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Madonna Regina del Bacio Saffico

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, maggio 08, 2008



Madonna Regina del Bacio Saffico






Madonna non perde il vizietto. Già agli Mtv Awards del 2003
ci aveva deliziati con un gran bel bacio da donna a donna.
Veronica Ciccone, in arte Madonna, aveva dato un bel lungo bacio
con la lingua alla stellina di turno Britney Spears,
che rimase travolta dalla carica erotica
della collega più anziana ed, evidentemente, più esperta.
Oggi, sulla soglia dei cinquanta anni, a Parigi sul palco dell'Olympia Theater,
Madonna non aveva un'altra Britney da stordire con un voluttuoso bacio,
per cui ha dovuto straziare la prima che gl'è capitata sotto tiro.

La cantante ha baciato sulla bocca una ragazza,
di cui non si conoscono ancora le generalità, anche se si sospetta
che la presunta sconosciuta facesse parte dello spettacolo sin dall'inizio.
Sia come sia, per Madonna tutto fa brodo e poco gliene importa
che la critica musicale più attenta glielo urli in faccia che non canta
ma che è buona solo a canticchiare: più accorta businesswoman
nel panorama musicale non c'è mai stata.

Madonna non passerà di certo alla storia per la sua ugola,
ma come donna manager di sé stessa
potete metterci le mani sul fuoco sin da adesso.





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Magdalena Rouco nuda per Interviù

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, maggio 05, 2008



Magdalena Rouco nuda per Interviù

Magdalena Rouco


Indubbiamente Magdalena Rouco è una gran bella figliola,
una di quelle anime che non passano inosservate.
Se poi è anche la nipote di Antonio Maria Ruoco, l'arcivescovo di Madrid,
non si può davvero far a meno di gridare "Allelùia, Dio esiste!"

Il povero arcivescovo ha scoperto che l'Inferno esiste, per lui sicuramente!
Non sa più dove nascondersi per la vergogna.

Fa quasi pena. Ma noi abbiamo fede che tutto si risolverà
per il meglio, perché Magdalena è davvero troppo bella.
e nessun diavolo in terra oserà mai condannarla
per essersi mostrata come mamma l'ha fatta, bella e nuda.






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Scherzo da prete - con un'illustrazione di Chatterly,

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -


Revealed by Chatterly

Revealed è Opera originale di Chatterly *



Scherzo da prete
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 




 
Fernando gettò una fredda occhiata all’intorno soffocato nel buio più pesto.
Non s’udiva alcun umano suono, solo il pesante respiro del compagno di cella, di quel grasso giovane seminarista, e quello lì era tutto fuorché un essere umano. Mangiava e s’abbeverava come un porco, il piatto lo spazzolava più e più volte con la lingua porcina, poi ruttava e rideva, e solo alla fine sputava un “grazie a Dio!” Era un porco, consapevole di far ribrezzo e per questo ancor più portato a mostrare senza reticenze la sua natura, scusandosi appena quando una scoreggia troppo fracassona o un rutto mefitico gl’uscivano con veloce fretta dai pertugi: “Perdonatemi, ma tutto quello che viene dal corpo umano, meraviglia da Dio creata, è divina, o no?” Nessuno osava controbattere: in teoria il seminarista aveva una porca santa ragione, cosicché non uno metteva in discussione che vomito e merda fossero agl’occhi di Dio inequivocabili segni della grandezza che Egli aveva donato ai suoi figli. Imbarazzati anche i porporati più anziani chinavano il capo impotenti, tossendo con la mano scheletrica davanti alla bocca, ma di più non potevano fare davvero.
Il seminarista dormiva profondo. Fernando aveva più d’un motivo per odiarlo, ma bastava il solo fatto che in quel giovane grosso e grasso, pasciuto e scostumato, vedesse il simbolo della corruzione. Poi non era per niente casto: lui lo sapeva che andava per postriboli, l’aveva visto coi suoi occhi ridere insieme a una vecchia maitresse contrattando lo spicciolo, l’aveva visto entrare dentro il rosso fiammingo delle pesanti tende a mascherare le Prostitute di Babilonia, aveva udito le risate delle femmine. Un essere così non era degno di servire l’Altissimo. L’invidia, più della rabbia, gli rodeva il fegato. Fernando doveva fargliela a tutti i costi. Ad un certo punto il seminarista cominciò a biasciare nel sonno, e fu allora che gli venne l’idea. Era un piano semplice, seppur disgustoso, ma l’avrebbe attuato per amore dell’Altissimo: così si giustificava di fronte alla sua coscienza, che nuda già gli si mostrava puntandogli l’indice contro, chiedendogli come aveva potuto arrivare sino a tanto. Per amore dell’Altissimo, solo per amore…
 
