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Andrea Pazienza, ultimo immortale del fumetto italiano

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, luglio 23, 2008





Andrea Pazienza


Ultimo immortale del fumetto italiano
Interprete in/consapevole di una generazione



di Giuseppe Iannozzi





Dialogo tra padre e figlio.
“Papà, gli elefanti volano”.
“Dove l’hai letta ’sta cazzata?”.
“Sull’Unità!”.
“Oh, ehm, sì, cioè... Ma niente de che, 30, 40 cent...”
(una battuta da Satira 1978-1988, Andrea Pazienza, edizioni Baldini & Castoldi)


Andrea Pazienza non è mai stato un violento, non nel senso stretto del termine, ma indignato sì, eccome, e i nemici di ieri - come di oggi - erano lo Stato, Kossiga, un Papa balengo & borioso (ovviamente il solito che da anni inquisisce i nostri costumi, Giovanni Paolo II), un “buono”, il presidente della Repubblica Sandro Pertini (che, invece, è morto... almeno lui si è tolto dalle scatole, mentre per Paolo II si dovrà attendere lo stato di mummificazione naturale, così temo!).
Paz diceva: “Del liceo artistico di Pescara mi vengono in mente mille cose: venni sospeso il primo giorno di scuola; verso il terzo anno quando ero ormai come un pulcino nel nido, provai una sensazione di potere tremenda. Dato che ero molto bravo, potevo fare quello che volevo, scherzi soprattutto; per il resto avevo pessimi rapporti con le donne. Poi ho passato un periodo tra i 16 e 18 anni a rissare stupidamente, prendendole e dandole, specie d’estate. Erano estati bellissime, lunghissime, passate con la fila degli ombrelloni, lo strombazzo delle cose pubblicitarie e i baracconi messi in fila con i juke-box… Quando ero a Pescara le mie letture preferite erano i dadaisti: sapevo a memoria il manifesto di Tristan Tzara e conoscevo i movimenti di rottura d’inizio del secolo a livello Rischiatutto… Il mio primo disegnino riconoscibile l’ho fatto a 18 mesi, era un orso, questo testimonia quanto era forte in me il bisogno di disegnare... Pentothal nacque da un rapporto epistolare avuto con una ragazza di Napoli. Queste mie lettere rappresentavano per me un esercizio e il mio scrivere era una sorta di rincorrere, era giocato sul tema di corro con il cerchio, spingo il cerchio, il cerchio traballa sta per cadere e io gli dò un’altra spinta e va avanti, è un modo di vedere le cose senza alcun nesso logico... La musica ha una grande funzione per me. In questo momento vorrei essere la corda tesa di una chitarra rock, essere la corda che vibra in un grande concerto...”
Presto nelle sale cinematografiche un film, Paz, per la regia di Renato De Maria, un film coprodotto da Rai Cinema e Stream, girato tutto a Bologna: gli interpreti, attori giovanissimi alle prime armi. La vicenda narrata trae spunto – solo spunto, badate bene - dai più famosi personaggi creati da Andrea Pazienza, che sono stati, ovviamente, adatti alle esigenze del regista, e le loro battute sono un canovaccio davvero poco riuscito. E io non dubito che il povero, grandissimo, Paz sarebbe indignato quanto me, non tanto per il canovaccio, piuttosto per il fatto che i suoi fumetti servano a una (co)produzione cinematografica, indipendentemente dal fatto che possa essere buona o cattiva.
Ma chi era Paz in realtà? Andrea Pazienza nacque a San Benedetto del Tronto nel 1956 passando l’infanzia a San Severo, un paese dell’altopiano pugliese; poi a tredici anni si trasferì a Pescara, in Abruzzo, dove frequentò il Liceo artistico. Una volta conclusi gli studi, decise di iscriversi al DAMS di Bologna: nel 1977 - anno che Paz visse combattuto sia sul piano politico, sia su quello artistico e personale (i maligni dicono che in questo periodo iniziò a bucarsi) -, sulla rivista Alter Alter apparve la sua prima storia a fumetti, Le straordinarie avventure di Penthotal, ripubblicato da Baldini & Castoldi nel 1997 con prefazione di Oreste del Buono. Sempre durante il ’77 Paz partecipò al progetto della rivista underground, Cannibale; l’esperienza lo segnò positivamente e in futuro non mancò di collaborare a Male e a Frigidaire. Ma cominciò anche a collaborare con importanti