati.
Giancarlo De Cataldo ha una mano forte, calorosa.
Si è messo a sedere.
Gli ho chiesto se potevo registrare la nostra conversazione.
Abbiamo iniziato a parlare prima a ruota libera, poi, centellinando una cioccolata calda le domande a De Cataldo sono venute spontanee.
 
Questo è il risultato.
 
 
 
«Il fatto è che ogni delitto mi affascina nell’intimo più profondo. Ci trovo sempre un chiodo fisso che entra in sintonia, che entra in contatto con le mie proprie paure: non escludo che in un’altra vita possa reincarnarmi in San Francesco o in Charles Manson. E’ così, la mente umana oltre ad essere un dedalo tende allo stesso tempo alla santità e al diabolico. Ciò è ancora più evidente quando il delitto di cui vengo a conoscenza coinvolge i miei rapporti con gli altri, la famiglia, i vicini di casa, le mie abitudini. Poi, essendo io uno scrittore, cerco sempre di darmi un’occasione per mettermi in mostra, spesse volte in maniera esagerata; amo l’attenzione mediatica, quell’interesse oppiaceo che a fine giornata mi fa esplodere la testa in milioni d’immagini di cronaca nera. Mi sento assassino anch’io, come nel più grande thriller che abbia mai letto, “Io uccido” di Giorgio Faletti. Faletti è un autore geniale, lo invidio, non posso farne a meno». Così parla Giancarlo De Cataldo.
 
 
 
Forse perché da piccolo non ha avuto su di sé sufficienti attenzioni? Perché parla di interesse oppiaceo?
 
«Quand’ero solo un bambino ho chiesto ai miei genitori un cagnetto, un volpino per la precisione. Non hanno mai esaudito questa mia modesta richiesta. E’ stato così che ho cominciato ad interessarmi di cronaca nera. Già allora sognavo di diventare un giudice. Ci sono riuscito, oggi sono giudice in corte d’Assise. Io guardo nell’utero sociale per strappare con le mie proprie mani le ragioni che inducono l’uomo al delitto. Per esperienza so che il particolare, il più insignificante e modesto, è in realtà l’indizio che porterà alla verità.
I giornali oggi sono molto diversi da quelli di cinquant’anni fa. Oggi c’è maggiore informazione, il delitto viene dispiegato sulle pagine in tutti i suoi particolari, anche i più macabri e falsi: ma tutti sono utili all’opinione pubblica, difatti ognuno si sente protagonista e s’improvvisa giudice, Pm, portaborse, politico, macellaio anche. I media oggi sono scritti con il sangue altrui, enfatizzano. Io dico che è un bene e un male allo stesso tempo. Rimane però il fatto innegabile che io il volpino non l’ho avuto. Ho molto sofferto, sono rimasto segnato più di quanto lei immagina».
 
 
 
In che senso?
 
«Tutti mentono, anch’io mento. La legge è uguale per tutti? M’interrogo, non ho una risposta. Però la legge è uguale per tutti, solo che per alcuni è più accomodante, elastica, disposta a chiudere un occhio o anche tutt’e due. Non dimentichiamo che nel nostro ordinamento gli imputati possono mentire, ritrattare, dire tutto e il contrario di tutto, senza che questo sia motivo di sanzione. Tutto questo accade anche perché noi viviamo in un momento in cui il nostro processo è in crisi: una serie di leggi e di abitudini sbagliate l’hanno depauperato, ridotto a un meccanismo tortuoso, poco efficace. Per fortuna oggi i media, pur sempre nell’incompletezza della notizia diffusa, forniscono al cittadino la possibilità di giudicare, di distinguere il bene dal male. Il problema della stampa è che per avere una notizia completa occorre compulsare più di un quotidiano, in quanto la notizia è soggetta ad essere dispersa su più pagine di diversi schieramenti politici. Così per avere una notizia completa occorre leggere La Repubblica, La Stampa, ma anche Il Giornale e L’Unità. Recentemente Adriano Celentano ha detto pressappoco così: Ognuno nasconde una parte di verità. Ma in fondo si completano. Nel senso che si mettono d’accordo per non nascondere tutti e due la stessa cosa. Se il Tg1 nasconde la prima parte, il Tg5 nasconde la parte finale, in modo che nessuno possa dire niente perché effettivamente la notizia è completa... l’unico problema è che per vederla completa, siccome va in onda in contemporanea, la gente deve avere due televisori, uno a fianco dell’altro. Per me il ragazzo della via Gluck ha ragione. E’ un’opinione che mi sento di condividere in pieno».
 