In punta di piedi, scalzo, si avvicinò al letto dove ronfava il seminarista.
Ce l’aveva davanti.
Continuava a parlare nel sonno.
Era oscena quella bocca, aveva qualcosa di maligno, rossa e grassa pareva una vagina di femmina sfondata.
Se Dio gl’aveva dato la voce, quel giorno non doveva esser stato troppo in sé, pensò Fernando subito scacciando il pensiero, quasi offeso per averlo pensato perché quel porco nel letto poteva essere solo il figlio del Demonio.
Vincendo il disgusto per sé stesso soprattutto, lentamente gli calò giù i calzoni quel tanto che bastava affinché glielo potesse prendere bene in bocca.
Non sarebbe stato difficile farlo eiaculare. L’aveva letto da qualche parte che le polluzioni notturne vengono facili.
Il buio era fitto ma il pene non era difficile da trovare: era simile a una grossa salsiccia rosa.
Lo toccò con le punta delle dita: non era flaccido come credeva di trovarlo, era invece quasi in erezione. Il lavoretto che s’apprestava a fargli si sarebbe rivelato più veloce ed economico. Doveva solo vincere la ripulsa e prendere il glande in bocca fino a farlo sborrare.
Si fece il segno della croce. Ma non ebbe cuore d’invocare Dio o Gesù perché l’aiutassero, nonostante di secondo in secondo si convincesse sempre di più ch’era per servire l’Altissimo e non per vizio. Lui era il soldato di Dio che nel buio combatteva perché il Demonio fosse sconfitto. Poco importava che nessuno avrebbe saputo del suo sacrificio: i Santi sono tali perché agiscono senza mai pensare al plauso che il popolo gli potrebbe tributare se solo venisse a conoscenza dei loro immani sacrifici. Forse un giorno qualcuno avrebbe saputo e l’avrebbe detto santo. Ma non ora. Non ora. Era troppo presto. Contava solo d’agire al buio, senza il conforto di alcuno, nemmeno della speranza che un domani il suo sacrificio potesse esser svelato e così ricompensato dalla caritatevole mano della Chiesa. Doveva agire e in fretta, perché non c’era altro da fare e il grassone avrebbe potuto svegliarsi da un momento all’altro se il Diavolo l’avesse voluto. Doveva farlo e basta, senza indugi.
Vincendo la riluttanza, serrando gl’occhi fino a farseli lacrimare, finalmente il pene gli fu in bocca. Pur non avendo alcuna esperienza prese a lavorarglielo di gran lena: gli veniva istintivo, come godere d’una patata bollente in bocca, cercando di non scottarsi la lingua, arrivando però al suo cuore butirroso con la punta per scavarlo e infine inghiottirlo.
Ebbe l’impressione netta che il seminarista gl’avesse sorriso. Non poteva essere! Se l’era sicuramente immaginato. Eppure sentì uno sguardo addosso. Inghiottì ancora, a vuoto. Non gli riusciva di staccare la bocca da quel pene: con orrore e sorpresa gli ci volle un momento per capire che gli piaceva prenderlo in bocca. L’orrore durò pochi secondi, subito sostituito da quanto piacere avrebbe potuto raccogliere negli anni a venire ora che conosceva la sua natura. Pregò che quel pene da cui non riusciva a scollare la bocca gli regalasse ancora del seme. Ma niente. L’aveva esaurito.
 