testate giornalistiche della Sinistra italiana come La Repubblica e L’Unità; e la sua arte la troviamo anche in giornali satirici diretti da Michele Serra. Alcuni scritti di Paz furono per il quindicinale indipendente Zut; molte sue storie iniziarono ad apparire su belle e importanti riviste a fumetti come Corto Maltese e Comic Art. Ma Paz si provò anche nel disegnare manifesti e copertine per il cinema felliniano, manifesti per il teatro, e poi scenografie e persino cartoni animati, e copertine di dischi (tre le copertine realizzate per i dischi di Roberto Vecchioni: “Hollywood, Hollywood”, “Robinson” e “La vita è sogno” sono opera di Andrea Pazienza).
Poi nel 1984 Paz si trasferì a Montepulciano, in Toscana: in pieni anni Ottanta, Paz realizzò alcune delle sue opere più importanti; ricordiamo almeno Pompeo e Pertini, e un capolavoro cult, Zanardi. Zanardi fu disegnato quando Paz aveva solo ventisei anni: diventò subito una figura di spicco, un grandissimo interprete della società tanto da attirare l’attenzione, la simpatia e l’amicizia di un intellettuale come Pier Vittorio Tondelli; ma anche il rocker Vasco Rossi non riuscì a non ammirarlo.
Si è detto troppe volte che Paz ha rappresentato la “generazione bruciata degli anni Ottanta”, ma io sono del parere che Paz ha solo, molto più umilmente, disegnato senza ombra di ipocrisia la società, senza etichettarla come bruciata, sbandata o viziata. Pier Vittorio Tondelli morì di Aids, ma Paz era già morto; e oggi sono in molti a credere che il suo improvviso decesso sia da attribuirsi al fatto che si faceva di ogni genere di roba, soprattutto eroina. Andrea Pazienza morì nel giugno del 1998 a Montepulciano.
Paz fu un personaggio vitale, troppo vitale, per una società dedita al culto del capitalismo, e il capitalismo ha ammazzato Paz; poi il fatto che si facesse o meno, che avesse amicizie più o meno ambigue, sono tutte stronzate per intellettuali mancati che sentono l’insano bisogno di sparlare. Ma quali amicizie ambigue del cazzo! Uno spirito libero non ha pregiudizi ed è libero di frequentare chi gli pare e piace… E Paz non aveva pregiudizi, solo un grande amore da distribuire gratuitamente alla frigida umanità degli anni Ottanta, anni che hanno saputo lodarlo in misura ristretta riconoscendo in Paz solo la sua arte e mai la sua profondità comunicativa; infatti solo pochi come Michele Serra e P. Vittorio Tondelli e Roberto Vecchioni l’hanno veramente capito… forse!
Oggi sono tutti amici di Paz, persino - incredibile a dirsi! -, Vincenzo Mollica: sì, Mollica si è detto grande ammiratore di Pazienza tanto da aver tutta la sua opera artistica a casa, e recentemente ha curato e abborracciato una antologia per la casa editrice Einaudi, che nella presunzione di Mollica, dovrebbe essere l’antologia che se Paz fosse stato ancora in vita avrebbe dato alle stampe. E ciliegina sulla torta, conclude il volume un racconto di Stefano Benni su Paz: roba da non crederci! Il volume in questione è: Andrea Pazienza; Paz - scritti, disegni, fumetti; collana stile libero; a cura di V. Mollica; pp. 207; 7,80 Euro
Ma sentiamo almeno una voce nuova (!), un nuovo amico di Andrea Pazienza, sentiamo cosa dice di lui: “Oggi la prismatica grandezza di Andrea è qualcosa su cui non si può più discutere. D’altro canto già nel 1985 Pier Vittorio Tondelli (un altro ragazzo che, da una prospettiva molto diversa, visse la Bologna di fine '70) riconosceva a Pazienza il titolo di ‘James Joyce del fumetto italiano’… Ci ha spinti col cuore in gola in via Emilia Ponente, a decifrare la casa all’angolo con via del Cardo. Così, per misurare passi intorno alla casa in cui viveva Pompeo. Zanardi poi, salta sempre fuori, specie quando a Bologna il sabato notte incurva verso la domenica, e sai con certezza l’unica disciplina che ti salverà nel generale confondersi, esitare e gettare spugne. In questo periodo c’è chi si affanna a celebrare la memoria di Andrea, e chi fa di tutto per non evocarne la scomoda presenza. Il mondo del fumetto italiano ha perso dieci anni fa il suo Pelè e il suo Sid Vicious, che per molti resta solo una pietra