 
 
Ora accade anche sempre più spesso che gli imputati non confessino mai. Perché?
 
«Parlare non conviene. Ogni avvocato fa gli interessi del suo cliente e nel farlo non può non consigliargli di non tacere. Ieri fare di professione il pentito rendeva, oggi non più: un pentito riceve a malapena un po’ di protezione. Non conviene a nessun imputato mettersi nei guai con le proprie mani. La professione del pentito non rende più, lo Stato italiano è diventato avaro, ma non si rende conto che così agendo lega le mani agli uomini di giustizia: senza pentiti la giustizia è impotente.
C’è un altro fattore che induce gli imputati a non confessare: a nessuno piace d’essere chiamato assassino. L’assassino non ha scampo, non gli viene lasciato spazio, viene messo alle corde prima che inizi il primo round. Se io fossi colpevole di un delitto, lei crede che sarebbe furbo da parte mia dichiararmi colpevole? Prima d’essere giudicato da un vero giudice sono già stato giudicato dalla stampa, dall’opinione pubblica… Il processo si è già svolto oltre le porte dell’Aula. E’ il momento della catarsi. Ma questo accade in un contesto in cui il delitto porta esecrazione, orrore. Io sono colpevole, e me ne rendo conto anche perché il mondo mi guarda male perché sono un assassino».
 
 
 
Sta dicendo che gli omicidi godono quasi di una sotterranea e diffusa complicità?
 
«Ho l’impressione che alcuni gruppi sociali li guardino con simpatia. L’assassino viene indotto a pensare che farla franca è anche giusto. Lo sa chi sono gli unici che confessano oggi? Gli italiani, i poveracci, quelli che se rubano una mela finiscono a San Vittore: la chiave viene buttata, il caso archiviato. Gli italiani vengono spremuti, calpestati, umiliati. Una volta in carcere non escono più, e se qualcuno si ricorda di aprire loro la cella hanno oramai la schiena spezzata in più punti, finiscono quindi a elemosinare, ma qualcuno tenta di diventare un delinquente in piena regola perché oramai non ha più niente da perdere. Se oggi un extracomunitario finisce in galera il giorno stesso diventa un eroe, un martire e una vittima degli italiani e dello Stato italiano. Subito gli viene offerto di scrivere un memoriale… come minimo. Non dico però che per ogni extracomunitario che finisce dietro le sbarre arrivi il successo, di partecipare a Il Grande Fratello o a un programma più o meno simile. Tuttavia lo straniero in Italia è più tutelato che in altri paesi dell’Unione Europea, e spesso coccolato. E’ questo il motivo per cui i clandestini in Italia sono sempre di più».
 
 
 
E quali sono le cose che colpiscono di più nella nuova cronaca nera?
 
«I fatti di sangue riguardano soprattutto gli affetti, la famiglia. I delitti sono sempre dominati dalla passione e dai soldi. L’indulto promosso dall’attuale governo Prodi ha poi dato la spinta a delinquere. I crimini fanno scalpore sui giornali ma non vengono puniti nella giusta misura dalla giustizia. Abbiamo le mani legate: inutile mettere dietro le sbarre un assassino se dopo soli due anni torna a piede libero. I delitti passionali sono molti di più rispetto a ieri, sono aumentate anche le vendette trasversali. La decadenza dei valori morali ha reso l’uomo una bestia assetata di sangue. La politica è più forte di ogni valore etico, morale e religioso: Joseph Ratzinger non ha incontrato il Dalai Lama in visita in Italia, Romano Prodi farà altrettanto. La religione è diventata uno strumento pienamente politico che governa il Paese. Gli effetti negativi sono decadenza morale ed etica: una religione che è di sola politica spinge l’uomo nel baratro della violenza e della menzogna.
Fëdor Mikhajlovič Dostoevskij in “Delitto e castigo” esponeva l’idea di un esistenzialismo cristiano, la definizione dei limiti morali dell’azione umana entro un mondo governato da Dio: La verità autentica è sempre inverosimile. Per renderla più credibile, bisogna assolutamente mescolarvi un po’ di menzogna. In “Delitto e castigo” è ritratta la società, la nostra, la decadenza dell’uomo fino all’abbrutimento più bestiale. Una civiltà senza morale è destinata a finire, come Sodoma e Gomorra. Oscar Wilde diceva: tutti uccidono le persone che amano. Per citare un esempio estremo, un giovane schizofrenico ammazzerà più facilmente la madre, che è l’unica persona che si è occupata di lui».
 