Tornò nel suo letto, sempre inseguito dall’impressione d’esser stato osservato.
Che cosa aveva creduto di fare? Gl’aveva staccato un pompino per ricattarlo? E come? Dicendogli forse che lui, Fernando, mentre dormiva gl’aveva fatto un bel lavoretto? La verità era che lui Fernando aveva agito perché mosso dalla fregola, perché lui desiderava il pene di quel giovane nella sua bocca, perché desiderava il corpo, la carne del giovane, perché avrebbe voluto quel porcello grasso tutto per sé. Ora gl’era chiaro: se solo avesse potuto tappare tutti i carnali pertugi di quel giovane grasso seminarista con il suo uccello! L’erezione era così intensa che gli faceva male il pisello.  
 
Per Fernando fu una notte d’inferno.
 
Al mattino fu svegliato da un urlo bestiale.
Dapprima non capì. Poi tutto gli fu chiaro… la trappola era scattata e non c’era modo di salvare la pellaccia. Oramai era finito, tutto era finito per lui, meglio sarebbe stato se le fiamme dell’Inferno l’avessero consumato durante il sonno.
L’urlo echeggiò nel dormitorio.
Era il seminarista. Gridava come un tenore, tirando certe note di petto da far venire giù Babele.
Fernando crollò il capo, sconfitto, pronto a dichiararsi colpevole e a pagare per quel che aveva fatto.
 
* * *

Gl’anni passarono come per tutti e anche Fernando invecchiò ma non il suo vizio: non aveva mai messo radici in una curia, ma in Vaticano tutti sapevano che tra i chierichetti sceglieva sempre i più butirrosi e innocenti. Non appena qualche voce cominciava a diffondersi nel circondario, la Chiesa pensava bene di spostare Fernando in un’altra parrocchia. Non aveva fatto carriera. Troppe maldicenze, molte vere, giravano sul suo conto e prima che potesse rendersene conto era invecchiato, un peso che la Chiesa si teneva in seno per chissà quale strana naturale perversione. Fernando non voleva conoscere il motivo per cui in tanti anni non era mai stato formalmente accusato né minacciato: si limitavano a trasferirlo, e morta lì. Cogl’anni s’era convinto che un angelo, on un démone, gli tenesse bordone preoccupandosi di far sì che lui potesse continuare ad esercitare in veste di parroco e che avesse per giunta sempre a disposizione una nutrita fila di giovinetti d’avviare lungo la strada del vizio.
Ne era passato del tempo da quando era un semplice seminarista bilioso. Ricordava perfettamente quando aveva scoperto i truschini di Giovanni P., di come amava ficcarsi fra le tette delle donnine allegre. Aveva ancora il sapore del suo seme in bocca, un sapore che cogl’anni non s’era affatto stemperato e che s’era invece acuito. Giovanni P. aveva fatto un’eccellente carriera, mentre lui era rimasto ai margini ma forse divertendosi di più. Però una volta morto nessuno si sarebbe più ricordato di lui, neanche per esser stato una spina nel fianco, un ciucciacazzi; ed invece Giovanni P. era ormai chiaro che poteva aspirare a diventare il prossimo Pontefice. Il tempo gl’aveva ammorbidito i tratti del viso un tempo volgari: il volto grassoccio ma un po’ scavato sulle gote, le rughe intorno agl’occhi, i capelli bianchi e radi sulle tempie, gli conferivano un’aura angelicata. Pareva fosse intervenuta la mano stessa del Signore a modellare quel corpo un tempo tanto sgraziato: non era più grasso come da giovane, era invece quasi longilineo. Teneva poi un passo lento ma sicuro, e tutti dicevano che c’era della santità in Giovanni P. Il suo ex compagno di studi era stato baciato in fronte dal Signore, non c’era dubbio alcuno, o dal Démonio in carne e ossa, poca differenza faceva agl’occhi di Fernando perché P. un giorno avrebbe occupato lo scranno papale mentre lui si sarebbe spento in qualche chiesetta di campagna pregando un giovinetto qualsiasi d’accendergli l’antica fiamma del vigore.
 