di paragone innominabile, troppo scomoda…. La vita e l’opera di Andrea Pazienza costituiscono, a livelli differenti, qualcosa di ancora indigesto. La sua sincerità non ne ha offesi pochi, a quanto pare. La sua esistenza resta un oltraggio per chi preferisce chiudere gli occhi, fingere che certe turbe collettive, certi scazzi, certa roba non sia mai esistita… D’altronde, arrivisti e posatori hanno già detto la loro, dimostrato infatti la loro pochezza costitutiva. Squali e sciacalli parlano impunemente di Andrea. Ne profittano solo perché vecchio Paz non può più levare il suo primordiale e definitivo Alamm'echite'mmurt! Poi c’è chi vuole onorare la memoria di un amico, come Vincenzo Mollica… (Enrico Brizzi – da un ‘Breve ricordo di Andrea Pazienza’). Un commento, quello di Enrico Brizzi, che è un po’ superficiale, diciamo le cose come stanno: che sia un intellettuale mancato, che comunque piazza prodotti commerciali nel mondo dell’editoria, e qualche volta deve far finta di sembrare intelligente per vendere un paio di copie in più del suo ultimo romanzo? Non è da escludersi, anche se quanto ha detto su Paz è quasi intelligente, solo quasi.
Molto più interessante il commosso ricordo di Enrico Fraccacreta, un ricordo affidato alle pagine di uno smilzo ma profondo libro edito da Stampa Alternativa Nuovi Equilibri, collana Margini, dal titolo “Il giovane Pazienza – il disincanto degli anni inediti”: in questo libro uscito verso la fine del 2001, finalmente, dopo che tanti (cazzo! troppi, troppi davvero!) hanno speso lodi sperticate su/e contro Paz, si leva una voce sincera che ci ricorda Paz com’era realmente, un personaggio estremamente giovane, amico ma amico veramente, disinteressato, azzardato con le femmine ma anche timido e romantico, giocherellone, malinconico. Fraccacreta dipinge a distanza di anni dalla morte di Andrea Pazienza un ricordo che non ha l’assurda pretesa di essere un saggio mollichiano (diciamo pure che si guarda bene dall’essere un clone Mollica): Fraccacreta, amico di Paz, lo ricorda in tutti i suoi aspetti, da quello artistico a quello umano. E’ un ritratto commosso, sincero, e soprattutto scevro di ipocrisia.
Andrea Pazienza fu collegamento con la realtà quotidiana: il disegno di Pazienza è quasi una prosecuzione naturale della sua vita, e questa continuità trova conferma nelle storie dove spesso capita di vederlo attore e interlocutore delle sue creature, utilizzando il fumetto come diario personale, almeno in alcuni casi. Serbando memoria del suo periodo di formazione, il passaggio dal paese a quello scompaginato e frenetico (giovanile) pregno di un’ansia rivoluzionaria bolognese - la cosiddetta svolta dei vent’anni -, Bologna è per Paz il momento di rottura con la famiglia e con le convenzioni sociali. E il vero Paz è dunque questo e molto di più, il Paz con la matita in mano, quello che ha disegnato la società raccontandola attraverso immagini di indubbio valore artistico sociale. L’unico modo per comprendere appieno Paz è investigare dentro le sue tavole, lasciarsi sprofondare nei caratteri dei suoi personaggi; e Paz emergerà come per incanto nella sua vera natura, dolce e teneramente violento. E’ questo un approccio da affrontare con la coscienza pulita, senza pregiudizi di sorta: si deve essere disposti a lasciar da parte gli intellettualismi e le filologie, convertirsi con il cuore alle storie di Paz; così, solo così, Paz sarà l’ultimo grande immortale del fumetto, interprete lucido degli anni Ottanta.
Come ci ricorda Michele Serra, Andrea Pazienza non fu (solo) un folle lunatico, un tossicodipendente, un assatanato di sesso e alcool, Andrea fu soprattutto legato in modo quasi viscerale al movimento del ’77 e alla Democrazia Proletaria: in una sua vignetta mefistofelica che ritrae Giulio Andreotti, Paz gli fa dire che “la verità è sempre nuda. Basta questo per capire che razza di zoccola è”. Quale più vera verità?
Questo fu Paz, Andrea Pazienza. Questo è, e tanto fa. E non me ne frega un cazzo se non vi sta bene, perché… ma quale perché? Cercatevelo da soli il perché, io quello che dovevo dire l’ho detto.


