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E' peccato, Il mio amore ha fatto splash

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, agosto 08, 2008


god




E’ peccato
 


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
 
E’ peccato

(testo originale di Neil Tennant, Chris Lowe;
traduzione e adattamento di G. Iannozzi)
 
 
a Cinzia,
con tutto il mio più profondo affetto
perché mai si arrenda agli insegnamenti
di chi la vorrebbe debole e sottomessa
 
 
Quando guardo al passato, alla mia vita
è sempre con un senso di vergogna
Sono sempre stato un peccatore
Tutte le cose che desidero fare,
non importa quando, dove o con chi,
ogni cosa ha una sola cosa in comune…
 
E’ peccato, è peccato, è peccato
Qualsiasi cosa abbia mai fatto,
qualsiasi cosa voglia fare,
ovunque sia stato,
dovunque domani io andrò,
è sempre peccato
 
A scuola mi hanno insegnato le buone maniere
Puro nel pensiero, nella parola e nell’azione
Non ce l’hanno fatta a mettermi in riga
Tutte le cose che desidero fare,
non importa quando, dove o con chi,
ogni cosa ha una sola cosa in comune…
 
E’ peccato, è peccato, è peccato
Qualsiasi cosa abbia mai fatto,
qualsiasi cosa voglia fare,
ovunque sia stato,
dovunque domani io andrò,
è sempre peccato
 
Padre, perdonami, ho cercato di non cadere in tentazione
Ho voltato pagina, ma poi sono tornato sui miei passi
Qualunque cosa tu mi abbia insegnato, non ci ho creduto
Padre, mi hai dato contro, perché non ho preso sul serio mai niente,
i tuoi insegnamenti per primi, che ancora non capisco
 
Per tutto questo guardo al passato, alla mia vita
sempre con un senso di vergogna
Sono sempre stato un peccatore
Tutte le cose che desidero fare,
non importa quando, dove o con chi,
ogni cosa ha una sola cosa in comune…
 
E’ peccato, è peccato, è peccato
Qualsiasi cosa abbia mai fatto,
qualsiasi cosa voglia fare,
ovunque sia stato,
dovunque domani io andrò,
è sempre peccato
E’ peccato, è peccato, è peccato
E’ peccato, è peccato, è peccato
E’ peccato, è peccato, è peccato
 
(Confiteor Deo omnipotenti vobis fratres,
quia peccavi nimis cogitatione,
verbo, opere et omissione,
mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa)
 
 
 
 
 
Il mio amore ha fatto splash
 
 
a Vany,
perché non perda mai quel pizzico d’ingenuità
che oggi l’anima e la rende in eterno bella
 
 
La mia Sirena ha fatto splash
Bagnata di mare tra le onde
e l’azzurro del cielo è saltata
dentro al mio cuore
 
Stavo sulla riva sotto il pallore lunare
a cercare conchiglie e sassi piatti
per ingannare la solitudine e il pianto
che dagl’occhi non sapeva sgorgare
Vagavo da un punto all’altro spiato
dall’occhiolino vigile alto in cielo
ora dietro una cortina di nuvole leggere
ora allo scoperto immerso in un sudario
senza stelle né angeli
Cantavo in blues la notte sottovoce - parole
su parole scagliate dentro all’anima vuota,
che non ne voleva che sapere di rinascere
a vita
D’improvviso la vista m’ha fatto scherzo
o non so cosa, ed ecco tra gli spruzzi virginei
dal profondo emergere creatura d’incanto
Un attimo soltanto è durata la visione
Ma son certo, ho visto una sirena e non altro;
e più certo ancora sono che ha guardato me
Con lo sguardo l’ho cercata in lungo e in largo
sfidando di Selene l’argento livoroso
e il suo animo segreto di ferali segreti
Affogato nel buio più pesto ho cercato la sirena,
quel guizzo vitale della sua anima ammaliatrice;
poi l’alba è venuta a tingere di rosso l’orizzonte
Stracco, svuotato come cadavere sulla spiaggia,
mi son lasciato cadere sul bagnasciuga
mirando per un istante appena le orme lasciate
e subito portate via dalla risacca selvaggia
Ed allora ho preso a ridere godendo
dell’eco mia cavernosa a sfidare il mare,
ma pronto ad arrendermi alla sua potenza
Di tutto vuoto, d’ogni sentimento privato,
sol più attendevo un’onda più forte delle altre
che seco mi portasse via per incastrarmi
tra uno scoglio e una stella sul fondale marino,
quand’ecco lei apparire quasi uguale
a come la ricordavo
 
Lei bella e bruna m’ha preso con lo sguardo
e subito la manina gentile ha allungato
traendomi in salvo da me stesso; così piccola
e calda, al mio petto l’ho stretta forte forte
Dio! L’amata Sirena ha fatto splash
nel mio cuore con la benedizione del mattino


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 12:48 | poesia, amore, traduzioni, amicizia, dediche | clicca per commentare commenti (19)



London Calling

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, aprile 29, 2008






Londra chiama


(titolo originale: London Calling, Strummer/Jones, 1979
traduzione e adattamento: Giuseppe Iannozzi)
 
 
 
 
Londra chiama le città al-di-là
La guerra è dichiarata e la battaglia bussa alle porte
Londra chiama l’oltretomba
Forza e coraggio, fuori da quei cazzo di cessi, fighette
Londra chiama, non ci fissare a quel modo
Tutta quella robetta Beatles è sorpassata da un pezzo
Londra chiama, e non c’è più niente che oscilli
Beh, a parte quel manganello
 
L’era glaciale è in arrivo, e il sole si fa sempre più piccolo,
I motori si stoppano all’improvviso, il grano viene su sottile
Un errore nucleare, ma non ho mica paura, per il diavolo!
Londra sta annegando, e io vivo accanto al fiume
 
Londra chiama, diffidate dalle imitazioni
Lascia perdere, amico, e va’ avanti da solo
Londra chiama a nuova vita gli zombie dall’esilio della morte
Non opponete resistenza, piuttosto fate un bel respiro
Londra chiama, e non ho voglia di gridare
Ma se stiamo a raccontarcela, lo vedo che vi ciondola la testa
Londra chiama, non ci sono più dèi in cielo
a parte quello con gli occhi di zolfo
 
L’era glaciale è in arrivo, il sole si fa sempre più piccolo
I motori si stoppano all’improvviso, il grano viene su sottile
E’ l’età del nucleare, ma non ho mica paura, per il diavolo!
Londra sta annegando, e io sto vicino al fiume
 
Adesso questa la devi proprio sentire
Londra chiama, e c’ero anch’io con quelli là fuori
E lo sai che hanno detto? Che c’è qualcosa di vero in tutto questo
Londra sta chiamando su tutte le frequenze
A questo punto, non vorresti farmi un bel sorriso?
Non mi sono mai sentito così vivo
Non mi sono mai sentito così vivo
Non mi sono mai sentito
Così vivo

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 20:12 | traduzioni, canzoni, attualitĂ , omaggi | clicca per commentare commenti (20)



Gli orrori di Yuggoth, H.P. Lovecraft: a cura di Sebastiano Fusco, Barbera Editore