* * *
 
Accadde un giorno che in gran stile una delegazione di porporati venisse a trovare Fernando, oramai vecchio e sconsolato, ma mai troppo solo nell’intimità. I porporati si fecero annunciare e Fernando li ricevette subito, immaginando che avevano da dirgli che avevano scoperto il suo vizio, che sarebbe stato portato alla gogna, che era la vergogna del Vaticano, e giù di questo passo. In fondo era riuscito a farla franca per un tempo ben più che modesto: era dunque giunto il momento di pagare per i giorni felici goduti sull’innocenza altrui! Già s’immaginava la faccia del Pontefice, di quel Giovanni nel portarlo alla gogna, accusandolo di pedofilia, di essere il canchero della Chiesa, la vergogna di tutti i preti. Suo malgrado una risata isterica eruttò dalla sua vecchia gola, proprio mentre la delegazione entrava e gli si poneva di fronte.
 
Rimasero a colloquio con Fernando per un’ora buona, dopodiché scivolarono via dalla sagrestia in completo silenzio. In fila indiana i porporati scesero i pochi scalini della chiesa; ad attenderli c’era una macchina nera, una limousine tirata a lucido che sia Dio sia il Diavolo avrebbero potuto usare per specchiarsi.
Fernando una volta rimasto solo si avviò verso l’altare, con passo strascicato e il fiato grosso.
Chi l’avrebbe mai detto? Tutti quegl’anni a servire Dio, o il Diavolo, e nessuno che l’avesse mai accusato di niente. Eppure tutti sapevano, sin dall’inizio. Gliel’avevano detto chiaro e tondo ch’era un ciucciacazzi, che la Chiesa sapeva con esattezza quanti bigoli gl’erano finiti in bocca. Si erano limitati a cambiarlo di curia quando le voci si facevano troppo pressanti, e la Chiesa aveva cucito poi le bocche di tutti pagando in moneta forte tutte le vittime. E adesso il Pontefice gl’assicurava che alla sua morte non sarebbe stato condannato all’Oblio, perché in tutta segretezza già era stata avviata la pratica per la sua canonizzazione, di Fernando. Porca puttana! L’avrebbero fatto Santo. Non gli restava che attendere e tirare le cuoia. Sulle prime, quando i porporati gl’avevano spiattellato la cosa in faccia così, senza mezzi termini, Fernando era scoppiato a ridere più che mai convinto che si trattasse di uno scherzo da prete. Ma i porporati di fronte a lui rimasero glaciali, e dopo un minuto buono Fernando si ricompose e capì che nessuno lo stava prendendo per i fondelli: il Vaticano, o meglio ancora il caro e buon vecchio Giovanni P., il Papa stesso, voleva con tutto sé stesso che Fernando diventasse Santo, perché Giovanni P. era certo che alla sua morte sarebbe stato canonizzato e accanto sé voleva Fernando.

Gettò uno sguardo vuoto alla navata vuota. Non c’era un cane, nemmeno un mendicante.
Lasciò schioccare la lingua contro il palato, mentre con la mente tornava a quando lo prese in bocca per la prima volta a quel giovane seminarista ora diventato Papa. Il sapore del seme di Giovanni ce l’aveva ancora in bocca, ma anche le urla belluine che lui Fernando aveva creduto segnassero per sempre la sua fine. Ricordava tutto alla perfezione. Giovanni aveva urlato come un ossesso, a Fernando gli s’era fermato il cuore in petto per almeno un secondo, ne era certo. Era accorsi tutti. Giovanni non si dava pace, gridava, gridava, gridava: qualcuno gl’aveva rubato i soldi, ma cosa più grave un’immagine sacra cui lui teneva più della sua stessa vita, essendo un regalo della madre morente che la donna gl’aveva donato affinché lo proteggesse sempre dopo la sua dipartita. Chiaramente aveva mentito: nessuno aveva rubato i suoi averi, men che meno l’immagine sacra, che con tutta probabilità non era mai esistita. L’allora giovane seminarista Giovanni aveva fatto tutta quella scena per far prendere un colpo a Fernando. E c’era riuscito! Se l’era fatta letteralmente sotto, il magro materasso era tutto bagnato di calda gialla urina. Gli ci vollero giorni e settimane perché la strizza gli passasse almeno un pochetto.
Quanti anni erano trascorsi da allora, quanti, per Dio! E adesso la promessa che alla morte non sarebbe stato dimenticato. Il suo nome, il suo volto, le sue reliquie sarebbero rimaste eterne. Sarebbe diventato Santo, sì, un Santo come tanti altri, perché così aveva comandato il Papa Giovanni P.
Fernando gettò una fugace occhiata al crocifisso e gli sorrise pensando fra sé e sé: “Gesù Cristo, non sei stato capace di rimanere al passo coi tempi: oggi il Diavolo fa sia le pentole che i coperchi!”


