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Padre Pio seppellito nel suo stesso vestiario

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, aprile 24, 2008





Padre Pio seppellito nel suo stesso vestiario

esposto per la gioia della folla in diretta mondiale

Ed è subito bagno di fedeli e di curiosi



di Giuseppe Iannozzi



E’ durata un paio d’ore a San Giovanni Rotondo, davanti a 15mila fedeli, la cerimonia eucaristica presieduta dal cardinale Josè Saraiva Martins, prefetto della congregazione delle cause dei santi, in occasione dell’ostensione del corpo di Padre Pio. Un evento mondiale seguito in diretta anche da alcune televisioni straniere, ma anche preghiere lette in diverse lingue per i fedeli di tutte le origini.
Alla cerimonia è seguita l’esposizione delle spoglie del santo per la venerazione del popolino. Prima è stato il cardinale Saraiva Martins a sostare in preghiera per diversi minuti davanti ai resti di padre Pio, nella cripta del convento di Santa Maria delle Grazie. La salma del santo è poco visibile, a dire il vero è invisibile: il volto è difatti seppellito in una bella maschera di silicone e il corpo dal pesantissimo abito e dalle scarpe.

«Non cerchiamo clamore, chiasso, letture distorte e avventate, vogliamo onorare e benedire il Signore mirabile nel suo fedele Servo che ha fatto della sua esistenza e del suo corpo segnato dalle stigmate di nostro Signore Gesù Cristo uno strumento alto e leggibile di quella immagine e somiglianza di sé con cui il Dio creatore ci ha plasmati»: così assicura l’arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, monsignor Domenico Umberto D’Ambrosio, al cardinal Saraiva Martins. «E’ un giorno di festa - ha detto D'Ambrosio - perché vogliamo celebrare l’immensa santità di Dio che si riverbera e si rende visibile e fecondante nelle creature che sanno accogliere il mistero di Dio e lasciano che il dono del suo spirito le modelli a immagine della sua unica e inimitabile santità».

Nell’omelia il cardinale Saraiva Martins ha definito Padre Pio «santo della gente» e «padre fecondo di anime». «Avvicinarci, conoscere meglio Padre Pio, diventato ormai il santo della gente, che ora sarà ancora più accessibile, mediante la nuova sistemazione del suo corpo, richiede da parte nostra l’umiltà di riconoscere il mistero. Lui stesso aveva detto di sé, scrivendo il 15 agosto 1916 al suo direttore spirituale e confidente, padre Agostino: “Che dirvi di me? Sono un mistero a me stesso”. Noi oggi veneriamo il suo corpo, inaugurando un periodo particolarmente intenso di pellegrinaggio. Questo corpo è qui, ma Padre Pio non è soltanto un cadavere: infatti egli, che è vissuto in piena unione con Gesù crocifisso, vive adesso nella definitiva comunione con Gesù risorto. E le reliquie sono l’annunzio della nuova creatura che sorgerà in comunione con il Risorto».

Nel pomeriggio una conferenza: partecipano l’arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, monsignor Domenico D’Ambrosio, frate Aldo Broccatro, ministro della Provincia religiosa Sant’Angelo e Padre Pio dei Frati minori cappuccini, nonché la commissione dei periti che nella notte tra il 2 e il 3 marzo ha riesumato le spoglie. Il 19 marzo il Consiglio dei Ministri, a seguito della richiesta portata alla Prefettura di Foggia e dal Comune di San Giovanni Rotondo, ha dichiarato il 24 aprile «grande evento». Carabinieri, poliziotti e Guardia di finanza per evitare incidenti, una mobilitazione di forze che non ha quasi precedenti nella recente storia d’Italia. Novemila posti letto degli alberghi di San Giovanni Rotondo stracolmi di fedeli e di addetti ai servizi. Si contano 93 testate giornalistiche accreditate ospitate a San Giovanni Rotondo. Accreditate da chi e per che cosa? L’interrogativo c’è e rimane tale.