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, novembre 13, 2007







Gli orrori di Yuggoth


H.P. Lovecraft
 


Per la prima volta in italiano
i sonetti del Genio di Providence


di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
Giuseppe Iannozzi raccomandaC’era un buco, un vuoto considerevole nelle biblioteche italiane: delle opere del Genio di Providence in Italia, ma anche altrove, non mancano edizioni più o meno discrete. Tuttavia, perlomeno in Italia, i sonetti di Howard Philips Lovecraft non erano mai stati tradotti.
Lovecraft è noto al grande pubblico soprattutto per la sua narrativa breve, per i racconti in particolar modo; un po’ meno per i suoi saggi critici, sconosciuto ai più per le sue poesie. Lovecraft non si è mai considerato un poeta, riteneva i suoi sonetti dei semplici pseudo-sonetti scritti per allenare la mano allo stile, alla rappresentazione dei sogni. HPL è sempre stato molto severo con sé stesso. Generoso con gli amici, fino al punto di riscrivere quasi per intero i loro racconti senza nulla chiedere in cambio, ma inflessibile verso le sue opere. Non stupisce dunque che H.P. Lovecraft sia stato dimenticato in veste di poeta per così tanto tempo, nonostante i suoi sonetti siano incantevoli, delle vere e proprie storie di orrore cosmico condensate in pochi abili versi. Parecchi sonetti contenuti nell’ottimo volume “Gli orrori di Yuggoth” a cura di Sebastiano Fusco, introduzione di Gianfranco De Turris, sono in molti casi il punto di partenza da cui Lovecraft ha poi tratto alcuni dei suoi racconti migliori. Il volume, edito da Barbera Editore nella collana Il Rosso e il Nero, è di grande pregio, soprattutto perché la traduzione dei sonetti operata da Sebastiano Fusco è a dir poco eccellente.
 
 
Il cortile
 
Scesi nella città che conoscevo;
borgo lebbroso dove folle cupe
levano canti a dèi stranieri, e il gong
risuona in cripte sulle rive oscure.
Case con occhi come pesci morti
ebbre e disanimate mi schernivano
mentre solcando il limo giunsi al varco
verso il nero cortile in cui speravo
          d’incontrare qualcuno.
 
La muraglia si chiuse, e maledissi
la mia discesa in quell’oscuro botro,
quando strane vetrate d’improvviso
s’illuminaron d’una luce folle
e ne usciron figure in strana danza:
morti che s’aggiravano furtivi,
e di mani e di testa erano privi!
 
 
Sebastiano Fusco ci restituisce in lingua italiana fortemente poetica tutta la poesia di Lovecraft.
Il lavoro di traduzione operato da Fusco ha del miracoloso, difatti i sonetti in lingua originale non sono per niente facili: il Genio di Providence, nonostante ricusasse l’etichetta di poeta, era un esteta, a volte barocco e al limite del tecnicismo, per cui la sua scrittura è particolarmente intensa, gravida di significati reconditi o sottintesi. Siamo di fronte all’opera poetica di H.P. Lovecraft che ha in sé un’altra opera, quella del curatore, che ha tradotto i trentasei sonetti in maniera impeccabile, riuscendo in un’impresa non poco difficile, riuscendo anche a migliorare lo stile poetico di Lovecraft. Ogni sonetto è corredato da preziose note di approfondimento sempre a firma di Sebastiano Fusco, note essenziali per una piena partecipazione allo spirito poetico dello scrittore di Providence. Il volume si chiude con una essenziale ma precisa cronologia lovecraftiana che inquadra perfettamente H.P. Lovecraft, sia l’uomo che l’artista. Nell’introduzione al volume “Gli orrori di Yuggoth”, Gianfranco De Turris scrive: “[…] Fortemente radicato in ciò che considerava antico e perenne, respinse l’effimera volgarità del nuovo privo di radici, e ad esso contrappose da un lato la realtà della tradizione culturale in cui viveva, dall’altro visioni di mondi diversi, intessuti di meraviglia e d’incubo, in alcuni dei quali addirittura adombrò modi di vita differenti, alternativi al suo presente, rievocando un’arcadica età dell’oro o immaginando società aliene strutturate su modelli lontani da quelli accettati dall’Occidente a lui contemporaneo.”  
 
Solo dopo la morte, Howard Phillips Lovecraft è stato riconosciuto dalla critica come scrittore, scrittore dotato di notevole intelligenza e di una smisurata fantasia paranoica-cosmica.
H.P. Lovecraft è stato un genio: ha scritto centinaia di racconti, e nei confronti di molti giovani scrittori si è dimostrato un maestro, apportando sui loro scritti correzioni e revisioni senza nulla pretendere in cambio; ha dato nuovo smalto all’horror ma è morto in solitudine.
Su H.P. Lovecraft si può dire, con tutta sicurezza, che è stato fondamentalmente un solitario, una sorta di misantropo antropologico, che troppo conosceva dell’animo umano così come dell’uomo perché potesse nutrire amore o interesse nei confronti dell’umanità e del mondo in generale. Per HPL il mondo era un nemico da combattere; e quando si rese conto che mai e poi mai avrebbe potuto riportare una vittoria su di esso, si è limitato a schifare l’umanità con gentilezza razzista.
Pur non nutrendo ambizioni di alcuna sorta, Lovecraft ha visto nell’uomo un mostro, un incidente genetico, qualcosa che non poteva nutrire in seno alcuna sorta di poesia. I suoi più accaniti e ignoranti detrattori vedono nella sua figura oggi un discepolo del razzismo nietzschiano; ad onor del vero, occorre ammettere che il Genio di Providence era un puritano tout court: ad esempio, il sesso per lui era tanto inutile da non meritare attenzione; eppure se l’argomento veniva tirato in ballo da qualche suo raro amico venuto a fargli visita, Howard non poteva fare a meno di arrossire. E poi, la confusione delle razze per HPL era un autentico abominio: il meticcio era ancora più orribile del negro puro, che se non altro, pur essendo nero di pelle, manteneva la purezza della sua razza. Non è un mistero: HPL è stato per lungo tempo un fanatico sostenitore di Hitler, anche se in seguito ha quasi rinnegato i propositi ariani del pazzoide tedesco. Ma cosa o chi ha condotto H.P. Lovecraft a diventare un razzista intellettuale? E soprattutto è stato veramente un razzista? Sono domande a cui è difficile rispondere: Howard Phillips per lungo tempo della sua vita è stato un solitario che ha guardato al mondo con assoluto disinteresse, prendendo più volte in considerazione l’idea del suicidio come ‘uscita di sicurezza’, anche se, in realtà, non ha mai tentato di suicidarsi per quanto ci è dato di sapere. Tra i 17 e i 22 anni HPL è stato come assente dal mondo: in questo periodo non ha scritto nulla, non ha fatto nulla, non ha letto alcunché, poi, ad un certo punto, si è risvegliato, per così dire, e ha trovato rifugio nella scrittura. Ha cominciato a scrivere, ma a lavoro ultimato non era mai soddisfatto: riteneva che i suoi racconti fossero piatti e privi di stile.
Il Genio di Providence visse la sua vita senza mai guadagnare un quattrino dalla scrittura: in pratica, con una parsimonia estrema, grazie ai pochi soldi lasciatigli dalla famiglia, riesce a sbarcare il lunario, un patrimonio che con estremi sacrifici gli basterà per tutta la sua breve vita. Raggiunti i trent’anni e passa, Providence è diventata parte integrante del suo subconscio: HPL sognava di fare un viaggio in Europa, ma le ristrettezze economiche non glielo permisero mai. Si innamora, o sarebbe meglio dire che viene costretto ad innamorarsi; e per qualche anno lo stesso Lovecraft ha finito col credere d’esser seriamente innamorato… un perfetto borghese, tant’è che finisce con lo sposarsi. Poteva esser la sua felicità il matrimonio, ma bastano pochi anni lontano da Providence perché Lovecraft si renda conto che non è uomo capace di reggere la parte dell’eterno marito, quindi divorzia. Negli anni in cui fu sposato le ristrettezze finanziarie si fecero sentire eccome, pondo insostenibile tanto da costringere Lovecraft a cercarsi un lavoro, un lavoro che non troverà: dovunque bussò la porta gli fu sbattuta brutalmente in faccia, tutti addussero la scusa, forse neanche poi troppo lontana dalla verità, che Howard non era tagliato per il mondo degli affari. Lovecraft (ancora innamorato) non si arrende e si dichiara ben disposto a svolgere anche la più umile delle mansioni, ma nessuno gli offre un lavoro, neanche come netturbino.
Lontano da Providence, trapiantato momentaneamente in una New York nevrotica, HPL vede il mondo strisciare subdolamente davanti a sé: ben presto si rende conto che a tutti viene offerta un’opportunità lavorativa: i meticci e persino i negri trovano un lavoro, gli atei e tutta la schiuma della società riesce là dove lui non riesce, ovvero ad avere un’occupazione seppur temporanea. HPL non prende la cosa filosoficamente: il suo puritanesimo assume ben presto le sembianze di mostro di razzismo, il suo odio nei confronti dell’umanità diventa un dolore insopportabile, diventa poesia. Una volta presa coscienza che il mondo non è in grado di accettarlo, anche il matrimonio finisce col naufragare, e Lovecraft torna a Providence pieno di cosmico rancore; ormai è ben radicata in lui l’idea che la società è composita da razze aliene geneticamente sporche e per questo non può fare a meno di odiare e il mondo e la società in toto.
L’orrore cosmico, ingrediente principe dei suoi migliori lavori, diventa il leit-motiv della sua produzione maggiore: scrive con abnegazione anche se non mancano momenti di forte scoraggiamento, o meglio di disinteresse; ad un certo punto anche il solo fatto di scrivere per suo personale piacere finisce con il diventare una sorta di ‘accessorio’ inutile. Pur non avendo mai nutrito mire artistiche per la sola fama, alla fine la sconfitta è totale: l’uomo come l’artista sono una sola entità, un fallimento, ma H.P. Lovecraft non è disposto ad accettare questa terribile, crudele verità. Sarà la morte a toglierlo dall’imbarazzo di dover ammettere che forse non è stato capace di gestire la propria vita: un cancro all’intestino stronca la sua infelice vita. In ospedale, nonostante l’enorme sofferenza, si comportò come sempre, da perfetto gentleman, e fino all’ultimo non ebbe mai una parola cattiva sulle labbra nei confronti di infermiere e medici. La sua vita finì così.
Difficile credere alla luce di ciò che H.P. Lovecraft sia stato realmente un razzista; se lo è stato, lui non ne fu umanamente consapevole, anche se è inconfutabile il fatto che, almeno artisticamente, questa consapevolezza era certezza nel suo modo d’esser artista.
 