Nota Bene: Questo è un vecchio pezzo che scrissi parecchi anni or sono, e se non ricordo male sul finire del 2001. E' un buon pezzo, nonostante alcune ingenuità caratteriali ma volute, ragion per cui ve lo ripropongo.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 19:26 | riflessioni, libri, arte, spettacoli, fumetti, editoria, critica, omaggi, artisti, tribute to, opinionismo, fumetteria | clicca per commentare commenti (10)



Gianfranco Funari, a muso duro!

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, luglio 12, 2008






Gianfranco Funari (1932 – 2008)



* Fini? Tutta carta argentata, dentro nun c'è manc'a cioccolata.
(da un'intervista del programma televisivo Le Iene) Secolo XIX, 4 aprile 1992

* È finita la politica da salotto. Una volta la gente diceva: governo ladro. Adesso dice il nome del ladro, il nome del partito e che cosa ha rubato.

* Il talento è amico della violenza e della crudeltà in trasmissione.

* Voglio rimanere sempre libero. Voglio sempre stare dalla parte della gente.
(12 round, programma Rai 2 del 17/12/2007)

* Noi italiani abbiamo nella coda il veleno dell'avverbio dubitativo.

* Non sono un giornalista, sono un giornalaio io.

* Nel mio cammino ho calpestato parecchie merdacce e non mi son mai pulito le scarpe.

*  La donna più importante che ho incontrato è la politica.

* La mattina, quando ti alzi, non ti chiedere che cosa devi fare, ma che cosa puoi fare per essere felice.

* Le idee valide si esprimono con poche parole.

* Per essere eccezionali bisogna mascherarsi da normali, abbassarsi al gradino più basso, corteggiare senza pudore le casalinghe.

* La televisione è come la merda, bisogna farla ma non guardarla.

* Preferisco morire ammazzato piuttosto che in ospedale.

* Non sono un giornalista, sono un giornalaio.

* Voglio rimanere sempre libero. Voglio stare dalla parte della gente.

* Noi poveri andavamo in vacanza all'ombra delle statue del Bernini. E lì ho sempre sognato di diventare Papa... Habemus Funari.

* Iniziai a stare male, erano i primi segnali di un infarto, poi m'hanno aperto come un abbacchio.

* Nel mio cammino ho calpestato parecchie merdacce, e non mi sono mai pulito le scarpe.

* La mattina, quando ti alzi, non ti chiedere che cosa devi fare, ma che cosa puoi fare per essere felice.

* Sono un pentito del centrodestra e un deluso dal centrosinistra.

* Noi italiani abbiamo nella coda il veleno dell'avverbio dubitativo.

* Il talento, in trasmissione, è amico della crudeltà e della violenza.

* Le idee valide si esprimono con poche parole.


Funari canta " A muso duro" di P.Bertoli


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Nelson Mandela, 90 anni per la libertà: grande concerto in Hyde Park