La faccia di Padre Pio
è stata preventivamente nascosta da una maschera in silicone, l’abito che indossa è stato invece cucito dalle mani delle suore clarisse di clausura del Monastero della Risurrezione di San Giovanni Rotondo. I mezzi guanti e le calze sono quelli che Padre Pio conservava nell’armadio a muro nella cella in cui è stato trovato morto, tra gli indumenti non ancora utilizzati. La stola è di una foggia precedente il Concilio Ecumenico Vaticano II; grossomodo è simile a una «broccatura» su pura seta bianca. La stoffa (cinque metri) è stata tessuta negli anni Sessanta; fu acquistata nel 1987 e conservata in previsione di eventi particolari. Il ricamo evidenzia i dettagli dei melograni (simbolo della fecondità ministeriale nella Chiesa) e dell’uva (simbolo della gloria della vita eterna). La stola conta ben 312 pietre di cristallo di rocca fumee e sferule d’oro; la frangia è stata realizzata alternando elementi gemmati in canutiglia e fiocchi d’oro. Il paramento è costato oltre 200 ore di lavoro. Realizzata da un’azienda di Treviso - la stessa che a suo tempo curò l’abbigliamento liturgico di Papa Giovanni Paolo II e che oggi veste Joseph Ratzinger, nonché i fedeli del Giubileo del 2000 -, la stola non passa inosservata addosso alla mummia di Padre Pio, che così addobbato pare seppellito nel suo stesso vestiario.

«Qui non è un feticismo, è mettere in risalto la dignità, la bellezza del corpo mortale che è un tutt’uno con l’anima»: a gridare è il vescovo di San Giovanni Rotondo, monsignor Domenico D'Ambrosio, sulla riesumazione del corpo di Padre Pio durante la conferenza stampa. «Nella norma della Chiesa c’è il procedere alla ricognizione di corpi mortali, di candidati alla santità o di santi. Solitamente la norma è che si proceda alla riesumazione durante il processo canonico, nella fase diocesana o quando tutto passa alla congregazione delle cause dei santi. Se c’è una differenza per Padre Pio è che ciò non è avvenuto durante la fase canonica». Citando le parole di Paolo VI - che aveva definito la devozione per Padre Pio una “clientela mondiale” -, D’Ambrosio ha sottolineato che con la riesumazione «abbiamo ritenuto procedere alla ricognizione perché abbiamo bisogno anche di questi segni».

Non c’è che dire: è il trionfo assoluto della Morte portata sotto gli occhi dei vivi loro malgrado, presenti e incapaci di levare gli occhi dal più orrido feticismo che si possa immaginare in Terra. E’ il trionfo della Morte e dell’iconoclastia più becera. Padre Pio continua a rimanere sepolto nel suo stesso vestiario. E questo è davvero tutto quel che c’è da sapere.

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La Tatangelo seconda a Sanremo, tutta colpa del suo amico gay!

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, marzo 02, 2008






La Tatangelo seconda a Sanremo

Tutta colpa del suo amico gay!

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
  
Il Cardinale Tonini scomunica la canzoncina della Tatangelo, arrivata seconda al Festival di Sanremo, edizione 2008: “Strumentalizza e danneggia gli omosessuali. Ad esser sincero, anche per l’età piuttosto avanzata, vado a letto presto e non guardo il Festival, ma ho sentito ugualmente parlare della canzone della Tatangelo. Ritengo che un tema così scottante, così delicato e tanto controverso come l’omosessualità non possa essere oggetto di una canzonetta. Mi sembra assurdo, oltre che offensivo verso gli omosessuali stessi, fare di questa diversità l’oggetto di un concorso televisivo. Ma si sa, oggi si sacrifica tutto sull’altare dell’audience, sia per rendere il prodotto più morboso e pruriginoso, sia per riempirsi il portafogli ai danni di quella parte debole che si pretende, falsamente e con ipocrisia, di difendere. Non ho dubbi: boccio su tutta la linea la canzone di Anna Tatangelo. E penso che quella canzone neppure ai gay piacerebbe.”
 