“Gli orrori di Yuggoth” di H.P. Lovecraft, a cura di Sebastiano Fusco, introduzione di Gianfranco De Turris, sono una tappa irrinunciabile per tutti coloro che hanno amato i racconti del Genio di Providence, ma, soprattutto, sono una pagina di alta poesia, che finalmente è stata riconosciuta come tale. Il volume antologico American Poetry: The Twentieth Century, Vol. 1, uscito nel 2002 nella collana “Library of America” destinata ai classici della Letteratura statunitense, accoglie due sonetti di H.P. Lovecraft. Un riconoscimento questo che la collana “Library of America” riserva a pochissimi grandi della Letteratura. Nel 2005, sempre nella stessa serie, è stata pubblicata una raccolta con ben 25 racconti di Lovecraft, decretando così una volta per tutte che H.P. Lovecraft merita di essere nell’Olimpo della Letteratura americana.
C’è forse bisogno di sottolinearlo ulteriormente, a lettere di fuoco, che la raccolta “Gli orrori di Yuggoth” è indispensabile per comprendere Lovecraft e la Letteratura al di là delle possibile etichette che si potrebbero applicare alle opere dello scrittore di Providence?
 
Fatevi un regalo importante, di qualità e di sostanza, questo è il mio spassionato consiglio.
 
 
Sebastiano Fusco, giornalista e scrittore, da anni si occupa di H.P. Lovecraft, cercando di diffonderne l’opera in Italia. Insieme con Gianfranco de Turris, è autore della sola biografia italiana dell’autore di Providence; ha pubblicato diverse edizioni della narrativa lovecraftiana e scelte dei saggi e delle lettere. Il suo ultimo libro è un’analisi del Necronomicon come polo d’aggregazione di mitologie fantastiche.
 
 
Gli orrori di Yuggoth. - H.P. Lovecraft – a cura di Sebastiano Fusco, introduzione di Gianfranco De Turris – Barbera EditoreCollana Il Rosso e il Nero - 127 pp. - Isbn: 88-7899-192-7 – 1a Edizione - 14,00 €


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camminare senza paura

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, ottobre 14, 2007





camminare senza paura


di Giuseppe Iannozzi
 
 



 
Aiutami a camminare senza paura
(Michael Stipe, Walk Unafraid, R.E.M. – traduzione di G. Iannozzi)
 
 
come sorge il sole, come la luna
cala
queste pesanti nozioni si insinuano
e mi fanno riflettere
tempo fa fui scaraventato
in questa vita, un agnellino,
un agnellino
coraggioso, barcollante
senza paura era il mio secondo nome
ma laggiù, da qualche parte, io
ho perso la mia strada
tutti camminano allo stesso modo
si aspettano
che io percorra lo stretto sentiero
che loro hanno tracciato
affermano
di camminare senza paura
io invece sarò goffo
sostieni il mio amore o lasciami
in alto
 
dicono “resta nei confini se vuoi giocare”
dicono “solo la contraddizione lo fa più duro”
come posso essere
ciò che voglio?
quando tutto quello che voglio è fare a pezzi
queste piatte costrizioni
e rompere questa sciarada
fare a brandelli questa triste mascherata
non ho bisogno di alcuna persuasione
inciamperò, cadrò, mi rialzerò e
camminerò senza paura
io invece sarò goffo
sostieni il mio amore o lasciami
in alto
 
anche se ho un sacco di pietre
da trasportare lungo il mio cammino
voglio tenere la testa alta
non importa cosa dovrò superare
sono pronto a guardarti negli occhi
guardami negli occhi
se vedi affinità
allora celebra la contraddizione
aiutami, quando cado,
a camminare senza paura
io invece sarò goffo
sostieni il mio amore o lasciami
in alto
 
 
 
 
 
Sono arrivato in alto
(Michael Stipe, R.E.M. – traduzione di G. Iannozzi)
 
 
hai visto?
non l’ho fatto, viaggerò
ho perso la grande rivelazione?
 
i miei occhi
i miei occhi sembrano vuoti?
ho dimenticato come ci si sente
 
sono arrivato in alto
ho scalato così in alto
ma la vita a volte
si lava al di sopra di me
 
siete stati?
lo avete fatto, viaggerò
sono caduto sulle mie ginocchia
 
ho sbagliato?
non lo so, nessuna risposta
ho solo bisogno di credere
 
sono arrivato in alto
ho scalato così in alto
ma la vita a volte
si lava al di sopra di me
 
così
mi sono tuffato in uno stagno
tanto freddo e profondo
che se affondo affondo
e quando nuoto volo così in alto
 
quello che voglio
quello che realmente voglio
è solo vivere la mia vita in alto
 
e so
so che voi volete lo stesso
posso vederlo nei vostri occhi
 
sono stato in alto
ho scalato così in alto
ma la vita a volte
si lava al di sopra di me
 
si lava al di sopra di me
chiudo gli occhi cosi posso vedere
fare il mio credere-fatto, credere
in me
 
 
 
 
 
Uomo morto, sei tu?
 