 
 
E il ruolo della società in questo contesto com’è cambiato?
 
«E’ una società quasi del tutto ignorante.».
 
 
 
In che senso?
 
«Perché ignora l’altro. E’ una società anaffettiva, amorale. Una società dove la religione è politica al cento per cento».






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Debra Lafave di nuovo nei guai

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, dicembre 06, 2007





Debra Lafave di nuovo nei guai

per aver parlato con una 17enne

 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
Debra Lafave torna a far parlare di sé.
Lei è la professoressa che due anni or sono fece sesso in classe con un alunno.
 
Debra Lafave è una bionda mozzafiato, occhi azzurri, ex fotomodella, ex insegnante in una scuola media di Tampa in Florida, condannata a tre anni di arresti domiciliari e a sette di libertà vigilata per aver fatto sesso in classe con un suo alunno di 14 anni.
 
Beato lui, l’alunno quattordicenne, un’esperienza così certamente non la dimenticherà mai!
E domani, quando sarà padre e avrà dei nipotini potrà raccontargli una gran bella storia, non una di quelle vuote e false che i nonni son soliti raccontare ai bambini, pensandoli ingenui e bietoloni.
Ma la povera Debra è stata condannata invece di essere gratificata con una bella medaglia d’oro in educazione sessuale, per la teoria e la pratica.
Niente da fare. L’America l’ha condannata a bruciapelo, senza pensarci su due volte.
 
Sul sesso che la ex prof. fece due anni or sono cadde il sipario, inesorabilmente.
Ma perché poi? Che avrebbe fatto di male?
Ha solo fatto dell’ottimo e sano sesso con un quattordicenne, che ancora non riesce a credere d’aver avuto una fortuna così tanto grande, d’aver fatto sesso con la prof. più figa che un adolescente possa sognare. Milioni e milioni di adolescenti frustrati, foruncolosi, se la sognano a occhi aperti e con le mani in mano un’avventura con una vecchia professoressa – anche se ha le tette mosce e il culo basso; poi, quando uno su un milione ha la fortuna di farsi una prof. che lo lascia senza fiato al sol guardarla, i benpensanti la condannano, manco fosse una strega.

Oggi, Debra Lafave è stata arrestata per l’ennesima volta.
Perché?
 
Ladies and Gentlemen, sturatevi gli orecchi, Debra Lafave è stata sorpresa a parlare delle sue vicende personali con una ragazza, una cameriera del ristorante dove Debra prestava servizio.
Si è macchiata di un crimine gravissimo: colloquio non autorizzato.

In libertà vigilata, Debra Lafave, secondo la giustizia americana, non avrebbe dovuto avere dei contatti con persone non ancora maggiorenni.

Ladies and Gentleman, Debra Lafave ha parlato con una ragazza di 17 anni. Ha solamente parlato con una ragazza di 17 anni. Come due vecchie amiche, sul posto di lavoro. Ha parlato di sesso, delle sue avventure sessuali. E allora, per questo, Debra Lafave merita il carcere?

Fatemi capire. Il Presidente d’America, George W. Bush, manda a morire migliaia di giovani in Iraq e in Afganistan (e non solo), ordinando loro di uccidere un presunto nemico, e l’America condanna Debra Lafave per aver parlato con una 17enne delle sue avventure erotiche.
 
L’avvocato di Debra ha minimizzato l’episodio parlando di violazione “insignificante”. “Si è trattato di una tipica conversazione che le donne hanno tra colleghe, un’amicizia sul posto di lavoro, niente di più, niente di meno”. Il legale ha anche aggiunto che la sua cliente è rimasta molto sorpresa per l’accaduto e che intendeva, vista la sua buona condotta, chiedere che il terzo anno di arresti domiciliari fosse convertito in libertà vigilata.
 