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Luminal: dal romanzo di Isabella Santacroce il film

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, marzo 02, 2008



LUMINAL





LUMINAL



dal romanzo di Isabella Santacroce

Per saperne di più clicca su Luminal



by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 22:16 | segnalazioni, film, fiction, editoria, video, dvd , pubblicità, vm 18, preview | clicca per commentare



Aida Yespica nel Polo delle Libertà?

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, febbraio 21, 2008






Aida Yespica


nel Polo delle Libertà?



di Giuseppe Iannozzi
 
 


Il Polo delle Libertà mi sa che questa volta lo mette “in quel posto” alla Sinistra e alla grande, gira infatti voce d’una possibile candidatura della bellissima showgirl venezuelana Aida Yespica.
Se il Polo dovesse esporre/proporre in campo Aida Yespica, la Sinistra chi potrebbe mai far candidare e/o spogliare? Oddio, un brivido freddo m’è subito corso lungo la schiena. Un’altra volta Vladimir Luxuria? No, per favore! Con tutto il dovuto rispetto per Vladimir eccetera eccetera, ma io preferisco Aida, per la bellezza, non per le idee – che peraltro non m’interessano.   
 
Francesco Cossiga commenta la notizia così: «Non milito nel Popolo delle Libertà, ma sono stato sommerso questa mattina da numerose telefonate di berlusconiani che protestavano con me per la candidatura della nota attrice Aida Yespica, l’amica del presidente venezuelano Chavez. Ma Silvio Berlusconi è anzitutto un grande impresario teatrale che crede che la bella apparenza conti anche elettoralmente: basta dare uno sguardo agli elementi femminili del suo gruppo».

Cossiga dica pure quel che vuole, ma resta il fatto che Aida Yespica fa gola. E se l’Italia deve diventare in tutto e per tutto un Inferno, perlomeno che questo luogo di eterna dannazione sia un po’ bello, quindi la bellezza di Aida Yespica non può che essere la benvenuta: meglio rosolare in un inferno di Belli che in uno di Brutti e Bruttissimi e Dannati per giunta.
 
«La signora Yespica è da lungo tempo una delle più care amiche di Berlusconi, e lui notoriamente ne apprezza molto le doti di intelligenza, nonché quelle artistiche: l’avvenenza delle donne, come è noto, non lo ha mai interessato».Poi l’ex picconatore Francesco Cossiga si domanda se la bella venezuelana, anche amica di Hugo Chavez – è bene sottolinearlo -, abbia la cittadinanza italiana, ed ancora: «Si può parafrasare, ciò che rispose Winston Churchill a chi gli faceva osservare che nella Camera dei Comuni sedevano molti imbecilli: “Non saremmo una democrazia rappresentativa se non fosse così, dato che nel Paese di imbecilli ce ne sono molti”. E così si potrebbe dire mutatis mutandis, della signora Yespica».

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Siti pornografici e video hot sui telefonini

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, febbraio 18, 2008





Siti pornografici


e video hot sui telefonini


Otto ore nel porno
per gli inglesi grazie al Web
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
Niente sesso siamo inglesi! Una volta, forse. Perché adesso i sudditi di Sua Maestà al sesso ci pensano e parecchio anche. Tutti i santi giorni, festivi e maledetti compresi. Ci pensano più volte al giorno. Ma c’è dell’altro: in tutto il Regno Unito sono in aumento gli uomini letteralmente «drogati di sesso», che manifestano la loro dipendenza soprattutto collezionando, in maniera maniacale, immagini, filmati e racconti pornografici sui loro computer o telefonini.
 