 
Non hai pianto
Le chiese cadono in frantumi,
la mia fede è solo a un miglio
dalla sedia elettrica
Ciclamini tra i tuoi capelli
dicono le lettere
Gli occhi azzurri ricordano
che ogni uomo ha il suo incubo
a ciel sereno
 
Tutti passano in fretta
Hanno in mano la loro vendetta
Ventiquattrore alla fine del mondo
di carte e scandali
La foresta brucia là in fondo
ma nessuno ne è al corrente,
i giornali si vendono lo stesso
con dentro un po’ di sesso
 
Ho ucciso che ero così giovane
La condanna era accanto a me
con la luna, ha visto mia madre
darmi a un mondo di lupi
- braccato per sedere qui
Non dovresti accendere il sole
se non hai intenzione di trovarmi
sul serio dove io vivo
a passo lento fino all’ultimo
 
Non dovresti accendere il sole
se non hai intenzione di trovarmi
sul serio dove io taglio
le vene ai quattro apostoli
restando in piedi
a passo lento fino all’ultimo
 
Dammi la mano
Porta via il prete
Non è il momento
Non sarà mai un giorno di nubi,
ho solo ucciso uno sballato
che si guardava troppo a lungo
nello specchio d’acqua
con occhio torbido
Dammi lo sguardo,
non ho niente da giustificare
Ma la Corte Suprema ha deciso
che fra tre giorni non sarò più qui
E tu, tu che intendi
quando assicuri alla stampa
di non avere lacrime?
 
Ho solo ucciso uno sballato
Ho solo ucciso uno fra tanti
Ho solo ucciso la fragilità
 
E tu che intendi
quando mi guardi
per subito ritrarti?
 
 
 
 
 
Il sorriso di Buddha bambino
 
 
Guarda adesso
Guardalo ora che traballa sulle gambe
I gradini portano a un ballo di sangue
E tu credi in…?
Non posso credere
che sei tutto quel che ho,
questa visione di tortura
Questa mi fa male

Guarda adesso
I monaci cadono senza far rumore
Ogni angolo ha un manganello nell’ombra
e una pozza di sangue che non si cicatrizza
Hai la Kodak pronta,
hai le mani in manette già da un po’
Questa fotografia mi tortura l’anima da quaranta
e passa anni
Mi fa male
Mi fa male ma rispondo OM
Fa male ma rispondo
Eco insegue altra Eco
Non posso credere
che sono tutto quel che ho

Cammina accanto
Accanto, porta il mio canto alto
Moltiplicalo per cento
Camminiamo insieme
fino a quando l’ultimo di noi
non cadrà, e ricominceremo
alzandoci perché credo
nel sorriso del Buddha bambino
Perché non posso
credere che questa tortura
finita in ultima pagina è tutto
quel che c’è   
 
Mi fa male
Mi fa male ma rispondo OM
Fa male ma rispondo
Eco insegue altra Eco
Così camminiamo insieme
fino a quando l’ultimo di noi
non cadrà, e ricominceremo
alzandoci perché credo
nel sorriso del Buddha bambino
 
 
 
 
 
Vincente
 
 
L’aria imbronciata, le autostrade fuggono
all’occhio, hanno avvistato dio a Las Vegas
Domani sarà un giorno di pioggia,
perciò lascia i bowindows in chiaro
e spegni la tivù
Non c’è molto altro che possiamo
Non c’è molto altro
Non c’è molto
Non c’è
 
Hai sentito di quello che si è impiccato
e di quell’altro che 45 in mano ha falciato?
Sono caduti con la faccia nel loro piscio,
perciò spegni la tivù e metti su Chet Baker
Non c’è molto altro che possiamo
Davvero, devi credermi, un momento fila dritto
e quello appresso non è già più così
Non c’è altro, ma se hai un quarto di dollaro
puoi buttarlo in una di quelle stupide macchinette
e scoprirlo da te che non c’è proprio nient’altro
che si possa fare quando dio perde la memoria
 
Se ne sta appollaiato in attesa del grande colpo
Prega per un jackpot, non fa caso a tutti gli altri
Non c’è molto altro che possiamo
Non c’è molto altro
Non c’è molto
Non c’è



N.B.: Tutte le liriche di G. Iannozzi tranne dove indicato - Tutte le traduzioni di G. Iannozzi


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nuovo omaggio a Leonard Cohen - Cohen tradotto da G. Iannozzi

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, luglio 17, 2007





omaggio a


Leonard Cohen



Cohen tradotto da G. Iannozzi






Ciao, Marianne


Vieni alla finestra, tesorino
mi piacerebbe provare a leggerti la mano
Un tempo mi credevo una sorta di zingarello
prima che da te mi lasciassi portare a casa

Ciao, Marianne
E’ ora di ricominciare
a ridere e piangere e piangere e ridere
di tutto ciò


Lo sai che amo vivere con te
però mi fai dimenticare davvero tante tante cose
Dimentico di pregare per gli angeli
e così gli angeli dimenticano di pregare per noi

Ci siamo conosciuti ch’eravamo quasi giovani
giù vicino al parco dei lillà appena sbocciati
Ti aggrappavi a me come a un crocifisso
mentre in ginocchio attraversavamo l’oscurità

Tutte le tue lettere dicono che mi sei vicina ora
Allora perché mi sento così solo?
Me ne sto su questo scoglio e la tua sottile ragnatela
lega la mia caviglia a un sasso

Adesso ho bisogno del tuo nascosto amore
Sono freddo come la lama d’un rasoio nuovo
Te ne sei andata quando ti ho raccontato ch’ero curioso
Non hai mai detto che ero coraggioso

Oh, sei davvero tanto carina
Capisco che te ne sei andata e hai cambiato il nome di nuovo
E proprio quando ho scalato l’intera parete montagnosa
per lavar le mie palpebre nella pioggia

I tuoi occhi, dimentico i tuoi occhi
Il tuo corpo è a casa in ogni mare
Com’è che hai dato tue notizie a tutti
quando dicevi ch’era un segreto solo per me?