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, giugno 28, 2008





Nelson Mandela, 90 anni per la libertà

Festa in musica in Hyde Park in onore del leader per i diritti umani




a cura di Giuseppe Iannozzi




A Londra grande festa per i 90 anni di Nelson Mandela, grande e indiscusso leader per i diritti umani. 
In Hyde Park tante le stelle del mondo dello spettacolo riunitesi per l'Happy Birthday a Mandela:
da Jamelia a Joan Baez, a Will Smith e sua moglie Jade. Un compleanno in musica con Annie Lennox, Razorlight, Simple Minds, Josh Groban, Joan Baez, Leona Lewis, The Sugababes, Eddy Grant, Jamelia. e Zucchero, il grande bluesman italiano. Assenti invece Bono Vox e The Edge che hanno affidato i loro auguri a una registrazione proiettata sul maxischermo: gli U2, impegnati in sala d'incisione, non potevano davvero sganciarsi dal lavoro, nemmeno per i 90 anni del grande leader per i diritti umani.
Molta attenzione è stata dedicata ad Amy Winehouse, uscita due giorni fa dalla clinica per provare i brani: la cantante ha subito infiammato gli animi dei presenti con la sua presenza scenica straordinaria e la sua voce. Sono bastati brani come "Rehab" e "Valerie" per far andare in delirio il pubblico. Inizialmente insicura, traballante sui tacchi, ha poi dato sfoggio del suo grande talento vocale e carismatico. La Winehouse, in vestitino bianco e nero, con un fermaglio nei capelli con la scritta Blake (il nome del marito in carcere), ha fatto una passerella tra il pubblico adorante, al termine del secondo brano.
Zucchero ha augurato il suo buon compleanno in musica a Mandela, interpretando al piano "Everybody's got to learn sometime", insieme a Jivan Gasparyan, talentuoso compositore autore della colonna sonora de Il gladiatore. Parlando poco prima del concerto, Zucchero Sugar Fornaciari ha detto: "E' sempre un grande onore essere qui per rendere omaggio a questo grande uomo, che tanto ha fatto e continua a fare per l'Aids, che non è stato affatto debellato". Zucchero ha ricordato di aver già suonato in onore dell'ex presidente sudafricano a Città del Capo "insieme a Peter Gabriel, Annie Lennox e altri amici".

"Vent'anni fa Londra ospitò questo concerto che chiedeva la nostra libertà, che ci ispirò nelle nostre prigioni. Ora siamo qui liberi, e siamo onorati. Ma anche se siamo qui a festeggiare, il nostro lavoro non è finito. Perché c'è povertà, oppressione, Aids. Il nostro lavoro vuole portare la libertà a tutti... a quasi 90 anni, è tempo di avere una mano per sollevare questo fardello. E' nelle vostre mani": queste le parole di Mandela, che chiude il suo intervento ripetendo lo slogan della campagna anti Aids 46664. L'ovazione del pubblico è stata totale.

Amy WinehouseWill Smith ha aperto il grande concerto, introducendo la performance dei Razorlight, primi artisti sul palco. I 46.664 spettatori (era il numero di Mandela quando era in carcere) hanno assistito a una serata di grandi star internazionali. Il clou, l'esecuzione di "Free Nelson Mandela" con Amy Winehouse come voce solista. Tra il pubblico anche il premier britannico Gordon Brown, il pilota di Formula 1 Lewis Hamilton e l'attore Denzel Washington. Grande assente, Naomi Campbell. E' stato lo stesso Mandela a non volerla sul palco, considerando "inappropriata" la sua presenza visti i suoi recenti colpi di testa, che hanno fatto indignare un po' tutti.

Ma solo oggi, nel giorno del novantesimo compleanno di Nelson Mandela, gli Stati Uniti fanno pace con l'ex presidente sudafricano, cancellando il suo nome dalla lista dei terroristi. Il Senato ha approvato all'unanimità una legge che rimuove il nome dell'ex leader dell'Africa National Congress (Anc) dall'elenco degli indesiderati. Mandela e gli altri leader dell'Anc erano stati inseriti nella lista degli "indesiderati", ovvero coloro che non potevano entrare negli Usa subito dopo l'11 settembre. Motivazione: l'Anc ha combattuto l'apartheid in Sudafrica anche ricorrendo all'uso della forza.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 01:33 | cultura, politica, ricorrenze, personaggi famosi, spettacoli, giustizia, cronaca, iniziative, diritti umani, primo piano, cantanti, happy birthday, prima pagina, solidarietà, ultime notizie, human rights, fratellanza, per un mondo migliore, società e politica, tribute to, notizieflash, last news, against racism | clicca per commentare commenti (2)



Letterina aperta a Genna

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, giugno 17, 2008



Il gigante Ferrara e l'amorino Genna


Il gigante Ferrara e l'amorino Genna


Caro GiuGenna,

visto che un po' di tempo per prenderemi pei fondelli sul tuo bel blog su piattaforma LA7 me l'hai comunque dedicato, sarebbe stato da parte mia un tantino ineducato se non t'avessi omaggiato con qualche cosa più di niente; così ecco che questo ritratto ti lascio qui in dono, augurandoti in ogni caso il meglio per Te, anche se non ti riconosco proprio più.
Oh sì, il tempo sa essere così tiranno, così tanto tiranno. E' questo l'unico peccato di noi che giorno dopo giorno non cambiamo... umani, fragili e pettegoli, e sempre più annoiati.