Ora invece, dopo questa violazione, rischia fino a 15 anni di carcere.
 
George Bush, per aver mutilato migliaia di giovani, per aver mandato al macello migliaia di giovani, lui quanto rischia?
 
Niente. Il Presidente non rischia niente di niente.
 
Ladies and Gentlemen, riflettete.

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Alberto Stasi contattato da Sundas: 50mila euro per un libro

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, dicembre 05, 2007



Alberto Stasi a Milano – foto tratte dal settimanale “Chi”


Alberto Stasi contattato da Sundas:

“Gli offro 50mila euro” se scrive un libro



di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
Non c’è limite all’indecenza. “In un libro firmato da Alberto Stasi, la sua verità sul delitto. In cambio, gli offro 50mila euro”: è di nuovo Alessio Sundas, il manager senza scrupoli del rom killer Marco Ahmetovic.
 
Sundas non conosce limiti morali né vergogna. Cercare di lucrare sulla morte altrui è il suo mestiere, un mestiere che evidentemente gli rende bene, giacché, sino ad oggi, non ha ancora pensato di cambiare attività. Si è difatti messo in contatto con Angelo Giarda, il legale di Alberto Stasi. Prima ci aveva tentato con l’avvocato Lucido, che però non si occupa più da un pezzo di Alberto Stasi, fidanzato della defunta Chiara Poggi, oggi ancora sotto accusa per averla probabilmente uccisa.
Alberto Stasi è a tutt’oggi l’unico indagato, in un caso che promette di rimanere insoluto.
“Posso mandare intanto l’indice e la prefazione”, così dice Alessio Sundas.
 
Giuseppe e Giulio Colli non hanno ancora risposto all’offerta di Sundas.
“Trovo la storia di Alberto molto interessante. Vorrei pubblicare un libro sul suo assistito. E sapere se siete disponibili, per aiutarmi a scrivere alcuni capitoli. Posso già mandarvi l’indice e una piccola prefazione. E magari fissare un appuntamento per parlarne. Su questo progetto ho un budget disponibile di 50mila euro, oltre ai diritti sulla vendita del libro. Se l’avvocato Giarda è d’accordo, la pregherei di conferire subito con Alberto Stasi: vorrei iniziare fin d’ora a lavorare, e uscire in libreria quanto prima”. Parrebbe che al telefono, da Montecatini Terme, Sundas abbia tra l’altro detto: “… mi sembra un ragazzo molto dolce. Non come certi personaggi della cronaca nera che diventano ingiustamente famosi”.
 
Alessio Sundas vorrebbe presentare in Parlamento una legge, per cui “nessun coinvolto in delitti possa trarre un utile dai media, che trasformano tragedie in telenovelas”. E propone ad Annamaria Franzoni, condannata a 16 anni per aver ucciso il figlio, di scrivere l’ennesimo libro autobiografico: uno era già uscito per Piemme, con le firme di Annamaria Franzoni e Gennaro De Stefano. Per Alessio Sundas non ci sono contraddizioni.
Dopo aver stipulato contratto con Marco Ahmetovic, in qualità di testimonial di una linea di abbigliamento e accessori, la Linearom, nonché come autore di un libercolo il cui titolo dovrebbe essere “Sono anch’io un essere umano” e che Sundas assicura “sarà in libreria per Natale”, adesso vuole sfruttare anche la tragica morte di Chiara Poggi.
 
Sundas si dice stanco di vedere gli indagati e i condannati per aver commesso delitti atroci seduti comodamente ai salotti televisivi, quindi chiede che “questi signori non siano più inviati in Tv”.
E annuncia che non si fermerà, perlomeno fino a quando non ci sarà un’apposita legge che lo vieti: “Tempo fa il ministro Bersani con un’apposita legge ha proibito ai minori di intervenire in programmi televisivi dopo una certa ora. Adesso lo si potrebbe fare con gli indagati e i condannati. Fino alla sentenza della Cassazione che li scagiona completamente”. E continua imperterrito: “Negli ultimi tempi vedo una grande risonanza sui media dei casi di cronaca più terribili… Un caso emblematico: se Alberto accetterà, leggeremo particolari inediti. Proporrò un memoriale anche alle gemelle Cappa, le cugine di Chiara”.