Ciao, Marianne
E’ ora di ricominciare
a ridere e piangere e piangere e ridere
di tutto ciò


(from “Songs of Leonard Cohen”)





Hey, non è un modo per dire addio


Ti amavo nel mattino
I nostri baci intesi e caldi
I tuoi capelli sul cuscino
Come un’assonnata aurea bufera
Molti hanno amato prima di noi
So che non siamo una novità
Nelle città e nelle foreste
sorridevano come me e te
Ma adesso esistono le distanze
ed entrambi ci dobbiamo metter alla prova
I tuoi occhi sono indulgenti nel dolore
Hey, non è un modo per dire addio

Non mi sto guardando intorno per un’altra
Mentre vagolo nel mio tempo
Cammina con me fino all’angolo
I nostri passi faranno sempre rima
Sai che il mio amore se ne va con te
come il tuo amore resta con me
E’ solo il modo che cambia
come la riva e il mare
Ma non parliamo d’amore o di catene
E di cose che non possiamo slegare
I tuoi occhi sono delicati nel dolore
Hey, non è un modo per dire addio

Ti amavo nel mattino
I nostri baci intesi e caldi
I tuoi capelli sul cuscino
Come un’assonnata aurea bufera
Molti hanno amato prima di noi
So che non siamo una novità
Nelle città e nelle foreste
sorridevano come me e te
Ma non parliamo d’amore o di catene
e di cose che non possiamo slegare
I tuoi occhi sono indulgenti nel dolore
Hey, non è un modo per dire addio

(from Songs of Leonard Cohen)





Il motivo per cui scrivo


Il motivo per cui scrivo
è creare qualcosa
di bello come te

Quando sono con te
voglio essere il tipo d’eroe
che volevo essere
quando avevo sette anni
un uomo perfetto
che uccide

(from “Selected Poems, 1956 -1968”)





Non devi amarmi


Non devi amarmi
solo perché
sei tutte le donne
che io ho mai voluto
Sono nato per seguirti
ogni notte
mentre sono ancora
i molti uomini che ti amano

Ti incontro a una tavola
Prendo il tuo pugno fra le mie mani
in un solenne tassì
Mi sveglio da solo,
la mia mano sulla tua assenza
all’Hotel Discipline

Ho scritto tutte queste canzoni per te
Ho consumato candele rosse e nere
la cui forma era d’un uomo e d’una donna
Ho sposato il fumo
di due piramidi di legno di sandalo

Ho pregato per te
Ho pregato che mi amassi
e che non mi amassi

(from “Selected Poems, 1956 -1968”)





Ho provato a lasciarti


Ho provato a lasciarti. Non lo nego. Ho chiuso il libro della nostra storia almeno cento volte. Mi svegliavo ogni mattina al tuo fianco.

Gli anni passano. Perdi il tuo orgoglio. Il bimbo piange, così non puoi uscire. E tutto il operato è giusto ai tuoi occhi.

Buonanotte, mia dolcezza. Spero tu sia soddisfatta. Il letto è un po’ stretto, ma le mie braccia sono spalancate. E qui c’è un uomo che si dà da fare ancora per il tuo sorriso.

(from “The Energy of Slaves”)





Il vero amore non lascia tracce


Come la nebbia non lascia ferite
sul verde cupo della collina
così il mio corpo non lascia ferite
su di te e non lo farà mai

Oltre le finestre nel buio
i bambini vengono, i bambini vanno
come frecce senza bersaglio
Come manette fatte di neve

Il vero amore non lascia tracce
se tu e io siamo una cosa sola
si perde nei nostri abbracci
come stelle contro il sole

Come una foglia che cade
rimane un momento sospesa nell’aria
così la tua testa sul mio petto,
così la mia mano su i tuoi capelli

E molte notti resistono
senza luna, senza una stella
Così resisteremo noi
quando uno di noi sarà via lontano

Il vero amore non lascia tracce
Se tu e io siamo una cosa sola
si perde nei nostri abbracci
come stelle contro il sole

(from “Death of a Ladies’ Man”)





Lasciami ballare fino alla fine dell’amore


Lasciami ballare fino alla tua bellezza
con un violino infuocato
Lasciami ballare oltre il panico
finché non sarò raccolto tutto d’un pezzo
Sollevami come un ramo d’ulivo
e sii la mia colomba verso casa
Lasciami ballare fino alla fine dell’amore

Lasciami vedere la tua bellezza
quando i testimoni se ne saranno andati
Lasciami sentire che ti muovi
come fanno a Babilonia
Mostrami lentamente ciò di cui io solo
conosco i limiti
Lasciami ballare fino alla fine dell’amore

Ora lasciami ballare fino alle nozze
lasciami ballare ancora e ancora
Lasciami ballare molto teneramente e
lasciami ballare a lungo
Siamo entrambi al di sotto del nostro amore
siamo entrambi al di sopra
Lasciami ballare fino alla fine dell’amore

Fammi ballare fino ai bambini
che chiedono di venire al mondo
Fammi ballare oltre le cortine
che i nostri baci hanno consumato
Adesso tiriamo su una tenda per riparo
anche se ogni filo è strappato
Lasciami ballare fino alla fine dell’amore

Lasciami ballare fino alla tua bellezza
con un violino infuocato
Lasciami ballare oltre il panico
finché non verrò raccolto tutto d’un pezzo
Toccami con la tua nuda mano
o toccami col guanto
Lasciami ballare fino alla fine dell’amore

(from “Various Positions”)





Ritorno da te


Forse mi fa ancora male,
non riesco a porgere l’altra guancia.
Ma sì, ti amo ancora;
è solo che non riesco a parlare.
Ti ho cercata in ogni altra
e anche loro mi hanno chiesto di farlo;
vivevo da solo ma ero solo di
ritorno da te

Chiudono la fabbrica proprio ora
quando scadono tutte le cambiali;
e i campi sono sotto chiave
anche se la pioggia e il sole li attraversano.
E la primavera inizia ma poi si arresta
nel nome di qualcosa di nuovo;
e tutti i miei sensi insorgono contro questo
ritorno da te

E ora pronunciano la mia sentenza
e io so che cosa dovrò fare;
un altro miglio di silenzio mentre
ritorno da te

Ci sono tanti nella tua vita
e tanti ancora ci saranno.
Visto che sei una luce splendente,
ci sono tanti che vedrai.
Ma devo superare l’invidia
quando scegli i pochi preferiti
che hanno lasciato il loro orgoglio sull’altro lato del
ritorno da te

Persino tra le tue braccia so
che non lo capirò mai bene;
neppure quando ti chini
per offrirmi conforto nella notte.
Devo avere la tua parola su questo
o niente di tutto ciò è vero
e tutto quel che ho detto era solo in cambio del
ritorno da te

(from “Various Positions”)






Non c’è alcuna cura per l’amore


Ti ho amata per tanto tanto tempo.
So che quest’amore è reale.
Non importa perché sia andato tutto male.
Ma ciò non mi fa sentire in modo diverso.
E non posso credere che il tempo possa guarire la ferita di cui parlo
– Non c’è alcuna cura, non c’è alcuna cura, non c’è alcuna cura
per l’amore


Ti desidero ardentemente, bambina.
Non posso fingere che così non sia.
Ho bisogno di vederti nuda nel corpo e nel pensiero.
Ti ho presa come un’abitudine e non ne avrò mai abbastanza
- Non c’è alcuna cura, non c’è alcuna cura, non c’è alcuna cura
per l’amore


Tutte le astronavi attraversano il cielo,
i libri sacri sono completamente aperti,
i medici lavorano giorno e notte,
ma non troveranno mai e poi mai quella cura per l’amore:
- né un siero né una droga –
non c’è nulla di abbastanza puro che possa guarire l’amore.

Ti vedo nella metropolitana e ti vedo sull’autobus.
Ti vedo distesa con me e ti vedo svegliarti.
Vedo la tua mano, vedo i tuoi capelli, i tuoi braccialetti e la tua spazzola.
E ti chiamo, ti chiamo, ma non chiamo abbastanza dolcemente.
- Non c’è alcuna cura, non c’è alcuna cura, non c’è alcuna cura
per l’amore


Sono entrato in questa chiesa vuota
- non avevo altro posto dove andare -
quando la voce più dolce che avessi mai udito
è giunta sussurrando alla mia anima.
Non ho bisogno d’essere perdonato perché ti amo così tanto.
Lo si legge nelle scritture, è scritto là col sangue.
Ho persino sentito gli angeli che lo proclamavano da lassù
- Non c’è alcuna cura, non c’è alcuna cura, non c’è alcuna cura
per l’amore


(from “I’m your man”)





In attesa del miracolo


Ho aspettato, piccola,
ho aspettato giorno e notte.
Avevo perso la cognizione del tempo.
Ho rovinato metà della mia vita aspettando.
Sono arrivati molti inviti
e so che alcuni venivano da te
ma io aspettavo
il miracolo a venire.