Genna è Hitler
Una vecchia foto di Genna che lo ritrae per quel che è!


Genna, Giuseppe Genna, rilassati!



by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:47 | satira, omaggi, lettera aperta, goliardia, tribute to | clicca per commentare commenti (34)



Ernesto Che Guevara: il 14 giugno 1928, a Rosario, nasceva il Comandante

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, giugno 14, 2008


Ernesto Che Guevara



Ernesto Che Guevara


Il 14 giugno 1928, a Rosario, nasceva il Comandante





  • Hasta la victoria siempre (da Scritti, discorsi e diari di guerriglia, 1959-1967)
  • Patria o Muerte! (da Scritti, discorsi e diari di guerriglia, 1959-1967)
  • Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza. (tratta dal testamento spirituale lasciato ai suoi figli)
  • In una rivoluzione, se è vera, si vince o si muore. (dalla lettera d'addio a Fidel Castro, 1° aprile 1965, da Scritti, discorsi e diari di guerriglia, 1959-1967)
  • L'odio come fattore di lotta; l'odio intransigente contro il nemico, che permette all'uomo di superare i suoi limiti naturali e lo trasforma in una efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere. I nostri soldati devono essere così: un popolo senza odio non può distruggere un nemico brutale. Bisogna portare la guerra fin dove il nemico la porta: nelle sue case, nei suoi luoghi di divertimento. Renderla totale. Non bisogna lasciargli un minuto di tranquillità [...] farlo sentire come una belva braccata. (citato in Guido Crainz, Storia del miracolo italiano, Donzelli, 2003)
  • La differenza tra il vestiario da notte e quello da giorno stava, generalmente, nelle scarpe. (da Latinoamericana, traduzione di Alberto Granado, Feltrinelli, 1993)
  • Le rivoluzioni non si esportano. Le rivoluzioni nascono in seno ai popoli. (dal discorso alla XIX assemblea generale delle Nazioni Unite, da Scritti, discorsi e diari di guerriglia, 1959-1967)
  • [Di fronte all'esitazione del suo assassino] Lei è venuto a uccidermi. Stia tranquillo, mi uccida, ucciderà solo un uomo. (citato in Paco Ignacio Taibo II, Senza perdere la tenerezza)
  • Non credo che siamo stretti parenti, ma se Lei è capace di tremare d'indignazione ogni qualvolta si commetta un'ingiustizia nel mondo, siamo compagni, il che è più importante. (dalla lettera a Marìa Rosario Guevara, 20 febbraio 1964; da Ideario, a cura di J. Soto, traduzione di E. Clementelli, Newton & Compton Editori)
  • Partirò per cammini più ampli del ricordo concatenando addii nel fluire del tempo. (citato nella quarta di copertina di Guillermo Almeyra, Enzo Santarelli, Che Guevara: Il pensiero ribelle, Giunti Editore)
  • Quando si è al potere, la difficoltà maggiore sta nel mantenere una condotta coerente. (dall'intervista rilasciata alla radio argentina Rivadiva, 3 novembre 1959)
  • Bisogna pagare qualunque prezzo per il diritto di mantenere alta la nostra bandiera.
  • Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso...
  • Credo nella lotta armata come unica soluzione per i popoli che lottano per liberarsi.
  • Di fronte a tutti i pregiudizi, di fronte a tutte le minacce, le aggressioni, i blocchi, i sabotaggi, tutti i frazionisti, tutti i poteri che cercano di frenarci, dobbiamo dimostrare, una volta di più, la capacità del popolo di costruire la propria storia.
  • Dicono che noi rivoluzionari siamo romantici. Sì, è vero, ma lo siamo in modo diverso, siamo di quelli disposti a dare la vita per quello in cui crediamo.
  • Fino a quando il colore della pelle non sarà considerato come il colore degli occhi noi continueremo a lottare.
  • Il capitalismo? Libera volpe in libero pollaio!
  • Il guerrigliero è un riformatore sociale, il quale impugna le armi per rispondere all'irata protesta del popolo contro l'oppressore e lotta per cambiare il regime sociale colpevole di tenere i suoi fratelli inermi nell'ombra e nella miseria.
  • Il silenzio è una discussione portata avanti con altri mezzi.
  • In qualunque luogo ci sorprenda la morte, che sia la benvenuta, purché il nostro grido di guerra giunga a un orecchio ricettivo, e purché un'altra mano si tenda per impugnare le nostre armi.
  • In un anno di permanenza al Banco Nacional posso dire di non aver imparato nulla di bancario.
  • Io non sono un liberatore: i liberatori non esistono. Sono i popoli che si liberano da sé.
  • La gioventù deve fare semplicemente ciò che pensa, l'importante è che non smettiate di essere giovani.
  • La mia casa ambulante avrà ancora gambe e i miei sogni non avranno frontiere.
  • La nostalgia di casa inizia a farsi sentire dalla pancia
  • La rivoluzione si fa attraverso l'uomo, ma l'uomo deve forgiare giorno per giorno il suo spirito rivoluzionario.
  • La vera rivoluzione dobbiamo cominciare a farla dentro di noi.
  • Lasciatemi dire, a costo di sembrare ridicolo, che il vero rivoluzionario è guidato da grandi sentimenti d'amore.
  • Le battaglie non si perdono, si vincono, sempre!
  • L'unico modo di conoscere davvero i problemi è accostarsi a quanti vivono quei problemi e trarre da essi, da quello scambio, le conclusioni.
  • Nessuno è libero finché anche un solo uomo al mondo sarà in catene.
  • Occorre agire come un uomo di pensiero e pensare come un uomo d'azione.
  • Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
  • Quando al finale di tutte le giornate non avrò più un futuro fatto di cammino, verrò a rinderdirmi nel tuo sguardo come ridente brandello di destino.
  • Quando si sogna da soli è un sogno, quando si sogna in due comincia la realtà.
  • Se io muoio non piangere per me, fai quello che facevo io e continuerò vivendo in te.
  • Siamo capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione, o dobbiamo lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la forza, perché questo blocca il libero sviluppo dell'intelligenza.
  • Siamo realisti, esigiamo l'impossibile.
  • Siate sempre capaci di sentire nel profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo
  • Vale la pena di lottare solo per le cose senza le quali non vale la pena di vivere.
  • Vale milioni di volte di più la vita di un solo essere umano che tutte le proprietà dell'uomo più ricco della terra.