Ma prima il Pippo Baudo nazionale saluta Gigi D’Alessio seduto – non troppo stranamente, perché ce lo si doveva aspettare che così fosse – proprio alla sinistra del direttore Fabrizio Del Noce.
“Ha 20 anni sulla carta, 40 in testa e cucina con l’esperienza di una vecchia di 90”. Gigi D’Alessio ce la dipinge come una madonna la sua Tatangelo: “La conoscevo da quando aveva quindici anni ma ho aspettato i diciotto, se no potevo essere arrestato”. Sempre D’Alessio, interrogato sulla politica: “Sono amico di tutti, di Del Noce, ma anche di Baudo, di Berlusconi, di Bassolino, di Rutelli”. Gli fa subito eco la Tatangelo: “Destra, sinistra, centro... Non voglio essere etichettata, la musica deve unire”. E per Anna, fra la Prestigiacomo, Melandri e la Santanché, non ci sarebbe differenza alcuna: “Rispetto tutte, ma la Santanché è molto determinata”. Ed interrogata ancora, per sapere chi preferisce, se Obama o Hillary, la risposta viene subito, ovviamente scontata: “Non guardo alla donna o al nero, mi interessano gli ideali. Ma non li conosco”.
A di poco a prezzo d’inflazione la posizione di D’Alessio che non ha problemi a dichiarare che lui sicuramente sta con Hillary Clinton: “Mi piace e mi emoziona la faccia di Obama, ma lei ha più esperienza.”
Ovviamente la coppia Gigi D’Alessio e Anna Tantangelo è stata paragonata a una molto più famosa e al centro di attenzioni ancor oggi: Albano e Romina. Ma alla Tatangelo questo paragone non sta proprio bene e sbotta, più che mai offesa. Arrampicandosi sugli specchi spiega che la sua canzone non è sui gay bensì su il gay, quindi su un singolo gay che è suo amico.
 
Dunque, si diceva della scomunica che viene dal Cardinale Tonini, ultranovantenne, che a quanto pare è rimasto scandalizzato dalla canzoncina della Tatangelo; ma pare sia rimasto ancor più scandalizzato perché la Tatangelo ha cantato durante quella che dovrebbe essere la fascia protetta. E qui sarei quasi tentato di dargli ragione, perché sentire Anna cantare potrebbe in effetti provocare dei traumi psicologici nei bambini più sensibili. Tuttavia il Cardinale è esclusivamente preoccupato che una canzoncina parli dell’amico gay della Tatangelo e che si parli di un gay - di uno solo in effetti, sempre bene sottolinearlo più e più volte fino alla noia - durante la fascia protetta, perché i gay, canterini cantati o cantanti che siano assolutamente “no”, non in prima serata perlomeno.
 
Per nostra fortuna è finito anche questo lunghissimo Festival di noia. Lasciamoci dunque alle spalle la boria di Frankie Hi Nrg Mc, dimentichiamo il Pippo nazionale, cancelliamo la Tatangelo e insieme a lei Gigi D’Alessio e il Cardinale Tonini, ma anche Elio e le storie tese (lontanissimi i tempi in cui cantavano “La terra dei cachi”, oggi che contribuiscono non poco a fertilizzarla questa terra), e mettiamo sul piatto un po’ di buona musica, “Angels Holocaust” degli Iced Earth da quel terremoto di album del 1992, Night of the Stormrider.


Il mio amico

(testo di Gigi D'Alessio)


Il mio amico che non dorme mai di notte
Resta sveglio fino a quando fa mattina
Con il viso stanco e ancora un po’ di trucco
Lascia i sogni chiusi dentro ad un cuscino
Il mio amico ha molta luce dentro gli occhi
Per guardare chi non c’è
Fa di tutto per assomigliarmi tanto
Vuole amare come me

Ma poi si chiude dentro sé
Il mio amico s’incammina per la strada
Fa un accenno e ti saluta col sorriso
Nel suo sguardo attento e un poco malizioso
Per avvicinarsi trova mille scuse
Il mio amico avvolto dentro l’amarezza
Mi fa tanta tenerezza
Anche quando nasce l’alba più sicura
Poi di notte gli regala la paura
Dimmi che male c’è
Se ami un altro come te
L’amore non ha sesso
Il brivido è lo stesso
O forse un po’ di più
Dimmi che male c’è
Se ami un uomo come te
Se il cuore batte forte
Dà vita a quella morte che vive dentro te…
Il mio amico cerca un nuovo fidanzato
Perché l’altro già da un pezzo l’ha tradito
Dorme spesso accanto a me dentro al mio letto
E si lascia accarezzare come un gatto
Il mio amico mi confida le sue cose
Anche quelle che non sa
Poi mi guarda mentre spegne il suo sorriso
Spera sempre in quell’amore che non ha

Dimmi che male c’è
Se ami un altro come te
L’amore non ha sesso
Il brivido è lo stesso
O forse un po’ di più
Nel cammino dell’amore
Scende sempre quel dolore dentro te
C’è chi ti guarda con disprezzo
Perché ha il cuore di un pupazzo dentro sé
E a chi dice che non sei normale
Tu non piangere su quello che non sei
Lui non sa che pure tu sei
Uguale a noi e che siamo figli dello stesso Dio
Dimmi che male c’è
Se ami un uomo come te
Se il cuore batte forte
Dà vita a quella morte che vive dentro te…





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