So che tu davvero mi amavi
ma, vedi, le mie mani erano legate.
So che deve averti ferito,
deve aver ferito il tuo orgoglio
restare sotto alla mia finestra
con la tua trombetta e il tuo tamburo
mentre aspettavo
il miracolo a venire.

Perciò non ti piacerebbe, piccola.
Non ti piacerebbe qui.
Non c’è molto da divertirsi
e i giudizi sono severi.
Il maestro dice che è Mozart
ma sembra musicaccia per ragazzini
quando aspetti
il miracolo a venire.

Aspettare il miracolo
non c’è rimasto altro da fare.
Non ero così felice
dalla fine della seconda guerra mondiale.
Non rimane altro da fare
quando capisci che sei stato fregato.
Non rimane altro da fare
quando elemosini una briciola.
Non rimane altro da fare
quando devi continuare ad aspettare,
ad aspettare il miracolo a venire.


Ti ho sognata, piccola.
E’ accaduto proprio l’altra notte.
La maggior parte di te era nuda
ma parte di te era luce.
Le sabbie del tempo cadevano
dalle tue dita e dal tuo pollice
e tu aspettavi
il miracolo a venire.

Sposiamoci, piccola,
siamo stati soli per troppo tempo.
Siamo soli insieme,
vediamo se siamo così forti.
Facciamo qualcosa di folle,
qualcosa di assolutamente sbagliato
mentre aspettiamo
il miracolo a venire.

Non rimane altro da fare
quando capisci che sei stato fregato.
Non rimane altro da fare
quando elemosini una briciola.
Non rimane altro da fare
quando devi continuare ad aspettare,
ad aspettare il miracolo a venire.


Quando sei caduto sulla strada maestra,
e stai disteso nella pioggia,
e ti domandano come va,
ovviamente dici che non puoi lamentarti –
se ti mettono sotto torchio per avere notizie
è allora che devi cucirti la bocca:
dì solo che sei là fuori ad aspettare
il miracolo a venire.

(from “The Future”)





A una compagna di studi


Ho pensato tantissimo a te.
Ci penso tuttora.
Sedevi immobile,
le mani intrecciate sul grembo
come una scolaretta.
Ti è stato concesso di piangere
perché hai mantenuto fede al tuo dolore.
Ti ho vista oggi
seduta nello stesso modo,
le stesse lagrime sulle tue guance,
come se mai ti fossi mossa
in tutti questi anni:
lo stesso brutto mal di testa
nell’occhio destro,
la stessa mosca
che cerca di fecondare le tue labbra.
Vecchia amica, sei un casino
sotto ogni punto di vista
eccetto quello dell’amore.

(da “Uncollected Poems”, Jemez Spring, 1980)





Se sarà tuo volere


Se sarà tuo volere
che non parli più
e che la mia voce sia silenzio
com’era prima,
io non parlerò più;
lo rispetterò fino a che
si parlerà a mio nome,
se sarà il tuo volere.

Se sarà tuo volere
che una voce sia vera,
da questa sconquassata collina
io canterò per te.
Da questa sconquassata collina
tutte le lodi a te riecheggeranno
se sarà tuo volere
di lasciarmi cantare.

Se sarà tuo volere,
se c’è una scelta,
fa’ che i fiumi s’ingravidino
fa’ che le colline gioiscano.
Fa’ che la tua misericordia si riversi
su tutti questi cuori che bruciano all’inferno,
se sarà tuo volere
farci del bene.

E avvicinami a te
e avvolgici stretti,
tutti i tuoi bambini sono qui
nei loro stracci di luce;
nei nostri stracci di luce,
tutti in ghingheri;
e lascia finire questa notte,
se sarà tuo volere.

(from “Various Positions”)





E’ questo che volevi?


Tu eri la promessa all’alba
Io ero il mattino dopo
Tu eri Gesù Cristo, il mio Signore
Io ero l’usuraio
Tu eri la donna sensibile
Io ero Sigmund Freud
Tu eri l’orgasmo manuale

Ed è questo che volevi?
Vivere in una casa che è infestata
dal fantasma di te e di me?


Tu eri Marlon Brando
Io ero Steve McQueen
Tu eri il budino del Kentucky
Io ero Vaselina
Tu eri il Padre della Medicina Moderna
Io ero Mastro Lindo
Tu eri la Puttana e la Bestia di Babilonia
Io ero Rin Tin Tin

Ed è questo che volevi?
Vivere in una casa che è infestata
dal fantasma di te e di me?


Tu diventavi vecchia e rugosa
Io restavo un diciassettenne
Tu sbavavi per molti
Io restavo qui con una sola
Tu tradivi la tua solitudine
Io ne uscivo da solo
Tu dicevi che mai avresti potuto amarmi
Io ti sbottonavo l’abito

Ed è questo che volevi?
Vivere in una casa che è infestata
dal fantasma di te e di me?


(from “The Energy of Slaves”)





Muoio


Io muoio
perché non sei
morta per me
e il mondo
ti ama ancora

Io scrivo questo perché so
che i tuoi baci
nascono ciechi
sulle canzoni che ti toccano

Io non voglio uno scopo
alla tua vita
Io voglio perdermi tra
i tuoi pensieri
nel modo che ascolti New York
mentre tu ti addormenti

(from “The Energy of Slaves”)



Leonard Cohen - Dance me to end of love


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 19:43 | poesia, traduzioni, canzoni | clicca per commentare commenti (19)



1997 – 2007: dimenticate, rare e rivisitazioni

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, giugno 16, 2007


In my room - by Angelika Karamella

In My Room è un amorevole dono di Angelika


 
1997 – 2007


dimenticate, rare e rivisitazioni

 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 



 
2007
 
 
Ho cercato di metterti sull’avviso,
questo mondo è per i duri e fa male a tutti allo stesso modo
Ho anche cercato di dirtelo chiaro e tondo
che non sono abituato a vivere, che sono uno spostato
Ho cercato di dirtelo che il Cappellaio Matto e Verlaine
mi stanno alle costole cercando di vendermi Bibbie rilegate
Ho cercato di dirti tante cose, della scimmia che mi prende
e della rabbia che mi fa strappare cravatte e giornali, assi e regine
Non ci sono riuscito – ancora in prima pagina col sorriso storto
 
Uso il balsamo per rilassarmi
(Dio, così dannato e dannunziano!)
Accomodo gli occhiali sulla punta del naso
(per essere più dottorale)
Copro la pelata con un bel basco francese
(per spacciarmi poeta con le donne)
Sparo due o tre note su un piano di jazz
(per far sentire quanto sono triste e stonato)
E infilo le tue belle mutandine rosse
in un taschino
 
Infilo le tue belle mutandine rosse
E scendo in strada tra la gente per farmi ammirare
Fischietto che questo è proprio un gran bel mondo,
che sono solo vittima di me stesso
Se non riesco a fartelo capire…
perché continui a lasciarmi bere assenzio dalle tue labbra?
 