Hasta Siempre Commandante - Buena Vista Social Club

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Maria Strofa, aka Carlo Berselli: in memoria

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, giugno 11, 2008


Carlo aka Maria Strofa


In memoria


Carlo, vecchio amico mio,
in verità non oso dire
quanto ti conoscevo,
forse poco o nulla - già!
Ma di te riconoscevo l'ironia
la rabbia a volte, e l'amore
di quanti t'amavano sul serio
Noi solo per pochi istanti
ci siamo sfiorati, in punta
di piedi; e oggi la notizia
che sempre tanto hai amato

Carlo, sì, sei stato amato

Di te l'inviolato ricordo 
in eredità a chiunque hai amato
hai oggi lasciato... - muto sì,
così muto; però mai in un sol dì
sarai da qualcuno dimenticato

E sarà un po' come averti giorno
dopo giorno insieme a noi accanto


Qui Il commosso ricordo di Serena, la figlia di Carlo




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Voglio sposare Isabella Santacroce !

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, giugno 02, 2008




Isabella Santacroce



Voglio sposare Isabella Santacroce !



Isabella Santacroce - collage artistico by G. Iannozzi


Clicca qui sopra per il blog di Isabella Santacroce


Isabella Santacroce - V.M. 18  
   Clicca per leggere:

  ●  intervista ad Isabella Santacroce (a cura di G. Iannozzi)
 
    la recensione a “V.M. 18 – Il capolavoro della Divina Marchesa" di G. Iannozzi




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Giovanni Falcone vive

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, maggio 23, 2008


Giovanni Falcone



Giovanni Falcone vive




- Temo che la magistratura torni alla vecchia routine: i mafiosi che fanno il loro mestiere da un lato, i magistrati che fanno più o meno bene il loro dall'altro, e alla resa dei conti, palpabile, l'inefficienza dello Stato.
 