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Ahmetovic potrebbe tentare la fuga!

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, dicembre 01, 2007





Ahmetovic potrebbe tentare la fuga!

Confcommercio fa sapere


nessuno è disposto a rivendere articoli Linearom”
 

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
“Facciano tutto il business che vogliono, ma non troveranno mai un agente o un rappresentante di commercio disposto a promuovere un solo articolo di Linearom”. Duro e secco, giustamente, il presidente di Confcommercio di San Benedetto del Tronto, Tullio Lucani. Con questa dichiarazione forte e necessaria Tullio Lucani fa capire che il rom né il suo agente troveranno mai qualcuno disposto a promuovere la loro merce. Sempre Lucani: “Così come è stata sospesa la vendita degli articoli tramite Internet, non vi sia alcun dettagliante, quanto meno della Confcommercio, disposto a rivendere oggetti e capi di abbigliamento della stessa griffe. Noi agenti e rappresentanti di commercio che giornalmente viviamo di automobile, siamo ben consapevoli che chiunque possa incorrere in incidenti stradali, ma è inammissibile che una mala sorte si trasformi in una fortuna e che una pena diventi un dono.”
Anche il direttore di Confcommercio Giorgio Fiori interviene per smentire categoricamente la notizia secondo cui Marco Ahmetovic sarebbe stato contattato dalle discoteche aderenti al Silb, il sindacato dei locali da ballo.
Giustamente Ahmetovic e il suo manager non trovano spazi dove poter attecchire: nessuno sarà mai disposto ad accettare simili atti di sciacallàggio commerciale.
 
Il procuratore capo della Repubblica di Ascoli Franco Ponticelli commenta la notizia degli accertamenti disposti dal ministro della Giustizia Clemente Mastella: “Non c’è nessuna ispezione che mi risulti, in ogni caso se anche vi fosse non rileverà nessuna anomalia nell’operato di questa Procura. […] Non so se siano stati firmati o meno ma, al di là di eventuali considerazioni sulla moralità dell’operazione pubblicitaria, ricordo che un detenuto agli arresti domiciliari, ma anche in carcere, può firmare contratti. […] Che io ricordi in 40 anni di servizio non c’è stata in Italia una condanna a sei anni e mezzo per omicidio colposo e sfido chiunque a produrla. Siamo convinti che si è trattato di un omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento, non doloso, perché non c’era la volontà di Ahmetovic di uccidere e come tale, insieme al sostituto Carmine Pirozzoli lo abbiamo valutato. I magistrati devono applicare le leggi che ci sono. Capisco le critiche dei genitori e dei familiari dei quattro ragazzi, dei quali rispetto il dolore, e che hanno diritto di dire quello che vogliono. Quello che non comprendo sono certi commenti provenienti dal mondo della politica, che non hanno alcuna base relativa a leggi e procedure.” Così è espresso il procuratore capo Franco Ponticelli
 
Ma: “Al punto in cui siamo arrivati, e con la pronuncia della Cassazione che dovrebbe essere vicina, io comincio a temere che Ahmetovic possa fuggire dall’appartamento in cui si trova agli arresti domiciliari, per evitare di tornare in carcere”; ad esprimere preoccupazione è Luigi Corradetti, padre di Davide, 16 anni, uno dei quattro ragazzi di Appignano del Tronto. Luigi Corradetti spera che il ritorno in carcere del rom, Marco Ahmetovic, attualmente agli arresti domiciliari in un residence di soli conforti, possa avvenire al più presto possibile, al fine di “evitare pericoli di fuga che esistono”. Durante la notte tra il 30 novembre e il 1mo dicembre, davanti al residence, in via dei Mille a San Benedetto del Tronto, sono state lasciate diverse svastiche e scritte razziste. Il clima è oltremodo teso.
Fra lo sdegno, tutti si augurano che il ministero della Giustizia faccia presto chiarezza a proposito delle operazioni commerciali intercorse tra Ahmetovic e Alessio Sundas.



Consiglio la lettura del pezzo di Sissa, basta cliccare su CHI E' ALESSIO SUNDAS.






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