Ho due calici di cristallo
Ho un vecchio poster al muro, al muro condannato:
sta lì, senza speranza, con un sorriso da Monnalisa Gioconda
Ma tutto è finito molto tempo fa in terra di Bolivia
 
L’estate è arrivata anche quest’anno
Dovrei comportarmi meglio, scoprirmi un po’
Ma sono il Re d’un deserto tutto mio
tra i confini imposti di virgolette aperte e chiuse
Passo a prendere il giornale per abitudine,
leggo di quel tale che ha scritto un nuovo giallo
e leggo tra le colonne della nera d’un morto
ammazzato per pochi spiccioli
Credo tornerò a leggere le poesie d’amore di Ovidio
La spazzatura è fin troppa lungo le strade,
non c’è bisogno che mi ci metta pure io,
che prenda l’ennesimo giallo per scagliarlo fuori
 
Mi faccio di balsamo la barba per rilassarmi
(Dio, così dannato e dannunziano!)
Appoggio gli occhiali sulla fronte lucida
(per essere più dottorale)
Metto a nudo la pelata gettando via il cervello
(per spacciarmi poeta con le donne)
E sparo due o tre note su un piano di jazz
(per far sentire quanto sono triste e stonato)
E mi levo le tue belle rosse mutandine
e te le porgo sporche di me, della mia passione  
perché tu le possa infilare gamba dopo gamba
davanti a me, davanti a me
 
 
 
 
 
 
Made in USA
(nuova versione, 2007)
 
 
Si è rotto il tostapane,
colazione al buio in cantina
come da piccolo – come un cane
Una crisi di isterismo
e un coniglio del cilindro del matto
 
Comincia quando meno te lo aspetti,
non c’è nulla che tu possa farci
Comincia per dispetto
a metterti di buon umore o in imbarazzo
Come si dice in questi casi,
“tu sei un caso per i diritti umani”
 
Pubblicità sulle copertine dei giornali
di ieri ma non di oggi
Qualcuno si è sparato nel cesso
e non si era calato le braghe,
questo il casino
 
Stare attenti, quella è zona riservata
Se guardi attentamente c’è Playboy e la tua fidanzata
quindi è proprio il caso di lasciare le cose come stanno
Magari tentare un colpaccio al bowling,
non si sa mai con gli amici che ti ritrovi
 
Ysteros è roba greca,
vedi di non calartela tutta d’un colpo
E’ roba che nel Bronx
se la sognano nelle violenze d’ogni giorno
Ysteros è un manganello
che ti spacca le costole senza lasciare ecchimosi
Tua madre è chiusa con gli indiani in una riserva
La terra non ti può appartenere
se non c’è Luna o Sole sul tuo Totem
 
Aiuteresti il cielo
con un’altra raccolta punti Kinder?
Il nonno attraversa con il rosso,
il traffico, insomma sciocchezze così
Scherzi in bocca ad apparecchi per i denti
di giovani mocciosi a fine giornata
Le cartelle sulla schiena pesano
e l’urlo dell’ambulanza è novità da fumetto
Pensa che sei tutti gli altri di fuori
quando sei dentro te stesso comunque un altro
Candy, aiuteresti il morto
a vivere la sua ultima possibilità d’amore?
 
La donna partorisce un feto d’isteria
perché il cancro l’aveva rosa dall’interno
Non credeva davvero
che la tv e le pantofole del marito potessero tanto
La convalescenza la fa piangere,
faccia contro il cuscino, lacrime di birra e sapone da barba
Il figlio è partito soldato per la Guerra del Golfo
ed è tornato Scemo del Villaggio
(ed è tornato, è tornato, per dio, Scemo del Villaggio!)
La torta di marmellata,
Reagan, Bush, Clinton, la first-lady,
trovi tutto se cerchi
Trovi tutto se cerchi un gadget
presuntuosamente raffinato made in USA
 
Tu aiuteresti il cielo
ad avere un asilo nido?
Un nido di api, una pioggia di miele?
Non lo credo,
questo almeno posso dirtelo con sicurezza
senza Uscite di Sicurezza
“Una crisi di isterismo
comincia con un coniglio nell’utero”
ha detto George Orwell nel 1984
Ma non credo alle citazioni letterarie
estratte da un cappello d’una testa calva
Non credo che sia esatto il libro o l’autore,
forse nessuno dei due
Ma una cosa posso dirla,
una cosa posso dirla,
gli uomini sono isterici quanto te
Sì, proprio quanto te,
amore mio
che dormi al mattino a gambe aperte
sotto le lenzuola
Una cosa posso dirla, una cosa posso dirla,
posso dirla…
Un calcio in culo non ha mai fatto male a nessuno
Un calcio in culo non ha mai fatto male a nessuno
Un calcio in culo non ha mai fatto male
Non ha mai fatto male, non ha mai fatto male,
non ha mai fatto male…
Quanto l’amore
 
E guardo a te, guardo a te
 
 
 
 
 
La Capra
(nuova versione, 2007)
 
 
Cachinna la capra masticandosi la barba
Un tomo vecchio di mille anni dorme sulla scrivania del saggio
L’aria si gela nelle froge della morte pelosa in alta montagna
C’è la solita pecora nera che si stacca dal gregge
E’ l’evoluzione e tutti lo sapevano che prima o poi sarebbe accaduto
 
Gli errori grammaticali, l’orrore sociale,
sono sfide fra le battute d’un’Arancia Meccanica
E’ un po’ come spiccare il volo sul nido del cuculo
Tacere per sempre o parlare a ruota libera
Gli errori grammaticali sono la poesia dell’esser ancora vivi
L’orrore sociale è la perfezione di star sempre sul chi vive
 
Cachinna la capra, il vento volta le pagine
Il vecchio saggio china il capo
La candela spegne la fiamma nella cera
 
 
 
 
 
La domanda
(versione originale, 1999)
 
 
Nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile
 
Perché pesare il volo di una farfalla?
 
Perché giocare a fare il morto a galla?
 
Galleggia il volo della delusione
Ma non si è alla conclusione
 
Quante farfalle ancora saranno farfalle?
 
 
 
 
 
La rivoluzione
(versione originale, 1999)
 
 
C’era un uomo che più non sorrideva
Neanche agli ideali in cui credeva
Osservato costantemente da quel mondo
Impegnato a fare il suo solito girotondo
 
C’era un uomo bevuto dal vino
Al solito bar di Gino
A lavorare sul niente
Sputando addosso alla gente
 
C’era un uomo
Che sognava Piazza del Duomo
Per una grande rivoluzione
Perché era l’unica soluzione
 
C’era un uomo
Non sorrideva
Non mangiava
C’era un uomo
 
Un uomo schiantato per il rotto del collo
Buttato nel fiume a mollo
Oggi sorride mentre la corrente lo porta via
Dimenticato in un così sia!
 