- Un'affermazione del genere mi costa molto, ma se le istituzioni continuano nella loro politica di miopia nei confronti della mafia, temo che la loro assoluta mancanza di prestigio nelle terre in cui prospera la criminalità organizzata non farà che favorire sempre di più Cosa Nostra.
 
- Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell'esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell'amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere.
 
- L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altirmenti non è più coraggio ma incoscienza.
 
- Il quadro realistico dell'impegno dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata. Emotivo, episodico, fluttuante. Motivato solo dall'impressione suscitata da un dato crimine o dall'effetto che una particolare iniziativa governativa può esercitare sull'opinione pubblica.
 
- La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione.
 
- Lo stesso meccanismo di espulsione, praticamente, che si ritrova tra gli eschimesi e presso altri popoli che abbandonano i vecchi, i malati gravi, i feriti perché intralciano il loro cammino in una terra ostile, mettendo in pericolo la sopravvivenza di tutti. In un gruppo come la mafia, che deve difendersi dai nemici, chi è debole o malato deve essere eliminato.
 
- Perché rievoco questo episodio? Perché dimostra ancora una volta quanto siano abili, decisi, intelligenti i mafiosi, e quanta capacità e professionalità è necessaria per contrastare la violenza mafiosa. La mia grande preoccupazione è che la mafia riesca sempre a mantenere un vantaggio su di noi.
 
- Per vent'anni l'Italia è stata governata da un regime fascista in cui ogni dialettica democratica era stata abolita. E successivamente un unico partito, la Democrazia cristiana, ha monopolizzato, soprattutto in Sicilia, il potere, sia pure affiancato da alleati occasionali, fin dal giorno della Liberazione. Dal canto suo, l'opposizione, anche nella lotta alla mafia, non si è sempre dimostrata all'altezza del suo compito, confondendo la lotta politica contro la Democrazia cristiana con le vicende giudiziarie nei confronti degli affiliati a Cosa Nostra, o nutrendosi di pregiudizi: "Contro la mafia non si può far niente fino a quando al potere ci sarà questo governo con questi uomini".
 
- Possiamo sempre fare qualcosa: massima che andrebbe scolpita sullo scranno di ogni magistrato e di ogni poliziotto.
 
- Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.
 
- La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.
 
- Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:38 | citazioni, personaggi famosi, giustizia, uomini, aforismi, primo piano, cronaca nera, prima pagina, omaggi, libertà, commemorazioni, società e politica, tribute to | clicca per commentare commenti (8)



Monica Bellucci, la Dea

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, maggio 20, 2008



Monica Bellucci, la Dea


Monica Bellucci, la Dea


Per te, per te soltanto sono disposto
a strisciare in terra come il più misero dei vermi.
Per te, per te soltanto, mia unica e sola Dea
che ogni mio senso hai eccitato...
Per te, unica e sola Dea del Celeste Firmamento.

Incantami, incantami ancora.
Se è il cuore che desideri
hai solo da chiedermelo, me lo strapperò
dal petto per fartene subito dono;
se è l'eterna schiavitù della mia anima che aneli
è tua, ti appartiene, tuo umile schiavo sono;
se è il rosso dei miei polsi che vuoi
me li taglierò affinché tu possa sempre avere
ai tuoi piedi un tappeto rosso su cui incedere;
se la mia testa ti è desio, la offro alla tua mano,
alla lama, perché tu possa infine seppellirla
nel tuo vaso di giovin nobil rose di primavera.
Incantami, incantami ancora.
Mai sarò stanco di umiliarmi al tuo cospetto,
mia unica e sola Dea.

Per te, per te soltanto sono disposto
a riconoscere che Dio esiste da qualche parte,
che vita ha dato a creatura divina più d'ogni madonna.
Per te, per te soltanto, mia unica e sola Dea
che ogni mio battito di cuore hai eccitato...
Per te, unica e sola Dea del Celeste Firmamento.

Incantami, incantami fino a farmi morire di te.


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 08:44 | poesia, amore, donne, personaggi famosi, dediche, primo piano, dea , prima pagina, attrici, stupenda, ultime notizie, sei un mito, tribute to, bimbissima, stupendissima, stella celeste | clicca per commentare commenti (35)



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