Si potrebbe pensare che si è di fronte a dei segaioli incalliti, si potrebbe anche credere che un siffatto comportamento apparentemente innocuo non possa far diventare cieco nessuno tranne il diretto interessato, ma in realtà mette sotto torchio la relazione con la partner. Il fenomeno non è sfuggito agli Sherlock Holmes made in England, così subito si è dato corso a un’indagine per conto di Bbc News; condotta su 43 terapisti specializzati, l’80% ha spiegato che “si tratta di un fenomeno reale e in crescita, che spinge le persone a stare più di otto ore al giorno su siti a luci rossi, hard, di sesso esplicito ed estremo”.
 
La navigazione «a luci rosse» - spiegano gli esperti britannici - è oggi un sistema poco caro e sicuro per dare sfogo alle proprie manie sessuali: rispetto ai rapporti occasionali o al ricorso alla prostituzione, è un metodo che, per così dire, «tranquillizza» i sesso-dipendenti. Ma in realtà va a minare più a fondo i rapporti con la compagna, che si sente tradita, così la maggior parte delle volte abbandona il partner lasciandolo con le mani in mano, anche se non è proprio così, perché almeno una mano gli serve per smanettare con il suo joystick. Molto diffusa è anche quella strana razza di individui che soffrono di una vera e propria dipendenza da sesso, dipendenza che si manifesta con la necessità d’avere più rapporti, fino a 10-12 al giorno: una mania a cui la pornografia sembra sempre più accostarsi, amplificandola con risultati a dir poco sporchi, cioè appiccicosi. Per evidenti motivi di igiene, è sempre bene stare attenti a quando si utilizza il computer di un collega: mouse e tastiera sono infatti dei veri e propri ricettacoli di malattie facilmente trasmissibili.  
 
La Rete ha dato a tutti l’opportunità di ritagliarsi un fazzoletto rosso, o meglio ancora il proprio angolo di blog duramente selezionati con le proprie mani, pour ainsi dire.
E’ stato un bene? Leggevo oggi che gli inglesi - ma non solo - passano ore intere in Rete a caccia di sesso facile, sì, ma virtuale, onde evitare complicazioni sentimentali. Meglio spararsi una sega davanti al monitor che infilarsi un condom sul pisello. Sono oramai un’orgia senza ritegno quelli che il sesso o in Rete o niente. Il problema è che quelli della Rete il guanto sulla mano non se lo mettono!
 
Non so in che misura i commenti, su qualsiasi blog, possano essere realmente sentiti; o se è solamente perché si sa che si è distanti e si è quindi disposti ad elargire amore a piene mani, cosa che nella realtà non accade affatto, basta difatti gettarsi dentro a una birreria per rendersi conto, dopo pochi minuti, che tutti ti guardano in tralice o non ti cagano affatto.
 
Io direi che il fattore “lontananza” permette di dare più amore di quanto ce ne sia effettivamente bisogno, ma permette anche di superare la propria timidezza e quindi di aprirsi. Sarebbe bello, molto bello se questa apertura ci fosse nel mondo reale e non limitatamente al virtuale.
 
Sono dunque finiti i bei tempi di quando si andava a puttane? In parte: alcuni irriducibili preferiscono rischiare con una femmina in carne e ossa, o un maschio.
Ora mi direte voi: ma che diavolo dici, ti sta dunque bene che delle povere ragazze vengano costrette a battere le strade e andare con degli sconosciuti? No, non mi sta bene. Ma vi dico una cosa semplice semplice: le ragazze che promettono sesso on line, credete forse che non siano costrette con la forza? Il mercato della prostituzione si sta solo spostando dalla strada alla Rete: molti si limitano a spararsi una sega davanti al monitor, ma la Rete è Sodoma e Gomorra dove le donne vengono battute all’asta. E non solo: la pedofilia, non dimentichiamocelo, nella stragrande maggioranza dei casi è in Rete. Veniamo al punto: oggi come oggi spararsi una sega non significa solamente imbrattare il mouse e la tastiera, perché dietro a un orgasmo davanti al monitor ci sta tutto un mondo di umiliazioni e soprusi, di ragazze costrette a darsi on line - per poi incontrare i clienti in un club privato -, di bambini che sono finiti purtroppo nelle mani sbagliate e che vengono sfruttati per alimentare il mercato della pedofilia.
 
Meditate gente, meditate!

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