E’ fin troppo…
 
 
 
 
 
Notti insonni
(versione originale, 1997)
 
 
Non è strano
Solo normale
E per ciò ho paura
Non è strano
 
La tua vita
Quella mia
Sono alla deriva
Gioco del destino
Ma non è strano
E’ lo sguardo sfacciato del mio Io
L’illusione d’esser dio
 
Hemingway poesia nelle notti insonni
Il tuo sguardo fisso sul mio
Tu, bella come non oso dire
Tu, puttana e madonna del letto
Tu, le mani così piccine
Tu, i polsi così sottili
Tu, i seni così dolci
Tu, il pancino così morbido
Tu, le gambe annodate sulla mia vita
Ma la tua pelle delicato velluto
Una carezza di delicatezza
E gli occhi tanto, tanto grandi
E il cuore tanto, tanto grande
Muovono a commozione
Ti costringono alla lussuria
E’ stancante esser matador
Uccidere la verginità che magari non c’è
Tutto questo solo per vivere
 
La vita
Quella tua
E’ strana
La comprendo
Come uomo
E oltre non vado
 
La vita
Quella mia
Così simile alla tua
E dico che non è strano
E’ normale
 
Dovrei aver paura
Per una volta
Almeno
Lasciarmi andare
Alla paura
 
 
 
 
 
I soldati e i bambini
(versione originale, 1999)
 
 
 
Non ho conosciuto i soldati
Ma qualcuno è caduto anche oggi
Non ne hanno dato notizia i giornali
E’ come allora
Ma ogni giorno qualcuno se ne va
Una fotografia nel taschino
E occhi azzurri da ricordare
E capelli biondi o bruni da amare
Guardando un cielo straniero di bombe
 
La terra cancella le orme
Le lettere si perdono
Le donne piangono e sanno
I bambini tremano e pregano Peter Pan
Ogni bambino conosce la verità
Le donne pure
E la guerra falcia vittime in teneri campi di grano
E sogna dall’aldilà un non-nato che il destino così sarà
 
Le donne invocano la sterilità
Non vogliono più figli per la Guerra
I bambini temono l’uomo che saranno
Imbracciano già un fucile
Sono dei piccoli uomini
Sono dei piccoli assassini
E nessuno ha pietà di loro
Li costringono con bruta vergogna
Li costringono a non essere un attimo fuggente
Li inchiodano ad una vita loro sempre meno loro
Gli dicono che Walt Whitman era un traditore del mondo
 
Diventeranno uomini
senza neanche accorgersene
E spareranno al bambino che è in loro
Uccideranno e violenteranno
E piangeranno
quando sentiranno la vita andar via ancora calda
Quella stessa vita mai goduta
né nell’etade dell’innocenza né nella matura innocenza
Cadranno sul campo di grano come bambini soldato
Piangeranno
E una donna piangerà il padre dei suoi figli
E’ una triste catena
E’ l’imperfezione sociale fuggente
 
Fuggite, fuggite, fuggite da questo orrore
Fuggite bambini, fuggite bambini, fuggite bambini
Questo è il coraggio anche se non uno ve l’ha insegnato
Chi non fugge oggi è un codardo
Chi resta è un imbelle, un futuro Hitler
Fuggite, fuggite, fuggite, riparatevi dove volete
Fuggite la guerra anche se non siete più in tempo
Disertate la morte
Diserzione ed insubordinazione alla guerra,
unico comandamento da seguire
Fuggite, fuggite, fuggite in un qualsiasi dove
Ricominciate da capo
Leggete le poesie anche se sembra assurdo
 
Ogni giorno un uomo muore
Ogni maledetto giorno
I giornali non ne danno notizia
E’ la loro abitudine commerciale
Preferiscono uno scandalo sessuale
O presunto tale alla verità della crudeltà
nella morte d’un bambino
D’un uomo
Ogni giorno un bambino imbraccia un fucile
Ogni giorno dall’alba al tramonto
Sono solo la notizia stampata della carne
in una colonna a fondo pagina
E’ come non parlarne
Siamo tutti assassini nati,
è questo che i media ci vogliono far capire?
 
Ogni giorno muore la notizia
Sopravvive la falsità
Nessuno ricorda
che l’uomo prima d’esser tale è un bambino
E cosa dire degli strafalcioni voluti e goduti
per vender di più?
Di chi ti dice che dieci soldati sono morti
quand’erano dieci bambini?
E di chi ti dice il contrario?
La sostanza della loro falsità non cambia
 
Alla fine hanno smesso di darle simili notizie
Troppo crude, non sono di buon gusto
Meglio tacerle sottovoce
E’ questa la tattica adottata
 
Fuggite, fuggite, fuggite bambini dalla carta stampata
Fuggite, fuggite, fuggite dalla carta stampata
E’ anche essa una tomba,
una di quelle astute
che non si possono vedere né commemorare
Fuggite, fuggite, fuggite
anche se non c’è più tempo
Non c’è altro da fare
Non c’è altro da fare
Non c’è altro da fare
Non fate dir loro che siete uomini
Non fate dir loro di non esser mai stati bambini
E’ cosi che vi uccidono per mandarvi in guerra già morti
Fuggite, fuggite, fuggite bambini dalla carta stampata
Fuggite, fuggite, fuggite dalla carta stampata
Non c’è più tempo
Ma non c’è altro da fare
se non fuggire per dimostrare il vostro coraggio
Quindi fuggite
Fuggite
Fuggite
Fuggite
 
 
 
 
 
 
 
Principi dell’Universo
(Queen, traduzione e adattamento di G. Iannozzi)
 
 
Eccoci
Nati per essere Re
 
Siamo noi i Principi dell’Universo.
Apparteniamo a questa terra, combattiamo per sopravvivere
in un mondo dai poteri sempre più oscuri
E così eccoci qui, siamo noi i Principi dell’Universo.
Apparteniamo a questa terra, combattiamo per la sopravvivenza
Siamo giunti fin qui per essere i signori del mondo
 
Sono un immortale, nelle mie vene scorre sangue reale
Non ho rivali, nessun uomo può tenermi testa
Guidami nel futuro del vostro mondo
 
Nati per essere Re
 
Principi dell’Universo.
Combattenti e liberi
Tengo il vostro mondo in pugno
Sono qui per amore tuo ed è ora di tenere alta la guardia
Siamo nati per essere i Principi dell’Universo
 
Nessun mortale potrebbe capire
Tutto la forza è in questa mia mano
 
Oooh, oooh, oooh, oooh.
La gente parla di te
La gente dice che hai avuto il tuo momento
 
Sono uno che andrà lontano
Volare sulla luna e raggiungere le stelle
con la mia sola spada e a testa alta.
Supererò la prova al primo colpo - yeah

So che la gente parla di me, la sento ogni giorno
Ma posso provare che hanno torto
perché ho avuto ragione la prima volta
 
Va bene
Guardate quest’uomo che vola
Portate anche le ragazze
 
Eccoci
Nati per essere Re
Siamo noi i Principi dell’Universo.
Apparteniamo a questa terra, nati per essere Re
Principi dell’Universo
 
Combattenti e liberi.
Tengo il vostro mondo in pugno
Sono qui per amor vostro ed è ora di tenere alta la guardia
 
Siamo nati per essere i Principi dell’Universo

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comunque soffi il vento - omaggio a Freddie Mercury

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, settembre 19, 2006


Living on my own



Comunque soffi il vento


 
Freddie Mercury



 
- 15 anni senza La Regina -
 

 
tradotto da Giuseppe Iannozzi
 
 



 
BOHEMIAN RHAPSODY
 
 
Questa è la vera vita?
O è solo fantasia?
Travolto da una frana
Senza scampo dalla realtà
Aprite gli occhi
Alzate lo sguardo al cielo e capirete
Sono solo un povero ragazzo
Non ho bisogno di comprensione
Perché mi lascio trasportare, sono un indolente
Un po’ su, un po’ giù
Comunque soffi il vento, a me non importa
A me
 
Mamma, ho appena ucciso un uomo
Gli ho puntato una pistola alla testa
Ho premuto il grilletto e ora è morto
Mamma, la vita era appena iniziata
Ma ora l’ho lasciata e l’ho buttata via
Mamma ooh
Non volevo farti piangere
Se non sarò tornato a quest’ora domani
Va’ avanti, va’ avanti, come se niente fosse stato